Scuola7

la settimana scolastica


27 giugno 2016, n. 1


In questo numero parliamo anche di:

Compiti tutoriali

Concorso Dirigenti Scolastici

Fondo per il merito

Reti scolastiche

School bonus


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Parliamo diAl via lo “zerosei”? Come sarà?
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Esoneri per lo svolgimento di compiti tutoriali

Confermato il limite di 356 esoneri per lo svolgimento di compiti tutoriali per il corso di laurea in Scienze della formazione primaria (totali per i tutor organizzatori e parziali al 50% per i tutor coordinatori). Entro il 21 luglio i responsabili dei corsi devono effettuare le selezioni oppure riconfermare il personale già selezionato.

Con nota 10 giugno 2016 prot. n. 15987 il Miur ha trasmesso il decreto 8 giugno 2016 prot. n. 376, relativo al contingente del personale con funzione di tutor presso i corsi universitari propedeutici all'insegnamento.

Il contingente assegnato agli Atenei per lo svolgimento di funzioni tutoriali presso i corsi di laurea di scienze della formazione primaria (356 esoneri complessivi, comprensivi degli esoneri totali per i tutor organizzatori e di quelli parziali al 50% per i tutor coordinatori) in scadenza il 10 settembre 2016 è prorogato limitatamente all'anno scolastico 2016/17. Il predetto contingente è confermato per i successivi anni accademici, qualora non intervengano variazioni nei corrispettivi capitoli di bilancio. Il decreto ritrasmette la tabella con la ripartizione regionale.

Il direttore dell'Ufficio Scolastico Regionale competente è autorizzato a procedere alla redistribuzione presso gli atenei del contingente assegnato. La nota sottolinea la necessità di un’attenta ricognizione del fabbisogno dei singoli Atenei, per procedere all’eventuale ridefinizione dei contingenti assegnati ai medesimi per le esigenze relative ai corsi di laurea di Scienze dalla Formazione primaria.

I responsabili dei corsi devono attivare tempestivamente le previste selezioni oppure procedere alla riconferma del personale già selezionato negli anni precedenti, per consentire ai docenti e alle loro istituzioni scolastiche una corretta programmazione dell’impiego delle risorse dell’organico dell’autonomia. Le procedure dovranno concludersi entro il 21 luglio.

Per quanto riguarda il contingente relativo ai percorsi di Tirocinio Formativo Attivo (830 esoneri parziali al 50% dell'orario di insegnamento per i tutor coordinatori), la ripartizione regionale sarà definita non appena saranno determinati i percorsi da attivare.

Al via lo “zerosei”? Come sarà?

Le ricerche internazionali e nazionali convergono nel ritenere che un’esperienza educativa di qualità nei primi anni di vita, ancora prima dei tre anni di età, può risultare decisiva nel garantire pari opportunità di crescita a tutti i bambini, a prescindere dalle stesse condizioni sociali e culturali di appartenenza. Il dato è confermato anche dalle ricerche presentate in questi giorni dalla “Fondazione De Benedetti”*. Eppure, la situazione italiana in materia di servizi educativi per la prima e la seconda infanzia (da zero a sei anni) è del tutto deficitaria, al di sotto delle soglie minime che l’Europa auspica.

Il percorso 0-6 è presidiato da due strutture con solida identità organizzativa e istituzionale: l’asilo nido, che però risponde solo a circa il 15% della fascia di età (0-3 anni), con pilotaggio legislativo regionale e gestione affidata ai comuni e a privati accreditati (in parti quasi uguali); la scuola dell’infanzia, che risponde a circa il 95% della fascia di età (3-6 anni), con regia legislativa statale e gestione affidata allo Stato (55%), ai Comuni (15%), al privato paritario (30%).

Ci sono punti di eccellenza pedagogica nei nidi e nelle scuole dell’infanzia italiane, riconosciuti e apprezzati a livello internazionale, da cui ripartire per estendere i livelli di qualità a tutto il sistema educativo per l’infanzia e oltre. Questo sembra l’obiettivo della delega legislativa, una delle nove contenute nel comma 181 dell’articolo unico della legge 107/2015, per promuovere un sistema organico di servizi educativi, integrato in senso verticale (tra nidi e scuole d’infanzia) e orizzontale (tra le diverse forme di gestione: pubblica e privata).

Storicamente il sistema pre-scolastico vede la presenza dei comuni, del privato sociale, dello Stato (unicamente nel settore 3-6). Il decreto legislativo delegato, la cui prima bozza è ormai pronta e dovrebbe essere diffusa prima dell’estate, si pone l’obiettivo di dare regole certe ed essenziali (standard di qualità) per progettare insieme lo sviluppo dei servizi educativi, definire i parametri di un buon funzionamento, regolare i sistemi di controllo e di verifica. La regolazione pubblica del sistema “integrato” (lo Stato fornisce gli indirizzi e le risorse, le Regioni promuovono la qualità, i comuni assicurano l’integrazione sul territorio) appare una contropartita ragionevole per l’erogazione di finanziamenti pubblici al settore privato convenzionato o paritario.

Di fronte alle preoccupazioni di chi teme la creazione di un generico servizio educativo che graviterebbe nell’area dell’assistenza e del welfare, il decreto specifica bene che siamo in presenza di due diverse realtà: i servizi educativi, fino a tre anni, affidato ad “educatrici”, e le scuole dell’infanzia, dai tre ai sei anni, affidate ad insegnanti. Entrambi, però, con una qualificazione universitaria. Si tratta di due strutture distinte, con qualche zona di intersezione: pensiamo alle sezioni primavera per bambini da 24 a 36 mesi, che il decreto intende consolidare ed estendere (ed in cui si può intrecciare la presenza di insegnanti ed educattrici) o alla novità del polo zero-sei anni che potrebbe riguardare alcune situazioni sperimentali ad alta valenza innovativa, un vero e proprio “campus per i bambini”, anche mediante interventi strutturali per edificazione e ristrutturazione di poli, con i fondi dell’edilizia innovativa, fornendo sostegno a progetti-pilota, gestibili da Comuni, Privati, ma anche dallo Stato.

Occorre però un forte messaggio di salvaguardia in positivo dei modelli pedagogici ed istituzionali attuali (nidi e scuole), che caratterizzano il settore. Ad esempio, la scuola dell’infanzia statale dovrà veder migliorati i propri livelli di qualità, attraverso l’adozione di un organico funzionale, fasce di compresenza, coordinamento pedagogico, formazione in servizio per tutti. L’idea guida è che lo “zerosei” consente a tutto il sistema educativo di crescere, di essere valorizzato e sostenuto, per una rinnovata credibilità pedagogica e sociale, anche perché dà risposte di qualità ad una domanda sociale assai diversificata. Non è la scuola dell’infanzia a “scendere” nell’area del welfare, ma il nido a “salire” nell’area dell’educativo. Infatti, dovrà essere il MIUR a pilotare l’intero sistema, a partire dalla elaborazione di “Orientamenti educativi” affidati ad una apposita commissione scientifica.

In definitiva, Investire sullo “zerosei” significa credere nel futuro del nostro paese, nella ripresa dei tassi di natalità, nella vocazione all’accoglienza e alle pari opportunità, nella crescita economica. I genitori italiani devono avere la sicurezza che quando nasce un figlio, anche se cambi città, trovi un nuovo lavoro, metti su famiglia, ci sono un “nido” e una “scuola dell’infanzia” a portata di mano. Questo significa decidere di spostare risorse consistenti verso l’infanzia, anche in misura più consistente di ciò che si intravvede nel decreto legislativo (si partirebbe con un budget aggiuntivo di circa 200 milioni all’anno).

Una volta approvato il decreto legislativo (autunno 2016?) sarà poi necessario definire un Piano pluriennale di azione, per generalizzare e qualificare lo “zerosei”, definire con apposito decreto gli indicatori-standard di qualità, procedere alle necessarie concertazioni tra Stato-Regioni-Enti locali (con le incognite del Referendum costituzionale) e assegnare le relative risorse.

Di Giancarlo Cerini

*Materiali e relazioni in: http://www.frdb.org/page/events/categoria/conferences/scheda/frdb-conference-child-care-policies/doc_pk/11154

Summer School Ischia 2016

Dal 18 al 20 luglio il mondo della scuola sarà protagonista della Summer School Ischia 2016, l’ormai tradizionale appuntamento che Tecnodid dedica alla formazione e all’approfondimento dei temi di maggiore attualità.

Con addetti ai lavori e personalità di spicco nell’attuale sistema di istruzione e formazione, ci confronteremo sulle novità dello scenario normativo, per poi addentrarci in concetti chiave, quali: Professionalità, Merito e Premialità, Valutazione e Miglioramento. Quindi rivolgeremo uno sguardo alle didattiche innovative e ai nuovi ambienti di apprendimento, alla luce del Piano scuola digitale. Infine tireremo le somme cercando di dare risposta alle questioni che emergeranno nel corso del convegno.

4 sessioni + 1 question time:

• Innovazioni in corso e prospettive per la scuola

• Professionalità: rimettersi in gioco

• Valutazione: le scuole, le persone, gli apprendimenti

• Non solo digitale: costruire l’ambiente di apprendimento

Intervengono: Annamaria Ajello, Sergio Auriemma, Roberto Baldascino, Daniele Barca, Antonia Carlini, Giancarlo Cerini, Paola Di Natale, Mario Dutto, Davide Faraone, Lena Gissi, Mario Guglietti, Simona Malpezzi, Damiano Previtali, Guglielmo Rispoli, Francesco Scrima, Mariella Spinosi, Maria Teresa Stancarone.

Vai al programma completo ed al modulo di iscrizione.

http://www.notiziedellascuola.it/eventi

 

Fondo per il Merito: assegnate le risorse

Il Miur ha comunicato alle singole scuole gli importi assegnati per l’anno scolastico 2015-2016 per la valorizzazione del merito del personale docente, unitamente ad alcuni chiarimenti tecnici relativamente ai criteri utilizzati per ripartire il fondo tra le istituzioni scolastiche assegnatarie delle risorse.

Con nota 9 giugno 2016 prot. n. 8546, inviata a ciascuna scuola, viene comunicato l’ammontare delle risorse assegnate. Con successiva nota verrà data comunicazione dell’assegnazione della risorsa finanziaria sul POS, tenuto conto che tale risorsa sarà iscritta su apposito piano gestionale nell’ambito dei capitoli di bilancio di cedolino unico.

L’istituzione del Fondo per il merito (L. 107/2015, art. 1, co. 126-128) prevede uno stanziamento di euro 200 milioni annui a decorrere dall’anno 2016, da ripartire a livello territoriale e tra le Istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado.

Il fondo è stato ripartito in misura dell’80% in relazione al numero di docenti di ruolo in servizio presso ciascuna Istituzione scolastica statale su posti comuni, di sostegno e del potenziamento, nonché con riferimento ai docenti di ruolo di religione, ivi compresi i docenti neo-assunti nell’anno scolastico 2015/2016 nonché i docenti che sono stati assunti con decorrenza economica differita ma attualmente impegnati con un contratto di supplenza annuale o fino al termine delle attività didattiche. Sono stati altresì presi in considerazione i docenti in part-time, conteggiati in modo proporzionale alle ore lavorate, e i docenti di ruolo degli Istituti statalizzati nell’anno scolastico 2015/2016.

Il restante 20% è stato ripartito sulla base di un indicatore composto tenendo conto dei seguenti fattori:

  • percentuale di alunni con disabilità sul totale degli alunni;
  • percentuale di alunni con cittadinanza non italiana sul totale degli alunni;
  • numero medio di alunni per classe;
  • numero di scuole in comune montano o in piccole isole sul totale delle scuole dell’Istituto.

Indicazioni per la formazione di reti scolastiche

Entro il prossimo 30 giugno dovrà essere effettuato il processo organizzativo di costituzione delle reti tra istituzioni scolastiche, previste dalla Legge n. 107/2015. Il Miur ha diramato apposite istruzioni e i modelli per la predisposizione degli accordi per le reti di Ambito e di Scopo. Il termine del 30 giugno non è perentorio.

Le istruzioni e modelli di accordo sono stati trasmessi con nota 7 giugno 2016 prot. n. 2151. La costituzione di reti scolastiche è disciplinata dall'art. 1, comma 70 e ss. della legge 13 luglio 2015, n. 107.

La rete di ambito raccoglie tutte le scuole di un ambito territoriale, mentre le reti di scopo si vengono a costituire, pur all'interno della cornice rappresentata dall'accordo quadro di rete di ambito, sulla base di una comune progettualità, non solamente tra alcune scuole di quello stesso ambito, ma anche oltre l'ambito di appartenenza.

Contenuti, finalità, monitoraggio dei risultati formativi ed amministrativi previsti dai progetti elaborati dalle reti di scopo, che fanno riferimento alle reti di ambito, troveranno armonizzazione all'interno di una pianificazione pluriennale unitaria della rete di ambito; della loro progressiva realizzazione sarà informata la conferenza generale dei dirigenti scolastici della rete di ambito.

Il comma 70 della suddetta legge dispone che gli UU.SS.RR. promuovano la costituzione di Reti di Ambito entro il 30 giugno 2016, con il fine di permettere la realizzazione, attraverso la forma della rete, di iniziative rivolte ad interessi territoriali e tese a trovare migliori soluzioni per aspetti organizzativi e gestionali comuni e condivisi, come la valorizzazione delle risorse professionali, la formazione e la gestione di funzioni e attività amministrative.

Con nota 15 giugno 2016, prot. n. 2177 il Miur precisa che il suddetto termine del 30 giugno è "ordinatorio e non perentorio", ovvero indirizza un'attività amministrativa verso procedure ed esiti.

Le determinazioni assunte dalla Rete sono oggetto di pubblicazione sul sito web di tutte le istituzioni scolastiche aderenti all’accordo.

Concorso per Dirigenti Scolastici 2016

Il 14 giugno il Miur ha trasmesso al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (CSPI) lo schema di Regolamento sulle procedure concorsuali per il reclutamento dei dirigenti scolastici. Dal momento che il parere del CSPI dovrà essere espresso entro 45 giorni, possiamo con ragionevolezza presupporre che le prove preselettive non si effettueranno prima del mese di ottobre.

Dopo tanti anni, e dopo esperienze regionali non sempre eccellenti, le procedure concorsuali ritornano ad essere gestite a livello nazionale. Il realtà si tratta di una gestione “mista” perché molte fasi saranno governate direttamente dalle regioni, seppure su indicazioni del MIUR; di fatto, il numero degli aspiranti, che si ipotizza molto alto, rende difficile l’ipotesi di un’unica sede per l’espletamento delle prove.

Lo schema di regolamento prevede, in somma sintesi, che il concorso sia articolato in due parti: la prima: prove concorsuali (preselettiva, scritta, orale); la seconda: corso di formazione e tirocinio (4 mesi + 4 mesi). Mettiamo a disposizione alcune osservazioni con lo scopo di aiutare a rendere più agevole la lettura del documento.

Le certezze (o forse!)

I requisiti di accesso

Al concorso potranno accedere i docenti assunti a tempo indeterminato anche se hanno prestato servizio nelle scuole paritarie. Verrà conteggiato il servizio pre ruolo purché complessivamente di 5 anni.

Le scuole paritarie fanno parte del sistema nazionale d’istruzione e, quindi, tale misura può essere considerata di diritto. Anche se il nostro sistema vanta buone ed ottime scuole paritarie, permangono tuttavia anche i “diplomifici” (con registri finti e presenze finte). Fa specie pensare che pure questi concorrano a far acquisire il diritto.

L’aver compreso anche il pre ruolo, per il computo del numero complessivo del servizio utile, potrebbe aiutare a rinnovare la categoria.

La prova preselettiva

Il regolamento, di fatto, dice che la preselezione verrà effettuata solo se il numero dei candidati risulterà superiore a tre volte il numero dei posti messi a bando a livello nazionale. Tuttavia dobbiamo darla per certa, considerata la previsione dei partecipanti.

Il test è articolato in cinquanta (50) quesiti, a risposta multipla, i quali verteranno sulle medesime materie indicate per la preparazione della prova orale (si escludono, pertanto, le domande di cultura generale). Lo svolgimento della prova preselettiva avverrà mediante l’ausilio di sistemi informatizzati (superamento, quindi, del “librone” di recente memoria).

Con tutta probabilità i 50 item non saranno scelti tra una massa di quesiti pubblicati preventivamente (5.000, nella passata edizione). Si dice nel regolamento che il test sarà redatto da un apposito Comitato Tecnico Scientifico istituito con decreto del MIUR (di cui, al momento, non conosciamo però gli estremi).

La prova scritta

Il regolamento annuncia un cambiamento anche nella prova scritta. Si passa dal saggio culturale di antica memoria, dalla doppia prova (elaborato di taglio professionale e studio di caso) della passata edizione, ad un’unica prova consistente in cinque domande a risposta aperta su otto tematiche (art. 10) che dovrebbero costituire le competenze professionali del dirigente scolastico.

Uno dei cinque quesiti dovrà essere svolto nella lingua straniera prescelta dal candidato tra inglese, francese, tedesco e spagnolo (è richiesto il livello B2 del CEF).

Cosa ignoriamo (ohibò!)

Il numero dei posti

Non sappiamo ancora quanti posti saranno messi a concorso. Sappiamo solo che al regolamento dovrà seguire il bando, in cui verranno specificati i requisiti generali di ammissione e disciplinate le materie di esame (art. 10). Il regolamento per ora si limita a dire che “verranno presi in considerazione i posti che risultino vacanti e disponibili alla data di indizione del corso-concorso” e quelli “che si prevede si rendano vacanti e disponibili, nel triennio successivo, per collocamento a riposo per limiti di età, tenuto ulteriormente conto della percentuale media di cessazione dal servizio per altri motivi”.

I tempi e le modalità di svolgimento della prova scritta

Non conosciamo ancora se le modalità di svolgimento della prova scritta saranno quelle tradizionali o se saranno invece analoghe a quelle utilizzate, più recentemente, per il concorso docente. In tal caso ci auguriamo che i tempi siano più congrui e che si dia qualche indicazione di “format” (numero caratteri, n. di pagine...).

Le novità (speriamo bene!)

La centratura della formazione e del tirocinio

È interessante che l’art. 5 del Regolamento non parli genericamente di requisiti per “l’accesso al concorso”, ma di “Requisiti di ammissione al concorso per l’accesso al corso di formazione dirigenziale”. Ciò fa presupporre che l’attenzione istituzionale per il reclutamento è centrata non tanto sulle procedure concorsuali, quanto piuttosto su quelle formative. Tale posizione è sicuramente un bene, se a questa dichiarazione di principio seguiranno anche le condizioni operative per realizzare una “vera formazione” e un “vero tirocinio”, che non rispondano solo agli adempimenti formali, ma che aiutino gli aspiranti dirigenti ad acquisire le competenze necessarie, così come recita il comma 1 dell’art. 18 del regolamento: “Il corso di formazione dirigenziale e tirocinio selettivo è finalizzato all’arricchimento delle competenze professionali e culturali (...) con particolare riguardo alle modalità di direzione della scuola alla luce delle innovazioni suggerite dalla Legge, ai processi, all’innovazione e agli strumenti della didattica, all’organizzazione e alla gestione delle risorse umane e ai legami con il contesto e il territorio”.

Le modalità di espletamento della formazione e del tirocinio

Se si supera la prova orale si accede al corso di formazione e poi, successivamente, al tirocinio. Di fatto bisogna mettere in conto 8 mesi di lavoro: 4 per la formazione (di cui una parte – max 2 mesi – erogabile anche a distanza) e 4 per il tirocinio (che si svolgerà presso le istituzioni scolastiche individuate dagli USR).

Il corso di formazione è articolato in moduli; ognuno di essi è oggetto di valutazione da parte di una Commissione (diversa da quella che ha valutato le precedenti prove). Chi ha frequentato con profitto il corso di formazione dirigenziale è ammesso al tirocinio. Il tirocinante è affiancato da un tutor e alla fine del percorso dovrà sostenere un colloquio finale. I candidati che superano il colloquio sono inseriti nella relativa graduatoria generale di merito.

La scelta si discosta da quella del concorso del 2009 in cui il periodo di formazione e di tirocinio, di 3 o 4 mesi, veniva effettuato dopo la nomina in ruolo. È più simile, invece, al concorso del 2004, in cui un periodo di formazione di 9 mesi, con tirocinio ed esame finale (prova scritta ed orale), antecedeva la nomina dei vincitori.

Ma quale dirigente disegna il regolamento?

Le competenze del dirigente sono di fatto elencate nell’articolo 10 del regolamento e raggruppate in otto macro settori:

1. Il DS deve conoscere le norme necessarie per l’esercizio della sua funzione educativa e formativa [punto a) normativa di riferimento per il settore dell’istruzione ed educazione scolastica];

2. Il DS deve sapere cosa sono le organizzazioni complesse e come si gestiscono [punto b) modalità di conduzione delle organizzazioni complesse, con particolare riferimento alla realtà delle istituzioni scolastiche ed educative statali];

3. Il DS deve dare indicazioni giuste nel settore degli apprendimenti, deve quindi padroneggiare i problemi degli studenti per poter mettere i docenti nelle condizioni di utilizzare strumenti e metodologie innovative [punto c) organizzazione degli ambienti di apprendimento, con particolare riferimento all’innovazione digitale e ai processi di innovazione nella didattica];

4. Il DS deve saper gestire il personale e valorizzare le risorse umane per migliorare i risultati [punto d) organizzazione del lavoro e gestione del personale, con particolare riferimento alla realtà del personale scolastico];

5. Il DS deve stare dentro i processi e per farlo deve conoscere e governare bene il sistema di valutazione nella sua complessità, sia che riguardi i soggetti, sia gli organismi [punto e) valutazione ed autovalutazione del personale, degli apprendimenti e dei sistemi e dei processi scolastici];

6. Il DS deve avere una buona padronanza degli strumenti giuridici per gestire le proprie responsabilità: penali, civili, amministrative, patrimoniali-contabili, disciplinari, [punto f) diritto civile e amministrativo, con particolare riferimento alle obbligazioni giuridiche e alle responsabilità tipiche del dirigente scolastico, nonché penale con particolare riferimento ai delitti contro la Pubblica Amministrazione e in danno di minorenni];

7. Il DS deve avere l’occhio lungo anche sulla gestione finanziaria: dalle fattorie didattiche alle aziende agrarie [punto g) contabilità di Stato, con particolare riferimento alla programmazione e gestione finanziaria presso le istituzioni scolastiche ed educative statali e relative aziende speciali];

8. Il DS deve sapere come funziona la scuola in altri paesi europei [punto h) sistemi educativi dei Paesi dell’Unione Europea].

Si evidenzia da queste indicazioni una figura complessa, che deve agire a tutto campo, che non si può permettere di sottovalutare gli obblighi giuridici ed amministrativi, ma neanche di delegare ad altri le proprie responsabilità educative.

a cura di Mariella Spinosi

Al via lo School Bonus per donazioni alle scuole

Con lo School Bonus le donazioni, da parte di privati, enti o imprese, per il miglioramento delle istituzioni scolastiche potranno essere detratte, in sede di dichiarazione dei redditi, con un credito d'imposta pari al 65% delle erogazioni effettuate. Il relativo decreto, già in vigore, è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 23 maggio.

Con lo School bonus ogni cittadino, ente o impresa potrà donare alla scuola prescelta la somma desiderata fino ad un massimo di 100.000 euro per ciascun periodo d'imposta. Il versamento avviene via bonifico. Il 10% della somma versata confluirà in un Fondo di perequazione destinato a riequilibrare l'impatto delle donazioni sul sistema scolastico.

Le donazioni possono essere effettuate per la realizzazione di nuove strutture scolastiche, per la  manutenzione e il potenziamento di quelle esistenti e per il sostegno a interventi per migliorare l'occupabilità degli studenti, come i progetti di alternanza scuola lavoro.

Sullo #SchoolBonus è prevista una campagna informativa - realizzata con la collaborazione della Struttura di Missione per l'Edilizia Scolastica di Palazzo Chigi - a partire dal mese di settembre.

Intanto le erogazioni possono già essere effettuate a favore di scuole statali e paritarie. Il decreto Miur 8 aprile 2016 illustra le modalità di donazione.

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Esame di Stato: rilascio Supplemento Europass

Istruzioni in merito alle modalità di reperimento e di rilascio ai diplomati, da parte delle scuole, del Supplemento Europass al Certificato, previsto quest’anno per la prima volta dall’ordinanza sugli esami di Stato, per facilitare l’inserimento nel lavoro e la mobilità nell’ambito dall’Unione Europea.

Il "Supplemento Europass al Certificato" descrive in modo standard ciascun percorso e indirizzo ufficiale di istruzione secondaria di secondo grado, consentendo di dare sinteticamente trasparenza ai titoli di studio in termini soprattutto di competenze attese e di possibili sbocchi professionali.

Con nota 1 giugno 2016 prot. n. 5952 il Miur comunica che i Supplementi, distinti per istruzione liceale, tecnica e professionale, saranno gradualmente in visione per le scuole, dapprima in lingua italiana e nella lingua in cui si svolge l’insegnamento, e poi nella traduzione in inglese, nella sezione dedicata all’Esame del sito del Miur..

Le Istituzioni Scolastiche a partire dal 20 luglio potranno utilizzare le funzioni predisposte nell’area SIDI per la consegna del supplemento agli studenti unitamente al diploma e al certificato conclusivo.

Il supplemento sarà precompilato in automatico. Le scuole non dovranno apportare alcuna modifica, ma solamente stamparlo e consegnarlo agli studenti diplomati con le stesse modalità adottate per il diploma.

Le scuole potranno, tuttavia, come di consueto intervenire sul modello individuale di certificazione conclusivo dell’Esame di Stato, dove da quest’anno potranno gestire, nell’apposito campo indicato come “Ulteriori elementi caratterizzanti il corso di studi seguito”, anche i dati relativi alle attività di alternanza scuola lavoro svolte dallo studente.

Un approfondimento dettagliato sul Supplemento Europass è disponibile nel fascicolo monografico di Notizie della scuola dedicato all'esame di Stato.

Graduatorie di istituto ATA: scelta delle sedi

Rimarranno aperte dal 3 giugno al 4 luglio le funzioni on line per la scelta delle sedi da parte dei candidati, già inclusi o che concorrono per l’inclusione nella graduatoria permanente provinciale A.T.A., che vogliono essere inseriti anche nella prima fascia delle corrispondenti graduatorie di circolo e di istituto.

I candidati, già inclusi o che concorrono per l’inclusione nella graduatoria permanente provinciale A.T.A., hanno titolo ad essere inseriti nella prima fascia delle corrispondenti graduatorie di circolo e di istituto per le supplenze  temporanee della medesima provincia. Detti candidati devono produrre tramite le  istanze on line l’apposita  domanda  (all. G)  per la scelta delle istituzioni scolastiche in cui intendono figurare.

Con nota 1 giugno 2016, prot. n. 15382 il Miur comunica che l’applicazione per l’invio on-line del modello di domanda (all. G) sarà disponibile dalle ore 9.00 del 3 giugno alle ore 14.00 del 4 luglio 2016. La presentazione dell’istanza si articola in due momenti:

  • la “Registrazione” da parte dell’utente, che prevede il riconoscimento fisico presso un’istituzione scolastica;
  • l’ “Inserimento” dell’istanza on line da parte dell’utente.

Nell’apposita sezione dedicata, “Istanze on line - Registrazione” allestita sul sito www.istruzione.it sono disponibili strumenti informativi e di supporto per gli utenti.

Tutti gli aspiranti della 1° fascia sono inclusi in graduatoria in base all’automatica trasposizione dell’ordine  con cui figurano nelle corrispondenti graduatorie permanenti.

Ultimi giorni per aggiornare il RAV

Il prossimo 30 giugno verranno chiuse le funzioni per l’aggiornamento del Rapporto di autovalutazione, con riferimento all'a.s. 2015/2016. Il Miur precisa che non è possibile prevedere proroghe e risponde ad alcune richieste di chiarimento.

Se il dirigente scolastico non intende riprendere il lavoro svolto sul RAV lo scorso anno scolastico ma solo confermarlo, dovrà semplicemente attivare le funzioni di Conferma presenti su ciascuna area delle sezioni Contesto, Esiti, Processi e Priorità, e Pubblicarlo.

Per le scuole che intendono invece rivedere e aggiornare il RAV, in quanto, alla luce dei nuovi dati o dei notevoli cambiamenti che si sono determinati, le analisi e le priorità precedenti non sono più pertinenti o lo sono in parte, il Dirigente scolastico prima di Confermare e Pubblicare potrà riprendere e riscrivere le parti che necessitano di essere riviste.

Solo per coloro che lo scorso anno hanno avuto processi di dimensionamento o problemi particolari, è prevista la possibilità di nuova compilazione. In questo caso è necessario riprendere il processo di autovalutazione e svolgere ex novo il lavoro di analisi, di compilazione, Conferma e Pubblicazione del RAV.

Con nota 20 giugno 2016, prot. n. 6809 il Miur chiarisce che la scadenza del 30 giugno 2016 per la chiusura del RAV non può essere prorogata in quanto le priorità interne al RAV sono da collegare con i nuovi incarichi dei Dirigenti scolastici ed alle integrazioni degli incarichi in essere. Ad ogni modo, per coloro che non avranno possibilità di confermare o aggiornare il RAV entro il 30 di giugno, il sistema mantiene comunque in memoria il Rapporto precedente.

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