Scuola7

la settimana scolastica


18 luglio 2016, n. 4


In questo numero parliamo anche di:

Assunzione docenti infanzia

Esami di Stato

Graduatorie personale docente

Innovazione tecnologica

Iscrizioni

Istituti professionali

Rapporto Invalsi


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Parliamo diLegge 107: un anno dopo
Intervista a Davide FaraoneSottosegretario all'Istruzione del Governo Renzi
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Legge 107: un anno dopo

Intervista a Davide Faraone, Sottosegretario all’Istruzione del Governo Renzi

Nella giornata di martedì 19 luglio, il Sottosegretario sarà presente alla Summer School Ischia 2016 - Una "buona" scuola che funzioni - organizzata da Tecnodid@Formazione.

È passato un anno dall’approvazione della legge 107/2015 e molti commi del provvedimento hanno trovato attuazione, alcuni tra difficoltà e polemiche (pensiamo agli incentivi per il merito, alla cosiddetta “chiamata diretta” dei docenti), altri con maggiore consenso (la stabilizzazione del personale precario, l’organico potenziato, l’alternanza). Su alcuni temi ci sono lavori in corso (valutazione dei dirigenti a fronte delle maggiori responsabilità attribuite, definizione del piano di formazione dei docenti). Inoltre bisogna curare l’intendenza (l’edilizia, il digitale, i concorsi). Se dovesse fare un RAV alla politica scolastica del Dicastero, quali sarebbero le valutazioni su questi diversi aspetti? Quali i margini di miglioramento?

Quando abbiamo approvato la legge 107 lo scorso luglio molti giornali titolavano facendo riferimento alla fine di un percorso. Per noi tutti che abbiamo lavorato alla gestazione di quella norma era chiaro, invece, che si trattava solo di un inizio. Così è stato. La cosiddetta Buona Scuola è il primo passo di un cammino di innovazione che rivoluziona culturalmente e in profondità il sistema d’istruzione italiano. E lo fa in un modo molto chiaro: rilancia l’autonomia scolastica attraverso strumenti – risorse professionali ed economiche – che ne consentono una reale attuazione nella vita di tutti i giorni. Per intenderci: a ogni voce di cambiamento corrispondono risorse certe. Niente proclami senza sostanza. Al centro, stella polare dell’azione di governo, stanno gli studenti e la didattica a loro destinata. Fin qui sono state rare le occasioni in cui, nel dibattito pubblico, si è guardato alla legge nella sua interezza. Ci si è accaniti o si sono valutate positivamente singole parti. Eppure è il quadro complessivo che va considerato, ogni pezzo è coerente con il tutto. Le scelte fatte vanno viste nel loro insieme, come pilastri di una struttura che si regge se le fondamenta sono solide. Facciamo qualche esempio: le leve che vengono date al dirigente scolastico per intervenire in modo propulsivo sul sistema della propria scuola (dando gli indirizzi per la costruzione del Pof triennale, dopo aver analizzato il contesto e i punti di forza e di debolezza a partire dal Rav, in coerenza con il piano di miglioramento) sono segno evidente del riconoscimento a questa figura di maggiori responsabilità e di un ruolo strategico. Con un bilanciamento necessario sulla valutazione del suo operato, in relazione alle azioni attivate e agli obiettivi raggiunti, anche dagli studenti della propria scuola.

È proprio sulla figura del Preside che si è accesa la polemica, anche in questi giorni, con la questione della “chiamata” dei docenti. Come stanno le cose?

Quando parliamo di “chiamata per competenze” dei docenti, parliamo di una trasformazione non da poco, attraverso la quale i dirigenti scolastici possono scegliere (tra il personale già di ruolo, ben inteso) gli insegnanti di cui hanno bisogno per il proprio progetto di scuola, valorizzando il percorso di studi e di esperienze di questi professionisti. I docenti che il dirigente individua per gli incarichi triennali, non sono scelti perché piacciono al preside, ma perché hanno caratteristiche professionali adeguate all'offerta formativa di quella scuola. Una scuola di montagna avrà necessità diverse da una scuola nella periferia di una grande città. Certo, inutile negarlo, quest'anno magari non riusciremo a definire un curriculum completamente rispondente alle competenze professionali distintive di una professione come quella docente, ma è un inizio. Un inizio rivoluzionario che supera il meccanismo che finora ha fatto arrivare i docenti nelle scuole e in qualche caso anche nelle classi: la graduatoria basata su punteggi poco coerenti con l’effettiva professionalità dei docenti. I docenti non sono tutti uguali e nemmeno le scuole lo sono. È un’opportunità straordinaria che però ha dei naturali contrappesi: sulla base dei risultati si viene tutti valutati: il sistema scolastico, le scuole, il personale. I dirigenti scolastici saranno valutati per la prima volta dopo 15 anni di sperimentazioni. Per il personale docente non si parla di vera e propria valutazione, ma finalmente si riconosce una differenza tra le professionalità. Lo strumento è perfettibile, ma i Comitati – composti da insegnanti, genitori e studenti – che hanno lavorato sui criteri per definire quali siano le caratteristiche per riconoscere un bravo docente, hanno fatto un grande lavoro. Si tratta di un primo passo e sicuramente ci sono margini di miglioramento, ad esempio nella direzione della valutazione della professionalità dei docenti, e non solo della valorizzazione di una parte di essi, o nell'individuazione di ruoli di middle management fondamentali per superare l'appiattimento della funzione docente.

Oltre a quelle citate, quali sono le altre novità più incisive della legge 107?

Nel nuovo quadro vanno inserite anche la formazione in servizio, che diventa obbligatoria - il docente va pensato come un ricercatore e costruttore di pratiche didattiche efficaci che richiedono una formazione continua strutturale - e la stabilizzazione del personale, non tanto e non solo come giusta risposta alle legittime aspettative degli insegnanti, ma perché la precarietà non consente alla scuola di progettare, di dare continuità ai percorsi dei ragazzi, di investire sulla formazione dei docenti in relazione alle proposte contenute nel Piano triennale della scuola in cui si lavora. E poi ancora l’organico del potenziamento, che preferirei chiamare funzionale, grazie al quale è possibile dare spazi di manovra agli istituti al di là delle rigidità delle attribuzioni, spesso frutto di miopi visioni di uffici amministrativi che non hanno ancora inteso il valore di questa fondamentale innovazione. Su questo aspetto è innegabile che ci siano delle criticità, ma non poteva essere altrimenti: dobbiamo poter avere tempo di riassorbire le assunzioni dei docenti delle graduatorie a esaurimento che sono di classi di concorso specifiche e non sempre corrispondono a quelle che le scuole vorrebbero. E, infine, misure che danno veramente il senso dell’attenzione ai ragazzi e alle ragazze in un’ottica di futuro: l’alternanza scuola-lavoro che l’anno prossimo vedrà coinvolto in attività di formazione oltre un milione di studenti, o il curriculum opzionale, strumento fondamentale per orientarsi alle scelte del domani, senza tentennamenti o abbandoni dovuti a scarsa consapevolezza. Sono profondamente convinto che quanto abbiamo fatto fosse necessario per ribaltare le sorti del nostro sistema d’istruzione e del nostro Paese. Il bilancio non può che essere positivo.

Vediamo ora le nove deleghe previste dalla legge 107. Ci sono importanti decreti legislativi da adottare nei prossimi mesi. L’agenda della politica, quella del governo (con lo scoglio del referendum autunnale), come si intreccia con quella dei provvedimenti da approvare: rallentare o accelerare?

Le deleghe sono parte integrante della Legge 107, sono sviluppi necessari e coerenti della riforma perché riguardano nodi cruciali del sistema scolastico. Sono pilastri di una struttura che altrimenti rimane monca e non si regge in piedi. Stiamo lavorando alla loro elaborazione ormai da mesi, in una dimensione di costante ascolto e collaborazione con gli attori che sono variamente coinvolti. Non ci sono calcoli politici o eventi accidentali che possano interrompere il percorso. Rispetteremo le scadenze.

Il processo di elaborazione dei decreti, visto da fuori, non è sempre chiaro. Tavoli aperti, gruppi di lavoro, passaggi interni tra gli uffici dell’amministrazione. Non è facile coinvolgere il mondo della scuola (che, comunque, non è l’unico destinatario dei provvedimenti), ma ci si aspettava qualcosa di più “arioso”: le deleghe aperte come “spazio” per ricucire un rapporto coraggioso e alto con la scuola, al di là di boatos, pregiudizi, diffidenze. Si riuscirà a farlo? E il Parlamento che ruolo avrà nell’esprimere i pareri?

Abbiamo lavorato finora raccogliendo i contributi di molti esponenti dei diversi mondi scolastici e non, magari in modo non sistematico e continuo per tutte le deleghe. Ma è stato un anno, questo trascorso dall'approvazione della legge 107, davvero frenetico. Credo ci siano stati pochi altri momenti nella storia della scuola italiana così intensi. Proprio perché l’approvazione di una legge è solo il punto di partenza e non il traguardo. Dalla pubblicazione in Gazzetta si procede alla concreta attuazione e abbiamo avuto ritmi serrati e una mole di lavoro considerevole, se aggiungiamo quanto fatto per l’edilizia scolastica, la disabilità e l’inclusione, il piano nazionale scuola digitale. Ciononostante molte cose sono state fatte e tante ne stiamo facendo ora, ogni giorno e su molti fronti. Ma le deleghe non sono chiuse, sono ancora bozze che vogliamo confrontare anche, ma non solo, con chi nella scuola lavora.

Tra le deleghe aperte, alcune hanno una forte rilevanza sociale ed educativa, come quelle sui problemi dell’handicap e lo zerosei per l’infanzia. Quali sono le aspettative e i benefici attesi dagli utenti (genitori)? Quali le preoccupazioni degli operatori scolastici? C’è un punto di equilibrio?

Tutte le deleghe rispondono a esigenze educative le cui soluzioni sono connesse a interventi strutturali sul sistema. Ma è la visione culturale e la prospettiva comune che le rende coerenti tra loro e con la legge 107, in particolare con l'autonomia delle scuole e il loro rapporto con gli altri soggetti e con il territorio. Prendiamo ad esempio la delega sul cosiddetto zero/sei. Si tratta di un approccio che valica lo spazio strettamente scolastico. Mettiamo al centro la costruzione di un sistema integrato che, senza intervenire sulla gestione dei servizi educativi per l'infanzia e sulle scuole dell'infanzia, si pone l'obiettivo di realizzare obiettivi che da tempo l'Unione Europea e il nostro Paese mettono in agenda: la diffusione e l'accessibilità al servizio e l'innalzamento dei parametri di qualità. Questo vuol dire riconoscere quelle buone prassi che fin qui sono state realizzate estendendole a livello nazionale, far uscire i servizi educativi per l’infanzia dall’assistenza e farli entrare nell’ambito dell’educazione. Creare poli per l’infanzia per potenziare la ricettività dei servizi e sostenere la continuità del percorso educativo e scolastico, ad esempio in un unico plesso o in edifici vicini. Predisporre un sistema integrato coordinato dal Miur in sintonia con le Regioni e gli enti locali. Stiamo cercando di mettere ordine e potenziare settori troppo spesso lasciati allo spontaneismo o alla buona volontà. E credo che il punto di equilibrio di cui mi parlava risieda proprio in questo: trovare risposte alle esigenze della comunità.

Anche la delega sulla disabilità sta suscitando molte aspettative, ma anche qualche interrogativo, ad esempio sulla figura futura del docente di sostegno.

I principi della delega sulla disabilità ci consentono di ragionare in maniera nuova sull'inclusione. Fin qui, erroneamente, si è pensato che inclusione scolastica volesse dire soltanto insegnante di sostegno. Una verità, ma parziale e incompleta. L’insegnante di sostegno è una figura fondamentale e deve essere certamente preparato in modo specifico e specializzato, ma non dobbiamo mai dimenticare – e purtroppo non tutti ne sono consapevoli – che è un docente che deve collaborare in modo paritetico con gli altri insegnanti della classe, i quali non possono sentirsi esonerati dal progettare insieme percorsi personalizzati anche per i bambini e i ragazzi con disabilità. Quindi nella delega abbiamo previsto formazione iniziale e in servizio per i docenti, ma anche per i dirigenti scolastici e per il personale ausiliario che ha specifici compiti nell'inclusione. Ma il cambiamento culturale che vogliamo introdurre con questo decreto delegato, è il modo in cui si trattano le disabilità: non come elementi di privazione ma al contrario partendo dalle potenzialità e dalle abilità residue per lavorare su queste in modo funzionale, come suggeriscono le linee internazionali dell'ICF. Un bambino non vedente potrebbe avere più bisogno di interventi sugli spazi, per muoversi autonomamente, e sui sussidi a disposizione, per imparare utilizzando strumenti diversi, che di "copertura" del docente di sostegno. Stiamo lavorando per semplificare la certificazione, in coerenza con percorsi attivati anche dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con il Ministero della Salute e l'INPS, per renderla più omogenea nelle diverse regioni d'Italia ed evitare inutili torture a studenti con disabilità e famiglie. Pensiamo anche di rilanciare aspetti già presenti in altre norme che non hanno trovato applicazioni coerenti e integrate con quelle scolastiche. Ad esempio il progetto individuale di vita, che va oltre il Progetto Educativo Individualizzato e lo rende globale, ben oltre la sola integrazione scolastica. Per fare questo proponiamo alle Regioni di realizzare Punti Unici di Accesso Disabilità dove le famiglie e gli operatori possano costruire insieme percorsi di inclusione oltre la scuola, nel territorio, in sinergia tra tutti coloro che sono coinvolti nel progetto stesso. Nella delega in via di definzione ci sono anche altri aspetti riguardanti la governance che, prendendo spunto dalle migliori esperienze che le scuole e i territori hanno realizzato, viene rafforzata per riconoscere spazi di coordinamento delle attività, ma anche di gestione delle risorse. Naturalmente in coerenza con quanto la Legge 107 prevede in relazione agli ambiti territoriali e alle reti.

Altre questioni sono di natura più strettamente tecnica, come la formazione iniziale dei docenti, la valutazione degli allievi, la riforma dell’istruzione professionale, gli studi umanistici. Quali le novità previste?

Questioni di natura strettamente tecnica ma funzionali, come ho avuto modo di ribadire anche prima, al completamento e alla riuscita del quadro generale. Che è quello di realizzare scuole autonome, rispondenti alle esigenze degli alunni e dei territori, flessibili e in linea con le sfide del futuro. Per questo, per esempio, stiamo intervenendo sulla formazione iniziale dei docenti: i futuri insegnanti non devono essere soltanto preparati a livello culturale sui contenuti delle discipline, ma devono avere competenze professionali specifiche che permettano loro di insegnare e sapersi rapportare con i ragazzi. Per questo stiamo pensando a un rapporto più sinergico tra Università e Scuola, attivando percorsi di tirocinio e apprendistato direttamente in aula, percorsi che poi verranno verificati e valutati periodicamente. Prendiamo spunto dal modello del campus finlandese e per la prima volta sperimentiamo sul campo le competenze dei docenti. Per quanto riguarda l’istruzione professionale si sta andando nella direzione del potenziamento di un settore troppo spesso e ingiustamente ritenuto di serie B. Quando invece la vicinanza tra il percorso formativo e l’impresa, una didattica laboratoriale, centrata sul compito reale, con la capacità di raggiungere l’acquisizione sia delle competenze professionali che delle competenze di base attraverso l’azione concreta, ha riscontrato il successo di famiglie e studenti. Ed è la risposta alle richieste di molti giovani a rischio abbandono o dispersione perché non trovano nell’offerta formativa tradizionale ciò che cercano per il proprio futuro. E sempre con l’intento di allargare l’orizzonte e costruire condizioni per cui le nuove generazioni possano intraprendere strade di ripresa e crescita, abbiamo deciso di fare della cosiddetta “delega sul Made in Italy” uno spazio di promozione della nostra tradizione, declinandola in maniera innovativa. Promozione dell’arte e della creatività nel sistema scolastico nelle aree musicale-coreutica, teatrale-performativa, artistico-visiva e linguistico-creativa.

Sulla valutazione degli allievi è prevista qualche novità clamorosa, come si sussurra da più parti?

Sulla valutazione degli studenti vorremmo compiere un salto di prospettiva non indifferente: diciamo che i voti – lettere o numeri che siano – non hanno carattere punitivo ma conoscitivo, servono a modificare la didattica e la metodologia degli insegnanti in coerenza con le innovazioni introdotte dalla legge 107. Le novità in materia di valutazione devono essere vissute dai genitori come una scelta in favore di una valutazione seria, onesta e chiara, non precocemente selettiva, con l’obiettivo di capire e promuovere le capacità di ciascuno, valorizzare le persone e i loro talenti. Dalle etichette (voti, giudizi ecc.) occorre passare alla rendicontazione e alla documentazione degli effettivi apprendimenti realizzati (in termini di conoscenze e di competenze). Non dimentichiamo che è la nostra Costituzione a chiedere di sostenere attivamente le pari opportunità di apprendimento per ogni allievo e non solo di registrare gli eventuali insuccessi. E nel secondo ciclo la valutazione dovrebbe “spingere” ciascun ragazzo verso le scelte più idonee per consentirgli di raggiungere le competenze culturali o pre-professionali attese.

Per concludere, Sig. Sottosegretario, non le nascondiamo il sentimento che oggi sembra prevalere nel mondo della scuola (e forse anche nel Paese): diffidenza verso la politica vissuta come “lontana” dagli effettivi bisogni, “rabbia” per un certo impoverimento delle risorse pubbliche verso l’istruzione, percezione di marginalità e di impotenza del dipendente pubblico. Sono stati d’animo, è vero, spesso venati di sbrigativo populismo (come si dice, ma questa è l’aria che si respira in Europa), ma come intercettarli e rilanciare un’idea forte ma concreta di centralità dell’istruzione nel futuro del nostro Paese? Magari partendo dalle tante “buone scuole” che in effetti ci sono in Italia...

Un ottimo suggerimento, il suo, ma – lo dico bonariamente – ormai superato. Perché è esattamente quello che abbiamo fatto quando abbiamo cominciato a lavorare all'elaborazione della legge. Non abbiamo ancora smesso di farlo e non smetteremo di farlo. Me lo faccia dire con orgoglio: siamo riusciti a mettere la scuola al centro dell’agenda politica. E al centro del dibattito pubblico. Sono due imprese non comuni. Abbiamo sottratto il mondo dell’istruzione e della formazione alle disquisizioni degli addetti ai lavori e ne abbiamo fatto responsabilità di tutta la comunità. Perché così dev'essere. E a questo abbiamo accompagnato un intervento di consolidamento serio del settore. Ce lo riconosce la Corte dei Conti nella sua relazione, che ha registrato tagli lineari alla scuola dal 2008 al 2014 e che fa esplicito riferimento all’inversione di tendenza che abbiamo realizzato grazie alla Buona Scuola. Poi è chiaro che un’azione così riformatrice, che mette sottosopra prassi decennali, può scontentare qualcuno. Può disorientare. Può non essere compresa nei suoi primi effetti, senza contare che molti provvedimenti non si sono ancora dispiegati in pieno, per via della fase di rodaggio. Ma nessuno può negare che abbiamo messo la scuola al centro, non tanto come settore della vita del Paese che andava rivisto puntualmente, ma perché siamo convinti che se l’Italia deve ripartire – e deve ripartire – può solo farlo dalle sue risorse migliori: i giovani che domani guideranno le sorti del Paese.

 

(Intervista curata da Giancarlo Cerini)

Rapporto Invalsi 2016

Presentato il 7 luglio scorso, presso il Miur, il Rapporto delle rilevazioni Invalsi sugli apprendimenti degli studenti, condotte a maggio e giugno: risultati nel complesso soddisfacenti, ma molto differenziati tra il nord e il sud del Paese; buoni i traguardi relativi all’integrazione. Per il futuro è prevista una prova di lingua inglese.

Il Rapporto è stato illustrato alla presenza del Ministro Stefania Giannini e del Sottosegretario Davide Faraone, dal Presidente dell’Invalsi, Anna Maria Ajello, con il Direttore Generale per gli Ordinamenti Scolastici e la Valutazione del Sistema Nazionale di Istruzione, Carmela Palumbo, e il Responsabile “Area Prove” dell’Invalsi, Roberto Ricci. A moderare gli interventi il Direttore Generale Invalsi, Paolo Mazzoli.

Sul sito dell’Invalsi sono disponibili i relativi documenti:

Le rilevazioni INVALSI 2016 di Italiano e Matematica hanno coinvolto circa 2.232.000 allievi della scuola  primaria (classi II e V), della scuola secondaria di primo grado (classe III) e di secondo  grado  (classe  II).

Dal rapporto emerge che gli allievi riescono a rispondere positivamente  alle  domande  che  riguardano  i  principali  traguardi  di apprendimento definiti dalle Indicazioni nazionali e dalle Linee guida.

Per quanto riguarda l’italiano, mostrano maggiori difficoltà ad affrontare testi espositivi e argomentativi, mentre nelle  prove  di  matematica  si confermano risultati ancora non pienamente soddisfacenti.

Permangono considerevoli differenze all’interno del Paese; in particolare si osserva una polarizzazione dei risultati a vantaggio delle scuole settentrionali. Nel Mezzogiorno si osserva un forte divario tra scuole  estremamente efficaci e scuole con risultati molto bassi.

Gli allievi della scuola primaria partono da livelli di competenza molto  simili in tutte le aree del Paese, ma essi tendono a differenziarsi, anche  sensibilmente, nei livelli scolastici più elevati.

Si conferma la capacità della scuola italiana, specie quella primaria, di realizzare concretamente l’inclusione: per quanto gli esiti degli allievi di  origine immigrata rimangano distanti  da quelli degli studenti autoctoni, si  osserva però una considerevole riduzione del predetto divario per gli stranieri  di  seconda  generazione.

Una novità rappresentata dalle prove INVALSI 2016  è che a partire da quest’anno i risultati sono restituiti  anche in termini di valore  aggiunto, che permette di fornire una misura dell’efficacia della scuola nella promozione di apprendimenti negli ambiti  oggetto d’interesse.

Infine, in coerenza con le linee di sviluppo indicate da INVALSI, tra cui figura l’ampliamento degli ambiti di rilevazione e dei livelli scolastici indagati, è stato avviato il processo per l’introduzione di una prova di lingua inglese su larga scala per la scuola secondaria.


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Ripartizione fondo MOF a.s. 2016/2017

Siglato lo scorso 24 giugno, tra Miur e sindacati, il contratto collettivo nazionale integrativo che definisce i criteri di ripartizione delle risorse finanziarie costituenti il fondo MOF per l'a.s. 2016/17: FIS; funzioni strumentali; incarichi specifici ATA; attività complementari di educazione fisica; ore eccedenti; progetti per aree a rischio; personale comandato.

Con il CCNI 24 giugno 2016 la somma complessiva di € 689,21 milioni, destinata a retribuire gli istituti contrattuali di cui agli articoli 9, 30, 33, 47, 62, 84, 86, 87 del CCNL 2006/2009 del comparto scuola, come modificati dalle successive sequenze contrattuali (MOF), è ripartita come segue.

 

Fondo delle Istituzioni Scolastiche (FIS): € 527.180.000

La quota è assegnata sulla base dei seguenti parametri: punti di erogazione del servizio, posti dell'organico dell'autonomia, posti in organico di diritto del personale educativo, posti in organico dell'autonomia dei docenti della scuola secondaria di secondo grado.

 

Funzioni strumentali: € 55.240.000

Il calcolo, per ogni istituzione scolastica, comprende:

  • una quota base spettante a tutte le tipologie di scuola, esclusi convitti ed educandati;
  • una quota aggiuntiva spettante ad ogni Istituzione scolastica per ciascuna delle tipologie di particolare complessità organizzativa:  istituti comprensivi,  istituti di istruzione secondaria di Il grado,  sezioni carcerarie, sezioni ospedaliere anche costituite in CPIA,  CTP,  corsi serali,  convitti ed educandati;
  • una quota riferita alla dimensione dell'Istituzione scolastica, definita in base al numero di docenti presenti nell'organico dell'autonomia.

 

Incarichi specifici del personale ATA: € 29.620.000

La quota è distribuita tra le Istituzioni scolastiche in base al totale dei posti in organico di diritto (esclusi DSGA e posti accantonati).

 

Attività complementari di educazione fisica: € 22.150.000

La quota complessivamente disponibile comprende il finanziamento per i progetti di avviamento alla pratica sportiva attribuito in base al numero delle classi, e le risorse per le scuole di titolarità dei docenti Coordinatori di educazione fisica presso gli Uffici scolastici regionali (una sola scuola per ciascuna regione).

Sono finanziati esclusivamente i progetti presentati sull'apposito portale www.campionatistudenteschi.it, con l'indicazione della risorsa prevista per ciascuno di essi, determinata in base al numero delle classi di istruzione secondaria in organico dell'autonomia di ogni Istituzione scolastica. I progetti presentati sono soggetti a validazione preventiva da parte della Direzione generale per lo studente del Ministero che, a tal fine, si avvale delle strutture territoriali, e sono avviati solo successivamente alla predetta validazione.

 

Ore eccedenti per la sostituzione dei colleghi assenti:  € 30.000.000

La quota base, distinta per tipologia di scuola (infanzia e primaria; secondaria), risulta dal numero dei docenti in organico dell'autonomia.

 

Misure incentivanti per progetti relativi alle aree a rischio, a forte processo immigratorio e contro l'emarginazione scolastica: € 23.870.000

L'importo è così distribuito:

  • € 18.458.933 sulla base di criteri e parametri di tipo sociale, economico, sanitario, culturale, nonché sulla base di altri indicatori, tra i quali quelli relativi alla dispersione scolastica ed agli alunni stranieri, già determinati nelle precedenti contrattazioni;
  • € 5.411.067 alle Istituzioni scolastiche delle regioni che rivelano un incremento dell'indice percentuale dei predetti parametri.

 

Compensi accessori per il personale scolastico ex art. 86 CCNL 2007: € 1.150.000

L'importo è oggetto di un successivo accordo per la definizione dei criteri e dei parametri per l'assegnazione e la ripartizione.

 

Le economie che dovessero eventualmente verificarsi nell'attuazione del contratto sono finalizzate ad incrementare le risorse finanziare delle Istituzioni scolastiche per le seguenti tipologie di spesa: oneri per l'indennità di direzione al sostituto del DGSA (77%); turni notturni e festivi svolti dagli educatori e personale ATA presso i Convitti (19%); indennità di bilinguismo e trilinguismo per le istituzioni scolastiche coinvolte della regione Friuli Venezia Giulia (4%).


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Integrazione graduatorie di istituto personale docente

Emanato il decreto che disciplina l'inserimento negli elenchi aggiuntivi di II fascia delle graduatorie di istituto dei docenti che hanno conseguono il titolo di abilitazione entro il 1° agosto 2016. È inoltre consentito ai docenti che abbiano conseguito il titolo di specializzazione per il sostegno di essere collocati in coda agli elenchi di sostegno della fascia ovvero dell'elenco aggiuntivo di appartenenza.

Con nota 11 luglio 2016 prot. n. 18736 il Miur trasmette il D.D.G. 11 luglio 2016 n. 643, che disciplina:

  • l’inserimento in un ulteriore elenco aggiuntivo alle graduatorie di istituto di II fascia dei docenti che conseguono il titolo di abilitazione oltre il previsto termine di aggiornamento triennale ed entro il 1° agosto 2016. A tal fine  il modello A3 allegato al suddetto decreto dovrà essere trasmesso entro il 3 agosto, tramite raccomandata A/R, PEC, o consegna a mano con rilascio di ricevuta ad una istituzione scolastica della provincia prescelta. Le istituzioni scolastiche trasmetteranno le domande pervenute al sistema informativo tramite le relative funzioni dal 15 luglio all’8 agosto.
  • l’inserimento in coda agli elenchi di sostegno della fascia ovvero dell’elenco aggiuntivo di appartenenza dei docenti che conseguono il titolo di specializzazione per il sostegno agli alunni con disabilità oltre il previsto termine di aggiornamento triennale ed entro il 1° agosto 2016. L’istanza dovrà essere presentata esclusivamente in modalità telematica, compilando il modello A5, che sarà disponibile sul portale POLIS dall’8 al 29 agosto (entro le ore 14,00).
  • il riconoscimento della precedenza nell’attribuzione delle supplenze in III fascia di istituto, per i docenti che vi siano inseriti e che conseguono il titolo di abilitazione nelle more dell’inserimento nelle finestre semestrali di pertinenza. A tal fine è disponibile sul portale POLIS, per tutto il triennio di validità delle graduatorie, l’apposito modello A4. L’istanza dovrà essere rivolta alla istituzione scolastica capofila prescelta all’atto di inclusione in III fascia che avrà cura di prenderla in carico con le apposite funzioni SIDI.

Quanto alla scelta delle sedi, è possibile sostituire, nella stessa provincia di iscrizione, una o più istituzioni scolastiche già espresse all’atto della domanda di inserimento, esclusivamente per i nuovi insegnamenti per i quali si chiede l’inserimento nell’elenco aggiuntivo relativo alla finestra del 1 agosto 2016. Seguiranno istruzioni per la presentazione delle relative istanze.


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Assunzioni docenti infanzia: in Gazzetta l’avviso

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 4a Serie Speciale Concorsi ed Esami n. 55 del 12 luglio 2016 il comunicato relativo alle procedure di assunzione del personale docente inserito nelle graduatorie di merito della scuola dell'infanzia relative al concorso del 2012. Domande on line dal 29 luglio al 9 agosto.

Il comunicato 12 luglio 2016 fa riferimento al decreto Miur 22 giugno 2016 prot. n. 496 di indizione  delle  procedure  di  assunzione.

Ricordiamo che tale procedura prevede due fasi: regionale e nazionale. In ciascuna regione si procede alla nomina dei docenti iscritti a pieno titolo in dette graduatorie fino al contingente definito. Nel caso in cui le disponibilità nell'ambito della regione in cui il soggetto è iscritto in graduatoria siano esaurite, all'assunzione si provvede scorrendo le restanti regioni e la tipologia di posto richiesti e, in subordine, in base al punteggio posseduto.

I soggetti che intendono partecipare alla fase relativa alla procedura  nazionale devono presentare domanda, esclusivamente  per  il  tramite  delle  apposite funzioni del sistema informativo Polis - «Presentazione On-Line delle Istanze» - disponibile su internet del Miur, a partire dalle ore 9.00 del 29 luglio 2016 e fino alle ore 14.00 del 9 agosto 2016.

Nella domanda gli aspiranti, se in possesso della relativa specializzazione, esprimono l'ordine di preferenza tra i posti di sostegno ed i posti comuni, ed esprimono, inoltre, l'ordine di preferenza tra tutte le regioni a livello nazionale, partendo obbligatoriamente dalla regione in cui risultano iscritti.

Le proposte di nomina e le assunzioni disposte per effetto dell'accettazione delle proposte sono pubblicate sul sito istituzionale del Miur nonché sui siti degli Uffici Scolastici Regionali competenti. I soggetti accettano, espressamente, la proposta di assunzione per regione, tipo posto entro il termine di cinque giorni dalla data della sua comunicazione tramite la procedura Polis. In caso di mancata accettazione i soggetti sono espunti dalle rispettive graduatorie di merito e ad esaurimento.

All'esito delle suddette procedure, anche in caso di incompleto assorbimento dei soggetti, le graduatorie di merito del concorso 2012 sono soppresse.


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PON innovazione tecnologica: proroga

Differito al 30 ottobre il termine per la chiusura dei progetti relativi al bando per l’innovazione tecnologica (ampliamento o adeguamento delle infrastrutture di rete LAN/WLAN) nell’ambito del PON 2014-2020 “Per la Scuola”, in considerazione dei forti ritardi nello stato di avanzamento dei progetti. Il Miur invita le scuole a una più adeguata programmazione delle procedure di gara

Il bando di riferimento è l’Avviso pubblico di cui alla nota 13 luglio 2015 prot. n. 9035. La scadenza per la chiusura dei progetti era inizialmente prevista per il 29 luglio 2016, ma da riscontri effettuati risulta che molte scuole sono in forte ritardo nello stato di avanzamento degli stessi. Di conseguenza le eventuali attività di addestramento previste in concomitanza con la consegna delle forniture non potrebbero essere realizzate congruamente entro la data prevista.

Pertanto, con nota 8 luglio 2016 prot. n. 9288, il Miur ha disposto la proroga al 30 ottobre 2016: entro questa data il progetto dovrà essere concluso e dovrà essere compilata la relativa sezione finanziaria sulla Piattaforma SIF 2020, nonché tutti gli altri adempimenti previsti, ivi compresa la scheda di valutazione dell’intervento.

Le istituzioni scolastiche sono invitate a programmare più adeguatamente le procedure di gara e a rispettare i cronoprogrammi, tenuto conto che eventuali ritardi possono comportare il rischio di disimpegno finanziario del PON di riferimento, nonché avere una ripercussione sulla stipula dei contratti e sulle relative consegne.


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Rilevazione compensi esami di Stato

Dal 6 al 27 luglio le istituzioni scolastiche di II grado devono procedere all’inserimento a SIDI dei dati relativi ai compensi dovuti per lo svolgimento degli esami di Stato. Il rispetto dei termini previsti per l'immissione di tutte le informazioni richieste consentirà il tempestivo caricamento al sistema SICOGE degli importi necessari al pagamento.

Con avviso 6 luglio 2016 prot. n. 9739 il Miur comunica che dal 6 al 27 luglio è disponibile la funzione di rilevazione delle informazioni relative ai compensi dovuti per lo svolgimento degli esami di Stato a.s. 2015/16, al fine di definire l’effettiva spesa per le commissioni operanti presso le Istituzioni scolastiche statali e paritarie di II grado.

Il pagamento dei compensi in questione sarà disposto tramite procedura di “Cedolino Unico” ed effettuato entro il mese di agosto 2016.

I dati finanziari da inserire devono essere indicati al lordo dipendente. Gli importi dovranno essere comprensivi della quota di acconto già in precedenza assegnata (euro 4.000 lordo dipendente per ogni classe terminale).

Gli importi relativi alle commissioni di scuole paritarie dovranno essere rilevate a sistema dalle scuole statali a cui sono state abbinate dai competenti Uffici Scolastici Regionali.


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Gli Istituti professionali oggi: davvero debbono scomparire?

Il dibattito sull’esistenza e la vitalità degli Istituti professionali di Stato in Italia è tornato alla ribalta per due ordini di motivi: il primo è il dato sulla dispersione scolastica, che proprio in questo segmento scolastico sta raggiungendo livelli preoccupanti. Il secondo motivo di interesse è l’emanando decreto ministeriale di riordino dei professionali, che rappresenta una delle deleghe della Legge 107/2015.

Chi scrive dirige un Istituto di Istruzione Secondaria (IIS) dove il 25% di studenti frequenta le classi del professionale per operatori meccanici ed elettrici, e ha preso parte ai lavori della Commissione ministeriale che sta lavorando sul decreto legislativo e sul nuovo profilo di competenza richiesto a chi esce dall’istruzione professionale e vuole inserirsi con competenze adeguate in un mondo del lavoro che, in questo settore, è in forte innovazione.

Per ovvie ragioni di riservatezza, dal momento che i lavori della Commissione sono ancora in corso, non anticiperò le prospettive che saranno aperte dall’emanando decreto, ma mi limiterò a mettere in evidenza i nodi critici sottesi.

Stereotipi da accantonare

Iniziamo, in prima istanza, smentendo il luogo comune che chi sceglie un istituto professionale appartenga al penultimo gradino di competenza all’uscita dalla scuola secondaria di primo grado (è generalmente condivisa l’idea che l’ultimo gradino sia la formazione professionale regionale). Niente di più sbagliato: da un lato è vero che chi si iscrive al professionale spesso è un ragazzo in difficoltà di apprendimento, molto spesso è straniero, altrettanto spesso presenta problematiche tali che fanno desistere lui (e la sua famiglia) dall’intraprendere percorsi scolastici più “impegnativi”; dall’altro lato occorre però cominciare a rendersi conto e sostenere che negli istituti professionali i ragazzi imparano un mestiere e trovano spianata davanti a loro la strada per l’ingresso nel mondo del lavoro.

C’è di più: in zone del Paese dove esiste un indotto lavorativo in grado di assorbire ragazzi con una specializzazione tipica, è difficile trovare allievi che, a 6 mesi dal diploma (o dalla qualifica), non siano già inseriti in un contesto di lavoro a tempo indeterminato.

Nonostante la crisi occupazionale che da diversi anni a questa parte sta raggiungendo livelli preoccupanti, sono proprio i ragazzi con un diploma di un istituto professionale ad essere cercati di più dalle aziende. Una ricerca di Unioncamere del 2013 evidenzia l’esistenza di una serie di professioni “introvabili”: assistente socio-sanitario, riparatore di macchinari e impianti, meccanico riparatore di auto, addetto alle vendite all'ingrosso, cuoco, sembrano essere le professioni più richieste e meno disponibili. I nostri istituti professionali stanno lavorando su questo….

Un curricolo da ripensare

Ma come è organizzato il curricolo negli Istituti professionali? L’obiettivo affermato negli ordinamenti è quello di far acquisire agli studenti competenze di carattere generale (le softskill di cui tanto si parla) accanto a saperi tecnico-professionali; si deve formare un ragazzo che conosca gli elementi di una professione, ma sappia pensare, interagire con gli altri, lavorare in gruppo, assumere decisioni ed essere imprenditore di se stesso.

La realtà dei fatti, tuttavia, dopo l’ultima riforma del settore, non sembra andare nella direzione auspicata; la diminuzione delle ore di laboratorio pratico, dove l’apprendimento veniva fortemente mediato dall’esperienza, e l’introduzione, in particolare nelle classi del biennio, di un numero di discipline decisamente ridondanti (13/14 “materie” da studiare), ha reso molto accidentato il percorso per i ragazzi più in difficoltà.

I dati delle “bocciature” lo testimoniano; gli studenti che al termine del primo anno non vengono ammessi all’anno successivo, o vengono “riorientati” verso la formazione professionale regionale, in alcuni indirizzi rasentano il 40%, e si riducono ad una media non inferiore al 20% al termine del secondo anno; poi, nel triennio, i ragazzi si “stabilizzano” e, al termine del 3° anno, negli Istituti autorizzati a far conseguire la qualifica IeFP, abbastanza difficilmente vengono estromessi dal sistema scuola.

Questo però non soddisfa: occorre porsi l’obiettivo di ridurre sensibilmente la dispersione già al termine del 1° e del 2° anno e, soprattutto, attivare modelli e strategie che facilitino la transizione dalla scuola al mondo del lavoro. Ma ne parlerò tra breve.

I “boatos” sulla fine dei professionali di Stato

Secondo alcune voci “autorevoli”, invece, occorrerebbe prendere atto della difficoltà di garantire percorsi formativi di qualità nell’ambito dell’istruzione professionale e chiudere gli Istituti professionali, cedendo alle Regioni l’esclusiva della formazione ai mestieri.

Una di queste voci è quella di Valentina Aprea, Assessore all’Istruzione Formazione e Lavoro della Lombardia, che nel corso di un convegno recente promosso dalla Fondazione Treellle (http://www.treellle.org/streaming-evento-quaderno-12), ha affermato che l’esperienza degli istituti professionali statali deve considerarsi chiusa.

Dello stesso parere sembra essere Luigi Bobba, sottosegretario al Ministero del lavoro, che individua come obiettivo quello di estrapolare l’istruzione e la formazione professionale, creando un settore a parte rispetto al resto del sistema di istruzione secondaria di secondo grado, che faccia capo al Ministero del lavoro e non a quello dell’Istruzione.

Alla base di tutto ciò c’è un obiettivo comune: abbassare l’età di accesso al mondo del lavoro e introdurre progressivamente un sistema duale alla tedesca.

Per quel poco che ho avuto occasione di analizzare, tuttavia, una via italiana alla formazione duale è praticabile senza far scomparire gli Istituti professionali dal panorama delle opportunità formative di secondo grado.

Rivalutare la cultura “professionale”

Un primo settore di intervento è quello che si basa sul riordino (qualcuno l’ha definita una rivoluzione) del curricolo degli Istituti professionali: innanzitutto una semplificazione del curricolo del biennio, che per norma deve essere unitario, con una forte riduzione del numero delle discipline accorpate per aree disciplinari. Ancora, un’impostazione flessibile del curricolo, organizzata per periodi e livelli sul modello della formazione degli adulti, in modo che il giovane che ha acquisito competenze valide in una disciplina tecnica, e non in una delle aree disciplinari generaliste, abbia la possibilità di recuperare il livello carente senza ripetere tutto il curricolo dell’anno, con un sistema di crediti certificati progressivi. Altro elemento importante è restituire spazio all’esperienza e al laboratorio, utilizzando tutti gli strumenti di flessibilità e autonomia possibili, perché i ragazzi che hanno maggiori difficoltà nell’apprendere trovino proprio nell’esperienza concreta, attraverso un flusso cognitivo dalle mani al pensiero, lo stimolo a consolidare il proprio sapere in maniera integrata.

È quello che ho potuto vedere in due grandi Istituti professionali tedeschi, dove i ragazzi che prendono parte ad un percorso formativo duale rappresentano la quasi totalità della popolazione scolastica dell’Istituto. La scuola si occupa di insegnare la teoria di base e fornisce gli strumenti per la progettazione; in laboratorio si sperimentano le soluzioni progettate; in azienda (nei laboratori aziendali innovativi, veri e propri training center) la sperimentazione trova concretezza in un manufatto che viene valutato dal tutor aziendale e, al rientro in classe, si effettua una verifica dell’intero percorso, imparando dagli errori a correggere quanto progettato.

Le prospettive?

Oggi, con gli strumenti previsti dalla Legge 107 e dal Jobs Act, la prospettiva di una vera “rivoluzione” è possibile.

Da un lato l’emanando decreto legislativo della Legge 107 probabilmente introdurrà un nuovo modello, tendente all’integrazione tra saperi culturali e saperi tecnici, in linea con le esigenze attuali, che miri al raggiungimento di una professionalità spendibile, che valorizzi la cultura del lavoro nel senso più ampio del termine, unitamente ad una preparazione globale che integri competenze culturali generali e competenze tecnico-professionali specifiche. A fine del quinquennio l’obiettivo dev’essere quello dell’inserimento nel mondo del lavoro, oppure la prosecuzione nel sistema dell'istruzione e formazione tecnica superiore o nei percorsi universitari.

D’altro canto l’introduzione dell’apprendistato per la formazione e il diploma, già previsto nella Legge 107 e nell’art. 43 del Decreto 81/2015 (Job Act), e la decretazione seguente in merito agli standard formativi, consentono di attivare, già a partire dal 2° anno, un’alternanza potenziata che gradualmente diventi apprendistato di primo livello. Le Regioni stanno completando l’iter normativo di recepimento degli standard del Job Act, e predisponendo i protocolli di attivazione di questa tipologia di apprendistato anche nel sistema dell’Istruzione professionale.

I prossimi passi

Che cosa manca per rendere effettivo l’intero sistema? Una grande flessibilità organizzativa e gestionale per gli Istituti professionali (lo ha sottolineato l’Associazione Treellle nel recente convegno “Accendere i fari sull’istruzione professionale”), tramite la definizione di un organico che consenta uno sviluppo del curricolo per aree disciplinari e un potenziamento del sapere esperto, la possibilità di reclutare esperti esterni che sostengano l’innovazione, aiutando a verificare, modificare, aggiornare gli obiettivi tecnico-professionali, perché il mondo del lavoro si innova più rapidamente di quanto il mondo della scuola pensi. E soprattutto formare i dirigenti e i docenti, perché l’introduzione di una programmazione attenta agli outcome innovativi, a percorsi di apprendimento basati sul learning by doing (dalla pratica alla riflessione) richiede tempo, approfondimento e integrazione tra saperi.

Ci si riuscirà? Ce lo auguriamo fortemente, per avere la possibilità di rispondere a futuri interlocutori come mi ha risposto il collega della scuola tedesca di Aalen. Alla domanda su quanti completavano il percorso duale nel tempo previsto, la riposta è stata 98%. Il 2% di differenza? Abbiamo chiesto. La risposta: sono i più bravi che abbiamo indirizzato alla università tecnica (un equivalente del nostri ITS) per raggiungere una qualifica superiore.

In Germania stanno testando il sistema da un ventennio: noi iniziamo ora, ma forti delle esperienze altrui possiamo accelerare i tempi, perché non ci possiamo permettere più a lungo i livelli di dispersione attuali.

Vanna Maria Monducci

Esami di Stato: sessione straordinaria

Emanato il decreto che definisce tempistica e svolgimento degli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria di secondo grado in sessione straordinaria per l’anno scolastico 2015/2016.

Il decreto 6 luglio 2016 n. 553 dispone che i Dirigenti scolastici degli istituti sedi d'esame per la sezione straordinaria diano comunicazione scritta ai candidati interessati circa le date di svolgimento delle prove:

  • prima prova: mercoledì 14 settembre 2016;
  • seconda prova: giovedì 15 settembre 2016 (per i licei artistici, musicali e coreutici, con prosecuzione secondo i tempi e le modalità fissati per la sessione ordinaria);
  • terza prova: lunedì 19 settembre 2016, secondo i tempi previsti per la sessione ordinaria (per i licei artistici, licei musicali e coreutici, la terza prova si svolge al termine della seconda prova);
  • quarta prova: martedì 20 settembre 2016;
  • inizio dei colloqui: dopo la correzione e la valutazione degli scritti e pubblicazione dei relativi esiti.

Per i candidati che non devono sostenere la prima prova scritta, le altre due prove si svolgono secondo il suddetto calendario.

Per i candidati che non devono sostenere le prime due prove scritte, la terza prova è fissata per mercoledì 14 settembre 2016. Nella stessa data è fissato l’inizio del colloquio per i candidati che non devono sostenere alcuna prova scritta;

I Direttori degli Uffici Scolastici Regionali provvedono alla convocazione delle commissioni, che, nella stessa composizione in cui hanno operato nella sessione ordinaria, si insediano martedì  13 settembre 2016.

Ai componenti delle commissioni spetta una quota del compenso forfetario riferito alla funzione e una quota dell'eventuale compenso forfetario riferito ai tempi di percorrenza dalla sede di servizio o di residenza a quella di esame. Tali quote sono calcolate con riferimento al periodo continuativo di svolgimento dei lavori della commissione e in misura proporzionale alla durata complessiva delle operazioni d'esame della sessione ordinaria.


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Tutti i numeri delle iscrizioni

Il Miur ha diffuso il rapporto completo sulle iscrizioni on line per il prossimo anno scolastico: 1.576.722 domande per le classi prime di scuola primaria e secondaria di I e II grado. Per quanto riguarda l’istruzione superiore, i licei si confermano la scelta più gettonata, e resta il trend positivo degli istituti tecnici. Cresce il gradimento delle famiglie per la procedura online.

Il 97,1% delle 1.576.722 domande è indirizzato alle scuole statali. L’adesione delle scuole paritarie alla procedura di iscrizione online è rimasta facoltativa, mentre è stata resa possibile anche per i percorsi di istruzione e formazione professionale presso i Centri accreditati dalle Regioni che hanno sottoscritto con il Miur apposita convenzione (quest’anno, oltre a Lombardia, Molise, Piemonte e Veneto, anche Lazio e Sicilia).

Riguardo al tempo scuola, tanto per la scuola primaria (61%) che per la secondaria di primo grado (85,7%), la preferenza da parte delle famiglie è per il tempo ordinario, rispettivamente di 27 e 30 ore settimanali.

Il 94,5% dei 549mila ragazzi che dopo la terza media hanno deciso di continuare gli studi ha scelto una scuola secondaria superiore; il restante 5,5% ha optato per percorsi di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP).

I licei si confermano la tipologia più gettonata (52%), in particolare dalle ragazze (60,7%). In primis piace il liceo scientifico (15%), all’interno del quale l’opzione scienze applicate evidenzia un incremento significativo rispetto all’anno precedente. In aumento anche le iscrizioni verso il liceo classico (+0,2), in controtendenza rispetto al passato.

Gli istituti tecnici accolgono il 30,5% dei ragazzi, confermando il dato del precedente anno scolastico. In diminuzione dell’1,1%, invece, le preferenze per gli istituti professionali (17,5%).

Per venire incontro alle esigenze delle famiglie, il portale delle iscrizioni on line è stato rivisto sia sotto l’aspetto grafico che contenutistico. Il risultato è che, come emerge dal questionario di gradimento effettuato al termine delle procedura, il 64,4% degli utenti ritiene efficiente il funzionamento del servizio, il 54,9% lo considera semplice, il 70,2% lo considera vantaggioso. Oltre 10.000 i download dell’app dedicata (MyIOL) predisposta dal Miur.

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