Scuola7 10 aprile 2017, n. 38

Scuola7

la settimana scolastica

10 aprile 2017, n. 38


In questo numero parliamo di:

Le otto deleghe della “buona scuola-bis” (G. Cerini)

Il bando PON per la cittadinanza e creatività digitale (R. Baldascino)

La scuola italiana più inclusiva delle altre, ma solo sino a 16 anni (A. Prontera)

Il Questionario scuola: strumento di organizzazione o molestia burocratica? (F. Da Re)

Dirigenti multitasking (M. T. Stancarone)

Le benedizioni pasquali... libere, facoltative e fuori dall’orario di lezione (C. Olivieri)

Alternanza scuola-lavoro: PON da 140 milioni

Presentato in Europa il piano edilizia scolastica del Miur

Caselle di posta elettronica dei Dirigenti e Dsga

Questionario scuola: proroga

Documento del 15 maggio: le regole per la privacy


Settimanale di informazione scolastica.
© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diLe otto deleghedella Buona Scuola
< Trascina

Le otto deleghe della “buona scuola-bis”

Giancarlo CERINI

Uno sguardo più lungo

Era prevedibile che gli otto decreti legislativi sulla scuola, approvati dal Consiglio dei Ministri nella seduta del 7 aprile nella loro versione definitiva, riproducessero i contrasti già vissuti al tempo dell’approvazione della legge-madre (la n. 107 del 13-7-2015) e, ancora più indietro, al momento del varo del progetto-manifesto sulla “Buona Scuola” (4-9-2014). Detrattori e “laudatores” si contendono le pagine dei social e delle rassegne-stampa, mentre la scuola si interroga sulla reale portata delle novità legislative, di cui al momento non sono disponibili i testi formali, ma solo schede informative ufficiali, comunque sufficientemente precise: http://www.istruzione.it/allegati/2017/La_Buona_Scuola_Approfondimenti.pdf.

Poiché i decreti hanno una loro tecnicalità (anzi sono così dettagliati da assumere le sembianze di Regolamenti piuttosto che di leggi essenziali), converrà farne – a bocce ferme – un’analisi più serena e puntuale. Sarà importante cogliere la qualità delle innovazioni introdotte ma soprattutto la “sostenibilità” operativa, cioè l’effettiva capacità di apportare concreti miglioramenti nella vita della scuola, nei tempi giusti e con le risorse adeguate. Per le grandi opere, come si sa, c’è sempre un problema di impatto ambientale.

Corsi e ricorsi storici

Infatti conviene ricordare che i processi di riforma della scuola sono processi lunghi e a volte imprevedibili. Le leggi “buone” si ricordano dopo 50 anni, quelle troppo fragili durano “l’espace d’un matin”. Che dire ad esempio della legge 820 del 1971 che riportava solo due striminzite righe per l’avvio del tempo pieno? Eppure dopo oltre quarant’anni continua a suscitare passioni in molti docenti. E chi ricorda – dopo appena dieci anni – i minuziosi decreti legislativi sui piani personalizzati con gli acronimi firmati dal prof. Bertagna (PECUP, OSA, UDA, OF)? Solo dieci anni fa. Mentre gli Orientamenti educativi per la scuola dell'infanzia (un semplice DM del 1991) sono ancora nella top ten dei curricoli…

Tra pochi mesi dovremo celebrare i 50 anni della legge 440 del 1968, che ha consentito di diffondere la scuola pubblica dell’infanzia al 95% della popolazione infantile (con lo Stato azionista di maggioranza con il 60% delle sezioni funzionanti), quando già all’orizzonte si appalesa il decreto “zerosei” con analoghe ambizioni, questa volta rivolte al segmento 0-3 anni, in cui il nostro Paese esibisce un ritardo non sopportabile (poco più del 15% del servizio garantito). Ecco, lavorando bene, facendo politiche giuste, si possono raggiungere grandi traguardi (il decreto punta al 33% di copertura del servizio). Dunque non bastano le leggi: per realizzare gli asili-nido fu varata la legge 1044 nel 1971, che poi è stata attuata in mille modi diversi, spesso asfittici (con regioni che offrono il 35% del servizio ed altre solo il 7%).

Così, quando si parla di valutazione ci si può idealmente ricollegare al 1977, l’anno della legge 517, che da un lato favoriva l’integrazione nella scuola di tutti e dall’altra aboliva il voto nella valutazione del primo ciclo. Come si vede, il dibattito di oggi (voto sì/voto no) era già presente tanti anni fa, forse allora con maggiore coraggio. Ma Don Milani era morto da soli 10 anni, invece tra qualche mese celebreremo i 50 anni della sua scomparsa.

L’attuazione dei provvedimenti: i tempi lunghi delle riforme

Dunque, al di là delle leggi, sono forse più decisive le policies (cioè quell’insieme di decisioni, provvedimenti, risorse, alleanze, visioni), che consentono di accompagnare processi di lunga durata e di sostenere l’impegno quotidiano di chi fa funzionare la scuola. Dunque c’è un problema di tempi. Molti provvedimenti hanno scadenze-obiettivo dilatate nel tempo: la nuova maturità decorre dal 2019; la formazione iniziale dei docenti partirà nel 2019 (quindi potrebbe produrre i primi effetti solo nel 2022); il nuovo ordinamento dei professionali vedrà la luce nel 2018-19 a partire dalle classi prime; per lo “zerosei” servono i tempi tecnici per gli indispensabili Accordi in sede di Conferenza Stato-Regioni-Autonomie locali (per il Piano nazionale e il Piano finanziario), e così via. Questa tempistica in sé non è negativa, perché – quantomeno – ci sarà il tempo per studiare i cambiamenti, prepararsi ad essi, formarsi, reperire e mettere in moto le indispensabili risorse. Ogni buona riforma richiede un accompagnamento lungo, attività di formazione, azioni di supporto (la “mitica” riforma delle elementari ebbe il suo incubatoio nel 1981 e fu varata, con i nuovi programmi già applicati, solo nel 1990). Ci sarà dunque il tempo per fare le necessarie verifiche e apportare eventuali correttivi, nelle forme appropriate. Non dimentichiamo che c’è una “nona” delega in sospeso, quella del Testo Unico da riformare che potrebbe “riallineare” molte questioni oggi incerte. C’è però da ri-legittimare questa delega con una nuova legge di riferimento che ne espliciti i criteri guida, essendo scaduti i 18 mesi concessi dal comma 181 della legge 107/2015.

Cosa c’è ancora da fare

La fonte primaria (la legge 107/2015) ha già introdotto molte novità nei suoi 212 commi, alcune con effetti operativi a scadenze prefissate: si pensi alle migliaia di immissioni in ruolo dalle graduatorie permanenti, alla mobilità straordinaria del personale, alla definizione dell’organico di potenziamento, ai piani di sviluppo dell’edilizia e del digitale, alla CARD per la formazione dei docenti, alla definizione del PTOF. In altri casi l’avvio è stato sperimentale, come per il “bonus” per il merito, oppure – oggetto di forti conflittualità – come la “chiamata diretta” dei docenti. Infine, alcune innovazioni sono in fase di avvio e comunque da completare, come nel caso della “formazione obbligatoria, permanente, strutturale” dei docenti, per la quale è stato predisposto un apposito Piano triennale (DM 767/2016). La scacchiera della scuola è in movimento ed ora si aggiungono gli otto decreti legislativi, ma molti di essi richiedono la messa a punto di ulteriori passaggi amministrativi (decreti, direttive, linee guida, piani di sviluppo), per renderli effettivamente operativi. Ogni decreto prevede anche le coperture finanziarie necessarie per dare attuazione ai provvedimenti. Queste appaiono consistenti nel provvedimento relativo allo “zerosei” che implica stanziamenti a favore dei Comuni per diffondere e qualificare nidi e scuole dell’infanzia, così pure per il rinnovamento dell’istruzione professionale (con una prevedibile espansione di posti di insegnamento tecnico-pratico per le ore di laboratorio).

I decreti legislativi in estrema sintesi

  1. Reclutamento e formazione iniziale

Si prevede un percorso triennale post-lauream magistrale, che intreccia momenti di formazione e di pratica didattica e a cui si accede per concorso (previo possesso di crediti formativi). Una sfida per scuola e università, con rapporti da ridefinire. Sono previste norme transitorie per agevolare i docenti inseriti nelle graduatorie di fascia II e III, in possesso di particolari requisiti.

  1. Valutazione, certificazione competenze, esami

Nel primo ciclo c’è maggiore attenzione alle competenze (con una apposita certificazione), mentre la valutazione degli apprendimenti conferma i voti in decimi, ancorati però alla descrizione di livelli. La bocciatura viene limitata a casi eccezionali e sono previsti interventi compensativi. Alleggerimento degli esami di stato, con l’uscita delle prove Invalsi che, svolgendosi durante l’anno (con l’aggiunta della lingua inglese), assumono un carattere informativo. Se ne darà informazione ai genitori. L’esame di Stato nelle scuole superiori “perde” la terza prova pluridisciplinare ed il percorso scolastico avrà un maggiore peso.

  1. Inclusione scolastica

La certificazione sarà corredata da un profilo di funzionamento, sulla base dell’ICF, per rafforzare il Piano educativo individualizzato. L’assegnazione del sostegno vedrà la responsabilizzazione della scuola (attraverso una progettazione integrata degli interventi), dei gruppi di lavoro territoriali e dell’USR, mentre si prevede un rafforzamento dei percorsi formativi, iniziali ed in servizio, per i docenti (per cui si conferma la permanenza quinquennale sul sostegno). Una particolare attenzione è rivolta al personale ATA ed al coinvolgimento delle famiglie.

  1. Sistema integrato “zerosei”

I servizi educativi (0-3 anni) escono da una dimensione socio-assistenziale e accentuano la dimensione educativa, anche attraverso un maggior raccordo con le scuole dell’infanzia (3-6 anni). Si intende ampliare la quota di copertura dei nidi (fino al 33%) e generalizzare e qualificare la scuola dell’infanzia. Le strutture dovranno essere effettivamente accessibili a costi contenuti. Interventi riguardano la formazione del personale ed il coordinamento, la sperimentazione di poli infanzia (0-6), la stabilizzazione delle sezioni primavera (bambini dai 24 ai 36 mesi), il superamento dell’anticipo. Viene adottato un Piano pluriennale di sviluppo, con relative coperture finanziarie.

  1. Scuole italiane all’estero

Il provvedimento riordina il sistema delle scuole all’estero, estendendo le innovazioni previste dalla legge 107/2015, rafforzando la collaborazione tra MIUR e Ministero Esteri, aprendosi a più ampie sinergie tra le varie istituzioni culturali e linguistiche che devono promuovere la presenza e la “formazione italiana nel mondo”.

  1. Diritto allo studio

Oltre alla conferma e alla razionalizzazione delle attuali provvidenze sono previsti vari tipi di interventi: esoneri dalle tasse scolastiche per condizioni di basso reddito, attivazione di borse di studio, strumenti didattici per alunni con disabilità, fondi per il comodato dei libri di testo, interventi per alunni in ospedale. Incentivata l’adozione della carta dello studente per agevolazioni, cui può essere associato un “borsellino elettronico”.

  1. Istruzione professionale

Si intende rafforzare l’identità degli istituti professionali, con una migliore articolazione degli indirizzi, il potenziamento della dimensione laboratoriale e professionalizzante, la distinzione/integrazione rispetto ai percorsi della istruzione e formazione professionale di competenza delle regioni. Attenzione personalizzata agli studenti attraverso l’adozione di un progetto formativo individuale e la figura del tutor.

  1. Cultura umanistica

Il provvedimento intende incentivare la formazione artistica lungo tutto il curricolo scolastico, attraverso il potenziamento della musica, delle arti visive e dello spettacolo, anche nelle sue forme innovative. Molte delle scelte sono riservate all’autonomia della scuola (poli formativi, reti, percorsi curricolari ed extracurricolari), anche attraverso risorse dedicate (ad esempio una quota dell’organico potenziato). Incentivata la collaborazione con il Ministero dei Beni Culturali e con i Conservatori.

Sarà vera riforma?

Anche da questa rapida esposizione si coglie la varietà delle situazioni che vengono prefigurate dagli otto decreti legislativi approvati dal Governo. La legislazione scolastica si arricchisce di nuove norme, alcune di più ampio respiro e di prospettiva (come per il nuovo modo di formare i docenti), altre più vicine al restyling e alla razionalizzazione dell’esistente (come per l’integrazione dei disabili), altre con una loro forza evocativa (come per lo zerosei), altre senza cambiamenti radicali nella situazione attuale (come nell’istruzione professionale e nelle scuole all’estero), altre con moderati cambiamenti nell’ordinamento (come per la valutazione e per la cultura umanistica). Tutte, però, con la preannunciata dichiarazione di mettere a disposizione degli operatori scolastici qualche opportunità in più per il miglioramento (es. la disabilità), risorse aggiuntive per arricchire l’offerta nei settori tradizionalmente più deboli (l’infanzia, l’istruzione professionale, il diritto allo studio, l’arte), suggestioni per stimolare la formazione e la ricerca (potrebbe essere il caso della valutazione).

I decreti alla prova della scuola

Sono innovazioni che vanno dunque messe alla prova, che vanno raccordate con il disegno iniziale della “buona scuola” (essa stessa di non facile definizione: un mix di maggiore autonomia, di flessibilità, di recupero di efficienza, di decisionismo), ma anche con lo stato d’animo prevalente nelle scuole: di sfiducia verso le grandi (o piccole) riforme, di stanchezza professionale, di marginalità percepita. Esistono oggettive difficoltà nell’educazione pubblica (nuovi stili di vita, nuove forme culturali, perdita di “futuro”) e non siamo di fronte solo ad una crisi di stagione. I legislatori sono consapevoli di questo diverso scenario? Occorre ripartire dalla ricerca di un nuovo senso da attribuire all’istruzione nel XXI secolo, ma nello stesso tempo non dismettere l’arte della manutenzione. Forse questo è lo spazio che i decreti – con umiltà – dovranno occupare, sapendo anche che c’è una scuola quotidiana che ha bisogno di rammendo quotidiano (la metafora di Renzo Piano non è di poco valore). Ci riferiamo alla semplificazione delle procedure burocratiche, alla copertura dei posti vacanti (in particolare dei dirigenti), al ripristino di funzionalità negli apparati amministrativi (le segreterie e non solo), al riconoscimento del valore e del lavoro di chi dedica il proprio impegno al buon andamento dell'istruzione pubblica. Tutto si tiene (leggi e decreti chiari, contratti di lavoro coraggiosi, azione amministrativa tempestiva, qualità e sicurezza delle strutture edilizie, dotazioni tecnologiche). Non sono possibili scorciatoie.  

Giancarlo Cerini

Il bando PON per la cittadinanza e creatività digitale

Roberto BALDASCINO

Per vivere meglio in un mondo digitale

Con l’uscita del terzo dei dieci bandi PON previsti dal piano MIUR per una scuola più “aperta, inclusiva e innovativa”, in cui in totale saranno stanziati 840 milioni di euro, si inizia l’azione inerente il digitale.

Il piano si concentra essenzialmente nei due aspetti più salienti dell’uso delle tecnologie:
1. lo sviluppo delle competenze di cittadinanza digitale;
2. lo sviluppo del pensiero logico e computazionale e della creatività digitale.

Essi rappresentano i due elementi tematici da cui le scuole deriveranno i loro progetti di ampliamento didattico “digitale” da offrire agli studenti. Pur nella loro apparente diversità, le due tematiche non sono “disconnesse”, ma rappresentano le facce della stessa medaglia: saper crescere, vivere e prosperare in un mondo digitale in maniera attiva, creativa e soprattutto consapevole e responsabile. La società è in continua transizione, e la tecnologia risulta esserne il volano. In tale mutevole fluidità l’unica costante sembra essere paradossalmente proprio il cambiamento. Esercitare una cittadinanza attiva digitale significa diventare un protagonista di tali mutazioni.

Presentazione dei progetti

I progetti possono essere presentati dalle scuole primarie e secondarie di I e II grado. Essi dovranno essere caricati entro il 5 maggio 2017. Le istruzioni su dove e come effettuare il caricamento sono illustrate nel manuale operativo (prot. 3532_17_all.1 - Manuale operativo) che può essere scaricato nel portale dedicato (http://www.istruzione.it/pon/avviso_cittadinanza-creativita.html). All’interno del sito sono presenti altre documentazioni esplicative sui contenuti delle due aree tematiche, da cui le scuole svilupperanno i moduli progettuali.  Tramite procedura Sidi il DS e/o il DSGA possono inserire l’anagrafica della scuola partecipante e abilitare i collaboratori che potranno poi caricare il progetto. In caso di finanziamento, il massimale previsto per ogni scuola è di 25.000 euro. Con tale cifra si possono ottenere fino a 140 ore aggiuntive all'anno di formazione digitale per gli studenti.

Caratteristiche del progetto

La scuola deve elaborare un progetto che consiste in una serie di moduli didattici (minimo due moduli) rivolti agli studenti. Tali moduli sono integranti il Piano dell’Offerta Formativa. Le proposte devono riguardare i due ambiti dell’azione: il “pensiero computazionale e creatività digitale” e la “cittadinanza digitale”. Ogni modulo deve avere una durata minima di 30 ore, con almeno 20 studenti frequentanti. Nel caso in cui i finanziamenti siano riconosciuti, le attività didattiche dei moduli dovranno essere tenute in orario extracurricolare, anche durante il periodo estivo. Le attività didattiche potranno avere una durata biennale, fino al termine dell’anno scolastico 2018-2019. Le figure professionali obbligatorie che dovranno tenere le attività didattiche sono l’esperto e il tutor d’aula.  Se in corso di svolgimento di un particolare modulo i frequentanti diminuiscono fino a scendere sotto le 20 unità, i fondi da destinare all’area di gestione-segreteria verranno defalcati in proporzione.

Com’è spiegato nella documentazione (prot. 2669 all.03), “I moduli rappresentano l’unità minima di progettazione e sono contraddistinti da una specifica configurazione in termini di ambito disciplinare/tematico, durata e figure professionali coinvolte (alcune obbligatorie – Esperto e Tutor – e altre facoltative). Si sottolinea che “È possibile richiedere uno o più moduli della stessa tipologia per un maggior rafforzamento delle competenze oppure per ampliare la platea dei possibili beneficiari dei percorsi formativi”.

Nella piattaforma reperibile al seguente link http://schoolkit.istruzione.it/, sono presentati esempi pratici “delle attività e strategie didattiche” che le scuole potranno utilmente consultare.  

Macro-area 1: lo sviluppo delle competenze di “cittadinanza digitale

Nella documentazione (prot. 2669_17_all. 02 - Cittadinanza digitale.pdf) riferita al macro-tema “cittadinanza digitale”, sono indicati numerosi contenuti esplicativi da cui le scuole possono trarre ispirazione per sviluppare i propri moduli. Per ben comprendere le tematiche connesse a questa macro-area e alla successiva (pensiero computazione e creatività digitale), è essenziale studiarne attentamente la documentazione. A scopo semplicemente illustrativo si descrivono di seguito alcuni dei contenuti presenti:

  • Information literacy. La definizione presente in Wikipedia (derivata dal National Forum onInformation Literacy) definisce la locuzione come “la capacità di identificare, individuare, valutare, organizzare, utilizzare e comunicare le informazioni. Nel bando si specifica che “occorre sviluppare la capacità di ricercare e valutare informazioni, ad esempio riconoscendo provenienza, attendibilità, completezza e quindi qualità delle fonti”. I contenuti presenti in Internet sembrano apparentemente a disposizione di tutti per essere riutilizzati. È importante comprendere che ci sono delle normative da rispettare sul diritto d’autore, oltre ad altre licenze (ad esempio Common Creative) che solo in alcuni specifici casi garantiscono il libero riuso di tali contenuti (immagini, testi, video).
  • Rete e media. Si tratta di far acquisire un “piena consapevolezza delle implicazioni delle proprie interazioni in Rete e con i diversi media”. È necessario far “comprendere i meccanismi di produzione e circolazione delle informazioni in senso lato, per analizzare analogie e differenze rispetto all’uso di canoni tipici delle comunicazioni verbali in presenza, o in ogni caso veicolate in contesti offline”.
  • L’educazione ad un uso positivo e consapevole dei media. Si tratta in primo luogo di far comprendere i cinque concetti riguardanti la sfera privata in generale, l’identità, la privacy, la reputazione online e la socialità in rete. Si tratta di sviluppare “un’idea di Rete come bene comune digitale, spazio reale di collaborazione e condivisione, ma all’interno del quale si negoziano inevitabilmente tutte le dinamiche umane”.
  • Cyberbullismo e disagio online. Far comprendere gli effetti nefasti presenti nei “meccanismi di bullismo”, oltre alle tante “forme di incitamento all’odio” trasmesse online, che determinano conseguenze devastanti per le vittime e gravi responsabilità giuridiche penalmente rilevanti per i persecutori.
  • Uso creativo della Rete. In particolare “si tratta di sviluppare e di educare all’uso dei nuovi linguaggi del digitale”, con particolare riferimento “alle potenzialità del making, della robotica e dell’Internet delle cose”.
  • I dati (produzione, archiviazione, raccolta, ordinamento ed elaborazione). Che i dati nella nostra società abbiano una importanza vitale è una realtà; per le aziende saperli interpretare correttamente e proattivamente significa avere un vantaggio competitivo sugli altri; per i cittadini, invece, significa esercitare una forma di controllo sulla cosa pubblica indispensabile per il suo corretto ed equo funzionamento: “[…] è fondamentale sviluppare una consapevolezza, da una parte, del ruolo dei big data come paradigma del nostro tempo e, dall’altra, dall’importanza di valorizzare il patrimonio informativo pubblico, anche tramite gli open data”.
  • Pari opportunità nelle esperienze didattiche collegate alle tecnologie e in generale alle STEM. Dato che si registra una certa disparità del genere a livello di scelta lavorativa che riguarda le discipline definite nei paesi anglofoni con l’acronimo STEM (Science, Technology, Engineering e Mathematics), “[…] i percorsi formativi devono consapevolmente operare in modo da coinvolgere e motivare le studentesse parimenti che gli studenti”.

Macro-area 2: lo sviluppo del pensiero logico e computazionale e della creatività digitale 

La macro area “pensiero computazionale e creatività digitale” (presente nella documentazione prot. 2669_17_all. 01 - Pensiero computazionale e creatività digitale.pdf) è orientata a promuovere “lo sviluppo di molteplici competenze utili ad affrontare la complessità del mondo attuale e le sfide di una società che cambia rapidamente, contribuendo a far sì che tutti coltivino e sviluppino le loro capacità di comprendere, interpretare, criticare, creare”. È importante specificare che per sviluppare tali progetti non si tratta solo ed esclusivamente di insegnare la programmazione, anche se quest’ultima indubbiamente costituisce la parte fondamentale. Per sviluppare il pensiero computazionale, soprattutto negli studenti più piccoli, si possono utilizzare approcci anche di tipo ludico, che non prevedono alcun computer, ma un insieme di regole-comportamenti, scelte razionali, che costituiscono di fatto un algoritmo. Esso, se correttamente eseguito dagli studenti, permetterà di risolvere positivamente il gioco.

I percorsi però più interessanti da sviluppare per le scuole, e che stimolano competenze trasversali, riguardano essenzialmente le seguenti quattro aree:

  • La robotica educativa. Già molte scuole hanno sperimentato l’introduzione della robotica nella didattica. Gli utilizzi sono stati i più diversi, dai mattoncini programmabili lego Mindstorms (https://www.lego.com/it-it/mindstorms), a Nao, un umanoide robot sociale programmabile (https://www.ald.softbankrobotics.com/en), da mbot, una piccola macchina programmabile (http://www.makeblock.com/product/mbot-robot-kit), all’ape robot Bee-bot (http://www.campustore.it/bee-bot).
  • La programmazione. Le possibilità sono davvero infinite. Nel bando si fa un particolare riferimento allo sviluppo di APP, di serious game, all’utilizzo dei principali CMS (es. Joomla) e ai linguaggi del web (html, javascript, css).
  • Il making. Consiste nel creare oggetti tecnologici in grado di interagire con l’ambiente, con altri oggetti e con le persone, assemblando e programmando componenti elettroniche e sensori. Di solito si utilizzano come base di partenza delle schede elettroniche pre-assemblate come Arduino (https://store.arduino.cc/), Littlebits (http://littlebits.cc/), Intoino (http://www.intoino.com/) o il minicomputer Rabsperry (https://www.raspberrypi.org/).
  • L’Internet delle Cose. Molto probabilmente per molti è l’aspetto tecnologico meno conosciuto. Non tutti sanno che già da molti anni gli oggetti che comunicano in Rete hanno superato di gran lunga gli esseri umani. Tali oggetti interagiscono tra loro e con gli uomini grazie a particolari Smart Tag Esistono varie famiglie di tag, ognuna delle quali presenta diverse caratteristiche e funzionalità. Una delle tipologie più diffuse è denominata RFID (RadioFrequency IDentification).

Metodologie innovative

Le attività didattiche modulari non devono avere come riferimento un particolare gruppo-classe, ma devono interessare gruppi trasversali di studenti in base agli interessi che manifestano. È importante utilizzare una didattica attiva e laboratoriale. Gli studenti stessi devono diventare i protagonisti. Le metodologie da usare possono essere il cooperative learning e/o il peer teaching. È importante prevedere anche percorsi personalizzati in grado di soddisfare “su misura” particolari bisogni formativi dei singoli studenti.

I moduli devono puntare alla realizzazione di progetti che risolvono problemi e/o questioni del mondo reale. Il risultato finale ottenuto deve essere tangibile, nella forma di un artefatto digitale o di un prodotto concreto. Nel bando vengono indicati i seguenti esempi: “[…] un blog, una radio web, un podcast, video log, o dei canali per lo streaming, una campagna virale, un percorso di collaborazione online o, in genere, una creazione digitale”.

Roberto Baldascino

Alternanza scuola-lavoro: PON da 140 milioni

Garantire agli studenti un numero sempre maggiore di opportunità e la partecipazione a percorsi di qualità: questo l’obiettivo del bando PON che stanziati 140 milioni di euro per potenziare l'alternanza scuola-lavoro. Presentazione progetti entro il 20 giugno.

L'ottavo bando pubblicato dal Miur nell'ambito del Piano in 10 azioni per una scuola più aperta, inclusiva, innovativa, promuove la nascita di progetti innovativi che valorizzino l'esperienza degli studenti e il collegamento con il territorio.

Sono previste tre tipologie di intervento:

  • progetti di alternanza in reti di piccole e piccolissime strutture ospitanti, per favorire il coinvolgimento anche delle piccole realtà per valorizzare un patrimonio unico del nostro Paese;
  • progetti di alternanza in filiera, per permettere ai ragazzi di acquisire maggiore consapevolezza sulla struttura e il funzionamento di un settore di attività e, quindi, anche delle opportunità che il territorio offre;
  • percorsi di alternanza in mobilità, regionale ed internazionale, per far maturare negli studenti non solo competenze e conoscenze indispensabili per la loro crescita ma anche la flessibilità e la capacità di confrontarsi con realtà diverse necessarie in un mondo sempre più globale.

Nel caso delle scuole secondarie di II grado saranno finanziabili progetti destinati a gruppi di massimo 15 fra studentesse e studenti. Si potranno organizzare più moduli di attività. Per gli ITS è prevista la realizzazione di tirocini/stage aziendali in ambito interregionale o all'estero. Nell'ottica di una sempre maggiore qualificazione dei percorsi, i finanziamenti previsti serviranno a sostenere i costi relativi alle figure professionali coinvolte nella formazione (tutor aziendali e scolastici) e per le attività di gestione.

Le attività saranno realizzate nell'anno scolastico 2017/2018. I progetti si potranno presentare dalle ore 10.00 del 26 aprile 2017 alle ore 15.00 del 20 giugno 2017.


articolo originale


Presentato in Europa il piano edilizia scolastica del Miur

Il 6 aprile scorso una delegazione di Palazzo Chigi e del Miur ha presentato presso la sede della Banca Europea per gli Investimenti, a Lussemburgo, il piano del Governo italiano per la riqualificazione dell'edilizia scolastica: sette miliardi di euro per gli interventi, e strumenti innovativi di monitoraggio e mappatura.

Il Piano si contraddistingue per due aspetti:

  • le risorse: l'esecutivo ha messo in campo sette miliardi e di questi ben 1,3 costituiscono il "Piano Bei";
  • il monitoraggio, che il Miur e la Struttura di Missione della Presidenza del Consiglio dei Ministri per la riqualificazione dell'edilizia scolastica hanno attuato in un'ottica di trasparenza per gli Enti locali e i cittadini, e approfondito con tutti i parametri europei.

Il piano ha già permesso di finanziare in tutta Italia dal 2014 oltre 10.000 interventi, di cui circa 5.000 risultano già conclusi. A questi si aggiungono le oltre 3.000 indagini diagnostiche sui solai. Coinvolte nel "Piano BEI" le operazioni #scuolenuove, #scuolesicure  e il cosiddetto "Decreto Mutui": da sole hanno permesso di attivare oltre 4.000 cantieri.

Tramite i nuovi sistemi informativi online, il costante monitoraggio del Miur permette l'erogazione delle risorse a stato di avanzamento dei lavori, garantendo l'efficacia e spesso una maggiore rapidità degli stessi interventi. Anche i ribassi d'asta sono recuperati e permettono lo scorrimento delle graduatorie.

La mappatura dei cantieri confluisce nella piattaforma online Webgis (www.cantieriscuole.it), che punta a mettere nero su bianco il lavoro del Governo sull'edilizia scolastica, condiviso con Regioni e Ministeri, e che coinvolge in cooperazione applicativa anche l'Anagrafe per l'Edilizia Scolastica.


articolo originale


Utilizza con noi la tua Carta del docente

La nuova piattaforma “Carta del docente”, predisposta dal Miur, permette agli insegnanti di spendere l'importo annuale di 500 euro generando buoni di spesa elettronici, che possono essere utilizzati, fra l’altro, per prodotti e servizi erogati da enti accreditati Miur.

Tecnodid editrice è Ente di formazione accreditato presso il Ministero dell’Istruzione (D.M. 26/07/2007, conforme ai requisiti previsti dalla Direttiva 170/2016) e regolarmente registrato sulla nuova piattaforma. Scopri cosa puoi acquistare con la tua Carta:

Come spendere con noi la tua Carta del docente:

  • collegati alla piattaforma cartadeldocente.istruzione.it;
  • effettua l’accesso con le credenziali SPID;
  • vai alla pagina "crea buono" accessibile dal menu;
  • scegli se acquistare di persona o online presso Tecnodid;
  • scegli il prodotto/servizio che desideri acquistare;
  • inserisci l'importo del buono corrispondente al prezzo del prodotto/servizio che vuoi acquistare;
  • il buono creato sarà accompagnato da un codice identificativo che potrai salvare sul tuo dispositivo o stampare per utilizzarlo online o presentarlo a noi per ottenere il prodotto/servizio desiderato.

La scuola italiana più inclusiva delle altre, ma solo sino a 16 anni

Angelo PRONTERA

L’ultima indagine OCSE premia l’Italia

È del 28 marzo scorso la pubblicazione dell’indagine OCSE (“Le disparità socio-economiche nell'ambito delle competenze aumentano tra età adolescenziale e giovani adulti?”[1]) che ha riconosciuto al sistema scolastico italiano una maggiore inclusività e una maggiore capacità di ridurre le differenze socio-economiche tra gli studenti rispetto ad altri Paesi. Almeno sino alla fine del primo biennio delle scuole del secondo ciclo.

Dopo, il gap tra famiglie abbienti con almeno un genitore laureato e famiglie meno abbienti con genitori con un basso livello d’istruzione, tende ad aumentare di più rispetto agli altri Paesi europei. Il sistema scolastico, quindi, non riesce più a colmare lo svantaggio sociale delle famiglie, con conseguenti fenomeni di insuccesso, ritardi, dispersione, drop-out, early school leavers ed evasione scolastica, che vanno ad infoltire la schiera dei NEET, i giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni senza un lavoro, né studio, né formazione.

E proprio in questa direzione sembrano andare le dieci azioni PON messe a bando, in queste settimane, così come sottolineato dal ministro Valeria Fedeli.

La disparità “socio-economica” negli apprendimenti

La recente indagine OCSE, quindi, vuole mettere in risalto proprio il divario tra studenti avvantaggiati, con almeno un genitore laureato e almeno 100 libri in casa, e studenti svantaggiati, con genitori con un basso livello d’istruzione e con meno libri a disposizione, attraverso un indice di sperequazione che vede l’Italia sotto il livello medio OCSE. Questa volta, però, i paesi sono classificati in ordine discendente del gap.

Secondo lo studio OCSE, un gap standardizzato minore di 0,3 è considerato piccolo, un divario standardizzato tra 0,3 e 0,5 è di medie dimensioni, e un gap standardizzato superiore a 0,5 è grande.

In altri termini: la scuola italiana, con un indice di 0,45 (inferiore all’average OCSE di 0,48), è più inclusiva di quella australiana, tedesca, spagnola, polacca, canadese, danese, turca, ceca, belga e statunitense.

Meglio dell’Italia, con minori sperequazione tra quindicenni provenienti da ambienti socio-economici differenti, Austria, Francia, Irlanda, Finlandia, Corea, Grecia, Svezia, Nuova Zelanda e Norvegia.

 

Disparità nell’alfabetizzazione tra individui con e senza genitori con formazione universitaria all’età di 15 anni (PISA) e 26/28 anni (PIAAC).

Il quadro di riferimento: PISA e PIAAC a confronto

Attualmente non ci sono dati evinti da studi longitudinali condotti dal PISA sugli studenti nel tempo, e per poter cogliere come le disparità socio-economiche influiscano sul conseguimento dei risultati nel passaggio dall’adolescenza all’età adulta è possibile comparare le disparità socio-economiche osservate dall’OECD nel sondaggio sulle abilità degli adulti (PIAAC) con le disparità osservate 12 anni prima dal PISA.

La recente indagine Ocse, pertanto, è stata realizzata confrontando i risultati delle indagini PISA[2] del 2000 sulle competenze dei quindicenni in Lettura e Matematica con i risultati del programma PIAAC[3] del 2012 per i 25-27enni, i quali ci dicono che l'Italia ha un sistema scolastico maggiormente inclusivo e più capace di ridurre le differenze sociali tra gli studenti rispetto ad altri Paesi.

PISA e PIAAC hanno due indicatori socio-economici in comune: l’istruzione dei genitori e il numero di libri che gli alunni avevano in casa all’età di 15 anni (PISA) e in seguito a 27 anni (PIAAC). La valutazione della matematica e della lettura effettuata da PISA, e quella dell’alfabetizzazione e l’abilità di calcolo in PIAAC, non sono direttamente comparabili, anche se la struttura è molto simile. Quindi, se anche non è possibile valutare la crescita delle competenze, è possibile valutare le differenze tra coloro che hanno almeno un genitore che ha effettuato gli studi universitari e coloro che non ne hanno, come anche tra coloro che all’età di 15/16 avevano più di 100 libri e quelli con meno di 100 libri.

L’istruzione dei genitori incide sul successo formativo dei figli

PISA dimostra, con un test, come la famiglia, l'istruzione e la società abbiano un ruolo importante nelle prestazioni dei quindicenni, e chi è in posizione economicamente svantaggiata ottenga, in genere, risultati inferiori, almeno nelle tre literacy oggetto dell’indagine (matematica, lettura e scienze).

Tra i 16 ed i 27 anni si verifica, così, un “effetto a ventaglio”, poiché la crescita dei successi tra gli adolescenti e i giovani adulti è più veloce tra gli individui economicamente avvantaggiati, cioè con almeno un genitore laureato e con più di 100 libri in casa.

I giovani in posizione economica di svantaggio che non hanno accesso ad ulteriori fonti culturali, pertanto, hanno meno possibilità di proseguire gli studi, sono più a rischio d’abbandono, incontrano maggiori probabilità di rimanere fuori dalla forza lavoro.

La scuola da ascensore sociale a strumento di differenziazione?

Questi risultati aiutano anche a formulare ipotesi sul perché il divario tra studenti di famiglie avvantaggiate e svantaggiate aumenta in molti paesi soprattutto dopo l’obbligo di istruzione, e perché le scuole non sono più in grado di esercitare il loro effetto di compensazione o di calmierare le disuguaglianze sociali che inevitabilmente si ripercuotono sulle disuguaglianze educative.

Dai dati esposti anche dall’OCSE sembra evidente che la scuola stia perdendo quel ruolo di ascensore e rimescolamento sociale, anzi finisca per legittimare quelle disuguaglianze di partenza, e in alcuni casi contribuisca addirittura ad aumentare quel deficit cumulativo di cui parlava Martin Deutsch.

Allora davvero la scuola “è un ospedale che cura i sani e respinge i malati, e diventa uno strumento di differenziazione sempre più irrimediabile”?

A distanza di cinquant’anni, il monito del priore di Barbiana, mai sopito, appare più che mai attuale.

Angelo Prontera

[1] Do socio-economic disparities in skills grow between the teenage years and young adulthood?

http://www.oecd-ilibrary.org/docserver/download/3c7dc862-en.pdf?expires=1491396907&id=id&accname=guest&checksum=654E81A7B38D25C2CBE888A00B3EFE59

[2] Programme for International Student Assessment: è l’indagine internazionale promossa dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) per accertare con periodicità triennale i risultati dei sistemi scolastici.

[3] Programme for the International Assessment of Adult Competencies: in Italia PIAAC è promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali che ha incaricato l’ISFOL, Istituto per lo Sviluppo della Formazione professionale dei Lavoratori, di realizzare l’indagine e gli studi a essa collegati.

L'indagine ha lo scopo di conoscere attraverso un questionario e dei test cognitivi specifici le abilità fondamentali della popolazione adulta compresa tra i 16 e i 65 anni, ovvero quelle competenze ritenute indispensabili per partecipare attivamente alla vita sociale ed economica nel 21esimo secolo.

PIAAC mira ad avere informazioni sulle competenze fondamentali degli adulti - definite dall’OCSE foundations skills - e in particolare sulla lettura (Literacy), sulle abilità logico-matematiche (Numeracy) e sulle competenze collegate alle tecnologie dell’informazione e comunicazione (ICT). Inoltre, per la prima volta in uno studio internazionale, l'indagine PIAAC fornisce indicazioni su come le persone fanno uso delle competenze non solo nella loro vita personale, ma anche durante la loro attività lavorativa. 

Al primo ciclo dell'indagine PIAAC, svolto nel periodo 2011-2012, hanno partecipato 24 Paesi, di cui 17 facenti parte dell'Unione Europea, tra cui l'Italia. I risultati internazionali di PIAAC sono stati resi noti nel rapporto curato dall'OCSE e pubblicato nell'ottobre del 2013: http://www.isfol.it/piaac/che-cos2019e-piaac

Il Questionario scuola: strumento di organizzazione o molestia burocratica?

Franca DA RE

Caccia ai dati…

Entro il 20 aprile p.v. le Istituzioni Scolastiche sono invitate a compilare il Questionario scuola, in vista della riapertura e della riformulazione del Rapporto di Autovalutazione (nota MIUR 21.03.2017, prot. n. 3111 e nota MIUR 05.04.2017, prot. n. 3678).

Il primo Questionario scuola è stato compilato nella primavera del 2015, ed è servito a popolare una parte dei dati della Piattaforma Operativa su cui poggia il Rapporto di Autovalutazione.

A supporto del processo di autovalutazione delle scuole, MIUR e INVALSI hanno messo a disposizione, oltre agli Indicatori, alle domande guida, alle rubriche, una grande quantità di dati statistici, attraverso i quali le scuole possono confrontarsi con le scuole simili collocate in provincia, in regione, in Italia. Molti dei dati forniti alle scuole sono già in possesso del MIUR attraverso le proprie banche dati o le rilevazioni integrative, oppure vengono elaborati  da altre istituzioni, come l’ISTAT o il Ministero del Lavoro.

Vi sono altri dati, però, che solo le scuole possono fornire, e molti riguardano proprio le pratiche didattiche, le modalità con cui si supportano gli alunni in difficoltà o si valorizzano le eccellenze, la qualità degli ambienti di apprendimento, i curricoli, gli strumenti per la verifica e la valutazione degli apprendimenti, le pratiche in uso per la continuità, l’orientamento, l’inclusione e così via.

La cultura del dato

È noto a chiunque abbia già compilato il RAV quanti dati di confronto la piattaforma mette a disposizione. Già al primo appuntamento di revisione, nell’estate 2016, le scuole avevano a disposizione una serie di dati di due anni, il 2013/14 e il 2014/15. Quest’anno la serie sarà triennale, consentendo già delle osservazioni di trend. Non è possibile, infatti, stimare alcun andamento nel tempo di un fenomeno, se non si dispone di almeno una serie triennale di dati su cui ipotizzare delle linee di tendenza.

Contribuire a popolare la piattaforma, attraverso la compilazione puntuale e accorta del Questionario scuola, significa poter disporre di informazioni di ritorno, su cui prevedere azioni per il proprio miglioramento.

Un processo riflessivo

Già la raccolta dei dati per la compilazione, comunque, rappresenta un’occasione di riflessione sui processi interni, sulle informazioni di cui si dispone, su quelle presenti ma non organizzate, su quelle mancanti.

Una buona cultura del dato è un primo passo fondamentale per la costruzione di un sistema di pianificazione, realizzazione, monitoraggio e riprogettazione dei processi e delle azioni all’interno dell’organizzazione. I dati aiutano a delimitare i fenomeni e ad elaborare ipotesi. Il Questionario scuola, attraverso le domande, aiuta le scuole a riflettere sui dati, ma anche sui processi e sulle azioni.

In particolare, proprio le domande relative ai processi didattici possono aiutare a riflettere sullo stato dell’arte del proprio operato, e a pianificare azioni di miglioramento. Possono inoltre stimolare la valorizzazione dei dati, la loro più diligente raccolta e organizzazione, al servizio di ipotesi e di azioni.

Un questionario da non sottovalutare

Siamo tutti consapevoli che il Questionario, in sé, rappresenta comunque un impegno che si aggiunge a molti altri gravosi e impellenti, che si colloca in un momento difficile dell’anno scolastico (ma ve ne sono forse di facili?), che rischia di rappresentare un’altra “molestia burocratica”. Eppure esso riveste anche significati importanti per chi voglia servirsene come occasione di riflessione, organizzazione, pianificazione.

Certamente potremmo chiedere agli amministratori delle piattaforme uno sforzo di maggiore attenzione, per esempio dando la possibilità alle scuole di stampare la versione inviata in un PDF; di ricevere un messaggio che riscontri ricevuta del corretto invio o messaggi di attenzione per prevenire gli invii intempestivi ed erronei; di recuperare il lavoro già svolto a seguito della riapertura dopo un invio erroneo. 

Nonostante gli ostacoli, riteniamo che il processo di autovalutazione sia per le scuole, e per le comunità che le vivono, un’occasione preziosa di crescita, di metacognizione organizzativa, di coesione interna. In questa prospettiva virtuosa si colloca anche il Questionario scuola.

Franca Da Re

Caselle di posta elettronica dei Dirigenti e Dsga

Al fine di migliorare il servizio, il Miur ha effettuato un intervento di potenziamento sulle caselle di posta elettronica dei Dirigenti Scolastici e dei Direttori dei servizi generali e amministrativi, ampliandone le caratteristiche tecniche.

Con nota 5 aprile 2017, prot. n. 890 il Miur comunica che è stato effettuato un intervento di potenziamento sulle caselle di posta elettronica ordinaria del tipo nome.cognome[numero]@istruzione.it in dotazione ai Dirigenti Scolastici e ai Direttori dei servizi generali e amministrativi. In particolare:

  • spazio su server aumentato a 400 MB;
  • dimensione massima dei messaggi di posta (allegati compresi) aumentato a 20 MB;
  • numero massimo di destinatari aumentato a 100 indirizzi.

L’operazione ha lasciato immutati l’indirizzo di posta, le rubriche di indirizzi, le regole di filtro eventualmente impostate, e non richiede alcun intervento di modifica delle configurazioni dei client (Microsoft Outlook, Mozilla Thunderbird, ecc..) eventualmente installati sui pc degli utenti.

Con l’occasione, la nota reca alcune indicazioni per un utilizzo corretto della posta elettronica al fine di arginare il fenomeno della diffusione di spam, virus e programmi malevoli (malware), valutando attentamente, prima di aprirli, i messaggi che pervengono sulle caselle di posta elettronica ordinaria (PEO) e certificata (PEC):

  • non aprire file “sospetti” allegati ai messaggi, o scaricabili tramite link presenti nel corpo dei messaggi;
  • non cliccare su link “sospetti”: non farsi ingannare dal nome del link ma visualizzare l’indirizzo reale del sito di destinazione passando – senza cliccare – col mouse sul link;
  • cestinare le e-mail “sospette”: ad es. scritte con errori ortografici e grammaticali, in un italiano stentato, con richiesta di inserire PIN, password e dati personali su una pagina web;
  • verificare periodicamente che tutti i pc, e in particolar modo quelli su cui è istallato il client di accesso alle caselle di posta @istruzione.it e @pec.istruzione.it, abbiano un programma antivirus istallato e con gli aggiornamenti automatici attivati.

articolo originale


Questionario scuola: proroga

Differito al 20 aprile il termine ultimo per la compilazione del Questionario scuola per la raccolta dei dati ai fini della ridefinizione del RAV. L’Invalsi ha reso disponibile anche una serie di FAQ inerenti la procedura.

Lo ha comunicato l’Invalsi con un avviso sul proprio sito internet, su richiesta del Miur di cui alla nota 5 aprile 2017 prot. n. 3678. La proroga si è resa necessaria a seguito delle sollecitazioni pervenute da delle scuole, finalizzate ad avere più tempo per la compilazione.

Ricordiamo che il Questionario Scuola va compilato a cura del Dirigente scolastico/Coordinatore, per la raccolta di dati di competenza delle istituzioni scolastiche ai fini della ridefinizione del RAV.

Il Questionario è rivolto a tutte le Scuole di I e di II ciclo, statali e paritarie del Paese. Gli Istituti Comprensivi e gli Istituti di Istruzione Superiore statali compilano un unico Questionario relativo a tutti i plessi e scuole gestite. Gli Istituti Omnicomprensivi compilano due Questionari: uno per le scuole del primo ciclo (primarie e secondarie di 1° grado) e uno per le scuole del secondo ciclo (secondarie di 2° grado). Gli Istituti Paritari che gestiscono scuole primarie, secondarie di 1° e di 2° grado compilano un Questionario per ciascun segmento di istruzione.

I dati del Questionario devono fare riferimento alla scuola intesa come intera istituzione scolastica, sommando informazioni delle varie sedi, con esclusione delle informazioni relative ai Centri Provinciali per l'istruzione degli adulti e ai plessi ospedalieri, che per le loro specificità non sarebbero confrontabili con le altre realtà scolastiche.

Per effettuare la compilazione del Questionario Scuola è necessario:

1. accedere, con le proprie credenziali, all’Area riservata presente al link: https://invalsi-areaprove.cineca.it/index.php?form=area_riservata

2. premere sul pulsante “Questionario scuola 2017” per ottenere il link e le credenziali di accesso per il Questionario Scuola.

Per qualsiasi problematica connessa al Questionario Scuola è possibile scrivere a: qscuolaSNV@invalsi.it. Per quesiti sui contenuti è possibile contattare l'Area 3 – Valutazione delle scuole: 06 94185-263, mentre per aspetti tecnici il recapito telefonico dell’Area 1 – Prove è: 06 94185-380. L’Invalsi ha reso disponibile anche una serie di FAQ.


articolo originale


Per gli aspiranti dirigenti scolastici una piattaforma completamente rinnovata

In previsione del prossimo concorso a dirigente scolastico, Tecnodid propone la Piattaforma DirCARD per la preparazione al concorso in una versione completamente rinnovata, alla luce del Regolamento e degli ultimi scenari normativi. Nello specifico, la piattaforma è stata:

- aggiornata ai sensi della legge 107/2015 e successive integrazioni;

- integrata con ulteriori contenuti formativi;

- arricchita con nuovi saggi di approfondimento;

- ampliata con servizi inediti per la prova preselettiva e per la prova scritta.

La nuova versione si sviluppa intorno a tre sezioni:

1) Simulazione prova preselettiva

2) Contenuti professionali delle prove

3) Indicazioni per la prova scritta

La prima sezione permette di esercitarsi su batterie di 50 item prese da un repository di circa 1500 item, e di valutare la propria preparazione secondo i parametri di calcolo del punteggio previsti dal Regolamento. Per ogni item viene fornita la correzione con il relativo feedback.

La seconda sezione dà accesso ad una ricca serie di contenuti, rivisti ed integrati sulla base delle più recenti disposizioni normative, con tutte le informazioni attinenti alle materie previste dal Regolamento.

La terza sezione aiuta a scrivere in maniera chiara per farsi apprezzare in sede di prova scritta. Contiene esempi di scritture e di rubriche valutative, 40 quesiti con risposte e circa 100 quesiti aperti.

A disposizione restano le batterie di item relative al concorso 2011.

La piattaforma DirCARD offre tutto quanto serve per orientare al meglio il proprio studio e affrontare con sicurezza le prove concorsuali.

www.notiziedellascuola.it/formazione

Dirigenti multitasking

Maria Teresa STANCARONE

Scene di ordinaria quotidianità

È mattina, la campanella suona, inizia un’altra settimana: alunni e studenti entrano a scuola e prende vita una ordinaria giornata scolastica…. il dirigente anche è già entrato a scuola, armato di una lunga lista di cose da fare, organizzare, programmare, tutte precisamente elencate in agenda per essere gestite nel corso della giornata. Ma quando sta per avviare la prima delle attività, dalla segreteria lo avvisano: “Preside, è scoperta la classe terza A… convochiamo, anche se non ci sono i giorni, perché la classe è difficile?”. Nel frattempo un collaboratore scolastico entra trafelato in presidenza: “I bagni al quarto piano sono allagati, che facciamo?”. Risolte (si fa per dire) le emergenze mattutine, il dirigente riprende i buoni propositi in agenda, ma dal plesso staccato arriva una telefonata: “Ci sono i genitori di Sara con lo psicologo, vogliono entrare in aula perché la professoressa di italiano ha sequestrato il telefonino alla figlia che stava copiando da internet durante il compito in classe. Vogliono che la docente chieda scusa alla ragazza per la mortificazione pubblica che ha subito, se no vanno dall’avvocato!”.

Nel frattempo sulla scrivania della presidenza si sono accumulati i materiali per assegnare la gara per la visita di istruzione, e in evidenza sul monitor del pc c’è la richiesta di firma digitale per alcuni mandati, la sezione di Amministrazione Trasparente deve essere aggiornata, l’organico deve essere digitato al SIDI… Poi qualcuno bussa alla porta: “Preside, visto che non è impegnato posso parlarle un minuto? Ho bisogno di due giorni per motivi personali, ma li ho finiti… posso prendere le ferie?”, e mentre il dirigente sceglie con quale stile di leadership affrontare la questione - con la consapevolezza che anche per quello sarà valutato - dal ministero arriva una nota che proroga una scadenza, se si è fortunati magari non proprio nella stessa giornata… 

… e la leadership educativa?

Spesso sentiamo parlare della capacità dell’uomo contemporaneo di essere multitasking, ovvero in grado di affrontare più questioni, anche molto diverse tra loro, contemporaneamente. È la nuova frontiera del vivere di oggi, dove la sovraesposizione ai canali di comunicazione, alle informazioni e alle richieste dei contesti sociali e di lavoro è veloce e incessante, e richiede un approccio plurifocale per trovare le soluzioni appropriate alle diverse questioni poste alla nostra attenzione.

Il contesto scolastico, dove coesistono diversi portatori di interesse interni ed esterni (personale scolastico, alunni, famiglie, fornitori, enti locali, uffici dell’amministrazione), e dove il fattore umano gioca il ruolo preponderante per l’efficacia del servizio offerto, richiede a chi ha il compito di dirigerlo proprio questa capacità di gestire contemporaneamente più situazioni complesse e spesso distanti tra loro. È innegabile, allora, la necessità di riflettere sul rapporto che c’è tra il profilo ed i compiti del dirigente scolastico, e su quale leadership sia maggiormente funzionale all’efficacia del servizio e, oggi più che mai, al suo miglioramento continuo.

Il dubbio che assale, e che rimane, è quanto il sovraccarico di impegni gestionali, spesso mortificati da una politica scolastica poco coerente nella sua evoluzione e condotta in maniera emergenziale, rischi di negare la funzione di leadership educativa che resta fondamentale in un sistema scolastico caratterizzato da scelte sempre più autonome e flessibili e, per questo, da orientare con responsabilità e capacità di visione strategica.

La scuola che vorrei…

Non si tratta di decidere se il dirigente sia più leader o più manager, con la pretesa di far corrispondere a questa scelta addirittura un possibile schieramento ideologico, capace di avanzare differenti rivendicazioni e azzardare riconoscimenti – prima di tutto sociali –, quanto piuttosto di arrivare a fine giornata ad avere chiaro il fine del proprio lavoro. Quando la giornata lavorativa volge al termine, probabilmente la lista dei buoni propositi scritti in agenda è rimasta inevasa, ferma nelle intenzioni del buon dirigente ma accantonata per l’emergenza gestionale ed i carichi amministrativi che, a dispetto (o, addirittura, come conseguenza) della digitalizzazione e dematerializzazione, hanno sommerso il dirigente in adempimenti obbligati, sanzionabili e spesso, per questo, condotti in maniera adempitiva.

Nel frattempo gli alunni, gli studenti hanno trascorso un’altra giornata scolastica. Qualcuno ha raggiunto un successo insperato, qualcun altro sta coltivando un interesse che, magari, sarà la chiave del suo futuro, un altro ha superato un ostacolo grazie alla qualità del lavoro d’aula. Anche il dirigente dovrebbe avere il tempo di vivere quei successi, per assaporare il vero valore della scuola, attraverso le opportunità formative che con il suo lavoro aiuta a realizzare per la crescita dei sogni e delle attitudini dei bambini e dei ragazzi. Questo è il senso del lavoro di ogni giorno, al di là dello stile di leadership.

Per questo sì, sarebbe stato bello avere il tempo per organizzare e pianificare nuovi percorsi, ulteriori possibilità di crescita, a dispetto di scadenze ed obblighi. 

Maria Teresa Stancarone

Le benedizioni pasquali… libere, facoltative e fuori dall’orario di lezione

Cinzia OLIVIERI

In prossimità della Pasqua, il Consiglio di Stato è intervenuto a ribaltare la decisione del Tribunale Amministrativo Regionale per l’Emilia Romagna che aveva escluso la possibilità di concedere i locali scolastici allo scopo di praticare benedizioni.

Il fatto

Il TAR, con la sentenza 166/2016,   aveva accolto il ricorso, presentato da alcuni docenti, genitori, oltre che dal  Comitato Bolognese Scuola e Costituzione, avverso la delibera del Consiglio di Istituto (e successiva determina dirigenziale) del comprensivo n. 20 di Bologna, che aveva concesso l’apertura dei locali scolastici dei tre plessi, in orario extrascolastico e con accompagnamento autonomo, per le benedizioni pasquali richieste dai parroci dei rispettivi territori.

Il giudice amministrativo aveva affermato che il “principio costituzionale della laicità o non-confessionalità dello Stato” comporta “equidistanza e imparzialità rispetto a tutte le confessioni religiose”, pertanto la scuola non può “essere coinvolta nella celebrazione di riti religiosi che sono essi sì attinenti unicamente alla sfera individuale di ciascuno… e si rivelano quindi estranei ad un ambito pubblico che deve di per sé evitare discriminazioni”.

Il Tribunale ha ritenuto non ricorrente nel caso di specie l’ipotesi di cui all’art. 96, commi 4 e 6, del Dlgs 297/1994, che prevede la possibilità di utilizzo degli edifici scolastici in orario extrascolastico, in quanto, essendo i riti religiosi riservati appunto alla sfera individuale, non si tratterebbe di “…attività che realizzino la funzione della scuola come centro di promozione culturale, sociale e civile…”.

La benedizione non rientrerebbe neanche tra le iniziative complementari o integrative di cui al d.P.R. 567/1996, perché “le attività di culto religioso attengono alle pratiche di esercizio del credo confessionale di ciascun individuo e restano confinate nella sfera intima dei singoli”, e non sono invece destinate a “diffondere elementi di conoscenza e approfondimento circa le religioni”.

La decisione

Il Consiglio di Stato (Sezione Sesta), con la sentenza n. 1388/2017 ha riformato la precedente decisione su questi presupposti:

 

Le benedizioni non incidono sullo svolgimento della didattica e della vita scolastica ed hanno senso se celebrate a scuola

La benedizione pasquale è un rito religioso, breve e semplice, durante il quale i fedeli incontrano i ministri di culto. Per i credenti tale rituale ha anche il significato di “ricordare la presenza di Dio nei luoghi dove si vive o si lavora”.  La partecipazione di costoro è fondamentale perché “Non avrebbe senso infatti la benedizione dei soli locali… non potendo tale vicenda risolversi in una pratica di superstizione”. Dunque tale rito deve essere “celebrato in un luogo determinato”, perché altrove perderebbe il suo intrinseco significato.

Pertanto è possibile chiedere che la benedizione si svolga nelle scuole, purché fuori dall’orario scolastico ed alla presenza di chi ne è interessato, senza che tanto leda in alcun modo, proprio in quanto non tenuto a parteciparvi e non partecipandovi, “il pensiero o il sentimento, religioso o no, di chiunque altro che, pur appartenente alla medesima comunità, non condivida quel medesimo pensiero”.

 

Alle benedizioni va riconosciuto trattamento analogo a quello delle altre attività “parascolastiche” svolte fuori dall’orario di lezione

Non incidendo sulla vita scolastica, in particolare se si tiene conto della volontarietà e della facoltatività della partecipazione al rito, esso non può ricevere un trattamento diverso e/o inferiore rispetto ad altre iniziative “parascolastiche” (ad esempio di natura culturale, sportiva o ricreativa, considerate invece legittime e tollerabili) a cui va assimilato, anche perché nell’ordinamento non si rinviene alcun divieto di autorizzare lo svolgimento di attività di tipo religioso nell’edificio scolastico, fuori dell’orario di lezione in maniera  facoltativa, lasciando liberi gli studenti e le famiglie di parteciparvi. È ovvio che così non sarebbe laddove queste si svolgessero durante l’intervallo, che rientra invece ordinariamente nel tempo-scuola.

Del resto, prosegue il Consiglio di Stato, proprio in applicazione del “principio di non discriminazione, non può attribuirsi alla natura religiosa di un’attività una valenza negativa tale da renderla vietata o intollerabile unicamente perché espressione di una fede religiosa, mentre, se non avesse tale carattere, sarebbe ritenuta ammissibile e legittima”.
L’art. 20 della Costituzione riconosce espressamente che “il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto di una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative […] per […] ogni forma di attività”, facendo quindi espresso divieto di trattare le manifestazioni religiose in maniera deteriore. 

 

La partecipazione al rito deve essere facoltativa e tollerante

È indiscutibile poi che la partecipazione ad un qualsiasi rito religioso, ovunque venga svolto, “non potendo non godere, solo perché tale, di minori spazi di libertà e di minore rispetto di quelli che sono riconosciuti a manifestazioni di altro genere”, non possa che essere assolutamente facoltativa ed altresì tollerante nei riguardi di chi ha fedi diverse o non aderisce ad alcun credo religioso.

 

I provvedimenti adottati sono tipici atti amministrativi che rientrano nella potestà della scuola e dei suoi organi

Il Consiglio di Stato ha ritenuto pertinente il richiamo all’art. 96 D.Lgs. 297/1994, secondo cui “gli edifici scolastici possono essere utilizzati fuori dell’orario del servizio scolastico per attività che realizzino la funzione della scuola come centro di promozione culturale, sociale e civile”, ritenendovi compresa anche quella diretta ad un culto religioso, purché, si ribadisce, si svolga fuori dell’orario scolastico, vi sia la previa delibera dell’organo competente (e cioè, ai sensi dell’art.10 D.Lgs. 297/1994, il Consiglio di Istituto, che ha competenza sia nella programmazione che nell’autorizzazione delle attività “parascolastiche”, “extrascolastiche”, o comunque “complementari”), ed infine la partecipazione sia “libera, volontaria e facoltativa”.

Anche il regolamento dell’autonomia, D.P.R. 275/1999, precisa all’art. 4, con riferimento all’autonomia didattica: “Le istituzioni scolastiche, nel rispetto della libertà di insegnamento, della libertà di scelta educativa delle famiglie e delle finalità generali del sistema […] riconoscono e valorizzano le diversità, promuovono le potenzialità di ciascuno adottando tutte le iniziative utili al raggiungimento del successo formativo”.

Il Consiglio di Stato ritiene quindi che con l’espressione “riconoscono e valorizzano le diversità” ci si intenda riferire anche a “tutte quelle iniziative che si rivolgano, piuttosto che alla generalità unitariamente intesa degli studenti, soltanto a determinati gruppi di essi, individuati per avere specifici interessi od appartenenze, per esempio di carattere etico, religioso o culturale, in un clima di reciproca comprensione, conoscenza, accettazione e rispetto, oggi tanto più decisivo in relazione al fenomeno sempre più rilevante dell’immigrazione e della conseguente necessità di integrazione”.

Insomma una regolare delibera del Consiglio di istituto di concessione dei locali per riti religiosi deve ispirarsi a principi di tolleranza e libertà, prevedere la facoltatività della partecipazione e lo svolgimento in orario rigorosamente extrascolastico.

Cinzia Olivieri

Documento del 15 maggio: le regole per la privacy

Nel documento del 15 maggio, finalizzato a orientare la commissione nella redazione delle tracce per la terza prova dell’esame di Stato, non è necessario fornire dati personali riferiti agli studenti. Il Garante per la privacy ha pubblicato una nota di chiarimento.

Com’è noto, per consentire alla commissione di esame di predisporre le tracce della terza prova degli esami di Stato II ciclo, i consigli di classe sono chiamati ad elaborare, entro il 15 maggio, un apposito documento che esplicita i contenuti, i metodi, i mezzi, gli spazi ed i tempi del percorso formativo, nonché i criteri, gli strumenti di valutazione adottati e gli obiettivi raggiunti.

Tale documento deve essere immediatamente affisso all'albo dell'istituto e consegnato in copia a ciascun candidato. Chiunque abbia interesse può estrarne copia. Tali obblighi di pubblicazione si intendono assolti con la pubblicazione sul sito internet istituzionale della scuola; i contenuti sono quindi indicizzati nelle rete.

Nella prassi, anche sulla base di specifici modelli predisposti da alcune scuole, taluni anche reperibili in rete, il documento in esame viene redatto riportando dati personali riferiti agli studenti, dall'elenco nominativo degli studenti appartenenti alle ultime classi, ad ulteriori informazioni anagrafiche o relative al rendimento scolastico.

Con nota 21 marzo 2017, prot. n. 10719 il Garante per la protezione dei dati personali ricorda che le amministrazioni pubbliche, prima di mettere a disposizione sui propri siti web istituzionali atti e documenti amministrativi contenenti dati personali, devono verificare che sia espressamente previsto l'obbligo di pubblicare anche dati personali, ovvero valutare, caso per caso, se tale diffusione sia effettivamente necessaria rispetto alle finalità sottese alla diffusione del documento.

Pertanto, in un documento finalizzato ad orientare la commissione esaminatrice nella redazione del testo della terza prova che sia il più adeguato possibile alla totalità degli studenti esaminandi, non si ha alcuna ragionevole evidenza della necessità di fornire dati personali riferiti ai singoli studenti.

È chiaro, infatti, che il senso del documento sia quello di mettere in evidenza il percorso didattico e formativo di ciascuna classe, prescindendo dalle peculiarità dei singoli elementi che la compongono. Risulta quindi priva del necessario fondamento normativo la diffusione di un documento redatto in modo tale da comprendere anche riferimenti ai singoli studenti.


articolo originale


Repertorio 2017 - XXXI edizione

Contributi di: Alessia Auriemma • Sergio Auriemma • Alberto Bottino • Antonia Carlini • Giancarlo Cerini • Dino Cristanini • Susanna Granello • Mario Guglietti • Mario Rossi • Mariella Spinosi • Rosa Stornaiuolo • Maurizio Tiriticco

Repertorio è un compatto dizionario che a cadenza annuale aggiorna e propone sintetici saggi curati da esperti di settore, che illustrano in modo aggiornato ed approfondito i principali istituti giuridico-amministrativi, contrattuali e contabili del comparto scuola e del pubblico impiego.

Si compone di voci esposte in ordine alfabetico, che illustrano i temi, enunciano le fonti normative, informano sul loro evolversi nel tempo.

È di ausilio per la formazione e l'aggiornamento professionale di dirigenti, docenti, dsga e personale amministrativo, per gli adempimenti delle segreterie scolastiche e degli uffici amministrativi.

Le trattazioni costituiscono materiale utile per lo studio dell'ordinamento scolastico e la preparazione a concorsi e prove di esame.

Schemi di domande, fac simile di atti e moduli utilizzabili con riferimento a talune tematiche affrontate possono essere prelevati on line accedendo all'area internet dedicata.

Elenco completo delle voci e modalità di acquisto (anche con Carta del docente)

© Tecnodid editrice

Coordinamento redazionale a cura di Giancarlo Cerini

Direttore responsabile Gabriella Crusco

Autorizzazione Tribunale di Napoli n. 65 del 20/12/2016

Email: info@scuola7.it

Iscrizione alla newsletter di «Scuola7»

Per ricevere la newsletter di «Scuola7» inserire la propria e-mail nella pagina di iscrizione.

Si potrà annullare l'iscrizione a questa newsletter in qualsiasi momento.

Archivio numeri precedenti «Scuola7»

Per la consultazione dei numeri precedenti di «Scuola7» visitare http://www.scuola7.it/archivio.