Scuola7 4 settembre 2017, n. 56

Scuola7

la settimana scolastica

4 settembre 2017, n. 56


In questo numero parliamo di:

Scuola, imprese, giovani, futuro (Intervista a B. Scuotto, a cura di A. Crusco)

Primi passi verso il sistema educativo da 0 a 6 anni (G. Ventura)

Facebook: leggere con attenzione le istruzioni per l’uso (P. Carrettin)

A scuola di “sostenibilità”: Agenda 2030 (A. Prontera)

Cyberbullismo: come inviare le segnalazioni

Al via gli Osservatori per l’integrazione e l’inclusione

Supplenze a.s. 2017/18: indicazioni operative

Nuove disposizioni per le visite fiscali

Finanziamenti per libri di testo a.s. 2017/18

Assunzioni a tempo indeterminato personale ATA


Settimanale di informazione scolastica.
© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diScuola, imprese, giovani, futuro...
< Trascina

Scuola, imprese, giovani, futuro

Intervista a Bruno Scuotto, Vicepresidente della Piccola Industria di Confindustria con delega a Education e Formazione. Presidente di “Fondimpresa”.

Negli ultimi mesi il nostro Paese sembra aver preso coscienza di una grande questione generazionale: scarsi incentivi all’occupazione giovanile, scarse strutture per facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro, difficoltà a reinterpretare il ruolo della formazione e della scuola, in un contesto rapidamente mutato. Facile fare recriminazioni e addossarsi delle colpe, più difficile costruire “politiche” che siano sufficientemente condivise e fattibili. Qual è il giudizio di Confindustria? È giusto dare meno ai padri (oramai ai nonni) e più ai figli? In che modo e per fare che cosa?

Dieci anni vissuti in un mercato paragonabile ad una economia di guerra ci hanno lasciato un compito difficile e necessario al tempo stesso. Non è possibile fare differenze generazionali in un’emergenza diffusa, perché al centro delle politiche attive del lavoro va posta la persona nella sua universalità. Dunque è giusta la priorità per i giovani, che vanno inseriti con successo e sostenibilità nei percorsi lavorativi, ma una pari urgenza c’è per tutti i lavoratori che senza un’adeguata formazione non hanno gli strumenti per rientrare nel circuito lavorativo, quando sono vittime di crisi aziendali profonde, o per rimanere con successo e soddisfazione personale a fornire un contributo di crescita e sviluppo nel campo in cui si applicano quotidianamente.

I dati sullo “scollamento” tra esigenze delle aziende e livelli di qualificazione forniti dalla scuola sono clamorosi. Molte associazioni imprenditoriali lamentano la carenza di quadri tecnici intermedi o di professionalità di elevata competenza. C’è però bisogno anche di manodopera di livello base. D’altra parte abbiamo le percentuali più alte d’Europa di NEET. Come mai tutto ciò? C’è un problema di mercato del lavoro? Di incontro domanda-offerta? Di autoreferenzialità della scuola? Di scelte sbagliate dei ragazzi? Di cattiva informazione?

Non c’è, a mio avviso, un problema di posizionamento dei mondi coinvolti nella questione della mancanza di incontro tra domanda ed offerta. Il buon lavoro svolto negli anni ha sicuramente abbattuto barriere di autoreferenzialità sia del comparto dell’istruzione che di quello dell’impresa, e si può dire, senza tema di smentita, che oggi si condividono obiettivi ma soprattutto linguaggi, e questo non può che far ben sperare per i risultati attesi. Attraverso questo rinnovato rapporto bisogna agire su una necessaria informazione che orienti le scelte dei ragazzi, ma soprattutto su una lenta ma continua modernizzazione dei curricoli, che possano da un lato facilitare l’occupabilità dei giovani, ma dall’altro rendere più competitivo il nostro comparto produttivo, che il più delle volte è ancorato a cognizioni e concezioni organizzative obsolete.

Da un paio d’anni è stata attivata per tutte le scuole secondarie italiane l’esperienza di alternanza scuola-lavoro. Faticosamente, con difficoltà operative, ma anche con tanti dubbi. Molti insegnanti la considerano una perdita di tempo (specie nei Licei) o un subdolo tentativo di addestrare precocemente ad un mestiere. Insomma c’è anche una questione “culturale”. Qual è l’interpretazione “autentica” per Confindustria?

La Confindustria ha spinto molto, insieme alle altre associazioni di rappresentanza, per l’adeguamento del nostro sistema duale ad altre realtà europee. L’alternanza scuola-lavoro inserita nella “Buona Scuola” è un primo passo importante, che forse andava inserito con maggior gradualità nel nostro sistema, ma che senza dubbio è un ottimo ed imprescindibile strumento di diffusione di una cultura sino a ieri troppo distante, soprattutto dall’agito degli imprenditori. Abbiamo per questo motivo immediatamente posto in priorità assoluta dei nostri programmi il tentativo di aumentare negli imprenditori la coscienza formativa e l’applicazione di percorsi condivisi con la scuola, nei dettami di quanto previsto dalla legge. Abbiamo pubblicato e recentemente aggiornato una guida pratica, un autentico vademecum, che possa affiancare i nostri colleghi in questo percorso. Agli imprenditori più scettici, e ai docenti che considerano tutto ciò una perdita di tempo, va ricordato che le 400 ore di alternanza (200 per i licei) sono ore di didattica, di una nuova didattica adeguata agli altri paesi europei, e non di lavoro. Un necessario affiancamento per far capire ai nostri giovani dinamiche, gerarchie, organizzazioni e, perché no, distanze e problematiche del mondo dell’economia diffusa, che fino a ieri restavano solo nell’immaginazione dei nostri figli, e che segnavano un impatto dirompente al loro ingresso nell’attività lavorativa.

Le imprese sono preparate ad accogliere in maniera intelligente migliaia di ragazzi delle scuole? Cosa si potrebbe fare per formare figure di supporto (tutor) sia nella scuola, sia nelle aziende? Quali incentivi e facilitazioni pubbliche sarebbe necessario mettere in campo?

Le imprese non sono pronte per dimensione, organizzazione e cultura. Fino a ieri mediamente 250.000 ragazzi ogni anno e per poche ore venivano ospitati nelle aziende in percorsi di alternanza. Oggi parliamo di 1.250.000 ragazzi per 400 ore, e la moltiplicazione tra i fattori dà un risultato in ore di presenza in azienda che spaventa, se rapportato alle dimensioni medie dell’impresa Italiana e a quanto dicevo relativamente alla cultura formativa degli imprenditori. Ciononostante esistono pratiche esemplari, che vanno anche oltre quanto previsto dalla legge nel nostro Paese. Esistono e non hanno geografia, nel senso che sono realtà importanti di percorsi sia al sud che al nord dell’Italia, e non necessariamente in zone di grandi comparti industriali. Dunque si deve partire da qui, da quei percorsi virtuosi che esistono da prima della Buona Scuola, e che devono fungere da autentici apripista per tutti gli altri. Appare ovvio che, così come è stata regolamentata, la legge è palesemente mancante sotto il profilo delle facilitazioni. Pur trattandosi di una norma che abbraccia due mondi (scuola e lavoro), resta un obbligo soltanto per gli studenti e le scuole, mentre si affida al buon senso e alla coscienza delle imprese, e dispone fondi soltanto per le scuole (seppur insufficienti, a sentire gli addetti ai lavori) da parte del Miur, mentre nulla è previsto per rimborsare le spese di tutoring, formazione per la sicurezza e quant’altro nelle imprese. Più difficile dunque diffondere la cultura, se questa ha anche un costo vivo, e persino la dotta Germania ne è un buon testimone, se ricordiamo che le imprese “formative” aumentarono del 35% allorquando furono inseriti dal governo tedesco incentivi per le stesse. Il fondo interprofessionale che rappresento (Fondimpresa), unitamente agli altri fondi, può senza dubbio essere lo strumento adatto per intervenire su questa come su altre politiche attive del lavoro, accompagnando le imprese nel rimborso e nella formazione dei tutor aziendali con il conto formazione che le imprese Italiane hanno e che spesso non sfruttano, perdendo inesorabilmente i propri fondi accantonati.

Oltre all’alternanza scuola-lavoro c’è il problema dell’istruzione professionale, della formazione professionale, di un eventuale sistema duale (mai decollato, anche per resistenze politiche e sociali), dell’apprendistato. È possibile orientare i giovani italiani verso questi “canali formativi” spesso considerati di minor pregio sociale? Come invertire questa tendenza? Ci sono esperienze interessanti da riportare? Quale può essere il ruolo di Fondimpresa?

La vera svolta per il futuro lavorativo in Italia è il combinato disposto dei percorsi citati. L’alternanza scuola-lavoro, come detto, è un modello didattico che poco ha a che fare con l’occupazione, essendo un veicolo importante di occupabilità. Cosa diversa sono invece la formazione professionale e l’apprendistato, che sono strumenti vivi ed attesi per l’occupazione, e che in altri paesi europei rappresentano il vero centro di interesse sia per i giovani che per le imprese. Fondimpresa negli anni si è impegnata fortemente per l’affiancamento delle persone occupate nella loro formazione continua, che è e resterà uno strumento imprescindibile per la crescita individuale e anche del sistema delle imprese. Dalla sua nascita il fondo ha erogato 2,5 miliardi di euro in ore formative, e circa la metà di questa cifra è stata investita in percorsi di formazione relativi all’innovazione e alla competitività. Ad oggi il fondo non ha possibilità di azione sugli inoccupati, e soltanto con apposita deroga governativa ha messo in piedi percorsi per lavoratori in mobilità negli anni passati. Ultimamente tuttavia è stato possibile finanziare percorsi formativi per disoccupati che a fine percorso venivano inseriti in azienda o di neo-assunti, ed il successo è stato importante. Sono, personalmente e a nome del fondo, impegnato in colloqui col Ministero per poter allargare il nostro raggio di azione anche ai percorsi per neo-diplomati e disoccupati, ma questo, come si intuirà, non dipende solo dalla nostra volontà, ma anche da condizioni a contorno che sono fondamentali per l’attivazione di nuove attività.

Le trasformazioni nel sistema produttivo, nelle forme di globalizzazione, la presenza pervasiva del digitale e delle tecnologie, l’automazione, etc. sembrano far presagire la scomparsa del lavoro così come lo conosciamo. Di questo parla Industria 4.0, ma molti vedono più rischi che potenzialità. Dal punto di vista delle imprese come viene affrontato il grande tema dell’innovazione? Cosa ci si aspetta da un lavoratore che entra nel mondo del lavoro? Quali qualità e competenze? Quelle soft e traversali (relazionali, personali, creative, ecc.), quelle funzionali (lingua inglese, informatica, comunicazione) o quelle cognitive (il “leggere, scrivere, far di conto” magari rivisitato)? Forse un po’ di tutto questo, ma a cosa dare la priorità?

La sfida del cambiamento è iniziata lo stesso giorno in cui è cominciata la crisi economica. Nell’era dei “tag” abbiamo voluto etichettare questo cambiamento con 4.0, ma ciò che ci attende non è che una fisiologica, necessaria, strutturale variazione del modo di lavorare, dell’organizzazione nel farlo e degli strumenti con cui farlo. Per questo motivo ben venga la diffusione di competenze trasversali che hanno visto l’impegno diffuso di tutti negli ultimi anni. Ben venga l’applicazione di nuove teorie organizzative per i necessari cambiamenti che porteranno ad innovare i processi prima che i prodotti, ma l’appello sentito e profondo che mi sento di fare, a nome anche dei miei colleghi imprenditori, è di non perder mai di vista l’importanza fondamentale che rappresentano le competenze di base. Ciò non solo nell’ottica importantissima della competitività delle nostre imprese, che hanno bisogno sempre più di persone preparate e che si sappiano esprimere bene, ma anche e proprio nell’ottica innovativa, dove non c’è leadership, comunicatività o problem solving che tenga, se non si hanno le necessarie competenze base ad un livello accettabile (in primis matematica, inglese e grammatica).

A parole tutti (Governo e forze politiche, parti sociali, addetti ai lavori) riconoscono che una buona istruzione è una risorsa fondamentale per le opportunità personali di crescita e per lo sviluppo economico e sociale del nostro Paese. È possibile tenere insieme questi due valori? E come parlarne ai ragazzi (senza un’idea di futuro), ai genitori (forse troppo disorientati) e agli stessi docenti (alle prese con uno stato d’animo sfiduciato)?

Per passare dalle parole ai fatti si deve infittire il rapporto tra imprese e giovani. In questo modo i ragazzi potranno toccare con mano l’importanza della buona istruzione rispetto al loro valore occupazionale. Solo così le pagine, a volte pesantissime, dei libri di testo potranno divenire leggere e persino piacevoli. L’idea di futuro è insita nelle nuove generazioni; va ricordato loro che il successo è dietro l’angolo, se e solo se si riusciranno a coniugare le loro aspirazioni, la loro propensione e la loro innovazione giammai con le richieste del mercato, ma con il loro sapere e il loro “imparare” che, a differenza delle nostre generazioni, non dovrà mai affievolirsi fino alla fine dei loro giorni. Più complesso il discorso delle famiglie, troppo spesso legate a logiche obsolete e con in mano la bussola del guadagno e del successo economico a tutti i costi, e dei docenti, che hanno bisogno, come gli imprenditori, di un cambio radicale di visione, culturale prima che materiale, che li porti ad adeguare i loro percorsi alle spinte dei giovani con gli strumenti del mercato del lavoro. Mai come in questo caso va esteso ai docenti l’appello che il Presidente di Confindustria ha rivolto ai ragazzi in occasione dell’ultimo evento “Orientagiovani”. Il Presidente ha detto: “Non morite di esperienza!”. Ecco, credo sia questo un buon indirizzo da dare ai docenti. Una continua ed inesorabile spinta ad innovare il loro sapere, una sana fame quotidiana di aggiornamento.

(a cura di Antonio Crusco)

Antonio CRUSCO

Primi passi verso il sistema educativo da 0 a 6 anni

Gabriele VENTURA

L’infanzia al centro?

La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto legislativo n. 65/2017 (attuativo della legge 107/2015) rappresenta un punto di svolta epocale per quanto riguarda il comparto dei servizi educativi e scolastici da 0 a 6 anni, con particolare riferimento ai nidi e alle altre tipologie di servizio educativo da 0 a 3 anni ivi indicate.

Nel periodo intercorso dall’approvazione della legge delega del 2015 si sono sviluppate su questo tema specifico (così come su altri) controversie e dispute di vario tipo, alcune determinate da preoccupazioni fondate su elementi di criticità oggettivi, altre del tutto astratte e pregiudiziali.

È bene precisare subito che nulla di tutto quello che è stato paventato sul piano ordinamentale (in particolare per le scuole d'infanzia) ha trovato riscontro nelle norme approvate.

Per le scuole d'infanzia, anzi, si prefigura un rilancio e un nuovo ruolo di sviluppo e di traino complessivo per l'insieme dei servizi educativi e scolastici da 0 a 6 anni, nell'ambito di quello che è stato definito nella norma come “Sistema integrato di educazione e istruzione per i bambini da 0 a 6 anni di età”.

Restano da definire diverse questioni sul piano attuativo, che verranno definite con ulteriori decreti ministeriali nel giro di 6 mesi dall'entrata in vigore delle nuove norme.

Cosa cambia per i nidi e le scuole dell’infanzia?

L’impianto complessivo del decreto va considerato in dettaglio con l’attenzione dovuta; ci limitiamo qui ad elencare i temi di principale interesse:

- il passaggio dei nidi sotto la competenza del Ministero dell’Istruzione;

- il riordino del quadro vigente di formazione (universitaria) di base, con particolare riferimento ai titoli di studio di livello universitario previsti per insegnare nel sistema di educazione e istruzione da 0 a 6 anni;

- i tempi, modi e contenuti di redazione degli Orientamenti educativi per i servizi educativi da 0 a 3 anni di età e delle Linee guida per la continuità educativa da 0 a 6 anni;

- il consolidamento a regime e lo sviluppo delle sezioni primavera a gestione statale (aggregate a scuole infanzia statali e gestite con insegnanti statali selezionati e dotati di formazione adeguata);

- l’istituzione dell’organico potenziato nelle scuole d’infanzia statali (auspicabilmente finalizzato all’attivazione di figure di coordinamento pedagogico su base territoriale intercircolo e allo sviluppo delle sezioni primavera, ed eventualmente di figure specializzate per l’integrazione dei bambini disabili);

- l’introduzione dell'obbligo della formazione continua in servizio per educatori e insegnanti;

- l’attivazione di una sperimentazione relativa all’istituzione di Poli scolastici per l'infanzia a gestione pubblica nel numero di almeno 1 e fino ad un massimo di 3 per regione (i criteri sono già stati discussi in sede di Conferenza unificata ed è atteso ora il relativo decreto).

L’erogazione delle risorse finanziarie

I parametri e le modalità di erogazione dei contributi ministeriali per i servizi educativi da 0 a 3 anni saranno accreditati dalle Regioni sulla base degli indirizzi nazionali, mentre viene confermata la procedura vigente per i contributi alle scuole d'infanzia paritarie a gestione comunale e/o privata (ancora insufficienti dal punto di vista quantitativo, benché si sia registrato un incremento del fondo complessivo previsto nella legge di stabilità 2017).

Il procedimento di calcolo del contributo statale previsto per i servizi educativi da 0 a 3 anni nella prospettiva di attuazione del decreto presenta qualche elemento di complessità tecnica, e anche qualche difficoltà in termini di previsione di efficacia dei criteri (che dovranno essere definiti in modo dettagliato a livello nazionale), ma pare consolidata la scelta di un’attribuzione diretta da parte del Miur ai comuni o loro unioni per i servizi a gestione diretta e anche per l’erogazione di servizi a gestione privata accreditata.

In attesa di una compiuta elaborazione di questi elementi, da iscrivere poi nel testo di uno specifico decreto attuativo, è maturata una valutazione di opportunità circa la proroga per l'a.s. 2017/18 dell'accordo nazionale relativo alla sperimentazione vigente sulle sezioni primavera.

Le diverse fattispecie di servizi educativi indicate per la fascia di età 0-3 anni, invece, rappresentano il possibile punto di partenza di un’azione progressiva finalizzata a costruire un sistema potenzialmente universalistico, laddove si riescano a coniugare lo sviluppo dei servizi con le politiche di sostegno al reddito delle famiglie, e lo sviluppo di iniziative di welfare aziendale di vario tipo, a partire dall’espansione delle misure di conciliazione previste dalla legge 1204 e dai contratti nazionali di lavoro. Ci sono nel decreto punti specifici che aprono prospettive anche in questo senso.

La formazione degli operatori nel sistema integrato di educazione e istruzione

Per quanto riguarda i titoli di studio previsti nel decreto per insegnare nei servizi educativi da 0 a 3 anni e nelle scuole d'infanzia, le cose stanno nel modo seguente.

Il percorso formativo di base per gli educatori di nido d’ora in poi sarà quello contenuto nel disegno di legge Iori-Binetti-Santerini (3 anni +1), in discussione al Senato.

Essendo prevista una laurea triennale di base, valida in verticale per gli educatori impegnati in diverse fasce di età e contesti lavorativi, si sta definendo la necessità di un anno integrativo specifico per chi vuole lavorare nei servizi per la prima infanzia da 0 a 3 anni, in tutto analogo a quello previsto per i laureati in scienze della formazione primaria.

Tutto ciò al riparo di chi già lavora oggi a tempo indeterminato, e ha preso la maturità e l’eventuale laurea prima della decorrenza delle nuove norme.

Continueranno poi a valere evidentemente le lauree triennali di formazione primaria a indirizzo nido che già esistono in alcune università e in alcune regioni.

Proprio perché è noto che "l'indirizzo specifico" c'è solo in Emilia-Romagna, Toscana e Lombardia, sono stati aggiunti anche i CFU per le L19 che non lo hanno; occorrerà supportare gli atenei di tutta Italia a creare quelle passerelle necessarie affinché gli studenti possano avere maggiori opportunità, nel rispetto della qualità della risposta educativa.

Il percorso di 5 anni + 1 è previsto per coloro che, essendo laureati in scienze della formazione primaria (infanzia e primaria), intendano trovare opportunità di lavoro nei servizi educativi al di sotto dei 3 anni, se non lo trovano nelle scuole da 3 anni in su.

Il corso di laurea in scienze della formazione primaria a indirizzo nido non è diffuso, ma i corsi di laurea triennale lo sono dappertutto, e le università dovranno provvedere a organizzare in quell'ambito un anno integrativo a carattere specifico per i servizi educativi per la prima infanzia per gli uni (educatori) e per gli altri (insegnanti).

I 60 CFU sono aggiuntivi alla laurea quinquennale in Scienze della Formazione Primaria e alla triennale L19 non ad indirizzo specifico. Quei corsi di laurea, infatti, preparando insegnanti della scuola dell'infanzia e primaria, hanno un curricolo quasi interamente basato sulle discipline. Quei 60 CFU aggiuntivi servono dunque a dare quelle competenze educative e di cura che altrimenti mancherebbero a chi dall'infanzia vuole transitare al nido.

Forse non sarà la migliore soluzione in astratto possibile, ma sembra una mediazione assolutamente dignitosa, utile e opportuna, in una prospettiva complessiva di governo del sistema, stanti i diversi vincoli con cui occorreva fare i conti.

Ulteriori novità in vista

Restano poi da elaborare e progettare in chiave operativa altri filoni di iniziativa di medio periodo:

- le modalità di formazione in servizio di tutti i profili professionali presenti nei servizi per la prima infanzia e nelle scuole d'infanzia;

- la definizione del modello organizzativo e l'attivazione delle funzioni di coordinamento pedagogico;

- l’attivazione di una filiera organizzativa nell'ambito del Miur (a livello centrale e regionale) per la regia, d'intesa con le regioni, di tutti processi attuativi, nonché della gestione dei contributi ministeriali;

- l’auspicabile elaborazione di un profilo professionale specifico relativo alle funzioni ausiliarie per nidi e scuole d’infanzia con una qualifica specifica (non generica com’è adesso).

Diventa poi indispensabile definire indirizzi nazionali sul diritto allo studio, finalizzati a sostenere iniziative regionali e locali in ordine a:

- il coordinamento delle iscrizioni (attraverso accordi di programma e convenzioni fra le diverse tipologie di gestione a livello locale);

- la facilitazione dell'accesso attraverso misure di perequazione tariffaria proporzionate alla capacità economica delle famiglie in base all'indicatore ISEE;

- la qualificazione dell'offerta formativa (sostegno alla genitorialità, prevenzione educativa, integrazione dei bambini con disabilità e dei bambini di nazionalità diversa da quella italiana).

Ma questo è un altro capitolo del discorso, su cui occorrerà sviluppare ragionamenti coerenti, pazienti e lungimiranti di medio periodo, a livello centrale, regionale e territoriale, nell'ambito di sedi programmazione da istituire ad hoc e/o da potenziare (a seconda delle regioni e del livello relativo alle esperienze pregresse).

Gabriele Ventura

Cyberbullismo: come inviare le segnalazioni

Il Garante per la protezione dei dati personali ha predisposto un modello per la segnalazione e il reclamo in materia di cyberbullismo e un indirizzo e-mail dedicato, in caso di inadempienza o mancata individuazione del responsabile del sito internet o social media su cui sono stati pubblicati contenuti lesivi di minori.

La recente legge n. 71/2017 prevede che ciascun minore ultraquattordicenne, nonché ciascun genitore o soggetto esercente la responsabilità del minore un atto di cyberbullismo, può inoltrare al titolare del trattamento o al gestore del sito internet o del social media un'istanza per l'oscuramento, la rimozione o il blocco di qualsiasi altro dato personale del minore, diffuso nella rete internet, previa conservazione dei dati originali.

Qualora, entro le quarantotto ore successive, il soggetto responsabile non abbia  provveduto all'oscuramento, alla rimozione o al blocco richiesto, o comunque nel caso in cui non sia possibile identificare il titolare del trattamento o il gestore del sito internet o del social media, l'interessato può rivolgere analoga richiesta al Garante per la protezione dei dati personali, il quale provvede entro quarantotto ore.

Sul sito del Garante è ora disponibile una scheda informativa sui contenuti della legge n. 71/2017, nonché il previsto modello per la segnalazione e il reclamo, da inviare all’indirizzo e-mail cyberbullismo@gpdp.it.

Il modello presenta una sezione in cui inserire i dati anagrafici, quindi la segnalazione dell'episodio di cyberbullismo, relativamente alla quale è possibile scegliere tra i seguenti comportamenti: pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati, ovvero diffusione di contenuti on line allo scopo intenzionale e predominante di isolare il minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo.

Segue l’indicazione del sito internet, social media o altro indirizzo web, sui cui è avvenuta la diffusione di contenuti lesivi, con la possibilità di allegare documenti (ad es. immagini, video, screenshot, etc.) e inserire una sintetica descrizione dei fatti.

Il modello richiede infine di specificare se il soggetto responsabile del sito internet non abbia provveduto all'oscuramento, rimozione o blocco, oppure non sia stato possibile identificare il suddetto responsabile, e se sia stata presentata o meno denuncia/querela per i fatti descritti.


articolo originale


Al via gli Osservatori per l’integrazione e l’inclusione

Firmati da parte del Ministro Dell’istruzione i decreti per la costituzione dell’Osservatorio permanente per l’inclusione scolastica e dell’Osservatorio per l’integrazione degli alunni stranieri e per l’intercultura. Fedeli: “Le scuole possono essere veri e propri laboratori di convivenza”.

I due Osservatori saranno spazi di confronto su temi centrali nella scuola e connessi con l’attuazione dell’articolo 3 della Costituzione.

L’Osservatorio permanente per l’inclusione scolastica è previsto dal D.Lgs. n. 66/2017, attuativo della Buona Scuola, per garantire una scuola sempre più accogliente agli alunni con disabilità, rafforzando il ruolo delle famiglie e delle associazioni nei processi di inclusione e coinvolgendo, anche e soprattutto attraverso la formazione in servizio, tutte le componenti del personale scolastico. L’Osservatorio si riunirà già nelle prime settimane di settembre per condividere priorità e obiettivi.

Per quanto riguarda l’intercultura, sarà potenziata l’offerta formativa anche con un incremento di risorse per lo specifico capitolo. I ragazzi con cittadinanza non italiana presenti nel nostro sistema scolastico sono oltre 800.000, di cui quasi il 60% è nato in Italia. “Le scuole possono essere veri e propri laboratori di convivenza. – ha spiegato il Ministro Fedeli – L’Osservatorio per l’integrazione degli alunni stranieri e per l’intercultura sarà uno strumento importantissimo per portare avanti questo processo. La complessità e la molteplicità degli aspetti relativi all’integrazione richiedono una sede qualificata di riflessione”.


articolo originale


Supplenze a.s. 2017/18: indicazioni operative

Diramate da parte del Miur le annuali istruzioni in merito al conferimento delle supplenze al personale docente, educativo ed A.T.A. Le relative informazioni (disponibilità dei posti, calendari e sedi delle convocazioni) devono essere pubblicate in tempo utile sui siti istituzionali degli UU.SS.RR.

Con nota 29 agosto 2017, prot. n. 37381 il Miur fornisce istruzioni in materia di attribuzione di supplenze al personale scolastico per l’a.s. 2017/18.

La nota riporta le istruzioni distinte per il personale docente, educativo e ATA, e contiene indicazioni puntuali relativamente a: supplenze brevi, posti di sostegno, licei musicali e coreutici,  conferimento di ore di insegnamento pari o inferiori a 6 ore settimanali, disposizioni particolari per la scuola primaria, insegnanti di religione cattolica, supplenze su posti part-time, priorità di scelta della sede, assunzioni personale avente diritto alla riserva dei posti, presentazione della documentazione di rito.

La stipula del contratto, analogamente a quanto avviene per le assunzioni a tempo indeterminato, opportunamente perfezionata dal Dirigente scolastico attraverso le funzioni del sistema informativo, rende immediatamente fruibili gli istituti di aspettativa e congedo previsti dal CCNL. È inoltre estesa al personale a tempo determinato la possibilità di differire la presa di servizio per i casi contemplati dalla normativa (es. maternità, malattia, infortunio, etc…).

Ove al primo periodo di assenza del titolare ne consegua un altro, o più altri, senza soluzione di continuità o interrotto da giorno festivo, o da giorno libero, ovvero da entrambi, la supplenza temporanea viene prorogata nei riguardi del medesimo supplente già in servizio, a decorrere dal giorno successivo a quello di scadenza del precedente contratto.

È consentito, unicamente durante il periodo di espletamento delle operazioni di attribuzione di supplenze e prima della stipula dei relativi contratti, che l’aspirante rinunci, senza alcun tipo di penalizzazione, ad una proposta contrattuale già accettata, relativa a supplenza temporanea sino al termine delle attività didattiche, esclusivamente per l’accettazione successiva di proposta contrattuale per supplenza annuale, per il medesimo o diverso insegnamento.

Qualora dopo lo scorrimento di tutte le graduatorie, ivi comprese quelle di circolo e di istituto, occorra ancora procedere alla copertura di posti di personale docente, i competenti dirigenti scolastici dovranno utilizzare le graduatorie delle scuole viciniori nella provincia.

Le informazioni riguardanti le operazioni di conferimento delle supplenze (disponibilità dei posti ed ogni loro successiva variazione, calendari e sedi delle convocazioni ecc.) devono essere pubblicate in tempo utile sui siti istituzionali degli UU.SS.RR., in modo che le relative procedure, fasi e adempimenti risultino il più possibile chiari e accessibili.


articolo originale


Una bussola per le deleghe

I nuovi decreti legislativi

Le otto deleghe attuative della Buona scuola riguardano aspetti rilevanti del nostro sistema di istruzione: per comprendere i nuovi scenari che si vanno a delineare, Tecnodid propone “Una bussola per le deleghe” (a cura di Giancarlo Cerini, Mariella Spinosi - pp. 256, ed. giugno 2017, euro 22,00).

Il volume contiene i testi integrali degli otto decreti legislativi, corredati di analisi e commenti curati da esperti delle materie interessate. Schede di sintesi e quadri sinottici consentono di orientarsi al meglio nel corpus delle norme, rintracciandone i contenuti essenziali; ulteriori schemi ricostruiscono il quadro delle risorse finanziarie messe a disposizione, e illustrano i provvedimenti secondari (regolamenti, decreti, intese, atti di indirizzo) di prossima emanazione.

Contributi di: Sergio Auriemma, Antonia Carlini, Giancarlo Cerini, Paola Di Natale, Nilde Maloni, Gianna Prapotnich, Angelo Prontera, Paola Serafin, Mariella Spinosi, Maria Teresa Stancarone.

per informazioni



Facebook: leggere con attenzione le istruzioni per l’uso

Una veloce panoramica sull'ambiente più amato e odiato di tutti i tempi, ma di certo presente nel nostro vivere in movimento.

Paola CARRETTIN

Perché entrarci?

... e poi ti capita di ascoltare un brano, di scorrere una massima, di vedere un breve video, o ancora di leggere qualche commento in una pagina Facebook... e ti ritrovi a pensare.

Da tempo, ormai, seguo questo ambiente social e, se non sono io a farmene memoria, è lui stesso che mi richiama date o ricorrenze delle quali altrimenti non saprei l'esistenza o che non ricorderei.

Mi riporta con la mente, ad esempio, a quando ho messo piede per la prima volta in questo ambiente, facendomi rivivere in parte le sensazioni strane che avevo provato allora: incertezza e timore di sbagliare, ma anche curiosità e desiderio di scoprire.

Ciò che più di ogni altra cosa mi ha spinta ad entrare a far parte di questa grande comunità, è stata, in particolare, l'esigenza di confrontarmi con altri che vivevano nella quotidianità il mondo della scuola.

Sapevo, infatti, che qui molti, come me, potevano mettere a disposizione di chi ne avesse avuto bisogno, stimolazioni e competenze più varie, senza avere un ritorno particolare se non la soddisfazione di vedere che una propria idea, un proprio lavoro, una personale iniziativa veniva compresa, apprezzata e magari condivisa.

Condivisione

La parola magica era proprio questa: condivisione.

Uso volutamente il verbo all'imperfetto, indicando un passato, seppur relativamente breve, perché a mio avviso, rispetto ai primi tempi, qualche cosa in questo ambiente sta cambiando.

Premetto che io uso la mia pagina come sorta di spazio di raccolta di materiali che magari, nel tempo, posso ritrovare sapendo di averli condivisi.

La uso anche perché so che attraverso questo canale posso, a mia volta, disseminare qualche proposta che ho trovato utile da suggerire a qualche altra collega meno assidua, che qualche volta fa capolino nella mia pagina.

Non disdegno, ovviamente, di esprimere il mio pensiero in più contesti, anche suggerendo ed inserendo prodotti o esempi di lavoro che posso aver realizzato con i ragazzi, e dei quali vado particolarmente fiera.

In questo caso, per chiunque voglia far sentire la propria voce, è molto importante poter riscontrare il feedback di chi legge anche solo attraverso un like, meglio se accompagnato da una breve frase di gradimento.

In questo ambiente ce n'è per tutti i gusti: basta scrivere sulla barra iniziale e difficilmente si resta a bocca asciutta!

Una volta fatta la ricerca, è facile verificare che un gruppo si è già creato, che sta già discutendo e che si sta confrontando proprio sull'argomento che ci interessa.

Non resta, quindi, che chiedere di farne parte e... il gioco è fatto.

Ma, a mio avviso, qualche cosa sta cambiando…

Richiamo, a questo punto, la parola chiave a cui facevo cenno poche righe sopra: condivisione.

Se, infatti, attraverso questo ambiente posso affermare di avere allargato realmente i miei orizzonti, ricevendo molteplici stimoli di formazione e di apertura, mi sembra che ora il gioco si stia modificando e che stia prendendo una piega che va contro i miei principi.

Sembra che Facebook sia diventato, oltre che una vetrina, come di per sé è positivo che sia, un modo per mettersi in mostra, un luogo di critiche e commenti, e allora questo, a ben pensare, potrebbe bastare per dire “non ci sto più” e chiudere la partita con Facebook, ma sarebbe troppo semplice.

Ciò che più mi preoccupa, infatti, non è tanto affermare che leggere particolari affermazioni, o notare l'insistenza di qualche collega, che critica o appoggia così assiduamente alcune scuole di pensiero rispetto ad una formazione per i nostri alunni di un certo tipo piuttosto che di un altro, può nel tempo diventare noioso.

È necessario difendersi e non rischiare come la rana di Chomsky?

No, la cosa più grave che si sta  parallelamente manifestando in me è un sorta di difesa.

Qualcuno potrebbe correttamente pensare che una difesa di per sé non è negativa, ma in questo caso invece ha, a mio avviso, un effetto che può essere devastante, perché alla lunga diventa un po' come la storia della “rana bollita” di Chomsky.

Immaginiamo di vedere un pentolone pieno d'acqua fredda, nel quale nuota tranquillamente una rana.

Il fuoco è acceso sotto la pentola, l'acqua si riscalda pian piano e presto l'acqua diventa tiepida.

La rana la trova piuttosto gradevole. La temperatura sale. Adesso l'acqua è calda, un po' più di quanto la rana apprezzi. La rana si scalda un po', tuttavia non si spaventa. Adesso l'acqua è davvero troppo calda, e la rana la trova molto sgradevole.

Ma si è indebolita, e non ha la forza di reagire.

La rana non ha la forza di reagire, dunque sopporta. Sopporta e non fa nulla per salvarsi. La temperatura sale ancora, e la rana, semplicemente, finisce morta bollita. 

Morale della storia: se l'acqua fosse stata già bollente, la rana non ci si sarebbe mai immersa, avrebbe dato un forte colpo di zampa per salvarsi.

Ciò significa che, quando un cambiamento viene effettuato in maniera sufficientemente lenta e graduale, sfugge alla coscienza e non suscita nessuna reazione, nessuna opposizione.

Valore del cambiamento, ma… consapevole!

Il cambiamento che a mio avviso si sta verificando in Facebook è proprio questo: ci si sta talmente tanto “immergendo” nel gioco di far vetrina, che si rischia di confondere lo scopo vero che inizialmente ci ha spinto ad entrare a far parte di questo potentissimo ambiente.

Si diviene, quindi, come quella rana che, lentamente, viene assorbita e quasi accolta dal tepore di quell'acqua, e non ci rendiamo conto che, un po' alla volta, il potenziale primo di questo ambiente, che è appunto quello di condividere, viene sopraffatto e vinto solo dal desiderio di mettersi in mostra, spingendoci a lasciare in disparte proprio lo scopo vero, che è quello di confrontarsi per cercare di crescere insieme.

A rischio l’idea di condivisione vera

C'è il rischio quindi che, se da un lato Facebook rimane un social indiscusso, di alto potenziale, un ambiente di confronto assolutamente significativo, di contro, attraverso lo stile che ultimamente assume, sembra sortire un effetto di allontanamento, o almeno di non avvicinamento, ed agendo così dà ragione proprio a coloro che: ”Ah no, a me non interessa proprio. Non metto in piazza le mie cose...”.

Non intendo con questo affermare che il ben noto “effetto luna di miele”, provato da chi conosce l'ambiente da tempo, rimanga garantito e mantenuto ad oltranza, no!

E questo, se non altro, proprio perché vivere il cambiamento significa davvero avere uno sguardo nuovo, provare il desiderio di una nuova messa in gioco e, se possibile, di miglioramento.

Non sempre ciò avviene, lo sappiamo, ma se almeno ne siamo coscienti, possiamo ridurne gli effetti e, in questo caso specifico, possiamo provare a far riflettere qualcuno che a volte, consapevolmente o meno, deborda, rovinando quanto di buono si era realizzato fin lì.

Una riflessione per qualcuno, per valorizzare il vero senso del “fare gruppo”

Qualcuno, in particolare, che forse più che arricchire questo ambiente, lo sta danneggiando, proprio perché gli sta facendo perdere il vero scopo per il quale è nato.

So di essere solo una debole voce fra le molte che fanno parte della grande famiglia, ma preferisco farmi sentire, muovermi e non stare solo a guardare, prima di tutto per non rischiare di fare la fine della rana, ma anche perché, così facendo, sono convinta di contribuire a sottolineare e a valorizzare le vere qualità del fare gruppo.

Ricordo un proverbio africano che affermava “Se vuoi andare veloce vai da solo; se vuoi andare lontano vai insieme”: niente di più vero, soprattutto se si fa in modo, però, che l'andare coinvolga realmente i molti e non, in modo subdolo, un singolo.

Non possiamo permetterci di prescindere da questo atteggiamento errato, pena il futuro soprattutto dei nostri ragazzi che, come ben sappiamo, si ritroveranno entro il 2020 con 5 milioni di posti di lavoro che andranno persi e rimpiazzati da robot e intelligenza artificiale.

Queste affermazioni fanno pensare, inutile negarlo, e se è vero, quindi, che il futuro ha questa prospettiva, e sinceramente la cosa non mi sorprende, ritengo che almeno sia utile che, dove è possibile, noi cerchiamo di mantenere la solidità di gruppo che possa, parallelamente a questa naturale evoluzione, vedere le teste di più giovani impiegate affinché le idee di molti procedano insieme.

FB come ambiente potente per dare valore al senso del gruppo

E solo rendendoci conto che anche FB può essere un motore potente per poter coltivare la passione di essere gruppo, si potrà contribuire a far uscire chi come me, forse per rimanere in tema di “effetto luna di miele”, sta solo attraversando il momento di crisi del settimo anno, situazione quindi del tutto normale e dalla quale si può tranquillamente ripartire.

Allora quale potrebbe essere il rimedio?

Forse è semplicemente sotto gli occhi di tutti, e la cosa non è poi così difficile: basta ricordare a chiunque ne faccia parte di rimanere con i piedi per terra, pervaso sicuramente da una sana dose di capacità di sguardo verso il futuro, senza però che questo atteggiamento porti chiunque ad immaginare di lasciare chissà quale segno che potrà fare la differenza.

Le evidenze che si dovranno intravedere dovranno essere altre: la prima sarà di certo riconoscere che fare gruppo rimane un punto fermo di partenza per qualsiasi innovazione, al fine di sostenere un sano confronto con l'evoluzione naturale della tecnologia.

Paola Carrettin

A scuola di “sostenibilità”: Agenda 2030

Angelo PRONTERA

È possibile uno sviluppo sostenibile?

Sostenibilità, sviluppo sostenibile, educazione alla sostenibilità sono termini che da almeno due anni a questa parte ricorrono frequentemente in diversi documenti redatti da enti internazionali, associazioni, decision e policy maker. La premessa generalmente condivisa è che viviamo in un mondo non più sostenibile dal punto di vista sociale, ambientale ed economico, ed occorre individuare un modello di sviluppo sostenibile.

Due sostantivi, “sviluppo” e “sostenibilità”, però, non sono sempre di facile accostamento e interconnessione, e in alcuni casi rappresentano addirittura, come definito dal francese Serge Latouche[1], un “assurdo ossimoro”, difficilmente conciliabile.

Così, di fronte a un acclarato modello insostenibile, sono necessari, quantomeno, un profondo cambiamento di paradigma ed una forte presa di coscienza da parte delle vecchie e delle nuove generazioni, a partire dall’educazione alla sostenibilità nelle scuole e dalla formazione degli insegnanti, neoassunti e in servizio, su queste problematiche non più procrastinabili.

Per questi motivi dal 2015 sono sempre più stringenti gli impegni e le strategie di organismi internazionali quali l’ONU, il Consiglio d’Europa, l’UE, e di una parte consistente dell’associazionismo, che tentano di riconcettualizzare e far convivere quella che sembra un’antinomia, lo “sviluppo sostenibile”.

E in questo mondo in movimento la scuola, come vedremo nel dettaglio, potrebbe rappresentare il vettore di questo profondo cambiamento, soprattutto se saprà “fertilizzare” e rivitalizzare il proprio territorio di riferimento.

Una sfida non facile, a fioritura lenta, ma non impossibile. Del resto “il futuro non esiste, va creato”, sostiene Bauman; pertanto un’efficace educazione alla sostenibilità ci sarà se la si saprà costruire, in maniera integrata, da parte di tutti. Nessuno escluso.

Il Rapporto ASviS sullo sviluppo sostenibile presentato alla Camera: Italia in ritardo

Un anno fa, a settembre 2016, l’ASviS (Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile)[2] presentava alla Camera il primo rapporto relativo alla situazione dell’Italia, fortemente in ritardo, rispetto ai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile sottoscritti all’Onu.

Dalla relazione di Enrico Giovannini[3] emerge un quadro impietoso per il nostro Paese: oltre 4,5 milioni di poveri assoluti, più di 2 milioni di giovani che non studiano e non lavorano, tassi di abbandono scolastico del 27,3% per i figli di genitori meno istruiti, a fronte del 2,7% per i figli di genitori in possesso di laurea, e un rapporto tra ricchi e poveri tra i più squilibrati dell’area OCSE. Infine investimenti in ricerca e sviluppo di poco superiori all’1% del PIL.

Se a questo si aggiunge il 36% di persone che in Italia vive in zone ad alto rischio sismico, l’alta mortalità a causa dell’inquinamento atmosferico nei centri urbani e una transizione troppo lenta alle fonti rinnovabili rispetto agli accordi di Parigi, l’Italia dimostra di essere ancora molto lontana dal percorso di sostenibilità delineato dall’Agenda 2030 e dagli impegni sottoscritti all’ONU nel 2015.

Le proposte dell’Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile

Secondo l’ASviS, che ha elaborato una serie di proposte, per fare dello sviluppo sostenibile il punto di riferimento di tutti gli operatori economici e sociali, tale principio dovrebbe essere inserito nella Costituzione italiana, intervenendo sugli articoli 2, 3 e 9, come proposto dai propri esperti.

Un’ulteriore proposta riguarda la trasformazione del CIPE nel ‘Comitato Interministeriale per lo Sviluppo Sostenibile’, e il coinvolgimento della Conferenza Unificata per valutare le responsabilità delle Regioni e dei Comuni rispetto alle materie dell’Agenda 2030.

Il Governo, secondo l’Alleanza guidata da Giovannini, dovrebbe predisporre annualmente un ‘Rapporto sullo sviluppo sostenibile in Italia’ che valuti il percorso del nostro Paese verso gli obiettivi dell’Agenda 2030, e avviare una campagna informativa estesa e persistente nel tempo sui temi dello sviluppo sostenibile, e un programma nazionale di educazione allo sviluppo sostenibile finalizzato a formare le nuove generazioni.

Nel rapporto dell’ASviS una stoccata riguarda anche il campo dell’istruzione, ove si afferma che “l’Italia è oggi dove i paesi europei erano all’inizio degli anni 2000”.

Presentato al Miur il Piano per l’Educazione alla sostenibilità

A fine luglio la ministra Fedeli ha presentato il Piano per l’Educazione alla Sostenibilità[4], che riprende i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals, SDGs) dell’Agenda 2030, il documento siglato dalle Nazioni Unite durante l’Assemblea Generale ONU del 25 settembre 2015.

Il Piano è stato elaborato dal Gruppo di lavoro “Scuola, Università e Ricerca per l’Agenda 2030”, costituito a maggio di quest’anno e coordinato da Giovannini. Lo scopo: “trasformare il sistema di istruzione e formazione - dalla scuola al mondo della ricerca - in agente di cambiamento verso un modello di sviluppo sostenibile”.

Il Piano delinea 20 azioni riguardanti tutto lo spettro di attività del Ministero, raggruppate in quattro macro-aree: strutture ed edilizia; didattica e formazione delle e dei docenti; università e ricerca; informazione e comunicazione.

Le principali azioni del Piano riguarderanno l’inserimento di requisiti di sostenibilità degli edifici tra i criteri per la realizzazione degli interventi nella programmazione dei fondi PON, dei poli innovativi per l’infanzia previsti dal d.lgs. 65/2017 (almeno uno per Regione con finanziamenti INAIL), nel bando per gli Arredi innovativi e nel bando per i Fondi per Edilizia AFAM.

Il piano destina, inoltre, 5 milioni di euro per finanziare interventi di efficientamento energetico delle scuole progettati, attraverso un protocollo con ENEA, dagli stessi studenti durante i percorsi di alternanza o di educazione ambientale.

Le novità per la formazione dei docenti

L’educazione allo sviluppo sostenibile sarà una delle novità introdotte anche nelle attività formative relative al periodo di formazione e prova per i docenti neoassunti a partire dall’a.s. 2017/2018. La nota Miur 2 agosto 2017 prot. n. 33989 prevede, infatti, l’inserimento, tra i nuclei fondamentali dei laboratori formativi, del tema dello sviluppo sostenibile, come questione di grande rilevanza sociale ed educativa. “Il periodo di prova e di formazione dei docenti neoassunti - si legge nella nota ministeriale - viene a coincidere con la forte attenzione che l’Italia, a seguito delle iniziative delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea, sta dedicando ai temi dello sviluppo sostenibile”.

Tra le altre azioni, il Piano prevede l’istituzione di borse di mobilità internazionale finanziate dal Fondo giovani per studentesse e studenti in condizioni economiche svantaggiate, e sessantacinque borse di dottorato su ambiti di ricerca coerenti con l'Agenda 2030 dell'Onu e con la Strategia nazionale di sviluppo sostenibile, prevista dalla legge 221 del 2015 (“Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali”).

Il 4° obiettivo dell’Agenda 2030: Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti

Tra i 17 obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel settembre 2015, il 4° obiettivo o goal riguarda un’istruzione di qualità, articolata in diversi target da raggiungere entro i prossimi tredici anni.

Entro il 2030, pertanto, l’Agenda prevede che tutti i ragazzi e le ragazze completino un’istruzione primaria e secondaria libera, che abbiano accesso a uno sviluppo infantile precoce di qualità, in modo che siano pronti per l'istruzione primaria, che tutte le donne e gli uomini abbiano accesso ad un’istruzione a costi accessibili e di qualità, ad un’istruzione professionale e di terzo livello, compresa l'università. E ancora: aumentare sostanzialmente il numero di giovani e adulti che abbiano le competenze necessarie, incluse le competenze tecniche e professionali, per l'occupazione, per lavori dignitosi e per la capacità imprenditoriale; eliminare le disparità di genere nell'istruzione, e garantire la parità di accesso a tutti i livelli di istruzione e formazione professionale per i più vulnerabili, comprese le persone con disabilità; assicurarsi che tutti gli studenti acquisiscano le conoscenze e le competenze necessarie per promuovere lo sviluppo sostenibile attraverso, tra l’altro, l'educazione per lo sviluppo sostenibile e stili di vita sostenibili, i diritti umani, l'uguaglianza di genere. Gli ultimi target riguardano la costruzione e l’adeguamento delle strutture scolastiche, in modo che siano adatte alle esigenze dei bambini, alla disabilità e alle differenze di genere, l’espansione a livello globale del numero di borse di studio a disposizione dei paesi in via di sviluppo e, infine, l’aumento dell'offerta di insegnanti qualificati nei paesi in via di sviluppo.

Si tratta di obiettivi ambiziosi e non facilmente raggiungibili su scala planetaria, sicuramente riprogrammabili e ricontestualizzabili, ma è pur sempre un inizio.

Sesto scenario del Consiglio d’Europa: un’Europa sostenibile per i suoi cittadini

Il documento Sesto scenario: un’Europa sostenibile per i suoi cittadini (Scenario 6: Sustainable Europe for its Citizens)[5], discusso nel Consiglio d’Europa il 22 giugno 2017 e predisposto da 250 organizzazioni della società civile, tra i quali l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), presenta la visione di un'Europa in cui “la sostenibilità sia saldamente collocata al centro dei progetti europei”.

Il documento è stato sottoposto all’attenzione del Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, e intende influenzare il dibattito sulla direzione che intraprenderà l’Europa sui possibili scenari in corso di consultazione da parte degli Stati membri, che esprimeranno le loro conclusioni alla fine dell'anno.

L’educazione allo sviluppo sostenibile a scuola: si comincia dai docenti neo-assunti

Una delle novità introdotte dalla suddetta nota Miur prot. n. 33989 riguarda l’inserimento, tra i nuclei fondamentali dei laboratori formativi, del tema dello sviluppo sostenibile, come questione di grande rilevanza sociale ed educativa.

Questo perché nel nuovo anno scolastico il periodo di prova e di formazione dei docenti neoassunti viene a coincidere con la forte attenzione che l'Italia, a seguito delle iniziative delle Nazioni Unite e dell'Unione Europea, sta dedicando ai temi dello "sviluppo sostenibile".

Si tratta di una circolare di respiro internazionale, in quanto richiama espressamente non solo l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile del 2015, ma anche le recenti conclusioni del Consiglio Europeo per gli Affari Generali e il documento "Scenario 6: Sustainable Europe for its Citizens" e  l'Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile.

Angelo Prontera

[1] Serge Latouche è un economista, sociologo e filosofo francese fautore della “decrescita economica” (decroissance) e critico della occidentalizzazione del mondo. Ponendosi sulla strada tracciata da Karl Polanyi, Ivan Illich, Latouche individua nello sviluppo e nella cieca progressione economica le cause dei mali del mondo moderno. Lo sviluppo sarebbe responsabile della distruzione delle culture tradizionali, della devastazione dell’ambiente, dello spreco dissennato delle risorse naturali, delle enormi disuguaglianze sociali e di reddito, sia tra individui che tra primo e terzo mondo. Per uscire dalla crisi si deve quindi “cambiare paradigma”, finirla con il mito della crescita economica e cominciare una graduale, volontaria e selettiva riduzione di tutte le attività economiche, attraverso un abbattimento generale dei consumi, della produzione e dell’uso delle risorse naturali. La prospettiva della decrescita è ormai forzata, non si hanno altre possibilità per l’uomo: o si decresce o si va dritti verso una catastrofe planetaria  (in http://www.filosofico.net/latouche2.htm).

[2] L’ASviS è nata il 3 febbraio del 2016, su iniziativa della Fondazione Unipolis e dell’Università di Roma “Tor Vergata”, per far crescere nella società italiana, nei soggetti economici e nelle istituzioni la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda per lo sviluppo sostenibile e per mobilitare allo scopo di realizzare gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. L’Alleanza riunisce attualmente oltre 160 tra le più importanti istituzioni e reti della società civile. http://www.asvis.it/l-asvis/

[3] Giovannini è stato Chief Statistician dell'OCSE dal 2001 all'agosto 2009, Presidente dell'ISTAT dal 2009 al 2013. Dal  aprile 2013 a febbraio 2014 è stato Ministro del lavoro e delle politiche sociali del governo Letta.

È Professore ordinario di statistica economica all'Università di Roma "Tor Vergata" e fondatore e Portavoce dell'Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS).

Nel 2014 è stato nominato dal  Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon,  co-chair (co-presidente) dell'"Independent Expert Advisory Group on the Data Revolution for Sustainable Development" (gruppo consultivo indipendente di esperti sulla rivoluzione dei dati per lo sviluppo sostenibile).

[4] https://www.youtube.com/watch?v=WXhLSgi7YHY&feature=youtu.be

[5] http://www.asvis.it/public/asvis/files/Sustainable-Europe-for-Citizens-6th-Scenario.pdf

Nuove disposizioni per le visite fiscali

Dal 1° settembre, con l’entrata in vigore del Polo unico per le visite fiscali, l’Inps assume la competenza esclusiva in materia di visite mediche di controllo, sia su richiesta delle Pubbliche amministrazioni, sia d’ufficio. Le istruzioni per l’attuazione delle nuove disposizioni.

A partire dal 1° settembre 2017, ai sensi del D.Lgs. n. 75/2017 (artt. 18 e 22), entrerà in vigore il Polo unico per le visite fiscali, con l’attribuzione all’Inps della competenza esclusiva ad effettuare visite mediche di controllo (VMC) sia su richiesta delle Pubbliche amministrazioni in qualità di datori di lavoro, sia d’ufficio.

Tra le categorie di amministrazioni e dipendenti pubblici interessati rientrano tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative, nonché i dipendenti del settore pubblico, tra cui i docenti e i ricercatori universitari.

Con messaggio 9 agosto 2017 n. 3265 l’Inps fornisce le prime indicazioni operative per l’attuazione delle nuove disposizioni.

La richiesta di VMC potrà essere effettuata, da parte delle PPAA, come di consueto, tramite Portale. Il datore di lavoro pubblico che richieda una VMC dovrà specificare se deve essere effettuata o meno la visita ambulatoriale, nelle modalità già attualmente previste in caso di assenza del lavoratore a visita domiciliare, al fine di consentire la verifica dell’effettiva sussistenza dello stato morboso.

Una volta effettuate le VMC, l’Inps metterà a disposizione dei datori di lavoro pubblici gli esiti dei verbali mediante i servizi telematici, conformemente a quanto già avviene per tutte le VMC datoriali.

Per quanto concerne la disposizione d’ufficio delle visite mediche domiciliari, gli applicativi in uso presso l’Inps saranno adattati al fine di acquisire i dati dei certificati dei dipendenti pubblici e disporre un numero prestabilito di visite d’ufficio.

Anche per le VMC disposte d’ufficio verrà restituito al datore di lavoro pubblico l’esito, incluse le informazioni circa i casi di assenza al domicilio e la conseguente convocazione a visita ambulatoriale. Nel corso della visita ambulatoriale dovranno essere valutate soltanto l’effettiva sussistenza dello stato morboso e la relativa prognosi, mentre non rientra tra i compiti dell’Istituto la valutazione delle eventuali giustificazioni prodotte.

L’Inps ritiene di non poter procedere ad effettuare accertamenti domiciliari medico-legali richiesti dai datori di lavoro per i casi di infortunio sul lavoro e malattia professionale, in quanto non può interferire con il procedimento di valutazione medico-giuridica di tali tipologie di eventi.

Nel caso in cui la sussistenza di un’istruttoria per il riconoscimento di infortunio sul lavoro/malattia professionale dovesse emergere in sede di accesso del medico di controllo al domicilio del lavoratore, il medico non dovrà procedere alla visita di controllo, ma redigere verbale ove venga evidenziata tale circostanza.


articolo originale


Finanziamenti per libri di testo a.s. 2017/18

Stabilita la ripartizione tra le regioni, per l’anno scolastico 2017/2018, dei fondi destinati ai fini della fornitura dei libri di testo in favore degli alunni meno abbienti della scuola dell’obbligo e secondaria superiore.

Con decreto 18 luglio 2017, n. 781 il Miur ha trasmesso le tabelle A/1 e A/2 contenenti il piano di riparto, per l’anno scolastico 2017/2018, della somma di € 32.981.794,80 destinata alla fornitura dei libri di testo in favore degli alunni delle scuole dell’obbligo e secondarie superiori, secondo la distribuzione degli alunni meno abbienti stimata sulla base della percentuale delle famiglie con reddito disponibile netto inferiore a € 15.493,71 per regione.

Considerata l’esigenza, rappresentata dalle regioni, di disporre di ulteriori risorse finanziarie per la fornitura di libri di testo in favore degli alunni e degli studenti in obbligo di istruzione, con decreto 18 luglio 2017, n. 784 il Miur ha disposto il pagamento della somma di € 10.000.000,00 con impegno contemporaneo a favore delle regioni di cui alla Tabella A allegata al provvedimento, da versarsi nei conti aperti agli enti stessi presso le sezioni di tesoreria provinciale dello Stato competenti per territorio.

Le risorse sono ripartite per ambiti regionali in misura proporzionale al numero degli alunni nelle istituzioni scolastiche fino all’assolvimento della scuola dell’obbligo.


articolo originale


Assunzioni a tempo indeterminato personale ATA

Autorizzato un contingente di 6260 unità di personale A.T.A ai fini della stipula dei contratti a tempo indeterminato per l’a.s. 2017/18. Pubblicata la tabella con la ripartizione regionale e provinciale dei posti.

Con decreto 10 agosto  2017 prot. n. 617 il Miur autorizza un contingente di assunzioni a tempo indeterminato di personale ATA per l'anno scolastico 2017/18 pari a 6.260 unità. Le assunzioni sono effettuate sui posti vacanti e disponibili per l'intero anno scolastico, e hanno decorrenza giuridica dal 1 settembre 2017 ed economica dalla data di effettiva presa di servizio.

La nota 10 agosto 2017 prot. n. 35363 trasmette la tabella analitica che evidenzia, per ciascuna provincia e profilo professionale, la ripartizione del contingente di assunzioni autorizzato.

Non dovrà essere confermato sul presente contingente l’accantonamento dei posti disposto in occasione delle nomine in ruolo a.s. 2016/17.

Si darà corso alle nomine del personale beneficiario dei contratti a tempo indeterminato, utilizzando le graduatorie permanenti provinciali vigenti (relative all’a.s. 2017/18).

Il numero di contratti a tempo indeterminato resta comunque subordinato alla  disponibilità del corrispondente numero di posti nell’organico di diritto provinciale per l’anno scolastico 2017/18, dopo l’effettuazione dei movimenti relativi a tale anno e su posti che risultino vacanti e disponibili dopo le operazioni di utilizzazione e assegnazione provvisoria.

Per permettere l’utilizzo di eventuali aspiranti ancora presenti nelle graduatorie per responsabile amministrativo, previste dalla legge 124 del 2009, o in altre graduatorie ancora non esaurite o per sanare eventuali contenziosi in essere sulla mobilità professionale,  è  stato assegnato  un apposito contingente per la nomina dei DSGA.

Si procede ad effettuare compensazioni a livello provinciale  solo fra i vari profili professionali della medesima area professionale o in area inferiore, nel caso in cui non possano essere disposte nel profilo professionale interessato tutte le assunzioni autorizzate per assenza di graduatorie concorsuali o per avvenute coperture di tutte le disponibilità.

È possibile stipulare, ricorrendone i requisiti e le condizioni, contratti in regime di part-time.

Al personale è assegnata la sede definitiva tramite la partecipazione alle operazioni di mobilità relative all'a.s. 2018/19.


articolo originale


Per gli aspiranti dirigenti scolastici una piattaforma completamente rinnovata

In previsione del prossimo concorso a dirigente scolastico, Tecnodid propone la Piattaforma DirCARD per la preparazione al concorso in una versione completamente rinnovata, alla luce del Regolamento e degli ultimi scenari normativi. Nello specifico, la piattaforma è stata:

- aggiornata ai sensi della legge 107/2015 e successive integrazioni;

- integrata con ulteriori contenuti formativi;

- arricchita con nuovi saggi di approfondimento;

- ampliata con servizi inediti per la prova preselettiva e per la prova scritta.

La nuova versione si sviluppa intorno a tre sezioni:

1) Simulazione prova preselettiva

2) Contenuti professionali delle prove

3) Indicazioni per la prova scritta

La prima sezione permette di esercitarsi su batterie di 50 item prese da un repository di circa 1500 item, e di valutare la propria preparazione secondo i parametri di calcolo del punteggio previsti dal Regolamento. Per ogni item viene fornita la correzione con il relativo feedback.

La seconda sezione dà accesso ad una ricca serie di contenuti, rivisti ed integrati sulla base delle più recenti disposizioni normative, con tutte le informazioni attinenti alle materie previste dal Regolamento.

La terza sezione aiuta a scrivere in maniera chiara per farsi apprezzare in sede di prova scritta. Contiene esempi di scritture e di rubriche valutative, 40 quesiti con risposte e circa 100 quesiti aperti.

A disposizione restano le batterie di item relative al concorso 2011.

La piattaforma DirCARD offre tutto quanto serve per orientare al meglio il proprio studio e affrontare con sicurezza le prove concorsuali.

www.notiziedellascuola.it/formazione

© Tecnodid editrice

Coordinamento redazionale a cura di Giancarlo Cerini

Direttore responsabile Gabriella Crusco

Autorizzazione Tribunale di Napoli n. 65 del 20/12/2016

Email: info@scuola7.it

Iscrizione alla newsletter di «Scuola7»

Per ricevere la newsletter di «Scuola7» inserire la propria e-mail nella pagina di iscrizione.

Si potrà annullare l'iscrizione a questa newsletter in qualsiasi momento.

Archivio numeri precedenti «Scuola7»

Per la consultazione dei numeri precedenti di «Scuola7» visitare http://www.scuola7.it/archivio.