Scuola7 4 settembre 2018, n. 102

Scuola7

la settimana scolastica

4 settembre 2018, n. 102


In questo numero parliamo di:

Vecchi problemi, nuove soluzioni? (G. Cerini)

ALTERNANZA • BULLISMO • CITTADINANZA • DOCENTI • ELEZIONI • FORMAZIONE IN SERVIZIO • GENITORI • HANDICAP (e BES) • ISTRUZIONE SECONDARIA • LAVORO - CONTRATTO • MUSICA • NUOVI SCENARI • ORGANICO – STATO GIURIDICO • PORTFOLIO – DIRIGENTI • QUIZ – CONCORSO DIRIGENTI • RAV (RAPPORTO DI AUTOVALUTAZIONE) • SCUOLA DELL’INFANZIA • TECNOLOGIE • UNIONE EUROPEA • VALUTAZIONE ED ESAMI • ZEROSEI


Settimanale di informazione scolastica.
© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diL'anno che verrà: vecchi problemi, nuove soluzioni?
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4 settembre 2018

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n. 102

Vecchi problemi, nuove soluzioni?

Giancarlo CERINI

Il nuovo anno scolastico 2018-19 si apre all’insegna del possibile “cambiamento”, preannunciato dalle forze politiche (Lega e 5 Stelle) che sono state premiate dagli elettori il 4 marzo e che hanno dato vita ad un’inedita maggioranza di Governo. Ora, dopo le tante dichiarazioni e intenzioni, si tratta di capire quali saranno effettivamente i cambiamenti da introdurre nel nostro sistema scolastico. Dopo la stagione della “Buona Scuola” avremo una nuova stagione di riforme? E che ne sarà degli oltre 200 commi della legge 107/2015 e degli 8 decreti legislativi correlati? Si andrà verso una rottamazione radicale? Intanto il panorama delle cose fatte (e di quelle non fatte) nel primo semestre 2018 è assai variegato – e se ne dà conto negli oltre 100 articoli che compongono la presente raccolta di Scuola7 -. C’è una scuola che funziona giorno per giorno, a prescindere dalle riforme “reali” o “immaginarie”, e che va amministrata e sostenuta nel migliore dei modi. Questa cura del quotidiano dev’essere la preoccupazione di ogni auspicabile buon governo. Ci riferiamo alla sicurezza e alla qualità degli edifici scolastici, alla preparazione e formazione dei docenti, all’ammodernamento delle attrezzature e delle didattiche, al ripristino di quella fiducia verso l’istituzione-scuola che sembra essere venuta meno negli ultimi anni. Dunque c’è bisogno di normalità e di concretezza nel risolvere i tanti problemi sul tappeto: il precariato che non scompare, i troppi posti vacanti nelle dirigenze e nelle segreterie, la carenza di docenti di sostegno (e una diversa politica dell’inclusione). Ma servirà qualche colpo d’ala per superare le criticità storiche del nostro sistema: risultati di apprendimento non soddisfacenti, divari insostenibili tra Nord e Sud, scollamento con il mondo del lavoro, contrasto all’insuccesso e alla demotivazione degli studenti verso lo studio (e quindi una più coraggiosa innovazione degli ambienti di apprendimento e della didattica). Un insieme di questioni, vecchie e nuove, che attendono da troppi anni di essere affrontate. Dunque, al di là di ogni retorica, non resta che auspicare un buon anno scolastico e buon lavoro a tutti coloro, dal ministro all’ultimo dei collaboratori scolastici, che hanno il compito di far funzionare la scuola della nostra Repubblica (le 42.000 scuole presenti nel nostro Paese).

A

ALTERNANZA

La questione dell’alternanza scuola-lavoro fa parte dei dossier “caldi” nel passaggio tra vecchio e nuovo Governo, anche se non è del tutto chiaro quale segno prenderà il cambiamento in questo settore. Probabilmente si andrà verso il superamento dell’obbligo attuale (soprattutto nei Licei), anche se è prevedibile che le imprese del Nord abbiano fame di “alternanza” finalizzata ad orientare la propensione dei giovani verso le mansioni tecnico-professionali di cui c’è una forte carenza. Ma, appunto, quali sono le ragioni di una buona alternanza? In un equilibrato documento sottoscritto da tanti dirigenti scolastici e insegnanti (Ciccone, 75) si mette in evidenza che la finalità prioritaria è consentire agli studenti un contatto diretto con il mondo del lavoro, della ricerca, dei servizi (anche quelli culturali), per acquisire nuove conoscenze sul campo, o meglio mettere alla prova in contesti reali gli apprendimenti acquisiti nel setting scolastico. Quindi una funzione formativa, didattica, un ulteriore metodo di studio (per compiti di realtà) che è sempre più diffuso nel mondo della scuola, della formazione, del lavoro. L’evoluzione dell’alternanza nel nostro ordinamento appare incerta, come dimostrano anche le ultime mosse molto caute del MIUR con la nota 7194 del 24 aprile 2018 (Ciccone, 91), che rende più flessibile questa fase di prima attuazione. Qualcuno spingerà verso un approccio marcatamente addestrativo, ma i documenti internazionali ormai si sono ben orientati verso il concetto di educazione all’imprenditorialità, ivi comprese le nuove “competenze chiave” (cfr. Unione Europea), con indispensabili ricadute anche nelle iniziative delle scuole (Accorsi, 84).

Che i canali per apprendere siano necessariamente diversi lo dimostra la vicenda dell’educazione degli adulti, quasi sempre ai margini del nostro sistema, e che ora vede timidi tentativi di rilancio (con la nascita dei CPIA), anche attraverso azioni di ricerca e la messa a punto di modelli didattici (Palumbo, 76). È evidente che si tratta di un settore in cui occorre investire di più (Accorsi, 91), perché l’Italia deve recuperare molto terreno nel rapporto ricorsivo tra apprendimenti formali, informali e non formali.

B

BULLISMO

Gli ultimi mesi dell’anno scolastico hanno visto rimbalzare sulle pagine dei mass-media, dei social network, numerosi episodi di “malascuola”, di gesti violenti o minacce di studenti nei confronti dei loro professori, di classici fatti di bullismo verso i compagni di scuola più fragili e indifesi, di un generale deterioramento dei rapporti educativi. Dalle offese si passa alle aggressioni, in un crescendo che sembra fuori controllo (Cavadi, 87). Ciò che più colpisce è a volte l’insano atteggiamento dei genitori (Tiriticco, 78), che non si trattengono dall’alzare le mani verso i professori dei loro figli, magari per una insufficienza che non si considera meritata. C’è chi invoca il ripristino di misure seccamente repressive, chi chiede tutela allo Stato, essendo pur sempre i docenti pubblici ufficiali (Olivieri, 93). Anche se questi episodi, spesso moltiplicati dall’uso virale e superficiale dei social, non rappresentano lo stato reale della normalità della nostra scuola, occorre interrogarsi a fondo sul sintomo che rivelano e sulle misure da adottare, ripristinando una maggiore comprensione delle regole che stanno alla base di una corretta convivenza civile (cfr. Genitori, cfr. Cittadinanza).

Don Lorenzo Milani
La lezione continua

Luciano Rondanini


Cosa resta di Don Milani nella scuola di oggi? La scuola è veramente diventata di tutti e per tutti?
La dispersione colpisce diversamente i ceti sociali, i territori, le scuole, le storie. Le analisi sui condizionamenti sociali che segnano il destino scolastico di molti ragazzi sono ancora del tutto attuali, e segnalano le persistenti difficoltà del nostro sistema educativo a vincere la sfida “costituzionale” dell’uguaglianza delle opportunità e del diritto all’istruzione.
Il volume tratteggia la figura del priore di Barbiana, “duro e trasparente come un diamante”, in tutta la sua attualità, senza cadere nella retorica. La lezione di Don Milani, il suo mettersi dalla parte degli ultimi, la sua didattica per l’emancipazione, possono ancora offrire utili spunti e riflessioni nel fare scuola oggi.

per informazioni



C

CITTADINANZA

Si è diffusa negli ultimi tempi una più acuta esigenza di regole, di ripristino di forme di rispetto, di recupero di qualità della convivenza civile; in particolare l’esigenza di dedicare maggiore attenzione alla correttezza dei comportamenti etici, sociali e civili. Spesso le classi (magari nei contesti educativi più difficili e marginali) sono teatro di episodi poco edificanti, ma questo avviene più in generale anche nella sfera pubblica, sui mass-media, sui social, nella vita politica. Si sente carenza di etica pubblica. Questo significa ripristinare l’educazione civica a scuola, così come è stata via via interpretata negli ultimi decenni? Il problema si potrebbe risolvere assegnando un monte-ore obbligatorio ad una disciplina definibile come “Cittadinanza e Costituzione” (per altro ripristinata con la legge 169/2008)? Questa, in effetti, è la proposta di legge di iniziativa popolare – con tanto di raccolta di firme dal basso - lanciata dai Sindaci dell’ANCI (Corradini, 89), che sta sollevando interesse, ma anche qualche perplessità. Molti ritengono che la cittadinanza non sia una materia assimilabile alle altre, ma piuttosto un insieme di conoscenze (e soprattutto di regole) da acquisire e mettere in pratica nei diversi contesti di vita, e quindi anche a scuola (Trovato, 97), attraverso azioni educative, testimonianze, impegni. Poi ci potranno essere anche contenuti da esplorare, in particolare la conoscenza della nostra Costituzione, ma anche grandi questioni come la Shoah (Brescianini, 97), la pace, il razzismo, i diritti di libertà e uguaglianza. Forse non c’è bisogno di aggiungere una nuova materia, ma di inserire nel curricolo il tema della cittadinanza (Cerini, 94), che si alimenta in apprendimento di comportamenti, in approfondimenti di contenuti specifici, nella riflessione sulla qualità delle relazioni sociali e civili. Le scuole del primo ciclo sono state invitate ad affrontare la questione della cittadinanza con il documento del MIUR “Indicazioni nazionali e nuovi scenari” (cfr. Nuovi scenari).

D

DOCENTI

La condizione degli insegnanti italiani è stata oggetto di molte ricerche e indagini (sia nazionali che internazionali), da cui è uscito uno spaccato di insoddisfazione, demotivazione, a volte vero e proprio risentimento, nei confronti di una classe politica che non avrebbe fatto nulla per contrastare questa deriva. Ci sono però anche altre ragioni, più profonde, che attengono alla crisi della relazione educativa, all’autorevolezza perduta delle figure adulte, al venire meno del senso del limite, con tutti i risvolti osservabili nel concreto dispiegarsi delle dinamiche di insegnamento/apprendimento. L’erosione del prestigio sociale (Valentino, 97) è evidente, non solo nei trattamenti economici, ma anche nel rispetto che spesso è venuto a mancare da parte dei studenti e genitori verso gli insegnanti (Cfr. Bullismo).

Il riscatto della figura del docente richiede certamente una più esplicita definizione pubblica degli standard professionali che si esigono oggi da un insegnante (Farinelli, 86). Un lavoro interessante in tal senso è stato avviato dal MIUR con il documento “Sviluppo professionale e qualità della formazione” (febbraio 2018), che individua 12 aree di professionalità, le descrive con indicatori e propone strumenti per documentare la loro progressiva evoluzione. Il nuovo modello di professionalità dovrebbe essere sperimentato in alcune realtà limitate (attivando osservazione in classe, documentazione dei processi, crediti, portfolio, bilancio di competenza, ecc.) e poi essere generalizzato tramite opportune intese con le rappresentanze professionali dei docenti (Cerini, 100). Quindi gli standard della professione dovrebbero essere non tanto fissati per legge, dall’alto, ma elaborati, fatti propri e condivisi dai docenti e dalle loro associazioni (Valentino, 99). Ciò anche per delimitare un’area professionale che si sta sempre più dilatando verso una pluralità di mansioni in educazione, come si è osservato anche nella legge 205/2017 (legge di bilancio 2018), che ha regolato la figura dell’educatore professionale e del pedagogista (Balduzzi-Guerzoni, 74).

Prova scritta concorso dirigenti scolastici: piattaforma e testi

Testi consigliati per il concorso


Raccolta Leggi Scuola e Pubblico Impiego

a cura di Sergio Auriemma

Una Raccolta Leggi pensata appositamente per i concorsi nel comparto istruzione, curata da Sergio Auriemma.

- contiene tutte norme di rango primario, prive di annotazioni, aggiornate a giugno 2018;
- gli atti normativi sono opportunamente selezionati e organizzati per la consultazione durante le prove scritte;
- sono raggruppati per aree tematiche e in sequenza cronologica;
- per trovare con facilità le norme di interesse sono disponibili tre indici: sistematico, cronologico e analitico.

Raccolta Leggi è lo strumento ideale per affrontare al meglio le prove concorsuali.


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Manuale per la prova scritta - Come farsi leggere e apprezzare

a cura di Mariella Spinosi

Un libro operativo, aperto e flessibile, realizzato per le esigenze specifiche degli aspiranti dirigenti scolastici.

Nella prima parte ci sono le informazioni necessarie per scrivere bene, esempi pratici, suggerimenti per realizzare un testo semplice, chiaro e preciso.

La seconda parte spiega come potrebbero essere formulati i cinque quesiti della prova scritta, quali saranno gli aspetti fondamentali su cui fondare le risposte e quali azioni professionali possono essere richieste.

La terza parte contiene più di 100 quesiti suddivisi nelle nove aree tematiche previste dal Regolamento, con le nostre ipotesi di risposte.

Le pagine “per appunti” permettono di controllare il testo proposto, contrassegnare le informazioni più significative, ricostruire le frasi a modo proprio, inserire ulteriori concetti, ricordare i punti da approfondire.


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Repertorio 2018

Dizionario normativo della scuola - XXXII edizione

Repertorio, Dizionario normativo della scuola, è uno strumento fondamentale per lo studio dell’ordinamento scolastico, l’aggiornamento professionale, la preparazione a pubblici concorsi.

Si compone di saggi, ordinati alfabeticamente e curati da esperti di settore, che illustrano in modo aggiornato ed approfondito i principali istituti giuridico-amministrativi, contrattuali e contabili del comparto scuola e del pubblico impiego: tematiche giuridiche, amministrative e talvolta anche didattiche, temi di attualità, questioni di diritto costituzionale, amministrativo, del lavoro e sindacale, di diritto fiscale, tributario, di contabilità pubblica.

Ciascuna voce sintetizza un argomento, ne mette in risalto gli aspetti salienti, enuncia le fonti normative, informa sul loro evolversi nel tempo, presenta considerazioni tecnico-giuridiche, notazioni, commenti. Attraverso l'analisi dei riferimenti normativi e le riflessioni svolte dagli autori, è possibile cogliere l’evoluzione cronologica delle norme, ricostruire la storia degli istituti giuridici, individuare le principali disposizioni in vigore.

L’opera può agevolare le attività negli uffici dell’amministrazione scolastica, nelle presidenze, nelle sale dei professori e nelle segreterie delle scuole, nelle sedi di Soggetti, Enti e Agenzie esterne che operano a contatto con il mondo dell’istruzione; e ancora le attività di competenza dei revisori contabili, l’assolvimento di impegni delle RSU.

Ne possono trarre specifica utilità anche gli aspiranti a pubblici concorsi, selezioni interne o prove di esame riferibili a tutte le figure professionali (ispettori, dirigenti scolastici, docenti, dsga, personale amministrativo).

Schemi di provvedimenti, fac simile di domande, istanze, documenti ministeriali o di altre autorità, tabelle riassuntive e modulistica, possono essere prelevati nell’apposita sezione on line.

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Competenze chiave per la cittadinanza

a cura di G. Cerini, S. Loiero, M. Spinosi

Indicazioni nazionali e nuovi scenari - Didattiche per competenze - Percorsi per la sostenibilità - Criteri per la valutazione e certificazione

 

Il libro affronta, con una pluralità di contributi pedagogici, disciplinari e didattici, il complesso tema delle competenze chiave per la cittadinanza, che tanta attenzione sta ricevendo dal mondo della scuola e dall'opinione pubblica.

L'occasione è legata alla pubblicazione, da parte del Ministero dell'istruzione, di due importanti documenti: “Indicazioni nazionali e nuovi scenari” e “Linee guida per la certificazione delle competenze” (entrambi nel 2018). Essi propongono una rivisitazione delle Indicazioni per il curricolo del 1° ciclo, che le scuole stanno attuando dal 2012.

Le trasformazioni culturali, economiche, demografiche, degli stili di vita e delle aspettative, richiedono infatti un ripensamento delle priorità dell'intervento educativo. Le istituzioni scolastiche hanno la responsabilità di promuovere una piena educazione alla cittadinanza e di coinvolgere maggiormente gli allievi attraverso la costruzione di nuovi ambienti di apprendimento.

Confermando il valore formativo degli alfabeti di base (la literacy, la numeracy, le lingue straniere), è importante esplorare, nell'ottica della sostenibilità, le potenzialità di strumenti di conoscenza come il digitale, il coding, la statistica, la stessa geografia, fino ad oggi un po' emarginata.

Il testo si snoda con linearità ed efficacia attorno ai temi di sfondo dei “nuovi scenari della cittadinanza” (Parte I), analizza il quadro di “nuovi saperi e discipline di frontiera” (Parte II), si inoltra lungo alcuni “percorsi operativi” ispirati alla didattica per competenze (Parte III), e offre suggerimenti per “la progettazione didattica, la valutazione, la certificazione e la formazione in servizio” (Parte IV).

L'intento è quello di fornire a insegnanti, formatori, dirigenti scolastici, alcune chiavi di lettura per affrontare con maggiore sicurezza i propri impegni, per migliorare la qualità dell'insegnamento ed i risultati degli studenti.

 

Contributi di: Roberto Baldascino, Giancarlo Cerini, Maria Loreta Chieffo, Luciano Corradini, Gino De Vecchis, Elena Fascinelli, Italo Fiorin, Rossella Garuti, Silvana Loiero, Maria Antonietta Marchese, Flavia Marostica, Filomena Nocera, Rosa Seccia, Mariella Spinosi, Maria Teresa Stancarone, Rosa Stornaiuolo, Paola Traverso


maggiori informazioni

Una piattaforma completamente rinnovata

Per la preparazione al concorso a dirigente scolastico, Tecnodid propone la Piattaforma DirCARD in una versione completamente rinnovata:

  • aggiornata alla luce degli ultimi scenari normativi;
  • integrata nei contenuti formativi;
  • arricchita con nuovi saggi di approfondimento;
  • ampliata con servizi inediti.

Il prossimo step del concorso è la prova scritta. La piattaforma presenta un’apposita sezione Indicazioni per la prova scritta, che contiene:

  • indicazioni teoriche e riflessioni sulla lingua per scrivere in maniera chiara e farsi apprezzare;
  • esempi di scritture e rubriche valutative;
  • 100 quesiti a risposta aperta per orientare l’organizzazione delle conoscenze;
  • quesiti con esempi di risposte in forma di saggio breve.

La piattaforma DirCARD offre tutto quanto serve per orientare al meglio il proprio studio e affrontare con sicurezza le prove concorsuali.

www.notiziedellascuola.it/formazione

4 settembre 2018

__TESTATA__

n. 102
E

ELEZIONI

Il primo semestre del 2018 ha visto un vero e proprio “tsunami” nella politica italiana, a seguito dei risultati elettorali del 4 marzo che hanno dato luogo al cosiddetto Governo “gialloverde”, presieduto da Giuseppe Conte. Gli equilibri all’interno dell’inedita maggioranza non sono scontati, perché diverse sono le ispirazioni che stanno alla base dei due movimenti per ora alleati. La Lega, da un iniziale radicamento nel Nord, si è diffusa in tutto il territorio con un ruvido messaggio securitario (no all’immigrazione, legittima difesa, law and order, ecc.), che potrebbe avere qualche incidenza anche nel campo dell’istruzione (ad esempio in materia di integrazione interculturale). Altri temi sono più vicini all’idea di una scuola funzionale alle esigenze del mondo produttivo (dunque favorevole all’alternanza), con un forte legame con il territorio e un’autonomia più incisiva, al limite del “federalismo” (Dutto, 81). Più difficile scoprire le carte scolastiche dei 5 stelle, che hanno inizialmente raccolto tutto il disagio espresso contro la Buona scuola, fino a chiederne platealmente l’abrogazione. Ci sono poi classiche rivendicazioni per il miglioramento delle condizioni organizzative (tempo pieno, classi numerose, tecnologie, formazione dei docenti) (Farinelli, 84). Difficile prefigurare il punto di equilibrio affidato al Ministro Marco Bussetti, il “mite”, dalle idee tutte da scoprire (Marchisciana, 83). Le prime mosse sono state dedicate ad alcune emergenze, come la infinita vicenda delle maestre diplomate ripescate nelle graduatorie dai TAR, ma congelate dal Consiglio di Stato. Si andrà verso vari tipi di sanatorie, con concorsi riservati non selettivi. Un classico già visto nella politica scolastica italiana per il reclutamento.

Ci sono altre schermaglie ideologiche (i vaccini, l’alternanza, ecc.), ma le prospettive di fondo sono tutte da delineare, anche perché il c.d. “contratto di governo” è assai generico ed evasivo in molti passaggi (Piras, 93). Ci sono da affrontare questioni più strategiche per il futuro della scuola:

- Che fare dell’autonomia delle scuole e del federalismo dei territori (Sacchi, 82)?

- Come affrontare il calo demografico, dell’ordine del -15% (Prontera, 85): solo risparmi o investimenti sulla qualità?

- Come rilanciare un discorso nuovo sulla professionalità docente?

- Come ricostruire un clima di serenità all’interno delle scuole, ad esempio nel rapporto tra docenti e dirigenti?

- Come iniziare ad aggredire i grandi mali del sistema scolastico italiano (livelli non adeguati di apprendimento, scarsa motivazione nei ragazzi, eccessiva diseguaglianza tra scuole e territori, strutture spesso non adeguate)?

Questa sarà la vera agenda del nuovo Governo. Al momento abbiamo avuto qualche giro di cacciavite, ben assestato, di valore simbolico (fine della chiamata diretta, mobilità), così da assecondare i sindacati e il popolo della scuola (ma, appunto, non siamo nella stagione del populismo declamato?).

F

FORMAZIONE IN SERVIZIO

Siamo al secondo anno del Piano Nazionale di Formazione dei docenti (DM 797/2016), avviato a seguito della legge 107/2015. Ci dovremmo chiedere come stia andando la nuova formazione, che la Buona scuola voleva “obbligatoria, permanente, strutturale”, stanziando allo scopo nuove risorse per organizzarla (40 milioni annui) e un consistente fondo (380 milioni) per istituire la card del docente (500 euro annui), per incentivare consumi culturali e formazione in autonomia. Su questo fronte i maggiori beneficiari sono risultati i fornitori di nuove tecnologie digitali e, a distanza, le grandi distribuzioni librarie. Per la formazione le attività sono state realizzate a livello territoriale (dalle scuole capofila di ciascun ambito), sulla base di un’analisi dei bisogni dei singoli docenti, espressi in relazione alle 9 priorità del Piano (Pettenati, 96). La qualità delle iniziative si è rivelata assai difforme, e non sempre si sono raggiunti gli standard di qualità previsti dal MIUR e sintetizzati nel concetto di unità formativa (Brescianini, 88), che ingloba una pluralità di metodologie (lezioni, laboratori, lavoro in classe, studio, documentazione, ecc.). Principi di qualità della formazione sono ribaditi anche nel documento “Qualità della formazione e sviluppo professionale”, MIUR 2018 (Cfr. Docenti).

A determinare un certo malessere ha contribuito certamente il deludente risultato del rinnovato CCNL (Cfr. Lavoro – Contratto), che ha lasciato le cose invariate in materia di aggiornamento. La formula è quella invecchiata del diritto-dovere: non ci sono quantificazioni dell’obbligo, né sono indicate condizioni (es.: tempi, incentivi, ecc.) per stimolare la partecipazione dei docenti alla formazione, che così resta affidata a quanto i collegi dei docenti avranno inserito nel Piano Formativo all’interno del PTOF (Berghella, 78). Le decisioni si spostano quindi a livello di scuola, attraverso la costruzione e la condivisione di un atteggiamento positivo nei confronti della cura della propria formazione (Marchisciana, 93), da vivere come un ineludibile diritto ad una professionalità di qualità. Alcuni criteri innovativi nella realizzazione della formazione sono stati messi alla prova già da quattro anni nei percorsi riservati ai docenti neo-assunti (DM 850/2015). Anche per il 2018-19 l’anno di formazione si ispira a tali principi (es.: bilancio di competenze, osservazione reciproca in classe, costruzione del portfolio, rapporto con un tutor e, recentemente, visiting a scuole innovative - Nota 35085 del 2-8-2018) (Cavadi, 99). Sono in diminuzione le attività tipicamente frontali, e invece stanno aumentando quelle di tipo laboratoriale, anche su temi insoliti come la sostenibilità (Pettenati-De Maurissens, 83).

G

GENITORI

Si è percepita in questi mesi una crisi nei rapporti educativi tra le diverse componenti della scuola. Non sono solo gli episodi di “malascuola”, ma anche perdita di fiducia e di autorevolezza, annebbiamento delle funzioni e dei compiti educativi delle diverse istituzioni. Sembra essersi rotto quel patto tacito tra allievi, insegnanti e genitori, su cui si reggeva la vita della scuola (Muraglia, 86). Ogni piccolo episodio sembra diventare oggetto di possibile contenzioso: dal ruolo della refezione scolastica, magari nella sua variante biologica (Faedi, 95), all’uso del cellulare in classe, dai compiti a casa alle forme o modalità di valutazione. Spesso problemi sociali rimbalzano non senza polemiche sui comportamenti da tenere nella scuola: si pensi al tormentone estivo dell’obbligo dei vaccini, del valore delle autocertificazioni, delle indicazioni contraddittorie che mettono a dura prova gli operatori scolastici. La scuola quotidiana non è più quell’oggetto condiviso in cui si snodavano un tempo i rapporti tra scuola e famiglia.

È evidente che occorre ripartire da obiettivi educativi fondamentali, come il rispetto della parità di genere (Mion, 73), l’abbandono di linguaggi ostili e discriminatori (Mion, 82), offrendo alle giovani generazioni esperienze di relazione di elevato valore educativo (Zauli, 89). Ma in gioco è la ricostruzione di una grande alleanza educativa con i genitori, che si alimenta dando un senso forte ad un rinnovato “Patto di corresponsabilità”, fino a trasformarlo in una nuova alleanza educativa (Olivieri, 99).

Una bussola per le deleghe
I nuovi decreti legislativi

a cura di Giancarlo Cerini, Mariella Spinosi


Le otto deleghe attuative della Buona scuola riguardano aspetti rilevanti del nostro sistema di istruzione: per comprendere i nuovi scenari che si vanno a delineare, Tecnodid propone “Una bussola per le deleghe” (a cura di Giancarlo Cerini, Mariella Spinosi - pp. 256, ed. giugno 2017, euro 22,00).

Il volume contiene i testi integrali degli otto decreti legislativi, corredati di analisi e commenti curati da esperti delle materie interessate. Schede di sintesi e quadri sinottici consentono di orientarsi al meglio nel corpus delle norme, rintracciandone i contenuti essenziali; ulteriori schemi ricostruiscono il quadro delle risorse finanziarie messe a disposizione, e illustrano i provvedimenti secondari (regolamenti, decreti, intese, atti di indirizzo) di prossima emanazione.

Contributi di: Sergio Auriemma, Antonia Carlini, Giancarlo Cerini, Paola Di Natale, Nilde Maloni, Gianna Prapotnich, Angelo Prontera, Paola Serafin, Mariella Spinosi, Maria Teresa Stancarone.

per informazioni



H

HANDICAP (e BES)

Dovremmo parlare a lungo dello stato di salute dei processi di integrazione nella nostra scuola, e rimandiamo alla pregevole relazione della Corte dei Conti pubblicata con Deliberazione 16 luglio 2018, n. 13, che analizza il periodo 2012-2018. La Corte sottolinea alcuni dei limiti e delle distorsioni che si stanno manifestando in tema di inclusione, come l’aumento delle certificazioni di disabilità, la pressione per maggiori posti di sostegno (spesso dovuta alla carenza di altre figure di supporto), la presenza di personale non qualificato, ecc. In effetti siamo in fase di attuazione del d.lgs. 61/2017, che rivede e riordina tutte le procedure per l’integrazione scolastica degli alunni disabili (quelli ufficialmente certificati in base alla legge 104/1994), e che però richiede tempi lunghi per l’implementazione delle novità, come il profilo di funzionamento, sostitutivo della diagnosi funzionale o la nuova struttura di ambito, deputata all’assegnazione delle risorse. Anche in questo caso, trattandosi di decreti attuativi della Buona scuola, c’è da aspettarsi qualche ritocco, ad esempio sulla figura del docente di sostegno e la sua formazione (Contestabile, 74).

Ma non ci sono solo i disabili “certificati”, che comunque nell’a.s. 2017-18 hanno raggiunto la ragguardevole cifra di 234.658 unità (Fonte MIUR, Anticipazioni sui principali dati della scuola statale, 2017), perché il fenomeno emergente è il rilascio di certificazioni di DSA-Disturbi Specifici di Apprendimento. C’è da interrogarsi seriamente sul fenomeno (Rondanini, 94), perché rivela la tendenza a trasformare un problema di difficoltà temporanea, un disturbo specifico, quasi in un’ulteriore produzione di certificazioni, senza mettere in discussione la qualità e la specificità di metodi e di strategie didattiche. Analoghe caratteristiche si presentano per gli alunni con BES (Bisogni Educativi Speciali), che hanno dato luogo ad una terza casistica con tanto di produzione di PDP (Piani Didattici Personalizzati) (Rondanini, 90). Lo stesso MIUR ha cercato di mettere un freno, rilanciando il messaggio di andare “oltre i BES”, attraverso l’emanazione di linee guida (Nota MIUR 1143 del 17-5-2018) che rimettono al centro gli strumenti dell’autonomia (tempi modulari, gruppi flessibili, spazi dedicati), per trasformare ogni classe in una classe inclusiva, cioè capace di contenere le tante diversità presenti oggi nella scuola, al di là della formalizzazione in un PDP (Brescianini, 92). È lo stesso approccio aperto che sta alla base delle linee di lavoro nazionali del MIUR di contrasto alla dispersione scolastica (Documento Rossi Doria, gennaio 2018), anch’esse oggetto del passaggio di consegne tra vecchio e nuovo Governo. La lotta all’insuccesso scolastico dovrebbe essere un impegno largamente bipartisan (Prontera, 74).

I

ISTRUZIONE SECONDARIA

L’ordinamento della scuola secondaria di 2° grado è fissato dai regolamenti emanati nel 2010. La Legge 107/2015 non ha scalfito più di tanto l’impianto strutturale articolato in Licei, Tecnici e Professionali. L’unica delega legislativa incisiva (D.lgs. 61/2017) riguarda la revisione dell’istruzione professionale, per la quale si è provveduto ad emanare un nuovo regolamento (Ciccone, 77). Ha però tenuto banco il dibattito sull’eventuale accorpamento della scuola superiore in soli 4 anni, per accelerare l’uscita dal sistema scolastico dei 18enni (Rucci, 73). Misura di restyling europea o contenimento di spese e riduzione di impegni istituzionali? Facilitazione dei percorsi, e dunque abbassamento dei livelli di preparazione? Difficile esprimere opinioni condivise che richiederebbero altre riflessioni:

- Quale incidenza sui curricoli e sui metodi di insegnamento?

- Sarà un modello utile solo per promuovere le eccellenze? (Ceccacci, 90)

- Quali ricadute sull’esame di Stato, recentemente riformato? (Maloni, 94)

La scuola secondaria di II grado italiana presenta delle forti tradizioni nel suo versante classico (Tiriticco, 76), oggetto anche di rinnovamento (Cubelli, 87); è alle prese con lo sviluppo di nuove discipline, come l’educazione economica e finanziaria (Pietraforte, 88) o l’intreccio di saperi tecnici e saperi umanistici (Maloni, 76). È una scuola che punta all’eccellenza, alla formazione dei cittadini e dei quadri dirigenti del nostro Paese, senza dimenticare la vocazione sociale e all’inclusione: ne fa fede anche la presenza di molti studenti non italiani che, dopo la frequenza della scuola secondaria inferiore (Rondanini, 85), sempre in maggior numero intraprendono le “superiori” (Rondanini, 89).

L

LAVORO - CONTRATTO

La firma del nuovo Contratto Nazionale di Lavoro (CCNL), intervenuta in data 19-4-2018, in una stagione caratterizzata da incertezze di prospettiva politica, non poteva certamente determinare quella svolta, da molti auspicata, nel trattamento retributivo e nei meccanismi di riconoscimento della professionalità. L’obiettivo esplicito del Governo uscente era quello di ristabilire un clima sociale accettabile nelle relazioni sindacali, superando le precedenti asperità e conflittualità, ben visibili nella fase di elaborazione della Buona scuola (con i sindacati, di fatto, all’opposizione). Ecco perché i vertici sindacali (Gissi, 77) hanno espresso un giudizio positivo sul metodo che ha portato alla firma, mentre sui contenuti, in sostanza, tutto resta “congelato” (tranne piccoli dettagli), e rimandato al successivo rinnovo del contratto biennale (31-12-2018). Viceversa, i rappresentanti dei dirigenti scolastici (Giannelli, 78) hanno lamentato l’occasione mancata, e un atteggiamento troppo remissivo nei confronti delle rappresentanze sindacali dei docenti. Una scelta quasi obbligata, aspettando tempi migliori e ricostruendo intanto le condizioni di corrette relazioni all’interno della scuola (Valentino, 80). In effetti, l’elemento simbolico più significativo è rappresentato dall’introduzione di un nuovo articolo, l’art. 24, intitolato emblematicamente “comunità educante”, quasi a enfatizzare il lavoro collaborativo comprensivo di tutte le figure che operano al suo interno, dal dirigente scolastico ai docenti, dalle figure con compiti di collaborazione al negletto personale ATA (Carioscia, 79). Qualche novità è però attesa in materia di responsabilità disciplinare (Olivieri, 80). Ora occorre mettere alla prova questi nuovi principi negli specifici contratti di istituto (Prontera, 84), per capire se il clima nelle nostre scuole sarà ispirato maggiormente all’idea di comunità professionale (“educante” sembra fin troppo ambizioso e valoriale).

4 settembre 2018

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n. 102
M

MUSICA

La presenza della musica, e più in generale della cultura artistica nella scuola italiana, è richiesta a gran voce, ma le soluzioni ordinamentali appaiono al di sotto delle aspettative. L’attuale assetto istituzionale, oltre a confermare la presenza delle scuole medie ad indirizzo musicale (SMIM) (Legge 124/1999) e l’istituzione dei Licei Musicali (DPR 89/2010), attraverso quote contingentate, fatica a riconoscere e promuovere la presenza della pratica musicale lungo tutto il percorso (in particolare nella scuola primaria e nella scuola secondaria di II grado) come elemento curricolare. La stessa legge 107/2015, che si spende in tal senso, prevede tuttavia il potenziamento della musica attraverso iniziative di carattere integrativo, facoltativo, di fatto extracurricolare (Spadolini, 87). È stato emanato un apposito decreto delegato (D.lgs. 60/2017), dedicato alla valorizzazione delle tradizioni culturali italiane (umanistica, artistica, musicale, coreutica, ecc.). Ne è scaturito anche un Piano delle Arti (Spadolini, 82), che mette a disposizione delle scuole risorse (in verità assai esigue), con la richiesta di aprire forme di collaborazione interistituzionale con il Ministero dei Beni Culturali, con istituzioni artistiche e musicali, con gli Enti locali. Ma il percorso per il rilancio della musica nella scuola italiana non sarà facile.

N

NUOVI SCENARI

Il dibattito (culturale) sul futuro della scuola sembra oscillare sul dilemma, ormai sviscerato da molti punti di vista, tra centratura del progetto formativo sulle competenze o sulle conoscenze. Tra una scuola che sembra proiettarsi verso la spendibilità immediata della formazione per il mondo del lavoro, o per la solidità di una formazione disinteressata per la cittadinanza. Sembrano essersi formati due veri e propri partiti (Muraglia, 73), con tanto di raccolta di firme, petizioni, documenti, ecc. Manca, però, un approfondimento più sereno delle questioni in gioco (Cavallari, 85), che portano ad un avvicinamento delle due polarità: cosa sono le competenze se non “conoscenze evolute”? E se è l’aspetto operativo a preoccupare, perché non dire che le competenze sono un “uso intelligente”, in contesti sociali, nello studio, a livello personale, degli apprendimenti acquisiti prevalentemente in esperienze formali?

Questo approccio è stato evidenziato nel documento “Indicazioni nazionali e nuovi scenari” (Cerini, 79), in cui viene proposta una rivisitazione delle Indicazioni del 1° ciclo (2012) alla luce delle sfide della contemporaneità (nuovi media, globalizzazione, tecnologie, valori “liquidi”, ecc.), per riconfermare il ruolo essenziale della scolarizzazione di base (Spinosi, 81). È da una sicura padronanza degli alfabeti (literacy, numeracy) che si consolidano apprendimenti duraturi e le stesse competenze di cittadinanza (Cerini, Loiero, Spinosi, 90), che non sono cosa diversa o alternativa all’istituzione (Seccia, 92). Il futuro che ci attende (Bettini, 81) richiederà la formazione di cittadini capaci di affrontare le nuove domande, sapendo integrare i diversi saperi proposti dalla scuola, al di là di vecchi steccati tra cultura umanistica e cultura scientifica.

O

ORGANICO – STATO GIURIDICO

La gestione del personale della scuola è soggetta ad una pluralità di fonti:

- leggi, in particolare lo stato giuridico (1994);

- il contratto nazionale di lavoro, rinnovato il 19-4-2018,

e numerose altre operazioni di regolazione amministrativa, che spesso sono il frutto di intese sindacali. Nella successione degli adempimenti, certamente il punto di partenza è il calcolo degli organici, per far funzionare le classi che scaturiscono dalla popolazione scolastica effettivamente iscritta (Di Palma, 85). In quest’ambito si iniziano a sentire gli effetti del calo demografico, che incide soprattutto nelle aree del Sud: dunque il fabbisogno di personale è più forte al Nord, e in quella direzione dovrebbe andare la dinamica della mobilità e del reclutamento (Bottino, 81). Occorre poi considerare le novità della legge 107/2015, parzialmente rimosse con l’accantonamento della chiamata diretta per competenze (Bottino, 96), fonte di numerose polemiche. Al momento non è stato intaccato l’organico di potenziamento, mentre c’è una revisione in atto delle procedure di reclutamento. Al di là del concorso agevolato per i docenti di II fascia (Bottino, 90), è ora esplosa la “bolla” dei maestri solo diplomati, che dovrà essere riassorbita (ma in quanti anni?) attraverso concorsi riservati e “non selettivi”. Per i docenti della secondaria dovrebbero essere banditi i primi concorsi secondo le nuove procedure del D.lgs. 59/2017 (Calienno, 81). Il fronte della gestione del personale, al di là del colore del governo “pro-tempore”, è sempre stato un aspetto caldo ed emergenziale della vita della scuola. Al suo interno dovrebbe avere una migliore visibilità la questione ATA (Calienno, 98), troppo spesso lasciata ai margini degli interventi. Teniamo per ora sullo sfondo il tema delle pensioni, perché al momento le dichiarazioni d’intenti sono molto radicali (ad esempio per l’abrogazione della riforma Fornero), ma le decisioni concrete devono ancora maturare (Rubino, 98).

P

PORTFOLIO – DIRIGENTI

“Stop and Go”: sembra questo il ritmo che ha assunto la valutazione dei dirigenti scolastici in Italia, prevista fin dal 2001 ma messa a punto solo all’interno della legge 107/2015, e poi avviata con una specifica Direttiva (36/2016) a apposite Linee Guida. Siamo dunque alle soglie del terzo anno, ma ancora devono essere avviate e completate le operazioni relative al secondo anno, e solo da pochi mesi sono stati restituiti gli esiti della prima valutazione. Sta di fatto che la valutazione delle prestazioni professionali, che in genere trova sempre qualche forma di ostilità, è venuta a coincidere con la stagione calda del mancato rinnovo dei contratto dei dirigenti, e con le ritornanti polemiche sui pieni poteri che sarebbero stati conferiti ai presidi con la Buona scuola e, soprattutto, sull’aumento esponenziale delle responsabilità penali, civili, contabili e amministrative dei dirigenti, con episodi emblematici in materia di sicurezza (Sozzi, 74), e relative certificazioni carenti (Sozzi, 95). Gli esiti della prima fase, presentati dal MIUR, hanno esibito qualche criticità nei livelli di partecipazione dei dirigenti, in particolare nella compilazione del portfolio (circa 1/3 si è sottratto), che è lo strumento di autovalutazione e documentazione propedeutico alla valutazione esterna da parte dell’apposito NVD (Nucleo Valutazione Dirigenti) (Stancarone, 75). Il portfolio è stato percepito come un’operazione assai complessa e non perfettamente allineata, nei suoi passaggi interni, con i criteri di valutazione previsti dal comma 93 della legge 107/2015, e con il perimetro, giuridicamente vincolante, della lettera triennale di incarico al dirigente (con i suoi obiettivi nazionali, regionali, di istituto). In effetti sono stati introdotti dei cambiamenti in tal senso nella versione 2 del portfolio, ove il dirigente può illustrare e documentare un massimo di 8 azioni svolte per le 4 dimensioni (escludendo la dimensione reputazionale) (Stancarone, 77). La ripresa della valutazione dovrebbe anche giovarsi di interazioni e visite dirette del NVD al DS sul luogo di lavoro, per meglio cogliere le dinamiche professionali. La valutazione risponde all’obiettivo di stimolare il miglioramento dell’azione dirigenziale, attraverso feed-back e suggerimenti analitici, piuttosto che giudizi olistici e classificatori (Stancarone, 86). Emergerà dunque un possibile parallelismo tra valutazione della scuola (attraverso il RAV e la visita dei NEV-Nuclei esterni di valutazione) e valutazione del dirigente, ad opera del NVD. Il funzionamento della scuola viene analizzato attraverso 15 aspetti (di cui 11 oggetto di autovalutazione e valutazione esterna); l’azione dirigenziale viene analizzata attraverso 13 aspetti (di cui 1 al momento non considerato, quello reputazionale). Due azioni distinte ma complementari, che affidano una notevole responsabilità agli ispettori tecnici (coordinatori di entrambi i nuclei), per i quali sono state emanate apposite Linee Guida (Acerra, 88).

Q

QUIZ – CONCORSO DIRIGENTI

Nel mese di luglio 2018 è partita la macchina del concorso che dovrà portare 2.445 nuovi dirigenti scolastici a coprire altrettante sedi vacanti, sperabilmente dal 1° settembre 2019. Si sa, le scuole sono in sofferenza di reggenza, e l’ultimo concorso fu bandito nel lontano 2010. Molte parole sono state spese sulla complessa procedura che porterà a selezionare i vincitori, partendo da una platea di candidati superiore di 15 volte i posti disponibili (Prontera, 73). Si è imposta così l’esigenza di una prova preselettiva a quiz (100 quesiti a risposta chiusa multipla) rappresentativi dei 9 temi alla base del programma di concorso (1. Ordinamento scolastico, 2. Leadership, 3. Progettazione strategica, 4. Ambiente di apprendimento, 5. Gestione del personale, 6, Valutazione, 7. Elementi di diritto, 8. Contabilità, 9. Europa). (Spinosi, 87). La pubblicazione con 30 giorni di anticipo della banca dati completa dei 4.000 test, da cui estrarre i 100 quesiti della prova, può tranquillizzare i partecipanti, ma si presta ad uno studio di tipo ripetitivo, più utile a memorizzare una quantità smisurata di dettagli che a far studiare e argomentare su questioni fondamentali. Alcune aree del programma hanno risentito di questa logica, seppure fosse stata preceduta da un quadro di riferimento fin troppo dettagliato (Spinosi, 95). Sono riusciti a superare la prova, regolarmente tenutasi il 23 luglio 2018, coloro che hanno dedicato un tempo intenso e sistematico alla focalizzazione degli item corretti, inseriti però in una visione d’insieme di tutte le conoscenze implicate dal concorso (Spinosi, 97).

Ora si è in attesa del prossimo step, cioè della prova scritta per quesiti sintetici, cui rispondere con brevi testi di non oltre 2.500-3.000 battute per ciascuna delle 5 domande (oltre a due brevi serie di quesiti in lingua, di carattere chiuso). Nel poco tempo a disposizione (20 minuti per domanda) occorre saper “comunicare” in forma chiara e sobria le conoscenze sollecitate dalla domanda, prestando attenzione alla tipologia dei quesiti: un conto, infatti, è un quesito secco di taglio informativo; un altro è la richiesta di argomentare, spiegare, ricostruire; un altro, infine, è l’ipotesi di affrontare un problema professionale fornendo elementi di possibile soluzione (una mini-analisi di caso, che il BANDO però rimanda alla prova orale). (Spinosi, 100). Ma, finalmente, si metteranno alla prova competenze non esclusivamente mnemoniche dei futuri dirigenti, andando oltre, si spera, la pur necessaria conoscenza del quadro giuridico-normativo.

 

 


MANUALE PER LA PROVA SCRITTA
Come farsi leggere e apprezzare

a cura di Mariella Spinosi
Contributi di: Roberto Baldascino, Giancarlo Cerini, Maria Loreta Chieffo, Domenico Ciccone, Vittorio Delle Donne, Silvana Loiero, Leonilde Maloni, Maria Evelina Megale, Filomena Nocera, Rosa Seccia, Mariella Spinosi, Maria Teresa Stancarone, Rosa Stornaiuolo

settembre 2018, pagine 288, euro 32,00


per informazioni


R

RAV (RAPPORTO DI AUTOVALUTAZIONE)

L’elaborazione e l’aggiornamento continuo del RAV (Rapporto di Autovalutazione) sono diventati uno dei processi che più impegnano la scuola e il Dirigente. Il RAV funge da baricentro di snodo per molti documenti strategici della scuola: c’è un rapporto evidente tra RAV e PTOF (Piano Triennale dell’Offerta Formativa), per non parlare del PdM (Piano di Miglioramento) o delle scelte di bilancio e di uso delle risorse. In effetti, con il RAV ogni istituto può compiere un’analisi strutturata sul proprio funzionamento organizzativo e didattico, sulla base di informazioni autonomamente raccolte o fornite da soggetti esterni (Invalsi, MIUR, Istat), che possono essere trattate e comparate con benchmark di riferimento, per meglio cogliere il proprio posizionamento. Dunque si tratta di un approccio che invita alla riflessione e alla decisione sul miglioramento, sulla base di dati affidabili. Poiché tutte (o quasi) le informazioni vengono rese pubbliche, su apposite piattaforme e sui siti, potrebbe scattare il desiderio di “imbellettare” artatamente la propria immagine, ma l’operazione è assai rischiosa, come hanno dimostrato alcuni incidenti di percorso di questi mesi (Prosperi, 77). Spesso le scuole sottovalutano che gli utenti preferiscono informazioni sincere, autentiche, ben argomentate, semmai corredate di evidenze (dati) probanti (Cavadi, 78). Per questo il RAV presenta una sua centratura sugli esiti educativi conseguiti dagli allievi (risultati scolastici, prove Invalsi, competenze chiave, esiti a distanza), ed è scegliendo all’interno di queste priorità che ogni scuola deve individuare alcuni traguardi pluriennali di miglioramento, corredati di obiettivi operativi e fattibili (Davoli, 78). Dopo quattro anni di intensa sperimentazione, che hanno portato ad inserire nell’incarico del dirigente i traguardi prioritari selezionati nel RAV, è ora il tempo di fornire alcuni primi riscontri pubblici di quest’azione: il 2018-19 sarà l’anno della rendicontazione sociale, in modo da comunicare agli interlocutori l’evoluzione e i cambiamenti significativi intervenuti nella vita della scuola, sulla base dei dati raccolti. Questa rendicontazione potrebbe assumere le forme di un “Bilancio Sociale” (Stefanel, 98). Si vedrà allora se avremo impegnato le scuole in adempimenti formali o in percorsi di effettivo miglioramento. Anche la stesura del PTOF (da rinnovare entro l’ottobre 2018) si avvarrà di un tracciato-base digitalizzato, per consentire una più ordinata documentazione delle scelte delle scuole (Stancarone, 100).

4 settembre 2018

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n. 102
S

SCUOLA DELL’INFANZIA

Scuole “Cenerentola” o “Gioiello di famiglia”? Questo è il dilemma in cui si dibatte la scuola dell’infanzia italiana che, proprio nella primavera 2018, ha festeggiato i primi 50 anni della sua istituzione come scuola dello Stato (Legge 18-3-1968, n. 444). Oggi il sistema presenta una pluralità di gestioni (lo Stato interviene nel 61% dei casi, i Comuni nel 10%, i privati nel 29%), dando vita al una rete di oltre 23.515 scuole, che accolgono il 97% circa dei bambini della fascia di età 3-5 anni, un dato superiore allo standard europeo. Sono scuole di comunità, godono della fiducia dei genitori, usufruiscono di orientamenti educativi accreditati, più volte rinnovati e aggiornati, fino alle Indicazioni del 2012. Ne hanno fatta di strada (Cerini, 82), dunque è stato giusto festeggiarle (Donà, 80). Certo, restano molti problemi, una diversa qualità, insufficienza di servizi, professionalità da consolidare, ma le coordinate pedagogiche sono tracciate: per costruire scuole a misura di bambini, per farne risaltare le potenzialità, per sviluppare i loro talenti attraverso appropriati contesti educativi (Rispoli, 84). Lo sviluppo di sistemi di autovalutazione anche nelle scuole dell’infanzia rappresenta un ulteriore riconoscimento della maturità di tale scuola, e consente di disporre di dati ed elementi informativi per un controllo esterno, di aumentare la capacità di chi “sta dentro” la scuola, di riflettere sul suo funzionamento e di apportare miglioramenti con consapevolezza (Zauli, 85). Il programma di diffusione del RAV (Rapporto di Autovalutazione) nelle scuole dell’infanzia è giunto a buon punto, e nell’a.s. 2018-19 raggiungerà in ottica sperimentale un ampio numero di realtà (Donà, 91). Il pieno sviluppo del sistema integrato “zerosei” dovrà consentire di elevare gli standard qualitativi di tutte le scuole del nostro Paese, guardando agli indicatori di qualità europei, ma anche, con orgoglio, alle gloriose tradizioni pedagogiche italiane, antiche (Agazzi, Montessori) e recenti (Malaguzzi, Frabboni, Mantovani).

T

TECNOLOGIE

Prosegue l’investimento sulle nuove tecnologie digitali nella scuola italiana, sulla scia del PNSD (Piano Nazionale Scuola Digitale), rilanciato con la legge 107/2015. Gli esiti non sono di facile valutazione, anche se si registra certamente un incremento di dotazioni strutturali, di linee di accesso veloce, di formazione del personale. Proseguono inoltre le linee di finanziamento (Baldascino, 100). L’attenzione, comunque, si è concentrata anche sullo sviluppo di nuovi modelli di pensiero e di progettazione (es.: il coding), per un approccio non meramente applicativo dei nuovi artefatti tecnologici (Biancato-Fini, 83). In effetti, le preoccupazioni dell’opinione pubblica si sono rivolte verso usi distorti delle applicazioni tecnologiche, come i cellulari (Olivieri, 96), di cui non sempre è chiaro quali possano essere gli usi formativi. Apposite commissioni sono state messe al lavoro e sono state elaborate linee guida (Baldascino, 75). Insomma si vorrebbe uscire da una situazione eternamente pionieristica (anche se la cifra delle innovazioni digitali è un po’ questa) e inoltrarsi verso percorsi di ordinario sviluppo… semmai evitando anche qualche rimbrotto dell’Accademia della Crusca verso il vesso degli anglismi usati dagli innovatori del MIUR (Zauli, 87).

U

UNIONE EUROPEA

L’Unione Europea rappresenta lo scenario in cui si esplica anche lo sviluppo del sistema scolastico italiano. Non esiste tuttavia un modello-base europeo a cui tutti gli stati debbono ispirarsi, ma piuttosto l’idea di alcuni traguardi comuni, meritevoli di essere perseguiti in autonomia dai diversi paesi. Si intende stimolare il miglioramento di alcuni aspetti fondamentali del funzionamento del sistema (competenze di base, dispersione, educazione permanente, accesso all’istruzione superiore). Diventa così possibile disporre di quadri comparativi, entro cui collocare le politiche nazionali relative ad aspetti specifici, come l’orario di lavoro dei docenti (Turchi, 89), e in termini più generali. Eurydice è l’organismo che fornisce l’aggiornamento europeo dei dati sull’istruzione.

Prosegue poi lo sforzo di avvicinare e uniformare i titoli di studio, ma soprattutto quello di dare valore alle certificazioni sulla base di criteri comuni, rendendo comparabili le qualifiche professionali. Lo strumento adottato è l’EQF (European Qualification Framework), rinnovato nel 2018 (Prontera, 76).

Ma l’elemento strategico, per la tenuta di un sistema comune europeo dell’istruzione, è la progressiva costruzione di una piattaforma culturale e valoriale, in cui delineare gli elementi comuni di una cittadinanza europea: è questo il significato dei documenti sulle competenze chiave per l’apprendimento permanente, che risalgono al 2006 (Marostica, 80), ma che sono stati oggetto, proprio nel 2018, di un corposo intervento di restyling, che ne ha comunque salvaguardato l’impostazione di fondo (Marostica, 92). Parallelamente è stato definito un documento sui valori comuni che ci si attende da una scuola con la visione fondativa dell’Europa unita (solidale, equa, accogliente, amante della pace e della libertà). Ma oggi, dopo la Brexit, con sovranismi incalzanti, l’appeal dell’unità europea sembra in forte calo: sarà l’Europa della scuola e dei giovani (come è già successo per la generazione Erasmus) a rilanciarla verso il futuro?

V

VALUTAZIONE ED ESAMI

I cambiamenti in materia di valutazione degli allievi hanno interessato nel corso del 2017-18 sostanzialmente il primo ciclo, ma ulteriori effetti sono attesi nell’a.s. 2018-19 anche per il secondo ciclo. Siamo nell’ambito dell’attuazione di uno delle otto deleghe (il D.Lgs. 62/2017) della legge 107/2015 (quindi una materia a rischio di qualche revisione politica).

Le novità riguardano:

- le modalità di espressione della valutazione (voto numerico, ma anche descrizione degli apprendimenti);

- le forme di certificazione delle competenze (con la generalizzazione di appositi modelli sperimentati nelle classi quinta primaria e terza secondaria di I grado);

- la revisione delle procedure di esame di fine primo ciclo;

- un diverso posizionamento delle prove INVALSI (che vedono l’ingresso della prova di lingua inglese).

Com’era prevedibile, il nuovo esame di Stato ha catalizzato molto interesse, soprattutto per le tipologie delle prove scritte di italiano, anche per l’impegno del MIUR nel mettere a disposizione materiali ed esempi (Contu, 89). Al centro vi è l’idea di stimolare negli allievi scritture funzionali, sintetiche, per diversi scopi, in modo da superare l’eccessiva enfasi che ha avuto nella nostra scuola il classico testo di tipo espressivo, il tema (Muraglia, 75). In effetti le nuove disposizioni hanno favorito la riscoperta di pratiche di scrittura come il riassunto, il saggio breve, la relazione scientifica (Turrisi, 86).

Anche la struttura del colloquio orale è stata ricondotta ad una dinamica pluridisciplinare, peraltro già prevista dalla Direttiva del 1981 (Prontera, 91). Ma è difficile trasformare routine consolidate nel tempo, pensando quasi ad un effetto salvifico del nuovo dispositivo d’esame (Bortone, 92). Occorre piuttosto lavorare su tempi medio-lunghi, e non solo fare informazione sui nuovi adempimenti. Il MIUR ha stanziato appositi fondi per la formazione, ma non sempre la progettazione delle iniziative ha avuto un carattere operativo, di ricerca, di sviluppo guidato di pratiche valutative coerenti (Stancarone, 73). Ove si è riusciti a farlo (Turrisi, 98) ne ha tratto giovamento la qualità del lavoro didattico a scuola.

Anche l’INVALSI è stato chiamato a rimettersi in gioco dal nuovo decreto, non solo per l’assoluta novità delle prove d’inglese in quinta primaria e in terza media (ed i cui primi exit-poll appaiono confortanti) (Riveccio, 83), ma anche per lo sforzo richiesto nel descrivere in progressione i diversi livelli di competenze (di matematica, di lingua italiana, di lingua inglese), da comunicare ai genitori in un’ottica formativa e non semplicemente classificatoria (Stancarone, 93). È una funzione che si affianca a quella più tradizionale, ma utile, di informare sullo stato di salute della scuola italiana e sulle ancora eccessive differenze nei risultati dei ragazzi (Garuti, 97).

Ricostruzione di Carriera


Per rispondere ai bisogni complessi degli operatori della scuola, che spesso non hanno vite lavorative lineari, Tecnodid presenta Carriera Scuola, un software per lo sviluppo e il controllo delle ricostruzioni di carriera, ad uso sia di persone singole che di enti e associazioni di categoria.

Per utilizzarlo basta la sola connessione a internet: nessun programma da installare e nessuna manutenzione, in quanto gestito direttamente da Tecnodid. Con l’inserimento di poche informazioni anagrafiche e relative al servizio pre-ruolo e di ruolo, il software sviluppa la carriera del personale del comparto scuola (compresi gli insegnanti di religione ed i passaggi di ruolo con relativa temporizzazione) e definisce gli inquadramenti retributivi.

Restituisce la riproduzione del decreto di ricostruzione come dovrebbe essere, in modo da poter controllare la correttezza del provvedimento ufficiale, e visualizza i possibili passaggi di gradone futuri. Saranno poi implementate funzioni previdenziali, come la determinazione della prima data teorica per il perfezionamento del diritto a pensione.


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Z

ZEROSEI

La realizzazione di un sistema integrato di strutture educative per i bambini dalla nascita fino ai 6 anni (asili nido e scuole dell’infanzia) rappresenta un obiettivo di grande significato per il nostro Paese, alla luce della crisi della natalità, della scarsa diffusione dei servizi fino a 3 anni, della necessità di qualificare il concetto di welfare. L’attuazione del D.lgs. 65/2017 è un processo complesso, perché viene a toccare le competenze di molti soggetti: da un lato lo Stato, che dovrà fornire l’indirizzo a tutto il sistema (oltre che gestire la fetta prioritaria – oltre il 60% delle scuole dell’infanzia); dall’altro Regioni e Comuni, cui spetta la prima parola in materia di asili nido (0-3 anni); per non parlare dell’ampia presenza dei privati, sia nello 0-3 che nel 3-6. Questa complessa governance è stata riassunta nella nota 404 del 19-2-2018 (Rispoli, 79), ed ora dev’essere messa alla prova regione per regione. I problemi da affrontare sono enormi, dalle carenze di servizi educativi al Sud (in Italia la copertura arriva al 23%, ma l’Europa esige il 33%), alla situazione precaria delle sezioni primavera (per i bambini dai 24 ai 36 mesi), che potrebbero invece contribuire ad ampliare l’offerta (Marchisciana, 79). Così come sono da sviluppare gli aspetti innovativi del nuovo sistema: le linee guida pedagogiche 0-6, i poli verticali per l’infanzia, il coordinamento pedagogico, gli standard di funzionamento, la formazione di tutti gli operatori (Cerini, 99). Il “dossier infanzia” è senz’altro sul tavolo del nuovo Governo, perché alcune delle forze politiche vincenti avevano speso lo slogan “nidi gratis per tutti”. Realisticamente l’ANCI (Associazione Nazionale Comuni d’Italia) ha ricordato, in una lettera al Ministro dell’istruzione, gli aspetti più rilevanti della questione (Ventura, 96). Fa ben sperare l’avvio dell’organico di potenziamento nella scuola dell’infanzia (Cerini, 88), una delle condizioni assenti nella legge 107/2015, con posti aggiuntivi che potrebbero consentire di migliorare il funzionamento della scuola dell’infanzia statale, e attivare forme di coordinamento e supervisione professionale. Si attende ora l’accordo Stato-Regioni per l’attribuzione della seconda tranche delle risorse e l’avvio dei due comitati scientifici previsti (Commissione nazionale e Cabina di regia).

© Tecnodid editrice

Coordinamento redazionale a cura di Giancarlo Cerini

Direttore responsabile Gabriella Crusco

Autorizzazione Tribunale di Napoli n. 65 del 20/12/2016

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