Scuola7 8 ottobre 2018, n. 107

Scuola7

la settimana scolastica

8 ottobre 2018, n. 107


In questo numero parliamo di:

Decreto milleproroghe e scuola (R. Calienno)

Il nuovo esame di “maturità” (M. Tiriticco)

La sfida dei nuovi professionali: l'integrazione di sistema (N. Maloni)

Scuole sicure 2018 (B. Sozzi)

Esame di Stato 2019: elenco indirizzi

Nuovo esame di maturità: cosa cambia

Elezioni organi collegiali a.s. 2018/19

Concorso docenti abilitati: scelta ambiti territoriali

Progetto Sport di Classe per la scuola primaria


Settimanale di informazione scolastica.
© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diDecreto milleproroghe e scuola
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8 ottobre 2018

__TESTATA__

n. 107

Decreto milleproroghe e scuola

Roberto CALIENNO

Il millepiedi del “milleproroghe”

Solo alcuni provvedimenti, tra quelli attesi dalla scuola italiana, hanno trovato spazio nel decreto Milleproroghe, su cui il Governo italiano ha posto la fiducia.

In politica e nel giornalismo si definisce “Decreto Milleproroghe” una legge che si pone l’obiettivo di prorogare entro la fine dell’anno in corso l’efficacia di determinate misure normative, che altrimenti sarebbero destinate a scadere. I Governi italiani ricorrono da quasi 15 anni a questo tipo di provvedimento: il primo decreto Milleproroghe fu emanato nel 2005 dal Governo Berlusconi.

Il Milleproroghe licenziato solo pochi giorni fa contiene tantissime norme, e quelle relative alla scuola, contenute nell’art. 6, fanno ancora discutere.

Vaccini e autodichiarazioni

Delicatissima la questione relativa all’obbligo vaccinale. Per l’anno scolastico 2018/19 resta vigente la norma che prevede la somministrazione obbligatoria di 10 vaccini. Le famiglie anche nell’a.s. 2018/2019 hanno la possibilità di presentare la dichiarazione sostitutiva relativa all’avvenuta vaccinazione. In tal caso la documentazione comprovante le vaccinazione dev’essere presentata entro il 10 marzo 2019. Viene chiarito che le scuole sono tenute a verificare la veridicità delle informazioni fornite, ma la responsabilità di eventuali dichiarazioni false è delle famiglie.

Scuole a rischio sismico e normativa antincendio

Slittano al 31 dicembre 2019 i rendiconti dei lavori fatti per la messa in sicurezza delle scuole dal Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe). Viene prorogato al 31 dicembre 2018 – la data precedente era il 31 agosto 2018 – il termine per effettuare le analisi di vulnerabilità sismica degli edifici. Per evitare tale proroga a nulla sono valse le proteste delle scuole e del Movimento di partecipazione civica “Cittadinanzattiva”, secondo cui in Italia si è intervenuti solo sul 5% degli edifici scolastici a rischio. Ad inizio di anno scolastico alcuni Comuni, comprensibilmente, hanno deciso di chiudere plessi scolastici. Viene fissata al 31 dicembre 2018 la data ultima per il CIPE per decidere l’ammontare delle risorse da destinare all'edilizia scolastica.

Prorogato al 31 dicembre 2018 anche il termine di adeguamento alla normativa antincendio per gli edifici scolastici ed i locali adibiti a scuola ed asilo nido (il termine precedente era il 31 dicembre 2017).

Maturità 2019, come cambia l'esame di Stato

Sono tanti i cambiamenti introdotti dal decreto relativi alla maturità 2019. L’esame di Stato è già stato modificato dal precedente Governo, che, dopo aver eliminato la terza prova, aveva introdotto fra i requisiti obbligatori per l'ammissione anche le prove Invalsi e una relazione sull'esperienza di alternanza scuola-lavoro (D.lgs. 62/2017). Il decreto Milleproroghe è ulteriormente intervenuto, differendo al 1° settembre 2019 il sostenimento della prova INVALSI ai fini dell’ammissione di candidati interni ed esterni all’esame di Stato. Analoga decisione è stata disposta circa la validità dell’attività di alternanza scuola-lavoro ai fini del possesso dei requisiti utili per l’ammissione all’esame di Stato, in qualità di candidati interni ed esterni. La circolare Miur del 4 ottobre u.s. chiarisce le modalità di accesso all’esame di Stato 2019, regolandone lo svolgimento. Per accedere al nuovo esame di Stato da quest’anno non saranno requisito di accesso né la partecipazione, durante l’ultimo anno di corso, alla prova nazionale Invalsi, né lo svolgimento delle ore di alternanza scuola-lavoro. La circolare del Miur stabilisce che i candidati sosterranno due prove scritte invece di tre, più l'orale; chiarisce che sarà prestata maggiore attenzione al percorso svolto dai ragazzi nell'ultimo triennio, con un punteggio maggiore assegnato al credito scolastico. Infine riferisce di griglie di valutazione nazionali per la correzione delle prove scritte, al fine di avere maggiore omogeneità.

Graduatorie ad esaurimento

Il decreto non conferma quanto approvato dal Senato ad agosto con l’“Emendamento salva-supplenti abilitati” e non riapre le graduatorie ad esaurimento.

Scuole italiane all’estero

La validità delle graduatorie vigenti per l’anno scolastico 2017/18 è prorogata per l’anno scolastico 2018/2019, e viene garantita la mobilità del personale interessato sia per le assegnazioni temporanee che per tutti i posti che si rendono disponibili. Vengono cassati gli emendamenti precedentemente introdotti in Senato, che intervenivano sulla durata del servizio all’estero.

Carta elettronica docenti

Le eventuali disponibilità residue risalenti all’a.s. 2016/17 vengono riaccreditate, e potranno essere utilizzate entro il 31 dicembre 2018.

Roberto Calienno

Il nuovo esame di “maturità”

Maurizio TIRITICCO

Una storia che viene da lontano

Perché le virgolette? Perché si continua a parlare di esame di maturità, nonostante sia stato modificato tanti anni fa. E forse quelle modifiche non sono ancora entrate nel DNA degli insegnanti, né degli stessi studenti, per non dire delle loro famiglie e della pubblica opinione. E saranno entrate nel DNA dei nostri amministratori?

Ma andiamo con ordine. Alla fine del secolo scorso, come molti ricorderanno, si verificò una profonda svolta nel campo delle finalità dell’insegnamento, non solo in Italia, ma anche in molti Paesi dell’Unione Europea. Si sottolineava che, in un mondo che cambia, i processi di istruzione non possono più limitarsi a perseguire solo conoscenze, ma anche e soprattutto competenze. Una svolta di estrema importanza, ma… in effetti ancora oggi un passaggio di questo tipo non è stato totalmente avvertito nella sua interezza, né recepito.

Trent’anni di maturità “sperimentale” (1969-1997)

Cito due leggi. La legge 119/1969 prevede che “l’esame di maturità ha come fine la valutazione globale della personalità del candidato” (art. 5) e che “a conclusione dell’esame di maturità viene formulato, per ciascun candidato, un motivato giudizio, sulla base delle risultanza tratte dall’esito dell’esame, dal curriculum degli studi e da ogni altro elemento posto a disposizione della commissione (art. 8)”. Con la legge di riforma 425/1997 si dava una ben altra formulazione: i nuovi esami “hanno come fine la verifica della preparazione di ciascun candidato in relazione agli obiettivi generali e specifici di ciascun indirizzo di studi” (art. 1, c. 1), e la certificazione rilasciata deve “dare trasparenza alle competenze, conoscenze e capacità acquisite secondo il piano di studi seguito, tenendo conto delle esigenze di circolazione dei titoli di studio nell’ambito dell’Unione europea” (art. 6). In effetti, si tendeva passare da una scuola centrata sulle conoscenze ad una scuola centrata sulle competenze. Quindi era necessario anche un riordino dell’esame di Stato.

Fatti e misfatti della riforma della maturità del 1997

Se poi questo passaggio, che avrebbe dovuto essere epocale, sia veramente “passato” nella nostra scuola è altro discorso. È opportuno ricordare che la riforma del ‘97 venne attuata dal Ministro Luigi Berlinguer nel contesto di un governo di centro-sinistra, e che si trattava di una riforma che avrebbe potuto veramente incidere nei tempi lunghi. Con i governi successivi, invece, la riforma venne letta e realizzata più come un adempimento formale che sostanziale. Di qui una sorta di fastidio per i “punteggi” e per la “terza prova”, che invece, costruita dalle commissioni, avrebbe dovuto costituire un’innovazione profonda. Ma il fatto è che per la scuola dei “voti”, che di prove oggettive ne masticava poco (e non solo allora), costruire prove “diverse” rispetto a quelle della tradizione, e adottare punteggi, non fu affatto cosa facile. Non è un caso che la terza prova sia stata vissuta come “il quizzone”: un termine che denota ignoranza in materia di misurazione e valutazione. E non è un caso che le prove Invalsi, costruite secondo precisi criteri docimologici, siano vissute più come un’invasione che come un’opportunità!

La delega legislativa sulla valutazione nella legge 107/2015

A “complicare le cose” – se si può dire così – è intervenuta la 107! Il comma 181, lett. i) dell’articolo 1 della legge 107/2015 recita: “adeguamento della normativa in materia di valutazione e certificazione delle competenze degli studenti, nonché degli esami di Stato, anche in raccordo con la normativa vigente in materia di certificazione delle competenze, attraverso: 1) la revisione delle modalità di valutazione e certificazione delle competenze degli studenti del primo ciclo di istruzione, mettendo in rilievo la funzione formativa e di orientamento della valutazione, e delle modalità di svolgimento dell’esame di Stato conclusivo del primo ciclo; 2) la revisione delle modalità di svolgimento degli esami di Stato relativi ai percorsi di studio della scuola secondaria di secondo grado in coerenza con quanto previsto dai regolamenti di cui ai decreti del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, nn. 87, 88 e 89”. Sono i decreti che riguardano rispettivamente il riordino degli istituti professionali, degli istituti tecnici e dei licei.

Il D.lgs. 62/2017 ha dato attuazione a questa delega. Nel contesto/scenario sopra descritto insegnanti e commissioni si sono mossi, comunque, sempre con grande equilibrio, pur avvertendo a volte alcune difficoltà operative. In effetti le innovazioni, se non sono sostenute da opportuni interventi informativi e formativi degli operatori scolastici, rischiano di lasciare il tempo che trovano. Appare quindi utile e necessario che il Miur, per quanto riguarda gli esami di Stato relativi al secondo ciclo di istruzione, sia intervenuto “oggi” con tre documenti per fare chiarezza su alcune questioni.

La nota del Miur con le prime indicazioni operative

Il primo documento è la nota 4 ottobre, n. 3050, che ha per oggetto: “Esame di Stato conclusivo dei percorsi di istruzione secondaria di secondo grado a.s. 2018/2019 – prime indicazioni operative”. Questo è l’incipit: “Com’è noto, il d.lgs. 13 aprile 2017, n. 62, recante ‘Norme in materia di valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed esami di Stato, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera i), della legge 13 luglio 2015, n. 107’, ha apportato significative innovazioni alla struttura e all’organizzazione dell’esame di Stato conclusivo dei percorsi di istruzione secondaria di secondo grado. Le relative disposizioni, contenute nel Capo III (artt. 12-21), sono entrate in vigore dall’1 settembre 2018, come previsto dall’art. 26, comma 1, dello stesso decreto legislativo…”.

Le tracce per la prima prova scritta

Il secondo è il “Documento di lavoro per la preparazione delle tracce della prima prova scritta dell’Esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione” (allegato 1 alla suddetta nota). Vi si legge, tra l’altro: “Per la lingua, si tratta di padroneggiare il patrimonio lessicale ed espressivo della lingua italiana secondo le esigenze comunicative dei vari contesti; per la letteratura, di raggiungere un’adeguata competenza sulla evoluzione della civiltà artistica e letteraria italiana dall’Unità a oggi”. Per ragioni di spazio, si indicano solo i titoletti del documento: Obiettivi della prova; Indicazioni generali per la formulazione delle tracce; Tipologie di prove e numero di tracce; Tipologia A: analisi e interpretazione di un testo letterario italiano; indicazioni specifiche per la formulazione delle consegne; Tipologia B: Analisi e produzione di un testo argomentativo; indicazioni specifiche per la formulazione delle consegne; Tipologia C: Riflessione critica di carattere espositivo-argomentativo su tematiche di attualità; criteri per la formulazione delle prove; scritture da testi; scritture svincolate da testi; l’importanza del contenuto, Indicatori specifici per le singole tipologie di prova.

A proposito della prova scritta di italiano, mi piace riportare le parole di Luca Serianni (da un’intervista rilasciata a “la Repubblica” dello scorso 6 ottobre), che ha guidato il gruppo di lavoro del Miur per rivedere la prima prova scritta: “Il deficit principale non è l’ortografia, come si ritiene comunemente al di fuori della scuola. Il problema nei ragazzi è la violazione della coerenza testuale, l’incapacità di argomentare e di capire cosa si legge. Il nostro è un tentativo di porvi rimedio. L’idea di fondo è insistere su una prova che valorizzi la capacità di istituire un ragionamento, di dedurre conseguenze da premesse. E soprattutto di aumentare la competenza nella comprensione di un testo, dunque della realtà”.

È evidente la necessità che la scuola ha di contrastare il progressivo impoverimento della nostra lingua, indotto anche dall’uso di certi media, da Facebook ai cellulari, che per loro natura difficilmente sollecitano scambi comunicativi concettualmente ricchi e grammaticalmente articolati. Ed è vero che anche certi politici ormai parlano più per slogan che per ragionamenti mirati. E quando l’esempio viene dall’alto…

Quadri di riferimento per le seconde prove

Il terzo documento riguarda “Indicazioni metodologiche e operative per la definizione dei ‘Quadri di riferimento per la redazione e lo svolgimento delle seconde prove’ e delle ‘Griglie di valutazione per l’attribuzione dei punteggi’” (allegato 2 alla suddetta nota). È costituito dai seguenti punti: Premessa; Percorsi di studio per i quali si procederà alla redazione dei Quadri di riferimento; Modalità operative; Indicazioni metodologiche relative a: Una o più discipline; Le griglie di valutazione.

A proposito di quest’ultimo punto, leggiamo: “La scelta contenuta nel d.lgs. 62/2017 di introdurre, in uno con i quadri di riferimento, griglie di valutazione da utilizzare nei lavori delle Commissioni, risponde all’esigenza di fornire elementi di omogeneità e di equità: le esperienze svolte in questi anni con le griglie di Matematica sono state generalmente positive e bene accolte. Bisogna però tenere conto del fatto che costruire griglie di valutazione non è operazione semplice, anche perché la diversità dei contenuti delle tracce rende difficile la definizione di descrittori definiti ‘a priori’. In linea di massima, per griglia di valutazione si può intendere un insieme di informazioni codificate che descrivono le prestazioni di uno studente/candidato in relazione a degli stimoli/consegne/obiettivi: sono composte da indicatori (parametri, elementi di valutazione) che a loro volte vengono declinati in descrittori delle prestazioni che identificano i livelli ai quali si assegna un risultato in termini numerici”.

Tra misurazione e valutazione

In estrema sintesi, quanto ho riportato riflette l’insieme delle operazioni più importanti dell’esame di Stato. Ciò che preoccupa – a mio esclusivo giudizio… o pregiudizio, conoscendo il linguaggio dell’amministrazione – è l’abbondanza (o sovrabbondanza?) delle disposizioni. A volte è pure difficile distinguere ciò che è innovativo da ciò che invece non lo è. Una sola osservazione: l’introduzione dei punteggi per la misurazione delle prove, prevista dalla riforma del ‘97, aveva un significato preciso e intendeva operare un’innovazione profonda. Il docimologo sa che un punteggio è oggettivo e che una valutazione ha sempre un alto tasso di soggettività. Quando un insegnante consegna a un alunno un compito che ha valutato “quattro”, ma poi dice che non se lo sarebbe mai aspettato da uno studente bravo come lui, “lavora” su due livelli senza rendersene conto: ha misurato e ha valutato. La stessa cosa vale per un alunno che “ha preso otto” nel compito in classe, ma l’insegnante sospetta che abbia copiato: otto, esito di misurazione; copiatura, esito di valutazione.

Qualche annotazione docimologica

Introdurre allora il punteggio da uno a quindici per una prova scritta significava introdurre un puro criterio misurativo. Ma poi, quando nell’ordinanza ministeriale che regola ogni anno l’esame di Stato leggiamo che un punteggio di 10 su 15 equivale alla sufficienza, l’amministrazione crea una tremenda confusione, facendo “equivalere”, appunto, il punteggio al voto! Quando invece, nei fatti, un punteggio alto potrebbe essere valutato non sufficiente o viceversa, a seconda della tipologia del compito, dell’alunno e delle relazioni che sempre corrono con gli altri compiti e con gli altri alunni. In effetti ogni anno l’OM che regola gli esami di Stato puntualmente recita: “La commissione dispone di 15 punti massimi per la valutazione di ciascuna prova scritta per un totale di 45 punti; a ciascuna delle prove scritte giudicata sufficiente non può essere attribuito un punteggio inferiore a 10”. E la cosa non mi meraviglia più di tanto: in tutte le ordinanze che negli anni regolano la valutazione degli alunni non c’è mai un accenno al fatto che un conto è misurare una prova, altro conto è valutarla. Per non dire poi della valutazione dell’alunno, che è un altro conto ancora.

Ai nostri amici del Miur, che anno dopo anno scrivono di valutazione, suggerirei la lettura e lo studio di due testi, fondamentali per operare in materia. Sono testi di tanti anni fa, ma illuminanti fin dal titolo. Eccoli: Aldo Visalberghi, Misurazione e valutazione nel processo educativo, Milano, Edizioni di Comunità, del 1955; Mario Gattullo, Didattica e docimologia, misurazione e valutazione nella scuola, Roma, Armando, del 1967.

Le novità del nuovo esame, in sintesi

Tornando al “nuovo” esame di Stato, le scelte e le innovazioni più significative introdotte sono le seguenti:

  1. è ammesso all’esame di Stato l’alunno che ha frequentato almeno i tre quarti delle ore di scuola previste ed ha ottenuto almeno la sufficienza in tutte le discipline;
  2. per quanto riguarda il credito scolastico, l'art. 15 del d.lgs. 62/2017 attribuisce al credito scolastico maturato dagli studenti nel secondo biennio e nell'ultimo anno di corso un peso decisamente maggiore nella determinazione del voto finale dell'esame di Stato rispetto alla precedente normativa, elevando tale credito da venticinque a quaranta punti su cento;
  3. la prima prova scritta di italiano non avrà più quattro tracce, ma tre;
  4. la seconda prova scritta può riguardare più materie;
  5. la commissione dispone di 60 punti: massimo 20 per ciascuna delle due prove scritte e 40 per il colloquio;
  6. viene eliminata la terza prova scritta (quella che assolutamente non si deve chiamare quiz o addirittura quizzone, perché in effetti una prova oggettiva ha sempre una sua dignità);
  7. se lo studente dispone di un credito di almeno 30 punti e del punteggio complessivo di 50 per le tre prove, può godere di altri 5 punti (da uno a 5).

Altri provvedimenti per nulla secondari sono i seguenti: la prova Invalsi e l’alternanza scuola-lavoro non costituiscono più requisiti di accesso all’esame.

I documenti del Miur

Le innovazioni sono tante. Ovviamente, per il dettaglio delle informazioni, occorre accedere direttamente ai tre documenti citati: a) la Nota del 4 ottobre; b) il Documento di lavoro per la preparazione delle tracce della prima prova scritta dell’Esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione; c) le Indicazioni metodologiche e operative per la definizione dei ‘Quadri di riferimento per la redazione e lo svolgimento delle seconde prove’ e delle ‘Griglie di valutazione per l’attribuzione dei punteggi’.

Maurizio Tiriticco

Esame di Stato 2019: elenco indirizzi

Il Miur ha inviato l’elenco indirizzi relativamente all’esame di Stato conclusivo dei corsi di studio di istruzione secondaria di secondo grado per il corrente anno scolastico 2018/2019. Entro il 16 novembre gli UU.SS.RR. devono dare comunicazione dell’avvenuto riscontro del suddetto elenco.

Con nota 24 settembre 2018, prot. n. 16460 il Miur ha trasmesso l’elenco degli indirizzi dei corsi di studio di istruzione secondaria di secondo gradoper il corrente anno scolastico 2018/2019, al fine di permettere agli UU.SS.RR. di verificarne la completezza in relazione ai percorsi di studio interessati dagli esami di Stato del corrente anno scolastico nel territorio di competenza.

Entro il 16 novembre è richiesta una comunicazione all’e-mail dgosv.ufficio3@istruzione.it sia in caso di presenza in elenco di tutti gli indirizzi di studio nei quali si svolgerà l'esame, sia nel caso di necessità di integrazioni, specificando il tipo di indirizzo da inserire e le istituzioni scolastiche interessate.

Andranno altresì trasmessi i nominativi dei dirigenti e/o referenti a livello regionale e provinciale con i relativi recapiti mail e telefonici, da poter diffondere come unità di supporto e presidio amministrativo sugli esami di Stato in ambito territoriale.


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Nuovo esame di maturità: cosa cambia

Le prove scritte diventano due, e saranno corrette mediante griglie di valutazione nazionali. Maggiore attenzione è rivolta al percorso dell’ultimo triennio, con un punteggio maggiore assegnato al credito scolastico. Tutte le novità della maturità 2019.

Entrano in vigore da quest’anno scolastico le novità dell’Esame di Stato conclusivo della scuola secondaria di II grado, illustrate nella nota Miur 4 ottobre 2018, prot. n. 3050, che consegna alle scuole anche due allegati operativi: il Documento di lavoro elaborato da una commissione di esperti guidata dal linguista Luca Serianni per la preparazione delle tracce della prima prova scritta, italiano, e le Indicazioni per l’elaborazione delle griglie di correzione delle due prove scritte.

Le indicazioni per la prima prova, in particolare, sono pensate per chi dovrà costruire le tracce nazionali, ma anche per il lavoro che dovranno svolgere in classe i docenti alla luce di alcune novità che vengono introdotte da quest’anno, che di seguito riportiamo dal comunicato stampa Miur.

 

Requisiti di accesso all’Esame

Quest’anno non saranno requisito di accesso né la partecipazione, durante l’ultimo anno di corso, alla prova nazionale INVALSI, né lo svolgimento delle ore di Alternanza Scuola-Lavoro, come previsto dal decreto cosiddetto Milleproroghe, recentemente approvato in Parlamento. Per poter essere ammessi alle prove bisognerà aver frequentato almeno i tre quarti del monte ore previsto, avere il 6 in ciascuna disciplina, avere la sufficienza nel comportamento. Il Consiglio di classe potrà deliberare l’ammissione anche con una insufficienza in una disciplina o gruppo di discipline valutate con un unico voto, ma dovrà motivare la propria scelta.

 

Credito scolastico

Il voto finale continuerà ad essere espresso in centesimi. Ma da quest’anno si darà più peso al percorso di studi: il credito maturato nell’ultimo triennio varrà fino a 40 punti su 100, invece degli attuali 25. Per chi fa l’Esame quest’anno ci sarà un’apposita comunicazione, entro gli scrutini intermedi, sul credito già maturato per il terzo e quarto anno, che sarà convertito in base alle nuove tabelle.

 

Prove d’esame e punteggio finale

Le prove scritte passano da tre a due. La prima prova scritta, italiano, in programma il prossimo 19 giugno, servirà ad accertare la padronanza della lingua, le capacità espressive e critiche delle studentesse e degli studenti. I maturandi dovranno produrre un elaborato scegliendo tra 7 tracce riferite a 3 tipologie di prove in ambito artistico, letterario, filosofico, scientifico, storico, sociale, economico e tecnologico.

Le tre tipologie di prova (invece delle quattro attuali) saranno: tipologia A (due tracce) - analisi del testo, tipologia B (tre tracce) - analisi e produzione di un testo argomentativo, tipologia C (due tracce) - riflessione critica di carattere espositivo-argomentativo su tematiche di attualità.  Per l’analisi del testo la novità principale riguarda il numero di tracce proposte: gli autori saranno due, anziché uno come accadeva fino ad ora. Questo per coprire ambiti cronologici, generi e forme testuali diversi. Potranno essere proposti testi letterari dall’Unità d’Italia a oggi.

L’analisi e produzione di un testo argomentativo (tipologia B) proporrà ai maturandi un singolo testo compiuto o un estratto da un testo più ampio, chiedendone l’interpretazione  seguita da una riflessione dello studente. La tipologia C, il ‘vero e proprio’ tema, proporrà problematiche vicine all’orizzonte delle esperienze di studentesse e studenti e potrà essere accompagnata da un breve testo di appoggio che fornisca ulteriori spunti di riflessione.

La seconda prova scritta del 20 giugno riguarderà una o più discipline caratterizzanti i percorsi di studio. Con la circolare inviata oggi si forniscono alle scuole le prime indicazioni sulla seconda prova, con una novità: saranno previste, secondo la nuova normativa vigente, griglie nazionali di valutazione che saranno fornite alle commissioni per una correzione più omogenea ed equa. Le griglie ci saranno anche per la correzione della prova di italiano.

Il punteggio finale sarà in centesimi. Si parte dal credito scolastico (fino a 40 punti). Alla commissione spettano poi fino a 60 punti: massimo 20 per ciascuna delle due prove scritte e 20 per il colloquio. Il punteggio minimo per superare l’esame resta fissato in 60 punti. La Commissione d’esame può motivatamente integrare il punteggio, fino ad un massimo di 5 punti, ove il candidato abbia ottenuto un credito scolastico di almeno 30 punti e un risultato complessivo nelle prove di esame di almeno 50 punti.

A gennaio saranno comunicate agli studenti le materie della seconda prova. A febbraio, con largo anticipo rispetto al passato, sarà pubblicata l’ordinanza relativa agli esami di Stato.


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Seminario nazionale Scanno 2018

Scanno 2018

Una preziosa occasione formativa per dirigenti scolastici, aspiranti dirigenti, docenti e figure di staff: Tecnodid presenta il Seminario nazionale Verso la rendicontazione sociale. La scuola del cambiamento: tra innovazione e continuità, che si terrà a Scanno (AQ) dall’1 al 3 novembre 2018, presso la sala congressi dell’hotel Miramonti (via D. Di Rienzo, 32).

Un appuntamento con lo studio e l’approfondimento, per offrire strumenti di lavoro e di governo della scuola, utili anche per la prova orale del concorso a dirigente scolastico.

Attraverso relazioni e laboratori specifici parleremo, fra l’altro, di: Trasparenza e privacy, Nuovi professionali, Cosa cambia negli esami di Stato, Come riorganizzare il PTOF, La rendicontazione sociale delle scuole, Verso la prova orale: studi di caso, ma non solo.

Gli interventi saranno a cura dell'autorevole equipe di collaboratori di Tecnodid@Formazione e Notizie della Scuola.



Per il programma dettagliato, i costi e il modulo di iscrizione, consulta la pagina dedicata all’evento

 

Carta del Docente
Tecnodid Editrice è Ente di Formazione accreditato presso il MIUR, pertanto è possibile utilizzare la Carta del Docente



8 ottobre 2018

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n. 107

La sfida dei nuovi professionali: l'integrazione di sistema

Nilde MALONI

Ridefinire la “mission” dell’istruzione professionale

“Le percezioni non sono sempre radicate nella realtà; ad esempio, una maggiore consapevolezza dei buoni esiti occupazionali dell'istruzione e formazione professionale (IeFP) può renderla una scelta di elezione per un maggior numero di persone…”. [1]

Le persone apprendono sempre di più in contesti che esulano dall'istruzione formale: online, sul luogo di lavoro, attraverso corsi professionali, attività sociali o volontariato. Queste esperienze di apprendimento spesso non sono riconosciute”.

L’importanza della prima affermazione sta nel far diventare l’istruzione professionale scelta di elezione, dopo aver registrato negli ultimi anni il più alto tasso di abbandono precoce (oltre il 32%) degli iscritti. Una mission da ridefinire con le caratteristiche di percorsi tarati sulla logica dell’apprendimento permanente: competenze tecnico-professionali che coniugano le literacy fondamentali con le qualità del carattere; alta flessibilità dei percorsi e rapida riconversione sulla domanda di lavoro; centralità delle caratteristiche dello studente e mobilità su ambienti di apprendimento diversificati.

Il D.lgs. 13 aprile 2017 n. 61 aveva lasciato aperti alla successiva definizione dei decreti attuativi del MIUR oggetti importanti per le finalità del riordino degli istituti professionali. La concertazione necessaria con il Ministero del Lavoro e il MEF da una parte, e con la Conferenza permanente Stato Regioni dall’altra, dimostra che la materia non è solo oggetto di competenze concorrenti tra Stato e Regioni, ma investe sul ruolo sussidiario degli attori in campo, non ultimo quello delle stesse istituzioni scolastiche.

I decreti attuativi: lo stato dell’arte

D.lgs. n. 61/2017

Decreto attuativo

Contenuto

Art.3 comma 3

Decreto MIUR n. 92 del 24 maggio 2018 in Gazzetta Ufficiale 27 luglio 2018

Disciplina dei Profili di uscita degli indirizzi di studio dei percorsi di istruzione professionale

art.7 comma 1

Decreto MIUR del 17 maggio 2018 in Gazzetta Ufficiale 17 settembre 2018

Criteri generali per il raccordo tra il sistema dell’istruzione e il sistema di formazione professionale e per la realizzazione in via sussidiaria dei percorsi per il rilascio della qualifica e del diploma professionale quadriennale

Mancano ancora all’appello:

  • il decreto istitutivo della Rete Nazionale delle scuole professionali, art. 7 comma 4;
  • il decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, art. 12 comma 2, per il finanziamento aggiuntivo di 25 milioni di euro alla formazione duale (apprendistato) per la qualifica e il diploma, già previsti dal decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150 per le politiche attive del lavoro.

Il decreto 17 maggio 2018: gli Standard formativi regionali

Si tratta di effettuare un ulteriore passaggio, dopo quello della Conferenza Stato Regioni del 16 dicembre 2010[2], e di confrontarsi con le modalità di traduzione a livello delle singole regioni dei livelli essenziali di prestazione, fissati dal D.lgs. n. 226/2005 nei percorsi di Formazione Professionale (FP). Ogni istituto professionale deve rapportarsi:

  • alla durata e agli obiettivi dei percorsi IeFP;
  • alle modalità di effettuazione delle prove finali, di accertamento e certificazione delle competenze in contesti formali e non formali, e di riconoscimento dei crediti;
  • alla modulazione tra attività formativa e attività di alternanza scuola-lavoro e di apprendistato;
  • alle modalità di accreditamento all’erogazione di percorsi di IeFP.

Livelli essenziali di prestazione, competenze, crediti maturati in contesti di apprendimento permanente, sistema duale, sono concetti e pratiche che inquadrano l’identità degli istituti professionali nel modello europeo del VET (Vocational Education and Training).

Si definiscono contestualmente le condizioni di qualità di un settore dell’istruzione e della formazione, chiamato a svolgere il ruolo primario di facilitatore dell’occupabilità, con una rapida transizione dalla scuola al lavoro: il sistema dei crediti codificato in ECVET[3] (sul modello dei crediti universitari) e il riferimento al Quadro europeo di qualità del VET (EQAVET).

L’obiettivo è quello di mantenere alta la qualità dei percorsi di formazione, attraverso una filiera virtuosa che accompagni lo studente al diploma e poi all’istruzione terziaria.  

I Raccordi tra i sistemi formativi

Il passaggio da un sistema formativo all’altro si basa sul riconoscimento dei crediti maturati in ciascun percorso.

Su questo caposaldo si strutturano anche gli strumenti a disposizione delle autonomie scolastiche per le azioni di sussidiarietà, legate al conseguimento delle qualifiche triennali e dei diplomi quadriennali, e per il raccordo con i Centri per l’Istruzione degli adulti.

Per capire meglio come fare sono utili le definizioni contenute nell’art. 2 del Regolamento (Decreto MIUR n. 92), e comunque la lettura incrociata dei due decreti attuativi.

L’IeFP adotta certificazioni delle competenze basate su UdA con punti di credito associati, in un sistema cumulativo che favorisce il trasferimento delle competenze e la mobilità dalla FP all’IP e viceversa.

Personalizzazione e sussidiarietà sono i due campi di prova dei nuovi professionali, che sfidano la dispersione con il nuovo impianto curricolare a partire dal biennio.

Il progetto formativo individuale (PFI) nel biennio

I consigli di classe hanno a disposizione una quota oraria fino a 264 ore, nel curricolo del biennio, per definire il bilancio di competenze dello studente per la personalizzazione del percorso. La struttura è simile a quella dei periodi didattici dei Centri per l’Istruzione degli Adulti: in ciascuno di essi si stabiliscono il numero delle UdA e le ore necessarie alla certificazione dei crediti formativi corrispondenti al possesso delle competenze per l’accesso alla qualifica prescelta.

La definizione di UdA nell’art. 2 del Regolamento contiene cinque punti significativi:

  • è un insieme autonomamente significativo di competenze, abilità e conoscenze in cui è organizzato il percorso formativo;
  • costituisce il necessario riferimento per la valutazione, la certificazione e il riconoscimento dei crediti, soprattutto nel caso di passaggi ad altri percorsi di istruzione e formazione;
  • parte da obiettivi formativi adatti e significativi;
  • sviluppa appositi percorsi di metodo e contenuto;
  • consente di valutare il livello delle competenze raggiunte dallo studente.

La quota della flessibilità nel triennio

L’utilizzo fino al 40% della quota curricolare di flessibilità prefigura un esercizio maturo del ruolo di laboratorio territoriale dell’innovazione, e soprattutto una sperimentazione di come si possano aggregare le discipline dell’area generale in funzione del profilo d’uscita degli undici indirizzi.

Modulare il percorso in unità di apprendimento può facilitare anche l’obiettivo di distinguere, nella sequenza, quali unità siano utilizzabili come crediti, rispetto alla totalità prevista per il profilo di uscita. In questo modo il problema non è più astratto -  quali discipline aggregare e come - , ma connesso esclusivamente alla valutabilità delle competenze da far acquisire agli studenti.

Le scuole troveranno (o contribuiranno a definire), negli accordi tra le Regioni e gli Uffici Scolastici Regionali, i criteri per la definizione dei crediti acquisiti dagli studenti con le attività integrative svolte con il PFI e con la quota di flessibilità.

Le condizioni per il dialogo tra IP e IFP

Sono per lo più da costruire gli strumenti affinché le autonomie, locali e scolastiche, possano dialogare nella realizzazione della funzione di cerniera tra le scuole territoriali dell’innovazione, per una transizione rapida al lavoro dei giovani diplomati IP e IeFP.

Tuttavia il dialogo può ritenersi assicurato dalla condivisione dello stesso impianto concettuale di riferimento: le competenze sono risultati di apprendimento rispetto a standard definiti e le qualifiche sono il risultato formale di un processo di valutazione e convalida, acquisito quando un’autorità competente stabilisce che una persona ha conseguito i risultati dell’apprendimento rispetto a standard predefiniti.

È come dire che Repertori Regionali delle qualifiche, Quadro Nazionale delle Qualifiche (18 gennaio 2018) e Profili educativi, Culturali e Professionali del decreto n. 92/2018 dovrebbero registrare, oltre che un’omogeneità lessicale, quella dell’EQF, anche il riferimento ad una comunità di pratiche.

Un buon aiuto per un anno scolastico di prova (se basta).

Nilde Maloni

[1] Una nuova agenda per le competenze per l’Europa, Bruxelles, 22.9.2016

[2] La Conferenza recepiva l’art. 2 comma 3 del D.P.R. n. 87/2010, stabilendo le linee guida per il raccordo tra Istruzione Professionale quinquennale (IP) e i percorsi regionali di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP) attraverso percorsi di sussidiarietà integrativa o complementare.

[3] ECVET ed EQAVET sono stati istituiti con la Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio del 18 giugno 2009, con la finalità esplicita di accelerare le azioni di contrasto alla dispersione e alla disoccupazione, ma anche di aumentare le opportunità di accesso all’istruzione terziaria per i diplomati dell’istruzione tecnica e professionale.

[4] Raccomandazione del Consiglio Europeo del 22 maggio 2017, Nuovo EQF, Allegato 1.

Scuole sicure 2018

Dal XVI rapporto di Cittadinanzattiva

Bruno SOZZI

Dati sempre preoccupanti

Puntuale anche quest’anno è stato reso pubblico lo stato delle scuole italiane, rilevato sia da fonti ufficiali/istituzionali (MIUR, INAIL) sia dal report scaturito dall’invio, da parte di Cittadinanzattiva, di istanze di accesso civico a 7.252 comuni, province e città metropolitane, relative a 6.556 edifici scolastici di 20 regioni. Il quadro è più aggiornato rispetto alla sicurezza sismica, con informazioni dettagliate rispetto alle certificazioni e agli investimenti degli Enti locali su quali e quanti interventi manutentivi sono stati realizzati.

Emergono notevoli disomogeneità tra le varie aree del Paese in merito agli adempimenti prescritti: il Sud arranca, poiché solo il 17% delle scuole ha il certificato di prevenzione incendi, il 15% quello igienico-sanitario, il 15% quello di agibilità, il 18% il collaudo statico; un po' meglio al Centro, dove il 19% ha il certificato di prevenzione incendi, il 18% quello igienico-sanitario, il 22% quello di agibilità e il 21% il collaudo statico; decisamente più positivi i dati al Nord, con il 64% delle scuole in possesso del certificato di prevenzione incendi, il 67% di quello igienico-sanitario, il 63% dell’agibilità e il 61% del collaudo statico.

Volontà politica o solo carenza di risorse finanziarie?

Tra i numerosi dati emergono anche i gravi ritardi nelle manutenzioni sia ordinarie che straordinarie, la cui causa sarebbe da attribuirsi principalmente alla mancanza di risorse finanziarie; per quella ordinaria viene precisato che, mentre la Lombardia spende 119.000 euro, la Puglia arriva a stento a 3.000. Mi sia permesso di esprimere un dubbio: si tratta spesso di scelte delle amministrazioni, che evidenziano l’attenzione in cui tengono le scuole rispetto ad altre destinazioni delle pur scarse risorse. Il dubbio sorge anche dal dato relativo al conseguimento del certificato di prevenzione incendi (CPI): lo possiede il 69% degli istituti del Trentino Alto Adige e solo il 6% di quelli del Lazio! Nel merito è recentemente intervenuto il Decreto del Ministero degli Interni, di concerto con il MIUR (firmato Minniti e Fedeli), del 21 marzo 2018 (cfr. Scuola7, 25 giugno 2018, n. 95).

Cosa può e deve fare la singola scuola?

Tra le sette lucide proposte di Cittadinanzattiva, cui rinvio il lettore, due meritano una particolare attenzione da parte del singolo istituto scolastico: Modifiche normative e Cultura della sicurezza.

La prima: “È tempo di rivedere alcune importanti normative per chiarire le responsabilità in materia di sicurezza scolastica (legge 81/2008) e per ripensare gli spazi superando la prospettiva ‘aula centrica’ (decreto ministeriale del 18/12/1975)”. Anche Cittadinanzattiva chiama in causa la perdurante omissione del MIUR sulla mancata emanazione del Decreto interministeriale attuazione all’art. 3 del d.lgs. 81/2008, che prescrive: … nei riguardi … degli istituti di istruzione universitari,... degli istituti di istruzione ed educazione di ogni ordine e grado, … le disposizioni del presente decreto legislativo sono applicate tenendo conto delle effettive particolari esigenze connesse al servizio espletato o alle peculiarità organizzativeindividuate entro e non oltre ventiquattro mesi dalla data di emanazione del presente decreto legislativo … dal MIUR di concerto con i Ministri del lavoro…, della salute, delle riforme e innovazioni nella PA.

A far data febbraio 2006 la Regione Emilia-Romagna, in sintonia con alcune altre regioni (Toscana, Veneto, …), aveva espresso un importante e chiarissimo indirizzo interpretativo: «Il Documento di Valutazione dei rischi nelle istituzioni scolastiche è costituito dall’insieme delle Valutazione dei rischi effettuate, rispettivamente per le proprie competenze, dal proprietario dell’edificio (strutture, impianti fissi, presidi antincendio) e dal dirigente scolastico (organizzazione e gestione dell’attività, attrezzature, emergenze, ecc.) e contiene in particolare le valutazioni specifiche previste per i rischi particolari (chimico, biologico, rumore, vibrazioni, atmosfere esplosive)». Evviva il caro buon senso! È così complesso tradurlo in un DM sulla specificità delle attività svolte nelle scuole?

Le responsabilità nelle e delle scuole

Dal rapporto di Cittadinanzattiva apprendiamo che il 10% delle scuole non è dotato del Documento di Valutazione dei rischi, primo obbligo del dirigente scolastico. Dell’altro 90%, quante hanno un DVR completo, scritto a quattro mani, e non stilato invece da professionisti esterni, in supplenza dell’Ente locale, incaricati dal dirigente scolastico al fine di ottemperare ad un obbligo peraltro sanzionato?

Partecipo in questi giorni alla formazione di RSPP (Responsabili Servizio Prevenzione e Protezione), e il tema della responsabilità di questi importanti collaboratori del dirigente scolastico è molto discusso: la mancanza del DM di cui sopra (nella chiarezza auspicata) rende ogni giorno più difficile convincere che compito primo delle singole istituzioni scolastiche è formare alla cultura della prevenzione durante lo svolgimento dell’ordinaria attività didattica, in locali consegnati e mantenuti sicuri dall’Ente proprietario. Che è poi l’altra proposta di Cittadinanzattiva: “Chiediamo al Miur di definire annualmente, con tutti i soggetti competenti, un Piano delle attività da proporre alle scuole per la Giornata nazionale della sicurezza (22 novembre)”.

Bruno Sozzi

Elezioni organi collegiali a.s. 2018/19

Come ogni anno il Miur ha fornito indicazioni e tempistica relative alle procedure di elezione degli organi collegiali a livello di istituzione scolastica per l’anno scolastico 2018/2019: confermate le istruzioni già impartite nei precedenti anni.

La circolare 2 ottobre 2018, n. 2 conferma le procedure previste dall’ordinanza ministeriale n. 215/1991, modificata ed integrata dalle successive OO.MM. nn. 267/1995, 293/1996 e 277/1998.

Entro il 31 ottobre 2018 dovranno concludersi le operazioni di voto per gli organi di durata annuale e quelle per il rinnovo annuale delle rappresentanze studentesche nei consigli d’istituto - non giunti a scadenza - delle istituzioni scolastiche d’istruzione secondaria di II grado, con la procedura semplificata.

Le elezioni per il rinnovo dei consigli di circolo/istituto scaduti per decorso triennio o per qualunque altra causa, nonché le eventuali elezioni suppletive nei casi previsti, si svolgeranno secondo la procedura ordinaria. La data della votazione sarà fissata dal Direttore Generale di ciascun Ufficio Scolastico Regionale in un giorno festivo dalle ore 8.00 alle ore 12.00 e in quello successivo dalle ore 8.00 alle ore 13.30, non oltre il termine di domenica 25 e lunedì 26 novembre 2018.

Nelle istituzioni scolastiche che comprendono al loro interno sia scuole dell’infanzia, primarie e/o secondarie di I grado, sia scuole secondarie di II grado, invece, continuerà ad operare il commissario straordinario.


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Concorso docenti abilitati: scelta ambiti territoriali

Indicazioni in merito al la scelta degli ambiti territoriali da parte degli aspiranti utilmente collocati a pieno titolo nelle graduatorie di merito del concorso per docenti abilitati approvate entro il termine del 31 dicembre 2018 e in posizione utile rispetto ai posti residuati dalle operazioni di immissione in ruolo.

Con nota 26 settembre 2018 prot. n. 42322 il Miur trasmette il decreto 25 settembre 2018 n. 631, che disciplina le modalità di nomina al terzo anno FIT, relativamente alle graduatorie di merito regionali di cui al DDG n. 1° febbraio 2018, n. 85, non pubblicate entro la data del 31 agosto 2018.

Le graduatorie non pubblicate entro il 31 agosto 2018, ma comunque pubblicate entro il 31 dicembre 2018, verranno utilizzate per  l’individuazione degli aspiranti collocati in posizione utile rispetto ai posti residuati dalle operazioni di immissione in ruolo, sia da Concorso 2016, compresi gli elenchi aggiuntivi, che da Gae. Gli aspiranti individuati in tal modo effettuano la scelta dell’ambito territoriale, con decorrenza giuridica ed economica a partire dall’anno scolastico 2019/20.

Gli Uffici scolastici regionali, responsabili delle procedure concorsuali che non si sono concluse entro il termine del 31 agosto 2018, provvederanno a far sì che le procedure stesse si concludano con la massima tempestività, e successivamente ad emanare tempestivamente il decreto direttoriale con i termini e le modalità per la scelta degli ambiti.

Con successiva nota tecnica verranno indicate le modalità di comunicazione al Sidi degli adempimenti suddetti.


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Progetto Sport di Classe per la scuola primaria

Indicazioni per la partecipazione al Progetto nazionale “Sport di Classe”, promosso da Miur, CONI e CIP e aperto a tutte le classi quarte e quinte della scuola primaria per l’anno scolastico 2018/19. Le scuole possono inviare richiesta di partecipazione al progetto dal 3 al 22 ottobre.

L’edizione 2018/2019 del progetto è rivolta a tutte le classi 4^ e 5^ delle scuole primarie d’Italia, statali e paritarie, e prevede, rispetto alle edizioni precedenti, un incremento delle ore realizzate dal Tutor per ogni classe: 23 ore per ciascuna classe assegnata, ripartite in 22 ore di copresenza con il docente titolare della classe (1 ora a settimana), e 1 ora per attività trasversali.

L’obiettivo è la valorizzazione dell’educazione fisica e sportiva per le sue valenze trasversali e per la promozione di stili di vita corretti e salutari, favorire lo star bene con se stessi e con gli altri nell’ottica dell’inclusione sociale, in armonia con quanto previsto dalle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione.

Queste alcune caratteristiche generali del progetto, illustrate con nota Miur 2 ottobre 2018 prot. n. 4048:

  • insegnamento dell'Educazione fisica per due ore settimanali impartite dal docente titolare della classe, di cui un'ora con affiancamento del Tutor Sportivo Scolastico;
  • inserimento della figura del Tutor Sportivo Scolastico all’interno del Centro Sportivo Scolastico per la scuola primaria come figura a supporto dell’Istituzione scolastica;
  • piano di informazione/formazione iniziale ed in itinere del Tutor sportivo scolastico;
  • coinvolgimento del Referente d'Istituto per lo Sport di Classe nei momenti informativi/formativi previsti anche per il Tutor sportivo scolastico dal Piano di formazione in itinere del Progetto;
  • realizzazione di attività che prevedono percorsi d’inclusione degli alunni con BES e con disabilità;
  • realizzazione dei Giochi di fine anno scolastico che si terranno a partire dalla metà del mese di aprile;
  • realizzazione di un percorso valoriale contestuale alle attività del progetto, aventi ad oggetto il fair play;
  • fornitura di attrezzature sportive esclusivamente alle istituzioni scolastiche di nuova iscrizione;
  • compatibilità con altre progettualità promosse dagli Uffici Scolastici Regionali, Enti e Organismi del territorio.

Le scuole possono partecipare al progetto registrando l’adesione dei plessi sull’area riservata del sito  www.progettosportdiclasse.it e provvedendo agli adempimenti indicati nella suddetta nota. La richiesta di partecipazione potrà essere inviata dal 3 al 22 ottobre 2018.

L’individuazione dei Tutor avverrà attraverso un “Avviso pubblico per ricerca di Tutor  Sportivi Scolastici” (pubblicato sul sito www.progettosportdiclasse.it) valido per tutto il territorio nazionale. Gli interessati devono presentare apposita istanza di partecipazione registrandosi sull’area riservata del suddetto sito e provvedere agli  adempimenti previsti nell’Avviso. La candidatura potrà essere inviata dal 28 settembre al 15 ottobre 2018.

L’avvio dell’attività è previsto per l’inizio del mese di dicembre, e il progetto si conclude al termine delle lezioni previste dal calendario scolastico. In particolare l’attività in compresenza con il docente titolare della classe verrà effettuata entro fine maggio, mentre i Giochi di fine anno potranno essere organizzati entro la fine dell’anno scolastico.

 

Riepilogo scadenze

Presentazione domande candidati Tutor

dal 28 settembre al 15 ottobre 2018

Presentazione richiesta di partecipazione Istituti Scolastici

dal 3 al 22 ottobre 2018

Pubblicazione elenchi graduati provvisori dei tutor

il 23 ottobre 2018

Pubblicazione elenchi Istituzioni scolastiche aderenti

entro il 30 ottobre 2018

Presentazione eventuali reclami da parte dei Tutor

entro il 30 ottobre 2018

Verifiche da parte dell’Organismo Regionale dei reclami presentati dai Tutor e pubblicazione elenchi graduati definitivi

entro l’8 novembre 2018

Abbinamento Tutor/Istituzioni scolastiche, pubblicazione e comunicazione alle scuole

entro il 17 novembre 2018

Formazione regionale obbligatoria e contrattualizzazione

entro il 26 novembre 2018

Avvio attività

dal 3 dicembre 2018

Formazione territoriale obbligatoria

tra gennaio e aprile 2019

Eventuale rinuncia motivata all’incarico tramite e-mail
tramite comunicazione sottoscritta (pena l’esclusione dal progetto per l’anno successivo)

immediata
entro 7 giorni

Realizzazione del percorso valoriale con consegna elaborati

da gennaio a marzo 2019

Fine attività in compresenza

entro 31 maggio 2019

Realizzazione Giochi di fine anno

entro la fine delle lezioni

Competenze di chiusura anno scolastico
Firma schede attività Tutor da parte dei Dirigenti Scolastici
Compilazione e invio questionari relativi al grado di soddisfazione delle aspettative


entro 15 giugno 2019
entro fine giugno 2019


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Ricostruzione di Carriera


Per rispondere ai bisogni complessi degli operatori della scuola, che spesso non hanno vite lavorative lineari, Tecnodid presenta Carriera Scuola, un software per lo sviluppo e il controllo delle ricostruzioni di carriera, ad uso sia di persone singole che di enti e associazioni di categoria.

Per utilizzarlo basta la sola connessione a internet: nessun programma da installare e nessuna manutenzione, in quanto gestito direttamente da Tecnodid. Con l’inserimento di poche informazioni anagrafiche e relative al servizio pre-ruolo e di ruolo, il software sviluppa la carriera del personale del comparto scuola (compresi gli insegnanti di religione ed i passaggi di ruolo con relativa temporizzazione) e definisce gli inquadramenti retributivi.

Restituisce la riproduzione del decreto di ricostruzione come dovrebbe essere, in modo da poter controllare la correttezza del provvedimento ufficiale, e visualizza i possibili passaggi di gradone futuri. Saranno poi implementate funzioni previdenziali, come la determinazione della prima data teorica per il perfezionamento del diritto a pensione.


per maggiori informazioni




© Tecnodid editrice

Coordinamento redazionale a cura di Giancarlo Cerini

Direttore responsabile Gabriella Crusco

Autorizzazione Tribunale di Napoli n. 65 del 20/12/2016

Email: info@scuola7.it

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