Scuola7 27 dicembre 2018, n. 118

Scuola7

la settimana scolastica

27 dicembre 2018, n. 118


In questo numero parliamo di:

Compiti a casa? Tra circolari e auguri... (J.E. Amaducci)

Buoni propositi: l'Atto di indirizzo per le priorità politiche Miur 2019 (C. Brescianini)

Il valzer delle proposte dal Miur (B. Aimi)

Ascensore sociale bloccato: cercasi manutentore (M. Maviglia)

Il controllo del panico: la formazione per la prevenzione (B. Sozzi)

Come progettare (e descrivere) un percorso didattico? (A. Carlini)

Nuovi schemi di bilancio delle scuole

Maturità: esempi di seconda prova

Anagrafe Studenti: partizione disabilità

Concorso straordinario docenti: aggregazioni territoriali

Sport nella scuola primaria: approvato il ddl

Concorso dirigenti scolastici: si conclude con l’orale

Iscrizioni più semplici grazie a un’app

Carta docente: ultimi giorni per gli importi 2016/17

Prove Invalsi: raccolta dati di contesto


Settimanale di informazione scolastica.
© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diCompiti a casa? Tra circolari e auguri...
< Trascina
27 dicembre 2018

__TESTATA__

n. 118

Compiti a casa? Tra circolari e auguri...

Jaime Enrique AMADUCCI

Una circolare (solo) annunciata

Lo scorso 10 dicembre, in occasione di un incontro con il Garante per l'Infanzia, il Ministro dell'Istruzione Marco Bussetti ha preannunciato l’emanazione di una circolare rivolta agli insegnanti: "Vorrei sensibilizzare il corpo docente e le scuole ad un momento di riposo degli studenti e delle famiglie, affinché vengano diminuiti i compiti durante le vacanze natalizie". Un atto ministeriale "per la diminuzione dei compiti durante le vacanze, compiti che gravano sugli impegni delle famiglie, e quindi vorrei dare un segnale. Penso a questi giorni di festività e ai ragazzi e alle famiglie che vogliono trascorrerle insieme"[1].

Come causticamente riporta Massimo Gramellini, “vedendo genitori fare la ola sui pianerottoli si deduce che lo sfoltimento dei compiti delle vacanze, appena raccomandato dal ministro dell’istruzione, stia raccogliendo un consenso trasversale. Si alzeranno rispettabilissime voci contrarie, inneggianti al metodo e alla disciplina. Ma le festività di fine anno sono già l’occasione di incontri obbligati tra parenti che non sempre si amano alla follia. Non pare il caso di sovraccaricarle con il peso di una ricerca sui Sumeri aperta al contributo originale di suoceri e cognati"[2].

Non c’è che dire: in attesa di torroni e panettoni, le dichiarazioni di Bussetti hanno “riaperto il caso”, per l’ennesima volta, dei compiti casalinghi, e le varie posizioni immediatamente scatenatesi sciabolano tra di loro sullo sfondo della “cronaca di una... circolare annunciata”, trasformatasi poi negli “auguri di Natale del Ministro alle scuole”, pubblicati lo scorso giovedì 20 dicembre:

“[…] Spero di cuore che queste feste siano un’occasione di condivisione e gioia, e che portino con sé il piacere del tempo trascorso con le vostre famiglie e le persone alle quali volete bene. Pertanto, nel rispetto dei principi costituzionali della libertà di insegnamento e dell’autonomia scolastica, invito il corpo docente a riflettere, anche collegialmente, sul carico di compiti che saranno assegnati durante le vacanze. Ritengo importante che i nostri ragazzi abbiano il tempo per ritemprarsi e svagarsi, stare con i propri cari, curare le proprie passioni, divertirsi, leggere, ascoltare musica, andare a vedere una mostra, praticare uno sport"[3].

Un dibattito che viene da lontano

Apriti cielo! I fulmini e le saette, già scatenatisi all’annuncio della “circolare”, continuano a balenare sui cieli stellati posti sui presepi, per rivendicare la legittimità di un sano otium familiare (che spesso i bambini passano davanti a schermi di qualsiasi tipo, in attesa di genitori magari lavorativamente impegnati nei giorni festivi) oppure per difendere i principi di una disciplina e di una laboriosità operosa, necessarie per far fronte a quella che viene definita come un’epoca lassista, viziosa e avaloriale...

Che dire? Cercando di non cadere nelle buche di un già conosciuto e stucchevole vanverismo pedagogico[4], proviamo a seguire le tracce di un dibattito ultracinquantennale che ha iniziato il suo cammino negli anni ‘60 del secolo scorso. Spero che la piccola parentesi storica possa tornare utile, soprattutto a chi non ha vissuto quegli anni, per non dimenticare ciò che è stato prima dell’autonomia scolastica (DPR 275/1999), e che potrebbe considerarsi come un benefico patrimonio orientativo nel rispetto della libertà di insegnamento, da non intendersi come un’autarchia avulsa dai Piani dell’Offerta Formativa.

Compiti a casa e in classe

I primi vagiti sul tema dei compiti a casa possiamo ritrovarli nella circolare ministeriale n. 62 del 20 febbraio 1964 del Ministro Luigi Gui (1962-1968): “Compiti scolastici da svolgere a casa e in classe. Da più parti è stato segnalato al Ministero che in talune scuole secondarie gli alunni sarebbero sottoposti ad un carico eccessivo di lavoro per compiti scolastici da svolgere a casa. Premesso che tali segnalazioni in molti casi non corrispondono a situazioni di effettivo disagio, si ritiene tuttavia opportuno richiamare l'attenzione dei capi d'istituto e degli insegnanti affinché l'inconveniente lamentato non abbia in alcun caso a verificarsi e soprattutto non abbia ad assumere aspetti di sistematicità. Non occorre qui ricordare come alla formazione culturale dell'alunno debbano concorrere sia l'azione didattica, attuata nella più viva collaborazione tra docente e discenti, sia il ripensamento individuale realizzato con lavoro personale dell'alunno a casa. Ma di questi due momenti della preparazione culturale il primo è quello che più profondamente e durevolmente incide nello spirito dell'alunno; se esso difetta, difficilmente l'altro momento potrà consentirne un integrale recupero. Né, d'altra parte, è necessario insistere sulle ovvie considerazioni che il costringere i giovani ad aggiungere alle quattro o cinque ore di scuola altrettante, o anche più, ore di studio individuale a casa, oltre agli eventuali riflessi dannosi sotto il profilo igienico, contribuisce a determinare una preparazione lacunosa - per le scelte inevitabili che i giovani sono indotti di volta in volta a fare, quando non possono fronteggiare l'intero sovraccarico - e precaria, per l'impossibilità di una serena e approfondita maturazione delle conoscenze. Sarà, quindi, cura dei capi d'istituto richiamare l'attenzione degli insegnanti su queste considerazioni e sulla opportunità che i docenti procedano preventivamente, anche con riunioni del Consiglio di classe, ad opportune intese e stabiliscano adeguate misure volte ad evitare che gli impegni di studio a casa siano inegualmente distribuiti e concentrati pesantemente in alcuni giorni della settimana. Quanto qui è stato detto si riferisce in modo speciale alle scuole secondarie superiori, poiché particolarmente nella nuova scuola media dell'obbligo, per la impostazione sua stessa, già illustrata nei documenti ufficiali, ogni sovraccarico di compiti per casa è naturalmente escluso. L'esigenza di dosare opportunamente il lavoro scolastico non concerne soltanto i compiti da eseguire a casa, ma anche quelli da eseguire in classe, allo svolgimento dei quali un malinteso rispetto degli orari prestabiliti induce talvolta il docente a non attribuire il tempo necessario. Tali compiti sono in effetti particolari forme di lavoro individuale indispensabili per la formulazione di quei giudizi, che la scuola deve pur esprimere. Se le norme e la logica stessa di una prova scritta indicano un certo tempo come necessario perché la meditazione individuale possa dare risultati capaci di orientare efficacemente un giudizio, il costringere quella prova in un tempo inferiore vale a renderla inidonea. Anche per la situazione qui prospettata molte difficoltà possono essere superate mediante opportune intese tra i docenti, solleciti non solo delle proprie discipline, ma più ancora della totalità dell'opera educativa, la quale non può non essere facilitata anche da un giusto coordinamento”.

Compiti e interrogazioni (parlamentari)

Evidenziando il passaggio sulla scuola media, già da questo documento risultavano ben chiari gli orientamenti del ministero, in particolare per le scuole superiori, ribaditi poi dallo stesso Ministro con la circolare n. 431 del 30 ottobre 1965 tenendo conto dei vari ordini o gradi di scuola: “Interrogazioni parlamentari concernenti i compiti scolastici da svolgere a casa. L'attività di studio in ore extrascolastiche è, in una certa misura, ineliminabile, in proporzione naturalmente ben diversa a seconda dei vari ordini o gradi di scuola. Un ripensamento personale da parte del discente di ciò che a scuola è stato insegnato costituisce, infatti, una condizione insopprimibile per una vera assimilazione ed educazione al sapere. È necessario, tuttavia, che l'attività didattica dei singoli docenti sia opportunamente coordinata ai fini di una proficua organizzazione dello studio extrascolastico. Un sovraccarico degli impegni di studio o la concentrazione di essi in alcuni giorni nuocerebbe, infatti, sia alla salute dei giovani, sia al processo di maturazione culturale, che non può essere costretto in schemi innaturali”.

Poi venne il ‘68

A seguito dei due atti del precedente dicastero, il Ministro Mario Ferrari Aggradi (1969-1970) con la circolare n. 177 del 14 maggio 1969 rimarca la posizione di viale Trastevere, portando l’attenzione del personale scolastico alle festività:Riposo festivo degli alunni. Compiti scolastici da svolgere a casa. Con la Circolare del 20 febbraio 1964, [...] venne richiamata l'attenzione dei capi d'istituto e degli insegnanti sulla necessità di non sottoporre gli alunni ad un carico eccessivo di lavoro per compiti scolastici da svolgere a casa. In quella occasione, fu posto in evidenza che alla formazione culturale dell'alunno concorre non soltanto l'azione didattica, attuata nella più viva collaborazione tra docenti e discenti, ma anche il ripensamento individuale realizzato con il lavoro personale dell'alunno a casa. La ricerca da parte dei giovani di nuove conquiste, di nuovi ideali, in uno sforzo continuo di superamento di sistemi e di schemi di vita non più aderenti alle esigenze sempre nuove e mutevoli della odierna società, una sempre più approfondita valutazione dell'importanza dei problemi del tempo libero, l'incidenza sempre più viva ed efficace sui giovani delle manifestazioni collaterali non proprie della scuola ma pur sempre riconducibili alle sue finalità e alla sua azione educativa, quali le attività sportive, ricreative e artistiche, inducono a considerare da un angolo visuale più ampio tutti i fattori e le componenti che concorrono, insieme e ad integrazione della tradizionale preparazione culturale dei giovani ai fini meramente scolastici, alla crescita e al completamento della personalità in vista dei successivi traguardi che la vita porrà dinanzi a ciascuno di essi. Anche la consapevolezza e la comprensione al di fuori dell'ambito dell'attività prettamente scolastica di alcuni aspetti della dinamica della vita del nostro paese, quali la sua affermazione nel contesto del mondo civile, il suo progresso economico, lo sviluppo delle istituzioni democratiche, la partecipazione attiva a tutte le manifestazioni volte ad esaltare nelle coscienze gli ideali della democrazia, della libertà, della patria, della famiglia, postulando in maniera non meno sentita l'esigenza di nuove aperture in tema di processo formativo dei giovani. In questa prospettiva acquista particolare rilievo l'interessamento e la partecipazione dei giovani alla pratica degli sport (nuoto, sci, tennis, calcio, ecc.), specie se promananti dalla scuola medesima o da istituzioni aventi fini educativi, alle manifestazioni artistiche (concerti, teatro, mostre dibattiti, ecc.), alla visita dei monumenti, dei musei, delle gallerie, attività tutte che quasi sempre si svolgono nelle giornate domenicali e in altri giorni festivi. Si risolverebbero, tuttavia, in una vuota affermazione di principio la individuazione e la valorizzazione di un tale interessamento dei giovani alle anzidette manifestazioni, se la scuola non si preoccupasse di porre gli alunni nella condizione di poterne effettivamente fruire. Nell'impegno di garantire agli alunni ogni possibilità e ogni componente di sviluppo della loro personalità, la scuola non può non preoccuparsi di rendere praticamente possibile questa più ampia e varia forma extrascolastica di arricchimento culturale e formativo. Inoltre, va considerato che nelle giornate festive e, in genere, anche nel pomeriggio del sabato, moltissime famiglie italiane, in cui entrambi i genitori svolgono un'attività lavorativa, trovano l'unica occasione di un incontro dei propri membri - innanzi tutto genitori e figli - più disteso nel tempo e, quando possibile, in ambiente diverso da quello dell'abituale dimora cittadina, più sereno nel riposo dal lavoro, di un incontro nel quale trovano alimento il rafforzarsi dei rapporti affettivi, lo scambio delle esperienze, il confronto dei comportamenti tra giovani e adulti; in una parola, si ricompone l'unità della famiglia, e questa attua la pienezza della sua essenza di primo e fondamentale nucleo sociale e della sua primaria funzione educativa. In considerazione del duplice ordine di esigenze finora prospettate, questo Ministero è venuto nella determinazione di disporre che agli alunni delle scuole elementari e secondarie di ogni grado e tipo non vengano assegnati compiti scolastici da svolgere o preparare a casa per il giorno successivo a quello festivo, di guisa che nel predetto giorno non abbiano luogo, in linea di massima, interrogazioni degli alunni, almeno che non si tratti, ovviamente, di materia, il cui orario cada soltanto in detto giorno. Si potrà del pari far luogo ad interrogazioni quando ciò sia richiesto dallo stesso interesse degli alunni, in vista di scrutini o di esami imminenti, ad esempio per poter riparare in caso di precedenti valutazioni sfavorevoli. […] Si confida che il personale docente coglierà appieno il senso delle disposizioni impartite, le quali, lungi da tendere ad una attenuazione dell'attività scolastica, si propongono di dare possibilità di maggiore impegno agli alunni nei giorni feriali e di rendere più completa e integrata l'azione educativa della scuola con gli apporti dell'azione formativa della comunità familiare e dei contatti che questa può favorire in sede extrascolastica con il mondo della natura, dell'arte, dello sport e con le libere attività di gruppi giovanili organizzati”.

Esternazioni ministeriali

Penso che, nonostante gli anni passati, l’attualità di tali documenti ministeriali e il loro sotteso sfondo pedagogico non necessitino di ulteriori commenti. Forse sarà per questo motivo che i vari ministri succedutisi all’istruzione nel corso dell’ultimo ventennio si sono limitati a semplici esternazioni orali che confermavano, a grandi linee, quanto già espresso dai predecessori.

Con la riforma dell’istruzione firmata dal Ministro Letizia Moratti (2001-2006)si prometteva un recupero del fattore creativo del compito a casa. Ci si proponeva di trasformare le ore pomeridiane dedicate anche allo studio (poche e non obbligate) da coda di lezione a occasione di ulteriore apprendimento, trasferito in famiglia per una condivisione delle esperienze. Chi andasse a rileggersi i documenti sui lavori preparatori della legge di sistema troverebbe questa idea del compito come problema in libero svolgimento, pagine di esperienza rielaborata e raccontata, progetti disegnati e discussi in famiglia"[5].

In un’intervista rilasciata in una trasmissione televisiva a La7, il Ministro Giuseppe Fioroni (2006-2008) invitava i docenti ad assegnare “meno compiti a casa. I ragazzi devono avere più tempo libero, i compiti dovrebbero essere svolti prevalentemente in classe in modo che a casa i ragazzi, il pomeriggio, possano interessarsi agli elementi che inducono loro curiosità"[6].

A seguito della campagna di protesta contro i compiti a casa avviata in Francia nel 2012 da due storiche e rappresentative associazioni di genitori, il Ministro Francesco Profumo (2011-2013) in un’intervista su SkyTG24 dichiarava che “oggi nella scuola i nostri ragazzi imparano solo una parte delle loro competenze: molti sono gli input che hanno da altre sorgenti. Per rafforzare questi canali si possono dare stimoli agli studenti senza che siano formalmente compiti. [...] Io facevo una scuola ancora molto tradizionale: c’era un rapporto molto più diretto tra studente e scuola ma oggi sono cambiati i contorni, perché non possiamo cambiare anche le relazioni?"[7].

“Ragazzi, chiedete ai professori di darvi meno compiti”, diceva il Ministro Maria Chiara Carrozza (2013-2014) davanti a duemila studenti. “Chiedete di farvi dare più letture perché leggere un libro significa avere consapevolezza nei confronti della cultura e può essere un gesto d'evasione importante per la crescita degli individui senza ricorrere a scorciatoie come lo sballo per sentirsi più grandi o stare meglio insieme agli altri. Credo che le vacanze di Natale siano il momento ideale per visitare le città d'arte, le mostre e i musei preparandosi bene, leggendo e approfondendo il contesto storico e culturale nel quale sono inserite. Raccomando anche di andare a seguire concerti, di ascoltare la musica classica e contemporanea. In generale le vacanze sono un momento ideale per leggere romanzi e anche per riflettere sulle scelte da compiere, soprattutto per i ragazzi che si trovano negli ultimi anni dei corsi di studi e devono scegliere i loro percorsi futuri”.

Se continuiamo a seguire le tracce dei compiti a casa, troviamo di nuovo gli studenti che esultano di fronte alle promesse del Ministro Stefania Giannini (2014-2016): “Proprio grazie alla Buona Scuola [ndr. Legge 107/2015] sta partendo un cambiamento culturale nella scuola con modalità innovative e interattive di lavoro in classe e fuori dalla classe. Il carico di compiti va ovviamente dosato a seconda dell’età degli alunni ma proprio con le nuove modalità previste dalla 107 sia i ragazzi che i docenti saranno maggiormente responsabilizzati. Quando il carico supera certi limiti (come dichiarava Giannini in un’intervista al settimanale Gente) la preoccupazione dei genitori diventa comprensibile"[8].

Il Ministro Valeria Fedeli (2016-2018), interpellato dall’Agenzia Dire sul tema dei compiti a casa, rispondeva che “ci sono tesi a favore e tesi contro e questo è ovviamente espressione del dibattito che ci sarebbe in tutta Italia qualora questo diventasse un tema della politica. In modo non rigido, credo che ci debba essere un atteggiamento sicuramente migliorativo rispetto a quello tradizionale […] Credo che questo non sia più il tempo né della sola lezione frontale né dei singoli compiti a casa"[9]

Scuola a… compiti zero?

Arriviamo ai nostri giorni. A seguito degli auguri natalizi del Ministro Bussetti, vien quasi immediato chiedersi come mai, nonostante le varie e ripetute raccomandazioni ministeriali, il tema dei compiti a casa risulti ancora così complesso, dibattuto e problematico. Al riguardo, il dirigente scolastico Maurizio Parodi con amarezza anticipa che gli insegnanti ignoreranno, se non osteggeranno, la circolare annunciata dal Ministro Bussetti. Parodi è tra i fondatori di una Rete nazionale Docenti e Dirigenti a Compiti Zero, che ha tra i suoi obiettivi la condivisione di esperienze e buone pratiche. Auspica il superamento di “una pratica arcaica e pedagogicamente insostenibile", che perdura nonostante le “numerose istanze sottoposte negli anni al Parlamento, al Miur e ai Garanti (a nome degli oltre 30 mila firmatari della petizione: “Basta compiti!”) per denunciare l’assurdità dei compiti per le vacanze: un ossimoro logico ancor prima che pedagogico, per giunta lesivo di diritti essenziali. I compiti per le vacanze contraddicono i più elementari principi pedagogici e precludono il diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età… riconosciuto al bambino e al ragazzo dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, ratificata dallo Stato italiano il 27 maggio 1991, con legge n.176; in altre parole, violano una legge che impone il rispetto di bisogni fondamentali cui la superiore pianificazione del calendario scolastico intende garantire tutela formale e sostanziale[10]”.

Un decalogo sui compiti

Al riguardo risulta molto interessante un decalogo proposto dalla Rete dei Docenti e Dirigenti. Si tratta di un documento che potrebbe tornare utile per riflettere collegialmente sul tema dei compiti, così come auspicato dal Ministro Bussetti. Ciò ovviamente al rientro delle vacanze natalizie, vista l’impossibilità di convocare Collegi dei Docenti (anche in misura urgente e straordinaria) nel ristretto periodo che va da venerdì 22 a sabato 23 dicembre.

Il decalogo[11] di Parodi prevede che:

1) gli insegnanti che assegnano compiti a casa devono correggerli tutti, altrimenti non ha senso farli;

2) i docenti che scelgono di assegnare compiti devono preparare in modo adeguato gli studenti affinché possano svolgerli autonomamente;

3) i compiti a casa non devono avere voti, perché l'insegnante non saprà mai come sono stati svolti e da chi;

4) eventuali compiti non terminati non devono essere "recuperati" sacrificando le pause di ricreazione, né devono esserci sanzioni disciplinari che ne riducano il tempo o la eliminino;

5) i compiti che non vengono svolti per assenza non vanno recuperati;

6) le giustificazioni dei genitori devono essere ritenute valide senza ripercussioni sugli studenti (come rimproveri o punizioni), che sarebbero offensive per i genitori e degradanti per i ragazzi;

7) le classi a tempo pieno non devono avere compiti, perché le attività didattiche devono terminare nelle otto ore previste;

8) coloro che sceglieranno di assegnare compiti a casa dovranno verificare prima che gli impegni richiesti non superino un tempo (in minuti) di 10 per la prima elementare, 20 per la seconda e la terza elementare, 30 per la quarta e quinta elementare, 40 per la prime media, 50 per la seconda media, 60 per la terza media;

9) nel fine settimana e durante le vacanze non devono essere assegnati compiti per garantire agli studenti il diritto al riposo e la possibilità di dedicarsi ad attività ricreative;

10) non si devono assegnare i compiti per le vacanze, per i motivi del punto 9 e per la natura stessa dell'ossimoro che si crea tra la parola compiti e vacanze.

Il piacere di fare i compiti

In passato già il dirigente scolastico Gianfranco Zavalloni (1957-2012) aveva inserito nel suo libro “Pedagogia della Lumaca” (2008) un intero capitolo sul tema dei compiti a casa. In anni precedenti al testo citato, in occasione dell’approssimarsi delle vacanze di Pasqua, incurante del furore dello scandalo scatenatosi al motto della libertà di insegnamento, scrisse una circolare in cui fece “divieto (è un imperativo esortativo) a tutti gli insegnanti di consegnare compiti da portare al rientro dalle vacanze. […] Se qualche insegnante intende dare compiti (o li ha già dati) è pregato di contattarmi quanto prima. Ci sono, infatti, alcuni lavori che possiamo fare benissimo insieme nel periodo delle vacanze pasquali"[12].

Molto, poco o niente compiti? Per Zavalloni il problema era, più che quantitativo, qualitativo: “oggi i ragazzi sono molto più stimolati di un tempo, hanno molte più occasioni d’apprendimento e forse minori opportunità di stare insieme agli amici in maniera libera. Quanto attiene a compiti predefiniti, come ad esempio esercizi e problemi da risolvere, temi da svolgere e altro, dovrebbe essere svolto completamente nelle ore di lezione a scuola, soprattutto per le scuole a tempo pieno o che hanno vari rientri. Per le altre situazioni si dovrebbe seguire comunque il buon senso, dando ai ragazzi indicazioni circa attività culturali che verranno poi riprese in classe. Credo siano interessanti alcuni suggerimenti, dedotti direttamente dalla pratica scolastica e che vanno nel senso del piacere di fare e dell’attenzione a ciò che ci è intorno. Ad esempio attività del tipo: disegni di tramonti, nuvole, alberi, fiori; inchieste, anche in gruppo, con l’uso di mangianastri; fotografie da riportare poi in classe; giochi di abilità; ricerca di materiali; raccolta di dati; costruzione di modellini, strumenti musicali semplici; visione di filmati, telegiornali; ascolto di brani musicali; lettura di romanzi senza scadenze precise né compiti ulteriori. Si tratta, in sostanza, di dare veramente spazio alla creatività, non insistendo sulla quantità di esercizi da svolgere, ma sul piacere di scoprire il mondo che ci è attorno. Ci accorgeremo presto che se i ragazzi vivono con piacere queste esperienze, non faranno affatto questioni di quantità, ma di piacere di fare. A proposito di questo, sarebbe interessante far apprezzare ai ragazzi il gusto che ha ogni buon naturalista di appuntarsi idee, sensazioni, fatti accaduti, animali visti, nel proprio quaderno di campagna. Potrebbe diventare anche una sorta di diario come suggeriva alcuni anni fa il maestro Mario Lodi a proposito dei compiti per l’estate"[13].

A scuola di vita

Quindi? Concludendo vien da chiedersi: compiti a casa sì oppure compiti a casa no?

Penso che, da un ministro all’altro, come in una telenovela sudamericana, la querelle sia ben lungi dal concludersi, viste da una parte le diverse visioni di un mondo globalizzato, e dall’altra la liquefazione di una società emotivamente e umoralmente instabile, fusa dal calor ardente di un neocapitalismo che richiede di educare, sin dalla tenera età, al profitto e al successo scolastico, asservendo ad un’obbedienza continua rispetto a lavori imposti e spersonalizzati.

Ragion per cui, senza dimenticare le responsabilità di una madre e di un padre, che non dovrebbero ridursi a protestare per rifuggire dalle fatiche degli impegni educativi di formazione alla vita dei propri figli, potremo forse trovare una mediazione di buon senso affidandoci alla voce di un saggio pedagogista centenario, cresciuto e formatosi nelle scuole delle aste e delle cornici del secolo scorso, Francesco De Bartolomeis:

“Cari professori, basta compiti a casa. La scuola non dev’essere un luogo in cui si fanno solo lezioni e interrogazioni, che in realtà distruggono l’apprendimento. E fuori i ragazzi devono avere un’altra vita"[14].

Jaime Enrique Amaducci

[1] ANSA “Bussetti, meno compiti per vacanze Natale”. http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2018/12/10/bussettimeno-compiti-per-vacanze-natale_6b7505bd-acfc-4d70-8c0c-0e7b51b57137.html

[2] “Il Caffè” di Massimo Gramellini, “Il mago di Ozio”, Corriere della Sera online, martedì 11 dicembre 2018

[3] Gli auguri di Natale del Ministro alle scuole http://www.miur.gov.it/web/guest/-/gli-auguri-di-natale-del-ministro-alle-scuole

[4] “Il vanverismo pedagogico è la tendenza a parlare di educazione facendo appello a luoghi comuni, stereotipi e aneddotica personale per argomentare le proprie posizioni. Tali posizioni, il più delle volte, sono esse stesse luoghi comuni.” https://www.facebook.com/vanverismo/?epa=SEARCH_BOX

[5] Gaspare Barbiellini Amidei, Troppi compiti a casa (e pomeriggi di impegni). Come mezzo secolo fa”, corriere.it, 29 ottobre 2005, https://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2005/10_Ottobre/29/barbiellini.html

[6] L. Sal. “Il ministro: «Meno compiti a casa»”, corriere.it, 22 ottobre 2006, https://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2006/10_Ottobre/22/compiti.shtml

[7] Jaime Enrique Amaducci, “Ce soir, pas de devoirs! Questa sera niente compiti!”, Rivista della Istruzione, n. 3, Maggioli Editore, Rimini, 2012. http://www.viafrankcesena.it/attachments/category/100/01-03-2012%20Jaime%20E.%20Amaducci%20-%20Compiti%20a%20casa.pdf

[8] Marcello G. “I compiti a casa diminuiranno: parola di ministro”, SKUOLA.NET, 10 ottobre 2016. https://www.skuola.net/scuola/ministro-giannini-contro-compiti-casa.html

[9] “Fedeli: Basta solo compiti a casa, meglio più lavoro in classe”, DIRE, 18 novembre 2017.

[10] “Compiti Natale, il Preside Parodi: gli insegnanti ignoreranno la circolare”, 13 dicembre 2018, https://www.orizzontescuola.it/compiti-natale-il-preside-parodi-gli-insegnanti-ignoreranno-la-circolare/

[11] Compiti per casa: il tempo massimo che ogni studente dovrebbe dedicarvi

[12] Gianfranco Zavalloni, “Pedagogia della Lumaca. Per una scuola lenta e non violenta” Bologna, Ed. EMI, 2008, p. 85.

[13] Ibidem, p. 84.

[14] Chiara Sandrucci, “Cari professori, basta compiti a casa”, Corriere della Sera online, Torino, 27 novembre 2018, https://torino.corriere.it/cronaca/18_novembre_27/pedagogista-centenario-cari-professori-basta-compiti-casa-e2436c4a-f1bf-11e8-8ec9-d371ed363eb6.shtml?refresh_ce-cp

Buoni propositi: l'Atto di indirizzo per le priorità politiche Miur 2019

Chiara BRESCIANINI

Il quadro delle priorità

Il 22 dicembre 2018 il Ministro Marco Bussetti ha diffuso con comunicato stampa l'Atto di indirizzo relativo alle priorità politiche del Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca per il 2019, firmato il 20 dicembre 2018, prot. n. 55.

Undici sono gli ambiti di intervento prioritari sui quali il Ministro ha focalizzato l'attenzione, indicando le relative linee di azione. Nel dettaglio:

  1. edilizia scolastica;
  2. inclusione scolastica e contrasto alla dispersione scolastica;
  3. ampliamento dei percorsi formativi ITS e ridefinizione dell’alternanza scuola-lavoro;
  4. revisione e miglioramento del sistema di reclutamento e formazione del personale della scuola di ogni ordine e grado;
  5. attività sportive scolastiche;
  6. politiche per garantire e accrescere il diritto allo studio; 
  7. valorizzazione della formazione superiore e della ricerca, con particolare riferimento al capitale umano;
  8. internazionalizzazione della formazione superiore e della ricerca;
  9. valorizzazione del sistema di valutazione nazionale: studenti, scuole, docenti, dirigenti scolastici;
  10. prevenzione della corruzione e trasparenza;
  11. attuazione delle politiche di coesione e dei programmi comunitari nel settore istruzione.

Parola di Ministro

Il Ministro ha dichiarato che si tratta di temi su cui stiamo lavorando sin dal mio insediamento con pragmatismo e responsabilità e rispetto ai quali vogliamo imprimere un’ulteriore accelerazione. Sono questioni centrali nei settori di competenza di questo Ministero. È nostra intenzione impegnarci per trovare soluzioni attese da anni o per migliorare il sistema, soprattutto dove presenta criticità e punti di debolezza. Su scuola, università, Alta formazione artistica musicale e coreutica, ricerca, stiamo predisponendo un piano strategico di interventi che porterà risultati positivi in termini di qualità ed efficacia. E che metterà finalmente ordine in questi mondi, anche rispetto alla legislazione di riferimento, attraverso una revisione o la definizione dei relativi dei Testi Unici”.

Di seguito elenco ciascuna delle 11 priorità, di cui dalla prima alla quinta specifiche per la scuola, la sesta trasversale, la settima e l'ottava dedicate all'università e alla ricerca, la nona riservata alla scuola, la decima rivolta al tema trasparenza trasversale e l'undicesima relativa ai programmi comunitari.

Edilizia scolastica

Si indica la necessità di intervenire sulle strutture scolastiche e sulle infrastrutture tecnologiche e di laboratorio, con ogni forma di finanziamento per mettere in sicurezza gli istituti scolastici e ammodernarli. Potenziare e supportare la capacità di progettazione degli enti locali. Adottare ulteriori misure per la semplificazione delle procedure e per la verifica della sicurezza degli edifici scolastici. Programmare e attuare un piano triennale di interventi di messa in sicurezza degli istituti, delle palestre e delle strutture scolastiche sportive. Oltre a una prosecuzione dell’azione di semplificazione burocratica e di trasparenza avviata già nei mesi scorsi.

Inclusione scolastica e contrasto alla dispersione

Interventi per ampliare la partecipazione di famiglie e associazioni per la costruzione dei percorsi di inclusione, assicurare maggiore continuità didattica, definire linee guida per la certificazione della disabilità con il Ministero della Salute. Incrementare e arricchire l'offerta formativa per ridurre la dispersione scolastica con maggiore tempo scuola. Attenzione alla fascia 0-3 anni.

Ampliamento dei percorsi formativi ITS e ridefinizione dell'alternanza scuola-lavoro

Misure per potenziare l'apprendimento orientato al lavoro, con maggiore conoscenza dei percorsi formativi degli Istituti Tecnici Superiori (ITS). Aumento degli iscritti ai percorsi esistenti e rinforzo della sinergia con le Regioni per la programmazione dell'offerta formativa, con metodologie volte alla tecnologia di industria 4.0. Ridefinire i percorsi scuola-lavoro per garantire esperienze di qualità.

Revisione e miglioramento del sistema di reclutamento e formazione del personale della scuola

Lavorare per un nuovo sistema di reclutamento che superi il precariato diffuso e il modello del corso-concorso. I vincitori saranno assunti alla fine delle prove e parteciperanno a un corso di formazione in servizio. Ampliare l'offerta formativa per gli studenti, con reclutamento di docenti in possesso di titoli idonei per insegnare lingua inglese, musica ed educazione motoria alla primaria. Redazione del Testo Unico per la scuola con semplificazione legislativa complessiva. Reclutamento Direttori dei Servizi Generali e Amministrativi (DSGA) e valorizzazione del ruolo del personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA), con misure di stabilizzazione dei collaboratori scolastici.

Attività sportive scolastiche

Lavorare per la revisione della disciplina relativa all'organizzazione dell'attività sportiva scolastica; per gli “studenti-atleti” misure affinché possano coniugare attività sportiva con percorso scolastico secondario.

Politiche per garantire e accrescere il diritto allo studio

Consentire a un numero maggiore di studenti di accedere alla formazione universitaria e all'alta formazione artistica, musicale e coreutica, con un più studenti “no-tax area”; semplificare le procedure per le borse di studio; rivedere il sistema di accesso ai corsi a numero programmato, con procedure per orientare gli studenti verso le effettive attitudini.

Valorizzazione della formazione superiore e della ricerca, con particolare riferimento al capitale umano

Maggiore coinvolgimento del sistema universitario e del mondo della ricerca nello sviluppo culturale, scientifico, tecnologico e industriale nazionale; favorire l'autonomia di università virtuose, migliorare il sistema di reclutamento per quelle in regola con l'efficienza finanziaria; migliorare il sistema di reclutamento meritocratico in rapporto alle reali esigenze degli atenei; garantire l'accesso alla docenza; incrementare le risorse per università ed enti di ricerca; sostenere la crescita professionale dei ricercatori, proseguire le azioni di incentivazione dei dottorati industriali e innovativi; creare le condizioni per il rientro in Italia dei giovani talenti, riformare il sistema di reclutamento nell'AFAM; riflettere sull'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR), con particolare riguardo alla valutazione dei risultati.

Internazionalizzazione della formazione superiore e della ricerca

Migliorare l'attrattività scientifico-accademica del Paese e la strutturazione di rapporti bilaterali, per ottenere finanziamenti nel prossimo programma-quadro in materia di ricerca e innovazione (Horizon Europe 2021-2027); migliorare la performance italiana del programma ERASMUS e la partecipazione di ricercatori e docenti italiani alla progettualità internazionale.

Valorizzazione del sistema di valutazione nazionale: studenti, scuole, docenti, dirigenti scolastici

Analizzare gli esiti della valutazione del sistema educativo di istruzione, con attenzione alle rilevazioni nazionali degli apprendimenti, alla valutazione delle istituzioni scolastiche e alla valutazione della dirigenza scolastica, con obiettivi fissati per il 2019.

Prevenzione della corruzione e trasparenza

Azioni per garantire maggiore conformità alla normativa in materia di anticorruzione e trasparenza, in linea con il Piano Nazionale Anticorruzione.

Attuazione delle politiche di coesione e dei programmi comunitari nel settore istruzione

Maggiore attenzione alle politiche di coesione, migliore programmazione dei fondi strutturali europei e del fondo di sviluppo e coesione nel settore istruzione 2014-2020; rafforzamento dei rapporti con le Agenzie Nazionali per il supporto gestionale dei Programmi Comunitari per la scuola e con le azioni PON “Per la scuola” 2014-2020, per riqualificare l'edilizia scolastica e potenziare le dotazioni tecnologiche delle scuole; formazione del personale docente e tecnico-amministrativo.

Un orientamento pragmatico

Per uno sguardo comparativo è possibile ricordare le 10 priorità per il 2018 e le 9 priorità per il 2017, ove ricorrono linee di continuità con le priorità per il 2019: inclusione, internazionalizzazione,  trasparenza e anticorruzione, edilizia. Nuovi temi al centro per il 2019 sono costituiti dal reclutamento, dalle attività sportive scolastiche, da un rinnovato focus sui temi della valutazione e dell’alternanza scuola-lavoro.

Il Leitmotiv, con tratti di discontinuità nell'alveo di una sostanziale continuità delle priorità generali, è rappresentato da un sano pragmatismo orientato al consolidamento di procedure, risorse e azioni di cui le scuole necessitano. Cambiare continuamente modelli e meccanismi non è positivo per un sistema complesso, ampio e articolato come quello della scuola italiana. Per i buoni propositi 2019 confidiamo  nella declinazione delle priorità politiche con opportune curvature per l'assestamento dell'esistente in un'ottica di miglioramento.

Chiara Brescianini

Nuovi schemi di bilancio delle scuole

Inviati alle scuole da parte del Miur il nuovo piano dei conti e i nuovi schemi di bilancio, in applicazione del nuovo regolamento di contabilità, che saranno resi disponibili sul SIDI a partire da gennaio.

In applicazione del nuovo regolamento di contabilità, il Miur ha provveduto, d’intesa con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, alla revisione degli schemi di bilancio delle istituzioni scolastiche, che sono stati strutturati in modo da garantire una rappresentazione dei fatti contabili completa ed esaustiva, in linea con i fabbisogni specifici delle Istituzioni scolastiche e coerente con le peculiarità organizzative delle diverse tipologie di scuole.

Con nota 20 dicembre 2018 prot. n. 25674 il Miur invia alle istituzioni scolastiche il nuovo piano dei conti (allegato 1), i nuovi schemi di bilancio (allegato 2) ed il nuovo piano delle destinazioni (allegato 3), che saranno resi disponibili sul sistema informativo “SIDI - Bilancio” già dal mese di gennaio. Nello specifico:

  • l’allegato 1 contiene l'elenco di tutti i conti, sezione entrate e sezione spese, che dovranno essere utilizzati per effettuare le registrazioni contabili; ogni conto è collegato attraverso una codifica univoca alla corrispondente voce del piano dei conti integrato di cui al DPR 132/2013;
  • l’allegato 2 contiene gli schemi di bilancio per la rappresentazione dei fatti contabili nelle diverse fasi gestionali, dalla programmazione alla rendicontazione;
  • l’allegato 3 contiene l’elenco delle destinazioni di spesa, intese come finalità di utilizzo delle risorse disponibili.

articolo originale


Maturità: esempi di seconda prova

Disponibili sul sito del Miur i primi esempi di tracce per la seconda prova scritta del nuovo esame di Stato. Seguiranno ulteriori set di tracce e a gennaio il decreto che stabilirà la disciplina o le discipline oggetto della seconda prova.

Gli esempi si riferiscono ad alcuni degli indirizzi più diffusi dell’istruzione liceale e dell’istruzione tecnica e professionale. Si tratta sia di prove mono-disciplinari, sia di prove che coinvolgono più discipline caratterizzanti gli indirizzi di studio.

Con un apposito decreto, a gennaio, saranno individuate la disciplina o le discipline oggetto della seconda prova, che potrà riguardare una o più discipline caratterizzanti gli indirizzi di studio.

Scarica gli esempi di seconda prova scritta


articolo originale


Anagrafe Studenti: partizione disabilità

Entro la data di apertura delle funzioni di organico, le scuole devono obbligatoriamente inserire i dati previsti nella partizione dell'Anagrafe Nazionale degli Studenti dedicata agli studenti con disabilità.

A partire, in via sperimentale, dall’a.s. 2017/2018 è stata creata una partizione di Anagrafe Nazionale degli Studenti dedicata agli alunni con disabilità, anche ai fini dell'utilizzo da parte degli Uffici competenti per la definizione degli organici di sostegno.

Sul portale SIDI nell’area Alunni, alla voce di menu Gestione Alunni, è stata creata un’apposita sezione “Gestione alunni con disabilità”. L’accesso all’applicazione è consentito esclusivamente al Dirigente Scolastico o ad un suo delegato, che deve inserire, entro la data di apertura delle funzioni di organico, le informazioni indicate con nota 19 dicembre 2018 prot. n. 2523 nelle seguenti sezioni:

  • dati certificazione medica;
  • presenza agli atti della scuola di P.D.F (Profilo Dinamico Funzionale) e di P.E.I. (Piano Educativo Individualizzato);
  • misure di sostegno: personale e ore settimanali di sostegno.

È reso facoltativo il caricamento delle copie scansionate delle certificazioni (Verbale di accertamento, Diagnosi Funzionale, Profilo Dinamico Funzionale e PEI), comunque prive degli elementi identificativi degli alunni. Resta ferma la facoltà degli Uffici Scolastici Regionali di richiedere il caricamento di tale documentazione per eventuali controlli.

I fascicoli compilati con i dati dell’a.s. 2017/2018 sono resi disponibili, limitatamente agli alunni frequentanti la scuola anche nel corrente anno scolastico,  nella partizione di Anagrafe 2018/2019.

La richiesta degli organici di sostegno per l’a.s. 2019/2020 da parte del Dirigente scolastico avverrà, come di norma, mediante l’utilizzo dell’apposita funzione SIDI, ove risulteranno consultabili i dati di sintesi provenienti dalla partizione di Anagrafe e dalle Iscrizioni on-line.

Nella prospettiva di una progressiva uniformità nell’adozione della Classificazione Statistica Internazionale delle Malattie e dei Problemi Sanitari Correlati ICD-10, per consentire alle scuole di riportare eventuali codici riferiti alla Classificazione ICD-9 presenti nelle diagnosi, è stata aggiunta, nella sezione “Dati certificazione medica”, la possibilità di inserire i codici di quest’ultima classificazione.

Si suggerisce di richiedere alla ASL di appartenenza, anche attraverso il suo componente del GLHO, la corrispondenza in ICD-10 dei codici ICD-9, o di altra classificazione, riportati nelle certificazioni.


articolo originale


UNA GUIDA PER IL PTOF

Dal piano triennale alla rendicontazione sociale: come orientarsi tra i documenti della scuola

di Maria Teresa Stancarone

(novembre 2018, pagine 224, euro 25,00)

Il volume nasce per sostenere il lavoro delle scuole nella predisposizione del PTOF, ma anche per fornire contenuti e approfondimenti utili per intraprendere la carriera dirigenziale o quella di docente.

La prima parte illustra l'introduzione del PTOF e delle principali teorie sui modelli organizzativi, e le connessioni tra il PTOF e gli altri documenti strategici (Atto di indirizzo, RAV, PdM, Rendicontazione sociale).

La seconda parte analizza la struttura messa a disposizione dal Miur, attraverso tutti gli aspetti dell'agire scolastico: organico dell'autonomia, funzionigramma, contenuti specifici del curricolo come ASL e PNSD, valutazione, inclusione, reti di scuole, formazione professionale.

Nella terza parte vengono proposti gli strumenti operativi necessari alla costruzione del PTOF, i riferimenti ministeriali ed un glossario dei principali termini tecnici.

maggiori informazioni

27 dicembre 2018

__TESTATA__

n. 118

Il valzer delle proposte dal Miur

Beatrice AIMI

Il “pendolo” delle riforme

Invalsi sì, Invalsi no… Compiti per le vacanze sì, compiti no… Educazione civica sì, educazione civica no… Alternanza scuola-lavoro sì, alternanza no…

E potrei continuare. Ma la domanda vera a cui la politica dovrebbe dare risposta è una sola: questo nostro sistema scolastico riuscirà a reggere ancora per molto?

Il dibattito attorno ai temi emergenti (Invasi, ASL, compiti) è senza dubbio interessante e stimolante, ma sarebbe necessario andare oltre e cominciare a domandarsi seriamente: quanto tempo rimane a questa nostra Scuola? Non fraintendete: non morirà di certo, resterà in piedi. Ma a quale prezzo?  Anche a quello di deprivarsi di ogni significato profondo?

Declino inevitabile per la scuola?

La presenza nelle nostre classi (dalla primaria all’università) di un modello didattico prevalentemente trasmissivo e docente-centrico deve lasciare spazio ad un modello che vede lo studente al centro del proprio processo di apprendimento.

Tale “rivoluzione” deve avvenire non solo perché gli studenti non sono più quelli su cui è stato costruito questo sistema di istruzione, o perché l’avvento delle tecnologie ha modificato profondamente il modo di apprendere, o ancora perché le richieste della società e del mondo del lavoro sono molto diverse da quelle di un tempo, ma anche perché fra non molto l’istruzione così pensata sarà erogata anche (meglio) dai corsi on-line.

Google è un trasmettitore di informazioni eccellente, i corsi MOOC (Massive Open On line Courses) si stanno rapidamente diffondendo e altrettanto rapidamente sta progredendo la loro qualità; le lezioni su piattaforme dedicate (TED, Oilproject, Coursera, Emma, Eduopen, etc.) sono sempre più frequentate e offrono un servizio più che eccellente.

C’è ancora bisogno di un luogo chiamato scuola?

Occorre dunque reagire e accogliere il cambiamento senza sfuggirlo; il rischio potrebbe essere la perdita di significato della scuola agli occhi di utenti, famiglie e studenti. Il fenomeno dell’homeschooling è infatti in rapida ascesa, non solo negli Stati Uniti ma anche qui da noi.

Rendere lo studente protagonista

Frequentare le aule scolastiche dovrebbe oggi dare garanzie di sviluppo di competenze, di pensiero critico, di pensiero creativo, di abilità comunicative e collaborative. Tutto questo è invece lasciato troppo spesso alla libera iniziativa dei docenti, i quali devono però fare i conti con rigidità strutturali e organizzative che lasciano poco spazio a didattiche alternative.

Praticare lezioni interattive e dialogiche, rendere lo studente protagonista attivo del proprio apprendimento, praticare una valutazione formativa, sono le strategie riconosciute come efficaci in una società in rapida evoluzione, profondamente diversa quella che ha dato origine al nostro sistema scolastico.

Il cambiamento non è una “giostra”

Non abbiamo bisogno di valzer e balletti su svariate proposte educative: abbiamo bisogno di cambiamento, quello vero, quello dettato dai reali bisogni. I nostri studenti necessitano di ambienti di apprendimento aperti e flessibili, di docenti preparati dal punto di vista (anche) pedagogico e didattico, di scuole meno rigide da un punto di vista gestionale e organizzativo, di istituti realmente autonomi, di dirigenti con ruoli (anche) educativi. Abbiamo bisogno di una scuola che sappia rinnovarsi per accogliere le trasformazioni; non abbiamo bisogno di sentirci ogni giorno su una giostra che gira incessantemente, il cui “codino” è rappresentato dall’ennesima dichiarazione del giorno.

Le domande per le sfide future

Una cosa è certa: la nostra Scuola possiede le risorse professionali utili per cavalcare il doveroso cambiamento, ma necessita del giusto tempo per riflettere e delle necessarie condizioni per agire. Diamo alla scuola gli strumenti, liberiamola da un po’ di burocrazia e… lasciamola lavorare. Sarà in grado di stupirci.

Solo dopo potremo parlare di Invalsi, di alternanza, di compiti; prima pensiamo a vincere la sfida del futuro, costruendo una scuola al passo con i tempi. Diversamente l’on-line avrà la meglio, e allora ci troveremo costretti a guardare indietro e a rimpiangere scelte non fatte. Occorre agire in fretta ma con cognizione di causa. Occorre farsi domande, ma quelle vere, significative, direbbe G. Wiggins: che tipo di cittadino vogliamo per il domani? Che tipo di studente vogliamo per le nostre classi? Che tipo di scuola dobbiamo allora costruire? Queste domande non troveranno risposta con l’ora di educazione civica, né con l’abbandono dei test Invalsi, né tantomeno con la riduzione dell’alternanza.

Beatrice Aimi

Ascensore sociale bloccato: cercasi manutentore

Mario MAVIGLIA

Ultimi in “resilienza scolastica”

Che la scuola non riuscisse più a svolgere quella funzione di “ascensore sociale” che rivestiva nel passato è cosa che in qualche modo si sapeva; adesso il dato è confermato da alcuni studi pubblicati di recente. Per ascensore sociale possiamo intendere la possibilità per gli studenti delle classi meno abbienti di accedere ad uno status economico, sociale e professionale più prestigioso e vantaggioso rispetto a quello dei genitori. L’istruzione costituiva, a questo proposito, un potente mezzo di ascensione sociale. Lo studio internazionale dell’OCSE-Pisa denominato “Resilienza scolastica” mette in evidenza la scarsa capacità del sistema scolastico italiano di favorire l’ascensione scolastica e sociale. Lo studio, che ha coinvolto 35 Paesi dell’area OCSE, sottolinea che l’Italia occupa uno degli ultimi posti riguardo la possibilità degli studenti quindicenni provenienti da ambienti disagiati di conseguire risultati soddisfacenti in matematica, lettura e scienze. In particolare, mentre in Italia questa percentuale si attesta sul 20%, la media OCSE è del 25,2% (dati 2015). Rispetto ad un analogo studio condotto nel 2012 l’Italia ha perso ulteriori posizioni (la percentuale allora era del 24,7%). Si può meglio considerare la condizione dell’Italia se si tiene conto che altri Paesi ottengono risultati decisamente più soddisfacenti, come Estonia 42%, Giappone e Canada 40%, Finlandia 39%, Corea 37%, Olanda 33%, Francia 24%, Gran Bretagna 28%, Svizzera 27%.

Le differenze tra gli studenti

Da questi dati emerge che la scuola non riesce a colmare le differenze di ingresso degli studenti, limitandosi a ratificarle. Nel contempo questi dati mettono in dubbio la  stessa politica inclusiva perseguita nel corso di questi anni nel nostro Paese, nel senso che il processo di inclusione non sembra aver favorito la padronanza di competenze e abilità negli alunni provenienti da contesti svantaggiati, precludendo loro la possibilità di partecipare attivamente e pienamente alla vita sociale e di avere buone opportunità di inserimento lavorativo. In altre parole la nostra scuola non sembra fare abbastanza per gli allievi disagiati, e in ogni caso i risultati da loro raggiunti appaiono di gran lunga inferiori rispetto a quelli conseguiti dagli omologhi e coetanei stranieri. Ciò può rappresentare, come sottolinea l’OCSE, un vulnus dei principi di qualità ed equità che dovrebbero caratterizzare un sistema scolastico democratico.

Costruire climi positivi e incoraggianti

L’OCSE-Pisa non manca inoltre di rimarcare che gli studenti che ottengono buoni risultati malgrado il contesto di provenienza non favorevole frequentano scuole connotate da buone relazioni tra docenti e allievi, in cui viene esercitata una decisa funzione di scaffolding (sostegno) da parte degli insegnanti in un clima complessivo positivo. Questo clima inoltre è favorito da un basso tasso di turn over da parte dei docenti e da un’azione di motivazione e sostegno da parte dei dirigenti scolastici nei confronti dei docenti. Come si può intuire, in Italia ci si sta allontanando da queste caratteristiche, vuoi per poca attenzione da parte dei docenti alla costruzione di un clima positivo in classe, vuoi per la scarsa propensione dei dirigenti a sostenere e motivare i docenti, complice anche un appesantimento burocratico della funzione dirigente.

L’eredità culturale (sociale ed economica)

Un altro studio che riguarda da vicino la realtà del nostro Paese è stato pubblicato recentemente dalla Banca d’Italia, con il titolo Istruzione, reddito e ricchezza: la persistenza tra generazioni in Italia. Lo studio, curato da Luigi Cannari e Giovanni D’Alessio, prende in considerazione il rapporto esistente tra la provenienza sociale, l’istruzione e il reddito. Ovviamente lo studio non riguarda specificamente il mondo della scuola, ma le conclusioni cui pervengono i ricercatori hanno dirette ripercussioni anche riguardo al significato della frequenza del sistema scolastico e dei risultati che vi si conseguono. Infatti emerge con nettezza che le condizioni di partenza della famiglia rivestono un ruolo fondamentale riguardo al futuro successo dei figli, sia in termini economici che professionali, che di status sociale. In sostanza i ricercatori rimarcano che i posti più prestigiosi (e meglio retribuiti) nella scala sociale vengono occupati da coloro che provengono da un ambiente familiare già ben collocato nella scala sociale. Lo stesso titolo di studio dei figli sembra essere correlato al titolo di studio dei genitori, soprattutto per quanto concerne i diplomi di laurea: ci si laurea se i genitori sono già laureati. I ricercatori definiscono questo fenomeno come “persistenza intergenerazionale delle condizioni economiche”, ossia la perpetuazione delle condizioni economiche e sociali da una generazione all’altra all’interno della stessa famiglia, e dunque la tendenza a ritrovare nella generazione successiva il livello socio-economico della famiglia di origine.

L’ascensore sociale si è bloccato, ai diversi piani

È ovvio che questo fenomeno costituisce un blocco della mobilità sociale e rende difficile il passaggio da una situazione socio-economica disagiata a una più elevata. D’altro canto questo dato conferma quanto già si sapeva anche rispetto al confronto con gli altri Paesi. Proprio recentemente il Censis, nel suo 52° Rapporto sulla situazione dell’Italia, ha sottolineato che il Belpaese si colloca all’ultimo posto nella graduatoria europea della percentuale di coloro che hanno migliorato la propria situazione economica rispetto a quella della famiglia di origine: il nostro Paese registra una percentuale del 23%, a fronte di una media UE del 30%.

E la scuola come reagisce rispetto a questi fenomeni? Come già evidenziato dallo studio OCSE-Pisa, anche in questa ricerca viene rimarcato che il sistema scolastico italiano non riesce a compensare le disuguaglianze iniziali degli allievi, se non nella scuola dell’obbligo e solo in parte. Nella scuola superiore vengono cristallizzate le differenze iniziali, tanto che, come sottolineano i due ricercatori, «gli studenti si autoselezionano nelle diverse tipologie di istruzione secondaria (o nell’abbandono scolastico) sulla base dei risultati precedentemente conseguiti e della professione e del titolo di studio dei propri genitori. Tale meccanismo determina una segmentazione della popolazione di studenti (ad esempio tra licei e scuole professionali) fortemente correlata con le classi sociali di provenienza».

Mario Maviglia

Concorso straordinario docenti: aggregazioni territoriali

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale l'avviso che rende note le regioni aggregate territorialmente per lo svolgimento delle prove relative al concorso straordinario, per titoli ed esami, per il reclutamento a tempo indeterminato di personale docente per la scuola dell'infanzia e primaria.

Con avviso 18 dicembre 2018, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.100 del 18 dicembre 2018, dato il numero esiguo di partecipanti, sono individuate le regioni le cui procedure concorsuali vengono aggregate a regione diversa da quella indicata nella domanda di partecipazione prodotta dai candidati ed acquisita al sistema, secondo il seguente prospetto:

 

Regioni oggetto di aggregazione

Ufficio scolastico regionale responsabile della procedura concorsuale

infanzia posto comune

Molise

Abruzzo

Basilicata

Puglia

primaria posto comune

Molise

Abruzzo

infanzia posto sostegno

Emilia Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Piemonte, Veneto

Lombardia

Abruzzo, Sardegna, Toscana, Umbria, Marche, Molise

Lazio

Basilicata

Puglia

Calabria

Sicilia

primaria posto sostegno

Molise, Sardegna, Umbria

Lazio

Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Piemonte

Lombardia

Basilicata

Puglia

L'USR della regione in cui si svolgerà la prova orale sarà responsabile dell'intera procedura concorsuale e dell'approvazione di distinte graduatorie di merito.


articolo originale


Sport nella scuola primaria: approvato il ddl

Lo scorso 18 dicembre è stato approvato in prima lettura alla Camera il disegno di legge delega che prevede due ore settimanali di educazione motoria nella scuola primaria, insegnamento affidato a docenti specialisti.

Nel testo approvato confluiscono cinque diversi testi di legge presentati nel corso degli anni ma mai portati a compimento. Le attività di educazione motoria dovrebbero svolgersi in orario curricolare.

Gli insegnanti dovranno essere abilitati e laureati in Scienze e tecniche delle attività motorie oppure in Scienze e tecniche dello sport. Saranno selezionati mediante un apposito concorso.

L'attivazione a regime del progetto sarà preceduta da una fase transitoria della durata di cinque anni.

Il voto della Camera è stato unanime: 493 sì, nessun contrario e due astenuti. Il testo passa ora al Senato per l'approvazione finale.


articolo originale


Concorso dirigenti scolastici: si conclude con l’orale

“I candidati ammessi al corso conclusivo del corso-concorso bandito nel 2017 per il reclutamento dei dirigenti scolastici, sono dichiarati vincitori e assunti”: è quanto prevede il cosiddetto "decreto semplificazione", pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 14 dicembre.

Il Decreto Legge 14 dicembre 2018, n. 135, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 290 del 14 dicembre 2018, introduce disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione.

In particolare l’art. 10 prevede semplificazioni amministrative in materia di istruzione scolastica, università e ricerca. Nello specifico dispone che “i candidati ammessi al corso conclusivo del corso-concorso bandito nel 2017 per il reclutamento dei dirigenti scolastici, sono dichiarati vincitori e assunti”. Stesso discorso vale anche per il corso-concorso bandito per la copertura dei posti nelle scuole di lingua slovena o bilingue.

Mentre, secondo la concezione originaria del concorso, al termine della prova orale gli aspiranti presidi avrebbero dovuto seguire il corso di formazione e tirocinio e le relative prove, adesso i vincitori del concorso saranno proclamati già al termine della prova orale, saranno assunti e ammessi a frequentare il periodo di formazione e prova. I neo-dirigenti assunti nell’anno successivo dovranno anch’essi frequentare il corso dopo l’immissione in ruolo.

Le risorse stanziate negli anni 2018 e 2019 per il semi-esonero del personale frequentante il corso di formazione, non più necessarie a tale scopo, confluiscono nel Fondo "La Buona Scuola" per il miglioramento e la valorizzazione dell'istruzione scolastica, nella misura di 8,26 milioni di euro per ciascuno degli anni 2018 e 2019 per essere destinati alle assunzioni di personale.

Ricordiamo che il suddetto D.L. n. 135/2018, già in vigore, sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.


articolo originale


Ricostruzione di Carriera


Per rispondere ai bisogni complessi degli operatori della scuola, che spesso non hanno vite lavorative lineari, Tecnodid presenta Carriera Scuola, un software per lo sviluppo e il controllo delle ricostruzioni di carriera, ad uso sia di persone singole che di enti e associazioni di categoria.

Per utilizzarlo basta la sola connessione a internet: nessun programma da installare e nessuna manutenzione, in quanto gestito direttamente da Tecnodid. Con l’inserimento di poche informazioni anagrafiche e relative al servizio pre-ruolo e di ruolo, il software sviluppa la carriera del personale del comparto scuola (compresi gli insegnanti di religione ed i passaggi di ruolo con relativa temporizzazione) e definisce gli inquadramenti retributivi.

Restituisce la riproduzione del decreto di ricostruzione come dovrebbe essere, in modo da poter controllare la correttezza del provvedimento ufficiale, e visualizza i possibili passaggi di gradone futuri. Saranno poi implementate funzioni previdenziali, come la determinazione della prima data teorica per il perfezionamento del diritto a pensione.


per maggiori informazioni




27 dicembre 2018

__TESTATA__

n. 118

Il controllo del panico: la formazione per la prevenzione

Bruno SOZZI

La cronaca racconta…

Dopo la tragedia avvenuta tra venerdì 7 e sabato 8 dicembre in una discoteca di Corinaldo (Ancona), lunedì 10 due stupide bravate hanno creato panico in altrettante scuole di Pavia e del cremonese: i due episodi non hanno prodotto conseguenze gravi e lasciano pensare ad un assurdo spirito di emulazione.

Registro che lo stesso giorno alcuni quotidiani hanno riportato le regole che il capo della Polizia Franco Gabrielli segnalò, all’indomani del 3 giugno 2017 (quando i disordini in piazza a Torino tra gli spettatori della finale di calcio Juventus-Real Madrid provocarono un morto e oltre mille feriti), come indispensabili per garantire la sicurezza degli eventi pubblici: innanzitutto i locali devono avere i requisiti di sicurezza in relazione alle attività che vi si svolgono; poi occorre un piano di evacuazione con la presenza dei mezzi antincendio e con l’esatta indicazione delle vie di fuga, in modo da garantire la possibilità di allontanamento in forma ordinata; all’esterno dei locali va verificata la presenza di spazi di soccorso raggiungibili dai mezzi di assistenza. Una delle norme impone il cosiddetto «Piano di impiego» con «un adeguato numero di operatori, appositamente formati, con compiti di accoglienza, instradamento, regolamentazione dei flussi anche in caso di evacuazione, osservazioni e assistenza del pubblico». I gestori devono assicurare pure «un impianto di diffusione sonora e visiva, per preventivi e ripetuti avvisi e indicazioni al pubblico da parte degli organizzatori, sulle vie di fuga».

Ma sono preparati i cittadini (di oggi e di domani) ad affrontare correttamente le situazioni di emergenza (in ogni luogo affollato: supermercato, cinema, metropolitana)? Conoscono le elementari regole di comportamento? A chi compete insegnarle?

Chiari e antichi obblighi per le scuole

Il decreto 26 agosto 1992 ha dettato dettagliate “Norme di prevenzione incendi per l’edilizia scolastica”: Le scuole devono essere munite di un sistema di allarme in grado di avvertire gli alunni ed il personale presente in caso di pericolo. Il sistema di allarme deve avere le caratteristiche atte a segnalare il pericolo a tutti gli occupanti il complesso scolastico ed il suo comando deve essere posto in locale costantemente presidiato durante il funzionamento della scuola.

Le “Norme di esercizio” contenute nel Decreto sono del tutto simili alle regole ricordate dal Capo della Polizia: A cura del titolare dell’attività dovrà essere predisposto un registro dei controlli periodici ove sono annotati tutti gli interventi ed i controlli relativi all’efficienza degli impianti elettrici, dell’illuminazione di sicurezza, dei presidi antincendio, dei dispositivi di sicurezza e controllo, delle aree a rischio specifico e dell’osservanza della limitazione dei carichi d’incendio nei vari ambienti dell’attività. Tale registro deve essere mantenuto costantemente aggiornato e disponibile per i controlli da parte dell’autorità competente. Deve essere predisposto un piano di emergenza e devono essere fatte prove di evacuazione, almeno due volte nel corso dell’anno scolastico. Le vie di uscita devono essere tenute costantemente sgombre da qualsiasi materiale. Le attrezzature e gli impianti di sicurezza devono essere controllati periodicamente in modo da assicurarne la costante efficienza.

Il titolare dell’attività deve provvedere affinché nel corso della gestione non vengano alterate le condizioni di sicurezza. Egli può avvalersi per tale compito di un responsabile della sicurezza, in relazione alla complessità e capienza della struttura scolastica.

Un preciso impegno formativo-educativo

Oggi il d.lgs. 9 aprile 2008, n. 81 prescrive l’obbligo per il dirigente scolastico di designare preventivamente i lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure di prevenzioni incendi e lotta antincendio, di evacuazione dei luoghi di lavoro in caso di pericolo grave e immediato, di salvataggio, di primo soccorso e, comunque, di gestione dell’emergenza (art. 18); tali lavoratori devono ricevere una specifica e adeguata formazione e un aggiornamento periodico (art. 37, successivamente meglio specificato in apposito Accordo Stato-Regioni).

Le indicazioni normative non mancano, ed è possibile e doveroso operare per promuovere la cultura della sicurezza nell’ordinario svolgimento dell’attività didattica e con continuità (abbiamo tutti infatti esperienza di tante emergenze, scaricate sulla scuola dopo avvenimenti dolorosi… e dopo un po’ dimenticate!).

Allenarsi al controllo del panico

Nel percorso scolastico si incontrano due discipline, scienze ed educazione fisica, ben predisposte a trattare il tema del panico e di come superare la sensazione di asfissia, con le conseguenti paure di morire o di perdita del controllo. Si tratta di riflettere e di fare esperienza di una corretta respirazione; infatti se da piccoli la nostra respirazione viene effettuata con il diaframma in maniera assolutamente naturale, a mano a mano che cresciamo e diventiamo sempre più permeabili agli stress, tendiamo a maturare dei blocchi emotivi che incidono negativamente anche sul nostro modo di respirare, limitando alla parte superiore dei polmoni la nostra capacità respiratoria, con conseguente aumento dell’ansia e scarsa energia vitale.

Di fronte alle situazioni di emergenza

Si tratta dunque di essere tutti, studenti, insegnanti e non insegnanti, consapevoli e motivati nell’applicare le norme di comportamento da tenere in condizioni di emergenza, spesso inserite nel regolamento di Istituto; iniziamo col farne oggetto della “contrattazione educativa” con gli studenti all’inizio dell’anno, al fine di una presenza a scuola seria e responsabile!

Ciò è tanto facile a dirsi quanto difficile da realizzare: troppo spesso le esercitazioni di abbandono rapido dei locali sono considerate con leggerezza, una sorta di ricreazione aggiuntiva. Ogni classe dispone di almeno un adulto “appositamente formato” e in grado di “allenare” gli studenti a riflettere su quale sarebbe il loro comportamento in caso di vera emergenza; il ruolo degli adulti appositamente formati, con compiti di accoglienza, instradamento, regolamentazione dei flussi, è davvero cruciale sul lato dell’esemplarità, mancando la quale si vanificherebbe tutto quanto impiantato in ottemperanza ad una precisa normativa.

Le prove di abbandono rapido della scuola

Le due prove annuali, esperite per oltre 10 anni di scuola, possono far assumere una consuetudine a rispettare le regole e le indicazioni degli adulti, a consultare le insegne che indicano le uscite di emergenza (a scuola ma anche in ogni locale affollato) e ad allenarsi a controllare il proprio panico; nei tre minuti circa utilizzati per abbandonare con calma lo stabile e ritrovarsi in un “luogo sicuro” occorre far riflettere: come mi muoverò? Mi troverò nella situazione di essere calpestato o di calpestare qualcuno?

Bruno Sozzi

Come progettare (e descrivere) un percorso didattico?

Antonia CARLINI

Le competenze didattiche dell’insegnante della scuola primaria

In Italia, dall’avvio dell’autonomia scolastica in poi, la spinta al miglioramento della qualità formativa della scuola e all’innovazione delle pratiche educative e didattiche si è fatta sempre più pressante, fino all’ultimo intervento di riforma operato dalla Legge 107/2015, la cui visione di cambiamento, “una scuola laboratorio permanente di ricerca, sperimentazione e  innovazione  didattica, di  partecipazione  e di educazione alla cittadinanza attiva”, trova la principale leva strategica nella formazione dei docenti. 

Lo stesso sistema di reclutamento dei docenti negli ultimi anni ha guardato ad un profilo di competenza nuovo, più coerente con i cambiamenti che stanno caratterizzando l’attuale contesto sociale e culturale, e che impongono una revisione radicale delle pratiche educative, didattiche e organizzative.

Al docente della scuola primaria oggi sono richieste competenze specifiche per la gestione efficace di tutti i momenti della didattica: la progettazione didattica per uda (unità di apprendimento) e l’organizzazione dell’ambiente di apprendimento; lo svolgimento in classe attraverso le fasi di stimolo, guida e sostegno, condivisione, consolidamento e valutazione; e la riflessione sull’attività promossa, sui punti di forza dell’intervento e sulle criticità che richiedono la revisione delle scelte.

Saper progettare e organizzare

Nel documento di inquadramento teorico del percorso di valutazione della scuola che accompagna il RAV, la progettazione didattica viene definita come l'insieme delle scelte pedagogiche, metodologiche e didattiche adottate dagli insegnanti collegialmente.

Le scelte pedagogiche, metodologiche e didattiche, come specificato nelle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del I ciclo (2012), si traducono operativamente nella capacità di dare senso e intenzionalità a spazi, tempi, routine e attività, promuovendo un coerente contesto educativo attraverso un’appropriata regia pedagogica.

La progettazione didattica, dunque, interpreta il curricolo della scuola contestualizzandolo alle esigenze specifiche degli alunni, e traducendolo operativamente nelle scelte educative, didattiche e organizzative operate dal team docente. Un intervento didattico "competente", difatti, non può essere affidato alla casualità o all'improvvisazione, ma richiede intenzionalità e sistematicità, e implica un pensare prima all’attività didattica, per predisporre un ambiente di apprendimento coerente con le necessità educative individuali, e un riflettere dopo sulle attività promosse, per considerare aree deboli e situazioni sulle quali ritornare con interventi compensativi e azioni migliorative mirate.

Le fasi operative della progettazione didattica

Possiamo articolare la progettazione didattica nelle seguenti fasi operative interconnesse:

  1. Conoscenza degli alunni: caratteristiche e bisogni educativi particolari, saperi spontanei, comportamenti e atteggiamenti appresi nell'ambiente di vita e di relazioni, familiare ed extrascolastico.
  2. Progettazione per unità di apprendimento e organizzazione dell’ambiente: traguardi di competenze attesi (chiave europee, disciplinari, trasversali) e obiettivi di apprendimento concorrenti, fasi operative ed esperienze da proporre, stimoli da presentare per incuriosire e attivare i bambini, gruppi da coinvolgere e incarichi da assegnare, strategie di individualizzazione e di personalizzazione, spazi da allestire, materiali e mediatori didattici da mettere a disposizione, comprese le nuove tecnologie, strumenti da utilizzare per la valutazione (rubriche valutative analitiche e sintetiche e compito di realtà).
  3. Bilancio: situazioni osservate, progressioni registrate, strategie risultate efficaci, aree deboli da rafforzare, carenze da compensare, potenzialità e attitudini da sviluppare e valorizzare, piste per migliorare.

Saper usare i saperi in funzione didattica

La competenza didattica dell’insegnante implica la padronanza dei saperi disciplinari – considerati come saperi organizzati della cultura, insiemi di conoscenze, regole, schemi procedurali, punti di vista, metodi di indagine – e la capacità di usarli in funzione didattica lungo le coordinate metodologiche suggerite dalle Indicazioni nazionali: valorizzare l’esperienza e le conoscenze degli alunni, progettare e realizzare interventi adeguati alle diversità, organizzare l’ambiente in modo flessibile, promuovere l’apprendere insieme facendo, attraverso la ricerca e la scoperta, promuovere la consapevolezza del proprio modo di apprendere.

In altri termini, un docente didatticamente competente sa trasformare le discipline in contesti di apprendimento attivo, laboratoriale, collaborativo e metacognitivo, nei quali i bambini, con la mediazione dei saperi, rievocano, rielaborano, ricostruiscono esperienze e conoscenze, sperimentano modi di operare e di rappresentare differenti, esercitano la pluralità di forme di intelligenza diversamente dominanti a livello individuale. In tali contesti non possono mancare le nuove tecnologie, da valorizzare come “amplificatori culturali” (Bruner, 1986) per supportare le azioni di insegnamento – ad esempio presentare stimoli per i nuovi apprendimenti, per mostrare concretamente ambienti, luoghi, oggetti, persone e personaggi, per utilizzare gli ambienti di apprendimento virtuali offerti dal web… – e per sostenere i processi di apprendimento, attivi e cooperativi, in situazioni laboratoriali, di ricerca di risposte ai perché suscitati dalla curiosità dei bambini e stimolati dall’insegnante.

Antonia Carlini

Iscrizioni più semplici grazie a un’app

Attraverso QR code che saranno resi disponibili sui siti delle scuole o nel corso degli open day che si stanno svolgendo in tutta Italia per la presentazione dell’offerta formativa, le famiglie potranno scaricare facilmente le informazioni relative agli istituti di loro interesse.

Quest’anno le iscrizioni online alle classi prime della scuola primaria e della secondaria di I e II grado saranno aperte dalle 8.00 del 7 gennaio alle 20.00 del 31 gennaio 2019. Ma già a partire dalle 9.00 del 27 dicembre 2018 si potrà accedere alla fase di registrazione su www.iscrizioni.istruzione.it.

Per supportare le famiglie, il portale del Miur "Scuola in chiaro", che mette a disposizione informazioni dettagliate sulle scuole, è disponibile anche come app. La nuova applicazione consentirà di accedere in modo rapido ai dati relativi ai risultati scolastici degli alunni, ai risultati a distanza, alle caratteristiche del personale docente, alle strutture scolastiche. Per l’utilizzo dell’applicazione è necessario disporre di un’app per leggere i QR code che sono già stati assegnati alle scuole e dunque sono attivi. Gli istituti potranno arricchire le informazioni leggibili attraverso i codici con i materiali informativi che hanno predisposto per gli open day di presentazione dell’offerta formativa.

Il Miur diffonderà poi uno spot per lanciare la procedura con tutte le informazioni utili, e attiverà uno specifico servizio di assistenza.


articolo originale


Carta docente: ultimi giorni per gli importi 2016/17

Il 31 dicembre 2018 è il termine ultimo per utilizzare gli importi relativi all’anno scolastico 2016/2017. Dal 1° gennaio 2019 il valore del portafoglio non potrà essere superiore a 1000 euro.

Lo ha reso noto il Miur con apposito avviso pubblicato sul sito Carta del docente:

Si segnala che ai portafogli dei docenti saranno attribuiti anche i residui relativi agli anni scolastici 2016/2017 e 2017/2018. Solo per i residui riferiti all’anno scolastico 2016/2017 gli importi disponibili possono essere utilizzati dai docenti e validati dagli esercenti entro e non oltre il 31 dicembre 2018.


articolo originale


Prove Invalsi: raccolta dati di contesto

L’Invalsi ha fornito i modelli con l’indicazione di quelle informazioni di contesto da raccogliere nei diversi gradi di scuola per ogni studente partecipante alla rilevazione nazionale, e la tempistica per l’inserimento a SIDI dei dati di contesto a cura delle segreterie scolastiche.

Anche per l’anno scolastico 2018/2019 è prevista la raccolta di informazioni di contesto per ogni studente partecipante alla rilevazione nazionale. Per facilitare le segreterie in questo compito, l’Invalsi ha fornito i modelli con l’indicazione di quelle informazioni che potrebbero non essere a disposizione della scuola e che quindi dovranno essere raccolte:

I modelli hanno il solo scopo di permettere alle segreterie di organizzarsi per raccogliere anticipatamente le informazioni richieste. L’Invalsi raccomanda l’adozione di tutte le misure idonee per garantire la riservatezza dei dati raccolti, specie se questi ultimi devono essere richiesti alle famiglie degli allievi.

In  particolare  si  raccomanda  le  segreterie  di  distruggere  le  schede  raccolta  dati  di   contesto  subito  dopo  aver  trasferito  i  predetti  dati  di  contesto  nelle  apposite  maschere   online. La distruzione deve avvenire mediante distruggi documenti o con modalità tali che non sia possibile ricostruire il documento cartaceo.

Si richiede inoltre  alle segreterie di informare i rispondenti che i dati verranno trasmessi  ad INVALSI in maniera del tutto anonima, in modo tale che non sia in alcun caso possibile  ricostruire l’identità

È necessario avere a disposizione il codice SIDI per tutti gli allievi prima di procedere con la comunicazione dei dati. Limitatamente alla scuola secondaria di II grado, in assenza del codice SIDI è possibile inserire l’opzione “Non disponibile”, tuttavia il sistema non accetta più di tre codici SIDI mancanti per classe.

La comunicazione dei dati di contesto per tutte le regioni e le provincie autonome dovrà avvenire tramite l'inserimento e la conferma degli stessi su un apposito modulo online disponibile nell'Area riservata accedendo con il ruolo di Segreteria scolastica, secondo la seguente tempistica:

 

Tutte le regioni e la provincia autonoma di Bolzano - Scuola primaria

Tutte le regioni e la provincia autonoma di Bolzano - Scuola secondaria di primo grado

Tutte le regioni e le province autonome - Scuola secondaria di secondo grado

Inserimento dati di contesto

04/02/2019 – 27/04/2019

04/02/2019 – 22/03/2019

1/03/2018 – 16/04/2018


articolo originale


Insegnare nella scuola dell'infanzia / Insegnare nella scuola primaria

di Antonia Carlini
edizione novembre 2018

Due volumi destinati rispettivamente agli insegnanti di scuola dell’infanzia e primaria, sia in servizio sia aspiranti e neoassunti, che necessitano di coordinate metodologiche e strumenti operativi utili per la progettazione didattica, l’organizzazione degli ambienti di apprendimento e la valutazione.

Ciascun volume è strutturato in quattro parti:

- i saperi generali e tecnico-professionali necessari per insegnare oggi;

- le coordinate metodologiche suggerite dalle Indicazioni nazionali;

- il modello-format per la didattica (progettazione, organizzazione, svolgimento e riflessione) e gli strumenti per la valutazione;

- gli esempi operativi di unità di apprendimento, corredati da rubriche valutative e compiti di realtà.

Le risorse e gli strumenti offerti trovano fondamento nei modelli della nostra migliore tradizione pedagogica e della ricerca educativa più recente, richiamati per linee essenziali nell’appendice.

maggiori informazioni Insegnare nella scuola dell'infanzia

maggiori informazioni Insegnare nella scuola primaria

© Tecnodid editrice

Coordinamento redazionale a cura di Giancarlo Cerini

Direttore responsabile Gabriella Crusco

Autorizzazione Tribunale di Napoli n. 65 del 20/12/2016

Email: info@scuola7.it

Privacy

Iscrizione alla newsletter di «Scuola7»

Per ricevere la newsletter di «Scuola7» inserire la propria e-mail nella pagina di iscrizione.

Si potrà annullare l'iscrizione a questa newsletter in qualsiasi momento.

Archivio numeri precedenti «Scuola7»

Per la consultazione dei numeri precedenti di «Scuola7» visitare http://www.scuola7.it/archivio.