Scuola7 26 febbraio 2018, n. 79

Scuola7

la settimana scolastica

26 febbraio 2018, n. 79


In questo numero parliamo di:

Una manutenzione straordinaria per le Indicazioni? (G. Cerini)

Zerosei, si muovono i primi piccoli passi (G. Rispoli)

Sezioni primavera, punto di partenza per alleanza educativa 0-3/3-6 (R. Marchisciana)

Personale ATA e novità contrattuali (L. Carioscia)

La scuola italiana nello scenario europeo (L. Zauli)

Indicazioni nazionali e nuovi scenari

Sistema integrato zero-sei: primi orientamenti operativi

Esame I ciclo: indicazioni per le prove Invalsi

FIT e percorso annuale concorso docenti: come saranno valutati

Concorso scuola secondaria: graduatorie entro il nuovo anno scolastico

Concorso abilitati scuola secondaria: tutte le istruzioni


Settimanale di informazione scolastica.
© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diLe competenze chiave di cittadinanza
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26 febbraio 2018

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n. 79

Una manutenzione straordinaria per le Indicazioni?

Giancarlo CERINI

Un documento per rilanciare le Indicazioni/2012

È stato presentato il 22 febbraio u.s. in un partecipato incontro al MIUR dalla Ministra Fedeli un documento di lavoro relativo alle Indicazioni nazionali per il curricolo nella scuola dell’infanzia e nel primo ciclo: “Indicazioni nazionali e nuovi scenari”. Di che cosa si tratta? Forse siamo in presenza di “nuove” Indicazioni? C’è qualche nuova disciplina all’orizzonte? Qual è l’utilità del documento? Avendo fatto parte del gruppo di lavoro che ha elaborato il testo, come membro del CSN (Comitato Scientifico Nazionale per le Indicazioni) provo a sviluppare qualche riflessione in merito.

La cittadinanza come “sfondo integratore”

Intanto non siamo in presenza di “nuove” Indicazioni. Quelle del 2012 sono vive e vegete, anzi sono ancora in grado di produrre stimoli e suggestioni utili a orientare i curricoli delle scuole. I più maliziosi sostengono che molti insegnanti quelle Indicazioni non le conoscono a fondo, che nelle scuole prevalgono le vecchie routine, che poco è cambiato nel lavoro concreto in classe. È un giudizio troppo sbrigativo, ma in generale nelle scuole c’è sempre uno scarto tra teoria e pratica, tra nuove proposte e didattica quotidiana, perché spesso sono i libri di testo a “fare il curricolo” e non è scontato che le nostre classi si siano trasformate in “ambienti di apprendimento” come suggeriscono le Indicazioni/2012. Non è un caso che un certo mondo accademico e tanti insegnanti guardino con sospetto alla didattica per competenze, preoccupati che la “novità” vada a scapito dell’acquisizione delle strumentalità e delle conoscenze fondamentali. Il documento sui “nuovi scenari” vorrebbe fare un po’ di chiarezza su questi aspetti, facendo diventare il tema delle “competenze chiave di cittadinanza” lo sfondo integratore della scuola di base per i prossimi anni.

Competenza: il sale dell’apprendimento

Ma anche in questo caso ci sono molti equivoci. Le competenze di cittadinanza non sono una nuova “materia”, ma un modo intelligente per dare un senso unitario ai saperi di base che la scuola deve garantire. Sulla scia dei documenti europei (in particolare le 8 competenze chiave del 2006, che sono oggetto di revisione da parte degli organismi europei) le competenze chiave rappresentano il “sale dell’apprendimento”, il valore aggiunto che ogni disciplina di studio può apportare alla formazione di ragazze e ragazzi. Dunque non si riferiscono solo ai comportamenti o alle competenze personali, civiche e sociali. Certo hanno a che fare con la cittadinanza attiva, cioè con il mettere in pratica nella vita delle classi comportamenti proattivi, consapevoli, responsabili. E sarà necessario farne oggetto di valutazione (v. il D.lgs. 62/2017). Ma qui interessa cogliere la dimensione cognitiva della cittadinanza, cioè l’idea che ogni disciplina – se ben fatta – arricchisce e fortifica la cittadinanza, perché fornisce quegli strumenti culturali (gli alfabeti, i linguaggi, le abilità, le conoscenze) che aiutano a vivere da protagonisti lo studio, la vita sociale e, un domani, il lavoro. Dunque, l’idea di cittadinanza si avvera a contatto con gli apprendimenti disciplinari. Pensiamo, ad esempio, alla lingua come strumento fondamentale della cittadinanza consapevole: la capacità di esprimersi e comunicare, la padronanza del lessico, la comprensione dei testi ecc. sono tutti elementi decisivi se vogliamo parlare di libertà di parola (art. 21 della Costituzione). Ma di questi aspetti già si parla abbondantemente nelle “Linee Guida” per la certificazione delle competenze (nota n. 312 del 9 gennaio 2018), che riassumono in sintesi le tante questioni che ruotano attorno al concetto di competenza, visto che poi stanno alla base della compilazione delle certificazioni da rilasciare al termine della classe quinta elementare e terza media. C’è dunque dell’altro.

Priorità per la rilettura delle Indicazioni

In effetti, il documento scaturisce da una precisa indicazione della Ministra che, avendo ascoltato proposte di esperti, lamentazioni di opinionisti, direttive europee, esigenze provenienti dalle scuole, ha segnalato al Comitato Scientifico per il primo ciclo alcune priorità da considerare guardando alla formazione futura delle giovani generazioni. Ci riferiamo a:

  • lo sviluppo di competenze di cittadinanza come educazione al rispetto di genere, alla conoscenza della Costituzione, alla partecipazione consapevole alla vita sociale, all’educazione ai valori di libertà, solidarietà, tolleranza;
  • la presenza pervasiva del digitale, che va affrontata con intelligenza critica (a questo è mirato l’approccio al coding: il pensiero computazionale);
  • la sicura padronanza delle competenze nella lingua italiana come lingua di scolarizzazione, e come veicolo fondamentale per sostenere l’apprendimento. È emblematico il lavoro sulle prove d’esame di italiano per la terza media, predisposto dal prof. Luca Serianni;
  • il valore della “statistica” come capacità di padroneggiare dati, inferenze, implicazioni, e magari far fronte alle fake news con la capacità di appoggiare le proprie e altrui argomentazioni a dati ed evidenze;
  • la geografia come “sapere di confine”, come crocevia di molte conoscenze (storiche, scientifiche, matematiche, digitali, ambientali) capaci di aprire al rapporto con le trasformazioni del pianeta, con l’incontro con altre culture, con il recupero dell’identità e dell’appartenenza, con l’uso delle strumentazioni per la geo-localizzazione ecc.;
  • il tema della sostenibilità come elemento catalizzatore dei 17 obiettivi (goal) posti dall’Unesco per una società futura più equa e solidale: cittadinanza globale, pari opportunità, equilibrio climatico, lotta alle povertà, compresa quella educativa.

Cittadinanza, trasversalità e approccio alle discipline

Certamente non basta fare un elenco di temi affinché la scuola li prenda in considerazione. Ormai ci sono pagine e pagine di documenti, linee guida, dichiarazioni di intenti. Un documento “vale” se fa intravedere una prospettiva culturale significativa, se è in grado di suggerire pratiche didattiche efficaci, se consente di ripensare la propria professionalità, senza aggiungere ulteriori “materie” o attività. Questo documento “breve” dovrebbe aiutare a riprendere in mano le Indicazioni/2012, “rileggendole” alla luce delle priorità illustrate nei diversi paragrafi, attraverso un’operazione di selezione, di approfondimento, di integrazione operativa. Dunque si tratterà di affrontare nel corso della formazione in servizio questi nuclei tematici, di collegare Indicazioni, curricolo e lavoro in aula (ad esempio, chiedersi che significa lavorare per promuovere le “competenze”), di riscoprire gli elementi “fondamentali” del fare scuola, di approfittare del documento del CSN per fare un check-up sensato allo stato di salute della didattica. In fondo le competenze di cittadinanza possono essere viste anche come:

  • possesso di strumentalità di base sicure (literacy e numeracy);
  • padronanza di abilità trasversali, procedurali, di comunicazione, di rappresentazione, di pensiero critico e riflessivo;
  • life skill, cioè atteggiamenti sociali e civici positivi.

Se ogni disciplina delle Indicazioni fosse riletta in questa ottica (e lo si può fare anche adesso), certamente la didattica potrebbe guadagnarci, e la scuola di base risponderebbe pienamente ai suoi compiti di prima alfabetizzazione (strumentale, funzionale, culturale). Fare cittadinanza non significa accontentarsi di qualche progetto in più, ma essere coerenti con i compiti formativi della scuola fin dai suoi primi anni, a partire dalla scuola dell’infanzia, che in effetti nel documento riconferma il suo posizionamento strategico di primo gradino dell’incontro con i saperi (brunerianamente parlando).

Cosa succederà ora nelle scuole?

Indicazioni, programmi didattici, linee guida non valgono di per sé, ma solo se sono in grado di smuovere processi culturali, formazione in servizio, atteggiamento sperimentale, curiosità per ricercare e rinnovare metodi didattici, contenuti, ambienti di apprendimento. Diventano decisivi i processi di formazione in servizio. Alcuni strumenti ci sono:

  • saranno organizzati seminari nazionali (a cura del CSN) cui potranno partecipare insegnanti e scuole del primo ciclo impegnate nelle innovazioni (per confronto serrato tra esperti, università e scuola reale);
  • ci saranno fondi ad hoc (legge 440/1997) per finanziare piccole reti di scuole per sostenere la ricerca didattica delle scuole in ogni regione, magari su aspetti specifici scelti dalle scuole stesse;
  • si potranno organizzare attività di formazione in servizio, nell’ambito dei piani di formazione (che sono curati dalle scuole capofila di ogni ambito territoriale: 319 ambiti), curando la qualità dei metodi (laboratorio, ricerca-azione, supervisione, ecc.);
  • si potranno curvare in questa ottica le attività formative sulla valutazione che saranno realizzate nei prossimi mesi in ogni regione, d’intesa tra USR e scuole-polo appositamente individuate.

La formazione in servizio non è tutto ma, se ben fatta, può diventare un’occasione di crescita per tutta la scuola.

C’è una lettura “politica” di questa mossa del Miur?

Qualcuno si è meravigliato che in extremis, cioè nel frangente di elezioni, governo, situazioni incerte, la Ministra abbia sollecitato l’uscita di questo documento. Mossa elettorale? Ripensamento fuori tempo massimo del valore della scuola di base? Risposta a sollecitazioni di qualche lobby culturale o di opinione? Più semplicemente, il Comitato Scientifico Nazionale che ha prodotto il documento è al 5° anno di funzionamento (con scadenza a luglio 2019), ha visto il succedersi dei vari ministri pro-tempore, ma ha cercato di rispondere al mandato istitutivo che parla di “accompagnare” le indicazioni, contribuire al miglioramento della didattica, procedere se del caso all’aggiornamento delle Indicazioni, ad integrazioni, revisioni, semplificazioni. Operazione delicata, che si farebbe in ogni caso solo dopo un lungo dialogo con il mondo della scuola, perché il progetto culturale (curricolare e didattico) della scuola di base non appartiene a questo o a quel ministro, né è il frutto di una sola legislatura, ma rappresenta un punto di possibile convergenza tra molti. È di buon auspicio che la Ministra Valeria Fedeli abbia colto questo spirito, e proponga ora un lavoro che va molto al di là delle contingenze politiche o degli esiti elettorali, ma chiama tutti – ai vari livelli – ad assumersi le loro responsabilità (culturali). Poi, è vero, ci sono tante condizioni che richiedono una buona politica scolastica. Ma questo è un capitolo tutto da scrivere, oltre che da leggere.  

Giancarlo Cerini

Zerosei, si muovono i primi piccoli passi

La nota Miur 404 del 19 febbraio 2018

Guglielmo RISPOLI

Parte il trenino dello zerosei

«Garantire a tutte le bambine ed a tutti i bambini di età compresa tra zero e sei anni pari opportunità di educazione e di istruzione». Così si conclude la nota 404 del 19.2.2018 del Dipartimento Istruzione del Miur.

Dopo l'uscita del D.lgs. 65/2017 il Miur ha emesso la prima nota di orientamento finalizzata a dare unitarietà alle azioni da svolgere presso gli Uffici Scolastici Regionali. In tale nota si richiamano le disponibilità delle risorse, l'importanza dell'istituzione dei Coordinamenti pedagogici e dei Poli dell'infanzia, ed il raccordo indispensabile tra ciascun USR e altri soggetti, prima tra tutti la Regione.

La nota 404 richiama con estrema chiarezza la centralità della formazione in servizio del personale, con una grande attenzione che va riservata proprio ai docenti della scuola dell'infanzia statale, che dovrebbero costituire, insieme con le esperienze delle sezioni primavera, un punto fermo nello sviluppo del sistema integrato “zerosei”, che rispetti l’identità di ogni struttura esistente. I poli per l’infanzia assumono un carattere sperimentale, mentre per le sezioni primavera si propongono la “stabilizzazione” e il “potenziamento”. Sono novità che richiedono uno specifico investimento per l’attivazione dei coordinatori pedagogici, già presenti in molti Comuni, ma che ora vengono estesi a tutto il sistema (e lo Stato dovrà valorizzare i migliori insegnanti delle scuole dell’infanzia statali).

Lentamente il treno zerosei è partito, e sembra un buon auspicio per riprendere un ambito ed un segmento formativo molto caro per decenni alla migliore pedagogia italiana.

La governance del sistema integrato

La nota del Miur ha lo scopo di fornire un primo orientamento sulle tematiche affrontate dal D.lgs. 65/2017 sul «Sistema integrato da zero a sei anni». L'argomento viene chiaramente definito di alta importanza civile e sociale.

Come è noto, si tratta di un intervento strutturale che vede impegnati, in ruoli differenti, lo Stato, il Miur, le Regioni, gli enti locali ed i privati.

La nota è indirizzata principalmente ai Direttori USR, nella consapevolezza che occorre iniziare un processo nazionale e regionale di strutturazione delle necessarie convergenze e raccordi tra Istituzioni, Miur ed enti locali, prime fra tutti le diverse Regioni.

La nota, infatti, chiarisce subito che è stata costituita la “Commissione tecnica per il sistema integrato”, con il compito di elaborare le Linee Guida pedagogiche 0-6 e altri documenti di orientamento, nonché la "Cabina di Regia" (prevista dalla Conferenza Unificata Stato-Regioni-Autonomie Locali nel Piano di Attuazione approvato il 9-11-2018) per la definizione e la verifica delle linee di sviluppo dell'intero sistema.

La nota ministeriale di avvio individua i fulcri del sistema integrato zerosei nella pluralità delle azioni strategiche da mettere in campo (art. 4), nella definizione dei ruoli dei vari soggetti (artt. 5, 6, 7) e nell'azione ritenuta più importante, che è quella relativa al Piano pluriennale per l'istituzione dei Poli per l'infanzia (art. 8). Viene ricordato che l'azione di indirizzo spetta appunto al Miur.

Compiti e ruolo dell'USR

La nota chiarisce che l'USR deve coordinarsi con la Regione per la migliore programmazione a livello territoriale dell'istituzione dei Poli per l’infanzia e della promozione dei coordinamenti pedagogici. In tale prospettiva viene rivolto l'invito a costituire entro il 28 febbraio presso ciascun USR uno staff interno (per velocizzare informazioni e monitorare continuamente il procedere delle azioni previste dal D.Lgs. 65/2017). La nota richiede di designare un referente per la dimensione pedagogica. Parallelamente si chiede di costituire un tavolo di confronto interistituzionale per:

  • la ricognizione dei finanziamenti disponibili,
  • le peculiarità della domanda educativa e dell'offerta a livello regionale,
  • l'attivazione di percorsi formativi concordati,
  • la stipula di protocolli di intesa miranti in particolare all'innovazione ed all'arricchimento delle opportunità formative destinate ai bambini,
  • l'individuazione di condizioni utili per mettere efficacemente in campo le azioni di coordinamento pedagogico.

Sulla base di tale primo orientamento si assicura l'istituzione di uno spazio "zerosei" sul Sito Miur, e si richiede un'analoga azione nei vari USR.

Una strategia regionale

La nota 404 sottolinea la possibilità di una concreta espansione di servizi educativi e scuole nella fascia zerosei, grazie alla programmazione e al monitoraggio delle varie iniziative, tenendo conto delle risorse finanziarie a disposizione. Per questo si richiede agli USR di partire dai dati relativi alle carenze di servizio, per un'analisi dettagliata e funzionale dei bisogni; il tutto per delineare un attento piano di priorità degli interventi possibili con le risorse a disposizione. Ci si aspetta qualche segnale positivo anche in materia di istituzione dell’organico di potenziamento per la scuola dell’infanzia statale, che al momento ne è ingiustamente priva.

Viene anche sottolineata la qualificazione del personale educativo e insegnante che opererà nei servizi educativi (0-3 anni) e nelle scuole dell’infanzia (3-6 anni): si fa riferimento a specifici percorsi di laurea in scienze dell'educazione, con relativa specializzazione. Una questione da ripensare alla luce anche di quanto previsto nella recente legge finanziaria (legge 2015/2017) in materia di educatori professionali e figura del pedagogista.

L’impegno per la formazione in servizio

Si richiede la massima attenzione alla formazione del personale docente della scuola dell'infanzia statale, per favorire il pieno coinvolgimento del personale nei percorsi di continuità educativa 0-6 (ad esempio nelle sezioni primavera, ma non solo) e per evitare la sottovalutazione dei circoli didattici e degli istituti comprensivi nello sviluppo dello “zerosei”.

In ciò si fa esplicito riferimento al Piano Nazionale di formazione, in cui dovrà trovare spazio il settore zerosei in fase di programmazione delle attività dei vari Poli Formativi (319 in tutt'Italia), ed a quelli esistenti a livello di singolo USR.

Coerentemente la nota 404 richiede l'attivazione di almeno due moduli per ciascun Polo, per la formazione specifica dei docenti della scuola dell'infanzia statale. Si indicano alcune tematiche centrali come: i contesti di apprendimento, l'organizzazione di cura alla crescita dei bambini, la continuità con la scuola del primo ciclo. Viene data rilevanza anche ad una buona formazione del coordinamento pedagogico che sarà necessario all'interno dello “zerosei” a partire dai docenti della scuola statale, con processi formativi inerenti l'autovalutazione, il RAV, i piani possibili di miglioramento, la rendicontazione sociale.

Costituire i Poli per l'infanzia… e non solo

La nota è chiara, ed intende suggerire due azioni principali:

  1. l'individuazione, l'approntamento e la ristrutturazione di edifici funzionali ad essere luoghi formativi per la fascia zerosei;
  2. la progressiva istituzione dei poli nella logica della continuità con l'esistente.

Occorrerà, dunque, un apposito protocollo d'intesa tra USR e Regione, proprio per l'accurata programmazione degli aspetti strutturali e funzionali della progettazione dei Poli nel territorio di pertinenza. Viene data anche l'indicazione di tener conto dell'importanza delle sezioni primavera, che vanno confermate ed ampliate a partire proprio dalla quantità del servizio già fornito. Tale importante azione è da collegarsi con le ricche esperienze in materia di “zerosei” già presenti in molte regioni italiane, e che si riferiscono alla differenziata presenza di scuole dell’infanzia statali (60%), paritarie (30%), comunali (10%), e ad una realtà di nidi di infanzia ancora parzialmente diffusa in Italia. Non a caso il D.lgs. 65/2017 propone l’obiettivo del 33% di copertura del servizio per i bambini fino a 3 anni (mentre oggi siamo appena al 23,7%, con vistose differenze tra Nord e Sud). Sarà dunque necessario ricorrere ad una pluralità di soluzioni per raggiungere questo ambizioso obiettivo (nuovi nidi, poli per l’infanzia, sezioni primavera, altre strutture).

Il coordinamento pedagogico territoriale

L’attivazione del coordinamento pedagogico rappresenta un'azione strategica per sostenere le innovazioni che dovrebbero coinvolgere l’intero settore “zerosei”.

Orientamento, sostegno, progettazione, formazione, raccordi con le Università, saranno i compiti essenziali del coordinamento pedagogico territoriale.

Il coordinamento curerà in particolare l'innovazione nella direzione della crescita di qualità dei contesti educativi e di formazione del personale. Si auspica la diffusione delle buone pratiche già esistenti in questo settore, e si invitano gli USR a tener conto della peculiarità del territorio, visto che proprio la Regione avrà il compito di strutturare e gestire l'azione di coordinamento pedagogico. Si consiglia di tener conto e di valorizzare le professionalità già esistenti nel sistema scolastico statale, a partire dai docenti e dalle esperienze di qualità della scuola dell'infanzia statale.

Guglielmo Rispoli

Indicazioni nazionali e nuovi scenari

Presentato lo scorso 22 febbraio al Miur il documento “Indicazioni nazionali e nuovi scenari”, frutto del lavoro del Comitato scientifico per le Indicazioni nazionali della scuola dell’Infanzia e del primo ciclo di istruzione. Il documento propone alle scuole una rilettura delle Indicazioni nazionali attraverso la lente delle competenze di cittadinanza.

Dalle lingue (quella madre e quelle straniere), al digitale, all’educazione alla sostenibilità, ai temi della Costituzione,  passando in maniera trasversale per le arti, la geografia, la storia, il pensiero matematico e computazionale: l’obiettivo è garantire a tutti gli studenti le competenze chiave per affrontare i cambiamenti e le sfide del presente, proiettarsi al meglio nel futuro, diventare cittadini attivi e consapevoli. Questo anche in ragione delle novità introdotte nell’Esame finale del I ciclo in cui già da quest’anno si terrà maggiore conto, nel colloquio orale, delle competenze di Cittadinanza e Costituzione.

Non si tratta di una integrazione né una riscrittura delle Indicazioni nazionali: il documento non  aggiunge nuovi insegnamenti, ma propone di ricalibrare quelli esistenti, per rispondere all’esigenza di uno sviluppo orientato alla sostenibilità in tutte le sue dimensioni, con l’acquisizione dei contenuti dell’Agenda 2030.

Il documento sarà consegnato alle scuole e sarà oggetto di consultazione e confronto con le istituzioni scolastiche e la comunità scientifica nazionale per un eventuale intervento di regolazione sulle Indicazioni nazionali. Il Miur assicurerà misure di accompagnamento avvalendosi della collaborazione del Comitato scientifico nazionale per Indicazioni. Saranno organizzati seminari nazionali su tre ambiti tematici: Cittadinanza e Costituzione, Cittadinanza digitale, Cittadinanza e sostenibilità. Saranno poi raccolte le esperienze più significative per costituire un archivio dinamico delle innovazioni metodologiche e didattiche, come base utile per alimentare la ricerca sul curricolo, la formazione in servizio e l’evoluzione delle Indicazioni.

Leggi il documento


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Sistema integrato zero-sei: primi orientamenti operativi

Il Miur ha diramato alcuni primi orientamenti operativi e linee di sviluppo per la realizzazione del sistema educativo integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino ai sei anni (c.d."zerosei").

Con nota 19 febbraio 2018 prot. n. 404 ogni Ufficio scolastico regionale è invitato a costituire uno staff interno, al fine di realizzare la necessaria interazione interistituzionale con i diversi attori del sistema integrato, in modo che sia assicurata una forma di contatto informativo rapida e tempestiva, per la reciproca conoscenza di decisioni, iniziative, flussi finanziari, che coinvolgono il sistema integrato "zerosei". La composizione degli staff dovrà essere comunicata all’indirizzo dgosv.ufficio2@istruzione.it entro il 28 febbraio, anche in previsione di un primo incontro nazionale (si suggerisce almeno un referente per la parte amministrativa e un referente per la dimensione pedagogica).

È opportuno, nel rispetto delle competenze dei diversi soggetti (Amministrazione scolastica, Regione, Enti locali, servizi e istituzioni educative statali, private e paritarie, Università), attivare in ogni Regione un tavolo di confronto interistituzionale - in questa prima fase, anche di carattere informale - che veda la presenza dei rappresentanti delle diverse componenti del costituendo sistema integrato "zerosei".

Il Miur dedicherà un apposito spazio informativo nel proprio sito istituzionale al sistema integrato "zerosei", per dare riscontro delle azioni intraprese e condividere le iniziative più significative promosse a livello centrale e locale. Gli Uffici scolastici regionali sono invitati a procedere analogamente.

Al fine di realizzare un’effettiva espansione della presenza di servizi educativi e di scuole dell'infanzia, soprattutto in quei territori che ne sono provvisti in maniera non adeguata, è necessario che si realizzi un'analisi congiunta della domanda inevasa di iscrizione ai servizi educativi e alle scuole dell'infanzia, individuando le possibili risposte in termini di equilibrata offerta di strutture educative e scolastiche.

Importante è poi la qualificazione del personale educativo e insegnante operante nell'insieme delle strutture educative "zerosei". Si segnala l'opportunità di dedicare una specifica attenzione alle attività di formazione continua in servizio del personale docente, a partire dal pieno coinvolgimento degli insegnanti della scuola dell'infanzia statale che, sovente, restano al margine delle azioni formative di carattere più generale rivolte al personale della scuola.

Tra le iniziative di carattere innovativo merita la dovuta attenzione la costituzione di poli per l'infanzia. A tal fine è opportuno che a livello regionale si definisca un protocollo di intesa, tra Regione e Ufficio scolastico regionale, per programmare e regolare le diverse modalità di gestione dei poli, avuto riguardo agli aspetti strutturali e funzionali, alle caratteristiche del progetto educativo, alle modalità di collaborazione del personale in esso operante, alle forme di coordinamento pedagogico e di formazione del personale.

Anche la conferma e la nuova istituzione di sezioni primavera, per bambini dai 24 ai 36 mesi, può inserirsi nella prospettiva dei poli per l'infanzia, rispondendo al principio di favorire una migliore continuità educativa. A livello nazionale saranno fornite, nell'ambito delle più generali Linee pedagogiche per il sistema integrato di educazione e istruzione, apposite indicazioni operative per accompagnare lo sviluppo dei poli per l'infanzia e delle sezioni primavera, valorizzando esperienze di qualità già avviate in numerosi territori.

Un obiettivo strategico per lo sviluppo e la qualificazione del sistema integrato è l’istituzione di coordinamenti pedagogici territoriali, chiamati a svolgere funzioni di orientamento pedagogico, di sostegno allo sviluppo della rete di tutte le strutture del sistema "zerosei", di progettazione della formazione continua in servizio del personale, di collaborazione con le università nella formazione di base per l'accesso alla professione di educatore e di docente. La promozione di tali strutture è affidata alle Regioni sulla base di intese con gli Uffici scolastici regionali e le rappresentanze degli Enti locali, valorizzando le risorse professionali disponibili all'interno del sistema integrato e salvaguardando peculiarità, identità, modelli organizzativi.


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26 febbraio 2018

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n. 79

Sezioni primavera, punto di partenza per alleanza educativa 0-3/3-6

Rosalba MARCHISCIANA

La “buona pedagogia” dell’infanzia

A 50 anni dalla nascita della scuola dell’infanzia statale, dai primi timidi tentativi di affermazione di un segmento educativo immaginato come sostitutivo  degli enti assistenzialistici, ma che evocasse il calore “materno”, si è via via consolidata l’identità e l’importanza di un servizio ormai generalizzato, che pone le basi epistemologiche dei saperi disciplinari e delle competenze trasversali che accompagnano il processo di apprendimento dei bambini e delle bambine.  Passando dagli  Orientamenti  dell’attività educativa del ‘68 ai nuovi orientamenti del ‘91, fino ad arrivare  alle Indicazioni per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo (2012), non si può rimanere indifferenti, anche tra non “addetti ai lavori”, alla lettura dei principi educativi e all’armonia educativa dei campi di esperienza. Sono pagine di “buona pedagogia”, che permettono di scoprire e di leggere con “occhi nuovi” quell’universo-mondo dei piccoli che è magia di gesti, espressività, emozioni, embrioni concettuali, relazioni con il mondo che passano attraverso la graduale affermazione del sé nella relazione con gli altri.

Identità della scuola dell’infanzia e “zerosei”

Ormai la scuola dell’infanzia ha raggiunto la piena maturità, e possiamo ben dire che ha affermato l’importanza della sua esistenza nel panorama educativo italiano, superando l’incertezza politica della obbligatorietà del servizio, ipotizzata in alcune stagioni  anche solo per l’ultimo anno. Il servizio 3-6, sia pur non obbligatorio, infatti, è generalizzato a tutte le latitudini, e ha affermato l’importanza della sua esistenza come “pacchetto intero”: percorso  che si sviluppa e radica la fondatezza formativa nel corso del  triennio 3-6 anni, rifuggendo dalla logica pre-scolastica nell’accezione semplicistica di “ciò che viene prima” rispetto a qualcosa che ha un’identità ben definita, o di mero servizio di pre-alfabetizzazione.

Chi conosce il mondo dell’infanzia, sia esso docente o responsabile del servizio di istruzione e formazione, non può non guardare con entusiasmo al documento a cura del Comitato Scientifico Nazionale per le Indicazioni Nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, nonché  al d.lgs. 65/2017 e alla recente circolare ministeriale (la n. 404 del 19-2-2018) di attuazione del decreto stesso,  che allarga l’orizzonte fino alla primissima infanzia e al sistema integrato 0-6, sollecitando primi orientamenti operativi.

L’esperienza delle sezioni primavera

Sullo sfondo del dibattito vi è l’esperienza molto positiva, tuttavia  radicata  a macchia di leopardo nel territorio italiano, delle sezioni primavera, ipotizzate come alternativa all’anticipo della scuola dell’infanzia, e divenute via via realtà educative significative demandate alla  sporadica propositività  degli Enti Locali, alla intraprendenza dei privati in veste sussidiaria, e in alcuni casi alla  lungimiranza dei Dirigenti Scolastici delle scuole statali. Non sono pochi i Dirigenti che hanno avanzato valide proposte progettuali funzionali ad attingere a finanziamenti regionali per avere la legittimazione e la copertura del servizio, da erogare in via sussidiaria alla inerzia delle amministrazioni.

Ma il merito della valenza educativa delle sezioni primavera, del servizio riservato a bambini e bambine dai 24 ai 36 mesi, è da ricercare nella preziosa professionalità delle educatrici e delle assistenti che hanno costruito la propria identità sul campo senza trovare legittimazione in profili riconosciuti, ma che custodiscono quel  bagaglio  di conoscenze formali e informali  che consegnano agli educatori della scuola dell’infanzia, e  che è prezioso per favorire il graduale inserimento nel mondo strutturato delle sezioni.

È un patrimonio inestimabile, ancor di più quando permette di intercettare bambini con certificazioni di gravità, che necessitano di relazioni tra pari e di interventi precoci e programmatici, per poter beneficiare di adeguate risorse professionali in tempo.

Diritti dell’infanzia e qualità della vita

Piace immaginare il sistema integrato di educazione e di istruzione come una pluralità di risorse umane, professionali ed economiche, che in sinergia predispongono servizi educativi per la crescita sociale.

Sembra banale dirlo ma, se la politica ruotasse attorno al mondo dei bambini e degli studenti, probabilmente avremmo condizioni di vivibilità e di sostenibilità migliori: dalla viabilità agli spazi comuni attrezzati, dalla cura del verde pubblico al piano urbanistico, dai servizi alle famiglie al sostegno alle lavoratrici madri. Una pluralità di servizi e di azioni funzionali anche  a promuovere micro-economia, oltre che delineare scenari di città educative sostenibili.

Decreto “zerosei” e sezioni primavera

L’auspicio è che i tavoli tecnici di concertazione che si attiveranno a livello regionale facciano tesoro delle esperienze consolidate; che si dia ampio spazio ed ascolto a chi negli anni ha costruito una professionalità sul campo, patrimonio prezioso di disseminazione; che si costituiscano organici specifici da far confluire in una regolamentazione normativa che dia dignità retributiva agli operatori; che trovi  legittimazione  il servizio delle sezioni primavera inserite all’interno delle istituzioni scolastiche statali, anche attraverso il riconoscimento della complessità organizzativa e gestionale ; che gli Enti locali sappiano cogliere l’occasione delle  preziose  risorse stanziate in attuazione del decreto zero-sei per promuovere, di concerto con le esperienze educative radicate, una progettualità condivisa funzionale alla realizzazione dei poli educativi.

Siamo ancora all’inizio, ma c’è già un patrimonio di esperienze che non va disperso.

Sezioni primavera come “ponte” tra 0-3 e 3-6

La concertazione richiede pluralità di interventi professionali,  e il contributo di chi negli anni ha avuto modo di  delineare sul campo le esigenze educative e formative dei più piccoli per armonizzare ulteriormente il percorso.  Sarebbe riduttivo, se non deleterio, immaginare il percorso zero-sei come “l’allargamento ad elastico” del percorso ormai consolidato 3-6. Ed anche l’idea di un  “mattoncino”  che faccia da sgabello alla scuola dell’infanzia riduce la valenza di un percorso che ha al suo interno tante variabili quanti sono gli anni e i mesi compresi tra lo zero e il tre, e che necessita di interlocutori e figure professionali differenti.

La chiave di volta del raccordo 0-3/3-6 può essere rappresentata dalla specificità delle sezioni primavera, nel duplice ruolo di completamento di un percorso di primissima infanzia e di accompagnamento verso l’infanzia più strutturata, con il collante della dimensione ludica  e del gioco simbolico come prima esperienza culturale e di crescita autentica.

Parafrasando Troisi, ricominciamo da 2 (24 mesi)  allora con  le “sezioni primavera”, per porre le fondamenta solide di un percorso integrato 0-6 che, se ben strutturato, potrà dare linfa alla ricrescita economica del nostro Paese e ossigeno alle famiglie, in essere e in embrione, in un contesto  socio-politico  che ha destinato poco o nulla al welfare: non basta aggiungere qualcosa in busta paga per favorire la crescita demografica; occorre creare servizi funzionali alla sostenibilità delle famiglie a  lungo termine.

Rosalba Marchisciana

Personale ATA e novità contrattuali

Laura CARIOSCIA

La struttura del nuovo Contratto Nazionale di Lavoro

L’Ipotesi di CCNL relativa al personale del comparto Istruzione e Ricerca, sottoscritta il 9 febbraio scorso tra l’Aran e le Organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil, si caratterizza, rispetto al passato, per la nuova impostazione dell’articolato normativo. Il testo, infatti, esordisce con le Disposizioni comuni ad entrambi i comparti (artt. 1-21), per poi porre l’attenzione alla Scuola (artt. 22-40), alle Università e aziende ospedaliere universitarie (artt. 41-65), alle Istituzioni ed enti di ricerca e sperimentazione (artt. 66-94) e, infine, all’Afam (artt. 95-105).

Prima di esaminare sinteticamente le principali ed interessanti novità previste per il personale ATA della Scuola, occorre sottolineare che le nuove norme non sostituiranno del tutto il contenuto del CCNL Scuola del 2007. Come si legge al co. 10 dell’art. 1 dell’ipotesi, infatti, per quanto non espressamente previsto dal nuovo CCNL continuano a trovare applicazione le disposizioni contrattuali dei CCNL dei precedenti comparti di contrattazione e le specifiche norme di settore, in quanto compatibili con le suddette disposizioni e con le norme legislative, nei limiti del d.lgs. n. 165/2001. 

Un richiamo ai principi della Costituzione

Benché le novità di cui agli artt. 30-33 (Titolo IV della Sezione Scuola dedicato al personale ATA) appaiano meritevoli di riflessione, non deve sfuggire la rilevante portata innovativa per il personale “non docente” di altri due articoli dell’Ipotesi. Si tratta dell’art. 24, rubricato “Comunità educante”, e dell’art. 34, “Commissione per l’ordinamento professionale ATA”, che chiude il Titolo IV.

Il concetto di Scuola come “Comunità educante di dialogo, di ricerca, di esperienza sociale, informata ai valori democratici e volta alla crescita della persona in tutte le sue dimensioni”, richiamato dall’art. 24, co. 1  ed espresso già dall’art. 3 del D.lgs. 297 del 1994, discende dai principi fondamentali del nostro ordinamento, di cui all’art. 2 (“La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”) e 3, co. 2 (“È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”) della Carta Costituzionale.

Personale ATA, parte integrante della comunità professionale

Partendo, dunque, dalla riflessione sulla grande importanza di siffatto concetto, soddisfa constatare che, per la prima volta, anche il personale ATA viene considerato parte integrante della Scuola come “Comunità educante”. È quanto prevede il secondo comma dell’art. 24 citato, per il quale “appartengono alla comunità educante il dirigente scolastico, il personale docente ed educativo, il DSGA e il personale amministrativo, tecnico e ausiliario, nonché le famiglie, gli alunni e gli studenti che partecipano alla comunità nell’ambito degli organi collegiali previsti dal d.lgs. n. 297/1994”.

Analoga riflessione si può fare leggendo l’innovativo art. 34 dell’Ipotesi di CCNL, con il quale le parti, attraverso l’istituzione di una specifica Commissione paritetica che concluderà i suoi lavori entro il prossimo mese di luglio, si sono formalmente impegnate ad analizzare le attuali declaratorie professionali del personale ATA, al fine di valorizzarne le competenze e assicurare una migliore gestione dei processi lavorativi.

Novità in materia di sanzioni disciplinari

Le novità per i dipendenti ATA non sono, tuttavia, solo di natura programmatica come quelle espresse dalle norme appena richiamate.

Una novità di rilievo trova spazio nel Titolo terzo del CCNL, che è interamente dedicato alla questione dei procedimenti disciplinari.

L’art. 29 dell’ipotesi di CCNL prevede espressamente di rinviare ad una specifica sessione negoziale a livello nazionale la definizione, per il personale docente ed educativo, della tipologia delle infrazioni disciplinari e delle relative sanzioni, ed anche l’individuazione di una procedura di conciliazione non obbligatoria.

Pertanto, quanto disposto nel titolo terzo del CCNL si applica solo al personale ausiliario, tecnico e amministrativo delle istituzioni scolastiche ed educative.

L’art. 12 prevede una nuova tipologia di sanzione: la sospensione dal servizio e dalla retribuzione da 11 giorni fino a 6 mesi.

L’art. 17 introduce la possibilità della “Determinazione concordata della sanzione”: il lavoratore e l’autorità disciplinare competente, in via conciliativa, possono procedere alla determinazione concordata della sanzione disciplinare nei casi in cui la norma non prevede il licenziamento, con o senza preavviso. La sanzione concordata, non impugnabile, dovrà essere della tipologia prevista per l’infrazione per la quale si procede.

Permessi orari per motivi personali e familiari

Continuando ad analizzare le novità, si nota che le disposizioni di cui agli artt. 30-33 dell’Ipotesi sono destinate ad avere un immediato riflesso nella loro gestione giuridica.

Tra i cambiamenti più significativi è da annoverare l’introduzione della possibilità di fruire dei permessi per motivi personali o familiari in forma oraria. L’art. 31, infatti, ha sostituito del tutto l’art. 15, co. 2 del CCNL 2007. Dunque il lavoratore potrà scegliere se richiedere una o più ore di permesso retribuito, fino ad un massimo di sei ore qualora abbia la necessità di assentarsi per l’intera giornata lavorativa. Sono vietate la richiesta di frazione di ora e la possibilità di cumulare detti permessi con altre tipologie di permesso orario.

L’art. 32 disciplina espressamente, invece, permessi e congedi previsti da particolari disposizioni di legge. Nello specifico, viene regolata nel CCNL la modalità di fruizione dei permessi ex art. 33, co. 3, della L. 104/92 (programmazione mensile, di norma, dei giorni di assenza, salvo situazioni di necessità ed urgenza)  e, soprattutto, viene chiarito che il dipendente ha anche diritto ai permessi e congedi di cui all’art. 4, co. 1, della L. 53/2000 (documentata grave infermità del coniuge o parente entro il secondo grado o del convivente).

La novità più importante, tuttavia, in tema di assenze del personale ATA, è costituita dall’art. 33, con il quale viene data la possibilità di richiedere ulteriori 18 ore di permesso retribuito nel corso dell’anno scolastico per l’espletamento di visite, terapie, prestazioni specialistiche o esami diagnostici. Anche tali permessi sono fruibili con la modalità oraria o giornaliera, con l’unica differenza che nel primo caso non verrà operata la decurtazione del trattamento economico accessorio prevista per le assenze per malattia nei primi 10 giorni.

Il riconoscimento della funzione del personale ATA

Si tratta di alcuni importantissimi passi avanti per il personale ATA, volti al concreto riconoscimento del grande valore di quella che si può pienamente considerare una componente fondamentale della scuola italiana, indispensabile per il compimento della mission educativa; componente alla quale, purtroppo, troppo spesso in passato non è stata riconosciuta la giusta valenza.

Laura Carioscia

Esame I ciclo: indicazioni per le prove Invalsi

Indicazioni e precisazioni in merito allo svolgimento delle prove Invalsi quale requisito di ammissione all'esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione, nonché al rilascio della certificazione delle competenze.

Con nota 20 febbraio 2018 prot. n. 2936 il Miur ricorda che le prove nazionali di italiano, matematica e inglese, predisposte  dall’Invalsi per la classe terza secondaria di primo grado, si svolgeranno nel periodo compreso tra il 4 e il 21 aprile, secondo calendari specifici per ciascuna istituzione scolastica. L’introduzione delle prove computer based (CBT) tiene conto della fase di loro prima applicazione:

  • il tempo di svolgimento delle prove è stato incrementato di 15 minuti ciascuna (90 minuti per ogni prova);
  • le prove avranno circa il 10% in meno di domande rispetto alle prove cartacee degli anni passati.

Invalsi ha già messo a disposizione alcuni esempi di prove – e altri saranno pubblicati nel corso delle prossime settimane – sul proprio sito al link: https://invalsi-areaprove.cineca.it/index.php?get=static&pag=Esempi_-_Prove%20CBT.

I contenuti della prova d’Italiano e di Matematica saranno in continuità con quelli delle prove degli anni passati, mentre quelli della prova d’Inglese sono in linea con quanto previsto dal QCER (Quadro Comune Europeo di Riferimento delle lingue, livello A1 e A2) secondo gli esempi pubblicati al link: https://invalsi-areaprove.cineca.it/index.php?get=static&pag=Esempi_-_Inglese.

Nei prossimi giorni le scuole dovranno indicare nell’area riservata al Dirigente scolastico per quali alunni con disabilità o disturbi specifici di apprendimento (DSA) sono previsti eventuali strumenti compensativi o misure dispensative.

Gli alunni dispensati da una o più prove Invalsi, o che sostengono una o più prove differenziate in forma cartacea, secondo quanto previsto dal consiglio di classe, non riceveranno la relativa certificazione delle competenze da parte di Invalsi. In tali casi, sarà cura del consiglio di classe integrare, in sede di scrutinio finale, la certificazione delle competenze rilasciata dalla scuola con puntuali elementi di informazione.

I candidati privatisti per essere ammessi a sostenere l’esame di Stato devono partecipare alle prove Invalsi presso l’istituzione scolastica statale o paritaria dove sosterranno l’esame di Stato.

La richiesta di sostenere l’esame di Stato è presentata dai genitori o da coloro che esercitano la responsabilità genitoriale al dirigente della scuola prescelta, fornendo i dati anagrafici dell’alunno, gli elementi essenziali del suo curricolo scolastico e la dichiarazione di non frequentare una scuola statale o paritaria nell’anno in corso o di essersi ritirati entro il 15 marzo.

Nel caso di alunne e alunni privatisti con disabilità o disturbi specifici di apprendimento dev’essere fornita anche copia delle certificazioni rilasciate e, ove predisposto, il piano educativo individualizzato o il piano didattico personalizzato.

La domanda di ammissione all’esame di Stato va presentata entro il 20 marzo. L’istituzione scolastica iscrive presso il sistema SIDI entro il 23 marzo i candidati privatisti all’esame di Stato.


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FIT e percorso annuale concorso docenti: come saranno valutati

I candidati che saranno inseriti nelle graduatorie di merito regionali del concorso per docenti abilitati di scuola secondaria, saranno ammessi ad un percorso di formazione annuale, disciplinato al pari del terzo anno del percorso FIT. Con apposito decreto il Miur illustra procedure e criteri di valutazione.

Il decreto Miur 14 dicembre 2017 prot. n. 984 individua le procedure ed i criteri di verifica degli standard professionali, le modalità di verifica in itinere e finale del terzo anno del percorso FIT (percorso di formazione iniziale, tirocinio e inserimento nella funzione docente), nonché del percorso annuale nell’ambito del concorso per docenti abilitati di scuola secondaria.

Il terzo anno del percorso FIT e il percorso annuale assolvono alla finalità di verificare le competenze professionali del docente, osservate nell'azione didattica svolta nelle classi e nelle attività ad essa preordinate e ad essa strumentali, nonché nell'ambito delle dinamiche organizzative dell'istituzione scolastica sede di servizio.

I docenti avviati al terzo anno del percorso FIT e al percorso annuale coprono posti vacanti e disponibili con piena responsabilità didattica e il relativo contratto prevede le medesime condizioni normative ed economiche del contratto di supplenza annuale. Svolgono altresì il progetto di ricerca-azione. L'ammissione ai predetti percorsi comporta la cancellazione da tutte le graduatorie di merito regionali, nonché da tutte le graduatorie ad esaurimento e di istituto, per ogni classe di concorso e tipologia di posto.

I docenti avviati al terzo anno del percorso FIT sono affiancati dai tutor. Per i partecipanti al percorso annuale è prevista la presenza del solo tutor scolastico.

L'attività di docenza svolta nel terzo anno del percorso FIT e nel percorso annuale è valutata con riferimento ai seguenti aspetti:

  • possesso e corretto esercizio delle competenze culturali, disciplinari, didattiche e metodologiche, con riferimento ai nuclei fondanti dei saperi e ai traguardi di competenza e agli obiettivi di apprendimento previsti dagli ordinamenti vigenti;
  • possesso e corretto esercizio delle competenze relazionali, organizzative e gestionali;
  • osservanza dei doveri connessi con lo status di dipendente pubblico e inerenti alla funzione docente.

Il docente redige, assistito dai tutor, la progettazione annuale, gli esiti di apprendimento attesi, le metodologie didattiche, le strategie inclusive per gli alunni e di sviluppo delle eccellenze, gli strumenti e i criteri di valutazione, che costituiscono complessivamente gli obiettivi dell'azione didattica. La progettazione è correlata ai traguardi di competenza, ai profili culturali, educativi e professionali, ai risultati di apprendimento e agli obiettivi specifici di apprendimento previsti dagli ordinamenti vigenti e al piano dell'offerta formativa.

Sono previste attività di osservazione in classe a cura dei tutor, finalizzate al miglioramento delle pratiche didattiche e alla riflessione condivisa sugli aspetti salienti dell'azione di insegnamento. Le osservazioni sono focalizzate sulle modalità di conduzione delle attività di insegnamento, sul sostegno alle motivazioni degli allievi, sulla costruzione di climi positivi e motivanti, sulle modalità di verifica formativa degli apprendimenti. Le sequenze di osservazione sono oggetto di progettazione preventiva e di successivo confronto e rielaborazione con il tutor e sono oggetto di specifica relazione del docente partecipante al percorso FIT o al percorso annuale. Alle attività di osservazione sono dedicate almeno 24 ore.

Durante il percorso, il docente cura la predisposizione di un portfolio professionale, in formato digitale, che dovrà contenere:

  • il curriculum formativo e professionale;
  • il bilancio delle competenze, da redigersi all'inizio e al termine del percorso;
  • la progettazione didattica, le attività didattiche svolte, le azioni di verifica intraprese;
  • il progetto di ricerca-azione;
  • il piano di sviluppo professionale.

Sono ammessi alla valutazione finale i docenti che abbiano svolto almeno 180 giorni di servizio effettivamente prestato, dei quali almeno 120 per l'attività didattica. Costituisce altresì requisito di accesso lo svolgimento del progetto di ricerca-azione.

L'esame di valutazione finale consiste in un colloquio relativo alle attività svolte. La commissione si avvale della documentazione contenuta nel portfolio professionale, trasmesso dal dirigente scolastico alla commissione almeno cinque giorni prima della data fissata per il colloquio.

All'esito del colloquio, la Commissione si riunisce per l'espressione del parere. Il tutor scolastico presenta le risultanze emergenti dall'istruttoria compiuta in merito alle attività formative predisposte, al progetto di ricerca-azione ed alle esperienze di insegnamento e partecipazione alla vita della scuola. Il dirigente scolastico presenta una relazione per ogni docente comprensiva della documentazione delle attività di formazione, delle forme di tutoring, e di ogni altro elemento informativo o evidenza utile all'espressione del parere.

In caso di valutazione finale positiva, il titolare del contratto è assunto a tempo indeterminato, assegnato all'ambito territoriale presso il quale ha prestato servizio nel corso del terzo anno del contratto e gli è attribuito un incarico triennale.

In caso di valutazione finale negativa, il contratto è risolto.

Il terzo anno del percorso FIT e il percorso annuale non sono ripetibili e, qualora valutati positivamente, assolvono agli obblighi di cui all'art. 438 del d.lgs. n. 297/1994.


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Ricostruzione di Carriera


Per rispondere ai bisogni complessi degli operatori della scuola, che spesso non hanno vite lavorative lineari, Tecnodid presenta Carriera Scuola, un software per lo sviluppo e il controllo delle ricostruzioni di carriera, ad uso sia di persone singole che di enti e associazioni di categoria.

Per utilizzarlo basta la sola connessione a internet: nessun programma da installare e nessuna manutenzione, in quanto gestito direttamente da Tecnodid. Con l’inserimento di poche informazioni anagrafiche e relative al servizio pre-ruolo e di ruolo, il software sviluppa la carriera del personale del comparto scuola (compresi gli insegnanti di religione ed i passaggi di ruolo con relativa temporizzazione) e definisce gli inquadramenti retributivi.

Restituisce la riproduzione del decreto di ricostruzione come dovrebbe essere, in modo da poter controllare la correttezza del provvedimento ufficiale, e visualizza i possibili passaggi di gradone futuri. Saranno poi implementate funzioni previdenziali, come la determinazione della prima data teorica per il perfezionamento del diritto a pensione.


per maggiori informazioni




26 febbraio 2018

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n. 79

La scuola italiana nello scenario europeo

Caratteristiche, peculiarità, nuove sfide

Lorella ZAULI

Uno sguardo ai sistemi scolastici europei

I sistemi scolastici europei possono essere raggruppati sulla base di alcuni modelli ordinamentali e organizzativi: da quello scandinavo, nel quale la scuola di base è costituita da un unico percorso formativo (di norma 7-16 anni), a quello germanico, nel quale al termine dell’istruzione primaria gli alunni seguono percorsi distinti o specifiche tipologie di scuola. Dal canto suo l’Italia, al pari di altri paesi mediterranei, mantiene separati i due segmenti primaria/secondaria di primo grado, ma segue un curriculum di base comune di tipo generale, che consente a tutti gli studenti di passare dal completamento dell’istruzione primaria (ISCED 1[1]) al livello di istruzione secondaria inferiore (ISCED 2).

I quaderni di Eurydice offrono da anni un’interessante fotografia dei sistemi scolastici europei. È recentemente stato pubblicato da Eurydice Italia[2] il quaderno numero 37, che presenta le strutture dei sistemi dei singoli paesi aggiornate all’anno scolastico e accademico 2017-18. La comparazione fra i vari sistemi scolastici è molto stimolante: i colori attribuiti alle varie sezioni dei diagrammi, le linee che delimitano i diversi livelli di istruzione, e le scale numeriche relative all’età degli studenti o alla durata dei programmi, ne rendono immediata e agevole la lettura.

Educazione e cura della prima infanzia

Oltre al triplice modello della scuola di base, è possibile notare come, nella cura e nell’educazione della prima infanzia fra i paesi europei, si distinguano principalmente due modelli: uno unitario, nel quale l’offerta destinata ai bambini in età prescolare è organizzata in un unico percorso, come succede ad esempio nei paesi scandinavi, e uno separato, nel quale l’amministrazione e la gestione dei bambini delle due fasce d’età, di norma 0-3 e 3-6 anni, sono affidate a due diverse autorità.

L’Italia appartiene evidentemente a questo secondo modello; tuttavia il recente D.Lgs. 65/2017 persegue la finalità di creare un sistema integrato che, pur mantenendo l’autonomia e la specificità dei due segmenti, cerca di farli dialogare e interagire, in una preziosa ottica di la continuità, promuovendo ambiziosi traguardi, quali: il conseguimento del 33% di copertura dei servizi educativi 0-3, che solo alcune regioni hanno raggiunto, la qualificazione universitaria per il personale dei servizi per l’infanzia, la definizione di orientamenti educativi nazionali per la fascia 0-3, la generalizzazione della scuola dell’infanzia. Quest’ultima, in realtà, già copre circa il 95% dei potenziali utenti (unico obiettivo europeo - ET 2020 -  raggiunto dal nostro Paese), ma con disomogeneità territoriali. Proprio pochi giorni fa la nota MIUR 404 del 19.02.2018 ha fornito indicazioni operative per l’attuazione del D.Lgs. 65/2017.

La scuola di base

Riguardo ai modelli organizzativi e ordinamentali della scuola di base, si è già detto prima. L’Italia si colloca nel modello intermedio, con due strutture separate, la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado, ma un curriculum comune, definito dalle Indicazioni nazionali per il curricolo 2012 (DM 254/2012), e un passaggio pressoché totale fra un livello e l’altro, ribadito anche dal recente D.Lgs. 62/2017.

Pochissimi giorni fa è stato presentato il documento “Indicazioni nazionali e nuovi scenari”, frutto del lavoro del Comitato scientifico per le Indicazioni nazionali, che a più di cinque anni di distanza ne propone una rilettura, alla luce dei rapidi cambiamenti in atto nel mondo, e nella prospettiva dello sviluppo di competenze per la cittadinanza attiva e la sostenibilità, sollecitata anche da autorevoli istituzioni sovranazionali.

Obbligo di istruzione

Interessante anche confrontare le età in cui termina l’istruzione obbligatoria, che di norma si attesta a 15 o 16 anni, ma arriva fino ai 18 anni in Belgio, e addirittura a 19 anni in cinque Länder tedeschi. Si parla evidentemente della frequenza in strutture formali; tuttavia in certi paesi l’istruzione/formazione obbligatoria si può combinare con corsi a tempo parziale che si svolgono a scuola e corsi a tempo parziale che si svolgono sul luogo di lavoro. È il caso, ad esempio, proprio del sistema duale tedesco, un modello formativo integrato tra scuola e lavoro. In Italia è la legge 296/2006 a stabilire che l’istruzione sia impartita per almeno dieci anni. Essa si completa poi con il “diritto-dovere”, finalizzato a “consentire il conseguimento di un titolo di studio di scuola secondaria superiore o di una qualifica professionale di durata almeno triennale entro il diciottesimo anno di età”.

Secondo ciclo

È nei modelli del secondo ciclo di istruzione che i diagrammi dei sistemi scolastici europei mostrano la maggiore varietà, variabilità, creatività: nelle tipologie di scuola (ginnasi, licei, scuole tecniche, scuole professionali), nell’articolazione dei percorsi (lineari o molto articolati), nell’età in cui tali percorsi si concludono (di norma fra i 18 e i 19 anni). In Italia il recente D.Lgs. 61/2017 cerca di rispondere alle sfide del dinamismo del mercato del lavoro, con la revisione degli indirizzi dell’istruzione professionale e il potenziamento delle attività didattiche laboratoriali. Da prossimo settembre partirà inoltre una sperimentazione che vedrà quasi duecento istituzioni scolastiche di secondo grado, in particolare licei, distribuite in tutto il territorio nazionale, impegnate in un percorso di studi quadriennale.

Uno sguardo d’insieme sui sistemi scolastici europei non fa dimenticare le specificità e le peculiarità della nostra scuola. Contribuisce piuttosto alla costruzione di un pensiero riflessivo e plurale, che aiuta a coniugare i valori fondanti e fondativi che stanno alla base della scuola italiana con le sfide del mondo contemporaneo e globale.

Lorella Zauli

[1] I quaderni Eurydice utilizzano la Classificazione internazionale ISCED, uno standard creato dall'UNESCO come sistema internazionale di classificazione dei corsi di studio e dei relativi titoli.

[2] L’unità italiana di Eurydice opera presso Indire, su incarico del Miur, nell’ambito della rete europea di informazione sull’istruzione.

Per gli aspiranti dirigenti scolastici

Una piattaforma completamente rinnovata

Per la preparazione al concorso a dirigente scolastico, Tecnodid propone la Piattaforma DirCARD in una versione completamente rinnovata, alla luce del Bando e degli ultimi scenari normativi.

Nello specifico, la piattaforma è stata:

  • aggiornata ai sensi della legge 107/2015 e successive integrazioni;
  • integrata con ulteriori contenuti formativi;
  • arricchita con nuovi saggi di approfondimento;
  • ampliata con servizi inediti per la prova preselettiva e per la prova scritta.

La nuova versione si sviluppa intorno a tre sezioni:

  1. Simulazione prova preselettiva
  2. Contenuti professionali delle prove
  3. Indicazioni per la prova scritta

La prima sezione permette di esercitarsi su batterie di 100 item prese da un repository di circa 1500 item, e di valutare la propria preparazione secondo i parametri di calcolo del punteggio previsti dal Bando. Per ogni item viene fornita la correzione con il relativo feedback.

La seconda sezione dà accesso ad una ricca serie di contenuti, rivisti ed integrati sulla base delle più recenti disposizioni normative, con tutte le informazioni attinenti alle materie previste dal Regolamento.

La terza sezione aiuta a scrivere in maniera chiara per farsi apprezzare in sede di prova scritta. Contiene esempi di scritture e di rubriche valutative, 40 quesiti con risposte e circa 100 quesiti aperti.

A disposizione restano le batterie di item relative al concorso 2011.

La piattaforma DirCARD offre tutto quanto serve per orientare al meglio il proprio studio e affrontare con sicurezza le prove concorsuali.

www.notiziedellascuola.it/formazione



Elementi di legislazione scolastica

di Salvatore Pace

NUOVA EDIZIONE aggiornata con i decreti applicativi della Buona Scuola

Un agile strumento di lavoro per tutto il personale della scuola, ma soprattutto per coloro che intendono sostenere le prove concorsuali per accedere alla carriera dirigenziale.

Si snoda su dieci capitoli tematici: ogni tema è presentato nei suoi aspetti essenziali ed inquadrato all’interno delle norme fondamentali. Le novità introdotte dalla Buona Scuola sono calate all’interno di un processo organico di evoluzione legislativa, e ne risultano chiari i contorni, gli elementi di continuità e di rottura rispetto alla legislazione preesistente.

Il testo fornisce una rassegna aggiornata del nostro sistema di istruzione e dello scenario europeo. Presenta in anteprima gli elementi essenziali del nuovo regolamento di contabilità, di imminente emanazione da parte del Governo.


per maggiori informazioni: notiziedellascuola.it/catalogo

Concorso scuola secondaria: graduatorie entro il nuovo anno scolastico

Le graduatorie regionali di merito del concorso per docenti abilitati di scuola secondaria saranno predisposte in tempo utile per le operazioni di inizio dell'anno scolastico 2018/19, per permettere ai candidati l'accesso al percorso annuale che prevede le stesse condizioni normative ed economiche del contratto di supplenza annuale.

Con nota 20 febbraio 2018, prot. n. 10031 il Miur dà ulteriori comunicazioni in merito al concorso per docenti abilitati di scuola secondaria. In particolare rende noto che:

  • nella Gazzetta Ufficiale del 13 aprile sarà pubblicata l'aggregazione territoriale delle procedure relative a classi di concorso/posti di sostegno con numero esiguo di candidati;
  • coloro che intendono candidarsi in qualità di componenti delle Commissioni potranno presentare domanda on-line tramite POLIS dal 20 marzo al 9 aprile; i professori universitari e i docenti del settore AFAM la presenteranno invece tramite la piattaforma del consorzio CINECA.
  • saranno predisposte in tempo utile per le operazioni di inizio dell'anno scolastico 2018/19 le graduatorie regionali di merito, necessarie per permettere ai candidati inseriti in posizione utile l'accesso al percorso annuale disciplinato al pari del terzo anno del percorso FIT, che prevede le medesime condizioni normative ed economiche del contratto di supplenza annuale.

Le graduatorie concorsuali che verranno pubblicate dovranno essere integrate con i candidati che hanno superato le prove suppletive del concorso docenti del 2016. La nota raccomanda altresì la pubblicazione degli elenchi graduati dei candidati che hanno raggiunto il punteggio minimo previsto dal bando, anche in deroga al limite percentuale del 10%, e ricorda che la legge di Bilancio 2018 ha esteso tale deroga anche ai concorsi dell'infanzia e primaria, sia per posto comune che di sostegno.

Gli Uffici Scolastici Regionali sono invitati a comunicare il nominativo di un referente per l'intera procedura alla casella di posta dgper.ufficio5@istruzione.it.

Tutte le informazioni e la documentazione relative alla procedura concorsuale saranno progressivamente aggiornate nell'apposita sezione del sito del Miur.


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Concorso abilitati scuola secondaria: tutte le istruzioni

Dalla presentazione della domanda fino all’assunzione a tempo indeterminato, tutte le indicazioni utili sullo svolgimento della procedura concorsuale riservata ai docenti di scuola secondaria di I e II grado in possesso del titolo di abilitazione all'insegnamento o di specializzazione per il sostegno.

Domanda di partecipazione

I candidati possono presentare istanza di partecipazione in un'unica regione per tutte le classi di concorso o tipologie di posto per le quali posseggano i requisiti.

L'istanza di partecipazione va presentata esclusivamente attraverso istanza POLIS, dalle ore 9,00 del 20 febbraio alle ore 23,59 del 22 marzo.

Il sito Miur dedicato

I candidati indicano la lingua straniera, scelta tra francese, inglese, spagnolo e tedesco, oggetto della valutazione nell'ambito della prova orale.

Per la partecipazione alla procedura concorsuale è dovuto il pagamento di un diritto di segreteria pari ad euro 5,00 per ciascuna classe di concorso/posto di sostegno per cui si concorre. Il pagamento deve essere effettuato esclusivamente tramite bonifico bancario e dichiarato al momento della presentazione della domanda.

 

Prova orale

La procedura concorsuale prevede lo svolgimento di una prova orale di natura didattico-metodologica, che consiste in una lezione simulata e nell'esplicitazione delle scelte didattiche e metodologiche in relazione ai contenuti disciplinari e al contesto scolastico indicati dalla commissione.

I candidati si devono presentare nelle rispettive sedi di esame muniti di documento di riconoscimento valido e della ricevuta di versamento del contributo.

Per la prova orale relativa a classi di concorso afferenti agli ambiti disciplinari verticali si rinvia alle disposizioni dell'Allegato A del decreto ministeriale n. 95/2016, che prevede la prova orale comune.

 

Posti comuni

La prova orale per i posti comuni, distinta per ciascuna classe di concorso, ha per oggetto il programma di cui all'Allegato A del decreto ministeriale n. 95/2016, limitatamente alle parti e per i contenuti riguardanti le classi di concorso della scuola secondaria di primo e secondo grado, e valuta la padronanza delle discipline in relazione alle competenze metodologiche e di progettazione didattica e curricolare, anche mediante l'utilizzo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione. La prova orale valuta altresì la capacità di comprensione e conversazione nella lingua straniera prescelta dal candidato almeno al livello B2 del Quadro comune europeo di riferimento per le lingue. Per le classi di concorso di lingua straniera la prova orale si svolge interamente nella lingua stessa.

 

Posti di sostegno

La prova orale per i posti di sostegno verte sul programma di cui all’Allegato A del decreto ministeriale n. 95/2016 applicato solo per le parti e per i contenuti riguardanti le classi di concorso della scuola secondaria di primo e secondo grado, valuta la competenza del candidato nelle attività di sostegno allo studente con disabilità volte alla definizione di ambienti di apprendimento, alla progettazione didattica e curricolare per garantire l'inclusione e il raggiungimento di obiettivi adeguati alle possibili potenzialità e alle differenti tipologie di disabilità, anche mediante l'impiego delle tecnologie normalmente in uso presso le istituzioni scolastiche. La prova orale valuta altresì la capacità di comprensione e conversazione nella lingua straniera prescelta dal candidato almeno al livello B2 del Quadro comune europeo di riferimento per le lingue.

 

Diario e sede di svolgimento della prova d'esame

Il diario di svolgimento della prova orale con l'indicazione della sede di destinazione dei candidati distribuiti è comunicato dagli USR almeno 20 giorni prima della data di svolgimento della prova a mezzo posta elettronica. Ciascuna commissione provvederà all'estrazione pubblica della lettera alfabetica dalla quale si partirà per l'espletamento della prova orale.

Le tracce delle prove orali sono predisposte da ciascuna commissione in numero pari a tre volte quello dei candidati ammessi alla prova. Ciascun candidato estrae la traccia 24 ore prima dell'orario programmato per la propria prova.

 

Valutazione della prova orale

Per la valutazione della prova orale, che non prevede un punteggio minimo, la commissione ha a disposizione un punteggio massimo pari a 40 punti.

Nell'ambito dei 40 punti disponibili, la commissione assegna:

  • alla valutazione della capacità di comprensione e conversazione nella lingua straniera, un punteggio massimo di 3 punti;
  • alla valutazione delle competenze nell'utilizzo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione o nelle tecnologie normalmente in uso presso le istituzioni scolastiche, un punteggio massimo di 3 punti.

 

Valutazione dei titoli

Per la valutazione dei titoli culturali e professionali, la commissione ha a disposizione un punteggio massimo pari a 60 punti.

I titoli valutabili sono quelli previsti dall'allegato A al decreto n. 995/2017, e devono essere conseguiti, o laddove previsto riconosciuti, entro la data di scadenza del termine previsto per la presentazione della domanda.

 

Percorso di formazione

La commissione di valutazione, dopo aver valutato la prova e i titoli, procede alla compilazione della graduatoria regionale di merito. I candidati inseriti nelle graduatorie di merito regionali sono ammessi annualmente e nel limite dei posti, ad un percorso di formazione, di durata annuale, finalizzato a verificare la padronanza degli standard professionali, che si conclude con una valutazione finale. Tale percorso prevede le medesime condizioni normative ed economiche del contratto di supplenza annuale.

L'ammissione al percorso annuale comporta la cancellazione da tutte le graduatorie di merito regionali, nonché da tutte le graduatorie ad esaurimento e di istituto, per ogni classe di concorso e tipologia di posto.

 

Assunzione a tempo indeterminato

In caso di valutazione finale positiva, il titolare del contratto è assunto a tempo indeterminato.

La costituzione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato è, comunque, subordinata all'autorizzazione all'assunzione da parte della Presidenza del Consiglio dei ministri.


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Coordinamento redazionale a cura di Giancarlo Cerini

Direttore responsabile Gabriella Crusco

Autorizzazione Tribunale di Napoli n. 65 del 20/12/2016

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