Scuola7 4 marzo 2019, n. 127

Scuola7

la settimana scolastica

4 marzo 2019, n. 127


In questo numero parliamo di:

Regolamento di contabilità: chiarezza, trasparenza e semplificazione (G. Rosato)

'Richiamo all’Europa': una mappa per orientarsi e uno strumento per organizzarsi a scuola (M. Spinosi)

Anno di formazione neo-assunti: le novità (G. Cerini)

Una scuola che promuove... salute, inclusione, benessere! (C. Brescianini)

Graduatorie di istituto: scelta delle sedi

Specializzazione sul sostegno: nuove date per la prova di accesso

Prove Invalsi al via: i materiali

Valutazione dirigenti scolastici: provvedimento finale

Fondi per il contrasto alla povertà educativa nel Mezzogiorno

Verso una Scuola che promuove salute


Settimanale di informazione scolastica.
© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diLE nuove regole contabilichiarezza, trasparenza e semplificazione
< Trascina
4 marzo 2019

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n. 127

Regolamento di contabilità: chiarezza, trasparenza e semplificazione

Giambattista ROSATO

I buoni propositi del nuovo Regolamento amministrativo-contabile

Il Regolamento di contabilità e gestione amministrativa che ha accompagnato il funzionamento delle scuole in questo scarso ventennio di autonomia - D.I. 44/2001 - è andato in archivio, sostituito da un nuovo Regolamento, il D.I. 129/2018.

Il nuovo Regolamento negli intenti è improntato su due principi cardine: 1) maggiore chiarezza e trasparenza; 2) semplificazione ed efficienza della spesa.

«Le famiglie italiane potranno sapere come le scuole spendono i loro “contributi volontari”», ha dichiarato il Ministro Bussetti. «Questo permetterà di conoscere nel dettaglio la destinazione delle somme versate per le attività aggiuntive e in futuro i bilanci degli istituti scolastici verranno pubblicati sul web».

Gestione e rendicontazione dei contributi dei genitori

Le istituzioni scolastiche, che ogni anno tra mille polemiche raccolgono i contributi dei genitori per assicurare agli alunni attività aggiuntive rispetto a quelle obbligatorie, dovranno rendicontare come intendono spendere questi fondi in fase di programmazione e, a consuntivo, come queste cifre sono state effettivamente spese. Anche perché, dal prossimo anno, le cosiddette somme finalizzate non ancora spese potranno essere svincolate e spese per altre finalità.

Occorre quindi uno strumento che assicuri la massima trasparenza possibile.

Per la gestione delle scuole italiane, che negli ultimi anni ha visto complicarsi tutte le procedure, è una sorta di rivoluzione copernicana: finora i fondi raccolti dai genitori andavano a finire in macro-aggregati dai quali non era sempre facile desumere la destinazione.

Crowdfunding e donazioni liberali

Gli stessi criteri di trasparenza, secondo il nuovo Regolamento, andranno seguiti per le altre forme di finanziamento di cui possono avvalersi le scuole: il crowdfunding e le donazioni liberali.

Col primo le scuole accedono a piattaforme informatiche di raccolta fondi per finalità specifiche: una risorsa cui ci si rivolge per racimolare denari.

Stesso discorso per le erogazioni liberali previste dalla Buona scuola, ma che finora non hanno sortito grandi effetti.

Con una maggiore trasparenza e con la possibilità di verificare l’esatta destinazione di quanto versato, probabilmente le famiglie saranno maggiormente incentivate a donare. Anche perché l’intenzione è quella di avviare un processo (graduale) che dovrebbe portare alla pubblicità dei bilanci delle scuole attraverso la loro pubblicazione online, in modo chiaro, comprensibile e socialmente condiviso.

Successo formativo e Regolamento contabile

Il Regolamento amministrativo-contabile dovrebbe offrire una serie di proposte raccordate che hanno l’obiettivo di favorire il successo formativo di ragazze e ragazzi, nella consapevolezza che una corretta ed efficace gestione amministrativa delle istituzioni scolastiche determina risultati positivi in ambito scolastico e istituzionale.

La scarsa efficacia della gestione amministrativo-contabile delle istituzioni scolastiche ha molte cause diverse, e certamente non basta un solo strumento per superarle.

Il nuovo Regolamento, ponendo le basi per la concretizzazione di un percorso di evoluzione del modello amministrativo-contabile delle istituzioni scolastiche, impone al Miur di accelerare su provvedimenti e interpretazioni del complesso quadro normativo, per allontanare il rischio di un lungo periodo di attesa degli effetti delle norme modificate.

È necessario, per cogliere le innovazioni e per favorire un quadro di sviluppo delle conseguenze derivanti dalle norme adottate, un grosso sforzo anche di coloro che a diverso titolo e ruolo operano e agiscono nella scuola e per la scuola.

Verso un modello amministrativo-contabile più efficace

Con il nuovo Regolamento, il Miur, oltreché provvedere al necessario adeguamento rispetto alle novità legislative, pone le basi per la concretizzazione di un percorso di evoluzione del modello amministrativo-contabile delle istituzioni scolastiche.

Tale percorso mira alla definizione e alla graduale implementazione di un sistema complessivo che consenta:

• alle istituzioni scolastiche di lavorare in modo standardizzato e semplificato, efficace ed efficiente, con conseguente miglioramento dei servizi e potenziale riduzione dei carichi di lavoro delle segreterie scolastiche;

• all’Amministrazione di disporre in modo strutturato e continuo di informazioni in grado di:

- orientare le politiche finanziarie in funzione dei reali fabbisogni delle istituzioni scolastiche;

- monitorare l’andamento complessivo e supportare le performance gestionali delle scuole;

- configurare scenari alternativi di utilizzo delle risorse e porre in essere azioni di ottimizzazione della spesa.

L’adeguamento al nuovo quadro normativo

Il nuovo Regolamento contiene disposizioni volte a soddisfare i fabbisogni operativi delle istituzioni scolastiche, con particolare riferimento ai seguenti aspetti:

• incremento dell’autonomia contabile e semplificazione degli adempimenti amministrativi e contabili;

• digitalizzazione dei processi e dematerializzazione degli atti;

• potenziamento dei meccanismi di trasparenza e controllo.

I cambiamenti introdotti riguardano sia aspetti formali, sia aspetti sostanziali.

In merito ai primi sono state recepite le novità normative succedutesi negli anni, soprattutto con riferimento a tematiche relative agli acquisti (es. Codice dei Contratti Pubblici, strumenti di acquisizione e di negoziazione centralizzati), alla contabilità e alla gestione di incassi e pagamenti (es. OIL, fattura elettronica), alla gestione dei processi di controllo (es. adeguamenti rispetto alla composizione del collegio dei Revisori dei conti).

Le novità sostanziali del Regolamento

Le novità riguardano chiaramente e soprattutto aspetti sostanziali, quali ad esempio:

• la previsione di chiari meccanismi di erogazione dei finanziamenti per il funzionamento delle scuole;

• l’allineamento della soglia per procedere agli affidamenti diretti con quanto previsto dal D.Lgs. 50/2016 (fermo restando l’obbligo di previa deliberazione del Consiglio d'istituto per affidamenti di importo superiore a 10.000 euro);

• la previsione di specifici servizi a supporto delle scuole, quali ad esempio la messa a disposizione di schemi standard per la realizzazione di specifiche procedure (es. convenzione di cassa, servizi assicurativi);

• l’introduzione della verifica da parte del Consiglio d’istituto, rispetto alle previsioni del piano triennale dell’offerta formativa (PTOF), degli acquisti sopra soglia determinati dal DS;

• la previsione della possibilità, da parte dei revisori dei conti, di espletare i controlli di regolarità contabile a distanza, tramite l’utilizzo di strumenti informatici;

• la qualificazione dei meccanismi di armonizzazione degli specifici sistemi contabili con quello della scuola;

• l’adeguamento alle specificità delle “gestioni separate” della disciplina in materia di servizi di cassa, tesoreria unica e gestione degli inventari;

• la regolamentazione dei convitti ed educandati con scuole annesse.

L’incidenza sulla complessiva gestione: benefici e rischi

Non si ravvisano rischi ovvero particolari elementi di criticità legati all’adozione del nuovo Regolamento, se non quelli legati ai seguenti fattori:

• definizione, coerenza e aggiornamento dei provvedimenti attuativi, quali le linee guida;

• eventuali ripetute e frammentarie sopravvenienze normative successive all’adozione del Regolamento, che potrebbero incidere sugli aspetti disciplinati dal Regolamento stesso;

• difficoltà legate al ricorso generalizzato ai mezzi elettronici di comunicazione e informazione.

Ne derivano, invece, benefici in termini di maggiore razionalizzazione delle norme amministrativo-contabili, con conseguenti effetti positivi sul sistema scolastico.

Per esempio, sono state armonizzate le prescrizioni contenute nella normativa primaria in materia di responsabilità gestionali nelle istituzioni scolastiche, rispondendo all’esigenza di una migliore organicità espositiva del testo del Regolamento.

Tale maggiore razionalizzazione riguarda anche le possibili fonti di finanziamento. Infatti, fatti salvi i finanziamenti vincolati a specifiche destinazioni, spetta alle istituzioni scolastiche provvedere all’autonoma allocazione delle risorse finanziarie, nel rispetto dei compiti istituzionali e del PTOF.

Semplificazione a autonomia contabile

Tali benefici potranno determinare impatti positivi sul sistema d’istruzione nel suo complesso, in termini di maggiore efficienza delle istituzioni scolastiche nella gestione della “cosa pubblica”.

In specie, i principali benefici dell’intervento sono, a titolo esemplificativo:

• omogeneizzazione della disciplina degli inventari delle istituzioni scolastiche, derivante dall’adozione di disposizioni organiche, anche in recepimento delle prassi operative precedentemente adottate dal Miur;

• incremento dell’autonomia contabile e semplificazione degli adempimenti amministrativi e contabili.

Le modifiche introdotte produrranno i loro effetti non solo a favore degli istituti scolastici, ma anche dei soggetti privati con cui questi interagiscono, ovvero le aziende e le famiglie.

Il nuovo Regolamento rappresenta soltanto un primo passo in avanti, seppur molto significativo, verso la semplificazione amministrativa, che dev'essere accompagnato da interventi mirati in sede di attuazione e da un complesso di nuove e specifiche misure, eventualmente anche di carattere legislativo, volte a snellire e standardizzare le procedure in un rinnovato e fondamentale rapporto di fiducia tra scuole e Ministero.

Giambattista ROSATO

“Richiamo all’Europa”: una mappa per orientarsi e uno strumento per organizzarsi a scuola

Mariella SPINOSI

I valori in gioco

"Il grande monumento dell'unità spirituale d'Europa è andato in rovina, i costruttori si sono smarriti, esistono ancora i suoi merli, ancora si ergono sopra il mondo confuso i suoi codici invisibili, tuttavia senza lo sforzo comune, manutentore e perseverante, essa cadrà nell'oblio". Così scriveva negli anni Quaranta Stefan Zweig, scrittore austriaco, uno dei più amati del Novecento, morto suicida nel 1942. Ce lo ha ricordato Sergio Mattarella nella cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2018/2019 dell’Università degli Studi della Tuscia.

In questi anni di fine ventennio, tali valori sono ancor più in gioco.

L’Unione europea, organizzazione internazionale politica ed economica a carattere sovranazionale, sta attraversando una fase costellata di incognite. La crisi dei mercati insieme alle nuove dinamiche dei flussi commerciali, il crollo delle social-democrazie, l’avanzata dei populismi stanno mettendo in secondo piano le garanzie sociali, la solidarietà e, soprattutto, l’attenzione alle persone più deboli: principi, questi, su cui l’Unione si è costituita.

Per non smarrire l’identità

C’è inoltre il rischio che l’Europa possa smarrire la sua capacità di integrare l'eredità spirituale dell'Umanesimo illuminato e dell'Idealismo tedesco con le nuove realtà umane e sociali, e subordinare in tal modo l’identità storica e culturale alle domande contingenti e transitorie dei suoi cittadini, sebbene funzionali per la stessa sopravvivenza.

Il vento che spira fa apparire quasi stanche e noiose le parole inclusività, benessere, opportunità per tutti. Sembra perfino che l’Unione europea sia un progetto sostanzialmente fallito, a causa soprattutto dell’inadeguatezza delle istituzioni politiche e dei decisori, non più all’altezza delle loro stesse sfide.

L’Europa è vista ancora come un insieme di realtà eterogenee, con un processo di integrazione incompiuto e un senso di appartenenza da consolidare. Gli stessi giovani italiani, per esempio, sentono una forte prossimità con i paesi culturalmente e storicamente più vicini come la Spagna. Se, con il crescere del titolo di studio, migliora la prossimità percepita verso tutti gli altri, complessivamente lo scenario non muta.

La criticità di questa fase storica non può essere solo osservata, ma dev'essere ben analizzata e tenuta sotto controllo, se non si vuole perdere ciò che faticosamente si stava conquistando: la mobilità, la protezione sociale, l’integrazione fra culture diverse, una maggiore occupazione e una migliore qualità della vita.

Un duplice richiamo

Il volume “Richiamo all’Europa”, a cura di Leonilde Maloni e Rosa Seccia, con il contributo di Gianna Prapotnich, ha due obiettivi: uno ideale ed ambizioso, volendo contribuire a rafforzare l’idea di cultura e di identità europea, per non far perdere la speranza in una società più solidale; uno pratico ed operativo, volendo facilitare il mondo della scuola nella progettazione europea e gli studenti nella ricerca di nuove opportunità per il proprio futuro. È soprattutto un “Richiamo” rivolto agli insegnanti che si occupano di progettazione, ai dirigenti che devono acquisire risorse per la scuola, ai responsabili amministrativi che hanno il compito di realizzare operativamente i processi decisionali, alle giovani generazioni che vedono nell’Europa una nuova chance di lavoro e di vita.

Come reperire informazioni e orientarsi tra i dati

In questi ultimi decenni, specialmente dopo l’introduzione della moneta comune, abbiamo visto crescere e diffondersi una quantità notevole di documenti europei: Trattati, Programmi strategici, Progetti, Agende, Libri bianchi, Benchmark… Non si può dire che l’Europa dell’istruzione sia rimasta inerte di fronte alle proprie responsabilità. Basta un clic sul web per acquisire informazioni su tutta la produzione e nelle principali lingue. Si tratta di una documentazione ampia e complessa che, per essere ben fruita, ha bisogno di competenze mirate:

- è necessario conoscere la storia che ha generato i documenti, per contestualizzarli e collegarli velocemente con gli obiettivi generali;

- bisogna possedere il linguaggio giusto, che permetta di ricollocare le parole usate all’interno di un quadro di riferimento;

- è importante avere competenze di base, che aiutino a capire e a selezionare con facilità ciò che serve per sé e per la professione.

Eurydice, per esempio, è lo strumento più immediato ed efficace per avere conto dei sistemi e delle politiche europee. Si tratta di una rete, fondata su richiesta della Commissione europea nel 1976, che fornisce ai decision maker degli Stati membri indicazioni e dati aggiornati e affidabili su cui basare le scelte politiche nel settore dell'istruzione.

Le fonti principali

Ci sono però altre organizzazioni con cui Eurydice collabora. Ne elenchiamo alcune.

- Eurostat: è un ufficio dell'Unione europea che raccoglie ed elabora dati dagli Stati membri a fini statistici, fornendo un servizio informativo di elevata qualità, con dati comparabili tra Paesi e regioni;

- Crell: è il Centro di ricerca sull'istruzione e l'apprendimento permanente, istituito nel 2005 per fornire competenze nel campo della valutazione (su indicatori) e del monitoraggio dei sistemi di istruzione e formazione. Ha anche lo scopo di favorire il raggiungimento degli obiettivi comunitari specificati nell'agenda di Lisbona e nell’agenda UE 2020;

- Cedefop: è il Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale. Fondato nel 1975 presso Berlino Ovest, trasferito poi presso la città di Salonicco (Grecia), ha l’obiettivo di promuovere lo sviluppo della formazione educativa e professionale, analizzando e provvedendo alla diffusione delle informazioni recepite. Aiuta professionisti e specialisti di tutta l'Unione a promuovere politiche di sviluppo attraverso forum, convegni e workshop su tematiche di comune interesse;

- ETF: è la Fondazione europea per la formazione professionale, che ha sede a Torino. Si è costituita nel 1990 per aiutare a migliorare i sistemi di formazione professionale nei Paesi non Ue, soprattutto nelle regioni limitrofe, e nei Paesi che si preparano all'ingresso: il Nord Africa, il Medio Oriente, i Balcani, l’ex Unione Sovietica.

Non vanno altresì dimenticate, come fonte di documentazione importante, le organizzazioni internazionali come:

- Consiglio d’Europa, il cui scopo è promuovere la democrazia, i diritti umani, l'identità culturale e la ricerca di soluzioni ai problemi sociali. Fu fondato il 5 maggio 1949 con il Trattato di Londra e conta oggi 47 stati membri;

- OCSE, cioè l’Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo (in inglese OECD: Organisation for Economic Co-operation and Development). Svolge prevalentemente un ruolo di assemblea consultiva, che consente il confronto delle esperienze politiche per la risoluzione dei problemi comuni, l'identificazione di pratiche commerciali e il coordinamento delle politiche locali e internazionali dei Paesi membri. Conta 35 stati membri e ha sede a Parigi. L’ultima adesione è stata quella della Lettonia e risale al 1° luglio 2016;

- UNESCO (United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization): è stato istituito il 4 novembre 1946 a Parigi. È nato dalla generale consapevolezza che gli accordi politici ed economici non sono sufficienti per costruire una pace duratura. La pace dev'essere fondata sull'educazione, la scienza, la cultura e la collaborazione fra nazioni. L’obiettivo è quello di assicurare il rispetto universale della giustizia, della legge, dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali che la Carta delle Nazioni Unite riconosce a tutti i popoli, senza distinzione di razza, sesso, lingua o religione.

Muoversi con disinvoltura tra i documenti europei

A fronte di tante informazioni facilmente reperibili dalle scuole e da ogni cittadino, perché le autrici hanno sentito il bisogno di realizzare un libro sull’Europa? Ce n’era proprio bisogno?

Non è semplice per il cittadino, e neanche per la persona di scuola, muoversi con disinvoltura nel mare infinito della documentazione europea. Non lo è per più ordini di ragioni.

Non tutti i documenti sono reperibili in lingua italiana. È pur vero che chi non conosce almeno un’altra lingua europea non ha acquisito la prima alfabetizzazione di base (leggere, scrivere, far di conto, insieme a inglese e informatica). Sappiamo però che la conoscenza delle lingue in Italia è ancora poco diffusa e che, comunque, non tutti i cittadini arrivano ad un livello che permette loro di leggere e comprendere agevolmente un testo scritto in altra lingua.

Lo stile linguistico dei documenti europei non è sempre attrattivo; i concetti si ripetono e ridondano anche all’interno di uno stesso documento; le frasi sono spesso standardizzate, le parole sono poco evocative, dovendo rinviare a significati che non possono essere equivocati. È una tipologia di linguaggio finalizzata a rendere le istituzioni europee più accessibili e più trasparenti per tutti i cittadini dell'Unione. Ma ciò non significa che comprenderla sia facile: è necessario acquisire un’abilità di lettura tale da capire subito ciò che serve, se si vuole mettere a frutto, di conseguenza, le opportunità disponibili.

Un libro rigoroso, ma di facile lettura

Molti documenti sono, inoltre, lunghi ed articolati. Ciò costituisce un ulteriore problema, specialmente oggi che il web ci sta abituando a fruire solo di messaggi brevi ed essenziali: tutto in poche righe e tante immagini; l'infografica sembra essere la forma comunicativa più diffusa, a discapito di quelle tradizionali.

Il “Richiamo all’Europa” non ha la pretesa di trasformare i trattati europei in infografiche, né tutti i fenomeni complessi in disegni e immagini, ma rappresenta una buona mediazione linguistica. Lo vediamo attraverso il rigore logico della stessa struttura organizzativa del testo, attraverso la selezione attenta dei documenti proposti, soprattutto attraverso il linguaggio utilizzato: essenziale, chiaro e preciso.

Un libro per capire e amare l’Europa

Il volume è suddiviso in due parti con un’appendice. Entrambe le parti sono articolate in un’introduzione e due aree tematiche, e ogni area tematica è sviluppata in più capitoli. L’appendice è ripartita in tre sezioni.

In maniera più specifica, nella prima parte le autrici affrontano la questione delle politiche europee in tema di educazione e ne illustrano i principali programmi. Le scelte accurate degli argomenti e le riflessioni argute sulle tematiche proposte permettono, a chi non si è mai interessato di tali questioni, di farsi un’idea ben chiara e fondata, mentre a chi è già dentro il settore, di consolidare e approfondire i temi già noti. Si parla infatti di Europa 2020, di benessere e sostenibilità, di benchmark e classificazioni per la qualità dell’istruzione, di EQF, di competenze chiave del cittadino. Si parla inoltre di PON e di fondi strutturali e, soprattutto, della generazione Erasmus.

Nella seconda parte si entra nel merito dei sistemi educativi e delle professionalità; quest’ultima ha come focus i docenti e i dirigenti. Non è facile, se non si ha esperienza concreta e diretta, capire come funzionano veramente i sistemi di istruzione e formazione in ogni Paese dell’Unione europea. Le autrici hanno scelto di presentarli focalizzando l’attenzione su alcuni nuclei tematici. Dopo aver mostrato, infatti, i diversi sistemi articolati in quattro macro-aree, li analizzano utilizzando cinque contenitori: 1. Prima e seconda infanzia; 2. Scuola dell’obbligo; 3. Istruzione e formazione professionale; 4. Crediti e passaggi per l’integrazione dei sistemi; 5. Percorsi di alternanza scuola-lavoro.

Uno strumento di lavoro efficace

L’appendice è costituita da tre sezioni:

- nella prima ci sono nove tavole di sintesi corrispondenti a nove Paesi europei, selezionati sulla base di alcuni criteri: significatività all’interno delle quattro macro-aree; presenza o meno di recenti riforme; presenza di elementi particolarmente innovativi;

- la seconda sezione consiste in nove abstract dei più importanti documenti europei, scelti tra quelli di maggiore utilità per la progettazione e per le pratiche scolastiche. Si è voluto, con questa operazione, aiutare i lettori ad orientarsi più agevolmente in questo settore, nella consapevolezza che l’approccio ai documenti integrali diventa più semplice se anticipato da ricapitolazione essenziale degli argomenti trattati e da qualche sottolineatura;

- la terza sezione propone stralci di documenti europei in inglese, seguiti da domande mirate per la conversazione in lingua. Ha un obiettivo generale che è quello di facilitare il rapporto con i documenti in originale. Gli esercizi di conversazione proposti rendono le tematiche europee più familiari e fanno acquisire maggiore prontezza nella comunicazione diretta con i partner europei e negli scambi culturali. Si propongono altresì di aiutare coloro che intendono sostenere prove concorsuali per diventare dirigenti scolastici, insegnanti, direttori dei servizi generali e amministrativi… Sono assai utili, quindi, per sostenere con tranquillità le prove orali, per la parte relativa all’accertamento delle competenze linguistiche.

Mariella SPINOSI

RICHIAMO ALL’EUROPA

Politiche scolastiche, sistemi educativi e professionalità

a cura di L. Maloni, R. Seccia

(marzo 2019, pagine 288, euro 32,00)

Il volume si propone di contribuire a rafforzare l’idea di cultura e identità europea e di facilitare il mondo della scuola nella progettazione europea e gli studenti nella ricerca di nuove opportunità per il proprio futuro.

Illustra le politiche europee in tema di educazione e i principali programmi, quindi entra nel merito dei sistemi educativi e delle professionalità. Contiene tavole di sintesi dei sistemi educativi, abstract dei più importanti documenti, domande per la conversazione in lingua, utili per le prove orali dei concorsi per dirigenti scolastici, insegnanti e DSGA.

Contributi di: Leonilde Maloni, Gianna Prapotnich, Rosa Seccia

maggiori informazioni

Graduatorie di istituto: scelta delle sedi

Sono aperte fino alle ore 14:00 del prossimo 15 marzo le funzioni POLIS per la scelta delle sedi (modello B) per il conferimento delle supplenze relativamente alle graduatorie di istituto del personale docente ed educativo.

Lo ha comunicato il Miur con nota 25 febbraio 2019, prot. n. 7708. Sono esprimibili le sedi relative all’a.s. 2018/19.

Gli aspiranti non precedentemente iscritti nelle graduatorie di istituto scelgono le istituzioni scolastiche della provincia in cui è ubicata la scuola alla quale è stato inoltrato il modello di domanda A3.

I docenti che già figurano nelle graduatorie di qualsiasi fascia per insegnamenti diversi possono cambiare le sedi già espresse esclusivamente con sedi nelle quali sono presenti gli insegnamenti per i quali si chiede l’inserimento nella II fascia aggiuntiva per la finestra temporale del 1 febbraio 2019.

La scuola capofila precedentemente scelta può essere sostituita tra le preferenze, ma rimarrà comunque, per tutta la durata del triennio, referente della trattazione della posizione dell’aspirante.

Non sono tenuti a presentare istanza di scelta delle sedi i docenti che intendano confermare tutte le istituzioni scolastiche espresse negli anni scolastici precedenti.

A supporto della procedura sono allegati alla suddetta nota i seguenti elenchi: Legenda sedi esprimibili; Scuole slovene; Scuole speciali; Istituti omnicomprensivi.


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Specializzazione sul sostegno: nuove date per la prova di accesso

Slittano al 15 e 16 aprile le prove di accesso ai percorsi di formazione per il conseguimento della specializzazione per le attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità per l'anno accademico 2018/2019.

Con decreto 27 febbraio 2019 n. 158 il Miur comunica che le prove si svolgeranno secondo il seguente nuovo calendario:

  • il 15 aprile: mattina per scuola dell’infanzia; pomeriggio per scuola primaria;
  • il 16 aprile: mattina per scuola secondaria di I grado; pomeriggio per scuola secondaria di II grado.

Lo slittamento si è reso necessario a seguito della richiesta inoltrata dalla Conferenza dei Rettori (CRUI) al fine di consentire agli atenei una più efficace organizzazione delle prove.

I corsi dovranno concludersi entro il mese di marzo 2020.


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Prove Invalsi al via: i materiali

Il mese di marzo vede lo svolgimento delle rilevazioni nazionali Invalsi nelle classi V di scuola secondaria di secondo grado: prove computer-based di italiano, matematica e inglese. L'Invalsi ha pubblicato tutti i materiali di riferimento.

Le prove Invalsi CBT di Italiano, Matematica e Inglese nelle classi V di scuola secondaria di secondo grado si svolgeranno secondo il seguente calendario:

  • classi non campione: dal 4 al 30 marzo
  • classi campione: dal 12 al 15 marzo

Sul sito dell'Invalsi sono disponibili i seguenti materiali per lo svolgimento delle prove:

Classi campione

Classi non campione


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CONCORSO DIRIGENTE SCOLASTICO: PREPARATI CON NOI ALLA PROVA ORALE

Per curare al meglio la preparazione alla prova orale del concorso a dirigente scolastico, Tecnodid editrice propone un kit di testi sui principali argomenti previsti dal colloquio:


OFFERTA: Acquistando il kit completo (5 volumi) il prezzo è di soli € 120 (anziché € 156).



Manuale per la prova orale
Cosa si chiede ai dirigenti del futuro?
a cura di G. Cerini, M. Spinosi, M.T. Stancarone

Accompagna in maniera mirata il candidato nell’acquisizione delle competenze tipiche della funzione dirigenziale. Con 45 saggi brevi, 10 studi di caso e 361 simulazioni di domande e risposte che coprono tutte le aree tematiche previste per il colloquio.
Analisi e soluzione di casi a scuola
Indicazioni operative e 15 casi svolti
di A. Carlini

Illustra una metodologia agevole per l’analisi e la soluzione di casi scolastici, con esempi di casi svolti che impegnano tutte le dimensioni della dirigenza scolastica: relazionale, educativa, organizzativa e amministrativa.
Il dirigente scolastico e la leadership della scuola
di M.G. Dutto

Un patrimonio di conoscenze e competenze indispensabili per la gestione della scuola in termini strategici e operativi: teorie e articolazioni della leadership, scenario nazionale e internazionale, modelli organizzativi, esercizio di una leadership centrata sugli studenti.
Una guida per il PTOF
di M.T. Stancarone

Focus sul Piano Triennale dell'Offerta Formativa: evoluzione storico-normativa, teorie sui modelli organizzativi, connessioni con gli altri documenti strategici, strumenti operativi, approfondimenti utili per intraprendere la carriera dirigenziale.
Insegnare e dirigere nella scuola digitale
di R. Baldascino

Tutto su scuola digitale e nuovi ambienti di apprendimento. Una parte importante è riservata alla e-leadership del dirigente scolastico a livello sia gestionale-amministrativo, sia educativo e didattico.

per informazioni

4 marzo 2019

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n. 127

Anno di formazione neo-assunti: le novità

Giancarlo CERINI

Il visiting alle scuole innovative

Dall’anno scolastico 2017-18 il modello dell’anno di formazione si è arricchito con l’esperienza del visiting. Il buon esito della sperimentazione ha convinto la DGPER-Miur a ripeterla ed estenderla anche per l’a.s. 2018/2019 (nota Miur 2 agosto 2018, n. 35085). L’obiettivo del visiting è fornire ai docenti neo-assunti l’opportunità di incontrare realtà scolastiche ad alta intensità innovativa, dove la qualità di nuovi ambienti fisici di apprendimento (spazi, tempi, tecnologie, ecc.) si coniuga con la qualità delle relazioni che si stabiliscono tra allievi e docenti. Una scuola che vale la pena visitare è certamente quella che dimostra concretamente di agire come una comunità professionale coesa e motivata, che offre testimonianze di lavoro collaborativo e condiviso tra gli adulti.

In un'idea matura di visiting dovrebbe valere la reciprocità: l’apprendimento non è solo di chi si reca in un ambiente diverso dal proprio, ma anche di chi accoglie, sia perché entra a contatto con nuovi punti di vista (in questo caso avremmo la formula degli scambi pedagogici[1]), sia perché deve ricostruire internamente la propria struttura educativa per renderla leggibile ai nuovi interlocutori. Un esercizio di distanziamento metacognitivo che non può che giovare ad entrambi.

Un ambiente di apprendimento immersivo

La visita non dovrebbe trasformarsi in uno “spot” di poche ore, ove magari la scuola ospitante mette in vetrina i suoi prodotti, ma dovrà consentire ai partecipanti di vivere una giornata educativa (nel senso più ampio del termine), con i suoi diversi ritmi e tempi di impegno degli allievi e degli adulti (lezioni, laboratori, uscite, relazioni sociali). In alcuni protocolli di visita viene prevista anche la partecipazione a momenti conviviali (es. consumare un sobrio pasto con gli operatori della scuola visitata). In quest'ottica si può parlare di ambienti di apprendimento immersivi.

La visita dev'essere progettata nelle sue diverse fasi: presentazione del focus innovativo che caratterizza la scuola, incontro con referenti e responsabile della struttura educativa, consegna di una documentazione sintetica, osservazioni in situazione mentre si realizzano attività didattiche, momenti finali di ricostruzione e rielaborazione del percorso. È opportuno che i docenti visitatori possano usufruire di una guida-tutor che li accompagni nei diversi spazi della scuola, nella consapevolezza che uno spazio fisico non è mai neutro, ma è soprattutto uno spazio mentale ed emotivo, animato da chi lo vive quotidianamente.

L’organizzazione della visita

La durata di un ciclo di visite può essere variabile: si va da due giornate intere di 6 ore ciascuna, completamente sostitutive dei laboratori (12 ore), fino a “pacchetti” parziali di 6 o 9 ore, con residuo orario per la frequenza dei laboratori. Qualche USR ha abbinato due visite in un unico "pacchetto", comprensivo obbligatoriamente di una scuola del primo ciclo e una del secondo, per favorire una più ampia socializzazione professionale. In alcuni casi è stata prevista la restituzione della visita nei successivi laboratori formativi in presenza.

Una visita è più efficace se realizzata da una delegazione di docenti neo-assunti. Una soluzione potrebbe essere quella di comporre un gruppo formato da 3 a 6 docenti, anche provenienti da realtà diverse ma spinti da un interesse comune, meglio se accompagnati da un tutor esterno (una figura di facilitatore) e accolti da un tutor interno.

Il dialogo tra generazioni di insegnanti, tra storie e biografie diverse, può far scattare la molla dell’apprendimento professionale e organizzativo. Nel corso della visita vanno previste delle "soste riflessive" per favorire situazioni di scambio, rielaborazione, confronto e accesso a documentazione mirata. Un tempo finale sarà dedicato alla stesura immediata di un primo report, che poi sarà ospitato all’interno del portfolio docente, anche a testimonianza dell’avvenuta effettuazione della visita[2].

Il tirocinio osservativo

La visita può essere equiparata al tirocinio osservativo che si realizza anche in occasione della formazione iniziale dei docenti (è quindi utile reperire modelli, schede, protocolli, sui siti dei dipartimenti di scienze della formazione delle nostre università), ma in questo caso con un valore aggiunto dovuto alla maturità professionale dei docenti coinvolti, sia sul versante dei partecipanti che dei tutor accoglienti. La relazione è tra pari e configura l’assunzione di una progressiva capacità di leggere un contesto educativo. È una situazione che si presenta anche nel caso della valutazione esterna delle scuole nell’ambito del Sistema Nazionale di Valutazione.

Il protocollo di visita messo a punto dall’Invalsi viene agito da soggetti che assumono i ruoli diversi di valutato e valutatore, ma lo stesso Invalsi suggerisce di considerarlo un tracciato per un dialogo professionale.

Come cambia l’anno di formazione

L’anno di formazione negli ultimi anni è cambiato notevolmente, passo dopo passo, dimostrando di saper coniugare molte esigenze tra di loro spesso contrastanti: la tempestività delle operazioni, il senso delle diverse metodologie formative, l’integrazione tra i momenti in presenza e quelli on line, le nuove strategie di governance della formazione. Gli esiti sono stati soddisfacenti e apprezzati, e stanno anche influenzando gli sviluppi del sistema di formazione permanente dei docenti.

Questo però non significa che tutti i problemi siano stati risolti e non ci sia nulla da modificare. L’ottica è quella del miglioramento continuo, attraverso un monitoraggio costante e briefing frequenti con tutti i soggetti impegnati in quest'azione. Le esigenze che stanno emergendo sono riassumibili come segue.

La governance della formazione nel territorio

L’attuale assetto della governance dell’anno di formazione ha bisogno di consolidarsi. Il baricentro è posizionato nello staff USR, che però lo condivide con vari soggetti, tra cui i referenti degli Uffici Scolastici Territoriali e i dirigenti scolastici responsabili delle scuole-polo delle reti di ambito. Questi ultimi vanno accompagnati e sostenuti con varie modalità. Emerge l’esigenza di supporto e sarebbe auspicabile avviare percorsi di formazione, ovvero identificare chi si occupa della formazione in una regione e garantire per tutti i soggetti momenti di crescita delle competenze in gestione della formazione in servizio.

È indispensabile anche una maggiore attenzione a ciò che avviene (o non avviene) all’interno delle scuole, focalizzando l’azione sulla funzione di impulso del dirigente scolastico (come sceglie i tutor, che clima costruisce, come guida il percorso).

L’analisi dei bisogni formativi dei docenti

L’analisi dei bisogni formativi troppo spesso si traduce nella raccolta di desideri, esigenze, interessi dei singoli docenti, quasi che poi si dovesse organizzare – a specchio – una formazione mirata on demand. Questo porterebbe ad una frammentazione dei percorsi (con impronta disciplinare) e lascerebbe in ombra gli aspetti trasversali della professionalità docente, ma soprattutto non collegherebbe il bisogno del singolo (che per i neo-assunti è comunque forte) con le caratteristiche del contesto lavorativo di appartenenza. Ogni docente fa parte di una comunità professionale che agisce in uno specifico istituto scolastico, con le sue domande, le sue prospettive di sviluppo, le sue criticità. Non basta dunque un “referendum” per censire gli hits delle tematiche richieste: occorre piuttosto una capacità di inciampo tra bisogni del singolo, esigenze della scuola e obiettivi di sistema. Il dirigente scolastico (o una figura di riferimento per la formazione) dovrebbe dedicare energie alla cura delle risorse professionali.

Laboratori formativi e momenti in presenza

Occorre rendere più flessibili le attività in presenza, ad esempio alleggerendo le rigidità dei laboratori, rendendo meno aleatorie le attività. Per questo motivo, dalla rigida scansione di 4 laboratori di 3 ore (dei veri e propri "stuzzichini pedagogici", nel migliore dei casi!), si è ora data la possibilità di modulare in tempi più lunghi la durata dei laboratori. Non si esclude nemmeno che un formatore “come si deve” possa accompagnare lo stesso gruppo in un'esperienza di progressiva costruzione del sé professionale, per tutti e quattro gli incontri programmati. In questa ipotesi la qualità metodologica e meta-didattica del laboratorio dovrebbe prevalere sulla pertinenza del contenuto disciplinare o tematico da approfondire.

I momenti plenari in presenza dovrebbero essere sgombrati dalla routine informativa, per lasciare spazio ad aspetti culturali e testimonianze di passione per la professione.

Dal visting al monitoraggio qualitativo della formazione

Al visting è dedicato un numero monografico di Voci della Scuola, intitolato “Visting e formazione docente”, curato da Maria Chiara Pettenati, direttore di ricerca Indire. Oltre ad alcune riflessioni di inquadramento (curate da Pettenati, Cerini, Di Stasio, Mangione, Tancredi, Rosa, Rovetta), il fascicolo presenta anche un'ampia rassegna di strumenti di lavoro relativi alle diverse fasi in cui si articola l’anno di formazione, in particolare per il visting.

Il visiting è un'attività da arricchire e potenziare, perché è una forma di apprendimento in contesto reale, spesso più apprezzato della frequenza, magari passiva, di un contenuto in un laboratorio. Progressivamente si dovrebbe estendere il contingente dei partecipanti, in vista di una generalizzazione.

Le imminenti attività di monitoraggio qualitativo della formazione in servizio, promosse congiuntamente da Miur e Indire con il supporto degli USR, dovrebbero offrire prime risposte alle tante questioni sottese al sistema della formazione: la qualità dei metodi, le forme di gestione, il ruolo dei diversi soggetti, le ricadute sulla vita della scuola e sulle professionalità dei docenti.

Ne dovremo riparlare.

Giancarlo CERINI

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[1] L’esperienza degli scambi pedagogici nell’ambito dei servizi educativi per l’infanzia è documentata nei siti dedicati della regione Emilia-Romagna: http://zerotreer.it/?page_id=80.

[2] G. Cerini, Il visiting per i docenti neoassunti, in “Rivista dell’istruzione”, n. 4, luglio-agosto 2018, Maggioli, Rimini.

VISITING E FORMAZIONE DOCENTE

Visite a scuole innovative nell’anno di formazione dei docenti neo-assunti

a cura di Maria Chiara Pettenati

Un numero di Voci della scuola dedicato, che getta le basi per una sperimentazione più sistematica e una riflessione più informata.

Contributi di: Giancarlo Cerini - Margherita Di Stasio - Giuseppina Rita Mangione - Maria Chiara Pettenati - Alessia Rosa - Renato Rovetta - Anna Tancredi

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Una scuola che promuove… salute, inclusione, benessere!

Chiara BRESCIANINI

Una policy per la salute

Il 20 febbraio 2019 il Ministro Marco Bussetti e il Ministro Giulia Grillo hanno presentato il documento “Salute: verso una Scuola che promuove salute. Indirizzi di ‘policy’ integrate per la scuola che promuove salute”, che sostanzia la stretta collaborazione fra sistema scolastico e sanitario per definire interventi educativi per studenti, famiglie e personale, con l’obiettivo di far acquisire competenze e qualificare gli ambienti di apprendimento in cui i ragazzi vivono e si formano.

Bambini, ambasciatori di corretti stili di vita

Nel rispetto dell’autonomia, ogni scuola potrà strutturare percorsi per il benessere psicofisico dei bambini e dei ragazzi, lavorare al miglioramento della qualità dei luoghi di studio, promuovere corretti stili di vita, come ad esempio mangiare sano e fare attività fisica. Ogni bambino che acquisisce un corretto stile di vita, che impara ad avere rispetto dell’ambiente, che capisce l’importanza dell’attività sportiva per la propria crescita, è un "ambasciatore" di queste buone pratiche e di questi valori nella sua famiglia, nella sua cerchia di amici.

Il testo è frutto di un lungo percorso di valorizzazione dei temi della salute nei programmi scolastici, e sancisce la stretta collaborazione tra sistema scolastico e sistema sanitario. Si ricordano, a titolo esemplificativo: il progetto Okkio alla salute - giunto alla VI rilevazione - relativo al sistema di sorveglianza nazionale (stima la prevalenza di eccesso ponderale nei bambini della scuola primaria, fotografa i loro stili di vita e raccoglie importanti informazioni sul contesto scolastico), le Linee guida per il primo soccorso e il sostegno al Piano nazionale della prevenzione.

La salute come tema trasversale

Il documento, presentato al Ministero della Salute, è stato redatto congiuntamente dai due Ministeri e approvato in Conferenza Stato-Regioni il 17 gennaio 2019. Lo scopo è definire un Piano di interventi educativi rivolti agli studenti, alle loro famiglie e al personale scolastico, con l’obiettivo di far acquisire competenze individuali su questi temi, qualificare gli ambienti in cui i giovani vivono e si formano, garantire il benessere complessivo. Il testo indica la necessità di rendere il tema della promozione alla salute trasversale nel percorso formativo dei ragazzi, non dovendo pre-costituirsi come un’ora di lezione dedicata o una materia aggiuntiva nel curricolo scolastico.

Stiamo predisponendo un Piano di interventi di ampio respiro che mira a educare cittadini consapevoli. Vogliamo investire sui giovani che frequentano le nostre scuole. Far sì che sviluppino conoscenze e competenze ci consentirà di avere domani comunità composte da cittadini più responsabili. Dobbiamo operare affinché l’individuo sia in grado di utilizzare i propri strumenti culturali per la realizzazione di un equilibrio e di un benessere psicofisico personale e sociale. Consideriamo anche che ogni bambino che acquisisce un corretto stile di vita, che impara ad avere rispetto dell’ambiente, che capisce l’importanza dell’attività sportiva per la propria crescita è un ‘ambasciatore’ di queste buone pratiche e di questi valori nella sua famiglia, nella sua cerchia di amici. Per questo, attraverso questo documento, stiamo portando avanti una campagna di promozione della salute che parte negli Istituti scolastici, ma non si esaurisce in essi”, ha dichiarato il Ministro Marco Bussetti.

Un protocollo per salute, inclusione e benessere

Nella stessa mattinata i Ministri Bussetti e Grillo hanno firmato inoltre un Protocollo d’Intesa per la tutela del diritto alla salute, allo studio e all’inclusione, con obiettivi legati al rafforzamento della collaborazione inter-istituzionale per migliorare, coordinare e agevolare le attività di rispettiva competenza, garantendo l’integrazione degli interventi per la tutela e promozione della salute e del benessere psicofisico di bambini, alunni e studenti, nonché per l’inclusione scolastica nei casi di disabilità e disturbi evolutivi specifici, e in particolare per lo svolgimento delle attività di interesse comune.

Pertanto con il Protocollo si impegnano a favorire, sostenere e sviluppare azioni volte a promuovere:

a) l’offerta attiva di iniziative di promozione ed educazione alla salute rivolte a bambini e adolescenti, anche attraverso il coinvolgimento dei servizi e dei professionisti sanitari del territorio e delle famiglie, privilegiando metodologie di peer education e life skill education;

b) iniziative mirate a garantire la presa in carico globale di bambini, alunni e studenti con disabilità e con disturbi evolutivi specifici, assicurandone l’inclusione scolastica;

c) il sistema nazionale di sorveglianza finalizzato a monitorare alcuni aspetti della salute dei bambini e degli adolescenti, riguardo ai principali fattori di rischio comportamentali e ad alcuni parametri antropometrici e nutrizionali, nel rispetto della regionalizzazione del sistema sanitario e dell’autonomia scolastica.

Le aree di intervento individuate si innestano su due fronti: il primo relativo, in generale, al diritto alla salute, e il secondo specifico per l’inclusione degli studenti con disabilità e disturbi evolutivi.

Educazione alla salute: un’informazione qualificata

Per la prima area le azioni indicate sono relative a:

a) promozione di corretti stili di vita, con particolare riguardo ad attività fisica, alimentazione e promozione della salute orale;

b) prevenzione delle dipendenze da sostanze d'abuso e delle dipendenze comportamentali;

c) promozione della cultura delle vaccinazioni e conduzione di azioni di sensibilizzazione e coinvolgimento di alunni e famiglie, con la possibilità di realizzare campagne di vaccinazione integrative in ambito scolastico;

d) promozione di una corretta relazione di genere, attraverso interventi sulle tematiche dell’affettività.

Inclusione e disabilità: rinnovare le procedure

Per la seconda area (inclusione disabilità e DSA) le azioni sono volte a:

a) esame e revisione della normativa di settore, su cui le Parti hanno competenza concorrente, con particolare riguardo alla razionalizzazione e semplificazione delle procedure di accertamento sia della disabilità che dei disturbi evolutivi specifici, al fine di una più efficace e razionale modalità di intervento, oltre che di un'ottimizzazione dei costi;

b) proposta di revisione dell’Intesa sancita in Conferenza Unificata in data 20 marzo 2008 in merito alle modalità e ai criteri per l’accoglienza dell’alunno con disabilità;

c) progressiva applicazione del modello “International Classification of Functioning” (ICF) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), opportunamente adeguato alla realtà italiana ed alle peculiarità del modello italiano di inclusione scolastica;

d) attivazione di programmi di formazione su tematiche specifiche, nell’ambito degli obiettivi prioritari individuati, e definizione di “pacchetti formativi” con contenuti comuni e differenziati per le diverse professionalità coinvolte, rivolti ad operatori sanitari, al personale della scuola, agli studenti ed alle famiglie;

e) promozione e sviluppo di iniziative condivise di comunicazione istituzionale – anche con il coinvolgimento delle Associazioni delle persone con disabilità – sia per sostenere azioni congiunte di sensibilizzazione, sia per fornire alle famiglie adeguate informazioni su tematiche di interesse prioritario;

f) promozione e sostegno di iniziative volte a favorire l’individuazione precoce di disabilità e disturbi evolutivi specifici.

Gli impegni del Miur

Il Miur si impegna nell’intesa ad attivare programmi di formazione su tematiche specifiche, nell’ambito delle aree d’intervento prioritarie individuate, privilegiando le metodologie di peer education finalizzate a promuovere la partecipazione attiva degli studenti e a sostenere la costituzione di reti di scuole per migliorare la qualità dell’inclusione scolastica, ai sensi della Legge 5 febbraio 1992, n. 104. Il Miur si impegna inoltre a realizzare un sistema di rilevazione dei dati relativi agli alunni ed agli studenti con disabilità e con disturbi evolutivi specifici, nonché al personale della scuola impegnato nel processo di inclusione scolastica, condivisibile con gli operatori ed i responsabili sanitari, nel rispetto del Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 e successive modifiche ed integrazioni. Ulteriore azione del Miur è relativa al potenziamento e alla messa in rete dei Centri Territoriali di Supporto, anche in raccordo al coordinamento con le strutture sanitarie.

Il rilancio di progetti integrati

Il Protocollo richiama, fra gli altri, l’ormai consolidato progetto nato nel 2007 “Guadagnare salute”, finalizzato alla prevenzione delle malattie croniche non trasmissibili, attraverso il contrasto ai principali fattori di rischio comportamentali (scorretta alimentazione, sedentarietà, tabagismo e abuso di alcol), e il Piano nazionale di Prevenzione 2014-2018, approvato con l’Intesa Conferenza Stato-Regioni del 13 novembre 2014.

Si tratta di un'intesa strategica per tematiche e complessità, che necessita di un'immediata e pronta declinazione operativa per dare seguito a importanti azioni di coordinamento e di organizzazione per uno dei temi fondamentali della scuola italiana: il benessere in un contesto inclusivo.

Chiara BRESCIANINI

Valutazione dirigenti scolastici: provvedimento finale

Disponibile all'interno del Portfolio DS il provvedimento conclusivo di valutazione relativo all'anno scolastico 2017/18, adottato dal Direttore dell'Ufficio Scolastico Regionale di riferimento.

Dallo scorso 20 febbraio ciascun dirigente scolastico può leggere e scaricare il provvedimento di valutazione che lo riguarda, adottato dal Direttore dell'USR di riferimento al termine del procedimento relativo all'a.s. 2017/18.

Ogni Dirigente scolastico può accedere al proprio Portfolio personalmente utilizzando le proprie credenziali attraverso il portale dedicato al Sistema nazionale di Valutazione. Il provvedimento conclusivo di valutazione è disponibile all'interno parte quarta del Portfolio, denominata appunto "Documentazione della valutazione".

Ricordiamo che il Portfolio rappresenta per il dirigente scolastico uno strumento sia di orientamento, analisi e riflessione sui compiti e sulle competenze richieste per l'esercizio della specificità delle proprie funzioni, sia strumento di supporto per lo sviluppo professionale e per la raccolta di documenti significativi, con particolare attenzione all'autovalutazione e alla valutazione. Il Dirigente scolastico può utilizzare questo strumento come parte integrante di un processo di miglioramento organizzativo e gestionale delle istituzioni scolastiche nelle aree a lui direttamente riconducibili, ai fini della valutazione dei risultati dell'azione dirigenziale.

Nella parte quarta del Portfolio, Documentazione della valutazione, il Dirigente scolastico può consultare e/o scaricare il provvedimento conclusivo di valutazione predisposto dal Direttore dell’USR.

La valutazione complessiva sarà accompagnata da un feedback, che intende sostenere e orientare il Dirigente scolastico nel progressivo miglioramento del suo profilo professionale.


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Fondi per il contrasto alla povertà educativa nel Mezzogiorno

Lo scorso 22 febbraio il Ministro Bussetti ha firmato un decreto che stanzia 50 milioni di euro per interventi specifici di contrasto alla povertà educativa minorile e alla dispersione scolastica in oltre 1.000 scuole delle regioni del Mezzogiorno.

Il Ministro ha firmato un decreto per l’individuazione di 292 aree di esclusione sociale in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, caratterizzate da povertà educativa minorile e dispersione scolastica, nonché da un elevato tasso di fenomeni di criminalità organizzata.

Le aree di intervento sono state individuate con i seguenti criteri:

  • tasso di deprivazione territoriale;
  • livello di disagio negli apprendimenti, calcolato sulla base dei dati INVALSI;
  • status socio-economico delle famiglie di origine;
  • tasso di abbandono nel corso dell’ultimo anno scolastico;
  • presenza di alunni ripetenti;
  • livelli di criminalità minorile.

Entro trenta giorni dall'adozione del decreto, che dovrà essere controfirmato dai Ministri dell’Interno e della Giustizia, il Miur provvederà a pubblicare uno specifico Avviso pubblico a valere sulle risorse del PON “Per la Scuola” 2014-2020.

Potranno attivare progetti anche di rete con enti locali, soggetti del terzo settore, strutture territoriali del CONI, delle Federazioni sportive nazionali e degli enti di promozione sportiva o servizi educativi pubblici per l'infanzia del territorio.


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Verso una Scuola che promuove salute

Lo scorso 20 febbraio 2019 il Ministro dell’Istruzione Marco Bussetti e il Ministro della Salute Giulia Grillo hanno presentato il documento congiunto “Verso una Scuola che promuove salute”, per diffondere l’educazione a corretti stili di vita tra gli studenti e inserire la promozione della salute nel percorso di studi.

Il documento, presentato al Ministero della Salute, è stato redatto congiuntamente dai due Ministeri e approvato in Conferenza Stato-Regioni il 17 gennaio 2019. Definisce un Piano di interventi educativi rivolti agli studenti, alle famiglie e al personale scolastico, con l’obiettivo di far acquisire competenze individuali su questi temi, di qualificare gli ambienti in cui i giovani vivono e si formano e di garantire il benessere complessivo del corpo sociale.

L’obiettivo è rendere la promozione della salute una materia non aggiuntiva, ma trasversale nel percorso formativo dei giovani. Nel rispetto dell’autonomia, ogni scuola potrà strutturare percorsi per il benessere psicofisico dei bambini e dei ragazzi, lavorare al miglioramento della qualità dei luoghi di studio, promuovere corretti stili di vita. Aprendosi anche al territorio e rafforzando la collaborazione con il servizio sanitario e le comunità locali.

Bussetti e Grillo hanno firmato inoltre un Protocollo d’Intesa per la tutela del diritto alla salute, allo studio e all’inclusione, con i seguenti obiettivi:

  • rendere stabile la programmazione condivisa e partecipata tra le Istituzioni centrali, regionali e locali, sanitarie e scolastiche, attraverso la condivisione di obiettivi educativi e di salute;
  • promuovere l’inclusione scolastica di bambini, alunni e studenti con disabilità, con disturbi evolutivi specifici e con altri bisogni educativi speciali;
  • sostenere i sistemi nazionali di sorveglianza nel monitoraggio di alcuni aspetti della salute dei bambini e degli adolescenti riguardo ai principali fattori di rischio comportamentali.

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Ricostruzione di Carriera


Per rispondere ai bisogni complessi degli operatori della scuola, che spesso non hanno vite lavorative lineari, Tecnodid presenta Carriera Scuola, un software per lo sviluppo e il controllo delle ricostruzioni di carriera, ad uso sia di persone singole che di enti e associazioni di categoria.

Per utilizzarlo basta la sola connessione a internet: nessun programma da installare e nessuna manutenzione, in quanto gestito direttamente da Tecnodid. Con l’inserimento di poche informazioni anagrafiche e relative al servizio pre-ruolo e di ruolo, il software sviluppa la carriera del personale del comparto scuola (compresi gli insegnanti di religione ed i passaggi di ruolo con relativa temporizzazione) e definisce gli inquadramenti retributivi.

Restituisce la riproduzione del decreto di ricostruzione come dovrebbe essere, in modo da poter controllare la correttezza del provvedimento ufficiale, e visualizza i possibili passaggi di gradone futuri. Saranno poi implementate funzioni previdenziali, come la determinazione della prima data teorica per il perfezionamento del diritto a pensione.


per maggiori informazioni




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Coordinamento redazionale a cura di Giancarlo Cerini

Direttore responsabile Gabriella Crusco

Autorizzazione Tribunale di Napoli n. 65 del 20/12/2016

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