Scuola7 1 aprile 2019, n. 131

Scuola7

la settimana scolastica

1 aprile 2019, n. 131


In questo numero parliamo di:

Coding per tutti: la mozione della Camera (A. Fini)

Concorso a DS: l’ultima prova (M. Spinosi)

I finanziamenti del sistema nazionale 0-6: una mappa (G. Ventura)

Cyberbullismo: il ruolo del docente referente (P. Fasulo)

Fondo 440: i nuovi bandi

Concorso dirigenti scolastici: ecco gli ammessi all'orale

Prova orale concorso dirigenti scolastici: abbinamento candidati-commissioni

Esame di Stato 2018/19: formazione commissioni

Formazione docenti neo-assunti: aperta la sezione tutor

Esame di Stato I ciclo 2017/18: tutti i dati


Settimanale di informazione scolastica.
© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diCoding per tutti...la mozione della Camera
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1 aprile 2019

__TESTATA__

n. 131

Coding per tutti: la mozione della Camera

Antonio FINI

Il coding appassiona i Deputati

Martedì 12 marzo scorso la Camera ha approvato (all’unanimità!) alcune mozioni, dal contenuto molto simile, proposte da parlamentari di diverse appartenenze politiche (le deputate Aprea ed Ascani sono forse i nomi più noti tra i proponenti), che impegnano il Governo ad adottare nei prossimi anni iniziative per la diffusione del coding nella scuola dell’infanzia e nel primo ciclo di istruzione.

Si è parlato di “obbligatorietà” entro il 2022 e di progressiva modifica dei curricoli in questa prospettiva.

Tenendo sempre conto che non siamo ancora di fronte a provvedimenti legislativi veri e propri, è piuttosto interessante la lettura delle premesse e delle motivazioni per le quali diversi gruppi parlamentari sono giunti alle medesime conclusioni, ovvero che sia oggi necessario introdurre (potenziare, diffondere) le competenze digitali (che però non sono mai nominate esplicitamente nel testo) e soprattutto, come indicato al primo punto (al massimo al secondo) di ogni mozione, il coding.

Le (buone) ragioni del coding

Le motivazioni sono le più varie, a partire da questioni legate all’occupabilità: il presente e il futuro sono visti come tempi caratterizzati dalla pervasività delle tecnologie, con le temute conseguenze sul mercato del lavoro e relative nuove necessità in termini di competenze (il coding sarebbe una chiave di volta, in questo senso). Altre ragioni sono più vicine al discorso culturale (ma il “pensiero critico” ricorre una sola volta nel testo), attraverso i confronti con altri Paesi nei quali l’insegnamento del coding sarebbe obbligatorio (viene citata la Gran Bretagna, nella quale non si insegna il coding, ma esiste la disciplina “computer science” fin dal primo anno della scuola primaria), fino a qualche affermazione dal sapore tra il semplicistico e il sensazionalistico (“il coding, cioè la programmazione informatica, è diventata negli ultimi anni una nuova lingua”, “la programmazione informatica (coding) agevola l'uso dei mezzi informatici”).

Non mancano i richiami alla necessità di implementare nuovi ambienti di apprendimento e rinnovare le dotazioni tecnologiche, e una citazione la guadagnano anche i metodi unplugged, per avvicinare i bambini più piccoli al pensiero computazionale attraverso giochi o comunque attività non basate su dispositivi informatici.

Il digitale: disciplinare o trasversale?

L’approvazione delle mozioni ha avuto larga eco mediatica; sui social si sono già sviluppate inevitabili discussioni: era necessario? Davvero si tratta di una novità?

Intanto va ricordato che le mozioni si innestano nel percorso tracciato dal Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD) del 2015, il quale prevedeva già un’azione specifica. L’azione #17 (“Portare il pensiero logico-computazionale a tutta la scuola primaria”) aveva come obiettivo permettere “a ogni studente della scuola primaria di svolgere un corpus di 10 ore annuali di logica e pensiero computazionale”.

La questione che è sempre più spesso sollevata, tuttavia, è legata proprio agli aspetti curricolari ed epistemologici. Cosa è realmente necessario insegnare, soprattutto nella scuola del primo ciclo? Il coding ritorna ora al centro dell’attenzione, ma lo merita realmente? L’informatica, il digitale, sono discipline o competenze trasversali? Chi dovrebbe insegnarle, chi dovrebbe occuparsene, nella scuola?

L’informatica nel primo ciclo

Il dibattito è acceso: c’è chi vede nel coding una sorta di scorciatoia, una semplificazione che non consentirebbe di affrontare in modo più ampio “un serio insegnamento dell’informatica fin dalle elementari” (Enrico Nardelli su Agendadigitale.eu, nel settembre 2018).

In effetti ci sarebbe da chiedersi: che fine ha fatto l’informatica? Nel lessico dominante di questi anni,  nella letteratura scolastica ufficiale, il termine non è molto utilizzato. Ricompare ora nelle mozioni sul coding solo come aggettivo, utilizzato per fornire una sorta di traduzione del termine (coding = programmazione informatica).

È sufficiente sfogliare uno dei curricoli dei Paesi europei che dispongono dell’informatica come disciplina a sé stante per rendersi conto che il coding è senz’altro previsto, ma non ricopre un ruolo di così grande evidenza.

Può sembrare una disputa accademica (coding o informatica?) ma in effetti non lo è: la scuola italiana, a dispetto della vulgata che la vuole costantemente arretrata sulle questioni tecnologiche, ha infatti una lunga storia nel campo digitale. Tanti progetti, negli anni, ma con in comune la scarsa capacità di incidere realmente sugli ordinamenti. Il digitale, ma anche l’educazione ai media, sono stati vissuti (e in buona parte ancora lo sono) come un mondo a parte: progetti, non vero curricolo. Il ritardo quindi, eventualmente, è di tipo sistemico-organizzativo.

Verso un curriculum nazionale

In particolare la scuola dell’infanzia e il primo ciclo di istruzione, le cui Indicazioni Nazionali (2012) sono basate sulle Competenze chiave europee per l’apprendimento permanente (2006), recentemente aggiornate con la Raccomandazione del Consiglio del 22 maggio 2018 (nella quale la competenza digitale è inserita tra quelle di base), sono oggi nella necessità di certificare anche la competenza digitale, ma non possono ancora contare su un quadro di riferimento nazionale, peraltro  a sua volta previsto dallo stesso PNSD all’azione #14.

Sarebbe pertanto probabilmente necessaria un'integrazione ufficiale delle Indicazioni Nazionali, magari nel solco del Curriculum di Educazione Civica Digitale proposto dal Miur nel 2018 e realizzato con il contributo di una vasta platea di esperti.

Per quest'obiettivo si potrebbe attingere agli eccellenti framework sviluppati a livello europeo: DigComp, recentemente aggiornato alla versione 2.1, per il quale l’AGID fornisce la traduzione completa, e DigCompEdu, specifico per il settore educativo ed in particolare per gli insegnanti.

Il digitale (o l’informatica? Certamente qualcosa in più del coding) deve entrare nel curricolo scolastico in modo pieno: non può essere una parte consigliata (pur caldamente), ma deve diventare un settore riconosciuto (e soprattutto praticato) del curricolo nazionale.

Le condizioni per ripartire

Non va sottovalutato un dettaglio, forse poco enfatizzato: la nuova formulazione del profilo professionale del docente, formulata dall’art. 27 del CCNL 2016-2018, include ora anche le competenze informatiche.

Insomma tutto sembra quadrare: i nuovi docenti (ma anche quelli già in servizio, attraverso le numerose e ricorrenti iniziative di formazione) saranno dotati di competenze digitali: pronti (davvero pronti?) a insegnare anche il coding?

Si può concludere che  la mozione del coding, tra qualche chiaroscuro, contiene non pochi aspetti positivi, a partire dall’unanimità con la quale è stata approvata: su questo argomento la volontà politica sembra forte e trasversale.

Non è poco, dal momento che qualche preoccupazione si stava addensando circa il futuro del PNSD, e già si paventava il rischio che un certo “movimento”, creatosi nelle scuole negli ultimi anni, potesse restare privo di una seria prospettiva di sviluppo.

La mozione può quindi essere un punto di (ri)partenza per la scuola in generale. Senza aggettivo, meno che mai “digitale”. La “scuola digitale” non esiste: c’è la scuola che opera in una società sempre più digitalizzata. Di questo (banale) stato di fatto bisognerà pur tenere conto, una volta per tutte, in modo sistemico.

Antonio FINI

Concorso a DS: l’ultima prova

Mariella SPINOSI

Sono più del 40% i candidati che affronteranno la prova orale

Siamo sulla dirittura di arrivo. È l’ultimo step prima del traguardo per i 3.795 aspiranti dirigenti che hanno superato la prova scritta (40% arrotondato in eccesso). Erano 9.376 i candidati che l’avevano sostenuta, ivi compresi quelli delle prove suppletive. Secondo la timeline comunicata dal Miur ai sindacati, le prove orali si svolgeranno a partire dal mese di maggio e non andranno ad interferire con le operazioni di fine anno.

Tutto ok quindi: l’obiettivo del 1° settembre 2019 come data utile per l’assunzione in ruolo sembra raggiunto; il numero degli ammessi è superiore alle aspettative e ciò rende più rigorosa l’ulteriore fase di selezione; i meccanismi di garanzia sembrano ben controllati (assegnazione random dei candidati alle commissioni, accesso alla visualizzazione della propria prova anche ai non ammessi…).

E quelli che non ce l’hanno fatta?

C’è molta soddisfazione tra i candidati che ce l’hanno fatta, ma molta delusione e amarezza tra quelli che non hanno visto il proprio nome nell’elenco degli ammessi. Alcuni di essi non avranno forse neanche la possibilità di riprovarci, se la frequenza dei bandi resterà quella attuale. È anche questo uno dei motivi che inducono all’uso facile dei ricorsi. Se il concorso a dirigente scolastico non costituisce una regolare procedura di reclutamento, ma un evento eccezionale, per un candidato escluso, che ha speso per anni risorse e speranze, resta solo come ultima chance quella di utilizzare le vie legali, non scorgendo all’orizzonte una seconda opportunità. Quando i ricorsi hanno una base di fondatezza, è bene che se ne faccia uso. Oggi, però, la strada del ricorso viene praticata molto spesso a prescindere. Ciò accade perché è una strada che in qualche caso ha prodotto esiti positivi, perché alla fine una sospensiva non si nega a nessuno e, purtroppo, a volte neanche una sanatoria.

Le differenze regionali… saranno casuali?

Stanno uscendo, ma solo sui social, alcuni dati sulle percentuali di ammissione a livello regionale, seguiti da considerazioni di varia natura. Sembrerebbe che le percentuali delle regioni del Nord siano più alte di quelle del Sud: un andamento che ricalca quello delle prove Invalsi. Alcuni commenti rispecchiano ragionamenti basati su luoghi comuni. Per esempio: la struttura formativa e culturale del Sud è più debole. Bisogna però capire se i candidati hanno fatto la prova al Nord perché ci abitano, perché ci lavorano o semplicemente perché al Nord ci sono più posti vacanti. Ciò non esclude che potrebbero aver inciso anche i diversi approcci che caratterizzano le due culture (Nord e Sud), la prima più pratico-operativa, più centrata sull’obiettivo e sul compito, la seconda più di tipo storico-narrativo, più protesa verso una visione d’insieme. La tipologia delle prove (la logica dei quesiti e dei tempi brevi) richiedeva sintesi veloci ed efficaci, più rispondenti, forse, al primo modello.

Ci sono però delle eccezioni. Nella regione Sardegna sembra che la percentuale di ammissioni sia stata di gran lunga superiore alla media nazionale. I commentatori che attribuiscono questo dato al tempo maggiore che i candidati sardi hanno avuto per la preparazione, e anche alla maggiore conoscenza del meccanismo concorsuale, devono però spiegare perché lo stesso risultato lo hanno avuto anche regioni come il Molise e l’Umbria.

I dubbi sulle domande: ad ognuno la sua?

Il bando è molto chiaro: il colloquio deve accertare la preparazione dei candidati sulle nove macro-aree e sulla capacità di risolvere un caso; la commissione e le sottocommissioni esaminatrici devono determinare i quesiti da porre ai singoli candidati per ciascuna delle materie d'esame. Il legislatore, nella stesura del documento, forse non ha approfondito con oculatezza la ricaduta di tali indicazioni. Se non si vuole incorrere nel rischio di disparità di trattamento, le domande non dovrebbero essere ripetute, perché altrimenti verrebbero svantaggiati coloro che sosterranno per primi la prova orale. Contestualmente non si può però immaginare che ogni candidato sorteggi una domanda e un caso inedito. Ciò comporterebbe l’individuazione preventiva di ben 34.155 domande e di 3.795 casi. Considerando le 38 commissioni, ognuna formata tra 3 componenti (114 commissari in tutto), ogni singolo commissario dovrebbe predisporre circa 300 domande e 33 casi!

Numero casi e domande: "mission impossible"
n. casi da predisporre n. aree n. domande da predisporre per area totale domande per tutte le aree n. commissioni totale componenti delle commissioni n. domande per ogni componente n. casi per ogni componente
3.795 9 3.795 (3.795 x 9) = 34.155 38 (38x3) = 114 300 circa 33 circa

Che fare? Con tutta probabilità si dovrà realisticamente immaginare una banca-quesiti a carattere nazionale più modesta, da cui estrarre di volta in volta domande che verranno comunque riutilizzate per più candidati. Emergono inoltre alcuni dubbi sulle tecnicalità scelte. Per esempio: sarà la commissione madre che assegnerà ad ognuna delle sottocommissioni, e per ogni seduta, un tot di domande da cui poi i candidati estrarranno a sorte la propria? Saranno invece le sottocommissioni che le estrarranno giornalmente dalla banca-quesiti? Oppure saranno i singoli candidati a farlo? Se sarà la commissione madre a gestire questa operazione, si potrà immaginare forse un maggior controllo dei processi, e quindi una minore casualità.

Domande integrate o domande differenziate per aree?

Non è stato ancora chiarito, inoltre, se il candidato estrarrà una domanda per ogni area e una per lo studio di caso, oppure se estrarrà una sola domanda nella quale siano comunque previsti quesiti specifici che attengono a tutte le materie d’esame.

Nel primo caso si rischierebbe una forma di accertamento assai frammentato, che oltre tutto avrebbe bisogno di molto tempo a disposizione: già dedicare solo quattro minuti ad ogni risposta comporta più di mezz’ora solo per questa parte di accertamento. Tale strada sembra quindi poco percorribile.

Il rischio del secondo caso è nell'artificiosità di una domanda che comprenda tutte e nove le aree, o anche quello della parzialità dell’accertamento, se la domanda comprende un solo argomento.

Ci potrebbe essere una terza strada: partire da una domanda tematica estratta dal candidato e assegnare ad ogni sottocommissione la responsabilità di interloquire con l’aspirante dirigente ponendo quesiti in maniera autonoma, che attengono però a tutte le 9 materie.

Meglio ancora sarebbe se i diversi quesiti prendessero le mosse direttamente dal caso che il candidato deve affrontare, per dimostrare la sua capacità di risolvere i problemi.

Ma quanto tempo sarà dedicato all’accertamento orale?

Un mese è sufficiente per accertare la preparazione di tutti i candidati ammessi. Anche se si utilizzano solo 20 giorni lavorativi, ogni commissione potrebbe esaminare 5 candidati al giorno.

Quanto tempo per l’orale?
n. candidati n. commissioni n. candidati per commissione n. giorni dedicati n. candidati al giorno Ore giornaliere Orario antimeridiano? Orario pomeridiano?
3.795 38 circa 100 20 5 ? 8-13 (5 ore) 15-19 (4 ore)

Bisogna tuttavia capire se il tempo destinato è quello antimeridiano o pomeridiano: nel primo caso si avrebbe la possibilità di un accertamento disteso anche intorno a 60 minuti ciascuno, nel secondo caso l’accertamento diventerebbe necessariamente più veloce. Ci piace immaginare che, a livello nazionale, si diano disposizioni affinché le sottocommissioni utilizzino tutte le medesime unità temporali.

Intanto non resta che affinare la preparazione

Il programma d’esame potrà apparire ancora immenso e nebuloso; in realtà, essendo lo stesso delle due prove precedenti, il percorso di affinamento dovrebbe essere per tutti piuttosto agevole.

In linea di massima i candidati hanno studiato su manuali, hanno seguito piattaforme, frequentato corsi in presenza e webinar, si sono confrontati con i colleghi, hanno dibattuto sui social, si sono messi costantemente alla prova su più versanti, hanno riflettuto sui propri saperi proiettandoli sicuramente verso la nuova professione.

Cosa serve ancora per poter dimostrare di avere tutte le prerogative per diventare un dirigente “sufficientemente” adeguato?

L’aspirante dirigente deve innanzitutto controllare i propri punti di debolezza e cercare di sanarli, ma soprattutto dovrà farsi una mappa chiara ed articolata dei principali argomenti attinenti alle 9 macro-aree, in modo tale da poterli tenere facilmente sotto controllo: ordinando e riordinando le informazioni, revisionandole se necessario, integrandole tra di loro.

I 45 saggi del Manuale per la prova orale, che Tecnodid editrice ha recentemente pubblicato, potranno diventare un fil rouge utile a collegare meglio le conoscenze già possedete e ad approfondirle. Inoltre le 361 domande, riassunte nell’indice finale (cioè l’insieme dei titoli contenuti nei vari paragrafi dei 45 saggi), possono rappresentare una guida per mettere alla prova la capacità di rispondere con immediatezza e pertinenza alle richieste della commissione.

Mariella SPINOSI

CONCORSO DIRIGENTE SCOLASTICO: PREPARATI CON NOI ALLA PROVA ORALE

Per curare al meglio la preparazione alla prova orale del concorso a dirigente scolastico, Tecnodid editrice propone un kit di testi sui principali argomenti previsti dal colloquio:


OFFERTA: Acquistando il kit completo (5 volumi) il prezzo è di soli € 120 (anziché € 156).



Manuale per la prova orale
Cosa si chiede ai dirigenti del futuro?
a cura di G. Cerini, M. Spinosi, M.T. Stancarone

Accompagna in maniera mirata il candidato nell’acquisizione delle competenze tipiche della funzione dirigenziale. Con 45 saggi brevi, 10 studi di caso e 361 simulazioni di domande e risposte che coprono tutte le aree tematiche previste per il colloquio.
Analisi e soluzione di casi a scuola
Indicazioni operative e 15 casi svolti
di A. Carlini

Illustra una metodologia agevole per l’analisi e la soluzione di casi scolastici, con esempi di casi svolti che impegnano tutte le dimensioni della dirigenza scolastica: relazionale, educativa, organizzativa e amministrativa.
Il dirigente scolastico e la leadership della scuola
di M.G. Dutto

Un patrimonio di conoscenze e competenze indispensabili per la gestione della scuola in termini strategici e operativi: teorie e articolazioni della leadership, scenario nazionale e internazionale, modelli organizzativi, esercizio di una leadership centrata sugli studenti.
Una guida per il PTOF
di M.T. Stancarone

Focus sul Piano Triennale dell'Offerta Formativa: evoluzione storico-normativa, teorie sui modelli organizzativi, connessioni con gli altri documenti strategici, strumenti operativi, approfondimenti utili per intraprendere la carriera dirigenziale.
Insegnare e dirigere nella scuola digitale
di R. Baldascino

Tutto su scuola digitale e nuovi ambienti di apprendimento. Una parte importante è riservata alla e-leadership del dirigente scolastico a livello sia gestionale-amministrativo, sia educativo e didattico.

per informazioni

Fondo 440: i nuovi bandi

Educazione alla salute e alimentare, educazione stradale, contrasto a bullismo e cyberbullismo, emergenze educative, curriculum digitale dello studente: i bandi e le scadenze su Minitor440, la piattaforma web per monitorare e gestire i finanziamenti per l’arricchimento dell’offerta formativa.

Numerosi e con finalità ad ampio raggio sono i bandi che il Miur sta via via pubblicando nell’ambito dei finanziamenti per l’arricchimento dell’offerta formativa.

Per disporre di un unico agile strumento per monitorare e gestire i finanziamenti ex legge 440/97 messi a bando per le scuole, è stata predisposta dal Ministero la piattaforma Monitor 440 (http://monitor440scuola.it/).

Di seguito riportiamo i nuovi bandi con le relative scadenze:


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Concorso dirigenti scolastici: ecco gli ammessi all'orale

Reso noto da parte del Miur l’elenco degli ammessi alla prova orale del Concorso a Dirigente Scolastico. La prova scritta è stata superata da 3.795 candidati.

Con decreto dipartimentale 27 marzo 2019 n. 395 il Miur ha trasmesso l’elenco degli ammessi alla prova orale del concorso per il reclutamento di dirigenti scolastici da immettere nei ruoli regionali presso le istituzioni scolastiche statali, inclusi i centri provinciali per l’istruzione degli adulti.

Si tratta dei candidati che hanno  partecipato  alla  prova  scritta      ed hanno  conseguito  un  punteggio  complessivo  pari  o  superiore  a  70  punti. Tra questi coloro che sono stati ammessi alla prova scritta per effetto  di  provvedimenti  cautelari  monocratici  o  collegiali  del  T.A.R.  o  del  Consiglio  di  Stato, potranno partecipare con riserva alla prova orale, in attesa della definizione del contenzioso.

I candidati ammessi alla prova orale riceveranno comunicazione, esclusivamente a mezzo di posta  elettronica  all’indirizzo  indicato  nella  domanda  di  partecipazione  al  concorso,  del  voto conseguito nella prova scritta.

Il caldendario della prova orale sarà reso coto con successivo avviso.

Ricordiamo che la prova orale consiste in:

  • un colloquio che accerta la preparazione professionale del candidato nelle materie di esame;
  • una verifica della capacità di risolvere un caso riguardante la funzione del dirigente scolastico;
  • una verifica della conoscenza degli strumenti informatici e delle tecnologie della comunicazione normalmente in uso presso le istituzioni scolastiche;
  • una verifica della conoscenza della lingua prescelta dal candidato tra francese, inglese, tedesco e spagnolo al livello B2 del CEF, attraverso la lettura e traduzione di un testo scelto dalla Commissione e una conversazione nella lingua prescelta.

Al colloquio sulle materie d’esame, all’accertamento della conoscenza dell’informatica e all’accertamento della conoscenza della lingua straniera prescelta dal candidato, nell’ambito della prova orale, la Commissione del concorso attribuisce un punteggio nel limite massimo rispettivamente di 82, 6 e 12. Il punteggio complessivo della prova orale è dato dalla somma dei punteggi ottenuti al colloquio e nell’accertamento della conoscenza dell’informatica e della lingua. La prova orale è superata dai candidati che ottengono un punteggio complessivo pari o superiore a 70 punti.

La Commissione e le Sottocommissioni esaminatrici, prima dell'inizio della prova orale, determinano i quesiti da  porre  ai  singoli candidati per ciascuna delle materie  di  esame.  Tali  quesiti  sono proposti a ciascun candidato previa estrazione a sorte.

 

Preparati con noi alla prova orale con il Kit di preparazione alla prova orale e il volume Richiamo all'Europa


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Prova orale concorso dirigenti scolastici: abbinamento candidati-commissioni

Resi noti da parte del Miur i criteri con cui si procederà all'abbinamento dei candidati alle commissioni esaminatrici in occasione della prova orale del concorso a dirigente scolastico.

Con nota 22 marzo 2019 prot. n. 11180 il Miur comunica che l’elenco dei candidati ammessi alla prova orale verrà ordinato per codice fiscale in ordine alfabetico. I codici fiscali verranno assegnati in ordine di elenco alle 38 commissioni/sottocommissioni esaminatrici: alla commissione iniziale saranno assegnati i candidati n. 1, n. 39, n. 77 ecc.; alla sottocommissione n. 1 i candidati n. 2, n. 40, n. 78 ecc.; alla sottocommissione n. 2 i candidati n. 3, n. 41, n. 79, e così via.

Ciascuna commissione/sottocommissione convocherà i candidati assegnati a partire dalla lettera “M”. I calendari delle convocazioni verranno pubblicati sul sito internet del Ministero nella sezione dedicata al concorso.

I candidati dovranno presentarsi nelle rispettive sedi d’esame, nel giorno e nell’ora stabiliti, muniti di un documento di riconoscimento in corso di validità.

Non potranno essere accolte eventuali richieste di variazione della sede assegnata per lo svolgimento della prova.


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RICHIAMO ALL’EUROPA

Politiche scolastiche, sistemi educativi e professionalità

a cura di L. Maloni, R. Seccia

(marzo 2019, pagine 288, euro 32,00)

Il volume si propone di contribuire a rafforzare l’idea di cultura e identità europea e di facilitare il mondo della scuola nella progettazione europea e gli studenti nella ricerca di nuove opportunità per il proprio futuro.

Illustra le politiche europee in tema di educazione e i principali programmi, quindi entra nel merito dei sistemi educativi e delle professionalità. Contiene tavole di sintesi dei sistemi educativi, abstract dei più importanti documenti, domande per la conversazione in lingua, utili per le prove orali dei concorsi per dirigenti scolastici, insegnanti e DSGA.

Contributi di: Leonilde Maloni, Gianna Prapotnich, Rosa Seccia

maggiori informazioni

1 aprile 2019

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n. 131

I finanziamenti del sistema nazionale 0-6: una mappa

Gabriele VENTURA

La cornice complessiva di attuazione e monitoraggio del Piano 0-6

Il Piano nazionale di sviluppo del sistema di educazione e istruzione per i bambini da 0 a 6 anni si trova al suo secondo anno di attuazione. Non sono però ancora stati attivati gli organismi previsti nel D.lgs. 65/2017: Cabina di regia per il monitoraggio del Piano e Commissione tecnica per la redazione delle Linee guida per la continuità educativa per i bambini da 0 a 6 anni, ancorchè la seconda fosse già stata istituita con apposito DM del 2018 e per la prima siano stati designati da tempo da parte delle Regioni e dell'Anci nazionale i propri rappresentanti.

In compenso è stato attivato presso il Miur un gruppo di lavoro interno che avrebbe l'incarico, fra le altre cose, di provvedere a un'analisi del testo del D.lgs. in vista di una possibile revisione, valorizzando i punti di qualità e correggendo le criticità emerse in fase di prima attuazione.

Le prime indicazioni in materia sono state dichiarate dal coordinatore del gruppo di lavoro (E. Puricelli) incaricato dal Ministro, nell'ambito di un convegno organizzato a Milano nel mese di febbraio dalla Regione Lombardia e dalle Associazioni delle scuole paritarie private e dei genitori. Erano inspiegabilmente assenti, fra i relatori previsti nel programma del convegno, i rappresentanti dell'Anci regionale e/o di alcuni comuni capoluogo.

L’erogazione delle risorse finanziarie

I contributi ministeriali previsti per l'attuazione del Piano nazionale per l'esercizio 2018 sono stati distribuiti alle regioni sulla base di parametri nazionali concordati nell'ambito della Conferenza Unificata Stato-Regioni-Comuni, mentre è rimasta invariata la procedura vigente per i contributi alle scuole d'infanzia paritarie (a gestione comunale e/o privata). Resta a questo riguardo ancora incompiuta (a dire il vero nemmeno attivata) una funzione di monitoraggio a livello nazionale da parte del Miur di quanto e come gli USR a livello decentrato provvedano a distribuire ai soggetti gestori i finanziamenti.

Il Fondo nazionale 0-6 (229 milioni di euro)

Il procedimento di calcolo del contributo statale previsto per i servizi educativi da 0 a 3 anni nel Piano nazionale per l'esercizio 2018 presenta qualche complessità tecnica, determinata dalla valutazione di opportunità emersa circa l'obiettivo di favorire pro quota lo sviluppo dei servizi educativi per i bambini da 0 a 3 anni nelle aree del Paese che ne sono meno dotate. Ad oggi resta confermata la scelta di un’attribuzione diretta da parte del Miur ai comuni o loro unioni, in funzione di percettori diretti di quota parte dei contributi (laddove siano anche soggetti gestori), ma anche di intermediari programmatici per l’erogazione di servizi a gestione privata paritaria e/o accreditata. Resta da definire meglio per il futuro, a questo proposito, una quota specifica destinata alla formazione degli operatori dei servizi di ogni tipologia di gestione e al sostegno all'attivazione della funzione di coordinamento pedagogico territoriale, comprendendo in quest'ambito anche le scuole d'infanzia statali.

Il Fondo nazionale per le sezioni primavera (10 milioni di euro)

In attesa di ulteriori sviluppi verso un obiettivo di integrazione di questi fondi nel Piano nazionale, come da richiesta avanzata da Anci Nazionale, ma nel quadro di una più ampia e approfondita riflessione sui criteri di erogazione alle regioni e ai soggetti gestori da parte dei comuni, si è ritenuto opportuno prorogare per l'a.s. 2018/19 l'intesa relativa alle sezioni primavera. Gli USR e/o le regioni, a seconda dei casi e del tipo di accordi stabiliti a livello regionale, hanno provveduto a istruire bandi e/o provvedimenti di erogazione. Non risultano ad oggi ancora assunti da parte del Miur i provvedimenti di assegnazione effettiva delle risorse corrispondenti all'a.s. 2018/19.

Il Fondo nazionale per lo sviluppo dei poli scolastici 0-6 (150 milioni di euro)

Il Fondo, istituito con apposito DM nel 2017, è stato ripartito per regioni. Non risultano però agli atti, se non in qualche caso raro, i provvedimenti programmatori specifici delle regioni che hanno assunto determinazioni varie e diverse sul piano istruttorio (N.B. Le indicazioni contenute nel DM parlavano di un minimo e di un massimo di progetti da 1 a 3 per regione). Risulta peraltro che la procedura di verifica preventiva del Miur sia ancora in corso su aspetti specifici di dettaglio di natura amministrativa, in ordine alla definizione dei costi per unità di progetto e per tipologie di costo. In sostanza siamo ancora in alto mare sul piano attuativo.

Il Fondo nazionale e regionale previsto nell'ambito del programma di contrasto della povertà educativa da 0 a 6 anni (66 milioni di euro)

A due anni dall'istituzione del bando nazionale per il contrasto delle povertà educativa per la fascia di età da 0 a 6 anni, da parte dell'impresa sociale "Con i bambini", individuata come soggetto gestore dall'Associazione delle fondazioni bancarie (ACRI), con una dotazione complessiva di 66 milioni di euro, determinata anche con uno specifico contributo governativo e con una ripartizione su base regionale per una quota parte e su base nazionale per un'altra quota parte, sono disponibili alcuni dati di carattere generale che vanno ad aggiungersi al quadro fin qui delineato.

Il Fondo straordinario per le città metropolitane del Mezzogiorno (21 milioni di euro)

Si aggiunge a tutto ciò, ora (marzo 2019), un provvedimento straordinario assunto dal Consiglio dei Ministri, che riguarda le città metropolitane del Mezzogiorno, che a sua volta si somma ai residui ancora attivi di fondi europei assegnati nel 2012 dal Governo pro-tempore a 4 regioni meridionali (Campania, Sicilia, Puglia e Calabria).

Insomma, il quadro riepilogativo che pubblichiamo in allegato testimonia che l'insieme delle risorse andrebbe meglio monitorato e coordinato, perchè l'ammontare complessivo risulta tutt'altro che irrisorio, ma la sua produttività concreta e reale rispetto ai risultati, nonchè la coerenza rispetto alle finalità, restano ancora una scommessa da tutta da vincere.

Gabriele VENTURA

Cyberbullismo: il ruolo del docente referente

Patrizia FASULO

Gli scenari (inattesi) del cyberbullismo

Il cyberbullismo è una forma di violenza solo parzialmente sovrapponibile sul piano strutturale e relazionale al bullismo. Può avere un effetto diretto, colpire una persona attraverso un instant message ma anche un effetto indiretto, rendendo pubblicamente visibile e replicabile la violenza prodotta. Sempre maggiore è il numero delle vittime del fenomeno: i dati Istat descrivono un costante aumento e vengono anche confermati dalla Polizia postale e delle comunicazioni.

Eppure alcuni pregiudizi, molto diffusi, continuano a considerare bullismo e cyberbullismo come semplici ragazzate, proprie dei normali percorsi di crescita degli adolescenti, oppure i bulli vengono catalogati come ragazzi insicuri e problematici. Se è pur vero che colui che non calcola gli effetti dei propri click manca di senso critico e maturità, recenti studi hanno rilevato come negli adolescenti ci sia un’associazione tra competenze digitali tecnologiche e cyberbullismo: saper usare bene le tecnologie, anche in compiti complessi, si associa spesso ad un comportamento che può portare al cyberbullismo, come pure alla vittimizzazione su internet.

Un punto di partenza: la legge 71/2017

La legge n. 71 del maggio 2017, "Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”, costituisce un significativo punto di partenza nel percorso di prevenzione e contrasto di questo fenomeno.

L’art. 1 della norma definisce, per la prima volta nel nostro ordinamento, i caratteri peculiari del cyberbullismo e lo delinea come “qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d'identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo”.

Gli strumenti di tutela offerti dalla legge

Il testo presenta nuovi strumenti di tutela, in particolare: per la vittima l’istanza di oscuramento, per l’autore dell’atto di bullismo la procedura di ammonimento del Questore.

Questo nuovo strumento (art. 7), previsto nei confronti del minore ultraquattordicenne autore della condotta molesta, non prevede un termine di durata massima, ma specifica che gli effetti cesseranno al compimento della maggiore età. Ciononostante rappresenta un significativo deterrente, per incidere in via preventiva sui minori ed evitare che comportamenti frequentemente assunti con leggerezza possano avere conseguenze gravi sia per le vittime che per gli autori.

La legge offre altri spunti interessanti: non demonizza internet e prevede un piano strutturale di interventi nonché, un'alleanza educativa non solo tra scuola e famiglia, ma in sinergia con la rete dei sevizi territoriali.

L’art. 4 prevede l’adozione da parte del Miur di “Linee di orientamento per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo nelle scuole”, e sollecita gli USR a promuovere reti di scuole per realizzare azioni integrate di contrasto mediante la nomina di un referente in ogni istituto.

L’art. 5 regola l’obbligo di informazione tempestiva alle famiglie da parte del dirigente scolastico, l’adeguamento dei Regolamenti delle istituzioni con sanzioni disciplinari commisurate alla gravità degli atti, e del Patto di corresponsabilità con specifici riferimenti alle condotte di cyberbullismo.

Le azioni di prevenzione del Miur

Il testo normativo rafforza il lavoro già svolto in precedenza dal Miur nella prevenzione attraverso una serie di azioni:

- le Linee di orientamento per azioni di prevenzione e di contrasto al bullismo e al cyberbullismo del 2015, in cui si delineava la figura del cyberbullo, si portavano all’attenzione fenomeni come cyberstalking, sexting, si davano indicazioni sui programmi di informazione e si affidavano ai Centri territoriali di supporto (CTS) degli USR le azioni di contrasto del fenomeno;

- la Legge 107/2015, che indicava fra gli obiettivi prioritari, su cui le scuole dovevano impostare la propria offerta formativa, “prevenzione e contrasto della dispersione scolastica, di ogni forma di discriminazione e del bullismo, anche informatico…”;

- il Piano di formazione docenti del 2016 (nella parte: Coesione sociale e prevenzione del disagio giovanile), che suggeriva la formazione di almeno due docenti per scuola al fine di investire maggiormente sulla creazione dei contenuti (competenza digitale) e sul contrasto al cyberbullismo;

- le Linee di orientamento per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo del 2017, che ribadivano “la formazione del personale, la partecipazione di un proprio referente per ogni autonomia scolastica, la promozione di un ruolo attivo degli studenti, nonché di ex studenti che abbiano già operato all’interno dell’istituto scolastico in attività di peer education, la previsione di misure di sostegno e di rieducazione dei minori coinvolti”;

- il Progetto www.generazioniconnesse.it, che consente alle scuole di identificare i propri bisogni, le aree di miglioramento e le azioni da intraprendere per giungere all’elaborazione di un progetto specifico;

- il Piano nazionale per la prevenzione dei fenomeni di bullismo e cyberbullismo, volto ad individuare delle scuole-polo regionali, a curare l’attività di comunicazione, informazione e formazione in rete per i docenti, sensibilizzare gli studenti, le famiglie e tutte le componenti della comunità scolastica e territoriale sulla prevenzione del fenomeno.

L’ultima attività proposta dal Miur è il percorso sulle strategie anti-bullismo inserito nella piattaforma Elisa (www.piattaformaelisa.it) per la formazione dei docenti referenti. Il percorso si compone di 4 corsi, per un totale di 25 ore, che spaziano dalla definizione di cyberbullismo ad azioni per prevenire il fenomeno.

Il ruolo del docente referente

Ciò detto, il compito del referente dell’istituzione risulta pienamente coerente con la scelta legislativa di contrasto del cyberbullismo con azioni di tipo sistemico, favorendo in tal modo l'elaborazione di un modello di e-policy d’istituto. Nell’ambito dell’istituzione scolastica tale docente potrà, quindi, svolgere un importante compito di supporto al dirigente scolastico per la revisione/stesura di regolamenti (Regolamento d'istituto), atti e documenti (PTOF, PdM, Rav), raccogliere e diffondere le buone pratiche educative, organizzative e azioni di monitoraggio.

Accanto a questi compiti, una forma di prevenzione utile è certamente una mobile literacy che sviluppi il senso critico, la fruizione responsabile dello studente, in una prospettiva che veda partecipe anche la famiglia. Sarebbe auspicabile la figura di un docente che, assieme all’animatore digitale, sappia sviluppare attività che riguardino non solo le competenze digitali, ma anche quelle relazionali, affrontando il cyberbullismo e la violenza di genere, e quindi svelando come questi atti possano replicare stereotipi da superare, in un’ottica di cittadinanza attiva e digitale.

La cittadinanza digitale

Il docente referente dovrà tenere conto del documento “Indicazioni nazionali e nuovi scenari”, che individua quelle digitali tra le competenze chiave irrinunciabili nei curricoli delle scuole, evidenziando che “la maggior parte della competenza è costituita dal sapere cercare, scegliere, valutare le informazioni in rete e nella responsabilità nell’uso dei mezzi, per non nuocere a se stessi e agli altri”.

Il referente conosce il “Sillabo per l’educazione civica digitale” (scaricabile dal sito Generazioni Connesse) e le "Linee guida per il rispetto", che ricordano che un approccio improntato alla responsabilità passa anche dall’educazione alla cittadinanza digitale.

Poiché è comprovato il collegamento tra insuccesso, dispersione scolastica e cyberbullismo, risultano necessari professionisti che sappiano promuovere, assieme agli altri docenti, non soltanto un atteggiamento di contrasto a questi episodi, ma anche un significativo percorso di cittadinanza digitale, che si inserisca attivamente nelle varie fasi dell’educazione, scolastica e non, dei nostri studenti.

Patrizia FASULO

Esame di Stato 2018/19: formazione commissioni

Emanata la circolare che dispiega termini e modalità per la formazione delle commissioni degli esami di Stato conclusivi dei corsi di istruzione secondaria di II grado. Domande tramite istanza POLIS dal 27 marzo al 12 aprile.

Presso le istituzioni scolastiche statali e paritarie sede dell'esame conclusivo del secondo ciclo di istruzione sono costituite le commissioni d'esame, una ogni due classi, presiedute da un presidente esterno all'istituzione scolastica e composte da tre membri esterni e, per ciascuna delle due classi, da tre membri interni. In ogni caso, è assicurata la presenza dei commissari delle discipline oggetto della prima e della seconda prova scritta.

Quando la disciplina oggetto della prima prova è affidata a un commissario esterno, la disciplina o le discipline oggetto della seconda prova sono attribuite a uno o più commissari interni e viceversa. Gli altri commissari interni sono individuati nel rispetto dell'equilibrio delle discipline.

I commissari esterni e il presidente sono nominati dal dirigente preposto all'Ufficio scolastico regionale. I commissari interni sono designati dai competenti consigli di classe.

I candidati esterni sono assegnati alle commissioni degli istituti scolastici statali e paritari e il loro numero non può superare il cinquanta per cento dei candidati interni. Ciascuna classe non può avere più di trentacinque candidati in totale.

Con circolare 26 marzo 2019, prot. n. 5222 il Miur fornisce istruzioni, modelli e illustra la tempistica degli adempimenti amministrativi e tecnici:

Attività

Periodo/Data

1

Compilazione automatica delle proposte di configurazione (Modelli ES-0) da parte delle istituzioni scolastiche

27/3/2019 - 12/4/2019

2

Compilazione automatica dei modelli ES-C (commissari interni) da parte delle istituzioni scolastiche.
Monitoraggio e verifica dei modelli ES-0 e relativi modelli ES-C registrati a sistema in formato pdf, da parte degli Ambiti Territoriali Provinciali.

1/4/2019 - 12/4/2019

3

Gestione delle configurazioni delle commissioni da parte degli Uffici Scolastici Regionali, per il tramite degli Ambiti Territoriali Provinciali

15/4/2019 - 30/4/2019

4

Trasmissione, tramite istanza POLIS, delle schede di partecipazione (Modelli ES-E e ES-1)

27/3/2019 - 12/4/2019

5

Termine per la designazione dei commissari interni da parte dei consigli di classe

2/4/2019

6

Verifica e convalida delle schede di partecipazione (Modelli ES-1) da parte degli Istituti Scolastici e degli Ambiti Territoriali Provinciali

15/4/2019 - 30/4/2019

7

Termine ultimo per il recapito, dai dirigenti scolastici agli Uffici Scolastici regionali degli elenchi riepilogativi:
- degli aspiranti che hanno presentato il Modello ES-1
- degli esonerati, dei docenti con ruolo di referente del plico telematico e dei docenti che abbiano omesso di presentare la scheda (con indicazione dei motivi)

17/4/2019

8

Pubblicazione Elenchi regionali dei Presidenti da parte degli Uffici scolastici regionali

3/5/2019


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Formazione docenti neo-assunti: aperta la sezione tutor

In aggiunta alle numerose iniziative regionali e territoriali svolte in supporto della formazione dei docenti-tutor, l'Indire mette a disposizione una sezione on line interamente dedicata a questa figura.

L'ambiente online Indire apre la funzione di auto-registrazione ed accesso per i docenti tutor. In questo ambiente, per ciascun docente assistito, i tutor potranno:

  • compilare un questionario di monitoraggio relativo all’esperienza fatta;
  • scaricare il relativo attestato.

Il questionario è volto a raccogliere, per ciascun docente accolto, la sua opinione sull’esperienza di peer to peer o di osservazione in classe; non ha finalità valutative, ma solo di monitoraggio dell’efficacia di questa fase del percorso formativo. L’invio del questionario, compilato per ciascun docente, consente di scaricare l’attestato sull’attività di tutoraggio effettuata.

Anche quest'anno sono disponibili i contenuti formativi su “L’Agenda 2030 e gli obiettivi di sviluppo sostenibile”, realizzati da ASviS– MIUR. Si tratta di una serie di 20 lezioni della durata di circa 10 minuti ciascuna per un impegno complessivo di circa 180 minuti offerti per una fruizione libera in auto-formazione.

Nella sezione Toolkit dell'ambiente online, infatti, si possono trovare esempi, modelli ed indicazioni per ogni fase del percorso di accompagnamento all'anno di formazione e prova.


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Esame di Stato I ciclo 2017/18: tutti i dati

Pubblicati da parte del Miur i dati statistici sugli esiti dell’esame di Stato e degli scrutini nella scuola secondaria di I grado relativi all’a.s. 2017/2018, che ha visto importanti modifiche in materia di modalità di valutazione, di svolgimento dell’esame e di rilascio della certificazione delle competenze, a seguito dell'entrata in vigore del d.lgs. 62/2017.

Il 98,3% degli studenti è stato ammesso all’esame e il 99,8% lo ha superato. Si conferma una tendenza ininterrotta dal 2010/2011. Gli ammessi sono stati il 98% nel 2016/2017 e il 97,6% nel 2015/2016. Il 99,8% di licenziati si conferma stabile per il terzo anno consecutivo.

Sardegna, Valle d’Aosta, Sicilia e Piemonte registrano un tasso di ammissioni all’Esame inferiore rispetto a quello nazionale. Al di sopra della media, invece, Basilicata e Abruzzo, dove il tasso di ammissione supera quello nazionale rispettivamente dello 0,8% e dello 0,6%.
I licenziati con voto sei sono stati il 22,1%, quelli con sette il 28,2%, il 23,7% con otto, il 16,6% con nove, il 5,4% con dieci, il 4% con dieci e lode. La regione con il minor numero di sei è l’Umbria (16,2%), quella con il numero maggiore la Sicilia (26,3%). La Valle d’Aosta registra il minor tasso di dieci e dieci e lode (5,3%). Gli studenti più brillanti risultano essere in Puglia e Calabria (13,5% di dieci e dieci e lode).

Il tasso di promozione è equilibrato tra la componente maschile e femminile. Ma se il 58,8% degli studenti ha conseguito la promozione con voto sei o sette, la stessa percentuale delle studentesse ha riportato un voto pari o superiore a otto.

Sia a conclusione del primo che del secondo anno, la percentuale di promossi è aumentata di 0,4 punti percentuali rispetto al 2016/17. Al primo anno si registra il 98,6% di promosse e il 97,2% di promossi; al secondo le rispettive percentuali sono 98,8% e 97,8%. Hanno riportato risultati migliori rispetto alla media nazionale, in termini di ammissioni, gli studenti di Basilicata (+1,1%); Veneto, Abruzzo e Calabria (+0,6%); Emilia e Puglia (+0,5%).

Leggi il report Miur


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Ricostruzione di Carriera


Per rispondere ai bisogni complessi degli operatori della scuola, che spesso non hanno vite lavorative lineari, Tecnodid presenta Carriera Scuola, un software per lo sviluppo e il controllo delle ricostruzioni di carriera, ad uso sia di persone singole che di enti e associazioni di categoria.

Per utilizzarlo basta la sola connessione a internet: nessun programma da installare e nessuna manutenzione, in quanto gestito direttamente da Tecnodid. Con l’inserimento di poche informazioni anagrafiche e relative al servizio pre-ruolo e di ruolo, il software sviluppa la carriera del personale del comparto scuola (compresi gli insegnanti di religione ed i passaggi di ruolo con relativa temporizzazione) e definisce gli inquadramenti retributivi.

Restituisce la riproduzione del decreto di ricostruzione come dovrebbe essere, in modo da poter controllare la correttezza del provvedimento ufficiale, e visualizza i possibili passaggi di gradone futuri. Saranno poi implementate funzioni previdenziali, come la determinazione della prima data teorica per il perfezionamento del diritto a pensione.


per maggiori informazioni




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Coordinamento redazionale a cura di Giancarlo Cerini

Direttore responsabile Gabriella Crusco

Autorizzazione Tribunale di Napoli n. 65 del 20/12/2016

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