Scuola7 6 maggio 2019, n. 135

Scuola7

la settimana scolastica

6 maggio 2019, n. 135


In questo numero parliamo di:



Il documento del 15 maggio (D. Ciccone)

Passa alla Camera l’educazione civica (M. Campione)

BES: parliamone (R. Stornaiuolo)

Una legge per la sicurezza delle scuole? (B. Sozzi)

I numeri e la storia (F. Marostica)

Concorso dirigenti scolastici: calendario prova orale

Reinserimento nelle GaE: istruzioni

Accesso agli atti Miur: regolamento

Rendicontazione scuole: la nuova piattaforma

Sicurezza e privacy: formazione personale ATA

Licei musicali: seconda ora di strumento


Settimanale di informazione scolastica.
© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diIl documento del 15 maggio
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6 maggio 2019

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n. 135

Il documento del 15 maggio

Domenico CICCONE

Un documento “cerniera” per un esame all’altezza delle aspettative

Il documento del Consiglio di classe, ai sensi dell’art. 17, comma 1, del D.lgs. n. 62 del 2017, assume una rilevanza cruciale nella nuova modalità di svolgimento degli esami di Stato del II ciclo di istruzione. La consueta denominazione Documento del 15 maggio sottolinea la sua funzione di atto finale, assunto ed approvato in una collocazione temporale cumulativa e consuntiva, e rende esplicita la sua mansione di documento "cerniera" tra il Consiglio di classe e la commissione d’esame, che diventa perfino strategico sulla base di alcuni irrinunciabili passaggi che devono caratterizzarne la redazione e l’approvazione.

A rigore di normativa, il Documento esplicita contenuti, metodi, mezzi, spazi e tempi del percorso formativo, criteri e strumenti di valutazione adottati ed obiettivi raggiunti, nonché ogni altro elemento che lo stesso Consiglio di classe ritenga utile e significativo ai fini dello svolgimento dell'esame. Nella nuova struttura dell’esame di Stato, poi, oltre a rappresentare, come una vera e propria fotografia, la situazione della classe così come si è delineata nell’ultimo triennio e definita nell’ultimo anno, assume compiti nuovi e importanti:

  • illustrare le attività, i percorsi e i progetti svolti nell’ambito di Cittadinanza e Costituzione, realizzati in coerenza con gli obiettivi del PTOF;
  • comunicare le modalità con le quali l’insegnamento di una disciplina non linguistica (DNL) in lingua straniera è stato attivato con metodologia CLIL;
  • descrivere i percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento, già denominati attività di alternanza scuola-lavoro, compiuti nel corso del triennio. Su tali percorsi i candidati dovranno relazionare nel corso del colloquio, anche servendosi di presentazioni o strumenti multimediali.

Un documento orientativo per le commissioni d’esame

In sede d’esame la commissione tiene conto del documento finale nell'espletamento dei lavori e nella predisposizione dei materiali per il colloquio, ai sensi dell'articolo 2 del D.M. n. 37 del 2019, nonché nella predisposizione della seconda parte della seconda prova presso gli istituti professionali.

La discriminante positiva, in termini di efficacia comunicativa adeguata all’esauriente riferimento tra docenti della classe e commissione di esame, è costituita dalla capacità del Consiglio di classe di indicare in maniera esaustiva e coerente le piste cognitive percorse, sia in maniera trasversale sia in maniera strettamente disciplinare, per la costruzione delle competenze del PeCuP di riferimento.

Questa finalità, che rende il documento in certo senso orientativo dei lavori della commissione d’esame, può essere raggiunta efficacemente allegando eventuali atti e certificazioni relativi alle prove effettuate e alle iniziative realizzate durante l'anno scolastico in preparazione dell’esame di Stato, ai percorsi per le competenze trasversali e l'orientamento, agli stage e ai tirocini eventualmente effettuati, nonché alla partecipazione studentesca ai sensi del DPR n. 249 del 1998.

Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento (PCTO)

I percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento, più noti con l’acronimo PCTO, concorrono alle valutazioni sia disciplinari sia del comportamento, secondo quanto stabilito in sede di redazione ed approvazione del PTOF, e possono incidere nell’attribuzione del credito scolastico in termini di scelta della fascia bassa o alta della banda prevista. Le esperienze svolte nel contesto scuola-azienda hanno mantenuto, nell’esame di Stato, la funzione iniziale contenuta nella L. 107/2015, costituendo uno degli elementi portanti del colloquio. L’errata convinzione emersa dal provvedimento di cui alla L. 145/2018, volto a ridimensionare il modello consolidato dell’alternanza scuola-lavoro, sia nella sua attinenza con i contesti lavorativi e produttivi, sia nella sua connotazione di metodologia cardine tra la scuola e il contesto socio-economico, non ha per nulla affievolito la valenza delle esperienze dei PCTO e la funzione delle stesse, quale poderoso strumento per una reale e veritiera valutazione dell’aderenza del candidato al profilo di uscita caratterizzante il percorso di studi seguito.

Questa funzione attribuita ai PCTO, perfino rafforzata rispetto a quanto inizialmente previsto per l’alternanza scuola-lavoro, riconosce loro un valore che non soltanto li correla all’esperienza in sé, ma si spinge verso una riflessione sul significato, in termini lavorativi e orientativi, per il futuro dello studente impegnato nell'esame di Stato.

Cittadinanza agita e raccontata

Esiste una tradizione consolidata nelle scuole secondarie di II grado in ordine alla trattazione di tematiche attinenti a Cittadinanza e Costituzione.  Appare significativa la possibilità, data dal colloquio, di valorizzarle mostrando ciò che gli studenti hanno svolto nel corso del triennio conclusivo, in particolare nell’ultimo anno di corso. Questo consente di palesare alla commissione le competenze maturate nella fondamentale sfera della cittadinanza attiva e dei diritti e doveri ad essa legati.

Nel documento del Consiglio di classe potranno essere opportunamente segnalati e valorizzati i percorsi svolti da ciascuno degli studenti, con particolare attenzione alla Carta costituzionale, ma anche alle Carte dei diritti fondamentali più importanti che hanno sottolineato la storia dell’umanità.

Le indicazioni del Consiglio di classe per i colloqui

Generalmente, nel periodo intercorrente tra la correzione delle prove e l’inizio dei colloqui, la commissione deve predisporre i tempi, le procedure e gli strumenti per lo svolgimento corretto e legittimo di questi ultimi.

Oltre alla deliberazione delle modalità di conduzione del colloquio, che deve riguardare tempi, modalità, modelli relazionali e atteggiamenti della commissione, è appropriato stabilire e condividere i criteri di valutazione.

È preferibile che tale condivisione avvenga esplicitando in una griglia gli indicatori e i descrittori, con relative fasce di valore espresse in ventesimi, in maniera tale da riuscire a tenere sotto controllo, mediante uno strumento strutturato e partecipato, l’intero procedimento che sottende l’attuale prova orale dell’esame di Stato.

La preparazione delle tre buste

In un’apposita sessione di lavoro preliminare, dedicata appositamente alla preparazione dei materiali per l’avvio del colloquio, con il fine di garantire trasparenza e pari opportunità per tutti i candidati, la commissione deve stabilire una serie significativa di “testi, documenti, esperienze, progetti e problemi per verificare l'acquisizione dei contenuti e dei metodi propri delle singole discipline, nonché la capacità di utilizzare le conoscenze acquisite e metterle in relazione per argomentare in maniera critica e personale, utilizzando anche la lingua straniera”.

La commissione, in coerenza con il documento del Consiglio di classe, che assume anche in questo caso una rilevanza determinante, predispone per ogni singola classe un numero di buste, contenenti i materiali sopra specificati, pari al numero dei candidati aumentato almeno di due unità, così da assicurare che anche l'ultimo candidato possa esercitare la scelta tra tre buste. Infatti per ognuno dei colloqui, alla presenza del candidato, il presidente prende tre buste e le sottopone allo stesso, consentendogli di sceglierne una.

La novità dell’estrazione dell’argomento, resa quasi suggestiva dai mezzi di informazione, è stata lungamente ed efficacemente sperimentata nei concorsi per l’assunzione del personale della scuola. Piuttosto anche in questo caso il Consiglio di classe dovrà essere efficace nel predisporre materiali, prove ed esercitazioni, che possano orientare e indirizzare la commissione verso “testi, documenti, esperienze, progetti e problemi” realmente efficaci per gli scopi del colloquio.

Ulteriori approfondimenti su Notizie della scuola n. 16 del 16/30 aprile 2019, numero monografico interamente dedicato al documento del 15 maggio.

Domenico Ciccone

Passa alla Camera l’educazione civica

Marco CAMPIONE

Il voto all’unanimità della Camera dei Deputati

Il 2 maggio la Camera ha approvato all’unanimità, con 3 astenuti, la legge sull’insegnamento dell’educazione civica, con pochissime modifiche rispetto al testo unitario licenziato dalla commissione di merito. Sono stati respinti gli emendamenti a prima firma Ascani (PD), che chiedevano di finanziare con 30 milioni il lavoro dei docenti e con ulteriori 20 (la legge ne stanzia 4) la formazione degli stessi. Si partiva da articolati molto diversi tra loro, da quelli che vogliono ripristinare l’ora di educazione civica tout court, anche per il forte valore evocativo e simbolico che può avere il richiamare fin dal nome i “bei tempi”, a quelli più rispettosi dell’autonomia delle scuole e dei docenti, che mantengono un impianto trasversale e collegiale.

La questione della trasversalità

Quello della trasversalità è un punto importante ed è una costante per iniziative che vanno a toccare la didattica: il dibattito infatti tende sempre ad avvitarsi in una polemica tra discipline e competenze. Per paura di urtare i laudatores temporis acti in servizio permanente effettivo, si argomenta spesso ribadendo l’ovvio, cioè che hanno ragione entrambi. Voglio invece essere per una volta schietto: la polemica sulla contrapposizione tra discipline e competenze sul piano delle politiche concrete non ha senso, perché è già stata risolta con l’equilibrio trovato nelle Indicazioni e nelle Linee guida. Invece una discussione sul piano teorico è legittima (anzi opportuna, vista la ciclicità con cui si ripropone), ma fino a quando non avrà trovato sbocchi in modifiche dell’ordinamento resta appunto teorica. E fare una legge completamente svincolata dall’ordinamento vigente, come alcuni avrebbero voluto anche in questa occasione, non è una soluzione seria.

Le difficoltà di Cittadinanza e Costituzione

La domanda è semmai perché le Indicazioni, in particolare quelle per i licei, facciano tanta fatica a trasferirsi dalla carta alla scuola agita. Come ha scritto Mauro Piras su Rivista dell’Istruzione n. 2-2019, “la pratica didattica, nella scuola secondaria, soprattutto di secondo grado, spesso tende a restare disciplinare, contenutistica e legata ai voti. Questo crea una contraddizione che spiega la difficoltà in cui si muove Cittadinanza e Costituzione: nella pratica scolastica, una disciplina viene ‘fatta davvero’ se ha un numero di ore definito, insegnanti dedicati e un voto in pagella; altrimenti, anche se è prevista come obiettivo di apprendimento, viene di fatto trascurata”. Per poi concludere che “una soluzione adeguata deve ovviare a queste mancanze, ma non deve tradire l’idea di una didattica aperta e non irrigidita sui contenuti disciplinari”.

Pregi (pochi) e difetti (molti) dell’impianto complessivo

La legge approvata in un ramo del Parlamento va in questa direzione? Anticipo le conclusioni per dire che secondo me non lo fa. È certamente una legge con elementi apprezzabili, in particolare gli artt. 6, 7 e 8: formazione dei docenti (certo 4 milioni sono davvero pochi); ruolo delle famiglie, dal quale non si può prescindere mai, ma ancor di più su tematiche come questa; ruolo del territorio, con la valorizzazione delle esperienze extra-scolastiche e il coinvolgimento del terzo settore e delle autonomie territoriali, anche con la costituzione di reti ad hoc. Su quest'ultimo punto c’è purtroppo da segnalare anche un neo (se piccolo o grande lo giudicherà il lettore), introdotto con un emendamento, peraltro approvato all’unanimità, che prevede che i criteri per l'individuazione dei soggetti “con cui le istituzioni scolastiche possono collaborare” debbano essere stabiliti da un decreto del Ministro: ennesimo segnale che l’autonomia delle scuole proprio non riesce ad essere rispettata dal legislatore, a cominciare dal lessico ("ti dico io cosa puoi o non puoi fare") che utilizza per limitarla. Con in più il rischio che qualsiasi spinta delle scuole ad organizzarsi autonomamente sia soffocata nella culla, in attesa di un decreto che, conoscendo i tempi del Miur, non si sa quando arriverà. Quanto sono lontani i tempi del “tutto ciò che non è vietato è consentito”, slogan coniato da Berlinguer quando varò l’autonomia scolastica vent’anni fa.

Vorrei (un’ora in più), ma non posso…

Ma è l’art. 11 che mette in luce con un'evidenza abbagliante il non detto della norma: un comma apre alla prospettiva “dell’eventuale modifica dei quadri orari che aggiunga l’ora di insegnamento di educazione civica”. Il legislatore tradisce così il suo “vorrei l’ora in più, ma non posso”, quindi faccio altro, ma lo costruisco dal punto di vista normativo “come se”, scaricando sulle scuole la patata bollente. La sensazione è che, se si è (per ora: le cose possono sempre peggiorare al Senato) abbandonato l’impianto additivo, cogliendo elementi di parte delle opposizioni (ad esempio la PDL della Sen. Malpezzi o gli emendamenti dell’On. Fusacchia), non è perché ci si è convinti che sarebbe stato un errore, ma per ragioni molto più prosaiche.

L’ora in più infatti sarebbe stata troppo costosa, in termini non solo di scelte sulle coperture, ma anche di consenso verso alcune platee di docenti. Qualche numero: esclusa la scuola dell’infanzia, che la stessa legge tiene sullo sfondo, le classi delle scuole statali sono circa 330.000, quindi per un’ora in più servirebbero almeno 17.000 docenti e come minimo 600 milioni; si aggiunga che pochi giorni fa il Governo si è impegnato a trovarne altri 900 per “recuperare il potere d’acquisto” del comparto: dove troveranno 1,5 miliardi? Un’ora in più significa anche dover definire chi insegna, alimentando la polemica tra storici e giuristi: scegliere significa accontentare, ma anche scontentare; si è preferito glissare.

Riempire un secchio o accendere un fuoco?

Il risultato è quindi un ibrido, che investe le scuole dei problemi che la politica non ha saputo o voluto risolvere. Ricorrendo alla nota metafora, il principale problema di questa legge è che cerca di tenere insieme chi pensa che educare significhi “riempire un secchio” e chi invece “accendere un fuoco”. Sono due concezioni difficilmente conciliabili, e questa contraddizione viene - tanto per cambiare - scaricata sulle scuole. Così l’insegnamento diventa curricolare, ma senza “nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”; rispolvera l’educazione civica per strizzare l’occhio ai nostalgici, ma senza trascurare il richiamo più contemporaneo alla cittadinanza digitale e al mondo del lavoro; ha un numero di ore definito (33, 1 a settimana), ma non sono ore aggiuntive; prevede un voto finale, ma abroga inspiegabilmente il comma del d.lgs. 62/2017 che introduceva le competenze di cittadinanza tra quelle oggetto di verifica nell’esame di Stato del II ciclo; è “trasversale”, ma viene affidato “ai docenti abilitati all’insegnamento delle discipline giuridiche ed economiche, ove disponibili (sic)”; si istituisce il docente coordinatore che propone anche il voto, ma “acquisendo elementi conoscitivi dai docenti a cui è affidato l’insegnamento”.

La (non) scelta dei contenuti

A completare il quadro un elemento paradossale, almeno per chi ricorda le polemiche che hanno accompagnato l’approvazione della Buona Scuola: molto si è ironizzato sul comma 7 e le sue 17 lettere di “obiettivi formativi prioritari”; cosa accadrà adesso che i contenuti per un unico insegnamento, educazione civica, vengono sviluppati in tre articoli, una dozzina di commi e 15 lettere?

Ribaltare l’approccio del "tormentone" sull’ora aggiuntiva

Su Avvenire del 27 aprile il Prof. Corradini annota, riferendosi alla 196/2008: “Perché buttare a mare, dopo un decennio, quel binomio di Cittadinanza e Costituzione, con tutto il lavoro di elaborazione teorica, amministrativa  e didattica, fatto anche a livello universitario per i futuri docenti (e tutt’ora in corso, perché fa parte degli esami di maturità), [e non trovare invece] una mediazione alta fra i due più diffusi e più profondi aggregati concettuali oggi disponibili in termini di spendibilità internazionale (cittadinanza) e di sano patriottismo italiano ed europeo (Costituzione), fra loro distinti e interconnessi?”. Anche alla luce di queste parole, molto condivisibili, forse varrebbe la pena chiedersi se non sarebbe stato più efficace ribaltare l’approccio: non partire dal dogma dell’ora aggiuntiva, che di fronte alle difficoltà attuative sfocia in un impianto un po’ pasticciato e privo di una base teorica coerente; partire invece da un impianto teorico solido, quello della 169/2008 e della circolare Dutto 86/2010, che origina da Moro e arriva al d.lgs. 62/2017, passando tra gli altri per Mattarella, Berlinguer e Gelmini. E a quell’impianto aggiungere ciò che manca per superare i “blocchi” ben sintetizzati da Piras: un monte ore minimo (lasciando alle scuole la possibilità di andare anche oltre) e la previsione di un voto in itinere e finale, se proprio serve per dare il segnale che quella disciplina “viene fatta davvero”.

Una legge migliore di come avrebbe potuto essere

Certo, per questa “rivoluzione copernicana” servono una politica forte abbastanza da saper rinunciare a piantare l’ennesima bandierina, rispetto per le scuole e la loro autonomia, fiducia nei docenti e nei DS. Tutti ingredienti poco presenti nell’attuale maggioranza parlamentare, così scarsi da indurre alla più pessimistica delle considerazioni conclusive: ho riassunto i limiti della legge approvata giovedì scorso, ma sono altrettanto certo che è una legge migliore di come avrebbe potuto essere.

Marco Campione

Concorso dirigenti scolastici: calendario prova orale

Pubblicati i calendari con date e sedi di svolgimento della prova orale del concorso a dirigente scolastico, che avrà luogo a partire dal prossimo 20 maggio. I calendari sono suddivisi per commissioni.

Sul portale Miur dedicato al concorso per dirigente scolastico sono stati pubblicati i calendari con che riportano, per ciascuna commissione dalla n. 0 alla n. 37, le date e le sedi di svolgimento della prova orale.

Consulta i calendari

Consulta le rettifiche ai calendari

 

Per prepararsi al meglio alla prova orale consigliamo il Kit di preparazione composto da 5 volumi dedicati ai principali argomenti previsti dal colloquio.

In particolare, proprio per simulare il colloquio, il Manuale per la prova orale mette a disposizione oltre 350 domande con risposte.

Inoltre, per mettersi alla prova su un numero ancora maggiore di quesiti, è utile affiancare al Manuale per la prova orale anche il Manuale per la prova scritta, che contiene più di 100 quesiti e relative risposte, suddivisi nelle nove aree tematiche previste dal Regolamento.


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Reinserimento nelle GaE: istruzioni

Pubblicato da parte del Miur un avviso rivolto al personale docente ed educativo che intende reinserirsi nelle graduatorie ad esaurimento e riscontra difficoltà nella procedura. In tutti i casi è necessario rivolgersi all’Ufficio Ambito Provinciale.

Se l’aspirante che intende reinserirsi nelle GaE all’accesso tramite POLIS riceve il messaggio: “aspirante non presente nella base informativa o non soddisfacente le condizioni richieste (non avente almeno una graduatoria a pieno titolo o con riserva)”, può essersi verificata una delle casistiche indicate nell'avviso 2 maggio 2019:

1. l’aspirante è presente nelle GaE con un codice fiscale diverso da quello con cui si è registrato a POLIS: deve rivolgersi all’Ufficio Ambito Provinciale nelle cui GaE era stato iscritto, chiedendo la rettifica del codice fiscale;

2. l’aspirante non è presente nelle GaE (rientra in questa casistica anche l'aspirante iscritto nelle graduatorie d’istituto, ma mai iscritto nelle GaE): non può fare domanda, a meno che non sia in possesso di sentenze favorevoli che prescrivono l’inserimento nelle GaE, e deve comunque rivolgersi all’Ufficio Ambito Provinciale al quale intende presentare domanda;

3. la posizione è stata cancellata, ma non risultano a sistema le informazioni per il reinserimento automatico: l'aspirante deve rivolgersi per le necessarie verifiche all’Ufficio Ambito Provinciale dalle cui GaE era stato cancellato.


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REPERTORIO 2019 - Dizionario normativo della scuola

contributi di: Ettore Acerra • Alessia Auriemma • Sergio Auriemma • Alberto Bottino • Antonia Carlini • Giancarlo Cerini • Domenico Ciccone • Dino Cristanini • Bruno Di Palma • Susanna Granello • Mario Guglietti • Mario Rossi • Mariella Spinosi • Maria Teresa Stancarone • Rosa Stornaiuolo • Maurizio Tiriticco

pagg. 1440, febbraio 2019, euro 68,00


Uno strumento fondamentale per lo studio dell’ordinamento scolastico, l’aggiornamento professionale, la preparazione a prove concorsuali: Tecnodid presenta l’edizione 2019 del Repertorio - Dizionario normativo della scuola.

Si compone di saggi illustrativi, curati da esperti di settore, su tematiche giuridiche, amministrative, talvolta anche didattiche, temi di attualità, questioni di diritto costituzionale, amministrativo, del lavoro e sindacale, di diritto fiscale, tributario, di contabilità pubblica.

Ogni voce espone i temi, enuncia le fonti normative, informa sul loro evolversi nel tempo.

Ne possono trarre specifica utilità anche gli aspiranti a pubblici concorsi, selezioni interne o prove di esame riferibili a tutte le figure professionali (ispettori, dirigenti scolastici, docenti, dsga, personale amministrativo).

Tutta la modulistica di riferimento è disponibile on line accedendo all’area dedicata.

Il volume è inviato in omaggio a tutti coloro che sono in regola con l'abbonamento a Notizie della Scuola per l'anno scolastico in corso.

 

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6 maggio 2019

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n. 135

BES: parliamone

Rosa STORNAIUOLO

Alunni con BES: chiarimenti dal Miur

Con la nota 3 aprile 2019 prot. n. 562 il Ministero dell'Istruzione fornisce risposte, foriere di interessanti e doverose riflessioni pedagogiche, alle richieste, pervenute dalle singole scuole, riguardanti l'inclusione scolastica degli alunni con BES.

Come ben noto, con l’acronimo BES si intendono i Bisogni Educativi Speciali, ovvero particolari necessità educative che possono essere manifestate, anche solo per brevi periodi, dagli alunni a scuola: “per motivi fisici, biologici, fisiologici o anche per motivi psicologici, sociali, rispetto ai quali è necessario che le scuole offrano adeguata e personalizzata risposta” (Direttiva Ministeriale del 27.12.2012 e CM 06.03.2013 n. 8).

L’utilizzo dell’acronimo BES sta quindi ad indicare una vasta area di alunni, per i quali il principio della personalizzazione dell’insegnamento, sancito dalla Legge 53/2003, va applicato con particolare attenzione in quanto a peculiarità e durata, al fine di rimuovere quanto ostacola i percorsi di apprendimento e  curvarli  sulle potenzialità di ciascuno, nell’ottica di una scuola sempre più equa ed inclusiva, impegnata nella garanzia del miglior funzionamento apprenditivo e relazionale  possibile, ovvero del successo formativo.

Oltre le definizioni "ombrello" di BES

Al fine di ridefinire il campo indicato dall’espressione “ombrello” BES, appare opportuno riferirsi all’indicazione di D. Ianes, che definisce il Bisogno Educativo Speciale come una “qualsiasi difficoltà evolutiva, in ambito educativo ed apprenditivo, espressa in funzionamento problematico anche per il soggetto, in termini di danno, ostacolo o stigma sociale, indipendentemente dall’eziologia, e che necessita di educazione speciale individualizzata”.

Il concetto di  Bisogno Educativo Speciale (BES)  si ispira quindi ad una visione globale della persona, con riferimento al modello ICF della Classificazione Internazionale del Funzionamento, disabilità e salute (International Classification of Functioning, disability and health), fondato sul profilo di funzionamento e sull’analisi del contesto, come definito  dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS, 2002).  Il modello bio-psico-sociale, uno dei più importanti principi di ICF, pone infatti sullo stesso piano sia gli aspetti riguardanti la salute della persona, coerentemente con un modello medico, sia gli aspetti di partecipazione sociale, coerentemente con un modello cosiddetto sociale, cioè più orientato sugli aspetti sociali, mettendo tutto in relazione con i fattori ambientali.

Per completezza d’informazione ricordiamo che rientrano nella più ampia definizione di BES tre grandi sotto-categorie: quella della disabilità; quella dei disturbi evolutivi specifici e quella dello svantaggio socio-economico, linguistico, culturale.

"Chi ben comincia": una particolare cura educativa a partire dalla scuola dell’infanzia

La succitata nota 562/2019, atteso tra l’altro che il processo di inclusione è considerato l’architrave della politica scolastica nazionale, e fermo restando che la certificazione diagnostica di DSA non può essere rilasciata prima del termine del secondo anno di scuola primaria (Consensus Conference, 2010), sottolinea l’importanza di un intervento di gestione pedagogica dei BES che parta dalla scuola dell’infanzia, finestra temporale privilegiata sia per l’osservazione dei “campanelli d’allarme”, sia per interventi di gestione pedagogica. 

Gli anni della scuola dell’infanzia sono infatti fondamentali per lo sviluppo dei prerequisiti cognitivi dell’apprendimento, ed a tal fine la succitata nota ribadisce l’importanza di evitare precocismi nell’insegnamento della letto-scrittura, ovvero di attività specificatamente didattiche.

Il bambino, infatti, prima di imparare ad utilizzare la penna ed a muoversi nello spazio rappresentato dalla pagina del quaderno, deve imparare ad utilizzare il mezzo grafico naturale con il quale viene al mondo, cioè il suo corpo, e a muoversi nello spazio fisico che lo circonda.

Attività ludiche per potenziare i prerequisiti per l’apprendimento futuro di lettura, scrittura, grafia e calcolo

La scuola dell’infanzia è fondamentale nel potenziamento dei prerequisiti cognitivi indispensabili per i futuri apprendimenti di lettura, scrittura, grafia  e calcolo, mediante la proposta di  attività ludiche che stimolano e aiutano il bambino a sviluppare al meglio le proprie risorse cognitive.

L'apprendimento si avvale infatti di diversi processi di elaborazione di tipo linguistico, mnemonico, attentivo, che tra i cinque e i sei anni sono in fase di sviluppo e maturazione, richiedendo alla scuola dell’infanzia la cura educativa, competente e scrupolosa, di numerose abilità cognitive. A titolo esemplificativo: discriminazione visiva, discriminazione uditiva, memoria fonologica a breve termine, memoria di lavoro, segmentazione e fusione fonemica, associazione visivo-verbale ed accesso lessicale rapido, elaborazione semantica di anticipazione, coordinazione oculo-manuale, conoscenza lessicale, comprensione di strutture sintattiche, esposizione orale, conoscenza a filastrocca dei numeri, associazione tre simbolo numerico grafico e nome del numero.

A tal proposito la nota in esame richiama l’attenzione sull’opportunità di riferirsi, per i piccoli allievi della scuola dell’infanzia che, in seguito ad osservazione sistematica coerente con i comportamenti attesi, risultano bisognosi di particolare cura pedagogica, non ancora ad un Piano Didattico Personalizzato, bensì ad un profilo educativo o ad altro documento di lavoro predisposto in autonomia dalle scuole, a seguito ovviamente di attività di riflessione e confronto professionale.

Ancora una volta si dà risalto alla professionalità pedagogica, che deve animare la scuola ed alimentare ogni azione messa in campo a garanzia del successo formativo.

Alunni plusdotati: finalmente si accendono i riflettori anche sull’alto potenziale intellettivo

Atro aspetto importante richiamato dalla nota in parola è l’attenzione dedicata agli alunni con alto potenziale intellettivo, cosiddetti gifted children.

La scuola infatti molto spesso attenziona le situazioni di apprendimento deficitarie, trascurando i talenti. Questi ultimi necessitano, come ben noto, di obiettivi cognitivi sempre più sfidanti, altrimenti si demotivano allo studio, provocando quindi una triste emorragia di intelligenze vive, di fertile capitale umano.

Anche per questi alunni il team dei docenti ed i Consigli di classe possono predisporre un piano didattico personalizzato, per valorizzarne ed ottimizzarne le potenzialità.

Oltre la logica dell’adempimento formale

Ad ogni modo, sia nel caso del profilo educativo per la scuola dell’infanzia, sia nel caso del piano didattico personalizzato negli altri settori formativi, questi documenti non devono ridursi a meri adempimenti burocratici, ma sono strumenti funzionali all’esplicitazione dei percorsi da attivare per quegli alunni ritenuti bisognosi di particolare attenzione pedagogica, delle modalità di monitoraggio e verifica dei percorsi implementati, nonché di comunicazione e condivisione con le famiglie.

La nota sollecita quindi a sganciarsi dalla logica dell’adempimento formale, per intraprendere il percorso della riflessione e ricerca pedagogica, della cura educativa, della responsabilità professionale e della corresponsabilità educativa: elementi ineludibili per la realizzazione di un sistema scolastico improntato all’Universal Design for Learning (UDL), modalità di progettazione e gestione della pratica educativa volta ad incontrare le diverse modalità apprenditive e le diverse condizioni che possono presentarsi nei vari contesti, in modo da fornire a ciascun allievo  ciò di cui ha bisogno per la piena realizzazione negli apprendimenti e nella partecipazione sociale (allegato alla nota USR Emilia-Romagna n. 13588/2013). 

Rosa Stornaiuolo

BES in classe

di Antonia Carlini
pagg. 240, ottobre 2017, euro 25,00


Il testo suggerisce orientamenti metodologici, modelli organizzativi e didattici, esempi di buone pratiche capaci di garantire condizioni adeguate per l’apprendimento e la partecipazione a tutti gli alunni, secondo le possibilità di ciascuno; illustra il format di un modello orientativo di lezione inclusiva, con relative leve metodologiche fondamentali.

L’area internet riservata offre una raccolta di pratiche didattiche inclusive sperimentate da insegnanti innovatori nei diversi gradi di scuola.

per informazioni



Una legge per la sicurezza delle scuole?

Bruno SOZZI

La proposta di Cittadinanzattiva e Save The Children

Propongo alcune riflessioni sul Manifesto per una proposta di legge sulla sicurezza scolastica con cui Cittadinanzattiva e Save the Children chiedono sia “presentata e discussa dal Parlamento una legge organica che completi e riordini la normativa esistente”, affinché "le scuole siano un luogo sicuro e la sicurezza dei bambini non sia affidata al caso".

La costante preoccupazione per le emergenze

Il filo conduttore dei 9 punti in cui è articolato il Manifesto è la rivendicazione di una sicurezza capace di prevenire le situazioni di emergenza (strutturale ed antisismica) attraverso la "piena informazione sul fascicolo di fabbricato, sulle verifiche di vulnerabilità e sul documento di valutazione dei rischi adottato ai sensi della legislazione sulla sicurezza sul lavoro, il piano di sicurezza, il piano di emergenza e il piano di protezione civile del Comune". Allo scopo andrebbe attribuito per legge agli enti proprietari dei locali il "compito di porre in essere gli interventi strutturali e di manutenzione richiesti".

A mio parere la legge attuale è già chiara, anche se in molte parti del Paese sembrano essere mancati sia la volontà politica che i fondi necessari. In questo senso il Manifesto chiama in causa il Governo, che attraverso il Prefetto "dovrebbe esercitare i propri poteri anche sostitutivi".

Quasi in risposta a queste preoccupazioni, il Miur ha pubblicato sul proprio sito (si attende la pubblicazione sulla GU) il decreto interministeriale 1 febbraio 2019, n. 87, con il quale sono individuati, regione per regione, i quasi 900 interventi di edilizia scolastica che saranno finanziati con i prestiti che il decreto autorizza adesso a stipulare, da parte delle regioni, con oneri a totale carico dello Stato.

Il Manifesto insiste anche sulle azioni post-emergenza per individuare sedi provvisorie atte a "garantire la continuità didattica ed assicurare sostegno psicologico, sociale o educativo ai bambini, adolescenti e famiglie colpiti da eventuali terremoti o altri eventi emergenziali"; le vittime dovrebbero essere tutelate con patrocinio legale a spese dello Stato.

L’unificazione dei fondi sulla sicurezza scolastica

Si tratta di un aspetto della questione perfettamente auspicabile, specie se consideriamo che quest’anno saranno ripartiti le risorse relative agli adeguamenti antincendio (decreto 13 febbraio 2019, n. 101), i finanziamenti per le palestre (decreto 11 febbraio 2019, n. 94), i fondi protezione civile 2019-2023 (decreto 11 febbraio 2019, n. 93), i contributi per la progettazione (decreto ministeriale 10 dicembre 2018, n. 850) ed altre risorse derivanti dagli stanziamenti del “Fondo per il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese”, i cui decreti attuativi sono in fase di adozione. Addirittura con nota 2 aprile 2019, prot. n. 6986 il Miur ha trasmesso il Decreto Direttoriale 1 aprile 2019 n. 540, che disciplina le modalità e i criteri di erogazione di risorse pari a euro 3.520.000,00 finalizzate a dare copertura ai danni subiti per eventi eccezionali di furti, atti vandalici e/o danneggiamenti di materiale didattico-laboratoriale, nonché di beni in uso all'istituzione, che abbiano avuto luogo negli anni scolastici 2016-17, 2017-18, 2018-19 e comunque entro il 30 aprile 2019, e che siano stati formalmente denunciati alle Forze dell’ordine. Il finanziamento viene assegnato prioritariamente alle istituzioni scolastiche danneggiate negli anni scolastici 2016/2017 e 2017/2018.

M. Nutini su Scuola7 n. 133 si chiedeva: il 2019 potrà passare alla storia come l’anno d’oro per l’edilizia scolastica? Registro comunque che si va nella direzione opposta all’unificazione delle risorse assegnate all’Ente proprietario dei locali, per consegnare al Dirigente scolastico strutture e impianti sicuri fatti oggetto di costante manutenzione ordinaria.

La partecipazione civica alla sicurezza scolastica

Il Manifesto rivendica "per gli studenti, il personale docente e non docente, le famiglie, i dirigenti scolastici e l’intera comunità di riferimento il diritto di partecipare a tutte le attività connesse alla sicurezza scolastica, inclusi i processi di ricostruzione pubblica degli edifici scolastici a seguito di eventi calamitosi e di progettazione e ricostruzione di nuove scuole". Certo i sogni non sono vietati, ma basterebbe una buona collaborazione tra Ente proprietario dei locali e istituzione scolastica (Consiglio d’istituto, dirigente e personale).

La mia esperienza registra risultati eccellenti, ma anche, purtroppo, assenze totali di dialogo. L’ultimo caso riguarda la mera sostituzione di tutte le finestre in legno dell’edificio, che ospita un istituto comprensivo, con moderni serramenti in alluminio; lo scopo prioritario era il risparmio energetico, ma la totale mancanza dialogo ha portato gli insegnanti a segnalare i maggiori pericoli degli spigoli taglienti dei finestroni aperti sull’adiacente fila dei banchi.

Chiarezza delle responsabilità e cultura della sicurezza

Un po’ ingenuamente il Manifesto chiede di sciogliere un nodo segnalato da oltre vent’anni e inspiegabilmente mai affrontato in sede ministeriale: chiarire su “responsabilità ed obblighi di tutti i soggetti coinvolti, tenendo conto dei rispettivi obblighi e poteri e superando le ambiguità e le lacune normative esistenti”. A tutt’oggi non mi risulta sia stato emanato il Decreto interministeriale prescritto dall’art. 3, comma 2 del d.lgs. 81/2008, col quale i Ministeri di Istruzione, Lavoro, Salute, per le Riforme e per le innovazioni nella Pubblica amministrazione avrebbero potuto e dovuto assicurare la necessaria coerenza normativa. Ci auguriamo tutti che al Miur siano attenti alle sollecitazioni e proposte contenute nel Manifesto.

Chiederò ospitalità a Scuola7 per precisare ulteriormente questo aspetto.

Bruno Sozzi

Accesso agli atti Miur: regolamento

Emanato da parte del Miur il regolamento in materia di rimborso dei costi di riproduzione, per il rilascio di copie e diritti di ricerca di atti e documenti, richiesti a seguito dell’esercizio del diritto di accesso nell’ambito dei procedimenti di competenza del Ministero.

Il Regolamento, di cui al decreto direttoriale 17 aprile 2019 n. 662, disciplina i costi di riproduzione e i diritti di ricerca e di visura.

Il costo della spedizione dei documenti è a totale carico del richiedente. Nulla è dovuto per i documenti presenti in formato elettronico in banche dati, nonché per la spedizione tramite posta elettronica certificata di documenti archiviati in formato non modificabile.

L’estrazione di copie di atti o documenti è sottoposta a rimborso nella misura di:

  • € 0,25 a pagina per riproduzioni fotostatiche formato UNI A4;
  • € 0,50 a pagina per riproduzioni fotostatiche formato UNI A3;
  • € 1,00 a pagina qualora l’esercizio del diritto di accesso presupponga la copertura di dati personali.

Qualora la richiesta di accesso agli atti comporti la notifica ai controinteressati, i costi sono quantificati in € 10,00 a controinteressato (€ 2,00 per le notifiche indirizzate a  personale in servizio presso il Miur).

Per gli importi inferiori a euro 0,50 non è dovuto alcun rimborso. Ai fini dell’esenzione del rimborso non è  consentito frazionare la richiesta di copie relative agli stessi documenti da parte del medesimo soggetto.

Nel caso di richiesta di copie di documenti in bollo, al pagamento dell’imposta di bollo provvede il richiedente fornendo all’ufficio la marca da bollo.

I diritti di ricerca per documenti cartacei sono pari a euro 12,50 per singola richiesta.

I diritti di visura, dovuti anche per i documenti presenti in formato elettronico in banche dati, sono quantificati in: € 0,10 per ogni pagina richiesta; € 1,00 a pagina qualora l’esercizio del diritto di accesso presupponga  la copertura di dati personali.


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Rendicontazione scuole: la nuova piattaforma

Disponibile sul SIDI una nuova versione della piattaforma per la gestione unitaria di tutte le fasi attraverso le quali le istituzioni scolastiche accedono a progettualità con fondi provenienti dallo Stato: pubblicazione dei bandi, presentazione dei progetti, assegnazione ed erogazione dei fondi, rendicontazione delle spese.

Lo ha comunicato il Miur con nota 29 aprile 2019, prot. n. 9453. La piattaforma, che consentirà una gestione uniforme e integrata di tutte le fasi della procedura, è disponibile sul SIDI e seguente percorso: Gestione Finanziario-Contabile – Piattaforma di monitoraggio e rendicontazione.

La nuova piattaforma consentirà di semplificare la rendicontazione delle spese dei progetti da parte delle Istituzioni Scolastiche attraverso l’utilizzo di un unico documento che integra i quattro documenti attualmente previsti sul preesistente sistema (cd. PiMeR).

Le Istituzioni Scolastiche che hanno completato la rendicontazione con il visto da parte del Revisore Contabile potranno visualizzare i modelli compilati e firmati digitalmente sul nuovo sistema, mentre quelle che non hanno completato il processo di rendicontazione dovranno utilizzare il nuovo sistema.

Per maggiori informazioni sono disponibili: sulla home page della nuova piattaforma i manuali per le diverse tipologie di utenti; una funzione di assistenza; la casella di posta elettronica dedicata: supporto.piattaformarendicontazione@istruzione.it.


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CONCORSO DIRIGENTE SCOLASTICO: TESTI PER LA PROVA ORALE

Per curare al meglio la preparazione alla prova orale del concorso a dirigente scolastico, Tecnodid editrice propone un kit di testi sui principali argomenti previsti dal colloquio:


OFFERTA: Acquistando il kit completo (5 volumi) il prezzo è di soli € 120 (anziché € 156).



Manuale per la prova orale
Cosa si chiede ai dirigenti del futuro?
a cura di G. Cerini, M. Spinosi, M.T. Stancarone

Accompagna in maniera mirata il candidato nell’acquisizione delle competenze tipiche della funzione dirigenziale. Con 45 saggi brevi, 10 studi di caso e 361 simulazioni di domande e risposte che coprono tutte le aree tematiche previste per il colloquio.
Analisi e soluzione di casi a scuola
Indicazioni operative e 15 casi svolti
di A. Carlini

Illustra una metodologia agevole per l’analisi e la soluzione di casi scolastici, con esempi di casi svolti che impegnano tutte le dimensioni della dirigenza scolastica: relazionale, educativa, organizzativa e amministrativa.
Il dirigente scolastico e la leadership della scuola
di M.G. Dutto

Un patrimonio di conoscenze e competenze indispensabili per la gestione della scuola in termini strategici e operativi: teorie e articolazioni della leadership, scenario nazionale e internazionale, modelli organizzativi, esercizio di una leadership centrata sugli studenti.
Una guida per il PTOF
di M.T. Stancarone

Focus sul Piano Triennale dell'Offerta Formativa: evoluzione storico-normativa, teorie sui modelli organizzativi, connessioni con gli altri documenti strategici, strumenti operativi, approfondimenti utili per intraprendere la carriera dirigenziale.
Insegnare e dirigere nella scuola digitale
di R. Baldascino

Tutto su scuola digitale e nuovi ambienti di apprendimento. Una parte importante è riservata alla e-leadership del dirigente scolastico a livello sia gestionale-amministrativo, sia educativo e didattico.

per informazioni

6 maggio 2019

__TESTATA__

n. 135

I numeri e la storia

Flavia MAROSTICA

L’invenzione dei numeri ha cambiato la storia

In un bel libro uscito in Italia circa un anno fa[1] l’autore, Caleb Everett, utilizzando vari tipi di fonte (orali, scritte, materiali) tratte da diverse parti del mondo, attraversa la storia e il lungo processo con il quale i numeri hanno potenziato le possibilità innate di valutazione quantitativa, consentito una nuova rappresentazione del mondo, esteso le capacità cognitive umane, dando avvio a una vera e propria mutazione nella cultura, e afferma che di conseguenza i numeri siano da considerare un’invenzione rivoluzionaria, che ha consentito di costruire la civiltà.

Affascinati da questa analisi e da questo intreccio tra numeri e storia, possiamo ripensare serenamente alle polemiche sulla prima prova scritta agli esami di Stato degli istituti di istruzione secondaria di secondo grado.

Le norme e la collocazione incerta della storia

Dal 1999 al 2018 le tipologie della prova di italiano sono sempre le stesse (A - Analisi del testo; B - Saggio/articolo di ambito B1 - artistico-letterario, B2 - socio-economico, B3 - storico-politico, B4 - tecnico-scientifico; C - Tema di argomento storico, D - Tema di ordine generale) e consentono a tutti di valorizzare conoscenze, abilità, competenze acquisite nel proprio specifico indirizzo di studi. Nelle 7 tracce ci sono ben 2 prove di storia (il saggio storico-politico e il tema di argomento storico), anche se molti sembrano non ricordarlo.

Le modifiche intervenute dal 2015 in poi (Legge 107/2015, Decreto legislativo 62/2017, Nota prot. 3050/2018 con allegato il Documento di lavoro per la preparazione delle tracce della prima prova scritta dell’Esame di Stato) prevedono da quest'anno scolastico tre tipologie di prova in 7 tracce (A - Analisi e interpretazione di un testo letterario italiano in 2 tracce, B - Analisi e produzione di un testo argomentativo in 3 tracce, C - Riflessione critica di carattere espositivo-argomentativo su tematiche di attualità in 2 tracce). Dalla certezza di due prove di argomento storico si passa all’incertezza: una traccia di quest'ambito ci sarà solo forse, sebbene nelle 8 Competenze chiave europee varate il 22 maggio 2018 ci sia la competenza in materia di cittadinanza, in cui la storia - insieme con geografia, diritto, economia - è compresa (la conoscenza delle vicende contemporanee nonché l'interpretazione critica dei principali eventi della storia nazionale, europea e mondiale).

I numeri ci dicono che, al posto di 2 tracce sicure di argomento storico, non si sa se la storia ci sarà oppure no[2].

Le scelte degli studenti negli ultimi 10 anni

Alcuni affermano che quest'assenza/incertezza di una traccia di storia non sia poi così grave, perché l’opzione di affrontare il tema di storia era "marginale", dimenticando che le prove di storia erano due, e/o dicono che la storia sarà compresa in tutte o quasi le tracce, ma evidentemente con un "ruolo ancillare", pur essendo compresa tra le competenze chiave.

Ma è proprio vero che pochi hanno scelto di cimentarsi con argomenti storici? Cosa ci dicono a questo proposito i numeri?

Se si vanno a rivedere i dati desunti dai comunicati stampa e dalle pubblicazioni del Miur relativi agli anni 2009-2018, organizzati in modo omogeneo (quelli relativi agli anni precedenti lo sono in parte in modo diverso) e quindi comparabili, si scopre che in percentuale gli studenti e le studentesse che hanno scelto di affrontare le due prove di storia non sono proprio pochi, anche se concentrati per lo più nella stesura di saggi/articoli, come evidenziato nella tabella che segue.

I numeri ci dicono che da un minimo di 4,9 si arriva anche al 30,2 e, se si considera poi il fatto che altre tacce in effetti erano di argomento storico, la percentuale è ancora più alta, a conferma della tesi che i numeri hanno potenziato le possibilità innate di valutazione quantitativa, consentito una nuova rappresentazione del mondo, esteso le capacità cognitive umane[3].

Percentuale di scelte di argomenti storici 2009-2018

saggio/articolo

tema

storico-politico

storico

TOT

2009

14,6

2,6

17,2

2010

4,3

0,6

4,9

2011

4,4

1,4

5,8

2012

4,1

4,7

8,8

2013

14

1,3

15,3

2014

15,5

3,8

19,3

2015

6,6

2,5

9,1

2016

23,2

7,0

30,2

2017

5,2

1,9

7,1

2018

13

1,1

14,1

Flavia Marostica

[1] Caleb Everett I numeri e la nascita delle civiltà. Un'invenzione che ha cambiato il corso della storia, FrancoAngeli, Milano, marzo 2018.

[2] Per un’analisi più dettagliata: Flavia Marostica, Esami di Stato: storia sì o storia no?, in Scuola7 n. 109 del 22 ottobre 2018, e Esami di Stato: "storia forse" in Scuola7 n. 128 dell'11 marzo 2019.

[3] Notizie più dettagliate sono reperibili in: Flavia Marostica, Le competenze storiche e l’esame di Stato in "Ris Rivista dell’istruzione" n. 2/2019 (aprile) e in https://www.storiairreer.it nella sezione Norme e Documenti -> Italia -> Prime prove esame di Stato finale -> Prime prove dal 1985 e Analisi prove.

RICHIAMO ALL’EUROPA

Politiche scolastiche, sistemi educativi e professionalità

a cura di L. Maloni, R. Seccia

(marzo 2019, pagine 288, euro 32,00)

Il volume si propone di contribuire a rafforzare l’idea di cultura e identità europea e di facilitare il mondo della scuola nella progettazione europea e gli studenti nella ricerca di nuove opportunità per il proprio futuro.

Illustra le politiche europee in tema di educazione e i principali programmi, quindi entra nel merito dei sistemi educativi e delle professionalità. Contiene tavole di sintesi dei sistemi educativi, abstract dei più importanti documenti, domande per la conversazione in lingua, utili per le prove orali dei concorsi per dirigenti scolastici, insegnanti e DSGA.

Contributi di: Leonilde Maloni, Gianna Prapotnich, Rosa Seccia

maggiori informazioni

Sicurezza e privacy: formazione personale ATA

Il Miur ha predisposto un corso di formazione on line diretto al personale ATA per un aggiornamento sulla disciplina in tema di trattamento di dati personali, alla luce della riforma del Codice della Privacy operata dal D.Lgs. 101/2018 in attuazione del GDPR.

Lo ha comunicato con nota 29 aprile 2019 prot. n. 1124. Il corso sarà disponibile dal 30 aprile in modalità e-learning. I partecipanti, per fruire del corso, dopo aver effettuato l’accesso al portale SIDI http://portale.pubblica.istruzione.it, dovranno collegarsi alla piattaforma Learning@MIUR e seguire le istruzioni.

Dal 30 aprile al 21 maggio 2019, sarà attivo - dal lunedì al venerdì, dalle 9.00 alle 18.00 - un servizio di tutoring online cui sarà possibile rivolgersi attraverso un forum, la messaggistica di piattaforma e la casella di posta elettronica: sicurezzaeprivacy-ata.for@istruzione.it.


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Licei musicali: seconda ora di strumento

In esecuzione di alcune sentenze del TAR Lazio, il Miur ha diffuso una nota che istituisce presso i licei musicali i posti e le ore di primo strumento in organico di fatto per l'a.s. 2018/19, a decorrere dal 10 maggio, e in organico di diritto dall'a.s. 2019/20.

Con nota 30 aprile 2019 il Miur trasmette del Commissario ad acta che ha istituito, per l'a.s. 2018/19, nell'organico di fatto di ciascun Ufficio Scolastico regionale i posti e le ore di primo strumento che funzioneranno a decorrere dal 10 maggio 2019 presso i licei musicali indicati nel prospetto allegato al provvedimento stesso.

Alle istituzioni scolastiche interessate saranno assegnate, con onere gravante sui pertinenti capitoli di bilancio, le risorse finanziarie necessarie al pagamento delle supplenze a decorrere dal 10 maggio e fino al termine delle attività didattiche.

A decorrere dall'a.s. 2019/20 gli Uffici scolastici regionali procederanno ad assegnare ai licei musicali le risorse di organico di diritto.


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© Tecnodid editrice

Coordinamento redazionale a cura di Giancarlo Cerini

Direttore responsabile Gabriella Crusco

Autorizzazione Tribunale di Napoli n. 65 del 20/12/2016

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