Scuola7 27 maggio 2019, n. 138

Scuola7

la settimana scolastica

27 maggio 2019, n. 138


In questo numero parliamo di:



È tempo del 'nuovo' RAV e della Rendicontazione (M.T. Stancarone)

Scuola non a scuola: Linee guida e Portale nazionale Scuola in ospedale (C. Brescianini)

Chi è l'insegnante di scuola primaria del 2020? (S. Loiero)

Decreto disabilità: tanto rumore per nulla? (L. Leoni)

Valorizzazione eccellenze: aggiornamento enti accreditati

Rendicontazione sociale e RAV: apertura funzioni

Concorso DSGA: pubblicati i quesiti per la preselezione

Assegno nucleo familiare: nuovi livelli redituali

Scienze della formazione primaria: posti disponibili

Istituti tecnici superiori: monitoraggio nazionale


Settimanale di informazione scolastica.
© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diDal RAV alla rendicontazione sociale
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27 maggio 2019

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n. 138

È tempo del “nuovo” RAV e della Rendicontazione

Maria Teresa STANCARONE

Si chiude un ciclo e se ne apre un altro

Mentre la primavera ancora si fa attendere, come ogni anno è arrivata invece puntuale la consueta nota di riapertura del Rapporto di valutazione, questa volta carica di novità e di nuovi attori. Con la nota n. 10701 del 22 maggio 2019, infatti, non solo vengono fornite le indicazioni e gli strumenti operativi per la definizione del RAV 2019, ma si chiude finalmente il ciclo del Sistema nazionale di valutazione (SNV), con la presentazione della piattaforma per la predisposizione della Rendicontazione sociale.

Analizziamo, allora, queste due distinte progettualità che ormai caratterizzano l’identità strategica di ogni istituzione scolastica, provando a chiarire sinteticamente alcuni passaggi fondamentali per la loro efficacia.

La nuova arrivata: la Rendicontazione sociale 2019

Con l’anno scolastico 2018-2019 si conclude la procedura di valutazione che le scuole hanno avviato dall’anno scolastico 2014-2015, attraverso i RAV ed i conseguenti Piani di Miglioramento (PdM) che nel corso di questi cinque anni scolastici tutte le scuole hanno imparato a progettare e realizzare.

Per quanto, infatti, l’insieme di questi documenti sia entrato nella quotidianità scolastica ordinaria, arricchendo (o appesantendo) di acronimi il dizionario scolastico, non dobbiamo dimenticare che in realtà siamo di fronte a processi relativamente giovani, per cui è normale avere ancora dubbi e perplessità nella loro definizione e realizzazione.

Tra questi documenti, la Rendicontazione sociale (RS) è l’ultima nata in casa SNV, in quanto indicata dal DPR n. 80/2013 come la fase conclusiva dell’iter che ha portato le scuole ad autovalutarsi, realizzare i percorsi di miglioramento delle criticità individuate ed infine rendicontare quanto realizzato al termine del percorso.

Attraverso la Rendicontazione, quindi, ogni scuola ora può evidenziare i processi attivati e i risultati perseguiti relativamente alle Priorità ed ai Traguardi che aveva fissato nell’ultima sezione del RAV, in riferimento all’atteso miglioramento degli esiti di alunni e studenti.

A che serve rendicontare

Per comprendere la funzione strategica della rendicontazione nella vita della scuola, occorre inserire questo nuovo documento scolastico all’interno della ciclicità dei processi sostenuti dal SNV. La nota n. 10701/2019, infatti, ne evidenzia una duplice finalità: da un lato dichiarare quanto si è realizzato ed i risultati raggiunti, dall’altro orientare le priorità strategiche del triennio successivo.

La Rendicontazione sociale 2019 è, in sintesi, il testimone che passa dalle simboliche mani del precedente ciclo di autovalutazione e miglioramento concluso dalla scuola, alle mani del ciclo successivo che la stessa scuola sta avviando, aiutando a mettere in luce i punti di forza consolidati e le criticità che ancora necessitano di essere affrontate.

Tempi e strumenti per la Rendicontazione

La tempistica indicata per l’attività di rendicontazione conferma quanto già noto alle scuole, che avranno a disposizione una piattaforma all’interno del portale SNV per predisporre questo nuovo documento dal 30 maggio al 31 dicembre 2019. Al momento, quindi, la struttura non è ancora aperta e visionabile, e occorrerà aspettare qualche giorno per accedervi e familiarizzare con i suoi contenuti. Analogamente è necessario attendere per avere a disposizione la Nota metodologica e la Guida Operativa, che chiariranno nel dettaglio i passaggi procedurali e tecnici per l'utilizzo e per le cosiddette situazioni particolari. Non possiamo infatti non notare che, quando un processo si realizza a cavallo di due anni scolastici, come in questo caso, inciampa irrimediabilmente nelle eventuali modifiche disposte per alcune istituzioni nell’ambito dei piani di dimensionamento, che necessitano quindi di indicazioni ad hoc.

Per quanto riguarda la piattaforma messa a disposizione, nella nota è chiarito che vi si troveranno precaricati i dati funzionali a restituire con immediatezza il trend storico dei risultati raggiunti dalla scuola nelle quattro aree degli esiti del RAV a cui ci si poteva riferire per fissare le priorità: un importante lavoro di restituzione di dati attendibili e comparabili, che forniranno quindi a ciascuna scuola l’immagine chiara dei percorsi compiuti dall’anno scolastico 2014-2015 a quello in corso, costituendo una solida evidenza per la rendicontazione che si sta per predisporre.

La possibilità di adattamenti

Un altro passaggio della nota che va sottolineato è che ciascuna scuola potrà scegliere se rendicontare le Priorità e i Traguardi che aveva fissato attraverso la procedura di autovalutazione, se riferirsi ai risultati che ha perseguito in generale grazie alla propria attività progettuale, o se prenderli entrambi in considerazione. Questa possibilità, sebbene non esplicitato nella nota, vuole sicuramente andare incontro alle difficoltà che alcune scuole potrebbero incontrare se non avessero, a suo tempo, definito con chiarezza nel RAV le priorità da perseguire. Immaginiamo, ad esempio, la difficoltà nella rendicontazione di obiettivi e traguardi che erroneamente non si siano riferiti agli esiti o che, se espressi in maniera generica, difficilmente potrebbero aiutare la scuola ad illustrare, oggi, quanto ha realizzato e raggiunto. Insomma: rendicontare sì, ma con cautela…

RAV 2019: una regolazione (quasi) in contemporanea con il PTOF

Passiamo ora al più noto documento del SNV, il Rapporto di autovalutazione, che viene aperto non per consentirne il consueto aggiornamento annuale, ma per definire le priorità del nuovo ciclo progettuale delle scuole: il triennio 2019-2022.

Questo passaggio, con il consueto dilemma se sia nato prima il RAV o prima il PTOF, è sicuramente un passaggio critico e dalla controversa tempistica. La nota prova a chiarirne la logica, andando oltre i tempi di progettazione dell’uno o dell’altro documento, con l’intento, ancora sicuramente da chiarire, di farne cogliere le implicazioni processuali più che le date certe di predisposizione.

Il vulnus di tutta la questione è senz’altro da ricercare nella tempistica dettata dalla Legge n. 107/2015 per la predisposizione del PTOF, con un anno di anticipo rispetto alla sua operatività.

In sintesi, le scuole hanno predisposto entro gennaio 2019 il PTOF 2019-2022, che per espressa previsione normativa ha dovuto indicare il Piano di Miglioramento del triennio in questione, che a sua volta, per essere reale, dovrebbe essere stato definito al termine di un attento processo di autovalutazione ed individuazione delle Priorità verso cui tendere. Ed è qui che il difetto procedurale dell’intero processo si fa evidente: il RAV 2019, che avrebbe dovuto guidare la predisposizione del PdM da indicare nel PTOF 2019-2022, in realtà viene redatto adesso, dopo la pubblicazione dei documenti strategici che avrebbe dovuto aiutare a definire.

La nota n. 10701/2019 ha indicato, come tentativo di sintesi di questi processi che ciclicamente si avvicendano e determinano reciprocamente, la possibilità per le scuole di lavorare contemporaneamente a tutti i documenti strategici della scuola, prevedendo la contestuale disponibilità delle piattaforme che l’Amministrazione centrale ha fornito come supporto al lavoro delle scuole, per consentirne la contemporanea regolazione. Ma vediamo nel dettaglio la tempistica, in considerazione soprattutto del Questionario scuola, proposto in una nuova veste per il triennio 2019-2022.

Il Questionario scuola e la tempistica del RAV

A differenza di quanto detto per la Rendicontazione sociale, la piattaforma RAV è già aperta, ed on line è possibile consultare la corrispondente Nota metodologica e la Guida Operativa. Si hanno, quindi, tutte le coordinate per procedere, in primis il nuovo Questionario scuola. Quest’ultimo, oltre ad essere stato snellito nel numero di domande e di descrittori e indicatori, è compilabile on line all’interno della piattaforma nel periodo che va dal 22 maggio al 31 luglio 2019. In questo intervallo di tempo, dunque, le scuole compilano il Questionario, fanno autovalutazione, analizzano i dati che la piattaforma rende disponibili, perché ricavati centralmente, e verificano che le Priorità ed i Traguardi già indicati in fase di predisposizione del PTOF 2019-2022 siano coerenti con il processo autovalutativo, provvedendo a correggerli se così non fosse. I RAV chiusi a luglio saranno automaticamente, come di consueto, pubblicati su Scuola in chiaro.

A settembre la piattaforma RAV viene riaperta, e questa volta on line non ci sarà più il Questionario da compilare, ma saranno restituite le tabelle con i benchmark ricavati proprio dalle risposte fornite dalle scuole, e che richiedono un periodo tecnico di elaborazione, che avverrà appunto tra la chiusura di luglio e la riapertura di settembre. Insieme alle tabelle da settembre le scuole avranno a disposizione anche gli esiti dell’anno scolastico 2018-2019.

Come anticipato prima, quindi, a settembre le scuole potranno ulteriormente e definitivamente portare a compimento il processo autovalutativo e la definizione delle Priorità e dei Traguardi per il triennio 2019-2022, avendo contemporaneamente a disposizione il periodo di aggiornamento del PTOF e la sua piattaforma, nel caso in cui l’abbiano usata o decidano di usarla.

Potrebbe ironicamente sembrare una particolare congiunzione astrale, che accade ogni tre anni; in realtà è la concreta possibilità, per le scuole, di rendere più armonici i processi progettuali che segnano il passo delle attività e delle scelte scolastiche, superando la tempistica poco funzionale dettata a priori dalla norma.

Maria Teresa STANCARONE

Scuola non a scuola: Linee guida e Portale nazionale Scuola in ospedale

Chiara BRESCIANINI

Cos’è la Scuola in ospedale

Il 15 maggio 2019 il Ministro Marco Bussetti ha presentato al Miur il Portale nazionale per la Scuola in ospedale e l'istruzione domiciliare, strumenti rinnovati e attualizzati per garantire alle famiglie degli alunni ricoverati, in ospedale o in contesto domiciliare, informazioni e riferimenti per coadiuvare il percorso scolastico.

La Scuola in ospedale è un servizio pubblico offerto a tutti quegli alunni malati che, a causa dello stato patologico in cui versano, sono temporaneamente impossibilitati a frequentare le lezioni presso la scuola di appartenenza. Tale servizio, attivo in diversi ospedali o reparti pediatrici per contrastare l’abbandono scolastico dovuto alla malattia e all’ospedalizzazione, concorre all’umanizzazione del ricovero ed è parte integrante del programma terapeutico.

I riferimenti europei

L’attenzione e la sensibilità internazionale hanno permesso che il Parlamento Europeo approvasse (con Risoluzione del 13 maggio 1986) la “Carta europea dei bambini degenti in ospedale”. Nel 1993 l’EACH (European Association for the Children in Hospital) ha stilato la cosiddetta Carta di Each, che in forma semplificata e in dieci punti riassume i principali bisogni dei bambini ricoverati, per ridurre il trauma del ricovero e mantenerli in contatto con il contesto di provenienza. Un altro documento rilevante è la cosiddetta Carta di HOPE (2000), cioè dell’organizzazione europea che raggruppa i pedagogisti ospedalieri.

Il quadro normativo

Di seguito si riepiloga la principale normativa relativa alla Scuola in ospedale prodotta dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca:

1) circolare 2 dicembre 1986, n. 345, avente per oggetto “Scuole elementari statali funzionanti presso i presidi sanitari”, con cui vengono istituite le prime sezioni di scuola ospedaliera come sezioni distaccate della scuola del territorio;

2) circolare 7 agosto 1998, n. 353, avente per oggetto “Servizio scolastico nelle strutture ospedaliere”, che dispone che la scuola in ospedale si trasformi in una “struttura scolastica reale ed organizzata” e che introduce, per la prima volta, aspetti importanti quali “la flessibilità organizzativa, la disponibilità dell’organico, le risorse sui diversi livelli scolastici, il rapporto con la scuola di provenienza e con le autorità sanitarie e la formazione dei docenti”;

3) “Protocollo di Intesa per la tutela dei diritti alla salute, al gioco, all'istruzione ed al mantenimento delle relazioni affettive ed amicali dei cittadini di minore età malati” del 27 settembre 2000, stipulato dal Ministero della Pubblica Istruzione, dal Ministero della Sanità e dal Ministero per la Solidarietà Sociale e trasmesso nella circolare n. 43 del 26 febbraio 2001, in cui emergono indicazioni operative per gli Uffici scolastici regionali e le scuole direttamente interessate;

4) circolare 5 dicembre 2007, n. 108, prevalentemente incentrata sulla funzione del docente nelle strutture ospedaliere, che puntualizza alcune azioni che ne devono caratterizzare l’intervento;

5) circolare 28 aprile 2015, prot. 2939, con cui viene avviato il percorso per la definizione di Linee guida nazionali.

Gli interventi più recenti

Il Decreto Legislativo del 13 aprile 2017, n. 63, che dà attuazione ad una delle materie delle deleghe previste dalla Legge 13 luglio 2015, n. 107, quella relativa al tema del diritto allo studio, all’articolo 8 prevede che, per garantire il diritto all'istruzione delle alunne e degli alunni, delle studentesse e degli studenti ricoverati in ospedale, dev'essere assicurata l'erogazione dei servizi e degli strumenti didattici necessari, anche digitali e in modalità telematica.

A maggio 2019 si è addivenuti alla redazione delle nuove Linee guida per aumentare la qualità dell'offerta formativa, migliorando, come ha dichiarato il Ministro Bussetti, il “collegamento puntuale degli alunni con le classi di appartenenza e una didattica e una formazione costantemente aggiornate” per “contrastare abbandono e dispersione scolastica”. Al link https://www.youtube.com/watch?time_continue=8&v=o3bfhn1nb70 è possibile visionare la presentazione al Miur del portale.

Una struttura di eccellenza

La Scuola in ospedale è uno dei punti di eccellenza del sistema nazionale di istruzione in ottica di inclusione. Nel 2017/2018 ne hanno usufruito 68.900 studenti, di cui oltre il 70% della scuola dell’infanzia e primaria e quasi 6.000 della scuola secondaria di II grado, con l’ausilio di 740 docenti. Il servizio è attivo su tutto il territorio nazionale. In Italia sono presenti 18 scuole polo (una per ogni Ufficio Scolastico Regionale) e più di 200 sezioni ospedaliere.

Il servizio di istruzione domiciliare può essere destinato a studenti di ogni ordine e grado, che siano sottoposti a terapie domiciliari che impediscono la frequenza della scuola per un periodo di tempo non inferiore a trenta giorni, anche non continuativi. Nel 2017/2018 hanno usufruito di questo servizio 1.306 alunni, per un totale di 64.715 ore di istruzione domiciliare.

Per ogni utile approfondimento è possibile consultare il paper prodotto dal Miur al link dedicato.

Per un focus possibile sui punti di attenzione in tema di istruzione domiciliare e scuola in ospedale, e una sintesi normativa, è possibile consultare il fact sheet dell'Ufficio Scolastico Regionale per l'Emilia-Romagna al link diretto.

Il nuovo portale sulla Scuola in ospedale

Tra le sue molteplici funzioni, il portale, raggiungibile al link diretto https://scuolainospedale.miur.gov.it/sio/, permetterà al Miur il monitoraggio dei dati e delle risorse, e sarà un punto di riferimento costante per l’informazione di studenti, famiglie, scuole, ospedali e per l’aggiornamento dei docenti. In proiezione il portale costituirà poi un archivio di materiali, di documenti e di esperienze più significative. Nel portale sono reperibili informazioni, in corso di implementazione, su:

- lo stato del servizio;

- le risorse regionali;

- le buone pratiche;

- le “storie in corsia” (educazione fisica in ospedale, opuscoli e progetti per l'intercultura, rapporti con la pediatria...);

- la normativa;

- i percorsi formativi;

- le notizie.

Nel rinnovato impegno dell'amministrazione scolastica in ambito di integrazione degli alunni con patologie ospedaliere, si intravede la sempre più cogente necessità di fornire risposte di qualità per ciascun alunno, con un respiro di innovazione didattica e degli ambienti di apprendimento, imprescindibile per far fronte a bisogni multiformi e fortemente personalizzati in un contesto particolare.

Chiara BRESCIANINI

Valorizzazione eccellenze: aggiornamento enti accreditati

Aggiornato l'elenco dei soggetti esterni accreditati per il prossimo triennio scolastico al fine di promuovere e realizzare competizioni rivolte agli studenti delle scuole secondarie di II grado, nell’ambito delle iniziative per la valorizzazione delle eccellenze.

Con decreto direttoriale 21 maggio 2019 n. 758 il Miur trasmette l’elenco aggiornato dei soggetti esterni accreditati a collaborare con l'Amministrazione scolastica al fine di promuovere e realizzare gare e competizioni nazionali e internazionali, nonché olimpiadi e certamina, concernenti la valorizzazione delle eccellenze degli studenti delle istituzioni scolastiche di istruzione secondaria superiore, statali e paritarie, a partire dall'a.s. 2019/2020 fino all'a.s. 2021/2022.

Nel suddetto elenco sono definiti i periodi di validità dell’accreditamento. Finalità del decreto è quella di fornire informazione alle scuole, ai docenti e agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado sui soggetti esterni che organizzano iniziative di valorizzazione delle eccellenze.


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Rendicontazione sociale e RAV: apertura funzioni

Dal 30 maggio al 31 dicembre viene resa disponibile, sul portale del Sistema nazionale di valutazione (SNV), la piattaforma per la predisposizione della Rendicontazione sociale 2019; dal 22 maggio al 31 luglio è aperta la piattaforma per l'elaborazione del Rapporto di autovalutazione (RAV) relativo al triennio 2019/2022.

Lo ha comunicato il Miur con nota 22 maggio 2019 prot. n. 10701. Per accedere a entrambe le piattaforme occorre entrare nell'area "Scuole" del portale SNV tramite l'indirizzo  https://snv.pubblica.istruzione.it/snv-portale-web/public/scuole. Le credenziali da utilizzare corrispondono a quelle per l'accesso all'area riservata del  Miur.

Dal 30 maggio al 31 dicembre 2019 viene resa disponibile la piattaforma per la predisposizione della Rendicontazione sociale 2019, che costituisce la fase conclusiva del ciclo di valutazione delle istituzioni scolastiche, per la prima volta chiamate a dare conto dei risultati raggiunti con riferimento alle priorità e ai traguardi individuati al termine del processo di autovalutazione.  Ciascuna scuola dichiara quanto realizzato, evidenziando i risultati raggiunti grazie all'autonomia che ne ha caratterizzato le azioni, e orienta le scelte future, in modo da fissare le priorità strategiche del triennio successivo.

L'attività di rendicontazione dovrà essere conclusa con la pubblicazione nel portale "Scuola in Chiaro".

Dal 22 maggio al 31 luglio 2019 le scuole effettueranno l'elaborazione del RAV relativo al triennio 2019/2022, che raccoglie le riflessioni rispetto ai risultati raggiunti nel precedente percorso di autovalutazione e miglioramento, e fissa le priorità del periodo successivo, garantendo coerenza ai processi attivati in vista del miglioramento continuo del sistema di istruzione. La struttura del RAV è stata ulteriormente semplificata e la compilazione propedeutica del Questionario Scuola  viene proposta all'interno della stessa piattaforma.

Le scuole che hanno utilizzato la piattaforma per l'elaborazione del PTOF all'interno del portale SIDI troveranno precaricate nel RAV le coppie "Priorità" e "Traguardi", conservando la possibilità di  modificarle ulteriormente. Il RAV, una volta, verrà pubblicato direttamente nell'apposita sezione del portale "Scuola  in Chiaro".

Nei primi mesi dell'anno scolastico 2019/2020, preferibilmente entro ottobre, in fase di aggiornamento del PTOF e di definizione del PdM relativi al triennio 2019/2022, con riferimento ai dati elaborati in seguito alla chiusura del RAV e restituiti in piattaforma, la scuola potrà consolidare definitivamente i documenti in modo da garantirne la reciproca coerenza. Entro dicembre, comunque, tutti i RAV verranno ripubblicati automaticamente sul portale "Scuola in Chiaro", salvo che la scuola non vi abbia già provveduto autonomamente.

Per le scuole paritarie, esclusivamente per quanto riguarda l'elaborazione del Rapporto di autovalutazione, seguirà una specifica nota con l'indicazione della tempistica e della modalità di compilazione.


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Concorso DSGA: pubblicati i quesiti per la preselezione

Pubblicata da parte del Miur la banca dati dei 4.000 quesiti tra cui saranno estratti quelli che verranno somministrati alla prova preselettiva del concorso per il reclutamento di 2.004 Direttori dei Servizi Generali e Amministrativi per le Istituzioni scolastiche statali.

Ricordiamo che la prova preselettiva si svolgerà nei giorni 11, 12 e 13 giugno 2019 nelle sedi individuate dagli Uffici Scolastici Regionali. La prova avrà una durata massima di 100 minuti e consisterà nella somministrazione di 100 quesiti a risposta multipla, riguardanti le discipline previste per le prove scritte.

La banca dati riportaa i quesiti suddivisi per materie (dall'area 1 all'area 7).

Scarica i quesiti


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Summer School Ischia 2019

I luoghi dell'autonomia

L'aula, la presidenza, la segreteria, il territorio...


Una preziosa occasione di confronto e approfondimento per dirigenti scolastici, direttori amministrativi, figure di staff, insegnanti, formatori; quest'anno la Summer School di Ischia sarà dedicata ai luoghi dell'autonomia, attraverso cinque sessioni di lavoro: gli scenari giuridici, l’organizzazione e la gestione, i risultati dell’autonomia, le autonomie differenziate, l’autonomia e le competenze di cittadinanza.

Inoltre un apposito corner per neo-dirigenti offrirà strumentazioni e simulazioni per i primi cento giorni.


Programma completo e modulo di iscrizione

 

27 maggio 2019

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n. 138

Chi è l’insegnante di scuola primaria del 2020?

Silvana LOIERO

La complessità sulle soglie dell’aula

L’insegnante di scuola primaria del 2020 è un professionista dell’educazione che opera all’interno di un contesto scolastico e sociale molto più complesso rispetto al passato. Facciamo solo qualche esempio di tale complessità:

- l’emergere in classe della pluralità in tutte le sue forme porta i docenti a confrontarsi con bisogni diversificati, con disuguaglianze vecchie e nuove. Occorre trovare il modo di garantire a tutti e a ciascuno un apprendimento di qualità tenendo conto delle specificità e, nel contempo, favorire negli allievi la comprensione e l’apertura alle differenze per imparare a vivere meglio insieme. In particolare, la diversità delle lingue in classe porta in primo piano la necessità di integrare la dimensione linguistica nell’insegnamento dei contenuti disciplinari, per aiutare gli allievi ad acquisire le competenze in tutte le materie di studio;

- l’eccesso di immagini, suoni, informazioni di vario tipo, provenienti dai mass media, genera spesso nei bambini confusione, provoca breve durata nell’abilità di prestare attenzione e di concentrarsi, li abitua a modi di pensare più rapidi, alla percezione di messaggi brevi. Ciò comporta la necessità di aiutare i ragazzi a filtrare e riorganizzare l’enorme flusso di stimoli a cui sono esposti, perché imparino a osservare, pensare, rielaborare quanto appreso;

- il cambiamento dei modelli educativi familiari provoca spesso difficoltà di adeguamento degli allievi alle regole, il che rende più complessa la gestione della classe.

Maestro domani: una guida che accompagna l’allievo

L’insegnante di oggi deve riuscire a tener conto di tutto ciò quando progetta e realizza i diversi percorsi di insegnamento/apprendimento. Ma non solo: deve anche adeguarsi a quanto emerge dalle recenti ricerche in campo psico-pedagogico, che cancellano la vecchia figura del docente trasmettitore di saperi e lo trasformano in una guida che accompagna lo studente nella costruzione delle conoscenze, abilità, competenze. Ciò implica, da una parte, collocare gli allievi al centro del processo di insegnamento apprendimento e, dall’altra, avere ben presente l’idea di competenza come traguardo finale da far raggiungere.

Il padroneggiare la didattica di tutte le discipline sulla base di una solida preparazione psico-pedagogica, il saper comunicare e condurre la classe, si intrecciano con le competenze sociali necessarie per interagire e collaborare con colleghi, genitori, personale esterno che in varia misura collabora con la scuola; senza dimenticare, poi, che il docente deve saper riflettere sulla propria pratica e rivedere in continuazione il proprio rapporto con ciò che sa e sa fare, per un approfondimento continuo delle competenze che possiede. È evidente che tutto ciò comporta una elevata professionalizzazione.

Le prove di concorso: un blitz docimologico?

Queste brevi considerazioni ci portano ad affermare che oggi non si dovrebbe diventare insegnanti soltanto a seguito di un concorso. A nostro avviso, prima del concorso occorrerebbe un master post universitario di almeno due anni, come avviene in altri paesi.

Si dirà che il concorso ha un “programma” di studio molto ambizioso, ed è vero. Ma la prova concorsuale riesce ad accertare davvero il possesso delle competenze necessarie per il futuro insegnante?

La prova scritta è costituita da due quesiti aperti, più un terzo a risposta chiusa per la comprensione di un testo in lingua inglese, almeno al livello B2 del Quadro Europeo di Riferimento per le lingue. Sicuramente i futuri insegnanti hanno possibilità, in sede di prova scritta, di dimostrare le proprie competenze linguistiche di base (punteggiatura, ortografia, morfosintassi, proprietà lessicale), le capacità di sviluppare le argomentazioni in modo chiaro, logico e coerente, e di esprimere giudizi critici. Sul piano dei contenuti, invece, riteniamo che si possa focalizzare l’attenzione soltanto su micro-aspetti del vasto programma, in quanto in un tempo di tre ore c’è anche la prova di inglese. Riferendoci ai posti comuni, è illusorio pensare, ad esempio, che con i primi due quesiti si possa accertare se i candidati possiedano la padronanza delle “tematiche disciplinari, culturali e professionali” e “conoscenze e competenze didattico-metodologiche in relazione alle discipline oggetto di insegnamento”.

Ed è ancora più illusorio pensare che in 30 minuti di prova orale si possa valutare la “padronanza delle discipline” e la “capacità di progettazione didattica efficace, anche con riferimento alle TIC”. In questi 30 minuti, infatti, occorre accertare anche la capacità di saper insegnare l’inglese. Un tempo davvero insignificante per stabilire se il candidato possieda o meno i requisiti necessari a svolgere una professione così importante.

Le stranezze della prova orale

La prova orale consiste nella progettazione di un'attività didattica. La scelta di circa 15 minuti per l’orale (si suppone che gli altri 15 debbano essere destinati all’accertamento delle competenze in lingua inglese) evidenzia una tendenza “al ribasso” nella interlocuzione della commissione con il candidato. Non viene infatti richiesta l’illustrazione di un percorso completo, di un'unità di lavoro, di una sequenza didattica di un certo spessore; si parla invece di una semplice “attività”, che nel lessico pedagogico ormai accettato fa riferimento a qualcosa di veramente minimo e che mal si concilia con “l'illustrazione delle scelte contenutistiche, didattiche, metodologiche compiute” e con gli “esempi di utilizzo pratico delle TIC”, elementi, questi, di solito riferibili a un percorso coerente e completo, al cui interno ci sono varie attività.

Una contraddizione tra gli obiettivi “pretenziosi” presenti nei testi di legge e la realtà.

E che dire del concorso riservato?

Basta fare riferimento al concorso riservato ancora in corso, che ha lo stesso programma d’esame e le stesse modalità di svolgimento (per la prova orale) di quello appena decretato, per rendersi conto di questa incongruenza. In più l’esperienza del concorso riservato evidenzia che i commissari non hanno capito fino in fondo che cosa fosse l’"attività" da far presentare ai candidati.

La lettura di alcune tracce assegnate (reperibili sui vari gruppi Facebook) rivela comportamenti diversi da parte delle commissioni. Ecco degli esempi.

Alcune commissioni hanno indicato “tematiche” (così chiamate da loro) che vanno da un livello macro a uno micro: il testo narrativo fantasy; educazione stradale: percorsi sicuri in città; multipli e sottomultipli; la traslazione di figure su piano; la promozione, la conoscenza e l’apertura verso le altre culture; genere di immagine fotografica: pubblicità; il collage; disegnare figure con l’uso della LIM; impariamo a usare i pennelli e i colori a tempera.

Non è mancato il richiamo agli “argomenti” che ricordano i vecchi centri di interesse (Classe prima: L’inverno e il freddo), e che disorientano perché non si sa che cosa si deve fare.

E non è mancato neanche il richiamo all’Invalsi (alla luce dei Quadri di Riferimento dell’Invalsi analizzare le inferenze dirette e complesse in classe quinta; alla luce dei Quadri di riferimento dell’Invalsi analizzare il corretto utilizzo dei differenti registri linguistici). In questo caso che cosa vuol dire “analizzare”? È il candidato a dover fare l’analisi? E qual è il posto dell’attività da progettare?

Schizofrenia pedagogica

In molte tracce, poi, si parla di “lezione” e si fanno precisazioni (da notare anche gli acronimi) di cui non si capisce la funzionalità: Matematica: Leggere e scrivere i numeri in senso progressivo e regressivo. La lezione è rivolta ad una classe prima composta da 20 alunni di cui 1 alunno DVA (legge 104 art. 3, c. 3) e 1 alunno NAI di un istituto comprensivo con sede in quattro paesi con meno di 5000 abitanti, con tempo scuola a 27 ore.

Nelle tracce hanno fatto il loro ingresso anche termini nuovi: Compito di realtà: organizzare una giornata evento sui diritti delle persone e dei bambini.

Un compito di realtà, come ben sappiamo, è qualcosa di molto complesso, che ha bisogno di tempo per essere realizzato; se inserito come sinonimo di una semplice “attività” viene snaturato, si riduce soltanto a una etichetta di moda.

Ci auguriamo davvero che per il futuro concorso si trovino dei correttivi a questa sorta di “schizofrenia pedagogica”, che ha caratterizzato la prova orale del concorso riservato. Ne va del futuro della scuola primaria.

Silvana LOIERO

Decreto disabilità: tanto rumore per nulla?

Loredana LEONI

Il nuovo testo del d.lgs. 66/2017

In uno degli ultimi Consigli dei Ministri è stato approvato uno schema di Decreto Legislativo che, come previsto dal comma 184 dell’articolo 1 della Legge 107/2015, apporta modifiche al Decreto Legislativo 13 aprile 2017, n. 66 sull’inclusione scolastica. Naturalmente questo nuovo decreto per diventare attuativo dovrà compiere l’iter previsto, ovvero acquisire i pareri della Conferenza Unificata (Stato-Regioni-Autonomie Locali) e delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per profili finanziari. Conoscendo abbastanza bene il D.lgs. 66/2017, anche nei suoi limiti e nelle sue criticità, ho provato a capire quali differenze, quali interventi e soprattutto quale cornice culturale caratterizzano il nuovo testo.

Viene confermato il sistema di classificazione ICF

Innanzitutto è importante vedere confermato il superamento del concetto di disabilità come mancanza, come deficit, e l’accoglimento della proposta ICF che è alla base del D.lgs. 66/2017. Il decreto, infatti, poneva al centro di tutto il ragionamento sull’inclusione scolastica l’idea del profilo di funzionamento, secondo i criteri del modello bio-psico-sociale. Le modifiche introdotte dal nuovo schema di decreto, in effetti, nella maggior parte degli articoli, riguardano interventi lessicali e sintattici che mantengono il significato di quanto già scritto, anche nei casi in cui viene riscritto, rendendo forse più complessa la comprensione e la successione dei passaggi. Ad esempio, dopo aver confermato la composizione delle commissioni mediche già previste nel decreto 66/2017, si cambia il rapporto e la successione tra accertamento e certificazione della condizione di disabilità e attivazione del percorso relativo all’inclusione scolastica, cioè l'elaborazione del profilo di funzionamento.

Accertamento di disabilità e riconoscimento dell'invalidità

I due processi erano stati separati perché la certificazione di disabilità è la procedura per il riconoscimento dell’invalidità, delle provvidenze anche economiche, degli ausili, ecc., mentre l’elaborazione del profilo di funzionamento è necessaria per la redazione del Progetto Educativo Individualizzato (PEI) e del Progetto Individuale, di cui il PEI fa parte.

Nel nuovo testo, invece, la domanda di accertamento all’INPS dev'essere già corredata di certificato medico diagnostico con la diagnosi clinica e la valutazione sul funzionamento: quindi un percorso inverso, che in certi casi potrebbe anche avere senso, ma di certo allunga i tempi per il riconoscimento dei bisogni del bambino. In sintesi, se non c’è la certificazione a norma della Legge 104/1992, non è attivabile il sostegno. Nel testo correttivo si trova continuità sulle norme relative alla formazione dei docenti e del personale ATA, sulla necessità di avere principi unitari per il profilo degli assistenti all’autonomia e alla comunicazione, sull’idea che la continuità non sia identificabile con quella del singolo docente di sostegno (quello bravo!) che accompagna negli anni lo studente, ma stia maggiormente nella tenuta del progetto di scuola e nella sua valutazione.

La garanzia di continuità

Forse nell’articolo che tratta della continuità vi è un errore. Il comma 3 dell’articolo 14, che stabilisce la possibilità di confermare il supplente, a fronte di assegnazioni e di cambiamenti continui, anche in corso d’anno, per effetto delle graduatorie, viene modificato: si introduce che il personale eventualmente da confermare sarebbe quello specializzato secondo quanto stabilito dall’art. 12, che riguarda la formazione iniziale dei docenti di sostegno per la scuola primaria e dell’infanzia. L'art. 1, comma 184, della citata legge 13 luglio 2015, n.107, stabilisce che “entro due anni dalla data di entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi di cui al comma 180, nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi e con la procedura previsti dai commi 181 e 182 del presente articolo, il Governo può adottare disposizioni integrative e correttive dei decreti medesimi”. Ritengo ci sia un fraintendimento: così come viene corretto, il nuovo testo non riguarderebbe infatti la scuola secondaria di primo e secondo grado. Oppure è una scelta? Se così fosse, sarebbe una lettura molto particolare delle peculiarità dei gradi scolastici.

Incertezze sui gruppi territoriali

Un altro po’ di confusione si coglie nel passaggio in cui il GIT (Gruppo Inclusione Territoriale), che resta con la stessa composizione prevista dal decreto 66/2017, ritorna provinciale, quindi con differenze notevoli di vicinanza e conoscenza del territorio a seconda delle dimensioni delle province, ma soprattutto non si capisce se abbia una funzione di conferma o meno delle richieste di sostegno del dirigente scolastico, in quanto in un articolo successivo si dice che il dirigente invia la richiesta di organico all’USR.

Consiglio di classe e GLHO

Veniamo invece alle uniche vere differenze. Sostanzialmente sono due, anzi una, perché la cosiddetta reintroduzione del GLHO in realtà introduce e norma un gruppo di lavoro aggiuntivo, la cui attività era già prevista dall’art. 7 comma 2 lettera a) del D.lgs. 66/2017. Infatti si incardina la redazione del PEI nel Consiglio di classe e nella normalità delle sue attività, non essendosi ritenuto necessario un gruppo a parte e diverso solo per il disabile. Finora nella realtà delle scuole vi sono state situazioni variegate, ma il comune denominatore è stato che del PEI spesso si occupa il docente di sostegno, con una delega che sovente significa separazione delle competenze sulla progettazione, ma anche sulla realizzazione delle attività didattiche da svolgere con il disabile. Molte volte i docenti di classe vedono infatti il docente di sostegno come colui che si occupa di quelle attività nelle ore in cui è presente in classe, e spesso fuori dalla classe. Affermare quindi che è il consiglio di classe a doversi occupare del PEI, significa che non c’è un luogo appartato e diverso, con ore che qualcuno chiederà vengano riconosciute come se fosse un accompagnamento.

La collaborazione della famiglia è comunque già prevista anche nel 66/2017, ma nel consiglio di classe, con tutti i docenti e non solo con quelli che partecipano al GLHO. Va anche detto che, se questi sono gruppi di lavoro, le ore di lavoro sono da riconoscere economicamente con il Fondo d’Istituto, e quindi vanno definite in contrattazione.

Come e dove si quantificano le ore di sostegno?

Quindi arriviamo alla vera richiesta delle famiglie, ossia l’introduzione della quantificazione delle ore di sostegno nel PEI. Comprensibile che i genitori si sentano rassicurati dal fatto di poter contare su tempi e presenze certe del docente di sostegno, perché dichiarati nel PEI. Ma questa scelta è di fatto una contraddizione con l’impianto ICF. Se infatti questo significa che non è solo il sostegno didattico a dover garantire l’inclusione, inserire le ore rende rigido il modello: c’è bisogno delle stesse ore per bambini dalla prima alla quinta in scuola primaria? Oppure devono essere valutati la crescita e lo sviluppo, e anche le regressioni o i nuovi bisogni? Inoltre se, come viene previsto, l’accertamento della disabilità determina l’indicazione delle ore di sostegno, è ancora la gravità della disabilità il riferimento, e non il funzionamento. Quindi l’approccio bio-psico-sociale è un richiamo di facciata, mentre la struttura è ancora quella che attualmente si basa sui deficit e non sulle potenzialità.

Senza oneri aggiuntivi…

In molti articoli è comparsa la dicitura (Leitmotiv di molte norme in particolare sulla scuola): “si provvede senza oneri aggiuntivi e nei limiti delle risorse disponibili”. Questo diventa ancora più vincolante quando l’invarianza finanziaria è riferita alle risorse di organico, quando come modifica all’art. 7 del decreto 66/2017 si introduce un comma in cui si prevede che “la realizzazione delle misure attuative avviene ad invarianza di spesa e nel rispetto del limite dell’organico docente ed ATA assegnato a livello regionale, e la dotazione organica complessiva non può essere incrementata in conseguenza dell’attivazione degli interventi previsti, ivi compreso l’adeguamento dell’organico delle istituzioni scolastiche alle situazioni di fatto”.

Quindi non sarà più possibile adeguare gli organici di sostegno assegnati in considerazione della modifica delle situazioni contingenti. In attesa di vedere quale sarà il futuro del decreto, resta il rammarico che sull’inclusione si sia ancora di fatto in mezzo al guado, rischiando di perdere la spinta innovativa, anche nel confronto vivace e acceso, senza peraltro aggiungere nuovi elementi alla riforma già disegnata dal decreto 66/2017.

Loredana LEONI

Assegno nucleo familiare: nuovi livelli reddituali

Pubblicata da parte dell'Inps la circolare che rende nota la rivalutazione dei livelli di reddito ai fini della corresponsione dell’assegno per il nucleo familiare a decorrere dal 1° luglio 2019 e fino al 30 giugno 2020, e trasmette le relative tabelle suddivise per tipologie di nuclei.

I livelli di reddito familiare ai fini della corresponsione dell'assegno per il nucleo familiare sono rivalutati annualmente, con effetto dal 1° luglio di ciascun anno, in misura pari alla variazione dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, calcolato dall'ISTAT, intervenuta tra l'anno di riferimento dei redditi per la corresponsione dell'assegno e l'anno immediatamente precedente.

Con circolare 17 maggio 2018 n. 66 l'Inps comunica che la variazione percentuale dell'indice dei prezzi al consumo tra l'anno 2017 e l'anno 2018 è risultata pari a +1,1%.

In relazione a quanto sopra sono stati rivalutati i livelli di reddito delle tabelle contenenti gli importi mensili degli assegni al nucleo familiare, in vigore per il periodo 1° luglio 2019 - 30 giugno 2020 con il predetto indice.

Alla suddetta circolare sono allegate le tabelle contenenti i nuovi livelli reddituali, nonché i corrispondenti importi mensili della prestazione, da applicare alle diverse tipologie di nuclei familiari.

Gli stessi livelli di reddito avranno validità per la determinazione degli importi giornalieri, settimanali, quattordicinali e quindicinali della prestazione.


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Scienze della formazione primaria: posti disponibili

Pubblicato il decreto con la definizione dei posti disponibili per l'accesso al corso di laurea magistrale a ciclo unico in Scienze della Formazione Primaria per l'a.a. 2019/20 e la relativa ripartizione regionale tra gli atenei.

Per l’anno accademico 2019/2020, i posti disponibili a livello nazionale per le immatricolazioni al corso di laurea magistrale a ciclo unico in Scienze della Formazione Primaria per l’insegnamento nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria sono definiti in numero di 6789 e ripartiti tra le università secondo la tabella allegata al decreto Miur 17 maggio 2019 n. 424.

Ciascuna università dispone l’ammissione dei candidati in base alla graduatoria di merito nei limiti dei corrispondenti posti.


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Istituti tecnici superiori: monitoraggio nazionale

Presentati lo scorso 14 maggio al Miur gli esiti del Monitoraggio nazionale 2019 relativo agli Istituti tecnici superiori: l’80% dei diplomati lavora a un anno dal diploma. Stanziati 32 milioni di euro per il finanziamento degli ITS da parte delle Regioni.

Il Ministro Bussetti ha firmato il decreto che stanzia 32 milioni di euro per il finanziamento degli ITS da parte delle Regioni: ventidue milioni potranno essere erogati subito, mentre la quota rimanente sarà utilizzata a titolo di premialità. Circa 3.000 i giovani in più potranno, terminata la scuola secondaria di secondo grado, accedere agli Istituti Tecnici Superiori. Il numero degli iscritti aumenta ogni anno, per l’alta qualità dell’offerta formativa e la garanzia di un quasi immediato ingresso nel mondo del lavoro.

Alla presentazione dei dati del Monitoraggio nazionale 2019 sul Sistema ITS (Istituti Tecnici Superiori) sono intervenuti Giovanni Biondi, Presidente di Indire, Carmela Palumbo, Capo Dipartimento per il sistema educativo di Istruzione e Formazione, Maria Assunta Palermo, Direttore Generale per gli Ordinamenti Scolastici e la Valutazione del Sistema Nazionale di Istruzione, Cristina Grieco, Assessore per l’Istruzione e la Formazione della Regione Toscana e Responsabile del Coordinamento Tecnico della IX Commissione della Conferenza dei Presidenti delle Regioni.

La rilevazione si è concentrata sugli studenti che hanno concluso i percorsi presso gli ITS fra il primo gennaio e il 31 dicembre 2017 e ha riguardato 139 percorsi ITS erogati da 73 Fondazioni ITS su 103 costituite, 3.367 iscritti e 2.601 diplomati. Gli studenti sono giovani di età compresa tra i 20 e i 24 anni (il 44,9%) e 18 e 19 anni (il 32,3%), in prevalenza maschi (il 72,6%), provenienti dagli Istituti tecnici (il 62,3%). Rilevante la percentuale di iscritti con diploma liceale (21,3%).

L’80% dei diplomati (2.068) ha trovato lavoro entro un anno dal diploma, nel 90% dei casi (1.860) in un’area coerente con il percorso di studi concluso. Le aree tecnologiche con le migliori performance occupazionali sono Mobilità sostenibile (83,4%) e Tecnologie dell’informazione e della comunicazione (82,5%). Tra gli ambiti del Made in Italy, Sistema meccanica (91,9%) e Sistema moda (86,3%) ottengono i migliori risultati.

Il partenariato delle Fondazioni ITS coinvolte nel monitoraggio è costituito per il 37,4% da imprese. Nelle attività di stage le imprese coinvolte sono state 2.467.

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REPERTORIO 2019 - Dizionario normativo della scuola

contributi di: Ettore Acerra • Alessia Auriemma • Sergio Auriemma • Alberto Bottino • Antonia Carlini • Giancarlo Cerini • Domenico Ciccone • Dino Cristanini • Bruno Di Palma • Susanna Granello • Mario Guglietti • Mario Rossi • Mariella Spinosi • Maria Teresa Stancarone • Rosa Stornaiuolo • Maurizio Tiriticco

pagg. 1440, febbraio 2019, euro 68,00


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