Scuola7 17 giugno 2019, n. 141

Scuola7

la settimana scolastica

17 giugno 2019, n. 141


In questo numero parliamo di:



Dirigere sotto stress (G. Rispoli)

Concorso per dirigenti scolastici: note a margine (M. Piras)

Reclutamento e PAS: l'accordo col Governo (R. Calienno)

Scuola2030: educazione per la creazione di valore (M.C. Pettenati)

Nuovi regolamenti di organizzazione del Miur

Comunicazione esiti finali in Anagrafe Studenti

Scuola in ospedale: ecco le Linee di indirizzo

Esame di Stato: ultime istruzioni operative

Esame di Stato: custodia plichi cartacei

Esame di Stato: rilevazione esiti


Settimanale di informazione scolastica.
© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diDirigere sotto stress
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17 giugno 2019

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n. 141

Dirigere sotto stress

Guglielmo RISPOLI

Non ancora previsto il controllo della glicemia per i dirigenti scolastici

Per mia ignoranza non so quanto negli ultimi anni sia aumentata la pressione del Ministero degli Interni, del Mef e dei due rami del Parlamento italiano sui prefetti e sui questori, visti i non pochi problemi di ordine pubblico, i disastri in alcune discoteche, la disubbidienza civile nel rispettare la comunità che dorme, che lavora o semplicemente che passeggia, il diffuso fenomeno del parcheggio in doppia fila ed i litigi per futili motivi.

Sempre per colpa della mia incapacità di informarmi, non sono a conoscenza del Piano di Miglioramento adottato dal Governo, dal Ministro della Giustizia e dallo stesso CSM, magari chiedendo a tutti i tribunali d’Italia un Rapporto di Autovalutazione, riferito probabilmente ai presidenti dei tribunali, a causa della lentezza dei processi in campo civile, amministrativo o penale, che collocano la giustizia in Italia nelle ultime posizioni d’Europa e indietro a vari Paesi degli altri continenti.

Percepisco a volte che la gran parte dell’opinione pubblica italiana è a conoscenza che tra pochi giorni i docenti smetteranno di lavorare per oltre due mesi, i bidelli ciondoleranno nelle scuole, le segreterie scolastiche non daranno più servizi all’utenza ed i dirigenti scolastici passeggeranno sui lungomare o per strade di campagna, fin quando, per loro fortuna, non ci sarà nessuno a controllare il taglio dei capelli, la tipologia di tessuto dei calzini o la lunghezza della maglia o camicia indossata.

12 giugno: storie molto diverse

Il 12 giugno 1996 la Repubblica italiana, nata dalla lotta al nazifascismo e dalla Costituzione, attraverso il Ministero della Pubblica Istruzione aveva scelto me, insieme con altri 574 insegnanti di scuola elementare e dell’infanzia (tra 10.000 partecipanti alla prova scritta), con un concorso ad alta selezione per merito, ed io, come tanti altri, ho iniziato a svolgere la funzione di direttore didattico e poi, dal 2000, quella di dirigente scolastico.

La mission per quei direttori didattici era migliorare il funzionamento didattico della scuola dell’infanzia e primaria. Alla fine degli anni Novanta il progetto Alice rivelò che lo standard della scuola dell’infanzia di livello molto era più alto rispetto a quello degli anni Ottanta, e che la scuola elementare, riformata dalla Legge 148/1990 e dai Programmi del 1985, aveva il credito positivo per tutta l’istruzione italiana, perché all’attenzione dei migliori paesi Europei.

Dal 2000-2001 i dirigenti scolastici non hanno più orario di servizio.

Il 12 giugno 2019 il Senato della Repubblica approva a maggioranza un decreto sicurezza, forse per difendere il Paese dai dirigenti scolastici, tenendoli sott’occhio elettronico (insieme con bidelli e amministrativi) per sapere puntualmente a che ora entrano in uno dei tanti plessi, poi escono, poi rientrano e poi riescono.

Al momento non sono previsti controlli biometrici nell’appartamento privato abitato dai dirigenti scolastici.

Sugli scanni dei due rami del Parlamento della Repubblica siedono signori e signore che non hanno avuto voti di preferenza e non hanno acquisito competenza di merito civile per attività politica, intesa come servizio ai cittadini ed al Paese.

Fin qui il quadro generale, molto sintetizzato.

Dirigenti stressati: realtà o fiaba nazionale?

Da qualche parte si parla dello stress dei dirigenti scolastici, pressati oltremisura da una serie di funzioni e compiti: una figura professionale che in una qualsiasi altra azienda, di Stato o privata, viene articolata e suddivisa tra almeno 4-5 persone.

Credo che la "tossicologia dei dirigenti scolastici" sia da ricercarsi in quest'assurda concentrazione di compiti e responsabilità, ma anche in altro: a mio parere non è più solo un problema di categoria professionale, con conseguente questione di rilevanza sindacale o di pressione sulla figura più importante per il funzionamento della scuola italiana.

Credo sia giusto domandarsi cosa è successo nel nostro Paese in questi vent’anni.

Credo siano visibili a tutti la caduta verticale dell’importanza della cultura, la disattenzione alla difesa dei beni culturali del nostro Paese, il disvalore (con inversione di tendenza rispetto a cinquant'anni fa) in cui viene relegata la scuola.

Altrettanto visibile a tutti è la quasi totale accettazione di un’ignoranza dilagante, divenuta di sistema: un fenomeno partito con i talk-show e le televisioni di Mediaset, per approdare al cattivo e perverso uso dei social, dove tutti parlano di tutto non conoscendo a fondo nulla. Come aveva detto e scritto Umberto Eco, "i social hanno portato alla visibilità di migliaia le opinioni innocue di quelli che prima trascorrevano molto tempo a chiacchierare nel salone di un barbiere o parrucchiere o fuori al bar".

Malignamente qualcuno dice addirittura che alcuni di questi siano diventati deputati, sottosegretari o ministri.

Justr3mo ha circa 1.200.000 iscritti: è un canale di una stupidità incredibile, seguito da bambini e ragazzini che usano il tablet da soli.

Migliorare la scuola in base al colore dell’iride dei dirigenti?

La scuola è rimasta l’ultima istituzione di massa a difesa della cultura, almeno quella di base. La scuola è stata oggetto di tentativi di riforma disconnessi, quasi uno per ogni persona diventata Ministro per qualche mese o anno; il tutto, come molti critici di Storia della scuola affermano, con grande discontinuità e ricadute demotivanti tra i dipendenti.

I direttori didattici ed i presidi della “vecchia scuola” sono persone di cultura, hanno letto e studiato tanto, in prevalenza sono stati dei buoni insegnanti. Hanno intrapreso quella professione per contribuire al miglioramento culturale e didattico nei vari ordini di scuola, mediando tra le proliferazioni di decreti, direttive e circolari, scritti a viale Trastevere, e le realtà delle loro scuole. Al sud come al nord, nei paesi come nelle città e nelle periferie, i capi d'istituto sono stati punti di riferimento per le famiglie di bambini e ragazzi: pazienza, ascolto, intelligenza di vision, progettualità, mediazione anche nell’intraprendere un'importante innovazione.

I cittadini ricordano quella categoria con nostalgia ed affetto.

Voglio ricordare uno tra i tanti: Gianfranco Zavalloni, un grande maestro, un eccezionale e tanto umano direttore didattico, selezionato appunto nel 1996.

I cittadini hanno recepito il cambio di target (dirigente scolastico) esattamente com'è stato creato, ossia responsabile unico di tutto: efficacia dell’edificio, efficienza del personale, rispetto delle regole, mediazioni sui bisogni personali di un genitore, capo del personale e datore di lavoro, controparte sindacale, titolare dell’attività negoziale anche nelle situazioni difficili (come la gestione dei finanziamenti di “Scuole belle”), direttore dei piani PON nelle proprie scuole, titolare dell’azione didattica del collegio e responsabile dei risultati in termini di valutazione, autovalutazione e miglioramento, titolare quasi unico ed univoco della sicurezza.

Questa complessità ha creato nuvole di fumo e confusione, con una sola certezza: il cittadino pensa e agisce - ho un problema: vado dal dirigente scolastico.

Come si è potuto non comprendere che, di conseguenza, sulle singole persone fisiche che svolgono la complessa professione di DS stava cadendo, e continuerà a cadere il peso di un sistema che va profondamente rivisto?

I morti sul lavoro sono stati l’inevitabile, tragica conseguenza di una situazione di altissimo stress lavorativo.

La lunga strada dello stress cresciuto in vent’anni

Direttori didattici e presidi erano sostanzialmente "direttori di comunità educative". La loro mission si svolgeva quasi esclusivamente intorno a bambini e ragazzi: il loro sviluppo ed apprendimento, la possibilità di aiutare tutti e ciascuno.

Poi il taglio degli uffici di presidenza e direzione, con l’ultimo colpo chiamato “razionalizzazione” e il successivo intervento della normativa (d.l. 98/2011), che portava le scuole del primo ciclo ad almeno 1.000 alunni. Il risparmio programmato prevedeva meno spese per i DSGA e i dirigenti, scendendo gradualmente dalle 17.000 istituzioni scolastiche degli anni Novanta alle ottomila circa di oggi, con un quarto delle sedi vacanti.

In pratica i dirigenti scolastici di oggi si ritrovano addosso il peso di istituzioni non paragonabili a quelle di appena 20 anni fa.

Considerati l’aumento delle procedure formali e le innovazioni didattiche dal 2013 ad oggi, è legittimo dire che tra il lavoro della fine degli anni Novanta e quello di oggi il peso è aumentato in termini esponenziali.

Sono mancate soluzioni organizzative ragionevoli

Il sistema ha resistito per un po’, in quanto le vecchie generazioni di DS avevano molte delle caratteristiche di personalità oggi richieste sul campo del lavoro quotidiano: ascolto, empatia, gestione, lungimiranza, mediazione, innovazione, sobrietà ed entusiasmo, senso di responsabilità, tenacia e perduranza, resilienza.

Con il cambio epocale dello sviluppo sociale, queste competenze, estremamente complesse sotto il profilo umano e professionale, sono divenute difficili da acquisire nel corso della vita e difficilissime da possedere tutte insieme.

Si è anche aggiunta una nuova e più completa capacità di comunicare in varie forme e diversificati registri, per tenere insieme una comunità interna ed esterna di 3.000-5.000 membri.

Il punto è proprio questo: volente o nolente, il dirigente scolastico è direttore di comunità educativa; non è solo capo dell’istituzione scolastica e datore di lavoro, ma è il riferimento (certo, credibile, onnipresente) per istituzioni ed enti, ragazzi e famiglie, stakeholder di diverso spessore (primo, secondo, terzo livello).

La complessità dell’istituzione scolastica, di fatto così “ammodernata”, avrebbe logicamente richiesto uno dei due interventi possibili e logici:

- la suddivisione dei compiti tra figure equipollenti, con funzione dirigenziale o comunque di responsabilità totale (esempi: il settore sicurezza, la gestione del personale, i risultati didattici, ecc.);

- la creazione seria, organica, forte di quel middle management che esiste in quasi tutte le scuole europee, e che di fatto opera soprattutto sotto in termini di ascolto e accoglienza di alunni e famiglie, progettazione e controllo dei risultati, gestione delle risorse e miglioramento organizzativo interno.

Non si è mai fatta una scelta di organizzazione seria e concreta della scuola, facendo permanere - e negli ultimi tempi aumentare - la dose burocratica delle procedure, con un sistema di controllo centrale figlio della filosofia weberiana di storica memoria ottocentesca. Il Miur (e non solo) fa esplodere una vera pioggia di norme, codicilli, scadenze, controllo sistemico assillante, bicontrolli, tetracontrolli, che stanno per bloccare perfino le procedure PON.

Mancavano soltanto i bio-controlli, e forse se ne possono immaginare altri.

Lo Stato centrale, che amava i presidi e direttori didattici, sembra voler perseguitare i dirigenti scolastici come colpevoli in pectore di tutto ciò che faranno o non faranno, con un sistema degno del miglior Antonio De Curtis (“a prescindere”).

Il sistema educativo è imploso

Il fantasma ministeriale e/o del potere politico dice chiaramente che non si fida della scuola, non si fida dei dirigenti, non si fida della qualità delle procedure. Attraverso l’Invalsi afferma e contabilizza i risultati scolastici, che peraltro sono figli di una politica di assunzioni in oggettiva controtendenza rispetto ai bisogni ed al mutare sociale e culturale:

- occorrono vistosamente docenti più giovani, invece si moltiplicano fattori che generano precariato e conseguenti assunzioni in ruolo intorno ai 37/40 anni di età;

- occorre migliorare le competenze linguistiche, logico-matematiche e tecnologiche, invece si invia alle scuole il personale di potenziamento che si racimola da qualche parte;

- occorrono risorse economiche aggiuntive per le singole istituzioni, invece queste vengono date con una tipologia che ricorda le raccolte punti del Mulino Bianco o dei fustini di Dash, e con la richiesta di continue carte, documenti on line, lavoro in piattaforma, firme digitali;

- diviene quasi impossibile gestire i fondi PON: per svolgere corsi di recupero o di miglioramento di 30 ore occorrono almeno 50 ore di lavoro di DS, amministrativi, personale ATA. La qualità è scadente, e una marea di ore di lavoro viene persa per complicatissime procedure, che non hanno nessun rapporto di causa-effetto con il miglioramento della didattica.

In pratica il sistema è "sclerato" (il participio passato è di un ex alto funzionario del Ministero), e non si capisce più chi ha cominciato con questa pratica che è difficile da definire: “poco logica”, “autodistruttiva”, “sadomasochistica”.

Certamente c’è poco di intelligente in tutta questa vistosa involuzione di sistema.

Eppur si muove: tra depressione e resilienza

A fronte di tale panorama, l’ormai sparuta squadra di dirigenti scolastici opera, specie nelle regioni meridionali e in situazione di forte disagio, come un gruppo di marines pronti a fornire, 24 ore al giorno, prestazioni di ogni tipo, ivi compreso l'essere svegliati di notte dai carabinieri o dalla polizia municipale perché c'è un antifurto che suona.

Pesano probabilmente ancora il senso di responsabilità romantico e una visione illuminista dell’azione ("se opero ce la farò!"), con scarso riferimento al pragmatismo machiavellico che tra qualche anno, o addirittura tra qualche mese, potrebbe prevalere.

Donne (per lo più) e uomini sono nel proprio ufficio dalle 8 di mattina e, se si organizzano per un’entrata più comoda, molto spesso lasciano la scuola tra le 17 e le 20. Non calcolabile risulta il lavoro di sabato e domenica, nei giorni festivi o nei periodi di chiusura della scuola, poiché i DS vengono richiamati continuamente in servizio, mentre sono in ferie, grazie alla posta elettronica ed i contatti Whatsapp utilizzati da DSGA, sindaci, assessori, docenti collaboratori.

La loro sede di servizio è praticamente ovunque: l’ufficio nel plesso principale, i plessi scolastici, le sedi comunali, le sedi ASL, i tribunali, gli studi di avvocati ed ingegneri. Già il DPR 417/1974 affermava che “il preside-direttore didattico colloca il proprio ufficio laddove è richiesta la sua presenza”; all’epoca l’orario di servizio era di 36 ore settimanali, praticamente dalle 8 alle 14 per sei giorni.

Le scuole italiane, a parte quelle fatiscenti per colpa dei governi centrale e periferici dello Stato, sono belle perché hanno goduto della cura, delle attenzioni e della costante azione (specie nel primo ciclo di istruzione) dei dirigenti scolastici.

Proprio perché conosco questo lavoro e vedo, ogni giorno e settimana, la frustrazione e gli entusiasmi, le depressioni e gli sforzi di resilienza dei DS, mi sembra di poter percepire questo senso diffuso di insoddisfazione personale e professionale, che si associa paradossalmente ad una continua e costante raccolta di energie interiori per spingere fin dove è possibile, rinunciando di fatto ad un minimo di vita privata programmabile o programmata.

I dirigenti scolastici agiscono quotidianamente: tenere a posto le carte, vigilare le procedure, avviare e seguire i processi, motivare e supportare le risorse umane, compresi gli stessi alunni ed i genitori.

Il "DS romantico", che vuole essere leader di comunità ed aiutare tutti in tutto, finisce per stancarsi oltre ogni limite, perdere a volte il senso delle priorità, vivere sul proprio corpo la contraddizione che nessuna procedura cartacea può valere quanto il tentativo di sostenere una famiglia in difficoltà, un bambino in crisi di apprendimento, un team di docenti avviliti e frustrati.

Così il dirigente appare spesso frettoloso, pieno di cose nella testa, con una scrivania disordinata e corse da un luogo all’altro, che fanno pensare a una personalità che perde il senso di quello che fa.

Lo stress cumulativo e la perdita di identità

Difficilmente si può ragionare in termini di categoria: ogni singolo DS ha la sua storia professionale, perché ogni contesto, ogni gruppo di operatori interni, ogni dinamica instaurata precedentemente al suo arrivo, portano ed orientano il DS a scelte importanti, basate sulla valutazione di sistema che nasce molto prima dell’istituzione dell’Invalsi e dello stesso DPR 80/2013. Proprio l’esempio di alcuni direttori didattici e presidi ha aperto la strada a un processo che è prevalentemente umano e di alta qualità professionale, perché guidare, orientare, gestire una comunità richiede umanità e risorse personali, prima che capacità di compilare carte e seguire piattaforme con centinaia di procedure all'anno.

Proprio da quel 2013, mentre l’amministrazione accelera la pressione sulle scuole e sui DS, il Miur (in ritardo sull’Europa) impone PON con accelerazioni di Piani FSE e FESR; le scuole aderiscono in massa e fanno a gara ad esserci, operando fino alle ore 20-21 e fino ai primi di agosto. Lo stesso accade per i piani POR, che in Campania vedono la "sublimazione" di milioni di euro, mai pervenuti alle scuole pur in presenza di rendicontazione.

Intanto le relazioni interne vengono progressivamente avvelenate da una proliferazione di conflitti – a dispetto dell’art. 25 del D.Lgs. 165/2001 – per la mancata definizione delle reali responsabilità di sindaci, assessori e dirigenti comunali, docenti interni alla scuola, e per limiti formali e logici alla legittima azione sindacale.

Il DS, spesso isolato, sintetizza, col suo essere e fare, l’insieme delle relazioni; influenza il clima interno e spesso anche quello esterno.

Il sistema dimentica che non tutte le donne e gli uomini che svolgono tale ruolo hanno questa incredibile somma di competenze personali. Occorre infatti una grande sinergia di azione con i dipendenti e le famiglie: il dirigente deve spendersi spesso proprio sul piano delle relazioni umane, per gestire le professionalità dei collaboratori più vicini, delle funzioni strumentali e dei responsabili di plesso, frustrati dalla scarsa motivazione salariale aggiuntiva e dalla mancanza di un ruolo riconosciuto (assenza del middle management). Non pochi docenti si dimettono dopo alcuni anni, e il DS deve recuperare risorse capaci di portare avanti la scuola; diversamente deve supplire a tali funzioni col proprio tempo di lavoro, inevitabilmente sottratto alla vita privata. Dopo qualche promessa o "allucinazione" (cfr. valorizzazione), il merito professionale nella scuola non decolla.

Sarebbe bene per lo stesso DS cambiare scuola, e invece prende in carico altre istituzioni, lasciate vuote per l’incapacità del sistema centralizzato di indire e svolgere costantemente concorsi di qualità in modo veloce. I DS, specie al nord, assumono reggenze retribuite in modo ridicolo e spesso in ritardo di anni. La procedura del concorso per assumere nuovi DS è sotto gli occhi di tutti.

Il sistema scolastico centrale implode e produce tutto su tutto: dalla privacy alla sicurezza, dal miglioramento alla valutazione, dal portfolio più o meno obbligatorio all’impianto formativo degli alunni e dei docenti. Il tutto mentre spesso i dirigenti sono chiamati in giudizio da singoli genitori per motivi ridicoli, che non attirerebbero l’attenzione di nessuno in Irlanda, in Ucraina, in Germania, in Francia, in Gran Bretagna, dove si pensa ancora che la scuola formi le nuove generazioni.

Lo stress aumenta per quantità di peso e di responsabilità, ma anche per la qualità scarsa dell’attenzione delle stesse sedi periferiche del Miur (peraltro vittime di numerosi tagli di personale) e del riconoscimento sociale, da “sceriffi” a “monarchi”.

Non c’è luce in fondo al tunnel

Nell’impellente rivalutazione del pensiero machiavellico, qualche dirigente fortunato potrebbe lasciare tutte le procedure a docenti collaboratori eccellenti, supportati da un ufficio di segreteria perfetto, scegliendo per sua vocazione di seguire la didattica, di concentrarsi sul coordinamento vero degli organi collegiali, di spingere processi di autovalutazione e di miglioramento, di dare forza alle risorse interne, cercando e trovandone altre per dare ai propri bambini e ragazzi il massimo delle possibilità formative.

Con lo stesso approccio iniziale potrebbe delegare tutto l’aspetto didattico (con deleghe perfette sotto il profilo formale) a un docente collaboratore, funzioni strumentali, qualche responsabile di plesso e tutti i docenti, ciascuno per la propria parte, e rivolgere attenzione ed impegno a procedure e scadenze, chiuso nel suo ufficio con uno o due computer sempre accesi.

Sarà così nei prossimi anni?

Sì, va bene, ma tu come fai?

Poi c’è il mondo meraviglioso delle persone, delle intelligenze, della creatività, della solidarietà, che nasce dal cuore ed attraversa braccia e mani: quello che ti riporta in sella sempre, quello che ti fa sorridere a chiunque ti cerca.

Tutto questo fa parte del mondo e della vita, e certamente non riguarda né viale Trastevere né i palazzi del Parlamento e del Governo, ma solo le scelte personali di chi pensa davvero ogni ora al futuro dei bambini e dei ragazzi, con o senza il controllo dell’iride o dell'impronta del proprio pollice.

E allora?

Il futuro non è roseo, ma qualcuno ha scritto e sta scrivendo, in questa nuvola grigia e polverosa, quasi da catastrofe ambientale, bellissime pagine di Storia della scuola, che forse qualcuno un domani racconterà, seduto sulla panchina di un parco o su una bitta di un molo.

Ma questa, appunto, è un’altra storia.

Guglielmo RISPOLI

Concorso per dirigenti scolastici: note a margine

Mauro PIRAS

Perché si diventa dirigenti scolastici?

Leggo per caso una notizia di cronaca: una maestra litiga con i suoi alunni e li sgrida, perché – dice – i loro genitori non le hanno voluto fare il regalo di fine anno. Dentro di me spero che la notizia sia infondata, che verrà smentita, che nella scuola non lavorino persone così poco professionali. Ma a un certo punto vengo colpito da una frase che la maestra avrebbe detto in questo diverbio: “Sono contenta di diventare dirigente scolastico, così da non vedere più voi e i vostri genitori”. Ecco, qui emerge qualcosa di molto più inquietante. Se anche questa frase fosse smentita, insieme a tutto il resto, so però dentro di me che contiene una parte di verità: ci sono molte persone che decidono di lasciare l’insegnamento e fare il concorso a dirigente scolastico per ragioni del tutto estranee a questo lavoro, perché sono stanche di insegnare (o magari non ne sono mai state capaci) o solo perché, più legittimamente, vogliono guadagnare di più.

Fare il dirigente: un progetto di vita?

Ho appena passato l’orale del concorso a dirigente scolastico e, come sempre in casi del genere, mi viene da dire: “mi è andata bene”. Lo dico per scaramanzia, per non irritare gli dèi, ma sono soddisfatto, perché ho fatto la scelta in vista di un progetto culturale: dopo anni di insegnamento, per fare un salto di qualità, per dare un contributo alla scuola - e quindi alle istituzioni del nostro Paese - in un altro modo, con un ruolo di maggiore responsabilità, e in questo portare avanti, senza forzare i limiti della correttezza istituzionale, un progetto politico. So che ci sono tante altre persone che hanno fatto il concorso con ambizioni simili. È un momento di crescita, per le persone e per la scuola.

E poi manca una carriera docente

Tuttavia non è solo così, lo sappiamo. I numeri lo dicono: a fronte di circa 2500 posti messi a bando (poi portati a 2900), i candidati iniziali erano oltre 35000. Come capita spesso, c’è una forte sproporzione tra i candidati e i posti. Perché si fanno pochi concorsi, in maniera irregolare; ma anche perché la professione docente è squilibrata. Non esiste una progressione di carriera, non c’è la possibilità di differenziare la propria attività, andando avanti negli anni pur rimanendo docente, non ci sono consistenti aumenti salariali. L’unico modo per migliorare la propria posizione è diventare dirigente scolastico. E così succede che molti facciano il concorso per ragioni del tutto contingenti: perché stanchi di un lavoro ripetitivo; perché disamorati dell’insegnamento; perché vogliono guadagnare di più. Tutte ragioni, come è evidente, che non coincidono con quello che serve veramente per fare un buon dirigente; e che a volte tolgono alla scuola, invece, dei buoni docenti.

Prove d’esame a volte discutibili

A tutto ciò si aggiungono procedure discutibili e delegittimate.

Discutibili, perché alcuni passaggi non sono forse i migliori per selezionare i dirigenti che servono. Ricordiamo che, nel contesto attuale, i dirigenti devono avere non solo capacità di gestione amministrativa (management, nel gergo dei manuali), ma anche di guida e coordinamento di risorse umane molto complesse (leadership). Purtroppo i concorsi attuali tendono a privilegiare troppo il primo aspetto. Il problema non è la prova preselettiva: quando bisogna ridurre la platea dei candidati, è uno strumento del tutto razionale. I contenuti erano sensati: certo si poteva fare una scelta più strategica, limitando le aree e decidendo di investire di più sulla conoscenza in profondità di ciò che serve realmente a un dirigente. Questo si può dire soprattutto per le altre due prove. Sia la prova scritta che la prova orale dovrebbero servire a selezionare persone con una buona conoscenza del quadro istituzionale in cui dovranno agire, ma anche con le capacità intellettuali e umane adeguate ad affrontare il tipo di mediazioni molto complesse che questo lavoro deve fronteggiare. Dal punto di vista dei contenuti, a questo scopo sarebbe stato meglio concentrarsi su quello che serve veramente a un dirigente. Ma il problema fondamentale è la forma di queste prove.

La forma delle prove: scritti e orali

Il vecchio tema, inadeguato, è stato abbandonato. La nuova prova scritta, con cinque domande su problemi specifici, in effetti tutti collegabili alla pratica quotidiana di un dirigente, è certo meglio. Però l’ossessione tipicamente italiana per l’esaustività ha impedito di pensare a uno scritto più mirato su uno o due problemi veri, da affrontare in profondità: un dossier, completo e complesso, con un problema da analizzare e risolvere in dettaglio. Magari a questo si poteva aggiungere una parte più generale, di nozioni di base.

L’orale continua a essere un problema. L’Italia non riesce a liberarsi del modello dell’interrogazione, che premia chi ha imparato a memoria (mi ci metto dentro, intendiamoci), ma non necessariamente sa affrontare la gestione di una scuola. Si è cercato di ovviare con una domanda volta alla risoluzione di un caso. Ma una domanda sola (ce ne sono anche altre), e in più su un caso limitato, da affrontare in un tempo ristretto, serve a ben poco. Per valutare la capacità di una persona di affrontare e gestire una situazione difficile con competenza, ci vogliono un caso costruito, elaborato, e un tempo di riflessione. Nessun dirigente darebbe la risposta a un caso complesso in venti-trenta minuti. Studierebbe il dossier, parlerebbe con le persone coinvolte, si prenderebbe il tempo per riflettere e discutere. Questo non si può fare in un esame, ma si può pensare di proporre un dossier complesso e poi di lasciare al candidato il tempo e gli strumenti per affrontarlo. Invece spesso la domanda “sul caso” era una domandina nozionistica, non diversa dalle altre.

Un vero colloquio di reclutamento

Insomma il problema di fondo è che per selezionare un dirigente serve un vero colloquio, condotto da chi quel lavoro lo fa, in cui i commissari cerchino di capire le capacità e le competenze della persona. Invece le prove d'esame continuano a essere ancora molto sbilanciate sul lato della gestione amministrativa, del nozionismo normativo, condizione necessaria, forse, ma non sufficiente per fare un buon dirigente. Se questi aspetti si sommano a quelli citati all’inizio, possiamo capire come mai molto spesso i dirigenti scolastici sono persone sempre all’erta, che cercano solo di essere impeccabili dal punto di vista amministrativo per non correre rischi, ma non vanno oltre.

Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede per concorso

Infine la delegittimazione: non solo gli addetti ai lavori, ma anche i media nazionali hanno puntato il faro su questo concorso. Piovono i ricorsi e si parla addirittura del rischio di annullare la prova scritta, con conseguenze a catena gravissime. In realtà sappiamo tutti che non succederà: anche se i ricorsisti vinceranno, si troverà il modo per sanare la loro situazione, senza mettere in forse i diritti di chi ha passato le prove. Ma è proprio questa la cosa grave: chi viene bocciato a un concorso fa un ricorso e sa che ha buone possibilità di vincere, perché l’amministrazione non si tutela, è spesso inefficiente e lenta, zeppa di contraddizioni e di errori. E questo delegittima tutte le procedure concorsuali, soprattutto, purtroppo, nella scuola. La priorità è uscire una volta per tutte da questa emergenza endemica.

Mauro PIRAS

Nuovi regolamenti di organizzazione del Miur

Pubblicati in Gazzetta Ufficiale i nuovi regolamenti di organizzazione del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca e degli Uffici di diretta collaborazione. I provvedimenti disciplinano l'assetto del dicastero di viale Trastevere nella sua articolazione a livello centrale e periferico.

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 133 dell'8 giugno scorso sono stati pubblicati:

  • il D.P.C.M. 4 aprile 2019, n. 47, recante “Regolamento concernente l'organizzazione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca”;
  • il D.P.C.M. 4 aprile 2019, n. 48, recante “Regolamento concernente l'organizzazione degli Uffici di diretta collaborazione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca”.

I provvedimenti disciplinano l'organizzazione del dicastero di viale Trastevere, nella sua articolazione a livello centrale nei tre Dipartimenti:

  • Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione;
  • Dipartimento per la formazione superiore e per la ricerca;
  • Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali.

e a livello periferico, negli uffici scolastici, su base regionale. Nell'ambito dei Dipartimenti sono individuati gli uffici di livello dirigenziale generale.

Si prosegue poi con le competenze dei dipartimenti, le attribuzioni dei Capi Dipartimento, e la regolamentazione per quanto riguarda Uffici scolastici regionali, Corpo ispettivo, Uffici di livello dirigenziale non generale, Posti di funzione dirigenziale e dotazioni organiche del personale non dirigenziale.

Vengono quindi regolamentati gli Uffici di diretta collaborazione del Miur, quali: Ufficio di Gabinetto, Segreteria del Ministro, Ufficio legislativo, Ufficio stampa, Segreteria tecnica del Ministro, Segreterie dei sottosegretari di Stato.

Infine un apposito capo è dedicati all'Organismo indipendente di valutazione della performance.

La riorganizzazione di cui ai suddetti decreti entra in vigore dopo quindici giorni dalla pubblicazione degli stessi in Gazzetta Ufficiale.


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Comunicazione esiti finali in Anagrafe Studenti

Istruzioni e tempistica per la comunicazione in Anagrafe Nazionale degli Studenti degli esiti degli scrutini e degli esami di Stato di primo e secondo ciclo di istruzione, che le scuole devono effettuare a conclusione dell’anno scolastico.

Le attività di comunicazione dati possono essere svolte accedendo all’Anagrafe Nazionale degli Studenti sia direttamente sul SIDI, sia tramite l’invio di flussi da software locali certificati.

È necessario innanzitutto verificare la correttezza dei dati anagrafici degli alunni: nel caso in cui sia necessario apportare correzioni, è possibile operare direttamente nell’area “Gestione Alunni” del SIDI oppure tramite la funzione di sincronizzazione presente nei sistemi locali.

Vengono rilevate anche le informazioni relative alle assenze degli alunni.

Per il rilascio della Certificazione delle competenze al termine della scuola primaria e del primo ciclo di istruzione secondo i nuovi modelli nazionali, viene messa a disposizione delle scuole una apposita funzione per la personalizzazione e la stampa del documento.

La nota 6 giugno 2019 prot. n. 1479 riassume le attività da espletare per entrambi i cicli scolastici:

Funzione

Grado scuola

Operazione SIDI

Modalità di comunicazione

Periodo

Rilevazione scrutini analitici

Scuole primarie

Comunicazione dell’ammissione all’anno scolastico successivo e delle assenze

Inserimento diretto Sidi / Flussi pacchetti

dal 6 giugno al 16 luglio

Inserimento informazioni per la produzione della certificazione delle competenze

Inserimento diretto Sidi / Flussi pacchetti

dal 6 giugno

Scuole secondarie di primo grado

Comunicazione delle votazioni per disciplina conseguite da ogni singolo studente allo scrutinio finale e delle assenze

Inserimento diretto Sidi / Flussi pacchetti

dal 6 giugno al 16 luglio

Scuola secondaria di secondo grado

I, II, III  e IV anno

Comunicazione delle votazioni per disciplina conseguite da ogni singolo studente allo scrutinio finale e delle assenze

Inserimento diretto Sidi / Flussi pacchetti

dal 6 giugno al 16 luglio

I, II, III e IV anno

Comunicazione per singolo studente dei risultati relativi allo scrutinio integrativo per gli studenti con giudizio finale sospeso

Inserimento diretto Sidi / Flussi pacchetti

dal 26 agosto al 14 settembre

Esami di Stato

Primo grado

Comunicazione degli alunni ammessi e  non ammessi all’esame e dei risultati delle prove d’Esame

Inserimento diretto Sidi / Servizi web

dal 6 giugno  al 16 luglio

Produzione della certificazione delle competenze

Inserimento diretto Sidi / Flussi pacchetti

dal 1 luglio al 15 luglio

Secondo grado

Abbinamento dei candidati alla commissione, comunicazione del credito scolastico (III, IV e V) e degli studenti ammessi e non ammessi all’Esame

Inserimento diretto Sidi / Flussi pacchetti

dal    5   giugno all’insediamento   della commissione

Comunicazione dei punteggi in ogni singola prova d’esame per ciascun candidato

Inserimento diretto Sidi / Commissione web / Flussi pacchetti

dal 2 luglio

Per ogni procedura la suddetta nota illustra in dettaglio le principali operazioni che le scuole devono effettuare.

Le guide operative sono disponibili nella sezione “Documenti e Manuali” dei servizi SIDI.


articolo originale


Scuola in ospedale: ecco le Linee di indirizzo

Le richieste di presa in carico di alunni ospedalizzati e progetti di istruzione domiciliare sono in continuo aumento, grazie a una maggiore attenzione, sensibilità e competenza da parte di tutti, in primis scuole e personale sanitario. Il Miur ha pubblicato le Linee di indirizzo nazionali sulla scuola in ospedale e l'istruzione domiciliare.

Nelle Linee di indirizzo, adottate con decreto 6 giugno 2019 n. 461,  sono confermati gli elementi fondamentali di gestione del servizio di scuola in ospedale e istruzione domiciliare, rispondenti a criteri di efficacia e qualità del pubblico servizio scolastico, quali:

  • agarantire l’integrazione dell’intervento della scuola ospedaliera con quello della classe di appartenenza e con l’attività didattica di istruzione domiciliare dello studente;
  • ricontestualizzare il domicilio-scuola, in modo da garantire allo studente la massima integrazione con il suo gruppo classe; a tal fine è indispensabile l’individuazione di strategie didattiche e relazionali adeguate al contesto;
  • diffondere la conoscenza delle opportunità offerte dalla scuola in ospedale e dall’istruzione domiciliare, considerato che potrebbe interessare, senza preavviso e con urgenza, qualsiasi contesto scolastico;
  • garantire omogeneità nell’erogazione del servizio su tutto il territorio nazionale, attraverso indicazioni di dettaglio per una corretta e completa applicazione nel rispetto della normativa vigente.

Le Linee di indirizzo intendono costituire uno strumento operativo concreto, volto da un lato ad agevolare e coordinare le procedure amministrative documentali necessarie, dall’altro a fornire indicazioni utili a riorientare opportunamente le strategie metodologico-didattiche, a governare il complesso impatto relazionale che viene a determinarsi nel delicato contesto di vita (familiare, sanitario e scolastico) dell’alunno temporaneamente malato.

La scuola in ospedale e l’istruzione domiciliare devono interagire tra loro e concorrere, per uno stesso alunno, a garantire il diritto all’istruzione e alla formazione. Affinché questo possa avvenire, è essenziale che tutti gli operatori coinvolti, nell’ambito degli specifici ruoli e responsabilità, si impegnino nella definizione e condivisione di ogni singolo progetto, anche integrato fra SIO, ID e frequenza regolare della scuola, a cui partecipano le famiglie, il personale sanitario e della scuola, nonché i diversi soggetti pubblici e privati operanti sul territorio.

Il documento passa in rassegna le strutture e i servizi coinvolti: Miur, UU.SS.RR., Comitato Tecnico Regionale, scuola polo regionale e rete di scopo, docenti ospedalieri, istituzioni scolastiche. Quindi illustra le fasi procedurali, le metodologie e gli strumenti, per poi dedicare un approfondimento al portfolio delle competenze individuali, la valutazione e gli esami di Stato.


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Summer School Ischia 2019

I luoghi dell'autonomia

L'aula, la presidenza, la segreteria, il territorio...


Una preziosa occasione di confronto e approfondimento per dirigenti scolastici, direttori amministrativi, figure di staff, insegnanti, formatori; quest'anno la Summer School di Ischia sarà dedicata ai luoghi dell'autonomia, attraverso cinque sessioni di lavoro: gli scenari giuridici, l’organizzazione e la gestione, i risultati dell’autonomia, le autonomie differenziate, l’autonomia e le competenze di cittadinanza.

Inoltre un apposito corner per neo-dirigenti offrirà strumentazioni e simulazioni per i primi cento giorni.


Programma completo e modulo di iscrizione

 

17 giugno 2019

__TESTATA__

n. 141

Reclutamento e PAS: l’accordo col Governo

Roberto CALIENNO

Intesa sui Percorsi Abilitanti Speciali dell’11 giugno 2019

Nella tarda serata del giorno 11 giugno u.s. Miur e organizzazioni sindacali, dopo una lunga e complessa trattativa, hanno sottoscritto un’importante intesa sul reclutamento dei precari e sulla stabilizzazione di quelli con almeno 36 mesi di servizio. I sindacati firmatari sono FLC-CGIL, CISL, UIL, SNALS e Gilda. L’intesa assume i contenuti di quanto concordato con il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte il 24 aprile 2019, definendone le modalità attuative. Spetta ora alla politica ed al Parlamento adottare con urgenza i coerenti provvedimenti legislativi, per consentire al personale docente della scuola secondaria di primo e secondo grado di poter essere stabilizzato.

Come avviene e come avverrà il reclutamento

Attualmente il reclutamento degli insegnanti della scuola secondaria è normato dal D.lgs. 59/2017, come modificato dalla legge di bilancio 2019, e prevede che le assunzioni in ruolo avvengano da GAE per il 50% dei posti e da concorso (ordinario 2016 fino ad esaurimento, successivamente FIT 2018 e infine concorso ordinario 2019) per il restante 50%. In particolare, il concorso 2019 – quando sarà bandito – riserverà il 10% dei posti ai docenti con 36 mesi di servizio nella scuola secondaria, maturati negli ultimi otto anni.

Grazie all’intesa sottoscritta sarà possibile:

- ottenere l’abilitazione indipendentemente dal superamento del nuovo concorso 2019. Anche il superamento del concorso consentirà di ottenere l’abilitazione all’insegnamento;

- riservare ai precari un canale straordinario per l’accesso al ruolo, tramite una procedura aggiuntiva e semplificata rispetto al solo concorso ordinario.

I nuovi PAS

I nuovi PAS avranno le seguenti caratteristiche:

- dovranno essere attivati entro il 2019 per tutte le classi di concorso, tranne che per il sostegno;

- saranno finalizzati all’ottenimento dell’abilitazione all’insegnamento e all’inserimento nella seconda fascia delle graduatorie di istituto per il conferimento di incarichi di supplenza;

- non prevederanno selezione in ingresso;

- potranno partecipare:

* i precari della scuola secondaria con tre anni di servizio negli ultimi otto;

* i docenti della scuola paritaria e dei percorsi di formazione professionale del biennio dell’obbligo con tre anni di servizio e privi di abilitazione;

* i docenti di ruolo con tre anni di servizio che intendono conseguire una nuova abilitazione (che potranno abilitarsi anche senza superare il nuovo concorso 2019);

* i dottori di ricerca anche senza servizio.

I nuovi concorsi straordinari

I nuovi concorsi straordinari avranno le seguenti caratteristiche:

- saranno banditi dalle singole regioni solo se potranno esserci posti liberi per il biennio 2020/2022;

- saranno riservati a chi ha già maturato tre anni di insegnamento nella scuola statale, di cui uno specifico nella classe di concorso per cui si concorre;

- i concorrenti svolgeranno una prova scritta computer based per il cui superamento è previsto un punteggio minimo;

- è prevista una prova orale non selettiva, il cui punteggio servirà solo per migliorare la posizione in graduatoria ai soli fini della scelta della sede;

- la graduatoria di merito darà un peso importante al servizio svolto;

- i vincitori potranno accedere ai ruoli dopo l’esaurimento delle GM 2016 e FIT 2018, nell’ambito del 50% destinato alle graduatorie di merito.

Saranno anche banditi i concorsi ordinari destinati ai laureati in possesso dei requisiti previsti dalla disciplina vigente, fra cui 24 crediti formativi in ambito antropo-psico-pedagogico e metodologie e tecnologie didattiche.

Roberto CALIENNO

Scuola2030: educazione per la creazione di valore

Maria Chiara PETTENATI

Nessuno può dire: «Non lo sapevo»

Con queste parole[1] il portavoce dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, Enrico Giovannini, chiude la sua presentazione nell’evento finale del Festival per lo Sviluppo Sostenibile 2019[2], il 6 giugno scorso nell’aula del palazzo dei Gruppi parlamentari della Camera dei Deputati[3].

Il Festival dello Sviluppo Sostenibile, che ha terminato la sua terza edizione, è la più grande manifestazione italiana sui temi della sostenibilità, ed è menzionato come buona pratica nel panorama internazionale. Durante i giorni del Festival milioni di italiani hanno dimostrato di essere sensibili alle tematiche connesse allo sviluppo sostenibile. Oltre 1.000 sono stati gli eventi organizzati su tutto il territorio nazionale. Tra questi quasi 200[4] sono relativi al Goal 4, Istruzione di qualità, molti dei quali organizzati dalle stesse scuole.

Tre le varie e importanti attività legate al Festival e al mondo della formazione superiore, ricordate anche dal viceministro dell’Istruzione, Università e Ricerca Lorenzo Fioramonti durante l’evento del 6 giugno, vi è il Manifesto delle Università per la Sostenibilità[5], che la CRUI consegnerà al Governo. In aggiunta alla lettera inviata ai rettori delle università e ai presidenti degli enti di ricerca[6] (che potrebbe essere inviata anche a tutti i dirigenti scolastici), il viceministro Fioramonti propone che il 2020 divenga l’anno del dibattito pubblico in Italia sullo sviluppo sostenibile.

Cittadinanza e sostenibilità

Mentre tutto questo accadeva, si stava svolgendo anche il terzo seminario nazionale “Cittadinanza e sostenibilità” per l’accompagnamento delle Indicazioni Nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del I ciclo di istruzione 2012 (Vibo Valentia, 20-21 maggio 2019), vera miniera di magnifiche pratiche da tutte le regioni italiane.

Sempre in quei giorni 18 sono state le scuole premiate sulle 400 che hanno coinvolto i loro studenti in progetti per sensibilizzarli ai temi della sostenibilità e partecipato al concorso MIUR-ASviS «Facciamo 17 Goal»[7].

Il Festival è riuscito dunque nell’obiettivo di richiamare l’attenzione degli Italiani e coltivare lo sviluppo di una coscienza collettiva per affrontare i continui cambiamenti e le difficili prove che l’umanità ha davanti nel XXI secolo. Adesso è tempo di curare e sostenere la forza d’azione dinamica che da questo si è generata, affinché investa tutto, tutti e ciascuno, cominciando dalla scuola. Perché la scuola non può dire: «Non lo sapevo»; ci sono gli studenti tutti i giorni a ricordarlo.

Il portale Scuola2030: cos’è e come funziona

Scuola2030.indire.it[8] nasce all’interno dell’accordo Miur-ASviS[9] per favorire la diffusione della cultura della sostenibilità nei confronti del personale della scuola.

Il portale Scuola2030 offre a tutti i docenti della scuola italiana contenuti, risorse e materiali in auto-formazione per un’educazione ispirata ai valori e alla visione dell’Agenda 2030.

Le risorse del sito pubblico sono liberamente consultabili, mentre i contenuti in auto-formazione sono accessibili per tutti i docenti tramite autenticazione con credenziali di tipo SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale).

Oltre ad una descrizione del contesto di progetto entro cui Scuola2030 nasce, il portale offre tre sezioni:

1) L’accesso ai contenuti in auto-formazione realizzati da ASviS. Si tratta di una serie di 20 lezioni della durata di pochi minuti ciascuna. Nel loro complesso le lezioni proposte hanno lo scopo di comunicare e approfondire i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG, Sustainable Development Goals) proposti dalle Nazioni Unite con l’Agenda 2030. Questi contenuti sono accessibili a tutti i docenti della scuola italiana di ogni ordine e grado e in qualsiasi situazione di stato di servizio, tramite autenticazione con credenziali di tipo SPID[10]. I contenuti sono resi liberamente disponibili per consentirne una fruizione autonoma e auto-regolata. Si tratta di video o slide corredati da audio descrittivi, testi riepilogativi e brevi momenti interattivi. L’ambiente tiene traccia dello stato di avanzamento della visualizzazione, per consentire, ad ogni nuova sessione, di proseguire la fruizione riprendendo dal punto lasciato. Non vi è attestazione legata alla fruizione di questi contenuti.

2) Una serie di risorse liberamente consultabili e costantemente aggiornate, scelte col criterio di utilità per il personale della scuola, al fine di portare l’Agenda 2030 negli istituti scolastici e nelle aule. Le risorse sono organizzate in: a) Report, b) Tool e strumenti, c) Manuali per la Didattica dell’Agenda 2030, d) Ricerche Scientifiche, e) Altre risorse e video e – in futuro – f) Esperienze di Agenda 2030 in azione nelle scuole e nelle aule.

3) La sezione Indire4Goal, che restituisce una fotografia aggiornata delle numerose attività di progetto e di ricerca che Indire conduce, in sintonia e sinergia con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG – Sustainable Development Goals) per l’Italia, oltre al contributo centrale in ragione della sua mission istituzionale per il Goal 4: Istruzione di qualità.

Scenari d’uso

Scuola2030 è un contributo che Miur-Indire-ASviS portano al raggiungimento del Target 4.7 del Goal 4 dell’Agenda: Entro il 2030, assicurarsi che tutti gli studenti acquisiscano le conoscenze e le competenze necessarie per promuovere lo sviluppo sostenibile attraverso, tra l’altro, l’educazione per lo sviluppo sostenibile e stili di vita sostenibili, i diritti umani, l’uguaglianza di genere, la promozione di una cultura di pace e di non violenza, la cittadinanza globale e la valorizzazione della diversità culturale e del contributo della cultura allo sviluppo sostenibile.

Gli scenari d’uso che Scuola2030 può aprire sono diversi e tutti validi. L’ambiente nasce per una fruizione libera ed autonoma da parte dei singoli docenti, che se ne possono avvalere per ispirazione, supporto o studio. Tuttavia l’uso più significativo è certamente quello di sistema, collegato alle iniziative di formazione docente o comunque ad iniziative che coinvolgono la collegialità; in questo senso l’ambiente può essere un punto di riferimento per i formatori dei docenti, che se ne possono avvalere invitando gli stessi insegnanti a fruire in autonomia dei contenuti disponibili, eventualmente anche pensando a soluzioni di validazione e riconoscimento dell’attività svolta (ad esempio produzione di materiale, restituzione in piccoli gruppi, ecc.).

Inoltre vi è la possibilità di utilizzare i contenuti multimediali disponibili attraverso il portale, nonché i tool e gli strumenti ivi censiti, in classe e con gli studenti, in collegamento con le attività curricolari.

Non ultima l’opportunità, per i referenti degli Uffici del Miur sul territorio, di avvalersi degli stessi strumenti e contenuti del sito per meglio affiancare le scuole e il loro personale nella trasformazione verso la "visione 2030".

Puntini puntini

Puntini da collegare

Gli obiettivi dell’Agenda 2030 figurano tra le tematiche che dovranno essere definite nell’ambito della prevista introduzione dell’educazione civica nel nostro ordinamento, scelta che molto ha fatto discutere di recente, ma che è comunque “migliore di quello che avrebbe potuto essere”[11]. Il nuovo insegnamento prevede un - seppur pur limitato - finanziamento per la formazione dei docenti. Benché non sia la prima volta che il Miur fa una proposta del genere (ciclicità e ricorrenza di temi affini (Cavalli, 2019)), è la prima volta che l’educazione civica va inquadrata in un progetto mondiale al quale nessuno si può sottrarre: realizzare i 17 obiettivi dell’Agenda 2030.

Puntini di sospensione

Portare l’Agenda2030 agli insegnanti e nelle scuole richiama l’urgenza di definire e promuovere risposte congiunte per sostenere, nel rispetto dell’autonomia didattica ed organizzativa delle singole istituzioni, la progettazione curricolare delle tematiche connesse allo sviluppo sostenibile. Questa azione è coerente con quanto previsto nel documento del 2018 sulla “Strategia italiana per l’educazione alla cittadinanza globale”[12], che raccomanda la costituzione a livello nazionale di un comitato operativo rappresentativo dei Ministeri Miur, MAECI, MATTM e dei soggetti che hanno contribuito alla stesura di questa Strategia Nazionale.

Se la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane produce un Manifesto per le università, in cui “la cultura è spesso riconosciuta come il quarto pilastro della sostenibilità, e le università italiane sono coscienti del ruolo che rivestono educazione e cultura nel perseguire gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda Onu 2030”, come sottolineato nel documento della RUS (Rete delle Università per lo sviluppo sostenibile)[13], a quando la Rete per le Scuole Sostenibili e il Manifesto per lo Sviluppo Sostenibile nelle scuole?

O meglio potremmo dire: le scuole operano già, sempre più visibilmente, come comunità educanti per lo sviluppo sostenibile, con profonda attenzione per l’Agenda 2030; alcune di esse sono già in rete e i tre seminari nazionali, che si sono tenuti nel 2018 e 2019 per l’accompagnamento alla lettura dei Nuovi Scenari delle Indicazioni Nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del I ciclo di istruzione, ne sono la prova.

Un’educazione per la creazione di valore si preoccupa anche di collegare i puntini.

Maria Chiara PETTENATI

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[1] http://asvis.it/public/asvis/files/Festival_2019_6giugnoRoma_16-9.pdf

[2] http://festivalsvilupposostenibile.it/2019

[3] https://webtv.camera.it/evento/14506

[4] http://festivalsvilupposostenibile.it/2019/tutti-gli-eventi/

[5] http://asvis.it/home/46-4158/un-manifesto-per-lo-sviluppo-sostenibile-nelle-universita#.XQT9OdMzaL4

[6] http://asvis.it/home/46-4065/fioramonti-invita-il-mondo-della-ricerca-ad-agire-per-lo-sviluppo-sostenibile#.XQUFDNMzaL4

[7] http://festivalsvilupposostenibile.it/2019/cal/2096/cerimonia-di-premiazione-concorso-facciamo-17-goal-trasformare-il-nostro-mondo-lagenda-2030-per-lo-sviluppo-sostenibile#.XQUHANMzaL4

[8] Scuola2030.indire.it è realizzata dal gruppo di lavoro Indire: https://scuola2030.indire.it/crediti/index.php

[9] http://asvis.it/home/46-1156/protocollo-asvis-miur-per-favorire-la-diffusione-della-cultura-della-sostenibilita#.XQUJt9MzaL4

[10] https://www.spid.gov.it/

[11] http://www.scuola7.it/2019/135/?page=1

[12] https://www.info-cooperazione.it/wp-content/uploads/2018/02/Strategia-ECG.pdf

[13] https://sites.google.com/unive.it/rus/home

Esame di Stato: ultime istruzioni operative

Tutti gli adempimenti di carattere tecnico-operativo e organizzativo dei quali UU.SS.RR. e dirigenti scolastici devono farsi carico per il regolare svolgimento delle operazioni relative all'esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione.

Con nota 6 giugno 2019 prot. n. 12396 il Miur ricorda che i locali individuati nelle scuole devono essere pienamente idonei allo svolgimento dell'esame, sotto il profilo della sicurezza, dell'agibilità e dell'igiene, nonché dignitosi e accoglienti, in modo da offrire un'immagine della Scuola decorosa e consona alla particolare circostanza.

Le Commissioni devono essere messe in condizione di servirsi di computer collegati alla rete internet e delle stampanti in uso nelle rispettive scuole. Inoltre devono essere messi a disposizione delle Commissioni il telefono, il fax, le attrezzature e i mezzi di comunicazione in dotazione. Deve, inoltre, essere assicurata un'attività continua e puntuale di assistenza e di supporto alle Commissioni.

I dirigenti scolastici avranno cura di avvertire tempestivamente i candidati che:

  • è vietato utilizzare a scuola telefoni cellulari, smartphone di qualsiasi tipo, dispositivi di qualsiasi natura e tipologia in grado di consultare file, di inviare fotografie e immagini, nonché apparecchiature a luce infrarossa o ultravioletta di ogni genere, fatte salve le calcolatrici scientifiche e/ o grafiche autorizzate;
  • è vietato l'uso di apparecchiature elettroniche portatili di tipo palmare o personal computer portatili di qualsiasi genere in grado di collegarsi all'esterno degli edifici scolastici tramite connessioni wireless, comunemente diffusi nelle scuole, o alla normale rete telefonica con qualsiasi protocollo.

Sarà consentito, fino al completamento della stampa delle tracce, il collegamento con la rete internet esclusivamente da parte dei computer utilizzati dal Dirigente scolastico o da chi ne fa le veci, dal Direttore dei servizi generali ed amministrativi, ove autorizzato, e dal Referente o dai Referenti di sede.


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Esame di Stato: custodia plichi cartacei

Indicazioni per garantire la sicurezza della gestione dei plichi cartacei (prove per non vedenti, detenuti e degenti) contenenti le tracce delle prove scritte dell'esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione.

Con nota 6 giugno 2019 prot. n. 12395 il Miur comunica che i plichi in questione, dopo il ritiro presso il Ministero da parte degli UU.SS.RR.,  saranno consegnati alle Questure, che li custodiranno fino al momento della riunione programmata per la distribuzione ai dirigenti scolastici o loro delegati.

All'atto della consegna dei plichi ai dirigenti scolastici, gli UU.SS.RR. informeranno gli stessi che i plichi devono, a loro cura, essere immediatamente affidati all'Ufficio di Polizia di Stato o al Comando o Stazione di Arma dei Carabinieri più vicino all'istituto sede di esame.

Gli UU.SS.RR. prenderanno contatto con il Prefetto perché le Forze dell'ordine provvedano al ritiro di eventuali plichi non distribuiti.

I singoli Uffici di Polizia di Stato o Comandi o Stazioni dell'Arma dei Carabinieri provvederanno alla custodia dei plichi consegnati e alla restituzione degli stessi, recapitandoli alle ore 7,30 del giorno 19 giugno presso l'istituto sede di esame.

Il dirigente scolastico o il delegato, al momento della consegna dei plichi alle Forze dell'ordine, indicherà all'esterno del rispettivo plico il proprio nominativo e la denominazione dell'istituto destinatario.

Il dirigente scolastico o il suo delegato o la persona, non appena ricevuto, nella mattinata del 19 giugno p.v., il plico o i plichi da parte delle Forze dell'ordine, provvederà a consegnarli ai rispettivi presidenti delle commissioni o ad uno dei commissari a ciò delegato.

Nella stessa giornata del 19 giugno p.v., tra le ore 11:00 e le ore 13:30, il dirigente scolastico o il suo delegato o la persona autorizzata, provvederà a riconsegnare il plico contenente il testo della seconda prova alle Forze dell'ordine, le quali riporteranno detto plico per la custodia nell'Ufficio, Comando o Stazione di competenza e lo riconsegneranno presso l'istituto sede di esame, alle ore 7,30 del giorno 20 giugno p.v., alla stessa persona dalla quale l'hanno in precedenza ricevuto.


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Esame di Stato: rilevazione esiti

Le scuole sono chiamate a svolgere una serie di operazione finalizzate alla rilevazione degli esiti Esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria di secondo grado. Il Miur illustra gli adempimenti sulla comunicazione dei dati e le attività a supporto della procedura.

Per tutti i candidati che andranno a sostenere l’esame è opportuno controllare l’esito della verifica dei dati anagrafici dei frequentanti presenti in Anagrafe Studenti con l’Agenzia delle Entrate (“Dati esatti”, “CF sostituito”, “CF non validato”, “CF da validare” etc.) e procedere, laddove necessario, alla modifica dei dati anagrafici.

Le previste attività sono illustrate con nota 3 giugno 2019 prot. n. 1445 e si articolano in quattro fasi:

  • presentazione dei candidati: a cura delle segreterie scolastiche, dal 5 giugno fino all’insediamento della Commissione;
  • lavori della commissione: a cura delle Commissioni d’esame secondo quanto previsto dall’O.M. n. 205/2019;
  • comunicazione degli esiti degli esami di Stato: a cura delle segreterie scolastiche a partire dal 2 luglio;
  • adempimenti finali (a cura delle segreterie scolastiche): produzione dell’Attestato, del Diploma, del Supplemento Europass al Certificato.

Le segreterie scolastiche accederanno sul SIDI, nell’area Alunni – Gestione alunni - “Esiti Esami di Stato”. Se la Commissione utilizza l'applicativo “Commissione Web”, tutte  le informazioni sono disponibili nella sezione Esame di stato secondo ciclo del portale Miur.


articolo originale


REPERTORIO 2019 - Dizionario normativo della scuola

contributi di: Ettore Acerra • Alessia Auriemma • Sergio Auriemma • Alberto Bottino • Antonia Carlini • Giancarlo Cerini • Domenico Ciccone • Dino Cristanini • Bruno Di Palma • Susanna Granello • Mario Guglietti • Mario Rossi • Mariella Spinosi • Maria Teresa Stancarone • Rosa Stornaiuolo • Maurizio Tiriticco

pagg. 1440, febbraio 2019, euro 68,00


Uno strumento fondamentale per lo studio dell’ordinamento scolastico, l’aggiornamento professionale, la preparazione a prove concorsuali: Tecnodid presenta l’edizione 2019 del Repertorio - Dizionario normativo della scuola.

Si compone di saggi illustrativi, curati da esperti di settore, su tematiche giuridiche, amministrative, talvolta anche didattiche, temi di attualità, questioni di diritto costituzionale, amministrativo, del lavoro e sindacale, di diritto fiscale, tributario, di contabilità pubblica.

Ogni voce espone i temi, enuncia le fonti normative, informa sul loro evolversi nel tempo.

Ne possono trarre specifica utilità anche gli aspiranti a pubblici concorsi, selezioni interne o prove di esame riferibili a tutte le figure professionali (ispettori, dirigenti scolastici, docenti, dsga, personale amministrativo).

Tutta la modulistica di riferimento è disponibile on line accedendo all’area dedicata.

Il volume è inviato in omaggio a tutti coloro che sono in regola con l'abbonamento a Notizie della Scuola per l'anno scolastico in corso.

 

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(Per acquisti superiori alle 5 copie si prega di contattare il nostro ufficio commerciale al tel. 081441922)



© Tecnodid editrice

Coordinamento redazionale a cura di Giancarlo Cerini

Direttore responsabile Gabriella Crusco

Autorizzazione Tribunale di Napoli n. 65 del 20/12/2016

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