Scuola7 24 giugno 2019, n. 142

Scuola7

la settimana scolastica

24 giugno 2019, n. 142


In questo numero parliamo di:



E allora la storia? (M. Campione)

Una lettura apocalittica del Decreto Concretezza (M. Imperato)

Linee guida per la scuola in ospedale (V. Varriale)

Richiamo dell’Europa: una scuola da ripensare, per un futuro da rilanciare (R. Seccia)

Esonero tasse scolastiche: nuova soglia Isee anche per il 2018/19

Mese dell’Educazione Finanziaria: iscrizioni aperte

Stabilità nel rapporto di lavoro: intesa Miur-sindacati

Alunni con DSA: tutti i dati

Assegno nucleo familiare: la circolare MEF

Al via il Piano di azioni per la prevenzione dell’uso di droga in età scolare


Settimanale di informazione scolastica.
© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diE allora la storia?Le tracce della maturità
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24 giugno 2019

__TESTATA__

n. 142

E allora la storia?

Le tracce della maturità

Marco CAMPIONE

Come in un thriller…

Chi ha seguito le cronache dei mesi scorsi si è probabilmente imbattuto nella denuncia di quello che ci è stato raccontato come un vero e proprio delitto, lo "storicidio": la storia è stata uccisa nelle stanze di viale Trastevere. Se fosse così, sarebbe un reato grave senza dubbio. E allora indaghiamo.

Chi sarebbe l’assassino? Il prof. Serianni, il cui curriculum accademico dovrebbe consigliare di astenersi dal formulare simili accuse. Eppure… A ben vedere viene considerato l’esecutore, ma i mandanti sono altri, di ogni colore politico: tutto avviene oggi, con il governo Conte, ma il decreto legislativo è del governo Gentiloni (d.lgs. 62/2017), la legge delega è del governo Renzi (L. 107/2015) e i DPR, dei quali la delega è una tardiva implementazione, sono del governo Berlusconi (DPR 88 e 89 del 2010).

Le nuove tipologie dei testi di italiano

Passiamo ad esaminare l’arma del delitto: aver tolto il tema di storia. È così? Non esattamente. Nel 2017 si rivoluziona l’impianto della prima prova, prevedendo 7 tracce per 3 tipologie (analisi e interpretazione di un testo letterario, analisi e produzione di un testo argomentativo, riflessione critica di carattere espositivo-argomentativo); i 4 ambiti non sono più confinati nel saggio breve, ma sono comuni a tutte le tracce. Effettivamente si cancellano entrambi i temi (storia e attualità), prendendo atto (dopo nove anni!) che quella tipologia di componimento non è più adeguata nel contesto delle vigenti Indicazioni nazionali e Linee guida.

La nostra indagine ci svela così una prima incongruenza nella denuncia: ammesso che di delitto si tratti, la vittima sarebbe il tema, non la storia. Il detective appunta sul suo taccuino il sospetto che - forse inconsciamente - sia questo a risultare indigesto a molti dei critici (il sospetto non vale per tutti: alcuni, penso alla Sen. Segre, sono certamente in buona fede).

Nostalgia del caro vecchio tema?

Il tema (in particolare quello di storia: vedremo i dati) è un componimento poco sentito dagli studenti. Basta questo per cancellarlo? Serianni fornisce un movente più alto: «piu? che l’astratta classificazione della tipologia testuale, con la distinzione tra testi espositivi, argomentativi ecc. (che puo? valere solo in linea di massima, dal momento che i testi reali presentano abitualmente caratteri in certa misura misti), occorre tener conto di caratteristiche inerenti all'argomento trattato ed al taglio del discorso con cui esso viene presentato». La pietra dello scandalo è evidentemente la locuzione «testi reali»…Che pretesa! La realtà? A scuola?

Archiviare definitivamente il tradizionale tema è una scelta opinabile? Ovviamente sì, come qualsiasi scelta, ma quanti dei firmatari dei numerosi appelli hanno realmente compreso che di questo si trattava, e non di cancellare la storia? Attenuante che non può essere concessa a chi ha nascosto dietro la difesa del valore della storia la propria nostalgia per una forma espressiva obsoleta e inadeguata, tipica di una scuola che non esiste più, ma che è l’unica che essi ricordano e dunque riconoscono.

E la storia?

Ma la storia non è anch’essa una vittima, magari collaterale? Vediamo i dati: quanti studenti hanno scelto il tema di storia fin quando c’era? Tra il 2008 e il 2018 in media il 3%; negli ultimi due anni l'1,9% e l'1,1%. Al saggio breve di ambito storico-politico non è andata molto meglio: il 5,2% nel 2017, raramente sopra il 10%, un buon 13% lo scorso anno, ma l'argomento era "masse e propaganda", in un anno nel quale molti prevedevano il tema di attualità sulle fake news.

Preso atto dei numeri, chi pensa che la storia sia stata colpita a morte dalle novità introdotte dovrebbe quanto meno riconoscere che siamo a Gavinana, con Serianni nei curiosi panni di Maramaldo: «Vile! Tu uccidi un tema morto!».

Le buone tracce

Come concludere la nostra indagine? Con due considerazioni e una presa d’atto.

Prima considerazione, più generale. A detta di molti addetti ai lavori siamo di fronte ad un insieme di tracce nel complesso «molto belle», «ben congegnate» e soprattutto molto utili ad una corretta valutazione delle conoscenze e delle competenze degli studenti (in fondo è a questo che serve la prova, non dimentichiamolo). In molti commenti ho letto considerazioni come «tra le migliori che abbia mai visto». Oltre a riconoscere i giusti meriti al gruppo di lavoro, coordinato dall’ispettore Acerra, che le ha preparate e selezionate, inviterei a riflettere, chiedendosi se questo salto di qualità complessivo non possa dipendere anche dal fatto che la nuova tipologia si presta a generare prove più pensate e coerenti, e per questo migliori.

La rinascita della storia

Seconda considerazione, a consuntivo. Lette le tracce, non si può non constatare che la storia è praticamente in tutte: direttamente in quelle sull’eredità del Novecento e sul nesso tra sport e storia; affiora in quella su Ungaretti, Sciascia, Montanari; si poteva ricorrere a considerazioni sulla guerra fredda commentando Sloman e Fernbach; perfino nella traccia su Dalla Chiesa si poteva azzardare qualche riferimento storico e storiografico.

E come è andata? Anche limitandoci alle due tracce più direttamente storiche, queste sono state scelte dal 21% degli studenti, passando da 1 studente su 100 (in media 3 su 100) a 1 su 5. I critici dovrebbero quindi ammettere con onestà intellettuale che il povero Maramaldo non ha affatto ucciso la Storia, piuttosto l’ha liberata dalle gabbie in cui i laudatores temporis acti e la ripetizione stanca del "sacro rito del glorioso tema" l’avevano reclusa. E liberandola, l’ha resuscitata.

Marco CAMPIONE

Una lettura apocalittica del Decreto Concretezza

Marina IMPERATO

Dirigente scolastico: un profilo in continua evoluzione

Come sarà la dirigenza scolastica del terzo millennio? E dunque quali saranno le caratteristiche richieste per la leadership di scuole sempre più complesse e multitasking, per effetto della destrutturazione dei centri intermedi territoriali? Si sprecano, nella letteratura scientifica dedicata allo studio del ruolo, nelle dichiarazioni degli esperti di management ed anche in quelle dei massimi esponenti politici, le definizioni per delineare la figura e le competenze del dirigente delle scuole del XXI secolo: innovativo, visionario, garante del diritto e dell’equità, comunicativo, empatico, inclusivo, sfidante, aperto al mondo, equilibrato, promotore di sfide didattiche ed organizzative per il miglioramento, abile nella gestione delle risorse umane e finanziarie, dotato di capacità manageriali… L’elenco potrebbe continuare, perché il ruolo presenta tali e tante sfaccettature da non consentire una sua precisa "recinzione", tant’è vero che nel corso degli anni le ricerche di settore individuano nuove competenze e, di conseguenza, propongono di volta in volta nuove definizioni.

I dirigenti delle scuole autonome hanno 20 anni, eppure …

Dunque il dirigente della scuola dell’autonomia vive immerso in una realtà in continuo dinamismo, perché la fluidità della società contemporanea si riflette e si riversa nella scuola, perché la stessa complessità è una categoria generale che trova la sua particolare declinazione nei singoli contesti. Non dimentichiamo che la dirigenza scolastica è – in Italia, a differenza di altre nazioni europee – una dirigenza ancora "giovane", che da appena due anni ha superato il traguardo della maggiore età, ma alla quale non sono state ancora veramente consegnate le "chiavi di casa", anzi…

Il Decreto Concretezza: una storia capovolta

Il recentissimo DDL n. 920-B, Interventi per la concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni e la prevenzione dell’assenteismo (ndr: intanto promulgato come Legge 19.06.2019, n. 56 - G.U. 22.06.2019, n. 145), presentato dal Ministro per la Pubblica Amministrazione di concerto con altri quattro Ministri (Interno, Affari regionali e autonomie, Economia e Finanze, Istruzione, Università e Ricerca), introduce – proprio nell’anno in cui ricorre il ventesimo anniversario del conferimento dell’autonomia alle scuole e, con essa, del ruolo dirigenziale ai capi d’istituto – una "interessante" novità nella vita quotidiana dei dirigenti scolastici: i sistemi di verifica biometrica e di videosorveglianza dell’accesso al luogo di lavoro.

Ma chiediamoci: a cosa serve richiamare il contratto di lavoro, che non fa alcun riferimento all’orario di lavoro e/o a disposizioni di qualsiasi genere relativamente alla permanenza nella sede scolastica da parte del dirigente? A cosa serve sottolineare che il contratto di lavoro dei dirigenti scolastici è lo specchio coerente dell’autonomia?

Serve, invece, dare uno sguardo – sia pure veloce – alla storia dei rilievi biometrici, che furono escogitati alla fine del XIX secolo come sistema di catalogazione di soggetti che si erano resi protagonisti di crimini e di violenze. La produzione letteraria e la filmografia hanno fatto presto man bassa di questo metodo scientifico, grazie al quale – come se fosse un deus ex machina crimini particolarmente intricati hanno trovato soluzione. Più di recente, soprattutto in plot spionistici, le rilevazioni biometriche appaiono più sofisticate, consentendo addirittura una intera mappatura corporea del malcapitato/malvivente di turno.

I biometrics relief: un attacco all’autonomia

È evidente dunque che il Decreto Concretezza, applicando i rilievi biometrici, effettua una duplice operazione "rivoluzionaria": da un lato ignora una legge dello Stato italiano, dall’altro instaura un paradosso, per il quale la rilevazione della presenza diventa elemento distintivo e discriminante della dirigenza rispetto al personale docente.

Tuttavia l’aspetto più inquietante di tutta questa vicenda, che si è snodata nei mesi tra le decise prese di posizione della intera categoria dei dirigenti, riguarda la scelta politica e culturale sottesa al Decreto, che – a parere di chi scrive – altro non è che l’ennesimo attacco sferrato all’autonomia delle scuole. Stiamo infatti assistendo alla sistematica spoliazione delle prerogative ad essa connesse in modo funzionale: dalla soppressione della chiamata diretta in poi, ogni passo è diretto verso la restaurazione di un modello di scuola d’antan.

Certo è che un primo risultato dai suoi fautori è stato raggiunto: il clima nelle scuole, peraltro già da qualche anno inasprito a causa della mai digerita valutazione dei docenti (che pure presenta punti rilevanti di disfunzionalità), sta diventando ancora più pesante proprio a causa del Decreto Concretezza, che, sebbene ancora molto lontano dalla fase applicativa, ha sovvertito la "gerarchia" dei controlli.

A dirla tutta, ricorrere al controllo come sistema di miglioramento è una scelta di comodo, apparentemente interventista ma improduttiva, perché non incide sul sistema, non innesca comportamenti virtuosi, non interviene sulle reali défaillance, non indaga sui processi da migliorare, non pone domande e non solleva dubbi. I sistemi di rilevazione sono inermi e non dialoganti: in un certo senso potrebbero addirittura apparire antistorici in un’epoca, qual è la nostra, interamente votata alla comunicazione e alla condivisione.

Cui prodest un’antidirigenza?

Quale sarà dunque la dirigenza scolastica del terzo millennio? Per come la si sta delineando, al di là delle dichiarazioni e delle retoriche di facciata, non potrà che essere un'anti-dirigenza: burocratica, conservatrice, adempimentale, statica, sospettosa, ripiegata su se stessa.

Resta da chiedersi: cui prodest? L’unica risposta possibile è semplice, ma le conseguenze della decomposizione dell’autonomia scolastica saranno imprevedibili, per decenni, per l’intera nazione.

Se proprio si intende cambiare rotta e far diventare il sistema scolastico italiano realmente competitivo, forse basta ricordare che le economie più agguerrite a livello mondiale sono quelle in cui le scuole sono efficienti perché si basano su un serio sistema di reclutamento e su un reale riconoscimento sociale del ruolo.

Marina IMPERATO

Esonero tasse scolastiche: nuova soglia Isee anche per il 2018/19

È pari a ventimila euro il valore Isee al di sotto del quale è previsto l’esonero dal pagamento delle tasse scolastiche per gli studenti del quarto e quinto anno della scuola secondaria di II grado. Per le classi quarte la nuova soglia si applica già a partire dall'anno in corso.

Gli importi delle tasse scolastiche dovute per il quarto e quinto anno degli istituti di istruzione secondaria di secondo grado sono:

  • tassa di iscrizione: € 6,04;
  • tassa di frequenza: € 15,13;
  • tassa per esami di idoneità, integrativi, di licenza, di maturità e di abilitazione: € 12,092;
  • tassa di rilascio dei relativi diplomi: € 15,13.

Con nota 14 giugno 2019 prot. n. 13053 il Miur trasmette il decreto 19 aprile 2019 n. 370, che individua la fascia ISEE per l'esonero dal pagamento delle tasse scolastiche.

È condizione necessaria per ottenere l'esonero l'aver ottenuto un voto di comportamento non inferiore a 8/10. Il beneficio decade per gli studenti che hanno ricevuto una sanzione disciplinare superiore a cinque giorni di sospensione, nonché per i ripetenti, tranne i casi di comprovata infermità.

Gli studenti delle classi quarte delle scuole secondarie di secondo grado dell'anno scolastico 2018/2019 appartenenti a nuclei familiari il cui valore dell'Indicatore della situazione economica equivalente (lSEE) è pari o inferiore a € 20.000,00 sono esonerati dal pagamento delle tasse scolastiche.

La disposizione si applica a decorrere dall'a.s. 2018/19 per gli studenti iscritti alle classi quarte della scuola secondaria di II grado, e dall'a.s. 2019/20 per gli iscritti alle classi quarte e quinte. Con successiva nota saranno fornite indicazioni per coloro che hanno pagato le tasse per l'anno scolastico 2018/2019 pur essendo esonerati.

Il beneficio dell'esonero è riconosciuto ad istanza di parte, nella quale è indicato il valore ISEE riportato in un’attestazione in corso di validità.

Il contributo da parte dei candidati esterni agli esami di Stato, nella misura richiesta, regolarmente deliberata dal Consiglio di istituto, è dovuto esclusivamente qualora essi intendano sostenere esami con prove pratiche di laboratorio.


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Mese dell’Educazione Finanziaria: iscrizioni aperte

Dall’1 al 31 ottobre 2019 torna il Mese dell’Educazione Finanziaria, con eventi culturali, seminari informativi, spettacoli, giornate di gioco e formazione sull’Educazione finanziaria e sui temi assicurativi e previdenziali. Iscrizioni on line entro il 13 settembre.

Il Mese dell’Educazione Finanziaria è promosso dal Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria, di cui è membro per il Miur il Dirigente Tecnico Alvaro Fuk.

Il calendario è ricco di appuntamenti, a cominciare dalla “World Investor Week”, manifestazione internazionale dedicata alla gestione del risparmio.

Compilando il form on line all’indirizzo www.quellocheconta.gov.it/ottobreedufin fino al 13 settembre è possibile proporre iniziative.

Saranno accolte tutte le iniziative, di qualità, senza scopo di lucro e gratuite per chi vi partecipa, che avranno l’obiettivo di accrescere le conoscenze di base sui temi assicurativi, previdenziali e di gestione e programmazione delle risorse finanziarie personali e familiari.

L’adesione consentirà di utilizzare il logo ufficiale del Mese e di comparire nella promozione su scala nazionale.

Saranno messi a disposizione una chat e strumenti interattivi per garantire la massima comunicazione sull'intero programma.


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Stabilità nel rapporto di lavoro: intesa Miur-sindacati

Siglata lo scorso 11 giugno 2019 l'intesa tra il Miur e le OO.SS. sulle modalità attuative degli impegni assunti dal Governo in materia di stabilità nel rapporto di lavoro, in particolare per quanto concerne i percorsi abilitanti speciali e le procedure selettive per la stabilizzazione dei docenti precari.

Nello specifico le parti concordano sulla presentazione al Parlamento di un emendamento finalizzato a:

• istituire percorsi abilitanti speciali, riservati al personale docente della scuola secondaria che abbia una pregressa esperienza di servizio;

• prevedere una procedura selettiva finalizzata alla stabilizzazione del personale docente precario della scuola secondaria statale con pregressa esperienza di servizio.

Di seguito i contenuti della proposta.

 

Percorsi abilitanti speciali

Devono essere riservati al personale docente con 3 anni di servizio negli ultimi otto, nelle scuole statali, paritarie, nonché nei percorsi dell'istruzione e formazione professionale, limitatamente al servizio per il soddisfacimento dell'obbligo scolastico.

Devono essere attivati contemporaneamente, una tantum, entro e non oltre il 2019, organizzati in più cicli annuali, e consentire la partecipazione dei dottori di ricerca.

 

Procedura selettiva per la stabilizzazione dei docenti precari

La pregressa esperienza dev'essere maturata presso le sole scuole statali (al fine di ridurre il ricorso a contratti a tempo determinato) ed essere relativa, per un almeno un anno, alla classe di concorso per la quale si partecipa alla procedura.

La procedura è destinata all'immissione in ruolo sul 50% dei posti destinati ai concorsi, in subordine allo scorrimento delle graduatorie dei concorsi del 2016 e del 2018.

Si compone di una prova scritta computer-based, per la quale è prevista una soglia di punteggio minimo, e una prova orale non selettiva.

La graduatoria assegna un preminente rilievo ai titoli di servizio.

La procedura è abilitante: i docenti che si collocano utilmente in graduatoria acquisiranno l'abilitazione sulla relativa classe di concorso.


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Summer School Ischia 2019

I luoghi dell'autonomia

L'aula, la presidenza, la segreteria, il territorio...


Una preziosa occasione di confronto e approfondimento per dirigenti scolastici, direttori amministrativi, figure di staff, insegnanti, formatori; quest'anno la Summer School di Ischia sarà dedicata ai luoghi dell'autonomia, attraverso cinque sessioni di lavoro: gli scenari giuridici, l’organizzazione e la gestione, i risultati dell’autonomia, le autonomie differenziate, l’autonomia e le competenze di cittadinanza.

Inoltre un apposito corner per neo-dirigenti offrirà strumentazioni e simulazioni per i primi cento giorni.


Programma completo e modulo di iscrizione

 

24 giugno 2019

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n. 142

Linee guida per la scuola in ospedale

Vincenzo VARRIALE

Superare la frammentarietà e l’occasionalità

La recente pubblicazione del D.M. n. 461 del 6 giugno 2019, relativo all’adozione delle Linee guida di indirizzo nazionali per la scuola in ospedale e l’istruzione domiciliare, costituisce per tutto il sistema scolastico una svolta significativa, epilogo di un lungo processo di ripensamento del servizio, avviato già da alcuni anni da tutti gli attori coinvolti in questa sorta di “alleanza educativa”, sotto l’egida del Miur. Forte era infatti l’esigenza avvertita, in primis dai dirigenti delle scuole polo regionali, che da sempre nelle intenzioni del Legislatore svolgono un delicato ruolo di “scuole cerniera”, di modificarne l’impianto verticistico che lo caratterizzava in precedenza, con l’intento di superare una spiccata frammentarietà del servizio a livello regionale, che non permetteva l’adozione di procedure standardizzate, necessarie a garantire il diritto allo studio a tutti gli alunni ospedalizzati sull’intero territorio nazionale.

Nuovi bisogni, nuove domande

Nella Prefazione del documento si legge infatti, tra l’altro, che “le Linee di indirizzo intendono costituire uno strumento operativo concreto volto ad agevolare e coordinare le procedure amministrative e documentali necessarie”, oltre che a riorientare opportunamente le strategie metodologico-didattiche. Il mutato panorama medico-sanitario, caratterizzato da degenze sempre più brevi e frequenti, un’organizzazione della sanità in cui il futuro dell’assistenza passa per il potenziamento e l’integrazione con i servizi sociali della medicina territoriale, e l’importante riconoscimento ministeriale ottenuto dalla Rete di scopo nazionale della SIO, hanno dunque costituito terreno fertile all’approvazione delle nuove Linee guida.

I nuovi Indirizzi, nelle intenzioni del Ministro che li ha firmati, vanno ad integrare l’unico documento rimasto fino ad oggi quale baluardo giuridico della scuola in ospedale e dell’istruzione domiciliare: il cosiddetto Vademecum del 2003, francamente superato dall’attuale scenario educativo didattico.

La rete nazionale

La Rete di scopo nazionale, novità assoluta per la scuola in ospedale, nasce dunque circa due anni fa dall’esigenza, fortemente vissuta dai dirigenti delle scuole polo regionali, di potersi confrontare periodicamente. Solo in questo modo si può ravvivare l’interesse per il servizio prestato, condividendo puntualmente possibilità di interventi, criticità, ma anche buone pratiche realizzate su tutto il territorio nazionale, acquisite come patrimonio comune nelle frequenti riunioni di servizio che si tengono periodicamente al Miur.

Il docente facilitatore

Ambiziosi sono i traguardi che la Rete si prefigge di raggiungere; tra essi spicca la valorizzazione di tutte le risorse professionali impegnate sia nella Scuola in ospedale sia nei progetti di istruzione domiciliare, nonché la condivisione di importanti iniziative di formazione da destinare ai docenti. Ad essi vanno infatti riconosciute particolari competenze, che si esplicano essenzialmente grazie alla capacità di discostarsi dalla didattica tradizionale e di sapersi relazionare con gli alunni degenti, con il personale sanitario, con i genitori e con i docenti della scuola di appartenenza. Si crea così quel giusto equilibrio, nel rispetto dei protocolli medici imposti dalle patologie, che richiedono essenzialmente un’empatia ed una capacità di lavorare in equipe, realizzando una didattica “breve” adeguata al contesto nel quale si realizza.

Il docente dunque viene ripensato come fosse un facilitatore, capace attraverso nuove metodologie di realizzare una didattica innovativa. In particolare le nuove tecnologie consentono agli alunni, che già di per se si ritrovano, insieme alle loro famiglie, a vivere il disagio di ospedalizzazioni repentine, e dunque più difficili da gestire, di restare in contatto con la scuola di appartenenza, magari attraverso già sperimentate esperienze di teledidattica.

Gli accordi di rete

Proprio allo scopo di intercettare le istanze dell’utenza, purtroppo sempre più numerosa, il Ministero, con apposito decreto, ha poi richiesto a tutte le scuole con sezioni ospedaliere, nell’ambito di una stessa regione, di siglare un accordo di rete capace di esplorare e monitorare costantemente i bisogni formativi degli alunni ospedalizzati o bisognosi di scuola a domicilio, raccogliendo ed esaminando i dati, gestendo le risorse finanziarie e valutando la coerenza dell’andamento non già dei soli flussi ospedalieri, ma anche delle risorse loro assegnate. Si avverte comunque fortemente l’esigenza di puntare sulla formazione, anche quella iniziale, dei nuovi docenti da indirizzare al servizio di scuola in ospedale, prevedendo ad esempio l’inserimento, nel percorso universitario per l’insegnamento ed il tirocinio, elementi di formazione specifici, che mettano in evidenza la singolarità del ruolo che essi andranno a ricoprire.

Nuove esigenze operative

È tuttavia a livello centrale che vanno immaginate nuove soluzioni, chiedendo ai competenti uffici che si riconfermi, se non si implementi, compatibilmente con le risorse di personale annualmente assegnate, il contingente dei docenti da utilizzarsi presso i nosocomi ospitanti, senza operare riduzioni di organico, che possano creare un’improvvisata e lacunosa organizzazione del servizio. Inoltre, alla luce delle recenti novità intervenute a livello normativo (si pensi soprattutto alla nuova legge sulla privacy), è necessario rivedere ed aggiornare i protocolli di intesa stipulati con le Aziende sanitarie, sotto l’egida degli Uffici Scolastici Regionali, onde definire tempi e modalità dell’erogazione del servizio, e l’eventuale presa in carico della sorveglianza sanitaria dei docenti che lavorano nelle sezioni ospedaliere.

Un portale per le scuole in ospedale

La strada da percorrere è ancora lunga, ma non più in salita, poiché i segnali di interesse dimostrati sono incoraggianti ed inducono a ben sperare. Prova evidente ne sono, oltre alla pubblicazione delle nuove Linee di indirizzo, anche il neo-portale della scuola in ospedale e l’istruzione domiciliare, presentato in un incontro con la stampa lo scorso 15 maggio al Miur. Scopo della manifestazione, introdotta dalla dott.ssa Giovanna Boda alla presenza di giornalisti di importanti testate nazionali, era la presentazione ufficiale del portale della scuola in ospedale e l’istruzione domiciliare, affidato all’istituto capofila della Rete di scopo I.C. Peyron di Torino.

Il portale nella sua area pubblica è già immediatamente fruibile, ma sarà suscettibile di ulteriori miglioramenti ed aggiustamenti in itinere, e fornirà un supporto fondamentale ai ragazzi ospedalizzati ed alle loro famiglie, nel contrasto all’abbandono ed alla dispersione scolastica. Lo stesso presenterà poi un’area riservata, per la quale sono in fase di realizzazione delle chiavi di accesso da fornire ai dirigenti responsabili del materiale da pubblicare. Invece la parte pubblica sarà alimentata grazie al contributo fornito da quanti, docenti delle sezioni ospedaliere e non, vorranno impegnarsi in un lavoro redazionale partecipato, attraverso delle indicazioni che saranno successivamente fornite. Ci saranno pagine ed aree presidiate dalle varie realtà regionali, che consentiranno finalmente una diffusione su larga scala di un'esperienza che recentemente lo stesso Ministro Bussetti ha definito come "un servizio di eccellenza", ma che per alcuni resta ancora una bella realtà misconosciuta.

Vincenzo VARRIALE

Richiamo dell’Europa: una scuola da ripensare, per un futuro da rilanciare

Rosa SECCIA

La situazione dell’Italia analizzata dall’UE

Lo scorso aprile il Governo italiano ha presentato il Programma nazionale di riforma 2019[1] e il Programma di stabilità 2019[2]. A distanza di circa due mesi, il 5 giugno, la Commissione Europea pubblica una relazione preparata a norma dell'articolo 126, paragrafo 3, TFUE (Trattato di Funzionamento dell'Unione Europea)[3], che costituisce la prima fase della procedura per i disavanzi eccessivi. Con essa è stata esaminata «la conformità dell'Italia nel 2018 al criterio del debito stabilito dal trattato, tenendo debitamente conto del contesto economico e di altri fattori significativi»[4].

I dati riportati nella relazione presentano una situazione ormai abbastanza nota ai più: «il disavanzo pubblico dell'Italia è sceso al 2,1% del PIL nel 2018 (dal 2,4% del 2017), mentre il debito è salito al 132,2% del PIL (rispetto al 131,4% del 2017), ossia al di sopra del valore di riferimento del 60% del PIL. Per il 2019 il programma di stabilità 2019 dell'Italia prevede che il rapporto debito/PIL continui ad aumentare solo leggermente salendo al 132,6%, prima di scendere (di 1,3 punti percentuali) al 131,3% nel 2020. Secondo le previsioni di primavera 2019 della Commissione, il rapporto debito/PIL dell'Italia aumenterà in modo più marcato, salendo al 133,7% nel 2019 e al 135,2% nel 2020 … omissis … la non conformità dell'Italia con il parametro per la riduzione del debito nel 2018 è un elemento che dimostra prima facie l'esistenza di un disavanzo eccessivo ai sensi del patto di stabilità e crescita. Inoltre, sulla base sia dei piani del governo che delle previsioni di primavera 2019 della Commissione, l'Italia non riuscirà a rispettare il parametro per la riduzione del debito né nel 2019 (scostamento rispettivamente del 5% e del 9% circa del PIL) né nel 2020 (scostamento rispettivamente del 4 ½% e del 9 ¼% circa del PIL)»[5].

Dalle 24 cartelle dell’attenta disamina da parte della Commissione UE emerge un quadro certamente poco confortante, con la certezza che «le persistenti debolezze strutturali continuano a pesare sul potenziale di crescita dell'Italia»[6].

Lo scotto che pagheranno le future generazioni

L’analisi effettuata dalla Commissione mette in evidenza che:

- il rapporto debito pubblico/PIL dell'Italia, pari al 132,2% nel 2018, è il secondo più alto dell'Unione e tra i più alti al mondo;

- l'elevato stock di debito pubblico priva l'Italia del margine di manovra fiscale necessario per stabilizzare la sua economia in caso di shock macroeconomici;

- i costi del servizio del debito assorbono un ammontare notevolmente maggiore di risorse pubbliche, a discapito della spesa produttiva del paese.

Tutto questo rappresenta un notevole “onere intergenerazionale”, poiché gli effetti più devastanti saranno risentiti dalle future generazioni di Italiani: sul loro tenore di vita si ripercuoteranno le conseguenze di un debito pubblico elevato, che rappresenta la maggiore debolezza dell’economia italiana[7].

D’altra parte, non può non far riflettere ciò che nel documento della Commissione UE viene sottolineato, laddove si fa presente che «la spesa per interessi dell'Italia nel 2018 è ammontata a circa 65 miliardi di EUR, pari al 3,7% del PIL, sostanzialmente la stessa quantità di risorse pubbliche destinate all'istruzione»[8].

Spese limitate per l’istruzione

È ormai un dato di fatto che l’attuale condizione dell’Italia, «nel braccio preventivo del patto di stabilità e crescita»[9] ed assoggettata alla regola del debito, avrà ulteriori ripercussioni negative sugli investimenti possibili a favore dell’istruzione.

D’altronde, nelle Raccomandazioni del Consiglio sul programma nazionale di riforma 2019 dell'Italia e che formula un parere del Consiglio sul programma di stabilità 2019 dell'Italia, dello scorso 5 giugno, viene ribadito che «un elevato rapporto debito pubblico/PIL attorno al 132% del PIL implica che ingenti risorse devono essere destinate a coprire il servizio del debito, a scapito di voci aventi un maggiore effetto di stimolo della crescita, tra cui l'istruzione, l'innovazione e le infrastrutture»[10].

È noto che, rispetto ai grandi paesi dell’area OCSE, l’Italia spenda per l’istruzione molto meno, e la fotografia scattata nelle citate Raccomandazioni del Consiglio mette a nudo un paese che sta bruciando il suo futuro[11].

Già nella Relazione di monitoraggio del settore dell’istruzione e della formazione 2018 – Italia[12], redatta dalla Commissione Europea, veniva ribadita una condizione del nostro Paese lontana dagli standard europei e «inerme di fronte alla costante emorragia del settore scolastico»[13], con investimenti per la spesa pubblica tra i più bassi dell'UE, sia come percentuale del PIL (3,9% nel 2016 rispetto alla media UE del 4,7%), sia come percentuale della spesa pubblica totale (7,9%, media UE 10,2%). E sarà una percentuale destinata a diminuire sempre di più, visto che – come avevamo sottolineato in un altro numero di questa rivista[14] – nel Documento di Economia e Finanza (DEF) 2019 è prevista una costante diminuzione nel tempo, fino ad arrivare alla soglia del 3,1% nel 2035.

Effetti degli insufficienti investimenti

Tra le conseguenze più evidenti di un mancato investimento, serio e capillare, per un sistema di istruzione e formazione di qualità, vi è la fuoriuscita precoce dal sistema istruttivo e formativo del nostro Paese di un numero sempre maggiore di giovani. Nella Relazione di monitoraggio del 2018 viene segnalato che abbandona precocemente gli studi e la formazione una percentuale di giovani, tra i 18 e i 24 anni, pari all’11,2% delle ragazze e al 16,6% dei ragazzi, a fronte della media UE che si assesta al 10,6%.

Molto esplicito è il grafico presentato nella Relazione della Commissione UE, con cui viene tratteggiato un quadro di sintesi comparativo della situazione italiana, prendendo in considerazione i principali indicatori chiave del sistema di istruzione e formazione, in riferimento alla strategia 2020:

Preoccupante è anche il tasso di occupazione dei giovani, segnalato sia tra i diplomati sia tra i laureati. È difatti un livello ancora molto basso rispetto alla media UE, e «la penuria di opportunità professionali – come viene sottolineato nel Rapporto Economico OCSE Italia 2019 – Nota di sintesi – spinge molti giovani a emigrare, aggravando il processo di già rapido invecchiamento della popolazione»[15].

Le debolezze del nostro sistema di istruzione e formazione

La situazione è seria e allarmante, e l’Europa non può fare a meno di richiamarci, ricordando che «gli investimenti nell'istruzione e nelle competenze sono fondamentali per promuovere una crescita intelligente, inclusiva e sostenibile … Migliorare la qualità del sistema di istruzione e formazione rappresenta una sfida importante»[16].

L’analisi operata dal Consiglio UE è spietata: le principali debolezze del nostro sistema di istruzione e formazione sono descritte nei paragrafi 19 e 20 delle già menzionate Raccomandazioni del Consiglio. Emerge una situazione dell’Italia molto critica, aggravata da ampie differenze regionali e territoriali, in termini di esiti scolastici e di risorse e opportunità.

Ma ciò che maggiormente colpisce di tale disamina è l’aver interconnesso gli aspetti fondanti di un sistema istruttivo e formativo, poiché non si può non condividere il principio di base secondo cui gli esiti degli apprendimenti e dello sviluppo delle competenze di cittadinanza sono strettamente correlati alla qualità professionale degli insegnanti[17].

Da un lato, invero, si evidenzia che:

- gli studenti e adulti italiani sono scarsamente competenti, ottenendo risultati tra i peggiori dell'UE per quanto riguarda le competenze chiave e le competenze di base;

- anche la partecipazione degli adulti all’apprendimento risulta in calo, con un divario occupazionale tra lavoratori altamente qualificati e lavoratori scarsamente qualificati tra i più elevati dell'UE;

- il sistema di apprendistato, nonostante lo slancio degli ultimi anni, è stato ridimensionato dalle ultime misure adottate;

- bisogna ancora investire per migliorare i livelli delle competenze digitali.

Dall’altro lato, viene messa a nudo la ben nota situazione degli insegnanti italiani, i cui stipendi «rimangono bassi rispetto agli standard internazionali e rispetto ai lavoratori con un titolo di istruzione terziaria. Le retribuzioni crescono più lentamente rispetto a quelle dei colleghi di altri Paesi e le prospettive di carriera sono più limitate, basate su un percorso di carriera unico con promozioni esclusivamente in funzione dell'anzianità anziché del merito»[18].

La valorizzazione professionale dei docenti e il loro reclutamento

La condizione dei docenti nel nostro Paese non è rosea, a prescindere dalla disomogeneità sociale che imperversa ovunque. Anche l’OCSE, nel suo rapporto 2018[19], ha posto in evidenza che l’Italia è il paese con un corpo docente tra i più anziani (circa 58% di docenti con almeno 50 anni di età), con retribuzioni contrattuali e con una progressione stipendiale inferiori alla media OCSE.

In questa prospettiva l’Europa ci sollecita a sforzi ulteriori «per attirare, assumere e motivare maggiormente gli insegnanti»[20]. Ma ad oggi le misure intraprese non sembrano andare in questa direzione, poiché l’unico spiraglio di valorizzazione professionale sul campo è stato affidato al bonus accessorio istituito con la Legge 107 del 2015, comma 126 dell’art. 1, che concretamente si traduce in una somma economica volta a valorizzare il merito dei docenti, e su cui ci si è soffermati a riflettere anche in queste pagine[21].

Una criticità di rilievo sottolineata nelle Raccomandazioni del Consiglio Ue riguarda il sistema di reclutamento dei docenti, ritenuto – a giusta ragione – troppo incentrato sul versante delle conoscenze, anziché sulle competenze e con la componente relativa alla formazione troppo limitata.

Questo è un aspetto nevralgico su cui si dovrebbe intervenire una volta per tutte in maniera organica, facendo scelte che non siano volte al ribasso e con percorsi tendenzialmente tessuti come sanatorie, allorquando si individuano procedure di stabilizzazione dei precari. Sebbene vada di certo riconosciuta e valorizzata l’esperienza sul campo, questa non può essere determinante e non sempre è espressione di qualità e competenza professionale[22]. Una dimensione scarsamente considerata nelle procedure di reclutamento vigenti riguarda le competenze relazionali e la sfera psicoattitudinale: un bagaglio ragguardevole di conoscenze non è sinonimo di elevata competenza professionale. Ma sarà molto difficile, al momento, immaginare di arrivare ad una procedura preselettiva non tanto mediante test di conoscenze nozionistiche, quanto piuttosto attraverso test psicoattitudinali.

Il richiamo dell’Europa va verso una direzione ben precisa: individuare modalità altre, che superino i limiti di una condizione professionale poco attrattiva del mestiere di insegnante per le persone altamente qualificate, che sta sempre più producendo effetti disincentivanti sul personale docente stesso. Questo a salvaguardia e per la valorizzazione di una delle professioni più delicate ed impegnative che vi sia, proprio per l’impatto che avrà sui risultati di apprendimento degli studenti.

Investire nel capitale umano

Vi è dunque una forte responsabilità da parte dei decisori politici rispetto a quali siano davvero le scelte prioritarie da intraprendere. L’UE ci rammenta che l’investimento nel capitale umano è un prerequisito indispensabile a tutti i livelli, prioritariamente per la ricaduta a cascata che esso può produrre in ogni settore, a cominciare proprio dal sistema di istruzione e formazione, che, se prevedesse non tagli ma un incremento sostanziale di risorse, potrebbe di certo garantire la crescita e lo sviluppo necessari di tutto il Paese.

Non a caso, nel paragrafo 20 delle Raccomandazioni, il Consiglio UE sottolinea che «anche le lacune in materia di istruzione contribuiscono a spiegare la minore produttività delle microimprese e delle piccole imprese italiane rispetto a quelle di paesi comparabili»[23]. Oggi siamo uno dei Paesi che contano il minor numero di laureati (27,9% della popolazione di età compresa tra i 30 e i 34 anni nel 2018), e anche l’istruzione terziaria patisce carenza di organico qualificato e finanziamenti mirati. Siamo il Paese con un numero non sufficiente di diplomati in possesso di un titolo di studio post-secondario, specialmente nei settori scientifici e tecnici. Siamo uno dei Paesi che meno investe in maniera finalizzata in competenze specifiche per stimolare investimenti pubblici e privati, in particolare in attività immateriali.

Cambiamento di rotta

È urgente cambiare rotta, per evitare una deriva peggiore, non tanto lontana nel tempo, che purtroppo coinvolgerà inesorabilmente le giovani generazioni, verso le quali oggi in tanti hanno la responsabilità di essere “ladri di futuro”[24], che lasceranno sulle loro spalle un esercito di pensionati e un pianeta da curare[25].

Bisogna fare scelte oculate, che guardino agli interessi reali dell’intera nazione, vista la necessità di investimenti seri e mirati. A cominciare da tutto il sistema di istruzione e formazione, che non può più essere oggetto di scelte populistiche, riforme e controriforme smozzicate, investimenti per ragioni incomprensibili[26]. Tutto ciò non servirà a dare le risposte che invece l’UE si aspetta, unitamente a tutti quelli che nell’attuale sistema di istruzione e formazione si adoperano quotidianamente con resilienza, per essere al servizio del proprio Paese.

Bisogna avere il coraggio di ripensare l’intero sistema di istruzione e formazione, con i giovani come fine[27].

Rosa SECCIA

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[1] http://www.mef.gov.it/doc-finanza-pubblica/def/2019/03a_-_PNR_2019.pdf

[2] http://www.mef.gov.it/doc-finanza-pubblica/def/2019/01_-_PdS_2019.pdf

[3] Il TFUE, all’art. 126, definisce la procedura che Commissione e Consiglio UE adottano in caso di “Disavanzo Pubblico”: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:12008E126&from=IT.

[4] https://ec.europa.eu/transparency/regdoc/rep/1/2019/IT/COM-2019-532-F1-IT-MAIN-PART-1.PDF.

[5] Relazione della Commissione – Italia – Relazione preparata a norma dell'articolo 126, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea – COM (2019) 532 final, p. 3.

[6] Ibidem, p. 16

[7] Cfr. COM (2019) 532 final, op.cit.

[8] Ibidem, p. 23

[9] Cfr. Raccomandazione del Consiglio sul programma nazionale di riforma 2019 dell'Italia e che formula un parere del Consiglio sul programma di stabilità 2019 dell'Italia – COM (2019) 512 final https://ec.europa.eu/transparency/regdoc/rep/1/2019/IT/COM-2019-512-F1-IT-MAIN-PART-1.PDF

[10] Ibidem, p. 4

[11] Cfr. https://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2019-06-07/istruzione-ritratto-ue-un-italia-che-brucia-suo-futuro-120840.shtml?uuid=ACWZ9uO&refresh_ce=1

[12] https://ec.europa.eu/education/sites/education/files/document-library-docs/et-monitor-report-2018-italy_it.pdf

[13] Cfr. P. Mecarozzi, Istruzione, l’Italia spende poco e male (e gli studenti abbandonano la scuola), in https://www.linkiesta.it/it/article/2019/04/18/miur-investimenti-scuola-istruzione-italia/41834/

[14] Cfr. Scuola 7 – n. 133 http://www.scuola7.it/2019/133/?page=2

[15] Cfr. Rapporto Economico OCSE ITALIA - Nota di Sintesi, Aprile 2019 (https://www.oecd.org/eco/surveys/Rapporto-Economico-OCSE-Italia-2019-sintesi.pdf)

[16] COM (2019) 512 final, op, cit., p. 8

[17] Cfr. ibidem pp. 8 e 9

[18] Ibidem, p. 8

[19] Cfr. “Uno sguardo sull’istruzione 2018: indicatori dell’OCSE” (Education at a glance 2018) - https://www.oecd-ilibrary.org/docserver/eag-2018-en.pdf?expires=1560668756&id=id&accname=guest&checksum=FBAF8CEEDB8F8678710CC866E195608B

[20] COM (2019) 512 final, op, cit., p. 8

[21] Cfr. www.scuola7.it/2017/25/docfinali/monitoraggio_spinosi.htm e http://www.scuola7.it/2017/25/?page=3

[22] V. le continue riforme che hanno investito e continua ad investire il sistema di reclutamento dei docenti dei diversi ordini di scuola, creando anche disparità di procedure in relazione ai diversi gradi scolastici. Non ultimo, si veda l’intesa tra MIUR e OO.SS., siglata l’11 giugno scorso, relativamente ai percorsi PAS e alle procedure di stabilizzazione dei precari della scuola secondaria

[23] COM (2019) 512 final, op, cit., pp. 8-9

[24] Cfr. L. Monti, Ladri di futuro. La rivolta dei giovani contro un’economia ingiusta, LUISS University press, 2014

[25] https://www.researchgate.net/publication/311497183_Ladri_di_futuro_La_rivolta_dei_giovani_contro_l'economia_ingiusta

[26] V. l’iter per l’approvazione della legge sulla installazione delle telecamere negli asili nido e nelle scuole di infanzia o il DDL “Concretezza” divenuto Legge n. 135 pochi giorni orsono

[27] Cfr. A. Oliva, A. Petrolino, Il coraggio di ripensare la scuola, Quaderno n. 15 – aprile 2019 - TREELLE

Alunni con DSA: tutti i dati

Pubblicato da parte del Miur il report statistico relativo agli studenti con Disturbi Specifici dell’Apprendimento nelle scuole statali, paritarie e non paritarie, nell’anno scolastico 2017/2018: un numero in continua crescita, con un incremento delle certificazioni negli ultimi quattro anni.

Dallo 0,7% del 2010/2011 al 3,2% del 2017/2018: la percentuale di alunni con DSA sul totale dei frequentanti è in continua crescita.

L’incremento del numero di certificazioni registrato nell’arco degli ultimi quattro anni è notevole: quelle relative alla dislessia sono salite da circa 94 mila a 177 mila, segnando un tasso di crescita dell’88,7%; le certificazioni di disgrafia sono passate da 30 mila a 79 mila, con una crescita del 163,4%. Anche il numero di alunni con disortografia certificata è aumentato notevolmente, passando da circa 37 mila a 92 mila (+149,3%; gli alunni con discalculia sono aumentati da 33 mila a poco meno di 87 mila (+160,5%).

Gli alunni con DSA frequentanti le scuole italiane di ogni ordine e grado sono stati 276.109, pari al 3,2% del totale. Nella Primaria la percentuale si è attestata intorno al 2%, per la Secondaria di I grado al 5,6% e per la Secondaria di II grado al 4,7%. Nella Scuola dell’infanzia, appena lo 0,12%.

Le certificazioni di DSA sono state rilasciate in misura maggiore nelle Regioni del Nord-Ovest, in cui la percentuale sul totale dei frequentanti è stata pari al 4,8%. Percentuale elevata anche nelle Regioni del Centro (3,9%) e del Nord-Est (3,6%). Percentuale nettamente inferiore nel Sud (1,6%).

177.212 alunni presentavano dislessia (disturbo nell’imparare a leggere), 79.261 disgrafia (disturbo nell’imparare a scrivere), 92.134 disortografia (disturbo nell’utilizzare il codice linguistico), 86.645 discalculia (disturbo nel calcolo matematico).

Leggi il report completo


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Assegno nucleo familiare: la circolare MEF

Il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha trasmesso le tabelle, già diramate dall'Inps, contenenti i nuovi livelli reddituali rivalutati a decorrere dal 1° luglio 2019, unitamente al modello di domanda per la corresponsione dell’assegno per il nucleo familiare.

La normativa vigente in materia di assegno per il nucleo familiare prevede la rivalutazione annua dei livelli di reddito familiare e delle relative maggiorazioni in misura pari alla variazione percentuale dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati intervenuta tra l'anno di riferimento dei redditi per la corresponsione dell'assegno e l'anno immediatamente precedente.

La suddetta variazione percentuale rilevata dall'ISTAT, da considerare ai fini della rivalutazione dal 1° luglio 2019, è risultata pari all’1,1 per cento.

L'Inps ha già diramato le tabelle aggiornate con i nuovi limiti di reddito familiare da considerare, sulla base del reddito conseguito nel 2018, ai fini della corresponsione dell’assegno per il nucleo familiare per il periodo 1° luglio 2019 – 30 giugno 2020, che ora il Ministero dell'Economia e delle Finanze, con circolare 11 giugno 2019, n. 19 ritrasmette, unitamente alla modulistica per la richiesta dell'assegno.


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Al via il Piano di azioni per la prevenzione dell’uso di droga in età scolare

In attuazione del protocollo d’intesa sottoscritto tra la PCM e il MIUR per la prevenzione dell’uso di droga in età scolare, si dà avvio a un Piano di azioni, con una serie di iniziative rivolte a studenti, insegnanti e genitori. I docenti interessati possono già iscriversi on line al percorso formativo.

Nel dettaglio il Piano di azioni prevede:

  • un percorso di informazione/formazione realizzato con il supporto scientifico dell’Istituto superiore di sanità; della Direzione centrale per i servizi antidroga del Ministero dell’interno; della Polizia stradale e del Consiglio nazionale dell’ordine degli psicologi e con il supporto tecnico e operativo dell’Indire. Il percorso sarà disponibile per un nucleo di circa 6.000 docenti iscritti alla piattaforma https://fad.cuorailfuturo.it/, e sarà costituito da quattro moduli didattici accompagnati da materiale di approfondimento.
  • una campagna di comunicazione e informazione destinata agli alunni, ai docenti e alle famiglie, volta ad approfondire la conoscenza sulle tipologie di sostanze e ai relativi effetti nocivi per la salute nonché sui nuovi sistemi di diffusione degli stupefacenti e sul ruolo svolto dai servizi di prevenzione e di assistenza.
  • il rafforzamento della rete territoriale tra le scuole, le istituzioni del territorio, gli enti del volontariato sociale e le famiglie, soprattutto nelle aree territoriali a rischio.

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RICHIAMO ALL’EUROPA

Politiche scolastiche, sistemi educativi e professionalità

a cura di L. Maloni, R. Seccia

(marzo 2019, pagine 288, euro 32,00)

Il volume si propone di contribuire a rafforzare l’idea di cultura e identità europea e di facilitare il mondo della scuola nella progettazione europea e gli studenti nella ricerca di nuove opportunità per il proprio futuro.

Illustra le politiche europee in tema di educazione e i principali programmi, quindi entra nel merito dei sistemi educativi e delle professionalità. Contiene tavole di sintesi dei sistemi educativi, abstract dei più importanti documenti, domande per la conversazione in lingua, utili per le prove orali dei concorsi per dirigenti scolastici, insegnanti e DSGA.

Contributi di: Leonilde Maloni, Gianna Prapotnich, Rosa Seccia

maggiori informazioni

© Tecnodid editrice

Coordinamento redazionale a cura di Giancarlo Cerini

Direttore responsabile Gabriella Crusco

Autorizzazione Tribunale di Napoli n. 65 del 20/12/2016

Email: info@scuola7.it

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