Scuola7 9 settembre 2019, n. 150

Scuola7

la settimana scolastica

9 settembre 2019, n. 150


In questo numero parliamo di:



Un antivirus chiamato Cittadinanza Digitale (R. Baldascino)

L'assistenza per l'autonomia e la comunicazione degli alunni disabili. Novità in vista? (M. Nutini)

L'anno di formazione e prova: si riparte! (L. Zauli)

Orientarsi efficacemente nella dirigenza scolastica (D. Ciccone)


Settimanale di informazione scolastica.
© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diEducazione Civica 2.0
< Trascina
9 settembre 2019

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n. 150

Un antivirus chiamato Cittadinanza Digitale

Roberto BALDASCINO

Sei Gradi di Separazione

Le tecnologie e il digitale hanno creato interconnessioni tra le persone sempre più fitte e profonde travalicando i confini dei paesi e creando movimenti di pensiero transnazionali. Le conseguenze nel bene e nel male sono solo in parte conosciute, anche perché la Rete è fluida ed in perenne evoluzione e mutazione. Certamente il mondo non è stato mai così piccolo. Già nel 1929 lo scrittore ungherese Frigyes Karinthy pubblicò un libro intitolato Sei gradi di separazione[1]. L’autore spiegava come le connessioni presenti in quel periodo tra le persone erano tali che ognuno con un massimo di cinque passaggi (intermediari) poteva venire a contatto e conoscere qualsiasi altro. Tale prossimità era a dir poco stupefacente in un periodo così tecnologicamente ‘arretrato’. In seguito alcuni studiosi compirono delle ricerche confermando ciò che era stato descritto nel romanzo. Oggi con la Rete tutto è ancora più immediato. Uno studio compiuto recentemente in Facebook[2] ha dimostrato che i gradi di separazione di una persona per arrivare a conoscere e interloquire direttamente con qualsiasi altra si riduce a poco più di tre (3,4) passaggi relazionali. È evidente che tale vicinanza comunicativa non è mai stata sperimentata prima dal genere umano.

“Meme il virus della mente”[3]

Idee e conoscenze nella Rete germinano e si diffondono epidemicamente. I giovani parlano di video virali, ma conoscono ancora meglio i meme. Forse è proprio il meme a far comprendere come la ripetizione sia la forza intrinseca della Rete in grado di condizionare e influenzare le opinioni. Un meme è l’unità minima di un pensiero o di un’idea espressa da un’immagine, un’animazione, un breve testo, un breve filmato. Come un virus si diffonde e si replica all’infinito, mutandosi alle volte in alcuni suoi tratti e significati durante i continui rilanci e condivisioni. Sono messaggi alle volte ironici, sprezzanti, caricaturistici con un forte potere evocativo e condizionano inconsapevolmente chi li legge e chi li replica. Ciò dimostra che se da una parte la Rete rappresenta un ottimo strumento per diffondere idee e conoscenze di qualsiasi tipo e natura, dall’altra però cela una pericolosa arma di “distrazione di massa”. La Rete può essere usata per confondere, nascondere e distrarre dai veri problemi. Diffondere in maniera diretta o indiretta falsità, revisionismi, negazionismi, bufale, fake news e post-verità tra i “mi piace” e le tante condivisioni, fanno perdere di vista le fonti e creano un “rumore” di fondo che stordisce e addormenta il pensiero critico che stenta a delineare un confine valido tra verità e menzogna.

“Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità

Goebbels il Ministro della propaganda nazista aveva già capito negli anni trenta quale fosse l’impatto dei mass media per forviare e influenzare le coscienze delle folle. In particolare aveva compreso la forza della ripetitività per inoculare nelle persone “false verità”. Goebbels utilizzò i mass media per recitare ossessivamente dei mantra ben precisi atti a fomentare l’odio e la supremazia razziale fino ad ottenere un consenso pressoché globale nella popolazione. Non c’erano meme in quel periodo, ma qualcosa di molto simile come cinegiornali, manifesti, slogan e caricature che ridicolizzavano e disumanizzavano coloro che dovevano essere annientati. Il motto di Goebbels era “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità». Gli strumenti telematici presenti ora ampliano le possibilità di manipolare, di allineare e di conformare i punti di vista delle folle. Diventa tutto molto più facile, sottile e immediato. Si modificano così le opinioni e si condizionano i flussi elettorali che diventano sempre più fluidi e ondivaghi nelle mani del burattinaio di turno.

L’antivirus è una scuola che sviluppa pensiero critico

Però esiste un antivirus che può essere installato nella mente delle persone per creare degli anticorpi in grado di reagire contro tali mistificazioni. L‘antivirus è una scuola che formi le nuove generazioni eticamente e con strumenti di pensiero adeguati per affrontare le sfide globali presenti e future. Diventa strategico illustrare a scuola i rischi e i pericoli della società digitale parallelamente alle innumerevoli occasioni di crescita personale, di sviluppo e di prosperità. È indispensabile formare futuri cittadini che siano critici, coscienti, attenti e responsabili in grado di usare la Rete e gli strumenti digitali in maniera consapevole, coesiva e produttiva. Essi devono essere capaci di confrontare e di confrontarsi, di includere e non escludere, di comprendere e di discriminare ciò che è vero da ciò che è falso, ciò che è giusto da quello che è eticamente e moralmente insostenibile se non pericoloso per la democrazia, per la collettività e per l’ambiente.

I sette punti della Cittadinanza Digitale

La Legge 20 agosto 2019, n. 92, reintroduce in maniera strutturale l’Educazione Civica nella scuola. Una delle competenze da sviluppare tra quelle proposte riguarda la Cittadinanza Digitale (punto c, Art. 3). Nell’art. 5 vengono esplicitati a livello contenutistico i sette punti chiave da trattare. In realtà ogni punto rappresenta un enorme contenitore ricco di tematiche ed argomenti interconnessi tra di loro e in cui il mondo digitale e quello reale si confrontano. Nella tabella sottostante a fianco dei sette argomenti proposti dalla normativa vengono inseriti alcune idee e spunti, a titolo semplicemente esemplificativo (tra i tantissimi possibili, si veda in particolare il sito www.generazioniconnesse.it per tanti altri spunti), che potrebbero diventare oggetto di riflessione con gli studenti.

Riferimento normativo Alcuni suggerimenti esemplificativi
a) analizzare, confrontare e valutare criticamente la credibilità e l'affidabilità delle fonti di dati, informazioni e contenuti digitali; - Dato che anche le immagini possono essere contraffatte è importante fare compiere ai ragazzi una Reverse image search ovvero una ricerca inversa di immagine (o di meme) partendo, ad esempio, da una illustrazione appositamente “taroccata” per poi trovare quella originale in rete e confrontare le differenze spiegandone il significato “evocativo” positivo o negativo.
- Altre attività potrebbero riguardare come trasformare i dati grezzi (Open data) provenienti da fonti ufficiali (es. Viminale, Istat, Eurostat, Banca Mondiale, ONU) in informazioni per poi arrivare ad inferire e a comprendere la reale portata di un fenomeno (Ambientale, Economico, Sociale).
b) interagire attraverso varie tecnologie digitali e individuare i mezzi e le forme di comunicazione digitali appropriati per un determinato contesto; - Creare una comunità di pratiche all’interno di un ambiente di apprendimento online della scuola in cui gli studenti possono comunicare via chat, wiki, forum e in streaming, per scambiare idee, supportarsi a vicenda e produrre oggetti digitali o mixed art in maniera collaborativa/cooperativa.
c) informarsi e partecipare al dibattito pubblico attraverso l'utilizzo di servizi digitali pubblici e privati; ricercare opportunità di crescita personale e di cittadinanza partecipativa attraverso adeguate tecnologie digitali; Spiegare come utilizzare:
- le petizioni online;
- i servizi digitali, gli Open data offerti dalla PA e i canali di comunicazione online con il pubblico;
- che cosa è la PEC (posta certificata) e come si può ottenere;
- la funzione della CNS (Carta nazionale dei servizi);
- l’utilità della SPID per usufruire dei diversi servizi online della PA con un unico accredito sicuro;
- i rischi connessi con i pagamenti online e la recente Direttiva Europea Payment Services Directive (PSD2) che impone un’autenticazione forte per le transazioni online;
- come reperire le risorse didattiche aperte/gratuite per la propria crescita personale e professionale con particolare riguardo ai MOOC (Massive Open Online Course);
- la convenienza presente nell’utilizzo di alcuni software open source e freeware.
d) conoscere le norme comportamentali da osservare nell'ambito dell'utilizzo delle tecnologie digitali e dell'interazione in ambienti digitali, adattare le strategie di comunicazione al pubblico specifico ed essere consapevoli della diversità culturale e generazionale negli ambienti digitali Illustrare:
- l’impiego della netiquette quando si usano servizi comunicativi asincroni e sincroni come forum e chat.
- la PUA (Politica Uso Accettabile della Rete) presente nel proprio istituto scolastico;
- le differenze di registro comunicativo online tra i nativi e gli immigrati digitali e i giovani di altra cultura.
Per questo ultimo punto un importante stimolo interculturale è partecipare a progetti come Etwinning e/o Etwinning plus per creare canali di comunicazioni online con scuole e classi di altri paesi (https://www.etwinning.net/it/pub/index.htm)
e) creare e gestire l'identità digitale, essere in grado di proteggere la propria reputazione, gestire e tutelare i dati che si producono attraverso diversi strumenti digitali, ambienti e servizi, rispettare i dati e le identità altrui; utilizzare e condividere informazioni personali identificabili proteggendo se stessi e gli altri; - Spiegare che cosa è il social engineering, quali sono le tecniche digitali e manipolatorie utilizzate dai malintenzionati per indurre la vittima a fornire inconsapevolmente informazioni personali.
- Spiegare con esempi pratici e fatti di cronaca che quando si pubblica del materiale in Rete se ne perde la proprietà e il controllo.
- Evidenziare il pericolo di certe azioni come la pubblicazione online di una foto/video della vacanza in corso, che può diventare un invito ai ladri per svaligiare la propria casa.
- Illustrare i principali attacchi telematici (pishing, trojans e rootkit) usati per carpire dati sensibili personali e come evitarli.
- Illustrare quali sono i dati che forniamo quando usiamo il computer, lo smartphone, lo smartwatch, la smart TV e le app o quando interagiamo vocalmente con gli assistenti virtuali intelligenti come Alexa o Google assistant.
- Spiegare il significato della “Cookie law” e del GDPR (Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati).
f) conoscere le politiche sulla tutela della riservatezza applicate dai servizi digitali relativamente all'uso dei dati personali; - Illustrare tramite i vademecum prodotti dal garante della privacy https://www.garanteprivacy.it/ come tutelare i propri dati, quali sono i propri diritti e doveri in merito alla privacy e all’uso degli smartphone a scuola, con particolare riferimento alle fotografie e alle registrazioni audio-video.
g) essere in grado di evitare, usando tecnologie digitali, rischi per la salute e minacce al proprio benessere fisico e psicologico; essere in grado di proteggere se' e gli altri da eventuali pericoli in ambienti digitali; essere consapevoli di come le tecnologie digitali possono influire sul benessere psicofisico e sull'inclusione sociale, con particolare attenzione ai comportamenti riconducibili al bullismo e al cyberbullismo. La salute è una parte fondamentale da considerare proprio perché ci si riferisce a bambini e ragazzi in crescita. Le sindromi di dipendenza digitale sono diverse ma tutte toccano, non solo la sfera psico-cognitiva, ma anche il normale sviluppo fisico. È importante illustrare che:
- la deprivazione del sonno causata dall’utilizzo smodato dello smartphone fino a tarda notte sia un pericolo grave per la crescita e per la salute;
- rimanere per troppo tempo a guardare video o giocare videogame nei piccoli schermi degli smartphone può determinare in seguito problemi importanti visivi e per la postura;
- come si possano sviluppano veri e propri disturbi mentali, come la sindrome del hikikomori che porta un ragazzo ad isolarsi completamente dalla società, rinchiudendosi nella propria cameretta con i propri strumenti digitali;
- le tante forme di cyberbullismo e le conseguenze penali e civili per il colpevole e per le famiglie;
- far comprendere che non esiste l’anonimato in Internet e che si può sempre risalire a chi compie determinati reati digitali.

Le scelte didattiche

La scelta degli argomenti e il loro grado di approfondimento dipendono ovviamente dall’età e maturità degli studenti. Per i più piccoli si possono adottare forme di illustrazione ludiche, animate e di storytelling limitando gli argomenti a quelli che possono rientrare nel loro vissuto esperienziale. Per i più grandi si può arrivare a trattare in maniera approfondita le normative e le diverse questioni tecniche e tecnologiche che influenzano la società, la crescita professionale e il mondo del lavoro.

Roberto BALDASCINO

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[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Sei_gradi_di_separazione

[2] https://research.fb.com/blog/2016/02/three-and-a-half-degrees-of-separation/?__mref=message_bubble&pnref=story.unseen-section

[3] È interessantissimo il libro scritto dal programmatore Richard Brodie intitolato Meme Virus of the mind (2011), nel libro l’autore spiega come il meme abbia avuto un impatto quasi maggiore alla bomba nucleare in quanto in grado di penetrare pervasivamente la mente e il pensiero della singola persona.

Insegnare e dirigere nella scuola digitale

Come cambiano gli ambienti di apprendimento

R. Baldascino
pagg. 208, marzo 2018, euro 20,00


Il libro spiega, in maniera semplice ed efficace, cosa significa oggi insegnare e dirigere in un mondo digitale e come si stanno modificando gli ambienti di apprendimento con le nuove tecnologie.

Contiene 30 “Voci” che trattano questioni di grande attualità. Si parla di Coding, di Competenze digitali, di Stampante 3D; si affrontano nuove metodologie che innovano la didattica come la Flipped classroom, il metodo BYOD; si analizzano i framework europei sulle competenze digitali degli studenti e dei docenti. Non sono trascurati gli strumenti tecnologici più “tradizionali” come PC, videoproiettori, TV e la LIM e neanche i più recenti tablet e smartphone.

Una parte importante è riservata alla E-leadership del Dirigente Scolastico, sia a livello gestionale amministrativo sia a livello educativo e didattico.

per informazioni



L’assistenza per l’autonomia e la comunicazione degli alunni disabili. Novità in vista?

Massimo NUTINI

Sul filo di lana, il correttivo sull’inclusione

Nell’ultima seduta prima della crisi di governo, il 31 luglio 2019, il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva il decreto legislativo contenente le “Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66, recante norme per la promozione dell'inclusione scolastica degli studenti con disabilità, a norma dell'articolo 1, commi 180 e 181, lettera c), della legge 13 luglio 2015, n. 107”. Il decreto, 7 agosto 2019, n. 96, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 28 agosto 2019, n. 201, ed entrerà in vigore il 12 settembre prossimo.

Sono molti gli aspetti che, nelle prossime settimane e nei mesi a venire, dovranno essere approfonditi per meglio comprendere e commentare la portata delle modificazioni introdotte e per giungere all’adozione dei quattordici provvedimenti attuativi che dovranno essere adottati; alcuni di questi in tempi brevissimi, altri senza un termine definito.

I due provvedimenti attuativi sull’assistenza specialistica

Due provvedimenti, in particolare, vedranno al centro una questione che, da anni, richiede di essere meglio chiarita e definita: si tratta della “assistenza per l’autonomia e la comunicazione”, in relazione alla quale il decreto prevede sia la stipula di un intesa sui profili professionali del personale destinato a tale servizio (con l’auspicio di raggiungere una progressiva uniformità su tutto il territorio nazionale) sia la definizione di un accordo volto a definire le modalità e le sedi per l’individuazione e la definizione del fabbisogno (contenente anche la definizione degli standard qualitativi di tutti i servizi di supporto di competenza degli enti territoriali).

Le differenze sul territorio nazionale sono enormi e la conclusione di questi accordi sarà un lavoro non facile. Tra gli altri possibili, si dovrà evitare l’errore di incoraggiare il sorgere, o il consolidarsi, di “luoghi sicuri” che, come ben sappiamo, producono solo solitudine, tenendo presente che l’inclusione, prima nella scuola e poi nella società, è un cammino che esige cambiamenti collettivi e che tutto quello che isola forzatamente la persona dal micro contesto sociale e culturale in cui è inserita costituisce ostacolo alla sua realizzazione. Rifuggire, insomma, da quella che Andrea Canevaro definisce “la rassicurazione benevola che mette da parte qualcuno per sviluppare una solidarietà tale da non creare nessun cambiamento sociale”.

In questo orizzonte e con questo spirito, si deve analizzare anche il tema delle competenze degli enti territoriali (Regioni, Province e Comuni), a supporto dell’inclusione scolastica delle persone con disabilità, iniziando da un’attenta disamina dell’evoluzione normativa che ha interessato la questione specifica.

L’evoluzione normativa in materia di assistenza educativa

La formulazione “assistenza per l’autonomia e la comunicazione” appare per la prima volta nell’art. 13, comma 3, Legge 5 febbraio 1992, n. 104, “Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate”. Il comma recita testualmente: “Nelle scuole di ogni ordine e grado, fermo restando, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, e successive modificazioni, l'obbligo per gli enti locali di fornire l'assistenza per l'autonomia e la comunicazione personale degli alunni con handicap fisici o sensoriali, sono garantite attività di sostegno mediante l'assegnazione di docenti specializzati”.

Il D.P.R. 616/1977, nel trasferire agli enti locali le funzioni amministrative relative alla materia “assistenza scolastica”, all’art. 42, utilizzava la seguente formulazione: “le funzioni suddette concernono tra l'altro: gli interventi di assistenza medico-psichica; l'assistenza ai minorati psico-fisici” e, all’art. 45, aggiungeva che “le funzioni amministrative indicate nell'art. 42 sono attribuite ai comuni che le svolgono secondo le modalità previste dalla legge regionale” e che “I patronati scolastici sono soppressi e le funzioni di assistenza scolastica, i servizi ed i beni sono attribuiti ai comuni”.

La normativa inerente i soppressi patronati scolastici prevedeva, all’art. 1 della legge 4 marzo 1958, n. 261, che gli stessi dovessero “provvedere all'assistenza degli alunni bisognosi frequentanti la scuola nell'adempimento dell'obbligo scolastico” e tale assistenza, all’art. 71 della legge 4 giugno 1911 n. 487, era definita come “istituzione della refezione scolastica, concessione di sussidi per vesti e calzature, distribuzione di libri, quaderni ed altri oggetti scolastici”.

Con le formulazioni “interventi di assistenza medico-psichica” e “assistenza ai minorati psico-fisici”, utilizzate nel D.P.R. 616/1977, ci si riferiva, invece e prevalentemente, alle funzioni svolte dai “medici condotti” che, alle dipendenze dei comuni, fornivano assistenza gratuita ai cittadini poveri e in condizione di bisogno.

Con la legge 23 dicembre 1978, n. 833, istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale, la figura del “medico condotto” fu definitivamente superata e l’art. 2, comma 2, lett. e), stabilì che “la promozione della salute nell'età evolutiva, garantendo l'attuazione dei servizi medico-scolastici negli istituti di istruzione pubblica e privata di ogni ordine e grado, a partire dalla scuola materna, e favorendo con ogni mezzo l'integrazione dei soggetti handicappati” fosse perseguita, per tutti i cittadini, da tale Servizio.

Le normative regionali e le diverse declinazioni dell’assistenza

Le normative regionali, che seguirono tali importanti provvedimenti, meglio specificarono in merito. Una per tutte, la legge regionale Emilia Romagna 25 gennaio 1983, n. 6, che, all’art. 6, disponeva: “Gli interventi di assistenza sociale e medico psichiatrica e di assistenza ai minorati psico-fisici, nell'ambito delle istituzioni scolastiche e formative, sono attuati dalle Unità sanitarie locali di competenza”.

Già da questa sintetica ricostruzione, ben si comprende che “l'assistenza per l'autonomia e la comunicazione”, oltre agli interventi di tipo sanitario, oggi di competenza del Servizio Sanitario Nazionale, riguarda altre tipologie di prestazioni a supporto della frequenza scolastica degli alunni con disabilità.

Si tratta dell’assistenza degli alunni per la migliore fruizione della struttura scolastica, compreso l’ausilio materiale per l’accesso dalle aree esterne, e dell’assistenza nel momento del pasto, nell’uso dei servizi igienici e nella cura dell’igiene personale, all’epoca di competenza del personale ausiliario comunale, in servizio nelle scuole statali e il cui mansionario, stabilito dal decreto del Presidente della Repubblica 25 giugno 1983, n. 347, prevedeva espressamente che le “funzioni di collaborazione comprendono anche quelle inerenti la presenza, nei vari servizi scolastici e/o socio-assistenziali, di soggetti portatori di handicaps”; oltre a ciò si tratta di interventi per lo sviluppo delle abilità di autonomia e comunicazione e cioè di interventi specialistici per migliorare le possibilità di inclusione degli alunni con “handicap fisici o sensoriali”, quest’ultima tipologia storicamente di competenza, per tutti gli ordini e gradi di scuola, delle Province (art. 144, Regio decreto 3 marzo 1934, n. 383; art. 14, legge 8 giugno 1990, n. 142; art. 3, comma 5, decreto legge 18 gennaio 1993, n. 9) e poi in carico alle Regioni, ove le leggi regionali non abbiano disposto in modo diverso, ai sensi dell’articolo 1, della legge 7 aprile 2014, n. 56.

Il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, chiarisce, all’art. 139, comma 1, lettera c), che “i servizi di supporto organizzativo del servizio di istruzione per gli alunni con handicap o in situazione di svantaggio” sono attribuiti “alle province, in relazione all'istruzione secondaria superiore, e ai comuni, in relazione agli altri gradi inferiori di scuola”. Consolidata giurisprudenza specificherà, negli anni successivi che l’assistenza per l’autonomia e la comunicazione rientra tra i “servizi di supporto” e che, anche per essa, vale la ripartizione indicata dal decreto legislativo.

I problemi dopo il passaggio del personale ATA allo Stato

La legge 3 maggio 1999, n. 124, art. 8, stabilisce che “il personale ausiliario, tecnico e amministrativo dipendente dagli enti locali, in servizio nelle istituzioni scolastiche statali alla data di entrata in vigore della presente legge, è trasferito nei ruoli del personale ATA statale ed è inquadrato nelle qualifiche funzionali e nei profili professionali corrispondenti per lo svolgimento dei compiti propri dei predetti profili”.

Il protocollo d’intesa sulle cosiddette “funzioni miste” sottoscritto il 12 settembre 2000 tra il Ministero dell’Istruzione, le Associazioni degli enti locali e tutte le sigle sindacali, prevede, all’art. 2, lett. B, intitolata “Assistenza agli alunni disabili”, che “L’attività di assistenza ai disabili, di competenza della Scuola, è assicurata dal personale ausiliario delle scuole, nei limiti di quanto previsto dal CCNL - comparto Scuola - art.31 - tab. A - Profilo A2: collaboratore scolastico. Restano invece nella competenza dell’Ente Locale quei compiti di assistenza specialistica ai disabili da svolgersi con personale qualificato sia all’interno che all’esterno all’Istituzione scolastica”.

La circolare 30 novembre 2001, n. 3390, con estrema chiarezza, spiega come, dopo il passaggio allo Stato del personale ausiliario, l’assistenza per l’autonomia e la comunicazione si debba intendere come suddivisa in due segmenti: la “assistenza di base” e la “assistenza specialistica”.

La circolare 3390/2001 chiarisce che “l'assistenza di base agli alunni disabili è parte fondamentale del processo di integrazione scolastica e la sua concreta attuazione contribuisce a realizzare il diritto allo studio costituzionalmente garantito” specificando che “l'assistenza di base, di competenza della scuola, va intesa come il primo segmento della più articolata assistenza all'autonomia e alla comunicazione personale prevista dall'art.13, comma 3, della legge 104/92” e citando, a titolo esemplificativo, le attività di “ausilio materiale agli alunni portatori di handicap nell'accesso dalle aree esterne alle strutture scolastiche e nell'uscita da esse, in cui è ricompreso lo spostamento nei locali della scuola” (definendole “mansioni proprie del profilo di tutti i collaboratori scolastici”) e le attività di “ausilio materiale agli alunni portatori di handicap per esigenze di particolare disagio e le attività di cura alla persona ed ausilio materiale nell'uso dei servizi igienici e nella cura dell'igiene personale dell'alunno disabile” (definendole, secondo il CCNL allora vigente, “mansioni rientranti tra le funzioni aggiuntive”).

La stessa circolare 3390/2001, infine, specifica che “rimane all'Ente Locale il compito di fornire l'assistenza specialistica da svolgersi con personale qualificato sia all'interno che all'esterno della scuola, (Protocollo d'Intesa del 13/9/2001) come secondo segmento della più articolata assistenza all'autonomia e alla comunicazione personale prevista dall'art. 13, comma 3, della Legge 104/92, a carico degli stessi enti. Si tratta di figure quali, a puro titolo esemplificativo, l'educatore professionale, l'assistente educativo, il traduttore del linguaggio dei segni o il personale paramedico e psico-sociale (proveniente dalle ASL), che svolgono assistenza specialistica nei casi di particolari deficit”, aggiungendo che “nulla esclude che tale servizio potrà essere assicurato anche attraverso convenzioni con le istituzioni scolastiche e conseguente congruo trasferimento delle risorse alla scuola, avvalendosi di personale interno (previa acquisizione della disponibilità) o esterno, nella logica degli accordi di programma territoriali previsti dalla Legge 104/92”.

Dalla legge 328/2000 (Legge quadro) al D.Lgs. 66/2017 (decreto inclusione)

La legge 8 novembre 2000, n. 328, legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, art. 14, stabilisce che “Per realizzare la piena integrazione delle persone disabili di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nell’àmbito della vita familiare e sociale, nonché nei percorsi dell'istruzione scolastica o professionale e del lavoro, i comuni, d'intesa con le aziende unità sanitarie locali, predispongono, su richiesta dell'interessato, un progetto individuale” che ricomprende “le prestazioni di cura e di riabilitazione a carico del Servizio sanitario nazionale, il piano educativo individualizzato a cura delle istituzioni scolastiche, i servizi alla persona a cui provvede il comune in forma diretta o accreditata, con particolare riferimento al recupero e all'integrazione sociale, nonché le misure economiche necessarie per il superamento di condizioni di povertà, emarginazione ed esclusione sociale”. Si tratta, evidentemente, di un grande passo in avanti per l’inclusione delle persone disabili. Lo stesso percorso scolastico è, quindi, un tratto di un cammino più ampio che mira alla realizzazione della piena integrazione, che riguarda l’intera vita della persona.

Il parere del Consiglio di Stato 20 febbraio 2008, n. 213, espresso su richiesta della Presidenza del Consiglio dei Ministri, definisce alcuni conflitti di competenze che si erano creati negli anni e stabilisce, trattando del trasporto scolastico, che per i servizi di supporto organizzativo del servizio di istruzione per gli alunni con handicap o in situazione di svantaggio frequentanti le scuole del secondo ciclo, in attesa che le regioni provvedano a definire le competenze, “conformemente agli orientamenti giurisprudenziali determinatisi, la competenza è delle Province”.

La legge 28 dicembre 2015, n. 208, art. 1, comma 947, stabilisce che “ai fini del completamento del processo di riordino delle funzioni delle province, di cui all'articolo 1, comma 89, della legge 7 aprile 2014, n. 56, le funzioni relative all'assistenza per l'autonomia e la comunicazione personale degli alunni con disabilità fisiche o sensoriali, di cui all'articolo 13, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e relative alle esigenze di cui all'articolo 139, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, sono attribuite alle regioni a decorrere dal 1º gennaio 2016, fatte salve le disposizioni legislative regionali che alla predetta data già prevedono l'attribuzione delle predette funzioni alle province, alle città metropolitane o ai comuni, anche in forma associata” specificando che “Per l'esercizio delle predette funzioni è attribuito un contributo di 70 milioni di euro per l'anno 2016”; budget poi incrementato fino 100 milioni di euro l’anno dalla legge 30 dicembre 2018, art. 1, comma 561.

La sentenza della Corte di Cassazione 30 maggio 2016, n. 22.786, occupandosi dell’ “assistenza di base” ha sancito che il collaboratore scolastico che si rifiuti di occuparsi dell’igiene personale di un alunno disabile è punibile per rifiuto di atti d’ufficio e che inoltre debba risarcire, per i danni causati, la parte civile, anche se non ha mai ricevuto, per tale mansione, né una formazione specifica né un compenso a ciò finalizzato. La difesa ha sostenuto che non può essere ritenuto “incaricato di pubblico servizio” un dipendente in possesso di “una qualifica che comporta unicamente mansioni di natura materiale”, ma il giudice ha ribattuto che il personale in questione “svolge anche mansioni di vigilanza, sorveglianza degli alunni, guardiania e custodia dei locali, nonché assistenza personale agli alunni con disabilità, che non si esauriscono nell’espletamento di un lavoro meramente materiale, ma che, implicando conoscenza e applicazione delle relative normative scolastiche, sia pure a livello esecutivo, presentano aspetti collaborativi, complementari e integrativi di funzioni pubbliche” e che, di conseguenza, “nei limiti di queste incombenze compete a tali figuri professionali la qualifica di incaricati di un pubblico servizio”.

Il decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66, “Norme per la promozione dell'inclusione scolastica degli studenti con disabilità, a norma dell'articolo 1, commi 180 e 181, lettera c), della legge 13 luglio 2015, n. 107”, opera una ricognizione delle competenze dei vari soggetti in relazione all’inclusione scolastica e chiarisce meglio, rispetto ai precedenti provvedimenti normativi, le competenze delle istituzioni scolastiche rispetto all’assistenza di base e rende obbligatoria la partecipazione dei collaboratori scolastici alle iniziative formative loro dedicate, togliendo così l’ultimo, pur labile, pretesto per rivendicare la non esigibilità della mansione.

La sentenza Corte Costituzionale 20 febbraio 2019, n. 83, trattando il ricorso di una regione, riepiloga le competenze dei vari soggetti istituzionali nell’ambito dell’inclusione scolastica e ben illustra come l’attribuzione di competenze, da parte dello Stato, agli enti territoriali debba essere accompagnato da adeguati stanziamenti, concludendo che 100 milioni di euro annui, destinati ai servizi di supporto per gli alunni con disabilità frequentanti le scuole del secondo ciclo, possono soddisfare questo vincolo. Purtroppo, niente di analogo è mai avvenuto per gli alunni con disabilità frequentanti le scuole dell’infanzia e del primo ciclo dell’istruzione…

Il correttivo del D.Lgs. 66/2017 e le due intese sull’assistenza specialistica

Si arriva così a oggi e al correttivo al decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66, che entrerà in vigore il prossimo 12 settembre (ove, naturalmente, siano adottati i principali provvedimenti attuativi indispensabili per l’effettiva applicazione della norma).

I due grandi compiti che attendono, nell’immediato, l’amministrazione scolastica e gli enti territoriali consistono nel prendere parte a:

- un’intesa con la quale siano individuati “i criteri per una progressiva uniformità su tutto il territorio nazionale della definizione dei profili professionali del personale destinato all'assistenza per l'autonomia e per la comunicazione personale, ferme restando le diverse competenze dei collaboratori scolastici …, anche attraverso la previsione di specifici percorsi formativi propedeutici allo svolgimento dei compiti assegnati, nel rispetto comunque degli ambiti di competenza della contrattazione collettiva e nei limiti dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 947, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, e delle altre risorse al medesimo fine disponibili a legislazione vigente”.

- un accordo per individuare le “modalità attuative degli interventi e dei servizi di cui alle lettere a), b), c) del comma 5 [interventi necessari per garantire l'assistenza per l'autonomia e per la comunicazione personale; i servizi per il trasporto per l'inclusione scolastica per l’inclusione scolastica; l'accessibilità e la fruibilità senso percettiva e comunicativa degli spazi e degli strumenti delle istituzioni scolastiche] ivi comprese le modalità e le sedi per l’individuazione e l’indicazione, nei limiti delle risorse disponibili, del fabbisogno di servizi, delle strutture e delle risorse professionali, nonché gli standard qualitativi relativi alle predette lettere”.

Per arrivare a definire questi due atti, i soggetti coinvolti dovranno chiarirsi bene le idee su cosa intendono per “assistenza per l’autonomia e la comunicazione”. E, tenendo presenti le competenze, in quest’ambito, delle istituzioni scolastiche (si vedano i profili vigenti dei collaboratori scolastici che all’area A prevedono l’assistenza di base e all’area As che prevedono lo svolgimento di “attività qualificata di assistenza all’handicap”), dovranno capire se le definizioni dei due segmenti di assistenza potranno essere riformulate come "assistenza educativa e specialistica per lo sviluppo dell'autonomia e della comunicazione", rimasta nella competenza degli enti territoriali, e "assistenza materiale e di base per l'esercizio dell'autonomia e della comunicazione" trasferita allo Stato assieme al personale.

Se queste due definizioni sono accettabili e potranno essere di aiuto a fare chiarezza, ci si dovrà, allora, chiedere anche se il ruolo degli “assistenti specialistici” debba estendersi, nei casi di maggiore gravità e necessità, anche all’ausilio igienico e di base ordinariamente di competenza dei collaboratori scolastici, oppure se questa “collaborazione” con il personale ausiliario, nell’assistenza materiale, debba essere fornita da tutti gli adulti presenti nel momento della necessità, indipendentemente dai ruoli (e quindi, oltre che dagli assistenti, anche dagli insegnanti e dagli ausiliari) prevedendo che a tutti siano fornite le istruzioni e, ove necessaria, la formazione minima per intervenire.

La questione è di grande rilievo e per capire di cosa stiamo parlando, è sufficiente prendere atto che negli ultimi venti anni, da quando cioè il personale ATA è passato allo Stato e fino ad oggi, gli alunni certificati sono quasi triplicati, lo stesso aumento vi è stato per gli insegnanti di sostegno mentre, pur non essendoci dati precisi, si stima che gli assistenti specialistici siano decuplicati. In effetti, le problematiche seguite alla non esigibilità, nei primi anni del passaggio, di alcune mansioni da parte dei collaboratori scolastici, ha prodotto un’esplosione della domanda di tale personale che, come noto, è andato ben oltre alla “assistenza per l'autonomia e la comunicazione personale degli alunni con handicap fisici o sensoriali” stabilita dalla legge 104/1992.

Nel definire l’intesa sui profili e l’accordo sui servizi, questo tema dovrà essere chiarito e, assieme ad esso, dovrà essere stabilito un ben definito percorso amministrativo che dovrà accompagnare la proposta, la risposta e la gestione nel procedimento relativo all’assegnazione delle ore di “assistenza specialistica” e degli altri servizi di competenza degli enti territoriali. Le domande sono: Chi, dove, come e quando avanza la domanda per i servizi? Chi, dove, come, entro quali termini, fornisce la risposta? Quali sono gli standard qualitativi di riferimento? E, soprattutto, cosa si potrà decidere, come indirizzo generale, a livello centrale e cosa dovrà essere rinviato agli accordi di programma a livello territoriale?

Massimo NUTINI

Webinar su “La Rendicontazione sociale a scuola”

Per approfondire la logica ed i processi finalizzati alla predisposizione della Rendicontazione sociale nelle scuole ed analizzare le modalità di utilizzo della piattaforma MIUR disponibile nel portale SNV, Tecnodid in collaborazione con De Agostini Scuola organizza un ciclo di webinar su “La Rendicontazione sociale a scuola” a partire dal 16 settembre 2019, tenuto da Damiano Previtali, Maria Teresa Stancarone, Monica Logozzo dell’Ufficio per la Valutazione del sistema di istruzione e formazione del MIUR.

Per informazioni ed iscrizioni

9 settembre 2019

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n. 150

L’anno di formazione e prova: si riparte!

Lorella ZAULI

La conferma del modello formativo per i docenti neo-assunti

Con un leggero ritardo rispetto allo scorso anno ma decisamente in linea con l’avvio dell’anno scolastico, il Capo Dipartimento Carmela Palumbo ha emanato la nota n. 39533 del 4 settembre 2019, riguardante il periodo di formazione e prova per i docenti neoassunti e i passaggi di ruolo.

Tale nota conferma sostanzialmente le caratteristiche del modello formativo così come lo conosciamo dal 2015-16, quando il DM 850/2015, applicativo del comma 118 della L. 107/2015, innovò le consolidate modalità formative, nelle quali il neoassunto non era vero co-costruttore del proprio percorso, trovandosi a svolgere attività neutre o di carattere generale scelte dall’Amministrazione.

Quest’anno, allo stesso modo dei quattro anni precedenti, i docenti neoassunti e coloro che hanno ottenuto il passaggio di ruolo (altra novità introdotta dal DM 850/2015) saranno impegnati in un percorso quantificato in 50 ore, suddivise in tre ambiti di impegno e di intervento.

Gli incontri in presenza

Gli incontri in presenza comprendono sia un incontro iniziale e un incontro di restituzione finale organizzati dagli Uffici di Ambito Territoriale in collaborazione con le scuole polo per un totale di 6 ore, sia 12 ore di laboratori formativi di durata variabile (ad esempio quattro moduli di tre ore o due moduli di 6). Tali incontri dovranno essere caratterizzati da un taglio laboratoriale/metodologico, garantito anche dalla specificità dei coordinatori, designati prioritariamente dal mondo della scuola e comunque con competenze di tipo operativo e professionalizzante.

Da un paio d’anni a questa parte, la circolare MIUR dedicata al periodo di formazione e prova suggerisce di sostituire le 12 ore laboratoriali, in parte o in toto, con visite a carattere immersivo (della durata massima di sei ore giornaliere) presso scuole accoglienti e innovative che abbiano progetti riconosciuti o validati dall’Ufficio Scolastico Regionale. A questa opzione potrà partecipare un numero di docenti indicato dalla tabella A allegata alla nota, per un totale di 3000, suddivisi proporzionalmente fra le varie regioni.

Le attività di peer to peer

Altre 12 ore di impegno sono dedicate al peer to peer, ossia all’osservazione reciproca in classe fra il docente in periodo di formazione e prova e il tutor individuato dal Dirigente Scolastico, previo coinvolgimento del collegio dei docenti. Sin da subito, questa parte è risultata essere la più apprezzata dai docenti, poiché affiancamento, supervisione, facilitazione e supporto, che sono compiti propri del tutor, rafforzano il ruolo del docente e contribuiscono a una crescita professionale che coinvolge non soltanto il neoassunto, ma entrambi gli attori del peer to peer.

Fa piacere che la citata nota MIUR ribadisca quanto già affermato dal DM 797/2016, piano triennale di formazione dei docenti: il tutoraggio viene considerato un percorso di particolare rilevanza, da riconoscere e attestare adeguatamente come unità formativa. A tal fine chi scrive ha elaborato una bozza di attestazione di UF in favore dei tutor, che potrebbe essere adattata e utilizzata dai Dirigenti Scolastici.

Nella nota si ribadisce il compito educativo e di orientamento, oltre che di garanzia giuridica, affidato ai Dirigenti scolastici, il cui ruolo strategico, di leadership e di valorizzazione delle professionalità, inevitabilmente si riverbera nella vita di tutta la comunità professionale.

Attività online

Confermate, pur in presenza di alcune variazioni e semplificazioni di carattere editoriale, le attività online su piattaforma INDIRE, che corrispondono forfetariamente a 20 ore di impegno, attestate dalla stampa definitiva e completa del portfolio digitale. Viene ribadito infine che tale portfolio, che deve essere letto in chiave diacronica e che trova poi corrispondenza nel patto per lo sviluppo professionale siglato con il dirigente scolastico, sostituisce l’elaborazione di ogni altra relazione. La prospettiva di crescita ivi descritta prevede un percorso che parte dalla compilazione del curriculum formativo, si sofferma sul bilancio delle competenze e si sviluppa nelle tre macro dimensioni generative dell’insegnamento (didattica), della partecipazione alla vita scolastica (organizzazione) e della formazione continua (professionalità).

Nella tabella seguente[1] sono riepilogate e quantificate le tipologie di impegni, con l’indicazione di chi gestisce e attesta le attività.

tipologia ore gestione attestazione
Incontri iniziali e finali 6 Ufficio Scolastico e scuole polo Dirigente Scolastico della scuola polo
Laboratori formativi 12 Ufficio Scolastico e scuole polo Dirigente Scolastico della scuola polo
Attività di peer to peer 12 Dirigente, tutor, neoassunto Dirigente Scolastico del neoassunto
Attività online 20 Docente neoassunto Stampa del portfolio
totale 50

Chi è tenuto a svolgere il periodo di formazione e prova?

Il punto 3 della nota MIUR n. 39533 elenca i docenti tenuti a svolgere il periodo di formazione e prova, così come disciplinato dal DM 850/2015. Negli anni si sono infatti moltiplicate le tipologie di tali docenti: da chi non ha svolto i 180 giorni necessari (ad esempio per maternità) a chi ha ottenuto il passaggio di ruolo; da chi ritorna a un grado di scuola nel quale era già stato confermato in ruolo a chi deve ripetere l’anno per esito sfavorevole (numeri residuali, questi ultimi, ma pur sempre da tenere in considerazione, con alcune specificità e precisi riferimenti normativi). Senza dimenticare la parentesi dei docenti del percorso FIT, la cui gestione amministrativa non è stata affatto semplice per le segreterie e rischia di non esserlo anche quest’anno.

Un quadro variegato e composito, dunque, che si inserisce in un modello fortunatamente ormai collaudato che, pur nell’ambito delle indicazioni operative della nota MIUR, dovrà essere vissuto in maniera dinamica, flessibile e proattiva, qualità proprie anche della professionalità docente.

Lorella ZAULI

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[1] La tabella è presa da un mio contributo presente nel numero 15/2016 della rivista online “Studi e Documenti” dell’Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia-Romagna, “Il periodo di formazione e prova dei docenti neoassunti nell’a.s. 2015-16: un anno vissuto intensamente”, http://istruzioneer.gov.it/wp-content/uploads/2018/04/Studi-e-Documenti-15_5.pdf

Orientarsi efficacemente nella dirigenza scolastica

Domenico CICCONE

Una guida operativa per chi inizia ma non solo

L’idea di realizzare un supporto operativo per i Dirigenti scolastici ha trovato spunto nel diffuso senso di appartenenza ad una comunità di pratica in continua evoluzione, che da sempre caratterizza il lavoro dei Capi di istituto. La categoria professionale intesse continuamente una rete di relazioni utile alla circolazione delle idee, alla condivisione di buone pratiche amministrative, didattiche ed organizzative. I mezzi di comunicazione, le piattaforme, gli strumenti utilizzati sono, ad oggi, i più svariati, anche grazie all’avvento dei social network ed alla loro diffusione ormai generalizzata; tuttavia, i contenuti dei confronti e delle discussioni restano sostanzialmente equivalenti.

“Notizie della scuola” ha voluto dedicare il primo numero dell’annata 2019-20 alla pubblicazione di “Orientarsi efficacemente nella dirigenza scolastica”, una guida operativa, un mosaico di contributi, offerti prevalentemente da Dirigenti scolastici in servizio attivo, che hanno analizzato le tematiche di maggior interesse per i Dirigenti scolastici, non solo per coloro che hanno appena iniziato la professione.

Concretezza, ma non “ricette”

La guida è stata curata da Rosa Stornaiuolo e Domenico Ciccone che, alla lunga esperienza professionale, hanno unito una costante attenzione ai bisogni dei colleghi, curando un prodotto editoriale orientato al fare ed alla concretezza sfuggendo il più possibile alle “ricette” ed ai modelli precompilati.

Il parterre di autori che ha partecipato alla redazione della guida è una garanzia di solida preparazione e di sperimentata attività nella scuola, tanto da appartenere, in molti casi, alla rete di esperti più apprezzati nelle problematiche affrontate.

La diffusione capillare del fascicolo, attraverso la rete di “Notizie della scuola”, di gran lunga il periodico di informazione scolastica più diffuso in Italia, ha inteso realizzare una lungimirante opzione editoriale. È infatti indiscusso che, nel contesto professionale odierno, la dirigenza scolastica ha assunto una complessità mai rinvenibile nelle precedenti stagioni. Alle competenze richieste dal consolidamento dell’Autonomia scolastica, che, dopo quasi venti anni di incertezze, riprende finalmente le proprie forme mettendo in atto una “resilienza condivisa”, il Dirigente scolastico deve combinare un atteggiamento professionale caratterizzato da dinamismo intellettuale e continua tensione al miglioramento dei processi che è chiamato a presidiare.

Da questi bisogni è emersa l’opportunità che un gruppo di esperti, nelle tematiche più avvertite della scuola e della dirigenza scolastica, ponesse in essere un lavoro partecipato, utile a stimolare il dibattito interno alla comunità di pratica ed a fornire, sotto forma di strumenti operativi, una serie di spunti tesi a strutturare un implicito percorso di accompagnamento alle più importanti azioni del Dirigente scolastico. Questo intento, unito al proposito di non scadere nel didascalico e di non costruire un ridondante manualetto per il primo periodo di professione, ha animato l’attività di produzione scientifica che gli autori dei saggi hanno svolto, con rigore e professionalità, facendo ancora una volta riferimento alla metafora della navigazione, che tanto assomiglia all’avventura del Dirigente scolastico.

Un sestante per una buona navigazione

Lo strumento in uso ai naviganti sul quale è caduta l’attenzione dei curatori è stato il sestante. Esso, mediante la misura dell’altezza di un oggetto cosmico sull’orizzonte, dà la possibilità di trovare la propria posizione durante la navigazione, quello che si chiama “punto nave”.

E quale rotta può essere tracciata o seguita senza controllare, prima e durante, la posizione della nave?

L’idea si riferisce alla modalità con la quale il Dirigente di una scuola autonoma conduce la propria professione partendo da punti fermi, da evidenze, da dati e da riscontri che gli consentono di saggiare l’esatta posizione in cui si trova la scuola che deve governare, conducendola poi, con sicurezza, verso approdi sicuri e auspicati, aggirando, possibilmente, qualche tempesta che si profila all’orizzonte.

“Orientarsi efficacemente nella dirigenza scolastica” intende sollecitare la riflessione su molte tematiche attuali ed irrinunciabili per far sì che ogni lettore tragga riflessioni efficaci per governare l’estrema peculiarità di ogni comunità educante.

Le aree di approfondimento operativo

Per consentire al lettore una breve ma completa disamina del prodotto editoriale, di seguito proviamo ad esporre brevemente il contenuto di ciascuno dei saggi.


Roberto Calienno

Il nuovo anno scolastico ed il nuovo ruolo: leggere ed interpretare il contesto

Una disamina attuale e coerente sulla necessità di calarsi nel nuovo ruolo in maniera misurata ed equilibrata leggendo i segnali e le evidenze che il contesto offre e tentando le possibili interpretazioni per essere capaci di dare risposte coerenti e chiare.

Domenico Ciccone

L’organizzazione della scuola. L’impronta del Dirigente scolastico

Le funzioni organizzative, sempre fortemente richieste ai Dirigenti scolastici, si accompagnano in maniera quasi inevitabile con l’impronta che ciascuno di essi imprime, più o meno consapevolmente, alla scuola che dirige. Alcune sollecitazioni dell’autore stimolano la riflessione ad esercitare una dirigenza che, in positivo, lasci il proprio segno.


Maria Teresa Stancarone


La gestione finanziaria e patrimoniale: dalle evidenze alla programmazione

Tra gli adempimenti meno graditi dai Dirigenti scolastici, quelli che li vedono direttamente impegnati nei compiti amministrativi e contabili. L’autrice traccia con sicurezza le linee essenziali per l’azione sicura e consapevole, di un Dirigente pronto a guidare, con responsabilità, i difficili processi finanziari e la complessa gestione patrimoniale

Roberto Calienno

Le relazioni sindacali nella scuola dell’autonomia

Le relazioni sindacali, da poco riformate dall’ultimo CCNL, richiedono rigore, capacità relazionali di alto profilo e predisposizione alla negoziazione ed al compromesso positivo. Il tavolo delle trattative può diventare un luogo nel quale l’offerta formativa e la sua qualità prevalgono in maniera determinante? L’autore si muove agevolmente in un contesto che gli appartiene professionalmente e fornisce preziosi spunti di riflessione e di operatività.

Maria Teresa Stancarone

Le azioni tra RAV, PDM e PTOF per la Rendicontazione sociale

Oggi nessuna scuola è una monade autoreferenziale. I processi di valutazione richiamati dall’Autonomia e dai suoi documenti sono un patrimonio professionale di ogni comunità educante. Peraltro, i Dirigenti, nuovi o senior che siano, dovranno presidiare l’affascinante quanto impegnativo processo della rendicontazione sociale. L’autrice, che si interessa particolarmente di queste tematiche, anche in questo caso offre efficaci strumenti operativi e spunti organizzativi per governare al meglio queste azioni.

Filomena Nocera

Il personale: mettere ciascuno al posto giusto

Sembra facile, in realtà non lo è affatto, trovare per ciascuna unità di personale la collocazione più giusta e produttiva. Ci sono delle regole da rispettare e delle prassi da seguire per rendere inattaccabile le scelte del DS a livello formale. Tuttavia, il rispetto delle regole deve essere una garanzia anche sul piano sostanziale. Scegliere, ad esempio, i docenti per le attività e gli insegnamenti, motivarli, renderli soddisfatti delle scelte è sempre un buon inizio per una scuola di qualità.

Filomena Nocera

Direttiva al DSGA e piano delle attività

Tra le figure che operano nella scuola il DSGA è quella che lavora a più stretto contatto con il Dirigente scolastico. Molti dei processi e delle azioni vedono le due figure legate da un vincolo di corresponsabilità. L’atto formale che definisce la relazione funzionale tra il Dirigente e il DSGA, in maniera analitica e adeguata al contesto è la direttiva. Questa, nel delineare i contorni dell’azione del DSGA auspica la redazione di un piano delle attività ATA che eserciti un’azione propulsiva sull’intera comunità educante.

Rosa Stornaiuolo

Primi adempimenti a garanzia del successo formativo

Chi ben comincia produce buon successo formativo. La riconosciuta competenza dell’autrice e l’attenzione che da sempre pone alle tematiche dell’inclusione di tutti e di ciascuno, hanno determinato la stesura di un saggio che aiuta, a partire dall’inizio dell’anno scolastico, a tenere alta l’attenzione sui compiti più importanti del Dirigente scolastico, quelli che attengono alla organizzazione di ambienti di apprendimento stimolanti e di qualità.

Vittorio Delle Donne

La trasparenza nella scuola

Non c’è un Dirigente scolastico che non abbia dovuto confrontarsi con le tematiche impegnative della trasparenza dell’azione amministrativa. L’autore del saggio, dopo aver chiarito i presupposti storici e giuridico-normativi della trasparenza, assicura al lettore un’esauriente disamina della normativa, della casistica e delle possibili implicazioni professionali e istituzionali.

Domenico Ciccone

Gli adempimenti relativi alla sicurezza sui luoghi di lavoro: responsabilità a tutto tondo

La sicurezza dei locali scolastici è, probabilmente, l’ambito di azione professionale più preoccupante per ogni Dirigente scolastico. Lo scarto inaccettabile tra la mole di responsabilità e i poteri conferiti per riuscire a gestirne i processi, ha provocato, molto più spesso di quanto si pensi, gravi implicazioni professionali, sfociate in denunce, sanzioni e condanne. Non è possibile, nel quadro normativo vigente, sottrarsi alle responsabilità connesse alla normativa sulla sicurezza del lavoro, comprese le preoccupanti norme antincendio che vedono fuori regola moltissimi edifici scolastici. Esiste però la possibilità di tutelare la scuola e i suoi lavoratori mediante una metodica gestione dei documenti e delle azioni sottesi alla gestione della sicurezza. .

Rosa Seccia

Le reti e i relativi strumenti per le azioni realizzate in collaborazione con il territorio

Lo strumento della rete di scuole è il più efficace modello di collaborazione tra le istituzioni scolastiche. Le reti hanno finora caratterizzato fortemente l’Autonomia scolastica consentendo la realizzazione di azioni di grande valore e riconoscibilità territoriale. Il futuro richiede che tutti gli strumenti di collaborazione con il territorio vengano utilizzati dalle scuole con padronanza e sicurezza per caratterizzare l’offerta formativa territoriale ed offrire sempre maggiori opportunità di crescita alle comunità educanti anche nella visione prospettica del bilancio sociale.

Rosa Stornaiuolo

Valorizzazione delle risorse umane

La valorizzazione delle risorse umane costituisce uno dei processi che il Dirigente scolastico è chiamato a presidiare con particolare attenzione in quanto genera benessere organizzativo che nella scuola si riverbera sugli esiti di apprendimento ovvero sui risultati del servizio di cui lo stesso Capo d’Istituto è responsabile. L’autrice suggerisce modelli e strategie per realizzare una valorizzazione efficace, di tutti e di ciascuno, in maniera da realizzare un’organizzazione nella quale le risorse professionali vengano utilizzate al meglio.

Rosa Seccia

Piano annuale delle
attività funzionali all’insegnamento

La predisposizione del piano annuale delle attività è una delle prime incombenze che il Dirigente scolastico deve affrontare ogni anno scolastico. L’elaborazione di tale piano presuppone, da parte del Dirigente scolastico, un’azione intenzionale guidata a realizzare un piano articolato con coerenza e che pone i docenti ad affrontare gli obblighi di lavoro con estrema chiarezza e nel pieno rispetto del dettato normativo. L’autrice del contributo fornisce strumenti e modelli per raggiungere agevolmente il necessario obiettivo.
Vittorio Delle Donne La Privacy
Il 27 aprile 2016 il Parlamento Europeo e il Consiglio dell’Unione Europea hanno approvato il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati o RGPD (General Data Protection Regulation o GDPR), relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati, che è stato applicato in tutti gli Stati Membri a partire dal 25 maggio 2018. La scuola non è esente dalle implicazioni documentali, organizzative e formative che tale norma impone. La responsabilità del Dirigente scolastico è notevole ed il contributo rappresenta uno strumento completo per l’analisi e il trattamento del processo.

Ed ora, la formazione

L’auspicio degli autori, come si vede, è che la loro analisi riesca a costituire uno strumento agile e dinamico per accompagnare i Dirigenti nel loro lavoro quotidiano. Per quelli impegnati nel primo anno di servizio l’Amministrazione deve attivare la formazione iniziale di supporto al periodo di prova. È opportuno non ripetere attività sui molteplici contenuti culturali previsti nel programma del concorso; è perfino inutile soffermarsi nell’astratta disamina del profilo richiesto al Dirigente. La formazione, quanto più possibile personalizzata, dovrà essere ritagliata sugli specifici bisogni formativi dei neo-Dirigenti, alla luce del loro curriculum, affiancando il neoassunto con un Dirigente “mentor” in grado di accompagnarlo e consigliarlo nei passaggi più critici della nuova professione.

Gli Uffici scolastici regionali che cureranno queste azioni, pur nella loro autonomia operativa, dovrebbero beneficiare della collaborazione di un gruppo di coordinamento ministeriale, necessario per svolgere azioni coerenti e complete sull’intero territorio italiano, anche in considerazione della dimensione nazionale del reclutamento appena avvenuto.

Domenico CICCONE




Notizie della scuola n. 1 del 1/15 settembre 2019

a cura di Domenico Ciccone e Rosa Stornaiuolo




ORIENTARSI EFFICACEMENTE NELLA DIRIGENZA SCOLASTICA

GUIDA OPERATIVA

  • Contributi di:
  • Roberto Calienno
  • Domenico Ciccone
  • Vittorio Delle Donne
  • Filomena Nocera
  • Rosa Seccia
  • Maria Teresa Stancarone
  • Rosa Stornaiuolo

per informazioni



© Tecnodid editrice

Coordinamento redazionale a cura di Giancarlo Cerini

Direttore responsabile Gabriella Crusco

Autorizzazione Tribunale di Napoli n. 65 del 20/12/2016

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