Scuola7 28 ottobre 2019, n. 157

Scuola7

la settimana scolastica

28 ottobre 2019, n. 157


In questo numero parliamo di:



Intervista alla Vice Ministra dell’Istruzione, on. Anna Ascani (a cura di G. Cerini)

Quando la coperta è corta i bambini prendono freddo ai piedi (G. Rispoli)

Cyberbullismo e formazione dei docenti (MOOC) (M. Guspini)

Le competenze orientative 4 (F. Marostica)


Settimanale di informazione scolastica.
© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diIntervista alla Vice Ministra on. Anna Ascani
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28 ottobre 2019

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n. 157

Intervista alla Vice Ministra dell’Istruzione, on. Anna Ascani

A cura di Giancarlo Cerini

Sig.ra Vice Ministra, in tutte le stagioni della politica il rapporto tra il mondo della scuola e chi Governa non è stato dei più facili: forse si sono accumulate troppe speranze, ma anche molte disillusioni. Sembrano molto distanti le aspettative dei docenti (che reclamano una loro maggiore considerazione nella società) e le concrete scelte legislative. È solo un problema di risorse e di stipendi o c’è dell’altro?

Il problema degli stipendi degli insegnanti è innegabile. Per onestà intellettuale, mi sento di ricordare che purtroppo la questione salariale in Italia riguarda la maggior parte dei lavoratori nel settore pubblico e privato. In particolare, però, è intollerabile che gli affidatari di una missione fondamentale per la società e delicatissima - l’educazione - siano pagati così poco. I docenti hanno una responsabilità grande. E il loro impegno va riconosciuto professionalmente ed economicamente. L’incontro con un insegnante cambia veramente la vita di ciascuno di noi, lo sappiamo per essere stati studenti tutti. Certo è che le finanze pubbliche del nostro Paese lasciano purtroppo pochi margini di manovra. A maggior ragione è importantissimo che per i governi la scuola sia una priorità assoluta: ciò è fondamentale sia per le conseguenze pratiche, sia per il clima di fiducia che ne conseguirebbe. Secondo me un altro aspetto fondamentale riguarda il fatto che quasi tutti i governi, purtroppo, tendono a lavorare in un’ottica di breve respiro e quindi cercano di piantare alcune “bandierine” sui vari temi, inclusa la scuola. A intestarsi novità o provvedimenti senza guardare alla reale qualità del sistema in termini di ricaduta permanente sui giovani e sulla società in generale. Penso non ci sia nulla di più sbagliato. In questo modo, il mondo della scuola si sente alla mercé di cambiamenti continui, che si ripercuotono sulle vite di chi concretamente lavora nei nostri istituti. Penso quindi che sia molto importante per un governo avere una prospettiva di lungo respiro. E mettersi a servizio, effettivamente, delle istituzioni scolastiche, intervenendo per migliorare il sistema. È per questo che ci stiamo battendo per trovare risorse adeguate per i settori di nostra competenza in legge di bilancio: avremo soldi per i contratti degli insegnanti, misure importanti per i dirigenti scolastici, gli asili nido gratuiti. Dobbiamo fare di più sul diritto allo studio. In Italia studiare costa ancora troppo. Su questo dobbiamo intervenire e ci stiamo dando da fare. Negli ultimi anni il rapporto tra politica e mondo della scuola non è stato facile, è vero, e questo a causa di infinite promesse puntualmente disattese. Noi abbiamo e continueremo ad avere un atteggiamento diverso.

Ad ogni cambio di Governo, comunque, una scintilla si riaccende, qualche speranza si rianima. È la cosiddetta “luna di miele”. Come non sprecare questa occasione? Quali sono alcune priorità concrete che possono ispirare i prossimi passi della politica scolastica?

Penso che il primo passo, il più urgente, sia già stato compiuto in queste iniziali settimane di lavoro: abbiamo sbloccato l’accesso alla docenza di ruolo, dando il via libera a due nuovi concorsi, uno straordinario per i precari che abbiano almeno 3 anni di servizio e uno ordinario. Qualcuno l’ha definito il “decreto precari”, io penso sia più opportuno definirlo il “decreto scuola”, perché la stabilizzazione degli insegnanti è funzionale alla qualità della didattica. L’inazione del governo gialloverde sulla scuola e Quota 100 hanno causato un inizio di anno scolastico da dimenticare e mai più ripetere, a causa dell’elevatissimo numero di cattedre sguarnite. Noi abbiamo imboccato una strada chiara con lo sblocco dei concorsi, una strada che deve essere la normalità: l’accesso all’insegnamento di ruolo non può avere percorsi e tempi sempre diversi. Il principio deve essere semplice e riconosciuto da tutti: si entra per merito, quindi per concorso, e di conseguenza i concorsi devono essere banditi su base regolare e periodicamente. Coerentemente con le esigenze del sistema e delle scuole. Ma sono diverse le priorità alle quali stiamo lavorando già concretamente. Penso all’edilizia scolastica: abbiamo riunito l’Osservatorio dedicato al MIUR e istituito una task force che sarà attiva sia a livello centrale che locale e metterà a disposizione dei territori tecnici ed esperti per accompagnarli nelle varie procedure e nella progettazione degli interventi. Abbiamo stanziato nuove risorse per interventi negli istituti che ne hanno bisogno, oltre 65 milioni per le verifiche diagnostiche dei solai e dei controsoffitti e 120 milioni per le scuole che si trovano nelle aree colpite dal terremoto in Centro Italia. Ci occuperemo del sistema integrato per l’educazione 0/6, un punto qualificante della legge 107 del 2015 che ci permette di dare strumenti di crescita sana ed eguale a ogni bambino già dalla più tenera età. E ancora, siamo già al lavoro per i dirigenti scolastici: hanno un ruolo prezioso, dobbiamo liberarli da carichi burocratici inutili e metterli nelle condizioni di operare al meglio. Per loro già in legge di bilancio stiamo intervenendo sul Fondo Unico Nazionale (FUN), vogliamo che abbiano a disposizione risorse adeguate al loro organico reale. E porteremo avanti una battaglia sul decreto legislativo 81/2008 che riguarda la sicurezza sui luoghi di lavoro, c’è già una legge della quale sono prima firmataria depositata in Parlamento. Mi chiede qual è il modo per far durare “l’effetto luna di miele”. Credo che la risposta sia una: non prendere in giro. Non fare promesse inutili. Mantenere viva la fiamma, lavorando sul serio, nel rispetto di tutti. Agendo per il bene delle scuole e dei ragazzi.

Sarebbe necessario un nuovo “patto” tra la società e la sua scuola. Offro risorse (e riconoscimenti), in cambio chiedo…. Quali dovrebbero essere i contenuti di questo “contratto sociale”?

In generale, secondo me serve un nuovo patto col mondo della scuola che superi le dicotomie di un dibattito purtroppo un po’ irrigidito. A volte si tende a rivendicare che la scuola deve essere prima di tutto degli studenti e delle famiglie, come a sottintendere che chi lavora nella scuola metta i propri interessi di categoria sopra al bene degli studenti. Questo è evidentemente un punto di vista sbagliato: gli insegnanti non sono una categoria da punire, bensì da valorizzare affinché la scuola sia la migliore possibile per tutti. In questo senso, per esempio, la formazione dei docenti non va né brandita né percepita come una punizione: andrebbe bensì vissuta come un’opportunità culturale e professionale. Se questo è l’atteggiamento del governo, penso si possano ammorbidire molte diffidenze di chi lavora nella scuola. Poi, se devo dirla tutta, penso che non dovremmo parlare neanche in termini di patto tra scuola e società. Perché la scuola è società. Non va bene pensare in termini di do ut des. Proprio perché è società dovremmo occuparcene tutti, ciascuno per la parte di propria competenza. Dobbiamo promuovere un’apertura ai territori. Rafforzare l’autonomia dei nostri istituti: conoscono le specificità dei contesti in cui operano e le esigenze della comunità scolastica. Possono essere e devono essere centri dinamici.

Quando si parla di valorizzare la professionalità dei docenti (e di tutte le altre figure), spesso di addensano i nuvoloni grigi del rinnovo dei contratti, del precariato irrisolto, dei grandi numeri del pubblico impiego. Politiche del merito sono difficilissime (e dire che il rapporto insegnanti-alunni si basa sul riconoscimento del merito). Quale potrebbe essere una strategia condivisa per riconoscere meriti e impegni degli insegnanti? Costruire una carriera docente? Riconoscere figure “intermedie” stabili? Diffondere incentivi contrattuali? Ci si sta pensando?

Troppo a lungo siamo stati abituati a pensare agli insegnanti come a una categoria da sistemare con un posto fisso. Una distorsione dovuta all’endemico precariato diffuso. Come se l’unico interesse effettivo fosse quello. Credo che dobbiamo promuovere un cambiamento di prospettiva e introdurre il concetto di “cura professionale”. Che vuol dire riconoscere il diritto a una formazione professionale permanente, che poi abbia spazi di valorizzazione. Le sfide che la nostra società ci mette davanti sono sempre più complesse, gli insegnanti devono avere la possibilità di aggiornare le proprie competenze e conoscenze per stare al passo con i tempi e guidare al meglio gli studenti a fare lo stesso nel corso della loro vita. Ci stiamo battendo, anche nell’ambito della legge di bilancio, per assicurare risorse per la card del docente e per il bonus del merito, misure introdotte dalla cosiddetta “Buona Scuola” che gli insegnanti hanno apprezzato e ritenuto utili per la loro formazione. Inoltre, ritengo sia indispensabile riconoscere una progressione di carriera, differenziando le figure sia in ambito organizzativo che didattico. Non è possibile che per il momento la carriera del docente sia piatta: il principio dell’anzianità esclude qualsiasi tipo di riconoscimento dell’apporto professionale dell’insegnante. Occorre cambiare paradigma: non si deve trattare più di occupare un posto, dobbiamo qualificare una professione. Stiamo lavorando per quello.

Alcune riforme recenti attendono di essere portate a compimento: il sistema integrato “zerosei” (che non è solo nidi gratis per tutti), l’alternanza scuola-lavoro (che non è precoce addestramento), gli ITS (istruzione tecnica superiore, di cui tutti dicono un gran bene…), l’educazione civica (con le sue scarne 33 ore). Ci sarà la forza per farle progredire?

Deve esserci. E siamo qui per questo. I cittadini ci hanno eletto per un motivo ben preciso. E noi non abbiamo alcuna intenzione di risparmiarci. Vogliamo fare andare avanti il percorso di riforme qualificanti e di progetti utili al mondo della scuola inspiegabilmente bloccati dalla non-gestione Bussetti. Come dicevo prima, lo 0/6 è una delle priorità della nostra azione di governo: è fondamentale offrire strumenti educativi per la definizione di un progetto educativo e pedagogico coerente per questa fascia di età. Perché è così che si riducono le distanze, i divari. E noi vogliamo una scuola che non perda nessuno dei suoi bambini e ragazzi, così come la intendeva Don Milani. Come vogliamo anche un sistema di istruzione che prepari effettivamente al futuro. Fornendo agli studenti quelle competenze trasversali che serviranno per affrontare il mondo del lavoro: in questo senso trovo assurdo che l’ex Alternanza Scuola-Lavoro, adesso “Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento”, abbia subito una battuta d’arresto, proprio mentre entrava a regime. Il taglio a ore e fondi deciso dal precedente governo è stato un errore. Diciamolo pure: è servito a far cassa. Ma questo nelle comunità scolastiche e tra le aziende ha prodotto smarrimento. È vero, nella maggioranza ci sono posizioni diverse. Ma io penso che la questione sia da riconsiderare almeno per gli istituti tecnici e professionali. E indubbiamente dobbiamo supportare di più e meglio, anche attraverso una formazione mirata, presidi e docenti. Inoltre, occorre ricreare un rapporto stabile e duraturo tra scuole, territori e tessuto imprenditoriale. E da questo punto di vista gli Istituti tecnici superiori sono un’esperienza di eccellenza, che va valorizzata. Ci impegneremo, insieme al MISE e al Ministero del Lavoro, per farli decollare. Nel mio territorio, l’Umbria, i diplomati ITS sono molto ricercati da parte delle aziende locali. Dobbiamo potenziare questo tipo di formazione. E superare una volta per tutte i pregiudizi ideologici: scuola e mondo del lavoro non possono viaggiare su binari separati. Per quanto riguarda, invece, l’Educazione civica, stiamo riprendendo in mano una situazione gestita in maniera quantomeno goffa dal precedente esecutivo: come sapete si tratta di una disciplina fondamentale per la crescita dei nostri giovani e sull’approvazione del provvedimento che la reintroduce rendendola obbligatoria nel percorso di studi c’è stata ampia convergenza in Parlamento. Ma non si può pensare di caricare le scuole di una novità senza dare strumenti per calarla all’interno della vita scolastica. Ci sono delle linee guida che sono al vaglio del Consiglio superiore della pubblica istruzione che contengono informazioni dettagliate sull’insegnamento della disciplina. Ecco, la linea di questo governo è quella di rendere operativo tutto ciò che è stato insabbiato. Rafforzare le fondamenta del sistema di istruzione e dare ali ai nostri studenti. È attraverso una formazione di qualità che possono dare forma ai loro sogni.

Ci sono molti “boatos” attorno all’INVALSI, il nostro istituto di valutazione. Si parla di ridimensionamento, di accorpamento, ecc. La scuola sembra temere la valutazione, quasi come una invasione di campo del grande fratello orwelliano…. Se però si entra nel concreto (es. i programmi di autovalutazione delle scuole) molte ansie si smontano e si comprende il valore formativo di una buona valutazione (per il sistema, le scuole, il personale, gli allievi). Si andrà in questa direzione?

Che la scuola tema la valutazione mi sembra più un refrain “ideologico” da addetti ai lavori. Per la mia esperienza, dirigenti scolastici, insegnanti sono ben disposti nei confronti di strumenti valutativi. Perché sanno bene che non hanno un valore punitivo. Dobbiamo cercare di eliminare a tutti i livelli del dibattito sulla valutazione l’accezione divisiva che viene data al termine. I test Invalsi, tanto vituperati, sono in realtà un mezzo conoscitivo, sicuramente migliorabile, importante. Che supporta le scuole nella loro azione. Quest’anno per la prima volta, per esempio, attraverso queste prove abbiamo ottenuto informazioni sulla cosiddetta dispersione scolastica implicita, ovvero abbiamo scoperto che ci sono studenti che completano l’iter scolastico e nonostante questo dimostrano di avere competenze ben al di sotto degli standard previsti. La valutazione del sistema di istruzione è necessaria, per capire cosa non va e come intervenire per migliorare. E quindi sì, rivediamo i test se così come sono non funzionano al meglio, ma cerchiamo di assicurarci che la percentuale di adesione delle scuole aumenti e che partecipino soprattutto gli istituti che si trovano nelle aree a rischio o svantaggiate. Non ci interessano le classifiche, né dividere il Paese in bravi e meno bravi. Vogliamo che uno studente che frequenta le nostre scuole abbia la possibilità di sviluppare tutte le competenze e conoscenze necessarie a essere protagonista della vita della comunità di cui è parte.

Lo stato di salute dei nostri edifici scolastici non è rassicurante, sia per i problemi di sicurezza (segnalati in questi giorni con insistenza dai dirigenti scolastici), sia per la qualità degli ambienti di apprendimento (necessari per una didattica più efficace). Si riuscirà a fare di più e a mettere ordine nella giungla dei finanziamenti e delle competenze (lo Stato, le Regioni, le Province, i Comuni, l’INAIL, i fondi europei…) per rinnovare il nostro patrimonio scolastico?

Come anticipato prima, lo stiamo già facendo. Ci siamo da subito attivati, all’interno dell’Osservatorio per l’edilizia scolastica al MIUR, per definire un piano strategico di azione. L’obiettivo è non perdere tempo e permettere a chi ne ha bisogno di poter usufruire dei fondi disponibili. Per capirci, appena qualche giorno fa Cittadinanzattiva ha presentato il suo report annuale: viene fuori che in Italia si registra un crollo ogni 3 giorni all’interno di una scuola. È evidente che qualcosa va fatto. E prima che sia troppo tardi. Dobbiamo essere in prima linea nei casi di emergenza. Ma soprattutto evitare che queste situazioni si verifichino. Questo vuol dire che dobbiamo mettere sul tavolo risorse, e risorse sufficienti, dobbiamo sburocratizzare il sistema, eliminando le procedure che rallentano l’assegnazione dei fondi, e agire in maniera mirata, dopo verifiche e sulla base delle effettive esigenze. E soprattutto fare squadra con gli enti locali proprietari delle scuole, in prima battuta. Ma anche con tutti gli altri soggetti coinvolti. La task force che abbiamo costituito sarà fondamentale non solo in termini di coordinamento con i territori, ma anche come affiancamento nella progettazione degli interventi. Alle scuole non serve un governo che convochi una conferenza stampa ogni due giorni per fare annunci vani. Servono risorse facilmente spendibili. Servono cantieri. Servono interventi rapidi per mettere in sicurezza gli edifici. Non è ammissibile che un bambino non si senta protetto a scuola o che un genitore debba preoccuparsi dell’incolumità del figlio. Vogliamo per i nostri bambini e ragazzi scuole sicure, belle e sostenibili perché anche l’ambiente concorre alla qualità dell’apprendimento. L’edilizia scolastica è stata la prima delega che il Ministro Fioramonti mi ha assegnato. E non c’è stato un solo giorno da allora in cui non mi sia occupata di questo. Sarà una priorità. E porteremo a casa importanti risultati. Per il bene dei nostri giovani.

Giancarlo CERINI

Quando la coperta è corta i bambini prendono freddo ai piedi

Il volo di Leonardo come linea di demarcazione

Guglielmo RISPOLI

Quando un bambino entra a scuola è portatore di una storia individuale ricca di esperienze, di emozioni, di apprendimenti….

Quando un bambino entra a scuola è portatore di diritti di vita, apprendimento, conoscenza, benessere, cura e custodia.

Bambini a scuola

Gli eventi di questo mese di ottobre segneranno un po’ la storia della scuola del nostro paese: Salerno, 7 ottobre…. Milano, 18 ottobre… Monterotondo, 24 ottobre …… ragazzi e bambini che entrano a scuola e non tornano vivi a casa.

La vicenda che ha maggiormente emozionato il paese è stata quella del “volo” dal 2° piano del bambino della Scuola G. Pirelli di Milano.

Non è stata soltanto una disgrazia, non è solo destino ....

La scuola di Milano è una scuola come tante, come la scuola in cui ho lavorato come insegnante o come quella dove, da tanti anni, lavoro come dirigente scolastico: la notizia, l’incredulità, quattro giorni di stordimento per quel tragico volo di un bambino di meno di sei anni …. poi è arrivata la notizia che non avremmo mai voluto apprendere ….

Personalmente sono stato sotto shock per un’intera notte ed ancora sono in piena crisi di identità professionale ed umana con dentro un senso di impotenza unito ad un profondo senso di colpa per il fatto di essere vivo mentre un bambino di meno di sei anni è entrato a scuola e poi ...

Il volo di Leonardo

Dopo quarant’anni di lavoro nella scuola, quella tragica caduta ha spezzato qualcosa dentro di me.

Quel volo ha rappresentato una sorta di linea di passaggio quasi la fine di un’era di innocenza.

Il volo di Leonardo sembra rappresentare la fine dell’era della consapevolezza che i bambini sono un Patrimonio indispensabile per la società degli Adulti.

Eppure nella mia storia personale come in quella professionale, seguendo la carta stampata e sempre più spesso il web, ho dovuto prendere atto di una società adulta a volte criminosa e criminale: bambini violati in casa da zii, nonni e perfino genitori, bambini insicuri nella vita domestica.

Bambini inosservati e trascurati da vigili urbani che non presidiano le scuole e non riescono ad esprimere autorevolezza di fronte a parcheggi selvaggi e manovre pirata che mettono a rischio la vita di bambini, mamme, nonni all’entrata degli edifici ...

Ho inseguito un sogno personale nel mio lavoro ed in gran parte l’ho realizzato: quello di vedere le mie giornate di lavoro, oltre ottomila per oltre cinquantamila ore, contornate da sorrisi di bambini e bambine e, più recentemente, da ragazzi e ragazze.

Il sorriso che manca agli adulti

In questi lenti ed intensi quarant’anni ho frequentato ed incontrato sindacati e sindacalisti, associazioni di docenti e di dirigenti scolastici, geometri ed ingegneri degli enti locali, impiegati del Comune, sindaci, assessori, assistenti sociali, medici e direttori asl, funzionari del miur …

Ho incontrato tante generazioni di bambini, alcuni di loro oggi hanno circa 45 anni. Sono stato molto fortunato: tutti mi hanno regalato il loro sorriso, la più autentica energia dell’essere umano

Quel sorriso così diffuso, quegli occhi che ho imparato ad intercettare perfino in terre lontane (India, Vietnam, Uzbekistan, Egitto, …) si attenua, diventa opaco, spesso scompare dai volti degli adulti.

Però quel sorriso non scompare né è scomparso dal volto degli adulti perché sono più coscienti della durezza della vita. Il sorriso vero tante volte non esiste più – specie nei tanti adulti adolescenti – perché appartiene esclusivamente ai momenti della banalità e della mediocrità che, tante volte, ho visto presenti anche in importanti riunioni in Comune, nelle sedi sindacali, tra i responsabili delle associazioni sociali e professionali.

Si sorride, anzi si ride, per la sconfitta o la vittoria di una squadra di calcio, per le linee e le forme di un corpo femminile, per le presunte incapacità di un maschio adulto, per la variabilità meteo del tempo… poi quegli occhi tornano spenti ed in quell’opacità le questioni che riguardano i bambini vengono affrontate con leggerezza, si rimandano, si fa finta o si è realmente incapaci ed incompetenti nell’affrontarle …

… e i bambini restano nell’ombra

E così i bambini, la loro dimensione umana, la loro intensa presenza nell’oggi vengono dimenticati e se esistono risultano noiosi, pesanti, ingombranti: li dobbiamo affidare a qualcuno, ce ne dobbiamo liberare portandoli dai nonni nel week end, non li sopportiamo più nelle lunghe estati senza servizi, a volte li dimentichiamo perfino da qualche parte o in auto.

Difendiamo figli e nipoti contro la scuola perché, in pratica, stiamo difendendo noi stessi, oramai grandi sulle carte di identità, senza aver mai cominciato ad essere adulti e impauriti nel dover proteggere senza saperlo fare: è il nostro autismo psichico di adulti abbandonati alla mediocrità della vita civile tra facebook, whatsapp, banalità, superficialità, corse contro il tempo e pettegolezzi.

Ecco perché abbiamo bisogno di contestare e condannare, come bulli sul web, maestre e insegnanti, scuola e dirigenti scolastici e ci esprimiamo con un tuttologismo qualunquista per cui ci sentiamo competenti su tutto tranne su ciò che dovremmo largamente saper fare. 

Così è davvero difficile spiegare e dare ragione alla superficialità di tanti dipendenti tecnici ed amministrativi di comuni, regioni, province che scrivono alle scuole come se un istituto scolastico fosse un luogo “neutro”, una sorta di deposito di pacchi di vecchie riviste che nessuno vuole più.

Non c’è la comprensione vera che si sta parlando di bambini e della loro vita. Si tratta, invece, di quei bambini e ragazzi che diverranno grandi e saranno capaci di occuparsi e prendersi cura di altri solo se vedranno (in famiglia e a scuola) la necessaria cura e rassicurazione degli adulti verso di loro.

Ho visto neuropsichiatri trattare bambini, docenti e genitori (per lo più mamme) come se fossero loro ad avere le colpe (gravissime) dell’esistenza in vita di un bambino speciale ... quel medico che invece di supportare, orientare, aiutare, agevolare … … giudica, critica e, a volte, addirittura alza la voce…

Ancora una volta i bambini sarebbero la causa della difficoltà professionale nel lavoro di persone grandi di età e plurispecializzati che restano miniaturizzati nella loro coscienza adulta

Forse soltanto il silenzio che fa rumore …

E così la normativa si fa complicata, scrivono in tanti, non si capisce di chi è la responsabilità ed intanto la scuola è isolata; le persone, tantissime, compresi i genitori, la vivono come un nemico….

Le voci si alzano, perfino quando, come a Milano, scoppiano le tragedie ed anche tra le fila del personale del Miur c’è chi parla di colpa dei genitori.

Nessuno ascolta più nessuno

Forse dovremmo tutti, ma davvero tutti, fare vuoto dentro di noi ed ascoltare l’assordante rumore del silenzio, quello che è in fondo al mare o sulle alte vette delle montagne

Forse noi grandi, non sempre adulti, abbiamo bisogno di far leva proprio su quel silenzio e far volare di nuovo in alto quel senso di solidarietà e di unità capace di farci sentire tutti meno soli

Una cosa è certa …

La scuola non si può misurare!

Abbiamo sprecato quasi 20 anni a capire come migliorare la scuola italiana; grazie a centinaia di decreti, direttive, decreti legislativi, incontri e compromessi tra istituzioni e sindacati abbiamo riempito la scuola di carte, di mezze scelte, di scadenti professionalità a vari livelli…

In questa dinamica abbiamo salvato gli adulti, mettendo in secondo piano i bambini, il loro presente ed il loro futuro. Intanto a tutti gli adulti abbiamo tolto il tempo, il tempo della vita umana.

Lentamente, con il tempo sottratto alla vita umana rispetto a sé stessi e con gli altri, abbiamo sottratto la passione, la motivazione, il cuore

E’ difficile pensare che un dirigente, un docente, un team di lavoro a scuola si emozionino per un RAV, un PdM, una rendicontazione, una bella certificazione delle competenze o meglio si appassionino accarezzando il monitor o la stampa cartacea della nota n° 1235 a firma di un dirigente del Miur.

Purtroppo sono stato anche negli uffici della mia Amministrazione e sono sempre uscito facendo sempre lo stesso gesto: un grande respiro, gli occhi al cielo e la voglia di tornare tra i bambini, tra i ragazzi ma soprattutto in mezzo alla gente, quelle tante mille persone che rendono ogni giornata fantastica…

Tra un po’ l’ufficio in cui lavoro sarà riordinato dalle carte da risistemare per cestinarle o altro…

Quello che ruberò allo Stato ed all’Amministrazione è una cosa di cui tanti dipendenti Miur, tanti sindacalisti (veri o falsi), tanti impiegati degli enti locali neppure si sono accorti.

Una scuola ricca di umanità e di persone

La scuola è bella perché ci sono le persone, ci sono i cuori che si emozionano: quelli dei nonni e dei genitori dei bambini, ci sono i volti della fatica e della pazienza delle maestre d’Italia (il meglio del Miur) e dei tanti docenti della secondaria che ancora ci credono… ci sono le persone, perché senza le persone la Vita non esiste.

Perché vengono PRIMA le persone e poi le carte e la norma… e deve essere la Legge fatta per l’Uomo e non l’Uomo per la legge (Lorenzo Milani) ed è preferibile un incontro con le persone piuttosto che con una circolare, fosse anche una grande bellissima raccolta di disposizioni … …

Lasciando tra un po’ il mio posto di lavoro porterò con me la Vita che la Scuola mi ha regalato.

Grazie ai tanti sorrisi dei bambini ed ai sogni dei ragazzi, continuerò ad accompagnare quei giovani che vogliono credere nel loro futuro ed anche quelli che, in numero sempre crescente, hanno lasciato e stanno lasciando l’Italia per costruirsi una vita, un’esperienza di lavoro ed una nuova socialità in un altro paese europeo.

Guglielmo RISPOLI

Concorso Dirigenti Tecnici: primi orientamenti bibliografici

Repertorio 2019 - Dizionario normativo della scuola

Uno strumento fondamentale per lo studio dell'ordinamento scolastico, l'aggiornamento professionale, la preparazione a pubblici concorsi. Si compone di saggi, curati da esperti di settore, che illustrano in modo aggiornato ed approfondito i principali istituti giuridico-amministrativi, contrattuali e contabili del comparto scuola e del pubblico impiego. Ciascuna voce sintetizza un argomento, ne mette in risalto gli aspetti salienti, enuncia le fonti normative, informa sul loro evolversi nel tempo, presenta considerazioni tecnico-giuridiche, notazioni, commenti.
Richiamo all’Europa
a cura di L. Maloni, R. Seccia

Questa pubblicazione ha un duplice “richiamo”. Uno ideale ed ambizioso e uno pratico ed operativo, volendo facilitare il mondo della scuola nella progettazione europea e gli studenti nella ricerca di nuove opportunità per il proprio futuro. È soprattutto rivolto agli insegnanti che si occupano di progettazione, ai dirigenti che devono acquisire risorse per la scuola, ai responsabili amministrativi che hanno il compito di realizzare operativamente i processi decisionali, alle giovani generazioni che vedono ancora nell'Europa una chance di lavoro e di vita. Le scelte accurate degli argomenti e le riflessioni argute sulle tematiche proposte permettono di farsi un'idea ben chiara e fondata.
L'autonomia delle scuole in Europa e Altrove
di M.G. Dutto

Il libro offre al lettore una panoramica sulle esperienze in Europa e altrove anche per contribuire alla riflessione su una scelta importante compiuta nel nostro Paese, affinché l'autonomia non si riduca solo a ricordo nostalgico di una stagione appassionata. Oggi, però, l'interrogativo centrale è se la maggiore responsabilità assegnata alle scuole migliora la preparazione degli studenti. Sulla base delle evidenze disponibili l'autore esplora, con realismo e lontano dalla retorica, l'autonomia delle scuole: non è una soluzione a qualsivoglia problema, ma è uno strumento di grande impatto da usare strategicamente a determinate condizioni.
Il dirigente scolastico e la leadership della scuola
di M.G. Dutto

Con questo il volume, l'aspirante alla dirigenza, come il dirigente già sul campo, può riflettere sull'idea di leadership, interrogarsi sul suo significato nella scuola, esaminare schemi di intervento proposti da esperti nazionali e internazionali. Con una metafora nautica, l'autore indica ai dirigenti scolastici, e a coloro che aspirano a diventarlo, la via della transizione verso la guida di scuole autonome che mollano gli ormeggi e prendono il largo. Valorizzare le risorse e gli strumenti a disposizione e rimanere sempre connessi attraverso un'interazione critica e intelligente con l'amministrazione ministeriale e le politiche del tempo per assicurare continuità di azione senza rincorrere i cambiamenti del giorno.
Competenze chiave per la cittadinanza
a cura di G. Cerini, S. Loiero, M. Spinosi

Attraverso una pluralità di contributi pedagogici, disciplinari e didattici, il testo analizza i temi di fondo dei nuovi scenari della cittadinanza, il quadro di nuovi saperi e discipline di frontiera (digitale, coding, statistica, geografia), percorsi operativi ispirati alla didattica per competenze, suggerimenti per la progettazione didattica, la valutazione, la certificazione e la formazione in servizio. L'intento è quello di fornire a insegnanti, formatori, dirigenti scolastici, alcune chiavi di lettura per promuovere una piena educazione alla cittadinanza attraverso la costruzione di nuovi ambienti di apprendimento, per migliorare la qualità dell'insegnamento ed i risultati degli studenti.
Una guida per il PTOF
di M.T. Stancarone

Questo volume nasce con l'intento di sostenere il lavoro delle scuole nella predisposizione del Piano triennale dell'offerta formativa e fornire i contenuti utili a quanti vogliano intraprendere la carriera dirigenziale o quella di docente. La predisposizione dell'offerta formativa è un momento fondamentale della vita di una scuola. Il libro offre un panorama sintetico, ma completo, dell'evoluzione storico-normativa che ha portato all'introduzione del PTOF e delle principali teorie sui modelli organizzativi utili a governare la complessità della scuola e realizzare l'apprendimento organizzativo.
La Rendicontazione sociale
di M. Logozzo, D. Previtali, M.T. Stancarone

In questo volume viene analizzato ed approfondito l'iter storico e normativo che ha portato alla definizione della Rendicontazione sociale. L'intento è quello di accompagnare il lettore nel processo della rendicontazione, fornendo anche una guida operativa semplice e chiara per utilizzare la piattaforma predisposta dal MIUR. Nel testo, inoltre, è possibile ripercorrere i passaggi fondamentali che dall'autovalutazione vanno alla rendicontazione sociale, divenendo un riferimento utile sia per chi desidera approfondire i temi della politica scolastica sia per il personale docente e dirigente sia per chi è interessato ad entrare nel mondo della scuola.


28 ottobre 2019

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n. 157

Cyberbullismo e formazione dei docenti (MOOC)

Marco GUSPINI

Cyberbullismo: una violenza non solo digitale

Nonostante a livello europeo e internazionale manchi una definizione univoca e condivisa di ciberbullismo, non è difficile trovarne una definizione. Su wikipedia questo fenomeno è descritto come “[…] attacco continuo, ripetuto, offensivo e sistematico attuato verso qualcuno mediante gli strumenti della rete […]”[1]; più in generale gli elementi comuni che identificano il ciberbullismo sono: l’impiego di dispositivi di comunicazione digitale, l’intenzione di causare offesa e danno, l’anonimato di chi perpetra questo abuso e al tempo stesso la pubblicità degli atti di prepotenza sia essa fisica o psicologica.

Sebbene non ci sia un accordo su una singola definizione, il tema è all’attenzione degli studiosi, degli operatori e dei decisori politici che hanno avviato provvedimenti per prevenire e contrastare questo dilagante e preoccupante fenomeno sociale.

Per quel che ci riguarda, l’Italia, ha varato uno specifico provvedimento normativo L. n. 170 del 2017 “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”[2] che pone nuovamente il nostro Paese all’avanguardia nel panorama educativo internazionale dopo un lungo periodo di sostanziale inerzia che risale almeno agli anni novanta del secolo scorso quando, con il provvedimento normativo, l. 104/1992, posto a tutela dell’inclusione scolastica degli alunni diversamente abili, fu indicata la strada da seguire su tale specifico tema.

Quale formazione per i docenti? Il MOOC del progetto SPACE

In questo momento storico il rischio rappresentato dal fenomeno del ciberbullismo è all’ordine del giorno e numerose sono le iniziative di ricerca e di informazione/formazione che pongono in primo piano il mondo della scuola[3].

Soggetti istituzionali come il MIUR, l’Indire, la Polizia Postale e le altre Forze dell’Ordine offrono un ricco e attento repertorio di iniziative e proposte rivolte agli studenti, alle famiglie e agli insegnanti. Questi ultimi, in particolare, sono stati destinatari di iniziative sia di informazione sia di formazione.

A tale riguardo, proprio di recente, il Convegno conclusivo di presentazione dei risultati del progetto ERASMUS + SPACE - Skills for school professionals against cyberbullying events (Codice identificativo 2017-1-IT02-KA201-036470)[4], svoltosi a Brindisi lo scorso 26 settembre, ci fornisce l’opportunità di affacciarci su una finestra che ancora non era stata aperta nel panorama degli approcci di formazione più innovativi in tema di ciberbullismo, quello dei MOOC (Massive Open Online Course).

Il progetto SPACE è nato dalla felice intuizione del gruppo di lavoro dell’Istituto Indipendente di ricerca e sperimentazione educativa Learning Community (Anagrafe Nazionale delle Ricerche - 61869FGO) e condiviso dal partenariato costituito da 5 Paesi europei (IT- ES-TR-NL- PT) coinvolgendo scuole del primo e del secondo ciclo di Istruzione (ISCED 2 e ISCED 3), con Capofila l’Istituto Comprensivo Bozzano di Brindisi (BRIC81000C), istituti che si sono riconosciuti nel comune intento di prevenire e contrastare il fenomeno del ciberbullismo fin dal primo ciclo di Istruzione a livello europeo.

Le attività preliminari del Progetto hanno posto all’attenzione di tutti il fatto che nonostante i Paesi membri dell’Unione europea abbiano messo in atto numerose iniziative per prevenire e contrastare il fenomeno del ciberbullismo, a fronte del vasto repertorio di OER (Open Educational Resources) disponibili a livello europeo e internazionale in tutte le lingue, ognuna di queste iniziative è rimasta un fatto isolato limitando l’opportunità di conoscere ed utilizzare pratiche, soluzioni e risorse.

La libreria OER (Open Educational Resources)

Il gruppo di lavoro del progetto SPACE ha risposto a tale sfida sviluppando una online library, realizzando una raccolta tematica sistematica e organizzata di OER, strutturata intorno alla mappa di competenze necessarie per pianificare adeguate azioni di prevenzione, informazione e formazione; per potenziare le competenze digitali con particolare riguardo a l’uso corretto dei canali web e dei social network, alla tutela della sicurezza e della riservatezza dei dati personali e sensibili,[5] alle implicazioni di natura legale. La libreria di OER è il risultato di una sistematica operazione di content curation, attraverso la quale le risorse esistenti in rete sul tema del ciberbullismo sono state individuate, valutate, classificate e organizzate per aree tematiche: documenti, statistiche, leggi, presentazioni, video, podcast.

La OER Library è il risultato chiave del Progetto. Tutti i contenuti analizzati e classificati in questo database costituiscono infatti il repertorio di informazioni con cui è stato progettato e realizzato il MOOC SPACE [6].

Quattro aree tematiche

I contenuti fondamentali sono stati strutturati in quattro aree tematiche:

  • Generale: contenente definizioni e informazioni su bullismo e ciberbullismo, statistiche generali sulla diffusione del fenomeno, sull’incidenza e sui fattori di rischio;
  • Psico-pedagogica: con l’indicazione di elementi e variabili che consentono di comprendere e identificare situazioni a rischio, gestire conflitti, pianificare azioni di prevenzione, informazione e formazione per gli studenti;
  • Tecnologica: contenente le indicazioni per avere una visione completa dei dispositivi utilizzati dalle giovani generazioni, per un impiego consapevole dei social media, degli strumenti di comunicazione in rete;
  • Normativa: con il repertorio della normativa europea e nazionale, le raccomandazioni, le circolari, le Istituzioni da contattare nel caso in cui si verifichino episodi di

Erogare contenuti rigorosi in un breve spazio di tempo

La struttura del MOOC SPACE è stata progettata secondo le linee guida della Northwestern University’s Coordinated Services Center (CSC). Secondo le raccomandazioni contenute in queste linee guida, per garantire una partecipazione costante del maggior numero di utenti, un MOOC deve erogare contenuti rigorosi in un breve arco di tempo. La durata di un MOOC è di consuetudine calcolata in settimane e si conclude, solitamente, fra la sesta e la dodicesima settimana.

Un MOOC è accessibile ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette. La maggior parte dei contenuti è proposta in modalità di fruizione asincrona per garantire che tutti i partecipanti possano svolgere le attività proposte secondo le proprie preferenze e seguendo il proprio ritmo di studio.

Il MOOC SPACE è stato articolato in quattro moduli, ognuno dei quali contenente due UdA (Unità di Apprendimento), per una durata complessiva di sei settimane; ogni unità contiene materiali di studio (articoli, video, materiali informativi, materiali interattivi, esercitazioni, etc.); ogni modulo del MOOC termina con un esercizio progettato come “real task” finalizzato a consentire a ogni partecipante di fare la necessaria autovalutazione delle conoscenze e delle competenze acquisite al fine di prevenire e contrastare i fenomeni del ciberbullismo.

Un percorso formativo certificato in CFU

La durata dell’intero corso è di 50 ore, corrispondenti a due crediti formativi universitari, comprensive del tempo di connessione tracciato automaticamente dalla piattaforma, delle ore di studio individuale, del tempo di svolgimento degli esercizi proposti. Il corso si considera concluso quando tutti i moduli sono stati tracciati, tutte le attività sono state completate e i prodotti attesi come risultato dei “real task” sono stati caricati dai partecipanti. Il numero di ore e le condizioni per il completamento del MOOC sono esplicitate e stabilite all’inizio del percorso attraverso un Patto formativo. Quando tutte le condizioni stabilite sono soddisfatte, il partecipante riceve un Certificato di partecipazione. Nel caso specifico del MOOC SPACE, già registrato sulla piattaforma SOFIA (MIUR), gli insegnanti italiani partecipanti hanno ricevuto una certificazione con il riconoscimento dei crediti formativi.

I vantaggi e l’efficacia del MOOC

L’efficacia del sistema integrato e del MOOC SPACE è stata testata, sulla base di un piano comune di lavoro, coinvolgendo 139 partecipanti, insegnanti della scuola statale (ISCED 2 e 3), provenienti da cinque Paesi europei con una media di circa 20 partecipanti per ciascun Paese.

I risultati dell’esperienza fatta mostrano che per ciascuna Unità di Apprendimento la percentuale di gradimento e completamento è stata molto alta, oscillando in un intervallo compreso fra il 74.65% e il 93.50%.

L’esito dell’esperienza fatta attraverso il coinvolgimento attivo e diretto degli insegnanti ha fornito alcune utili indicazioni per rendere efficace l’impiego del MOOC e del sistema SPACE evidenziando le seguenti variabili discriminanti:

  • Il coinvolgimento di attori chiave e l’attivazione di una governance strategica;
  • il supporto didattico e tecnico;
  • un calendario operativo;
  • il riconoscimento formale dei risultati di apprendimento attraverso l’attribuzione di crediti formativi.

Il coinvolgimento di attori chiave delle istituzioni scolastiche

Il ciberbullismo è percepito con grande sensibilità da parte degli insegnanti che considerano le azioni di prevenzione e contrasto a tale fenomeno come una finalità istituzionale. Per questa ragione un approccio collegiale, sistematico e sistemico, diventa decisivo. Nell’esperienza SPACE due fattori hanno influenzato positivamente l’efficacia e l’esito del MOOC: l’input proveniente dal Dirigente scolastico e l’attivazione dei diversi Organi collegiali delle diverse istituzioni scolastiche coinvolte. L’intervento del Dirigente scolastico ha inciso positivamente sia sulla motivazione a partecipare sia sull’attivazione degli organi collegiali (Collegio docenti e Consigli di classe) che hanno permesso di mantenere alta e costante la motivazione nel corso delle azioni di formazione, permettendo di integrare le iniziative di prevenzione e contrasto al ciberbullismo nella governance ordinaria delle attività scolastiche.

Queste due variabili infatti hanno contribuito a far percepire l’esperienza formativa come parte integrante della mission dell’istituzione scolastica e le attività proposte come qualcosa di finalizzato piuttosto che episodico, incidentale se non addirittura esogeno.

Il supporto tecnico e didattico ai corsisti

Durante lo svolgimento del MOOC il supporto tecnico e didattico ai corsisti ha contribuito a mantenere alta la loro motivazione e la loro partecipazione attiva per l’intera durata della formazione. Un evento preliminare di presentazione dell’iniziativa ha consentito di illustrare le finalità del corso, aumentando il livello di consapevolezza rispetto alla rilevanza del tema e dell’importanza della sfida al contrasto del ciberbullismo, aumentando conseguentemente l’interesse nei riguardi dell’iniziativa proposta, nell’uso delle OER e la disponibilità a farlo attraverso un corso online.

Così come nella fase iniziale il coinvolgimento sistematico degli Organi collegiali ha consentito di raggiungere l’impatto atteso, il supporto didattico e tecnico, allo stesso modo, ha consentito di mantenere la necessaria continuità relazionale per evitare l’incombente senso di isolamento e solitudine che rischia di manifestarsi ogni qual volta una persona intraprenda un percorso erogato in tale modalità. Ciò è stato possibile integrando il supporto online con alcuni incontri collettivi in presenza finalizzati a fornire spiegazioni e chiarimenti ma, soprattutto, a far condividere i dubbi, le incertezze e quanto appreso dalle diverse persone.[7]

Il Calendario operativo

Il Piano comune di lavoro ha definito le premesse per confrontare i risultati dell’esperienza formativa condotta in diversi Paesi europei. Al tempo stesso ciascun Paese ha potuto adattare alle proprie esigenze locali il Piano di lavoro, per esempio personalizzando il calendario, scegliendo quali UdA sperimentare, pur mantenendo scadenze comuni e requisiti minimi di lavoro comuni. Tali strategie hanno consentito di mantenere alto l’interesse e costante la partecipazione ai moduli scelti nel rispetto delle tempistiche conformi ai diversi calendari scolastici nazionali.

Un impegno riconosciuto e certificato

Ove possibile il certificato di partecipazione al corso è stato integrato con il riconoscimento formale di Crediti Formativi, rendendo la partecipazione al MOOC SPACE come parte integrante del percorso di formazione continua dei docenti. Ciò è stato percepito come valore aggiunto e ha aumentato il livello di motivazione dei docenti.

Tutte queste variabili messe in evidenza dall’esperienza condotta nell’ambito del progetto SPACE sono traducibili in raccomandazioni, in apparenza molto semplici, le quali, però, diventano altamente significative quando riferite alla quotidiana attività di lavoro degli insegnanti.

Questi ultimi, infatti, essendo normalmente già impegnati a rispettare scadenze, a eseguire compiti e consegne stringenti, vivono spesso con una evidente insofferenza ogni ulteriore carico di lavoro extra rispetto all’ordinario. Ciononostante, quando questo impegno extra è percepito come davvero rispondente ai reali bisogni degli studenti, alle finalità formative; quando tale impegno è riconosciuto e certificato; quando gli Organi collegiali sono concretamente coinvolti nella governance ordinaria dei processi interessati; allora questo impegno è accolto di buon grado e diviene, esso stesso, elemento motivante.

In tal senso diventa strategico il ruolo dei Dirigenti scolastici che possono attivare gli Organi collegiali, coordinare, monitorare, fornire informazioni e individuare persone di riferimento come il Responsabile per la prevenzione e il contrasto del ciberbullismo, l’Animatore Digitale etc.

A mo’ di conclusione

Dunque volendo tirare le fila del ragionamento anche al fine di individuare possibili conclusioni è possibile dire che il fenomeno del ciberbullismo resta, e non solo in relazione allo specifico ambito del mondo della scuola, un fenomeno complesso, in continua evoluzione e diffusione.

Per quel che riguarda lo specifico ambito di intervento le scuole italiane (e non solo) si stanno attrezzando, stanno acquisendo la necessaria consapevolezza della oramai non più rinviabile necessità di agire in modo competente.

Il MIUR sollecita costantemente le istituzioni scolastiche e i referenti per il ciberbullismo sia ad attivare iniziative di prevenzione sia di formazione nelle loro scuole.

L’esperienza condotta grazie al progetto SPACE ci indica una possibile strada che ogni istituzione scolastica può senz’altro seguire dal momento che è stato reso disponibile un dispositivo, già validato a livello internazionale, per offrire una prima formazione a tutti i docenti.

Per le sue caratteristiche costitutive, il MOOC SPACE, è un dispositivo dinamico che consente a tutti gli attori coinvolti di collaborare per arricchire la OER library coinvolgendo insegnanti e studenti in una esperienza di content curation; di integrare il repertorio di esercizi e compiti reali proposti dal MOOC; di declinare il curricolo di Istituto con moduli formativi per il potenziamento delle competenze civiche e sociali come condizione preliminare per prevenire e contrastare il ciberbullismo.

Insomma per le scuole e per i docenti si dispone, finalmente, di un dispositivo in grado di accogliere quelle esigenze manifestate esplicitamente in diversi momenti, di poter fruire di occasioni di formazione che garantissero ai docenti coinvolti di non essere soltanto la parte passiva consentendo loro di partecipare rendendo disponibile ad altri sia la propria esperienza sia la propria competenza in relazione allo specifico tema.

Proprio in tal modo il sistema integrato realizzato nell’ambito dello progetto SPACE fornisce un repertorio strutturato di risorse riducendo la mancanza di un sistema organizzato che consente di mettere in atto azioni formative strutturate finalizzate a potenziare le competenze dei docenti, contribuendo con ciò a realizzare la priorità del Programma europeo Erasmus + “Strengthening the profile of the teaching professions, through attracting the best candidates to the profession and by supporting teachers and leaders to deliver high quality teaching, deal with complex classroom realities and adopt new methods and tools”.

Marco GUSPINI

[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Cyberbullismo

[2] Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n.127 del 03-06-2017

[3] CENSIS, Rapporto sulla situazione sociale del Paese 2016, Milano, Franco Angeli, 2016, pp. 100-105

[4] http://www.spaceproject.net/

[5] http://www.spaceproject.net/oer/

[6] https://www.spaceproject.net/moodle29/

[7] M. Guspini, Complex Learning, Roma, Learning Community, 2008

Le competenze orientative 4

Gli standard per l’orientamento e il sistema scolastico

Flavia MAROSTICA

Il riferimento

Dopo gli Accordi sulla Definizione del sistema nazionale sull’orientamento permanente (2012) e sulla Linee guida del sistema nazionale sull’orientamento permanente (2013), la Conferenza Unificata sancisce l’Accordo tra Governo Regioni ed Enti Locali sulla Definizione di standard minimi dei servizi e delle competenze professionali degli operatori con riferimento alle funzioni e ai servizi di orientamento attualmente in essere nei diversi contesti territoriali e nei sistemi dell’Istruzione, della Formazione e del Lavoro (13 novembre 2014), un corposo documento di ben 52 pagine - in continuità con i primi due - teso a promuovere la qualità dei servizi.

Il testo, coerentemente con i primi due Accordi, affronta l’orientamento riferendosi a tutte le attività realizzabili nei diversi contesti che se ne occupano.

La Premessa

Esplicita la definizione di orientamento assunta: «processo volto a facilitare la conoscenza di sé, del contesto formativo, occupazionale, sociale, culturale d economico di riferimento, delle strategie messe in atto per relazionarsi ed interagire con tali realtà, al fine di favorire la maturazione e lo sviluppo delle competenze necessarie per poter definire o ridefinire autonomamente obiettivi personali e professionali aderenti al contesto, elaborare o rielaborare un progetto di vita e di sostenere le scelte relative».

Precisa che le funzioni prese in considerazione sono tutte entro la «macro funzione orientativa a cui adempiono i sistemi».

Fa una «breve descrizione terminologica» dei concetti portanti, fissando un glossario concettuale comune, completato poi da altre parti del testo e frutto di un faticoso lavoro di collaborazione/mediazione tra storie e culture fino allora separate.

Presenta, infine le varie parti, precisando che la terza è «trasversale alle 5 funzioni identificate».

La struttura

Il testo è in 3 parti e descrive:

  1. i CONTESTI dell’orientamento (scuola, istruzione terziaria, formazione professionale, sevizi per il lavoro, servizi per l’inclusione) in cui precisa che «sapersi orientare … richiede … anche lo sviluppo di alcune competenze personali che facilitano l’attivazione di questo processo e ne aumentano l’efficacia …competenze orientative propedeutichecompetenze di auto-monitoraggio competenze di sviluppo»;
  2. le FUNZIONI dell’orientamento (educativa, informativa, di accompagnamento, di consulenza, di sistema) in cui precisa che «tutte e cinque le funzioni rientrano nella responsabilità di ogni Soggetto/Istituzione competente», anche se «è possibile … che in alcuni servizi siano erogate solo alcune funzioni e, quindi, siano presenti solo alcune figure professionali»; per ciascuna sono indicati in dettaglio: finalità, azioni, obiettivi, destinatari, aree, strumenti, risultati.
  3. CRITERI GENERALI DI MONITORAGGIO E VALUTAZIONE in riferimento agli standard minimi di prestazione in cui precisa che:
  • «il monitoraggio è uno strumento informativo che consiste nella raccolta di dati per una costante verifica circa lo stato di realizzazione degli interventi e di alcuni effetti da essi provocati. Per ottenere informazioni di buona qualità è necessaria una definizione precisa delle variabili da rilevare … per una sua successiva corretta utilizzazione»;
  • «la valutazione comporta l’espressione di un giudizio su un intervento (o un insieme di interventi)»; è uno «strumento analitico per la programmazione, l’eventuale riprogrammazione e la gestione delle politiche e degli interventi» o, più semplicemente è l’«analisi delle realizzazioni e dei risultati»; « non si ferma alla mera lettura delle informazioni raccolte col monitoraggio, ma le interpreta e … esprime delle considerazioni di merito» in termini di efficienza e di efficacia seppur l’orientamento è «un processo … distinto in numerose fasi e ciò rende difficile valutare singolarmente gli interventi» anche «a causa di un’erogazione contemporanea di prestazioni diversificate» e spesso con «risultati che si possono misurare solo nel medio-lungo termine»; aggiunge che le definizione di standard del documento agevola la valutazione e, pur con tutti i limiti detti, la valutazione consente «sulla base dei risultati raggiunti una eventuale ri-programmazione dell’intervento» in modo che, utilizzando «strumenti validati e standardizzati», sia possibile «un innalzamento dei livelli qualitativi dell’offerta».

Standard, una parola (purtroppo) spesso fraintesa

Nel senso comune in genere è poco gradita perché evoca significati quasi esclusivamente produttivi/commerciali. Nella letteratura dedicata, invece, essa indica il criterio di costruzione dei curricoli (prerogativa quest’ultima esclusiva dei docenti).

Deriva, infatti, «dal francese antico èstendard, insegna visibile da lontano come punto di riferimento verso un luogo da raggiungere» e indica un punto di riferimento prestabilito ovvero un insieme di caratteristiche che contraddistinguono una certa realtà, di soglie definite che assicurano l’omogeneità e la qualità e consentono la comparazione e quindi il riconoscimento: in altre parole indica il livello desiderato di qualità di un servizio o di un prodotto articolato su più livelli (da standard di qualità a standard minimi) in funzione dell’innalzamento della qualità.

Nella scuola gli standard sono descrizioni molto generali che servono per impostare il lavoro in classe e definire i risultati attesi ovvero:

  • descrivono in parole chiare e inequivocabili «ciò che ci si aspetta che gli studenti sappiano e siano in grado di fare in tutte le materie e in tutti i gradi»,
  • sono «affermazioni di contenuto e obiettivi di abilità che gli studenti dovrebbero raggiungere per essere promossi» (conoscenze e procedure, sapere e saper fare),
  • definiscono argomenti che ci si aspetta che gli insegnanti insegnino e di cui gli studenti dovrebbero alla fine avere la padronanza,
  • esplicitano con chiarezza e in modo trasparente i livelli progressivi e sequenziali di apprendimento,
  • descrivono conoscenze e competenze che si palesano in comportamenti osservabili (prestazioni) che si possono misurare e documentare per certificare i livelli raggiunti «anche in contesti diversi»,
  • consentono in quanto misurabili di comparare i processi di apprendimento [1].

Le parti che riguardano in specifico la scuola

La scuola è presente con un ruolo di grande rilievo all’interno della rete con gli altri sistemi.

Nella parte dedicata ai Contesti il testo afferma che:

  • «la scuola è il luogo nel quale si acquisiscono le competenze orientative generali e trasversali attraverso diverse azioni tra cui le più importanti corrispondono a un insegnamento finalizzato al valore orientativo delle singole discipline (didattica orientativa)», ma pure le competenze nella gestione della carriera e in cui è presente anche «l’erogazione di servizi di orientamento e di attività di tutorato e di accompagnamento ».
  • «l’orientamento permanente deve attraversare in modo processuale tutto il percorso formativo a partire dai 3 anni fino ai 19».

Nella parte dedicata alle Funzioni il testo afferma che:

  • la prima funzione è quella educativa «che favorisce … nella persona la maturazione di un atteggiamento e di un comportamento proattivo per lo sviluppo di capacità di gestione autonoma e consapevole del proprio processo di orientamento, fin dall’inizio dell’esperienza scolare, attraverso la didattica orientativa/orientamento formativo. A tal fine essa promuove l’acquisizione delle competenze orientative generali e trasversali quali premesse indispensabili per un efficace auto-orientamento»;
  • «l’esercizio della funzione orientativa è e deve essere esplicita e intenzionale nella scuola … attraverso azioni appositamente progettate» ed «è di competenza di tutti i docenti e … trasversale ad ogni disciplina e si realizza attraverso la definizione degli standard di orientamento per ogni livello di istruzione».

Delle 7 tipologie di attività previste alcune sono riferite a tutti (orientamento formativo in tutto il curricolo, moduli di accoglienza nei nuovi cicli di studio, moduli di verifica in itinere dei risultati scolastici/formativi, interventi formativi di educazione alla scelta), altre solo a chi ne ha bisogno (attività di prevenzione e recupero dell’insuccesso formativo) o in alcuni segmenti (percorsi di alternanza scuola-lavoro e moduli formativi e laboratori di competenze nella gestione della carriera).

È doveroso rilevare che, anche se l’orientamento deve essere presente dai 3 ai 19 anni con continuità seppure con modalità assi diverse in relazione all’età, il segmento scolastico più delicato sono i 3 anni delle medie sia perché i ragazzi e le ragazze sono ancora molto giovani, sia perché le grandi scelte (tipo di istruzione superiore e quindi di futuro) si fanno a 13-14 anni sia perché i più alti tassi di insuccesso e di abbandono sono al primo biennio delle superiori sia perché dalle recenti ricerche INVALSI emerge che un numero davvero rilevante di studenti e studentesse (dal 6,3% al 29,6% a seconda delle regioni) alla fine di questo segmento scolastico hanno livelli di competenze inadeguati (dispersione scolastica implicita). [2]

Quanto agli «standard riferiti alla dotazione strumentale e logistica, alle prestazioni e alle competenze dei docenti» il testo opportunamente dice che «è necessario un approfondimento ulteriore … in quanto alcuni elementi sono rintracciabili negli altri standard, mentre la tipicità della didattica orientativa merita un’attenzione a se stante».[3] [4]

Flavia MAROSTICA

[1] Tutte le citazioni di questo paragrafo sono tratte da Lucio Guasti, Le competenze di base degli adulti I e II, Le Monnier, Firenze 2002 e Curriculum e standard in G. Cerini e M. Spinosi, Voci della scuola, Tecnodid, Napoli 2003.

[2] Roberto Ricci, La dispersione scolastica implicita in «INVALSIopen» n.1/2019 del 7 ottobre 2019.

[3] Per approfondire: Flavia Marostica Tre risorse per l’orientamento in «RIS Rivista dell’istruzione» n.3/2014; Standard minimi per l’orientamento nel sistema scolastico in «RIS Rivista dell’istruzione» n.1-2/2015.

[4] Tutti i Documenti citati sono in https://www.orientamentoirreer.it/

 

Seminario nazionale Scanno 2019

Scanno 2019

Una preziosa occasione di confronto e approfondimento per dirigenti scolastici, direttori amministrativi e figure di staff. A Scanno, il Seminario nazionale di formazione dedicherà la sua attenzione alle questioni di controllo e gestione delle istituzioni scolastiche da parte delle più alte figure di sistema all'interno della scuola.

Gli argomenti saranno sviluppati in sei sessioni di lavoro:

• Aspetti giuridici;
• Aspetti amministrativi;
• Sistema di valutazione;
• Monitoraggi e controlli;
• Promozione e sviluppo;
• Sistemi scolastici europei.


Attraverso studi teorici di singoli casi, dibattiti e workshop con figure esperte, faremo il punto sulle maggiori problematiche amministrative per poi addentrarci nel vivo del modus operandi scolastico. I partecipanti avranno così, la possibilità, con domande e interventi mirati, di formare e valutare la professionalità che la carica rivestita richiede.


Al seminario parteciperanno: Sergio Auriemma, Carlo Buonauro, Cinthia Buonopane, Giancarlo Cerini, Paola Di Natale, Mario Giacomo Dutto, Nilde Maloni, Mariella Spinosi, Lucrezia Stellacci e lo Staff Tecnodid.

È stata invitata all'iniziativa la Viceministra del MIUR On. Anna Ascani.



Per il programma dettagliato, i costi e il modulo di iscrizione, consulta la pagina dedicata all’evento

 

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