Scuola7 4 novembre 2019, n. 158

Scuola7

la settimana scolastica

4 novembre 2019, n. 158


In questo numero parliamo di:



È tempo di concorsi (M. Spinosi)

“L’insegnante di sostegno” compie quarant’anni (L. Rondanini)

Finanziamenti per indagini sui solai e sui controsoffitti (M. Nutini)

La povertà educativa in Italia (I) (R. Seccia)


Settimanale di informazione scolastica.
© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diÈ tempo di concorsi
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4 novembre 2019

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n. 158

È tempo di concorsi

Tanto tuonò che piovve (forse)

Mariella SPINOSI

Insegnare che fatica: una scuola in salita

L’anno scolastico in corso è partito con molte difficoltà. Ai disagi, oramai usuali per un’edilizia scolastica molto critica, per l’insoddisfazione assai diffusa del personale, per una platea di studenti in continuo movimento, si sono aggiunti quelli causati dalla carenza di docenti. Si parla di numeri che oscillano tra 150 mila e 170 mila supplenti: per la prima volta, dopo decenni, le scuole hanno dovuto avvalersi di neo laureati, disponibili a mettersi a disposizione per l’insegnamento (MAD). Ci cono quasi 250 mila studenti con disabilità per i quali sono assegnati circa 140 mila insegnanti che, per la maggior parte dei casi, sono però supplenti senza specializzazione.

Nel corso degli ultimi due decenni, le strade di accesso alla professione sono cresciute a dismisura creando un caos amministrativo e istituzionale difficile da gestire. Ciò è avvenuto anche perché ogni nuovo governo ha voluto evidenziare la discontinuità con le politiche precedenti, senza valutare che tale scelta avrebbe provocato un ulteriore malcontento e la percezione di palesi ingiustizie, complicando ulteriormente anche i problemi sul piano giuridico. Ne sono un esempio le controverse sentenze per i docenti diplomati non laureati tra TAR, Consiglio di Stato, Corte di Cassazione.

La nostra preoccupazione è che neppure le decisioni che si stanno prendendo in questi giorni siano adeguate a superare le criticità oggi presenti e, soprattutto, a rispettare i diritti di ciascuno. 

L’accelerazione… dopo tanti ritardi

Siamo giunti, verrebbe da dire, ad un punto di svolta che non si può più rimandare. Bisognerebbe partire, però, con il piede giusto cercando almeno di non peggiorare la situazione. Gli attuali decisori politici hanno annunciato che i concorsi verranno tutti banditi entro quest’ultimo scorcio di anno. È pur vero che i diversi ordini di scuola, con le relative discipline d’insegnamento, hanno il diritto di essere considerati con la medesima tempestività, tuttavia, prima di avviare contestualmente tutte le procedure, bisognerebbe fare una valutazione di impatto, tecnico e organizzativo. Sul piano teorico, per ogni insegnante di ruolo c’è un aspirante docente pronto a prendere il suo posto: parliamo quindi di grandi numeri che richiedono un impiego straordinario di risorse materiali, tecnologiche e, soprattutto, di risorse professionali. Inoltre bisogna anche considerare che tutte le prove concorsuali e le procedure attinenti vanno a ricadere sulle scuole: per l’uso di locali e computer, per il personale di vigilanza, per le commissioni di esami, per il numero di insegnanti da coinvolgere nella valutazione dell’anno di prova... 

I concorsi annunciati

Sulla base delle comunicazioni dello stesso ministro e dei sottosegretari, delle varie intese tra Miur e sindacati (ultima quella del 1° ottobre 2019), i concorsi annunciati sembrano riguardare, quindi, tutti gli ordini di scuola e tutte le classi di concorso.

  1. Concorso per la scuola dell’infanzia
  2. Concorso per scuola primaria
  3. Concorso per il sostegno nell’infanzia e nella primaria
  4. Concorso straordinario per la scuola secondaria di primo grado (tutte le classi di concorso con le graduatorie esaurite o in esaurimento)
  5. Concorso straordinario per la scuola secondaria di secondo grado (tutte le classi di concorso con le graduatorie esaurite o in esaurimento)
  6. Concorso straordinario per il sostegno nella scuola secondaria di primo grado
  7. Concorso straordinario per il sostegno nella scuola secondaria di secondo grado
  8. Concorso straordinario per docenti ITP
  9. Concorso ordinario per la scuola secondaria di primo grado (tutte le classi di concorso con le graduatorie esaurite o in esaurimento)
  10. Concorso ordinario per la scuola secondaria di secondo grado (tutte le classi di concorso con le graduatorie esaurite o in esaurimento)
  11. Concorso ordinario per il sostegno nella scuola secondaria di primo grado
  12. Concorso ordinario per il sostegno nella scuola secondaria di secondo grado
  13. Concorso ordinario per docenti ITP

Il Decreto Legge 29 ottobre 2019, n. 126 sembra proprio confermalo: “Il MIUR è autorizzato a bandire, contestualmente al concorso ordinario per titoli ed esami (…) entro il 2019, una procedura straordinaria per titoli ed esami per docenti della scuola secondaria di primo e di secondo grado (…)”

La babele dell’accesso alla professione

L’obiettivo “nobile” è di sanare il più possibile la situazione attuale e poi di rendere stabile l’emanazione dei bandi ogni due anni mettendo fine al precariato. Tale obiettivo deve, però, fare i conti con il bilancio dello Stato. Se il MEF non autorizza, come è prevedibile che accada, tutti i posti effettivamente necessari, l’intento non sarà mai perseguibile, ancor più se si considerano le innumerevoli strade attraverso le quali oggi si accede alla professione. A parte il titolo di base, ci sono abilitazioni ottenute tramite concorso, tramite TFA (tirocinio formativo attivo), poi divenuto FIT (Formazione iniziale e tirocinio) o PAS (percorsi abilitanti speciali); ci sono graduatorie ad esaurimento (GAE), graduatorie di merito (GM), graduatorie di Istituto (GI) di seconda e terza fascia, ci sono insegnanti solo diplomati (infanzia, primaria, ITP), ci sono docenti cui si richiede il possesso di 24 crediti formativi (nei settori antro-psico-pedagogici, nelle metodologie e nelle tecnologie didattiche)… È una realtà di fatto assai complicata che avrebbe bisogno di essere ricompresa all’interno di due soli canali di accesso: quello del concorso e quello di una graduatoria unificata. È un obiettivo urgente, per quanto ambizioso, che potrebbe essere perseguito a patto che si ristabilisca nel tempo la regolarità dei concorsi (ogni due anni, massimo ogni tre).

Quali insegnanti servono di più?

Sono molte le classi di concorso le cui graduatorie sono esaurite da tempo, ci sono soprattutto gli alunni con disabilità che hanno diritto ad avere un insegnante specializzato. Sono questi che, a parere di molti, dovrebbero avere la priorità. Siamo convinti però che un insegnante laureato, pur senza abilitazione, possa riuscire, in linea di massima, ad insegnare dignitosamente in una classe non troppo problematica. Siamo altrettanto convinti che un docente, senza specializzazione, abbia seri problemi ad insegnare adeguatamente ad un allievo con disabilità.

Superare l’emergenza dei docenti di sostegno

Tale considerazione dovrebbe indurre a privilegiare la specializzazione e la conseguente stabilizzazione degli insegnanti che intendono percorrere la via del sostegno. Attualmente i docenti abilitati nel sostegno sono in numero residuale, mentre sono 14.000 mila circa quelli che stanno completando il percorso di specializzazione a livello universitario. Per potervi accedere hanno dovuto superare tre prove d’ingresso: un test di base, una prova scritta e una prova orale; tutte e tre altamente selettive.

Il DL 29 ottobre 2019, n. 126 sembra non tener conto di questa realtà. Per i 14.000 specializzandi non è stato previsto un percorso di stabilizzazione autonomo (fermo restando i requisiti dei tre anni di insegnamento) che avrebbe permesso alle scuole di fruire subito di una parte dei posti disponibili. Il DL, inoltre, inserendo tra i requisiti di partecipazione al concorso straordinario il possesso della specializzazione (comma 5, lettera c), sembrerebbe addirittura escluderli se, in fase di emanazione di regolamenti e bandi (in analogia con quanto già previsto con il decreto dipartimentale del 1° febbraio 2018[1]) non verranno apportate le necessarie correzioni e integrazioni. Diversamente sarebbe difficile gestire l’insoddisfazione dei docenti che si stanno sottoponendo ad un percorso molto impegnativo (e a proprie spese), ma soprattutto la situazione di emergenza nelle scuole che, nel prossimo anno scolastico, verrebbe ad aggravarsi ulteriormente.

Come si svolgerà la prova scritta “selettiva” del concorso straordinario?

Intanto ci sono circa 70 mila insegnanti precari che vorrebbero avere qualche idea più chiara sui temi che saranno oggetto delle prove concorsuali.

Per il concorso straordinario il DL 126/2019 prevede una sola prova scritta, da svolgersi con sistema informatizzato, composta da quesiti a risposta multipla (comma 8, lettera a). La prova è superata dai candidati che conseguano il punteggio minimo di sette decimi o equivalente, e riguarda il programma di esame previsto per la prova dei concorsi per la scuola secondaria banditi nel 2018 (comma 10).

Il riferimento è al Decreto dipartimentale del 1° febbraio 2018 che riguarda, però, il reclutamento ai sensi del D.lgs. 59/2017, in particolare del comma 2, lettera b. Questo, come è noto, prevedeva però solo una prova orale (non selettiva) e non una prova scritta (selettiva). Per i programmi di tale prova orale il decreto rinviava all’allegato A del DM n. 95 del 25 febbraio 2016, “limitatamente alle parti e per i contenuti riguardanti le classi di concorso della scuola secondaria di primo e secondo grado”.

Da tali indicazioni non è facile quindi ipotizzare cosa il legislatore abbia voluto intendere con la locuzione “quesiti a risposta multipla”; né è legittima, con una interpretazione estensiva, l’associazione alla prova preselettiva computer based, prevista dallo stesso DM, cioè quella “volta all’accertamento delle capacità logiche, di comprensione del testo, delle competenze digitali, nonché della conoscenza di una lingua straniera”.

Trattandosi comunque di una unica prova che permette l’accesso alla professione, ci sembra sensato immaginare che una buona percentuale di quesiti siano attinenti agli argomenti delle singole classi di concorso.

E i programmi per l’infanzia e la primaria?

Attualmente gli annunci più frequenti sono riservati alla scuola secondaria. I docenti della scuola primaria dell’infanzia sembrano passati in secondo piano. Probabilmente è perché la situazione della scuola del primo ciclo, seppure nelle stesse carenze di personale e seppure meritevole della medesima attenzione, presenta elementi di minore complessità, come pure le procedure concorsuali. Con tutta probabilità resteranno valide le indicazioni generali già emanate con il DM del 17 ottobre 2018[2] e, per le prove di accesso, quanto già sperimentato con il DM n. 95 del 25 febbraio 2016.

Tali programmi, tuttavia sono molto ambiziosi. Richiedono il possesso di conoscenze e competenze articolate ed approfondite: dai fondamenti psico-pedagogici alla storia della scuola italiana, dalla normativa generale a quella specifica, dalle tecniche di gestione della scuola e della classe alle metodologie di insegnamento-apprendimento, dalle indicazioni nazionali ai percorsi didattici specifici.

Mariella SPINOSI

[1] Art. 3 comma 3. Sono ammessi con riserva alla procedura concorsuale per posti di sostegno i docenti abilitati che conseguano il relativo titolo di specializzazione entro il 30 giugno 2018, nell’ambito di percorsi entro il 31 maggio 2017, ivi compresi quelli disciplinati dal Decreto del Ministro 10 marzo 2017, n. 141.

[2] Concorso straordinario, per titoli ed esami, per il reclutamento di personale docente per la scuola dell'infanzia e primaria su posto comune e di sostegno.

 

Per aiutare gli aspiranti docenti a sistematizzare lo studio e a renderlo più efficace, la casa editrice Tecnodid:

- ha pubblicato un manuale per la scuola primaria (insieme alla Giunti scuola) che costituisce una guida solida al concorso;

- sta predisponendo la pubblicazione di ulteriori tre manuali, uno per la scuola dell’infanzia, uno per il sostegno (infanzia e primaria); un terzo per la scuola secondaria di primo e secondo grado, che attiene alla parte generale.

 

“L’insegnante di sostegno” compie quarant’anni

Luciano RONDANINI

Le ragioni di una figura controversa

L’inserimento degli alunni “portatori di handicap” nella scuola dell’obbligo (elementare e media) è stato sancito dalla legge 517/1977, che ha portato a compimento un principio stabilito in un precedente provvedimento, la legge 118 del 1971. In essa, all’art. 28 si affermava che l’istruzione dell’obbligo degli alunni con disabilità sarebbe dovuta “avvenire nelle classi normali della scuola pubblica, salvi i casi in cui i soggetti siano affetti da gravi deficienze intellettive o da menomazioni fisiche di tale gravità da impedire o rendere molto difficoltoso l’apprendimento o l’inserimento nelle predette classi normali”.

Sei anni dopo, la 517/1977, a sostegno di tale “rivoluzione” educativa, aveva previsto:

  • per la scuola elementare (art. 2) “la prestazione di insegnanti specializzati”;
  • per la scuola media (art. 7) l’utilizzazione di docenti di ruolo o incaricati a tempo indeterminato in possesso di particolari titoli di specializzazione”.

In entrambi gli articoli sopra richiamati non figura l’espressione “insegnanti di sostegno”, ma “forme particolari di sostegno”. Gli insegnanti specializzati a cui si fa riferimento per quanto concerne la scuola elementare erano i docenti che operavano nelle scuole speciali, che avrebbero ottenuto, nell’arco di alcuni anni, il trasferimento alle scuole “normali”. Per la scuola media, l’esistenza di docenti con specializzazione era più remota, in quanto le scuole speciali di questo grado d’istruzione risultavano non particolarmente diffuse.

L’ufficializzazione dell’espressione “insegnante di sostegno”

L’espressione “insegnanti di sostegno” è stata ”coniata” dagli operatori della scuola, immediatamente dopo l’emanazione della 517, con una seconda variante (meno felice) “insegnanti di appoggio”.

Di fatto, con la circolare ministeriale del 28 luglio 1979, n. 199, (“Forme particolari di sostegno a favore degli alunni portatori di handicap”), il Ministero della P.I. prende atto che la locuzione “insegnanti di sostegno” è “ormai così invalsa nell’uso comune che si può anche accettarla ufficialmente”. Viene invece ribadito nella circolare di evitare il rischio che i compiti di tale figura

siano interpretati in modo riduttivo e cioè in sottordine all’insegnante di classe, come purtroppo sta avvenendo in qualche caso. L’insegnante di sostegno deve essere quindi pienamente coinvolto nella programmazione educativa e partecipare a pieno titolo all’elaborazione e alla verifica delle attività di competenza dei consigli e dei collegi dei docenti”.

La CM 199 si sofferma poi sulle difficoltà di promuovere un’organica qualificazione degli insegnanti di sostegno e di formulare “una più chiara identificazione del loro ruolo”. 

Si prende ufficialmente atto che, a soli due anni di distanza dalla legge di riforma, il meccanismo dell’inserimento degli alunni con disabilità manifesta significative criticità. Per ovviare a queste disfunzioni, si esplicitano alcuni principi ancora oggi molto attuali.

Non un professionista della solitudine

Seguiamo le indicazioni esemplificate nella C.M. 199/1979.

Primo. L’attività di sostegno non è un’azione “creativa” da affidare all’inventiva di singoli operatori. La responsabilità dell’integrazione deve essere assunta “non dalla singola classe ma da tutta la comunità scolastica, che costituisce di per sé uno dei sostegni più validi”. Questa affermazione è stata ripresa in tutti i provvedimenti successivi, non ultimo il decreto legislativo n. 96/2019, nel quale si sottolinea che l’inclusione

  • si realizza nell'identità culturale, educativa, progettuale, nell'organizzazione e nel curricolo delle istituzioni scolastiche …;
  • è impegno fondamentale di tutte le componenti della comunita' scolastica le quali, nell'ambito degli specifici ruoli e responsabilità, concorrono ad assicurare il successo formativo delle alunne e degli alunni. (art. 1)

Secondo. La circolare pone esplicitamente il problema dei “bisogni educativi” degli alunni “portatori di handicap”. I docenti della classe vengono sollecitati ad acquisire il quadro relativo alle condizioni soggettive del bambino, individuando gli ostacoli che si frappongono ad un armonico sviluppo. In sostanza, la progettazione del PEI è un’intrapresa collettiva e collegiale!

Terzo. L’integrazione scolastica non solo deve essere congiuntamente progettata, ma altrettanto congiuntamente realizzata. Questa “raccomandazione” è rivolta, nella circolare, in particolare ai docenti della scuola media che, indipendentemente dalla “materia che essi professano” devono rispondere ai bisogni degli alunni con “interventi calibrati sulle condizioni personali di ciascuno”.

In sintesi, quali criticità?

Da quel lontano 1979 sono passati quarant’anni. Rimangono però tuttora insoluti alcuni dei rilievi contenuti in quella “polverosa” circolare. In particolare, segnalo alcuni evidenti criticità che, per comodità di lettura, mi limito a segnalare nella figura sotto riprodotta.

Molta strada è stata fatta. Molto (forse troppo) resta ancora da fare!

Luciano RONDANINI

Manuale per la scuola primaria - Guida ai concorsi

a cura di M. Spinosi, con G. Cerini e S. Loiero

(settembre 2019, pagine 512, euro 48,00)


Il libro, articolato in quattro capitoli e un'appendice, costituisce uno strumento indispensabile per il futuro insegnante, lo aiuta a padroneggiare tutte le competenze necessarie per diventare un professionista di qualità. Serve anche ai docenti in servizio per la ricchezza dei suggerimenti e per gli esempi di percorsi didattici ivi contenuti.

Il primo capitolo contiene i fondamenti pedagogici, sociali e psicologici con riflessioni sulle principali questioni e con riferimenti alle teorie e alle scuole di pensiero su cui si sono fondate le nostre scelte istituzionali.

Il secondo capitolo affronta i temi basilari per diventare docenti, cioè tutti i presupposti per l'insegnamento apprendimento: curricolo, competenze, ambiente di apprendimento, documentazione, gestione della classe, valutazione, certificazione ed altro.

Il terzo capitolo è dedicato alla “didattica in azione”: ci sono nove percorsi disciplinari, alcuni esempi di prove di verifica e di compiti in situazione.

Il quarto capitolo riguarda gli aspetti di natura organizzativa e istituzionale con attente analisi delle Indicazioni per il curricolo, autonomia scolastica, offerta formativa, valutazione e rendicontazione e con una ricostruzione essenziale della storia della scuola primaria.

Infine il neo docente, per potersi muoversi nel mondo delle norme, può avvalersi di un'appendice in cui sono riassunte, in maniera semplice ed efficace, tutte le principali disposizioni che regolano la vita della scuola.

Una tabella di corrispondenza tra l'insieme dei temi richiesti nel programma di concorso e di quelli trattati nel manuale permette di non tralasciare nulla. Potrà essere un utile dispositivo di orientamento sia nella fase di prima lettura, sia in quella di consolidamento della preparazione

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4 novembre 2019

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n. 158

Finanziamenti per indagini sui solai e sui controsoffitti

Massimo NUTINI

L'attenzione per i solai e i controsoffitti della scuole, dopo l'incidente di Rivoli

Da una decina d'anni, da quando è avvenuto il tragico incidente al Liceo Darwin di Rivoli nel quale ha perso la vita lo studente diciassettenne Vito Scafidi, si è aperto un canale di finanziamento specifico per l'effettuazione di verifiche sulla vulnerabilità dei solai e dei controsoffitti negli edifici scolastici. Si è immediatamente effettuata una prima generalizzata verifica, disposta e finanziata dall'Accordo 28 gennaio 2009, n. 7/C.U., pubblicato sulla G.U. n. 33 del 10 febbraio 2009, alla quale sono seguiti i finanziamenti per gli interventi più urgenti, e successivamente una seconda tornata di verifiche finanziate dall'art. 1, comma 107, dalla legge 13 luglio 2015, n. 107. Si tratta di provvedimenti molto opportuni, in quanto i controlli in questione sono sicuramente prioritari e l'esperienza ha insegnato che non pochi incidenti, fortunatamente spesso di piccola entità, sono causati da elementi minori o non strutturali, in passato ingiustamente trascurati a favore dei danni maggiori ipotizzabili per il rischio sismico e d'incendio.

Nuovi finanziamenti: richieste entro il 29 novembre

Con un Avviso Pubblico datato 16 ottobre 2019, n. 30628 il Ministero dell'Istruzione ha aperto nuovamente la possibilità, per tutti gli enti locali proprietari di edifici scolastici ospitanti scuole statali, di ottenere finanziamenti per effettuare indagini e verifiche dei solai e dei controsoffitti. Il finanziamento complessivo è pari a 65,9 milioni di euro, dei quali 40 milioni saranno distribuiti per le verifiche mentre 29,5 milioni saranno assegnati successivamente per l'effettuazione degli interventi urgenti di messa in sicurezza che dovessero rendersi necessari all'esito delle indagini stesse. Le domante per l'ammissione al finanziamento possono essere presentate, sul sito del Ministero entro e non oltre le ore 15.00 del 29 novembre 2019.

I criteri di selezione e la necessità di predisporre le domande con anticipo

Le candidature saranno selezionate sulla base dei seguenti criteri: vetustà degli immobili con particolare riferimento agli edifici costruiti prima del 1970, zona sismica, popolazione scolastica coinvolta, tipologia costruttiva dei solai, assenza di finanziamento negli ultimi cinque anni per interventi strutturali o per indagini diagnostiche, eventuale quota di cofinanziamento. Dato il consistente numero di enti cui si rivolge l'avviso, il Ministero suggerisce, al fine di evitare un sovraccarico della rete, di inserire i dati con anticipo rispetto all'ultimo giorno utile premurandosi poi di completare, modificare e controllare l’esattezza degli stessi in prossimità della scadenza fissata per l'inoltro della candidatura entro i termini previsti. 

La formazione delle graduatorie e la modalità di pagamento

Le due graduatorie finali, distinte per Comuni/Unioni Comuni e Province/Città metropolitane, saranno approvate con decreto direttoriale e pubblicate su una pagina dedicata del sito Istruzione/edilizia scolastica. Dalla data di pubblicazione del decreto di approvazione delle graduatorie, gli enti locali avranno 365 giorni per l'affidamento delle indagini, pena la revoca del finanziamento. Gli enti beneficiari dei contributi riceveranno, dopo l'approvazione della graduatoria, apposite linee guida contenenti le informazioni relative al monitoraggio e alla rendicontazione. I pagamenti avverranno a partire dal 2020, direttamente dal Ministero in favore degli enti locali beneficiari, in un’unica soluzione una volta che il Responsabile del procedimento avrà caricato a sistema una certificazione comprovante l’avvenuto espletamento delle indagini, allegando una relazione conclusiva sulla corretta esecuzione e sugli esiti delle verifiche stesse.

Massimo NUTINI

La povertà educativa in Italia (I)

Infanzia e adolescenza a rischio

Rosa SECCIA

Il Rapporto di Save The Children

È stata pubblicata da pochi giorni la decima edizione del rapporto sull’infanzia a rischio curato da Save the Children[1]. Da dieci anni a questa parte, la più grande organizzazione internazionale indipendente, che lotta da cent’anni per migliorare la vita dei bambini e degli adolescenti, contribuisce a riflettere su tutto ciò che riguarda la realtà dell’infanzia e dell’adolescenza. Data la sua articolazione e complessità, dedicheremo due articoli alla presentazione del Rapporto.

Una condizione narrata nell’“Atlante dell’Infanzia a rischio”

Ricco di immagini, dati e tabelle, pensato come “una mappa delle mappe”, progettato per connotarsi come un manuale immediato e, al contempo, denso di contenuti e riferimenti culturali, l’Atlante[2] – sapientemente curato da Giulio Cederna – si caratterizza da sempre come una narrazione sull’Italia dei bambini. Con la consapevolezza che le mappe forniscono «una rappresentazione piana, ridotta e approssimata del territorio» (p.10), ma anche con il convincimento che l’eterogeneo corpus di informazioni, statistiche e non, può contribuire nella comprensione delle «tante Italie» dei bambini e delle bambine, realizzando confronti e “zoom territoriali” per individuare problemi, priorità e risorse.

«L’analisi informata e multidisciplinare dei territori – si legge nel prologo all’ultima edizione – può aiutarci a elaborare progetti, sperimentare metodologie e strategie di intervento per migliorare le condizioni di vita dei nostri figli, in particolare dei bambini e delle bambine che vivono nei contesti più fragili». (p.10)

Non a caso l’Atlante dell’Infanzia a rischio ha ricevuto il Premio Andersen 2019: per il rigore e la puntualità delle indagini sull’infanzia e le difficoltà di crescita e per l’impegno ed il coraggio nell’aver acceso i riflettori sulle condizioni economiche, sociali, culturali e educative di territori spesso dimenticati, mettendo anche in luce tante “buone pratiche” e il lavoro misconosciuto di scuole, istituzioni e associazioni nel contrasto precoce al disagio sociale.[3]

Il focus dell’edizione dell’Atlante dell’infanzia 2019

Anche l’Atlante 2019 si presenta, a dirla con Roberto Saviano[4], come un «romanzo drammatico» ed è stato presentato lo scorso 21 ottobre contemporaneamente in dieci città italiane (Ancona, Bari, Catania, Milano, Napoli, Reggio Calabria, Roma, Sassari, Torino e Udine), in occasione del lancio della campagna “Illuminiamo il futuro” per il contrasto alla povertà educativa.[5]

In questa edizione viene tracciato un quadro dettagliato ed impietoso della condizione infantile e adolescenziale in Italia: in dieci anni è triplicato il numero dei minori in povertà assoluta, passando dal 3,7% del 2008 al 12,5 % del 2018.

È uno dato che lascia sullo sfondo quello che riguarda la condizione di povertà degli adulti, che si attesta intorno ai 5 milioni secondo l’Istat.

È un dato raccapricciante e purtroppo reale! Alle soglie del 2020, ci sono in Italia 1,2 milioni di bambini e bambine che non hanno i beni indispensabili per condurre una vita dignitosa.

Un Paese vietato ai minori

La nostra nazione sembra avere abbandonato «il suo tesoro più grande: i bambini». In questo ultimo Atlante dell’Infanzia a rischio, dal titolo “Il tempo dei bambini”, emerge una situazione di aumento esponenziale di disuguaglianze intergenerazionali, geografiche, economiche e sociali. Le condizioni sono molto diverse tra i bambini e le bambine che vivono nel nord, nel centro e nel sud dello stivale; tra coloro che abitano nelle aree centrali e nelle aree periferiche; tra coloro che sono di nazionalità italiana o straniera; tra quelli che sono figli di “scuole bene” e quelli relegati in “classi ghetto”. L’Italia continua a non preoccuparsi di chi dovrà garantire il suo stesso futuro. Ancora manca un “Piano strategico per l’infanzia e l’adolescenza” e la spesa sociale per l’infanzia resta tra le più basse in Europa, con differenze notevoli tra le regioni nell’accesso ai servizi per i bambini e le loro famiglie. È evidente che si tratti di un divario che penalizza tutte le aree del paese colpite dalla mancata definizione dei Livelli essenziali di prestazione (LEP) relativi ai diritti all’istruzione, alla salute e all’assistenza sociale, previsti dalla riforma del Titolo V della Costituzione. Tale monca applicazione della riforma federalista ha alimentato, nel corso del decennio, gli squilibri già esistenti a livello di prestazioni e servizi per l’infanzia e le famiglie più in difficoltà hanno affrontato da sole gli effetti della crisi.

Infanzia, tema negletto della politica e dei media

È Valerio Neri, in qualità di Direttore Generale di Save the Children Italia, a denunciarlo nella prefazione all’Atlante dell’Infanzia 2019: «Ci sono due temi tradizionalmente negletti dalla politica e dai media: il primo è la questione ambientale, ovvero le condizioni di salute della nostra casa comune, il secondo è l’infanzia, ovvero le fondamenta stessa della nostra società … Per quanto riguarda l’infanzia in Italia, le mappe e le pagine di quest’ultima edizione dell’Atlante mostrano con abbondanza di dati e di riferimenti puntuali i danni provocati in quest’ultimo decennio dall’inerzia della politica, dai mancati investimenti nei servizi per la prima infanzia, nella scuola, nelle politiche sociali, dall’incapacità di varare una norma per riconoscere la cittadinanza ai bambini di seconda generazione» (p. 6).

Il disinteresse conclamato per la condizione dell’infanzia ha, dunque, conseguenze scandalose ed estremamente preoccupanti, in relazione sia ad una prospettiva che concerne un futuro al momento a tratti funesti, sia ad una situazione del tempo presente, caratterizzata dalla negazione di diritti fondamentali.

In dieci anni sono passati, come viene sottolineato nel prologo della pubblicazione, ben sette governi e tre legislature ed insieme ad essi anche le «macerie sociali» di una delle più profonde crisi economiche della storia repubblicana.

La povertà è una costruzione politica

Le conseguenze della crisi iniziata più di dieci anni fa sono sotto gli occhi di tutti. Oggi i numeri dicono, come ha sottolineato il giornalista Roberto Ciccarelli, che è «una condizione ancora più dura rispetto agli anni più duri della crisi, tra il 2011 e il 2014. In quel triennio il tasso di povertà infantile duplicò, passando da eccezione a emergenza. Oggi è diventata strutturale e interessa molte dimensioni della vita personale e associata dove si trovano i minori, insieme alle loro famiglie»[6].

L’infanzia e l’adolescenza in Italia pagano lo scotto di decisioni politiche ed economiche che hanno rafforzato le disuguaglianze territoriali, rendendole ormai storiche. I dati dell’ISTAT degli ultimi dieci anni sugli indicatori della povertà restituiscono un quadro molto preoccupante della situazione nel nostro Paese e sono emblematici del tempo perso dalla politica sul fronte della tutela dell’infanzia. 

Quale tempo è dei bambini?

È questa la domanda sottesa all’ultimo certosino lavoro di indagine di Save the Children Italia. E la scelta di raccontare l’attuale condizione infantile riannodando il filo del Tempo in una triplice accezione, va in questa direzione.

L’Atlante 2019, invero, si configura come un viaggio nel tempo dei bambini ed è suddiviso in tre parti: il tempo nuovo; il tempo perduto; il tempo ritrovato.

Ogni parte è stata sviluppata con l’intento di una disamina accurata di tutte le dimensioni riguardanti la situazione in cui si trova l’infanzia e l’adolescenza del nostro paese, tracciando una fotografia di un hic et nunc magistralmente descritto attraverso l’analisi puntuale di alcuni indicatori topici.

Bambini nel tempo nuovo

È il tempo attuale che vede “i figli dell’Antropocene” mobilitarsi – con a capo la sedicenne svedese Greta Thunberg – per riaccendere l’attenzione ed il dibattito sul tempo in senso fisico e atmosferico, per le minacce e i possibili effetti negativi del riscaldamento globale e i conseguenti cambiamenti climatici già in atto.

Sono ormai “giovani inarrestabili”, consapevoli di essere una generazione che deve crescere in fretta, per difendere un futuro che gli è stato sottratto. Sono giovani determinati, convinti che le «le parole insegnano ma gli esempi trascinano»: così si esprime, difatti, la ventiquattrenne Federica Gasbarro, portavoce Friday for Future Roma, che dichiara di voler essere il cambiamento che avrebbe voluto vedere nel mondo. Sono giovani che scendono “in piazza in nome del sapere”, proponendosi «di essere il mezzo per favorire la divulgazione della conoscenza, un megafono che amplifica la voce degli scienziati sistematicamente ignorati dalla politica e dai media» (p. 26).

Figli dell’antropocene

Antropocene (Treccani): Termine divulgato dal premio Nobel per la chimica atmosferica Paul Crutzen, per definire l’epoca geologica in cui l’ambiente terrestre, inteso come l’insieme delle caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche in cui si svolge ed evolve la vita, è fortemente condizionato a scala sia locale sia globale dagli effetti dell’azione umana. Non essendo un periodo accolto nella scala cronostratigrafica internazionale del tempo geologico (secondo i dettami dell’ICS, International commission of stratigraphy), l’A. si può far coincidere con l’intervallo di tempo che arriva al presente a partire dalla rivoluzione industriale del 18° sec., ossia da quando è iniziato l’ultimo consistente aumento delle concentrazioni di CO2 e CH4 in atmosfera. In questo periodo l’impatto dell’uomo sugli ecosistemi si è progressivamente incrementato, veicolato anche da un aumento di 10 volte della popolazione mondiale, traducendosi in alterazioni sostanziali degli equilibri naturali (scomparsa delle foreste tropicali e riduzione della biodiversità.

Povertà educative e crisi climatica

È uno scenario che, però, mette a nudo anche quanto fino ad oggi non è stato realizzato efficacemente tra i banchi di scuola, visti i risultati insoddisfacenti dei quindicenni italiani in scienze nei test OCSE PISA del 2015 ed i risultati delle prove Invalsi che mostrano scarse competenze anche in lingua italiana. L’analisi dei dati raccolti rileva che «l’estrema variabilità dei risultati mostra, in filigrana l’ampia trama delle povertà educative dei ragazzi e a diversi livelli: familiari, sociali, geografici, inerenti al sistema scolastico» (p. 31).

Il primo fattore di disparità resta di carattere geografico. È determinante, ancora oggi, dove si nasce e si cresce.

È un circolo vizioso e perverso; le condizioni di svantaggio socio-economico, nel restringere le possibilità di accesso alla conoscenza dei fenomeni naturali e scientifici fuori e dentro la scuola, favoriscono l’eventuale esposizione di bambini e ragazzi ai rischi prodotti dalle crisi ambientali. D’altra parte, vi è un nesso incredibilmente diabolico tra il clima e le disuguaglianze sociali ed economiche: gli effetti del riscaldamento globale colpiscono soprattutto chi ha meno contribuito a creare il problema.

Oggi si cresce, dunque, in un pianeta sempre più instabile e la generazione dei millennials deve fare i conti con le ondate di calore, con la consapevolezza che proprio le città sono, allo stesso tempo, le principali responsabili dei cambiamenti climatici e le prime vittime degli effetti di tali modificazioni del clima.

Crescere in contesti urbani inquinati

L’innovativo rapporto del 2018 a cura dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA), inoltre, mostra una correlazione statistica rilevante tra inquinanti e contesti urbani con elevata presenza di alloggi popolari, basso tasso di istruzione universitaria e mancanza di spazi verdi.

L’Italia risulta essere campione d’Europa per numero di auto (637) ogni mille abitanti. Con tutte le conseguenze annesse e connesse! Basti pensare, in merito, quanto abbiano influito anche i tagli al servizio scuolabus operato dai comuni durante la crisi, che hanno penalizzato maggiormente il Centro ed il Sud del paese.

Di certo l’effetto più deleterio dell’inquinamento atmosferico delle città si misura sui danni al sistema respiratorio specie dei più piccoli, ma è già da tempo che si stanno indagando anche altri tipi di conseguenze da parte degli agenti inquinanti e che riguardano lo sviluppo neurale e cognitivo. Sebbene il tema sia ancora molto dibattuto, diverse ricerche hanno messo in relazione inquinamento, ritardi cognitivi e disturbi dell’apprendimento.

Da questa prospettiva la questione ambientale e la relativa “ingiustizia” si salda alla questione/ingiustizia sociale, costituendo le due facce della stessa medaglia.

Crescere in un paese fragile

Non poteva mancare nell’Atlante dell’Infanzia a rischio 2019 una riflessione su “Terremoti, frane e scuole a rischio”, partendo dal presupposto che «La sicurezza scolastica va tutelata e garantita in quanto diritto che trova fondamento nella Costituzione, nella Convenzione Onu sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza e nella legislazione nazionale a tutela dei minori e della sicurezza nei luoghi di lavoro»[7] ed esaminando la situazione reale di un numero rilevante di scuole prive di progettazione antisismica e di certificato di agibilità.

È un dato che non può essere ignorato e che mette in evidenza come, di fronte alla fragilità crescente della nostra penisola – sempre più soggetta a terremoti, frane e alluvioni – proprio la più importante infrastruttura educativa del Paese, qual è la scuola, appare completamente inadeguata sul piano strutturale.

Ma la scuola è anche impreparata ai temi della sicurezza. Nonostante sia il luogo in cui i bambini trascorrano gran parte della loro infanzia e adolescenza e dovrebbe essere, per suo mandato, il luogo centrale di promozione culturale della prevenzione e della sicurezza, con un coinvolgimento diretto degli stessi studenti ai processi legati al tema della sicurezza.

Crescere in un mondo diseguale

Tra gli ultimi capitoli della prima parte dell’Atlante meritano un riferimento quelli dedicati alle disuguaglianze che riguardano:

  • una diversa distribuzione delle risorse alimentari, tra alto tasso di spreco alimentare in campo domestico; tassi elevati di obesità, in percentuale più elevata in contesti familiari meno abbienti e meno istruiti; una presenza di bambini e ragazzi deprivati che crescono in famiglie dove non si consumano regolarmente alimenti importanti come carne, pollo, pesce, frutta e verdura;
  • una diversa distribuzione delle risorse naturali, con il paradosso che anche in Italia il livello dei consumi eccede abbondantemente la capacità degli ecosistemi di rigenerarsi.

È una disamina che mette di fronte alla responsabilità di dover agire, cambiando rotta: «investendo nella società della conoscenza, nella lotta senza quartiere alle povertà educative, nella promozione di una istruzione rinnovata e al passo coi tempi… (e in scuole possibilmente rinnovate, potenziate, messe in sicurezza)» (p. 77)

Rosa SECCIA

[1] https://www.savethechildren.it

[2] https://atlante.savethechildren.it/index.html

[3] https://www.savethechildren.it/blog-notizie/premio-andersen-2019-al-nostro-atlante-infanzia-a-rischio

[4] www.treccani.it/catalogo/catalogo_prodotti/annuari/Atlante_dell_infanzia_a_rischio.html

[5] https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/campagne/illuminiamo-il-futuro

[6] https://ilmanifesto.it/scandalosa-poverta-tra-i-minori-e-triplicata-in-dieci-anni/

[7] Cittadinanzattiva e Save the Children, aprile 2019

Concorso Dirigenti Tecnici: primi orientamenti bibliografici

Repertorio 2019 - Dizionario normativo della scuola

Uno strumento fondamentale per lo studio dell'ordinamento scolastico, l'aggiornamento professionale, la preparazione a pubblici concorsi. Si compone di saggi, curati da esperti di settore, che illustrano in modo aggiornato ed approfondito i principali istituti giuridico-amministrativi, contrattuali e contabili del comparto scuola e del pubblico impiego. Ciascuna voce sintetizza un argomento, ne mette in risalto gli aspetti salienti, enuncia le fonti normative, informa sul loro evolversi nel tempo, presenta considerazioni tecnico-giuridiche, notazioni, commenti.
Richiamo all’Europa
a cura di L. Maloni, R. Seccia

Questa pubblicazione ha un duplice “richiamo”. Uno ideale ed ambizioso e uno pratico ed operativo, volendo facilitare il mondo della scuola nella progettazione europea e gli studenti nella ricerca di nuove opportunità per il proprio futuro. È soprattutto rivolto agli insegnanti che si occupano di progettazione, ai dirigenti che devono acquisire risorse per la scuola, ai responsabili amministrativi che hanno il compito di realizzare operativamente i processi decisionali, alle giovani generazioni che vedono ancora nell'Europa una chance di lavoro e di vita. Le scelte accurate degli argomenti e le riflessioni argute sulle tematiche proposte permettono di farsi un'idea ben chiara e fondata.
L'autonomia delle scuole in Europa e Altrove
di M.G. Dutto

Il libro offre al lettore una panoramica sulle esperienze in Europa e altrove anche per contribuire alla riflessione su una scelta importante compiuta nel nostro Paese, affinché l'autonomia non si riduca solo a ricordo nostalgico di una stagione appassionata. Oggi, però, l'interrogativo centrale è se la maggiore responsabilità assegnata alle scuole migliora la preparazione degli studenti. Sulla base delle evidenze disponibili l'autore esplora, con realismo e lontano dalla retorica, l'autonomia delle scuole: non è una soluzione a qualsivoglia problema, ma è uno strumento di grande impatto da usare strategicamente a determinate condizioni.
Il dirigente scolastico e la leadership della scuola
di M.G. Dutto

Con questo il volume, l'aspirante alla dirigenza, come il dirigente già sul campo, può riflettere sull'idea di leadership, interrogarsi sul suo significato nella scuola, esaminare schemi di intervento proposti da esperti nazionali e internazionali. Con una metafora nautica, l'autore indica ai dirigenti scolastici, e a coloro che aspirano a diventarlo, la via della transizione verso la guida di scuole autonome che mollano gli ormeggi e prendono il largo. Valorizzare le risorse e gli strumenti a disposizione e rimanere sempre connessi attraverso un'interazione critica e intelligente con l'amministrazione ministeriale e le politiche del tempo per assicurare continuità di azione senza rincorrere i cambiamenti del giorno.
Competenze chiave per la cittadinanza
a cura di G. Cerini, S. Loiero, M. Spinosi

Attraverso una pluralità di contributi pedagogici, disciplinari e didattici, il testo analizza i temi di fondo dei nuovi scenari della cittadinanza, il quadro di nuovi saperi e discipline di frontiera (digitale, coding, statistica, geografia), percorsi operativi ispirati alla didattica per competenze, suggerimenti per la progettazione didattica, la valutazione, la certificazione e la formazione in servizio. L'intento è quello di fornire a insegnanti, formatori, dirigenti scolastici, alcune chiavi di lettura per promuovere una piena educazione alla cittadinanza attraverso la costruzione di nuovi ambienti di apprendimento, per migliorare la qualità dell'insegnamento ed i risultati degli studenti.
Una guida per il PTOF
di M.T. Stancarone

Questo volume nasce con l'intento di sostenere il lavoro delle scuole nella predisposizione del Piano triennale dell'offerta formativa e fornire i contenuti utili a quanti vogliano intraprendere la carriera dirigenziale o quella di docente. La predisposizione dell'offerta formativa è un momento fondamentale della vita di una scuola. Il libro offre un panorama sintetico, ma completo, dell'evoluzione storico-normativa che ha portato all'introduzione del PTOF e delle principali teorie sui modelli organizzativi utili a governare la complessità della scuola e realizzare l'apprendimento organizzativo.
La Rendicontazione sociale
di M. Logozzo, D. Previtali, M.T. Stancarone

In questo volume viene analizzato ed approfondito l'iter storico e normativo che ha portato alla definizione della Rendicontazione sociale. L'intento è quello di accompagnare il lettore nel processo della rendicontazione, fornendo anche una guida operativa semplice e chiara per utilizzare la piattaforma predisposta dal MIUR. Nel testo, inoltre, è possibile ripercorrere i passaggi fondamentali che dall'autovalutazione vanno alla rendicontazione sociale, divenendo un riferimento utile sia per chi desidera approfondire i temi della politica scolastica sia per il personale docente e dirigente sia per chi è interessato ad entrare nel mondo della scuola.


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