Scuola7 9 dicembre 2019, n. 163

Scuola7

la settimana scolastica

9 dicembre 2019, n. 163


In questo numero parliamo di:



I risultati dell’indagine OCSE PISA 2018: una corona di spine per il sistema scolastico italiano (M. Imperato)

Per andare in pensione nel 2020 (F. Rubino)

Le Reti di Ambito come risorsa progettuale in chiave collaborativa (R. La Tona)

Prevenire il disagio educativo (B. Sozzi)


Settimanale di informazione scolastica.
© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diScuola in allarme per PISA
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9 dicembre 2019

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n. 163

I risultati dell’indagine OCSE PISA 2018: una corona di spine per il sistema scolastico italiano

Marina IMPERATO

Facciamo ordine nel clamore mediatico

Le politiche internazionali dell’istruzione e della formazione riconoscono una importanza sempre più rilevante agli esiti delle rilevazioni degli studenti e, congiuntamente di riflesso, dei singoli sistemi scolastici nazionali e di quelli internazionali. Le rilevazioni possono essere perciò considerate come ‘dispositivi’ in grado di:

- condurre ad una migliore comprensione dei livelli di apprendimento degli studenti

- fornire informazioni sullo ‘stato di salute’ del sistema di istruzione

- individuare le criticità, analizzarle ed elaborare strategie e pratiche per il miglioramento

- utilizzare i risultati per monitorare diacronicamente le ‘condizioni’ del sistema.

Sulla base di questa premessa il clamore mediatico che da sempre accompagna la presentazione dei risultati delle indagini internazionali rappresenta un fattore di assoluta prevedibilità: dunque, anche quest’anno le prime pagine di quasi tutte le più importanti testate giornalistiche - anche televisive - hanno ‘sparato’ i risultati presentati martedì 3 dicembre. Del rigore scientifico e della sistematicità che i ricercatori dell’INVALSI hanno profuso nel trattamento dei dati presentati non esiste più traccia nel mondo dell’informazione, perché il bisogno di sensazionalismo unito al comprensibile bisogno di semplificazione ha fatto sì che l’attenzione venisse tutta incanalata sui risultati - peraltro indiscutibilmente negativi - raggiunti dal campione della popolazione studentesca italiana (11.785 studenti in 550 scuole, rappresentativi di 521.223 studenti quindicenni).

Considerando le modalità di presentazione degli esiti delle prove INVALSI è di tutta evidenza che per quanto riguarda la tematica delle rilevazioni relative agli apprendimenti esiste una assoluta parità di trattamento giornalistico con quelle relativa a PISA. Tuttavia, sarebbe auspicabile che i risultati fossero inseriti nella giusta cornice di senso per fornire ai ‘non addetti ai lavori’ un orientamento documentato.

Alcune caratteristiche delle rilevazioni OCSE-PISA

Come è noto, le indagini internazionali OCSE-PISA hanno una storia consolidata, iniziata nel 2000 e giunta alla settima edizione nel 2018, e rilevano le competenze in matematica, scienze e literacy in lettura degli studenti quindicenni (indipendentemente dalla classe che frequentano), età che corrisponde- in linea di massima - al termine della scuola dell’obbligo in molti paesi e, quindi, all’età riconosciuta come la soglia minima per iniziare la vita lavorativa. Lo scopo è quello di verificare il livello di acquisizione di conoscenze e di competenze ‘chiave’, essenziali per partecipare alla vita sociale e politica come cittadini adulti, consapevoli ed autonomi: in tale prospettiva, ad esempio, nella rilevazione del 2015 sono state utilizzate prove di problem solving collaborativo.

La caratteristica più saliente delle indagini PISA consiste nel fatto che esse non si riferiscono ai curricoli dei diversi sistemi di istruzione (curriculum free) e che la valutazione non si limita a verificare se gli studenti sono in grado di riprodurre conoscenze, ma esamina anche la ‘qualità’ dell’apprendimento nel momento in cui gli studenti estrapolano le conoscenze scolastiche applicandole a contesti non noti, riferiti sia all’interno che all’esterno della scuola. In buona sostanza, le indagini PISA ‘verificano’ se al termine della scuola dell’obbligo i giovani sono pronti a vivere in maniera consapevole nella società contemporanea ‘manipolando’ il bagaglio di conoscenze e competenze necessarie per prendere parte alla vita attiva come cittadini autonomi e responsabili.

A differenza delle rilevazioni nazionali italiane (INVALSI), che si caratterizzano per la costante equivalenza dei domini indagati annualmente, le rilevazioni PISA esplorano sì tutti e tre i domini (lettura, matematica, scienze) ad ogni ‘tornata’ di triennio, ma l’attenzione viene focalizzata in maniera ciclica sui singoli domini in modo da effettuare un’analisi approfondita della performance su ciascuno ogni nove anni, e ogni tre anni effettuare un’analisi degli andamenti. Si tratta evidentemente di una periodicità con fini ‘politici’, perché i risultati delle indagini dovrebbero essere ‘sfruttate’ dalle singole nazioni per riflettere sulle criticità e per elaborare azioni di medio/lungo termine per il miglioramento del singolo sistema di istruzione.

Il focus esplicito delle rilevazioni 2018: la literacy nella lettura

Dunque, ogni ciclo triennale di PISA si caratterizza per uno specifico ambito di ricerca: le rilevazioni del 2018 hanno nuovamente presentato come dominio principale la lettura[1], definita come ‘la capacità degli studenti di comprendere, utilizzare, valutare, riflettere e impegnarsi con i testi per raggiungere i propri obiettivi, sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità e partecipare alla società’.

Nella maggior parte dei paesi partecipanti alla prova - della durata di due ore - è stata svolta secondo la modalità computer based, ma la vera particolarità della rilevazione 2018 è consistita nell’approccio adattivo-multistadio: vale a dire che i blocchi di quesiti proposti ad ogni allievo tengono conto delle prestazioni fornite nei ‘blocchi’ precedenti. Agli studenti era rivolto anche un questionario nel quale erano richieste informazioni personali, le loro esperienze scolastiche e di apprendimento, le loro convinzioni, le loro inclinazioni.

In breve, soltanto il 5% degli studenti italiani si colloca ai livelli 5 e 6 (più elevati) a fronte di una media OCSE del 9%, mentre ben il 77% è riuscito a raggiungere almeno il livello di competenza in lettura (media OCSE 77%). Il dato più rilevante, però, risiede nel trend negativo dell’Italia, rispetto alle rilevazioni PISA 2000 e 2009 (quelle con lettura come ambito principale): dunque soltanto il 18% degli studenti italiani si attesta sui livelli ‘medi’ (3 e 4), mettendo in evidenza una situazione ‘ad imbuto’ che sembra qualificare - ormai tradizionalmente - il nostro sistema.

Le disuguaglianze restano immutate

Anche il divario Nord-Sud - peraltro conclamato nelle rilevazioni INVALSI - trova conferma in maniera molto significativa, come risulta dalla tabella riportata.

Anche i risultati esaminati fra le diverse tipologie di scuole evidenziano - per l’ennesima volta - che gli studenti liceali ottengono punteggi molto elevati, rispetto ai loro coetanei degli istituti tecnici, degli istituti professionali e della formazione professionale.

Le diseguaglianze interne, dunque, si perpetuano e si accentuano, nel senso che non si rilevano cenni, magari anche flebili, di un indizio di cambiamento di questi trend interni che restituiscono l’immagine di un sistema scolastico che, nonostante il robusto e ormai ventennale intervento europeo, e gli sforzi di innovazione concentrati sulla didattica e sugli spazi di apprendimento, non riesce a rendere questi interventi concretamente efficaci.

Le misure europee - alle quali le scuole delle regioni della macro-area Sud e Isole hanno ampiamente e continuativamente attinto dal 1999 - finalizzate essenzialmente al recupero e al potenziamento delle competenze di base attraverso la programmazione PON FSE, hanno finora dato scarsi esiti su entrambi i fronti (nazionale: INVALSI - internazionale: PISA) delle rilevazioni.

A questo punto, sarebbe auspicabile - anche in vista della imminente programmazione 2021/2027 - un ripensamento radicale di tali misure, da riferirsi in special modo alla coerenza delle proposte progettuali da parte delle scuole rispetto ai propri punti di criticità.

Il focus implicito delle rilevazioni 2018: i questionari a corollario

Tuttavia, il dato più allarmante proviene dalle risposte fornite dagli studenti ai questionari ‘personali’ che definiscono in maniera inequivoca un aspetto finora scarsamente riconosciuto come problema: la ‘cripto dispersione’. Di cosa si tratta?

Nel questionario circa il 30% degli studenti quindicenni (media OCSE 26%) ha dichiarato che, durante le lezioni di italiano, l’insegnante deve attendere non meno di dieci minuti per ripristinare l’ordine tra gli studenti e farli concentrare sulla lezione. Ipotizzare che questa situazione non sia circoscritta soltanto alle lezioni di italiano, ma che anche le altre discipline siano interessate da questa dinamica, conduce a scenari impressionanti in termini quantitativi di ore lezione non svolte.

Eppure, il livello di scolarizzazione degli studenti quindicenni dovrebbe vederli ampiamente responsabilizzati e consapevoli delle regole d’aula, per il semplice fatto che essi si trovano nel decimo anno di frequenza scolastica e che, per tale motivo, dovrebbero aver raggiunto un buon livello di autocontrollo e di autodeterminazione.

I dati su quella che abbiamo definito ‘cripto dispersione’ non finiscono qui: ben il 57% degli studenti italiani ha dichiarato di essersi assentato da scuola nelle due settimane precedenti le rilevazioni PISA, a fronte del 21% degli studenti OCSE. La situazione appare invece più equilibrata per quel che riguarda il ritardo in ingresso nel medesimo arco temporale: 45% degli studenti italiani contro il 48% degli studenti OCSE. Il questionario non approfondisce ulteriormente il tema, ma senz’altro il dato delle ore di lezione non fruite aumenterebbe in modo considerevole se venissero considerate le uscite anticipate, la partecipazione alle assemblee di istituto e di classe e le assenze dei docenti.

La cripto-dispersione: un deficit di motivazioni

Sono questi, ad avviso di scrive, gli aspetti di maggiore criticità in quanto riflettono un ‘andazzo’ la cui corresponsabilità va equamente distribuita tra i genitori e le scuole: in altri termini, questi dati ci quantificano il baratro educativo e la crisi genitoriale da un lato, dall’altro ci mostrano che il sistema scolastico è tra quelli - nella Pubblica amministrazione - dove più elevato è il tasso di assenze del personale.

Tra l’altro, il fenomeno della ‘cripto dispersione’ è trasversale perché investe in egual misura le diverse tipologie di scuola: quindi, l’atteggiamento è diffuso e persistente, per quel che riguarda sia gli studenti sia i docenti. Come intervenire? Il semplice richiamo all’osservanza del patto di corresponsabilità da parte dei genitori senz’altro non può bastare, così come non sortisce alcun effetto il richiamo ad un comportamento etico nell’espletamento della professione docente. I dati della ‘cripto dispersione’ ci parlano in maniera chiara mettendoci di fronte ad una crisi, ormai annosa, di motivazione che coinvolge entrambe gli ‘attori’ in scena: studenti e docenti.

Senza una revisione radicale del sistema di reclutamento dei docenti qualsiasi altro intervento è destinato a fallire: l’attuale procedura non esplora gli aspetti relativi alle attitudini, alle motivazioni, all’interesse nei confronti di un impegno professionale che quotidianamente richiede la mobilitazione di risorse plurime.

Gli esiti delle rilevazioni: molto rumore per nulla?

Dal quadro appena delineato, che mostra in maniera sintetica e selezionata i risultati più ‘interessanti’ scaturiti dalla rilevazione PISA 2018, e dall’attenzione giornalistica che - come abbiamo ricordato - è stata loro dedicata, sarebbe logico attendersi un particolare interesse da parte dell’opinione pubblica sullo ‘stato di salute’ del sistema scolastico in Italia. Così non è.

Il 53° Rapporto CENSIS sulla situazione sociale del Paese rappresenta un punto di riferimento qualificato per osservare il sentiment della popolazione su questo aspetto: ebbene, tra le questioni ritenute più importanti che l’Italia deve affrontare quelle relative al sistema educativo si posizionano all’ultimo posto in una scala di tredici risposte, mentre a livello europeo il loro posizionamento occupa il 6°/7° posto.

Nel Rapporto sono riportati in maniera dettagliata i dati relativi agli italiani low skilled nella competenza alfabetica, numerica, nella comprensione dell’ascolto della lingua inglese (studenti delle classi terze della scuola secondaria di primo grado, studenti delle classi quinte della scuola secondaria di secondo grado): è importante osservare che i valori percentuali sono sempre abbondantemente superiori al 30%.

In conclusione, sembra di poter affermare che l’attenzione rivolta ai risultati delle rilevazioni nazionali e internazionali ha carattere momentaneo, episodico, legato ai momenti clou delle presentazioni: l’opinione pubblica recepisce il dato negativo, ma non ritiene che gli interventi sul sistema educativo rappresentino una priorità per lo sviluppo e il miglioramento della nazione. Sfiducia o disinteresse? Probabilmente entrambe, unite anche ad una buona dose di disillusione.

Il corto circuito è sotto gli occhi tutti e produce danni non calcolabili per l’intero sistema Paese.

Marina IMPERATO

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[1] Tale dominio era stato già esplorato in maniera specifica nelle rilevazioni PISA del 2000 e del 2009.

Per andare in pensione nel 2020

Fulvio RUBINO

La presentazione della domanda di pensione

I lavoratori del comparto scuola che volessero andare in pensione dal 01 settembre 2020 devono presentare istanza di cessazione dal servizio entro il 30 dicembre 2019.Tale termine è previsto per la presentazione delle istanze per il trattenimento in servizio al fine di raggiungere il minimo pensionabile, le istanze di trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale, nonché le eventuali revoche di istanze già inoltrate.

Le istanze devono essere presentate attraverso la piattaforma POLIS – Istanze OnLine

(al personale in servizio all’estero è consentito presentare l’istanza anche con modalità cartacea).

In modalità cartacea devono essere presentate le istanze di trattenimento in servizio al fine di raggiungere il minimo contributivo.

Inoltre, il personale delle province di Trento, Bolzano ed Aosta, deve presentare le istanze in formato cartaceo direttamente alla sede scolastica di servizio/titolarità, che, a sua volta, provvederà ad inoltrarle ai competenti Uffici territoriali.

Coloro che intendono presentare le dimissioni per l’accesso alla “Pensione Anticipata” possono, contemporaneamente, presentare una seconda istanza per “quota 100”: tale seconda istanza verrà presa in considerazione in subordine all’accertamento negativo del diritto alla prima richiesta.

Rimane, come negli anni precedenti, l’obbligo di esprimere l’opzione per la cessazione dal servizio, ovvero per la permanenza in servizio, in caso di non possesso dei requisiti necessari all’accoglimento dell’istanza presentata.

L’accertamento dell’effettivo diritto a pensione sarà verificato dalle sedi competenti dell’INPS che daranno riscontro al MIUR al fine della successiva comunicazione al personale entro il termine del 29 maggio 2020.

Il rispetto di tale termine presuppone, però, la sistemazione preventiva delle posizioni assicurative dei dipendenti, anche con l’intervento del datore di lavoro (Ambiti Territoriali e/o Scuola). In merito a ciò, è necessario ricordare che le posizioni dei pensionandi dovranno essere sistemate entro il 14 febbraio 2020 attraverso l’applicativo dell’INPS, PassWeb. Solo nel caso in cui, le istituzioni scolastiche non siano ancora in grado di utilizzare PassWeb, al fine di salvaguardare il diritto dei pensionandi ad ottenere, nei termini previsti, la certificazione del diritto a pensione ed evitare ritardi nell’erogazione della prestazione, le Istituzioni scolastiche dovranno aggiornare entro il 14 febbraio 2020, i dati sul sistema SIDI in modo da consentire alle sedi INPS di consultare ed utilizzare le informazioni, anche per i periodi pre–ruolo precedenti al 1988 con ritenuta in Conto Entrate Tesoro: tali informazioni, disponibili su SIDI, potranno essere inviate dal MIUR all’INPS con flussi massivi periodici al fine di renderli disponibili agli operatori dell’INPS.

Infine, gli Ambiti Territoriali provinciali dovranno definire, urgentemente, i provvedimenti di valutazione, computo, riscatto e ricongiunzione ai fini della quiescenza, presentate dai lavoratori prima del 2001, cioè prima del subentro diretto dell’Istituto Previdenziale alla gestione di tali istanze. Anche tali pratiche devono essere inviate alle sedi Inps, in formato cartaceo o PEC, entro il termine il 14 febbraio 2020.

Modalità tecniche per l’inoltro della domanda

Dopo l’accertamento del diritto a pensione da parte dell’INPS,le cessazioni dovranno essere convalidate al SIDI, con l’apposita funzione. Le domande di pensione devono essere inviate direttamente all’Ente Previdenziale, esclusivamente attraverso le seguenti modalità:

1) presentazione della domanda on-line accedendo al sito dell’Istituto, previa registrazione;

2) presentazione della domanda tramite Contact Center Integrato (n. 803164);

3) presentazione telematica della domanda attraverso l’assistenza gratuita del Patronato.

Tali modalità saranno le uniche ritenute valide ai fini dell’accesso alla pensione.

Coloro che sono interessati all’accesso all’APE sociale o alla pensione anticipata o per i lavoratori precoci, potranno, una volta ottenuto il riconoscimento dall’INPS, presentare la domanda di cessazione dal servizio con modalità cartacea sempre con effetto dal 1 settembre 2020.

Tra le materie ancora non definite e, quindi, non ancora usufruibili dai lavoratori che vanno in pensione, viste le norme sul pagamento differito e dilazionato della liquidazione, c’è la possibilità di chiedere un anticipo sulla liquidazione per un importo non superiore a 45.000€. L’attuazione di tale norma è stata demandata ad un D.P.C.M, ancora in corso di perfezionamento.

Vista la complessità della materia, ancor di più per coloro che vantano accrediti contributivi in diverse casse/fondi previdenziali, prima di presentare istanze di cessazione e domande di pensione, sarebbe opportuno avvalersi di specifiche competenze professionali del patronato, per valutare la propria posizione assicurativa e le proprie opportunità previdenziali, anche perché, oltre ai requisiti ordinari, sotto riportati, è possibile accedere al pensionamento in base ad alcune particolari norme e deroghe.

Pensione di vecchiaia

Dal 1° gennaio 2020 il requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia rimane invariato, pertanto è necessario possedere i seguenti requisiti:

  • per coloro che si trovano nel sistema retributivo, cioè per coloro che possono vantare accrediti contributivi (a qualsiasi titolo) precedenti al 01.01.1996:
    • almeno 20 anni di anzianità contributiva;
    • almeno 67 anni di età anagrafica;
  • per coloro che si trovano nel sistema contributivo, cioè per coloro che possono vantare solo accrediti contributivi a partire dal 01.01.1996 (ovvero non vantano alcun accredito contributivo, a qualsiasi titolo, prima del 01.01.1996):
    • almeno 5 anni di anzianità contributiva;
    • almeno 71 anni di età anagrafica;

      ovvero

    • almeno 20 anni di anzianità contributiva;
    • almeno 67 anni di età anagrafica;
    • importo della pensione pari almeno a 1,5 volte l'importo dell’assegno sociale[1].

Per il raggiungimento dei requisiti contributivi, in base a quanto disposto dalla L. 228/2012 e successive modifiche, è possibile cumulare, senza oneri, i periodi assicurativi accreditati presso differenti gestioni[2].

Non bisogna dimenticare che il limite ordinamentale della “vecchiaia” nel pubblico impiego non è stato modificato dalla riforma Monti-Fornero ed è sempre fissato ai 65 anni di età. Ciò significa che se un lavoratore dovesse perfezionare un diritto a pensione prima dei 65 anni di età e dovesse continuare a rimanere in servizio, egli può essere licenziato d’ufficio al perfezionamento del 65° anno di età anagrafica.

Pensione anticipata

Anche per la Pensione Anticipata rimangono in vigore il requisito del 2019. Ricordiamo che i provvedimenti del Governo (D.L. 4/2019 convertito in L.26/2019) hanno annullato l’incremento dei requisiti di cui al co. 12 dell’art. 24 del D.L. 201/2011, convertito con modiche con L. 214/2011 (riforma Monti-Fornero), ma contemporaneamente hanno introdotto, a partire dal 01.01.2019, una finestra mobile di 3 mesi per l’accesso alla prestazione pensionistica.

Nel comparto scuola e nel comparto AFAM, la finestra non viene applicata, in virtù dell’unica possibile finestra di uscita coincidente con il 1° settembre ovvero 1° novembre.

Per accedere alla pensione anticipata è necessario possedere i seguenti requisiti:

  • per coloro che si trovano nel sistema retributivo, cioè per coloro che possono vantare accrediti contributivi (a qualsiasi titolo) precedenti al 01.01.1996:
    • per i lavoratori di sesso maschile:
      • 42 anni e 10 mesi di anzianità contributiva;
    • per i lavoratori di sesso femminile:
      • 41 anni e 10 mesi di anzianità contributiva.
  • per coloro che si trovano nel sistema contributivo, cioè per coloro che possono vantare solo accrediti contributivi a partire dal 01.01.1996 (ovvero non vantano alcun accredito contributivo, a qualsiasi titolo, prima del 01.01.1996):
    • per i lavoratori di sesso maschile:
      • 42 anni e 10 mesi di anzianità contributiva;
    • per i lavoratori di sesso femminile:
      • 41 anni e 10 mesi di anzianità contributiva;

      ovvero

    • almeno 20 anni di contributi effettivi;
    • almeno 64 anni di età anagrafica;
    • importo della pensione pari almeno a 2,8 volte l'importo dell’assegno sociale[3].

L’introduzione della finestra mobile implica che l’accesso alla prestazione pensionistica può avvenire solo tre mesi dopo il perfezionamento del requisito dell’anzianità contributiva. A tal proposito è necessario ricordare che il lavoratore deve essere tenuto in servizio fino al termine di decorrenza della prestazione pensionistica e non fino al perfezionamento dei requisiti: ciò implica che non può essere licenziato d’ufficio prima del termine della finestra mobile.

Per il raggiungimento dei requisiti contributivi, in base a quanto disposto dalla L. 228/2012 e successive modifiche, è possibile cumulare insieme, senza oneri, i periodi assicurativi accreditati presso differenti gestioni[4].

Pensione di anzianità con Quota 100

Il nuovo Governo non ha portato modifiche alla Pensione di Anzianità “Quota 100”, introdotta nel 2019 con il D.L. 4/2019 convertito con la L.26/2019.

I requisiti per accedere a tale prestazione pensionistica sono:

  • almeno 38 anni di anzianità contributiva;
  • almeno 62 anni di età anagrafica.

È fondamentale tener conto che, per l’accesso alla prestazione pensionistica, il Governo ha introdotto una finestra mobile di:

  • 3 mesi per i lavoratori privati (con prima applicazione non prima del 01.04.2019);
  • 6 mesi per i lavoratori del pubblico impiego (con prima applicazione non prima del 01.08.2019).

Nel comparto scuola e nel comparto AFAM, la finestra non viene applicata, in virtù dell’unica possibile finestra di uscita coincidente con il 1° settembre ovvero 1° novembre.

Come già detto per la pensione anticipata, il lavoratore dev'essere tenuto in servizio fino al termine di decorrenza della prestazione pensionistica e non fino al perfezionamento dei requisiti: ciò implica che non può essere licenziato d’ufficio prima del termine della finestra mobile.

Per il raggiungimento dei requisiti contributivi è possibile cumulare, senza oneri, i periodi assicurativi accreditati presso differenti gestioni, ma, a differenza della pensione di vecchiaia e della pensione anticipata, per Quota 100 non è possibile mettere insieme la contribuzione accreditata presso le casse libero-professionali.

Anche per la pensione Quota 100 si applica la regola generale che:

  • per il perfezionamento del diritto a pensione si tiene conto anche del periodo dal 1° settembre al 31 dicembre per il comparto Scuola, ovvero dal 1° novembre al 31 dicembre per il comparto AFAM;
  • la decorrenza della pensione è il 1° settembre per il comparto Scuola, ovvero il 1° novembre per il comparto AFAM, dell’anno in cui si perfeziona il diritto a pensione;
  • la misura della prestazione pensionistica è determinata sulla base dell’anzianità contributiva maturata fino al giorno della cessazione dal servizio.

Opzione donna

Per le sole lavoratrici, è possibile accedere alla pensione in regime di opzione al contributivo.

Le lavoratrici che chiedono l’accesso alla pensione attraverso tale opzione scelgono, in modo implicito, il calcolo della misura pensionistica solo attraverso il sistema contributivo, che nel pubblico impiego spesso si traduce (in base all’anzianità retributiva, cioè all’anzianità precedente il 1996) in una forte riduzione dell’assegno pensionistico.

Per accedere alla pensione in opzione donna è necessario possedere, alla data del 31 dicembre 2018, i seguenti requisiti:

  • per le lavoratrici dipendenti:
    • almeno 35 anni di anzianità contributiva;
    • almeno 58 anni di età anagrafica;
  • per le lavoratrici autonome:
    • almeno 35 anni di anzianità contributiva;
    • almeno 59 anni di età anagrafica.

Per tale pensionamento è prevista una finestra mobile di:

  • 12 mesi per le lavoratrici dipendenti;
  • 18 mesi per le lavoratrici autonome.

In virtù della finestra unica, nei comparti Scuola ed AFAM si applicano le seguenti regole:

  • per il perfezionamento del diritto a pensione si tiene conto anche del periodo dal 1° settembre al 31 dicembre per il comparto Scuola, ovvero dal 1° novembre al 31 dicembre per il comparto AFAM;
  • la decorrenza della pensione è il 1° settembre per il comparto Scuola, ovvero il 1° novembre per il comparto AFAM, dell’anno successivo a quello in cui si perfeziona il diritto a pensione;
  • la misura della prestazione pensionistica è determinata sulla base dell’anzianità contributiva maturata fino al giorno della cessazione dal servizio, in regime di opzione al sistema contributivo.

Pensione in regime di totalizzazione

I lavoratori con contribuzione accreditata in diverse gestioni pensionistiche, in alternativa alla ricongiunzione o al cumulo di cui alla L. 228/2012 possono conseguire, a domanda, il diritto a pensione totalizzando (sommando) tutte le contribuzioni presenti nelle varie gestioni.

Per accedere alla pensione di vecchiaia in regime di totalizzazione è necessario possedere i seguenti requisiti:

  • 66 anni di età anagrafica;
  • almeno 20 anni di anzianità contributiva.

Per accedere alla pensione anticipata in regime di totalizzazione è necessario possedere i seguenti requisiti:

  • 41 anni di anzianità contributiva.

Per tali pensionamenti sono previste le seguenti finestre mobili:

  • 18 mesi per la pensione di vecchiaia;
  • 21 mesi per la pensione anticipata.

In virtù della finestra unica, nei comparti Scuola ed AFAM si applicano le stesse regole enunciate per l’opzione donna, e cioè:

  • per il perfezionamento del diritto a pensione si tiene conto anche del periodo dal 1° settembre al 31 dicembre per il comparto Scuola, ovvero dal 1° novembre al 31 dicembre per il comparto AFAM;
  • la decorrenza della pensione è il 1° settembre per il comparto Scuola, ovvero il 1° novembre per il comparto AFAM, dell’anno successivo a quello in cui si perfeziona il diritto a pensione;
  • la misura della prestazione pensionistica è data dalla somma delle quote maturate in ogni singola gestione pensionistica che partecipa alla totalizzazione.

Ciascuna gestione calcola la propria quota sulla base dell’anzianità contributiva maturata in quella gestione, fino al giorno della cessazione dal servizio, con le regole del sistema di calcolo contributivo.

Qualora in una singola gestione risulti perfezionato il diritto autonomo a pensione, il calcolo della relativa quota, retributivo o misto, segue le regole ordinarie. In ogni caso può essere chiesto, laddove più favorevole, il calcolo contributivo.

L’indennità di liquidazione dei dipendenti pubblici

A causa dei problemi di liquidità dello Stato i dipendenti pubblici hanno visto, nel corso dell’ultimo decennio, l’approvazione di leggi che non permettono la riscossione della liquidazione subito dopo essere andati in quiescenza.

Senza dover illustrare la storia della vessazione circa il TFS/TFR dei dipendenti pubblici, ricordiamo che attualmente:

  • se la liquidazione è superiore a € 50.000 viene divisa in due o tre quote, di cui le prime due pari al massimo a € 50.000 lordi;
  • il pagamento di tali quote avviene ad intervalli di 1 anno.

Oltre a tale frazionamento, per poter ricevere la prima quota bisogna attendere:

  • per i pensionamenti di vecchiaia d’ufficio:
    • 12 mesi di blocco + 90 giorni tecnici entro i quali l’INPS deve provvedere ad espletare tutte le operazioni;
  • per i pensionamenti di anzianità con dimissioni volontarie:
    • 24 mesi di blocco + 90 giorni tecnici entro i quali l’INPS deve provvedere ad espletare tutte le operazioni;
  • per i pensionamenti di inabilità/decesso:
    • 15 giorni di blocco + 90 giorni tecnici entro i quali l’INPS deve provvedere ad espletare tutte le operazioni.

Per coloro che si avvarranno del nuovo pensionamento Quota 100, è stato definito che la liquidazione è corrisposta al momento in cui il soggetto avrebbe maturato il diritto alla corresponsione della stessa secondo le disposizioni di cui alla Riforma Monti-Fornero.

Il Governo, già con il D.L. 4/2019, convertito con L.26/2019, ha approvato la possibilità di chiedere alle banche, o agli intermediari finanziari, un anticipo della liquidazione fino alla soglia di € 45.000. Tale possibilità sembrerebbe essere un tentativo di ridurre gli svantaggi determinati dalla dilazione della liquidazione dei dipendenti pubblici: in realtà, in linea con l’operato dei governi precedenti, è solo un vero e proprio regalo alle banche e agli intermediari finanziari, perché i lavoratori pubblici dovranno pagare degli interessi per poter accedere ad una parte della loro liquidazione, mentre i dipendenti privati la percepiscono tutta subito dopo il pensionamento. Dopo quasi un anno, però, si attendono, ancora, i provvedimenti attuativi e, pertanto, tale possibilità non è usufruibile dai pensionati.

Bisogna ricordare che, per le liquidazioni fino a € 50.000, il Governo ha deliberato una defiscalizzazione, definita in base al tempo intercorso tra la cessazione del rapporto di lavoro e la corresponsione della liquidazione (in prima applicazione, per le cessazioni già avvenute, si decorre dal 1° gennaio 2019), e cioè:

  • 1,5 punti percentuali decorsi 12 mesi;
  • 3 punti percentuali decorsi 24 mesi;
  • 4,5 punti percentuali decorsi 36 mesi;
  • 6 punti percentuali decorsi 48 mesi;
  • 7,5 punti percentuali decorsi 60 mesi o più.

Nonostante le norme approvate, i dipendenti pubblici sono fortemente penalizzati rispetto ai dipendenti privati in materia di indennità di liquidazione.

Quadro sinottico

Pensione Lavoratori nel sistema RETRIBUTIVO
(con anzianità contributiva al 31.12.1995)
Lavoratori nel sistema CONTRIBUTIVA
(solo con anzianità contributiva successiva al 31.12.1995)
Pensionamento d’ufficio Cumulo
L.228/2012
VECCHIAIA
(requisiti perfezionati entro il 31.12.2020)
- almeno 20 anni di anz.contributiva;
- almeno 67 anni di età anagrafica;
 
- 65 anni di età anagrafica in aggiunta al perfezionamento del diritto alla pensione anticipata
- almeno 5 anni di anz.contributiva
- almeno 71 anni di età anagrafica;
 
Ovvero
 
- almeno 20 anni di anz.contributiva
- almeno 67 anni di età anagrafica;
- importo pensione pari almeno a 1,5 volte l'importo dell’Assegno Sociale
Sistema RETRIBUTIVO:
- 67 anni al 31.08.020
- 65 anni al 31.08.2020 per chi ha perfezionato il diritto alla anticipata
Sistema CONTRIBUTIVO:
- 71 anni al 31.08.2020
SI
ANTICIPATA
(requisiti perfezionati entro il 31.12.2020)
per i lavoratori di sesso Maschile:
- 42 anni e 10 mesi di anz.contributiva;
per i lavoratori di sesso Femminile:
- 41 anni e 10 mesi di anz.contributiva;
per i lavoratori di sesso Maschile:
- 42 anni e 10 mesi di anz.contributiva;
per i lavoratori di sesso Femminile:
- 41 anni e 10 mesi di anz.contributiva;
 
Ovvero
 
- almeno 20 anni di anz.contributiva
- almeno 64 anni di età anagrafica;
- importo pensione pari almeno a 2,8 volte l'importo dell’Assegno Sociale
Con preavviso di 6 mesi, “Con decisione motivata con riferimento alle esigenze organizzative e ai criteri di scelta applicati e senza pregiudizio per la funzionale erogazione dei servizi,” requisiti perfezionati entro 31.08.2020 (art.1, co 5, L.90/2014) SI
QUOTA 100
(requisiti perfezionati entro il 31.12.2020)
- almeno 38 anni di anz.contributiva;
- almeno 62 anni di età anagrafica.

SI
con esclusione della casse libero-professionali
OPZIONE DONNA
(in mancanza di proroga per l’anno 2019, requisiti perfezionati entro il 31.12.2018)
- almeno 35 anni di anz.contributiva;
- almeno 58 anni di età anagrafica;  

NO
TOTALIZZAZIONE
(requisiti perfezionati entro il 31.12.2019)

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VECCHIAIA - almeno 20 anni di anz.contributiva;
- almeno 66 anni di età anagrafica;

ANTICIPATA - 41 anni di anz.contributiva;
LAVORI GRAVOSI
(requisiti perfezionati entro il 31.12.2020)
- almeno 30 anni di anz.contributiva;
- almeno 66 anni e 7 mesi di età;
- almeno 30 anni di anz.contributiva;
- almeno 66 anni e 7 mesi di età;
- importo pensione pari almeno a 1,5 volte l'importo dell’Assegno Sociale
- 66 anni e 7 mesi di età e 30 anni di anzi.contributiva al 31.08.020
NO

Rateizzazione del TFS e del TFR
Diritto a pensione
perfezionato
Entro il 31.12.2013 dal 01.01.2014
Prima rata
Fino a 90.000€ lordi Fino a 50.000€ lordi
Seconda rata
12 mesi dalla 1/a liquidazione
Importo lordo compreso tra 90.000€ e 150.000€ Importo lordo compreso tra 50.000€ e 100.000€
Terza rata
12 mesi dalla 2/a liquidazione
Importo lordo oltre i 150.000€ Importo lordo oltre i 100.000€

Termini di liquidazione del TFS e del TFR
Diritto a pensione
perfezionato
Entro il 31.12.2011 Dal 01.01.2012 al 31.12.2013 Dal 01.01.2014
Inabilità o decesso 15 gg+ 90 gg 15 gg + 90 gg 15 gg + 90 gg
Limite di età 15 gg + 90 gg 6 mesi + 90 gg 12 mesi + 90 gg
Dimissioni volontarie 6 mesi + 90 gg 24 mesi + 90 gg 24 mesi + 90 gg
Scadenza contra.a termine 15 gg + 90 gg 6 mesi + 90 gg 12 mesi + 90 gg
Cessazioni d’ufficio 15 gg + 90 gg 6 mesi + 90 gg 12 mesi + 90 gg

Fulvio RUBINO

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[1] L'importo della pensione non deve risultare inferiore al valore più elevato tra: 1,5 volte l'assegno sociale dell'anno 2012, rivalutato in base a variazione del PIL del quinquennio precedente l'anno da rivalutare, e 1,5 volte l'importo dell'assegno sociale relativo all'anno 2020.

[2] La liquidazione della pensione avviene, pro-quota, secondo le regole di calcolo previste da ciascun fondo e sulla base delle rispettive retribuzioni di riferimento. Possono essere messi insieme: contribuzioni accreditate nelle gestioni A.G.O. (FPLD – COM – ART – CDCM), Fondi sostitutivi dell’A.G.O. (ex Telefonici, ex Elettrici, ex Poste, ...), Fondi Esclusivi dell’A.G.O. (CTPS, CPDEL), Gestione Separata e Casse Libero-Professionali (di cui al D.Lgs. 509/94 e D.Lgs. 103/96).

[3] L'importo della pensione non deve risultare inferiore al valore più elevato tra: 2,8 volte l'assegno sociale dell'anno 2012, rivalutato in base a variazione del PIL del quinquennio precedente l'anno da rivalutare, e 2,8 volte l'importo dell'assegno sociale relativo all'anno 2020.

[4] La liquidazione della pensione avviene, pro-quota, secondo le regole di calcolo previste da ciascun fondo e sulla base delle rispettive retribuzioni di riferimento. Possono essere messi insieme le contribuzioni accreditate nelle gestioni A.G.O. (FPLD – COM – ART – CDCM), Fondi sostitutivi dell’A.G.O. (ex Telefonici, ex Elettrici, ex Poste, ...), Fondi Esclusivi dell’A.G.O. (CTPS, CPDEL), Gestione Separata e Casse Libero-Professionali (di cui al D.Lgs. 509/94 e D.Lgs. 103/96).

Concorso Dirigenti Tecnici: primi orientamenti bibliografici

La Rendicontazione sociale
di M. Logozzo, D. Previtali, M.T. Stancarone

In questo volume viene analizzato ed approfondito l'iter storico e normativo che ha portato alla definizione della Rendicontazione sociale. L'intento è quello di accompagnare il lettore nel processo della rendicontazione, fornendo anche una guida operativa semplice e chiara per utilizzare la piattaforma predisposta dal MIUR. Nel testo, inoltre, è possibile ripercorrere i passaggi fondamentali che dall'autovalutazione vanno alla rendicontazione sociale, divenendo un riferimento utile sia per chi desidera approfondire i temi della politica scolastica sia per il personale docente e dirigente sia per chi è interessato ad entrare nel mondo della scuola.
Repertorio 2019 - Dizionario normativo della scuola

Uno strumento fondamentale per lo studio dell'ordinamento scolastico, l'aggiornamento professionale, la preparazione a pubblici concorsi. Si compone di saggi, curati da esperti di settore, che illustrano in modo aggiornato ed approfondito i principali istituti giuridico-amministrativi, contrattuali e contabili del comparto scuola e del pubblico impiego. Ciascuna voce sintetizza un argomento, ne mette in risalto gli aspetti salienti, enuncia le fonti normative, informa sul loro evolversi nel tempo, presenta considerazioni tecnico-giuridiche, notazioni, commenti.
Richiamo all’Europa
a cura di L. Maloni, R. Seccia

Questa pubblicazione ha un duplice “richiamo”. Uno ideale ed ambizioso e uno pratico ed operativo, volendo facilitare il mondo della scuola nella progettazione europea e gli studenti nella ricerca di nuove opportunità per il proprio futuro. È soprattutto rivolto agli insegnanti che si occupano di progettazione, ai dirigenti che devono acquisire risorse per la scuola, ai responsabili amministrativi che hanno il compito di realizzare operativamente i processi decisionali, alle giovani generazioni che vedono ancora nell'Europa una chance di lavoro e di vita. Le scelte accurate degli argomenti e le riflessioni argute sulle tematiche proposte permettono di farsi un'idea ben chiara e fondata.
L'autonomia delle scuole in Europa e Altrove
di M.G. Dutto

Il libro offre al lettore una panoramica sulle esperienze in Europa e altrove anche per contribuire alla riflessione su una scelta importante compiuta nel nostro Paese, affinché l'autonomia non si riduca solo a ricordo nostalgico di una stagione appassionata. Oggi, però, l'interrogativo centrale è se la maggiore responsabilità assegnata alle scuole migliora la preparazione degli studenti. Sulla base delle evidenze disponibili l'autore esplora, con realismo e lontano dalla retorica, l'autonomia delle scuole: non è una soluzione a qualsivoglia problema, ma è uno strumento di grande impatto da usare strategicamente a determinate condizioni.
Il dirigente scolastico e la leadership della scuola
di M.G. Dutto

Con questo il volume, l'aspirante alla dirigenza, come il dirigente già sul campo, può riflettere sull'idea di leadership, interrogarsi sul suo significato nella scuola, esaminare schemi di intervento proposti da esperti nazionali e internazionali. Con una metafora nautica, l'autore indica ai dirigenti scolastici, e a coloro che aspirano a diventarlo, la via della transizione verso la guida di scuole autonome che mollano gli ormeggi e prendono il largo. Valorizzare le risorse e gli strumenti a disposizione e rimanere sempre connessi attraverso un'interazione critica e intelligente con l'amministrazione ministeriale e le politiche del tempo per assicurare continuità di azione senza rincorrere i cambiamenti del giorno.
Competenze chiave per la cittadinanza
a cura di G. Cerini, S. Loiero, M. Spinosi

Attraverso una pluralità di contributi pedagogici, disciplinari e didattici, il testo analizza i temi di fondo dei nuovi scenari della cittadinanza, il quadro di nuovi saperi e discipline di frontiera (digitale, coding, statistica, geografia), percorsi operativi ispirati alla didattica per competenze, suggerimenti per la progettazione didattica, la valutazione, la certificazione e la formazione in servizio. L'intento è quello di fornire a insegnanti, formatori, dirigenti scolastici, alcune chiavi di lettura per promuovere una piena educazione alla cittadinanza attraverso la costruzione di nuovi ambienti di apprendimento, per migliorare la qualità dell'insegnamento ed i risultati degli studenti.
Una guida per il PTOF
di M.T. Stancarone

Questo volume nasce con l'intento di sostenere il lavoro delle scuole nella predisposizione del Piano triennale dell'offerta formativa e fornire i contenuti utili a quanti vogliano intraprendere la carriera dirigenziale o quella di docente. La predisposizione dell'offerta formativa è un momento fondamentale della vita di una scuola. Il libro offre un panorama sintetico, ma completo, dell'evoluzione storico-normativa che ha portato all'introduzione del PTOF e delle principali teorie sui modelli organizzativi utili a governare la complessità della scuola e realizzare l'apprendimento organizzativo.


9 dicembre 2019

__TESTATA__

n. 163

Le Reti di Ambito come risorsa progettuale in chiave collaborativa

Rita LA TONA

Le buone ragioni delle reti di ambito

Da più angolazioni negli ultimi anni nei disposti normativi, nei documenti e nelle Linee Guida la formazione in servizio è stata tema di discussione, riflessione e proposte con un investimento di risorse e di pensiero non indifferente. Il modello di “governance della formazione in servizio” inaugurato dalla Legge 107/2015, attraverso l’aggregazione delle scuole per ambiti di territorio, ha inteso rafforzare la capacità organizzativa delle istituzioni scolastiche, promuovere l’approccio collaborativo, condividere modelli e metodologie formative e favorire una ottimizzazione delle risorse per ridurre l’autoreferenzialità e la competizione. Sotto questo punto di vista, pur non configurandosi l‘idea di rete come una novità nel quadro normativo, le Reti d’Ambito hanno rappresentato una forte scommessa relazionale, un’opportunità per lo sviluppo di sinergie operative e di pensiero, luogo di contrasto alla solitudine delle istituzioni scolastiche e ricerca di risposte solidali a problemi comuni.

Dopo il CCNI sulla formazione si indebolisce l’idea di rete?

Alla luce delle determinazioni previste dal CCNI sulla formazione in servizio, sottoscritto il 19/11/2019, e recepite dalla Nota MIUR 49062 del 28-11-2019, che manifestano una chiara volontà di tornare al ruolo strategico dei Collegi dei docenti nella redazione del Piano di formazione d’Istituto e, quindi, a una sorta di indebolimento dell’idea di Rete promossa dai disposti normativi precedenti, vale la pena di continuare a sottolineare la rilevanza che le Reti di Ambito possono rappresentare. Esse dovrebbero collocarsi dentro l’architettura di una comunità professionale allargata al territorio, che consente di progettare una formazione in servizio rispondente ai bisogni di contesto, seppur dentro una cornice di indirizzi nazionali e nel rispetto dell’autonomia decisionale dei Collegi.

Il modello organizzativo delle reti di Ambito è ancora troppo giovane e non perfettamente consolidato per poter esprimere una valutazione approfondita. Un primo bilancio in fieri ci segnala il graduale consolidamento di alleanze virtuose sul piano dei contenuti, dei metodi e delle strategie, nella direzione del miglioramento e della progressione del pensiero organizzativo.

Un rinnovata cultura dell’organizzazione

L'idea di fare rete sulla formazione in servizio ha significato mettere attorno a un tavolo dirigenti, docenti e soggetti a vario titolo coinvolti nei processi per costruire pensiero, conoscersi, raccontarsi, rafforzare le culture, le politiche scolastiche e l'identità di contesto. Ma costruire reti di senso e dotarsi di modelli organizzativi coesi e funzionali in termini quali-quantitativi ha richiesto tempi lunghi e luoghi di ragionamento che meriterebbero di essere valorizzati. Ci vogliono investimento, pazienza, dialogo e, soprattutto, tempo di maturazione per mettere a punto buone prassi, affinché i processi organizzativi e culturali possano caricarsi di fiducia e di consenso.

Le difficoltà del lavoro in rete

Esistono certamente delle difficoltà di natura procedurale che ancora oggi limitano lo sviluppo di alleanze solide dentro le Reti d’Ambito, riconducibili alla complessità che è propria del lavoro di Rete dal punto di vista relazionale e organizzativo. Il problema è legato a molteplici fattori:

- lo sviluppo di una “cultura di rete” che ancora non trova la giusta cittadinanza;

- la necessità di un linguaggio comune di progettazione da condividere per la costruzione di una formazione significativa;

- la complessità delle procedure di acquisizione dei servizi (Avvisi, graduatorie, ricorsi, tempi per le assegnazioni degli incarichi…) che andrebbero snellite a favore di Accordi, Protocolli di intesa, Convenzioni, collaborazioni stabili e durature, anche di respiro pluriennale, da condividere oltre e al di fuori della semplice valutazione dei curricula degli esperti.

Si tratta di riportare dentro alle Reti strumenti di autonomia operativa e procedure negoziali più efficaci e dialogate.

Migliorare la qualità della formazione

Le note Ministeriali precedenti e, in particolare la n. 47777 dell’8-11-2017 già orientavano le istituzioni scolastiche verso il potenziamento di alleanze formative complesse e qualitativamente più efficaci, quando sottolineavano l’opportunità di:

“- favorire il ricorso ad attività di ricerca didattica e formazione sul campo ... anche con riferimento a documentate esperienze innovative di successo, contenendo, per quanto possibile, trattazioni astratte e modelli formativi che privilegino la modalità della lezione frontale;

- coinvolgere, in modo più incisivo, le strutture universitarie, le associazioni professionali, gli enti e i soggetti qualificati/accreditati, per arricchire la qualità culturale, scientifica, metodologica delle attività formative.”

La direzione verso cui gli Ambiti dovrebbero andare è quella di valorizzare le risorse umane interne, cioè le professionalità costruite dentro le istituzioni scolastiche, in grado di supportare e affiancare, con forme legittimate di peer tutoring, lo sviluppo professionale dei docenti, all'interno di specifiche e prioritarie aree di intervento. L’obiettivo è di realizzare percorsi formativi che favoriscano lo sviluppo e il consolidamento di “comunità di pratiche”, come efficacemente descritto nel Documento MIUR di sviluppo professionale e qualità della formazione in servizio del marzo 2018[1].

La progettazione di rete

La sfida degli Ambiti dovrebbe essere proprio quella di raccogliere il contributo della “competenza informale” sviluppata all’interno delle istituzioni scolastiche e valorizzarla attraverso la costruzione di una formazione/accompagnamento spalmata nel corso dell’anno scolastico. Per certi versi tornare alla formazione per singola istituzione scolastica é un'idea che può funzionare solo dopo aver condiviso un’analisi sui bisogni, sull'identità di un territorio, sulle risorse professionali a disposizione. Le Conferenze di servizio, le Cabine di Regia, se opportunamente interpretate e non unicamente intese quali apparati amministrativi, possono diventare laboratori di collaborazione, luoghi d'incontro e condivisione strategici per la costruzione di un pensiero comune. In buona sostanza è utile non perdere l'opportunità di costruire un pensiero formativo che metta in condizione le scuole di affrontare problematiche comuni e rendere possibile una migliore fruibilità delle risorse professionali dell'Ambito.

Il ruolo di “moltiplicatore” di risorse delle reti (di ambito e di scopo)

Risulta strategico, quindi, recuperare l'aspetto collaborativo che le Reti di Ambito possono offrire attraverso la costruzione di tavoli di progettazione, condivisione e costruzione di identità e incentivare il ruolo proattivo delle scuole Polo, non considerandole unicamente organismi amministrativi che erogano pacchetti di formazione replicabili da esibire su un catalogo di percorsi.

La prospettiva di sviluppo significativo delle Reti di Ambito dovrebbe garantire la valorizzazione/ legittimazione del patrimonio professionale e delle esperienze che ciascuna scuola possiede, attraverso la raccolta e la canalizzazione del “sapere informale” che scorre nelle scuole, sistematizzato dentro una cornice metodologica di ricerca e sperimentazione.

Le scuole in rete, in quest’ottica, hanno la possibilità di raggiungere obiettivi superiori a quelli che riuscirebbero a perseguire agendo singolarmente e quindi di rispondere in modo adeguato alle esigenze di una formazione come accompagnamento e supporto in assetto tutoring. Una più solida e strutturata organizzazione delle Reti di Ambito e, soprattutto, una valorizzazione dei bisogni nelle sottoreti di scopo, costruite su specifici bisogni, costituisce un potenziale di sviluppo qualitativo delle azioni formative e una condivisa valorizzazione delle risorse professionali già consolidate.

La formazione come accompagnamento “competente”

Le Reti di Ambito possono e devono combattere una cultura della formazione come adempimento burocratico standardizzato e ricercare modelli di “accompagnamento, esplorazione, guida, supporto” per la costruzione di “saperi professionali” e “ambienti di formazione” dove il docente è guidato alla scoperta del sapere attraverso la curiosità e il contributo personale. Mi permetto di concludere sottolineando la necessità di promuovere, attivando adeguate sinergie, una formazione che serve per la costruzione di “comunità professionali” che pensano e interagiscono, che utilizzano e valorizzano l’agito quotidiano punto di partenza per la riflessione. E in questa dimensione non può essere trascurata una formazione qualitativa e integrata anche per il personale ATA.

Formazione e modelli organizzativi devono procedere in parallelo verso lo sviluppo di competenze professionali sempre più sofisticate di “leadership per l’apprendimento” che convoglino e regolino il sapere acquisito dalla comunità dentro i processi vivi della didattica e dell’organizzazione, attraverso la valorizzazione delle risorse professionali e la leadership diffusa. Son tutti bisogni che dovrebbero e potrebbero essere raccolti dalle Reti di Ambito e nutriti efficacemente dalle relazioni propulsive che solo dentro le Reti possono svilupparsi.

Scuola & territorio: un’alleanza virtuosa

Aldilà della promozione del processo decisionale e della responsabilità progettuale di interventi formativi delle singole istituzioni scolastiche dovrebbero potersi mantenere intatti e, altresì potenziati, i luoghi del ragionamento nei territori, fondamentali per costruire pensiero, modelli organizzativi e professionalità funzionali ai bisogni del contesto e alla crescita delle istituzioni scolastiche come comunità, nello spirito del confronto e dello scambio di esperienze e competenze.

C'é tanto da migliorare in ciò che si é fatto e tantissimo da valorizzare negli sforzi compiuti.

Servono luoghi di condivisione prima di partire per una nuova avventura.

Rita LA TONA

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[1] MIUR-Direzione Generale del Personale, Sviluppo professionale e qualità della formazione in servizio. Documenti di lavoro, in “Notizie della Scuola, n. 16, 26-4-2018, Tecnodid, Napoli.

[2] Nei giorni 12-13 dicembre 2019 si svolge a Roma un seminario nazionale riservato agli USR per presentare e discutere gli esiti del monitoraggio del Piano Nazionale di Formazione 2016-2019, predisposto da MIUR e INDIRE. Il Rapporto di monitoraggio sarà poi disponibile sul sito dell'INDIRE

Prevenire il disagio educativo

Riflessioni sull’indagine INVALSI sulla dispersione scolastica

Bruno SOZZI

Il rischio della marginalità sociale

Ho esaminato con preoccupazione l’approfondita analisi dell’INVALSI sui livelli di apprendimento rilevati (e da me condivisi per esperienza quotidiana) nelle ultime classi delle scuole superiori poche settimane prima dell’esame di stato: il 7,1% dei ragazzi, dopo almeno 13 anni di scuola, non arriva al livello 3 nelle prove di italiano e matematica e nemmeno al livello B1 nella lettura e nell’ascolto in inglese (livelli di competenza che corrispondono agli obiettivi formativi previsti per gli studenti di terza media!). L’Istituto nazionale di valutazione parla di “dispersione implicita” (ved. Scuola7 n. 156) che sommata a quella “esplicita”, propria dell’abbandono precoce della scuola (14,5%), porta all’allarmante 20,6% la quota nazionale dei giovani (con punte del 37% in alcune aree del sud) che non troverebbero nella scuola stimoli significativi, responsabilità e strumenti, qualità e quantità di competenze per affrontare la vita sociale e lavorativa.

La prevenzione della dispersione scolastica

I dati dell’INVALSI non colgono solo il livello finale della dispersione (la scuola perde 1 persona su 5 evidenziando un costante declino e un grave tracollo nazionale dell’istruzione), ma permettono di diagnosticarla precocemente così da rendere possibile un intervento di potenziamento durante l’iter formativo; l’entità del fenomeno andrebbe individuata già a livello di scuola primaria (quinte classi) e secondaria di primo grado. Si tratta di superare la prevalente cultura di una società “terapeutica” sempre più impegnata a riparare i danni, invece di operare come società “educante” in un’ottica di prevenzione dei danni. E’ anzitutto necessario recuperare credibilità della scuola e dei suoi insegnanti rendendo contestualmente consapevoli i giovani e le loro famiglie sull’importanza degli anni destinati all’apprendimento.

Tra le azioni urgenti ritengo prioritarie quelle legate all’impegno e alla qualità professionale degli insegnanti, mettendo mano anche ad una seria formazione professionale, iniziale e continua, davvero obbligatoria perché sostenuta con impegni e orari definiti e magari anche retribuiti. Andrà contrastato nel contempo l’inerzia e il disimpegno, la superficialità e l’approssimazione professionale che oggi nelle scuole possono tranquillamente convivere indisturbate accanto al loro contrario, con l’introduzione di carriere premianti, basate sulla quantità e qualità dell’insegnamento.

Il coinvolgimento di giovani e famiglie

Ho sempre creduto e divulgato che tra i rischi professionali dell’insegnante spicchi quello di esigere che lo studente conosca e sappia applicare quello che nessuno collega gli ha mai insegnato (nell’anno precedente o in disciplina collegata). Per questo ho sempre “accolto” l’utenza con l’illustrazione della scuola, le sue regole con pregi e difficoltà, senza trascurare la richiesta di un impegno serio sorretto da un buon metodo di studio (non considerabile patrimonio genetico). Nel riquadro esemplifico molto sinteticamente quanto illustrato (e accolto con alto indice di gradimento dalle famiglie) agli studenti di prima superiore ed ai loro genitori nelle prime settimane dell’anno scolastico.

IMPARARE A STUDIARE IN 6 PUNTI

Consapevolezza: Lo studio è il mio lavoro: lo devo svolgere con serietà, metodo e serenità

1. Attenzione in classe (prendere eventualmente brevi appunti)
2. RI-prendere, subito dopo pranzo, gli argomenti del mattino, ritrovarli sul testo e evidenziarli con qualche sottolineatura (Il libro di testo è il primo riferimento per lo studio).
3. Studiare una materia per volta, per 40-50 minuti, senza distrazioni (no semilavoro, no semisvago). NON ACCUMULARE per poi studiare nell’intero pomeriggio prima di una verifica
4. Esercitarsi almeno con il compito assegnato
Chiedere aiuto tempestivamente (compagno, docente, ...esperto esterno*)
5. Tenere ordinato il “materiale” e la VITA (alimentazione, sonno,…)
6. Imparare dagli errori...
N.B.Lo studio è un prezioso alimento per la mente,,,
(*) Ai genitori che rappresentavano le difficoltà del figlio nel primo biennio delle superiori (ha sempre avuto difficoltà in matematica sin dalle elementari) mostravo comprensione ma proponevo: “se a 15 anni venisse diagnosticato al ragazzo una scogliosi, lei lo affiderebbe ad un valido fisioterapista, accettando dolore e fatica; perché non applichiamo lo stesso criterio e impostare un recupero radicale delle lacune che lo porterebbero a farlo “zoppicare” nei prossimi 3-4 anni compromettendo l’accesso a studi superiori?”

Ancora una volta: lo specifico della scuola

Il riquadro può sembrare acqua tiepida, ma è una sorta di contratto tra la scuola e la famiglia per sconfiggere la povertà educativa ed il disagio scolastico relativamente alle più svariate emergenze sempre più incredibili e scomode. Questo è lo specifico della Scuola, le cui svariate attività formativo/educative devono svolgersi in locali consegnati sicuri al Dirigente scolastico. E’ quel particolare luogo di lavoro in cui operare in sicurezza per far acquisire alle future generazioni la “cultura della prevenzione” dei rischi con uno studio coinvolgente e di qualità che comprenda l’attenzione all’educazione civica, stradale ed agli stili di vita sani (nelle relazioni, nell’uso degli alimenti, delle sostanze,..del tempo).

Si tratta di una sfida per la scuola “… terreno privilegiato di cultura per qualsiasi attività educativa: per i giovani le istituzioni si presentano con il volto della scuola. La scuola è normalmente la prima fondamentale istituzione, dopo la famiglia, con cui essi si confrontano e su cui misurano immediatamente l’attendibilità del rapporto tra le regole sociali ed i comportamenti reali”. (C.M. 25 ottobre 1993, n.302 – Educare alla legalità).

Non va dimenticato il punto 7.1 della Carta dei Servizi: “La scuola… è responsabile della qualità delle attività educative e si impegna a garantirne l’adeguatezza alle esigenze culturali e formative degli alunni, nel rispetto degli obiettivi educativi validi per il raggiungimento delle finalità istituzionali”.

Bruno SOZZI

Manuale di amministrazione e contabilità per le istituzioni scolastiche

Susanna Granello

(novembre 2019, pagine 560)


Certamente l'attività amministrativa e contabile dell'istituzione scolastica ha come obiettivo primario l'erogazione del servizio  istruzione e formazione, ma ciò non toglie che la prima garanzia per l'utente sia la legittimità delle operazioni e degli atti.
Alla base di questa azione di garanzia c'è la sinergia tra dirigente, direttore e i loro collaboratori.
Il Manuale segue tale impostazione, garantendo un percorso guidato attraverso le varie fasi dell'attività amministrativa e contabile (programmazione, realizzazione, verifica, modifica e consuntivazione) con modalità chiare e concrete.
Trova importante giustificazione l’introduzione sullo scenario giuridico, nel quale si muovono attori secondo le regole del diritto amministrativo e contabile. L’ulteriore passaggio è rappresentato dall’ampia disamina dei grandi ambiti della funzione amministrativa e contabile di programmazione, di attuazione e di negoziazione.
Vengono successivamente analizzati e dimostrati i documenti contabili fondamentali di ogni istituto scolastico, dalla Programma Annuale al Conto Consuntivo, le verifiche ed i controlli, legati tutti dal filo rosso dell’unitarietà del servizio volto a garantire la piena realizzazione della mission, così come declinata del PTOF.
Risaltano i ruoli dei diversi soggetti decisionali, le problematiche relative alle connessioni tra i vari atti, documenti ed azioni, spesso, con suggerimenti di soluzioni operative.


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Autorizzazione Tribunale di Napoli n. 65 del 20/12/2016

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