Scuola7 2 marzo 2020, n. 174

Scuola7

la settimana scolastica

2 marzo 2020, n. 174


In questo numero parliamo di:



La scuola, il COVID-19 e la teoria del cigno nero (R. Baldascino)

Emergenza COVID-19: gli interventi normativi (R. Calienno)

Società a rischio di sviluppo (in)sostenibile (M.C. Pettenati)

L’atto di indirizzo per l’anno 2020 del Ministro dell’Istruzione (D. Ciccone)


Settimanale di informazione scolastica.
© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diLa teoria del cigno neroGli imprevisti che cambiano la vita
< Trascina
2 marzo 2020

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n. 174

La scuola, il COVID-19 e la teoria del cigno nero

Roberto BALDASCINO

L’improbabile governa la nostra vita?

Il filosofo nonché esperto di finanza Nassim Nicholas Taleb nel 2007 scrisse il libro “Il cigno nero. Come l'improbabile governa la nostra vita”. Come descrive l’autore il cigno nero nel corso della storia si è manifestato con vari eventi: dal più remoto crollo di Wall Street, ai più recenti, 11 settembre, crisi economica internazionale derivata dal fallimento di Lehman Brothers, avvento di Google e della società digitale. Tutti avvenimenti che improvvisamente hanno bussato alla nostra porta. Eventi inaspettati, imprevisti o ipotesi remote che però poi si sono avverate con ripercussioni così pesanti e diffuse da determinare radicali cambiamenti nelle abitudini, nei comportamenti e negli stili di vita tradizionali della collettività.

Il “cigno nero” pur nella tragicità in costi umani, sociali ed economici, può e deve rappresentare un punto di svolta, un agente del cambiamento, che va affrontato con coraggio e determinazione con una coscienza planetaria rinnovata. Se ben compreso e interpretato “il cigno nero”, che ora stiamo vivendo tutti con timore, potrà innescare nell’immediato futuro svolte epocali e globali di comunione e di condivisione. Esse potranno dimostrarsi positive e benefiche in tutti i campi, per il pianeta, per l’ambiente e per la crescita stessa del genere umano. Ai tempi del COVID-19 il mondo non è stato mai così piccolo ed è da qui ora che si deve ripartire!

Strutturare razionalmente un ambiente online per la didattica a distanza

Gli approcci per implementare ambienti di apprendimento online o più semplicemente dei contenitori sul cloud in cui svolgere attività didattiche a distanza sono molteplici. Ma da qualsiasi punto si voglia partire è necessario prima di tutto analizzare dettagliatamente il grado di sostenibilità dell’offerta che si vorrà erogare. Nella realtà sono due le sostenibilità da considerare.

La prima è legata al fattore umano, e la si può dividere in due parti: lato docente e lato studente. Per quanto concerne il lato docente si tratta di conoscere le reali esperienze, le capacità didattico-progettuali e quelle tecnico-digitali che possono essere messe in campo in una scuola. La seconda parte riguarda la capacità e l’età degli studenti nel riuscire a seguire ed orientarsi facilmente in tutta autonomia in tali percorsi didattici, senza la presenza fisica del docente.

La seconda sostenibilità invece è di tutt’altra natura ed è di tipo tecnico. Essa riguarda la presenza di infrastrutture software, hardware e di ampiezza di banda di rete (in particolare se si parla di interattività e di streaming) su cui si dovrà basare il servizio educativo offerto dalla scuola. In alcuni casi potrebbe essere necessario considerare ulteriori costi aggiuntivi da sostenere per acquisire servizi esterni che compensino le carenze riscontrate. A livello di ipotesi proiettata nel futuro, anche in vista dello sviluppo della rete di nuova generazione 5 G, tali infrastrutture potrebbero anche in parte essere offerte gratuitamente a livello nazionale dal MIUR o dall’ INDIRE o, a livello maggiormente decentrato attraverso particolari protocolli e accordi di rete, dalle Università o dalle Regioni.

Sostenibilità didattica

Una domanda che molti dirigenti o docenti spesso si pongono riguarda quale sia il migliore software didattico o il miglior ambiente di apprendimento online che una istituzione scolastica dovrebbe mettere in campo per la didattica digitale e la formazione a distanza. La risposta più razionale è una sola: “quello che una scuola saprà usare al meglio”. In sintesi parlare di sostenibilità didattica significa proprio questo. Non è immediatamente necessario dotarsi di complessi sistemi di formazione a distanza se poi non si è in grado di usarli. Alle volte può capitare che ambienti di apprendimento online anche sofisticati siano usati come semplici contenitori di oggetti didattici digitali, tanto varrebbe allora usare un qualsiasi servizio cloud gratuito di archiviazione o usare lo stesso registro elettronico.

Parallelamente alla sostenibilità didattica è determinante la vision strategica del dirigente scolastico nei confronti di tale modalità di insegnamento. Il DS deve essere il primo a credere che una tale evoluzione didattica sia indispensabile, non solo per “le emergenze”, ma anche per il miglioramento complessivo del servizio offerto. La formazione a distanza ha ripercussioni dirette e positive, sia nella didattica in presenza, sia nel migliorare le condizioni e le situazioni di apprendimento. La formazione a distanza può diventare uno strumento per supportare in maniera personalizzata gli allievi in difficoltà creando percorsi specifici di recupero e/o di potenziamento, ma diventa ancor più determinante per gli allievi che si devono assentare per periodi medio-lunghi per problemi di salute. L’attività a distanza in realtà rende più concreta e visibile la didattica e le sue ricadute. Si tratta in definitiva per il DS di attivare tutta una serie di azioni, iniziative e risorse votate al cambiamento. Per questo motivo tali processi non possono essere episodici o casuali ma sistematici. L’obiettivo primario delle iniziative formative che si metteranno in campo è quello di fare raggiungere all’interno dell’istituto la massa critica di docenti che determinerà poi “per contagio” l’adeguamento degli altri nell’utilizzare proficuamente tale modalità di insegnamento,

Fare a distanza ciò che si fa in presenza, fare in presenza ciò che si fa a distanza

Per un utilizzo sistemico degli ambienti di apprendimento online bisogna prima di tutto sfatare il mito che servono solo a svolgere compiti da remoto. Al contrario tali ambienti arricchiscono la didattica quotidiana in presenza dotandola di tante funzionalità nuove. Usufruire di tali ambienti di apprendimento online durante le lezioni in presenza significa fornire, oltreché nuove occasioni di apprendimento, anche alcune strumentazioni digitali produttive e riproduttive che gli stessi studenti in maniera del tutto attiva possono adoperare. Tali strumenti digitali online si possono usare in laboratorio o più semplicemente in un’aula qualsiasi tramite il metodo BYOD, usando gli smartphone e i tablet degli studenti. Si tratta di una didattica ibrida in cui presenza e distanza si fondono insieme. Si creano così attività e azioni didattiche senza soluzione di continuità che iniziano in classe e poi continuano al di fuori attraverso forme di apprendimento nomadico che ormai sono tipiche nel life long learning per lo sviluppo personale e nell’on the job learning per la crescita professionale.

La fase emergenziale

Nell’attuale fase emergenziale dove sono previste le chiusure delle scuole è sempre possibile far sentire la continuità dell’azione didattica agli studenti con forme diverse di e-learning. Si può partire con semplici approcci minimalisti di condivisione di lezioni digitali e materiali didattici. Tale possibilità di condivisione è offerta in ogni scuola di ogni ordine e grado dal registro elettronico. Esso di norma permette oltre le attività tradizionali amministrative legate alla valutazione, alle assenze, alle comunicazioni scuola-famiglia, alcune funzioni basilari didattiche, come la creazione di cartelle condivise con gli studenti (e/o con i colleghi). Nelle cartelle è possibile inserire qualsiasi documento: file di presentazione con voice over del docente, oggetti multimediali, video o link a risorse esterne. Forme di condivisione sono possibili usufruendo di servizi sul Cloud come Dropbox, Onedrive e tanti altri. Quest’ultime modalità però risultano più farraginose in quanto è necessario spedire via email a tutti gli studenti il link di condivisione alla cartella.

Il gruppo Spaggiari Parma S.p.A in questo frangente emergenziale offre gratuitamente fino alla fine dell’anno scolastico su richiesta della scuola la possibilità di effettuare lezioni/webinar in diretta streaming (solo per le scuole che hanno adottano tale registro elettronico). Le istituzioni scolastiche che da tempo si sono dotate di ambienti di apprendimento come la suite Google for education (https://edu.google.com/) o Moodle[1] (https://moodle.org/) non avranno alcuna difficoltà nel compiere uno “swtich on” integrale, ovvero un passaggio completo e immediato nelle classi virtuali.

Negli ambienti di apprendimento online oltreché lezioni digitali è possibile inserire anche attività di verifica formativa e sommativa. Per chi vuole compiere lezioni in diretta streaming lo strumento più conosciuto al mondo e in particolare dalle giovani generazioni è Youtube. Gli studenti sicuramente non troveranno alcun problema nell’usufruire di tale modalità di trasmissione. Utilizzare la funzione Youtube streaming in diretta aggiungendo il software di codifica open source OBS Studio (https://obsproject.com/) permette di compiere trasmissioni/lezioni professionali usufruendo anche di effetti speciali come il green screen. Esso permette di inserire in background, video ed immagini che il presentatore stesso durante la diretta potrà gestire rendendo la trasmissione/lezione molto più accattivante e interessante.

Passato il “Cigno Nero”: la settimana della didattica online

La proposta che ritengo necessaria illustrare (non è prematuro farlo ora) affinché da questo periodo di emergenza si possano trarre per la scuola delle nuove opportunità di sviluppo, riguarda una particolare sperimentazione da attuare sin dal prossimo anno scolastico. Tutte le scuole dovranno dedicarsi per un certo periodo alla formazione a distanza. In sintesi si potrebbe trattare temporalmente di una settimana per gli istituti superiori (tali attività potrebbero avere una valenza anche di Mini-MOOC con rilascio di attestato per i percorsi/moduli frequentati e le valutazioni ottenute), di tre giorni per la scuola media di primo grado e di un giorno per la scuola primaria. In questi frangenti le attività didattiche dovranno essere erogate esclusivamente in modalità a distanza. Ogni scuola si attrezzerà al meglio per creare punti/laboratori di trasmissione, costituendo dei moduli tematici razionalmente scaglionati nel periodo di erogazione.

Dagli approcci tradizionali e ondivaghi degli ultimi anni che hanno caratterizzato lo sviluppo del digitale nella scuola si passerebbe ad una forma sistematizzata con un obiettivo per tutte le scuole ben chiaro da raggiungere. L’evoluzione digitale che caratterizza il nostro paese è a macchia di leopardo con delle eccellenze ma tantissime zone grigie. Ciò è ben evidenziato dalla ricerca dell’OCSE del 2019. Lo scoreboard (classifica) sulle competenze digitali vede l’Italia in una posizione non molto confortante[2]. Creare “la settimana della didattica a distanza” servirebbe anche come forma di auto-responsabilizzazione per le singole scuole per riuscire ad ottemperare a quanto richiesto. Ciò determinerebbe ricadute sistemiche positive per tutto il sistema di istruzione.

Roberto BALDASCINO

[1] Per chi non avesse mai usato Moodle, esiste la possibilità anche di sperimentarlo gratuitamente con un max di 50 utenti/studenti tramite il servizio moodlecloud https://moodlecloud.com/. È possibile anche compiere dello streaming ma per un massimo di 10 utenti. Le opzioni a pagamento ovviamente offrono un numero molto più elevato di utenti.

[2] Lo “Skills Outlook Scoreboard: prosperare in un mondo digitale - L’Italia a confronto con altri paesi” può essere scaricato al seguente https://www.oecd.org/italy/Skills-Outlook-Italy-IT.pdf




Insegnare e dirigere nella scuola digitale

Come cambiano gli ambienti di apprendimento

Roberto Baldascino
pagg. 208, marzo 2018, euro 20,00


Il volume spiega, in maniera semplice ed efficace, cosa significa oggi insegnare e dirigere in un mondo digitale, e come si stanno modificando gli ambienti di apprendimento con le nuove tecnologie.

Contiene 30 voci che trattano questioni di grande attualità, tra le quali: Coding, Competenze digitali, Stampante 3D, Flipped classroom, Metodo BYOD. Si analizzano i framework europei sulle competenze digitali degli studenti e dei docenti. Non sono trascurati gli strumenti tecnologici più tradizionali, come PC, videoproiettori, TV e la LIM, e neanche i più recenti tablet e smartphone.

Una parte importante è riservata alla E-leadership del Dirigente Scolastico, sia a livello gestionale amministrativo sia a livello educativo e didattico. Il volume è pensato anche per coloro che si stanno preparando ad affrontare le prove concorsuali.

per informazioni



Emergenza COVID-19: gli interventi normativi

Roberto CALIENNO

Esigenza di un coordinamento nazionale

L’emergenza sanitaria derivante dalla diffusione del virus COVID-19 - più comunemente conosciuto con il nome di “Coronavirus” - non è terminata. Le misure e le disposizioni atte a prevenirne la diffusione necessitano di continui interventi normativi urgenti che, sovente, generano interpretazioni discordi.

Istruzione e salute sono materie a competenza concorrente tra Stato e Regioni, e il susseguirsi di decreti, ordinanze nazionali, regionali, comunali e a volte anche provinciali, ha oltremodo disorientato i cittadini italiani e l’intero mondo della scuola. Secondo l’art. 117 della Costituzione la competenza concorrente deve presupporre una solida ed efficiente collaborazione con il coordinamento dello Stato e ciò vale a fortiori in caso di emergenza sanitaria nazionale. Tuttavia, il testé citato articolo va letto accanto al dispositivo dell’art. 120 Costituzione in ragione del quale il Governo può sostituirsi a organi delle Regioni, delle Città metropolitane, delle Province e dei Comuni in caso di pericolo grave per l'incolumità, la salute e la sicurezza pubblica.

Di seguito una sintesi cronologica dei provvedimenti nazionali con particolare riferimento alla scuola.

DECRETO-LEGGE 23 febbraio 2020, n. 6

Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19. Comuni o aree nei quali risulta positiva almeno una persona per la quale non si conosce la fonte di trasmissione (zona rossa).

L’art. 1 comma 2 alla lettera c) impone la sospensione di manifestazioni o iniziative di qualsiasi natura,di eventi e di ogni forma di riunione in luogo pubblico o privato, all’aperto o al chiuso, anche di carattere culturale, quindi di fatto sospende la formazione e tutta l’attività di convegnistica.

L’art. 1 comma 2 alla lettera d) impone la sospensione dei servizi educativi dell'infanzia e delle scuole di ogni ordine e grado, nonché della frequenza delle attività scolastiche e di formazione superiore, compresa quella universitaria, salvo le attività formative svolte a distanza.

L’art. 1 comma 2 alla lettera f) impone la sospensione dei viaggi d'istruzione organizzati dalle istituzioni scolastiche del sistema nazionale d'istruzione, sia sul territorio nazionale sia all'estero.

L’art. 1 comma 2 alla lettera g) impone la sospensione delle procedure concorsuali per l'assunzione di personale ma nulla dice in merito alle procedure concorsuali per la scuola ivi compreso il TFA.

L’art. 1 comma 2 alla lettera K) impone la chiusura o limitazione dell'attività degli uffici pubblici, degli esercenti attività di pubblica utilità e quindi anche delle scuole di ogni ordine e grado.

DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 25 febbraio 2020

Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19. (20A01278)

Il decreto recepisce le varie ordinanze del Ministero della Salute emanate di intesa con i Presidenti delle Regioni e adotta ulteriori misure di contenimento dell'epidemia, come previsto dal decreto Legge 6/2020.

L’art. 1 comma 2 alla lettera b) impone che i viaggi d'istruzione, le iniziative di scambio o gemellaggio, le visite guidate e le uscite didattiche comunque denominate, programmate dalle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado siano sospese fino al 15 marzo 2020.

Tale disposizione ha preoccupato tantissimo la dirigenza scolastica ed a poco è servito il richiamo all'art. 41, comma 4, del decreto legislativo 23 maggio 2011, n. 79, in ordine al diritto di recesso del viaggiatore.

L’art. 1 comma 2 alla lettera c) chiarisce che la riammissione nelle scuole di ogni ordine e grado per assenze dovute a malattia di durata superiore a cinque giorni dovrà avvenire, fino alla data del 15 marzo 2020, dietro presentazione di certificato medico, anche in deroga alle disposizioni vigenti;

L’art. 1 comma 2 alla lettera d) suggerisce ai dirigenti scolastici delle scuole nelle quali l'attività didattica sia stata sospesa per l'emergenza sanitaria, possono attivare, di concerto con gli organi collegiali competenti e per la durata della sospensione, modalità di didattica a distanza.

L’art. 2 si occupa del LAVORO AGILE

In riferimento alla scuola il lavoro agile è richiamato nel nuovo contratto collettivo di lavoro per consentire la conciliazione dei tempi fra vita privata e vita professionale delle dipendenti e dei dipendenti.

Per effetto della citata disposizione, negli uffici scolastici delle regioni interessate, fino al 15 marzo p.v., possono essere autorizzate forme di “smart working” direttamente da parte dei dirigenti e, per questi ultimi, da parte dei Direttori Generali.

Il lavoro agile si svolge con le seguenti modalità:

  • assenza di precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro;
  • esecuzione della prestazione lavorativa in parte all’interno dei locali aziendali e in parte all’esterno ed entro i soli limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale, derivanti dalla legge e dalla contrattazione collettiva;
  • assenza di una postazione fissa durante i periodi di lavoro svolti all’esterno dei locali aziendali;
  • possibilità di utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa.

Il datore di lavoro è responsabile della sicurezza e del buon funzionamento degli strumenti tecnologici assegnati al lavoratore per lo svolgimento dell’attività lavorativa.

DIRETTIVA 1/2020 del 26 Febbraio 2020

Indirizzi operativi di carattere precauzionale al di fuori delle così dette “aree rosse”

Il punto 5 regola lo svolgimento degli eventi aggregativi di qualsiasi natura e delle attività di formazione. In particolare, le amministrazioni e, quindi anche le istituzioni scolastiche dovranno realizzare formazione, convegni, seminari etc, privilegiando modalità telematiche. Nel caso in cui le attività dovessero svolgersi in presenza dovranno essere adottate tutte le misure precauzionali previste dall’istituto superiore di Sanità e, nella fattispecie dovrà essere garantito il distanziamento di 2 metri tra i partecipanti. Stessa cosa per i servizi di mensa; per essi si dovrà ricorrere alle misure di distanziamento.

Il punto 7 indica le prescrizioni da adottare per lo svolgimento delle procedure concorsuali compreso quelle per le quali è stato solo stabilito il calendario di alcune prove. Nella fattispecie sarebbe auspicabile un rinvio delle prove preselettive del TFA, specie negli atenei che riceveranno un gran numero di istanze di partecipazione.

Il punto 8 impone alle amministrazioni pubbliche di procedere ad una disinfestazione degli edifici compreso le scuole; queste, come tutti gli uffici pubblici, dovrebbero essere dotate di dispensatori di disinfettanti oltre che di detergenti antisettici per le mani.

DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI del 1 Marzo 2020

Contenente ulteriori disposizioni volte a contenere il contagio da “coronavirus”.

Il decreto precisa le prescrizioni da adottare in ciascuna zona del territorio nazionale.

Zone Rosse (art. 1)

  • Chiusura delle scuole di ogni ordine e grado fino al giorno 8 marzo;
  • sospensione fino al giorno 8 marzo dello svolgimento delle attività lavorative per i lavoratori residenti o domiciliati, anche di fatto, nel comune o nell’area interessata, anche ove le stesse si svolgano fuori dalla zona rossa.

La mancata prestazione lavorativa deriva da un provvedimento dell’autorità preposta e non dipende dalla volontà del lavoratore. Da ciò deriva che il lavoratore conserva il diritto alla retribuzione ai sensi dell’art. 1256 del Codice Civile.

Zone gialle (art. 2)

  • Sospensione attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado fino all’8 marzo;
  • sospensione delle attività di palestre, centri sportivi, piscine, centri natatori, centri benessere, centri termali per la Regione Lombardia e per la provincia di Piacenza.

I docenti, per disposizione contrattuale, non devono recarsi a scuola, tranne che per lo svolgimento di eventuali attività funzionali programmate. Al fine di contenere le occasioni di contagio, è opportuno che gli incontri non urgenti ed indifferibili siano rinviati, anche in relazione alle responsabilità del dirigente scolastico nella qualità di datore di lavoro ai sensi del Dl.gs. 81/2008.

Il personale ATA è tenuto a recarsi regolarmente a scuola. Tuttavia, la Direttiva 1/2020 della Funzione Pubblica prevede che siano privilegiate modalità flessibili di prestazione lavorativa, favorendo tra i destinatari di tali misure i lavoratori portatori di patologie che li rendono maggiormente esposti al contagio, coloro che si avvalgono dei servizi pubblici per raggiungere la sede lavorativa e i lavoratori sui quali grava la cura dei figli a seguito dell’eventuale contrazione dei servizi di asilo nido e scuola dell’infanzia.

Intero territorio nazionale (art. 4)

  • Sospensione dei viaggi d’istruzione, delle iniziative di scambio o gemellaggio, delle visite guidate e delle uscite didattiche fino al 15 marzo 2020;
  • la riammissione nei servizi educativi per l’infanzia e nelle scuole di ogni ordine e grado per assenze dovute a malattia infettiva, soggetta a notifica obbligatoria ai sensi del decreto ministeriale 15 novembre 1990, di durata superiore a cinque giorni, avviene, fino alla data del 15 marzo;
  • i dirigenti scolastici delle scuole nelle quali l'attività didattica sia stata sospesa per l’emergenza sanitaria, possono attivare, sentito il collegio dei docenti, per la durata della sospensione, modalità di didattica a distanza “Lavoro agile”.

Misure di informazione e prevenzione sull’intero territorio nazionale (art. 3)

  • Nelle scuole di ogni ordine e grado, fino al giorno 8 Marzo, devono essere esposte presso gli ambienti aperti al pubblico e di maggiore affollamento e transito, le informazioni sulle misure di prevenzione;
  • nelle pubbliche amministrazioni e quindi anche nelle scuole, fino al giorno 8 marzo 2020, sono messe a disposizione degli addetti, nonché degli utenti e visitatori, soluzioni disinfettanti per l’igiene delle mani.

Roberto CALIENNO

Manuale per la scuola secondaria - Guida ai concorsi

a cura di Mariella Spinosi, con M. Giacomo Dutto e Leonilde Maloni


Nel nostro sistema nazionale, per diventare insegnanti bisogna superare regolari concorsi. Il DM 95/2016 ha previsto per gli aspiranti docenti non solo il possesso di competenze culturali e professionali, ma soprattutto il possesso di una buona mediazione didattica.

Partendo da questo presupposto, il Manuale si pone l'obbiettivo di indicare tutte le "avvertenze generali", con gli sviluppi legislativi, sociali e culturali.

Il Manuale, con un indice ampiamente dettagliato, si articola in quattro parti:

La prima parte fornisce informazioni essenziali per aiutare i futuri docenti ad orientarsi in maniera adeguata nel mondo dell'educazione, toccando aspetti culturali e sociali, oltre che di psicologia, sociologia e pedagogia.

Nella seconda parte si analizzano gli aspetti metodologici, didattici ed organizzativi, senza tralasciare i punti di vista di docente, Scuola e studenti.

La terza parte ha come focus la governance della scuola con le scelte di ogni indirizzo istituzionale.

Infine, la quarta parte, suddivisa in quattro percorsi tematici offre una riflessione semplice ed essenziale sulle leggi fondative a partire dalla costituzione.

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Manuale per la scuola primaria - Guida ai concorsi

a cura di M. Spinosi, con G. Cerini e S. Loiero


Il libro, articolato in quattro capitoli e un'appendice, costituisce uno strumento indispensabile per il futuro insegnante, lo aiuta a padroneggiare tutte le competenze necessarie per diventare un professionista di qualità. Serve anche ai docenti in servizio per la ricchezza dei suggerimenti e per gli esempi di percorsi didattici ivi contenuti.

Il primo capitolo contiene i fondamenti pedagogici, sociali e psicologici con riflessioni sulle principali questioni e con riferimenti alle teorie e alle scuole di pensiero su cui si sono fondate le nostre scelte istituzionali.

Il secondo capitolo affronta i temi basilari per diventare docenti, cioè tutti i presupposti per l'insegnamento apprendimento: curricolo, competenze, ambiente di apprendimento, documentazione, gestione della classe, valutazione, certificazione ed altro.

Il terzo capitolo è dedicato alla “didattica in azione”: ci sono nove percorsi disciplinari, alcuni esempi di prove di verifica e di compiti in situazione.

Il quarto capitolo riguarda gli aspetti di natura organizzativa e istituzionale con attente analisi delle Indicazioni per il curricolo, autonomia scolastica, offerta formativa, valutazione e rendicontazione e con una ricostruzione essenziale della storia della scuola primaria.

Infine il neo docente, per potersi muoversi nel mondo delle norme, può avvalersi di un'appendice in cui sono riassunte, in maniera semplice ed efficace, tutte le principali disposizioni che regolano la vita della scuola.

Una tabella di corrispondenza tra l'insieme dei temi richiesti nel programma di concorso e di quelli trattati nel manuale permette di non tralasciare nulla. Potrà essere un utile dispositivo di orientamento sia nella fase di prima lettura, sia in quella di consolidamento della preparazione

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2 marzo 2020

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n. 174

Società a rischio di sviluppo (in)sostenibile

Io porto a scuola “4P+T”, e tu? Prevenire, preparare, proteggere, promuovere e trasformare

Maria Chiara PETTENATI

Probabilità e impatto dei Rischi Globali

In alcuni corsi di formazione con i docenti sui temi dello sviluppo sostenibile e dell’Agenda 2030 chiedo ai docenti di confrontarsi con “i rischi globali” secondo l’accezione del World Economic Forum. I rischi globali sono definiti come “eventi o condizioni incerte che, se si verificano, possono causare un impatto negativo significativo per diversi paesi o industrie entro i prossimi 10 anni” [1]. Chiedo ai docenti di posizionare una serie di etichette (Figura 1) che corrispondono a rischi di natura Ambientale, Economica, Geopolitica, Sociale o Tecnologica su un quadrante, rappresentando così la loro percezione in termini di Probabilità che tali rischi hanno di accadere e di Impatto che avrebbero se accadessero (Figura 2).
(Questa attività di formazione è stata messa a punto con l’amica e collega ricercatrice Isabel de Maurissens con la quale condivido spesso e volentieri la docenza nei laboratori formativi per insegnanti. Per il supporto realizzativo del materiale che utilizziamo dobbiamo ringraziare anche Micol Chiarantini.) .

Insieme poi discutiamo del risultato, delle difficoltà di collocare alcuni rischi, del grado di accordo sulla percezione che il gruppo ha sperimentato durante l’esercitazione, del posizionamento prevalente di alcuni tipi di rischi (ad es. i rischi Ambientali, con le etichette verdi, sono spesso posizionati nel quadrante in alto a destra ) rispetto ad altri, delle differenze delle rappresentazioni che emergono dai vari gruppi (solitamente dividiamo l’aula in due gruppi), del variare della percezione di rischio rispetto al tempo corrente (in tempo di Coronavirus il rischio di tipo sociale-sanitario “Diffusione delle malattie infettive” si è spostato notevolmente a destra rispetto ai mesi precedenti).

L’interconnessione tra i rischi

Una volta fatto questo, e rinforzata la consapevolezza che abbiamo lavorato sulla “percezione” dei rischi, andiamo a confrontare quanto è emerso rispetto al risultato dell’analoga ricerca (Figura 3) condotta annualmente dal World Economic Forum (WEF) con il coinvolgimento di circa 1.000 rispondenti all’interno della rete di stakeholder del WEF incluse reti professionali e membri dell’Institute of Risk Management [1]. Non lo facciamo tanto per confrontare l’aderenza della percezione emersa nel laboratorio rispetto alla percezione che risulta dalla ricerca WEF, ma piuttosto per mettere in luce punti di vista legati alla percezione di rischio rispetto al genere, all’età, al profilo di expertise ma anche, e soprattutto, per mettere in luce l’interconnessione tra i rischi (Figura 4) che è il vero punto di arrivo (o forse dovrei dire meglio: punto di partenza) dello sviluppo sostenibile.

Le percezioni dei docenti

Figura 1: Etichette dei rischi globali

Figura 2: Percezione di Probabilità (ascisse) vs Impatto (ordinate) dei Rischi Globali. Formazione docenti in servizio, Esercitazione di gruppo, Lucca, Febbraio 2020.

Figura 3: Global Risk Landscape [1]

La mappa della connessione dei rischi globali

Figura 4: Global Risk interconnection map [1]

È insostenibile tutto questo?

Gli impatti fisici dei cambiamenti climatici [ma a questo punto sappiamo che possiamo dire lo stesso anche per gli altri rischi globali, n.d.r.] sono impossibili da ignorare, ma gli esperti cominciano a essere sempre più preoccupati da un’altra, meno ovvia, conseguenza di tale crisi: lo stress che sta provocando sulla psiche delle popolazioni di tutto il mondo. In particolare nel caso dei più giovani.”, sono alcune parole tratte dall’editoriale del 14 febbraio di Valori.it [3].

L’obiettivo dell’attività non è consegnare agli insegnanti la consapevolezza che siamo senza via d’uscita, ma passare loro il desiderio di portare oltre il testimone di un effetto moltiplicatore: se ciascuno di loro accende nei propri alunni la fiducia e gli strumenti per mettere in azione una “resilienza trasformativa”, che sfrutta la spinta derivante dallo shock per compiere un balzo in avanti, piuttosto che cercare di tornare indietro [2, p.70], non c’è dubbio che l’umanità potrà cambiare rotta.

Invitarli a portare questi temi nelle classi dei docenti che incontro vuol dire però fare i conti con una pressione importante. Con uno shock.

Come affrontare “un futuro pieno di shock”?

Enrico Giovannini nel suo volume “Utopia Sostenibile” [2] formula delle considerazioni in relazione alle politiche pubbliche che è necessario mettere in campo per affrontare un futuro pieno di shock. Riportando su un grafico gli shock a cui il genere umano va incontro, rappresenta le “capacità” da mettere in azione in relazione a shock che possono avere bassa-media-alta intensità e variabile durata (Figura 5): se per gli shock a bassa intensità e breve durata occorre “Stabilità” e quindi capacità di assorbimento (il sistema assorbe gli effetti negativi), per gli shock a maggiore intensità occorre “Flessibilità”, per garantire capacità di adattamento (il sistema si deve modificare temporaneamente). Per shock di alta intensità e lunga durata occorrerà “Cambiamento”, ovvero capacità trasformativa (il sistema deve cambiare).

Figura 5. Giovannini, E. "Utopia Sostenibile", Laterza 2018

Quali interventi può mettere in atto un sistema per garantire queste capacità?

Secondo dove ci troviamo rispetto a quale tipo di shock possiamo Prevenire, Preparare, Proteggere, Promuovere e Trasformare. 4P+T.

“Questo è esattamente ciò che il mondo si è impegnato a fare con l’Agenda 20 30, la quale non è semplicemente un elenco di aspirazioni del tutto irrealizzabile, ma può rappresentare un quadro di riferimento articolato e coerente per leggere la realtà, anticipare gli shock prossimi venturi, preparare il sistema ad assorbirli, ad aggiustarsi o a trasformarsi a seconda dei casi, attraverso politiche integrate e altri processi in grado di portare il mondo su un sentiero di sviluppo veramente sostenibile, in grado di soddisfare le aspirazioni degli esseri umani rispettando i limiti del pianeta e delicati equilibri degli ecosistemi che ci sono stati affidati.” [2, p.70]

Figura 6 Giovannini, E. "Utopia Sostenibile", Laterza 2018

Nessuna conclusione e un messaggio di auspicio

Sono giorni complessi, questi, per la scuola del nostro Paese. In comune coi nostri amici ad oriente abbiamo sperimentato la messa in atto di una capacità che per ora è di “Flessibilità” – la chiusura straordinaria delle scuole, la riconfigurazione temporanea delle attività didattiche per potere far fronte all’obiettivo del contenimento del contagio di un virus il cui effetto primario ad oggi in Italia, è quello di averci messo profondamente e brutalmente di fronte all’evidenza dell’interconnessione dei rischi globali: Coronavirus e cambiamento climatico sono entrambi figli, fratelli, dello sviluppo insostenibile [4].

L’unico modo per invertire la rotta è mettere in atto tutte le capacità, inclusa quella del “Cambiamento”. Per farlo occorre orientare la conoscenza scientifica perché diventi strumento di progresso, felicità e pace per l’umanità. Nonostante sia il mezzo più lento per produrre cambiamenti sociali, l’educazione è il solo mezzo che possa farlo davvero [5].

Riferimenti per approfondire

[1] World Economic Forum (2020) The Global Risk Landscape 2020 , Survey Results http://reports.weforum.org/global-risks-report-2020/survey-results/global-risks-landscape-2020/#landscape

[2] Giovannini, E. Utopia Sostenibile, Laterza, 2018.

[3] I cambiamenti climatici sono insostenibili anche per la psyche umana, https://mailchi.mp/509e374148ab/12-annii-cambiamenti-climatici-sono-insostenibili-anche-per-la-psiche-umana?e=f579cfb08c

[4] Coronavirus? «Come Sars ed Ebola»: un figlio dello sviluppo insostenibile https://valori.it/coronavirus-pandemie-sviluppo-insostenibile/

[5] Arthur Levine, ex-Presidente del Teachers College, Columbia University in Ikeda, D. Educazione SOKA, Creazione di valore e cittadinanza globale, Esperia, 2003.


Maria Chiara PETTENATI

L’atto di indirizzo per l’anno 2020 del Ministro dell’Istruzione

Domenico CICCONE

La scuola al centro?

Anche la neo ministra Azzolina, al termine della prima settimana di febbraio 2020, ha emanato il proprio atto di indirizzo per l’anno 2020. Il documento ha lo scopo di definire gli obiettivi che l’Amministrazione centrale dovrà conseguire nel corso dell’anno, “avendo a cuore l’unica finalità di riportare gli studenti e il loro futuro al centro del sistema di istruzione del Paese.”

Basterebbe l’incipit per essere tranquilli sulle buone intenzioni ma, come di consueto, proviamo ad analizzare il documento, con la massima sintesi possibile, per coglierne il significato nei particolari.

Tre documenti per la programmazione del Ministero

L’atto di indirizzo viene completato dalla direttiva annuale per l’azione amministrativa, in corso di emanazione, che a sua volta sarà seguita dal piano della performance 2020-23. A questa triade di documenti è affidata la linea di futura gestione del Ministero, secondo gli indirizzi che i decisori politici vogliono indicare alla sua organizzazione amministrativa.

Priorità politiche di rilievo per obiettivi strategici preminenti.

L’Atto di indirizzo delinea le priorità politiche che dovranno ispirare gli obiettivi strategici, a loro volta fondamentali per allocare correttamente le risorse economiche nelle desiderate previsioni di spesa. Nella Legge di Bilancio ci troviamo di fronte a 13 priorità con relativa declinazione di obiettivi strategici.

L’attività di programmazione si svolgerà attraverso un processo progressivo che vedrà coinvolti, nella prima fase di traduzione delle priorità politiche in obiettivi strategici e di definizione delle risorse necessarie, l’organo di indirizzo politico e i dirigenti titolari di centri di responsabilità amministrativa e, nella fase successiva, di traduzione degli obiettivi strategici in obiettivi operativi e di specifica allocazione delle risorse, i titolari di incarichi dirigenziali preposti alle strutture organizzative funzionalmente dipendenti da ciascun centro di responsabilità.

La centralità dello studente

Il principale ed interessante elemento di apprezzamento è rappresentato dalla prima priorità “la centralità dello studente”. Sembra davvero notevole l’intenzione di voler porre le studentesse e gli studenti al centro di qualsiasi ragionamento sulla scuola. Tuttavia, il richiamo all’articolo 34 della Costituzione è un “tiro ad effetto” che non può che trovare consenso tra il pubblico, pur essendo lo stesso Ministero a non garantire pari opportunità nella sostanza.

Pensiamo ad esempio alla squilibrata diffusione dei servizi all’infanzia, alla scarsa presenza del tempo pieno nella scuola primaria in alcune zone d’Italia, all’ ormai infima quantità di iscrizioni all’Istruzione Professionale ed al livello sociale di chi frequenta quell’ ordine di studi. L’istruzione, fa bene a ricordarlo il Ministro, è un bene sociale, un investimento per il futuro del Paese e un servizio essenziale.

Lo studente deve essere protagonista ma «è necessario che egli comprenda appieno la proposta formativa che gli viene offerta e tale comprensione non può realizzarsi se non attraverso un coinvolgimento diretto dello studente stesso nella didattica quotidiana, attraverso un ripensamento della metodologia didattica tradizionale, a vantaggio di un modello meno trasmissivo e più appassionante». Non ci resta altro che sperare in una effettiva realizzazione di tali obiettivi strategici.

L’inclusione scolastica

Il supplemento di impegno per “l’inclusione scolastica” rappresenta un’altra ambiziosa e importante priorità dell’Atto di Indirizzo. Si può concordare su tutto quanto è nelle intenzioni ma appare improbabile che la dimensione quantitativa, quella intesa al rafforzamento degli organici di sostegno, sia una sufficiente misura per il miglioramento dei livelli di inclusione scolastica. Tale logica, infatti, rafforza il concetto del sostegno come processo di insegnamento posto in una dimensione “altra” rispetto ai processi di insegnamento/apprendimento attivati e realizzati nelle classi. La direzione scientifica e progettuale prevalente, nella gestione dei processi di inclusione è quella dell’UDL “Universal design for learning” e tale direzione, dalla comprovata scientificità e dalla acclarata efficacia, pare non più interessare le stanze di Viale Trastevere.

Il contrasto alla dispersione scolastica

L’impegno sul fronte del “contrasto alla dispersione scolastica” , di sicura rilevanza sociale viene indicato come esperibile attraverso «stanziamenti di risorse economiche finalizzati non solo alla creazione di ambienti di apprendimento maggiormente adeguati… ma anche all’avvio di sperimentazioni metodologiche che sappiano rinnovare la didattica delle discipline…e rafforzare gli apprendimenti di base, la cui salda acquisizione costituisce la condizione indispensabile per la prosecuzione degli studi».

Queste belle e giuste intenzioni passano attraverso il rinnovamento radicale della professionalità dei docenti che, troppe volte, pecca proprio della carenza di strumenti per innovare dalla base le metodologie, i modelli e le didattiche. Se si potessero allineare i grafici della dispersione scolastica non solo con quelli che descrivono lo status socio culturale degli studenti ma anche con quelli che descrivono lo status professionale dei docenti - in termini di formazione, capacità di innovazione e di rifondazione delle pratiche didattiche - si noterebbero preoccupanti parallelismi e sovrapposizioni inquietanti.

L’alleanza educativa

La definizione di “alleanza educativa”, fondamentale per difendere il ruolo della Scuola come comunità educante di dialogo, di ricerca, di esperienza sociale, informata ai valori democratici e volta alla crescita della persona in tutte le sue dimensioni, non è una novità nemmeno sul piano terminologico. Già nello “Statuto delle studentesse e degli studenti”, rinnovato con il DM 235/2007, si ritrovano assonanze simili rispetto al rapporto scuola-famiglia; inoltre nelle norme di riforma più recenti si ricorre spesso a legittimare ed auspicare strumenti di alleanza territoriale per la buona riuscita dei processi formativi. Il problema da risolvere risiede, tuttavia, nella credibilità istituzionale della scuola, che si propone agli altri attori del territorio quale leader di alleanze e sodalizi. Il Ministero fa poco o nulla per migliorare la credibilità delle singole scuole e, talvolta, contribuisce ad alimentare il divario tra scuola e altre agenzie formative poiché sostiene e stimola un modello “challenging” che invita le scuole a concorrere tra loro, ormai su qualsiasi aspetto della progettualità, lasciando, di fatto, sempre più sole la maggior parte di esse.

Scuola, territorio, reti

E infatti in “La Scuola sul territorio” si legge l’idea contorta, che da alcuni anni impera, secondo la quale il Ministero debba impegnarsi, insieme alle istituzioni scolastiche autonome, secondo le rispettive competenze, a realizzare nuove forme di interazione, attraverso la realizzazione di reti di scopo che coinvolgano una pluralità di attori, quali famiglie, enti locali, associazioni di volontariato, tessuto imprenditoriale; tutti, per quanto di propria competenza, sostanzialmente coinvolti in un rapporto di corresponsabilità educativa.

Le reti di scuole e tra scuole e altri soggetti sono uno strumento strutturale dell’autonomia scolastica e non sempre le intromissioni ministeriali hanno dato i risultati attesi.

Se si desidera potenziare il livello complessivo dei servizi integrati, offerti sul territorio da parte degli enti locali e delle scuole, occorre rafforzare la dignità istituzionale delle scuole piuttosto che porre il Ministero in una posizione di garanzia, quasi a voler attestare l’inadeguatezza istituzionale della scuola autonoma.

Lo sviluppo professionale del personale

La “valorizzazione e lo sviluppo professionale del personale scolastico” è stata per anni una questione di cui il ministero si è occupato pochissimo. Con le alterne vicende della legge 107/2015, sono stati ripresi alcuni nodi fondamentali. Il ministro, oggi, ritiene che sia opportuno “promuovere, con pari dignità e nella diversità dei ruoli, il valore sociale di tutte le professionalità della Scuola” con l’azione prioritaria del Ministero costituita “dalla promozione della formazione di tutto il personale scolastico, sia in ingresso che in tutto l’arco della vita professionale”. Un nodo fondamentale è costituito inesorabilmente dal vincolo contrattuale che, pur in presenza della dichiarazione contenuta nella legge 107/15 della qualità strutturale e permanente della formazione, è contaminato dalla scarsa quantità di risorse a disposizione delle scuole. Sul punto in questione aspettiamo, pertanto, novità rilevanti a breve. Un interessante aspetto appare quello che propone un cambio di paradigma nel rapporto tra l’Amministrazione e i dirigenti scolastici; ferme restando le caratteristiche che connotano il ruolo dirigenziale e le responsabilità ad esso connesse, il Ministero si pone adesso in un atteggiamento di collaborazione;

Educazione alla cittadinanza

L’individuazione della priorità: ”Identità culturale, cittadinanza, sport, educazione civica” chiarisce che il ministero si impegnerà in maniera molto intensa per i temi dell’educazione alla cittadinanza e alla legalità. In particolare saranno contemplate iniziative volte al contrasto verso i fenomeni devianti dell’adolescenza e della società. L’educazione motoria e sportiva, insieme alle esperienze di tutela del territorio e del patrimonio culturale appaiono tra le più corrette ed efficaci modalità per consentire il passaggio a modelli di vita salutari e improntati alle norme sociali. Sarà interessante notare le modalità con le quali il Ministero darà corso alle linee guida per l’educazione civica tenuto conto che si dispone la formazione dell’apposito comitato tecnico scientifico.

Innovazione digitale

”Innovazione digitale per la didattica, la semplificazione amministrativa e l’abbattimento della burocrazia per le scuole”.

Tenuto conto che nella scuola è in piena attuazione il processo di transizione digitale, è opportuno che il ministero faccia tutto il possibile per accelerare il percorso. Le questioni in ballo sono notevoli: dematerializzazione, miglioramento dei rapporti con il cittadino, riduzione del carico di lavoro per il personale scolastico e semplificazione. Finora abbiamo assistito a esercizi di stile che non hanno prodotto nulla o quasi in termini concreti. Sicuramente l’azione del ministero dovrà essere maggiormente incisiva in tal senso, ma ne coglieremo il senso quando l’apparato amministrativo ministeriale recepirà la direttiva e ne attuerà gli obiettivi.

I programmi comunitari e l’internazionalizzazione

La prossima programmazione comunitaria 2021-27 segnerà un notevole cambiamento di rotta che dovrà mettere l’Italia in condizione di perseguire obiettivi prioritari come l’edilizia scolastica e il potenziamento delle dotazioni tecnologiche. Ovviamente le azioni “Per la scuola “dovranno accompagnarsi ad una poderosa spinta all’internalizzazione delle istituzioni scolastiche. Le scuole italiane entrano sempre più in contatto con altre istituzioni del pianeta ed è indispensabile una promozione del Ministero rispetto all’ “Attuazione delle politiche di coesione e dei programmi comunitari e Internazionalizzazione”.

Agenda 2030 e sostenibilità

La “Sostenibilità ecologica, sociale, economica”. I temi della sostenibilità sono oggi prioritari e condivisi dalla maggior parte della comunità internazionale. Rispetto a tali tematiche il ministero sembra proteso verso un’azione generale di coordinamento volta a stimolare interesse e consapevolezza degli studenti, tenendo presente che soprattutto l’Agenda 2030 è strutturalmente presente, con i suoi temi e obiettivi, nel curricolo trasversale di moltissime scuole che, attraverso le logiche di rete, compartecipano a molte iniziative del territorio.

“Restituzione efficace dei dati ed efficienza nei pagamenti”

Una precisa intenzione del ministro è nella volontà di rendere interattive le piattaforme di rilevazione dei dati, tenuto conto che le scuole, con relativi servizi amministrativi, sono sempre più avviluppate nelle molestie burocratiche. Staremo a vedere quanto semplici ed efficaci saranno le procedure che, sempre nelle intenzioni del ministro memore delle proprie difficoltà a percepire lo stipendio in tempo, durante gli anni del precariato, dovranno caratterizzare anche le procedure di pagamento degli stipendi.

“Prevenzione della corruzione, trasparenza e vigilanza”

La corruzione è una piaga sociale dell’Italia, ancora più grave in quanto il nostro Paese fa parte delle nazioni avanzate. Tuttavia le azioni di trasparenza, legalità ed efficienza nella scuola sono di livello avanzato, nella Pubblica amministrazione. Il Ministero dell’Istruzione si impegnerà sia livello centrale sia a livello di sistema scolastico per favorire un contesto adatto alla prevenzione della corruzione. Appare utile ricordare che le recenti considerazioni dell’ANAC, rispetto alle pratiche di corruzione più diffuse nella scuola, lasciarono sbigottiti gli operatori delle istituzioni scolastiche. Il parere dell’autorevole organo aveva, infatti, individuato nelle iscrizioni e nelle adozioni dei libri di testo, le maggiori compromissioni delle scuole nel rischio corruzione. Attendiamo con trepidazione le conclusioni in merito ed i provvedimenti conseguenti.

“Il Sistema nazionale di valutazione”

La valutazione di sistema rimane una priorità importante che, nella logica della sua necessità come vantaggio di miglioramento, non deve tralasciare l’ineludibilità di una generale semplificazione e di una armonizzazione delle procedure. Il miglioramento del servizio reso dalle scuole al Paese continuerà ad essere una priorità del ministero soprattutto tesa a colmare i divari territoriali. È bene sottolineare che le scuole hanno fatto la loro parte anche in maniera egregia; aspettiamo per conoscere in quale maniera le misure volte alla razionalizzazione del sistema di valutazione potranno influire positivamente sui processi di miglioramento delle singole scuole.

Le scuole, gli studenti, il personale e i genitori, attendono fiduciosi l’azione del Ministero dell’Istruzione rispetto alle priorità dell’Atto di indirizzo. Si passi ora decisamente alla fase operativa, nella quale si vedranno, se tutto va bene, realizzati gli obiettivi prioritari individuati dal ministro, almeno quelli.

Domenico CICCONE

Manuale di amministrazione e contabilità per le istituzioni scolastiche

Susanna Granello

(novembre 2019, pagine 560)


Certamente l'attività amministrativa e contabile dell'istituzione scolastica ha come obiettivo primario l'erogazione del servizio  istruzione e formazione, ma ciò non toglie che la prima garanzia per l'utente sia la legittimità delle operazioni e degli atti.
Alla base di questa azione di garanzia c'è la sinergia tra dirigente, direttore e i loro collaboratori.
Il Manuale segue tale impostazione, garantendo un percorso guidato attraverso le varie fasi dell'attività amministrativa e contabile (programmazione, realizzazione, verifica, modifica e consuntivazione) con modalità chiare e concrete.
Trova importante giustificazione l’introduzione sullo scenario giuridico, nel quale si muovono attori secondo le regole del diritto amministrativo e contabile. L’ulteriore passaggio è rappresentato dall’ampia disamina dei grandi ambiti della funzione amministrativa e contabile di programmazione, di attuazione e di negoziazione.
Vengono successivamente analizzati e dimostrati i documenti contabili fondamentali di ogni istituto scolastico, dalla Programma Annuale al Conto Consuntivo, le verifiche ed i controlli, legati tutti dal filo rosso dell’unitarietà del servizio volto a garantire la piena realizzazione della mission, così come declinata del PTOF.
Risaltano i ruoli dei diversi soggetti decisionali, le problematiche relative alle connessioni tra i vari atti, documenti ed azioni, spesso, con suggerimenti di soluzioni operative.


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