Scuola7 16 marzo 2020, n. 176

Scuola7

la settimana scolastica

16 marzo 2020, n. 176


In questo numero parliamo di:



La DAD (didattica a distanza): tutti a casa, tutti a scuola (G. Benassi)

Aula virtuale? Anche sì, grazie! (P. Carrettin)

Verifiche e Valutazione in tempo di sospensione delle attività didattiche (A. Rucci)

Emergenza didattica e sviluppo professionale (M.R. Turrisi)


Settimanale di informazione scolastica.
© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diDidattiche in presenza, didattiche a distanza
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16 marzo 2020

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n. 176

La DAD (didattica a distanza): tutti a casa, tutti a scuola

Gabriele BENASSI

Un brulichio di iniziative generose

Un nuovo acronimo si è aggiunto alla lunga lista dei termini “scolastichesi”: DAD.

L’omografia con il termine inglese fa suonare questa sigla molto famigliare, quasi affettuosa. Che siamo di fronte ad una paternità, ad una possibile nuova generazione di una nuova fase è molto probabile. Questo momento di emergenza è sicuramente padre di una consapevolezza: gli ambienti digitali, le piattaforme di condivisione, il cloud e le app sono una grande risorsa. Se ne discute e ci si lavora da decenni, ma mai come in queste settimane se ne percepisce la necessità. Molti docenti, prima prudenti e seduti sulla cattedra, si sono definitivamente buttati a dieci dita sulle tastiere; si moltiplicano le videoconferenze e in poche settimane molte scuole hanno messo in piedi esperienze di didattica a distanza certamente eterogenee e varie ma, al netto dell’emergenza, quanto mai opportune e utili.

Si può fare meglio in termini di efficienza ed efficacia? Certamente si. Si può fare meglio in termini metodologici e didattici? Certamente si. Mi piacerebbe però che queste domande (frequenti nei social e in alcuni media in questi giorni) venissero estese anche alla “DIP”[1] (didattica in presenza). Le risposte affermative sarebbero identiche. Questo per ribadire che le problematiche - strutturali - della scuola non sono tanto negli strumenti, negli ambienti e nei canali comunicativi quanto nell’organizzazione, nella formazione, nella scarsa flessibilità didattica.

Sulla scia del Piano Nazionale Scuola Digitale

Ben vengano quindi gli slanci digitali di questi giorni, che ci raccontano in modo inequivocabile alcune certezze:

le scuole che erano già in linea con il Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD) non hanno avuto particolari difficoltà a reagire all’emergenza. Questo serva da monito ai dirigenti e ai collegi docenti che, in questi anni, hanno avuto un approccio leggiadro e spensierato[2] rispetto al PNSD, alle indicazioni nazionali relativamente alle competenze digitali ed ai cospicui fondi destinati alle progettualità degli istituti.

Pur nella reazione all’emergenza in poche settimane non si recuperano anni di lavoro, sia in termini di organizzazione (le piattaforme e gli account, gli accessi e i materiali) che di formazione sulle competenze digitali. In questa fase la professionalità degli animatori digitali, dei team e dei docenti sono state e sono decisive. I tutorial, gli accompagnamenti a distanza, la creazione di classi virtuali e di supporti digitali si sono moltiplicati e, bellissima tendenza, messi in rete sui social e nelle reti non solo territoriali ma nazionali. È una bella rincorsa. Con l’affanno e la speranza che caratterizza ogni rincorsa.

L’impegno delle istituzioni pubbliche e dei soggetti privati

A sostegno di questo scatto si sono mossi il MI (Ministero dell’Istruzione), le equipe formative nazionali, il Servizio Marconi TSI (presso USR Emilia-Romagna), Indire e le “Avanguardie Educative”, tanti dirigenti e docenti illuminati che hanno saputo trasformare l’emergenza in una opportunità lavorando in una logica di sistema; ancora, molte agenzie private e pubbliche già abituate ad interagire con il mondo della scuola. C’è vivacità e un grande spirito di servizio ma ora serve coordinamento e una maggiore sistematizzazione perché, se prima la DAD è stata una reazione alla contingenza, ora sta diventando una soluzione alternativa e stabile alla chiusura fisica delle scuole. Il ministero ha appena inviato un questionario di monitoraggio della situazione per individuare le criticità più eclatanti. La principale rimane il digital divide.

DAD: diritto al digitale, diritto all’istruzione

Il digital divide non è colpa della DAD, come qualcuno vorrebbe fare credere. La DAD evidenzia semplicemente gli analfabetismi di oggi che sono certamente nei contesti familiari, ma anche fra i docenti e fra gli alunni. Solleva due grandi questioni nazionali e culturali: il diritto di accesso alla rete e al digitale e il diritto ad una istruzione adeguata al nostro secolo.

L’attività didattica a distanza delle nostre scuole sta già facendo i conti inevitabilmente con queste due criticità e potrà trovare soluzioni solamente se sarà capace di flessibilità e di inclusione.

Da un lato occorre coinvolgere e dare ritmo ai processi didattici senza esitazioni, anche raccogliendo gli opportuni elementi valutativi che misurino gli apprendimenti, dall’altro trovare le soluzioni per raggiungere e coinvolgere le povertà educative e gli analfabetismi digitali, che non sempre coincidono con quelli più convenzionali.

Come indicato dal ministero[3] la DAD non può consistere in una mera assegnazione di compiti, ma deve prevedere interazione e accompagnamento fra docente e discente. Una buona parte degli Istituti sta già fornendo una offerta importante, alternando videolezioni sincrone a interazioni asincrone su piattaforme di classe. Altre scuole stanno semplicemente inserendo sui registri elettronici compiti e materiali, chiedendo in modo spontaneo una restituzione attraverso canali non sempre istituzionali.

Quando il processo didattico è condizionato dalla non conoscenza degli strumenti a disposizione o dalla povertà degli stessi, occorre prima di tutto maggior consapevolezza sulla direzione verso cui indirizzare investimenti e strategie, quindi maggiore determinazione a [4]colmare il gap con le scuole che hanno già avviato una DAD più coinvolgente e interattiva.

Il contributo del Servizio Marconi (USR Emilia-Romagna)

In questi casi più che in altri sono fondamentali i dirigenti, i docenti ma anche le linee di indirizzo che le strutture centrali possono dare, nonché le occasioni formative e informative. Come in Emilia-Romagna, dove il Servizio Marconi TSI è in prima linea ad offrire consulenza, condivisione di buone prassi e tanta formazione, in un'azione coordinata e integrata con l’equipe formativa regionale e i due Future Lab della regione.

Pur privilegiando il contatto umano e la formazione in presenza e sul campo, nel tempo di una settimana ha convertito tutta la proposta formativa nella modalità a distanza, proponendo appuntamenti a piccolo gruppo o webinar aperti a centinaia di docenti e dirigenti[5] interessati a saperne di più per migliorare l’offerta didattica ed adeguarsi alle nuove necessità[6].

Il lavorare a contatto diretto con la scuola e gli alunni, il poter sperimentare sul campo con lo sguardo ad un orizzonte di sistema, rimane il valore aggiunto dello staff emiliano romagnolo che non riesce a documentare mai abbastanza il grande lavoro che esprime. In questo frangente ha pubblicato sul proprio sito una sezione tematica dedicata al tema della didattica a distanza[7] dove si tracciano possibili soluzioni ed idee, sia in termini di strumenti che di attività. È ad oggi una delle linee di indirizzo più sensate e praticabili.

Un digitale che oggi “regge” le relazioni umane e la cultura

Si parlava prima di una possibile paternità. La speranza è che questa emergenza possa generare una nuova cultura, più pragmatica e di buon senso. E’ questo il momento in cui la rete e il digitale stanno tenendo in vita le relazioni, i processi, i contenuti; il momento in cui la circolazione della cultura letteraria, scientifica, cinematografica, musicale, tecnica è pesantemente appoggiata alle nuove fibre connettive delle nostre città; il momento in cui, incredibile dictu, lo smartphone ha preso decisamente il sopravvento sul libro di testo come strumento privilegiato di condivisione di contenuti. Ecco, l’auspicio è uscire da questa congiuntura più uomini del XXI secolo e meno uomini del XX, non per paura ma per reazione alla paura, consapevoli della nostra modernità.

Gabriele BENASSI

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[1] L’autore si assume la responsabilità dell’ennesimo acronimo scolastico che può rimanere ad uso e consumo del presente contributo.

[2] L’autore si assume la responsabilità anche di questi eufemismi.

[3] Nota prot. 279 dell’ 8 marzo 2020

[4] Si veda anche la nota MIUR n. 368 del 13 marzo 2020.

[5] Alcuni esempi: IIS Mario Rigoni Stern di Asiago VI, IC Sarzana – SP, ITE Tosi di Busto Arsizio, IC di Lozzo Atestino - PD, Liceo Attilio Bertolucci - PR

[6] Qui l’offerta formativa e le proposte del Servizio Marconi TSI dell’USR Emilia-Romagna http://serviziomarconi.istruzioneer.gov.it/

[7] http://serviziomarconi.istruzioneer.gov.it/temi/didattica-online/

Aula virtuale? Anche sì, grazie!

(in particolare per il primo ciclo)

Paola CARRETTIN

Da una situazione surreale... a un pensiero positivo

Stiamo decisamente vivendo una situazione che ha del surreale.

Siamo passati dal salutare ed abbracciare i nostri alunni, augurando loro di poter trascorrere qualche sana giornata di vacanza nel periodo di Carnevale, ad un momento in cui l’impegno di scuola/non scuola obbligatoria ha catapultato proprio tutti, docenti, genitori, alunni, personale ATA, Segreteria, Dirigenti Scolastici, ad una full immersion di formazione digitale che rischia di sconvolgere anche i più preparati.

Nonostante, però, i grandi sforzi che ciò comporta, la mia prima reazione alla notizia che avremmo dovuto operare in questo modo (inizialmente sembrava per pochi giorni, in seguito, come si sa, la cosa si è protratta ed è ancora in corso),... non me ne voglia qualcuno, è stata di grande curiosità e positività.

Lasciando da parte la motivazione ben poco felice che ha costretto improvvisamente tutto l’ambiente scolastico ad inventarsi un nuovo modo di fare scuola, ciò che mi va di sottolineare in questa fase è un altro aspetto.

Nuove domande di professionalità

Ciò che voglio dire è che, nel momento in cui la questione frequenza/non frequenza della scuola si andava sempre più delineando, mi sono fermata un momento a riflettere e mi sono chiesta: “Ed ora?”.

La mia reazione è stata quasi come quella di chi volesse, sottovoce, sottolineare un: “Ve l’avevo detto che sarebbe stato utile attrezzarsi per tempo...”.

Lo ammetto, per un momento l’ho pensato, ricordando le grandi rigidità che molto spesso ho dovuto affrontare ogni qualvolta, come formatrice, proponevo qualche cosa di alternativo alla normale didattica, come ad esempio di provare ad operare con i propri alunni con l’uso di un blog di classe.

Ora, però, mi trovavo ad affrontare una situazione di emergenza del tutto nuova per me, ma anche per i miei alunni, per i colleghi dell’équipe di classe, per i genitori.

Punti fermi per un piano di lavoro

Allora ho evidenziato, sul mio piano di interventi, alcuni punti fermi:

1- il nuovo ambiente di lavoro doveva prima di tutto diventare accogliente quanto le era da sempre la nostra aula;

2- le attività di lavoro che per prime si dovevano portare avanti, dovevano essere quelle che si erano iniziate in classe, magari, data la situazione, con qualche lieve modalità di intervento;

3- la nuova aula virtuale doveva essere gestita in modo tale che i bambini non fossero solo fruitori passivi, bensì anche attivi, secondo degli interventi ben calendarizzati e chiari;

4- la vicinanza empatica dell’insegnante doveva essere percepita fin da subito e quindi le attività programmate non si dovevano limitare ad essere esclusivamente la richiesta di compiti scritti, ma anche e soprattutto la spiegazione di attività da svolgere, descritte attraverso dei video in asincrono, realizzati dall’insegnante (cosa non assolutamente scontata...);

5- la nuova aula virtuale doveva essere organizzata, nelle sue parti, attraverso modalità di suddivisione degli spazi di lavoro che fossero chiari ai bambini ma anche ai genitori;

6- con i genitori, fondamentali in questa fase delicata di lavoro, si sarebbe ancor di più dovuto creare un’alleanza collaborativa non solo nei confronti dei bambini ma anche del gruppo, al fine di poter ottenere il maggior impegno efficace per tutti gli alunni.

Fondamentale in questa fase sarebbe dovuto diventare il ruolo del rappresentante di classe, forse mai come in questo momento indispensabile per mantenere i contatti adeguati con il resto dei genitori.

Ma analizziamo uno alla volta questi aspetti.

1- Un nuovo ambiente di lavoro.

Il nuovo ambiente di lavoro, a tutti gli effetti la nuova aula, da ora fino a non si sa quando, doveva da subito iniziare a prendere forma in modo tale che ogni bambino, ora a casa da solo, senza amici, magari affidato ai nonni per molte ore, potesse orientarsi in modo autonomo qualora ve ne fosse la necessità. Non bisognava, quindi, perdere tempo, proprio per non far passare ai bambini un’informazione sbagliata e cioè che fossero in vacanza.

Certo, i momenti di svago dovevano esserci come sempre, ma c’era anche un impegno che derivava dal fatto che l’insegnante, attraverso quel messaggio scritto che aveva inviato, quella registrazione vocale che aveva inserito, quel video che aveva allegato, gli ricordava prima di tutto che era sempre lì, che lo vedeva, che gli parlava e che lo aiutava, se necessario, a diventare sempre più sicuro e bravo.

In poche parole, l’insegnante non era sparita: era costantemente presente, pronta ad abbracciarlo, anche se virtualmente, con un messaggio personale e ravvicinato. E questo per ricreare il clima di accoglienza della classe che da sempre ogni bambino vive.

2- Attività di lavoro

Le attività di lavoro che ora in questa aula virtuale sarebbero state organizzate, per poter essere maggiormente comprese, dovevano riprendere proposte operative che si erano già affrontate in classe, lavorando in gruppo o in coppia, spiegando che in questa fase la sola differenza era che ora si poteva sperimentare anche un lavoro individuale, che poi si sarebbe messo a confronto con il gruppo.

Nello specifico, anche i compiti che apparentemente si potrebbero considerare di difficile realizzazione in un ambiente virtuale, come ad esempio una lettura o un dettato, si possono liberamente riprendere anche in questa forma, dando dei riferimenti ben chiari di organizzazione.

Ad esempio, se si assegna un brano da leggere per la settimana successiva, come veniva fatto normalmente in classe, ora si può benissimo fare la stessa cosa chiedendo ai bambini di esercitarsi a leggere e di registrare la personale lettura che poi verrà inviata dai genitori all’insegnante, secondo accordi prestabiliti. Quando l’insegnante riceve le registrazioni, le stesse vengono scaricate ed inserite in uno spazio dedicato, precedentemente condiviso. Ogni bambino, quindi, potrà poi risentire tutte le registrazioni e autovalutare la propria performance secondo una scala di valutazione che normalmente viene usata in classe e che vede attribuiti dei punti: da un minimo di 1 a un massimo di 5.

Anche il dettato, previa spiegazione della modalità con cui verrà fatto, può essere tranquillamente realizzato settimanalmente, predisponendo un video che riprenda l’insegnante mentre effettua questo intervento con le stesse regole che si usano in classe.

Ovviamente la differenza è che i bambini possono riascoltare la dettatura, ma ciò non comporta complicanze mentre invece crea solo certezze in più per quegli alunni che ancora possono avere difficoltà nel rispetto dei tempi.

Quello che sarà fondamentale, comunque, al di là del tipo di lavoro che si vuole proporre, è che i bambini abbiano consapevolezza di come ora siano messi concretamente nella situazione di autovalutarsi, come veniva fatto qualche volta in classe, secondo una scala di valori condivisa. Ora, però, la richiesta di valutazione è veramente rivolta solo a loro stessi e quindi il senso di responsabilità non potrà che uscirne rinforzato.

3- Bambini sempre attivi

L’impegno che deve essere richiesto ai bambini, in questo frangente, non deve essere solo di tipo esecutivo, perché così facendo si rischia di attuare un puro e semplice insegnamento trasmissivo.

Come è possibile intervenire, allora? Lo si può fare creando gli input adeguati, che possano permettere ai bambini di agire direttamente in piattaforma.

Ad esempio, l’attività che si era avviata in classe sul recupero della prima fonte storica che potesse ricordare ad ogni bambino un fatto importante della propria infanzia, che avevamo deciso di portare in classe, di descrivere e di far vedere agli amici, ecco che diventa un ottimo spunto di partenza per invitare i bambini a prendere possesso della tastiera, con l’obiettivo di scrivere ciò che, in situazione diversa, avrebbero raccontato a voce.

In questo modo i bambini non solo “rompono il ghiaccio” e si fiondano nel nuovo ambiente, ma anche perfezionano le loro abilità di uso della tastiera per la videoscrittura.

Un altro momento che ai bambini potrebbe piacere molto e che normalmente viene fatto a scuola, è quello definito “La posta”: chi vuole, può raccontare qualche cosa, di cui ha voglia di parlare, ad un compagno, a tutta la classe, alla maestra. Si può comunicare qualche notizia che ci sembra importante e la si può scrivere anticipando, nel post, a chi è rivolta. Questo è un momento di contatto che ai bambini piace molto ma ciò che è fondamentale, è che la cosa vada circoscritta ad una sola giornata a settimana, altrimenti...i bambini non li ferma più nessuno!

4- Vicinanza empatica dell’insegnante

La vicinanza empatica con l’insegnante è imprescindibile: il rapporto che si è venuto a creare in tutto il tempo che fisicamente si è potuto stare vicino ai bambini, non si può perdere o raffreddare ora che l’aula ci obbliga lontani. E allora come fare?

È assolutamente necessario, anche se ciò comporta molte ore in più di impegno per l’insegnante, riuscire a realizzare frequenti video che possano richiamare l’attività che deve essere svolta, soffermandosi sulle modalità secondo le quali i bambini dovranno eseguirla e facendo proprio vedere anche fisicamente come devono strutturare il lavoro direttamente dal video.

Ciò trasmette un senso di sicurezza a coloro che erano abituati a sentirsi ripetere più di una volta come dovevano intervenire ma anche a chi, al contrario, troppo frettoloso, nel rivedere il video si può accorgere da solo degli errori che può aver fatto. Magari qualcuno non ha ben capito? Poco male: nessuno lo sa ed ognuno potrà riguardare nuovamente la spiegazione tutte le volte che vuole, senza timore.

Un altro momento fondamentale che si può facilmente ripristinare, che normalmente si realizza in classe settimanalmente, potrà essere il momento de “La maestra racconta”. In questa fase, infatti, i bambini si siedono attorno alla maestra ed ascoltano con interesse la lettura del giorno. Pensate, allora, come sarà bello, per i bambini, ascoltare ancora la propria insegnante che legge loro una storia! Niente di più facile ma assolutamente azione indispensabile per far mantenere agli alunni un contatto con la quotidianità.

5- Organizzazione aula virtuale

Durante l’organizzazione delle attività settimanali, se normalmente le discipline vengono suddivise per orario, in questa situazione è invece utile suddividere le giornate distribuendo gli interventi degli insegnanti: chi inserirà dei materiali il lunedì, chi il martedì...e così via, in modo che i bambini, sapendo chi è l’insegnante “di turno” in quel momento, possano prima di tutto capire che cosa dovranno fare quel giorno e per quale disciplina.

È fondamentale, infatti, che anche utilizzando un’aula virtuale, i bambini siano sempre messi al corrente prima delle cose che dovranno essere svolte, in modo tale che non ci siano sorprese e soprattutto che siano preparati a trovare i documenti da analizzare in uno spazio suddiviso e prestabilito. Se, infatti, ci si limita ad inserire note o video nella home, con anche allegati dei documenti, questi, come ben sappiamo, “scorrendo giù”, ad un certo punto spariscono dalla vista dei bambini ed allora diventa complicato recuperarli.

È bene, allora, utilizzare la pagina iniziale solo per i messaggi, che possano poi rimandare alla cartella dedicata (in questo caso inserita nella board), e posizionare in quello spazio il materiale che diventerà poi un repository di tutto ciò che è stato fatto per ogni disciplina.

6- Alleanza con genitori

I genitori in questa fase, rappresentano il nodo cruciale della situazione.

È grazie a loro, infatti, se i bambini saranno messi in situazione per poter operare in modo corretto; è grazie a loro se le alleanze collaborative tra casa e scuola potranno essere sfruttate secondo regole condivise e rispettose delle richieste di lavoro che ogni insegnante, che ha ovviamente chiaro l’obiettivo che vuole raggiungere, ha proposto ai bambini; saranno loro che potranno far vivere ai bambini questa fase di isolamento nella maniera meno pesante, magari creando dei momenti di contatto (con Google Calendar, ad esempio) ad una certa ora del giorno, attraverso i quali bambini, genitori ma anche insegnanti, si possono vedere tutti insieme, come se stessero vivendo un momento di conversazione come normalmente si potrebbe fare in classe.

Fondamentale in questa fase potrà, infine, diventare il ruolo del rappresentante di classe, che mai come in questo momento sarà indispensabile per mantenere i contatti adeguati con il resto dei genitori.

E se, allora, come dice Albert Einstein, “In mezzo a ogni difficoltà si trova un’opportunità”, a questo punto non mi resta che augurare, a tutti noi, buon lavoro e buona crescita.

Paola CARRETTIN

Manuale per la scuola secondaria - Guida ai concorsi

a cura di Mariella Spinosi, con M. Giacomo Dutto e Leonilde Maloni


Nel nostro sistema nazionale, per diventare insegnanti bisogna superare regolari concorsi. Il DM 95/2016 ha previsto per gli aspiranti docenti non solo il possesso di competenze culturali e professionali, ma soprattutto il possesso di una buona mediazione didattica.

Partendo da questo presupposto, il Manuale si pone l'obbiettivo di indicare tutte le "avvertenze generali", con gli sviluppi legislativi, sociali e culturali.

Il Manuale, con un indice ampiamente dettagliato, si articola in quattro parti:

La prima parte fornisce informazioni essenziali per aiutare i futuri docenti ad orientarsi in maniera adeguata nel mondo dell'educazione, toccando aspetti culturali e sociali, oltre che di psicologia, sociologia e pedagogia.

Nella seconda parte si analizzano gli aspetti metodologici, didattici ed organizzativi, senza tralasciare i punti di vista di docente, Scuola e studenti.

La terza parte ha come focus la governance della scuola con le scelte di ogni indirizzo istituzionale.

Infine, la quarta parte, suddivisa in quattro percorsi tematici offre una riflessione semplice ed essenziale sulle leggi fondative a partire dalla costituzione.

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Manuale per la scuola primaria - Guida ai concorsi

a cura di M. Spinosi, con G. Cerini e S. Loiero


Il libro, articolato in quattro capitoli e un'appendice, costituisce uno strumento indispensabile per il futuro insegnante, lo aiuta a padroneggiare tutte le competenze necessarie per diventare un professionista di qualità. Serve anche ai docenti in servizio per la ricchezza dei suggerimenti e per gli esempi di percorsi didattici ivi contenuti.

Il primo capitolo contiene i fondamenti pedagogici, sociali e psicologici con riflessioni sulle principali questioni e con riferimenti alle teorie e alle scuole di pensiero su cui si sono fondate le nostre scelte istituzionali.

Il secondo capitolo affronta i temi basilari per diventare docenti, cioè tutti i presupposti per l'insegnamento apprendimento: curricolo, competenze, ambiente di apprendimento, documentazione, gestione della classe, valutazione, certificazione ed altro.

Il terzo capitolo è dedicato alla “didattica in azione”: ci sono nove percorsi disciplinari, alcuni esempi di prove di verifica e di compiti in situazione.

Il quarto capitolo riguarda gli aspetti di natura organizzativa e istituzionale con attente analisi delle Indicazioni per il curricolo, autonomia scolastica, offerta formativa, valutazione e rendicontazione e con una ricostruzione essenziale della storia della scuola primaria.

Infine il neo docente, per potersi muoversi nel mondo delle norme, può avvalersi di un'appendice in cui sono riassunte, in maniera semplice ed efficace, tutte le principali disposizioni che regolano la vita della scuola.

Una tabella di corrispondenza tra l'insieme dei temi richiesti nel programma di concorso e di quelli trattati nel manuale permette di non tralasciare nulla. Potrà essere un utile dispositivo di orientamento sia nella fase di prima lettura, sia in quella di consolidamento della preparazione

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16 marzo 2020

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n. 176

VERIFICHE E VALUTAZIONE in tempo di sospensione delle attività didattiche

(in particolare per il secondo ciclo)

Alessandra RUCCI

Nuovi orizzonti per la valutazione formativa (e sommativa)

Appare evidente che un momento di criticità e di emergenza nazionale come quello che stiamo vivendo richieda a tutte le componenti scolastiche uno sforzo d'ingegno e di adattamento.

Se la necessità di ricorrere a forme di didattica a distanza è ormai assodata, dato il possibile protrarsi della sospensione delle attività in presenza diventa indispensabile definire linee guida per il controllo dell’efficacia del processo (valutazione formativa) e cominciare ad aprire un confronto costruttivo su come condurre la valutazione sommativa.

Lo scenario che si cercherà di delineare è adattabile a scuole che hanno avviato forme di didattica a distanza e che si stanno interrogando sugli orizzonti futuri della verifica e della valutazione, con l’intento di individuare i margini di opportunità aperti dall’uso del digitale.

Recuperare il ruolo della valutazione formativa

Nel momento attuale, in attesa di conoscere le decisioni del governo per il dopo 3 Aprile p.v., è opportuno sottolineare che l’ansia di accumulare valutazioni non è costruttiva, mentre recuperare il ruolo della valutazione formativa e praticarla con frequenza e regolarità, tenendone nota, ci sarà particolarmente utile quando dovremo affrontare il nodo della valutazione sommativa.

Se nella didattica in presenza è spesso trascurata quando non assente, nella didattica a distanza il suo ruolo, accompagnato da una robusta azione di feed-back, assume un’importanza cruciale, in quanto serve a sopperire alla mancanza delle interazioni immediate che sono caratteristiche della compresenza di docenti e discenti nello stesso spazio fisico.

In aula con un solo sguardo il docente riesce a cogliere una molteplicità di segnali dalla comunicazione non verbale, mentre è assai più difficile captare la reazione dello studente durante una spiegazione o un’esercitazione in videoconferenza o durante lo svolgimento di una consegna, specie se non vi è un riscontro successivo che permetta di avere il polso della situazione.

Durante l’attività sincrona on line, in special modo se agli studenti è richiesto di spegnere la webcam per agevolare la connessione, il rischio di distrazioni è particolarmente elevato e va dalla possibilità di allontanarsi dalla stanza a quello di navigare sul web o videogiocare o chattare o impegnarsi in altre attività.

La valutazione come feedback costruttivo

La valutazione formativa non pone particolari problemi, si può agilmente condurre attraverso il controllo e la restituzione di compiti e consegne assegnati per il lavoro domestico nelle aule virtuali, attraverso la frequente richiesta di feed-back durante le attività sincrone di videolezione e anche con l’apertura di forum o chat nel momento immediatamente successivo alla lezione o in tempo reale.

Se le regole di organizzazione dell’attività sono chiare in partenza, lo studente saprà di poter essere interpellato dal docente e saprà anche che la qualità dei suoi interventi in chat o in forum sarà considerata un indicatore del suo grado di attenzione.

Distinguere con chiarezza il momento formativo dal momento sommativo ci permetterà di scaricare gli studenti dall’ansia della prestazione e dalla tentazione di copiare o di ricorrere ad aiuti vari e ci consentirà di avere un quadro di volta in volta realistico della loro progressione, utile ad integrare il giudizio che scaturirà in futuro dalla valutazione sommativa.

La verifica: tra nuove modalità e responsabilità degli allievi

I tempi sembrano ormai maturi per cominciare a riflettere su nuove proposte di verifica che, adattandosi alle caratteristiche del mezzo, possano da un lato rendere attendibile la prova, dall’altro spingere ad una maggiore attenzione alle competenze.

È evidente che, mancando la compresenza nello spazio fisico, lo studente non è più sotto il controllo del docente e potrebbe avvalersi di una serie di ausili e supporti con il rischio di falsare la prestazione.

Ciò implica da un lato la necessità di far leva sulla responsabilizzazione degli studenti (si potrebbe pensare anche alla stesura condivisa di un codice d’onore), dall’altro di ripensare profondamente l’azione della verifica.

Il primo elemento da tenere in considerazione è che molti dei riferimenti validi nell’attività didattica in presenza saltano.

Come svolgere le prove, quante svolgerne, come adattare le prove consuete ad un contesto totalmente differente, come fare a destreggiarsi con il digitale e con lo spettro del “copia-incolla”.

Proviamo a pensare alla nuova condizione che stiamo affrontando come ad un’opportunità e cerchiamo di vedere il positivo che schiude.

La verifica tradizionale di solito ruota intorno ad un numero molto limitato e limitante di prestazioni, è una verifica “carta e penna” o “voce” e diffida dello strumento digitale, che invece è di per sè un potente rivelatore di competenze.

Essere costretti ad utilizzarlo ci permette di ricorrere (finalmente!) ad una serie di strumenti non tradizionali che fanno emergere diverse intelligenze, attitudini e talenti e possono rimotivare studenti che nelle attività tradizionali soffrono.

Partendo dai più tradizionali e scontati ci avventureremo verso compiti più sfidanti che potranno riservarci grandi sorprese anche quando l’emergenza sarà finita.

Colloquio individuale

Accorgimenti tecnici

La classe è collegata, gli studenti sono in video,

L’interrogato ha la webcam accesa, sguardo in camera come se effettivamente guardasse negli occhi il docente.

Per matematica e fisica occorre dare agli studenti la possibilità di utilizzare lavagne condivise come ad esempio Jamboard (di GSuite) oppure GeoGebra in condivisione dello schermo, in modo che il docente possa controllare e valutare quanto lo studente dice ma anche ciò che scrive contemporaneamente. Tutto ciò che viene scritto su Jamboard può essere esportato in pdf e dunque è come se la lavagna non si cancellasse mai.

Modalità

Vanno formulate domande non riproduttive, ma tali da lasciare emergere il ragionamento (“Perché…?”, “Cosa te lo fa dire?”, “Quali evidenze porti?” ecc ecc).

In altre parole, la verifica orale (come dovrebbe in verità essere anche in presenza) punterà a misurare le competenze e le abilità e non le sole conoscenze.

Durante lo svolgimento di problemi o esercizi è opportuno chiedere allo studente di verbalizzare il procedimento che sta seguendo. Il docente può interrompere, stimolare collegamenti e approfondimenti.

Esposizione di un argomento

Accorgimenti tecnici

La classe è collegata, gli studenti sono in video, l’interrogato ha la webcam accesa, sguardo in camera come se effettivamente guardasse negli occhi il docente.

L’argomento che sarà esposto potrà essere semplicemente frutto di un’attività di studio, o di un’attività di ricerca o approfondimento svolta individualmente o nell’ambito di un gruppo.

Modalità

Dopo un primo breve momento, nel corso del quale l’alunno è lasciato libero di introdurre l’argomento o gli argomenti oggetto della verifica, è opportuno passare ad una fase durante la quale il docente pone più domande a risposta breve, verificando la prontezza e la pertinenza con cui lo studente risponde alle sollecitazioni e la capacità di operare collegamenti con argomenti attinenti.

L’obiettivo di questa seconda fase della verifica è di accertare che lo studente non stia leggendo o ricorrendo a qualunque tipo di aiuto esterno. Le domande saranno poste in modo veloce ma lasciando comunque spazio al ragionamento.

La verifica può prevedere anche una terza fase per l’accertamento di competenze, attraverso domande che portino lo studente ad ipotizzare scenari, formulare ipotesi, risolvere compiti di realtà.

Compiti a tempo

Accorgimenti tecnici

Diverse piattaforme consentono di somministrare compiti veloci, a tempo, che possono essere proposti agli studenti immediatamente dopo una fase di spiegazione o illustrazione.

(Quizzes, QuestBase, Kahoot; ecc)

Modalità

La videolezione non può mai avere una durata eccessiva perché la curva dell’attenzione è molto meno duratura che in presenza. Intervallare la spiegazione con compiti veloci permette di conseguire due obiettivi: valutare l’attenzione degli studenti e verificare l’efficacia dell’intervento didattico.

Anche in questo caso occorre formulare domande “non googlabili”, strettamente inerenti l’illustrazione dell’argomento appena illustrato e sempre di ragionamento.

Le stesse piattaforme che permettono di somministrare i compiti forniscono generalmente il report dell’andamento della classe oltre che i risultati individuali.

I compiti possono essere composti solamente da domande a risposta multipla o anche da un mix di domande chiuse e aperte, in base a ciò che il docente desidera verificare.

Compiti su Google Moduli

Accorgimenti tecnici

Nell’ambiente Google Classroom è possibile creare dei “compiti con quiz” generando dei Moduli (Google Forms).

Selezionando la voce “importa voti” è possibile importare su classroom le valutazioni assegnate durante la correzione del form.

In alternativa è possibile creare il modulo direttamente da Google Moduli ed inserirlo come link quando si crea il “compito” su Classroom. In questo caso tuttavia non è possibile attivare l’importazione automatica delle valutazioni.

Le risposte date dagli studenti si riversano automaticamente in un foglio di lavoro.

Modalità

Questi compiti possono essere una variante dei compiti a tempo se somministrati durante la lezione in videoconferenza, ma possono essere anche assegnati da svolgere in differita, avendo cura di formulare domande ben strutturate e che richiedano risposte di ragionamento, come negli esempi precedenti.

Anche in questo caso è possibile somministrare sia domande con risposta a scelta multipla che domande aperte.

Verifiche scritte (saggi, relazioni, ecc)

Accorgimenti tecnici

Per evitare fenomeni di plagio può essere utile fare uso di appositi software come Compilatio.

Le verifiche scritte possono essere svolte con una molteplicità di supporti.

Modalità

Anche in questo caso la strutturazione della consegna deve essere tale da evitare il facile ricorso a materiali preconfezionati e deve stimolare al contrario l’uso di elementi di personalizzazione, riflessione, ragionamento, collegamenti.

Un particolare valore aggiunto può derivare dal fatto che, utilizzando lo strumento digitale per svolgere un compito scritto, questo può essere “aumentato” con il ricorso a finestre ipertestuali. Una parte della consegna può vertere sull’apertura di collegamenti su determinate parole del testo, o scelte dal docente o lasciate a discrezione dello studente.

La pertinenza e l’originalità di questi collegamenti permetterà di acquisire elementi preziosi per la valutazione di competenze.

Il successivo riscontro orale con richiesta di motivare le scelte potrà rendere la prestazione più attendibile.

Commenting

Accorgimenti tecnici

Utilizzando software come “Now Comment”, “ActivelyLearn” (che è disponibile anche come plug-in di Gsuite), “Genius”, o anche più semplicemente un documento condiviso in modalità di scrittura collaborativa, il docente può caricare in piattaforma dei testi e chiedere agli studenti di lavorare su di essi con commenti “a margine” di porzioni specifiche.

Esiste la possibilità in alcune piattaforme di caricare anche immagini e video e promuovere su queste un lavoro di commento.

Modalità

Gli strumenti sopra menzionati possono essere utilizzati in modalità sincrona o asincrona.

Nel caso di uso in modalità sincrona il docente ha la possibilità di seguire direttamente il processo di scrittura dello studente.

Il tipo di lavoro che si può svolgere su testi o immagini in queste piattaforme è “di commento” e “di aumento”.

Nel primo caso il docente, attraverso domande-stimolo mirate, guida lo studente a formulare dei commenti sul testo che possono essere di vario tipo, letterario, stilistico, linguistico, intertestuale e/o intratestuale, di riflessione personale.

Il lavoro di commenting non è limitato alle sole discipline umanistiche, ma può utilmente coinvolgere anche le materie scientifiche e matematiche. In questo caso possono essere sottoposti a commento immagini da illustrare, formule, testi scientifici, video, ecc.

Nel caso del lavoro di “aumento” del testo o dell’immagine, si chiede allo studente di arricchire il materiale caricato attraverso collegamenti con film, opere d’arte, brani musicali, altre opere letterarie, altri argomenti scientifici, link di approfondimento ecc..

I compiti di commento, oltre che in modalità asincrona o sincrona, possono essere assegnati in forma individuale o di gruppo. Nel caso in cui il commento sul testo sia svolto dall’intera classe o da gruppi di studenti, si dà luogo ad una vera e propria forma di social reading.

Il commenting può essere oggetto di ulteriore prova orale successiva, volta a verificare la reale originalità del lavoro svolto (sempre attraverso domande come “Perché hai scritto questo?”, “Che cosa ti ha portato a fare questo collegamento?”)

Mappe Mentali

Accorgimenti tecnici

Esiste una gamma vastissima di strumenti semplici e gratuiti per creare mappe mentali digitali.

A titolo di esempio citiamo: FreeMind, Mind42, Coggle, ecc

Tutti questi strumenti permettono di esportare le mappe create o di visualizzarle attraverso dei link.

Modalità

Una mappa mentale non si può googlare, non si può copiare, è divertente da costruire, si può “aumentare” con molti collegamenti ipertestuali e generalmente gli studenti si divertono molto a costruirne a partire da un nodo scelto autonomamente (da un argomento/tema dato) o assegnato.

Si tratta poi di uno strumento utilmente utilizzato con gli studenti DSA.

Le mappe riproducono percorsi mentali, connessioni, evidenziano l’apprendimento profondo e sono strumenti molto potenti per dare conto del processo di costruzione della conoscenza.

La mappa può essere semplicemente corretta e valutata come compito scritto, oppure può servire da supporto alla verifica orale.

Blogging

Accorgimenti tecnici

Esistono in rete diversi software per creare blog, il più agevole dei quali è sicuramente Blogger di Google.

Modalità

Il blog può essere lanciato dal docente a partire da un tema, un brano, un’opera d’arte, una lezione svolta, ecc. su cui si intende promuovere una riflessione profonda, oppure può essere strutturato come blog di classe in cui, di volta in volta, si scrivono post su argomenti diversi.

La differenza sostanziale con il commenting è che non si lavora in questo caso a margine del testo, ma si interviene con commenti liberi a partire da uno stimolo.

Anche in questo caso è importante sottolineare che, nonostante l’apparenza, il blog non è appannaggio delle sole discipline umanistiche, ma si può dar vita efficacemente ad un blog matematico, scientifico, di economia, ecc…

Può essere gestito e moderato dal docente o anche co-gestito con alcuni studenti moderatori.

In un blog possono essere messe in gioco diverse competenze, dalla capacità di interagire in modo autonomo, costruttivo ed efficace, alla qualità ed originalità dei contributi, valutando positivamente quelli che permettono un accrescimento della conoscenza della comunità e quelli che affrontano problemi da prospettive differenti.

Per gli eventuali studenti-moderatori si può valutare anche la competenza a gestire il flusso della comunicazione e a rilanciare la discussione.

Per valutare il lavoro nei blog è quanto mai opportuno operare delle categorizzazioni degli interventi, distinguendo a monte le loro funzioni e graduandone la valutazione.

Debate

Accorgimenti tecnici

È sufficiente disporre di una “stanza virtuale” che funga da aula, in cui il docente lancia il claim, lasciando la parola ai diversi gruppi e svolgendo la partita come solitamente si svolge in presenza e con gli stessi ruoli.

Modalità

È evidente che il momento del debate rappresenta, come anche in presenza, il momento finale di un lavoro iniziato in precedenza dal docente su un tema sul quale gli studenti, in un tempo definito, devono prepararsi consultando fonti e strutturando argomentazioni.

Il debate permette di valutare una pluralità di competenze: linguistiche (sia in lingua italiana che in lingua straniera), espositive, argomentative, logiche, di analisi e scelta delle fonti, di rispetto dell’avversario, ecc.

Esperimenti e relazioni di laboratorio

Accorgimenti tecnici

In assenza di un laboratorio fisico è possibile lavorare con gli studenti in laboratori virtuali.

Esistono numerosi portali che mettono a disposizione ambienti di simulazione (il più famoso è PhET dell’Università del Colorado che è disponibile anche nella versione in lingua italiana).

Modalità

In modalità sincrona lo studente interrogato condivide il suo schermo mentre opera nel laboratorio virtuale e agisce sugli elementi dell’esperimento.

In modalità asincrona lo studente può registrare il proprio schermo mentre svolge l’esperimento simulato e verbalizza le operazioni che svolge.

Lo svolgimento di un esperimento virtuale può dare luogo ad una relazione, come nel laboratorio fisico e a formulazione di ipotesi.

Nuovi strumenti per valutare (non solo in emergenza)

La maggior parte dei compiti non tradizionali che si è provato ad illustrare ha contenuti di competenza per i quali non tutti dispongono di strumenti di valutazione. È questo allora un buon momento per affrontare il tema, poiché passata l’emergenza è facile che, colto il valore, non riusciremo più a rinunciare ai nuovi compiti.

È pertanto fondamentale che le articolazioni di lavoro del collegio dei docenti (dipartimenti disciplinari) costruiscano strumenti ad hoc, coerenti con le competenze che si andranno a accertare. Particolarmente utili sono le rubriche di competenza, per la cui creazione sono anche disponibili vali ausili on line, purtroppo solo in lingua inglese o spagnola.

Trattandosi di dover sviluppare nuovi dispositivi di valutazione il lavoro collegiale è indispensabile, lo è sempre, ma più che mai nella situazione di emergenza in cui i docenti sono particolarmente affaticati per la necessità di dover ristrutturare la propria didattica e hanno bisogno di sostenersi e aiutarsi evitando inutili duplicazioni di lavoro.

Nuove prove, compiti non tradizionali e una sistematica valutazione formativa, con numerose osservazioni tracciate, rappresenteranno un sicuro guadagno sia se ci attenderà un rientro ad inizio aprile, sia se la didattica a distanza si protrarrà, poiché affronteremo più attrezzati e consapevoli la questione della valutazione sommativa.

Alessandra RUCCI

Emergenza didattica e sviluppo professionale

Una sfida per il sistema di istruzione

Maria Rosa TURRISI

Didattica in presenza, didattica a distanza

Un piccolo contributo di riflessione in questo momento di grande bulimia della comunicazione. L’emergenza che stanno vivendo le scuole a causa del COVID-2019, può diventare una occasione per riflettere e ripensare la didattica e in questa direzione vorrei avanzare alcune riflessioni.

La chiusura delle scuole e il suggerimento da parte del Ministero di avviare attività di “didattica a distanza”, ha visto le scuole reagire, tutto sommato, in maniera abbastanza positiva ovviamente con le diversità territoriali o di ordine scolastico.

Da più parti è stato ampiamente argomentato che la didattica a distanza di tipo digitale non può sostituire la didattica in presenza che è educativa ed è fondata sulla relazione e che, ovviamente, le sue potenzialità variano dalla scuola dell’infanzia all’università, dal momento che relazione educativa e trasmissione di contenuti assumono significati completamente diversi.

Inoltre è stato sottolineato che la disparità di accesso alla tecnologia produce disparità e accentua le diseguaglianze di opportunità, mentre la chiusura delle scuole esaspera le condizioni di disagio sociale, di dispersione scolastica in quei contesti in cui la scuola è presidio di legalità e di coesione sociale.

Riconoscere le professionalità

Ma quali possono essere i risvolti positivi di questa emergenza? Proviamo a ragionare sugli aspetti innovativi e di qualità che la nuova situazione potrebbe favorire.

Dentro ciascuna scuola ha assunto in questi giorni maggiore rilevanza il ruolo del team digitale, risorsa indispensabile per costruire, assieme al Dirigente scolastico, un contesto organizzativo nuovo e per garantire il necessario supporto tecnico e didattico a tutti gli altri docenti. Questo ci deve fare riflettere sulla necessità, ormai non più procrastinabile, di dover riconoscere come condizione strutturale e non occasionale e “aggiuntiva” rispetto all’essere docente, di altre professionalità all’interno dell’organizzazione scolastica. Tutto ciò comporta una ridefinizione di profili professionali e, quindi, il loro riconoscimento anche in termini contrattuali. Non entro nel merito di tali questioni, ma semplicemente vorrei lanciare un suggerimento per altri possibili ragionamenti.

La gestione della “nuova” collegialità

Un aspetto che invece vorrei approfondire riguarda la costruzione di nuove forme di condivisione dell’azione didattica che la pratica digitale comporta, non dal punto di vista tecnico ma dal punto di vista della gestione concreta della collegialità. L’istituzione di una “classe virtuale” corrispondente alla classe reale (quella a cui, nell’alternanza delle ore di lezione, ciascun docente fa riferimento), postula la necessità di un incremento di comunicazione fra i docenti: ciascuno dovrà condividere con l’altro docente tempi e spazi di intervento, a meno che non vogliamo pensare alla classe virtuale come ad un luogo in cui vengono “posati” ( o postati) contenuti, assegnati argomenti di studio ed esercizi di verifica. Tutto ciò necessita una negoziazione dell’azione didattica di ciascun docente, una maggiore trasparenza e una maggiore visibilità dell’attività individuale e, per certi aspetti, anche un riconoscimento dell’intersezione fra le discipline. Ciascun docente vede operativamente come lavora l’altro e quindi , riconosce meglio anche cosa hanno in comune le discipline.

Tutto ciò ha, a mio avviso, una significativa ricaduta sullo sviluppo professionale di docenti, individualmente e come gruppo all’interno della stessa scuola.

La progettazione didattica e la condivisione

Intanto la necessità di usare la tecnologia, comporterà uno scambio di pratiche ed esperienze, i docenti con maggiori competenze potranno aiutare i loro colleghi meno esperti e lo scambio non potrà che fare bene a tutti.

Inoltre per la gestione della didattica nella sua forma virtuale, sarà necessario un incremento della fase progettuale, una riduzione dell’improvvisazione e della occasionalità e ciò potrà favorire lo sviluppo di un pensiero riflessivo del docente non solo rispetto alla propria disciplina, ma anche rispetto al proprio modo di insegnare.

Ma l’uso della rete allarga anche la dimensione dell’aula, perché le attività proposte per un gruppo di alunni di una determinata classe o scuola, potranno, anche in maniera casuale, raggiungere alunni di un’altra classe o di un’altra scuola che condividono con i destinatari principali, per contingenze organizzative della famiglia, gli strumenti tecnologici, lo spazio e il tempo. Questo che potremmo considerare un effetto non previsto o non governabile, potrebbe rivelarsi una amplificazione positiva di scambio di conoscenza, una risorsa da non disperdere, finita l’emergenza, ma piuttosto potrebbe fare pensare a sistematiche attività in rete fra docenti di classi e di scuole diverse.

Gli aspetti linguistici del nuovo ambiente

Infine, ma non sicuramente di minore importanza, è l’attenzione che ciascun docente dovrà riservare agli aspetti comunicativi e linguistici della sua produzione didattica. Ciascun docente nell’assegnare un compito, nel suggerire piste di lettura per rivedere gli argomenti già svolti, per motivare verso approfondimenti o nuove letture, utilizzerà prevalentemente il canale della scrittura. Ciò comporterà un esercizio di controllo della scrittura, un’accurata disposizione dei contenuti, un produzione controllata dei testi, un elevato livello di esplicitezza, un uso attento del lessico specifico, ma soprattutto una riflessione e attenzione alla “lingua per lo studio”.

Ma anche la “lezione a distanza” come forma di produzione orale, avrà sempre più il carattere di un parlato pianificato e l’assenza dell’interlocutore in presenza, costringerà a costruire un discorso disciplinare fortemente orientato all’esplicitezza e con riduzione dell’autoreferenzialità. Tutto ciò non può che favorire proprio gli alunni che hanno maggiori difficoltà e dovrebbe vedere realizzata quella consapevolezza della “trasversalità della lingua” enunciata nei documenti di riferimento per i vari ordini di scuola.

Necessità della formazione

Tutto questo non può essere dato per scontato, ma la necessità di organizzare forme didattiche diverse può costituire una occasione di sviluppo professionale e quindi, accanto e insieme alla didattica per gli alunni, bisognerebbe pensare a significativi momenti di formazione per i docenti, se vogliamo che l’emergenza diventi occasione di incremento della qualità del nostro sistema di istruzione.

Maria Rosa TURRISI




Insegnare e dirigere nella scuola digitale

Come cambiano gli ambienti di apprendimento

Roberto Baldascino
pagg. 208, marzo 2018, euro 20,00


Il volume spiega, in maniera semplice ed efficace, cosa significa oggi insegnare e dirigere in un mondo digitale, e come si stanno modificando gli ambienti di apprendimento con le nuove tecnologie.

Contiene 30 voci che trattano questioni di grande attualità, tra le quali: Coding, Competenze digitali, Stampante 3D, Flipped classroom, Metodo BYOD. Si analizzano i framework europei sulle competenze digitali degli studenti e dei docenti. Non sono trascurati gli strumenti tecnologici più tradizionali, come PC, videoproiettori, TV e la LIM, e neanche i più recenti tablet e smartphone.

Una parte importante è riservata alla E-leadership del Dirigente Scolastico, sia a livello gestionale amministrativo sia a livello educativo e didattico. Il volume è pensato anche per coloro che si stanno preparando ad affrontare le prove concorsuali.

per informazioni



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Coordinamento redazionale a cura di Giancarlo Cerini

Direttore responsabile Gabriella Crusco

Autorizzazione Tribunale di Napoli n. 65 del 20/12/2016

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