Scuola7 23 marzo 2020, n. 177

Scuola7

la settimana scolastica

23 marzo 2020, n. 177


In questo numero parliamo di:



Guida alla didattica a distanza (senza smarrire la destinazione...) (R. Sconocchini)

Decreto 'Cura Italia', ecco le novità per la scuola (R. Calienno)

La scuola: una comunità che cambia (M. Spinosi)

Riflessioni sul ruolo dei maestri nel tempo presente (F. Da Re)

 

I disegni della copertina sono delle bambine e dei bambini di Castelmaggiore (BO)


Settimanale di informazione scolastica.
© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diLa scuola c'è(connessioni educative)
< Trascina
23 marzo 2020

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n. 177

Guida alla didattica a distanza (senza smarrire la destinazione...)

Roberto Sconocchini

Fare comunità negli scenari digitali

La didattica a distanza non è la migliore modalità di mediazione educativa e didattica, in quanto nulla può sostituire il sistema di relazioni umane che si fonda su un rapporto in presenza tra docente e studente. Ma in una contingenza che nessuno tra noi ha precedentemente vissuto, non ne esiste una migliore.

Questo tanto per sgombrare il campo da equivoci senza senso, immersi come siamo nelle dispute accese sulle arene dei social network tra sostenitori delle pratiche di interazione tra docenti e studenti mediate dai nuovi linguaggi digitali e chi invece ritiene che si tratti solo di tempo perso e che in questa fase si debba soltanto confidare nell'autoapprendimento e... in una rapida conclusione dell'emergenza.

Mi schiero anch'io, apertamente, dalla parte di chi sta tentando di battere strade che prima non avrebbe mai immaginato di percorrere, tentando di recuperare quel senso di fare comunità, contrastando il senso di isolamento ed emarginazione di questo periodo, alla ricerca di scongiurare interruzioni nei percorsi di apprendimento, tutti fattori evocati dalla circolare ministeriale 388 del 17 marzo 2020.

Il senso dell’e-learning e la motivazione degli allievi

Come in ogni pratica didattica, anche nella modalità telematica la vera differenza la fa il "come". Di certo, non si può definire didattica a distanza assegnare compiti o pagine da studiare mediante registro elettronico. Come per la didattica in presenza, la modalità e-learning ha senso se il docente riesce a coinvolgere ogni studente in attività significative dal punto di vista dell’apprendimento, allargando l'orizzonte delle opzioni a tutte le opportunità disponibili in una contingenza come quella attuale: dai materiali progettati e costruiti digitalmente alla lettura di libri, all'ascolto di musica, alla visione di film ed altri programmi utili.

In un contesto di questo tipo, il docente può vestire i panni del regista, del "coach" e le video lezioni stesse, sia in modalità diretta che differita, possono trasformarsi, potenziate dal valore aggiunto della multimedialità, in opportunità per motivare i suoi ragazzi, per accendere o alimentare il loro interesse nei confronti di questo o quell'argomento, per raccontare anche un po' dell'entusiasmo con cui lui stesso ha affrontato l'esperienza dell'apprendimento fino a decidere di intraprendere questa professione. Che poi, a pensarci bene, dovrebbe essere l'unico senso che resta per attuare ancora modalità di trasmissione del sapere in maniera frontale.

Navigare nella mappa

La mappa che trovate in questo articolo fa riferimento agli "ingredienti" necessari per adottare la didattica a distanza e rappresenta una sorta di dispositivo navigatore tra strumenti, modalità, piattaforme e risorse didattiche. Ma prima di mettersi in viaggio occorre aver ben chiara quella che deve essere la destinazione e nel nostro caso tutte le strade portano alla meta della costruzione degli apprendimenti da parte degli studenti, che passa attraverso un processo di relazione, anche e soprattutto empatica, con i loro docenti, in grado di restituire un senso a quanto svolto in autonomia.

Immaginare di concentrare in una mappa tutto ciò che le tecnologie mettono a disposizione per la didattica a distanza è decisamente ambizioso e, per restituirne una rappresentazione grafica fruibile, non può che risultare parziale e incompleto. Subito dopo averla ultimata, mi sono venuti in mente molti altri strumenti e risrose, ma ho scelto volutamente di fermarmi per non rendere troppo complicato estrarre le informazioni necessarie e completare un itinerario di collegamento logico tra elementi.

Partiamo da due condizioni fondamentali. Per attuare la modalità e-learning servono essenzialmente:

- una piattaforma su cui distribuire i contenuti e in grado di fornire il necessario per la didattica online (archivi, videoconferenze, classi virtuali ecc);

- materiali didattici che possono essere autoprodotti o già esistenti ed adattati alle specifiche necessità del contesto in cui devono essere utilizzati.

Poi ci sono le modalità diretta o indiretta, immediata o differita che possiamo utilizzare per comunicare e trasmettere i materiali didattici, una scelta molto spesso subordinata all'attivazione da parte delle singole scuole di contratti con operatori che garantiscono servizi di videoconferenza e di comunicazioni sincrone, con tutta una serie di operazioni preliminari da svolgere per gli aspetti legati alla privacy e che si limitano alla trasmissione agli interessati dell'informativa del trattamento dei dati, secondo quanto previsto dagli artt. 13 e 14 del Regolamento UE 2016/679.

La funzionalità delle piattaforme

Si intendono tutti quegli spazi virtuali nei quali possiamo "stoccare" i materiali che costruiamo e che reperiamo per la DAD.

Il primo in assoluto è il registro elettronico, attraverso il quale possiamo non solo assegnare compiti ma anche inserire tutte le video lezioni e lezioni interattive che andremo a costruire.

Ci sono poi le piattaforme e-learning come Moodle, strutturate nel corso degli anni e fornite direttamente dalle scuole, ma che richiedono un livello di elaborazione abbastanza complessa.

La maggior parte delle scuole opta per utilizzare portali didattici completi, spesso gratuiti, architettati come social network piegati a scopi didattici, alcuni tra questi completi di funzionalità per didattica sincrona e asincrona. Tra le piattaforme più utilizzate segnalo G Suite for Education, Microsoft 365 Education, Edmodo, Weschool, https://www.fidenia.com/, Impari.

Da ultima, la costruzione di siti web o blog di classe, soluzione più personalizzabile per ogni docente, confezionabile per tutte le esigenze e in grado di incorporare ogni tipo di contenuto didattico digitale. Se è vero che la realizzazione di un proprio servizio web prevede qualche competenza tecnologica da parte del docente, è altrettanto vero che servizi come Blogger, Wix o Google Sites consentono ormai di raggiungere l'obiettivo gratuitamente e con una discreta semplicità.

Repository di materiali

Se successivamente andremo ad esplorare gli strumenti per autoprodurre oggetti didattici, è importante sapere che la rete ci offre una gran quantità di materiali pronti all'uso, che possiamo utilizzare per le nostre lezioni. Naturalmente possono essere direttamente inviati ai ragazzi o possono rappresentare la "materia prima" da utilizzare all'interno di servizi che permettono di personalizzare lezioni multimediali.

Ecco solo alcuni di questi archivi:

- Khan Academy

- Canali Youtube dedicati alla didattica

- Sieteprontianavigare.it

- Matika

- Archivium

- Il Capitello

- Giunti

- Gulliver

Didattica a distanza in modalità sincrona

L'apprendimento sincrono coinvolge degli studi online in tempo reale e, dunque, online. In questo caso il docente si accorda con gli studenti sugli orari in cui collegarsi e il sistema permette l'interazione totale tra tutti i partecipanti di una sessione che può essere solo di tipo testuale (chat) o attraverso video e audio con la possibilità per il docente di condividere il suo schermo e di integrare perfettamente tutti i contenuti necessari per la lezione (videoconferenza).

Mentre nella prima categoria includiamo Whatsapp e Telegram, nella seconda possiamo considerare Google Hangouts Meet, Microsoft Team, Jitsi (integrato anche in Weschool) e Zoom.

Didattica a distanza in modalità asincrona

È certamente l'ambito più ricco di potenzialità per l'e-learning, in quanto la possibilità di differire l'invio dei contenuti digitali in tempi diversi, ci permette in pratica di utilizzare qualsiasi strumento per la didattica digitale.

Ho diviso l'enorme possibilità di scelta in tre categorie: creazione di videolezioni, creazione di lezioni multimediali e creazione di podcast.

Le video lezioni

Per le costruzione di videolezioni intendo tutti servizi che consentono di creare un prodotto finale in uno dei formati video. Alcuni tra questi sono in classici servizi di screencasting: il docente appare in video mentre illustra ciò che appare o che fa sul suo schermo (Screencast-O-Matic e Apowersoft). Altri servizi ci permettono di presentare contenuti in modalità animata e con commento vocale dell'insegnante (Adobe Spark Video, Powtoon, Prezi Video).

Lezioni multimediali

Per la costruzione di lezioni multimediali considero la pratica di raccogliere e organizzare materiali (video, immagini, testi, siti web, audio, attività interattive) utili per l'approfondimento di determinati argomenti, su specifiche piattaforme. Tra questi strumenti segnalo Blendspace, Rai Scuola, Emaze, Prezi, Ted ED.

Lezioni podcast (radio)

L'ultima categoria è forse la meno utilizzata anche se forse è una delle pratiche più facili da adottare per la didattica a distanza. Costruire lezioni alla radio attraverso servizi podcast permette di stimolare l'ascolto e sviluppare la comprensione e l'immaginazione. Anche solo utilizzata in chiave narrativa, può ad esempio rappresentare un'opportunità per riallacciare il contatto tra insegnanti di scuola dell'infanzia e i loro bambini. Solo come esempio, segnalo l'esperienza che il collega Maurizio Zambarda sta attuando con la matematica nelle sue classi prime. Tra gli strumenti online per realizzare podcast suggerisco Spreaker.

Roberto Sconocchini

Decreto “Cura Italia”, ecco le novità per la scuola

Roberto CALIENNO

Misure di urgenza

Con il Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020 “Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”, il Governo interviene con decisione anche nel settore della Pubblica Istruzione. Le misure prese guardano integralmente nella direzione del “lavoro agile”, previsto come modalità ordinaria di esplicazione delle docenze sino alla cessazione dell’emergenza.

Pulizia straordinaria degli ambienti scolastici

All’art.77 titolato “Pulizia straordinaria degli ambienti scolastici”, si fa riferimento alle dotazioni di materiali per la pulizia straordinaria dei locali scolastici. A causa dell’emergenza sanitaria attualmente in corso per la pandemia di Coronavirus, si consente alle istituzioni scolastiche ed educative pubbliche del sistema nazionale d’istruzione, incluse le scuole paritarie, di acquistare le forniture necessarie alla detersione degli ambienti, alla protezione e all’igiene di personale e studenti. Viene, così, autorizzata la spesa di 43,5 milioni di euro per il 2020. Tali risorse finanziare sono ripartite secondo l’Art. 1, comma 601 della L. 296/06 (Legge Finanziaria per il 2007) che istituisce il “Fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche”. In particolare, il comma 601, richiamato dall’Art. 1, comma 62 della L. 107/2015, prevede che il Ministro dell’istruzione con apposito decreto deve stabilire i criteri e i parametri per l'assegnazione diretta alle istituzioni scolastiche dopo aver effettuato una specifica attività di monitoraggio.

Piattaforme per la didattica a distanza e devices agli studenti

Lo stesso fondo, sempre ai sensi dell’Art. 1, comma 62 della L. 107/2015 che prevede, dal 2016, una spesa di 30 milioni annui per poter assolvere, fra le altre cose, al corretto funzionamento del “Piano nazionale per la scuola digitale” di cui all’art. 58 della medesima legge, viene rimpinguato di 85 milioni di euro per il solo 2020 dall’art. 120 del Decreto Legge “Cura Italia” titolato “Piattaforme per la didattica a distanza”.

Tale somma è destinata per 10 milioni alle istituzioni scolastiche statali per l’implementazione o il potenziamento di piattaforme e strumenti digitali utili all’e-learning, nel rispetto dei criteri di accessibilità per le persone con disabilità. Altri 70 milioni sono messi a disposizione degli studenti meno abbienti, i quali possono dotarsi di dispositivi digitali individuali in comodato d’uso, per la fruizione delle suddette piattaforme. Nei 70 milioni rientrano, altresì, le eventuali spese di connessione ad Internet. Gli ultimi 5 milioni, infine, sono dedicati alla formazione del personale scolastico sulle metodologie e le tecniche per la didattica a distanza, potendo integrare tale somma con quella di 40 milioni annui prevista dall’Art. 1, comma 125 della già richiamata L. 107/2015 per l’attuazione del Piano nazionale di formazione, e per la realizzazione delle attività formative di cui ai precedenti commi.

Il comma 5 dell’art. 120 dispone che gli 85 milioni sono ripartiti tra le istituzioni scolastiche con Decreto del Ministro dell’Istruzione, tenendo conto della distribuzione del reddito e del numero di studenti su base regionale.

Un contributo immediato per la formazione sulla didattica digitale

Il M.I. con nota 4203 del 20 Marzo 2020, in attuazione del decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 18 dicembre 2019, n. 1147, ha comunicato l’erogazione, in favore di ciascuna istituzione scolastica, di un contributo di 1.000 euro, per la realizzazione delle tre attività previste:

1. formazione interna: rivolta ai docenti e al personale scolastico sui temi del PNSD, attraverso l’organizzazione diretta di laboratori formativi, anche on line e a distanza;

2. coinvolgimento della comunità scolastica: sviluppo dell’educazione digitale anche attraverso workshop, giornate dedicate, incontri on line, aperti alle famiglie e agli altri attori del territorio;

3. creazioni di soluzioni innovative: individuazione di soluzioni metodologiche e tecnologiche sostenibili da attuare nelle scuole, attività di assistenza tecnica e di implementazione delle tecnologie e soluzioni digitali nella didattica in classe e a distanza.

La nota precisa che, vista l’emergenza sanitaria in atto, le istituzioni scolastiche possono utilizzare il contributo anche ai fini dello sviluppo delle modalità di apprendimento a distanza.

Assunzione di 1.000 assistenti tecnici

Al comma 4 dell’art. 120, per poter assicurare a scuola dell’infanzia, scuola primaria e scuola secondaria di primo grado la funzionalità degli strumenti informatici e il supporto all’utilizzo delle piattaforme di didattica a distanza, le istituzioni scolastiche sono autorizzate a sottoscrivere contratti, limitatamente all’anno scolastico in corso, con un massimo di mille assistenti tecnici, derogando i limiti previsti dall’Art. 19, comma 7 del D.L. 98/11, convertito con modificazioni dalla L. 111/11.

Il M.I. con la nota circolare n.392 del 18 Marzo 2020, ha precisato che le risorse saranno ripartite con Decreto del Ministro in via di emanazione; il decreto espliciterà quali dovranno essere le graduatorie da utilizzare per il conferimento dei predetti incarichi.

Il comma 5 dell’Art. 120, menzionato nel precedente capoverso, è applicato anche alle misure di contingentamento del personale in oggetto, in rapporto al numero di studenti per regione.

Gli 85 milioni stanziati per la scuola pubblica, secondo il penultimo comma dell’Art. 120, possono essere anticipati dal Ministero dell’Istruzione nei limiti delle risorse economiche iscritte in bilancio.

Misure per favorire la continuità occupazionale per i docenti supplenti brevi e saltuari

Per concludere, l’Art. 121 “Misure per favorire la continuità occupazionale per i docenti supplenti brevi e saltuari” permette al Ministero dell’Istruzione di assegnare alle istituzioni scolastiche statali le risorse finanziarie per i contratti di supplenza breve e saltuaria, con l’obiettivo di favorire la continuità occupazionale dei docenti che, attualmente, risultano già titolari di queste tipologie di contratto. I periodi di chiusura o di sospensione delle attività didattiche causati dall’emergenza Covid-19, quindi, non incidono sulla retribuzione dei supplenti, ancorché nei limiti delle risorse iscritte nello stato di previsione del Miur.

Le scuole stipulano contratti a tempo determinato con il personale amministrativo tecnico ausiliario e docente provvisto di proprie apparecchiature funzionali allo svolgimento dell’attività lavorativa, nel rispetto dei limiti di cui sopra, affinché sia possibile potenziare le attività didattiche a distanza presso le istituzioni scolastiche statali, anche se in deroga ad altre disposizioni vigenti in materia.

Contratti a chi dispone di dotazioni strumentali adeguate

Il M.I. con la nota circolare n.392 del 18 Marzo 2020 ha disposto la continuità dei contratti in essere di docenza in supplenza breve e saltuaria, a prescindere dall’eventuale rientro del titolare e per tutta la durata dell’emergenza sanitaria. La stessa circolare chiarisce che l’ulteriore stipula di contratti, in assenza dei titolari, per il personale docente e ATA, deve essere comunque subordinata alla disponibilità di “una propria dotazione strumentale per lo svolgimento dell’attività lavorativa … al fine di potenziare le attività didattiche a distanza”: disponibilità che potrà essere assicurata dal DSGA in quanto consegnatario e dal dirigente scolastico attraverso l’istituto del comodato d’uso. Conseguentemente la norma non trova applicazione per il profilo dei collaboratori scolastici. Sarà cura del dirigente scolastico verificare che gli incarichi di supplenza breve vengano attribuiti entro i limiti delle risorse assegnate. Ad oggi manca ancora la comunicazione massiva del competente ufficio del Ministero che dovrà comunicare, per ciascuna istituzione scolastica, l’importo disponibile. Ovviamente saranno utilizzate le graduatorie di istituto, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo della didattica a distanza, incluse le attività di progettazione e di formazione del personale. Le scuole sono ancora in attesa che la Direzione generale per i contratti trasmetta le istruzioni operative.

Roberto CALIENNO

Non perdere il numero speciale di Notizie della scuola dedicato all’emergenza COVID-19.

Il numero, edito in formato digitale e fruibile on-line da parte di tutti gli abbonati, attraverso una selezione ragionata di norme e note ministeriali, propone utili ed attuali approfondimenti sulla gestione dell’attività scolastica sotto diverse angolature: giuridico-amministrative, organizzative e didattiche.

Tecnodid, da sempre impegnata ad offrire ai propri lettori strumenti ausiliari per muoversi all’interno della scuola, persegue l’ obiettivo di non far mancare, ai Dirigenti scolastici, ai Direttori dei Servizi Generali e Amministrativi, ai Docenti e al personale ATA, un contributo professionale in un periodo così delicato.

Il mondo della scuola è infatti in prima linea per fronteggiare la critica situazione che necessita di professionalità e rinnovata responsabilità.

Con l’auspicio di un ritorno alla normalità al più presto, il team di Tecnodid si unisce al motto: Andrà tutto bene!



23 marzo 2020

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n. 177

La scuola: una comunità che cambia

Alcune riflessioni a partire dalla nota dipartimentale del 17 marzo 2020, n. 388

Mariella SPINOSI

L’emergenza sanitaria da nuovo Coronavirus sta inducendo il nostro Ministero ad inviare alle scuole, con una certa frequenza, consigli e indicazioni perché gli insegnanti si possano organizzare più agilmente nelle attività didattiche a distanza. Tra i diversi suggerimenti non passano inosservati quelli contenuti nella nota 17 marzo 2020, n. 388 sia per l’immediata reazione negativa di alcune sigle sindacali, ivi comprese quelle dei confederali che ne chiedono l’immediato ritiro, sia, all’incontrario, per le attestazioni di plauso di alcuni dirigenti scolastici, manifestate attraverso un comunicato stampa.

Un incipit confidenziale

L’incipit confidenziale nella nota sembra voler raccorciare le “distanze” tra istituzioni e scuole, nell’attuale momento storico, in cui sono proprio le distanze a fare la differenza.

C’è una scelta friendly, quindi, da parte di coloro che hanno la responsabilità di dare istruzioni sensate a dirigenti, insegnanti, amministrativi, ma anche alle stesse famiglie. E lo si avverte già nei primi capoversi laddove si invita a mantenere viva la comunità di classe e di scuola, a combattere il rischio di isolamento e demotivazione. È un invito, rivolto in maniera informale, anche a riflettere su ciò che è essenziale per far funzionare bene la scuola in tempi di pandemia. Il “carissimi”, con cui ci si rivolge ai responsabili territoriali, è evocativo di complicità e di sentimenti positivi: una modalità diretta che sembra ignorare gli schemi usuali che fino ad oggi hanno regolato i rapporti istituzionali. Considerate, poi, le reazioni di alcuni sindacati, sembra anche che i contenuti trasmessi non siano stati condivisi né tanto meno concertati con le forze sociali.

Oltre i rapporti istituzionali

È pur vero che nelle emergenze bisogna fare ciò che serve per risolvere prima e subito i problemi e non si può pretendere che si seguano le procedure dei tempi della “normalità”; ma è anche vero che oggi, proprio grazie alle tecnologie, si può disporre di strategie veloci che aiutino tutti gli attori istituzionali e sociali a sentirsi parte attiva nel processo decisionale.

Il rapporto privilegiato che sembra pagare di più è invece quello diretto, e senza alcuna intermediazione, con le persone che stanno sul campo, quelle stesse persone che ogni giorno devono affrontare i problemi e cercare di risolverli al meglio. E lo si fa attraverso uno stile che qualcuno potrebbe definire “populista”, e anche con la complicità di massime antiche: è infatti piuttosto inusuale che una nota istituzionale si chiuda con una citazione di un drammaturgo, vissuto nel primo secolo a.C., un tal Publilio Siro pressoché oscuro ai non addetti ai lavori.

La difficile strada della semplificazione

C’è un cambio, dunque, del registro comunicativo, una modifica del modo consueto di scrivere i documenti istituzionali. Potrebbe essere questa una buona occasione per incominciare a rispondere anche all’antica esigenza di cambiare lo stesso linguaggio giuridico. Sappiamo tutti quanto sia difficile per un cittadino, anche colto, riuscire a capire immediatamente i contenuti di una legge, tanto è ipotattica la costruzione della frase, tanto numerosi sono i rinvii a leggi pregresse.

La via della semplificazione, però, non è per nulla facile. Ci stiamo provando, senza successo, già dai primi anni Novanta, a partire dalle sollecitazioni di Sabino Cassese.

Semplificare è un processo matematico, ogni parola deve indicare un preciso significato, non può recare in sé margini di ambiguità o suggestioni personali, ma solo informazioni codificate e parametri formali. È l’appunto che i cultori delle scienze esatte rivolgono a coloro che si occupano di scienze umanistiche.

Ogni scienza il suo linguaggio… questione di rapporti

La semplificazione del linguaggio è sicuramente un obiettivo cui tendere, ma non può avvenire attraverso processi di unificazione linguistica, ogni scienza ha le sue regole. Così, alla stessa maniera, anche il linguaggio istituzionale deve rispettare le sue.

Nella scuola convivono competenze di varia natura che si servono di linguaggi differenti. Ogni istituzione scolastica fa ricorso, infatti, a professionalità d’aula, e oggi diciamo di “aula virtuale”, a competenze tecniche che devono garantire la possibilità di realizzare un buon insegnamento a distanza, a competenze gestionali e di coordinamento, che sono fondamentali per qualsiasi organizzazione complessa, ma ad un sapere amministrativo e contabile che deve assicurare il funzionamento dei meccanismi di base. Ogni tipo di sapere si serve, per poter operare, di un suo linguaggio. Le attività didattiche a distanza hanno bisogno dell’apporto di competenze diverse e, conseguentemente di linguaggi diversi. Ma questi linguaggi, perché diano effetti, devono essere tra di loro ben raccordati. Non è facile. È necessario che a monte ci sia questa consapevolezza e la conseguente capacità di realizzare collegamenti serrati a livello ministeriale e che tutte le strutture tecniche siano ben connesse proprio ad evitare dispersione di risorse o, peggio ancora, fallimenti.

La comunicazione efficace

Al Ministero ci sono molti uffici che sovrintendono aree di competenze differenti. È naturale che il livello di coordinamento non significa solo mettersi d’accordo su come comunicare con le scuole. Non significa neanche (e di questo siamo convinti) rinunciare ad uno stile comunicativo rassicurante per dare informazioni tecniche, non significa altresì non ricordare l’impegno etico della professione, e neanche astenersi dal trasmettere messaggi positivi. Coloro che hanno la responsabilità di incidere direttamente sulle sorti della scuola devono però tenere ben presenti le regole che sono alla base di qualsiasi comunicazione: il messaggio deve essere chiaro, semplice, breve e preciso. Bisogna essere molto attenti a selezionare le informazioni essenziali, ad utilizzare termini che non destino equivoci, ad evitare ripetizioni di parole e concetti.

La verbosità ingenera fastidio. Lo aveva ben evidenziato Giosuè Carducci annoverandola tra le peggiori cattiverie che una persona può riservare al suo simile. È noto l’aforisma: “Chi riesce a dire con venti parole ciò che può essere detto in dieci, è capace di tutte le altre cattiverie”.

Oggi, molto spesso, le note ministeriali sono prive di quella necessaria stringatezza che si addice a qualsiasi comunicazione rispettosa dell’interlocutore.

Il rischio di una malintesa “valutazione”

Anche da qui nascono alcune perplessità sull’efficacia comunicativa di chi fa ricorso al linguaggio comune, che usa parole polisemiche, che elargisce suggerimenti generici. In una nota, seppure friendly, ci si aspettava, per esempio, di trovare indicazioni un po’ più precise sui temi che da sempre hanno diviso la stessa comunità professionale e che l’attuale emergenza sta rendendo ancora più difficile da affrontare. Ci riferiamo alla questione valutativa.

In una precedente nota (la 279 dell’8 marzo 2020) si diceva che la valutazione poteva essere svolta ricorrendo agli strumenti delle piattaforme usate senza dimenticare le norme vigenti. L’articolo 1 del D.lgs 62/2017 ricorda che devono essere valutati sia i processi formativi sia gli esiti degli apprendimenti di ogni studente. Sappiamo però che per tradizione, specialmente nella scuola superiore, l’enfasi è sulla valutazione degli apprendimenti scolastici che, nella maggior parte dei casi si realizza attraverso compiti in classe, interrogazioni e test chiusi. Se si utilizzano le medesime strategie valutative con la nascente didattica a distanza si potrebbe creare una situazione insostenibile sia per un eccessivo carico cognitivo di tipo riproduttivo, sia per una possibile disattenzione ai processi e ad un apprendimento significativo.

Non solo feedback

La nota ministeriale non aiuta molto in tal senso. Si limita ad invitare alla tempestività e alla trasparenza ricordando il diritto dello studente ad avere un feedback rispetto al compito svolto: se ha sbagliato, dove ha sbagliato e perché ha sbagliato. Non c’è, per esempio, alcun riferimento ad una valutazione che tenga conto dell’impegno, della responsabilità, della cura del proprio lavoro, o anche della capacità di trovare soluzioni ai problemi nuovi, nessuna attenzione al pensiero divergente, alla curiosità o alla creatività.

Non è facile valutare l’insieme dei processi apprenditivi solo attraverso test che tutte le piattaforme mettono oggi a disposizione. Né sono sostenibili interrogazioni individuali on line cui far corrispondere il relativo voto, aumentando magari il collegamento in video.

Prima ancora di mettere un voto è importante la relazione empatica, l’aiuto ai ragazzi ad impegnarsi e a dare senso allo studio. Se questo non viene ribadito il rischio che si corre è che i docenti rinforzino l’idea che la valutazione formativa sia solo quella da verificare in itinere, punto punto, ieri con le interrogazioni e i compiti in classe, oggi con gli attuali strumenti digitali. È un rischio che potrebbe inaridire il rapporto con il sapere degli studenti e rinforzare il convincimento assai diffuso, specialmente nella scuola secondaria, che ciò che conta sia solo il voto conseguito e non gli apprendimenti acquisiti.

L’accompagnamento e lo stimolo al miglioramento

I docenti stanno imparando in maniera accelerata ad usare le tecnologie digitali e a costruire classi virtuali. Lo fanno perché sono professionisti seri, capaci di riconvertire velocemente le proprie esperienze in percorsi innovativi, perché hanno cultura e competenze e perché sono portatori di valore aggiunto. Se però sono chiamati soprattutto a documentare continuamente, attraverso voti, tutti gli esiti delle tante sollecitazioni didattiche, rischiano di concentrare la loro attenzione in via prioritaria sulle prove di verifica anziché sulla qualità dell’insegnamento.

Siamo tuttavia dell’avviso che la valutazione, anche in questa fase emergenziale, sia molto importante. Gli allievi sanno che devono fare bene la propria parte: impegnarsi, studiare, seguire le indicazioni degli insegnanti, fare i compiti, chiedere spiegazioni se qualcosa non è chiaro. Non devono, tuttavia, vivere questi momenti con l’ossessione del test. Ciò non significa che bisogna rinviare le azioni valutative a tempi migliori. Significa invece, facendo tesoro delle opportunità messe a disposizione dal digitale, trovare modalità nuove ed efficaci per tenere sotto controllo processi e ed esiti. Lo si può fare enfatizzando la funzione formativa di accompagnamento e di stimolo al miglioramento continuo, come recita la stessa normativa (D.lgs. 62/2017) in maniera tale che alla fine dell’anno si possa dare un voto attendibile, un giudizio adeguato e, soprattutto, un consiglio di miglioramento: azioni, queste, che saranno supportate da tutte le evidenze raccolte, magari attraverso dossier e diari di bordo.

Mariella SPINOSI

Riflessioni sul ruolo dei maestri nel tempo presente

Franca DA RE

Al termine di due settimane di restrizione del movimento per le regioni del Nord, ho avuto la possibilità di sentire diversi Dirigenti Scolastici, per capire che cosa accade nelle scuole, l’atmosfera, i sentimenti, gli entusiasmi, le criticità.

La generosità delle scuole

Le scuole non hanno tutte la stessa esperienza sulla Didattica a distanza (DAD). Alcune hanno già da tempo esperienze diffuse con piattaforme interattive, utilizzano al meglio i registri elettronici; altre hanno aperto all’utenza i registri solo per questa infausta occasione e la maggioranza dei loro docenti non ha mai realizzato esperienze di didattica con strumenti digitali.

Però, pure in misura e con strumenti diversi, la stragrande maggioranza di insegnanti si è attivata per offrire qualcosa ai ragazzi. Chi usa le piattaforme sofisticate, si cimenta con lezioni on line. Molti, soprattutto del 2° grado, con i dovuti adattamenti, seguono l’orario settimanale delle lezioni. Dove ciò non è stato possibile, i docenti propongono videolezioni in differita, materiali, link, dispense, ecc. servendosi delle stesse piattaforme o del registro elettronico. Dove anche questo è difficile, si usano le e-mail e persino whatsapp.

L’aula nel salotto di casa (quando c’è)

In alcuni casi si sono rilevate proposte debordanti, superiori alle possibilità dei ragazzi e delle loro famiglie di seguire, combinare orari, stampare, eseguire i compiti, dividersi gli apparecchi e la capacità della rete; tali difficoltà sono state evidenziate anche dalle famiglie. I ragazzi delle secondarie di 1° e 2° grado sono abbastanza autonomi nella gestione dei dispositivi e dei compiti (pur se vanno un po’ seguiti anch’essi). I più piccoli, invece, hanno bisogno del supporto dei familiari, sia per lo svolgimento dei compiti, sia per l’accesso ai materiali e ai dispositivi. Ciò può creare difficoltà ai genitori impegnati col lavoro, che non possono seguire direttamente durante la giornata i figli.

Quasi ovunque ci si è attivati anche per i piccoli dell’infanzia, proponendo video con letture e saluti delle maestre, semplici lavori manuali, giochi, realizzazione di disegni … Sono attività che hanno il grande valore di testimoniare ai bambini che le loro maestre ci sono e si ricordano di loro.

Purtroppo abbiamo constatato un fatto già paventato: la DAD penalizza gli alunni più bisognosi e fragili: i più poveri, gli stranieri poco alfabetizzati e meno integrati; i disabili, i “marginali”. I ragazzi a rischio di dispersione potrebbero disperdersi davvero. Gli alunni già attrezzati seguono le lezioni beneficiandone, quelli meno fortunati rischiano di restare ancora più indietro, allargando la forbice delle opportunità. Quasi tutte le scuole intervistate hanno letteralmente “rincorso” gli alunni che non si erano attivati, ma una quota di alunni e famiglie non si sono fatti coinvolgere, per volontà, disinteresse, necessità.

Le pratiche da capitalizzare e il dibattito da avviare.

In questi giorni, molti insegnanti stanno realizzando lezioni, proposte didattiche molto raffinate e avanzate che mettono a disposizione dei loro alunni nelle piattaforme e che servono a discussioni e approfondimenti successivi nelle lezioni on line, o vengono riprese e discusse in appositi forum, dove gli studenti possono interagire tra di loro in libertà e confrontarsi sui lavori da fare.

Sarebbe davvero un peccato che, dopo l’emergenza, queste pratiche non venissero portate a normalità. Sono inclusive, perché favoriscono gli studenti che hanno bisogno di tornare sugli argomenti e sui materiali o di anticipare cognitivamente il lavoro. La motivazione ad apprendere probabilmente se ne avvantaggerebbe, favorendo il successo scolastico e la relazione. I materiali prodotti potrebbero inoltre essere condivisi tra i docenti, a beneficio di tutti.

Serve che si operi una seria riflessione sulle potenzialità delle tecnologie per innovare gli ambienti di apprendimento, in termini di spazi, tempi, organizzazione e relazioni. Questa emergenza ci ha colti totalmente impreparati e dobbiamo fare tesoro in futuro dell’esperienza per arricchire la didattica ed essere pronti anche per eventuali momenti di difficoltà che potessero ripresentarsi.

Il fantasma della valutazione

Molti docenti impegnati nella DAD, specie del 2° grado, sembrano preoccupati di come valutare le prestazioni degli alunni, anche in vista della valutazione finale. Se non si rientrasse, sarà il Ministero a prendere le necessarie decisioni per la validazione e chiusura dell’anno scolastico e a dare istruzioni su come regolarsi per gli esiti della carriera degli alunni.

La valutazione è immanente ed ineliminabile nel processo di insegnamento/apprendimento; dobbiamo operare con consapevolezza, trasparenza, ma avendo chiare le sue finalità prioritarie. La nota del MIUR n. 388, richiama giustamente il valore formativo della valutazione come feedback doveroso da restituire agli studenti sul loro lavoro, per il miglioramento e la promozione del successo formativo. Altrimenti, dice la nota, essa sarebbe “un rito sanzionatorio, che nulla ha a che fare con la didattica, qualsiasi sia la forma nella quale è esercitata”.

È giusto che i docenti documentino sul registro le attività e raccolgano elementi utili che potranno concorrere alla formulazione del giudizio finale. Tuttavia, non pare urgente né necessario affannarsi sul tema dei voti, che del resto sono obbligatoriamente richiesti solo per la valutazione quadrimestrale e di fine anno, non per le verifiche in itinere.

Ora, suggerirei, piuttosto, di servirsi delle annotazioni del registro anche per la restituzione dei lavori effettuati, sui punti di forza, sulle criticità, sul modo di superarle. Ciò potrebbe costituire una sorta di “diario di bordo” per gli insegnanti.

Valutazione formativa e autovalutazione degli allievi

È questa, invece, una buona occasione per avviare e consolidare l’autovalutazione da parte degli studenti. La valutazione formativa, infatti, resta incompiuta senza l’autovalutazione, che sostiene motivazione, autoefficacia, pensiero critico e, infine, resilienza. Anche gli studenti potrebbero tenere un “diario di bordo” di commenti sul proprio lavoro e le proprie giornate, a scopo autovalutativo, ma non solo, da condividere con i compagni e insegnanti.

Apprendere è vitale per tutti i viventi, per sopravvivere e adattarsi all’ambiente e ai suoi mutamenti. Ora sono da privilegiare motivazione, curiosità, interesse ad imparare, non solo per garantire il diritto inalienabile all’istruzione, ma, più importante, per contenere i rischi di angoscia, disorientamento e depressione.

Ma alla fine, che cosa è davvero urgente e necessario?

È importante e doveroso garantire il diritto all’istruzione, ma è ancora più urgente e necessario prendersi cura delle persone. La riflessione prioritaria che si impone è sul valore della scuola come comunità e luogo di relazione. La nostra scuola, nel bene e nel male, è basata sulla presenza, che oggi, con tutte le sue ritualità, è stata bruscamente interrotta e non sarà presto rinsaldata.

Anche i legami sociali sono stati interrotti e interdetti per ragioni drammatiche, spesso tragiche. La comunità, i genitori, gli adulti sono preoccupati e angosciati. Lo sono anche i giovani e i più piccoli ancora di più, perché non sorretti dalla consapevolezza che i loro pari più grandi hanno già maturato. Questa è una situazione assimilabile ad una grande calamità, ad uno stato di guerra e il sentimento che serpeggia e pervade le persone è di lutto.

Abbiamo creduto in questi anni di essere onnipotenti e che la scienza, la tecnologia, lo sviluppo, ci rendano invincibili verso minacce come queste. Ma se l’Universo scatena la sua furia, siamo piccoli, inermi e impotenti. Dovremmo custodire con cura e umiltà questa consapevolezza e imparare ad utilizzare la scienza e la tecnologia per secondare la forza della Natura e non per contrastarla e piegarla.

Genitori, ragazzi e scuole

Diverse mamme raccontano che i loro bambini già grandicelli, di solito autonomi e indipendenti, ora chiedono di dormire nel lettone con i genitori. Gli adolescenti sono agitati, insofferenti per la socialità interrotta, la clausura imposta, la paura che non riescono a dire neppure a se stessi. Non sempre le famiglie possono, sanno rendersi conto di tutto ciò, interpretarlo e mediarlo con efficacia. Così i piccoli e i giovani continuano a trascinare il tempo in un deserto di significato che rischia di inghiottirli, protraendosi, in vissuti di tristezza e di depressione.

Nelle zone più colpite, purtroppo, le famiglie saranno così provate dai lutti, da non avere forse sempre la forza di parlare ai piccoli con le parole adatte. Posso solo tentare di immaginare la voragine di angoscia, smarrimento e dolore che pervade questi nostri concittadini, ai quali è impedito anche il rito del commiato con i loro cari, indispensabile per elaborare il lutto. I giovani e i bambini assistono a tutto ciò senza sapere spesso formulare neanche a se stessi le domande, a cui comunque forse non troverebbero risposte.

Aiutiamo ad elaborare le emozioni

Gli insegnanti, che sono per i giovani degli adulti significativi e di riferimento, hanno un ruolo determinante per aiutar bambini e ragazzi a riconoscere, elaborare, razionalizzare queste emozioni.

Anch’essi saranno adulti preoccupati e disorientati. Ed è perciò che dobbiamo rivalutare la collegialità e la comunità professionale che possono assumere la funzione di sostegno, confronto e supporto reciproco anche per trovare i modi, i mezzi, le parole per prendersi cura degli allievi.

La relazione educativa, la presenza, sono le chiavi di accesso alle emozioni. Le lezioni on line possono rappresentare il luogo della discussione e dello scambio anche per condividere pensieri e vissuti e per trovare insieme sostegno e risposte. Portiamo la nostra parola di adulti, ma lasciamo parlare i ragazzi. Raccogliamo le loro emozioni e aiutiamoli a identificarle e lavorarle.

Quando i mezzi non consentissero di incontrare gli alunni on line, facciamo loro sentire la nostra presenza comunque, con video, letture adatte e, perché no, proponendo a tutti, anche quelli che incontriamo, il diario di bordo per scrivere i propri pensieri sull’attualità. Se vorranno, potranno condividerli con gli altri e, alla fine di tutto ciò, collezionarli per una ulteriore riflessione utile a capitalizzare questa esperienza.

Conoscere per capire

Gli insegnanti di scienze possono proporre approfondimenti sul virus, i meccanismi di diffusione, i legami con i temi della sostenibilità. Conoscere il nemico, aiuta a contrastare la paura. La letteratura, la storia, la filosofia, hanno a disposizione immensi patrimoni di esperienza, riflessioni, pensiero, su ciò che è già avvenuto, sul senso della vita e della morte, sul ruolo dell’umanità sulla Terra. Apprendere è davvero una questione di vita o di morte.

I maestri e le maestre, con i più piccoli, sapranno sicuramente trovare le parole più adatte per raccogliere e restituire il senso dei pensieri che i loro allievi esprimeranno.

Più che mai, da oggi, tutti i saperi devono avere finalità di costruzione di senso civico, responsabilità verso le persone e la Terra, pensiero critico, forza interiore, socialità, resilienza.

Riscoprire e far trasparire l’umanità

Sono convinta che molti insegnanti si sono già posti queste questioni e stanno cercando di affrontarle. E’ il momento dell’ascolto e della condivisione. Gli adulti significativi possono essi stessi raccontare i propri vissuti, le domande e le risposte che provano a trovare. I nostri alunni hanno bisogno più che mai di Maestri, riferimenti sicuri, che saranno tanto più importanti quanto lasceranno trasparire la loro stessa umanità; se incoraggeranno a trovare insieme la forza per uscire da questa esperienza tutti più consapevoli, umili, più forti, perché pervasi di un nuovo senso di comunità, responsabilità e solidarietà; più capaci di una diversa comunicazione, non superficiale, spesso ostile e tesa a dividere, ma attenta invece all’empatia e alla cooperazione.

L’articolo integrale è reperibile in: http://www.francadare.it/wp/riflessioni-per-i-maestri-del-tempo-presente/

Franca DA RE

Manuale per la scuola secondaria - Guida ai concorsi

a cura di Mariella Spinosi, con M. Giacomo Dutto e Leonilde Maloni


Nel nostro sistema nazionale, per diventare insegnanti bisogna superare regolari concorsi. Il DM 95/2016 ha previsto per gli aspiranti docenti non solo il possesso di competenze culturali e professionali, ma soprattutto il possesso di una buona mediazione didattica.

Partendo da questo presupposto, il Manuale si pone l'obbiettivo di indicare tutte le "avvertenze generali", con gli sviluppi legislativi, sociali e culturali.

Il Manuale, con un indice ampiamente dettagliato, si articola in quattro parti:

La prima parte fornisce informazioni essenziali per aiutare i futuri docenti ad orientarsi in maniera adeguata nel mondo dell'educazione, toccando aspetti culturali e sociali, oltre che di psicologia, sociologia e pedagogia.

Nella seconda parte si analizzano gli aspetti metodologici, didattici ed organizzativi, senza tralasciare i punti di vista di docente, Scuola e studenti.

La terza parte ha come focus la governance della scuola con le scelte di ogni indirizzo istituzionale.

Infine, la quarta parte, suddivisa in quattro percorsi tematici offre una riflessione semplice ed essenziale sulle leggi fondative a partire dalla costituzione.

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Manuale per la scuola primaria - Guida ai concorsi

a cura di M. Spinosi, con G. Cerini e S. Loiero


Il libro, articolato in quattro capitoli e un'appendice, costituisce uno strumento indispensabile per il futuro insegnante, lo aiuta a padroneggiare tutte le competenze necessarie per diventare un professionista di qualità. Serve anche ai docenti in servizio per la ricchezza dei suggerimenti e per gli esempi di percorsi didattici ivi contenuti.

Il primo capitolo contiene i fondamenti pedagogici, sociali e psicologici con riflessioni sulle principali questioni e con riferimenti alle teorie e alle scuole di pensiero su cui si sono fondate le nostre scelte istituzionali.

Il secondo capitolo affronta i temi basilari per diventare docenti, cioè tutti i presupposti per l'insegnamento apprendimento: curricolo, competenze, ambiente di apprendimento, documentazione, gestione della classe, valutazione, certificazione ed altro.

Il terzo capitolo è dedicato alla “didattica in azione”: ci sono nove percorsi disciplinari, alcuni esempi di prove di verifica e di compiti in situazione.

Il quarto capitolo riguarda gli aspetti di natura organizzativa e istituzionale con attente analisi delle Indicazioni per il curricolo, autonomia scolastica, offerta formativa, valutazione e rendicontazione e con una ricostruzione essenziale della storia della scuola primaria.

Infine il neo docente, per potersi muoversi nel mondo delle norme, può avvalersi di un'appendice in cui sono riassunte, in maniera semplice ed efficace, tutte le principali disposizioni che regolano la vita della scuola.

Una tabella di corrispondenza tra l'insieme dei temi richiesti nel programma di concorso e di quelli trattati nel manuale permette di non tralasciare nulla. Potrà essere un utile dispositivo di orientamento sia nella fase di prima lettura, sia in quella di consolidamento della preparazione

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