Scuola7 30 marzo 2020, n. 178

Scuola7

la settimana scolastica

30 marzo 2020, n. 178


In questo numero parliamo di:



La didattica della connessione (Marco Macciantelli)

La distanza può farci crescere (Marco Orsi)

Il trattamento dei dati ai tempi del coronavirus (Giambattista Rosato)

Dirigere... servizi essenziali “speciali” (Rosalba Marchisciana)

 

L'immagine di copertina è dell'illustratrice Liliana Carone


Settimanale di informazione scolastica.
© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diLa didattica della connessione
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30 marzo 2020

__TESTATA__

n. 178

La didattica della connessione

Marco MACCIANTELLI

Come stare connessi (sul piano formativo) a distanza?

A seguito dei contributi usciti su Scuola7, mi permetto di formulare alcune ulteriori "avvertenze per l'uso", in particolare a proposito della didattica a distanza (DAD).

In primo luogo, bisogna precisare che la didattica a distanza merita indicazioni che possono opportunamente venire da qualificate competenze tecniche e da Linee guida assunte, nelle sedi opportune, dalle istituzioni sovraordinate (Ministero dell’Istruzione).

Allo stesso tempo, a ciascuna comunità scolastica spetta il compito di fare quanto è nelle sue possibilità, perché una situazione indubbiamente straordinaria comporti il minor impatto possibile sul regolare svolgimento della didattica nel passaggio dalla presenza alla distanza.

L’autonomia, ancora una volta, si rivela fondamentale, purché correttamente intesa come garanzia per la programmazione scolastica, in riferimento agli indirizzi assunti da organi collegiali quali il Collegio dei docenti, la sua articolazione nei Dipartimenti, i Consigli di classe.

Non è il tempo, né il contesto, per prontuari di tipo burocratico; al contrario, proprio la situazione in atto, indotta dall'emergenza sanitaria provocata dal Coronavirus, sollecita una più accentuata attitudine al problem-solving.

L’esercizio della discrezionalità si presenta come la scelta migliore tra quelle legittime.

Il lavoro agile come modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa

Il DPCM dell’8 marzo 2020 ha previsto che: “I dirigenti scolastici attivano, per tutta la durata della sospensione delle attività didattiche, modalità di didattica a distanza, avuto anche riguardo alle esigenze degli studenti con disabilità”. IL DPCM non può che integrare il D.Lgs. 165/2001, che, all’art. 25, comma 2, precisa: “nel rispetto delle competenze degli organi collegiali scolastici”.

Ai sensi dell’art. 87 del decreto legge 17 marzo 2020 n. 18, il lavoro agile è considerato la “modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa”.

Didattica a distanza e lavoro agile sono le due gambe che consentono alla scuola di non interrompere il suo cammino, anzi di proseguirlo, adottando metodologie innovative fondate sulla competenza digitale.

Le circostanze si stanno incaricando di dimostrare come il rispetto del lavoro non sia in contraddizione con l’innovazione nell’organizzazione del lavoro, anche nella scuola.

Forse è il caso di rammentare che, grazie alla didattica a distanza e al lavoro agile, le scuole sono aperte, ma, nel riconoscimento del primato della salute, è sospesa l’attività didattica in presenza e diversamente organizzata l’attività del personale ATA.

Continuare a parlare di scuole chiuse rischia di ingenerare inutili equivoci, che non fanno che appesantire il fardello di preoccupazioni che già gravano, in questa fase, sulla pubblica opinione.

Alcune precauzioni nella didattica a distanza

Venendo alla didattica a distanza, in primo luogo, occorre dire no all’ansia da prestazione: la relazione conta tanto quanto, se non più, della prestazione.

Attenzione ai tecnicismi. Prima viene la positività dei rapporti, che è una garanzia indispensabile per utilizzare in modo pertinente, tra persone, quali sono una/un docente e i suoi studenti, ogni possibile strumento.

Occorre compiere lo sforzo per creare un clima, una socialità, un’empatia, una connessione, non solo sul piano informatico, ma formativo, in modo da favorire il senso di appartenenza di ogni studente ad un gruppo-classe. Non si tratta solo di digitare dei tasti, ma di accendere una curiosità, di riannodare, sempre e di nuovo, un legame.

Bisogna evitare di affrontare la didattica a distanza con gli schemi della didattica in presenza. Mettere da parte l’assillo della velocità. Meglio se slow.

Diffidare di ogni trasmissione di compiti. È il momento della qualità, non della quantità, della mera consegna o del caricamento cognitivo. Tenendo a mente l’esortazione di Edgar Morin, sulla scia di Michel de Montaigne: teste ben fatte, non teste piene. Avendo riguardo al possibile disorientamento, alle sempre nuove e diverse domande educative, agli inciampi da superare.

Qualunque mezzo sia a nostra disposizione, assume un significato in rapporto all’uso che ne facciamo. La didattica a distanza è utile, ma non sarà la panacea di tutti i mali. In questo momento è indispensabile, ma non bisogna neanche caricarla, oltre un certo limite, di significati taumaturgici. 

Quando un ritorno a scuola?

Non c’è attività didattica che non comporti un esercizio della valutazione. Secondo il famoso assioma di Paul Watzlawick: “non si può non comunicare”. Si potrebbe aggiungere: “non si può non valutare”. È insito nella missione educativa. Il problema è farlo correttamente.

Non ci sono ricette prestabilite. A maggior ragione può essere utile una riflessione.

Specie dopo la pubblicazione sulla “Gazzetta Ufficiale” n. 79 del 25 marzo 2020 del Decreto-Legge n. 19, non sappiamo se sarà possibile una ripresa dell’attività didattica in presenza prima della fine dell’a.s. È lecito sia sperarlo sia dubitarne. Il prossimo step del 3 aprile appare già in via di superamento. Nei prossimi giorni sapremo se e, nel caso, sino a quando, le misure sin qui adottate, compresa la sospensione dell’attività didattica in presenza, saranno prorogate.

Nell’eventualità di un ritorno nelle aule prima della fine dell’a.s., è ragionevole pensare che l’esercizio della valutazione non possa concentrarsi nel residuo del poco tempo che rimane: troppo forte il rischio dell’affanno piuttosto che della composta serenità necessaria.

Nell’eventualità di un mancato ritorno a scuola, per quanto possano soccorrere il lavoro dei Consigli di classe, in sede di scrutinio, le indicazioni ministeriali, elementi valutativi tratti dall’esperienza didattica sono comunque auspicabili.

Il nodo della valutazione

Non va mai dimenticato che la valutazione è a garanzia, in primo luogo, degli studenti. Per questo essa deve essere posta all’interno di uno statuto di trasparenza e di evidenza pubblica. Occorre dirlo prima. Si deve sapere. Anche nella didattica in presenza. A maggior ragione in quella a distanza. La valutazione deve essere tempestiva e trasparente.[1] Pertanto va comunicata: perché ha una funzione formativa, serve agli studenti per comprendere i propri margini di miglioramento.

Docimologia è deontologia. Non senza rivolti, tutt’altro che trascurabili, sul piano etico.

Prender nota di quel che si fa accompagna la pratica della rendicontazione. Il registro elettronico deve diventare uno strumento a disposizione di un uso appropriato e di un esercizio responsabile della libertà di insegnamento. Il Consiglio di classe, la sede per validare le attività svolte, in itinere e a conclusione dell’a.s.

Interessante è il suggerimento di un diario di bordo, che può favorire processi di autovalutazione da parte degli studenti, formulato da Franca Da Re nella sua “Riflessione sul ruolo dei maestri nel tempo presente” (su Scuola7 del 23 marzo 2020, n. 177).

Sullo scenario che va dischiudendosi in prospettiva del prossimo a.s., si è soffermato Giancarlo Cerini nel suo contributo sulla “Didattica a distanza, come si fa: le indicazioni del Ministero” (su LeggiOggi.it del 24 marzo 2020). https://www.leggioggi.it/2020/03/24/didattica-a-distanza-come-si-fa-indicazioni-miur-commentate/

Informazione e confronto nel Contratto

Vi sono questioni di profilo organizzativo, o contrattuale, che meritano uno sviluppo delle relazioni sindacali, non da subire, ma da promuovere.

Penso ai nuovi istituti della partecipazione, in particolare all’informazione e al confronto, novità dell'ultimo CCNL Istruzione e Ricerca, triennio 2016-2018, art. 22. A livello nazionale e regionale, per l’informazione, la lettera a4) operatività di nuovi sistemi informatici o modifica di quelli esistenti, relativi ai servizi amministrativi e di supporto all’attività scolastica.

Per il confronto, la lettera a2) gli strumenti e le metodologie per la valutazione dell’efficacia e della qualità del sistema scolastico, anche in rapporto alle sperimentazioni in atto.

Penso che, nell’ambito della contrattazione integrativa decentrata, si dia un’occasione per ampliare gli orizzonti.

Intanto sarebbe giusto un avvio - come dovrebbe essere - entro il 15 settembre. In considerazione delle esigenze specifiche del prossimo a.s., più è puntuale e tempestivo, e meglio è. La precocità delle determinazioni, entro il 30 novembre, al servizio del conferimento, con trasparenza, in forma iscritta, degli incarichi, per l’effetto incentivante che essi possono avere a favore del successo formativo degli studenti, dell’arricchimento dell’offerta formativa, dell’ottimale funzionamento gestionale e organizzativo. Ogni ritardo va nella direzione opposta.

Contrattazione decentrata d’istituto

Gli ambiti, a livello di istituzioni scolastica ed educativa, sono 9 - dal c1 a c9. Oggetto prevalente delle attenzioni, in genere, sono le lettera c2 e c3, vale a dire il FIS (fondo di istituto) e i compensi accessori. Chiarita, in radice, dal prossimo anno, la vexata quaestio del cosiddetto bonus (c4).

Ma tali ambiti sono solo una parte, non il tutto. C’è molto altro.

C1) attuazione della normativa in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro.

C6) i criteri per l’individuazione di fasce temporali di flessibilità oraria in entrata e in uscita per il personale ATA al fine di conseguire una maggiore conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare.

C7) i criteri di ripartizione delle risorse per la formazione del personale.

C8) i criteri generali per l’utilizzo di strumentazioni tecnologiche di lavoro in orario diverso da quello di servizio, al fine di una maggiore conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare (diritto alla disconnessione);

C9) i riflessi sulla qualità del lavoro e sulla professionalità delle innovazioni tecnologiche e dei processi di informatizzazione inerenti ai servizi amministrativi e a supporto dell’attività scolastica.

Come si usa dire, tanta roba, in questa fase, ovvero in quella che si aprirà dopo l’emergenza, tutta importante. C’è da impostare un nuovo equilibrio tra attività in presenza e attività a distanza. C’è l’affermarsi sul campo dell’eccezionale lavoro dei team digitali.

In ogni caso molte delle comprensibili preoccupazioni attuali potranno ricevere, nell’ordinato sviluppo delle contrattazione d’istituto, risposte ponderate e condivise.

La valutazione è parte della relazione educativa

La Nota 279/2020[2] è stata opportuna. Ha colto un’esigenza. Interpretato un’attesa. Chi dà risposte alle domande merita ascolto. Non è un punto d’arrivo, ma di partenza, che potrà avere ulteriori sviluppi. In ordine al valore della valutazione formativa mirata al miglioramento, evitando la sanzione demotivante.

Ciò che soprattutto interessa, sono gli incoraggiamenti rivolti agli studenti, per stimolarli, prima di tutto, ad esserci, poi a fare, coinvolgendo anche, se non soprattutto, quelli meno in sintonia.

L’accento va posto sullo sforzo di ricostituire la vita vissuta della classe, senza mai dimenticare che, quando giudichiamo uno studente, sotto il profilo del rendimento o della condotta, in riferimento alle competenze di cittadinanza, non diamo voti alla persona, ma cerchiamo di fotografare, per quanto è possibile, il suo grado di partecipazione al dialogo educativo.

La responsabilità del singolo docente va di pari passo con la la pratica della collegialità. L’attribuzione della valutazione sommativa è un atto collegiale su proposta dei singoli docenti. Non è l’ultima disposizione in ordine di tempo, ma una norma che risale ormai a un secolo fa, all’art. 79 del Regio Decreto 4 maggio 1925, n. 653.

Ricordarsi sempre che educare è educarsi. Giudicare è giudicarsi. Valutare è valutarsi.

Contrastare il rischio delle diseguaglianze

Non sempre ci si rende conto che l’impiego di piattaforme come Google Suite for Education induce a esperienze di peer review e job-shadowing - l’osservarsi mentre si lavora e imparare reciprocamente – che dischiudono scenari tanto interessanti quanto inattesi.

È indispensabile una vigilanza sui rischi di nuove forme di diseguaglianza. Dal punto di vista del digital divide, tra gli studenti ma anche tra i docenti, tra nativi e migranti digitali, non senza situazioni di disagio sociale o culturale, ovvero di scarso benessere organizzativo (condizione anch’essa oggetto di confronto, a livello di singola istituzione scolastica, relativamente alla lettera b4 dell’ultimo CCNL).

Per questo è bene monitorare la situazione, essere pronti a cogliere i bisogni formativi, tenersi aperti al confronto con le famiglie. Provvedere a ciò che occorre grazie alle risorse messe a disposizione dall’art. 120 del Decreto-Legge n. 18 del 17 marzo 2020[3].

La didattica a distanza ha bisogno di periodici check up; per evitare che a distanza siano tenuti gli alunni più bisognosi e fragili, creando nuovi invisibili. Sarebbe un enorme autogol per l’impegno da tempo investito a favore del contrasto alla dispersione, punto dolente strutturale del nostro sistema.

Mai perdere di vista il bene più prezioso, il fattore umano. La scuola non è un algoritmo, ma un organismo, un ecosistema, che va incessantemente accudito e nutrito, anche a distanza, soprattutto a distanza.

Un particolare riguardo merita la normativa sulla privacy: non deve accadere che vi siano protocolli rigorosi nella didattica in presenza disattesi nella didattica a distanza.

Al fine di evitare forme di precariato, oltre che fuori, dentro la scuola, gli insegnanti impegnati, ai sensi dell’organico dell’autonomia, nel potenziamento, è bene siano coinvolti attivamente nell’ambito della programmazione dei Consigli di classe.

Il ruolo del dirigente scolastico

Sorprendentemente siamo entrati nel qui e ora di una cultura delle competenze che deve essere finalmente presa sul serio. Competenze formali, non formali, informali. Prove di realtà. Compiti autentici. Autonomia e responsabilità. Buone pratiche, non codicilli.

Il dirigente scolastico punto nevralgico nel governo di un sistema posto tra didattica a distanza e lavoro agile. Una prova non semplice ma che oggi trae motivazioni, anche sociali e civili, di partecipazione alla tenuta del Paese, nella sfida che il Paese sta affrontando.

Gli strumenti non mancano, i loro fondamenti vanno dalla legge 421 del 1992, sulla contrattualizzazione del rapporto di lavoro, alla legge 59 del 1997 sull’autonomia. Premesse poste 28 e 23 anni fa.

Da un lato il Codice civile (libro V, titolo II, capo I); dall’altro le leggi della Repubblica.

L’autonomia non è autosufficienza, ma relazione, partecipazione, inclusione.

Importante è l’attenzione alle relazioni sindacali, nel rispetto della distinzione dei compiti e dei ruoli, come conseguenza della contrattualizzazione. Poco lungimirante sottovalutarla, è insita nel “buon andamento” di cui parla la Costituzione.

Forse è il caso di prendere atto che l’emergenza sanitaria provocata dal Coronavirus induce ad una situazione inedita, non priva di incognite, che comporta una capacità di lettura nuova dei problemi.

Il dirigente scolastico è chiamato ad esercitare le sue responsabilità, tra gestione e leadership educativa, rafforzando la visione unitaria, condizione per un’azione integrata di coordinamento a favore della didattica a distanza e del lavoro agile per il diritto all’apprendimento. A causa del Coronavirus, oltre il Coronavirus.

Marco MACCIANTELLI

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[1] Cfr. DPR del 22 giugno 2009, n. 122, art. 1, comma 2; secondo quanto espresso nel DPR del 24 giugno 1998, n. 249, art. 2, Diritti, relativo allo Statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria, integrato dal DPR del 21 novembre 2007, n. 235, relativo al Patto educativo di corresponsabilità.

[2] Cfr. Nota del Ministero dell’Istruzione n. 279 dell’8 marzo, a firma congiunta della Dott.ssa Giovanna Boda, Capo del Dipartimento per le risorse umane, finanziarie e strumentali e del Dr. Marco Bruschi, Capo del Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione, in particolare Attività didattica a distanza, dove si confermano le disposizioni impartite dalla Nota del 6 marzo 2020, n. 278. Ma si tenga conto anche della Nota n. 388 del Ministero dell'Istruzione del 17 marzo 2020, a firma del Dr. Marco Bruschi, sempre sul tema Didattica a distanza, in riferimento alla programmazione, nonché alla valutazione.

[3] Le risorse di cui al Decreto Legge 17 marzo 2020, n. 18 sono state assegnate alle scuole con il D.M. 186 del 26 marzo 2020 (materiali di pulizia) e il D.M. 187 del 26 marzo 2020 (acquisizione e potenziamento di piattaforme, acquisto di dispositivi digitali individuali per allievi, formazione del personale scolastico). Istruzioni operative sono state fornite con la nota 562 del 28 marzo 2020.

La distanza può farci crescere

Decalogo per i docenti della scuola Senza Zaino al tempo del coronavirus

Marco ORSI

Molti di noi, anche se non tutti, hanno familiarizzato con diversi strumenti e piattaforme, ma in una scuola completamente distanziata come l’attuale non è facile assicurare ai nostri ragazzi una relazione educativa significativa. Le indicazioni che seguono sono utili per tutti i nostri bambini e ragazzi e ci spingono anche a personalizzare le attività in una prospettiva che può essere davvero inclusiva.

1. Evita il sovraccarico cognitivo

Il sovraccarico cognitivo di questi tempi riguarda tutti, anche i docenti che, pur nell’impegno e nella massima disponibilità, si trovano a fare i conti con il repentino passaggio dalla presenza alla distanza totale. Dunque anche i più preparati con le piattaforme e le applicazioni si potrebbero trovare in difficoltà. Diciamo a loro di andare piano. Ma andiamo piano anche con i bambini e i ragazzi. Presi dall’entusiasmo è molto facile inviare attraverso i molteplici canali, a partire dai più semplici come le e-mail e Whatsapp, materiali di tutti i tipi. Allora suggerisco poche lezioni ma ben strutturate, utilizzando come diremo al punto 9 e 10 le istruzioni per l’uso e il timetable. Sono indicazioni che terrei ferme anche ritornati alla normalità.

In questo senso la distanza ci fa crescere.

2. Sollecita il coordinamento e lo scambio di pratiche

Va da sé che le proposte di attività che inviamo devono essere coordinate in termini di tempi, contenuti, modalità e quantità in modo che il curricolo abbia una sua coerenza. Un discorso che merita un po’ più di attenzione è lo scambio di pratiche. Condividere con colleghi materiali è facile, anche se non sempre usuale. Ma altra cosa è scambiare pratiche. Perché questo vuol dire avere un linguaggio comune su come pianificare una lezione/attività e ciò implica metodi, modi di dare istruzioni, di fornire feedback e di fare valutazione. Ciò necessita di avere formati condivisi con una struttura riconosciuta da tutti, per cui l’impiego da parte di un’altra insegnante diventa semplice. Noi siamo abituati a fare per conto nostro e a prendere, se va bene, suggerimenti dai colleghi. Ma questo ci impedisce di accogliere le buone pratiche e ci toglie il tempo per realizzarle. Ciascun insegnate deve fare tutto da sé, quasi non esistesse il concetto di divisione del lavoro. Pensate se 5 docenti di matematica di una scuola media si dividessero il lavoro e ognuno di essi pianificasse con un timetable dal formato condiviso, una lezione/attività diversa che poi viene messa in comune. Avremo 5 lezioni / attività immediatamente utilizzabili da ciascun docente e comprensibili a tutti gli studenti. Tempo risparmiato e lezioni di qualità. La funzione di coordinamento – capite – è essenziale se impariamo a concentrarsi sulla didattica. Proviamoci.

Anche in questo senso la distanza ci può aiutare a crescere!

3. Stimola la connessione tra i compagni

Dobbiamo stimolare i modi per tenerli in contatto utilizzando le connessioni a disposizione: internet, le video chiamate con Whatsapp. Consiglio anche di rispolverare il vecchio telefono fisso, forse da tempo inutilizzato. Possiamo far scrivere lettere e inviarle tramite e-mail, perché così li abituiamo a curare una comunicazione lenta, riflettuta, che riequilibri quella usuale istantanea e troppo veloce. Diciamo loro di alternare gli SMS e l’uso delle chat con la scrittura di lettere in digitale e in analogico (fotografando il testo). Questi contatti che potrebbero essere quotidiani possono aiutare loro a scoprire nuove forme di vicinanza, per cui…

si potrebbe dare paradosso che la distanza ci fa sentire più vicini.

4. Aiuta i genitori e i fratelli a diventare insegnanti

I bambini e i ragazzi non hanno la presenza quotidiana dei propri insegnanti, ma accanto a loro ci sono genitori e magari fratelli più grandi, che possiamo invitare, almeno per un po’, a diventare insegnanti. L’aiuto potrebbe riguardare un affiancamento per leggere assieme le istruzioni per il compito, per fornire feedback adeguati. Su questo ultimo aspetto bisogna ricordare che il feedback va dato sul compito, non sulla persona. Dichiarazioni del tipo “Sei stato bravo”; “Non ti stai impegnando”, “Non fare lo scansafatiche”, servono a poco. Al contrario le domande sono quelle che funzionano: “Vuoi che ti aiuti a leggere le istruzioni?” “Vedo che ti sei bloccato, dove hai trovato difficoltà?” E ancora: “Mi racconti i nuovi argomenti che avete affrontato, mi sono sembrati interessanti?”. Insomma l’attenzione si deve spostare sull’oggetto dello studio, sul processo e sull’argomento.

La distanza potrebbe aiutare i genitori e i fratelli più grandi a capire meglio il lavoro dell’insegnamento.

5. Incoraggia l’autonomia e la responsabilità

Nel movimento Senza Zaino parliamo di sistema delle responsabilità. Si tratta di coinvolgere i bambini e i ragazzi nella vita familiare, come lo sono in quella scolastica, impegnandoli in piccole faccende come apparecchiare, sparecchiare, tenere in ordine la propria stanza, contribuire alle pulizie domestiche. Si potrebbe stabilire una sorta di planning della giornata, definendo insieme ai genitori per scritto e/o su un pannello, gli orari e gli impegni. La responsabilità ovviamente riguarda anche l’esecuzione dei compiti da svolgersi in autonomia, usufruendo dell’eventuale affiancamento. Queste incombenze possono essere messe per scritto ed essere anche oggetto di un resoconto settimanale.

La distanza può far riscoprire un modo nuovo di stare in famiglia.

6. Invita a trovare uno spazio di silenzio

La concentrazione e il silenzio sono oggi beni preziosi. Sappiamo come le nostre giornate in condizioni di normalità sono strapiene di stimoli e opportunità che ci disorientano invitandoci ad essere superficiali. I nostri bambini e i nostri ragazzi sono coinvolti in questo chiasso esistenziale che li rende irrequieti e agitati. Sono sollecitati a passare velocemente da un’attività ad un’altra senza soluzione di continuità. Suggeriamo allora di trovare nella giornata uno spazio di silenzio e di concentrazione. Anche 10 o 20 minuti nella propria stanza, dove nessuno li disturba. In quel tempo consiglierei di disattivare i vari device (cellulare, TV, tablet, computer) per leggere un libro, o fare un compito, scrivere il diario. L’ascolto della musica classica specialmente alla frequenza 432 è un aiuto sicuro (possiamo usare YouTube).

La distanza può introdurre agli scenari della meditazione e della concentrazione.

7. Suggerisci di tenere un piccolo diario

Come insegnanti possiamo suggerire di riprendere una pratica che forse in tanti abbiamo dimenticato, quella del diario personale. Ci vuole un quaderno e un impegno per scrivere qualcosa tutti i giorni. Consiglio di scrivere anche solo qualche frase e di usare una bella scrittura (la dimenticata calligrafia). Nel diario si può raccontare qualche episodio della giornata, esprimere le proprie emozioni per qualche evento accaduto in famiglia, fare un semplice resoconto delle cose imparate con i compiti a casa. Lo sappiamo, i diari aiutano, fanno crescere, maturano la personalità. È una pratica più vicina alle bambine e alle ragazze, ma che dovrebbe essere sollecitata anche nei bambini e nei ragazzi.

Proviamoci, la distanza è un’occasione per prendere confidenza con il diario.

8. Chiedi di fare tanti prodotti

Ora il rischio è di chiedere solo compiti scritti. La mia proposta è scrivere poco e bene. La sobrietà si sposa con la qualità. Ricordiamocelo. Allora possiamo chiedere loro di realizzare prodotti (compiti) diversi. Su YouTube si possono trovare indicazioni per realizzare lap - book e popup - book dalle più svariate fogge, si possono costruire kamishibai utili per raccontare storie con scenari disegnati. Si possono costruire piccoli libri con carta e cartone, realizzare mappe concettuali su certi argomenti, costruire graphic novel. E naturalmente dobbiamo sfruttare le opportunità del digitale impiegando (con parsimonia) i vari device che ci aprono le possibilità sterminate delle varie applicazioni, per registrare audio, video, fare storytelling, imparare le varie materie di studio. Non dobbiamo dimenticare in questo periodo i linguaggi dell’arte, della musica e del canto, del movimento e del corpo.

In questo caso la distanza è essere utile per ridare fiato ad un insegnamento davvero variato.

9. Impiega le istruzioni per l’uso

Sappiamo che non dobbiamo semplicemente inviare materiale con generiche indicazioni. Sappiamo che è l’occasione per evitare la facile scorciatoia dello studio da pagina x a pagina y. Nemmeno ci possiamo fermare a far fare esercitazioni, quasi fossero compiti per le vacanze estive. Ci dobbiamo invece impegnare a fornire istruzioni chiare e precise. Faccio sempre l’esempio dell’IKEA che ha fatto diventare i propri clienti costruttori di mobili, solo tramite istruzioni figurate. Noi dobbiamo, come insegnanti, sforzarci di usare Istruzioni per l’Uso. Si tratta scrivere in modo chiaro e semplice una procedura di lavoro che deve avere un titolo il quale rimanda a il cosa impariamo, una semplice descrizione dell’attività (due righe al massimo), un elenco numerato di passi che chiariscano i modi di esecuzione. Le Istruzioni ben congegnate sostengono l’autonomia. Se inviamo istruzioni chiare gli alunni se le possono stampare senza stare troppo al computer.

La distanza ci aiuta a ricordarcelo.

10. Utilizza un timetable per le attività

Per pianificare la lezione/attività è utile il timetable che sottolinea anche la necessità di valutare i tempi di lavoro. Il timetable prevede la preparazione e poi lo svolgimento in 3 parti: l’avvio, lo sviluppo e la conclusione. Con la preparazione si indica il materiale che serve (carta, penna, forbici, cartone, colori ecc…) da disporre in ordine sul tavolo in modo da essere facilmente reperibile. Nell’avvio dovrebbe essere dichiarato il cosa impariamo, forniti degli strumenti per il lavoro cioè gli anticipatori (una sintesi del percorso, un glossario con i termini nuovi, ecc.), far rammentare cosa già sappiamo dell’argomento. L’avvio è come prepararsi per un viaggio, o come una fase di riscaldamento. Poi abbiamo lo sviluppo. Qui dobbiamo inserire le istruzioni per l’uso del lavoro da fare. Per un medesimo obiettivo si possono proporre anche 2 compiti a scelta, ricordando che la scelta favorisce l’autonomia e la motivazione. Infine abbiamo la conclusione. Qui possiamo chiedere ai nostri alunni di inviarci il compito, fare un riepilogo scritto o registrato. Possiamo anche chiedere di rispondere ad un test o ad un questionario predisposto. Si tratta di aiutarli a dare un feedback a noi ma anche a se stessi in modo che colgano quello che hanno imparato e quello che magari necessita di essere ripreso.

In questo senso possiamo riscoprire – nella distanza – come siano importanti, al di là del voto numerico la valutazione e l’autovalutazione formativa.

Marco ORSI

Non perdere il numero speciale di Notizie della scuola dedicato all’emergenza COVID-19.

Il numero, edito in formato digitale e fruibile on-line da parte di tutti gli abbonati, attraverso una selezione ragionata di norme e note ministeriali, propone utili ed attuali approfondimenti sulla gestione dell’attività scolastica sotto diverse angolature: giuridico-amministrative, organizzative e didattiche.

Tecnodid, da sempre impegnata ad offrire ai propri lettori strumenti ausiliari per muoversi all’interno della scuola, persegue l’ obiettivo di non far mancare, ai Dirigenti scolastici, ai Direttori dei Servizi Generali e Amministrativi, ai Docenti e al personale ATA, un contributo professionale in un periodo così delicato.

Il mondo della scuola è infatti in prima linea per fronteggiare la critica situazione che necessita di professionalità e rinnovata responsabilità.

Con l’auspicio di un ritorno alla normalità al più presto, il team di Tecnodid si unisce al motto: Andrà tutto bene!



30 marzo 2020

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n. 178

Il trattamento dei dati ai tempi del coronavirus

Giambattista ROSATO

Fare scuola in emergenza

Di fronte all’emergenza Coronavirus, le scuole e i docenti sono stati chiamati a cercare modalità di apprendimento capaci di superare le barriere fisiche, offrendo agli studenti la possibilità di continuare a imparare attraverso forme di didattica a distanza.

A causa dell’emergenza Covid-19 le Scuole sono sempre più sottoposte a uno “stress burocratico”, dovuto anche alla gestione “a norma privacy” dei nuovi processi in atto collegati alla Didattica a Distanza (DaD).

L'apprendimento a distanza non è una novità assoluta!

L’approfondimento ha la semplice finalità di alleggerire il carico di processi interni alla Scuola, per la gestione (inutile) di consensi di genitori o studenti maggiorenni, ai fini dell’attivazione dei servizi Didattica A Distanza (DaD) e Formazione A Distanza (FaD).

Ho ricevuto tante telefonate di genitori, docenti, dirigenti scolastici e amici che avevano domande su quali condotte utilizzare durante i processi di DaD e FaD per non violare il GDPR (Regolamento generale sulla protezione dei dati).

A dir il vero, c’è una gran confusione in giro. E la confusione produce errori, che – a loro volta –producono danni. Se poi aggiungiamo anche gli errori e la superficialità che caratterizzano le indicazioni del Ministro dell’Istruzione in tema di protezione dei dati personali, il tutto suona come una beffa per gli istituti scolastici, in prima linea per garantire, anche a distanza e con i pochi mezzi a disposizione, la continuità didattica.

Le scuole avrebbero bisogno di indicazioni operative concrete che possano aiutarle nel pianificare le nuove attività di formazione a distanza, nel rispetto della normativa sulla protezione dei dati.

Serve estrema chiarezza

La DaD rappresenta, sostanzialmente, la risposta formativa della scuola italiana all’emergenza da Coronavirus che ha spiazzato l’intero Paese, e delinea un’interessante risposta a una situazione complicata, certificando – di fatto – la presenza della scuola nella quotidianità degli studenti.

Tale presenza si traduce in offerte differenti: qualcuno la intende come semplice deposito di materiale didattico, lasciando poi ai genitori o agli studenti la loro gestione. Altri, invece, la proiettano in percorsi interattivi, comunicativi e metodologie di grande pregio.

Internet e le innovazioni tecnologiche hanno portato a nuove modalità comunicative e di condivisione, influenzando il sistema scolastico e – al contempo – risultando ottimi alleati per ovviare alla distanza fisica, e permettere agli studenti di vivere una dimensione molto più vasta della classe tradizionale.

In questo periodo di emergenza non bisogna, infatti, sottovalutare le problematiche legate anche alla protezione dei dati personali dei ragazzi, per la maggior parte minorenni, e alla sicurezza dei sistemi informativi e dei dati trattati dalle scuole.

Il mito del consenso da richiedere ai genitori

Penso, quindi, che sia utile e importante rassicurare gli operatori, oltre che le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado e sfatare un mito! Non è necessario richiedere alcun consenso a nessuno.

Quindi, per una volta la legge non è difficile da applicare: per la gestione delle attività di DaD e FaD, è certamente necessario rispettare il Codice dell’Amministrazione Digitale, le collegate circolari AgID (Agenzia per l’Italia Digitale) e il GDPR, ma questo non richiede ulteriori sforzi burocratici, rispetto all’impegno già profuso da coloro i quali hanno creato le condizioni tali da poter erogare le attività a distanza.

Una DaD conforme alle norme della riservatezza

Affinché DaD e FaD si possano dire “conformi” è proficuo che:

1. Gli strumenti utilizzati per la gestione di DaD e FaD siano qualificati AgID.

2. I trattamenti di dati personali per l’erogazione delle attività di DaD e FaD vengano effettuate in esecuzione degli obblighi di legge emanati dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dal Ministero dell’Istruzione, per consentire alla Scuola di svolgere i propri compiti nell’interesse pubblico rilevante.

3. Gli Istituti Scolastici regolamentino l’utilizzo degli strumenti da parte dei docenti e le possibilità conferite agli alunni, informando gli interessati.

Quindi, per la fruizione delle classi virtuali non è necessaria alcuna autorizzazione da parte dei genitori. Più semplicemente, tale autorizzazione non avrebbe senso.

Andare a scuola (DaD) al tempo del Coronavirus

Chi dovesse decidere di non conferire i dati per le connessioni alla DaD, si comporterebbe come se non andasse a scuola o non utilizzasse il registro elettronico; tanto un allievo quanto un docente. Nessuno vi chiederà (né può chiedervi) se siate o meno concordi: o venite o non venite (a scuola), con tutte le conseguenze del caso.

In ossequio al principio di accountability di cui al GDPR, ogni singola istituzione formativa sceglie di quali strumenti dotarsi per eseguire le attività e, fatto salvo il vincolo di garantire la sicurezza delle informazioni e dei dati personali – nel rispetto del requisito di qualificazione AgID in ambito pubblico – l’ente agisce in ottemperanza alle disposizioni di legge nell’erogare la formazione a distanza, e non ha bisogno di richiedere alcuna autorizzazione o agli aventi potestà genitoriale sui minori od agli studenti maggiorenni.

Temo che chi ha proposto, promosso, suggerito o imposto la richiesta di autorizzazione ai genitori, abbia mal interpretato il testo dell’articolo 8 del GDPR, in cui è scritto chiaramente che la richiesta di consenso per i servizi web si applica solo ai servizi della società dell’informazione prestati ai minori e fondati sul consenso.

L’autorizzazione vale solo per i servizi privati

Che vuol dire, per i comuni mortali, che bisogna che i genitori acconsentano a che i minori (di 14 anni in Italia) possano accedere a servizi privati, erogati via web sui loro cellulari o tablet o PC, che prevedano l’utilizzo – magari non tanto consapevole – di informazioni che li riguardano (compresa la pubblicità comportamentale, ovviamente).

La ratio della richiesta di consenso da parte degli esercenti potestà genitoriale per i servizi web erogati ai minori, è scritta chiaramente nel Considerando 38 del Regolamento UE.

Qui non si tratta di servizi privati forniti direttamente a un minore, per i quali lo stesso potrebbe incorrere in rischi di cui non è consapevole (come per esempio il gaming on line). Trattasi, bensì, di esercizio di compiti di interesse pubblico rilevante imposti per legge.

Né il minore, né il genitore, né il docente hanno voce in capitolo.

Si può solo andare o non andare a scuola “ai tempi del Coronavirus”, di nuovo, con tutte le conseguenze del caso.

L’informativa è necessaria

Qualcuno direbbe con convinzione “meglio un consenso in più”, invece, secondo la legge, quel consenso in più è un consenso di troppo.

Non solo il consenso non va richiesto, bensì la richiesta di consenso in questo contesto è una violazione degli articoli 6 e 7 del GDPR (errato fondamento di liceità e mancata libertà nell’espressione del consenso), ed espone a tutti i rischi di applicazione del GDPR, ovverosia “il meglio” degli articoli 58 e 83: “la sanzione”.

Se posso permettermi un suggerimento sincero, io consiglio a tutti i dirigenti scolastici e docenti che stanno improvvisando soluzioni per la gestione di questa devastante emergenza, di non andare nel panico, non fare carte a caso, non produrre documentazione inutile.

Sentite i vostri DPO (Responsabili della protezione dei dati), buttate giù due informative (senza chiedere il consenso), scrivete semplici e precisi regolamenti sull’utilizzo degli strumenti di e-learning. E se avete sbagliato… correggete! Meglio tardi che mai.

Le domande che ci dobbiamo fare

In particolare, vi consiglio con franchezza di fare alcune riflessioni semplici, quali:

- Come volete utilizzare le immagini e le chat? (Video dei docenti, video degli studenti, videolezione registrata o videolezione interattiva, possibilità di inibizione dei video degli studenti o divieto degli stessi, divieto di chat private, quali elementi possono essere registrati e quali non, relativi periodi di conservazione…).

- Avete pensato a regolare il tipo di materiale e le modalità di scambio? (Utilizzo regolare di materiali didattici coperti da copyright, regolamentazione dell’utilizzo delle cartelle di condivisione digitale, quali documenti si possono caricare e quali non, come si caricano online gli oggetti di valutazione…).

- Avete le idee chiare su chi sia responsabile di quali azioni e di che cosa possa fare con le informazioni? Cosa sia sotto il vostro controllo e cosa non? (Relazioni fra i soggetti coinvolti nell’erogazione della DaD e, in particolare, delle piattaforme (e.g. registro elettronico, condivisione del materiale, sistemi di chat, sistemi di webconferencing) e relativi aspetti contrattuali (vi suggerisco di chiarire e rendere evidenti ai terzi quando la scuola ingaggia un responsabile del trattamento che agisce sotto la sua responsabilità, come ad esempio il fornitore del registro elettronico, e quando seleziona uno strumento di condivisione del materiale digitale che agisce in qualità di autonomo titolare del trattamento…).

A questo serve una informativa, semplice, chiara, dettagliata e puntuale, affinché possa interpretare la soluzione semplice e risoluta a problemi vecchi e nuovi.

Meglio essere accorti e prudenti per non trovarsi a rispondere di possibili illeciti davanti al Garante per la Privacy.

Giambattista ROSATO

Dirigere... servizi essenziali “speciali”

Rosalba MARCHISCIANA

I decreti in fieri

Si succedono in questi giorni decreti del Presidente del Consiglio e note ministeriali esplicative; non ultimo è sopraggiunto un decreto legge corposo non solo per la estensione ma soprattutto per la complessità degli impegni finanziari assunti. Ed ancora indicazioni operative per la progettazione della didattica a distanza e per la salvaguardia del personale precario della scuola (i supplenti). I dettati normativi sono molto attesi e sottoposti alla lente di ingrandimento da chi con scrupolo e responsabilità cerca di comprendere la linea di attuazione per delineare la corretta applicazione. È un crescendo restrittivo che sottolinea il tentativo di arginare ogni possibile contaminazione, bilanciando responsabilità e dovere civico, perimetri di operatività possibili e tutela della salute pubblica; restrizioni alla libertà personale e collettiva e sostegno a tutto ciò che in queste settimana ha cambiato corso. Al centro vi sono sempre i “servizi essenziali”, tra cui l’istruzione, diritto costituzionalmente riconosciuto, nella consapevolezza che la l’istituzione SCUOLA sia e permanga un presidio dello STATO.

Presenti ma non in presenza

È un momento difficile. Unico, anche per il mondo della scuola. Le iniziative poste in essere dai docenti sono encomiabili e mettono in evidenza il tentativo di colmare in ogni modo e con ogni mezzo quella distanza spazio temporale che nella routine dell’azione ordinaria del docente è contenuta nella condivisione dell’aula e dei laboratori. Garantire a distanza la relazione educativa (che è cosa ben diversa dalla didattica tout-court) non è semplice. Non è una novità. Non è scontato averne la percezione. Ed anche la leadership educativa, come dimensione sistemica delle dinamiche relazionali, è posta a dura prova.

Relazioni a distanza

Il coordinamento delle relazioni (educative, gestionali, amministrative) senza perdere di vista il focus del progetto-scuola, l’attenzione ad un approccio formativo per tutti e per ciascuno, l’uso delle tecnologie e dei dispositivi tecnologici in modo da evitare discriminazioni e divari sociali, in uno alla osservanza dei dettati normativi in materia di protezione dei dati personali e di tutela della salute dei lavoratori, costituiscono una “tastiera” quotidiana per il dirigente scolastico tenuto ogni giorno a trovare la “intonazione” più armoniosa e a promuovere la “melodia” più emozionante che possa “toccare” tutti fino in fondo. Nei momenti “speciali” anche l’orchestra-scuola è chiamata a svolgere un ruolo speciale. Il direttore d’orchestra può non essere presente fisicamente. Ma solo se, nell’ordinario, è riuscito nell’impresa non facile di rendere autonomi “tutti i musicisti” e “ben intonati” i singoli strumenti.

La scuola in controluce

Così come nella relazione docente-alunno, anche nella dinamica dirigente-comunità scolastica emerge in controluce una fotografia in chiaro-scuro di ciò che si è costruito nell’ordinario: la collegialità partecipata, la propositività costruttiva, l’efficienza dell’impianto complessivo dell’organigramma, l’impronta gestionale, l’idea di scuola promossa, veicolata e coordinata dal Dirigente sono stelle polari di orientamento solo se ancorate ad una prassi consolidata.

Ciò che si rileva in questi giorni nella gestione della didattica a distanza, nel coordinamento dei servizi e del personale tutto è una cartina al tornasole che ci restituisce la stabilità o le crepe dell’impianto complessivo messo in campo per guidare e governare relazioni e processi.

La funzione di leadership del dirigente scolastico

Espressioni fuori luogo (“i presidi vogliono abbandonare la nave”), approssimazioni informative (scuole chiuse/ attività didattiche sospese; uffici chiusi- servizi indifferibili), invettive sindacali propagandistiche, hanno innescato un inutile vespaio mediatico che sortisce ancora una volta l’effetto di contrapporre categorie professionali che nel sistema scuola non hanno motivo di esistere. I dirigenti Scolastici sono tutti in prima linea impegnati insieme ai docenti e al personale tutto, in presenza e/o a distanza (l’espressione “smart warking” si addice poco al ruolo del DS), in video conferenza o in semplici chat di uso comune, tra piattaforme e dispositivi digitali di ogni sorta, a tutelare un servizio essenziale primario: l’istruzione e la formazione di tutti gli alunni. Siamo onorati di rappresentare una parte fondamentale dello Stato che poggia i suoi pilastri sulla uguaglianza, la libertà e il vivere civile. Sono valori che vanno tutelati sempre e declinati in azioni di responsabilità collettiva.

Pagine di scuola

Avremo modo di riflettere sulle pagine di scuola che stiamo scrivendo con canoni comunicativi e interattivi non ordinari. Si approfondirà un dibattito pedagogico, già in atto su metodologie didattiche e approcci valutativi, ora rinvigorito dalla didattica a distanza.

Lo faremo, speriamo presto, in presenza e con molta serenità, nella consapevolezza comunque che… ”l’essenziale è invisibile agli occhi”

Rosalba MARCHISCIANA

Manuale per la scuola secondaria - Guida ai concorsi

a cura di Mariella Spinosi, con M. Giacomo Dutto e Leonilde Maloni


Nel nostro sistema nazionale, per diventare insegnanti bisogna superare regolari concorsi. Il DM 95/2016 ha previsto per gli aspiranti docenti non solo il possesso di competenze culturali e professionali, ma soprattutto il possesso di una buona mediazione didattica.

Partendo da questo presupposto, il Manuale si pone l'obbiettivo di indicare tutte le "avvertenze generali", con gli sviluppi legislativi, sociali e culturali.

Il Manuale, con un indice ampiamente dettagliato, si articola in quattro parti:

La prima parte fornisce informazioni essenziali per aiutare i futuri docenti ad orientarsi in maniera adeguata nel mondo dell'educazione, toccando aspetti culturali e sociali, oltre che di psicologia, sociologia e pedagogia.

Nella seconda parte si analizzano gli aspetti metodologici, didattici ed organizzativi, senza tralasciare i punti di vista di docente, Scuola e studenti.

La terza parte ha come focus la governance della scuola con le scelte di ogni indirizzo istituzionale.

Infine, la quarta parte, suddivisa in quattro percorsi tematici offre una riflessione semplice ed essenziale sulle leggi fondative a partire dalla costituzione.

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Manuale per la scuola primaria - Guida ai concorsi

a cura di M. Spinosi, con G. Cerini e S. Loiero


Il libro, articolato in quattro capitoli e un'appendice, costituisce uno strumento indispensabile per il futuro insegnante, lo aiuta a padroneggiare tutte le competenze necessarie per diventare un professionista di qualità. Serve anche ai docenti in servizio per la ricchezza dei suggerimenti e per gli esempi di percorsi didattici ivi contenuti.

Il primo capitolo contiene i fondamenti pedagogici, sociali e psicologici con riflessioni sulle principali questioni e con riferimenti alle teorie e alle scuole di pensiero su cui si sono fondate le nostre scelte istituzionali.

Il secondo capitolo affronta i temi basilari per diventare docenti, cioè tutti i presupposti per l'insegnamento apprendimento: curricolo, competenze, ambiente di apprendimento, documentazione, gestione della classe, valutazione, certificazione ed altro.

Il terzo capitolo è dedicato alla “didattica in azione”: ci sono nove percorsi disciplinari, alcuni esempi di prove di verifica e di compiti in situazione.

Il quarto capitolo riguarda gli aspetti di natura organizzativa e istituzionale con attente analisi delle Indicazioni per il curricolo, autonomia scolastica, offerta formativa, valutazione e rendicontazione e con una ricostruzione essenziale della storia della scuola primaria.

Infine il neo docente, per potersi muoversi nel mondo delle norme, può avvalersi di un'appendice in cui sono riassunte, in maniera semplice ed efficace, tutte le principali disposizioni che regolano la vita della scuola.

Una tabella di corrispondenza tra l'insieme dei temi richiesti nel programma di concorso e di quelli trattati nel manuale permette di non tralasciare nulla. Potrà essere un utile dispositivo di orientamento sia nella fase di prima lettura, sia in quella di consolidamento della preparazione

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