Scuola7 22 giugno 2020, n. 190

Scuola7

la settimana scolastica

22 giugno 2020, n. 190


In questo numero parliamo di:



1° settembre, sarà un nuovo inizio? (Marco MACCIANTELLI)

Modernizzare l’istruzione: il Piano Colao (Domenico TROVATO)

I servizi educativi per l’infanzia all’epoca del Coronavirus (Gabriele VENTURA)

Revisione del PEI provvisorio entro giugno (Angelo PRONTERA)


Settimanale di informazione scolastica.
© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diVerso le linee guida per settembre
< Trascina
22 giugno 2020

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n. 190

1° settembre, sarà un nuovo inizio?

Marco MACCIANTELLI

Dalla DiP alla DaD

Vorrei riprendere lo spirito dei ragionamenti di Gian Carlo Sacchi sull’ultimo numero di Scuola7 del 15 giugno 2020, n. 189, Pensando al prossimo settembre.

L’anno che sta per concludersi ha potuto giovarsi della didattica in presenza (DiP) sino alla fine febbraio. La didattica a distanza (DaD) è stata indispensabile per affrontare l’emergenza. Una scialuppa a disposizione del naufrago per mettersi in salvo. Ovviamente, prendersela con la scialuppa non ha molto senso.

Sospendere più facile che riprendere

In vista del prossimo a.s. si presenta una situazione completamente diversa, per certi versi rovesciata: non dalla DiP alla DaD, ma dalla DaD verso la DiP.

Sicuramente è più facile sospendere che riprendere.

Tecnologia per un nuovo umanesimo

Non solo. C’è un punto che va chiarito sul piano della cultura didattica, dell’ecologia della mente o, più semplicemente, del buon senso. È sterile ogni contrapposizione tra DaD e DiP. Per far partire il prossimo a.s. in sicurezza occorrono entrambe. L’approccio metodologico, utile e corretto, è quello della Didattica integrata (Di).

La tecnologia deve essere al servizio dei bisogni formativi. Competenza digitale e nuovo umanesimo non sono in contraddizione.

Non c’è un minuto da perdere

La clessidra è rovesciata. I granelli di sabbia scivolano velocemente verso la fine di agosto. E’ questo il momento per fissare un programma di lavoro, che va seguito passo dopo passo. Non c’è un minuto da perdere. Dopo gli esami di Stato, prima della pausa di agosto. Luglio un mese prezioso.

Coscienza del compito

Per farlo, prima di tutto, bisogna dotarsi di una coscienza del compito.

1. Sapere che il prossimo anno sarà figlio di questo e che, quindi, ne erediterà alcune conseguenze.

2. Che non si tratta di ripristinare la scuola di prima, ma di impostare quella del dopo.

3. Indispensabile un approccio innovativo e, al contempo, concreto.

4 Tenendo in relazione tra loro curricolo, organico dell’autonomia, organizzazione del tempo (orari) e dello spazio (logistica).

Linee-guida

Le Linee-guida del Ministero dell’Istruzione sono indispensabili. Sono un contributo le Proposte della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome per le linee-guida relative alla riapertura delle scuole dell’11 giugno 2020.

Ma è illusorio pensare che le une o le altre risolveranno d’incanto tutti i problemi. Sarà fondamentale far funzionare, all’interno di una cornice nazionale e regionale, un’idea di autonomia finalmente presa sul serio, in grado di favorire un nuovo patto di comunità.

Come avrebbe detto Aldo Palazzeschi: “E lasciateci divertire!”

En passant, segnalo il divertissement di Edscuola (https://www.edscuola.eu/wordpress/?p=131435), a firma di g.c., che raccconta di un autorevole collaboratore che avrebbe ritrovato, per caso, nei pressi del Casino del Bel Respiro di Villa Pamphilj, dove la settimana scorsa di sono svolti gli Stati generali dell’economia, un plico con dieci schede relative ai temi della scuola tratte dal Progetto Colao.

L’ironia è quella figura retorica che dice qualcosa significando il contrario. E infatti, quelle dieci schede risultano non pervenute. Ma avrebbero potuto, ragionevolmente, essere le seguenti:

Scheda 1 – Rinnovare il patrimonio edilizio della nostra scuola

Scheda 2 – Un asilo nido (quasi gratuito) per tutti i genitori che lo chiedono

Scheda 3 – Istruzione tecnico-superiore (ITS) alla tedesca

Scheda 4 – Tempo pieno per tutti nella scuola di base

Scheda 5 – Le scuole secondarie superiori come “campus”

Scheda 6 – Disabilità e scuola inclusiva

Scheda 7 – Un profilo professionale elevato per i docenti

Scheda 8 – Autonomia scolastica da rilanciare

Scheda 9 – Ripensare i saperi e i curricoli

Scheda 10 – Allora cosa metteremo nello zainetto dello studente?

Ciascuna suddivisa, a proposito del vezzo per gli anglicismi, in tre parti: Check-up, Target, Money.

Un Paese nel Paese

Riprendendo il filo del discorso: il 1° settembre sarà un appuntamento decisivo per il Paese, non solo per il governo.

Attenzione a far corrispondere le parole alle cose, misurandosi puntualmente con le scadenze.

Per un istante vogliamo guardarla in faccia questa realtà, la realtà della scuola, a partire da alcuni numeri?

Proviamo

I dirigenti scolastici sono quasi 8.000, altrettanti i DSGA, altrettante le scuole, 370.000 le classi.

Circa 7 milioni e settecento mila gli studenti (900.000 nella scuola dell’infanzia; 2.500.000 nella scuola primaria; 1.600.000 la secondaria di primo grado; 2.600.000 la secondaria di secondo grado). Dei quali circa 250.000 circa gli alunni con disabilità.

Più 880.000 studenti circa delle scuole paritarie.

Più 835.489 docenti, di cui 150.609 per il sostegno.

Più 203.434 collaboratori scolastici, assistenti tecnici e amministrativi, vale a dire il personale ATA.

La scuola nazione

Stiamo parlando, in termini demografici, di circa 10 milioni di persone, in un Paese, l’Italia, di 60 milioni di abitanti. L’equivalente di nazioni come l’Austria o l’Ungheria o la Svezia, senza considerare le famiglie, le relazioni che ciascuna porta con sé, i servizi erogati dalla filiera istituzionale, il connesso mondo dell’associazionismo e del volontariato, sportivo ricreativo e culturale.

Al primo posto salute e sicurezza

Fatte queste premesse, non vi è dubbio che la priorità vada posta sul nesso salute e sicurezza, cardine del D.Lgs. 81 del 2008, “testo unico” in questa materia.

Per rendersene conto basta rileggere il Documento del Comitato Tecnico Scientifico, inoltrato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della Protezione civile, da uno stralcio del verbale n. 82 della riunione del 28 maggio u.s.

Fatti sociali, non solo tecnici

Davanti, una molteplicità di questioni a cui sovraintendere. Non solo tecniche, sociali in senso proprio: informare, consultare, coinvolgere studenti e famiglie, acquisire intese con le OO.SS., impostare collaborazioni con gli EE.LL. anche nella loro qualità di enti proprietari delle scuole.

La concertazione

Proviamo, intanto, a metterli in fila tutti questi soggetti.

In primo luogo, gli studenti, non graditi ospiti, siccome la scuola è casa loro. Vanno ascoltati, resi protagonisti, co-artefici delle soluzioni, insieme alle loro famiglie. Sono importanti gli organi collegiali: Consiglio di Istituto o di Circolo, singoli Consigli di classe o di interclasse. Utili anche i momenti più aperti e informali come comitati o assemblee.

La clausola del C1

Quindi RSU e OO.SS provinciali: ci sono aspetti che riguardano la contrattazione decentrata, il cui primo punto (c1) coinvolge la sicurezza, che potrà così ricevere una degna considerazione senza essere derubricato, come talvolta accade, a favore di altri più appetibili punti come il c2, il c3 e il c4, vale a dire il FIS, i compensi accessori e, per l’ultimo anno, il cosiddetto bonus.

Poi gli EE.LL, dai quali dipende una ricca gamma di questioni, tutte rilevanti, regolate dalla legge 23/1996 sino al DI 129/2018.

Lavorare in team

Infine, due strumenti preziosi: il team salute e sicurezza, in riferimento alla collaborazione tra DS, RSPP, RLS, MC, alla luce di quanto appena sperimentato a seguito della pandemia, e il team digitale, formato da DS, DSGA, Animatore digitale, DPO, responsabile del sito se c’è, prezioso per il PNSD nonché per la DaD.

L’autonomia propriamente intesa non è una enclave ma un sistema articolato di relazioni.

Il PAI

Senza trascurare il lascito di questo tormentato a.s. come l’O.M. n. 11 del 16 maggio 2020 che ha arricchito il ventaglio degli acronimi.

Da un lato il PAI: Piano di Apprendimento Individualizzato, predisposto dai docenti del Consiglio di classe per gli alunni ammessi alla classe successiva con voti inferiori a sei decimi, allegato al documento di valutazione finale (comma 1, art. 6).

Il PIA

Dall’altro il PIA: Piano di Integrazione degli Apprendimenti, nel quale sono state indicate “le attività didattiche eventualmente non svolte rispetto alle progettazioni di inizio anno e i correlati obiettivi di apprendimento” (comma 2, art. 6).

Il recupero come strategia

PAI e PIA diventano parti integranti della programmazione scolastica, una consegna per il prossimo a.s. e, forse, non solo.

Si accentua la tendenza verso una progressiva personalizzazione degli apprendimenti.

Il recupero non può essere più un episodio giustapposto alla programmazione, ma un asse strategico composto all’interno di una visione più inclusiva.

La scuola inizia già il 1° settembre

In ogni caso, dal 1° settembre devono essere impostati e avviati corsi integrativi che diventano “attività didattica ordinaria”. Possono concludersi precocemente, ma non è escluso possano accompagnare chi è stato ammesso alla classe successiva per un tempo ulteriore. Non lo decide a priori la norma, ma a posteriori i processi di apprendimento.

Tutto questo rende piuttosto strano il dibattito su quando dovrebbero iniziare le scuole. Forse sarebbe il caso di dare un’occhiata al comma 3 dell’art. 6 dell’O.M. n. 11 del 16 maggio 2020: “le attività relative al piano di integrazione degli apprendimenti, nonché al piano di apprendimento individualizzato (…) hanno inizio a decorrere dal 1° settembre 2020”.

Alcuni rischi

In effetti, non da oggi, il dibattito pubblico sulla scuola presenta ampi margini di miglioramento. Prendiamo le risorse. Sono fondamentali. Eppure non bastano. Non è mai (solo) un problema quantitativo.

Senza le risorse, è del tutto evidente, non si muove un passo. Ma per fare della strada, occorre altro. Un progetto educativo. Un’idea di scuola.

Evitando le visioni astratte, cerchiamo di usare bene ciò che è a nostra disposizione da ormai più di vent’anni - l’autonomia - che può e deve diventare una pratica matura, adulta, pienamente responsabile. Specie in un momento delicato come questo. Attraverso le buone pratiche, tanto più efficaci quanto silenziose.

Le conseguenze psicologiche

Non sono da trascurare le conseguenze meno visibili della sospensione della didattica in presenza. Il prossimo anno avrà anche un profilo di carattere psicologico: la gran parte degli studenti, a parte quelli di quinta per gli esami di Stato nella secondaria superiore, faranno ritorno nell’edificio scolastico dopo sei mesi. C’è da favorire un processo di reinserimento, ambientamento, accompagnamento educativo in senso proprio.

Preziosi gli Sportelli curati dagli psicologi (a seguito di avviso pubblico disciplinato dal D.Lgs. 165/2001, art. 7, comma 6); le collaborazioni con ulteriori servizi messi a disposizione dai Comuni; ma anche l’introduzione dal prossimo a.s. di una nuova fase nella vita dell’insegnamento di Educazione civica, specie per ciò che riguarda la cittadinanza digitale e il diritto alla salute e al benessere della persona.

Questioni strutturali

Poi ci sono non piccole questioni strutturali.

Planimetrie alla mano, aula per aula – senza mai dimenticare che le aule sono 370.000 – procedere alla verifica delle condizioni per una ripresa dell’attività didattica in presenza, nel rispetto del distanziamento. Fisico, non sociale.

Una nuova organizzazione

Sulla base di questi presupposti, occorre valutare il resto: lo scaglionamento di ingressi e uscite, in un congruo arco di tempo, l’organizzazione del trasporto pubblico, l’avvio in orario differenziato, la misura appropriata delle attività, la didattica integrata, nel senso di un coordinato utilizzo di DiP e DaD.

Quindi percorsi distinti e debitamente segnalati per l’ingresso e per l’uscita.

Senza trascurare la rete, la sua efficacia e la sua potenza. Prima l’hardware, poi il software. Qui torna il tema, nevralgico e decisivo, quanto sottovalutato, dei rapporti con l’Ente locale in ordine alla gestione del server.

Il profilo didattico

Veniamo alle questioni di impianto più didattico.

La legge 107 del 13 luglio 2015 al comma 5 ha spiegato che l’organico dell’autonomia si compone di “attività di insegnamento, di potenziamento, di sostegno, di organizzazione, di progettazione e di coordinamento”.

Articolazione di gruppi di classe

L’esigenza di mettere mano ad una “riduzione del numero di alunni e di studenti per classe o per articolazione di gruppi di classi, anche con potenziamento del tempo scolastico o rimodulazione del monte orario” è già prevista nel comma 7, lettera n).

Mettere in relazione

In vista di un anno straordinario come il prossimo, occorre verificare i fabbisogni dell’organico dell’autonomia, valutare l’introduzione di eventuali correttivi, a favore della programmazione didattica e del funzionigramma di ogni singola scuola.

Rivisitare l’organico

Diventa necessario rivisitare attentamente l’organico dell’autonomia - che, come si è visto, è articolato non in “lezioni”, ma in attività di insegnamento, potenziamento, sostegno, organizzazione, progettazione e coordinamento - in relazione alla logistica, per l’ottimale utilizzo degli spazi, e alla tempistica, in riferimento all’orario.

Vi è poi l’aspetto specifico del potenziamento. Una conseguenza della 107/2015 che forse è giunto il momento di considerare in modo più adeguato, in primo luogo per rispetto verso i docenti coinvolti, non di rado costretti ad una forma di “precariato” dentro la scuola nonostante il loro status di ruolo.

OO.SS. e EE.LL.

Quindi: definizione di un quadro orario, sulla base della mappatura degli spazi e del distanziamento, tra DiP e DaD, condivisione con l’utenza, studenti e famiglie, concertazione con la RSU, le OO.SS., gli EE.LL., delineando un organico dell’autonomia interprete dell’esigenza di una didattica integrata.

Alcune cautele

Senza un minimo di disponibilità ad affrontare una fase delicata come questa grazie al metodo dell’auto-correzione, si rischia di ingenerare un effetto-attesa destinato inevitabilmente alla disillusione.

Senza un’autonomia scolastica capace di giovarsi di questo reticolo di relazioni, di questa prospettiva allargata di comunità, il compito rischia di diventare proibitivo.

Missione “possibile”

Vorrei pertanto sottolineare queste parole-chiave: responsabilità, concertazione, partecipazione, condivisione, inclusione.

È una mission impossible? No: è il lavoro da fare. Se lo affronteremo con gli schemi del passato faremo più fatica. La cassetta degli attrezzi deve essere aggiornata. La struttura decentrata del Ministero, gli Uffici scolastici regionali e territoriali possono dare un impulso determinante nell’accompagnare questo processo con un atteggiamento orientante.

Voglia di ricominciare

Si dice che la mancanza di qualcosa ne accentui il desiderio. Nella scuola, a causa del lockdown, è successo qualcosa di simile.

Non ci sarà pianificazione strategica in grado di funzionare se mancherà la voglia di ricominciare. Per ripartire col piede giusto.

Il tema, quindi, non è la disputa tra didattica in presenza o didattica a distanza: ma quale didattica possa essere corrispondente alle necessità, qui e ora e nel tempo che viene, non nel trascinarsi di un passato che non passa: ancora una volta conta solo ciò che può essere realmente al servizio del successo scolastico e formativo di ogni studente.

Marco MACCIANTELLI

Modernizzare l’istruzione: il Piano Colao

Domenico TROVATO

La struttura del Piano

Il Piano di rilancio 2020-22 Visione e strategie per il post-Covid”, elaborato dalla Task force di esperti guidata da Vittorio Colao, è stato consegnato lunedì 8 giugno alla Presidenza del Consiglio (http://www.governo.it/sites/new.governo.it/files/comitato_rapporto.pdf). Un documento di 121 pagine con 120 schede di lavoro, incardinato su tre assi, declinati in sei Macro-Ambiti (M/A), a loro volta articolati in XXIV sotto-obiettivi e in 102 iniziative dalla cifra operativa. Ogni Iniziativa sviluppa un “contesto” e delle “azioni specifiche” misurate su due parametri: finanziamenti (funding) pubblici e/o privati e tempi della loro realizzabilità[1].

Un piano di modernizzazione a tutto campo e di rimozione delle arretratezze del Paese ”che può servire “ad aprire almeno un grande dibattito sulle cose che si possono e si devono fare per far ripartire il Paese, per ridisegnare il futuro all’insegna della coesione sociale…”, ha detto V. Colao.

Fig. 1: Rappresentazione grafica del Piano

Alla categoria Istruzione, Ricerca e Competenze è dedicato il quinto Macro-Ambito (M/A) e comprende n. 13 Iniziative (dalla n. 75 alla n. 87), anche se in altri ambiti è possibile intercettare tematiche riconducibili al settore formativo, ad es. il digital divide (nel II° M/A), il middle-management (nel IV° M/A), l’edilizia sociale(nel II° M/A), la sostenibilità della Pubblica Ammiinstrazione (nel IV° M/A), il contrasto alla povertà minorile (nel VI° M/A), la formazione continua (nel IV° M/A), la Child Guarantee (nel VI° M/A), la Dote educativa (nel VI° M/A).

Uno sguardo d’insieme

Ad una prima lettura si ricava l’idea di approcciare un complesso mosaico, dal taglio economico-sociale, coerente con l’assunto centrale di costruire “un’Italia più forte, resiliente ed equa” e corre-dato da un ricco “catalogo” di interventi (frammentazione?) ritenuti utili per il c.d. rilancio. I tre assi selezionati sono certamente ambiziosi e proiettati sul futuro, ma forse potevano includere altri temi emergenti, anche a causa di questa crisi sanitaria, come le nuove povertà, la dualizzazione del mercato del lavoro[2], l’analfabetismo funzionale[3], il lavoro dignitoso (decent work)[4]. Globalmente poi la categoria “Contesto” non sempre individua i punti di debolezza a cui si vuol dare risposta, limitandosi il più delle volte a descrivere le condizioni attuali del settore esaminato.

Alcuni osservatori[5] inoltre rilevano che diverse proposte sono disorganiche, dispersive e si presentano come un collage di idee, quasi esito di una raccolta casuale di desiderata, senza un riconoscibile filo conduttore. Le traiettorie sul futuro rappresentano una “costante” pervasiva dei vari ambiti, ne è prova il fatto che la categoria “digitale” è presente oltre 110 volte nel testo, a fronte, per es. delle occorrenze (8 volte) del termine “disoccupazione”. Infine il sociale, nella sua connotazione di moderno welfare non assistenziale, ma fondato su equità, inclusione, empowerment culturale, cittadinanza attiva, seppur declinato nell’ultimo Ambito (è trasversale in altri), non sembra essere una priorità tra le opzioni individuate. Del resto il Piano vuole caratterizzarsi come volano per la ripresa economica e non tanto come un saggio sociologico sulle arretratezze dell’Italia.

Le “ricette” per il settore “istruzione”

In questo ambito, analizzando le iniziative elencate, non emergono alcune tematiche che il mondo della scuola potrebbe aspettarsi (dalla valutazione al fallimento formativo, dalla formazione iniziale e continua al profilo professionale del docente, dalla struttura del percorso scolastico 3-16 anni al core curriculum verticale, dall’inclusione all’equità, dall’edilizia scolastica alle dotazioni multi-mediali…), ma ne vengono proposte altre nell’ottica di connettere meglio istruzione e sistema economico-produttivo. Che questa sia la direzione più idonea per modernizzare l’istruzione non sembra convincere diversi commentatori6, anche per le l’ideologie neoliberiste e aziendaliste sottese[7]. Tra le iniziative, la maggior parte appartengono al mondo universitario e della ricerca (n. 75, 76, 77, 80, 84, 85, 86, 87) e non saranno oggetto del presente contributo, mentre per le altre verrà sviluppata una disamina, con l’intento di tratteggiare analisi di contesto e azioni di miglioramento, ma anche di richiamare gli interventi già in atto prima del Piano Colao, con relative criticità.

Coordinate e punti di attenzione

78.Spinta alla formazione su nuove competenze Analisi di contesto: si concentra:
- sul deficit digitale dell’Italia rispetto all’UE riguardo alle competenze digitali di base della popolazione e del sistema formativo, con le ben note impietose statistiche;
- sul gap rispetto all’UE in materia di literacy scientifica, di lettura critica avanzata, di financial literacy;
-sul mismatch esistente tra offerta di lavoro in ambito STEM (TIC e discipline scientifiche) e relativa domanda nei prossimi 5 anni.
Azioni di miglioramento: rispetto a tali ritardi il Piano propone un pro- gramma didattico sperimentale per tutte le Scuole sec. di II° grado, su piattaforma digitale e in quattro fasi:
- 1.disegno di percorsi didattici sperimentali riguardanti capacità digitali, STEM, problem solving;
- 2. sperimentazione dei percorsi formativi nelle classi con i docenti già formati;
- 3. Diffusione del progetto sperimentale;
- 4.monitoraggio e miglioramento continuo dell'offerta didattica. Interrogativi: perché escludere il I° ciclo e l’Infanzia? perché limitarsi a proporre solo una <timida> sperimentazione e non prefigurare una stra-tegia di lungo periodo, considerando che in tale settore siamo scarsa-mente “competitivi” in Europa? perché non suggerire logiche premiali per quelle scuole che innovano?
Interventi già in atto: il MIUR dal 2007 ha promosso interventi per la scuola digitale (LIM, PNSD, il progetto «I curricoli digitali», l’animatore digitale…). Ma, come emerso con la DAD, permangono divari territoriali significativi e deficit strutturali nelle dotazioni scolastiche e familiari, nella alfabetizzazione, nella connessione e nelle inadeguate competenze di un’ampia platea di docenti. Anche per lo sviluppo delle discipline STEM il MIUR dal 2015 ha attivato progetti per implementarne l’insegnamento nella Scuola e dal 2004 il Piano Lauree Scientifiche, PLS, per incentivare la frequenza di corsi universitari tecnico-scientifici, soprattutto da parte delle donne. (vds.Rapporto OCSE 2017).
79. Partnership per upskilling (aggiornamento delle compe- tenze professionali) Analisi di contesto:
rileva che gli investimenti in istruzione e diritto allo studio(percentuale di PIL), sia in ambito scolastico che universitario, collocano l’Italia in posizioni di coda rispetto all’UE.
Azioni di miglioramento:
- lancio di una campagna di volontariato, per iniziative di upskilling, cofinanziate da pubblico e privato, sia cash che in kind (in denaro o in natura) del tipo adotta una classe, impara dai migliori, gara dei talenti (vds. i particolari nel Documento);
- convenzione con la RAI per potenziare prassi didattiche innovative.
Interrogativi: può la solidarietà degli italiani compensare,anche parzial-mente, la ridotta disponibilità di fondi pubblici? una tale “raccomandazio-ne”, senza incentivi fiscali, non rischia di avere una scarsa praticabilità?
Iniziative già in atto: lo School bonus (erogazioni liberali alle scuole) del governo Renzi ha avuto modesti esiti (tra il 2016 e il 2019 solo 6,7 mln ca.), le sponsorizzazioni latitano e l’8 per mille per l’edilizia scolastica ha portato in dote pochi mln di euro.
81. Orientamento giovani Analisi di contesto:
conferma l’inefficacia delle pratiche correnti di orientamento, legate a una visione inattuale del lavoro (profiling, matching, pianificazione di carriere professionali lineari).
Azioni di miglioramento:
attivare un programma nazionale di orientamento sostenibile, che concili le aspettative dei giovani sul futuro con le trasformazioni del sistema socio-economico, attraverso una sperimentazione innovativa di:
- orientamento alle scelte (Career Education), precoce e multidisciplinare; - consulenza di carriera e di vita personale (Career and Life Counselling) nella Scuola sec. di II° grado e nelle Università;
- attivazione di Life Design Lab (università) per lo sviluppo di soft e smart skills (resilienza, adattabilità), l’acquisizione di una prospettiva ‘Lifelong’, la revisione delle transizioni professionali;
- interventi di awareness/activation/ participation[8] per docenti, famiglie, studenti, aziende e policy makers, per la co-costruzione di buone visioni del futuro.

Interventi già in atto:
le proposte avanzate sposano il paradigma dell’orientamento sostenuto in questi anni dalla SIO (Società Italiana per l’orientamento), che, superando le visioni di tipo psicoattitudinale, teorizza e pratica l’acquisizione di competenze psicologiche positive come la resilienza,
la speranza, l’ottimismo, con un forte investimento sul progetto di vita.
82. Inclusione studenti con disabilità Analisi di contesto:
si rimarca il fatto che la chiusura delle scuole e la DAD hanno creato notevoli disagi per questi studenti, impedendo loro la fruizione piena del servizio scolastico.
Azioni di miglioramento:
-definire standard minimi per l’accessibilità delle piattaforme e dei relativi prodotti;
- prevedere dotazioni strumentali gratuite per le famiglie più vulnerabili; -correlare prove di esame e PEI;
-definire un programma di formazione per docenti e genitori sull’uso delle TIC;
-garantire servizi idonei per la riapertura delle scuole, comprensivi di un accompagnamento educativo a domicilio;
-rafforzare il Gruppo Nazionale di lavoro (leggasi Osservatorio per l’integrazione delle persone con disabilità).
Annotazioni:
il testo”… è come se non ci fosse: scritto senza un pensiero dietro, non è centrato ed è poco comprensibile” “…E' una scheda misera, che sembra guardare indietro più che avanti” commenta D. Ianes (Redat-tore Sociale, 09.06.2020). Effettivamente è da riscrivere. Più efficaci le azioni strategiche contenute nell’ Iniziativa n. 92, seppur ri- volte a persone disabili adulte, e riguardanti i Progetti terapeutici-riabili-tativi individualizzati.
83. Istruzione terziaria pro-fessionalizzante Analisi di contesto:
i percorsi di studio professionalizzanti o cicli brevi tarati sul mondo del lavoro sono marginali nel sistema formativo italiano. L’ offerta formativa degli ITS a 10 anni dall’avvio è ancora una realtà di nicchia. Le lauree professionalizzanti (dal 2016) sono rimaste “al palo”.

Azioni di miglioramento:
Creare un canale di istruzione terziaria di dimensioni consistenti, incentivando le università per i corsi di laurea professionalizzanti e promuovendo una campagna sui positivi esiti occupazionali degli ITS (l’83% degli studenti trova lavoro entro un anno, INDIRE).

Annotazione:
viene ignorata l’esperienza regionale della Formazione Professionale.
Interventi già in atto:
- sostegno ai percorsi ITS e IFTS tramite i POR (Pro-grammi Operativi Regionali) del FSE;
- investimenti nel settore dell’Industria 4.0, per l’uso avanzato di tecnologie digitali utilizzabili nei corsi ITS;
- ulteriori risorse assegnate ai percorsi ITS nel 2020 da parte del MI.

Domenico TROVATO

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[1] Al Piano Colao si richiama il Masterplan del Governo “Progettiamo il rilancio”articolato in 9 capitoli(+55 voci), di cui il settimo è dedicato a formazione e ricerca, www.governo.it/it/progettiamoilrilancio.

[2] Il riferimento è al gap sempre più netto tra gli “insider” (lavoratori con contratto a Tempo Indeterminato, full-time, in settori produttivi “forti”) che accedono facilmente allo smart-working e gli “outsider” (impiegati in forme di lavoro cosiddette “atipiche”, con tutele ridotte o addirittura assenti). Vds.Fondazione G.G. Feltrinelli, Covid 19 e dualizzazione del mercato del lavoro, www.fondazionefeltrinelli.it/

[3] Analfabeta funzionale è colui che recependo, in modo acritico, tutto quello che legge-ascolta, non riesce a “comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere con testi scritti per intervenire attivamente nella società…”(Rapporto OCSE-PIAAC, 2014). Secondo lo stesso Organismo (2019), in Italia il 28% della popolazione è analfabeta funzionale. Un esempio? La “normalizzazione” dei comportamenti operata dalle classi dirigenti e dai media durante la pandemia, senza incontrare alcuna resistenza.

[4] È uno degli obiettivi (il n.8) dell’Agenda ONU 2030, posto all’attenzione dei Governi a fronte della crescita del lavoro occasionale, precario e spesso contrattualmente non tutelato (+ 22% nel 2015, fonte ILO).

[5] Cfr: NL Welforum del 10.06.2020, il Manifesto del 13..06.2020, R Maggio su Sardanews.it del 17.06.2020.

[6] Vds. ad es. D. Ianes, su Redattore Sociale del 09.06.2020.

[7] Il costrutto “modernizzare l’istruzione” conferma l’“idea” di una scuola al servizio del mercato (vds. N.Bottani, 2002).

[8] Azioni formative per incrementare la consapevolezza, l’agentività/intervento,la partecipazione, rispetto ai futuri, complessi scenari della nostra società.

Manuale per la scuola secondaria - Guida ai concorsi

a cura di Mariella Spinosi, con M. Giacomo Dutto e Leonilde Maloni


Nel nostro sistema nazionale, per diventare insegnanti bisogna superare regolari concorsi. Il DM 95/2016 ha previsto per gli aspiranti docenti non solo il possesso di competenze culturali e professionali, ma soprattutto il possesso di una buona mediazione didattica.

Partendo da questo presupposto, il Manuale si pone l'obbiettivo di indicare tutte le "avvertenze generali", con gli sviluppi legislativi, sociali e culturali.

Il Manuale, con un indice ampiamente dettagliato, si articola in quattro parti:

La prima parte fornisce informazioni essenziali per aiutare i futuri docenti ad orientarsi in maniera adeguata nel mondo dell'educazione, toccando aspetti culturali e sociali, oltre che di psicologia, sociologia e pedagogia.

Nella seconda parte si analizzano gli aspetti metodologici, didattici ed organizzativi, senza tralasciare i punti di vista di docente, Scuola e studenti.

La terza parte ha come focus la governance della scuola con le scelte di ogni indirizzo istituzionale.

Infine, la quarta parte, suddivisa in quattro percorsi tematici offre una riflessione semplice ed essenziale sulle leggi fondative a partire dalla costituzione.

maggiori informazioni







Manuale per la scuola primaria - Guida ai concorsi

a cura di M. Spinosi, con G. Cerini e S. Loiero


Il libro, articolato in quattro capitoli e un'appendice, costituisce uno strumento indispensabile per il futuro insegnante, lo aiuta a padroneggiare tutte le competenze necessarie per diventare un professionista di qualità. Serve anche ai docenti in servizio per la ricchezza dei suggerimenti e per gli esempi di percorsi didattici ivi contenuti.

Il primo capitolo contiene i fondamenti pedagogici, sociali e psicologici con riflessioni sulle principali questioni e con riferimenti alle teorie e alle scuole di pensiero su cui si sono fondate le nostre scelte istituzionali.

Il secondo capitolo affronta i temi basilari per diventare docenti, cioè tutti i presupposti per l'insegnamento apprendimento: curricolo, competenze, ambiente di apprendimento, documentazione, gestione della classe, valutazione, certificazione ed altro.

Il terzo capitolo è dedicato alla “didattica in azione”: ci sono nove percorsi disciplinari, alcuni esempi di prove di verifica e di compiti in situazione.

Il quarto capitolo riguarda gli aspetti di natura organizzativa e istituzionale con attente analisi delle Indicazioni per il curricolo, autonomia scolastica, offerta formativa, valutazione e rendicontazione e con una ricostruzione essenziale della storia della scuola primaria.

Infine il neo docente, per potersi muoversi nel mondo delle norme, può avvalersi di un'appendice in cui sono riassunte, in maniera semplice ed efficace, tutte le principali disposizioni che regolano la vita della scuola.

Una tabella di corrispondenza tra l'insieme dei temi richiesti nel programma di concorso e di quelli trattati nel manuale permette di non tralasciare nulla. Potrà essere un utile dispositivo di orientamento sia nella fase di prima lettura, sia in quella di consolidamento della preparazione

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22 giugno 2020

__TESTATA__

n. 190

I servizi educativi per l’infanzia all’epoca del Coronavirus

Gabriele VENTURA

La ripartenza dei servizi educativi e scolastici da zero a 6 anni

L’emergenza sanitaria ha comportato conseguenze di pesante incertezza sul presente e sul futuro dei servizi educativi e scolastici da 0 a 6 anni, nonché per la condizione di vita delle famiglie con bambini in età prescolare. Alla fase di chiusura forzata ne è seguita una seconda e una terza in cui si sono registrate spinte contraddittorie per la riapertura nel periodo estivo con soluzioni diversificate a livello regionale. Fin qui i risultati visibili e concreti sono due:

-da un lato il decreto del Presidente del Consiglio in data 11 giugno che ha confermato la sospensione delle attività in tutti i servizi di cui al Dlgs 65/2017 e però ha autorizzato contemporaneamente (in modo un po' approssimativo e lacunoso secondo molti osservatori nonostante la pubblicazione di Linee Guida ad hoc) l’attivazione di servizi estivi per la fascia di età 3-14 anni e (soprattutto, poco dopo) anche per la fascia di età 0-3 anni, con le fughe in avanti (?) di alcune regioni e province autonome (Veneto, Trento e Bolzano) che hanno ritenuto di riaprire tout court i servizi educativi per l’infanzia (in base a quale quadro di riferimento normativo?).

- dall’altro l’assenza a tutt’oggi di un quadro di riferimento generale relativo alle modalità di riapertura dei servizi educativi e scolastici da settembre 2020.

Le risorse finanziarie straordinarie a sostegno dei gestori privati 0-6 anni

Alla data di oggi è ancora in corso di conversione in legge in parlamento (termine il 19 luglio) il decreto che prevede lo stanziamento di risorse straordinarie a sostegno dei soggetti gestori di nidi e scuole d’infanzia per il periodo di chiusura forzata, che ha comportato - fra le altre cose - un quadro drammatico di mancate entrate con un pericolo evidente per la stessa continuità dei servizi esistenti. I fondi inizialmente previsti per un importo complessivo di 65 milioni di euro (palesemente insufficienti) potrebbero essere aumentati fino a 145 milioni di euro e sembra che la procedura di erogazione preveda a questo scopo la mobilitazione diretta degli Uffici scolastici regionali (per le scuole d’infanzia paritarie, in ragione di un parametro pro capite individuato sul numero degli iscritti a dicembre 2019) e dei comuni (per i soggetti gestori di servizi educativi da 0 a 3 anni, in ragione di un parametro pro capite basato sul numero dei posti censiti dall’Istat).

I fondi “ordinari” del Piano nazionale 0-6 (2020), ma non sol...

I contributi ministeriali previsti per l'attuazione del Piano nazionale 0-6 (D.lgs. 65/2017) per l'anno 2020 sono stati aumentati fino a 264 milioni di euro con una ipotesi di decreto del MI approvata in Conferenza Stato-Regioni- Comuni in data 18 giugno e verranno distribuiti alle regioni sulla base di indirizzi nazionali concordati nell'ambito della conferenza. Resta invariata la procedura vigente per i contributi alle scuole d'infanzia paritarie (a gestione comunale e/o privata), ma resta anche incompiuta quella funzione di monitoraggio a livello nazionale delle modalità di utilizzo e di erogazione di questi fondi a livello regionale e locale, che costituiva uno dei compiti della Cabina di regia prevista dal Piano Nazionale.

In attesa di ulteriori sviluppi verso un obiettivo di integrazione di questi Fondi nel Piano Nazionale, come da richiesta avanzata da Anci Nazionale, ma nel quadro di un più ampia e approfondita riflessione sui criteri di erogazione alle regioni e ai soggetti gestori da parte dei comuni, si continua a prorogare l'intesa relativa alle sezioni primavera. Gli Usr e/o le regioni a seconda dei casi e del tipo di accordi stabiliti a livello regionale provvederanno quindi a istruire i provvedimenti di erogazione.

Il Fondo istituito con apposito DM nel 2017 per la costruzione di poli scolastici (edifici) per bambini da 0 a 6 anni non risulta ancora effettivamente attivato a seguito degli atti programmatori specifici delle regioni che hanno assunto determinazioni varie e diverse sul piano istruttorio. Le indicazioni contenute nel Dm parlavano di un numero di progetti da 1 a 3 per regione. Su questo esiste ora anche una sollecitazione specifica formulata (unitamente ad altre proposte) in un documento articolato in 5 punti e consegnato al premier da nove reti della società civile il 17 giugno 2020.

A tre anni dalla istituzione del bando nazionale per il contrasto delle povertà educativa per la fascia di età da 0 a 6 anni da parte della Impresa sociale "Con i Bambini", individuata come soggetto gestore dalla Associazione delle Fondazioni Bancarie (ACRI) con una dotazione complessiva di 66 milioni di euro, le iniziative finanziate sono tuttora in corso di attuazione con uno slittamento prevedibile dei termini per la conclusione delle attività al dicembre 2012, in conseguenza del blocco determinato dalla emergenza sanitaria.

Analogamente dicasi per Il provvedimento straordinario assunto nel 2019 dal Consiglio dei Ministri che riguarda le città metropolitane del mezzogiorno (21 milioni di euro) che a sua volta si aggiunge ai residui ancora attivi di fondi europei assegnati nel 2012 dal Governo Monti a 4 regioni meridionali (Campania, Sicilia, Puglia e Calabria).

Il disegno di legge recante misure per le famiglie (Family Act)

Il Consiglio dei ministri in data 11 giugno 2020 ha approvato il disegno di legge comunemente denominato come FamilyAct. Si tratta di un investimento sulle politiche per le famiglie in via di ipotesi decisamente notevole. Che riprende i contenuti di progetti di legge già presentati nella legislatura precedente (Nannicini e Lepri/Del Rio) e intende riordinare un insieme di interventi a sostegno del reddito delle famiglie (varie tipologie di Bonus con diverse destinazioni e regole di erogazione) istituiti negli anni secondo una logica frammentaria.

Il progetto approvato si basa su cinque elementi strutturali:

1) un assegno universale mensile per ogni figlio fino all'età adulta e senza limiti d'età per i figli con disabilità;

2) un forte sostegno alle spese educative e scolastiche delle famiglie, anche per attività sportive e culturali;

3) riforma dei congedi parentali con estensione a tutte le categorie professionali;

4) incentivi al lavoro femminile, dalle detrazioni per i servizi di cura alla promozione del lavoro "flessibile";

5) forte attenzione ai giovani, con vari interventi a sostegno degli under 35 come ad esempio interventi sulle spese universitarie e per l'affitto della prima casa.

L’idea è quella di sfoltire la giungla dei sostegni esistenti, compattarla e rafforzarla: bonus bebè, premio alla nascita, bonus rette asili nido da soli valgono oltre 2 miliardi. Le detrazioni per spese scolastiche e sport altri 2,2 miliardi, ma bisogna pure considerare (vedi dati fiscali) che le famiglie nel 2018 hanno beneficiato dallo Stato di 25,3 miliardi tra detrazioni, assegni, fondi, bonus. 

Ora comincia la fase più delicata, quella dell'esame parlamentare e poi dell'attuazione (tempo previsto: 2 anni ?). Servirà un ampio sostegno e non sarà semplice; ma si tratta di un impegno che meriterebbe di essere portato avanti fino in fondo in un quadro di interventi più ampio dove il sostegno al reddito si coniughi auspicabilmente con altri interventi di sostegno alla natalità e alla genitorialità e con lo sviluppo del sistema dei servizi educativi e scolastici per l’infanzia.

Se i numeri restassero quelli della proposta Nannicini, la misura costerebbe 9 miliardi di euro. Oltre ad assorbire gli assegni familiari (5,7 miliardi) e le detrazioni per figli a carico (11 miliardi) che oggi non arrivano a tutti. Secondo il Forum delle famiglie una quantificazione realistica delle risorse consentirebbe di recuperare in un triennio circa 30-32 miliardi di euro da destinare alle 5 direttrici indicate sopra.

Il Piano Colao (paragrafo individui e famiglie)

Un approccio di carattere generale e complessivo sembra emergere nell’ambito del paragrafo specifico dedicato a individui e famiglie del Piano elaborato dalla Commissione Colao (vedi schede progetto da pag. 101 a pagina 121). Dopo circa sei settimane di lavoro, svolto per di più nella maggior parte da remoto, ne è uscito un rapporto ampio e articolato, composto di una sintesi di una cinquantina di pagine e di 102 schede operative contenute in 121 pagine di analisi, diagnosi, proposte di azione.

Le proposte specifiche relative al paragrafo su riferito (in tutto 15 schede di lavoro) coprono un ampio raggio di azioni possibili che comprendono fra le altre cose: i presidi del welfare di comunità, il supporto psicologico alle famiglie, i progetti riabilitativi e i servizi territoriali sociosanitari, il sostegno all’occupazione femminile, la conciliazione dei tempi di vita e il sostegno alla genitorialità, compresi i servizi educativi per la prima infanzia.

È qui che compaiono quelli che sembrano allo stato dei fatti i sogni di gloria. Che dire infatti di un obiettivo (esplicitamente formulato senza alcuna articolazione programmatica e di spesa nella scheda 97.I.) nei termini di un aumento dal 25% al 60% dei posti di nido in un triennio? Non sembra molto credibile come non risulta credibile porre un obiettivo svincolato dalla analisi dei processi in atto di erogazione di risorse ordinarie. Più realistico (ma pur sempre da monitorare) il programma contenuto nella legge finanziaria 2020 di un piano decennale a questo scopo.

Purtroppo infatti approccio complessivo non significa di per sé anche approccio sistemico. Le singole schede infatti risultano essere un elenco di proposte fra di loro autonome e collegate secondo un ordine che non indica le priorità, da un lato, nonché tempi e modi di attuazione, dall’altro, senza per altro il corredo necessario di una analisi dei costi di realizzazione.

Da ultimo vorremo anche dire che non basta investire in infrastrutture dedicate e qualificazione del personale. L’esperienza delle regioni del centro nord in cui i servizi per l’infanzia e le famiglie e si sono sviluppati a partire dalla metà degli anni settanta dimostra che è necessaria anche la paziente e tenace costruzione di presupposti di ordine sociale e culturale nei termini di una promozione diffusa di:

- una cultura della emancipazione femminile;

- una cultura sociale del lavoro e dei diritti;

- una cultura sociale della infanzia, dell’educazione e della condivisione delle responsabilità genitoriali.

Conclusioni provvisorie

Insomma il quadro qui sommariamente delineato testimonia che l'insieme delle politiche e delle risorse dedicate all’infanzia andrebbe meglio coordinato e monitorato in un sistema di governance multilivello (ministeri, regioni e sistemi delle autonomie locali ) perchè i problemi sono tanti e complessi, per cui gli obiettivi andrebbero declinati in una logica sistemica e secondo un approccio pragmatico con indicazione delle scadenze e delle priorità.

Tanto più in ragione del fatto che l'ammontare complessivo delle risorse necessarie risulta tutt'altro che irrisorio, ma la sua produttività concreta e reale rispetto ai risultati nonchè la coerenza rispetto alle finalità restano ancora una scommessa da tutta da giocare bene per poterla vincere.

E non pare a questo proposito che il tema possa essere risolto nemmeno nell’ambito degli Stati Generali convocati dal Governo in queste giornate di giugno.

Gabriele VENTURA

Revisione del PEI provvisorio entro giugno

Angelo PRONTERA

Un sollecito del Ministero

È stata emanata nei giorni scorsi, in perfetto stile “amicale” (invalso nell’uso ultimamente in viale Trastevere), la nota del Ministero dell’Istruzione (n. 1041 del 15-6-2020) a firma del Capo Dipartimento dell’Istruzione, Marco Bruschi, relativa all’obbligo di revisionare entro il 30 giugno i PEI provvisori degli alunni con disabilità per il prossimo anno scolastico, così come previsto dalla nuova e recente norma (D. lgs. 96/2019) che ha modificato e integrato il D. lgs. inclusione 66/2017.

Si tratta, come sottolinea Bruschi, non di un adempimento amministrativo meramente formale o di un obbligo normativo, che comunque non può essere disatteso, ma di un obbligo professionale e didattico.

Cosa prevede il nuovo articolato del decreto inclusione

Il “nuovo” decreto legislativo 66/2017, modificato dalle “disposizioni integrative e correttive” del decreto legislativo 96/2019 (entrato in vigore il 12 settembre 2019), presenta, rispetto alla primigenia versione, rilevanti novità normative. Pertanto, ci ricorda il capodipartimento, nonostante l’emergenza Covid-19 abbia reso difficile riunire, nel secondo quadrimestre, i GLO per l’aggiornamento e la verifica dei PEI, tali operazioni vanno portate a termine entro giugno.

A prevedere questo adempimento o appuntamento, se si preferisce, è il nuovo c. 2, lettera g) dell’art. 7 del D. lgs. 66/2017 recentemente modificato.

La nuova norma, infatti, prevede che il PEI “è redatto in via provvisoria entro GIUGNO e in via definitiva, di norma, non oltre il mese di ottobre”. Si tratta di un nuovo obbligo non previsto dall’originario decreto inclusione, ma introdotto dal richiamato decreto legislativo correttivo 96/2019.

Dirigenti Scolastici: dovranno far rispettare il nuovo adempimento

La nota, indirizzata ai Dirigenti Scolastici, evidenzia la necessità di riunire, ove ancora non si sia provveduto, i Gruppi dl Lavoro Operativo per l’inclusione scolastica (GLO) delle istituzioni scolastiche, “al fine di completare il percorso di progettazione e verifica necessario a poter programmare – per tempo – gli interventi a partire dall’inizio del prossimo anno scolastico”.

Il capo dipartimento, in sostanza, sollecita le scuole a stendere, in sede di GLO, la relazione finale del PEI che “contenga le linee di sviluppo ipotizzate per la stesura del PEI” e che dovrà “armonizzarsi e dialogare con gli eventuali piani integrati degli apprendimenti (PIA)”.

La relazione finale del PEI, inoltre, dovrà motivare e contenere indicazioni in ordine alla richiesta di conferma o modificazione delle ore di sostengo.

Tuttavia, nelle more dell’attuazione degli strumenti previsti dal Decreto inclusione, la richiesta terrà conto “delle risorse didattiche, strumentali, strutturali presenti nella scuola, nonché della presenza di altre misure di sostegno”.

Il comma 2-ter del d. lgs. 66/2017, introdotto dal decreto correttivo del 2019, prevedeva, infatti, che il “vecchio” MIUR (ora, a seguito di spacchettamento, Ministero dell’Istruzione) di concerto con il MEF, entro 60 giorni dall’entrata in vigore dalla nuova disposizione (12 settembre – 12 novembre 2019) avrebbe dovuto adottare un decreto con il quale definire le modalità “per l'assegnazione delle misure di sostegno” e il “modello di PEI, da adottare da parte delle istituzioni scolastiche”.

Stessa attenzione per gli alunni con DSA e BES

La nota ministeriale sottolinea che, in assenza di insegnante di sostegno, la stessa attenzione dedicata gli alunni disabili dovrà essere rivolta a tutti gli alunni con disturbi specifici dell’apprendimento o con altri bisogni educativi speciali in possesso di un Piano Didattico Personalizzato (PDP), alunni che andranno “monitorati anche al fine di completare la progettazione educativo-didattica e la verifica degli apprendimenti, nella prospettiva della pianificazione dei tempi di svolgimento delle strategie didattiche e organizzative per il prossimo anno scolastico, sempre in raccordo con gli strumenti didattici previsti dall’OM 11/2020”.

A tal proposito, le scuole e i docenti, faranno ricorso a strategie di individualizzazione e personalizzazione, “strategie didattiche diverse, ma convergenti nell’accompagnare ogni alunno al successo formativo e presenti negli ordinamenti italiani, sotto varie forme, da decenni, non sono di fatto collegate a una “certificazione” o a una pianificazione codificata, ma costituiscono strumenti di diritto allo studio per tutti”.

Le novità sul PEI (in rosso le modifiche)

Art. 7: Piano educativo individualizzato (d. lgs. 66/2017) Art. 7: Piano educativo individualizzato (modificato dal D. lgs. 96/2019)
2. Il PEI di cui all'art. 12, c. 5, della L. 104/1992, come modificato dal presente decreto:
a) è elaborato e approvato dai docenti contitolari o dal consiglio di classe, con la partecipazione dei genitori o dei soggetti che ne esercitano la responsabilità delle figure professionali specifiche interne ed esterne all'istituzione scolastica che interagiscono con la classe e con la bambina o il bambino, l'alunna o l'alunno, la studentessa o lo studente con disabilitò nonché con il supporto dell'unità di valutazione
multidisciplinare;
b) tiene conto della certificazione di disabilità e del Profilo di funzionamento;
c) individua strumenti, strategie e modalità per realizzare un ambiente di apprendimento nelle dimensioni della relazione, della socializzazione, della comunicazione, dell'interazione, dell'orientamento e delle autonomie;
d) esplicita le modalità didattiche e di valutazione in relazione alla programmazione individualizzata;
e) definisce gli strumenti per l'effettivo svolgimento dell'alternanza scuola-lavoro, assicurando la partecipazione dei soggetti coinvolti nel progetto di inclusione;
f) indica le modalità di coordinamento degli interventi ivi previsti e la loro interazione con il Progetto individuale;
g) è redatto all'inizio di ogni anno scolastico di riferimento, a partire dalla scuola dell'infanzia, ed è aggiornato in presenza di nuove e sopravvenute condizioni di funzionamento della persona. Nel passaggio tra i gradi di istruzione, compresi i casi di trasferimento fra scuole, è assicurata l'interlocuzione tra i docenti della scuola di provenienza e quelli della scuola di destinazione;
h) è soggetto a verifiche periodiche nel corso dell'anno scolastico al fine di accertare il raggiungimento degli obiettivi e apportare eventuali modifiche ed integrazioni.
2. Il PEI di cui all'art. 12, c. 5, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, come modificato dal presente decreto:
a) è elaborato e approvato dal Gruppo di lavoro operativo per l'inclusione di cui all'art. 9, c, 10;
b) tiene conto dell'accertamento della condizione di disabilità in età evolutiva ai fini dell'inclusione scolastica, di cui all'art. 12, c. 5, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e del PROFILO di FUNZIONAMENTO, avendo particolare riguardo all'indicazione dei facilitatori e delle barriere, secondo la prospettiva bio-psico-sociale alla base della classificazione ICF dell'OMS;»
c) individua obiettivi educativi e didattici, strumenti, strategie e modalità per realizzare un ambiente di apprendimento nelle dimensioni della relazione, della socializzazione, della comunicazione, dell'interazione, dell'orientamento e delle autonomie, anche sulla base degli interventi di corresponsabilità educativa intrapresi dall'intera comunità scolastica per il soddisfacimento dei bisogni educativi individuati.
d) esplicita le modalità di sostegno didattico, compresa la proposta del numero di ore di sostegno alla classe, le modalità di verifica, i criteri di valutazione, gli interventi di inclusione svolti dal personale docente nell'ambito della classe e in progetti specifici, la valutazione in relazione alla programmazione individualizzata, nonché gli interventi di assistenza igienica e di base, svolti dal personale ausiliario nell'ambito del plesso scolastico e la proposta delle risorse professionali da destinare all'assistenza, all'autonomia e alla comunicazione, secondo le modalità attuative e gli standard qualitativi previsti dall'accordo di cui al c. 5-bis dell'art, 3;
e) definisce gli strumenti per l'effettivo svolgimento dei percorsi per le competenze trasversali e per l'orientamento, assicurando la partecipazione dei soggetti coinvolti nel progetto di inclusione;
f) indica le modalità di coordinamento degli interventi ivi previsti e la loro interazione con il Progetto individuale;
g) è redatto in via provvisoria entro GIUGNO e in via definitiva, di norma, non oltre il mese di OTTOBRE, tenendo conto degli elementi previsti nel decreto ministeriale di cui al c. 2-ter; è redatto a partire dalla scuola dell'infanzia ed è aggiornato in presenza di nuove e sopravvenute condizioni di funzionamento della persona.
Nel passaggio tra i gradi di istruzione, è assicurata l'interlocuzione tra i docenti della scuola di provenienza e quelli della scuola di destinazione.
Nel caso di trasferimento di iscrizione è garantita l'interlocuzione tra le istituzioni scolastiche interessate ed è ridefinito sulla base delle eventuali diverse condizioni contestuali della scuola di destinazione;
2-bis. La realizzazione delle misure attuative, di cui al c, 2, avviene ad invarianza di spesa e nel rispetto del limite dell'organico docente ed ATA assegnato a livello regionale e la dotazione organica complessiva non può essere incrementata in conseguenza dell'attivazione degli interventi previsti dal predetto c. 2, ivi compreso l'adeguamento dell'organico delle istituzioni scolastiche alle situazioni di fatto.
h) è soggetto a VERIFICHE PERIODICHE nel corso dell'anno scolastico al fine di accertare il raggiungimento degli obiettivi e apportare eventuali modifiche ed integrazioni.

Angelo PRONTERA

Summer School Ischia 2020

Circle time sulla scuola che riparte

Incontri a piccoli gruppi, all’aperto e in sicurezza


Si rinnova anche quest’anno l’ormai tradizionale appuntamento estivo di Ischia, in una nuova location: Hotel Continental Mare.

Da sempre la Summer School è occasione di incontro, discussione e approfondimento sulle tematiche di maggior interesse nel panorama scolastico, in compagnia di autorevoli esperti.


Programma e modulo di iscrizione

 

TFA Sostegno - Manuale di preparazione

Ammissione ai corsi TFA per docente specializzato per le attività di sostegno didattico

A cura di D. Ciccone, R. Stornaiuolo
pagg. 224, maggio 2020, euro 35,00


Insegnare sui posti di sostegno è una sfida impegnativa e coinvolgente, le competenze devono quindi nutrirsi di una solida preparazione nonché inesauribile passione.

Il Manuale TFA è uno strumento agile ed efficace per affrontare le tre prove ineludibili per l’ammissione al Tirocinio formativo attivo per insegnante specializzato in attività di sostegno didattico.

Il testo si dipana in maniera parallela alle competenze previste dai bandi di ammissione dei diversi atenei, così come definite dal DM 30/09/2001.

Ad accompagnare i contenuti, per ciascuna delle aree, estensioni online per esercitarsi su batterie di test appositamente predisposte con numerosi quesiti a risposta multipla.

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Indice ragionato TFA Sostegno

Con test di rinforzo a risposta multipla

A cura di Angelo Prontera
pagg. 112, maggio 2020, euro 15,00


Parodiando Augé, potremmo definire il presente contributo un “non testo”: questo, infatti, non presenta le caratteristiche tipiche di un testo e non aspira ad avere la pretesa di un manuale, ma vuole essere una guida aggiornata per districarsi nella congerie di norme e provvedimenti ministeriali riguardanti i programmi su cui vertono le prove d'accesso e i bandi emanati dagli Atenei, sulla base di quanto previsto dal DM 95/2020.

Una bussola, quindi, per orientarsi nella preparazione al concorso per il conseguimento della specializzazione per le attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità.

Per questo un indice ragionato dei punti previsti dal DM 30 settembre 2011 che disciplina “Criteri e modalità per lo svolgimento dei corsi di formazione per il conseguimento della specializzazione per le attività di sostegno”, con l'auspicio che possa autodirigere e orientare i candidati nello studio e nella preparazione finalizzati allo svolgimento dei test preliminari, delle prove scritte e orali per l'accesso ai percorsi di formazione TFA. La pubblicazione contiene, inoltre, una batteria di test di rinforzo a risposta multipla sui contenuti trattati, puntualmente collegati ai punti indicati dal DM sostegno.

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© Tecnodid editrice

Coordinamento redazionale a cura di Giancarlo Cerini

Direttore responsabile Gabriella Crusco

Autorizzazione Tribunale di Napoli n. 65 del 20/12/2016

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