Scuola7 20 luglio 2020, n. 194

Scuola7

la settimana scolastica

20 luglio 2020, n. 194


In questo numero parliamo di:



Una scuola che guarda al futuro. Intervista a Mariella Spinosi, componente del Gruppo di esperti coordinato dal Prof. Patrizio Bianchi (a cura di Giancarlo CERINI)

Le nuove graduatorie provinciali (O.M. n. 60 del 10 Luglio 2020) (Roberto CALIENNO)

Il banco tiene banco (Marco MACCIANTELLI)

Le novità del decreto di riparto del Fondo zero – sei (Gianluca LOMBARDO)


Settimanale di informazione scolastica.
© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diUna scuola che guarda al futuro
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20 luglio 2020

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n. 194

Una scuola che guarda al futuro

Intervista a Mariella Spinosi, componente del Gruppo di esperti coordinato dal Prof. Patrizio Bianchi

A cura di Giancarlo Cerini, coordinatore di Scuola7.it

1. Allora, il Comitato di Esperti ha concluso i propri lavori consegnando (il 13 luglio u.s.) un corposo Rapporto tecnico al Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, che aveva istituito il gruppo ponendo specifici quesiti alla Commissione. Qual era il “mandato” ricevuto dal Ministro?

Sì, i lavori si sono conclusi con 18 giorni di anticipo rispetto alla scadenza del mandato, prevista per il 31 luglio, con la consegna del Rapporto finale proprio il 13 luglio. Nel decreto (21 aprile 2020, n. 203) che aveva istituito il “Comitato degli esperti”, coordinato dal prof. Patrizio Bianchi, si chiedeva “di formulare idee e proposte per lo sviluppo del sistema nazionale di istruzione e formazione, in considerazione delle esigenze di contenimento e prevenzione della diffusione del virus Covid-19”. In modo particolare sei erano i punti di attenzione “1. l’avvio del prossimo anno scolastico, tenendo conto della situazione di emergenza epidemiologica attualmente esistente; 2. l’edilizia scolastica, con riferimento anche a nuove soluzioni in tema di logistica; 3. l’innovazione digitale, anche al fine di rafforzare contenuti e modalità di utilizzo delle nuove metodologie di didattica a distanza; 4. la formazione iniziale e il reclutamento del personale docente della scuola secondaria di primo e secondo grado, con riferimento alla previsione di nuovi modelli di formazione e selezione; 5. il consolidamento e lo sviluppo della rete dei servizi di educazione e di istruzione a favore dei bambini dalla nascita sino a sei anni; 6. il rilancio della qualità del servizio scolastico nell’attuale contingenza emergenziale”.

2. Come avete cercato di farvi fronte?

Noi abbiamo cercato, nel primo mese di lavoro, di affrontare le principali questioni attinenti al riavvio dell’anno scolastico e abbiamo presentato un Rapporto intermedio il 27 maggio. Le proposte sono scaturite anche dall’ascolto di un gran numero di testimoni privilegiati (associazioni dirigenti, insegnanti, famiglie, studenti, disabili, università, enti di ricerca, imprenditori e altri soggetti) e dalla consultazione di vari documenti nazionali ma anche europei ed internazionali. In questo primo Rapporto avevamo già individuato alcune leve strategiche fondamentali per la ripartenza considerando tre fasi: una emergenziale in cui si proponevano azioni concrete per giungere alla riapertura a settembre, tenendo conto delle restrizioni sanitarie necessarie per evitare un ritorno pandemico; una fase di recupero e riassetto delle istituzioni scolastiche, delle loro risorse umane ed ambientali; una fase di progettazione-attuazione di un piano a lungo periodo da finanziare con i fondi europei 2021-2027. Di fatto, l’ultimo aspetto lo abbiamo però affrontato più dettagliatamente nel Rapporto finale.

3. In particolare, su quali leve strategiche avete puntato per la ripartenza?

Considerando i dati pandemici di fine maggio, cioè del periodo in cui abbiamo consegnato il Rapporto intermedio, la priorità assoluta era quella di adattare il numero di alunni in relazione agli spazi disponibili e ai distanziamenti previsti dalla Sanità. Se del caso, si suggeriva anche di ridurre l’orario annuale obbligatorio, ma non oltre il 20%, integrandolo, però, con altre iniziative artistiche, museali, sportive, ecologiche… da attuarsi attraverso accordi sociali e più specificatamente, attraverso patti educativi di comunità. Era stato ipotizzato un incremento del 10/15% dell’organico per il personale docente, per i collaboratori scolastici e gli assistenti tecnici, soprattutto per la scuola del primo ciclo e per l’infanzia. Per garantire una maggiore continuità didattica, si suggeriva di superare la “deroga” per i posti di sostegno agli studenti con disabilità, ma anche di accelerare le procedure concorsuali prevedendo l’esonero dal servizio per il personale della scuola chiamato a far parte delle commissioni di concorso.

Avevamo proposto inoltre il ricorso, in termini volontari, ad ore aggiuntive per i docenti. Nel Rapporto si suggeriva, però, che qualsiasi ipotesi di modifica dei vincoli contrattuali dovesse essere condivisa con le Organizzazioni sindacali anche nell’ambito del rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro, scaduto il 31 dicembre 2018.

4. Avete tenuto conto che i dirigenti scolastici sono molto preoccupati considerando le loro aumentate responsabilità che possono concretizzarsi sotto il profilo penalistico e civilistico, anche in ordine alle prescrizioni del D.lgs. 9 aprile 2008, n. 81?

Nel Rapporto intermedio era stato messo in evidenza la necessità di un intervento normativo primario volto a circoscrivere il perimetro di responsabilità dei dirigenti e del personale scolastico nel momento della riapertura delle scuole. La proposta era quella di introdurre una parziale esimente, limitata alla durata del periodo di emergenza sanitaria pandemica, in modo tale da considerare punibile, in sede di eventuale commissione di illeciti, esclusivamente il dolo e la colpa grave. Tale proposta ha poi avuto riscontro del decreto legge “Semplificazioni” (16 luglio 2020, n. 76).

5. E per l’edilizia scolastica?

Nello stesso decreto “Semplificazioni” si trovano anche alcune risposte alla nostra richiesta di accelerare i tempi per realizzare in maniera utile interventi di edilizia scolastica, elaborando una sorta di anagrafe di edilizia emergenziale presso ciascuna regione (o, comunque, presso ciascuna area territoriale) per adeguare gli edifici e gli spazi non solo agli standard sanitari, ma soprattutto alle nuove esigenze didattiche ed educative. Si suggeriva di individuare un responsabile unico, a livello regionale, di monitorare gli interventi di adeguamento da realizzare con urgenza presso ciascuna istituzione. Si suggeriva, soprattutto, di eliminare o semplificare i vincoli procedurali per tutti i lavori nel periodo di crisi e, dove si rendesse necessario, di elevare anche la quota sottosoglia per l’affidamento diretto. Sempre nell’ottica della semplificazione sono state date alcune indicazioni per un procurement facilitato (acquisti di beni e servizi, device tecnologici, connettività, apparecchiature necessarie…) che oggi sembra affidato in linea di massimo al commissario Arcuri.

6. Come è noto, ci sono scuole sottodimensionate che non possono far riferimento ad un dirigente e ad un direttore dei servizi amministrativi. Avete previsto qualche soluzione?

Sappiamo che in condizioni di normalità la mancanza di un dirigente scolastico e di un DSGA rappresenta già un problema reale per le scuole, ancor più nell’attuale situazione pandemica. Avevamo suggerito nel rapporto intermedio di sanare questa situazione facendo in modo che in ogni scuola del territorio fossero presenti entrambe le figure. Si proponeva di rivedere con urgenza la disciplina del dimensionamento della rete scolastica, magari utilizzando gli stessi “parametri”, ma con riferimento alla popolazione scolastica del territorio regionale, anziché alla singola scuola. Ciò potrebbe consentire anche alle Istituzioni scolastiche sottodimensionate di poter contare sulla presenza di un Dirigente scolastico e di un DSGA. Una situazione analoga, seppure non per le stesse ragioni, è quella di alcune istituzioni con dirigenti assegnati, ma di fatto non presenti perché utilizzati in altri incarichi (politici, sindacali…). Anche in questo caso sarebbero opportuni provvedimenti speciali ad evitare che tali scuole siano destinate a continue reggenze.

7. Nel frattempo le “cose” sono andate avanti: il Comitato Tecnico Scientifico (Sanità) ha elaborato propri documenti resi pubblici (28 maggio e 22 giugno) e preannuncia un terzo pronunciamento per fine agosto; il Ministero ha fatto uscire il proprio Piano Scuola 2020-2021 (con decreto il 26 giugno); sono in corso trattative con i sindacati per il “protocollo di sicurezza” per i lavoratori della scuola. La task force per eccellenza (quella presieduta dal manager Colao) ha a sua volta reso pubbliche 101 schede operative che spaziano, in qualche caso, anche sul versante della formazione. Come vi siete rapportati con queste diverse “istanze” tecniche, e qual è il posizionamento della vostra Commissione (e dei suoi documenti) nel dibattito che si è aperto per la “ripartenza” della scuola a settembre?

A dire il vero, durante la prima fase del nostro lavoro noi ci siamo preoccupati soprattutto di raccogliere le sollecitazioni da parte di tutti i soggetti, direttamente e indirettamente interessati, volte a dare suggerimenti per garantire la riapertura delle nostre scuole. Abbiamo tenuto presente le situazioni di particolare fragilità partendo dall’obiettivo di dover in primo luogo compensare i “debiti”, contratti dalla scuola nei mesi di sospensione, nei confronti degli studenti garantendo loro il diritto ad avere una formazione di qualità. Lo abbiamo fatto attraverso 50 audizioni alle quali hanno partecipato tutti i componenti del Comitato degli esperti. In realtà, non ci sono stati confronti formali con le altre commissioni: è stato il prof. Bianchi, in qualità di coordinatore, a curare direttamente una serie di rapporti con gli enti locali, con i rettorati, con alcuni componenti della commissione Colao (nelle figure di Giovannini, Cingolani…). Il collegamento con il Comitato tecnico scientifico è stato tenuto dal dott. Alberto Villani, componente sia del nostro Comitato sia del CTS, e dalla dott.ssa Flavia Riccardo ricercatrice presso l’Istituto Superiore della Sanità. Va precisato che, dopo la presentazione del Rapporto intermedio, ci è stato chiesto di non occuparci più dei problemi relativi alla riapertura, ma di individuare “idee e proposte per una scuola che guarda al futuro”.

8. Mi sembra di capire, quindi, che il secondo contributo della Commissione sia proiettato verso una prospettiva di medio periodo di 5-10 anni. Quali sono le idee portanti di un progetto di scuola che dovrebbe aiutare il sistema scolastico italiano non solo a superare la fase dell’emergenza, ma a orientare lo sviluppo per i prossimi anni? Quali leve su cui agire: l’investimento su strutture e tecnologie? La modifica di leggi e ordinamenti? L’incremento di risorse? L’apertura al territorio? Immagino tutti questi aspetti… ma qual è il peso di ciascuno e quali sono le priorità?

Sì, è così. Noi ci siamo orientati non discostandoci troppo dal mandato del Ministro. Al primo punto abbiamo risposto con il Rapporto intermedio, agli altri cinque con il Rapporto finale. Per questo il Comitato ha continuato a sentire in audizione le voci di molti protagonisti tra studenti, famiglie, associazioni e rappresentanti delle amministrazioni. Tutte le audizioni e i principali contributi ricevuti sono indicati in due allegati del rapporto finale.

Ci siamo preoccupati di pensare ad una scuola inclusiva che si faccia carico delle fragilità (dei luoghi e delle persone). Qui un ruolo decisivo possono assumere le alleanze territoriali attraverso lo strumento dei “Patti educativi di comunità”. Saranno necessarie per il futuro nuove risorse che possono essere già individuate in un progetto organico sui nuovi Fondi comunitari di cui potrà godere l’Italia nei prossimi anni.

Abbiamo messo in evidenza le caratteristiche di una scuola che prepari alle nuove competenze del XXI secolo. Oggi, per crescere come persone e come cittadini, è necessario comprendere e fronteggiare i cambiamenti continui, ma anche essere in grado di affrontare l’incertezza, di generare innovazione, di contrastare l’esclusione. Per questo bisogna puntare sulla capacità di utilizzare in modo consapevole e critico i nuovi strumenti di comunicazione e di analisi. Da qui l’importanza di dedicare risorse per la formazione e per lo sviluppo delle competenze digitali.

Nei processi di essenzializzazione dei curricoli, che si renderanno necessari già a partire dal prossimo anno, bisogna enfatizzare la cultura scientifica seppure in stretto rapporto con la cultura umanistica e con le tecnologie digitali. È importante prestare maggiore attenzione alla continuità educativa tra i vari ordini di scuola con particolare riferimento alla fascia 0-6 e rilanciare un dibattito allargato sulla riforma complessiva dei cicli scolastici.

L’“autonomia responsabile e solidale” è intesa come una leva per poter aprire la scuola al territorio. I “Patti educativi di comunità” possono diventare uno degli strumenti chiave in tale direzione. Ma non bastano. È necessario un riequilibrio delle opportunità rispetto ai diritti. Per esempio è importante garantire standard di servizio soprattutto per le aree più fragili del Paese, a partire dai previsti, ma non ancora attuati “livelli essenziali delle prestazione” (LEP).

9. Ma tra le priorità avete previsto anche la valorizzazione del personale?

Noi abbiamo considerato la valorizzazione del personale della scuola come condizione di base per migliorare gli apprendimenti degli studenti. Per questo abbiamo sollecitato un forte investimento nella formazione del personale della scuola, a partire dagli insegnanti, la cui funzione deve diventare socialmente più “attrattiva”. Bisogna migliorare la formazione iniziale superando gli schemi ereditati dal passato; instaurare un collegamento più forte con i meccanismi di reclutamento e di selezione, prevedendo il fabbisogno professionale, presente e futuro; promuovere la ricerca educativa come garanzia di qualità attraverso azioni sistematiche di accompagnamento lungo tutto il ciclo di vita lavorativa; incentivare l’adozione di strumenti professionali quali, per esempio, i bilanci di competenze e i patti per lo sviluppo professionale continuo; ma anche incominciare a riconoscere ai docenti il tempo dell’impegno, le responsabilità assunte e la qualità della didattica.

10. Ci puoi anticipare alcune idee fortemente innovative che hanno trovato posto nel Rapporto finale? Ma poi, come farete ad acquisire un consenso su queste idee, non solo dai decisori politici (e questo nella storia della scuola italiana è già un grande problema) ma anche tra il “popolo della scuola” (e questo è un ulteriore nodo quasi inestricabile). Sembra non decolla un dibattito pubblico sul futuro della scuola, nonostante questo venga richiesto da più parti (ad esempio dalle pagine del Corriere della Sera).

Non so se le idee proposte sono fortemente innovative. A volte sono i piccoli cambiamenti che creano innovazione reale e, molto spesso, è il tempo che lo decide. Per esempio a me piace l’idea di superare l’aula come spazio chiuso ed obbligato, per una didattica più personalizzata. Ciò comporta un impegno di lungo periodo a partire dalla messa in sicurezza del patrimonio edilizio scolastico attuale. La didattica dei nostri tempi deve poter garantire percorsi di apprendimento che permettano a tutti gli alunni di raggiungere gli stessi traguardi formativi, anche se le situazioni di partenza sono differenti. Per la trasformazione degli “ambienti di apprendimento” e delle loro architetture, nel Rapporto si propone un apposito “Piano nazionale di architettura scolastica” come intervento su ampia scala e su base poliennale, ispirato ai criteri di sostenibilità ambientale, sicurezza igienico/sanitaria e flessibilità didattica.

Le idee non mancano, ma perché siano portate a buon fine è necessario che ci sia una forte intenzionalità politica accompagnata dalla capacità di gestire i cambiamenti. Oggi si parla di scuola solo perché è messa in crisi dalla pandemia non perché l’educazione sia considerata veramente il bene più prezioso della Nazione. In teoria, tutti riconoscono che le scelte per la scuola sono le scelte per il Paese, ma poi i comportamenti reali non sono mai conseguenti.

11. Il personale della scuola, in primis i docenti, ma tutte le figure che in essa operano, sono la leva fondamentale di ogni processo di innovazione. Abbiamo visto in questi mesi grandi slanci di generosità tra i docenti (ma anche qualche polemica di troppo), un processo forse un po’ bricoleur di didattica in emergenza (la DAD). La ripartenza non sarà agevole. Non serve solo mettere in sicurezza allievi, insegnanti e genitori, ma è necessario far scoprire il “senso” della scuola in uno scenario modificato. Le proposte della commissione possono aiutare ad affrontare i nuovi scenari che si prospettano?

Certo, le proposte del Comitato possono aiutare a riscoprire i significati più veri del fare scuola e a prefigurare una scuola per il futuro. Il Rapporto può diventare uno dei tanti strumenti per far crescere un dibattito culturale. Questo è possibile se viene reso pubblico e se intorno alle proposte vengono costruiti momenti di discussione e di riflessione. Inoltre, anche se i due rapporti (intermedio e finale) costituiscono un documento di 151 pagine, in realtà non entrano nei dettagli operativi. Il come appartiene al mondo tecnico e amministrativo sulla base delle decisioni politiche. Ma un grande dibattito sulla scuola, “una nuova costituente”, potrebbe consentire di avviare una riflessione condivisa sulle criticità da affrontare e di definire piani di intervento in una strategia di largo respiro.

12. Abbiamo più volte sentito ripetere “nulla sarà più come prima”, “diventeremo migliori”, ci sarà un rinnovato spirito di collaborazione e di responsabilità (come nel dopoguerra). Ma questi valori sono presenti nella nostra società (al di là dei gesti “forti” del Presidente Mattarella…) e ancor più nella scuola? Potranno orientare la ripresa o si cercherà di riprodurre la normalità così com’era prima del virus? Detto in altre parole cambierà la scuola dopo questo choc? E in cosa cambierà?

Non so se diventeremo migliori, credo che abbiamo la responsabilità di migliorare le nostre competenze a prescindere dalla pandemia. Comunque l’esperienza che tutti abbiamo vissuto non sarà ininfluente. Per esempio, durante il periodo di sospensione delle attività in presenza, i docenti si sono trovati nelle condizioni di modificare velocemente l’approccio alla didattica. In molte situazioni si è creato un clima più collaborativo nell’adozione di nuovi strumenti tecnologici, ma contestualmente si sono evidenziate le differenze tra docente e docente, tra scuola e scuola. È necessario colmare questo gap valorizzando le esperienze, gli errori e le buone pratiche. Un’azione efficace di accompagnamento all’innovazione può solo partire dalle diverse situazioni e puntare ad incrementi anche piccoli ma costanti.

L’obiettivo non è quello di ritornare alla normalità, ma di cercare di utilizzare la pandemia come occasione e sfida per riprogettare ed attuare una scuola migliore partendo dai principi costituzionali e anche dai temi fondamentali dettati dall’ambizioso programma dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.

Giancarlo CERINI

Le nuove graduatorie provinciali (O.M. n. 60 del 10 Luglio 2020)

Roberto CALIENNO

Il labirinto, l’ansia e l’attesa delle nuove graduatorie provinciali per le Supplenze (GPS)

Il mese di settembre è ormai vicino e, ancora oggi, non sono note le date utili per presentare la domanda di aggiornamento e/o inserimento nelle nuove graduatorie provinciali di scuola. Un’attesa snervante per gli interessati anche perché da alcune indiscrezioni sembra che saranno solo 15 i giorni utili per poter presentare l’istanza. Il rischio è che non possano essere pronte per l’avvio dell’anno scolastico. Al rischio si aggiunge l’ansia di dover presentare l’ennesima istanza in questa estate, alimentata, tra l’altro, dall’emergenza sanitaria in atto. Molti precari hanno già presentato più domande di partecipazione alle procedure concorsuali (TFA Sostegno, procedura abilitante, concorso straordinario e concorso ordinario) ed ogni volta, esattamente come accadrà con le GPS hanno dovuto integrare la domanda con autocertificazioni molto simili tra loro nella sostanza ma diverse a secondo della piattaforma utilizzata: un vero labirinto.

L’O.M. n. 60 del 10 Luglio 2020 modifica sostanzialmente le vecchie graduatorie di istituto: la scelta ha generato ansia e incertezza e, come sempre, al disappunto di alcuni si oppone l’approvazione di altri. Il precariato scuola è un mondo estremamente variegato e fluido: le posizioni dei singoli cambiano da un anno all’altro e, conseguentemente, mutano bisogni, aspettative e rivendicazioni.

Le graduatorie provinciali per le supplenze

Per cominciare, in prima applicazione, le costituende graduatorie provinciali per le supplenze e delle graduatorie di istituto su posto comune e di sostegno avranno validità per il biennio relativo agli anni scolastici 2020/2021 e 2021/2022. In tal modo, al termine del biennio, esse saranno temporalmente armonizzate con ciò che resta delle Graduatorie ad Esaurimento già aggiornate lo scorso anno.

Le GPS sono costituite da 2 fasce.

Per la prima volta le domande saranno presentate telematicamente per una sola provincia e, sulla base delle dichiarazioni rese in fase di presentazione dell’istanza, telematicamente sarà generato il punteggio (viene meno il ruolo della scuola capofila che, sino ad ora, ha valutato la domanda ai fini della attribuzione del punteggio).

Gli uffici scolastici periferici degli USR utilizzeranno le graduatorie provinciali per le supplenze (GPS) per conferire le supplenze annuali (indifferentemente 31 agosto o 30 giugno): si tratta in pratica di un ritorno al passato.

Le graduatorie di istituto saranno utilizzate dai singoli Dirigenti Scolastici per conferire le supplenze brevi. I Ds prima di conferire le supplenze brevi dovranno verificare, ai sensi dell’art. 2 dell’O.M. 60, che non ci siano docenti dell’organico dell’autonomia utilizzabili a copertura delle esigenze.

I docenti già inseriti in GAE possono presentare domanda di inserimento nelle GPS di prima e seconda fascia cui abbiano titolo in una provincia, anche diversa dalla provincia di inserimento in GAE o dalla provincia scelta per l’inserimento nella prima fascia delle graduatorie di istituto.

Le graduatorie provinciali infanzia e primaria (2 fasce)

Prima fascia costituita da docenti in possesso dell’abilitazione (diploma magistrale, Laurea in SFP, etc.).

Seconda fascia costituita da studenti del terzo, quarto e quinto anno del corso di laurea in SFP che abbiano conseguito rispettivamente 150, 200 e 250 CFU entro il termine di presentazione dell’istanza.

Le graduatorie provinciali scuola secondaria (2 fasce)

Prima fascia costituita da docenti in possesso dell’abilitazione.

Seconda fascia per CLASSI DI CONCORSO TABELLA A costituita da:

- docenti in possesso del titolo di accesso prescritto per la classe di concorso + 24 CFU;

- docenti in possesso del titolo di accesso che hanno abilitazione su altra classe di concorso o altro grado;

- docenti già inseriti nelle graduatorie d’istituto per la medesima classe di concorso

Seconda fascia CLASSI DI CONCORSO TABELLA B (profili di ITP) costituita da:

- docenti in possesso del Titolo di accesso + 24 CFU;

- docenti con titolo di accesso + abilitazione in altra classe o grado;

- docenti già inseriti per la medesima classe di concorso.

Le graduatorie provinciali sostegno distinte per ordine di scuola

Prima fascia costituita da docenti specializzati su sostegno nel relativo grado.

Seconda fascia costituita da docenti privi della specializzazione che entro l’a.s. 2019/2020 hanno maturato tre anni di servizio su posto di sostegno nel relativo grado e in possesso dell’abilitazione o del titolo di accesso alla GPS di seconda fascia su quel grado di istruzione.

Le graduatorie provinciali personale educativo

Prima fascia costituita da docenti in possesso dell’abilitazione specifica

Seconda fascia costituita da:

- docenti precedentemente inseriti in terza fascia per il personale educativo;

- abilitati scuola primaria;

- coloro che sono in possesso del diploma di laurea in pedagogia, o della laurea specialistica in scienze dell’educazione degli adulti e della formazione continua LS 65 o della laurea specialistica in scienze pedagogiche LS 87 o della laurea magistrale in scienze dell’educazione degli adulti e della formazione continua LM 57, o della laurea magistrale in scienze pedagogiche LM-85 e di uno dei seguenti requisiti:

* possesso dei titoli di cui all’articolo 5, comma 1, lettera b), del DLgs 59/17;

* abilitazione specifica su altra classe di concorso o per altro grado, ai sensi dell’articolo 5, comma 4-bis, del DLgs 59/17;

* precedente inserimento nella terza fascia delle graduatorie di istituto per il personale educativo nelle istituzioni educative;

- coloro che sono in possesso della laurea in scienze dell’educazione L-19 e di uno dei seguenti requisiti:

* possesso dei titoli di cui all’articolo 5, comma 1, lettera b), del DLgs 59/17;

* abilitazione specifica su altra classe di concorso o per altro grado, ai sensi dell’articolo 5, comma 4-bis, del DLgs 59/17;

- precedente inserimento nella terza fascia delle graduatorie di istituto per il personale educativo nelle istituzioni educative.

Le graduatorie provinciali licei musicali

Prima fascia delle classi di concorso di indirizzo del liceo musicale (A-53 Storia della musica, A-55 Strumento musicale negli istituti di istruzione secondaria di II grado, A-63 Tecnologie musicali, A-64 Teoria analisi e composizione) costituita da coloro che sono in possesso:

- dei titoli di accesso definiti dall’Allegato E (tabella Liceo Musicale e coreutico) al DM 259/17;

- dell’abilitazione per le classi di concorso A-29, A-30, A-56;

- del servizio specifico,

Seconda fascia costituita da:

- docenti privi di abilitazione in A-29, A-30, A-56 già presenti nelle graduatorie di istituto di terza fascia per la specifica classe di concorso e che siano in possesso dei titoli previsti dall’Allegato E (tabella Liceo Musicale e coreutico) al DM 259/17;

- docenti privi di abilitazione in A-29, A-30, A-56, in possesso dei titoli previsti dall’Allegato E (tabella Liceo Musicale e coreutico) al DM 259/17 e dei 24 CFU/CFA.

Le graduatorie provinciali di specifiche classi di concorso (esaurimento, etc...)

Per le seguenti classi di concorso: A-29; A-66; A-76; A-86; B-01; B-29; B-30; B-31; B-32; B-33 possono fare domanda di inserimento esclusivamente gli aspiranti già presenti nelle graduatorie di istituto delle indicate classi di concorso per il triennio 2017/2018, 2018/2019, 2019/2020. In particolare:

1. i docenti in possesso di abilitazione per le classi di concorso A-66, A-76, A-86 possono fare domanda di inserimento, purché in possesso del titolo di accesso, nella prima fascia delle GPS delle classi di concorso A-41, con riconoscimento del servizio prestato quale servizio specifico, e nella seconda fascia delle GPS per le classi di concorso per le quali possiedono il titolo di accesso.

2. I docenti in possesso del titolo di abilitazione ovvero già inseriti nelle Graduatorie di istituto di terza fascia per le classi di concorso B-01, B-31 e B-32, se in possesso dei titoli di specializzazione conseguiti a norma dell’articolo 67, comma 5, del Testo Unico, possono fare domanda di inserimento nella seconda fascia delle GPS sostegno;

3. I docenti in possesso del titolo di cui all’articolo 8 del decreto del Presidente della Repubblica 31 ottobre 1975, n. 970, possono fare domanda di inserimento nelle GPS di prima fascia per il sostegno, relativamente alla scuola secondaria di primo grado per la classe di concorso B-01, alla scuola secondaria di secondo grado per le classi di concorso B-31 e B-32.

La domanda di partecipazione

I termini di presentazione delle istanze sono comunicati con successivo provvedimento ministeriale, fermo restando il termine minimo di quindici giorni per la presentazione delle istanze.

Oltre le consuete dichiarazioni gli aspiranti dovranno autocertificare:

- i titoli di accesso, conseguiti entro il termine di presentazione della domanda, con l’esatta indicazione delle istituzioni che li hanno rilasciati. Per i titoli conseguiti all’estero gli estremi del riconoscimento dello stesso o gli estremi dell’istanza di riconoscimento inoltrata;

- i titoli valutabili di cui alle tabelle allegate alla ordinanza;

- il consenso al trattamento dei dati personali.

La valutazione dei titoli

Gli aspiranti all’inserimento nelle GPS di prima e seconda fascia sono graduati, sulla base del possesso dei titoli di cui agli allegati A all’ordinanza.

Il calcolo dei punteggi corrispondenti ai titoli dichiarati è proposto dal sistema informatico.

Ogni titolo può essere dichiarato una sola volta per ciascuna GPS.

Gli uffici scolastici provinciali procedono alla valutazione dei titoli dichiarati per le GPS di competenza, anche attraverso la delega a scuole polo. In caso di difformità procedono alla rettifica del punteggio o eventualmente all’esclusione dalla graduatoria.

L’istituzione scolastica ove l’aspirante stipulerà il primo contratto di lavoro dovrà effettuare il controllo delle dichiarazioni presentate al fine di convalidare i dati contenuti nella domanda. Dell’esito del procedimento si darà notizia all’interessato.

L'eventuale servizio prestato dall'aspirante sulla base di dichiarazioni mendaci è dichiarato come prestato di fatto e non di diritto, e quindi, lo stesso non è menzionato negli attestati di servizio richiesti dall’interessato e non consente la maturazione di alcun punteggio, né è utile ai fini del riconoscimento dell’anzianità di servizio e della progressione di carriera, salva ogni eventuale sanzione di altra natura.

I titoli di servizio

Ciascun titolo di servizio può essere dichiarato una sola volta, come specifico o aspecifico, a scelta dell’aspirante, per ciascuna GPS di inserimento, e comunque per un massimo di 12 punti complessivi. Come servizio aspecifico si intende il servizio prestato su altra classe di concorso, tipo di posto o altro grado.

Il servizio su sostegno è valutato intero per il medesimo grado, mentre vale metà (quindi come non specifico) per i gradi diversi.

Sarà valutato come non specifico per la secondaria anche il servizio svolto nella scuola primaria e dell’infanzia.

Il servizio di insegnamento della religione cattolica e il corrispettivo servizio di alternativa sono valutati come servizi aspecifici.

I servizi prestati con contratti atipici, non da lavoro dipendente, stipulati nelle scuole paritarie o nei centri di formazione professionale su insegnamenti curricolari o su posto di sostegno, sono valutati, esclusivamente ai fini dell’attribuzione del punteggio nelle graduatorie per l’intero periodo, secondo i criteri previsti per i contratti da lavoro dipendente.

Il servizio di insegnamento antecedente all’anno 2000, prestato in istituti di istruzione secondaria legalmente riconosciuti o pareggiati, ovvero nella scuola primaria parificata, ovvero nella scuola dell’infanzia pareggiata, è valutato la metà dei punteggi previsti per i punteggi specifici o aspecifici. Analogamente è valutato il servizio prestato nelle scuole non paritarie inserite negli albi regionali.

Il servizio militare di leva, il servizio sostitutivo assimilato per legge al servizio militare di leva e il servizio civile sono interamente valutabili, purché prestati in costanza di nomina.

Le novità nella valutazione dei titoli

Sono assegnati 12 punti ai seguenti titoli universitari:

1. dottorato;

2. assegno di ricerca;

3. abilitazione scientifica nazionale a professore di I o II fascia;

4. inserimento nelle graduatorie nazionali preposte alla stipula di contratti di docenza a tempo indeterminato per i docenti AFAM.

Sono tagliati i punteggi per i seguenti titoli:

1. diplomi di specializzazione che passano da 6 a 2 punti;

2. master e corsi di perfezionamento che passano da 3 a 1 punto.

Certificazioni informatiche: 0,5 punti per ogni titolo presentato e sino a un massimo di quattro.

Titoli artistici classi di concorso A-55, A-56, A-57, A-58, A-59

Sono stati decurtati in maniera drastica: sono rimasti solo quelli facilmente verificabili.

Per le classi di concorso A-55 Strumento musicale negli istituti di istruzione secondaria di II grado, A-56 Strumento musicale nella scuola secondaria di I grado, A-57 Tecnica della danza classica, A-58 Tecnica della danza contemporanea, A-59 Tecniche di accompagnamento alla danza, A-63 Tecnologie musicali:

o sono state parzialmente ripristinate alcune categorie di titoli artistici;

o viene ripristinato il tetto massimo previsto in precedenza (66 punti);

o il sistema informativo attribuisce automaticamente il punteggio ai titoli;

o i punteggi non sono computati ai fini dell’attribuzione delle supplenze sul sostegno.

Pubblicazione graduatorie e ricorsi

La procedura non prevede graduatorie provvisorie contro cui presentare ricorso in caso di errori. Infatti, la verifica dei titoli, sarà fatta a posteriori dalle scuole in cui saranno chiamati i docenti.

Elenco aggiuntivo alle graduatorie provinciali per le supplenze

I docenti che acquisiscono il titolo di abilitazione ovvero di specializzazione sul sostegno entro il 1° luglio 2021 possono richiedere l’inserimento in elenchi aggiuntivi alle GPS di prima fascia, cui si attinge in via prioritaria rispetto alla seconda fascia.

Nelle more della costituzione degli elenchi aggiuntivi delle GPS di cui al comma 1:

a) il titolo di abilitazione eventualmente acquisito è titolo di precedenza assoluta per l’attribuzione delle supplenze da seconda fascia per i soggetti che vi sono inseriti;

b) il titolo di specializzazione sul sostegno è titolo di precedenza assoluta per l’attribuzione delle supplenze su posto di sostegno per il relativo grado.

Le graduatorie di istituto

Sono articolate in tre fasce così costituite:

la prima fascia è quella di cui fanno parte i docenti abilitati presenti nelle GAE;

la seconda fascia è costituita da coloro che sono presenti nella GPS di 1 fascia (docenti abilitati);

la terza fascia è costituita da coloro che sono presenti nella GPS di 2 fascia (docenti non abilitati).

Sarà possibile indicare sino a 20 scuole e questo varrà anche per i docenti della primaria e dell’infanzia.

Il conferimento delle supplenze

Supplenze annuali e fino al termine delle attività didattiche

Saranno conferite scorrendo prima le GAE e poi Le GPS di prima e quindi seconda fascia. Saranno pubblicate prima le disponibilità di posti che dovranno essere aggiornate al termine delle operazioni quotidiane di conferimento delle supplenze.

Le nomine di sostegno avverranno chiamando in ordine: gli specializzati presenti negli elenchi collegati alle GAE, quindi convocando dalle GPS sostegno di prima e seconda fascia, infine incrociando in base al punteggio, le graduatorie provinciali di posto comune (prima le GAE e poi le GPS del medesimo grado).

L’accettazione da parte degli aspiranti a supplenza della rispettiva proposta rende le operazioni di conferimento di supplenza non soggette a rifacimento. Tali docenti non possono aspirare a disponibilità successive che si determinano a qualunque titolo.

I rinunciatari non hanno più titolo a ulteriori proposte di supplenze per disponibilità sopraggiunte relative alla medesima graduatoria o a posti di sostegno per il medesimo anno scolastico.

Sarà garantito il diritto al completamento per i docenti che non trovano il posto intero quando arriva il turno di nomina.

Per il personale docente della scuola secondaria il completamento dell’orario di cattedra può realizzarsi per tutte le classi di concorso, sia di primo che di secondo grado, sia cumulando ore appartenenti alla medesima classe di concorso sia con ore appartenenti a diverse classi di concorso, ma con il limite rispettivo di massimo tre sedi scolastiche e massimo due comuni, tenendo presente il criterio della facile raggiungibilità. Il predetto limite vale anche per la scuola dell’infanzia e primaria. Il completamento d’orario può realizzarsi, alle condizioni predette, anche tra scuole statali e non statali, con rispettiva ripartizione dei relativi oneri.

Supplenze brevi e temporanee

Le scuole utilizzeranno la procedura informatica dalla quale potrà essere evinta la posizione lavorativa degli aspiranti (non occupazione, occupazione totale o parziale) e, conseguentemente, interpelleranno e convocheranno soli gli aspiranti che siano nella condizione di accettare la supplenza stessa ovvero:

a) parzialmente occupati, ai sensi delle disposizioni relative al completamento d’orario;

b) totalmente inoccupati.

L’utilizzo della procedura è previsto per la convocazione di ogni tipologia di supplenza; per le supplenze pari o superiori a 30 giorni, la proposta di assunzione deve essere trasmessa con un preavviso di almeno 24 ore rispetto al termine utile per la risposta di disponibilità da parte dell’aspirante.

Nel caso di comunicazione multipla diretta a più aspiranti, essa deve, inoltre, contenere:

a. l’ordine di graduatoria in cui ciascuno si colloca rispetto agli altri contestualmente convocati;

b. la data in cui sarà assegnata la supplenza.

Le istituzioni scolastiche, all’atto dell’accettazione da parte dell’aspirante, comunicano al sistema informativo i dati relativi alla supplenza stessa.

Nel caso in cui a un primo periodo di assenza del titolare ne consegua un altro intervallato da un periodo di sospensione delle lezioni, si procede alla conferma del supplente già in servizio; in tal caso il nuovo contratto decorre dal primo giorno di effettivo servizio dopo la ripresa delle lezioni.

Per la sostituzione del personale docente con orario d’insegnamento strutturato su più istituzioni scolastiche, ciascuna di esse procede autonomamente per le ore di rispettiva competenza.

I posti del potenziamento introdotti dall’articolo 1, comma 95, della Legge 107/2015 non possono essere coperti con personale titolare di supplenze temporanee ad eccezione delle ore di insegnamento curriculare eventualmente assegnate al docente nell’ambito dell’orario di servizio contrattualmente previsto.

Supplenze brevi e temporanee sostegno

Si scorreranno le graduatorie d’Istituto seguendo il seguente ordine:

1. aspiranti con titolo di specializzazione sullo specifico grado collocati negli elenchi aggiuntivi della prima fascia delle graduatorie di istituto;

2. aspiranti inseriti nella seconda fascia delle specifiche graduatorie di istituto per i posti di sostegno;

3. aspiranti inseriti nella terza fascia delle specifiche graduatorie di istituto per i posti di sostegno;

4. aspiranti inseriti negli elenchi aggiuntivi di prima fascia e in subordine nelle specifiche graduatorie di istituto di seconda e terza fascia per i posti di sostegno delle scuole viciniori, sino all’intera provincia;

5. aspiranti collocati nelle graduatorie di istituto di prima, seconda e terza fascia nell’ordine.

Nel caso di esaurimento della graduatoria di istituto il dirigente scolastico provvede al conferimento della supplenza utilizzando le graduatorie di altri istituti della provincia secondo il criterio di vicinorietà reso a tale fine disponibile dal sistema informativo.

Roberto CALIENNO

Manuale per la scuola secondaria - Guida ai concorsi

a cura di Mariella Spinosi, con M. Giacomo Dutto e Leonilde Maloni


Nel nostro sistema nazionale, per diventare insegnanti bisogna superare regolari concorsi. Il DM 95/2016 ha previsto per gli aspiranti docenti non solo il possesso di competenze culturali e professionali, ma soprattutto il possesso di una buona mediazione didattica.

Partendo da questo presupposto, il Manuale si pone l'obbiettivo di indicare tutte le "avvertenze generali", con gli sviluppi legislativi, sociali e culturali.

Il Manuale, con un indice ampiamente dettagliato, si articola in quattro parti:

La prima parte fornisce informazioni essenziali per aiutare i futuri docenti ad orientarsi in maniera adeguata nel mondo dell'educazione, toccando aspetti culturali e sociali, oltre che di psicologia, sociologia e pedagogia.

Nella seconda parte si analizzano gli aspetti metodologici, didattici ed organizzativi, senza tralasciare i punti di vista di docente, Scuola e studenti.

La terza parte ha come focus la governance della scuola con le scelte di ogni indirizzo istituzionale.

Infine, la quarta parte, suddivisa in quattro percorsi tematici offre una riflessione semplice ed essenziale sulle leggi fondative a partire dalla costituzione.

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Manuale per la scuola primaria - Guida ai concorsi

a cura di M. Spinosi, con G. Cerini e S. Loiero


Il libro, articolato in quattro capitoli e un'appendice, costituisce uno strumento indispensabile per il futuro insegnante, lo aiuta a padroneggiare tutte le competenze necessarie per diventare un professionista di qualità. Serve anche ai docenti in servizio per la ricchezza dei suggerimenti e per gli esempi di percorsi didattici ivi contenuti.

Il primo capitolo contiene i fondamenti pedagogici, sociali e psicologici con riflessioni sulle principali questioni e con riferimenti alle teorie e alle scuole di pensiero su cui si sono fondate le nostre scelte istituzionali.

Il secondo capitolo affronta i temi basilari per diventare docenti, cioè tutti i presupposti per l'insegnamento apprendimento: curricolo, competenze, ambiente di apprendimento, documentazione, gestione della classe, valutazione, certificazione ed altro.

Il terzo capitolo è dedicato alla “didattica in azione”: ci sono nove percorsi disciplinari, alcuni esempi di prove di verifica e di compiti in situazione.

Il quarto capitolo riguarda gli aspetti di natura organizzativa e istituzionale con attente analisi delle Indicazioni per il curricolo, autonomia scolastica, offerta formativa, valutazione e rendicontazione e con una ricostruzione essenziale della storia della scuola primaria.

Infine il neo docente, per potersi muoversi nel mondo delle norme, può avvalersi di un'appendice in cui sono riassunte, in maniera semplice ed efficace, tutte le principali disposizioni che regolano la vita della scuola.

Una tabella di corrispondenza tra l'insieme dei temi richiesti nel programma di concorso e di quelli trattati nel manuale permette di non tralasciare nulla. Potrà essere un utile dispositivo di orientamento sia nella fase di prima lettura, sia in quella di consolidamento della preparazione

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20 luglio 2020

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n. 194

Il banco tiene banco

Marco MACCIANTELLI

Ennio Morricone e Sergio Leone

Risuonano, ancora commosse, le parole del corale cordoglio per la scomparsa di Ennio Morricone, da Arpino - dove erano le sue origini, in provincia di Frosinone, ma nato a Roma - sino al jet set hollywoodiano. Molti articoli hanno ricordato l’amicizia con Sergio Leone. Alcuni giornali hanno pubblicato una foto del 1937, in terza elementare, grembiule, colletto immacolato, gran fiocco azzurro. Due compagni di classe. Ennio Morricone ha raccontato il loro incontro quasi 30 anni più tardi. Ennio Morricone: "Ma tu sei Leone delle elementari?" Sergio Leone: "Eri tu Morricone che venivi con me a viale Trastevere?" Si noti l’uso del cognome, tipicamente scolastico, a dispetto del falsa confidenza che oggi porta tutti a chiamare tutti per nome.

Pier Paolo Pasolini

Compagni di classe anche Carlo Verdone e Christian De Sica al liceo “Nazareno”; come forse qualcuno ricorderà, il titolo di un film di Verdone è Compagni di scuola (del 1988). Durante una trasmissione RAI nel lontano 1971, Terza B, facciamo l’appello, Enzo Biagi, formatosi sotto le due Torri nell'Istituto tecnico per ragionieri “Pier Crescenzi”, volle raccogliere in studio altri compagni di classe del liceo “Galvani”: Agostino Bignardi (segretario del PLI), Sergio Telmon (corrispondente RAI dagli Usa; il fratello Vittorio pedagogista della scuola di Giovanni Maria Bertin) e Pier Paolo Pasolini (suo compagno di banco Ermes Parini), la cui stella già splendeva, nel firmamento poetico critico e cinematografico, fulgida e umbratile. Telmon, in quella circostanza, osservò come per il film Decameron Pasolini avesse scelto proprio le novelle del Boccaccio proposte dal prof. Alberto Mocchino. En passant, due tra le principali riviste del secondo dopoguerra sono state il frutto di sodalizi nati tra i banchi di scuola. La redazione di “Officina” sorta nel 1955 con lo stesso PPP, Roberto Roversi e Francesco Leonetti studenti nel liceo di via Castiglione. Compagni di classe all’Istituto Leone XIII, la scuola milanese dei Gesuiti, Nanni Balestrini e Leo Paolazzi, futuro Antonio Porta, artefici della neoavanguardia, del gruppo ’63, nonché entrambi redattori de “il verri”, coinvolti da Luciano Anceschi, docente di Filosofia di Nanni Balestrini nel Liceo scientifico “Vittorio Veneto” di Milano prima di ottenere la cattedra di Estetica a Bologna.

Italo Calvino e Eugenio Scalfari

Un’altra importante compagna di scuola di PPP è stata Giovanna Bemporad; precocissima: a tredici anni aveva già tradotto l’Eneide, pare in trentasei notti. Ebrea, costretta in quegli anni, per via delle leggi razziali, a firmare con uno pseudonimo: Giovanna Bembo. Nello stesso ambiente liceale, l’amicizia tra Francesco Berti Arnoaldi Veli e Giuliano Benassi, entrambi partigiani: Giuliano ucciso dai nazisti in un campo di concentramento: Francesco gli ha dedicato un libro, Viaggio con l’amico, per i tipi di Sellerio, tradotto in Francia e in Germania. A proposito di letteratura e pubblicistica nel senso più ampio e ricco, giusto ricordare che compagni di banco sono stati Italo Calvino ed Eugenio Scalfari il quale ha così raccontato quel legame: «Arrivai al Liceo Cassini di Sanremo nel 1938, avevo 14 anni, lui 15. Fummo assegnati nel banco insieme e per due anni su tre condividemmo lo stesso posto. Presto si formò una specie di banda di una quindicina di ragazzi, che non era fatta dai primi della classe, ma dai più interessati a porsi domande. Ci incontravamo il pomeriggio in una sala di biliardo, c’era chi giocava, chi preparava i compiti, altri che chiacchieravano».

Il banco, uno dei fondamenti della scuola

Il banco come porto dal quale salpare verso il viaggio della vita, nel variare del tempo, a volte lento, a volte veloce, in relazione all’interesse per le discipline, scandito dal trillo della campanella. Un destino, che dapprima ti sceglie e che poi scegli tu. A suo modo, un fondamento della scuola, non quella dei codicilli ma della vita vissuta. Testimonianza di una certa idea di ordine e gerarchia, allineato per file parallele, orientate verso lo sguardo del docente, unico ed esclusivo depositario del sapere, chiamato a somministrarlo dall’alto. Esattamente il contrario di ciò che raccomanda Edgar Morin: teste ben fatte, non teste piene.

Crisi della cattedra, tenuta del banco

La cattedra è entrata in crisi da tempo. Altrettanto, dietro la cattedra, la lavagna di ardesia. Un autentico reperto archeologico, non privo di una sua malinconica dignità, alla quale nessuno più si avvicina per il comprensibile timore della polvere del gesso. Si sono aggiunte le LIM, ma, in non pochi casi, hanno fatto una fine analoga.

Quando c’era il calamaio

Il banco, invece, resiste. Un tempo, di legno, simbolo dell’Italia postunitaria animata dalla coscienza del riscatto da una lunga storia di subalternità e di analfabetismo. Il banco, sino a non troppi decenni fa - la superficie laccata di nero - dotato del calamaio, di un piccolo recipiente per l’inchiostro, mentre, di tanto in tanto, passava il bidello, non ancora collaborare scolastico, a versare col mestolo quel liquido denso e scintillante nel quale si poteva immergere il pennino facendolo scorrere sulla pagina come un pennello, per fermare le parole, evitando le sbavature, con la carta assorbente. Poi lo scrittoio inclinato unito ad una panca o ad un sedile fisso senza schienale. Infine il legno pressato, le gambe di metallo, la superficie plastificata, liscia, fredda, istoriata di ciò che può passare per la mente di un adolescente, tra speranze e delusioni.

Alle origini del banco

Quando è nato il banco? Ne La Scuola di Atene, prima decade del Cinquecento, affresco di Raffaello Sanzio, gli allievi sono disposti a cerchio in modo libero e vario: chi è seduto (pochi), chi sta in piedi (i più). Bisogna tornare nel silenzio operoso della cultura conventuale. O rivedere certe testimonianze dell’antico Studio felsineo, sorto nel 1088, per circa 240 anni, dal 1563, nell’Archiginnasio, poi, nel 1803, trasferito dove in gran parte tuttora è, nella zona universitaria intorno a via Zamboni. Ne L'arca di Giovanni da Legnano, il capolavoro scultoreo dei fratelli Dalle Masegne, gli alumni restituiscono le espressioni tipiche degli studenti di sempre, di allora come di oggi, tra svagatezza e perplessità, curiosità e noia.

Per occupare il minimo spazio

Il banco è innanzitutto un paradigma culturale, poi una soluzione pratica. Spiega la Treccani: per la “necessità di far sedere contemporaneamente un certo numero di scolari occupando il minimo di spazio”. Un lessico che rimanda a quello del Comitato tecnico scientifico. Il banco anche come luogo di costrizione, frutto di una mentalità concentrazionaria di istituzione totale. Aggiunge la Treccani: “Ragioni igieniche, pedagogiche, pratiche, consigliarono anzitutto la riduzione del banco a due soli posti”. Le norme sul banco furono approvate con decreto ministeriale il 4 maggio 1925. Il Covid-19, sempre per ragioni igieniche, ci sta portando verso un cambiamento.

Complicità

Stiamo parlando di scuola. La quale è casa di chi la abita, in primo luogo gli studenti. Ecco: al fuori di ogni fredda tassonomia, i compagni di scuola, di classe, di banco, sono coloro con cui si condivide il “pane” della merenda durante l’intervallo ma anche qualcosa di più intimo, che avvolge i compagni di banco in un’aura d’indissolubile complicità. Ora, tutto questo ci riconduce, forse meglio di tanti “documenti”, all’appuntamento che il Paese ha fissato con se stesso, in relazione all’inizio del nuovo a.s.

Anche questa è educazione

Così poco incline al rispetto delle scadenze e all’ordinata programmazione, questa volta il Paese deve dimostrare di saper rendere coerenti parole e fatti. Anche questa è educazione. Un modo per dare il buon esempio. Nonostante l’intrigo delle questioni, tiene banco il banco, al centro di ogni discussione, di ogni riflessione. La clessidra è rovesciata e scivolano via veloci i granelli di sabbia verso la fine di agosto. Mancano circa quaranta giorni al fatidico 1° settembre, un soffio, ma non si fa che parlare di lui, del banco.

Le regole

Canta Antonello Venditti in Compagno di Scuola:

Davanti alla scuola, tanta gente

Otto e venti, prima campana

"E spegni quella sigaretta"

E migliaia di gambe e di occhiali di corsa sulle scale.

Non sarà più così. Per la sigaretta non lo è più da tempo. Sono note le regole. Chiunque entri a scuola, sia docente, personale ATA o studente, non deve presentare sintomatologia respiratoria o febbre superiore a 37.5° C nei tre giorni precedenti. Non deve essere stato in quarantena o isolamento domiciliare negli ultimi 14 giorni. Non deve essere stato a contatto con persone positive, per quanto a sua conoscenza, negli ultimi 14 giorni. Il Comitato tecnico scientifico, in data 7 luglio,[1] ha sottolineato il rilievo della responsabilità genitoriale. Ciò nel segno di un rafforzamento di quell'insieme di precauzioni e buone pratiche necessarie al fine di favorire, in tutti i modi, la prevenzione.

“Rime buccali”

Proseguendo nelle regole, un metro di distanza tra gli studenti, ovvero tra le rime buccali, due metri tra studenti e la zona cattedra. Mascherine per gli spostamenti. E in tal modo dovrebbero trovar pace gli amletici dubbi sul metro statico o dinamico. Annunciata una campagna prima dell’inizio dell’a.s. di 2 milioni di test sierologici.

L’agrimensore kafkiano

Nel Castello di Frank Kafka, K. è un agrimensore (Landvermesser), colui che misura il terreno. Un’immagine che richiama quella del dirigente scolastico in questi giorni. Nell’estate dopo il Lockdown, in vista della riapertura alla didattica in presenza, i dirigenti sono catturati nella trama kafkiana. Nel senso dell’agrimensore chiamato a misurare non astrattamente, col metro, gli spazi a disposizione. Ma anche nel senso di chi è sottoposto qualcosa di sfuggente e lontano i cui messaggi comportano un incessante esercizio ermeneutico.

Il dirigente scolastico specialista del decathlon

In effetti, sono giorni delicati. Il dirigente scolastico agonisticamente impegnato in una specie di decathlon.

1. Verificare, aula per aula, planimetria per planimetria, le ipotesi di agibilità in presenza e in sicurezza dell’edificio scolastico; tenendo conto degli ingressi scaglionati ovvero della possibilità di più punti di accesso e di uscita, con corridoi predisposti secondo una duplice direzione di marcia, grazie ad un transennamento leggero o una segnaletica a terra.

2. Promuovere momenti di doverosa informazione alle famiglie e agli studenti, tanto meglio se attraverso un protocollo di intesa promosso dal Consiglio di Istituto, organo collegiale che raccoglie tutte le componenti della scuola; poi, la formazione a favore del personale ATA in ordine alle precauzioni da rispettare in presenza, dalle pulizie approfondite alla periodica aerazione delle aule.

3. Assicurarsi di avere a disposizione tutto il materiale necessario dal punto di vista dei DPI, i dispositivi di protezione individuale (mascherine, ma non solo).

4. Preparare l’Atto di indirizzo per il primo Collegio dei docenti, nonché le modifiche alla Direttiva di massima per il DSGA.

5. Disporre un Piano per i corsi integrativi previsti dall’O.M. 11 del 16 maggio 2020, dal 1° di settembre, mettendo insieme le aule secondo un preciso calendario, assegnando a ciascuna di esse i docenti e gli studenti coinvolti; attivare la procedura per la predisposizione del quadro orario perché il nuovo a.s. sia in grado di partire, in genere dal 14 settembre.

6. Impostare il Piano annuale delle attività e mobilitare il team sulla sicurezza formato oltre che dal DS insieme a RSPP, RLS e MC.

7. Sorvegliare l’organico dell’autonomia, tra quello di diritto a quello di fatto. Se c’è un’osservazione di merito è questa: il sistema scolastico - MI, USR, UST, DS, ciascuno per la sua parte - sta lavorando su un organico pre-Covid, ma a maggio, in fase di organico di diritto, il Covid-19 c’era già da tre mesi. Non quello di fatto, ma quello di diritto avrebbe dovuto essere impostato con piena coscienza dei problemi nuovi e diversi, a partire dal potenziamento. Non è stato così.

8. Concordare con il presidente del Consiglio di Istituto, per l’ultima settimana di agosto, un incontro del Consiglio per restituire il kit per la ripartenza, prendendo atto che nel prossimo a.s., per salvaguardare il monte-ore annuale previsto dal DPR 122 del 22 giugno 2009 e dal D.Lgs. n. 62 del 13 aprile 2017, il margine a diposizione del Consiglio di Istituto per decidere giorni di chiusura è sostanzialmente azzerato.

9. Preparare le proposte per l’Ente locale, Comune, Provincia o Città metropolitana; incrociando le dita; concordare un invito rivolto alla RSU e alle OO.SS. di rango provinciale, possibilmente prima dell’inizio di settembre, per conferire una corretta informazione, rendendo conto del protocollo in via di definizione tra Ministero dell’Istruzione e OO.SS. nazionali, indispensabile per un ordinato procedere.

10. Corrispondere alla richiesta dell’USR per il fabbisogno dell’organico dei docenti e del personale ATA, per le infrastrutture la connettività, quindi per i banchi.

Cabina di regia dell’USR

Attraverso la cabina di regia degli Uffici scolastici regionali,[2] vengono raccolte le richieste delle scuole e trasmesse al Ministero dell’Istruzione perché il Commissario Domenico Arcuri possa avviare il bando per i previsti nuovi banchi: si parla di una cifra di tre milioni, monoposto e di ultima generazione. Senonché venerdì 17 luglio, poco scaramanticamente, è circolata una Nota, la n. 1324[3] con la quale “si richiede la collaborazione dei dirigenti scolastici nella compilazione di un sintetico questionario, all’interno del quale sono individuate specifiche tipologie e misure di banchi monoposto, e corrispondenti sedute standard, differenziate per ordine di scuola”, da restituire entro le ore 19 di lunedì 20 luglio. Arrivata al Protocollo delle scuole intorno alle ore 21 dello stesso venerdì 17. Semplificazione, snellezza, speditezza vanno bene. Una tempistica di questo tipo, con neanche 72 ore a disposizione, passando attraverso un fine settimana, non può che sollecitare richieste, giustificate, di un differimento dei termini (che poi è puntualmente intervenuto).

La protezione civile in campo educativo

Ho indicato dieci punti; per la verità sarebbero e fattualmente sono molti di più. Il dirigente può giovarsi dell’aiuto dei collaboratori, ferie permettendo. Sia chiaro: non ci si lamenta della bicicletta: non si addice al ruolo: si pedala più forte. Non è questo il punto. Il punto è che la qualità e l’efficacia del buon andamento evidenziano ampi margini di miglioramento. E’ bene sapere che, in gran parte, se le scuole riapriranno, si dovrà a questo impegno. Una specie di protezione civile in campo educativo. Non è un merito. Neppure un demerito. E’ un fatto.

Appena 40 giorni ancora

Comprensibilmente c’è preoccupazione. Il momento è davvero inedito. Più facile sospendere che riprendere. Davanti appena il tempo per approssimarsi all’indispensabile. Si pensa molto alle cose. Tutte necessarie e giuste. Se fosse così, basterebbe un algoritmo o iscriversi alla piattaforma online voluta dalla Fondazione Agnelli.[4] Ma non è così. Non è solo così. Guai a trascurare le persone. Il fattore umano, è quello che fa la differenza. Il pericolo viene da dove non lo aspetti. Attenzione a non tenere adeguatamente conto dei docenti e del personale ATA. Hanno già dimostrato di reggere all’urto, come nella fase più acuta dell’emergenza sanitaria. Meritano un ringraziamento e un incoraggiamento. Le prese di posizioni delle OO.SS. negli ultimi giorni evidenziano un allarme che comporta un supplemento di responsabilità: se si intende lavorare sul serio per la riapertura occorre una intesa chiara trasparente e di alto profilo, davanti al Paese, tra Ministero dell’Istruzione e OO.SS.

A favore della panscholia

A favore di una scuola - come dice il primo comma dell'art. 34 della Costituzione con felicissima sintesi - aperta a tutti. Insieme e prima dei banchi al centro deve essere posto questo obiettivo: il diritto all'apprendimento, il principio della panscholia del buon Comenio, tra gli antesignani della scuola pubblica, ovvero dell’educazione universale, per tutti, senza distinzioni.

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[1] Verbale completo dell’incontro del 7 luglio 2020 del Comitato tecnico scientifico, n. 94, che puntualmente ha esaminato una serie di quesiti posti dal Ministero dell'Istruzione, in particolare nelle pagine 2-15. L'USR per il Veneto ha opportunamente ripreso le domande principali e le principali risposte conferite al Ministero dell'Istruzione dal Comitato tecnico scientifico, accompagnandole con un utile commento esplicativo. Come FAQ già su queste pagine auspicate. Utile anche la Nota 21942 del 16 luglio 2020, Risposte ai quesiti più frequenti relativi agli avvisi. Interventi di adeguamento e di adattamento funzionale degli spazi e delle aule didattiche in conseguenza dell’emergenza sanitaria da Covid-19. Da tener presente il Documento del Comitato Tecnico Scientifico, inoltrato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della Protezione civile, da uno stralcio del verbale n. 82 della riunione del 28 maggio 2020. Nonché il Piano scuola 2020-2021, DM n. 39 del 26 giugno 2020, Adozione del Documento per la pianificazione delle attività scolastiche e formative in tutte le Istituzioni del Sistema nazionale di Istruzione per l’anno scolastico 2020/2021, approvato dalla Conferenza unificata, con nota del Ministero dell’Istruzione n. 3655 del 26 giugno 2020 (dopo nota 3517 del 25 giugno 2020).

[2] A questo proposito, si veda il Piano per la ripartenza 2020/2021. Manuale operativo, a cura della Direzione Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per il Veneto, del 7 luglio 2020, illustrato dalla Dirigente Tecnica Dott.ssa Franca Da Re sull’ultimo numero di “Scuola7”, n. 193, del 13 luglio 2020.

[3] Cfr. Nota 1324 del 17 luglio 2020 a seguito del Decreto Legge n. 76 del 16 luglio, Misure urgenti per la semplificazione e l’innovazione digitale, pubblicato sulla “Gazzetta Ufficiale” n. 178 del 16 luglio 2020, art. 8, comma 8.

[4] La piattaforma online www.spazioallascuola.it è stata promossa dalla Fondazione Agnelli e realizzata grazie a BIMGroup del Politecnico di Milano e all’Università di Torino. La piattaforma è stata presentata venerdì 17 luglio alla stampa dal direttore della Fondazione Agnelli, Andrea Gavosto, da Martino Bernardi, ricercatore della Fondazione Agnelli, e da Giuseppe Martino Di Giuda, vice rettore dell’Università di Torino e responsabile scientifico del BIMGroup del Politecnico di Milano. Basta registrarsi e inserire in dati della scuola: quali numero di aule, capienza, alunni e il programma elaborato dagli esperti restituisce una simulazione del rientro a scuola.

Marco MACCIANTELLI

Le novità del decreto di riparto del Fondo zero – sei

Gianluca LOMBARDO

1. Adozione del decreto di riparto del Fondo zero – sei. La tempistica e la distribuzione delle risorse

È stato adottato dalla Ministra dell’istruzione il decreto n. 53 del 30.6.2020 inerente il riparto del Fondo zerosei istituito dall’articolo 13 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65.

Per l’anno 2020 agli ordinari 249 milioni si sono aggiunti, per effetto delle previsioni del Decreto Rilancio (articolo 233, commi 1 e 2, del decreto legge 19 maggio 2020 n. 34) altri 15 milioni di risorse statali dovute all’esigenza di fronteggiare l’emergenza causata dalla diffusione del COVID 19.

L’adozione del decreto ministeriale non ha atteso i tempi di conversione in legge del decreto legge n. 34 del 2020, ciò al fine di accelerare i tempi di predisposizione delle programmazioni regionali e della successiva erogazione delle risorse in favore degli enti locali da parte del Ministero dell’istruzione.

Sul piano della tempistica, nell’anno dell’emergenza sanitaria, i diversi attori istituzionali in campo (Ministero, Regioni, ANCI e UPI) hanno risposto positivamente arrivando alla definizione dell’Intesa in Conferenza Unificata (l’Intesa è del 18 giugno 2020) e del successivo decreto ministeriale prima dell’avvio dell’anno educativo e scolastico, in anticipo rispetto agli ultimi anni in cui l’intesa e il decreto veniva definita nel mese di dicembre (per l’anno 2019 e 2017) e nel mese di ottobre (per l’anno 2018) .

Si è cosi raccolta la richiesta proveniente dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome (allegata all’intesa del 18 dicembre 2019, n. 138) di anticipare ai primi mesi dell’anno 2020 il riparto delle risorse relative al suddetto anno, incrementante, come anticipato, a fine maggio 2020, con l’entrata in vigore del Decreto Rilancio.

La stesura finale del decreto è stato il frutto di una positiva interlocuzione tra il Ministero dell’istruzione, il coordinamento tecnico delle Regioni e l’ANCI e l’UPI.

2. La distribuzione delle risorse

In ragione dell’incremento del Fondo per 15 milioni di euro sono stati ripartiti per il 2020 tra le Regioni e le Province Autonome 264 milioni di euro.

In particolare, tenuto conto dell’ultima indagine ISTAT del 12 dicembre 2019, relativa all’anno scolastico 2017/2018, denominata “Offerta di asili nido e servizi integrativi per la prima infanzia” si è tenuto come punto di riferimento il parametro della copertura dei servizi educativi per l’infanzia (posti offerti) in rapporto alla popolazione residente che per l’anno oggetto di indagine corrisponde alla media nazionale del 24,7%.

A favore delle Regioni che non raggiungono la media nazionale (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia e Sicilia) sono stati destinati i 15 milioni di euro aggiuntivi del 2020, cui si aggiungono i 30 milioni di euro destinati con la medesima finalità in occasione del decreto di riparto delle risorse del 2019 e mantenuti secondo quella distribuzione anche per l’anno 2020.

Le quote perequative, come in passato, sono state calcolate in ragione dello scostamento tra i posti di servizi educativi presenti nelle regioni e il raggiungimento della media nazionale del 24,7%, una volta definito il valore economico del posto standard aggiuntivo da attivare ricavato dividendo la quota perequativa nazionale (15 milioni) per il valore assoluto dei posti che nelle suddette regioni si sarebbero dovuti attivare per raggiungere la media nazionale del 24,7% (59.292 posti).

I restanti 249 milioni sono stati distribuiti secondo il riparto delle risorse afferenti l’esercizio finanziario 2019 (D.M. n. 1160 del 19.12.2019) all’interno dei quali era presente, come anticipato, una quota perequativa di 30 milioni di euro.

Sostanzialmente possiamo dire che 45 milioni (15 milioni del 2020 e 30 milioni del 2019) del Fondo totale di 264 milioni (per l’anno 2020) sono stati destinate a fini perequativi. Parliamo quindi del 17,04% delle risorse in totale (una percentuale superiore a quella del 2019 pari al 12,04% del fondo totale del 2019 corrispondente a 249 milioni).

3. La programmazione regionale in due tempi e il monitoraggio delle risorse

Secondo quanto previsto dall’articolo 4 del DM n. 53 del 2020 la programmazione delle regioni perverrà al Ministero dell’istruzione in due fasi. Una prima fase, con scadenza ravvicinata del 15 luglio, nella quale le regioni comunicheranno al Ministero dell’istruzione la distribuzione delle risorse tra i comuni compilando il modello allegato al decreto di riparto.

Una seconda fase nella quale perverrà al Ministero una programmazione più dettagliata nella quale saranno specificate le tipologie di interventi che verranno realizzati nei singoli comuni.

La definizione della scheda recante la programmazione dettagliata degli interventi e della scheda di monitoraggio sull’impiego delle risorse del 2020 per espressa previsione del decreto (articolo 4, comma 5) saranno definite in sede di conferenza unificata entro il 30 settembre 2020.

E’ stato anche stabilito nel decreto che entro il 30 agosto 2023 le regioni trasmetteranno le schede di monitoraggio sull’impiego delle risorse del 2020 e che l’invio della scheda di monitoraggio costituisce condizione essenziale per l’erogazione del fondo afferente l’esercizio finanziario dell’anno 2024.

4. L’entità del cofinanziamento regionale e le risorse agli enti locali anche in assenza della programmazione regionale

Accogliendo una richiesta coltivata dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome già in occasione dell’Intesa del 18 dicembre 2019, n. 138 e ribadita nella recente Intesa del 18 giugno è stata ridotta la quota di cofinanziamento a carico delle Regioni dal 30 % al 25% (art. 2, comma 4, del decreto di riparto).

Il decreto ministeriale n. 53 del 2020 inoltre ha introdotto un meccanismo volto a garantire la distribuzione di risorse in quei territori nei quali non dovesse essere effettuata una programmazione regionale (articolo 4, comma 4).

La disposizione prende atto di ritardi o mancati invii delle programmazioni regionali avvenuti in passato e punta a non penalizzare gli enti locali, diretti beneficiari delle risorse, cui spetta realizzare gli interventi previsti dal decreto.

Nello specifico la norma prevede un’interlocuzione tra il Ministero e le Regioni che non dovessero far pervenire le programmazioni nel termine fissato e l’eventualità che, in caso di persistente inadempienza da parte delle regioni, il Ministero eroghi le risorse direttamente ai Comuni, distribuendo l’importo regionale tra i Comuni in proporzione all’ultima programmazione regionale disponibile.

Il Ministero in questo modo, per salvaguardare l’equa e progressiva diffusione del sistema, si fa carico di un onere non previsto espressamente dal decreto legislativo n. 65 del 2017, ma desumibile dallo stesso impianto del decreto legislativo.

Viene al contempo salvaguardata l’opzione metodologica prevista dal d. lgs. n. 65 del 2017 di distribuire le risorse in base alle scelte effettuate in sede di programmazione regionale (seppure relativa agli anni passati).

5. Riflessioni a margine.

Possiamo dire che nell’anno dell’emergenza sanitaria, con il decreto di riparto delle risorse del 2020, sono state date delle nuove risposte ad esigenze connesse alla strutturazione e al consolidamento del sistema zerosei.

Si ritiene importante, anche al fine dell’aggregazione e comparabilità dei dati e della conoscibilità del sistema zerosei, nelle more dell’attivazione del sistema informativo previsto dallo stesso decreto legislativo n. 65 del 2017 (art. 5, comma 1, lett. e), lavorare su modelli uniformi utilizzati da tutte le regioni e gli enti locali secondo gli stessi criteri metodologici.

E’ altresì importante che contestualmente all’erogazione delle risorse sia noto ai beneficiari, con congruo anticipo, quali siano i meccanismi di monitoraggio sull’impiego delle stesse a cui dovranno sottoporsi così come le tempistiche di acquisizione delle schede di monitoraggio.

Con riferimento alla riduzione della quota di cofinanziamento regionale, si ritiene che la stessa sia stata di lieve entità (del 5 %) e ciò appare anche giustificato dal fatto che negli ultimi anni le risorse statali hanno sempre subito un incremento (15 milioni per il 2020; e a regime, dal 2019, 10 milioni in più). Al netto delle valutazioni sulla congruità del cofinanziamento, sarebbe opportuno specificare effettivamente le caratteristiche che lo stesso debba avere, e un’occasione in tal senso può essere rappresentata dalla definizione della scheda di programmazione dettagliata degli interventi oltre che la redazione del nuovo Piano pluriennale.

Quanto alla distribuzione delle risorse, come anticipato, si registra il valore in assoluto e in percentuale più alto rispetto agli anni passati della quota perequativa (17,04%).

Rispetto all’introduzione del meccanismo sostitutivo nel caso di mancato invio da parte della Regione della programmazione, si ritiene che questa scelta operata dal decreto ministeriale, che parte da una legittima esigenza degli enti locali interessati a strutturare o consolidare nei rispettivi territori il sistema zerosei, rappresenti una sorta di clausola di salvaguardia da applicare in casi eccezionali, con la finalità di fungere da stimolo per le regioni a predisporre nelle modalità e tempi previsti le rispettive programmazioni.

Il Ministero in questo modo, per salvaguardare l’equa e progressiva diffusione del sistema, si fa carico di un onere non previsto espressamente dal decreto legislativo n. 65 del 2017, ma desumibile dallo stesso impianto del decreto legislativo.

Viene al contempo salvaguardata l’opzione metodologica prevista dal d. lgs. n. 65 del 2017 di distribuire le risorse in base alle scelte effettuate in sede di programmazione regionale (seppure relativa agli anni passati).

Potrebbe essere opportuno definire con i successivi provvedimenti, ad esempio all’interno del prossimo Piano pluriennale, le modalità attraverso cui sarà assicurato, nelle regioni che non fanno pervenire la programmazione regionale delle risorse del Fondo statale, il cofinanziamento regionale nonché le opportune azioni anche di supporto volte a scongiurare l’intervento sostitutivo dello Stato.

Considerato che il decreto di riparto del 2020, per espressa previsione derogatoria introdotta dall’articolo 233 del Decreto rilancio, è stato adottato in assenza del Piano pluriennale (l’ultimo piano copriva la triennalità 2017, 2018, 2019) possiamo considerare lo stesso un prolungamento attuativo del Piano previgente.

Sarebbe opportuno già nei successivi mesi del 2020 un confronto sul nuovo Piano Pluriennale per avere un quadro di regole certe prima dell’anno 2021 e perfezionare alcuni dei meccanismi già introdotti con il decreto n. 53 del 2020, oltre che per delineare l’orizzonte strategico del sistema dopo il suo primo avvio corrispondente alla precedente triennalità.

Gianluca LOMBARDO

Summer School Ischia 2020

Summer school Ischia - 22/24 luglio 2020

Circle time sulla scuola che riparte

Incontri a piccoli gruppi, all’aperto e in sicurezza


Si rinnova anche quest’anno l’ormai tradizionale appuntamento estivo di Ischia, in una nuova location: Hotel Continental Mare.

Da sempre la Summer School è occasione di incontro, discussione e approfondimento sulle tematiche di maggior interesse nel panorama scolastico, in compagnia di autorevoli esperti.


Programma e modulo di iscrizione

 

TFA Sostegno - Manuale di preparazione

Ammissione ai corsi TFA per docente specializzato per le attività di sostegno didattico

A cura di D. Ciccone, R. Stornaiuolo
pagg. 224, maggio 2020, euro 35,00


Insegnare sui posti di sostegno è una sfida impegnativa e coinvolgente, le competenze devono quindi nutrirsi di una solida preparazione nonché inesauribile passione.

Il Manuale TFA è uno strumento agile ed efficace per affrontare le tre prove ineludibili per l’ammissione al Tirocinio formativo attivo per insegnante specializzato in attività di sostegno didattico.

Il testo si dipana in maniera parallela alle competenze previste dai bandi di ammissione dei diversi atenei, così come definite dal DM 30/09/2001.

Ad accompagnare i contenuti, per ciascuna delle aree, estensioni online per esercitarsi su batterie di test appositamente predisposte con numerosi quesiti a risposta multipla.

per informazioni



Indice ragionato TFA Sostegno

Con test di rinforzo a risposta multipla

A cura di Angelo Prontera
pagg. 112, maggio 2020, euro 15,00


Parodiando Augé, potremmo definire il presente contributo un “non testo”: questo, infatti, non presenta le caratteristiche tipiche di un testo e non aspira ad avere la pretesa di un manuale, ma vuole essere una guida aggiornata per districarsi nella congerie di norme e provvedimenti ministeriali riguardanti i programmi su cui vertono le prove d'accesso e i bandi emanati dagli Atenei, sulla base di quanto previsto dal DM 95/2020.

Una bussola, quindi, per orientarsi nella preparazione al concorso per il conseguimento della specializzazione per le attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità.

Per questo un indice ragionato dei punti previsti dal DM 30 settembre 2011 che disciplina “Criteri e modalità per lo svolgimento dei corsi di formazione per il conseguimento della specializzazione per le attività di sostegno”, con l'auspicio che possa autodirigere e orientare i candidati nello studio e nella preparazione finalizzati allo svolgimento dei test preliminari, delle prove scritte e orali per l'accesso ai percorsi di formazione TFA. La pubblicazione contiene, inoltre, una batteria di test di rinforzo a risposta multipla sui contenuti trattati, puntualmente collegati ai punti indicati dal DM sostegno.

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