Scuola7 2 novembre 2020, n. 209

Scuola7

la settimana scolastica

2 novembre 2020, n. 209


In questo numero parliamo di:



Musica a scuola al tempo del Covid (Annalisa SPADOLINI)

Il contratto nazionale sulla didattica digitale integrata (Roberto CALIENNO)

Non è colpa della scuola (Daniele SCARAMPI)

A che punto è lo sviluppo del sistema 0-6? (Gabriele VENTURA)


Settimanale di informazione scolastica.
© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diFare musica a scuolaal tempo del COVID
< Trascina
2 novembre 2020

__TESTATA__

n. 209

Musica a scuola al tempo del Covid

Annalisa SPADOLINI

Interrogativi e inquietudini

Cosa accade alla musica a scuola quando diventa praticamente impossibile cantare, respirare e suonare insieme, manipolare i suoni con i compagni, utilizzare uno strumento musicale o il proprio corpo sonante e ritmico, donare all’altro le proprie sensazioni ed emozioni non filtrate da uno schermo?

Come è possibile partecipare dal vivo a concerti, spettacoli teatrali performance artistiche interdisciplinari al tempo del covid-19?

Pratiche virtuose al tempo del lockdown

Nell’anno scolastico 2019-2020 le scuole italiane nel periodo del lockdown hanno reagito in modo eccellente alla sospensione delle attività in presenza.

Si è verificato, in quel periodo, nel sistema scuola, un processo di grande sensibilità e di impegno per non interrompere il contatto e le attività con i ragazzi. Soprattutto i docenti di musica hanno lavorato sui bisogni, hanno sperimentato e valutato feedback, hanno raccolto evidenze sull’efficacia e l’utilità delle azioni messe in atto nella DAD. Gli insegnanti hanno fornito contributi creativi, con passione e apertura mentale, con l’umiltà di accogliere tutto ciò che di particolare, innovativo poteva venire dall’utilizzo delle tecnologie.

Nel periodo di isolamento forzato abbiamo assistito ad una accelerazione delle iniziative di formazione, nella necessità di “rivedere” pratiche didattiche gerarchiche e disattente.

Questo movimento dal basso insieme all’impegno delle istituzioni formative, da molti anni impegnate nella ricerca, ha dato speranza ai docenti che hanno capitalizzato le sperimentazioni, con la certezza che le attività in presenza sarebbero iniziate, nel successivo anno scolastico, con rinnovate competenze.

“La musica unisce la scuola” (il portale INDIRE)

La determinazione, la passione e l’impegno messo nelle pratiche didattiche musicali a distanza sono state ampiamente documentate all’interno del portale “La musica unisce la scuola” creato da INDIRE in collaborazione con il Comitato nazionale per l’apprendimento pratico della musica per tutti gli studenti. https://lamusicaunisce.indire.it/

L’iniziativa si è svolta interamente on line ed è nata dal bisogno di non interrompere la Rassegna musicale nazionale, organizzata, dal Ministero dell’Istruzione, ogni anno in una Regione diversa, e che finora aveva visto la partecipazione, in presenza, di centinaia di orchestre, cori ed ensemble musicali scolastici.

Con l’iniziativa “La musica unisce la scuola” si è inteso dare la possibilità alle Istituzioni scolastiche di condividere le attività musicali realizzate con modalità a distanza con lo scopo di offrire un luogo di riflessione, attraverso webinar formativi (ne sono stati organizzati ben 32 in una intera settimana), incentrati su pratiche didattiche musicali innovative.

Un movimento di suoni, colori, ambienti, progetti, pratiche didattiche di forte impatto emotivo, Contributi musicali eccellenti (ne sono stati inviati più di 3300) che hanno permesso di mettere in atto, diffondere e condividere buone pratiche a sostegno dei processi di innovazione.

La partecipazione poi degli artisti, solisti e prime parti delle più importanti orchestre italiane, cantanti e musicisti professionisti, con i loro video musicali accompagnati da messaggi di vicinanza e di solidarietà, hanno impreziosito e creato un vero collegamento fra la scuola e il mondo delle produzioni artistiche, segno di osmosi profonda per una testimonianza futura.

Le criticità di questo avvio di anno scolastico

In questo periodo di avvio dell’anno scolastico 2020-2021, arrivano segnali allarmanti che rischiano di colpire pesantemente quanto di eccellente è stato fatto in questi anni a livello normativo, di ricerca, nelle pratiche didattiche.

Le scuole interrompono le attività musicali, le attività laboratoriali, le pratiche di musica d’insieme, perché i protocolli di sicurezza covid-19 sono stringenti. Se si deve sacrificare qualcosa sono le pratiche laboratoriali d’insieme le prime a saltare!

Anche le attività e i progetti svolti in collaborazione con le Associazione del terzo settore sono al momento sospese. Si ipotizza che siano circa 20.000 gli operatori esperti del settore, che rischiano di non lavorare.

Ma non di soli protocolli sanitari si tratta, protocolli che ritengo necessari per preservare la salute, primario bene in assoluto.

La musica a scuola trova resistenze, per lo più dettate da radicati preconcetti. La musica crea disordine, confusione, e i ragazzi, quando suonano, cantano, sono liberi di esprimere quella parte di sè molto spesso inascoltata. Tuttavia, a mio avviso, l’aspetto che sembra essere determinante è quello culturale.

Una questione di natura culturale

La musica è stata a lungo considerata un'esclusiva per le elite. La musica a scuola, come tutte le arti, è ancora considerata un enterteinment ovvero qualcosa che provoca benessere sì, ma distante dalla vera realtà educativa e formativa dei nostri ragazzi.

È anche su questi pregiudizi e ignoranze che i divieti, in questo periodo, colpiscono dove è più facile centrare il bersaglio. È inutile che ipocritamente lo nascondiamo: le discipline non sono tutte egualmente importanti nella scuola italiana e il concetto di “competenza e creatività”, il dialogo fra le discipline in pari dignità, la condivisione reale di percorsi interdisciplinari, il “piacere” legato alla conoscenza, sono ancora disattesi nelle pratiche didattiche scolastiche.

Sono ancora molto radicati, all’interno del sistema scuola, pregiudizi e ignoranze che minimizzano e ignorano ciò che le evidenze scientifiche affermano con sempre più convinzione. Per le neuroscienze la musica risulta, infatti, una disciplina fortemente educativa, che sviluppa capacità di risoluzione dei problemi, capacità di pensiero divergente, aiuta a sviluppare le cosiddette soft skill considerate ormai fondamentali tra le competenze da sviluppare nel terzo millennio.

La musica è un grande veicolo di conoscenza, senza dubbio, ma anche un viatico di educazione alla convivenza civile: le regole musicali e le norme, e anche il modo di essere, di agire, e di donare che hanno i musicisti, aiutano a creare una cittadinanza evoluta.

Lavorare con le arti

Il senso del “lavorare con le arti” è riuscire attraverso un’esperienza di pratica creativa a sviluppare competenze e relazioni sociali che inneschino comportamenti esemplari nella società. I musicisti sono abituati a lavorare insieme, a “praticare” la ritmica dell’ascolto, della partecipazione, dell’attesa. All’interno di una società musicale, che lavora insieme, ogni individuo è responsabile del proprio apporto alla realizzazione del bene comune.

Il Ministero dell’Istruzione, recependo questi pericolosi segnali di chiusura ha cercato di rimediare alle affermazioni di ricercatori scientifici disattenti e poco sensibili e con la nota DGORDV n. 16495 del 15 settembre 2020 (https://www.miur.gov.it/web/guest/-/circolare-n-16459-del-15-settembre-2020) ha dato risposta alle numerose richieste di aiuto dei docenti nel momento in cui la scuola, proprio nelle attività artistiche, decideva di bloccare, congelare pratiche consolidate da anni.

Al di là del linguaggio prettamente burocratico della nota, fra le righe si voleva ribadire (e siamo ancora al punto di dover ancora ribadire ovvietà!!), che la musica a scuola esiste e fa parte del curricolo.

Materiali e risorse a disposizione delle scuole

Il Ministero dell’Istruzione proprio in questo periodo ha terminato la fase istruttoria e di scrittura della bozza del nuovo Piano delle arti 2020-2022, che stanzierà nuovi finanziamenti (6 milioni di euro) da destinare alle scuole di ogni ordine e grado per le attività artistiche, e per organizzare a livello nazionale attività formative di disseminazione nei territori. Il DPCM bozza sta svolgendo il suo iter legislativo e speriamo venga al più presto firmato dal Presidente del Consiglio.

È stato da poco pubblicato il Decreto interministeriale n. 1383 del 16 ottobre 2020 (https://www.miur.gov.it/-/decreto-dipartimentale-n-1383-del-16-ottobre-2020) del Ministero dell’Istruzione e MIBACT con l’allegato elenco degli enti accreditati, per la collaborazione con le Istituzioni scolastiche, in attuazione del Piano delle arti e per la promozione di attività artistiche sui temi della creatività definite nel D.Lvo 13 Aprile 2017 n, 60.

E ancora, in accelerazione, è stato pubblicato, il Decreto dipartimentale n. 1518 del 30 ottobre 2020: avviso di selezione per l’accreditamento degli enti relativo all’A.S. 2021-2022

(https://www.miur.gov.it/web/guest/-/decreto-dipartimentale-n-1518-del-30-ottobre-2020 )

INDIRE ha inoltre pubblicato nel mese di giugno 2020 un Avviso di disponibilità a collaborare destinato agli Enti formativi che intendono donare materiali di buone pratiche musicali destinate alla formazione docenti

(http://www.indire.it/bando-concorso/avviso-di-selezione-pubblica-per-il-reperimento-a-titolo-gratuito-di-buone-pratiche-di-didattica-laboratoriale-multidisciplinare-in-ambito-musicale-per-le-scuole-del-primo-e-del-secondo-ciclo-di-istr/ )

Sempre in collaborazione con il CNAPM e su sollecitazione dell’Ufficio VI Formazione docenti della Direzione Generale per il personale scolastico, INDIRE ha prodotto dei materiali da destinare ai docenti neo assunti di musica e strumento impegnati nella formazione dell’anno di prova.

Il potenziale della musica per una scuola delle opportunità

È chiaro che questa discrasia fra le norme e l’autonomia delle scuole, fra l’attività amministrativa e legislativa e la effettiva accoglienza nella pratica scolastica, risente di anni e anni di politiche scellerate e non ecologiche. Non bastano le norme per cambiare una mentalità culturale. È doloroso assistere alla mancanza di azioni di accompagnamento e di disseminazione, di informazione, da parte di chi governa i processi. È desolante assistere alla stanchezza di chi vive la scuola ogni giorno con sempre più difficoltà. Non è più possibile tollerare questa mancanza di visione sistemica e ampia. La scuola ha bisogno di formazione iniziale e in itinere, continua e di qualità, per i docenti e per chi vuole intraprendere questa professione. La scuola ha bisogno di ambienti di apprendimento innovativi. La scuola ha bisogno di investimenti che riguardino un riordino generale degli ordinamenti e delle organizzazioni, la scuola deve tornare al centro delle politiche di questo paese e non solo quando una pandemia è in atto o solo perché la scuola aperta è simbolo di cittadinanza. Perché tenerla aperta per perpetuare pratiche didattiche inefficaci e non inclusive, o insegnare a distanza nelle stesse modalità di trasmissione autoritaria del sapere, non serve a cambiare la mentalità culturale di un paese, non aiuta alla costruzione di una società più colta e inclusiva.

Dobbiamo però fare attenzione che le nostre legittime proteste non diventino ideologiche e di parte o difensive nei confronti di quella parte di scuola che stenta a innovarsi, che conserva e chiude, che rimane sempre uguale a se stessa, che agisce nella paura e nel pregiudizio.

Si tratta di un imperativo morale per quanti – politici, amministratori, Dirigenti – si trovino nella scomoda posizione di dover prendere decisioni importanti che riguardino “gli altri”.

È essenzialmente una “questione di democrazia”, in quanto investe la possibilità dei cittadini di comprendere e controllare i processi decisionali dai quali dipende il loro benessere e la loro stessa vita.

E in questo la musica a scuola può e deve essere esemplare con il suo creativo e emozionante ruolo di facilitatore di “suoni diversi ma armonici”, di pratiche regolamentate e condivise, di esperienze fortemente emotive così vicine alla parte più intima e profonda dei ragazzi, di esperienze esteticamente pregnanti e portatrici di bellezza.

Riferimenti bibliografici

THE NEUROSCIENCE OF MUSIC: HOW MUSIC MEETS MIND-

Imperial Science Review - by Jackie Man

https://imperialbiosciencereview.com/2020/10/30/the-neuroscience-of-music-how-music-meets-mind/?fbclid=IwAR2FxuGXxLIqMZCDqcKaLMMxb1BWRGjWih-UDFLHnAQmffsz376nh6gp2Z4

Annalisa SPADOLINI

Il contratto nazionale sulla didattica digitale integrata

Roberto CALIENNO

Dalla didattica a distanza (DAD) alla didattica digitale integrata (DDI)

È ancora fresco e doloroso il ricordo della seconda parte dello scorso anno scolastico e delle prime lezioni svolte in didattica distanza.

In queste condizioni è terminato lo scorso anno scolastico caratterizzato, da Marzo in poi, da videolezioni più o meno riuscite.

Era il tempo del lockdown e, forse, era quanto di meglio la scuola italiana, impreparata a vivere quello scenario, potesse fare.

In previsione di un autunno ancora critico dal punto di vista epidemiologico, il 7 Agosto 2020, Il Ministero dell’Istruzione ha pubblicato il Decreto e le Linee Guida per la Didattica Digitale Integrata (DDI), previste dal Piano per la ripresa di settembre.

Con le linee guida si passa ufficialmente dalla didattica a distanza alla didattica digitale integrata che, nelle stesse, viene intesa come metodologia innovativa di insegnamento-apprendimento, che è rivolta a tutti gli studenti della scuola secondaria di II grado, come modalità didattica complementare che integra la tradizionale esperienza di scuola in presenza, nonché, in caso di nuovo lockdown, agli alunni di tutti i gradi di scuola, secondo le indicazioni impartite nel documento stesso.

La regolazione degli impegni di lavoro per la DDI

Si tratta di un cambiamento radicale di tutto il processo di insegnamento apprendimento che, conseguentemente, ha introdotto modalità di lavoro non adeguatamente contemplate dal CCNL vigente e, per questo, stabilite spesso, nelle singole istituzioni scolastiche, in modo unilaterale.

Il personale della scuola e, quindi, le organizzazioni sindacali, hanno richiesto di regolare per via contrattuale gli obblighi connessi alle prestazioni di lavoro in modalità a distanza.

Si è così giunti alla data del 25 ottobre, data in cui, alcune sigle sindacali (alla trattativa hanno partecipato tutte le OO.SS.) hanno sottoscritto il CCNI che, nel pieno rispetto della libertà di insegnamento e dell’autonomia professionale del lavoro del docente delle competenze degli Organi collegiali e dell’autonomia progettuale e organizzativa delle istituzioni scolastiche, regola le prestazioni di lavoro dei docenti rese in modalità DDI.

In uno scenario in cui, specie negli ultimi giorni, sono stati emanati numerosi DPCM e tante Ordinanze Regionali a volte confliggenti con i DPCM stessi, la presenza di un CCNI, consente la definizione di principi e l’individuazione dei luoghi preposti all’assunzione delle decisioni.

Il luogo ed il merito delle decisioni

Le istituzioni scolastiche, nella loro autonomia, devono decidere se il docente deve svolgere l’attività a distanza a scuola o a casa. Si tratta di decisioni che non possono non risentire della presenza di specifiche Ordinanze Regionali, ma che dipendono anche da variabili interne ed esterne alla scuola (quarantene, quote di alunni in presenza e quote a distanza, presenza di alunni diversabili, orari dei mezzi di trasporto, etc…).

Le garanzie contenute nel CCNI

- Gli impegni del personale docente sono definiti dal piano delle attività deliberato dal collegio dei docenti e, quindi, anche nel caso di sospensione delle attività didattiche in presenza deve essere garantito a tutti il “Diritto alla Disconnessione”;

- l’insegnamento si svolge esclusivamente nelle proprie classi anche se poste anch'esse in quarantena fiduciaria;

- se le classi svolgono attività in presenza, il docente non malato ma in quarantena o isolamento fiduciario svolgerà la DDI da casa laddove sia possibile garantire la compresenza con altri docenti non impegnati nelle attività didattiche previste dai quadri orari ordinamentali;

- gli obblighi orari sono quelli previsti dal CCNL vigente, sia per le attività di insegnamento che per le attività funzionali all’insegnamento;

- il docente assicura le prestazioni dovute in modalità sincrona (ossia in collegamento diretto), utilizzando gli strumenti informatici o tecnologici a disposizione, operando sull’intero gruppo classe o su gruppi ristretti di alunni;

- non si procede al recupero delle ore non prestate a causa di impossibilità oggettive;

- la formazione obbligatoria in materia di sicurezza e salute dei lavoratori deve prevedere un modulo sull’uso degli strumenti tecnologici utilizzati per la DDI;

- è garantito l’esercizio di tutti i diritti sindacali “compresa la partecipazione alle assemblee sindacali durante l’orario di lavoro” svolte in modalità telematica;

- deve essere assicurata la riservatezza delle informazioni, dei dati personali, dell’identità personale e tutto ciò che riguarda un corretto e sicuro utilizzo delle piattaforme informatiche. Le istituzioni scolastiche dovranno fornire le necessarie informazioni anche a studenti e famiglie;

- il registro elettronico è lo strumento deputato a rilevare le presenze del personale e degli alunni.

Le questioni irrisolte

Un Contratto Collettivo Integrativo non ha la forza per poter risolvere questioni che, per la loro importanza e caratteristica, hanno bisogno di un confronto più complessivo con l’amministrazione e con i soggetti politici. Ecco che, purtroppo, mancano le risposte in merito a:

- l’efficacia e talvolta la stessa presenza delle reti di connessione;

- la garanzia di disponibilità delle tecnologie necessarie in ogni nucleo familiare.

- individuare piattaforme sicure e affidabili.

Le motivazioni della sottoscrizione

Concludendo è apparsa evidente la necessità di sottrarre la gestione della materia ad atti unilaterali, cui l’assenza di una norma contrattuale avrebbe reso inevitabile il ricorso; per questo e per altro, alcune sigle sindacali, in primis la Cisl Scuola, hanno deciso di sottoscrivere il contratto.

La Cisl Scuola ha ritenuto di “apporre la propria firma, essendo state raggiunte sulle questioni di merito mediazioni efficaci e positive ed essendo invece ancor più urgente disporre di una regolazione contrattuale nel momento in cui la drammatica emergenza conseguente alla crescita dei contagi da Covid 19 determina l’estensione del ricorso alla DDI, col rischio che si ripropongano tutte le criticità già sperimentate nei mesi del lockdown”.

Uno sguardo oltre il Contratto

Nell’immediato futuro ci sono altri obiettivi da perseguire quali ad esempio:

- rendere accessibile la didattica a distanza a tutti, a prescindere dal luogo di residenza e del potere d’acquisto delle famiglie;

- assicurare anche al personale a tempo determinato, attraverso l’attribuzione della card docenti, il sostegno economico per dotarsi dei necessari supporti tecnologici.

Roberto CALIENNO

Manuale per la scuola secondaria - Guida ai concorsi

a cura di Mariella Spinosi, con M. Giacomo Dutto e Leonilde Maloni


Nel nostro sistema nazionale, per diventare insegnanti bisogna superare regolari concorsi. Il DM 95/2016 ha previsto per gli aspiranti docenti non solo il possesso di competenze culturali e professionali, ma soprattutto il possesso di una buona mediazione didattica.

Partendo da questo presupposto, il Manuale si pone l'obbiettivo di indicare tutte le "avvertenze generali", con gli sviluppi legislativi, sociali e culturali.

Il Manuale, con un indice ampiamente dettagliato, si articola in quattro parti:

La prima parte fornisce informazioni essenziali per aiutare i futuri docenti ad orientarsi in maniera adeguata nel mondo dell'educazione, toccando aspetti culturali e sociali, oltre che di psicologia, sociologia e pedagogia.

Nella seconda parte si analizzano gli aspetti metodologici, didattici ed organizzativi, senza tralasciare i punti di vista di docente, Scuola e studenti.

La terza parte ha come focus la governance della scuola con le scelte di ogni indirizzo istituzionale.

Infine, la quarta parte, suddivisa in quattro percorsi tematici offre una riflessione semplice ed essenziale sulle leggi fondative a partire dalla costituzione.

maggiori informazioni






Manuale per la scuola secondaria - Guida ai concorsi - Supplemento

a cura di Leonilde Maloni e Mariella Spinosi


Il supplemento, fondamentale per completare la preparazione al concorso e diventare buoni insegnanti, integra due importanti ed attuali tematiche: la prima riguarda l'insegnamento dell’Educazione Civica, che impegna tutti gli insegnanti a costruire azioni didattiche su tre assi portanti: la Costituzione, sviluppo sostenibile e cittadinanza digitale.

La seconda tematica risponde all’esigenza prioritaria di tutti i candidati, cioè quella di “superare il concorso”. Il Manuale infatti, si presenta come uno strumento operativo, che supporti l’aspirante insegnante durante la fase della preparazione alla prova concorsuale e a seguire le giuste direttive, partendo dalle indicazioni del regolamento (DM 201/2020) e del bando (Decreto dipartimentale 499/2020).

maggiori informazioni







Manuale per la scuola primaria - Guida ai concorsi

a cura di M. Spinosi, con G. Cerini e S. Loiero


Il libro, articolato in quattro capitoli e un'appendice, costituisce uno strumento indispensabile per il futuro insegnante, lo aiuta a padroneggiare tutte le competenze necessarie per diventare un professionista di qualità. Serve anche ai docenti in servizio per la ricchezza dei suggerimenti e per gli esempi di percorsi didattici ivi contenuti.

Il primo capitolo contiene i fondamenti pedagogici, sociali e psicologici con riflessioni sulle principali questioni e con riferimenti alle teorie e alle scuole di pensiero su cui si sono fondate le nostre scelte istituzionali.

Il secondo capitolo affronta i temi basilari per diventare docenti, cioè tutti i presupposti per l'insegnamento apprendimento: curricolo, competenze, ambiente di apprendimento, documentazione, gestione della classe, valutazione, certificazione ed altro.

Il terzo capitolo è dedicato alla “didattica in azione”: ci sono nove percorsi disciplinari, alcuni esempi di prove di verifica e di compiti in situazione.

Il quarto capitolo riguarda gli aspetti di natura organizzativa e istituzionale con attente analisi delle Indicazioni per il curricolo, autonomia scolastica, offerta formativa, valutazione e rendicontazione e con una ricostruzione essenziale della storia della scuola primaria.

Infine il neo docente, per potersi muoversi nel mondo delle norme, può avvalersi di un'appendice in cui sono riassunte, in maniera semplice ed efficace, tutte le principali disposizioni che regolano la vita della scuola.

Una tabella di corrispondenza tra l'insieme dei temi richiesti nel programma di concorso e di quelli trattati nel manuale permette di non tralasciare nulla. Potrà essere un utile dispositivo di orientamento sia nella fase di prima lettura, sia in quella di consolidamento della preparazione

maggiori informazioni







2 novembre 2020

__TESTATA__

n. 209

Non è colpa della scuola

L’importanza vitale della didattica in presenza

Daniele SCARAMPI

Pinocchio, Lucignolo e il grillo parlante

Viviamo nostro malgrado nel Paese in cui alla saggezza del buon Grillo parlante si preferisce sovente la smargiassa irresponsabilità di Lucignolo.

Ben lo ha raccontato lo scrittore Stefano Massini in televisione, qualche settimana fa: perché questa nuova e preoccupante impennata della curva pandemica – peraltro ampiamente prevedibile anche dal più sfrontato degli ottimisti – la si può capire rileggendo le pagine di Collodi.

Governo, Istituzioni, personale sanitario, esperti professionisti, educatori: unanime, la voce del buon senso ha chiesto con insistenza alla popolazione impegno e serietà, allo scopo di fermare l’ondata virale e attendere una cura efficace. Tuttavia a nulla son valsi gli accorati appelli e la bella vita – con le dovute eccezioni - è proseguita per tutta l’estate, come se nulla fosse accaduto.

Eppure a Pinocchio (Massini lo ha raccontato magistralmente) viene sempre raccomandato di comportarsi in un certo modo per poter ottenere un traguardo importante, un giorno; ma il burattino persevera nell’errore, sceglie sempre di seguire Lucignolo e osteggia il Grillo parlante, pur pagando sistematicamente per le sue dissennatezze.

Cosa è successo (o non è successo) durante l’estate?

Un film già visto, nel Bel Paese (e non solo) e la trama non è cambiata neppure con l’incubo del virus: si sono spesso ignorate le precauzioni e si sono boicottati i consigli perché è sedimentata l’idea che si possa riuscire in qualche modo a farla franca.

È colpa delle scuole! – si sente gridare, soprattutto sui social; cionondimeno, sino a ieri, nelle strade si è fatto tutto quello che si sarebbe dovuto evitare.

Nel dramma che stiamo vivendo, tra mille interrogativi e altrettante indecisioni fatali una certezza è evidente a tutti: durante gli ultimi mesi l’intero organigramma scolastico (dirigenti, insegnanti, personale amministrativo e ausiliario) ha profuso il massimo sforzo onde garantire l’avvio dell’anno scolastico in sicurezza e permettere agli studenti di tornare a vivere la classe. I caldi mesi estivi sono trascorsi tra planimetrie, monitoraggi, tavoli tecnici tra istituzioni scolastiche ed Enti Locali, conferenze di servizio, richieste d’organico, acquisti materiali nei limiti delle risorse disponibili (a volte adeguate altre esigue, limitate o strettamente vincolate), adozione di peculiari protocolli sanitari per contrastare il contagio.

In tempi recenti, però, il balzo dei contagi ha evidenziato un blackout che non interessa realtà isolate, bensì coinvolge l’intero Paese. 

Infatti, il pesante disallineamento tra le disposizioni impartite a livello nazionale e le operazioni preventive approntate da Regioni, città metropolitane e Comuni è tutto fuorché riconducibile alla scuola, che ha meticolosamente seguito (e messo in atto) le raccomandazioni via via emanate dall’Esecutivo e dalle direzioni sanitarie, riassumibili nel Rapporto ISS Covid-19, n.58, dello scorso 21 agosto.

Di contro, i Dipartimenti di prevenzione delle ASL territoriali spesso si son fatti trovare impreparati, i gestori delle attività commerciali e sportive hanno faticato nel pretendere il pedissequo rispetto delle regole, gli Enti Locali hanno gestito in modo farraginoso l’organizzazione dei servizi (il caso dei trasporti pubblici è emblematico); ma, soprattutto, la coscienza civica dei singoli in troppi casi è venuta a mancare, perché si è preferito il Paese dei Balocchi alla saggezza del Grillo parlante.

Perché è importante la “scuola aperta”

Senza entrare nel merito del dibattito politico afferente alle operazioni più efficaci per contrastare la cosiddetta “seconda ondata” (limitazioni di attività, restrizioni su orari, modalità lavorative), è certo che la chiusura delle scuole - o almeno la sospensione delle attività didattiche in presenza – non rappresenta la soluzione del problema. Essenzialmente per due motivi, peraltro tra loro connessi: la scuola è un luogo sicuro, perché al suo interno il rispetto dei protocolli è sempre preteso (distanziamenti, igienizzazioni, scaglionamenti), molto meglio che altrove; inoltre la scuola, intervenendo con tempestività nella gestione dei numerosi “casi sospetti”, permette di attivare precocemente il tracciamento degli eventuali contagi, facilitando così il lavoro delle direzioni sanitarie.

Tuttavia la necessità di mantenere le scuole aperte diventa vitale sotto l’aspetto tanto sociale quanto pedagogico; all’interno della scuola, anzitutto, la diversità e lo svantaggio (etnico, linguistico, culturale) sono risorse su cui lavorare piuttosto che ostacoli insormontabili e le disuguaglianze sociali si appiattiscono fino a scomparire, perché tutti possono beneficiare dei medesimi strumenti e delle medesime opportunità senza distinzioni.

Relazioni sociali e costruzione della identità

Inoltre, dal punto di vista pedagogico, l’importanza cruciale della scuola è focalizzabile mediante la teoria delle otto fasi, proposta dallo psicanalista Erik Erikson, già allievo di Sigmund Freud.

Lo sviluppo psicologico e sociale di ciascun essere umano – importante quanto quello neurobiologico e linguistico - passa attraverso otto fasi evolutive, il mancato superamento delle quali produrrebbe notevoli difficoltà psichiche e comportamentali. In ogni tappa il ruolo genitoriale e quello educativo (che si sostanzia anche nel mentore, ovverosia – parlando di scuola – del docente) hanno un ruolo basilare nel condurre l’individuo verso il superamento delle difficoltà della vita. Nodali, ad esempio, sono la quarta e la quinta fase (dalla pre-adolescenza all’adolescenza), nelle quali l’individuo è chiamato a un grande sforzo cognitivo, allo scopo di costruire una propria identità: compito del docente/mentore, accanto alle figure genitoriali, è quello di creare quel “rinforzo positivo” indispensabile nello sviluppo di una strategia identitaria da parte di ogni discente. Fin troppo facile intuire che bypassare la figura del mentore avrebbe conseguenze terribili e difficilmente recuperabili.

La scuola, ça va sans dire, non influisce solo sulla preparazione degli studenti – come ha sottolineato Daniela Lucangeli, professoressa di Psicologia dello sviluppo presso l’Ateneo di Padova -, ma contribuisce a plasmare le persone che sono e che diventeranno: ecco perché è imprescindibile che gli adulti, anche fuori dal contesto familiare, affianchino bambini e ragazzi nel loro percorso di crescita.

Del resto l’ambiente d’apprendimento è il luogo in cui nasce il pensiero collettivo attraverso lo sviluppo dell’atteggiamento mentale di chi vi partecipa; infatti i discenti si interfacciano con la conoscenza, la fanno propria e imparano a esprimersi (maturando nel contempo indispensabili competenze sociali e relazionali) con la guida e la mediazione dell’adulto, che finisce per essere una condicio sine qua non, soprattutto in determinati contesti socio-culturali.

La quota del 75% di didattica a distanza

Ora, il DPCM dello scorso 18 ottobre aveva generalmente previsto la prosecuzione delle attività didattiche in presenza, sulla spinta del Ministero dell’Istruzione, fatta salva la possibilità per le scuole secondarie di secondo grado d’incrementare la didattica a distanza - sempre complementare a quella in presenza – in contesti territoriali o in situazioni sanitarie esposti a particolari rischi (art. 1, comma 6, lettera r).

A seguito poi dell’esempio campano, non senza fitte polemiche si sono rapidamente avvicendate svariate Ordinanze Regionali, che hanno previsto disposizioni oscillanti tra la chiusura delle scuole di II^ grado – sancita dalla Regione Calabria sino al prossimo 13 novembre – e l’erogazione dell’ex didattica a distanza nel secondo ciclo d’istruzione per una quota non inferiore al 50% delle lezioni (Piemonte, Liguria, Lazio, Basilicata o Umbria).

Tuttavia, l’aumento subdolo e repentino (per dirla col premier Giuseppe Conte) della curva epidemiologica ha condotto il Governo alla stesura di un nuovo DPCM, emanato il 24 ottobre e successivamente dettagliato, per quel che afferisce alla scuola, dalla Nota ministeriale n.1934 del 26 ottobre; il testo normativo - pur riconoscendo la possibilità dello svolgimento in presenza delle attività erogate nel primo ciclo d’istruzione - ha vincolato le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado all’adozione di ulteriori forme di flessibilità didattica e organizzativa, tra le quali l’incremento della DDI per una quota pari almeno al 75%, la rimodulazione degli orari di scaglionamento degli ingressi e delle uscite degli studenti nonché – in caso di necessità – altre particolari e differenti disposizioni organizzative connesse alle possibilità offerte alle scuole dal regolamento dell’autonomia (art. 1, comma 9, lettera s).

Diritto alla salute, diritto allo studio

Il dibattito nazionale, acceso e magmatico, che ha seguito il Decreto del 24 ottobre si sta facendo sempre più complesso, perché chiama in causa non solo i professionisti dell’istruzione e gli stakeholders della scuola, ma anche le correnti politiche, gli esperti della comunità scientifica e l’opinione pubblica nel suo insieme.

Comunque dovesse evolvere la situazione nazionale nelle prossime settimane, in conclusione una riflessione è d’obbligo: se preservare la salute dei cittadini rappresenta una priorità che lo Stato deve tutelare prima di ogni altro diritto soggettivo, è altrettanto vero che le soluzioni operative vanno individuate dove sussistono le criticità e non altrove (di concerto con le Regioni, gli Enti Locali e i decisori politici tutti, ognuno secondo i propri ambiti di competenza), altrimenti si finisce per declinare le responsabilità e vanificare l’efficacia di ogni intervento.

Riferimenti bibliografici

Sefano Massini, Il virus me lo spiega Pinocchio, monologo del 15 ottobre 2020 a Piazzapulita, La7

Myriam Caratù, La teoria di Erikson e il ruolo del docente nello sviluppo psico-sociale degli alunni www.orizzontescuola.it del 16 ottobre 2020

Gestione dell’emergenza, la scuola c’è: e gli altri? Su www.anp.it

D. Lucangeli: “Nelle classi italiane è in corso una pandemia di disturbi del neurosviluppo” di Sabrina Pignataro, su www.vita.it

Daniele SCARAMPI

A che punto è lo sviluppo del sistema 0-6?

Gabriele VENTURA

Stato di attuazione del Dlgs 65/2017 e del Piano nazionale di sviluppo del sistema0-6

In un precedente intervento (marzo 2019) avevamo dato conto dell’andamento dei finanziamenti previsti attraverso canali vari e diversi canali per lo sviluppo del Piano nazionale del sistema 0-6.

Può essere utile proporre un aggiornamento di quel quadro alla data di oggi alla luce di quanto è stato complessivamente realizzato nel triennio 2017-2019, tenendo anche conto dei cambiamenti plurimi intervenuti nella compagine di governo nel periodo considerato, con le conseguenti variazioni di linea politica e di incarichi di direzione e coordinamento in ambito ministeriale.

Piano nazionale nel periodo 2017/2020: un bilancio positivo con qualche punto in sospeso

Il Piano d’Azione Nazionale triennale è scaduto con il 2019. Per il 2020 è stato realizzato un piano-ponte sulla annualità 2020. Dal 2021 dovrebbe riprendere la “pluriennalità” della programmazione nazionale. In questo anno di emergenza è stato realizzato il calendario previsto dal precedente piano che vedeva appunto il completamento al mese di luglio. Sarebbe auspicabile che il prossimo piano riprendesse una programmazione pluriennale e una indicazione delle procedure da concludere entro il mese di luglio. Questo consentirebbe a Regioni e Comuni di mettere in atto delle pianificazioni in tempi adeguati e non in chiusura di anno solare e di esercizio. Resta da risolvere la questione di un monitoraggio effettivo ed efficace degli interventi attivati attraverso il Fondo nazionale. A questo scopo l’apposita Cabina di Regia dovrà elaborare una scheda di rilevazione adeguata all’obiettivo ma anche sostenibile, modificando quella proposta precedentemente che è risultata troppo complicata per essere corrisposta in tempo utile da parte delle regioni.

Commissioni e cabine di regia

Nel triennio 2017/2019 sono stati anche attivati formalmente gli organismi previsti nel Dlgs 65/2017 e Piano nazionale 0-6 (Cabina di regia per il monitoraggio del Piano Nazionale di sviluppo del sistema 0-6 e Commissione tecnica per la redazione delle Linee guida per la continuità educativa per i bambini da 0 a 6 anni). Occorre però segnalare che mentre la Commissione tecnica (ancorché riattivata solo nel corso del 2020) ha di fatto compiuto buona parte del lavoro assegnato e sia ormai imminente la pubblicazione del documento programmatico (che dovrebbe poi essere sottoposto ad un’ampia consultazione nazionale), la Cabina di regia invece non è riuscita a realizzare il monitoraggio degli interventi previsto anche per problemi di natura tecnica e organizzativa (es. la mancanza di una unità di supporto tecnico all’interno della struttura del Miur). Ad oggi si può solo evidenziare che dovrebbe essere ricostituita ex novo con un provvedimento per la definizione di un ulteriore Piano triennale 2021-2024.

Il Fondo nazionale 0-6 entità e modalità di erogazione delle risorse finanziarie nel triennio

L’importo complessivo deI fondi ministeriali previsti per l'attuazione del Piano nazionale nel triennio è aumentato come previsto da 204 a 249 milioni di euro annui su scala nazionale. I parametri e le modalità di erogazione dei contributi sono stati definiti sulla base di indirizzi nazionali concordati nell'ambito della Conferenza Unificata Stato-Regioni-Comuni.

Nel triennio è rimasta sostanzialmente invariata la modalità di attribuzione diretta da parte del Miur ai Comuni o loro unioni sulla base della programmazione regionale (a volte con qualche criticità relativa poi al passaggio successivo dai comuni ai soggetti gestori privati autorizzati).

Per quanto riguarda le destinazioni dei contributi quelle prevalenti (sulla base dei pochi dati disponibili a questo riguardo) parrebbero risultare quelle del sostegno al funzionamento e della riduzione delle rette.

Restano da definire meglio per il futuro alcune destinazioni a livello nazionale per vincolare a questo scopo anche quota parte degli interventi di regioni e comuni. Mi riferisco qui ad una quota specifica da destinare alla formazione degli operatori dei servizi di ogni tipologia di gestione e all'attivazione della funzione di coordinamento pedagogico territoriale e funzionale compredendendo in questo ambito anche le scuole d'infanzia statali.

Sezioni Primavera e Poli scolastici 0-6

Nulla di nuovo sul fronte delle sezioni primavera per le quali di anno in anno si è prorogata l’intesa attuativa del fondo sempre più esiguo nel corso degli anni (ad oggi circa 10 milioni di euro), nonostante le richieste di revisione espresse dall’Anci nel quadro di una riflessione più generale. Gli Usr, a seconda del tipo di accordi stabiliti con le singole regioni, hanno provveduto a istruire bandi ad hoc e i provvedimenti di erogazione. Non risultano ad oggi ancora assunti da parte del Miur i provvedimenti di assegnazione effettiva delle risorse corrispondenti all'a.s. 2020-21.

Tutto fermo invece per quanto riguarda il Fondo istituito con apposito DM nel 2017 per la costruzione dei Poli scolastici sperimentali 0-6 nel numero predefinito da 1 a 3 per singola regione. Non risultano agli atti provvedimenti attuativi del Miur successivi alla raccolta dei progetti e degli atti programmatori specifici delle regioni in materia. Risulta per altro che la procedura di verifica preventiva del Miur sia ancora in corso su aspetti specifici di dettaglio di natura amministrativa in ordine alla definizione dei costi per unità di progetto e per tipologie di costo.

La ricerca ISTAT e Ca’Foscari

La costituzione di un sistema informativo nazionale efficace tempestivo sui servizi educativi per la prima infanzia rappresenta una esigenza ormai improrogabile non solo a fini conoscitivi, ma anche a fini di monitoraggio delle politiche avviate su diversi fronti di iniziativa.

Il report di ricerca elaborato da Istat in merito alla produzione, diffusione e analisi dei dati sui servizi educativi per l’infanzia presentato nel mese di giugno 2020, costituisce il primo frutto di un accordo di collaborazione di durata triennale, siglato in data 12.12.2018 tra il Dipartimento delle Politiche per la famiglia, l’Istat (Istituto Nazionale di Statistica), l’Università Ca’ Foscari Venezia – Facoltà di Economia (vedi al link: https://www.istat.it/it/files//2020/06/report-infanzia_def.pdf).

Non decolla un sistema informativo sullo 0-3

Ora sarebbe da cogliere la occasione determinata dalla erogazione dei fondi per le mancate entrate relative al periodo di lockdown per raccogliere i dati dagli Usr e costituire così una prima anagrafe nazionale dei servizi educativi per la prima infanzia portando a regime i frutti di un lavoro iniziato negli anni scorsi con il progetto SINSE (Sistema Informativo Nazionale Servizi educativi prima infanzia), promosso dal Ministero Politiche sociali e Dipartimento per la famiglia con 18 Regioni e Istat). La sperimentazione si è conclusa nel 2017 quando è stato approvato il DLGS 65 che prevedeva un passaggio competenze dalle Politiche Sociali al Miur.

In varie sedi e occasioni è stata ribadita la necessità di una raccolta omogenea dei dati a livello nazionale in quanto alla base delle politiche di intervento, delle programmazioni e dei riparti dei fondi e dei loro monitoraggi. Sollecitazioni che, in raccordo con il MIUR, sono state assunte dal Dipartimento Politiche della famiglia. Si stratta a questo proposito di analizzare anche le caratteristiche tecniche dei sistemi di rilevazione regionali e valutare in che modo possono interfacciarsi con quello nazionale (che dovrebbe in ipotesi essere realizzato dal MIUR (?); nonché di determinare un allineamento temporale delle indagini e del consolidamento/scarico dei dati.

L’indagine dell’Istat: l’ultimo Report

L’ISTAT nell’ambito della spesa sociale Comuni, fin qui rilevava il dato dei bambini iscritti nei servizi educativi a gestione diretta, indiretta e convenzionati. Negli ultimi anni ISTAT ha aggiunto la rilevazione di ulteriori dati ovvero rileva i posti di tutti i servizi educativi. Quindi per quanto riguarda i posti esiste una rilevazione nazionale complessiva, mentre per quanto riguarda il numero dei bambini iscritti l’informazione è parziale poiché manca il dato relativo ai soggetti gestori privati non convenzionati, cosicché i 2 flussi di dati ISTAT (posti/iscritti) non risultano comparabili. Pur con questi limiti l’ultima rilevazione fatta DA ISTAT e con i dati consolidati è relativa all’a.s. 2018/2019.

Riferimenti al Report ISTAT del 27 ottobre 2020:

https://www.istat.it/it/files//2020/10/REPORT_ASILI-NIDO-2018-19.pdf

Gabriele VENTURA

Previdenza complementare e prospettive della qualità della vita futura

Fulvio Rubino
Pagine 112, Formato A4, euro 20,00
settembre 2020


Come è cambiato il mercato del lavoro in quest’ultimo trentennio?

A che età i giovani iniziano una storia contributiva e come pensano il loro futuro?

Quali sono le prospettive previdenziali e le convenienze dell’adesione alla Previdenza Complementare?

Un’analisi dettagliata ed argomentata sull’involuzione del welfare pubblico in Italia ma, anche, uno spiraglio di... speranza per un futuro che appare sempre più incerto. Con questi scritti l’autore vuol “narrare”, argomentando, la conoscenza di una grande opportunità che i giovani hanno, ma che i più ignorano: la previdenza complementare negoziale quale strumento compensativo e complementare alla pensione pubblica per “assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa” (art. 36 Costituzione) anche attraverso lo sviluppo e la diffusione di una cultura finanziaria necessaria ad affrontare con consapevolezza la complessità della società contemporanea.

per informazioni



© Tecnodid editrice

Coordinamento redazionale a cura di Giancarlo Cerini

Direttore responsabile Gabriella Crusco

Autorizzazione Tribunale di Napoli n. 65 del 20/12/2016

Email: info@scuola7.it

Privacy

Iscrizione alla newsletter di «Scuola7»

Per ricevere la newsletter di «Scuola7» inserire la propria e-mail nella pagina di iscrizione.

Si potrà annullare l'iscrizione a questa newsletter in qualsiasi momento.

Archivio numeri precedenti «Scuola7»

Per la consultazione dei numeri precedenti di «Scuola7» visitare http://www.scuola7.it/archivio.