Scuola7 9 novembre 2020, n. 210

Scuola7

la settimana scolastica

9 novembre 2020, n. 210


In questo numero parliamo di:



La scuola del COVID, tra Sisifo e Penelope (Marco MACCIANTELLI)

Reclutamento e concorsi: occorrono strade nuove (Marco CAMPIONE)

Il Ministero dell’Istruzione dedica un portale all’Educazione civica (Gianna PRAPOTNICH)

Un pensiero strategico per l’infanzia? (Gabriele VENTURA)


Settimanale di informazione scolastica.
© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diLa scuola della pandemia: tra Sisifo e Penelope
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9 novembre 2020

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n. 210

La scuola del COVID, tra Sisifo e Penelope

Marco MACCIANTELLI

All’inizio, uno studio

All’inizio della seconda fase dell’emergenza epidemiologica provocata dal Covid-19 non c’è solo, come vuole lo storytelling prevalente, l’affanno di una navigazione a vista, ma anche studi e approfondimenti seri come quelli consegnati nel volume dal titolo Prevenzione e risposta a COVID-19: evoluzione della strategia e pianificazione nella fase di transizione per il periodo autunno-invernale, a cura del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità (www.salute.gov.it in data 25 settembre 2020).

Preparedness

Parola chiave: preparedness. Come si spiega in Premessa: “nelle emergenze di sanità pubblica comprende tutte le attività volte a minimizzare i rischi posti dalle malattie infettive e per mitigare il loro impatto durante una emergenza di sanità pubblica, a prescindere dalla entità dell’evento (locale, regionale, nazionale, internazionale). Capitolo 3 - Possibili scenari epidemici nel periodo autunno-invernale in Italia. Capitolo 4 - Politiche adottate in Italia per affrontare la stagione autunno-invernale 2020 in riferimento ai pilastri strategici OMS.

Gli scenari

Nelle pagine 80, 81, 82, una Sintesi degli scenari, con quattro colori, da sinistra a destra, in ordine crescente di gravità: dal verde al giallo, dall’arancione al rosso. Il verde, purtroppo, escluso dalle circostanze. In questione gli altri tre: giallo, per il secondo livello; arancione, per il terzo livello; rosso, per il quarto livello.

L’art. 3, comma 1, del DPCM del 3 novembre, assume questo studio come presupposto scientifico per le nuove disposizioni.

Conseguenze sulla scuola

Ciò detto, stando agli atti, pur nel variegato e non sempre edificante spettro delle opinioni, vediamo le “ricadute” sulla scuola.

Occorre dire che, dopo un’estate di lavoro, dopo aver creduto in un progetto di didattica in presenza e in sicurezza, nell’arco di pochi giorni, a causa della recrudescenza del Covid-19, non senza un comprensibile senso di delusione e frustrazione, si è passati ad un’escalation che ha riconsegnato la scuola, in particolare la secondaria di secondo grado, alla didattica a distanza, in un modo analogo alla primavera scorsa, quando vi fu il Lockdown.

Una non piccola diversità consiste nell’esercizio della didattica a distanza da scuola, pur con qualche deroga motivata da riscontrabili e oggettivi problemi di connettività.

Avvertenze per l’uso

Un letterato, all’inizio del secolo scorso, raccomandava il saper leggere. Occorre dotarsi di una chiave interpretativa. Comprendere che siamo in un processo in divenire. Con quattro DPMC in meno di un mese: 13 ottobre, 18 ottobre, 24 ottobre, 3 novembre. Le prescrizioni dell’ultimo, in ordine di tempo, si propongono di rimanere in vigore sino al 3 dicembre, quando il DPCM precedente, in data 24 ottobre, intendeva arrivare sino al 24 novembre.

Si è fatto carico di una “lettura” del DPCM del 3 novembre, nella nota n. 1990, il Capo Dipartimento del Ministero dell’Istruzione Dr. Marco Bruschi, in data 5 novembre (d’ora in avanti: nota 1990). Al contempo, va menzionata una riuscita videoconferenza, presieduta dal Direttore Generale per il Veneto, Dott.ssa Carmela Palumbo, promossa attraverso YouTube, sempre in data 5 novembre, esempio di perizia tecnica e comunicazione da remoto bene applicate a un’istruttoria amministrativa aperta e partecipata.

100% a distanza

L’art. 1, comma 9, lettera s, del DPCM del 3 novembre prescrive l’adozione di “forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica”, "in modo che il 100 per cento delle attività" sia "svolta tramite il ricorso alla didattica digitale integrata", così superando, nell’arco di appena una settimana, la percentuale del 25% in presenza.

Con una clausola che merita di essere attentamente considerata: "Resta salva la possibilità di svolgere attività in presenza qualora sia necessario l'uso di laboratori o in ragione di mantenere una relazione educativa che realizzi l'effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità o con bisogni educativi speciali".

Inclusione, non discriminazione

L’inclusione è costitutiva dell’identità della scuola. Uno sviluppo, da un lato, del principio di “non discriminazione” e di “eguaglianza sostanziale”, fissato dall’art. 3 della Costituzione; dall’altro del primo comma dell’art. 34: “La scuola è aperta a tutti”.

Ma forse è il caso di precisare che sono almeno tre le fonti normative per l’inclusione che, insieme, contribuiscono a definire l’articolazione di tre diverse tipologie di bisogni formativi.

Dapprima la legge 104/1992 relativa alla disabilità. Quindi la legge 170/2010 sui disturbi specifici di apprendimento (DSA). Poi la direttiva del 27 dicembre 2012 e la circolare n. 8 del 6 marzo 2013, grazie alle quali è stata recepita la cultura degli Special Educational Needs (Bisogni educativi speciali, BES), di derivazione britannica, attraverso il Rapporto Warnock del 1978, anche in considerazione del disagio sociale o culturale.

Nel d.lgs. 66 del 13 aprile 2017 - capo I, art. 1, comma 1 - troviamo un’efficace definizione dell’inclusione scolastica, la quale “risponde ai differenti bisogni educativi e si realizza attraverso strategie educative e didattiche finalizzate allo sviluppo delle potenzialità di ciascuno nel rispetto del diritto all’autodeterminazione e all’accomodamento ragionevole, nella prospettiva della migliore qualità di vita”.

No alla confusione nell’indistinto

Nella Sintesi delle azioni e degli strumenti per la ripartenza del Piano scuola 2020-2021 (dm 39 del 26 giugno 2020) si dice così: “Azioni e interventi specifici per garantire l'inclusione degli studenti con disabilità, con disturbi specifici dell’apprendimento e degli studenti con bisogni educativi speciali” (p. 17). E nel capitolo Piano scolastico per la Didattica digitale integrata si aggiunge: Nel caso di nuova sospensione dell’attività didattica l’Amministrazione centrale, le Regioni, gli Enti locali, gli enti gestori delle istituzioni scolastiche paritarie e le istituzioni scolastiche statali opereranno, ciascuno secondo il proprio livello di competenza, per garantire la frequenza scolastica in presenza, in condizioni di reale inclusione, degli alunni con disabilità e degli alunni e studenti figli di personale sanitario o di altre categorie di lavoratori, le cui prestazioni siano ritenute indispensabili per la garanzia dei bisogni essenziali della popolazione” (p. 16).

Insomma l’ultima cosa che serve all’inclusione è la confusione nell’indistinto: quando la rappresentazione dei bisogni formativi è ricca di accenti e sfumature: solo attraverso un’attenzione alle distinzioni, alle peculiarità, alla personalizzazione degli apprendimenti, essa può essere meglio compresa. Evitando l’uniformità, rispettando l’eterogeneità.

E i DSA?

Il DPCM del 3 novembre, forse per un lapsus calami, dimentica i DSA, facendo riferimento ai BES in un modo che merita di essere approfondito. Quando le cose non risultano del tutto chiare, è opportuno dotarsi di una riflessione, in questo caso coinvolgendo i Consigli di classe, per valutare su quali esperienze e con qualità modalità sviluppare attività didattiche, senza trascurare l’esigenza di condividerle con le famiglie, in coerenza con il patto educativo di corresponsabilità. La stessa opzione tra didattica in presenza o a distanza, nei casi relativi all’inclusione, va calibrata con il conforto delle famiglie.

Le Linee guida per la Didattica digitale integrata, allegate al dm 89 del 7 agosto 2020, sulla base delle quali il Collegio di docenti deve elaborare il Piano per la DDI da allegare al PTOF, hanno sollecitato un’attenzione anche per gli “alunni ricoverati presso le strutture ospedaliere o in cura presso la propria abitazione e frequentanti le scuole carcerarie”.

Peer Education

Bisogna applicare il DPCM del 3 novembre senza tradirne lo spirito, volto a contenere e mitigare i rischi del contagio. Quindi inclusione e laboratori vanno inquadrati considerando la presenza attraverso il criterio di un numero di studenti che sia congruo sotto il profilo delle indifferibili precauzioni, senza escludere, per i laboratori, una possibile turnazione.

Sempre nella nota n. 1990, ad un certo punto, si osserva che è essenziale che si realizzi un’inclusione scolastica “effettiva” e “non solo formale” e che la frequenza dell’alunno con disabilità possa avvenire “in coerenza col PEI, nell’ambito del coinvolgimento anche, ove possibile, di un gruppo di allievi della classe di riferimento, che potrà variare nella composizione o rimanere immutato, in modo che sia costantemente assicurata quella relazione interpersonale fondamentale per lo sviluppo di un’inclusione effettiva e proficua, nell’interesse degli studenti e delle studentesse”.

Un suggerimento che può richiamarsi alla metodologia, cooperativa e solidale, della peer education.

La “cordata” di Dario Ianes

Come ha avuto modo di osservare Dario Ianes: "la cordata, come preferisco chiamarla, deve essere eterogenea: potrà comprendere ragazzi con disabilità, BES, DSA, come pure coloro che con la didattica a distanza mostrano maggiori difficoltà, ma anche, al contrario, ragazzi capaci di fare da tutor, insieme eventualmente ai figli degli operatori sanitari, che pure devono essere tutelati. L'importante è che il gruppo sia eterogeneo. Il secondo principio è la presenza in classe dei docenti curricolari: forse questo non piacerà a tanti, ma penso che chi lavora nella scuola debba percepirsi e comportarsi come chi lavora in ospedale: pronto per ciò che avviene. E se ora avviene questo, che piccoli gruppi di studenti siano in classe, allora i docenti dovranno essere lì, insieme naturalmente agli insegnanti di sostegno e agli assistenti, ovviamente tutti collegati con la classe a distanza” (intervista su Professione Insegnante).

Gruppi eterogenei

Attenzione: se il gruppo è costituito solo da coloro che vengono inviduati come “fragili” rischia di non essere più eterogeneo. Lo ha ribadito la presidente del Coordinamento italiano degli insegnanti di sostegno, Evelina Chiocca, richiamandosi al dm 39/2020 e al dm 89/2020. Il rischio è la ghettizzazione, per quanto non voluta, il ritorno alle classi differenziali, abolite nel 1977 dalla legge 517: “La testimonianza più esemplare e avanzata di civiltà giuridica e sociale del nostro Paese rispetto al contesto europeo e internazionale”, ha scritto Mario Guglietti.

Non è sufficiente la sola frequenza per parlare di inclusione. Inclusione comporta relazione.

Non tradire lo spirito del DPCM

Quindi, evitare di tradire lo spirito del DPCM del 3 novembre, contestualizzandolo in ordine alle motivazioni e finalità: evitare che, in presenza, sia un numero di studenti maggiore di prima, di quanto previsto dal DPCM del 24 ottobre con la quota in presenza del 25%, ricercando quindi soluzioni equilibrate.

Il DPCM del 3 novembre definisce un sistema scolastico, per quanto provvisorio, che comporta una prospettazione che non può che essere affidata all’autonomia scolastica.

Le riunioni degli organi collegiali

Altro aspetto: “Le riunioni degli organi collegiali delle istituzioni scolastiche ed educative di ogni ordine e grado possono essere svolte solo con modalità a distanza”.

I giuristi ci insegnano che la norma non ricorre a verbi modali e pratica l’indicativo. Si potrebbe dire così: “Le riunioni degli organi collegiali delle istituzioni scolastiche ed educative di ogni ordine e grado si svolgono con modalità a distanza”.

La nota n. 1990 termina con queste parole: “L’unica modalità ammessa dal 6 novembre sino al 3 dicembre è, dunque, quella a distanza”.

Mascherina obbligatoria anche in posizione statica

Sempre all’art. 1, comma 9, lettera s, il DPCM del 3 novembre rende obbligatori i dispositivi di protezione delle vie respiratorie, non solo in posizione dinamica, anche statica (tornando alla pronuncia originaria del Comitato Tecnico Scientifico).

La nota 1990 precisa: “L’obbligo all’uso della mascherina per il personale scolastico e per gli studenti con almeno sei anni di età vale, ovviamente, oltre che per il primo ciclo di istruzione, anche per il secondo, per quelle attività che continuano a svolgersi in presenza. Sono esentati dall’obbligo, oltre ai bambini con meno di sei anni di età, anche i docenti, gli ATA e gli studenti che non possano utilizzarla per patologie o disabilità certificate”.

La mascherina corretta è quella chirurgica distribuita dalle scuole.

Fascia oraria 22.00-5.00

Ancora (art. 1, comma 3): “Dalle ore 22.00 alle ore 5.00 del giorno successivo sono consentiti esclusivamente gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative, da situazioni di necessità ovvero per motivi di salute”. Questo implica una riflessione per CPIA, Percorsi di Secondo Livello, Corsi Serali.

Al contempo, sono sospesi (art. 1, comma 9, lettera t) i viaggi di istruzione, le iniziative di scambio o gemellaggio, le visite guidate e le uscite didattiche comunque denominate (…) fatte salve le attività inerenti i percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento (PCTO).

Il concorso tra color che son sospesi

Ultimo ma non ultimo, il concorso straordinario del personale docente della scuola secondaria di primo e di secondo grado su posto comune e di sostegno relativo al D.D. 23 aprile 2020 n. 510 e al D.D. 8 luglio n. 783.

Non farlo. Farlo. Infine sospenderlo.

Sicché, in coerenza con l’ispirazione del DPCM, art. 1, comma 9, lettera z: “è sospeso lo svolgimento delle prove preselettive e scritte delle procedure concorsuali pubbliche e private”. Senonché il DPCM viene firmato la sera del 3 novembre.

Diacronie

Il testo viaggia nell’etere sino a depositarsi su p.c. e smartphone verso le ore 12 del giorno successivo, con conferma, per quanto provvisoria, che il DPCM entra in vigore dal 5 novembre. Ma per la mattina del 4 novembre, in alcune zone del Paese, sono regolarmente previste le prove concorsuali, le commissioni attive dalle ore 6, siccome i responsabili tecnici d’aula devono essere nelle condizioni, prima dell’arrivo dei candidati, di predisporre le postazioni, avviando il software alla schermata iniziale, utilizzando la password di attivazione resa disponibile sul sito riservato alle ore 6.30.

Sono le 11.06 del 4 novembre quando l’Agenzia ANSA batte questa notizia: Ultima ora, DPCM sospende concorso scuola ma oggi prove regolari.

Solo nel pomeriggio del 4 novembre la nota n. 1979 dispone “la sospensione dello svolgimento delle prove scritte della procedura straordinaria”. Su MI Social un post esce alle 21.56.

Sempre l’ANSA, alle 22.36 del 5 novembre, informa dello slittamento al 6 novembre dell’entrata in vigore del DPCM.

Terribilismo verbale

Insomma, siamo in un’emergenza e, in questo caso, si è visto.

Ne porta traccia anche il dibattito pubblico, bulimico nell’enfasi retorica, incline ad un utilizzo del tutto improprio del terribilismo verbale o del linguaggio della guerra, come se l’espressione pandemia non fosse di per sé sufficientemente grave. Non senza una disputa politica del tutto distonica dal contesto, compresa l’insistita cacofonia tra Regioni e Stato. Quando invece parole e atti dovrebbero limitarsi a corrispondere, con chiara responsabile semplicità, alla gravità della situazione.

Equilibrio instabile

La scuola, intanto, è come sospesa tra un non più e un non ancora, chiamata ad una duplice prova posta in un equilibrio instabile tra Penelope e Sisifo. Ogni giorno a tessere la tela, disfacendola la notte. A spingere un masso dalla base alla cima di un monte, solo che ogni volta che si raggiunge la cima, il masso rotola nuovamente alla base del monte, e ogni volta, incessantemente, di nuovo, così, senza requie, senza fine.

Una prova antenticamente vissuta. Il diritto all’apprendimento, nella condizione data, inscindibilmente connesso alla capacità di sviluppare, nell’autonomia, le risorse della ricerca e della sperimentazione, con la piena coscienza di stare esprimendo il massimo impegno per impostare le soluzioni possibili.

Marco MACCIANTELLI

Reclutamento e concorsi: occorrono strade nuove

Marco CAMPIONE

I concorsi alla prova dei DPCM

Il Dpcm del 3 novembre 2020, prevede la sospensione «delle prove preselettive e scritte delle procedure concorsuali pubbliche e private e di quelle di abilitazione all'esercizio delle professioni». Cosa significa questo per la scuola? Le procedure concorsuali in essere sono tre: il concorso straordinario per chi ha almeno tre anni di servizio, il concorso ordinario per infanzia e primaria e quello ordinario per la secondaria.

Che conseguenza avrà questa sospensione? Ovviamente dipende da quanto durerà la sospensione, ma arrivati a questo punto è ragionevole ipotizzare che l’unica procedura che potrà concludersi entro l’avvio del prossimo anno scolastico è quella straordinaria, che riguarda circa 65.000 candidati per 32.000 posti. Di questi, oltre il 60% ha già svolto le prove e la partecipazione dei candidati è stata in media dell’88%, nonostante le preoccupazioni della vigilia che la paura del contagio potesse limitare la partecipazione. Le procedure ordinarie, invece, quasi certamente produrranno effetti solo a partire dall’anno scolastico 2022/2023 e i posti messi a concorso per quelle procedure sono quasi 13.000 per la primaria e 34.000 per la secondaria.

Un precariato senza fine

La prima conseguenza per la scuola dunque è che il prossimo anno potremo coprire con personale di ruolo al massimo un terzo dei circa 95.000 posti in organico di diritto che si prevede che saranno vacanti e disponibili. Se non interverranno correttivi nei prossimi mesi, a questi si aggiungeranno come minimo 15.000 posti in organico di fatto e 55.000 supplenti in deroga sul sostegno sui quali non si può assumere a tempo indeterminato e che saranno assegnati a supplenti. Il totale sono più di 130.000 docenti precari, in una situazione molto diversificata nel paese. Le graduatorie dalle quali assumere i supplenti infatti sono esaurite per moltissime classi di concorso, le più importanti, in più di metà del paese.

Come si è arrivati a questa situazione?

La questione “sostegno”

Per quel che riguarda i docenti di sostegno i fattori sono essenzialmente tre e tutti strutturali: 1) un numero spropositato di supplenti cosiddetti in deroga (una deroga che riguarda un terzo del totale dei docenti non è una deroga, ma un fallimento del sistema); 2) il fatto che una parte dei docenti specializzati non sono stati ancora assunti per il ritardo dei concorsi; 3) il fatto che un docente specializzato sul sostegno molto spesso fa domanda di trasferimento su materia appena gli è possibile.

Come possono essere aggrediti questi problemi? Il primo trasformando una quota importante dei posti in deroga in posti in organico di diritto, il secondo dando valore di concorso alla selezione che viene fatta per essere ammessi ai corsi di specializzazione, introducendo così un automatismo tra il conseguimento della specializzazione e l’accesso all’anno di prova. Il terzo problema avrebbe bisogno di interventi più articolati e figli di uno specifico e approfondito confronto con i sindacati e i rappresentanti delle associazioni che rappresentano le persone con disabilità e le loro famiglie. Queste ultime ad esempio propongono una sorta di carriera separata per i docenti di sostegno, ipotesi che però presenta molti limiti e che forse si potrebbe limitare ad una parte residuale dell’organico, specializzato su alcune specifiche disabilità (penso ai disturbi dello spettro autistico, per esempio), da destinare non alle scuole ma alle reti di scuole.

Utilizzo più flessibile del personale, con incentivi

Le soluzioni che personalmente prediligo passano da interventi sia sul fronte più generale della mobilità, sia su quello della possibilità di utilizzare sul sostegno le decine di migliaia di docenti specializzati che attualmente sono in ruolo sulla loro disciplina. È la cosiddetta «cattedra mista», da realizzarsi solo su base volontaria, se necessario con forme di incentivazione non solo economica.

Un’ultima osservazione sul sostegno: in attesa che le riforme auspicate vadano a regime, non si può fare proprio nulla per garantire la continuità didattica per gli studenti con disabilità? Si può. Dando attuazione alla norma prevista dal decreto 66/2017 che a determinate condizioni consente di confermare il supplente sul sostegno a prescindere dalle graduatorie. Servirebbe però ripristinare la formulazione originaria della norma, quella della ministra Fedeli, perché il governo Conte I anche su questo ha introdotto ulteriori limiti che ne vanificano la portata e quindi l’efficacia.

I ritardi nella indizione dei concorsi

Per quel che riguarda le altre cattedre, la situazione attuale è figlia di opere e omissioni dei ministri Bussetti e Fioramonti (se per colpa o per dolo non sta a me dirlo). Stiamo come stiamo, quindi, non per ragioni strutturali, ma per decisioni scellerate prese tra il 2018 e il 2019. Il governo Conte I, infatti, eredita dai governi Renzi e Gentiloni la rimozione della più rilevante causa strutturale alla base del caos attuale: la mancanza di programmazione nell’accesso alla professione docente. Erano programmati per il 2018 il concorso riservato ai docenti con almeno tre anni di servizio e al massimo nel 2019 il concorso ordinario. Tutto bloccato, in attesa dell’ennesima riforma del reclutamento. Bussetti arriva a ipotizzare che per insegnare non serve alcuna formazione specifica, basta la laurea. Di fatto anche il concorso indetto da Azzolina segue questa logica, visto che è aperto a tutti. Prima conseguenza delle scelte di Bussetti è, quindi, far saltare la programmazione, la seconda è un concorso con più di 500.000 iscritti (76.000 per la primaria, 430.000 per la secondaria). Un numero di partecipanti tale da costringere a una prova preselettiva per scremare un gran numero di aspiranti docenti; tipologia di prova caratterizzata da elevata aleatorietà, che quindi dà poche garanzie di selezione dei più meritevoli.

I limiti delle procedure concorsuali

Che dire dell’età media dei partecipanti? È vero, come disse Bussetti per giustificare il superamento del FIT, che evitarlo consente di avere insegnanti più giovani? Per la secondaria, il 30,4% ha meno di 30 anni, altrettanti più di 40; la maggior parte ha tra i 31 e 40 anni: non propriamente neo laureati, come millantava il ministro del Conte I. Per infanzia e primaria (ma qui l’abolizione del FIT non c’entra, visto che riguardava solo la secondaria), solo il 13,9% ha meno di 30 anni, mentre più della metà dei candidati ha più di .40 anni (il 12% più di 50).

A me sembra evidente che per i posti comuni il meccanismo dei concorsi, come quello per la individuazione dei supplenti, non siano più meccanismi adeguati a gestire la formazione iniziale e la selezione del corpo docente. Un indizio? I numeri del concorso: era pensato sulla base di un fabbisogno teoricamente triennale, ma assumerà meno docenti di quanti ne serviranno nel solo primo anno. Un secondo indizio? L’età media dei partecipanti. Il terzo indizio? La disomogeneità territoriale delle cattedre vuote. E tre indizi, si sa, fanno una prova.

Gli effetti “perversi” della mobilità docente

Infine un breve cenno all’altro grande tema, del quale non parla nessuno e che non c’è qui lo spazio di approfondire. Qualsiasi soluzione si individui dovrà ovviamente essere coordinata con la grande problematica, questa sì strutturale, della mobilità: ogni anno chiedono il trasferimento o l’assegnazione provvisoria decine di migliaia di docenti di ruolo. I movimenti sono per lo più dalle regioni del nord a quelle del sud, scaricando sul nord la carenza di cattedre e sul sud la precarizzazione del personale. Anche su questo punto così non si può andare avanti.

In conclusione, la prima proposta che faccio è quella di aumentare il numero di posti, sia per lo straordinario, che per quelli ordinari. Nei prossimi due anni, stimando un rallentamento dei pensionamenti per la fine dell’effetto «quota 100» (sempre che qualche irresponsabile non la riproponga), il fabbisogno ammonterà a circa 120-130.000 docenti. Per i soli posti comuni (del sostegno ho scritto sopra) dovrebbero essere almeno 100.000: è quindi necessario aumentare di circa 25-30.000 i posti del concorso.

Le possibile strade alternative

Fatto questo per mettere in sicurezza l’avvio dei prossimi due anni scolastici, si può iniziare a programmare il futuro, che in estrema sintesi vuol dire scegliere tra tre strade alternative.

(1) Si introduce un percorso simile a quello della primaria anche alla secondaria. È una strada non priva di controindicazioni; elenco le principali: la scelta precoce da parte degli aspiranti, la difficoltà di progettazione per le università, la necessità di introdurre corsi di laurea a numero chiuso in tutte le facoltà o quasi...

(2) Si torna a quanto previsto dal decreto 59/2017 per la secondaria, potenziando anche i posti di scienze della formazione primaria (che potrebbe anche diventare una laurea che dà direttamente accesso all’anno di prova, in analogia con quanto ho proposto per il sostegno).

(3) Si affida alle scuole autonome o alle reti di scuole la realizzazione dei concorsi, in modo da decentrare la necessità di programmazione là dove i fabbisogni futuri sono più facilmente prevedibili e avendo maggiori garanzie che i vincitori saranno esattamente là dove servono.

Il momento di questa scelta però è adesso. E deve essere una scelta condivisa da tutte le forze politiche e dalle forze sindacali, per evitare che ad ogni cambio di maggioranza si ricominci da capo. Non ce lo possiamo permettere.

Marco CAMPIONE

Manuale per la scuola secondaria - Guida ai concorsi

a cura di Mariella Spinosi, con M. Giacomo Dutto e Leonilde Maloni


Nel nostro sistema nazionale, per diventare insegnanti bisogna superare regolari concorsi. Il DM 95/2016 ha previsto per gli aspiranti docenti non solo il possesso di competenze culturali e professionali, ma soprattutto il possesso di una buona mediazione didattica.

Partendo da questo presupposto, il Manuale si pone l'obbiettivo di indicare tutte le "avvertenze generali", con gli sviluppi legislativi, sociali e culturali.

Il Manuale, con un indice ampiamente dettagliato, si articola in quattro parti:

La prima parte fornisce informazioni essenziali per aiutare i futuri docenti ad orientarsi in maniera adeguata nel mondo dell'educazione, toccando aspetti culturali e sociali, oltre che di psicologia, sociologia e pedagogia.

Nella seconda parte si analizzano gli aspetti metodologici, didattici ed organizzativi, senza tralasciare i punti di vista di docente, Scuola e studenti.

La terza parte ha come focus la governance della scuola con le scelte di ogni indirizzo istituzionale.

Infine, la quarta parte, suddivisa in quattro percorsi tematici offre una riflessione semplice ed essenziale sulle leggi fondative a partire dalla costituzione.

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Manuale per la scuola secondaria - Guida ai concorsi - Supplemento

a cura di Leonilde Maloni e Mariella Spinosi


Il supplemento, fondamentale per completare la preparazione al concorso e diventare buoni insegnanti, integra due importanti ed attuali tematiche: la prima riguarda l'insegnamento dell’Educazione Civica, che impegna tutti gli insegnanti a costruire azioni didattiche su tre assi portanti: la Costituzione, sviluppo sostenibile e cittadinanza digitale.

La seconda tematica risponde all’esigenza prioritaria di tutti i candidati, cioè quella di “superare il concorso”. Il Manuale infatti, si presenta come uno strumento operativo, che supporti l’aspirante insegnante durante la fase della preparazione alla prova concorsuale e a seguire le giuste direttive, partendo dalle indicazioni del regolamento (DM 201/2020) e del bando (Decreto dipartimentale 499/2020).

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Manuale per la scuola primaria - Guida ai concorsi

a cura di M. Spinosi, con G. Cerini e S. Loiero


Il libro, articolato in quattro capitoli e un'appendice, costituisce uno strumento indispensabile per il futuro insegnante, lo aiuta a padroneggiare tutte le competenze necessarie per diventare un professionista di qualità. Serve anche ai docenti in servizio per la ricchezza dei suggerimenti e per gli esempi di percorsi didattici ivi contenuti.

Il primo capitolo contiene i fondamenti pedagogici, sociali e psicologici con riflessioni sulle principali questioni e con riferimenti alle teorie e alle scuole di pensiero su cui si sono fondate le nostre scelte istituzionali.

Il secondo capitolo affronta i temi basilari per diventare docenti, cioè tutti i presupposti per l'insegnamento apprendimento: curricolo, competenze, ambiente di apprendimento, documentazione, gestione della classe, valutazione, certificazione ed altro.

Il terzo capitolo è dedicato alla “didattica in azione”: ci sono nove percorsi disciplinari, alcuni esempi di prove di verifica e di compiti in situazione.

Il quarto capitolo riguarda gli aspetti di natura organizzativa e istituzionale con attente analisi delle Indicazioni per il curricolo, autonomia scolastica, offerta formativa, valutazione e rendicontazione e con una ricostruzione essenziale della storia della scuola primaria.

Infine il neo docente, per potersi muoversi nel mondo delle norme, può avvalersi di un'appendice in cui sono riassunte, in maniera semplice ed efficace, tutte le principali disposizioni che regolano la vita della scuola.

Una tabella di corrispondenza tra l'insieme dei temi richiesti nel programma di concorso e di quelli trattati nel manuale permette di non tralasciare nulla. Potrà essere un utile dispositivo di orientamento sia nella fase di prima lettura, sia in quella di consolidamento della preparazione

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9 novembre 2020

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n. 210

Il Ministero dell’Istruzione dedica un portale all’Educazione civica

Gianna PRAPOTNICH

L’avvio dell’educazione civica

L’ educazione civica dal 1 settembre 2020 è divenuta materia obbligatoria di studi - con un voto ed almeno 33 ore annue - in tutti i gradi dell’istruzione, a cominciare dalla scuola d’infanzia, assumendo la valenza di fonte valoriale trasversale, da relazionare con le altre discipline, per favorire l’interconnessione dei saperi richiesta dall’unitarietà tipica dei processi di apprendimento che porta a nuovi, profondi motivi di integrazione delle conoscenze e delle esperienze cognitive.

La nota ministeriale del 16 luglio 2020, relativa al “Piano per la formazione dei docenti per l’Educazione civica” di cui alla legge n. 92 del 20 agosto 2019 - che ha introdotto l’insegnamento scolastico trasversale dell’educazione civica nel primo e secondo ciclo di istruzione, integrate da iniziative di sensibilizzazione ad una cittadinanza responsabile nella scuola d’infanzia (ai fini dell’attuazione delle Linee guida emanate con decreto del Ministro dell’Istruzione il 22 giugno 2020, n.35) - prevede per l’anno scolastico 2020-21 iniziative di accompagnamento delle istituzioni scolastiche concernenti.

Gli assi portanti dell’educazione civica

Il Piano nazionale di formazione del personale scolastico sugli obiettivi, i contenuti, i metodi, le pratiche didattiche e l’organizzazione dell’Educazione civica nei tre nuclei tematici dell’insegnamento precisati nel comma 2, art. 1 della Legge 92/2019:

1. conoscenza della Costituzione italiana e delle istituzioni dell’Unione europea, per sostanziare

in particolare la condivisione e la promozione dei principi di legalità;

2. cittadinanza attiva e digitale;

3. sostenibilità ambientale e diritto alla salute e al benessere della persona.

I contenuti ruotano attorno a queste tre macro aree ed in particolare affrontano le tematiche:

a) della Costituzione, del diritto (nazionale e internazionale), della legalità e della solidarietà, della storia e cittadinanza europea;

b) il punto di riferimento dello sviluppo sostenibile sono gli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU, l’educazione alla salute, l’educazione ambientale, la conoscenza del patrimonio, del territorio e dei principi di protezione civile;

c) l’Educazione alla cittadinanza digitale, contribuisce altresì a rendere le alunne e gli alunni cittadini in grado di esercitare la propria cittadinanza “attiva”, utilizzando in modo critico e consapevole i nuovi mezzi di comunicazione e gli strumenti digitali, nel rispetto delle norme specifiche, con una forte sensibilizzazione rispetto ai possibili rischi della rete.

I valori in gioco

Ccome sostenuto dal Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina in un video messaggio su Facebook il 23 giugno 2020 “Da Settembre l’Educazione civica tornerà obbligatoria dalla scuola dell’infanzia sino alla scuola secondaria di secondo grado.(…) L’obiettivo è fare in modo che le ragazze e i ragazzi possano imparare principi come il rispetto dell’altro e dell’ambiente che li circonda, utilizzino linguaggi e comportamenti appropriati quando sono sui social media o navigano in rete".

Le misure di accompagnamento

A livello governance delle varie azioni, il Comitato tecnico scientifico nazionale nominato con decreto del Ministro dell’Istruzione del 12 maggio 2020, che ha di fatto predisposto e validato le Linee guida, sostiene ed “accompagna” l’attuazione della Legge attraverso la diffusione di documenti di indirizzo, l’organizzazione di seminari specifici on-line e definisce - in stretta collaborazione con l’ Indire - Istituto nazionale di documentazione innovazione e ricerca educativa - le azioni di monitoraggio, anche in riferimento alla raccolta dei traguardi di competenza e degli obiettivi di apprendimento che le scuole inizieranno a sperimentare a partire dall’a.s. 2020-2021 e che andranno a integrare in via definitiva le Linee guida.

INDIRE e Uffici scolastici

L’Indire oltre a supportare il Comitato tecnico scientifico nelle attività organizzative seminariali e nelle azioni di monitoraggio, raccoglierà le migliori pratiche territoriali per realizzare un repository documentale standardizzato, da mettere a disposizione di ciascuna istituzione scolastica.

Gli Uffici scolastici regionali svolgono una funzione di coordinamento territoriale delle operazioni nonché delle relative azioni di monitoraggio e di rendicontazione amministrativa; la gestione delle iniziative viene affidata alle scuole polo per la formazione e le varie proposte formative - che dovranno essere realizzate entro il prossimo 30 giugno 2021 - andranno obbligatoriamente inserite nel sistema sofia.istruzione.it .

Il supporto on the job

Durante tutto il primo anno di sperimentazione i soggetti attuatori dovranno mettere a disposizione pacchetti formativi dedicati, comprensivi, tra l’altro, di video lezioni, webinar e di un “supporto on the job”, destinati in prima battuta ad uno dei coordinatori per l’educazione civica di cui all’articolo 2, comma 5 della Legge, individuato, sulla base dei criteri approvati dal Collegio docenti tenuto conto di quanto previsto dalla Legge, su proposta del dirigente scolastico dal Collegio stesso, con funzioni di “referente per l’educazione civica”, che secondo il modello della “formazione a cascata”, supporterà i colleghi nella progettazione multidisciplinare al fine di dare concretezza alla trasversalità dell’insegnamento.

Ulteriori iniziative formative saranno programmate nel corso del triennio di sperimentazione di cui parla il comma 3 dell’art.4 del D.M. n.35 /2020 sulla base dei risultati dei monitoraggi raccolti e analizzati.

La nuova piattaforma per l’Educazione civica

A seguito dell'emergenza da Coronavirus (COVID-19), per il mondo dell’istruzione, in considerazione del carattere particolarmente diffusivo dell'epidemia e dell'incremento dei casi sul territorio nazionale, sono state introdotte nuove disposizioni, in particolare volte a incrementare nelle scuole secondarie di secondo grado l'utilizzo della didattica digitale integrata.

E’ in questo tempo di pesanti limitazioni alla didattica in presenza che giunge come prezioso, ulteriore supporto del personale scolastico, degli studenti e delle famiglie, il nuovo portale che il Ministero dell’Istruzione dedica alla materia dell’ Educazione Civica.

Il nuovo sito offre subito al fruitore una buona impressione: presenta dei bei colori, è molto intuitivo ed invoglia alla navigazione. Si tratta di un portale in divenire, destinato ad arricchirsi di contributi esperienziali, buone pratiche ed approfondimenti utili riferiti al nuovo insegnamento, che le scuole vorranno segnalare, questo per dare visibilità e valorizzazione al grande lavoro che gli Istituti fanno nel quotidiano, in presenza e ora più di sempre anche a distanza.

Un portale in progress

Oltre alle Linee Guida sull’Educazione civica e al Piano di formazione nazionale, sono disponibili e facilmente consultabili Atti e Norme, Esperienze e FAQ con risposte a quesiti frequenti, unitamente a link verso pagine web in cui sono presentati i Concorsi in tema di “Cittadinanza e Costituzione” (realizzati dal Ministero dell’istruzione in collaborazione con il Senato della Repubblica e la Camera dei Deputati) o dove si affrontano tematiche quali bullismo, cyber bullismo, cultura della sicurezza stradale a scuola, educazione finanziaria, che rinviano a nuclei fondanti della disciplina ed hanno valore generativo di conoscenze imprescindibili alla formazione dei cittadini di oggi e di domani.

Link al sito: www.istruzione.it/educazione_civica

Gianna PRAPOTNICH

Un pensiero strategico per l’infanzia?

Gabriele VENTURA

Lo spartiacque della pandemia

Il fatto nuovo (stravolgente) che ha contrassegnato il 2020 fin dal mese di febbraio (spartiacque che segna un prima e un dopo su scala planetaria) è stata l’emergenza sanitaria derivata dalla pandemia, con un corredo di conseguenze su piano della gestione dei servizi educativi e scolastici per l’infanzia. Le prime risposte sono state sul piano della pedagogia, con una inedita elaborazione di possibili modalità di mantenimento delle relazioni educative anche a distanza. Uno sforzo lodevole e produttivo perfino al di là delle aspettative sia in periferia che al centro, dove sono state elaborate linee guida ad hoc con la felice denominazione di LEAD (legami educativi a distanza), che già nel titolo (in inglese) rimanda proprio al concetto di guida e di legame.

Può essere utile in questa sede definire un quadro riepilogativo dei nuovi provvedimenti maturati nel corso del 2020 tra giugno e ottobre, anche a seguito della emergenza determinatasi con la pandemia e delineare qualche ipotesi di sviluppo e di prospettiva.

I provvedimenti maturati nel corso del 2020

Nel corso dei mesi da aprile a luglio 2020 sono stati approntati provvedimenti vari e diversi. Dapprima un intervento straordinario (DL 34/2020 poi convertito in legge per un totale di circa 150 milioni di euro, tuttora in fase di erogazione da parte degli Usr) a parziale ristoro delle mancate entrate per tutti i soggetti gestori pubblici e privati di servizi educativi 0-3 autorizzati e/o di scuole d’infanzia paritarie nel periodo di lockdown (da fine febbraio a fine giugno 2020).

Poi si sono definite linee guida per l’apertura di servizi estivi anche per la fascia di età da 0 a 6 anni, con una quota dedicata dei finanziamenti a questo scopo previsti su scala nazionale dal Ministero delle pari opportunità (150 milioni di euro). Ora si è in attesa di verificare la quantificazione delle risorse europee assegnate al nostro paese che saranno dedicate al sistema nazionale di educazione e istruzione.

Nel frattempo è stato emanato un nuovo bando nell’ambito delle azioni per il contrasto della povertà educativa dedicato alla fascia di età da 0 a 3 anni (vedi al link: https://www.conibambini.org/comincio-da-zero-il-nuovo-bando-per-la-prima-infanzia/ ).

Family act e istituzione dell’assegno unico

Bisogna poi dare atto che intanto sono stati anche assunti altri provvedimenti estremamente significativi. Il più incisivo in termini di innovazione strutturale riguarda la attivazione da luglio 2021 dell’assegno unico per i figli (nell’ambito di un provvedimento denominato comunemente family act).

L’assegno andrà per la prima volta anche ad autonomi e incapienti e sostituirà le varie detrazioni per i figli a carico e bonus oggi esistenti. Sono stati stanziati 3 miliardi aggiuntivi per il 2021 e 6 miliardi a regime, che si aggiungono ai circa 15 derivanti dal riordino delle misure esistenti (la stima era che servissero appunto 6/7 miliardi per arrivare a tutte le famiglie con figli, anche quelle che ad oggi non hanno mai visto un euro, garantendo contestualmente che nessuno ci perdesse rispetto allo spezzatino di misure attuali.

La misura è già stata condivisa in Conferenza Unificata il 16 ottobre e sono in corso udienze in commissione affari sociali della Camera sul Pdl n. 2561 depositato alla Camera di deputati nel mese di giugno (vedi ai due link di seguito indicati: https://documenti.camera.it/leg18/pdl/pdf/leg.18.pdl.camera.2561.18PDL0108160.pdf

https://www.istat.it/it/archivio/249210

Le misure a sostegno del sistema 0-6 nell’ambito dell’assegno universale ai figli

Merita sottolineare in questa sede quanto indicato all’art. 3, comma 2, di questo disegno di legge:

b) garantire in tutto il territorio nazionale, in forma progressiva, l’istituzione e il sostegno dei servizi socio-educativi per l’infanzia, al fine di assicurare alle famiglie parità nelle condizioni di accesso e pari opportunità per la crescita dei figli; c) prevedere misure di sostegno alle famiglie mediante contributi destinati a coprire, anche per l’intero ammontare, il costo delle rette relative alla frequenza dei servizi educativi per l’infanzia, di cui all’articolo 2, comma 3, del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65, e delle scuole dell’infanzia, nonché mediante l’introduzione di servizi di supporto presso le rispettive abitazioni per le famiglie con figli di età inferiore a sei anni;

Il Fondo pluriennale per lo sviluppo dell’edilizia scolastica relativa al sistema 0-6

In sede di Conferenza Unificata è stata raggiunta con parere favorevole da parte delle regioni, di UPI e dell’ANCI, l’Intesa sullo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro dell’interno, con il Ministro dell’economia e delle finanze, con il Ministro dell’istruzione e con il Ministro per le pari opportunità e la famiglia, attuativo dell’articolo 1, comma 61, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, concernente la disciplina del Fondo «Asili nido e scuole dell’infanzia» per il finanziamento di:

- progetti di costruzione, ristrutturazione, messa in sicurezza e riqualificazione di asili nido, scuole dell'infanzia e centri polifunzionali per i servizi alla famiglia, con priorità per le strutture localizzate nelle aree svantaggiate del Paese e nelle periferie urbane, con lo scopo di rimuovere gli squilibri economici e sociali ivi esistenti;

- progetti volti alla riconversione di spazi delle scuole dell'infanzia attualmente inutilizzati, con la finalità del riequilibrio territoriale, anche nel contesto di progetti innovativi finalizzati all'attivazione di servizi integrativi che concorrano all'educazione dei bambini e soddisfino i bisogni delle famiglie in modo flessibile e diversificato sotto il profilo strutturale ed organizzativo.

Si tornano a costruire nidi e scuole dell’infanzia?

Il fondo stanzia complessivamente 2,5 miliardi di euro a partire dall’anno 2021 e sino al 2034. Per il primo quinquennio di interventi (2021-2025), il decreto destina 700 milioni di euro per le finalità previste dalla legge, riservando alle aree svantaggiate il 60% delle risorse e prevedendo un maggiore impegno per gli interventi a favore degli asili nido.

Con successivo decreto del Ministro dell’interno e del Ministro dell’istruzione si procederà all’approvazione di un avviso pubblico, destinato ai Comuni, per la presentazione delle istanze progettuali e, con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, il Ministro per le parti opportunità e la famiglia e il Ministro dell’istruzione saranno individuati i Comuni beneficiari e approvati gli interventi ammessi a finanziamento sui territori.

Il Ministro per le pari opportunità e la famiglia, istituirà quindi, con proprio decreto, una cabina di regia, che prevede la presenza di tutti gli attori istituzionali coinvolti, col compito di monitorare lo stato di realizzazione dei progetti.

Il quadro complessivo delineato testimonia che l'insieme delle risorse impegnate già oggi, così come di quelle prevedibili nel futuro prossimo, risulta davvero notevole, ma suggerisce nel contempo che le modalità di utilizzo debbano essere monitorate e coordinate al meglio, affinché la produttività concreta e reale degli interventi rispetto ai risultati, nonché la coerenza dei medesimi rispetto alle finalità abbia la possibilità di essere una scommessa vincente in tempi ragionevoli.

Un orizzonte strategico per lo sviluppo del sistema dei servizi educativi e scolastici da 0 a 6 anni

Ci sembra molta chiara a questo punto l’intenzione di procedere in termini operativi rispetto a obiettivi più volte indicati di sviluppo del sistema dei servizi educativi e scolastici da 0 a 6 anni. In questa prospettiva merita segnalare alcune problematiche a scopo preventivo rispetto a possibili fraintendimenti e difetti di approccio sul piano pragmatico, così come su di un piano generale di metodologia degli interventi in questo campo (servizi sociali in senso lato).

Dal punto di vista della quantità delle risorse impegnate occorre avere consapevolezza del fatto che occorrerà prevedere di aggiungerne una quota significativa fra quelle derivanti dall’Europa se si vuole davvero impostare un piano (quinquennale?) per raggiungere l’obiettivo del 33% su scala nazionale procedendo oltre (obiettivo 50%) nei territori che quel livello di offerta di servizi hanno già raggiunto. Stime attendibili indicano a questo scopo un importo di circa 1,5/2 miliardi di euro.

Dal punto di vista tecnico amministrativo occorre prevedere meccanismi che semplifichino le procedure nella gestione dei bandi (?) per la erogazione dei contributi ai comuni, ma che garantiscano contemporaneamente anche la trasparenza e i risultati, attivando nel caso funzioni di supporto e accompagnamento ai territori che ne avessero bisogno per carenza storica e strutturale di competenze sul piano progettuale e gestionale.

Dal punto di vista della progettazione territoriale, occorre avere consapevolezza della opportunità di soluzioni modulari inerenti ai modelli organizzativi sei servizi proposti rispetto ai bisogni e alle condizioni di partenza che siano in grado di produrre risultati coerenti e progressivi di qualità in tempi medio brevi senza pretendere di imporre soluzioni standard astratte (alla fine improduttive, se non proprio annose).

Dal punto di vista metodologico occorre avere la consapevolezza che si tratta di accompagnare gli investimenti con un lavoro più ampio di promozione di natura socioculturale. Da questo punto di vista risulta importante il lavoro già svolto da parte della commissione tecnica nazionale 0-6 (Linee guida per la continuità educativa da 0 a 6 anni) e quello che dovrà svolgere anche successivamente (Orientamenti pedagogici per i servizi educativi da 0a 3 anni).

Una sfida culturale e pedagogica

Altrettanto importante dal nostro punto di vista risulta anche allargare il perimetro della elaborazione progettuale a partire dalla assunzione di un principio di valore a carattere universalistico relativo ai percorsi di cura e formazione della prima infanzia nonché di sostegno alla genitorialità, che consenta di coniugare all’interno di una cornice coerente gli interventi per il sostegno al reddito delle famiglie e alla conciliazione fra i tempi di vita/lavoro e quelli di cura con il sistema dei servizi educativi per la rima infanzia.

A questo proposito non mancano esperienze significative in alcune parti di Italia (Emilia Romagna, Trentino ecc,) che indicano come la presenza di una rete di servizi polifunzionali per le famiglie e i bambini possano costituire (unitamente alla iniziativa di soggetti qualificati di un associazionismo di settore specializzato e diffuso) da un lato un presidio strategico per raggiungere in vari modi il 100% delle famiglie e dei bambini nati residenti e/o presenti sul territorio, e dall’altro per sviluppare (laddove mancano) e qualificare (laddove esistono già) quei prerequisiti di ordine socioculturale che hanno garantito nelle regioni più avanzate, a partire dalla metà degli anni settanta del secolo scorso, la dotazione e la evoluzione di un’ampia rete di servizi educativi per la prima infanzia.

Questi elementi si possono riassumere a nostro parere in tre caratteristiche emergenti nei territori più avanzati che diventano programmi obiettivo di promozione e diffusione nei territori meno avanzati:

- Innalzamento del livello di cultura sociale della educazione della prima infanzia

- Innalzamento del livello della emancipazione femminile

- Innalzamento del livello di cultura dei diritti sociali e del lavoro.

Gabriele VENTURA

Previdenza complementare e prospettive della qualità della vita futura

Fulvio Rubino
Pagine 112, Formato A4, euro 20,00
settembre 2020


Come è cambiato il mercato del lavoro in quest’ultimo trentennio?

A che età i giovani iniziano una storia contributiva e come pensano il loro futuro?

Quali sono le prospettive previdenziali e le convenienze dell’adesione alla Previdenza Complementare?

Un’analisi dettagliata ed argomentata sull’involuzione del welfare pubblico in Italia ma, anche, uno spiraglio di... speranza per un futuro che appare sempre più incerto. Con questi scritti l’autore vuol “narrare”, argomentando, la conoscenza di una grande opportunità che i giovani hanno, ma che i più ignorano: la previdenza complementare negoziale quale strumento compensativo e complementare alla pensione pubblica per “assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa” (art. 36 Costituzione) anche attraverso lo sviluppo e la diffusione di una cultura finanziaria necessaria ad affrontare con consapevolezza la complessità della società contemporanea.

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