Scuola7 16 novembre 2020, n. 211

Scuola7

la settimana scolastica

16 novembre 2020, n. 211


In questo numero parliamo di:



Firmato il contratto sulla DDI (Roberto CALIENNO)

La scuola è salute! (Daniele NOVARA)

Sezioni primavera: a che punto siamo? (Stefania BIGI)

La lezione di Sergio Neri (Luciano RONDANINI)


Settimanale di informazione scolastica.
© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diFirmato il Contratto sulla DDI(Didattica Digitale Integrata)
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16 novembre 2020

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n. 211

Firmato il contratto sulla DDI

Roberto CALIENNO

…E quindi uscimmo a riveder le stelle

L’eccezionalità del periodo e la necessità di dover inseguire con provvedimenti sempre più urgenti una epidemia galoppante non semplificano lo sviluppo di relazioni sindacali compiute. Anche la scuola italiana è chiamata a modificare continuamente gli assetti organizzativi a causa dei ripetuti DPCM e delle tante ordinanze regionali e subregionali. Inevitabili le ricadute su un processo di insegnamento/apprendimento che deve necessariamente implementare la didattica digitale integrata.

Il 9 novembre u.s., finalmente, è stata firmata l’ipotesi di Contratto Integrativo sulla Didattica Digitale Integrata. Le OO.SS. firmatarie sono: FLC CGIL, CISL Scuola e Anief.

L’ipotesi di contratto è completata da una dichiarazione congiunta dai contenuti estremamente importanti e, da una Nota Ministeriale (questa volta dai contenuti condivisibili) a firma del Capo Dipartimento, Dott. Marco Bruschi, che sostituisce le analoghe e precedenti note: la 1934 del 26 ottobre 2020 che presentava diverse incongruenze rispetto all’ipotesi di contratto e la 1990 del 5 Novembre u.s..

La dichiarazione congiunta

Il contratto è stato accompagnato da una dichiarazione congiunta che sancisce un’intesa politica tra le parti oltre che una precisa assunzione di impegni da parte dell’amministrazione che si concretizzeranno in un confronto costante su tutte le tematiche connesse all’esercizio reale del diritto allo studio.

In particolare:

- l'Amministrazione si è impegnata a riunire con cadenza settimanale le organizzazioni firmatarie del CCNI per un monitoraggio costante di una situazione che sarà oggetto anche di analoghi momenti di confronto a livello di ogni singola istituzione scolastica;

- le parti evidenziano la necessità di finanziare la formazione del personale sulla didattica digitale integrata;

- il Ministero, stante l'eccezionalità della situazione legata all'emergenza sanitaria, intende sostenere ogni possibile azione utile a supportare l'erogazione della DDI dei docenti con contratto a tempo determinato (Carta del Docente);

- si prevede lo stanziamento delle risorse finanziarie per implementare la connettività delle scuole anche attraverso la dotazione di una piattaforma per la didattica digitale accessibile gratuitamente alle studentesse, agli studenti e al personale;

- le parti convengono sulla necessità di avviare, entro il mese di novembre, il confronto sul lavoro agile da parte del personale amministrativo, tecnico e ausiliario, in attuazione dell’articolo 7 del Decreto del Ministro della Pubblica Amministrazione del 19 ottobre 2020.

La Nota Ministeriale 2002 del 9 novembre 2020

Nel preambolo, la nota ribadisce che “le disposizioni normative vigenti rendono cogente ed effettiva, nei casi e nei modi specificamente individuati, l’attivazione della DDI, che dunque rappresenta un dovere, definito per legge, sia per le istituzioni scolastiche sia per i lavoratori coinvolti. Un dovere che è correlato strettamente alla missione di ogni comunità educante: quella di garantire, a tutti, l’istruzione”.

Nel merito affronta tre questioni.

1. Orario di servizio

- Il personale docente è ovviamente tenuto al rispetto del proprio orario di servizio, anche nel caso in cui siano state adottate unità orarie inferiori a 60 minuti, con gli eventuali recuperi, e alle prestazioni connesse all’esercizio della professione docente, nelle modalità previste dal Piano DDI.

- Il docente assicura le prestazioni in modalità sincrona all’intera classe o a parte di essa integrandole con attività in modalità asincrona a completamento dell’orario settimanale di servizio.

- Lo strumento per la rilevazione delle presenze del personale e degli allievi è il registro elettronico.

- Il docente conserva tutti i diritti sindacali, compreso quello di partecipazione alle assemblee sindacali indette in orario di servizio.

- Le attività funzionali all’insegnamento si svolgono secondo il calendario annuale delle attività, che può essere rivisto a seconda delle specifiche situazioni.

- Le riunioni degli organi collegiali si devono svolgere a distanza ai sensi dell’articolo 1, comma 9, lettera s) del DPCM 3 novembre 2020.

- Il docente ha facoltà di introdurre opportuni momenti di pausa nel corso della lezione in DDI, anche in funzione della valorizzazione della capacità di attenzione degli alunni. Tale possibilità è prevista anche nel caso siano state adottate unità orarie inferiori a 60 minuti.

2. Luogo e strumenti di lavoro

Nel rispetto delle deliberazioni degli organi collegiali nell’ambito del Piano DDI:

- il luogo di lavoro da cui si può fare didattica a distanza non deve necessariamente coincidere con la scuola;

- va data informativa alla RSU sui criteri generali per l’individuazione della sede di lavoro dei docenti;

- le istituzioni scolastiche dovranno verificare l’effettiva ed eventuale necessità di strumentazione e connessione del personale docente a tempo determinato, soddisfacendola anche attraverso lo strumento del comodato d’uso.

3. Personale docente in quarantena ovvero in isolamento fiduciario (QSA)

- Il docente risultato positivo al Covid-19, ove espressamente posto in condizione di malattia certificata risulta impossibilitato allo svolgimento della prestazione lavorativa;

- il docente in quarantena, se non collocato in malattia certificata, potrà svolgere la DDI dal proprio domicilio compatibilmente con le difficoltà organizzative personali o familiari di cui la scuola dovrà farsi carico.

E quindi uscimmo a riveder le stelle

Certo, è innegabile la complessità di una modalità di lavoro non contemplata dalle norme – quelle vigenti prima dell’emergenza epidemiologica - al pari dell’intricato scenario attuale in cui, a tutto il personale della scuola, viene richiesto un impegno eccezionale che passa, anche, da adattamenti del proprio stile di vita e di lavoro.

Con la firma dell’ipotesi di contratto, si permette alla scuola, in questa fase, di intravedere un percorso più nitido esattamente come quel cielo stellato, intravisto da Dante e Virgilio lungo il percorso della risalita dal profondo della terra. Riveder le stelle permette ai marinai di orientare la rotta della navigazione, impedendo loro di smarrirsi nel grande mare dell’essere. Ministero e parti sociali, per non smarrirsi, dovranno dare sostanza agli impegni sottoscritti e, dovranno farlo con l’obiettivo di superare e rimuovere quegli ostacoli che hanno caratterizzato dapprima la DaD e poi la DDI.

Roberto CALIENNO

La scuola è salute!

Un appello sul valore delle scuole aperte

Daniele NOVARA

Il rischio di una nuova chiusura generalizzata della scuola

Ciò che sta succedendo a bambini e ragazzi in questo finale di 2020 ha dell’inverosimile. Già segnati da mesi costretti in casa senza la scuola (la scuola in presenza!), senza gli amici (se non attraverso i videoschermi), senza lo sport e le abituali attività ricreative, stanno correndo il grave rischio di vedere replicata questa situazione. Per alcuni, purtroppo, è già in atto.

Le voci che arrivano da Roma sembrano sempre più orientate a una nuova chiusura delle scuole. Una chiusura che non potrà essere senza conseguenze che appaiono ancora, di nuovo, costantemente ignorate. Una chiusura che avrà, inevitabilmente, effetti sul loro stato mentale, sulla loro possibilità di una crescita adeguata, sui danni che la mancanza della scuola può creare sul loro sviluppo. È questo che vogliamo per coloro che rappresentano il nostro futuro? Una generazione in balìa del vuoto e del nulla? E tutto perché ancora c’è chi è convinto che siano loro i portatori del virus? Le scuole sono invece uno dei luoghi più sicuri e controllati, con indici di contagio bassissimi.

Un appello all’opinione pubblica

In tutto questo bailamme, c’è chi si schiera dalla loro parte e cerca di dar voce a chi voce non ce l’ha, o comunque fatica a farla ascoltare. Insieme ad altri specialisti di chiara fama e riconosciuti nell’ambito educativo - Giancarlo Cerini, Roberto Farné, Ivo Lizzola, Raffaele Mantegazza, Anna Oliverio Ferraris, Bruno Tognolini e Silvia Vegetti Finzi - ho promosso, nei giorni scorsi, il Manifesto[1] “La scuola è salute!” proprio contro la chiusura delle scuole. Abbiamo lanciato un appello alle Istituzioni e all’opinione pubblica per sottolineare il ruolo indispensabile della scuola come comunità di apprendimento, luogo di incontro e crescita per bambini e ragazzi, ribadendo la necessità di mantenere aperte le scuole.

La scuola è imprescindibile dalla presenza fisica perché la scuola è – e deve essere – presenza fisica. Come si può parlare di scuola pensando di poter eliminare tutto ciò che è quello scambio reciproco che porta apprendimento? Un monitor non può sostituire la relazione, l’osmosi che si viene a creare in un’aula dove 15-20 studenti – anche inconsapevolmente – prendono dagli altri e a loro volta danno, in un ciclo infinito.

Se a bambini e ragazzi si toglie la scuola la strada inevitabile è quella fatta di ore e ore di videoschermi. Non è una strada, è una deriva. Che spesso i genitori di oggi non sanno gestire perché in difficoltà nel mettere regole chiare e inequivocabili.

Il “surrogato” della didattica a distanza

La scuola non può essere ridotta alla didattica a distanza. Non è più scuola, ne è uno scarno surrogato che crea squilibri sociali e non permette alle fasce più deboli di accedere a un diritto sacrosanto di ogni individuo: l’apprendimento. Con la chiusura delle scuole si imbocca una discesa pericolosa: ritrovarsi con un’intera generazione socialmente isolata e a rischio depressivo.

Se questa primavera i danni ci sono stati – anche se ignorati o fatti passare in sordina, ma non da chi si occupa di educazione -, una seconda chiusura delle scuole, se non addirittura una nuova chiusura totale, potrà solo crearne di nuovi ed esacerbare quelli già esistenti. Per rimediare a un danno, rischiamo davvero di crearne un altro e più grave. A meno che non si voglia, magari fra qualche mese o qualche anno, ritrovarsi a discutere dell’aumento esponenziale dei casi di depressione tra i giovani adulti e altri disturbi.

Non si può assistere in silenzio a questa situazione. È necessario agire e sensibilizzare le istituzioni e l’opinione pubblica affinché prendano atto del rischio che tutti, non solo le nuove generazioni, stiamo correndo: ci stiamo privando del nostro futuro.

Daniele NOVARA

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[1] http://www.vita.it/it/article/2020/11/06/la-scuola-e-salute-otto-specialisti-lanciano-il-manifesto-contro-la-ch/157268/

Manuale per la scuola secondaria - Guida ai concorsi

a cura di Mariella Spinosi, con M. Giacomo Dutto e Leonilde Maloni


Nel nostro sistema nazionale, per diventare insegnanti bisogna superare regolari concorsi. Il DM 95/2016 ha previsto per gli aspiranti docenti non solo il possesso di competenze culturali e professionali, ma soprattutto il possesso di una buona mediazione didattica.

Partendo da questo presupposto, il Manuale si pone l'obbiettivo di indicare tutte le "avvertenze generali", con gli sviluppi legislativi, sociali e culturali.

Il Manuale, con un indice ampiamente dettagliato, si articola in quattro parti:

La prima parte fornisce informazioni essenziali per aiutare i futuri docenti ad orientarsi in maniera adeguata nel mondo dell'educazione, toccando aspetti culturali e sociali, oltre che di psicologia, sociologia e pedagogia.

Nella seconda parte si analizzano gli aspetti metodologici, didattici ed organizzativi, senza tralasciare i punti di vista di docente, Scuola e studenti.

La terza parte ha come focus la governance della scuola con le scelte di ogni indirizzo istituzionale.

Infine, la quarta parte, suddivisa in quattro percorsi tematici offre una riflessione semplice ed essenziale sulle leggi fondative a partire dalla costituzione.

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Manuale per la scuola secondaria - Guida ai concorsi - Supplemento

a cura di Leonilde Maloni e Mariella Spinosi


Il supplemento, fondamentale per completare la preparazione al concorso e diventare buoni insegnanti, integra due importanti ed attuali tematiche: la prima riguarda l'insegnamento dell’Educazione Civica, che impegna tutti gli insegnanti a costruire azioni didattiche su tre assi portanti: la Costituzione, sviluppo sostenibile e cittadinanza digitale.

La seconda tematica risponde all’esigenza prioritaria di tutti i candidati, cioè quella di “superare il concorso”. Il Manuale infatti, si presenta come uno strumento operativo, che supporti l’aspirante insegnante durante la fase della preparazione alla prova concorsuale e a seguire le giuste direttive, partendo dalle indicazioni del regolamento (DM 201/2020) e del bando (Decreto dipartimentale 499/2020).

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Manuale per la scuola primaria - Guida ai concorsi

a cura di M. Spinosi, con G. Cerini e S. Loiero


Il libro, articolato in quattro capitoli e un'appendice, costituisce uno strumento indispensabile per il futuro insegnante, lo aiuta a padroneggiare tutte le competenze necessarie per diventare un professionista di qualità. Serve anche ai docenti in servizio per la ricchezza dei suggerimenti e per gli esempi di percorsi didattici ivi contenuti.

Il primo capitolo contiene i fondamenti pedagogici, sociali e psicologici con riflessioni sulle principali questioni e con riferimenti alle teorie e alle scuole di pensiero su cui si sono fondate le nostre scelte istituzionali.

Il secondo capitolo affronta i temi basilari per diventare docenti, cioè tutti i presupposti per l'insegnamento apprendimento: curricolo, competenze, ambiente di apprendimento, documentazione, gestione della classe, valutazione, certificazione ed altro.

Il terzo capitolo è dedicato alla “didattica in azione”: ci sono nove percorsi disciplinari, alcuni esempi di prove di verifica e di compiti in situazione.

Il quarto capitolo riguarda gli aspetti di natura organizzativa e istituzionale con attente analisi delle Indicazioni per il curricolo, autonomia scolastica, offerta formativa, valutazione e rendicontazione e con una ricostruzione essenziale della storia della scuola primaria.

Infine il neo docente, per potersi muoversi nel mondo delle norme, può avvalersi di un'appendice in cui sono riassunte, in maniera semplice ed efficace, tutte le principali disposizioni che regolano la vita della scuola.

Una tabella di corrispondenza tra l'insieme dei temi richiesti nel programma di concorso e di quelli trattati nel manuale permette di non tralasciare nulla. Potrà essere un utile dispositivo di orientamento sia nella fase di prima lettura, sia in quella di consolidamento della preparazione

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16 novembre 2020

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n. 211

Sezioni primavera: a che punto siamo?

Stefania BIGI

Le sezioni primavera

Tra le tipologie di servizi educativi per l’infanzia previste dal decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65, che ha istituito il Sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita ai sei anni, sono annoverate le sezioni primavera.

Attivate in via sperimentale con la legge finanziaria 2007 (L. 296/2006 l’art. 1 c. 630) per fare fronte alla crescente domanda di servizi educativi, fino al 2013 hanno funzionato come servizio educativo integrato grazie a reiterati accordi assunti in Conferenza Unificata finché nel 2013 l’Accordo quadro n. 83/CU le ha messe a sistema e ne ha definito i criteri essenziali. Da allora l’Accordo quadro è stato confermato con cadenza annuale, fino all’ultimo in ordine di tempo del 6 agosto 2020.

Caratteristiche del servizio

Le sezioni primavera accolgono i bambini tra i 24 e i 36 mesi d’età in un percorso formativo in continuità con il nido e con la scuola dell’infanzia alle quali sono prevalentemente associate e, oltre ad offrire una risposta qualificata alle esigenze “conciliative” dei genitori, mirano al progressivo superamento dell’improprio ricorso all’iscrizione anticipata alla scuola dell’infanzia. Le sezioni primavera, infatti, hanno un progetto specifico di educazione e cura improntato a criteri di qualità pedagogica, flessibilità, rispondenza a questa specifica fascia d’età, diversamente dalle scuole dell’infanzia che sono progettate per accogliere i bambini dai tre anni in poi.

Per il funzionamento delle sezioni primavera vengono stipulate specifiche intese tra gli Uffici Scolastici Regionali e le Regioni.

Possono attivare sezioni primavera le scuole dell’infanzia statali e paritarie e, in subordine, i nidi gestiti direttamente dai Comuni o gestiti da soggetti convenzionati e autorizzati. L’autorizzazione al funzionamento e la vigilanza sono in capo ai Comuni, che possono fornire anche risorse umane, strumentali e di servizi per il funzionamento, le quali si sommano a specifici finanziamenti statali e regionali.

In base all’Accordo quadro le sezioni primavera devono trovare collocazione in locali e spazi sicuri, funzionali e idonei alle esigenze dei bambini, dotati di arredi e materiali adatti alle esperienze di relazione e di apprendimento, devono avere un progetto educativo in continuità e raccordo con i percorsi precedenti e successivi ed essere caratterizzate da una frequenza ad orario flessibile tra le cinque e le otto ore giornaliere, un ridotto rapporto numerico educatori-bambini (non superiore a 1:10), piccoli gruppi omogenei d’età (tra i 10 e i 20 bambini).

La situazione nell’a.s. 2018/19

Nel settembre 2019 il Ministero dell’Istruzione ha dato l’avvio alla rilevazione dei dati riguardanti le sezioni primavera funzionanti nell’anno scolastico 2018/19 finanziate e non finanziate con lo specifico fondo statale. L’elaborazione, a cura dell’Ufficio II della Direzione generale per gli ordinamenti scolastici, è pubblicata nella sezione 0-6 del sito ministeriale a questo link:

https://www.miur.gov.it/documents/20182/0/analisi+dati+monitoraggio+sezioni+primavera+a.e.+2018-19.pdf/7dc56ef0-d7a0-4167-da74-8eb9213c789f?t=1604999551592

Si riporta di seguito una breve sintesi dei dati raccolti dal Ministero presso gli Uffici Scolastici Regionali.

Nell’a.s. 2018/19 sono 1.710 le sezioni primavera che hanno beneficiato di una quota del finanziamento statale dedicato che ammonta complessivamente a circa 9.907.000 € annui e viene assegnato dal Ministero agli U.S.R. in proporzione al numero di bambini di due anni residenti nella Regione e al numero di sezioni autorizzate. La Regione Sicilia ha finanziato le sezioni rimaste escluse da tale fonte di finanziamento con una quota parte del Fondo nazionale 0-6 (art. 12 d.lgs. 65/2017), facendo arrivare complessivamente le sezioni finanziate a 1.825, pari al 94% delle sezioni attive (1.940). Solo 115 sezioni, quindi, non hanno avuto accesso ad uno specifico stanziamento statale. È utile ricordare che, in quanto servizi educativi 0-3, i singoli enti locali, in base alle priorità individuate dalle delibere delle Regioni, possono finanziare le sezioni primavera anche attraverso il Fondo nazionale 0-6.

Geografia delle sezioni primavera

Più della metà delle sezioni primavera si trova nel nord Italia (51%), tuttavia anche nel sud e nelle isole si registra una buona percentuale di servizi attivi (39%). La Lombardia, con le sue 443 sezioni attive, tutte ammesse al fondo statale, risulta la più ricca; la Regione Marche risulta quella con il minor numero di sezioni primavera funzionanti (21).

I Comuni più piccoli, non capoluogo di regione o di provincia, sono quelli nei quali questi servizi sono più diffusi.

L’Accordo del 2013 prevede che le sezioni primavera siano prevalentemente aggregate a scuole dell’infanzia: i dati raccolti dimostrano un sostanziale rispetto dell’indicazione. L’88% delle sezioni, infatti, è associato ad una scuola dell’infanzia, lo 0,26% a strutture che comprendono sia un nido sia una scuola dell’infanzia. Le sezioni primavera sono aggregate a scuole dell’infanzia soprattutto al nord, mentre nell’Italia centrale cresce la percentuale di quelle associate a nidi.

La stragrande maggioranza delle sezioni primavera (1.494, pari al 77%) è associata a scuole dell’infanzia paritarie a gestione privata, che paiono le più vivaci nel cogliere questa opportunità di offrire un servizio dedicato ai bambini di due anni.

Quando la gestione delle sezioni primavera è svolta direttamente dai Comuni, la tendenza vede ancora prevalere leggermente l’aggregazione ai nidi rispetto a quella a scuole dell’infanzia (95 rispetto a 63) e questa tendenza prevale al nord.

Le sezioni primavera “statali”

Le sezioni primavera associate a scuole dell’infanzia statali sono solo 158, pari all’8%. Le cause di un numero così ridotto possono essere ricondotte all’assenza di uno specifico impianto ordinamentale per la fascia 24-36 mesi nella normativa vigente e di procedure di reclutamento per il personale educativo. In effetti il D.P.R. 81/2009, che disciplina il funzionamento della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, non riporta alcuna previsione per le sezioni primavera e le Indicazioni nazionali per il curricolo (D.M. 254/2012), che ci offrono i traguardi per lo sviluppo delle competenze al termine della scuola dell’infanzia, non fanno accenno esplicito al progetto educativo di questo servizio dedicato ai più piccoli.

Più vivaci nell’attivazione di sezioni primavera si mostrano le scuole statali del sud Italia e questo potrebbe essere letto come offerta di un’alternativa all’iscrizione anticipata alla scuola dell’infanzia.

Una presenza che si sta consolidando

I dati mostrano che dal 2007 ad oggi qualcosa si è mosso e un numero sempre più consistente di famiglie si rivolge ai servizi educativi per l’iscrizione dei bambini tra 2 e 3 anni.

La strada per un’ampia e uniforme diffusione delle sezioni primavera è ancora lunga. Passi avanti si sono compiuti con il d.lgs. 65/2017, che dà loro voce in un sistema integrato 0-6 che sta via via prendendo forma (sono in dirittura d’arrivo le Linee pedagogiche), e un impulso ulteriore allo sviluppo potrà arrivare dagli Orientamenti nazionali per i servizi educativi in via di elaborazione da parte della Commissione 0-6.

I dati ISTAT relativi al 2018/19[1] mostrano un lieve calo della quota degli anticipatari, che rappresentano, tuttavia, ancora il 14,8% dei bambini di 2 anni. Nel tempo i dati hanno mostrato una stretta correlazione tra l’iscrizione anticipata alla scuola dell’infanzia e la scarsa diffusione dei servizi 0-3 in alcune aree del Paese: laddove le famiglie non trovano un’offerta adeguata (per presenza del servizio sul territorio, disponibilità di posti, accessibilità dei costi, flessibilità organizzativa), maggiore è il ricorso a servizi non progettati specificamente per questa fascia d’età.

Un “tassello” di un più ampio sistema integrato “zerosei”

Le sezioni primavera rappresentano una risposta efficace al bisogno di educazione e cura prima dell’ingresso alla scuola vera e propria: l’indagine ISTAT sul reddito e le condizioni di vita (EU-SILC) del 2017[2] mostra come le iscrizioni ai servizi 0-3 crescano in modo evidente in relazione all’età dei bambini. Se solo il 4% dei bambini al di sotto dell’anno d’età frequenta un servizio educativo, la percentuale cresce al 21,9% se si prendono in considerazione i bambini tra 1 e 2 anni e al 45,8% se si prendono in esame quelli tra i 2 e i 3 anni. Tra questi sono compresi gli anticipatari, sia “regolari”, cioè nati entro il 30 aprile dell’anno successivo, sia “irregolari”, cioè nati successivamente, che troverebbero sicuramente un ambiente educativo più adeguato alle loro caratteristiche ed al loro diritto di educazione e cura proprio nelle sezioni primavera.

È ora, quindi, di dare un impulso allo sviluppo di questo servizio consolidando le esperienze di questi anni e diffondendole uniformemente sul territorio, principalmente nelle aree dove gli altri servizi sono ancora carenti.

Stefania BIGI

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[1] Report Offerta di asili nido e servizi integrativi per la prima infanzia - anno educativo 2018/19, ISTAT

[2] Indagine riportata in Nidi e servizi educativi per l’infanzia – Stato dell’arte, criticità e sviluppi del sistema educativo integrato 0-6, Dipartimento per le politiche della famiglia, giugno 2020

La lezione di Sergio Neri

Luciano RONDANINI

L’esperienza giovanile

Vent’anni fa, il 18 ottobre 2000 ci lasciava Sergio Neri, uno dei pedagogisti più autorevoli della seconda metà del Novecento. Chi ha avuto la fortuna di lavorare con Sergio sa quanto conti il valore della riconoscenza e quanto sia tuttora attuale il suo ricordo.

Modenese di San Felice sul Panaro, trascorse la sua infanzia in una frazione di Mirandola dove il padre, artigiano e assessore del Comune, gli inculcò una spiccata sensibilità politica verso le classi sociali più emarginate.

Maestro elementare, direttore didattico, ispettore scolastico, coordinatore delle scuole comunali dell’infanzia di Modena dal 1971 al 1987, Sergio Neri ha dedicato la vita alla scuola italiana percorrendo la nostra penisola in lungo e in largo, incontrando migliaia di insegnanti e genitori, che apprezzavano la sua parola cordiale, profonda, pragmatica.

Sergio Neri educatore

Ha scritto Andrea Canevaro che “Sergio Neri ha vissuto la polivalenza della figura professionale in campo educativo”. Verissimo! Il tratto però che lo ha contraddistinto più di ogni altro è quello di essere stato sempre uno straordinario “educatore”. Questa sua peculiarità gli derivava dalle esperienze giovanili nel movimento scoutistico (anni Cinquanta) e successivamente nelle attività svolte nella colonia estiva di Saint-Hilaire, che sarà oggetto della sua tesi di laurea. Nel piccolo centro della Vandea francese, ottimo per la salubrità del clima, venivano inviati bambini e ragazzi di Villejuif, un sobborgo della banlieu parigina, gemellato con Mirandola.

Nella sua tesi Sergio Neri mette in rilievo gli aspetti innovativi di quella struttura educativa, in primis l’organizzazione comunitaria della vita quotidiana nella quale le routine (risveglio, pulizia personale, pasto, riposo) assumevano una valenza altamente formativa.

Sergio Neri (primo in piedi da sinistra), monitore, nella colonia di Saint-Hilaire

La pedagogia delle colonie estive “innovative”

Il modello della colonia francese non rispecchiava lo schema tipico dell’organizzazione scolastica, ma era pensato per rendere il tempo libero “liberato” da vincoli tipici dei contesti formali. I bambini potevano scegliere le attività da un repertorio molto ricco di opportunità e in un clima di totale fiducia tra adulti e ragazzi. I primi stabilivano con i secondi relazioni semplici e sincere, offrendo consigli, suggerimenti e soprattutto valori testimoniali. Così l'apprendimento e il rispetto delle regole si realizzavano in un contesto di relazioni costruttive, alla cui base venivano poste la possibilità di soddisfare i propri bisogni e interessi, la presenza di un ambiente ricco e attivo, le esigenze della vita collettiva e le responsabilità da assumere.

L’esperienza francese lo spinse a proporre al comune di Modena un modo diverso di organizzare i soggiorni estivi per i bambini della realtà emiliana e il comune di Mirandola gli affidò l’incarico di organizzare in senso educativo e non assistenziale le case di vacanza a Dogana Nuova sull’Appennino modenese e a Pinarella di Cervia sulla costa romagnola.

La scuola, esperienza di inclusione

La sua vita di giovane educatore e di maestro elementare influì notevolmente sulla scelta di abbattere le istituzioni totali e costruire le premesse perché la scuola si aprisse a tutte le forme di diversità. Non è un caso che nei soggiorni estivi da lui organizzati fossero inseriti bambini e bambine con disabilità. Una vera e propria “rottura epistemologica” se consideriamo la cultura del tempo. Dal 1970 al 1972 Sergio Neri fu nominato direttore dell’Istituto Charitas di Modena nel quale erano ricoverati centinaia di persone handicappate. Sulle ali della contestazione a tutte le strutture totalizzanti che caratterizzarono quel decennio, egli si impegnò ad abbattere quella realtà, supportato anche da lungimiranti scelte politiche nazionali sfociate nella legge 118/1971, nella Relazione Falcucci 1975 e nella legge 517/1977.

Sergio Neri aveva capito in anticipo che l’educazione degli alunni con disabilità non deve impegnare solo la scuola ma l’intera comunità. L’integrazione, scriveva nel 1999, deve indicare “l’opportunità che le scuole imparino a integrare le risorse interne (competenze professionali, disponibilità, atteggiamenti, saperi, discipline, laboratori, orari, ecc.) e quelle esterne (musei, biblioteche, professionisti, botteghe artigiane, ambienti naturali, aziende)”

(Neri, 1999). Il PEI, dunque, deve allargarsi alle opportunità del territorio e trasformarsi in un vero e proprio progetto di vita.

Una pluralità di interessi: dalla scuola dell’infanzia al tempo pieno

La sua instancabile attività per l’inclusione degli alunni con disabilità nella scuola andò di pari passo con un’altra battaglia di quegli anni: il tempo pieno. Sulla scorta della sua esperienza a Saint-Hilaire, egli comprese immediatamente che questo tempo scuola sarebbe stato veramente innovativo solo se si fosse saldato con le opportunità offerte dal territorio. Per questo, scriveva: “il tempo pieno non perda mai il contatto con l’ambiente circostante, con i genitori e le forze sociali e soprattutto con le altre scuole elementari” (Neri, 1980).

Il modello inclusivo della nostra scuola deve molto al pensiero e all’azione di Sergio Neri. Le prime avvisaglie della malattia che non gli avrebbe dato scampo si manifestarono nel 1999: il Ministro dell’allora Pubblica Istruzione, Luigi Berlinguer, lo aveva nominato due anni prima Coordinatore dell’Osservatorio Nazionale Permanente per l'integrazione dei “portatori di handicap”.

Dal 1973 inizia la sua esperienza di direttore di una delle riviste scolastiche più diffuse in Italia, L’educatore, edita dalla Fabbri. Mantenne questo incarico fino alla sua scomparsa.

Pur essendo una rivista rivolta ai maestri della scuola elementare, egli trovò il modo per inserire dei fascicoli interni (Tresei) dedicati alla scuola dell’infanzia, che egli contribuì a rinnovare radicalmente mediante l’attivo lavoro svolto nella Commissione Zoso-Scurati (1988-1991), che precedette l’approvazione degli Orientamenti 1991 della scuola dell’infanzia statale. Questo Documento costituisce ancora oggi una delle narrazioni più rappresentative dell’importanza di questo segmento educativo nel panorama scolastico italiano.

Sergio Neri, un vero pedagogista di strada

Sergio Neri è stato per tanti un compagno di strada, una voce autorevole, un paziente tessitore di idee, che dopo la sua morte hanno preso ancora più vigore. Preferiva la profondità del pensiero alle facili scorciatoie e soprattutto non ha mai ostentato la sua “superiorità”. Anche per questo, oltre che per la sua personale cordialità, la sua lezione continua. L’Associazione “Sergio Neri” con sede a Mirandola è luogo di memoria attiva di questa straordinaria figura che tanto ha dato alla scuola e alla cultura pedagogica italiana.

Bibliografia

Canevaro A. (2005), Presentazione del libro a cura di Irene Veronesi, L’alfabeto di Sergio Neri, Erickson, Trento

Neri S. (1980), Dove va il tempo pieno, in L’Educatore, Tresei n. 9/10 del 15-01-1980

Neri S. (1999), L’integrazione: una scelta irreversibile della scuola e dell’intera società, in Ianes D. e Tortello M., Handicap e risorse per l’inegrazione, Trento, Erickson

Luciano RONDANINI

Previdenza complementare e prospettive della qualità della vita futura

Fulvio Rubino
Pagine 112, Formato A4, euro 20,00
settembre 2020


Come è cambiato il mercato del lavoro in quest’ultimo trentennio?

A che età i giovani iniziano una storia contributiva e come pensano il loro futuro?

Quali sono le prospettive previdenziali e le convenienze dell’adesione alla Previdenza Complementare?

Un’analisi dettagliata ed argomentata sull’involuzione del welfare pubblico in Italia ma, anche, uno spiraglio di... speranza per un futuro che appare sempre più incerto. Con questi scritti l’autore vuol “narrare”, argomentando, la conoscenza di una grande opportunità che i giovani hanno, ma che i più ignorano: la previdenza complementare negoziale quale strumento compensativo e complementare alla pensione pubblica per “assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa” (art. 36 Costituzione) anche attraverso lo sviluppo e la diffusione di una cultura finanziaria necessaria ad affrontare con consapevolezza la complessità della società contemporanea.

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