L’istruzione parentale è tornata con forza al centro dell’attenzione del sistema scolastico italiano. Le recenti Linee guida emanate dal Ministero dell’Istruzione e del Merito (nota 18 dicembre 2025 n. 100196) offrono un quadro organico di riferimento, utile a chiarire diritti, doveri e responsabilità connesse a questa modalità di assolvimento dell’obbligo di istruzione. Mentre intorno aumenta la varietà delle opzioni formative, questo documento cerca di dare risposte pratiche a genitori e istituti, senza mai perdere di vista il bisogno reale dei minori di imparare nel migliore dei modi. Per i docenti e i dirigenti scolastici, si tratta di un testo che sollecita riflessioni non solo amministrative, ma anche culturali e pedagogiche.
L’istruzione parentale nel sistema educativo italiano
Invece delle aule tradizionali, alcuni bambini o ragazzi imparano tra le mura di casa, nel territorio, utilizzando modalità e strumenti non istituzionali. Questo metodo ha un nome preciso: educazione parentale. I sostenitori di tale approccio sono dell’avviso che il dovere formativo verso le nuove generazioni non deve necessariamente coincidere con la frequenza della scuola pubblica, ma può realizzarsi in una pluralità di contesti capaci di rimettere al centro la libertà educativa e i ritmi individuali di apprendimento.
L’istruzione parentale, spesso indicata con i termini homeschooling o home education, è comunque una modalità riconosciuta dall’ordinamento italiano per adempiere all’obbligo di istruzione. Essa consiste nell’istruzione impartita direttamente dai genitori o da persone da loro delegate e può comprendere anche la frequenza di scuole non statali, non paritarie iscritte negli albi regionali.
Esiste però un contrappeso: un controllo non punitivo, ma di natura preventiva. Ai genitori che scelgono l’istruzione parentale, lo Stato impone rigidi meccanismi di monitoraggio per evitare che la legittima libertà di scelta possa involontariamente limitare o comprimere il diritto fondamentale dei figli a ricevere una formazione di qualitÃ
I fondamenti costituzionali e sovranazionali
Il riconoscimento dell’istruzione parentale non è un’eccezione al sistema, ma un diritto che trova il suo fondamento primario nell’articolo 30 della Costituzione, il quale attribuisce ai genitori il diritto-dovere di mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio. Questo precetto costituzionale configura l’istruzione come una funzione propria della famiglia, che precede l’intervento statale. Tuttavia, tale autonomia non è assoluta: essa si intreccia con l’articolo 34 della Costituzione, che definisce l’istruzione come un bene di rilevanza sociale, rendendola obbligatoria e gratuita. Ne deriva un delicato equilibrio giuridico: se da un lato la famiglia ha la libertà di scelta del metodo, dall’altro lo Stato conserva un potere di vigilanza affinché sia garantito il diritto soggettivo del minore a ricevere un’istruzione adeguata, in linea con l’interesse pubblico.
A rafforzare questa impostazione intervengono i trattati internazionali, che agiscono come fonti di rango superiore nell’ordinamento italiano:
- la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (Art. 26) riconosce ai genitori il “diritto di priorità ” nella scelta del genere di istruzione da impartire ai propri figli;
- la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) e la Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE (Art. 14) sanciscono il rispetto della libertà dei genitori di assicurare l’educazione e l’insegnamento conformemente alle loro convinzioni religiose, filosofiche e pedagogiche.
In questo contesto, le attuali Linee Guida non operano in un vuoto normativo né introducono ex novo il diritto all’homeschooling; esse rappresentano piuttosto lo strumento amministrativo che traduce i principi costituzionali in prassi operativa. La cornice giuridica che ne emerge attribuisce alla scuola un ruolo di garanzia e di tutela: l’istituzione scolastica non si sostituisce alla famiglia, ma agisce come sentinella della qualità del percorso formativo attraverso l’esame di idoneità annuale, assicurando che la libertà educativa non si trasformi in una lacuna nell’apprendimento del minore.
La normativa di riferimento e gli obblighi di legge
In Italia, come abbiamo già accennato, il diritto dovere all’istruzione fonda le sue radici nella Costituzione, ma trova la sua declinazione operativa in un complesso di norme che si è evoluto significativamente nell’ultimo decennio, delineando un delicato equilibrio tra la libertà di scelta educativa e il dovere di vigilanza dello Stato.
La base legislativa fondamentale rimane il Testo Unico della Scuola (D.lgs. n. 297/1994) che riconosce esplicitamente alle famiglie la facoltà di provvedere privatamente all’istruzione dei figli, subordinando tuttavia tale diritto alla dimostrazione della capacità tecnica o economica dei genitori di garantire un percorso didattico adeguato.
Un passaggio decisivo verso una maggiore strutturazione del fenomeno è stato segnato dal D.lgs n. 62/2017, il quale ha introdotto l’obbligo tassativo per gli studenti in istruzione parentale di sostenere esami di idoneità annuali presso una scuola statale o paritaria, garantendo così che i livelli di apprendimento siano omogenei rispetto al sistema nazionale e permettendo il passaggio formale alla classe successiva
Questo quadro normativo è stato ulteriormente blindato dal DM 8 febbraio 2021, n. 5 che ha trasformato la comunicazione formale al dirigente scolastico da semplice notifica a un atto di rendicontazione progettuale. La norma impone infatti alle famiglie non solo di dichiarare la scelta dell’istruzione parentale, ma di allegare un progetto didattico-educativo che ne dimostri la solidità sostanziale. Tale documento non può essere una generica dichiarazione d’intenti, ma deve dettagliare gli obiettivi di apprendimento e le scelte metodologiche, garantendo una coerenza di fondo con il profilo dello studente e con i traguardi di competenza previsti dalle Indicazioni Nazionali. In questo modo, il legislatore ha sancito che la libertà educativa non è una zona franca, bensì un percorso monitorato in cui la famiglia si assume l’onere di provare la propria capacità tecnica di garantire un’istruzione equivalente a quella statale.
In tempi ancora più recenti, il legislatore ha manifestato una volontà di controllo ancora più stringente attraverso il DL n. 123/2023, noto come Decreto Caivano e convertito nella Legge 13 novembre 2023, n. 159, che ha inasprito drasticamente le sanzioni in caso di inadempienza dell’obbligo di istruzione.
Tali misure hanno introdotto una specifica responsabilità penale ai sensi dell’articolo 570-ter del Codice penale, trasformando l’elusione scolastica in un reato punibile con la reclusione e potenziando i poteri di vigilanza in capo ai Sindaci e ai Dirigenti scolastici.
In questo scenario, la scelta dell’istruzione parentale non si configura più come una semplice opzione privata, ma come una piena assunzione di responsabilità che lega indissolubilmente la libertà educativa al rispetto di precisi adempimenti formali e sostanziali, rendendo la famiglia direttamente garante del successo formativo del minore davanti alle istituzioni dello Stato.
Gli adempimenti richiesti alle famiglie
Le recenti Linee Guida (emanate il 18 dicembre 2025) agiscono come un vero e proprio protocollo di garanzia, chiarendo in modo minuzioso gli obblighi annuali a carico dei genitori. Il legislatore ha voluto eliminare ogni zona d’ombra, trasformando la dichiarazione d’intenti dei genitori in un impegno documentale rigoroso. Entro i termini stabiliti per le iscrizioni scolastiche, i genitori devono presentare una comunicazione preventiva al dirigente scolastico del territorio di residenza, individuando formalmente un istituto che assuma la funzione di scuola vigilante. Questo passaggio non è una mera notifica, ma l’attivazione di un cordone ombelicale tra la famiglia e il sistema pubblico.
Alla comunicazione devono essere allegati tre documenti fondamentali che sostanziano la scelta parentale:
- Dichiarazione di capacità tecnica o economica Un’attestazione in cui i genitori dimostrano di possedere le risorse (culturali o finanziarie) per garantire al minore un’istruzione di qualità , evitando che la scelta si traduca in un deficit formativo;
- Progetto didattico-educativo di massima. È un documento che deve essere esplicitamente coerente con le Indicazioni Nazionali per il curricolo. Non basta più una generica intenzione di istruire; serve un piano che specifichi obiettivi, tempi e metodologie, permettendo alla scuola vigilante di valutare la serietà del percorso proposto;
- Impegno all’Esame di Idoneità . Il riconoscimento della validità dell’anno scolastico resta subordinato alla partecipazione dell’alunno agli esami annuali, garantendo l’allineamento con i coetanei scolarizzati.
Tali adempimenti non sono una tantum, ma devono essere rinnovati ogni anno, fino all’assolvimento dell’obbligo di istruzione. Questo meccanismo di rinnovo annuale serve a confermare il carattere continuativo e non episodico della responsabilità educativa assunta dalle famiglie, permettendo allo Stato un monitoraggio costante e capillare sulla reale tutela del diritto allo studio di ogni minore.
Il ruolo della scuola e del dirigente scolastico
Quando i genitori decidono di istruire i figli a casa, la scuola osserva ma non giudica, agisce come una istituzione che accoglie una scelta di libertà senza pregiudiziali. Le Linee guida ribadiscono che la scelta dell’istruzione parentale non è soggetta ad autorizzazione: il dirigente scolastico prende atto della comunicazione, senza entrare nel merito delle motivazioni educative espresse dalla famiglia. Tuttavia, questa ‘presa d’atto’ non equivale a un disinteresse. Alla scuola è affidata, per legge, una funzione di vigilanza attiva sull’assolvimento dell’obbligo di istruzione, un compito che trasforma il Dirigente in un custode del diritto del minore ad apprendere. Tale funzione si declina in tre direttrici operative:
- rigore amministrativo. La scuola deve garantire la corretta registrazione dei dati nell’Anagrafe Nazionale degli Studenti (SIDI), assicurando che ogni bambino in istruzione parentale sia tracciato nel sistema informativo ministeriale per prevenire fenomeni di dispersione o evasione scolastica;
- raccordo e dialogo: La gestione non si esaurisce nel protocollo di una carta, ma richiede un costante raccordo con le famiglie, inteso come monitoraggio della persistenza dei requisiti tecnici ed economici dichiarati dai genitori;
- funzione di “Bussola” pedagogica. In un’ottica collaborativa la scuola ha il potere-dovere di suggerire eventuali regolazioni del progetto educativo. Qualora la pianificazione presentata dalla famiglia risulti significativamente incoerente con le Indicazioni nazionali per il curricolo, il Dirigente interviene non per imporre un metodo, ma per garantire che il percorso parentale mantenga standard qualitativi tali da permettere allo studente di affrontare con successo gli esami annuali di idoneità .
Gli esami di idoneità come strumento di garanzia
Il fulcro del sistema di controllo previsto per l’istruzione parentale è rappresentato dagli esami di idoneità , che gli studenti devono sostenere annualmente presso una scuola statale o paritaria. Tali esami hanno lo scopo di accertare il raggiungimento degli obiettivi di apprendimento previsti dalle Indicazioni nazionali per la classe di riferimento, garantendo che la libertà di scelta educativa non si traduca in un deficit di preparazione rispetto agli standard nazionali.
- Nel primo Ciclo, le prove si concentrano sulla solidità delle competenze di base. Le verifiche scritte vertono sull’area linguistico-comunicativa e logico-matematica, integrate da un colloquio pluridisciplinare volto a valutare la maturazione complessiva e le competenze di cittadinanza dell’alunno.
- Nel secondo Ciclo, la struttura si fa più analitica, articolandosi in prove scritte e orali calibrate sulle specifiche discipline previste dai piani di studio dell’indirizzo prescelto (Liceo, Tecnico o Professionale). In questo grado, l’esame serve anche a garantire la coerenza con il Profilo educativo, culturale e professionale (PECUP) dello studente.
L’esito, espresso in termini di idoneità o non idoneità , assume un valore decisivo. Non solo condiziona il percorso individuale dello studente, permettendo o meno l’iscrizione alla classe successiva, ma costituisce il dato primario per il monitoraggio complessivo del fenomeno dell’istruzione parentale. Questo sistema di rendicontazione annuale garantisce che la libertà di scelta educativa non si traduca in una dispersione scolastica occulta, ma resti un percorso d’eccellenza vigilato dallo Stato
Inclusione e personalizzazione delle prove
Le Linee guida dedicano un’attenzione specifica agli alunni con disabilità o con disturbi specifici di apprendimento. In questi casi, è previsto l’utilizzo di strumenti compensativi e misure dispensative, in coerenza con la documentazione certificata e con eventuali piani educativi individualizzati o personalizzati. Questo aspetto richiama direttamente la responsabilità pedagogica delle commissioni d’esame e delle scuole coinvolte, chiamate a garantire condizioni eque di valutazione. Anche nell’istruzione parentale, dunque, i principi dell’inclusione e della personalizzazione dei percorsi restano un riferimento imprescindibile.
In sintesi
L’istruzione parentale pone la scuola di fronte a una sfida che non può essere letta esclusivamente in termini procedurali o amministrativi. Essa interroga in profondità il significato dell’obbligo di istruzione come diritto soggettivo del minore e come responsabilità pubblica, chiamando le istituzioni scolastiche a ridefinire il proprio ruolo in un contesto di crescente pluralità delle scelte educative.
Le Linee guida offrono indicazioni operative chiare e puntuali, ma, al tempo stesso, sollecitano una riflessione più ampia sulla funzione della scuola come presidio culturale, educativo e sociale.
La vigilanza sull’istruzione parentale non può ridursi a un controllo formale degli adempimenti, ma deve configurarsi come garanzia sostanziale della qualità dei percorsi educativi, nel rispetto delle Indicazioni nazionali e dei principi di equità e inclusione.
Per la scuola, la sfida consiste nel tenere insieme due istanze solo apparentemente contrapposte: da un lato il riconoscimento della libertà educativa delle famiglie, espressione di un diritto costituzionalmente tutelato; dall’altro la tutela del diritto del minore a un’istruzione completa, sistematica e orientativa, capace di promuovere lo sviluppo integrale della persona e l’esercizio consapevole della cittadinanza.
In questa prospettiva, il dialogo tra famiglie e istituzioni scolastiche assume un valore strategico. Fondato su chiarezza normativa, trasparenza delle procedure e responsabilità condivisa, esso può diventare un terreno fecondo per ripensare il patto educativo, non come semplice ripartizione di competenze, ma come alleanza orientata al bene del minore.
È in questo spazio di confronto che la scuola può riaffermare il proprio ruolo di bene comune, capace di accogliere la pluralità delle scelte educative senza rinunciare alla propria funzione di garanzia democratica dell’istruzione.



