Nel nostro Paese, soprattutto dopo la pandemia, gli istituti scolastici sono stati coinvolti in una molteplicità eterogena di progetti, percorsi formazioni, iniziative trasversali, erogati attraverso modalità sincrone, asincrone o ibride. Tale scenario ha imposto un monte ore, aggiuntivo rispetto all’attività frontale, decisamente ipertrofico, assorbendo energie non solo nella fase di attuazione, ma anche in quelle di pianificazione e gestione logistica. Si consideri la pressione derivante dall’imperativo etico e amministrativo di rendicontare e impiegare l’ingente volume di risorse stanziate dal PNRR, unitamente alla sollecitazione cogente per l’adesione a bandi considerati strategici. A ciò si aggiungono le istanze incalzanti provenienti da una pluralità di stakeholder, quali singoli gruppi di docenti, enti del terzo settore e amministrazioni locali o centrali. Tale complessità prescinde dall’ulteriore richiesta di ampliamento dell’offerta curricolare verso domini emergenti, tra cui l’alfabetizzazione socio-emotiva, l’educazione di genere, la cittadinanza attiva e le competenze digitali applicate ai nuovi paradigmi dell’intelligenza artificiale.
Il sovraccarico stordente di impegni ed emergenze
Dunque, una marea di impegni che poi ha trascinato con sé la necessità di monitoraggi, valutazioni, rendicontazioni, questionari, che hanno implicato anche approcci ad una molteplicità di piattaforme che non sempre dialogano tra loro. Le evidenze documentano un incremento esponenziale dei carichi didattici, organizzativi e gestionali, la cui entità appare difficilmente compatibile con la sostenibilità professionale del ruolo.
Parallelamente a tale ipertrofia amministrativa, emerge anche un’inedita complessità nella gestione delle dinamiche di classe: un numero crescente di discenti manifesta, sempre più frequentemente, condotte disfunzionali riconducibili a deficit dell’attenzione, criticità nei processi di concentrazione e marcate fragilità nella sfera della convivenza civile e relazionale. Insomma, è chiaro che i sistemi scolastici, e non solo quello italiano, siano intrappolati in un presente saturato da richieste, che paiono non revocabili e da emergenze su molteplici fronti in continua crescita. Tutto questo non fa che generare forme eclatanti di burnout, sia tra docenti sia tra dirigenti, che inquinano le relazioni e la capacità di agire e deteriorano il rapporto educativo.
Occorre, allora, prestare ascolto a questa situazione trovando le strade per tornare all’essenziale, pensando alla possibilità di ridurre, togliere, focalizzare su quello che più conta, ritrovare il filo rosso dell’educare e dell’accompagnare le nuove generazioni in una condizione planetaria dove le ombre sembrano prevalere sulle luci.
Il potere del “meno” nelle scuole
Il numero di dicembre 2025 della prestigiosa rivista internazionale Educational Leadership, monograficamente dedicato al tema «The Power of Less in Schools», muove da una rigorosa disamina delle criticità strutturali che oggi gravano sulle istituzioni scolastiche.

Il volume delinea una prospettiva alternativa, offrendo spunti teorici e operativi di particolare rilievo nel quadro della leadership che possiamo definire leggera. Tali sollecitazioni appaiono quanto mai attuali e meritevoli di approfondimento, configurandosi come preziose coordinate per promuovere un modello di gestione scolastica improntato all’essenzialità e alla sostenibilità relazionale
Nell’articolo di Sarah McKibben[1], il concetto di “tapis roulant edonico”, ovvero l’insaziabile tendenza umana a inseguire nuovi obiettivi senza mai sentirsi appagati, viene usato per spiegare perché le scuole continuino ad accumulare progetti e iniziative senza sosta.
Questa rincorsa frenetica a tecnologie e programmi extra finisce per soffocare l’apprendimento autentico. Invece di aggiungere incessantemente nuove materie e contenuti, le scuole dovrebbero analizzare i dati a disposizione per eliminare il superfluo e concentrarsi solo sulle iniziative davvero efficaci.
L’enfasi del sistema scolastico dovrebbe tornare sulla progettazione didattica essenziale, un processo di “sottrazione” che recuperi la centralità di obiettivi piccoli ma fondativi, come l’insegnamento di una scrittura efficace e consapevole.
Questa ricerca dell’essenziale non è però un mero esercizio tecnico, richiede, innanzitutto, un profondo atto di umiltà, la prima dote cardine della “leadership educativa leggera”. Solo un docente disposto a spogliarsi della propria infallibilità può infatti accettare l’incertezza insita nelle sfide contemporanee, a partire dall’integrazione dell’intelligenza artificiale, che non deve essere, però, intesa come minaccia, ma come campo di sperimentazione aperta. Abbracciare questa postura significa avere il coraggio di eliminare il superfluo, burocratico e contenutistico, per liberare lo spazio necessario a una connessione autentica tra docenti e studenti. In questo vuoto rigenerato, la tecnologia smette di essere un ulteriore carico per diventare un volano di apprendimento profondo, capace di trasformare la trasmissione del sapere in un’esperienza viva che va ad incidere sul progetto di vita degli alunni.
Ritornare all’essenziale
Justin Reich e Tara Laskowski[2], dal conto loro, citano l’efficace metafora di Anthony Bryk, ricercatore in ambito educativo, che ha coniato l’espressione “scuole-albero di Natale”. Secondo questa visione ogni attore sociale, dai decisori politici alle famiglie, percepisce la scuola come un supporto su cui apporre il proprio addobbo. Però il problema è che le persone sono troppo appassionate del loro specifico addobbo. L’entusiasmo per il singolo ornamento impedisce di guardare l’insieme e si continua ad aggiungere peso in modo compulsivo, ignorando che la struttura dell’albero ha un limite fisico. Sono pochi coloro che hanno la lucidità di osservare l’albero nel suo insieme e accorgersi che, sotto il peso di troppi addobbi non coordinati, l’intera struttura rischia il collasso.
Bisogna, dunque, cambiare rotta, andare verso una nuova visione che adotti un design per sottrazione come principio cardine: eliminare tutto ciò che è superfluo. Questo significa cancellare quelle piccole regole di controllo che servono a poco, rendere le comunicazioni più rapide e tagliare la giungla di scartoffie. Solo liberando la scuola da questo peso inutile potremo restituire a insegnanti e studenti l’ossigeno necessario per concentrarsi su ciò che conta davvero: imparare e crescere insieme.
Laskowski e Reich ci mettono anche in guardia contro l’illusione dell’efficienza tecnologica (come l’IA), che spesso aggiunge complessità o alienazione, invece di valore, suggerendo che le scuole hanno bisogno di quella sobrietà capace di sviluppare concentrazione sugli obiettivi educativi fondamentali, piuttosto che di “novità scintillanti”.
Un approccio SMART: meno è di più
Thomas Hatch, da parte sua, ricorda che Ted Sizer, fondatore della Coalition of Essential Schools è un sostenitore dello slogan Less is More (Meno è di più). “Fare meno – dice Hatch – dipende tuttavia dal riconoscere che fare troppo è controproducente”[3]. La ricerca ha dimostrato che anche studiare troppo offre pochi benefici aggiuntivi e interferisce con la quantità di tempo che gli studenti dedicano all’esercizio fisico, al riposo, al sonno e allo sviluppo di altri interessi e capacità[4] . Un ulteriore studio di Thomas Hatch evidenzia come gli studenti che sacrificano il riposo notturno per estendere la sessione di studio, arrivando anche a tre ore supplementari di impegno, manifestino paradossalmente criticità significative nell’apprendimento. Questo suggerisce che la privazione del sonno annulli i benefici del tempo extra dedicato ai libri, compromettendo le capacità di assimilazione e memoria[5]. Hatch propone tre regole per condensare il curricolo:
- integrazione. Insegnare concetti chiave in modo interdisciplinare, per ridurre il numero di materie, il che vuol dire aumentare il grado di collaborazione tra docenti;
- micro-innovazioni. Piccoli cambiamenti mirati che si inseriscono nelle risorse esistenti. Nella logica della leadership leggera significa adottare un approccio SMART, vale a dire individuare piccole azioni (specifiche), significative (rilevanti) che possono essere valutate (misurare), da realizzare in un tempo ragionevolmente breve (temporizzazione);
- nicchie di possibilità. Significa invitare gli studenti all’apprendimento pratico, collaborativo e basato sulla ricerca anche sulle materie tradizionali come la storia, i corsi di fisica, chimica, informatica e ingegneria e l’insegnamento delle arti.
Ridurre per potenziare
Interessante la proposta di Teresa D. Hill[6]. L’autrice suggerisce di analizzare progetti e attività dividendoli in tre categorie:
- necessarie per il successo degli studenti;
- belle, quelle che apportano prestigio. Queste, però, vanno monitorate per evitare che prosciughino risorse;
- inutili, sono le attività ripetitive, non centrali e sicuramente marginali che dovrebbero essere abbandonate.
In generale il miglioramento scolastico duraturo si ottiene riducendo per potenziare. Attraverso l’eliminazione sistematica delle sovrastrutture e delle ridondanze, i leader educativi (docenti e dirigenti) che perseguono il valore della leggerezza metodologica generano lo spazio vitale necessario per connessioni autentiche e apprendimenti profondi. Una gestione così snellita, fondata sulla fiducia e sulla responsabilità condivisa, permette di ridefinire il setting educativo, contribuendo a stabilizzare i livelli di concentrazione e a contenere i disturbi dell’attenzione degli alunni, troppo spesso sollecitati da un ambiente ipertrofico e frammentato.
La gazzella e il mammut
Invertire la rotta significa spostare il baricentro verso un’operazione di essenzializzazione: ridurre, condensare e tornare al cuore della missione educativa. Questo alleggerimento non è solo una necessità logistica, ma il presupposto per un futuro in cui la scuola abbracci finalmente la prospettiva della leadership leggera. Si tratta di un cambio di paradigma che investe simultaneamente la didattica e l’organizzazione, capace di smantellare un modello ‘mammut’, pesante, statico e ripiegato su una burocrazia autoreferenziale, per evolvere verso un modello ‘gazzella’. In questa nuova visione, l’agilità e la velocità di risposta diventano i tratti distintivi di un sistema capace di adattarsi ai mutamenti senza restarne schiacciato[7]. Alcuni punti da tenere presenti sono i seguenti:
- semplificare gli organigrammi. Si assiste oggi a una frammentazione patologica della governance scolastica, con una proliferazione di incarichi che può superare le sessanta unità per singolo istituto. Al contrario, il paradigma della leadership leggera promuove un radicale ‘disboscamento’ degli organigrammi, finalizzato a eliminare le funzioni accessorie per restituire centralità e autorevolezza alle responsabilità fondamentali;
- scegliere i progetti più importanti, applicando la regola “se aggiungi un progetto, devi toglierne uno”;
- condensare i piani in poche pagine. Rifuggire la “notevole produzione cartacea” e, nel contempo, operare una semplificazione amministrativa supportata dall’intelligenza artificiale;
- essenzializzare il curricolo (obiettivi e contenuti). Invece di un’istruzione vasta un chilometro e profonda un centimetro, preferire esattamente l’inverso;
- porre attenzione agli aspetti educativi e formativi come guida per le competenze;
- togliere lo zaino. Il modello della “Scuola senza Zaino” potrebbe essere inteso come il simbolo fisico della leadership leggera, per cui “togliere lo zaino” significa liberare lo studente dall’eccesso di carico, sia fisico che mentale.
Un master “leggero”
Su questa strada è significativo il percorso di un master dal titolo “Leadership Leggera e Innovazione delle Organizzazioni Scolastiche e della Formazione”, realizzato dalla Scuola IMT Alti Studi Lucca[8] e promosso da Fondazione e Associazione Senza Zaino, Ufficio Scolastico Territoriale di Lucca, Andis Nazionale, agenzie formative Per-Corso e SoecoForma.
L’itinerario di ricerca proposto, va nella direzione di dare un contributo per un’inversione di rotta, proponendo alleggerimenti tanto nella didattica, quanto nell’organizzazione, sia nell’insegnamento che nel management.
Lo slogan Less is More costituisce il baricentro di questo percorso, inserendosi in un dibattito intellettuale sempre più vasto che contesta l’ossessione della modernità per la crescita fine a sé stessa e l’innovazione a ogni costo. Questa spinta frenetica all’agire e alla competizione esasperata finisce per svuotare di significato il nostro tempo e i nostri spazi, portando il sistema verso un rischio di implosione che riflette, inevitabilmente, la più ampia crisi di sostenibilità del pianeta.
Va da sé che migliorare la scuola oggi non è come costruire un edificio aggiungendo mattone dopo mattone, ma è più simile a scolpire una statua: la bellezza e il senso dell’opera emergono solo quando l’artista ha il coraggio di togliere tutto il marmo in eccesso che nasconde la figura al suo interno.
[1] McKibben S. (2025), When Enough Is Enough, in “Educational Leadership”, October 1, 2022, Vol. 83, No. 4.
[2] Laskowski T. e Justin Reich J. (2025), Schools Don’t Need Efficiency – They Need Focus, in “Educational Leadership”, October 1, Vol. 83, No. 4.
[3] Hatch T. (2025), The Power of Condensing the Curriculum, in “Educational Leadership”,October 1, Vol. 83, No. 4
[4] Dumuid D., Olds T., Lange K., Edwards B., Lycett K., Burgner D. P., et al. (2022), Goldilocks days: Optimising children’s time use for health and well-being. Journal of Epidemiology and Community Health, 76, 301–308 Gromada A., & Shewbridge C. (2016), Student learning time: A literature review (Working Paper No. 127), OECD.
[5] Gillen-O’Neel C., Huynh V. W., & Fuligni A. J. (2012), To study or to sleep? The academic costs of extra studying at the expense of sleep. Child Development, 84(1), 133–142.
[6] Hill T.D. (2025), Necessary, Nice, or Needless?, in “Educational Leadership”, October 1, 2022, Vol. 83, No. 4.
[7] Orsi M. (2024), Leadership leggera con il nudge, Logus Mondi Interattivi, Cagliari.
Reich J (2022), “The Power of Doing Less in Schools”, in Educational Leadership, October 1, Vol. 80, No. 2.
[8] Si veda il sito dove è possibile scaricare il programma e eventualmente iscriversi all’edizione 2026: https://executive.imtlucca.it/home/leadership-leggera-e-innovazione-nelle-organizzazioni-scolastiche.



