Scienza e parità

La lunga marcia delle donne verso le STEM

L’11 febbraio torna la Giornata Internazionale delle Donne e delle Ragazze nella Scienza[1], una ricorrenza che quest’anno assume un valore simbolico straordinario: celebra dieci anni di attivismo globale e trent’anni dalla storica Dichiarazione di Pechino[2].

Nonostante l’appello a ‘Chiudere il gap di genere nelle scienze’ indichi una strada chiara per sradicare le disuguaglianze, la realtà mostra un quadro a due velocità. Se da un lato le donne accedono all’istruzione superiore in numeri mai visti prima, dall’altro restano intrappolate in un sistema di barriere invisibili: sottorappresentazione nelle discipline STEM[3], ostacoli alle carriere e un divario salariale che penalizza ancora il merito femminile.”

Donne e ragazze nella Scienza

Pregiudizi come “le donne non hanno mentalità analitica” o “ingegneria e fisica sono materie da maschi” alimentano stereotipi inconsci che ancora oggi scoraggiano le ragazze dall’intraprendere carriere scientifiche.

Eppure la realtà smentisce i pregiudizi. Un esempio emblematico riguarda la gestione delle nostre infrastrutture: alla domanda, per esempio, su chi diriga le dighe italiane, si tende a rispondere al maschile. In realtà, da anni quel ruolo è ricoperto da Angelica Catalano[4], ingegnera civile idraulica dalla carriera brillante e figura di riferimento nel settore.

In linea con l’Agenda 2030, è fondamentale incentivare la partecipazione femminile al mondo scientifico e valorizzare le giovani come agenti di cambiamento. Per farlo, serve una narrazione mediatica capace di scardinare gli stereotipi nelle carriere STEM, in primis, il pregiudizio obsoleto secondo cui discipline come l’ingegneria o la fisica sarebbero prettamente maschili, ma anche la dicotomia, altrettanto obsoleta, tra cultura umanistica e cultura scientifica: oggi i due ambiti sono profondamente interconnessi: c’è molto di classico nelle scienze, c’è molto di scientifico negli studi umanistici.

Sebbene l’equità di genere resti una sfida aperta, le biografie di grandi scienziate dimostra che la scienza è, a pieno titolo, un percorso per donne, capace di superare barriere culturali e pregiudizi storici.

Biografie di scienziate

Da sempre il contributo femminile alla ricerca scientifica è stato determinante, sebbene a lungo confinato nell’ombra di un anonimato imposto dalle accademie, luoghi in cui si forgiava la narrazione ufficiale delle grandi scoperte. Questa disuguaglianza non è solo una questione di equità, ma una perdita per l’umanità intera: stiamo rinunciando a talenti immensi e a visioni innovative, un monito lanciato con forza anche dal Segretario Generale dell’ONU in occasione della Giornata internazionaledelle donne e delle ragazze nella scienza.

Scienza al femminile

È in questo solco che si inserisce il libro “La Scienza al Femminile. Storie e Testimonianze”[5], un’opera che dà corpo e volto alla ricerca scientifica delle donne attraverso le esperienze di dieci scienziate di successo, offrendo alle giovani studentesse non solo una testimonianza di eccellenza, ma un modello e una bussola per orientarsi nel mondo della ricerca e dell’innovazione e per iniziare una carriera accademica.  Questa pubblicazione si pone in continuità con il volume “Donne nella scienza. La lunga strada verso la parità”[6]. Quest’ultimo è stato scelto da Giacomo Lorenzini, docente di agronomia presso l’Università di Pisa, per onorare la memoria di Rachel Carlson, biologa marina e pioniera del movimento ambientalista, in occasione del sessantesimo anniversario di ‘Silent Spring’. Il saggio della Carlson rappresenta una coraggiosa denuncia contro l’approccio predatorio dell’uomo verso la natura, con un focus particolare sull’uso indiscriminato e nocivo dei pesticidi.

Banca dati

Per contrastare la storica assenza di voci femminili nel dibattito pubblico, è nata una banca dati[7] che raccoglie i profili e i curricula di esperte autorevoli, offrendo a media e istituzioni una risorsa concreta per valorizzare il merito delle donne. Il cuore dell’iniziativa si concentra sull’area STEM[8], dove per garantire la massima autorevolezza scientifica, i curricula vengono vagliati attraverso una metodologia rigorosa sviluppata dal Centro di ricerca Genders dell’Università degli Studi di Milano. In questo modo, la promozione della parità di genere si sposa con l’eccellenza accademica, trasformando competenze spesso invisibili in punti di riferimento essenziali per la società.

100 donne contro gli stereotipi

Questa missione di visibilità e rigore trova il suo compimento narrativo nel volume “100 donne contro gli stereotipi della scienza”[9]. Il libro si propone di dare la parola ad alcune tra le oltre 100 esperte STEM che raccontano in prima persona la loro vita, le loro emozioni, la loro determinazione nell’arrivare a traguardi di prestigio. Tra le cento professioniste coinvolte, quindici scienziate di eccellenza scelgono di raccontarsi con ampi ritratti biografici. Tra queste figurano l’astrofisica Simonetta Di Pippo, già alla guida dell’Ufficio ONU per lo spazio, l’esploratrice Chiara Montanari, prima giovane donna a capo di una missione in Antartide, e Maria Pia Abbracchio, docente ordinaria presso l’Università di Milano.

Proposta didattica: l’intervista impossibile

Da diversi anni, durante i periodi di sospensione dell’attività didattica, in alcune classi dell’istituto comprensivo “Umberto Eco” di Milano, è diventata una prassi quella di proporre alle studentesse e agli studenti la lettura di un saggio o di un romanzo a tema scientifico, da scegliere all’interno di una rosa di titoli accuratamente selezionati[10].

Più di recente a questa attività è stata abbinata anche la sfida didattica di realizzare una “intervista impossibile” a una/o scienziata/o del passato o del presente. L’esercizio richiede di calarsi nei panni di un giornalista che ha l’opportunità di interrogare la figura protagonista del libro: l’alunno deve formulare cinque domande e le relative risposte immaginarie, basandosi rigorosamente sui contenuti della lettura. L’obiettivo è far sì che le risposte riflettano non solo le scoperte, ma anche il carattere, le idee e le emozioni del personaggio.

Questa attività punta a stimolare una riflessione profonda sul valore civile della scienza e di coloro che la praticano. Il dialogo immaginario permette, inoltre, di dare voce a scienziate donne e di contrastare lo stereotipo che vede le discipline STEM come un dominio esclusivamente maschile. 

Il compito investe tre dimensioni fondamentali e sollecita l’esercizio di altrettante competenze chiave.

  • Personalizzazione.  Ogni studente può trovare all’interno della rosa di libri una figura che entri maggiormente in risonanza con la propria sensibilità e con la quale immedesimarsi.
  • Analisi critica. Per formulare domande pertinenti, è necessaria la comprensione dei passaggi fondamentali della biografia e delle scoperte della/o scienziata/o.
  • Scrittura creativa e empatia. L’intuizione delle fatiche affrontate dal personaggio, dei pregiudizi superati, soprattutto se donna, e della gioia della scoperta, è essenziale per rispondere con efficacia alle domande.

Oltre alla competenza alfabetica funzionale, studenti e studentesse mettono in gioco competenze in materia di cittadinanza e di consapevolezza ed espressione culturale. Investire nelle competenze individuali, in una prospettiva di parità di genere, significa accompagnare le future generazioni a costruire una società più giusta.

Il compito assegnato è a tutti gli effetti un compito “autentico” con un duplice valore: permette alle ragazze di riconoscersi nelle figure femminili della scienza e di sentirsi legittimate a coltivare la propria passione in questi ambiti; accompagna altresì i ragazzi a riflettere in maniera critica sull’importanza di non rafforzare pregiudizi e barriere culturali limitanti.

L’“intervista impossibile” diventa, quindi, uno strumento didattico inclusivo, che unisce la narrazione alla formazione di una coscienza critica. Promuovere le STEM in un’ottica di parità significa, infatti, educare a una visione della scienza come impresa collettiva, che cresce e si arricchisce proprio grazie alla diversità e alla molteplicità dei punti di vista e delle sensibilità.

In particolare, pensando a scienziate come Rosalind Franklin, Margherita Hack o Marie Curie, ma anche ad Amalia Ercoli Finzi o Elvina Finzi, le ragazze si mettono in gioco: elaborando risposte di donne di scienza del passato e del presente devono fare i conti con le barriere sociali del loro tempo, ma anche con la loro determinazione. La scienza, così, non è fatta solo di dati e informazioni, ma diventa una storia di persone.

Incontro ravvicinato con due professioniste dell’universo[11]

Buongiorno a tutti i nostri lettori!

Oggi un’intervista un po’ diversa dal solito con Amalia Ercoli Finzi, e sua figlia, Elvina.

Entrambe nel libro raccontate la vostra idea di come governare l’universo. Vi va di darci una spiegazione?

A.: Ho sempre saputo che tutti noi, rispetto all’universo, siamo una nullità. Facevo spesso questi discorsi con mia sorella, che una volta mi chiese: “Se è come dici tu, allora anch’io non conto niente per te?”. Le risposi che, con tutto il bene che le volevo, in ogni caso, siamo solo dei piccoli frammenti dell’universo. E fu così che, per la prima volta, mi resi conto che se anche non eravamo niente, eravamo eccezionali. Avevamo intelligenza e sentimento, e con questo saremmo potute diventare padrone dell’universo. Bastava imparare a guardare lontano, oltre le stelle più lontane.

E.: Non so se sarò in grado di fornire una risposta completa e saggia come quella di mia mamma, ma so che da piccola mi affascinava molto “la stanza dei bottoni”, credevo che da lì si potesse comandare il mondo, o addirittura, l’intero universo.

Qual è il vostro primo ricordo legato alle stelle?

A.: Io e mia sorella nel periodo di guerra, andavamo spesso sul balcone di soppiatto, per non farci scoprire dal papà. Uscivamo e osservavamo le stelle, a una a una, e per tenerci calde ci abbracciavamo, mentre fantasticavamo con le comete che ci tenevano compagnia e in qualche modo ci consolavano. Quando papà andava sul balcone, invece, guardava sempre gli aerei carichi di bombe.

E.: A essere sincera, io ho avuto così tanti momenti con le stelle da piccola che non mi ricordo il primo, ma mi affascinava molto sentire la mamma parlare delle sue giornate al lavoro, mentre gestiva astronavi e prendeva decisioni importanti.

Qual è uno dei ricordi più tristi della vostra infanzia?

E.: La mia infanzia non è stata particolarmente triste, forse però avevo difficoltà a capire il mio posto nel mondo, fra tutte le bambine della mia età che erano così diverse da me.

A.: Io, oltre a mia sorella, non avevo nessuno che mi tenesse in particolar modo compagnia. Quando c’erano i bombardamenti tutta la famiglia doveva scendere nel rifugio, e ognuno di noi aveva un compito. Io dovevo portare la valigetta verde con il denaro. Quando era il momento di salire in superficie, non avevo nessuno a cui tenere la mano. Ero sola con la mia valigetta verde a risalire titubante quella la ripida scaletta che riportava la vita.

Qual è la vostra ricetta per la felicità?

A.: Avere fiducia nelle proprie capacità, una buona dose di sensibilità e tanta curiosità!

Elvina sorride e annuisce.

Secondo voi le stelle riescono a cambiare positivamente una persona?

E.: Non so se le stelle cambiano le persone, ma guardarle può ispirarti a fare scelte migliori o a sognare in grande.

A.: Secondo me sì, perché osservare le stelle ti fa sentire piccolo, ma anche parte di qualcosa di grande, e ti fa vedere le cose da un’altra prospettiva.

Elvina, dopo tutti gli anni passati con una madre amante dell’universo, cos’è per te una cometa?

E.: Per me le comete sono una delle cose più belle dell’universo. Sono convinta che il Padreterno quando le ha fatte, sorrideva.  Ogni tanto una cometa poi abbandona il suo mondo e viene attratta dal sole, che la convince a ballare una danza di luce meravigliosa. Questo amore, così come tante altre cose belle al mondo, non è per sempre, e la cometa riprende il suo viaggio.

Amalia, ha una missione che le sta particolarmente a cuore?

A.: È molto difficile rispondere, ma credo quella di Rosetta. È il nome di un sasso molto speciale che ha permesso di decifrare geroglifici dell’antico Egitto. La missione sulla cometa prese questo nome nella speranza che potesse aiutare a decifrare l’origine della vita sulla terra.

Cosa vi ha spinte a scrivere questo libro?

E.: Nonostante numerose proposte ricevute da Amalia di scrivere un libro sulla sua storia, lei si mostrava riluttante. Tommaso Tirelli, provò a raccogliere alcune informazioni per il suo romanzo “La signora delle comete”, ma ci fece notare tutti i dettagli di cui solo noi eravamo a conoscenza. Con il supporto di Marta Mazza, editor di Mondadori, sono riuscita a convincere mia madre ad aiutarmi a scrivere questo libro. Fra ricordi un po’ sfilacciati, io e mia madre raccontiamo di due epoche così diverse, eppure, anche a anni di distanza, siamo sempre sotto lo stesso universo. Speriamo che questo libro in futuro possa essere fonte di ispirazione per tanti.

Amalia e Elvina hanno avuto modo di leggere l’intervista e hanno affermato di esserne onorate. Anzi hanno aggiunto che saranno felici di far diventare possibile questa intervista!


[1] Vedi: OnuItalia.it.

[2] Vedi: “La dichiarazione di Pechino”.

[3] Science, Technology, Engineering and Maths.

[4] Vedi: Direzione generale per le dighe e le infrastrutture idriche. Angela Catalano dal 2020 è vice presidente dell’ITCOLD – Comitato italiano grandi dighe.

[5] M.P. Abbracchio, G. Lorenzini, La scienza ala femminile, Franco Angeli, 2025.

[6] M.P. Abbracchio, M. D’Aico, Donne nella Scienza, Franco Angeli, 2024.

[7] Promossa dall’Osservatorio di Pavia e dall’associazione Gi.U.Li.A., con lo sviluppo di Fondazione Bracco e con il supporto della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea. Vedi sito: “100donne contro gli stereotipi

[8] Vedi sito: “100donne contro gli stereotipi

[9] G. Pezzulli, L. Seveso, 100 donne contro gli stereotipi per la sceienza, Egea, 2017.

[10] Stefano Bessoni, Darwin, Modena, Logos, 2013. Nicoletta Bortolotti, Il diario segreto di Marie Curie, Milano, Mondadori, 2019. Annalisa Dompè, Marco Blengino, Little Darwin, Milano, Codice Edizioni, 2010. Amalia Ercoli Finzi ed Elvina Finzi, Oltre le stelle più lontane, Milano, Mondadori, 2021. Amalia Ercoli Finzi ed Elvina Finzi, Sei un universo, Milano, Mondadori, 2023. Amalia Ercoli Finzi ed Elvina Finzi con Tommaso Tirelli, Le ragazze della Luna, Milano, Mondadori, 2019. Piera Levi-Montalcini, Alberto Cappio e Nicoletta Bortolotti, Un sogno al microscopio. Il viaggio verso il Nobel di Rita Levi-Montalcini, Milano, Mondadori Electa, 2021. Guido Quarzo e Anna Vivarelli, La danza delle rane, Roma, Editoriale Scienza, 2012. Chiara Segré, Foto 51: il segreto del DNA, Roma, Editoriale Scienza, 2018. Federico Taddia, Fuga dalla meraviglia. La geniale vita di Albert Einstein tra violini, bussole e calzini, Milano, Mondadori, 2017. Federico Taddia, Nata in via delle Centostelle, Roma, Editoriale Scienza, 2016.

[11] Di A.R., alunna della classe 3A dell’I.C.S. Umberto Eco – plesso Monteverdi, Milano.