Oggi non basta più “sapere le cose”. In un mondo che corre veloce, segnato da crisi globali, conflitti e una tecnologia che riscrive le regole ogni giorno, ai giovani non serve accumulare nozioni nel chiuso di un’aula, ma capire come quelle nozioni possano fare la differenza fuori dall’aula. La vera sfida della scuola moderna è rispondere a una domanda che ogni studente, prima o poi, si pone: “A cosa mi serve studiare questo nella vita reale?”.
Il Service learning (SL) nasce proprio per dare una risposta concreta a questo interrogativo. Non è un semplice progetto di volontariato e non è una lezione tradizionale: è un ponte. È un modo di fare scuola dove l’apprendimento (Learning) si fonde con il servizio alla comunità (Service). In questo modello, la città, il quartiere e il territorio diventano un’estensione dell’aula, trasformando gli studenti da spettatori passivi a cittadini attivi e protagonisti del cambiamento.
Che cos’è il Service learning
Nel panorama sociale e culturale contemporaneo il sapere, disciplinare e non, deve essere agito, affinché possa concretamente rispondere ai bisogni formativi delle nuove generazioni e alle criticità della comunità di cui sono membri. La scuola ha la responsabilità istituzionale di provvedere alla crescita umana e culturale dei giovani motivandoli con proposte metodologiche adeguate. Tra le tante, il Service learning (SL) è quella che sta prendendo piede anche nel nostro Paese e figura tra le più attuali ed efficaci. Alla base ci sono concetti quali educazione democratica, responsabilità sociale, contrasto alla povertà, inclusione, sistema formativo integrato. Sono concetti che, in un contesto internazionale duramente messo alla prova dal drammatico impatto della guerra, risultano particolarmente importanti.
Il Service learning trasforma il legame tra scuola e territorio in un’alleanza educativa strutturata. Partendo da bisogni reali della comunità, la scuola agisce come presidio culturale per co-progettare soluzioni che integrano il curricolo didattico con l’impegno civico.
La progettazione di percorsi educativi ha come punto di partenza un tema o un problema presente nel territorio, rispetto al quale la scuola è chiamata a rispondere in collaborazione con la comunità di riferimento. Ciò consente di costruire un’offerta formativa realmente rappresentativa attraverso un curricolo che abbia un impatto positivo sulla comunità, in termini di consapevolezza, crescita collettiva e valorizzazione del capitale sociale.
In questa relazione biunivoca, il territorio non è solo uno sfondo, ma diventa parte integrante dell’apprendimento: gli spazi scolastici si aprono all’esterno, permettendo agli studenti di maturare competenze disciplinari, trasversali e comportamenti prosociali orientati al bene comune e alla valorizzazione del capitale sociale. Il territorio, quindi, diventa parte integrante del curricolo e delle attività educative e, in questa relazione, anche gli spazi di apprendimento si aprono verso l’esterno.
Servizio e apprendimento
Il Service learning supporta il rinnovamento della scuola attraverso un approccio alla didattica che integra il sapere con il saper fare, trasforma gli spazi di apprendimento e riorganizza il tempo-scuola attraverso attività capaci di scardinare la tradizionale impostazione della lezione frontale, sostenendo in tal modo un orientamento ‘oltre/fuori l’aula’ (Fiorin, 2016; De Bartolomeis 2018)[1]. “Il Service-Learning cerca di coinvolgere gli studenti in un’attività che intreccia il servizio alla comunità e l’apprendimento accademico” (A. Furco)[2]. Tale definizione chiarisce la portata formativa della proposta pedagogica che unisce il Service (le azioni solidali, la cittadinanza attiva, l’impegno per il bene comune) con il Learning (lo sviluppo di competenze relative all’apprendimento curricolare) così che gli alunni possano sviluppare le proprie conoscenze e competenze attraverso un servizio solidale alla comunità. È, quindi, un approccio che integra in un unico progetto ben articolato i processi di insegnamento/apprendimento e l’intervento nella realtà, con un doppio scopo: dare risposta ai bisogni e ai problemi presenti nella comunità e permettere agli studenti di imparare mettendo in pratica conoscenze e competenze curricolari. Siamo di fronte ad un cambiamento radicale di prospettiva pedagogica, in quanto non si tratta semplicemente di affiancare al curricolo scolastico qualche progetto di solidarietà o di introdurre un po’ di volontariato a margine del programma di studi, ma di curvare l’apprendimento verso il servizio alla comunità. In tal modo il Service learning mette gli studenti di fronte a problemi presenti nella società, li avvicina alla loro comunità, promuove la loro partecipazione attiva. Il Service learning, dunque, rappresenta la cornice di riferimento per la progettazione di percorsi di apprendimento che collegano la scuola con la comunità superando l’episodicità e la sporadicità delle tante esperienze extracurricolari che generalmente tutte le scuole realizzano, ma non con lo stesso scopo.
Elementi peculiari
Il Service learning si distingue, innanzitutto, per un approccio al servizio solidale inteso non come intervento “per” la comunità, ma come azione condotta “con” la comunità. In questa prospettiva di condivisione, i membri del contesto locale smettono di essere semplici destinatari passivi per diventare veri e propri co-protagonisti del progetto.
Questa dimensione pratica trova il suo fondamento nell’integrazione curricolare: l’azione solidale non è un’appendice esterna, ma il motore di un apprendimento più profondo e radicato. Tuttavia, l’obiettivo del Service learning non è il semplice arricchimento del programma scolastico, quanto il suo ripensamento complessivo. Si tratta di un vero cambio di paradigma che trasforma i contenuti e i metodi didattici, diventando l’architettura portante dell’intera offerta formativa.
In quanto espressione di una scuola aperta, il Service learning promuove una partnership strategica con il territorio (famiglie, enti locali, associazioni e istituzioni), consolidando un’alleanza educativa stabile. Attraverso questo coinvolgimento sistemico, la scuola riafferma la propria autorevolezza e credibilità, attivando un circolo virtuoso in cui il raggiungimento degli obiettivi didattici coincide con il miglioramento concreto della comunità e la valutazione partecipata del servizio reso.
Service learning negli scenari internazionali
Nel Rapporto UNESCO “Reimaging our future together. A new social contract for education, 2021”, che rimarrà il punto di riferimento strategico per i prossimi 10-20 anni, viene affermata la natura relazionale dell’educazione ‒ in quanto impegno collettivo e bene comune ‒ e viene fatto riferimento al Service learning. Si dice: “Il Service Learning e l’impegno civico rendono più osmotici i muri tra la classe e la comunità e li collegano con sistemi, processi ed esperienze più ampi, al di là delle loro esperienze personali. [….] Ogni discente può contribuire a un processo dialogico di promozione del benessere all’interno della propria comunità. Il Service learning inserisce la solidarietà come principio centrale delle pedagogie di Problem solving, invece che favorire le soluzioni più convenienti o di interesse personale”.
Dal Rapporto viene anche ribadito che la scuola costituisce il centro prioritario di apprendimento, ma attraverso un dialogo propositivo e di reciprocità con il territorio e la collaborazione inter-professionale e interistituzionale. Scuola e territorio sono finalizzati ad abbattere i muri della scuola e ad orientare gli studenti verso un impegno civico e verso l’innovazione sociale.
Va, inoltre, sottolineato la sintonia fra il Service learning e gli obiettivi dell’Agenda 2030, tra l’altroben indicata da Roser Batlle nel 2020[3]: se è importante sensibilizzare gli studenti sui diritti umani ‒ permettendo ai giovani di comprendere il valore degli obiettivi di sviluppo sostenibile ‒ è bene anche sostenerli mentre pongono le loro competenze a servizio della propria comunità, usando le mani e la testa per migliorare qualcosa, e il cuore, per sentire la vicinanza con gli altri. Ciò li aiuta a incrementare le conoscenze, ad esercitare le abilità pratiche e insieme a rafforzare comportamenti e valori positivi, permettendo loro sia di sviluppare le competenze sia di migliorare come cittadini.
Service learning nel panorama italiano
A differenza di altri contesti internazionali ‒ dove la diffusione del Service learning è iniziata già nel secolo scorso ‒ in Italia questo processo è iniziato solo nell’ultimo decennio, grazie soprattutto alla collaborazione dell’INDIRE con alcune scuole e alle iniziative promosse dal Ministero.
Nel 2016, da parte dell’allora MIUR, è stato avviato un percorso ‘sperimentale’ che prevedeva un’azione di diffusione prima attraverso alcune scuole polo e poi attraverso le Olimpiadi del Service Learning, che nel 2018 ha portato alla pubblicazione del documento ministeriale “Una via italiana per il Service Learning”. Sempre nel 2018 sono state individuate tre istituzioni scolastiche quali poli nazionali (per il Nord, il Centro e il Sud d’Italia) per la diffusione del Service learning e per la relativa organizzazione del Festival nazionale del Service Learning avvenuto nel 2021. Sulla scia di queste iniziative, nel gennaio 2023, si è insediato al MIM un Tavolo di lavoro per lo sviluppo, la diffusione e la valorizzazione dell’approccio pedagogico del Service learning nelle scuole italiane, statali e paritarie. Attraverso questo Tavolo sono state avviate specifiche iniziative di formazione online, documentate attraverso il sito dedicato alla rete nazionale “Service learning Italia”[4].
Normativa di riferimento
Sul piano normativo e metodologico, gli ultimi due anni (2024-2025) hanno segnato, per la scuola italiana, un passaggio fondamentale, attraverso il quale il service learning da “sperimentazione per scuole d’avanguardia” ora si sta evolvendo a componente strutturale del sistema scolastico.
Introdotto dal DM 4 settembre 2019, n. 774 (Linee guida per la realizzazione dei Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento – ora Formazione scuola-lavoro) pubblicate dall’allora MIUR a seguito della Legge n. 145 del 30 dicembre 2018, la nuova regolamentazione individua il Service learning tra le modalità per orientare le scelte delle scuole in ordine alla realizzazione delle attività legate a tali percorsi. La Legge 20 agosto 2019, n. 92 (Introduzione dell’insegnamento scolastico dell’Educazione civica) prevedeva l’insegnamento dell’Educazione civica a partire dall’anno scolastico 2020-2021 in tutti gli ordini e gradi di scuola, sulla base di specifiche Linee guida che menzionano il Service learning tra le indicazioni metodologiche per la progettazione dei percorsi. Un ulteriore riferimento normativo, per la relazione fra scuola e territorio, è costituito dai Patti educativi di comunità (richiamati nel Piano scuola 2020-2021); all’interno di tale dispositivo normativo il Service learning rappresenta la cornice di riferimento per progettare interventi educativi con la partecipazione di professionalità esterne alla scuola.
Più recentemente nel 2024, l’INDIRE ha pubblicato la versione 4.0 delle “Linee guida per l’implementazione dell’Idea Dentro/fuori la scuola – Service Learning”. Già rese note nel 2018 e riaggiornate nel 2021, il nuovo documento pone un’enfasi maggiore sull’istituzionalizzazione. Non si tratta più solo di fare “progetti”, ma di inserire il Service learning nel PTOF (come parte integrante del curricolo. Vengono introdotti strumenti di autovalutazione più raffinati per misurare non solo le competenze degli studenti, ma anche l’impatto sulla comunità e la qualità della partnership con il Terzo Settore.
Vanno anche ricordate le nuove Linee Guida per l’insegnamento dell’Educazione Civica (emanate dal MIM il 7 settembre 2024) che citano esplicitamente il Service learning come una delle metodologie da privilegiare per lo sviluppo sostenibile.
Con la Riforma degli Istituti Tecnici e Professionali (Decreto 7 aprile 2025, n. 45), è stato dato un nuovo impulso ai PCTO (ridenominati, successivamente, dal Decreto scuola 9 settembre 2025, n. 127, Formazione scuola-lavoro). Tali percorsi non devono essere solo “stage in azienda”, ma devono assumere la forma di Service learning, specialmente quando realizzati in collaborazione con enti del Terzo Settore. Ciò permette di certificare le competenze trasversali (soft skills) attraverso il servizio solidale.
Un ulteriore aggiornamento normativo (legge 1° ottobre 2024, n. 150) stabilisce che per gli studenti sospesi per più di due giorni, la normativa prevede lo svolgimento di “attività di cittadinanza solidale” presso strutture convenzionate. Sebbene questa sia una misura disciplinare, il Ministero ha voluto chiarire che l’impostazione pedagogica di riferimento non costituisce una punizione fine a sé stessa, ma un percorso di riflessione e riparazione del legame con la comunità.
Un esempio di Service learning a scuola
Un esempio di Service learning potrebbe essere la riqualificazione di spazi interni della scuola, soprattutto biblioteche e laboratori.
Sono molti gli istituti in cui si privilegiano azioni finalizzate a migliorare le biblioteche. Queste iniziative, che hanno l’obiettivo di trasformare strutturalmente e funzionalmente gli spazi di lettura, si realizzano come trasversali che integrano attività curricolari ed extra-curricolari.
La riqualificazione dello spazio interno rappresenta un’opportunità strategica per implementare metodologie che fanno evolvere la biblioteca da semplice deposito di testi a risorsa dinamica per la comunità, promuovendo:
- l’apprendimento autonomo e la ricerca (consolidamento delle competenze informative e della capacità di studio individuale);
- un presidio culturale nel territorio (trasformazione della scuola in un centro di aggregazione aperto, capace di dialogare con il contesto locale);
- l’inclusione e la socializzazione (creazione di un ambiente stimolante che favorisca lo scambio intergenerazionale e interculturale tra studenti, docenti e cittadini).
L’iniziativa mira anche a superare la frammentazione didattica, rendendo la biblioteca un hub laboratoriale dove la cura dello spazio comune diventa esercizio di cittadinanza attiva. Attraverso il coinvolgimento diretto degli studenti nella gestione e promozione del servizio, il progetto trasforma un’esigenza logistica in un’esperienza formativa di alto valore civico.
Per realizzare il recupero della biblioteca, le scuole potrebbero avvalersi della collaborazione con le biblioteche nazionali del territorio, con circoli di lettura e laboratori di scrittura creativa, soprattutto dovrebbero promuovere accordi di rete con istituti del territorio e con di esperti esterni.
[1] Fiorin I. (2016), Oltre l’aula. La proposta pedagogica del Service-Learning, Mondadori, Milano; De Bartolomeis F. (2018), Fare scuola fuori della scuola, Aracne editrice, Ariccia, Roma.
[2] Furco A., Billig H.S. (2002), Service learning: The Essence of the Pedagogy. Greenwich, CT: Information Age Publishing Inc. (IAP).
[3] Batlle R. (2020), Aprendizaje-Servicio. Compromiso social en acción, Santillana Activa, Madrid.



