2026: anno internazionale dei volontari

Volano per il bene comune e pilastro per la coesione sociale

Nella cultura andina esiste un concetto millenario evocato dalla parola “Ayniâ€, che vuole dire reciprocità, mutuo soccorso, aiuto reciproco. Sembra che questo concetto affondi le radici nei suoni sacri e ancestrali nati già prima degli Inca e ancora più antichi della stessa lingua quechua.

In tutte le lingue ancestrali della cordigliera andina, questo termine rappresenta la celebrazione stessa della vita: un sostegno solidale nelle avversità che eleva la reciprocità a pratica quotidiana. L’esistenza è guidata dal principio del dare e del ricevere, dove l’atto di aiutare genera un’armonia profonda capace di nutrire lo spirito. Quando si aiuta qualcuno, si crea un senso di condivisione, di armonia e gratitudine.

È importante educare il cuore alla cura, ad avere care le persone e le cose, a costruire una propria grammatica, perché – come affermava Papa Francesco – oltre al vaccino per il corpo, serve il vaccino per il cuore: e questo vaccino è la cura.

Chi sono i “volontariâ€

Volontario significa essere mosso dalla propria volontà; volontariato significa assistenza, azione, gratuità, motivazione intrinseca, ma anche indipendenza da aspettative di ricompense o gratificazioni esterne all’attività stessa. Il “Volontariato†non può accettare confini, non può obiettare al colore, o al credo o alla diversità: il volontariato è innanzitutto offerta, disponibilità: “io ci sonoâ€. La sua forza risiede nella speranza di reciprocità e di emulazione[1].

I volontari sono veri e propri patrioti e la prossimità – prima rete di solidarietà – rende migliori e gratificanti le nostre vite. Così si è espresso il Presidente Mattarella nel suo intervento[2] alla Cerimonia di passaggio del testimone tra Palermo e Modena, capitale italiana del volontariato per l’anno 2026, dedicato a quella forza che unisce persone e comunità.

Le dimensioni dell’immane patrimonio basato sulla gratuità sono rese note dall’Istat[3]: quasi 5 milioni di persone, oltre il 9% della nostra popolazione, dedicano ogni anno 84 milioni di ore del proprio tempo, non a sé stessi, ma agli altri, a chi ne ha bisogno e si trova in condizioni di fragilità.

Tra i laureati il 10,3% partecipa al volontariato organizzato e il 7,9% all’aiuto diretto. I
diplomati di scuola superiore si attestano rispettivamente al 6,6% e al 5,1%, mentre la partecipazione scende tra chi possiede titoli di studio più bassi[4].

Introdurre il volontariato fin dai primi anni scolastici e promuoverlo nel tempo permette agli studenti di percepirlo come un naturale contributo alla vita collettiva. Questo percorso non solo responsabilizza i giovani, ma ne rafforza il legame con la comunità attraverso un’esperienza educativa e di integrazione sociale.

Da un antico proverbio cinese

Il volontariato non è soltanto una sorta di “pronto soccorso†nelle grandi emergenze, come alluvioni e calamità naturali – prosegue Mattarella –ma fattore di sviluppo e sperimentazione pratica di valori di coesione sociale, nonché una leva per dare senso alle relazioni sociali.

Encomiabile è l’impegno di tante donne e tanti uomini, di tante ragazze e tanti ragazzi, di tanti anziani, di tante associazioni che si prendono cura anche della natura, dei nostri beni culturali, del nostro ambiente e traggono giovamento dal proprio impegno in azioni per la promozione di valori umani universali, quali la solidarietà, la condivisione, l’inclusione e la cooperazione.

Un noto proverbio cinese, spesso richiamato anche da Martin Seligman, fondatore della Psicologia positiva, suggerisce, suggerisce: “Se vuoi essere felice per un’ora, fai un pisolino. Se vuoi essere felice per un giorno, vai a pescare. Se vuoi essere felice per un mese, sposati. Se vuoi essere felice per un anno, eredita una fortuna. Se vuoi essere felice per tutta la vita, aiuta qualcunoâ€.

Il volontariato esprime pienamente una dimensione di cittadinanza attiva, partecipe delle finalità indicate dalla Costituzione e l’orgoglio di sentirsi comunità. È in sintesi palestra di democrazia.

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha proclamato il 2026 “Anno internazionale dei volontari per lo sviluppo sostenibileâ€[5], riconoscendo il ruolo fondamentale del volontariato come forza per uno sviluppo equo e duraturo e come mezzo di attuazione dell’Agenda 2030.

Progetti di volontariato

I progetti di promozione del volontariato afferiscono a due macroaree: quella della cura di sé e degli altri e quella della cura dell’ambiente e a favore di comportamenti ecosostenibili.

È possibile classificare cinque presupposti fondamentali, che ne ispirano le azioni e le metodologie:

  1. prosocialità, intesa come stima e rispetto nei confronti dell’altro (persona, gruppo o Paese), promozione della cultura della cura, del servizio e della solidarietà; cultura della pace e dell’inclusione;
  2. centralità e protagonismo degli studenti, che partecipano come soggetti attivi e propositivi e acquisiscono competenze sociali e civiche;
  3. transdisciplinarità, ovvero superamento della logica additiva e settoriale delle “educazioni†come attività giustapposte alla normale didattica;
  4. continuità,intesa e assunta come riconoscimento della rilevanza della dimensione verticale dalla scuola primaria alla secondaria, in una logica di consonanza di intenti, gradualità, progressione e di co-costruzione di competenze e di inserimento delle stesse in cornici di riferimento sempre più ampie;
  5. integrazione con Enti e Associazionismo territoriale e sviluppo di partnership finalizzate alla definizione dei percorsi, che si giovi dell’azione integrata di più soggetti, in un’ottica di progettazione partecipata, integrata e policentrica.

Finalità e obiettivi

La finalità generale è quella di garantire ad ogni studente la possibilità di contribuire attivamente al processo di crescita interiore e di formazione secondo inclinazioni, attitudini e senso di appartenenza. In particolare si perseguono i seguenti obiettivi:

  • orientare verso la solidarietà e la prosocialità;
  • valorizzare le dimensioni etiche della solidarietà, della cooperazione, della cittadinanza attiva;
  • saper tradurre in comportamenti i valori e i principi;
  • promuovere azioni che contribuiscano al ben-essere individuale e collettivo;
  • accrescere il senso di appartenenza e di responsabilità;
  • educare all’ascolto e al dialogo;
  • gestire le dinamiche relazionali di gruppo, identificare comportamenti corretti e contrastare i fenomeni di prevaricazione;
  • acquisire e valorizzare il senso della propria identità culturale; educare al confronto con altre tradizioni e culture per favorire “l’incontro con l’altroâ€;
  • sensibilizzare alla condivisione, al riconoscimento della dignità di ogni persona anche se diversa, povera, malata;
  • affinare sensibilità, senso di responsabilità e rispetto verso l’ambiente in cui si vive;
  • sensibilizzare alla tutela del territorio attraverso la promozione di stili di vita sostenibili.

Il volontariato costituisce un contesto di apprendimento non formale di competenze sociali, civiche e trasversali da valorizzare anche nel campo formativo e lavorativo. Ai sensi del Decreto del 31 luglio 2025[6] del Ministero delle Politiche sociali, di concerto con il Ministero dell’Istruzione e del Merito, il Ministero dell’Università e della Ricerca e il Ministero per la Pubblica Amministrazione, tali competenze possono essere, infatti, riconosciute nell’ambito del Sistema nazionale di certificazione e possono costituire, altresì, attestazioni utili nei pubblici concorsi per l’impiego nelle pubbliche amministrazioni.

Una testimonianza: lo slancio civile del volontariato

Walter Veltroni offre un’importante testimonianza sul volontariato nel volume celebrativo per i 150 anni della Croce Rossa, dedicato ai valori fondanti dell’organizzazione. È quella di Marco, volontario milanese arrivato alla Croce Rossa partendo dall’esperienza dei campi estivi e maturando la decisione di entrare nell’organizzazione a soli diciassette anni.

“I campi estivi di formazione non sono solo il primo incontro con le ambulanze. Sono un’esperienza comunitaria, ispirata all’idea di fornire gli strumenti per dare corpo a una scelta di fondo. Ogni campo ha un tema. La protezione civile, la prevenzione, l’assistenza… Ci sono ragazzi, perlopiù di quattordici o quindici anni, che si incontrano con altri volontari più esperti, che raccontano le loro esperienze e trasmettono conoscenza. Ho ventun anni e lavoro in ENI. Quando sono entrato nella Croce Rossa volevo arricchire la mia vita. Dare un senso più profondo alle mie giornate e al mio tempo. Sentirmi utile. Ora sono caposquadra di un’unità mobile. Lavoriamo con i senza fissa dimora. È dura, ma è umanamente stupendo. Il risultato più bello è stato quello di far ottenere una casa popolare a un ragazzo che dormiva per strada. È passato del tempo, ma ancora ci sentiamo con lui. (…) Faccio due turni la settimana, sono riuscito a convincere anche mio padre a fare il volontario. Certo i miei amici mi dicono ogni tanto ‘che palle’, quando non posso andare con loro perché ho i turni o degli impegni alla Croce Rossa. Ma in fondo capiscono e credo ammirino la mia scelta. (…) Sa cosa mi colpisce? Negli ultimi anni ho trovato a dormire per strada tanta gente insospettabile. Posso dirle che il trenta o quaranta per cento degli ‘invisibili’ oggi è composto da persone che avevano imprese, studi legali, lavori sicuri. E che sono nei guai per effetto della crisi, prima – e ancor più dopo – la pandemia.

C’è un aumento impressionante da quando ho iniziato a prestare servizio. Ci sono per strada persone scaraventate lì da separazioni dolorose, dalla impossibilità di sostenere spese per i figli ammalati, molte donne vittime di violenza familiare. È un inverno dell’umanità che sembra non finire maiâ€[7].


[1] L. Cavazzoni, Sull’universalità, in AA.VV., Il tempo della gentilezza, Chiarelettere, 2021.

[2] Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla cerimonia di chiusura di “Palermo capitale italiana del volontariato 2025â€.

[3] Il volontariato in Italia, anno 2023, Meno volontari organizzati. Crescono attivi su più fronti.

[4] Un dato di rilievo riguarda gli studenti: sebbene tra di essi si riscontri un calo dei volontari in termini
assoluti, tra coloro che partecipano si osserva un aumento dell’intensità, con un numero medio di ore
superiore rispetto al passato.

[5] Anno internazionale del volontariato 2026, Strategic framework 2026-2029.

[6] Decreto 31 luglio 2025, Definizione dei criteri per il riconoscimento in ambito scolastico e lavorativo delle competenze acquisite nello svolgimento di attività o percorsi di volontariato.

[7] W. Veltroni, Volontariato, in AA.VV., “Il tempo della gentilezzaâ€, Chiarelettere, 2021.