Scuola7 18 settembre 2017, n. 58

Scuola7

la settimana scolastica

18 settembre 2017, n. 58


In questo numero parliamo di:

Riattivata la Carta del docente (L. Zauli)

Uno sguardo all’anno appena iniziato (C. Brescianini)

Sulle strade dell’inclusione: quarant'anni dopo la legge 517 (L. Rondanini)

La Grammatica Valenziale nella scuola delle competenze (A. Pona)

Istituti tecnici e professionali: revisione dei regolamenti

Utilizzo Carta del Docente a.s. 2017/18

Risorse per adeguamento antisismico degli edifici scolastici

Ripartizione Fondo di finanziamento ordinario 2017

Uno sguardo sull’istruzione: OCSE 2017

Monitoraggio percorsi alternanza scuola-lavoro


Settimanale di informazione scolastica.
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Parliamo diRiattivata la Carta del docente
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Riattivata la Carta del docente

Altri 500 euro per la formazione e l’aggiornamento

Lorella ZAULI

Sembra ieri, eppure siamo già al terzo anno

Il 14 settembre u.s. è stata riattivata la piattaforma web per la Carta del Docente, temporaneamente sospesa per permettere le operazioni di aggiornamento per il nuovo anno scolastico. Ora gli insegnanti hanno quindi a disposizione un nuovo borsellino elettronico del valore di 500 euro, che permetterà loro di acquistare corsi di formazione e aggiornamento, hardware e software, eventi, rappresentazioni e manifestazioni culturali, così come disposto dal comma 121 della Legge 107/2015.

L’utilizzo del buono ha avuto validità già a partire dal 2015-16, ma con forme diversificate, finché il sistema non è entrato a regime. È utile pertanto ripercorrere filologicamente le tappe e le modalità di erogazione che si sono succedute fino a oggi.

Atto I. Anno scolastico 2015-2016. Il buono sotto forma di cedolino unico

Come detto, la Carta del Docente nasce con il comma 121 della Legge 107/2015, che giova riportare integralmente: “Al fine di sostenere la formazione continua dei docenti e di valorizzarne le competenze professionali, è istituita, nel rispetto del limite di spesa di cui al comma 123, la Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione del docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado. La Carta, dell'importo nominale di euro 500 annui per ciascun anno scolastico, può essere utilizzata per l'acquisto di libri e di testi, anche in formato digitale, di pubblicazioni e di riviste comunque utili all'aggiornamento professionale, per l'acquisto di hardware e software, per l'iscrizione a corsi per attività di aggiornamento e di qualificazione delle competenze professionali, svolti da enti accreditati presso il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, a corsi di laurea, di laurea magistrale, specialistica o a ciclo unico, inerenti al profilo professionale, ovvero a corsi post lauream o a master universitari inerenti al profilo professionale, per rappresentazioni teatrali e cinematografiche, per l'ingresso a musei, mostre ed eventi culturali e spettacoli dal vivo, nonché per iniziative coerenti con le attività individuate nell'ambito del piano triennale dell'offerta formativa delle scuole e del Piano nazionale di formazione di cui al comma 124. La somma di cui alla Carta non costituisce retribuzione accessoria né reddito imponibile”.

In assenza dei tempi tecnici necessari per l’attivazione della carta elettronica, così come disposto dalla Legge 107, che come sappiamo è datata 13 luglio 2015, per l’anno scolastico 2015/2016 il buono è stato erogato sotto forma di un cedolino unico del valore di 500 euro per il tramite del sistema NoiPa, e non costituiva, né costituisce tuttora, retribuzione accessoria o reddito imponibile.

Il Decreto del Presidente del Consiglio del 23 settembre 2015, cui il comma 122 della legge 107/2015 attribuiva la disciplina dei criteri e delle modalità di assegnazione e di utilizzo della carta, è stato la norma di riferimento per docenti e amministratori nell’a.s. 2015/16, seguita da varie note ministeriali. L’impegno finanziario è stato ed è decisamente alto: 381 milioni di euro annui a partire dall’anno 2015 (vedi comma 123 della Legge).

Gli insegnanti “di ruolo”[1] hanno pertanto utilizzato il bonus per acquistare libri, riviste, hardware o software, per iscriversi a corsi di formazione, per assistere a rappresentazioni teatrali e cinematografiche o per pagare altri beni o iniziative ammissibili ai sensi del citato comma 121, salvo poi rendicontare a monte le spese, presentando le pezze giustificative alle rispettive istituzioni scolastiche. Le procedure successive di controllo, catalogazione e recupero - in capo all’amministrazione nelle sue diverse articolazioni, centrali e periferiche - sono state piuttosto complesse e ricche di singolarità, tali da dover essere esaminate e valutate caso per caso. L’ammissibilità o meno delle spese era responsabilità dei dirigenti scolastici, e sono stati previsti controlli a campione da parte dei revisori dei conti.

Atto II. Anno scolastico 2016-2017. Forma mista: carta elettronica, con la specificità del periodo 1° settembre - 30 novembre 2016

La carta elettronica è stata attivata il 30 novembre 2016, data a partire dalla quale i docenti, dopo aver acquisito l’identità digitale (SPID), hanno potuto iniziare a utilizzare la propria carta personale del valore di 500 euro, generando buoni in un’unica soluzione o diluendo la cifra in spese di diversi importi. Per ridefinire alcune modalità di fruizione della carta del docente, principalmente in virtù della forma di applicazione web, si è resa necessaria l’uscita di un nuovo DPCM in sostituzione di quello del 23 settembre 2015. Il decreto attuale, datato 28 novembre 2016, specifica i destinatari, l’attivazione e l’uso della carta, ma anche la registrazione di strutture, esercenti ed enti presso i quali è possibile utilizzare la carta, nonché le modalità di fatturazione e liquidazione.

E se un docente avesse effettuato spese nel periodo 1° settembre - 30 novembre 2016, prima dell’avvio dell’applicazione web? È stato possibile, in via transitoria, rendicontare tali spese a monte, per il tramite delle rispettive istituzioni scolastiche, e riceverne il corrispettivo. È stata inoltre data la possibilità di utilizzare e rendicontare entro il 31 agosto 2017 le somme eventualmente non spese nell’anno scolastico precedente, il 2015-16.

Come è stata spesa la Card?

Le opportunità di usufruire di un significativo supporto alla formazione permanente dei docenti sono state diverse. Hanno colto gli insegnanti la portata di tale opportunità? Hanno saputo da subito come utilizzarla per la propria crescita personale e professionale, oppure si sono trovati di fronte a una cifra significativa, che mai era stata loro erogata in passato, restando nel dubbio di come spenderla? Le cifre comunicate il 14 settembre u.s. sul sito del Miur evidenziano un forte sbilanciamento dell’importo per l’acquisto di hardware e software, 77,44% (per quasi 199 milioni di euro), contro il 21,53% per l’acquisto di libri e testi, anche in formato digitale, e per corsi di formazione e aggiornamento (55 milioni di euro). Intendiamoci: 55 milioni di euro sono una cifra importante e impegnativa, ma non reggono il confronto con i 199. È pur vero che tablet, pc, notebook, programmi e applicazioni sono strumenti didattici che sostengono la formazione e la professionalità docente. Difficile però non pensare che tali acquisti siano stati incentivati e incoraggiati dall’avere a disposizione 500 euro “a la carte”, a portata di mano. La prova del nove ci sarà fra un anno: la strumentazione elettronica ha validità superiore ai dodici mesi, pur nei continui e quotidiani progressi della tecnologia. In altre parole, ci aspettiamo e ci auguriamo nel 2017-18 un ribaltamento delle percentuali a favore di beni immateriali, ovvero di opportunità formative in senso più tradizionale.

Atto III. Anno scolastico 2017-2018. Ora la carta è solo elettronica

Da quest’anno dunque il sistema è entrato completamente a regime, e sarà possibile spendere l’importo assegnato generando soltanto buoni elettronici. A livello tecnico questo semplificherà di certo procedure e pratiche amministrative, e i docenti acquisteranno disinvoltura e padronanza nell’uso dello strumento informatico; per loro potrà diventare una fonte qualificante e continuativa cui attingere, nello spirito della legge 107/2015, che ha reso la formazione obbligatoria, permanente e strutturale, e del piano per la formazione dei docenti 2016-2019, che ne definisce significati, priorità, governance e organizzazione.

Come negli anni precedenti ogni insegnante avrà dunque a disposizione un borsellino elettronico di 500 euro, ai quali, per i docenti che non lo hanno utilizzato tutto nell’anno appena trascorso, si aggiungeranno gli importi eventualmente non spesi, o i buoni generati ma non validati. In caso di dubbi è possibile consultare le numerose FAQ pubblicate dal Miur sull’argomento.

Valore economico uguale qualità?

Esauriti gli aspetti tecnici, non ci si può esimere da alcune riflessioni di carattere generale.

In primo luogo occorre ribadire con fermezza che non è il valore economico di un corso di formazione/aggiornamento a determinarne la qualità, la significatività, l’efficacia e la ricaduta didattica. Anzi. Si sono succedute negli ultimi decenni varie stagioni formative: in alcune furono assegnate maggiori risorse, in altre lo Stato fu più parsimonioso. Non per questo non ci si formava, e bene. Senza addentrarci in disamine e approfondimenti, uno dei valori aggiunti di quest’ultima stagione è che ai docenti è stata offerta una scelta, e l’opportunità non è di poco conto: scegliere in base alle proprie inclinazioni, ai propri talenti o ai propri bisogni formativi (es. “in un determinato aspetto della didattica ho già una buona padronanza e disinvoltura, voglio formarmi e diventare un vero esperto, oppure al contrario in un campo sento di avere ancora delle lacune, vorrei informarmi, approfondire, comprendere meglio…”). In questo senso il bonus non è né una panacea né una surroga. Semplicemente un’opportunità di scelta.

Attenzione alla logica di mercato!

Uno dei rischi maggiori che gravitano attorno alla carta del docente, e agli oltre un miliardo di euro stanziati nel triennio, è che si scivoli nella sgradevole logica del mercato. Enti ed esercenti abilitati a riscuotere il bonus sono molteplici e di diversa natura, dagli enti di formazione alle attività commerciali che vendono materiale elettronico. Il giro d’affari è notevole, e si può scadere nella regola della domanda e dell’offerta o, ancora peggio, dell’offerta – prima – e della domanda – a seguire. Sul versante enti e associazioni c’è un meccanismo di tutela e di monitoraggio, disciplinato dalla Direttiva Ministeriale 170/2016, con un elenco nazionale e rigorose procedure di riconoscimento anche a livello regionale/territoriale. Ma per gli esercenti? Certamente il sistema digitale funge da controllo, consentendo solo determinati acquisti, tuttavia... Qui scatta anche una forma di responsabilità e di deontologia professionale che appartiene alla grande maggioranza dei docenti, che possono e devono farsi carico di monitorare, tutelare e salvaguardare tutto il sistema.

Il cubo di “Rubrik”

Il pianeta “formazione in servizio”, così come delineato a partire dalla Legge 107/2015, che ne ha fatto uno dei capisaldi e degli aspetti di maggiore impatto, è un poliedro dalle seguenti, molteplici sfaccettature, che si potrebbe rappresentare visivamente come il celebre “cubo di Rubik”, rinominabile  Rubrik (non solo in omaggio alle rubriche di valutazione):

  • la faccia principale è senza dubbio quella delle nove priorità del piano di formazione, che dovrebbero fare da collante e da sfondo qualitativo a tutte le altre;
  • quella degli enti e delle associazioni che programmano e organizzano le proposte formative, ad esempio;
  • quella del Carta del Docente, appunto;
  • quella delle oltre 300 scuole-polo per la formazione a livello nazionale, cui, assieme a importanti finanziamenti, è affidato un compito strategico e lungimirante, che guardi oltre le contingenze e le specifiche emergenze;
  • quella delle singole scuole, nelle quali la formazione di istituto va incanalata nel solco dei bisogni e delle priorità, ricollegandosi anche alla logica dell’autovalutazione e del miglioramento (ricordiamo che il buono può essere utilizzato anche per finanziare iniziative formative promosse dalla scuola, che è soggetto di per sé accreditato, come a dire: “sentiamo collegialmente questa esigenza, è coerente con il PTOF e il PdM della nostra istituzione, condividiamo pertanto una parte di risorse e ci costruiamo una formazione ad hoc, davvero rispondente ai nostri bisogni, facendo così crescere la comunità professionale della quale ci sentiamo parte integrante e valoriale”);
  • e, last but not least, il singolo docente, che si trova davanti a una pluralità di occasioni e che della propria formazione continua deve diventare il vero autore e protagonista, con la propria specificità e personalità. Per non parlare poi delle nuove generazioni, di cui siamo chiamati a essere educatori, e che saranno gli adulti di domani.

Perché un mondo basato sulla conoscenza è un mondo più libero.

Lorella Zauli

[1] Specifichiamo che per insegnanti di ruolo si intendono i docenti delle scuole statali, non quelli delle paritarie. Qualcuno ha sollevato il dilemma, non essendo esplicitato nel testo della Legge. Sarà precisato in tutta la normativa secondaria, a partire dai DPCM citati successivamente, dalle note ministeriali e dalle FAQ.


Tecnodid editrice è Ente di formazione accreditato presso il Ministero dell’Istruzione (D.M. 26/07/2007, conforme ai requisiti previsti dalla Direttiva 170/2016) e regolarmente registrato sulla nuova piattaforma.

Uno sguardo all’anno appena iniziato

Chiara BRESCIANINI

Un sistema educativo con grandi numeri

Con comunicato del 12.9.2017 il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca ha fornito alcune informazioni di sintesi relative all'anno scolastico 2017/2018.

Dall'11 settembre u.s. gli alunni e le alunne stanno tornando sui banchi in date differenziate, sulla base dei calendari definiti a livello regionale.

Le "Anticipazioni sui principali dati della scuola statale", aggiornate a settembre 2017, ci rappresentano un "esercito" imponente di oltre 8,6 milioni di ragazzi e ragazze a scuola nel sistema nazionale di istruzione, composto di scuole statali e paritarie, di cui oltre 7.757.849 nella scuola statale, per 370.697 classi. Il numero è in leggero calo a livello nazionale, con un decremento significativo a Sud (in particolare in Campania, Sicilia, Puglia e Calabria).

Alla scuola dell'infanzia statale risultano iscritti 948.900 bambini e bambine; alla primaria 2.538.095; alle secondarie di 1°grado 1.637.535; alle secondarie di 2°grado 2.633.319.

In particolare nelle superiori statali prevale la scelta e conseguente frequenza per l'indirizzo liceale (48,3%), seguito dall'indirizzo tecnico (31,5%) e dall'indirizzo professionale (20,2%), con differenziazioni fra regioni a seconda dell'organizzazione dell'offerta formativa.

I 7 milioni di studenti saranno accompagnati da oltre 819.000 docenti: in effetti parliamo di “posti” in organico dell'autonomia, cui corrispondono più insegnanti effettivi, perché come noto ciascun "posto" per esigenze diversificate (maternità, assegnazioni etc.) può essere “coperto” da più docenti. Il numero dei posti comuni è 661.438, cui si aggiungono i 18.762 posti per l'adeguamento dell'organico dell'autonomia e il significativo numero dei docenti di sostegno (oltre 138.000) sul totale. Rilevante l'incremento dall'a.s. 2014/2015 dei posti comuni, come appare nel grafico:

Fonte “Anticipazioni sui principali dati della scuola statale", pag. 15

Una scuola inclusiva

Un cenno ad alcune specificità della scuola italiana:

- nella scuola statale sono presenti 234.658 alunne e alunni con disabilità, mentre erano 224.509 un anno fa, con un aumento rilevante nel decennio, che merita sicuramente riflessioni ed approfondimenti a livello clinico e sociologico;

Fonte “Anticipazioni sui principali dati della scuola statale", pag. 16

- nella scuola statale sono 757.571 gli studenti con cittadinanza non italiana (dato previsionale sulla base delle rilevazioni delle scuole negli anni precedenti), quasi il 10% del totale degli studenti delle scuole statali, con un trend che pare costante.

I dati imponenti sopra rappresentanti ci fanno riflettere sulla complessità del sistema scolastico italiano, sulla sua multiforme articolazione e sulla necessità congiunta di lavoro comune e rinnovamento del fare scuola quotidiano, per sostenere il percorso formativo dei tanti ragazzi che rientrano sui banchi in questi giorni.

I messaggi di inizio anno

L'afflato comune si riflette nei molteplici auguri di avvio d'anno prodotti dai vertici nazionali e regionali dell'Amministrazione:

  • la Ministra Valeria Fedeli su ragazzi e ragazze come centro della scuola e motivo della sua esistenza, e sulle novità che ci aspettano in questo anno scolastico 2017/2018;

  • gran parte dei Direttori Generali dei vari Uffici Scolastici Regionali:

    • Abruzzo su impegno e lavoro serio e dedito per la scuola;
    • Calabria sull'agire in concreto e in gruppo, e sulla voglia di crescere;
    • Campania su dialogo e sinergie;
    • Emilia Romagna su paure e abbraccio dell'altro come "paracadute per volare";
    • Friuli Venezia Giulia su anno scolastico proficuo e sereno;
    • Lombardia su crescita e interesse nel conquistare nuove mete;
    • Marche sull'impegno;
    • Veneto sulla necessità di creare domande e interrogativi, e non solo certezze;
    • Piemonte su impegno, volontà ed entusiasmo nei ragazzi;
    • Lazio su nutrimento per la mente e orrori dell'ignoranza;
    • Liguria sull'istruzione di qualità;
    • Molise sulla scuola più professionale e innovativa;
    • Puglia su scuola come comunità educante;
    • Sicilia sul paesaggio educativo siciliano e sulle coordinate formative della scuola;
    • Umbria che, nel ricordare la tragicità del sisma, esorta i ragazzi a un uso consapevole e responsabile della comunicazione.

Una scuola da vivere con passione

Sono messaggi che vogliamo interpretare non come formali adempimenti, né come esigenza amministrativa, ma come dichiarazione di impegno e di "passione" e, per dirla con Alessandro D'Avenia, con un richiamo per quest'anno scolastico all'orecchio della passione:

"Che cosa avrei voluto sentirmi dire il primo giorno di scuola dai miei professori o cosa vorrei che mi dicessero se tornassi studente? Il racconto delle vacanze? No. Quelle dei miei compagni? No. Saprei già tutto. Devi studiare? Sarà difficile? Bisognerà impegnarsi di più? No, no grazie. Lo so. Per questo sto qui, e poi dall’orecchio dei doveri non ci sento. Ditemi qualcosa di diverso, di nuovo, perché io non cominci ad annoiarmi da subito, ma mi venga almeno un po’ voglia di cominciarlo quest’anno scolastico. Dall’orecchio della passione ci sento benissimo".

Quindi che l’anno abbia inizio con passione.

Chiara Brescianini

Istituti tecnici e professionali: revisione dei regolamenti

Pubblicati in Gazzetta Ufficiale i decreti che attuano la revisione dei regolamenti di riordino dell’istruzione tecnica e professionale approvati nel 2010, resasi necessaria a seguito di una pronuncia del Tar del Lazio che ha annullato parte dei provvedimenti.

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 215 dello scorso 14 settembre sono stati pubblicati:

L’intervento di revisione è stato necessario a seguito di una pronuncia del Tar del Lazio dell’8 aprile del 2013 che ha annullato parte dei i regolamenti perché incompleti, in quanto privi delle motivazioni a sostegno della revisione del quadro orario dei percorsi di studio.

I decreti di revisione integrano entrambe le norme con l’introduzione del comma 1-bis all’articolo 5, che definisce in dettaglio i criteri per la determinazione dell’orario complessivo.

Ricordiamo che il vigente Regolamento per l’istruzione professionale sarà abrogato a decorrere dall'anno scolastico 2022/2023, secondo quanto previsto dal d.lgs. n. 61/2017, uno degli otto decreti attuativi della legge 107/2015. Nel frattempo il Miur sta quindi predisponendo il nuovo Regolamento, con l’obiettivo di dare una più chiara identità agli istituti professionali, innovando e rendendo più flessibile l’offerta formativa, superando l’attuale sovrapposizione con l’istruzione tecnica e mettendo ordine in un ambito frammentato tra competenze statali e regionali.


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Utilizzo Carta del Docente a.s. 2017/18

A partire dallo scorso 14 settembre è nuovamente possibile accedere alla piattaforma web per la Carta del Docente e utilizzare le risorse per la formazione e l’aggiornamento. Già disponibili i 500 euro per il nuovo anno scolastico, e a breve sarà accreditato l’importo eventualmente non speso nell’anno precedente.

La piattaforma web per la Carta del Docente, temporaneamente sospesa per le operazioni di aggiornamento per il nuovo anno scolastico, è stata riattivata in data 14 settembre.

Anche quest’anno il bonus previsto dalla legge Buona Scuola mette a disposizione di ciascun docente 500 euro per la formazione e l’aggiornamento professionale. In particolare il bonus può essere speso per l’acquisto di libri e testi, pubblicazioni e riviste, hardware e software, biglietti per musei, mostre, eventi culturali, rappresentazioni teatrali e cinematografiche, iniziative coerenti con le attività individuate nell’ambito del Piano triennale dell’offerta formativa, corsi per attività di aggiornamento e qualificazione professionale, iscrizione a corsi di laurea.

Ciascun insegnante in possesso di una utenza SPID (chi ne è ancora sprovvisto può richiederla accedendo alla piattaforma) potrà utilizzare da subito il proprio bonus. Entro la fine del mese di ottobre sarà accreditato l’importo eventualmente non speso nel precedente anno scolastico, o i bonus non validati.

La Carta del docente può essere utilizzata, fra l’altro, per l’acquisto prodotti e servizi erogati da enti accreditati Miur. Tecnodid editrice è Ente di formazione accreditato con D.M. 26/07/2007 e conforme ai requisiti previsti dalla Direttiva 170/2016. Per conoscere tutti i testi e i corsi disponibili, consulta il nostro catalogo e la nostra area dedicata alla formazione.


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Risorse per adeguamento antisismico degli edifici scolastici

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto con la ripartizione tra Regioni e Province della somma complessiva di euro 26.404.232,00, relativa alle annualità 2016 e 2017, per gli interventi di adeguamento strutturale ed antisismico degli edifici scolastici, e per la costruzione di nuovi immobili.

Con decreto 20 luglio 2017, n. 511, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 213 del 12 settembre 2017, il Miur ha stabilito la ripartizione delle risorse relative alle annualità 2016 e 2017 per l'attuazione di interventi di adeguamento strutturale ed antisismico degli edifici scolastici, nonché alla costruzione di nuovi immobili sostitutivi di quelli esistenti.

La somma complessiva di euro 26.404.232,00 è ripartita tra le Regioni e le Province autonome come da tabella di cui all’art. 1 del suddetto decreto.

La quota di competenza regionale è assegnata alle singole Regioni e alle Province autonome tenendo conto dei differenziati livelli di rischio sismico che caratterizzano i diversi territori.

Il termine entro il quale far pervenire i piani relativi alle annualità 2016 e 2017 è definito dal Miur con apposita comunicazione rivolta alle Regioni interessate.

L'ammontare del finanziamento concedibile per ciascun intervento è dato dal prodotto del costo convenzionale di intervento per la percentuale finanziabile.

Il costo convenzionale di intervento è ritenuto comprensivo di IVA, spese tecniche, esecuzione dei lavori, oneri per la sicurezza, somme a disposizione e quanto necessario per dare l'opera finita e collaudata.

Nel caso di interventi che comportino la realizzazione di nuovi edifici in sostituzione di quelli esistenti, il calcolo del finanziamento è effettuato tenendo conto della volumetria minore fra quella dell'edificio da demolire e quella del nuovo edificio da realizzare.

Gli interventi da realizzare, le risorse da destinare a ciascun intervento e gli enti beneficiari delle stesse, nonché il termine di aggiudicazione dei lavori e di definizione delle progettazioni e le modalità di rendicontazione sono individuati con decreto del Miur, sentito il Dipartimento della Protezione civile presso la Presidenza del Consiglio dei ministri.


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Una bussola per le deleghe

I nuovi decreti legislativi

Le otto deleghe attuative della Buona scuola riguardano aspetti rilevanti del nostro sistema di istruzione: per comprendere i nuovi scenari che si vanno a delineare, Tecnodid propone “Una bussola per le deleghe” (a cura di Giancarlo Cerini, Mariella Spinosi - pp. 256, ed. giugno 2017, euro 22,00).

Il volume contiene i testi integrali degli otto decreti legislativi, corredati di analisi e commenti curati da esperti delle materie interessate. Schede di sintesi e quadri sinottici consentono di orientarsi al meglio nel corpus delle norme, rintracciandone i contenuti essenziali; ulteriori schemi ricostruiscono il quadro delle risorse finanziarie messe a disposizione, e illustrano i provvedimenti secondari (regolamenti, decreti, intese, atti di indirizzo) di prossima emanazione.

Contributi di: Sergio Auriemma, Antonia Carlini, Giancarlo Cerini, Paola Di Natale, Nilde Maloni, Gianna Prapotnich, Angelo Prontera, Paola Serafin, Mariella Spinosi, Maria Teresa Stancarone.

per informazioni



Sulle strade dell’inclusione: quarant'anni dopo la legge 517

Luciano RONDANINI

Il grande cambio

Come sottolineato nel precedente contributo (Scuola7.it, n. 55), l'inserimento dei bambini "handicappati" nelle classi normali della scuola pubblica, reso obbligatorio dalla legge 517/1977, ha segnato un netto spartiacque nella cultura medica, pedagogica, politica, giuridica, del nostro Paese, avviando una vera e propria rivoluzione che ha interessato tutte le strutture della società italiana.

Il difficile passaggio da una concezione che vedeva nel disabile una persona "minorata" ad un modello culturale incentrato sulla valorizzazione della diversità ha modificato radicalmente orientamenti, atteggiamenti e convinzioni.

Da allora è stato percorso uno straordinario cammino; molta strada però resta ancora da fare. Infatti, come ci insegnano gli storici francesi, la storia delle mentalità appartiene al ciclo della lunga durata: l'abbattimento dei pregiudizi e delle barriere di varia natura è una sfida che ci accompagnerà ancora per tanto tempo.

Oltre l'approccio clinico: ICF

L'integrazione scolastica degli alunni con disabilità ha eroso il paradigma "normale-anormale", attraverso il superamento della visione medica tradizionale che si riconosceva unicamente in un modello categoriale. Centrale in tale approccio era la dominanza del deficit rispetto alla complessità del funzionamento della persona. Prevaleva spesso nel campo clinico una concezione fredda, distaccata, addirittura aggressiva e colpevolizzante soprattutto nei confronti della madre. La rigidità dei criteri di classificazione delle patologie lasciava poco spazio ai diritti delle persone handicappate e ai loro contesti di provenienza.

Gradualmente però, soprattutto negli ultimi vent'anni, si sono affermati i principi di una "medicina umanistica" (Alexander Lurija parla di "scienza romantica"), ben rappresentata dal modello ICF (International Classification Functioning) dell'OMS (2001). La salute e il benessere di ogni individuo sono riconducibili, più che ad un'appartenenza nosografica, alla condizione bio-psico-sociale dell'individuo, in cui prevale il costrutto di funzionamento del soggetto in un determinato contesto. Tale istanza viene pienamente recepita nel Decreto legislativo n. 66/2017, attuativo della legge sulla Buona Scuola (107/2015); infatti il protocollo dell'OMS costituisce il riferimento di base della redazione del Profilo di funzionamento dell'alunno con disabilità, che sostituirà sia la diagnosi che il profilo dinamico funzionale.

Quest'ultima scelta conferma che, rispetto alla concezione esclusivamente classificatoria che ha orientato la storia della scienza medica, il nostro Paese ha costruito un patrimonio di valore mondiale finalizzato ad integrare (in parte a superare) un quadro diagnostico prettamente clinico.

Dopo il “ragazzo selvaggio” l'educazione volta pagina

Il prima e il dopo della 517 sono magistralmente rappresentati dal film di F. Truffaut "Il ragazzo selvaggio dell'Aveyron". Il protagonista del capolavoro del regista francese, da fenomeno da baraccone che attirava la morbosa curiosità della gente, si trasforma, nel progetto del giovane medico francese Itard, in un impegnativo percorso educativo, rivolto ad un bambino che egli ha cercato in tutti i modi di affrancare da una condizione di "minorità".

Si tratta di un cambio epistemologico di natura culturale, destinato a rappresentare la bussola di un nuovo modo di intendere l'educazione e il significato delle diversità personali.

Oggi la sfida dell'inclusione si apre a nuovi scenari. Il primo e più importante è quello che fa della sezione e della classe il vero spazio d'integrazione. Non ci stancheremo mai di ribadire che il positivo esito di un progetto personalizzato si costruisce entro le trame dei rapporti tra i compagni di classe, che, prima di essere semplicemente scolari, possono diventare, come ci ha insegnato don Milani, veri e propri maestri negli apprendimenti e nella crescita di un coetaneo in difficoltà.

La famiglia, da vittima a risorsa

L'istituzione che più di altre ha beneficiato della scelta operata dalla 517/1977 è stata senza ombra di dubbio la famiglia. Fino agli anni Settanta essere genitori di un figlio disabile significava vivere una condizione di isolamento e di impotenza, rispetto alle esigenze che tale condizione rappresentava. In molte realtà del nostro Paese bambini e bambine con handicap vivevano "sepolti" nelle case dalla nascita alla morte; prevaleva spesso il senso di vergogna che i genitori provavano nell’"esporre" un figlio che aveva tradito le attese di una nascita. Gli uni e gli altri, come ha scritto Andrea Canevaro, erano condannati a vivere "un tempo monocromatico, colorato di un solo colore, forse grigio, forse nero".

L'integrazione scolastica di questi figli ha aperto orizzonti inesplorati, entro cui si è affermata una stagione "policromatica" mai conosciuta prima. Le famiglie hanno potuto così organizzarsi, promuovere forme diffuse di associazionismo, far conoscere a tutti esigenze e bisogni particolari, affermare e difendere diritti scritti solo sulla carta e mai rispettati. Mario Tortello e Marisa Pavone, nel libro "Pedagogia dei genitori", scrivono che la famiglia è oggi riconosciuta come "interlocutore paritetico di tutte le figure professionali che sostengono il processo d'integrazione dei loro figli disabili, che posseggono diverse capacità e non necessariamente solo delle sotto-abilità". In questa stagione molte madri-coraggio non si sono accontentate di combattere le sorti prestabilite dai medici nelle loro diagnosi. Hanno fatto molto di più, dimostrando il contrario di quelle certezze, scritte spesso su teorie smentite dalla vita reale. È stata anche questa la ragione di tanti successi.

Certo si è trattato molte volte di una corsa ad ostacoli, che ancora oggi si frappongono ad una completa affermazione dei diritti degli alunni in situazione di handicap. Ma quel tempo monocromatico è fortunatamente alle nostre spalle. E se pensiamo a quello che avviene in tanti paesi europei, dobbiamo essere riconoscenti a quel Parlamento che 40 anni fa decise di votare una legge così all'avanguardia, da rappresentare per il mondo intero una pietra miliare dei diritti delle persone più vulnerabili. Altro che "prima Repubblica"!

Luciano Rondanini

La Grammatica Valenziale nella scuola delle competenze

Alan PONA

In principio era il “verbo”

Nel numero 22 di Scuola7 avevamo brevemente illustrato il modello della Grammatica Valenziale (GV), nato ufficialmente nel 1959 con l’uscita di un’opera postuma di Lucien Tesnière, e incentrato sulla forza del verbo di evocare una scena, selezionare degli attanti e generare frasi. Secondo tale modello la frase è generata dal verbo, regista di questa strutturazione, cioè dalla sua capacità semantico-sintattica di attrarre elementi intorno a sé (l’immagine della valenza richiama apertamente le particelle atomiche e i loro legami in cerca di stabilità).

Nello stesso numero accennammo anche alle cinque possibili tipologie di valenza verbale: ogni verbo seleziona, in base alla propria valenza, da 0 a 4 partecipanti all’evento e da 0 a 4 argomenti della frase, strutturando così frasi nucleari (o minime) diverse:

  1. verbi zerovalenti (verbi impersonali: es. nevicare in Nevica);
  2. verbi monovalenti (es. dormire in  Giorgio dorme);
  3. verbi bivalenti (es. accarezzare in  Martino accarezza un cavallo oppure andare in  Federica va a Napoli);
  4. verbi trivalenti (es. dare in  Luigi un libro a Martino oppure andare nell’accezione di ‘coprire un tragitto’, in Il treno va da Milano a Napoli); 
  5. verbi tetravalenti (es. trasportare in  Martino trasporta il carro dal campo al villaggio).

Le configurazioni della frase “minima”

Gli esempi mostrano come le cinque valenze verbali realizzino, per la frase nucleare o minima, sette diverse configurazioni strutturali possibili, rappresentabili attraverso schemi grafici a struttura radiale, così come proposti da Francesco Sabatini e ripresi recentemente anche nei testi per la scuola di Francesco Sabatini, Carmela Camodeca e Cristiana De Santis.

Per quanto riguarda i vantaggi della GV nella prassi educativa nella scuola con Bisogni Linguistici Specifici, rimandiamo il lettore al numero 22 di Scuola7 per un elenco ragionato.

In questa sede ci sembra interessante valutare il punto di vista delle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione (IN2012) e dell’Invalsi, sull’impiego della GV per la riflessione metalinguistica a scuola.

La Grammatica Valenziale e le Indicazioni nazionali per il curricolo

Benché da una parte sia esplicito il richiamo delle IN2012 all’autonomia del docente nella scelta del «modello grammaticale di riferimento che gli sembra più adeguato ed efficace», dall’altra, in più punti del documento, emergono altrettanto espliciti riferimenti alla terminologia e all’impianto della GV.

Negli Obiettivi di apprendimento al termine della classe terza della scuola primaria, per quanto concerne gli Elementi di grammatica esplicita e riflessione sugli usi della lingua, le IN2012 indicano il seguente obiettivo:

«Riconoscere se una frase è o no completa, costituita cioè dagli elementi essenziali (soggetto, verbo, complementi necessari)».

La completezza di una frase, e il fatto che alcuni elementi della stessa siano necessari ed essenziali, sono aspetti fondanti della GV, che non fanno parte delle prassi tradizionali di analisi della frase, la cosiddetta analisi logica.

Altre spie del riferimento alla GV si trovano negli Obiettivi d’apprendimento al termine della classe quinta della scuola primaria:

«Riconoscere la struttura del nucleo della frase semplice (la cosiddetta frase minima): predicato, soggetto, altri elementi richiesti dal verbo».

È un evidente richiamo alla GV il concetto di nucleo della frase semplice, costituito non solo dalla coppia Soggetto e Verbo-predicato, come vorrebbe la grammatica tradizionale, ma dal Verbo-predicatore e da tutti i suoi argomenti, cioè dagli elementi richiesti dal Verbo-predicatore stesso.

La Grammatica Valenziale (GV) e l’Invalsi

Il Quadro di riferimento della prova di italiano dell’Invalsi si occupa delle diverse “grammatiche” con queste parole:

«Per la descrizione delle lingue si fa riferimento oggi a una pluralità di modelli teorici, ai quali corrispondono diversi orientamenti nell’insegnamento della grammatica. Questa pluralità di proposte comporta anche la mancanza di una terminologia unitaria. Non essendo tuttavia compito dell’Invalsi indicare un modello da privilegiare rispetto ad altri, si è scelto nella formulazione delle domande di fare riferimento, in linea di massima, ai contenuti più noti e condivisi, introducendo però anche alcuni dei contenuti innovativi più assodati nel mondo della ricerca».

Nonostante anche l’Invalsi, come le IN2012, non si faccia carico di proporre un modello di riferimento per la scuola per la riflessione metalinguistica, sono presenti richiami espliciti alla GV sia nel Quadro di riferimento sia nelle prove presenti nel fascicolo d’italiano di entrambi i cicli.

Nel Quadro troviamo, infatti, la seguente nota al testo:

«Per ‘frase minima’ si intende una frase costituita dal verbo e da tutti i suoi ‘argomenti’, cioè complementi necessariamente richiesti dal suo significato, ad esempio: “Piove”; “Il gatto dorme”; “Il papà compra il giornale”; “Mia cugina abita a Cagliari”; “La zia ha regalato la bicicletta al nipote”. La ‘frase semplice’ è costituita da un solo verbo/predicato e da complementi di vario tipo, esempio: “Mio zio guarda sempre la televisione in poltrona”».

I riferimenti alla GV nelle prove Invalsi

Altrettanto espliciti sono i riferimenti nelle prove. Qui di seguito si forniscono alcuni esempi di prove centrate sull’impianto della GV:


Prova di italiano, anno scolastico 2015-2016, scuola primaria, classe quinta

C1. Scegli fra le quattro alternative quella che completa il senso del verbo nella frase seguente.

“La zia ha messo…”

  1. il più piccolo dei suoi figli
  2. la torta al cioccolato
  3. i panni nella lavatrice
  4. nel cassetto del comodino

Prova di italiano, anno scolastico 2011-2012, scuola primaria, classe quinta

C7. Indica quali delle seguenti espressioni sono già frasi complete e corrette e quali hanno bisogno di essere completate.

Metti una crocetta per ogni riga.

Frasi

Completa/corretta

Incompleta/scorretta

a) La mamma mise

b) Il gatto dorme

c) Il bambino piange

d) Giovanni abitava


Prova di italiano, anno scolastico 2016-2017, scuola secondaria di II grado, classe seconda

E6. In quale di queste frasi sono presenti tutti gli argomenti del verbo (cioè gli elementi obbligatoriamente richiesti dal verbo)?

  1. A tutti noi dissero con molta chiarezza
  2. La signora prese dalla sua borsetta
  3. Questo problema vi riguarda tutti
  4. Molti dei partecipanti sono diventati

I vantaggi della Grammatica Valenziale

Numerosi sono i vantaggi dell’impiego della GV nell’educazione linguistica nella lingua materna, nelle lingue seconde e straniere e per lo studio delle lingue classiche (esiste una bella tradizione italiana di studio del latino attraverso la GV, che fa capo a Germano Proverbio). Il modello è rigoroso, ampiamente accettato dalla comunità scientifica, e si sta rivelando un utile strumento per la pedagogia linguistica nelle classi plurilingui e con bisogni specifici; è motivante e facilmente didattizzabile; le IN2012 e l’Invalsi sembrano suggerirne l’impiego quando si fa grammatica esplicita.

Non ci resta che porci la seguente domanda: perché la Grammatica Valenziale trova così tante resistenze nella scuola?

Alan Pona



L2
La facilitazione linguistica e degli apprendimenti nella classe plurilingue

di Alan Pona

Un testo che muove passi consapevolmente cauti, ma esemplari, nella direzione di una didattica acquisizionale, possibile dopo un radicale riorientamento su che cos'è una lingua, come la si acquisisce, e in generale su come, nel difficile equilibrio tra processi cognitivi, cura della relazione, continua riformulazione dei ruoli, possa darsi un percorso guidato di apprendimento. Il volume offre a insegnanti e formatori una rosa di metodologie sperimentali, elaborate in contesti ad alta presenza di complessità e attraverso collaborazioni con professionisti e studiosi di vari ambiti. Per scoprire un modo diverso di concepire la lingua e la sua funzione includente, e trovare un modo induttivo e sperimentale di trasmetterla ai propri allievi.

per informazioni



Ripartizione Fondo di finanziamento ordinario 2017

Quasi sette miliardi di euro totali, di cui 55 milioni per la no tax area: il Miur ha pubblicato le tabelle con la ripartizione del Fondo di finanziamento ordinario 2017 per le università. Fra le novità di quest’anno l’attuazione del criterio dell’autonomia responsabile e dei dati sulla qualità del reclutamento.

A seguito della registrazione della Corte dei conti, sono disponibili sul sito del Miur le tabelle con la ripartizione a livello di ateneo del Fondo di finanziamento ordinario, che per il 2017 ammonta a 6,982 miliardi di euro totali.

Le suddette tabelle pubblicate fanno riferimento alle seguenti voci del Fondo di finanziamento: quota base, quota premiale, risorse perequative (per un totale di 6,272 miliardi di euro). A queste si aggiungono le assegnazioni per i piani straordinari di reclutamento docenti varati nel corso degli ultimi anni (237,2 milioni di euro), la quota 2017 relativa alla programmazione triennale (43,8 milioni di euro) e l’assegnazione dei 55 milioni di euro agli atenei a compensazione della cosiddetta no tax area a decorrere dal 2017. Per un totale di 6,6 miliardi di euro. Le tabelle relative alle voci ulteriori dell’FFO (fra cui dottorati, fondo giovani, risorse per la ricerca di base, risorse da destinare ai docenti) saranno pubblicate entro il mese di settembre.

Per la prima volta quest’anno sono stati distribuiti anche i fondi per la no tax area, novità prevista dalla legge di bilancio 2017 che consente agli studenti con ISEE fino a 13.000 euro di essere esonerati dal pagamento delle tasse e garantisce tasse calmierate a chi ha un ISEE fra 13.000 e 30.000 euro. Si tratta di 55 milioni, di cui  20,73 milioni  (37,7%) vanno al nord, 13,2 milioni (24%) al centro e 21,07 milioni (38,3%) al Sud. Il riparto è in proporzione alla percentuale di studenti attualmente esonerati dalle tasse moltiplicati per il costo standard per studente in corso del rispettivo ateneo.

Fra le novità che hanno inciso sulla distribuzione del fondo ci sono l’aggiornamento dei dati sulla qualità del reclutamento e l’attuazione del criterio dell’autonomia responsabile. Per la prima volta le variazioni di performance degli atenei sono state valutate anche sulla base di due indicatori da loro scelti a fine 2016 in relazione a didattica, ricerca e internazionalizzazione, con un coefficiente aggiuntivo del 20% per le università del sud e del 10% per quelle del centro.

Le tabelle


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Uno sguardo sull’istruzione: OCSE 2017

Diffuso in data 12 settembre il Rapporto “Education at a glance 2017”, l’annuale pubblicazione OCSE che analizza i sistemi di istruzione dei 35 paesi membri e alcuni paesi partner. I dati relativi all’Italia evidenziano pochi laureati, con prevalenza delle discipline umanistiche, e una spesa per l’istruzione (riferita però al 2014) all’ultimo posto tra i paesi OCSE.

Education at a Glance: OECD Indicators (Uno sguardo sull’istruzione: indicatori dell’OCSE) è un’autorevole fonte di informazioni sullo stato dell’istruzione nel mondo. Presenta dati relativi ai 35 Paesi dell’OCSE e in alcuni dei Paesi partner dell’Organizzazione.

In particolare fornisce informazioni chiave sui risultati in uscita delle istituzioni scolastiche ed educative, l'impatto dell'apprendimento tra i vari paesi, le risorse finanziarie e umane investite nell'istruzione, l’accesso, partecipazione e progressione nell'istruzione,  l'ambiente di apprendimento e l'organizzazione delle scuole.

L'edizione del 2017 presenta un nuovo focus sugli indirizzi di studio, indagando le due tendenze di iscrizione al livello superiore secondario e terziario, la mobilità degli studenti e gli esiti del mercato del lavoro delle qualifiche ottenute in questi campi.

La pubblicazione presenta per la prima volta anche un capitolo dedicato agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Infine, sono stati sviluppati e analizzati due nuovi indicatori nel contesto della partecipazione e del progresso nell'istruzione: un indicatore sul tasso di completamento degli allievi della scuola secondaria e un indicatore sui processi di ammissione all'istruzione superiore.

Per quanto riguarda i dati specificamente relativi all’Italia, gli indirizzi di studio universitario più popolari sono belle arti, discipline umanistiche, scienze sociali, giornalismo e informazione, con una percentuale di laureati pari al 30%, il numero più alto nell'area OCSE. A seguire le discipline scientifiche, con il 24% dei laureati, un dato di poco inferiore alla media OCSE.

I dati sulla frequenza della scuola pre-primaria sono tra i più alti nei paesi OCSE, con tassi di iscrizione del 16%  per i bambini dell'età di 2 anni, e superiori al 90% nella fascia di età 3-5 anni. Tuttavia il relativo livello di spesa è inferiore alla media OCSE.

L’Italia ha un importante sistema di istruzione professionale, con circa il 53% della popolazione iscritta.

Il livello di istruzione universitaria in Italia è tra i più bassi dei paesi OCSE, con solo il 18%   di adulti laureati. Questi livelli possono essere in parte dovuti al basso tasso di occupazione e di retribuzione dei giovani laureati (inferiore del 21% alla media OCSE  per gli uomini  e del 35% per le donne).

La spesa media per studente è inferiore alla media OCSE, mentre  la spesa dell'Italia per l'istruzione nel 2014 è stata pari al 7,1% della spesa pubblica totale, all’ultimo posto tra i paesi OCSE e partner.

A seguito della diffusione dei dati OCSE, il Miur ha pubblicato un comunicato stampa in cui evidenzia come l’incremento del numero di laureati nel nostro Paese sia uno degli obiettivi verso cui il Ministero sta lavorando, e come dal 2014, anno cui si riferiscono i dati sulla spesa pubblica per l’istruzione, siano stati fatti investimenti importanti attraverso la Buona Scuola e le successive leggi di bilancio, che si evidenzieranno nei prossimi Rapporti OCSE.

Rapporto Rapporto “Education at a glance 2017”

La sintesi dei dati sull’Italia


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Monitoraggio percorsi alternanza scuola-lavoro

Le scuole hanno tempo ancora fino al 30 settembre per comunicare, tramite le apposite funzioni SIDI, i dati relativi allo stato di realizzazione dei percorsi di alternanza scuola-lavoro nell’anno scolastico 2016/17 per le operazioni di monitoraggio.

Saranno attive fino al prossimo 30 settembre, nell’area SIDI “Alunni - Gestione Alunni - Alternanza scuola lavoro”, le funzioni per la comunicazione dei dati relativi allo scorso anno scolastico e per eventuali modifiche sui dati già comunicati nell’a.s. 2015/16.

Per l’inserimento dei dati le scuole devono utilizzare le seguenti tre funzioni:

  • “Gestione Aziende”: la scuola inserisce le informazioni sulle aziende con le quali ha stipulato le convenzioni e le relative strutture presso le quali si svolgono i percorsi.
  • “Percorsi di alternanza scuola-lavoro”: la scuola inserisce i dati relativi ad ogni specifico percorso attivato quali: descrizione del percorso, tipologia, durata prevista, data inizio, data fine, ore previste in aula e presso struttura, fonti di finanziamento, strutture associate.
  • “Alunni in alternanza scuola-lavoro”: la scuola associa i percorsi precedentemente definiti al singolo alunno o a gruppi di alunni della classe.

Nella rilevazione sono state inserite alcune schede riepilogative utili alle scuole per monitorare le ore effettivamente svolte dagli studenti rispetto alla durata complessiva prevista dalla legge (almeno 400 ore negli istituti tecnici e professionali e almeno 200 ore nei licei).

È inoltre disponibile una scheda che visualizza i dati di alternanza di ogni studente frequentante la scuola,  riferiti anche ai percorsi degli anni scolastici precedenti.

La chiusura delle funzioni è prevista per il 30 settembre p.v., come da nota 17 maggio 2017 prot. n. 1193.


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Per gli aspiranti dirigenti scolastici una piattaforma completamente rinnovata

In previsione del prossimo concorso a dirigente scolastico, Tecnodid propone la Piattaforma DirCARD per la preparazione al concorso in una versione completamente rinnovata, alla luce del Regolamento e degli ultimi scenari normativi. Nello specifico, la piattaforma è stata:

- aggiornata ai sensi della legge 107/2015 e successive integrazioni;

- integrata con ulteriori contenuti formativi;

- arricchita con nuovi saggi di approfondimento;

- ampliata con servizi inediti per la prova preselettiva e per la prova scritta.

La nuova versione si sviluppa intorno a tre sezioni:

1) Simulazione prova preselettiva

2) Contenuti professionali delle prove

3) Indicazioni per la prova scritta

La prima sezione permette di esercitarsi su batterie di 50 item prese da un repository di circa 1500 item, e di valutare la propria preparazione secondo i parametri di calcolo del punteggio previsti dal Regolamento. Per ogni item viene fornita la correzione con il relativo feedback.

La seconda sezione dà accesso ad una ricca serie di contenuti, rivisti ed integrati sulla base delle più recenti disposizioni normative, con tutte le informazioni attinenti alle materie previste dal Regolamento.

La terza sezione aiuta a scrivere in maniera chiara per farsi apprezzare in sede di prova scritta. Contiene esempi di scritture e di rubriche valutative, 40 quesiti con risposte e circa 100 quesiti aperti.

A disposizione restano le batterie di item relative al concorso 2011.

La piattaforma DirCARD offre tutto quanto serve per orientare al meglio il proprio studio e affrontare con sicurezza le prove concorsuali.

www.notiziedellascuola.it/formazione

© Tecnodid editrice

Coordinamento redazionale a cura di Giancarlo Cerini

Direttore responsabile Gabriella Crusco

Autorizzazione Tribunale di Napoli n. 65 del 20/12/2016

Email: info@scuola7.it

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