Scuola7 20 febbraio 2017, n. 31

Scuola7

la settimana scolastica

20 febbraio 2017, n. 31


In questo numero parliamo di:

Bocciare, non bocciare... (G. Cerini)

Dirigenti scolastici… mano al portfolio! (S. Stancarone)

Risorse e opportunità per i licei sportivi e musicali (S. Granello)

Le pari opportunità a scuola ovvero... (C. Mion)

Part time: domande entro il 15 marzo

Graduatorie di istituto docenti: scelta delle sedi

Attività formative per DS e DSGA


Settimanale di informazione scolastica.

© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diBOCCIARE O NO?
< Trascina

Bocciare, non bocciare…

Giancarlo CERINI

Un dibattito che viene da lontano

Nelle ultime settimane si è sviluppato un forte dibattito pubblico sui temi della valutazione, in relazione all’approvazione dei decreti legislativi per l’attuazione della legge 107/2015. Uso dei voti, bocciature fin dalle elementari, effettive competenze linguistiche dei ragazzi, “media del 6”, certificazioni, esami di Stato… aspetti tecnici su cui gli stessi insegnanti hanno idee diverse, ma che sono rimbalzati prepotentemente sulle prime pagine dei giornali, non sempre in maniera documentata. È positivo che questioni che riguardano da vicino milioni di persone (studenti, famiglie, insegnanti) escano dai confini degli addetti ai lavori (e delle aule parlamentari in questi giorni) e diventino senso comune condiviso, ma anche buona cultura della valutazione.

È evidente che la società (e gli opinionisti che danno voce ad essa) è per soluzioni semplici (cosa c’è apparentemente di più chiaro di un voto in decimi, da 1 a 10, con tutte le sfumature possibili dei - ½ +) o per la deterrenza della “bocciatura” come sanzione al mancato impegno o allo scarso apprendimento (anche in prima elementare!, sembra che qualche Ministro abbia preteso nel Consiglio dei Ministri che ha approvato la prima stesura del decreto). In una società incerta sul suo futuro, con valori assai “liquidi”, con nuove generazioni sempre più difficili da decifrare, la scuola “seria” è vista come un baluardo indispensabile contro il lassismo, l’approssimazione, il pressapochismo. Ma, appunto, come dovrebbe essere una valutazione utile in una scuola seria?

C’è valutazione e valutazione…

Il dibattito ha visto, da un lato, pedagogisti e insegnanti proporre una radicale revisione dei sistemi di valutazione nella scuola di base (elementare e media), fino a giungere al superamento dell'uso dei voti in decimi e della bocciatura. Dall'altro, gli opinionisti sono sembrati preoccupati che criteri pro-attivi nella valutazione fossero indice di debolezza e di "buonismo". Va messo in evidenza che è la stessa legge 107/2015, nei criteri ispiratori della delega (comma 181, lett. i), a richiamare la funzione formativa e di orientamento della valutazione nel primo ciclo. Il voto in decimi era stato ripristinato nella legge 169/2008 dal Ministro Gelmini, come segno di rigore nella valutazione e di semplificazione comunicativa verso i genitori. Tuttavia l'effetto dei voti sull'attività didattica non è stato positivo. L'apprendimento è stato misurato quasi quotidianamente con i voti sui compiti, sulle prove, per trarre poi le sintesi valutative attraverso operazioni aritmetiche di calcolo delle medie (operazione impropria sul piano docimologico), algoritmo enfatizzato dal ricorso alle tabulazioni del registro elettronico. Ma misurare non è valutare. Un conto è raccogliere informazioni su come gli apprendimenti stanno avvenendo (con la necessità di disporre di una pluralità di strumenti: esercizi, test, prove, compiti di realtà, osservazioni, autovalutazioni, per cogliere la qualità dei processi e delle competenze in fase di maturazione), un conto è formulare un giudizio valutativo.

I criteri di valutazione

Valutare, dunque, richiede di rendere espliciti i criteri che si adottano, che possono essere basati su soglie assolute (standard predefiniti), o sul posizionamento rispetto a fasce (come fanno OCSE e INVALSI), o sul riferimento alla progressione verso traguardi personali per ogni singolo allievo (criterio adottato se si intende personalizzare l'istruzione). Un criterio pedagogicamente fondato nella scuola di base dovrebbe mettere al centro il percorso di ogni singolo alunno, però commisurato ai traguardi attesi per tutti (quelli previsti dalle Indicazioni Nazionali), per valorizzare ogni progresso e stimolarne di ulteriori. La valutazione è formativa se incoraggia il miglioramento e non se classifica o gradua gli allievi, magari incentivando una competizione superficiale tra i ragazzi e le famiglie. Si perdono il valore dell'apprendimento, la curiosità per la scoperta e la conoscenza, il valore della collaborazione, il senso di fiducia nei propri mezzi, la soddisfazione del lavoro ben fatto. Il voto sembra impoverire questo valore aggiunto e non inviare un messaggio positivo.

Abbiamo parlato soprattutto di valutazione formativa, quella che accompagna, precede, segue l'azione didattica (così si esprimono le Indicazioni). Ma dobbiamo anche comunicare i punti di arrivo (che nella scuola di base sono sempre provvisori), e dunque ci serve anche una valutazione sommativa, di bilancio, che però non può condizionare tutta l'azione didattica. I ragazzi finiscono con lo studiare per il voto, anzi per la sufficienza, e dimenticano il piacere di apprendere.

Considerazioni simili potremmo esprimere anche a proposito della bocciatura.

Bocciature, qualche dato…

La normativa vigente prevede la bocciatura in via eccezionale nella scuola primaria (Legge 517/1977), ma con l'obbligo di raggiungere la sufficienza in ogni disciplina (Legge 169/2008). Si tratta di una forzatura, certamente, che porta poi a non essere "sinceri" in sede di valutazione di fine anno. I dati più recenti ci dicono che i tassi di mancata promozione sono effettivamente ridotti al lumicino nella scuola italiana, sotto l'uno per cento nelle elementari.

 

Tab. 1 – Esiti degli scrutini della scuola primaria. A.s. 2015-16. Alunni non ammessi alla classe successiva. Valori in percentuale

 

Classe 1^

Classe 2^

Classe 3^

Classe 4^

Classe 5

Statale

0,9

0,4

0,3

0,2

0,3

Non statale

0,5

0,3

0,2

0,1

0,3

Totale

0,9

0,4

0,3

0,2

0,3

Fonte: Relazione tecnica allegata all’Atto 384 del 16-1-2017 (Schema di decreto legislativo in materia di valutazione).

 

Il dato relativo alla scuola media è più consistente, ma resta attorno al 3 per cento nella scuola secondaria di I grado. Ci sono però importanti differenze da regione a regione, non necessariamente lungo l’asse Nord-Sud.

 

Tab. 2 - Esiti degli scrutini finali. Scuola secondaria I grado. A.s. 2015-16. Valori in percentuale

 

Classe 1^

Classe 2^

Classe 3^

Statale

3,4

2,9

2,4

Non statale

0,7

0,8

1,0

Totale

3,3

2,8

2,4

Fonte: Relazione tecnica allegata all’Atto 384 del 16-1-2017 (Schema di decreto legislativo in materia di valutazione). Da altra fonte MIUR si apprende che il 99,8% degli ammessi ha superato l’esame di Stato conclusivo del primo ciclo.

 

Dunque molto rumore per nulla? Perché appassionarsi ad una questione che sembra ridursi a pochi punti in percentuale? Il fenomeno della mancata promozione è molto più consistente nella scuola secondaria di II grado, dove supera il 10% e colpisce in modi molto diversi i vari indirizzi di studio. Sembra un dato naturale e ineluttabile: gli allievi degli istituti professionali vengono fermati in misura 4 volte superiore a quelli dei licei. Può dipendere dai deboli effetti dell’orientamento scolastico (in prevalenza decidono le famiglie), ma anche dal mancato ri-orientamento in ingresso (passerelle, crediti, sistemi integrati con la formazione). Sta di fatto che i tassi di insuccesso negli istituti tecnici e professionali ne offuscano l’immagine e l’appetibilità. Ci si attende qualche novità dalla riforma dell’istruzione professionale, tra i decreti legislativi all’esame del Parlamento.

 

Tab. 3 – Percentuale di ammessi e non ammessi nelle scuole secondarie di II grado. A.s. 2015-16. Valori in percentuale

 

Ammessi

Giudizio sospeso

Non ammessi

Licei

76,1

19,6

4,3

Tecnici

62,9

27,3

9,8

Professionali

62,2

25,4

12,4

Totale

69,1

23,2

7,7

Fonte: Elaborazione su dati MIUR. I dati visti in una logica verticale segnalano che nelle prime classi i non ammessi sono il 12,3%, nelle seconde il 6,8%, nelle terze il 6,2%, nelle quarte il 4,4% (dati complessivi di tutti gli indirizzi). Il tasso di bocciatura aumenta in quanto circa il 10% dei giudizi sospesi resta negativo.

 

I tassi di non ammissione alla classe successiva sono uno degli indicatori del successo scolastico ed oggi rientrano tra i dati che ogni scuola ha a disposizione mentre compila il RAV (Rapporto di Autovalutazione). Molte scuole hanno inserito questa priorità tra gli obiettivi strategici dei Piani di Miglioramento.

Quando l’apprendimento è “fragile”

Va anche segnalato che oggi ci sono informazioni messe a disposizione da INVALSI che ci forniscono ulteriori elementi di analisi dei livelli di apprendimento degli allievi. Sono i risultati delle prove standardizzate di apprendimento cui annualmente vengono sottoposti gli allievi delle classi seconde e quinte primarie e terze secondarie di I grado in sede di esame di Stato (dal 2017-18 probabilmente durante l’anno e non nel corso dell’esame). Uno degli obiettivi delle prove è proprio quello di fornire dati affidabili per l’analisi dell’andamento degli allievi in alcune competenze fondamentali relative alla comprensione di testi scritti e alla capacità di affrontare quesiti matematici (non semplici esercizi).

 

Tab. 4 – Distribuzione dei risultati degli allievi del primo ciclo nelle prove standardizzate Invalsi. A.s. 2015-16. Valori in percentuale

Classe

Allievi collocati al Livello I

Italiano

Allievi collocati al livello I

Matematica

2^ primaria

35

27

5^ primaria

21

21

3^ sec. di I grado

22

25

Fonte: Relazione tecnica allegata all’Atto 384 del 16-1-2017 (Schema di decreto legislativo in materia di valutazione). I dati della scuola secondaria di I grado sono riferiti all’a.s. 2014-15.

 

L’analisi di questi dati ci rivela che la fascia più debole degli allievi, quella che si colloca nel primo “gradino inferiore” della distribuzione dei risultati, supera il 20% e rappresenta (con una certa approssimazione) la parte più debole della popolazione scolastica, quella che avrebbe bisogno di interventi di supporto e compensativi, ben al di là della “bocciatura” (di cui abbiamo comunque visto la bassa incidenza) o di una benevola attribuzione di sufficienza (resa necessaria dal dispositivo della legge 169/2008) quando si voglia ammettere l’allievo alla classe successiva. È questo meccanismo che ora si vorrebbe modificare rimettendo la responsabilità della promozione alla valutazione “complessiva” del consiglio di classe o del team docente.

Ci sono alternative alla bocciatura?

Nella relazione allegata all’Atto n. 381, schema di decreto legislativo sulla valutazione degli allievi, si compie un esercizio “pedagogico” per segnalare ai decisori politici come si potrebbe intervenire in caso di livelli insufficienti di apprendimento. Tenendo d’occhio i conti dello Stato, perché questo oggi è uno dei parametri delle scelte politiche, l’ipotesi è di fornire ad ogni allievo collocato nella fascia 1 delle prove Invalsi, almeno 20 ore di “recupero” da affidarsi ai docenti dell’organico di potenziamento che, comunque, oggi sono a disposizione della scuola, e dunque a costo zero. Il ragionamento non fa una piega, se si vuole rassicurare un occhiuto Ministero dell’Economia, ma dovrebbe essere molto più “arioso” dal punto di vista educativo. Per far fronte alle criticità negli apprendimenti non bastano  i corsi di recupero (di cui c’è presenza strutturale nella scuola secondaria di II grado, anche in connessione con il meccanismo della sospensione del giudizio), perché la scuola dovrebbe mettere in atto molteplici strategie:

  • caratterizzare ogni classe come un ambiente di apprendimento;
  • adattare l’insegnamento alle caratteristiche degli allievi;
  • personalizzare i percorsi rivolti agli allievi;
  • offrire più tempo e interventi compensativi a chi è in difficoltà;
  • modificare l’organizzazione scolastica offrendo maggiori spazi di flessibilità per le scelte opzionali degli allievi (oggi quasi inesistenti).

Garantire pari opportunità educative agli allievi, impegnarsi per il loro successo formativo, rimuovere i condizionamenti sociali e culturali, sono scelte che richiedono interventi che vanno oltre il “rito” dei corsi di recupero o il viso arcigno della bocciatura, ma ci interrogano sulla efficacia del nostro progetto educativo e sul “senso” che dobbiamo dare ad una valutazione che assume un prevalente valore formativo.

Cosa succederà con il nuovo decreto?

Nelle prossime settimane le Camere esprimeranno il loro parere sugli otto schemi di decreti legislativi sottoposti alla loro attenzione (hanno tempo fino al 16 marzo), poi il Governo dovrà decidere come e se accogliere le modifiche ai testi che certamente saranno suggerite dal Parlamento. Il premier Gentiloni espresse a suo tempo una disponibilità ed un’apertura in tal senso. I decreti non sono blindati; più difficile però condividere le soluzioni, di fronte ad idee così contrastanti.

Si tratta di una materia di elevato valore tecnico, dunque non sembra opportuno che in una legge si arrivi fino a dettagliare i modelli di pagelle o di schede di valutazione, o la successione delle prove d’esame (le date no?). Una materia come il voto, che nel nostro Paese ha visto in 40 anni succedersi diverse formule – il voto, la scheda narrativa, le lettere alfabetiche, gli aggettivi, ancora il voto – richiede un esame più ponderato nelle opportune sedi tecniche (le scuole, la ricerca, i genitori), e non è conveniente scrivere soluzioni minute nelle leggi (questo fu fatto con la legge 169 nel 2008). Si parla di delegificare, semplificare, intervenire con leggerezza e flessibilità. Dunque sarebbe di tutta convenienza limitarsi a scrivere nel decreto che la valutazione deve rispondere a criteri di semplicità, di comunicabilità, di apprezzamento dei progressi e dei livelli di apprendimento degli allievi, di conoscenza degli aspetti critici, demandando ad un decreto ministeriale il confezionamento dei modelli operativi. Ancora meglio, ascoltando il mondo della scuola (insegnanti e genitori).

E per la bocciatura? La questione è sfuggita di mano, ha assunto un valore simbolico, ma abbiamo visto come i suoi effetti pratici siano nulli, anzi controproducenti: i veri problemi stanno altrove. Ci possono essere casi eccezionali, si dice. Bene, allora si prescriva che la boccatura nel primo ciclo (elementari e medie) è prevista solo in via eccezionale, previo parere conforme dell’intero consiglio di classe o del team docente. E si indichino anche le alternative possibili, i percorsi di supporto e di recupero per quegli allievi che più hanno bisogno di una scuola “amica”.

Giancarlo Cerini

Dirigenti scolastici… mano al portfolio!

Maria Teresa STANCARONE

La nota esplicativa del MIUR

Nei giorni scorsi, con la nota 8 febbraio 2017, n. 1340, il MIUR ha pubblicato sul Portale del Sistema Nazionale di Valutazione il Portfolio del dirigente scolastico, in funzione per ora solo consultiva, insieme alla Nota esplicativa n. 2; una modalità di comunicazione istituzionale che ormai sembra essere entrata prepotentemente nel sistema delle fonti del nostro ministero. Nel tempo, forse, ne capiremo la collocazione in termini di gerarchia e, consequenzialmente, di forza dispositiva. Nel frattempo prevale l’ovvia necessità di comprendere nel concreto il processo di valutazione della dirigenza scolastica, che attraverso lo strumento del Portfolio inizia a mostrare più chiaramente contenuti e finalità.

Perché un portfolio

Nel linguaggio comune il portfolio indica la raccolta di materiale espositivo, illustrativo e promozionale scelto per presentare una determinata attività o, anche, specifiche competenze legate ad un settore definito.

Nel sistema educativo si parla di Portfolio delle competenze per indicare una raccolta ragionata di documentazioni ritenute significative per descrivere il percorso scolastico di un alunno con lo scopo di supportare il processo formativo, facilitando e favorendo un costante monitoraggio e bilancio dei progressi raggiunti, e suggerendo le azioni funzionali allo sperato successo formativo.

Questo è anche l’obiettivo dichiarato del Portfolio nella valutazione del dirigente scolastico, poiché è proposto come uno strumento di orientamento, analisi e riflessione sui compiti e sulle competenze richieste al dirigente scolastico, parte integrante di un processo di “miglioramento organizzativo e gestionale delle istituzioni scolastiche”.

Valutazione dei dirigenti e SNV

Per comprendere da dove nasce lo strumento del Portfolio occorre, infatti, sottolineare che il sistema di valutazione regolamentato dal DPR 80/2013 porta in sé una sfida nuova per il nostro sistema di istruzione, e cioè realizzare un disegno organico che leghi l’autonomia delle scuole alla valutazione, per realizzare il miglioramento del servizio di istruzione e formazione, rifuggendo da azioni estemporanee e settoriali. È per questo che nell'ambito delle attività attribuite all'INVALSI per la realizzazione del Sistema Nazionale di Valutazione (SNV) è stato avviato il progetto ProDis[1], con l’obiettivo di costruire strumenti e metodi di valutazione e sviluppo della professionalità tipica della dirigenza delle scuole. Il Portfolio per la valutazione dei dirigenti scolastici nasce nell’ambito di questa attività progettuale, ed è forse per questo che è evidente lo stretto legame con il processo autovalutativo delle scuole condotto con il RAV e con i successivi Piani di Miglioramento e, come quelli, vuole essere un’opportunità di crescita e non un elemento di perturbazione del sistema.

Struttura e funzioni del Portfolio

Per favorire la lettura del Portfolio e degli aspetti fondanti della fase operativa del processo valutativo della dirigenza scolastica, di seguito si schematizzano per ogni sezione le azioni richieste al dirigente e le finalità del processo in atto.

SEZIONI DEL PORTFOLIO

COMPETENZA NELLA COMPILAZIONE

AZIONI E FINALITA’

SEZ. 1

Anagrafe professionale

Obbligatoria e pubblica

Parte di competenza del Dirigente scolastico

L’anagrafe è compilabile direttamente on line e contiene informazioni professionali generali riferibili al curriculum vitae, aggiornabile annualmente. Ogni Dirigente scolastico può integrare l’anagrafe allegando per intero il proprio curriculum vitae ed anche alcuni documenti qualificanti non presenti nell’anagrafe che ritiene particolarmente significativi.

SEZ. 2 Autovalutazione e bilancio delle competenze

Facoltativa e riservata

Parte di competenza del Dirigente scolastico

Riguarda le dimensioni professionali previste dal comma 93 dell’art. 1 della Legge n. 107/15, per ognuna delle quali è stata prevista una rubrica di autovalutazione, nell’ottica dello sviluppo e del miglioramento della professionalità (cfr. modello RAV). L’autovalutazione assegnata dal DS genererà automaticamente un grafico a cinque variabili (diagramma di Kiviat), una per ciascuna delle dimensioni indagate, per identificare visivamente punti di forza e punti di debolezza relativi alle dimensioni indagate.

Nello specifico questa sezione raccoglie le azioni che il Dirigente scolastico ha realizzato e/o favorito nell’istituzione scolastica per:

1. la definizione dell’identità, dell’orientamento strategico e della politica dell’istituzione scolastica

DOCUMENTI DA CARICARE NELLA SUCCESSIVA SEZ. 3 SUGGERITI: Atto di indirizzo al Collegio docenti per l’elaborazione del PTOF - Piano annuale delle attività - Documenti relativi alla progettazione dell’alternanza scuola-lavoro e ad altre forme di collaborazione con il mondo del lavoro

2. la gestione, la valorizzazione e lo sviluppo delle risorse umane

DOCUMENTI DA CARICARE NELLA SUCCESSIVA SEZ. 3 SUGGERITI: Contratto di Istituto - Organigramma e funzionigramma - Direttiva annuale al DSGA per l’organizzazione dei servizi - Piano della formazione

3. la promozione della partecipazione, la cura delle relazioni e dei legami con il contesto

DOCUMENTI DA CARICARE NELLA SUCCESSIVA SEZ. 3 SUGGERITI: CFR. PUNTO 1

4. la gestione delle risorse strumentali e finanziarie, la gestione amministrativa e gli adempimenti normativi

DOCUMENTI DA CARICARE NELLA SUCCESSIVA SEZ.3 SUGGERITI: Direttiva annuale al DSGA - Relazioni di accompagnamento al Programma annuale e al Conto consuntivo

5. il monitoraggio, la valutazione e la rendicontazione

DOCUMENTI DA CARICARE NELLA SUCCESSIVA SEZ. 3 SUGGERITI: Monitoraggio PdM (pre-caricato nel Portfolio) - Relazione dei nuclei esterni di valutazione (ove presente)

SEZ. 3

Obiettivi e azioni professionali

Obbligatoria e pubblica

Parte di competenza del Dirigente scolastico

Il Dirigente scolastico dovrà selezionare online, a propria scelta, sulla base delle risultanze del RAV e degli obiettivi inseriti nella lettera di incarico, alcune azioni professionali significative (indicativamente due o tre), e rispetto a quelle dovrà descrivere brevemente le azioni realizzate, documentando anche i relativi processi più significativi avviati per il perseguimento degli obiettivi di miglioramento della scuola (è possibile allegare file con dati ed evidenze).

Per supportare il Dirigente scolastico nella compilazione di questa parte del Portfolio, viene messo a disposizione il Repertorio del Dirigente scolastico (Allegato n. 3), da intendersi come strumento di orientamento professionale relativo a come il Dirigente scolastico possa presidiare i processi individuati a conclusione del Rapporto di autovalutazione per il perseguimento delle priorità. Le Aree di processo (che corrispondono ai processi relativi alle Pratiche educative e didattiche e a quelle gestionali e organizzative analizzati nel RAV) sono:

- Curricolo, progettazione e valutazione

- Ambiente di apprendimento

- Inclusione e differenziazione

- Continuità e orientamento

- Orientamento strategico e organizzazione della scuola

- Sviluppo e valorizzazione delle risorse umane

- Integrazione con il territorio e rapporti con le famiglie

Nell’ultima sezione di questa parte del Portfolio il Dirigente scolastico avrà cura di provvedere al caricamento dei documenti indicati nell’Allegato n. 1 (cfr. riquadro sopra).

SEZ. 4

Scheda di sintesi per la valutazione del DS

Obbligatoria e riservata

Parte di competenza del Nucleo e del Direttore dell’USR

L’ultima parte del portfolio in realtà è la sezione di competenza del Nucleo e del DG dell’USR di riferimento, dove si sintetizza il processo di valutazione con l’indicazione dei documenti consultati, della eventuale visita, della valutazione di prima istanza da parte del nucleo, sia riferita alle tre aree di indagine sia espressa complessivamente, e della definitiva valutazione da parte del DG dell’USR di competenza.

 

I possibili effetti collaterali

L’impianto della valutazione della professionalità dei dirigenti scolastici è innegabilmente un tassello di un processo più ampio e finalmente sistemico di valutazione dell’intero sistema, ma i rischi di una deriva adempitiva e opportunistica delle azioni realizzate dalle scuole sono evidenti. Non è improbabile, infatti, immaginare che le scuole possano essere orientate a lavorare rispetto ai format delle azioni suggerite dal repertorio o rispondenti alle visite dei coordinatori e/o dei nuclei che, ovviamente, non sempre intercettano le esigenze e le necessità formative dei diversi territori. Ancora più rischioso, però, è che si perda la continuità di alcune innovazioni avviate con la riforma in corso, come la chiamata per competenze, e che, con quelle, la stessa azione dirigenziale perda impulso e legame con le dimensioni professionali da indagare ai fini valutativi, svilendo l’intero sistema e facendo naufragare l’idea di una valutazione per il concreto miglioramento del servizio di istruzione. Come dire… dirigenti senza portfolio.

Maria Teresa Stancarone

[1] Per approfondimenti consultare: http://www.invalsi.it/invalsi/ri/prodis/index.php, http://www.invalsi.it/invalsi/ri/prodis/doc.php

Part time: domande entro il 15 marzo

Entro il prossimo 15 marzo devono essere prodotte, da parte del personale di ruolo interessato, le istanze di trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale per l’a.s. 2017/18. Tutte le indicazioni utili per la presentazione delle domande nel nostro servizio redazionale.

I rapporti di lavoro a tempo indeterminato o determinato del personale scolastico sono, come è noto, regolati  dal CCNL/2007 e  sono costituiti e regolati da contratti individuali, nel rispetto delle disposizioni di legge, dalla normativa comunitaria.

Nel contratto di lavoro individuale, per il quale è richiesta la forma scritta, sono, indicati:

a) tipologia del rapporto di lavoro;

b) data di inizio del rapporto di lavoro;

c) data di cessazione del rapporto di lavoro per il personale a tempo determinato;

d) qualifica di inquadramento professionale e livello retributivo iniziale;

e) compiti e mansioni corrispondenti alla qualifica di assunzione;

f) durata del periodo di prova, per il personale a tempo indeterminato;

g) sede di prima destinazione, ancorché provvisoria, dell'attività lavorativa.

Il contratto individuale specifica le cause che ne costituiscono condizioni risolutive e specifica, altresì, che il rapporto di lavoro è regolato dalla disciplina del presente CCNL. È comunque causa di risoluzione del contratto l'annullamento della procedura di reclutamento che ne costituisce il presupposto. L'assunzione a tempo determinato e a tempo indeterminato può avvenire con rapporto di lavoro a tempo pieno o a tempo parziale. In quest'ultimo caso, il contratto individuale indica anche l'articolazione dell'orario di lavoro.

Gli artt. 39 e 58, rispettivamente per il personale docente ed ATA, stabiliscono, poi, che l'Amministrazione scolastica costituisce rapporti di lavoro a tempo parziale sia all'atto dell'assunzione sia mediante trasformazione di rapporti a tempo pieno su richiesta dei dipendenti interessati, nei limiti massimi del 25% della dotazione organica complessiva di personale a tempo pieno di ciascuna classe di concorso a cattedre o posti o di ciascun ruolo e, comunque, entro i limiti di spesa massima annua previsti per la dotazione organica medesima.

Per il reclutamento del personale a tempo parziale si applica la normativa vigente in materia per il personale a tempo pieno.  Ai fini della costituzione di rapporti di lavoro a tempo parziale si deve, inoltre, tener conto delle particolari esigenze di ciascun grado di istruzione, anche in relazione alle singole classi di concorso a cattedre o posti, ed assicurare l'unicità del docente, per ciascun insegnamento e in ciascuna classe o sezioni di scuola dell’infanzia, nei casi previsti dagli ordinamenti didattici, prevedendo a tal fine le ore di insegnamento che costituiscono la cattedra a tempo parziale.

Con ordinanza del Miur, previa intesa con i Ministri dell’Economia e della Funzione Pubblica, sono determinati, i criteri e le modalità per la costituzione dei rapporti di lavoro in part time, nonché la durata minima delle prestazioni lavorative, che deve essere di norma pari al 50% di quella a tempo pieno; in particolare, con la stessa ordinanza sono definite le quote percentuali delle dotazioni organiche provinciali, per ciascun ruolo, profilo professionale e classe di concorso a cattedre, da riservare a rapporti a tempo parziale, in relazione alle eventuali situazioni di soprannumero accertate.

 

Normativa di riferimento

Oltre quanto detto in precedenza a proposito delle norme pattizie contenute nella contrattazione, la procedura di  trasformazione dei rapporti di lavoro del personale scolastico a tempo indeterminato in regime di part time, è disciplinata anche dall’O.M. 446/97, dall’O.M. 55/98, dal D.L.vo 61/2000, come modificato dal DL.vo 100/2001.  Successivamente sono state, poi, apportate delle  innovazioni in materia di part-time introdotte con l'art. 73 del d.l. n. 112/2008 e con l'art. 16 della l. n. 183/2010.

Con tali ultime disposizioni,  è stato modificato il regime giuridico relativo alla trasformazione del rapporto da tempo pieno a part-time, con una novella all'art. 1, comma 58, della l. n. 662/1996. Inoltre  è stato modificato il comma 59 del citato articolo, incidendo sulla destinazione finanziaria dei risparmi derivanti dalla trasformazione dei rapporti.

In sintesi, le novità apportate con il d.l. n. 112/2008 riguardano i seguenti aspetti:

  • è stato eliminato ogni automatismo nella trasformazione del rapporto, che era  subordinato alla valutazione discrezionale dell'amministrazione interessata;
  • è stata soppressa la mera possibilità per l'amministrazione di differire la trasformazione del rapporto sino al termine dei sei mesi nel caso di grave pregiudizio alla funzionalità dell'amministrazione stessa;
  • è stata contestualmente introdotta la possibilità di rigettare l'istanza di trasformazione del rapporto presentata dal dipendente nel caso di sussistenza di un pregiudizio alla funzionalità dell'amministrazione;
  • è stata innovata la destinazione dei risparmi derivanti dalle trasformazioni, prevedendo che una quota sino al 70% degli stessi possa essere destinata interamente all'incentivazione della mobilità, secondo le modalità ed i criteri stabiliti in Contrattazione collettiva, per le amministrazioni che dimostrino di aver proceduto ad attivare piani di mobilità e di riallocazione di personale da una sede all'altra.

L'art. 16 della Legge n. 183/2010 [c.d. collegato lavoro] ha introdotto in via transitoria un potere speciale in capo all'amministrazione, prevedendo la facoltà di assoggettare a nuova valutazione le situazioni di trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale già realizzatesi alla data di entrata in vigore del d.l. n. 112/2008. In base alla norma, questa speciale facoltà poteva essere esercitata entro un determinato lasso di tempo e, cioè, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge (24 novembre 2010), scaduti il 23 maggio 2011.

 

Le valutazioni discrezionali dell'amministrazione

Come accennato in premessa, interessa in questa sede focalizzare l'attenzione sul momento della trasformazione del rapporto da tempo pieno a tempo parziale e, in particolare, sui presupposti oggettivi ed i limiti della discrezionalità dell'amministrazione - datore di lavoro -, in sede di valutazione della domanda del dipendente.

In base alla norma vigente, a fronte di un’istanza  del lavoratore interessato, l'amministrazione non ha un obbligo di accoglimento, né la trasformazione avviene in maniera automatica. Infatti, la disposizione prevede che la trasformazione “può” essere concessa entro 60 giorni dalla domanda. La legge fa riferimento a particolari condizioni ostative alla trasformazione, essendo state tipizzate ex ante le cause che precludono l'accoglimento della domanda. Pertanto, in presenza del posto nel contingente e in mancanza di tali condizioni preclusive [che riguardano il perseguimento dell'interesse istituzionale e il buon funzionamento dell'amministrazione] il dipendente è titolare di un interesse tutelato alla trasformazione del rapporto, ferma restando la valutazione da parte dell'amministrazione relativamente alla congruità del regime orario e alla collocazione temporale della prestazione lavorativa proposti.

La valutazione dell'istanza, una volta verificatane l’accoglibilità  dal punto di vista soggettivo e la presenza delle altre condizioni di ammissibilità, si basa su tre elementi:

1. la capienza dei contingenti fissati dalla contrattazione collettiva in riferimento alle posizioni della dotazione organica;

2. l'oggetto dell'attività, di lavoro autonomo o subordinato, che il dipendente intende svolgere a seguito della trasformazione del rapporto; in particolare, lo svolgimento dell'attività  non deve comportare una situazione di conflitto di interessi rispetto alla specifica attività di servizio svolta dal dipendente e la trasformazione non è comunque concessa quando l'attività lavorativa di lavoro subordinato debba intercorre con altra amministrazione (a meno che non si tratti di dipendente di ente locale per lo svolgimento di prestazione in favore di altro ente locale);

3. l'impatto organizzativo della trasformazione, che può essere negata quando dall'accoglimento della stessa deriverebbe un pregiudizio alla funzionalità dell'amministrazione, in relazione alle mansioni e alla posizione organizzativa ricoperta dal dipendente.

La valutazione circa la sussistenza dei presupposti per la concessione o delle condizioni ostative, come pure quella relativa alla collocazione temporale della prestazione proposta dal dipendente e alla decorrenza della trasformazione, non può che essere svolta in concreto, in base alle circostanze fattuali particolari che l'amministrazione è tenuta ad analizzare. In caso di esito negativo della valutazione, le scelte effettuate devono risultare evidenti dalla motivazione del diniego, per permettere al dipendente di conoscere le ragioni dell'atto, di ripresentare nuova istanza se lo desidera e, se del caso, consentire l'attivazione del controllo giudiziale. La verifica della capienza del contingente ha carattere oggettivo e va compiuta in concreto con riferimento al momento in cui la trasformazione dovrebbe aver luogo in base alla domanda del dipendente.

In ordine all'impatto organizzativo, la relativa valutazione deve essere operata analizzando le varie opzioni gestionali possibili, ad esempio, verificando la possibilità di spostare le risorse tra più servizi in modo da venire incontro alle esigenze dei dipendenti senza sacrificare l'interesse al buon andamento dell'amministrazione. Inoltre, la valutazione va fatta attraverso una seria ponderazione degli interessi in gioco: da un lato l'interesse al buon funzionamento dell'amministrazione, dall'altro l'interesse del dipendente ad organizzare la propria vita personale nella maniera ritenuta più soddisfacente per le esigenze familiari o di cura, per le aspirazioni professionali o semplicemente nel modo che considera più gradevole. Le amministrazioni debbono considerare con particolare attenzione non solo la posizione di quei dipendenti ai quali le norme accordano un diritto alla trasformazione, ma anche quella di quei dipendenti che possono vantare un titolo di precedenza.

Per quanto riguarda le situazioni di possibile conflitto  di interesse, la relativa valutazione va svolta al momento della trasformazione e, successivamente, durante tutto il corso del rapporto. Nel merito, si rammenta che il comma 58 bis dell'art. 1 della menzionata l. n. 662 del 1996, perseguendo  la trasparenza e l'imparzialità, pone un principio di predeterminazione delle situazioni di incompatibilità, stabilendo che le amministrazioni provvedono ad indicare le attività che, in ragione della interferenza con i compiti istituzionali, sono comunque non consentite ai dipendenti con rapporto di lavoro a tempo parziale con prestazione lavorativa non superiore al 50% di quella a tempo pieno. Per le Amministrazioni centrali tale predeterminazione avviene con decreto del Ministro competente, di concerto con il Ministro della funzione pubblica. Inoltre, si richiama per analogia e senza valore di esaustività la disciplina contenuta nel comma 5 dell'art. 23 bis del d.lgs. n. 165/2001, che pone una preclusione legale alla concessione dell'aspettativa per lo svolgimento di attività o incarichi presso soggetti privati o pubblici quando:

a) il personale, nei due anni precedenti, è stato addetto a funzioni di vigilanza, di controllo ovvero, nel medesimo periodo di tempo, ha stipulato contratti o formulato pareri o avvisi su contratti o concesso autorizzazioni a favore di soggetti presso i quali intende svolgere l'attività. Ove l'attività che si intende svolgere sia presso una impresa, il divieto si estende anche al caso in cui le predette attività istituzionali abbiano interessato imprese che, anche indirettamente, la controllano a ne sono controllate, ai sensi dell'articolo 2359 del codice civile;

b) il personale intende svolgere attività  in organismi e imprese private che, per la loro natura o la loro attività, in relazione alle funzioni precedentemente esercitate, possa cagionare nocumento all'immagine dell'amministrazione o comprometterne il normale funzionamento, o l'imparzialità.

 

Presentazione delle domande

La data di scadenza per la presentazione delle domande è fissata al 15 marzo. Le domande devono  essere presentate, per il tramite del Dirigente scolastico della scuola di servizio, all’Ufficio Scolastico Provinciale (USP)  nel citato termine.

Scarica il fac simile di domanda

 

Dichiarazioni da riportare nella domanda:

  • nome, cognome e luogo e data di nascita;
  • ruolo di appartenenza,  classe di concorso e/o  il tipo di posto,  sede di titolarità;
  • tipologia di part-time;
  • anzianità complessiva di servizio di ruolo e non di ruolo riconosciuto o riconoscibile agli effetti della progressione di carriera.

Personale interessato alla presentazione delle  domande:

  • personale docente con contratto a tempo indeterminato in servizio nelle scuole di ogni ordine e grado;
  • personale A.T.A. con contratto a tempo indeterminato in servizio nelle  scuole di ogni ordine e grado, delle istituzioni educative e dei conservatori ed accademie, con l’esclusione dei Direttori dei Servizi generali ed amministrativi;
  • personale della scuola utilizzato in altri compiti ai sensi dell’art. 23 del C.C.N.L. del 4 agosto 1995, nonché il personale a qualsiasi titolo comandato o distaccato presso enti od istituzioni diversi da quelli di titolarità, previo parere favorevole dell’amministrazione di servizio;
  • i neo immessi in ruolo dal 1° settembre 2017 (potranno presentare istanza di part time alla stipula del contratto).

 

La durata minima delle prestazioni lavorative deve essere di norma pari al 50% di quella a tempo pieno.   Il rapporto di lavoro a tempo parziale deve risultare da contratto scritto e deve contenere l'indicazione della durata della prestazione lavorativa.

Il tempo parziale può essere realizzato:

a) con articolazione della prestazione di servizio ridotta in tutti i giorni lavorativi (tempo parziale orizzontale);

b) con articolazione della prestazione su alcuni giorni della settimana del mese, o di determinati periodi dell'anno (tempo parziale verticale);

c) con articolazione della prestazione risultante dalla combinazione delle due modalità indicate alle lett. a e b (tempo parziale misto), come previsto dal decreto legislativo 25.2.2000, n. 61.

Nel rapporto di lavoro a tempo parziale di tipo verticale è consentito lo svolgimento di prestazioni lavorative straordinarie in relazione alle giornate di attività lavorativa. A tali prestazioni si applica la disciplina legale e contrattuale vigente, ed eventuali successive modifiche ed integrazioni, in materia di lavoro straordinario nei rapporti a tempo pieno.  Il personale con rapporto di lavoro a tempo parziale è escluso dalle attività aggiuntive di insegnamento aventi carattere continuativo; né può fruire di benefici che comunque comportino riduzioni dell'orario di lavoro, salvo quelle previste dalla legge. Nell'applicazione degli altri istituti normativi previsti dal  contratto, tenendo conto della ridotta durata della prestazione e della peculiarità del suo svolgimento, si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di legge e contrattuali dettate per il rapporto a tempo pieno.

 

Formazione degli elenchi

La gestione delle domande di lavoro a tempo parziale del personale docente e ATA è demandata al Dirigente scolastico. Le domande dovranno essere acquisite a SIDI (area Personale comparto scuola - Gestione posizioni di stato - Trasformazione del rapporto di lavoro a tempo parziale), direttamente dalla Istituzione scolastica di titolarità o di servizio, previo controllo di tutti i dati necessari per l’inserimento o per la stipula del contratto. Copia della domanda dovrà essere inviata all’Ufficio scolastico provinciale, allegando copia della stampa di avvenuta acquisizione al SIDI. L’Ufficio scolastico provinciale ha  la competenza di determinare il numero complessivo dei posti da destinare ai rapporti di lavoro a tempo parziale, a predisporre le graduatorie (per ogni classe di concorso, tipo posto, profilo professionale) e, conseguentemente, ad individuare il personale legittimato a fruire della trasformazione di lavoro. L’ufficio curerà tali procedure sulla base dei dati che saranno forniti dal SIDI e ne darà comunicazione alle istituzioni scolastiche. Il Dirigente scolastico dovrà procedere alla stipula del contratto a tempo parziale e a trasmetterne copia all’Ufficio Scolastico Provinciale (USP) che ne curerà l’acquisizione a SIDI.

Il richiedente che ottenga il trasferimento o il passaggio in altra sede dovrà provvedere a rettificare i dati relativi alla sede di titolarità e/o classe di concorso e a confermare la domanda di tempo parziale e  trasmettere la richiesta di tempo parziale alla nuova istituzione scolastica che provvederà alla stipula del contratto.  Nel caso di personale già con contratto di lavoro a tempo parziale trasferito da altra provincia, il Dirigente scolastico ne darà immediata comunicazione all’USP per l’aggiornamento e la verifica della consistenza numerica dei docenti ammessi a regime di tempo parziale.  Nell’ipotesi in cui venga richiesta, sempre entro il 15 marzo, la revoca del rapporto di lavoro a tempo parziale, il Dirigente ne darà comunicazione all’USP per l’acquisizione dell’operazione a SIDI e alla Direzione Provinciale dei Servizi Vari per il seguito di competenza. Le richieste di revoca prima della scadenza del biennio potranno essere accolte solo per motivate esigenze.  Nel caso in cui l’interessato richieda una variazione dell’orario, il Dirigente dovrà procedere alla stipula di un nuovo contratto.

 

Limiti nella concessione del  part time

L’Amministrazione scolastica accoglie le domande degli interessati con l’unico limite massimo commisurato al  25% della dotazione organica complessiva di personale a tempo pieno di ciascuna classe di concorso a cattedre o posti o di ciascun ruolo e, comunque, entro i limiti di spesa massima annua previsti per la dotazione organica medesima.

L’Ufficio Scolastico provinciale procede alla pubblicazione degli elenchi di coloro che sono stati ammessi al regime di lavoro in part time.

È possibile apportare variazioni a detti elenchi in seguito all’accoglimento di istanze finalizzate alla correzione di errori materiali ovvero su iniziativa dello stesso Ufficio.

Non è consentito l’impiego di personale a tempo parziale nelle classi delle scuole primarie e dell’infanzia nelle quali  l’insegnamento debba essere interamente svolto da un unico docente. Gli insegnanti di scuola materna con rapporto di lavoro a tempo parziale, per quanto detto in precedenza, non possono essere assegnati alle sezioni funzionanti con il solo turno antimeridiano, in quanto occorre assicurare l’unicità di insegnante per sezione.

Per  i docenti dell’istruzione secondaria di primo e secondo grado, titolari su classi di concorso comprendenti più discipline, la fruizione del part-time deve essere funzionalmente raccordata alla scindibilità del monte orario di ciascun insegnamento della classe di concorso stessa. Allo scopo di consentire la maggiore fruizione possibile dei rapporti di lavoro a tempo parziale, i dirigenti scolastici  provvedono ad individuare, sentito il collegio dei docenti, le modalità più opportune di assegnazione su cattedre e posti compatibili con la riduzione di orario.

I  docenti di sostegno con rapporto di lavoro a tempo parziale non possono essere utilizzati su posti che comportino interventi di sostegno su singoli alunni di durata superiore alla metà dell’orario settimanale obbligatorio d’insegnamento stabilito per ciascun grado di scuola.

I docenti con rapporto di lavoro a tempo parziale possono essere designati a svolgere la funzione di membro interno nelle commissioni degli esami di Stato e come componenti, a domanda, a pieno titolo. In relazione all’effettivo impegno derivante dall’espletamento di tale incarico, eventualmente comprensivo dell’ulteriore nomina in qualità di docente aggregato, la prestazione lavorativa deve essere svolta secondo l’orario e le modalità previste per il rapporto a tempo pieno. Ai  docenti interessati  vengono corrisposti, per il periodo della effettiva partecipazione agli esami di maturità, la stessa retribuzione e lo stesso trattamento economico che percepirebbero senza la riduzione dell’attività lavorativa.

 

Priorità e precedenze nelle domande

Nel caso in cui il numero delle domande risulti eccedente rispetto ai posti di contingente, la valutazione sull'accoglimento va operata tenendo conto congiuntamente dell'interesse al funzionamento dell'amministrazione, che non deve essere pregiudicato in relazione a quanto detto in precedenza, e della particolare situazione del dipendente, il quale, ricorrendo determinate circostanze, può essere titolare di un interesse protetto, di un titolo di precedenza o di un vero e proprio diritto alla trasformazione del rapporto. In proposito, si rammenta che l'art. 7, comma 6, del d.lgs. n. 165 del 2001 stabilisce il principio generale secondo cui le amministrazioni "individuano criteri certi di priorità nell'impiego flessibile  del personale, purché compatibile con l’organizzazione degli uffici e del lavoro, a favore dei dipendenti in situazioni di svantaggio personale, sociale e familiare e dei dipendenti impegnati in attività di volontariato ai sensi della legge 11 agosto 1991, n. 266".

Questa disposizione, che è stata ripresa dai vari CCNL, in sostanza stabilisce due regole:

a) alcuni dipendenti, in considerazione della particolare situazione in cui si trovano, hanno un titolo di priorità nell'accesso alle varie forme di flessibilità [dell'orario, del rapporto] che l'amministrazione decide di attuare compatibilmente con l'organizzazione degli uffici e del lavoro;

b) i criteri di priorità debbono essere "certi", ossia predeterminati in modo chiaro e resi conoscibili, in modo da evitare scelte arbitrarie o comunque non imparziali.

Pertanto, le amministrazioni, nel rispetto delle forme di partecipazione sindacale, debbono stabilire in maniera generale i criteri di priorità e la graduazione tra gli stessi, tenendo conto delle previsioni legali e di contrattazione collettiva, che, intervenendo specificamente in riferimento a determinate fattispecie, hanno accordato rilevanza a particolari situazioni in cui il disagio personale o familiare è maggiore.

Le fattispecie che radicano un diritto o un titolo di precedenza nella trasformazione del rapporto sono previste nell'art. 12 bis del d.lgs. n. 61/2000, come modificato dall'art. 1 della l. n. 247/2007. In particolare, il comma 1 di questo articolo stabilisce che hanno diritto alla trasformazione del rapporto i lavoratori del settore pubblico e di quello privato affetti da patologie oncologiche per i quali residui una ridotta capacità lavorativa, anche a causa di terapie salvavita, accertata dalla competente commissione medica. Tali lavoratori hanno poi anche diritto alla successiva trasformazione del rapporto da tempo parziale a tempo pieno a seguito della richiesta. Il comma 2 ed il comma 3 disciplinano i titoli di precedenza nella trasformazione a favore dei:

1. Lavoratori il cui coniuge, figli o genitori siano affetti da patologie oncologiche;

2. Lavoratori che assistono una persona convivente con totale e permanente inabilità lavorativa, che abbia connotazione di gravità ai sensi dell'art. 3, comma 3, della l. n. 104 del 1992, con riconoscimento di un'invalidità pari al 100% e necessità di assistenza continua in quanto non in grado di compiere gli atti quotidiani della vita;

3. Lavoratori con figli conviventi di età non superiore a tredici anni;

4. Lavoratori con figli conviventi in situazione di handicap grave.

La disciplina contenuta nel citato art. 12 bis, in quanto fonte di pari rango successiva, ha determinato l'abrogazione implicita dell'art. 1, comma 64, della l. n. 662 del 1996, che individuava delle cause di precedenza nella trasformazione del rapporto. Altra situazione meritevole di tutela è poi quella dei famigliari di studenti che presentano la sindrome DSA (Disturbi Specifici di Apprendimento). Questa sindrome, che si riferisce alle ipotesi di dislessia, disgrafia, disortografia  e discalculia, è stata oggetto di un recente intervento normativo con la legge n. 170 del 2010, con il quale sono state previste apposite misure di sostegno e all'art. 6 è stato stabilito che “I familiari fino al primo grado di studenti del primo ciclo dell'istruzione con DSA impegnati nell’assistenza alle attività scolastiche a casa hanno diritto di usufruire di orari di lavoro flessibili”. La norma fa poi rinvio ai contratti collettivi per la disciplina delle modalità di esercizio del diritto e, pertanto, la concreta attuazione del diritto è subordinata alla regolamentazione da parte dei contratti stessi. Comunque, la posizione di questi dipendenti deve essere considerata come assistita sin da subito da una tutela particolare e, quindi, deve essere valutata nell'ambito di quanto già previsto dal citato art. 7, comma 6, del d.lgs. n. 165 del 2001 e dai CCNL vigenti in ordine alla flessibilità  dell'orario.

Come detto, il grado di tutela accordato dall'ordinamento alla varie situazioni è differenziato. Nel caso di titolarità del diritto alla trasformazione (lavoratori affetti da patologie oncologiche con ridotta capacità lavorativa), una volta ricevuta l'istanza dell'interessato, l'amministrazione non può negare la trasformazione del rapporto, trovandosi in una situazione di soggezione; pertanto, la determinazione di trasformazione deve essere presa entro il termine stabilito dal citato art. 1, comma 58, e cioè entro 60 giorni dalla domanda.

Nel caso di titolarità di un diritto di precedenza, la domanda dell'interessato deve essere valutata con priorità rispetto a quella degli altri dipendenti concorrenti. In considerazione delle limitazioni alla trasformazione del rapporto di lavoro derivanti dal contingente percentuale e al fine di assicurare al part-time la funzione, oltre che di flessibilità, di strumento di conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare, si raccomanda di inserire nell'ambito dei contratti individuali una clausola con cui si stabilisce che le parti si impegnano, trascorso un certo periodo di tempo (da individuare di volta in volta a seconda delle circostanze) ad incontrarsi, per rivalutare la situazione, in considerazione delle esigenze di funzionamento dell'amministrazione, delle esigenze personali del lavoratore in part-time e di quelle degli altri lavoratori, che nel frattempo possono essere mutate. Questo per consentire al maggior numero possibile di dipendenti la possibilità di richiedere la trasformazione del proprio rapporto di lavoro in presenza di obiettive esigenze legate ai primi anni di vita dei figli ovvero per la cura di genitori e/o altri familiari.

Successivamente alla categorie di personale innanzi citate che hanno titolo alla priorità nelle graduatorie degli aspiranti alla trasformazione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato in regime di part time, hanno la precedenza nelle suddette graduatorie le seguenti categorie di personale  (DPCM n. 117 del 17.3.1989, integrato dall’art. 64 della legge n. 662 del 23.12.1996):

  • soggetti in situazione di  handicap o di invalidità riconosciuta ai sensi della normativa sulle assunzioni obbligatorie, da documentare  con certificazione in originale o in copia autenticata rilasciata dalla A.S.L. o dalle preesistenti commissioni sanitarie provinciali;
  • persone a carico per le quali è riconosciuto l’assegno di accompagnamento di cui alla legge 11 febbraio 1980, n. 18, da documentare con certificazione rilasciata dall’ASL;
  • familiari a carico portatori di handicap o soggetti a fenomeni di tossicodipendenza, alcolismo cronico o grave debilitazione psicofisica;
  • figli di età inferiore a quella prescritta per la frequenza della scuola dell’obbligo;
  • familiari che assistono persone portatrici di handicap non inferiore al 70 per cento, malati di mente, anziani non autosufficienti, nonché genitori con figli minori in relazione al loro numero;
  • aver superato il 60° anno di età, ovvero aver compiuto  venticinque anni di effettivo servizio;
  • esistenza di motivate esigenze di studio, valutate dall’amministrazione di competenza.

A parità di condizione precede il soggetto con maggiore anzianità di servizio.

 

Trattamento giuridico

Al personale con rapporto di lavoro a tempo parziale si applicano gli istituti normativi spettanti al personale con rapporto di lavoro a tempo pieno, tenendo conto della ridotta durata della prestazione.

Il chiarimento è contenuto nel parere n. 36667 del Dipartimento della Funzione Pubblica espresso in risposta ad un quesito proveniente dall'Agenzia del territorio di Roma, alla quale si applica il CCNL comparto ministeri del 16 maggio 2001 che all'art. 23 ha disciplinato la fruizione dei congedi e permessi per il personale a tempo parziale.

In tale clausola si prevede che al personale con rapporto di lavoro a tempo parziale si applicano appunto gli istituti normativi previsti dal medesimo contratto, in quanto compatibili, spettanti al personale con rapporto di lavoro a tempo pieno, tenendo conto della ridotta durata della prestazione. Il comma 11 del citato art. 23 stabilisce che le ferie, le festività soppresse e le altre assenze previste dalla legge e dal contratto nel caso di part-time verticale spettano in numero proporzionato alle giornate di lavoro prestate nel corso dell'anno, individuando specifiche deroghe. Tra queste deroghe non è menzionato il caso del congedo di cui all'art. 42, commi 5 ss., del d.lgs. n. 151 del 2001 (congedo biennale retribuito) e, pertanto, ad avviso del DFP, in caso di part-time verticale la sua durata deve essere riproporzionata in osservanza della regola generale espressa nella clausola, precisandosi che tale modalità applicativa continua a verificarsi sin quando perdura la situazione che l'ha originata, ossia sino a quando il dipendente fruisce del part-time verticale. Tale calcolo andrà effettuato sulla base delle giornate lavorative del dipendente per tutto il periodo in cui il lavoratore presta la sua opera in regime di part time, la cui durata è fissata in precedenza.

Nel caso di ritorno a tempo pieno, il periodo di congedo già fruito andrà poi riproporzionato (rapportandolo alla situazione di rapporto di lavoro a tempo pieno) e così detratto dal complessivo periodo biennale per conoscere il periodo di congedo residuo, ancora fruibile dal dipendente.

Per quanto riguarda la rilevanza dei periodi non lavorativi (ossia dei periodi durante i quali, in virtù dell'articolazione del part-time verticale la prestazione non deve essere resa), considerato che in generale i congedi possono essere fruiti in corrispondenza dei periodi in cui è dovuta la prestazione, sempre ad avviso del DFP, il conteggio dovrebbe comprendere solo i mesi o le giornate coincidenti con quelli lavorativi. Le festività, le domeniche e le giornate del sabato (nel caso di articolazione dell'orario su 5 giorni alla settimana) ricadenti nel periodo non lavorativo dovrebbero essere escluse dal conteggio, con eccezione di quelle immediatamente antecedenti e seguenti il periodo se al termine del periodo stesso non si verifica la ripresa del servizio ovvero se il dipendente ha chiesto la fruizione del congedo in maniera continuativa.

Pertanto in via esemplificativa è possibile affermare che:

  • il  trattamento economico del personale con rapporto di lavoro a tempo parziale è proporzionale alla prestazione lavorativa;
  • i dipendenti a tempo parziale orizzontale hanno diritto ad un numero di giorni di ferie e di festività soppresse pari a quello dei lavoratori a tempo pieno. I lavoratori a tempo parziale verticale hanno diritto ad un numero di giorni proporzionato alle giornate di lavoro prestate nell'anno;
  • ai  fini del diritto del trattamento di quiescenza e di previdenza gli anni di servizio a tempo parziale sono utili per intero;
  • per la  misura dei trattamenti previdenziali (pensionistici e di fine rapporto) gli anni ad orario ridotto vanno ricondotti ad anni interi moltiplicando gli stessi per il coefficiente risultante dal rapporto tra orario settimanale di servizio ridotto ed orario di servizio a tempo pieno; conseguentemente, l’anzianità contributiva ai fini della determinazione dell’ammontare del trattamento previdenziale è pari alla proporzione esistente tra l’orario di lavoro effettivamente svolto e quello full-time;
  • per  la base di calcolo si considerano le retribuzioni previste per la corrispondente posizione di lavoro a tempo pieno.

 

Fruizione permessi legge personale in part time

L’Inps con la circolare 100/2012 ha fornito alcune precisazioni sulle modalità di fruizione dei benefici in argomento da parte di dipendenti con rapporto di lavoro a tempo parziale.

 

a) Part time di tipo verticale

Permessi  a favore di persone con disabilità grave di cui all’art. 33 della legge 104/92: ai dipendenti in regime di tempo parziale, i permessi in argomento, se fruiti nella modalità oraria, spettano in misura corrispondente alla percentuale di riduzione dell’orario di lavoro nel caso di part-time orizzontale, mentre nel caso di part-time verticale spettano per intero (18 ore mensili).

Al riguardo occorre precisare che la prestazione lavorativa a tempo parziale di tipo verticale si può articolare concentrando l’attività lavorativa con due diverse modalità:

1)  in tutti i giorni lavorativi, solo in alcuni mesi dell’anno;

2)  soltanto in alcune settimane del mese o in alcuni giorni della settimana.

Conseguentemente, nel caso in cui il contratto di part time riconducibile all’ipotesi contemplata al punto 1), il dipendente avrà diritto ai benefici in parola nella misura intera nei mesi in cui è prevista la prestazione lavorativa. Diversamente, qualora l’articolazione della prestazione lavorativa prevista nel contratto di part time rientri nell’ulteriore ipotesi indicata al punto 2, il diritto ai permessi mensili di cui alla legge 104/92 deve essere riconosciuto in misura ridotta proporzionalmente alla riduzione della prestazione lavorativa prevista dal contratto stesso nel mese di riferimento.

 

b) Part time di tipo orizzontale

Il rapporto di lavoro a tempo parziale di tipo orizzontale prevede l’articolazione della prestazione lavorativa secondo un orario ridotto uniformemente in tutti i giorni lavorativi. I dipendenti disabili con rapporto di lavoro a tempo parziale orizzontale, i quali assicurino una prestazione lavorativa fino a sei ore giornaliere, hanno diritto, in alternativa, ai seguenti benefici:

1) un’ora di permesso giornaliero;

2) giorni di permesso mensile;

3) permessi orari mensili in misura corrispondente alla percentuale della prestazione lavorativa.

I dipendenti disabili con rapporto di lavoro a tempo parziale orizzontale, che assicurino una prestazione lavorativa superiore a sei ore giornaliere, hanno diritto, in alternativa ai benefici previsti ai punti 2 e 3, a due ore di permesso giornaliero. Le medesime regole relative ai benefici indicati ai punti 2 e 3 valgono anche per i dipendenti con rapporto di lavoro part time orizzontale che fruiscono dei permessi in argomento per assistere un familiare disabile.

 

c) Part time di tipo misto

Tale articolazione della prestazione lavorativa deriva dalla combinazione delle due tipologie verticale ed orizzontale e consiste, pertanto, nella concentrazione della prestazione lavorativa giornaliera ad orario ridotto soltanto in alcuni periodi dell’anno, del mese o della settimana.

Il dipendente che assiste un familiare disabile avrà diritto ad un numero di permessi giornalieri calcolato sulla base della percentuale della prestazione lavorativa corrispondente alla componente verticale. Diversamente, in caso di fruizione dei permessi mensili nella modalità oraria, il monte ore dei benefici spettanti è determinato sulla base della percentuale corrispondente alla componente orizzontale.

 

Durata del rapporto di lavoro a tempo parziale

Il personale con rapporto di lavoro a tempo parziale non può richiederne la trasformazione in rapporto a tempo pieno   per la durata di almeno due anni. Prima della scadenza del biennio, eventuali domande di trasformazione in rapporto a tempo pieno possono essere accolte sulla base di motivate esigenze, che in prima applicazione saranno valutate anche in relazione alla situazione della dotazione organica complessiva della provincia per l’anno scolastico cui si riferisce la richiesta. (art. 11 OM 97).   Tale cessazione comporta, peraltro, il divieto di riproposizione della domanda ancorché inoltrata anticipatamente all’età prevista per il pensionamento di vecchiaia. (art.  5 OM 55/98).

Tanto premesso  non è necessaria alcuna richiesta di proroga se al termine dei due anni dalla stipula il personale interessato decida di proseguire il rapporto di lavoro in part time. Il  rientro a tempo pieno (da presentare entro lo stesso termine del 15 marzo), dopo il prescritto periodo minimo, può trovare accoglimento solo se esplicitamente richiesto.

 

Mantenimento della  sede di titolarità

Il personale beneficiario del part-time ha diritto al mantenimento in servizio presso la sede di ultima titolarità, salvo il caso in cui non risulti in soprannumero rispetto alla dotazione organica dell’istituzione scolastica.

Nell’ipotesi di soprannumerarietà relativa sia all’organico di diritto che alla determinazione della situazione di fatto, si procede, per l’assegnazione della sede nei confronti dei soprannumerari in part time con le stesse modalità previste per il personale a tempo pieno.

 

Attività  compatibili con  il rapporto di lavoro in part time

L’art. 53 del decreto legislativo 165/2001 stabilisce che per i dipendenti pubblici resta  ferma  la disciplina delle incompatibilità dettata dagli articoli 60 e seguenti del T.U. di cui al DPR 3/1957, salva la deroga prevista dall'articolo 23-bis dello stesso decreto, nonché, per i rapporti di lavoro a tempo parziale, dall'articolo 6, comma 2, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 17 marzo 1989, n. 117 e dagli articoli 57 e seguenti della legge 23 dicembre 1996, n. 662. Restano ferme altresì le disposizioni di cui agli articoli 267, comma 1, 273, 274, 508 nonché 676 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, all'articolo 9, commi 1 e 2, della legge 23 dicembre 1992, n. 498, all'articolo 4, comma 7, della legge 30 dicembre 1991, n. 412, ed ogni altra successiva modificazione ed integrazione della relativa disciplina.

Da tale complesso normativo si evince che il  personale con rapporto di lavoro pubblico a tempo indeterminato a tempo pieno non può svolgere altre contemporanee  attività di lavoro subordinato o autonomo tranne che la legge o altra fonte normativa ne prevedano l’autorizzazione rilasciata dall’amministrazione di appartenenza e la stessa sia stata concessa.

La richiesta di autorizzazione inoltrata dal dipendente si intende accolta ove entro trenta giorni dalla presentazione non venga adottato un motivato provvedimento di diniego.

Il  dirigente che viene a conoscenza di un caso di incompatibilità lavorativa, invita formalmente l’interessato  a recedere da tale situazione assegnando un breve termine per ottemperare.  Trascorsi  15 giorni dalla diffida, senza che sia cessata l’incompatibilità, il personale incorre nella decadenza  del rapporto di lavoro.

Il  personale docente  può esercitare la libera professione, previa autorizzazione del Direttore didattico o Preside, sempre che la suddetta attività non sia di pregiudizio all’assolvimento degli obblighi inerenti alla funzione docente e sia compatibile con l’orario d’insegnamento e di servizio.

La richiesta di autorizzazione si considera accolta decorsi 30 gg. dalla sua presentazione (D.P.R. 26-4-1992, n. 300). L’esercizio di attività professionali, senza la prescritta autorizzazione, costituisce incompatibilità e implica la decadenza dall’impiego.

 

Deroghe per il personale in part time

La  legge 23.121996 n. 662 (comma 56 e comma 56 bis della legge 140/97) stabilisce che i dipendenti delle pubbliche amministrazioni con prestazione lavorativa non superiore al 50 per cento di quella a tempo pieno.

Il personale con rapporto di lavoro in part time non superiore al 50% dell’orario obbligatorio settimanale può iscriversi negli albi professionali ed esercitare  attività professionali e  cumulare un rapporto di lavoro in part time in una scuola statale (o altra pubblica amministrazione),  con un contratto di lavoro con datore privato (anche in full time).

Ovviamente deve essere verificata la compatibilità dello svolgimento degli obblighi e degli orari del servizio nella scuola che non deve essere assolutamente condizionata dallo svolgimento dell’attività privata e deve essere concessa la necessaria autorizzazione.


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Graduatorie di istituto docenti: scelta delle sedi

Aperte fino alle ore 14,00 dell’8 marzo le funzioni POLIS per l’inserimento del titolo di specializzazione per il sostegno, per la scelta delle sedi ai fini del conferimento supplenze, nonché per la presentazione del modello B1 relativo ai Licei musicali e coreutici.

Lo ha comunicato il Miur con nota 16 febbraio 2017 prot. n. 6792. Sono esprimibili le sedi relative all’a.s. 2016/17. Gli aspiranti non precedentemente iscritti nelle graduatorie di istituto scelgono le istituzioni scolastiche della provincia in cui è ubicata la scuola alla quale è stato inoltrato il modello di domanda A3.

I docenti che già figurano nelle graduatorie di qualsiasi fascia per insegnamenti diversi da quelli per i quali si chiede l’inserimento in II fascia aggiuntiva, possono inserire/cambiare una o più istituzioni scolastiche della provincia di iscrizione, ai soli fini dell’inserimento nella II fascia aggiuntiva per la finestra temporale del 1 febbraio 2017. Non possono essere sostituite le sedi ove risultino già impartiti gli insegnamenti per i quali si richiede l’inserimento in II fascia aggiuntiva nella presente finestra temporale.

La scuola capofila precedentemente scelta può essere sostituita tra le preferenze, ma rimarrà comunque, per tutta la durata del triennio, referente della trattazione della posizione dell’aspirante.

Non sono tenuti a presentare istanza di scelta delle sedi i docenti che intendano confermare tutte le istituzioni scolastiche espresse negli anni scolastici precedenti.

I docenti aventi titolo all’inclusione nelle graduatorie della II fascia aggiuntiva i quali nel modello B abbiano espresso  tra le preferenze i Licei Musicali, dovranno compilare anche il modello B/1, che dovrà essere trasmesso, tramite raccomandata A/R, consegna a mano con rilascio di ricevuta o via PEC in formato digitale, ad uno dei Licei musicali e/o coreutici indicati nel modello B, il quale inoltrerà copia della domanda agli altri Licei musicali e/o coreutici.

Relativamente ai docenti già inseriti in III fascia per i medesimi insegnamenti per i quali si chiede l’iscrizione in II fascia aggiuntiva, che intendono confermare i Licei Musicali precedentemente espressi, non essendo le relative operazioni automatizzate, è opportuno ripresentare il modello B1.

Non devono invece ripresentare il modello B1 coloro che sono già inseriti in seconda fascia, ivi comprese le fasce aggiuntive formate a seguito delle precedenti integrazioni periodiche.


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Risorse e opportunità per i licei sportivi e musicali

Susanna GRANELLO

È disponibile sul sito del Ministero dell’Istruzione l’Avviso pubblico per i laboratori dei licei musicali e coreutici e per le attrezzature dei licei scientifici ad indirizzo sportivo. Sono 25,9 i milioni di euro messi a disposizione nell’ambito del PON Programma Operativo Nazionale (FSE-FESR) 2014-2020 «Per la Scuola Competenze e ambienti per l’apprendimento».

Le risorse per gli ambienti di apprendimento

I fondi a disposizione consentono il coinvolgimento di tutte le istituzioni scolastiche interessate (120 Licei musicali e coreutici e 158 Licei a indirizzo sportivo). Nel dettaglio ci sono 150mila euro per ciascun laboratorio dei Licei musicali e coreutici e 50mila euro per le attrezzature dei Licei scientifici a indirizzo sportivo. «Grazie a questi investimenti - sottolinea la Ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli - le scuole potranno migliorare gli ambienti di studio, potenziare le attrezzature, innovare le modalità di fare didattica offrendo alle nostre studentesse e ai nostri studenti una maggiore qualità formativa».

Per quanto riguarda i licei musicali e coreutici, l’Avviso ha l’obiettivo di:

  • accrescere l’attrattività di questi indirizzi;
  • potenziare gli ambienti didattici e i laboratori per l’approfondimento delle discipline di indirizzo e per la realizzazione di attività musicali e/o coreutiche;
  • attivare laboratori multimediali dotati di attrezzature per realizzare attività musicali mediante le tecnologie digitali;
  • adottare approcci didattici innovativi e migliorare la connessione tra istruzione, formazione e mondo del lavoro per una qualificazione dell’offerta del liceo musicale e coreutico più adeguata e funzionale ai bisogni del Paese.

Per i licei scientifici ad indirizzo sportivo, gli obiettivi dell’Avviso sono:

  • l’aumento dell’attrattività del percorso di studi;
  • il potenziamento degli ambienti di apprendimento per l’approfondimento delle scienze motorie e sportive e delle diverse discipline sportive;
  • l’apprendimento delle metodologie specifiche dell’indagine scientifica in ambito sportivo;
  • la valorizzazione delle attitudini, capacità e preferenze personali di studentesse e studenti per padroneggiare le abilità motorie e le tecniche sportive specifiche.

I criteri per la valutazione dei progetti

I progetti presentati dalle scuole saranno valutati secondo diversi parametri, a ciascuno dei quali corrisponderà un punteggio. Tra questi, le condizioni socio-economiche del territorio in cui sorge la scuola (10 punti); il tasso di abbandono (dati Miur - 10 punti); la qualità del progetto proposto, in termini di apertura dei laboratori al territorio e di fruibilità delle strutture da parte dell'intera scuola e in collaborazione con altre scuole (massimo 30 punti); il livello di integrazione delle attrezzature richieste con quelle già esistenti (massimo 10 punti); il grado di innovazione delle attrezzature e delle strumentazioni da acquistare e della didattica da attuare inserite nel progetto (massimo 20 punti); la presenza di dispositivi per l’inclusione e l’integrazione (massimo 5 punti). Le scuole avranno tempo dal 22 febbraio al 31 marzo per presentare il proprio progetto e concorrere al finanziamento.
La pagina del PON: http://www.istruzione.it/pon

I riferimenti amministrativi

Avviso Prot. 1479 del 10/02/2017

Circolare Ministeriale prot. 1479 del 10/02/2017, Fondi Strutturali Europei – Programma Operativo Nazionale “Per la scuola, competenze e ambienti per l’apprendimento” 2014-2020.

Avviso pubblico per la dotazione di attrezzature per impianti sportivi nei licei scientifici a indirizzo sportivo e per la realizzazione di laboratori musicali e coreutici nei relativi licei.

Azione

Asse II Infrastrutture per l’istruzione – Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR)

Obiettivo specifico – 10.8 – “Diffusione della società della conoscenza nel mondo della scuola e della formazione e adozione di approcci didattici innovativi”.

Azione 10.8.1 Interventi infrastrutturali per l’innovazione tecnologica, laboratori di settore e per l’apprendimento delle competenze chiave.

Documenti

Circolare: 17-02-10-Avviso-PON-Licei-musicali-e-sportivi.pdf

Allegati: prot464_16_all01.pdf prot464_16_all02_poli_ammessi.pdf

Beneficiari

L’azione è rivolta alle seguenti Istituzioni scolastiche: Licei musicali e/o coreutici e Licei scientifici ad indirizzo sportivo presenti nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria e Veneto, con esclusione delle sezioni ad indirizzo sportivo e dei licei musicali e/o coreutici delle regioni Campania, Calabria, Puglia e Sicilia che abbiano beneficiato di finanziamenti ad hoc, rispettivamente per la dotazione disciplinare sportiva per il liceo sportivo e per la dotazione musicale e/o coreutica per i licei musicali e/o coreutici, nel periodo di programmazione 2007-2013 a valere sul PON “Ambienti per l’apprendimento”.

Per quanto attiene alla Regione Valle d’Aosta, alla Provincia autonoma di Trento e alla Provincia autonoma di Bolzano, si precisa che le stesse, a seguito di accordi intercorsi con il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, saranno oggetto di una procedura specifica.

In ogni caso saranno finanziate le sole istituzioni scolastiche che non hanno ottenuto finanziamenti per interventi analoghi a valere sulla programmazione 2007-2013.

Massimale

– € 50.000,00, nel caso dei Licei scientifici ad indirizzo sportivo;
– € 150.000,00, nel caso dei Licei musicali e coreutici.

L’articolazione dei progetti

Il Progetto, approvato dagli OO.CC. e compilato on line seguendo il format predisposto e contenuto nel Sistema GPU, deve contenere:

  1. gli obiettivi specifici che si intende perseguire, anche in termini di impatto sull’organizzazione del tempo-scuola, sulla riorganizzazione didattico-metodologica, sull’innovazione curriculare e sull’uso di contenuti digitali, nonché sulle disabilità;
  2. la dimostrazione della coerenza del progetto proposto con il POF triennale;
  3. la descrizione di come le attrezzature si integrano con quelle esistenti;
  4. l’eventuale impiego di ambienti e dispositivi digitali per l’inclusione o l’integrazione degli allievi con bisogni educativi speciali;
  5. l’eventuale connessione alla rete.

Per la redazione del Progetto il Miur mette a disposizione l’Allegato n. 1 – “Scheda tecnica descrizione ambienti ed attrezzature per i licei musicali e/o coreutici” e Allegato n. 2 – “Scheda tecnica descrizione ambienti ed attrezzature per i licei scientifici ad indirizzo sportivo”.

I progetti presentanti dalle istituzioni scolastiche devono rispettare un set di criteri ambientali “minimi” previsti per gli acquisti relativi a questi determinati beni, e perciò devono essere caratterizzati dalle seguenti tipologie di acquisizione:

  • attrezzature a ridotto consumo energetico;
  • apparecchiature caratterizzate da basse emissioni sonore;
  • apparecchiature caratterizzate da batterie durevoli e con ridotte percentuali di sostanze pericolose;
  • apparecchiature le cui componenti in plastica siano conformi alla Direttiva 67/548/CEE;
  • attrezzature a ridotto contenuto di mercurio nei monitor LCD.

In sede di controllo sarà accertato il rispetto dei criteri descritti e richiesti.

Con lungimiranza l’Avviso prevede che il fornitore garantisca la necessaria assistenza tecnica e la formazione del personale docente relativamente all’installazione e alla gestione del sistema.

Sia in fase di progettazione che di realizzazione, è indispensabile il coinvolgimento dell'intera comunità scolastica (docenti ed ATA, genitori ed alunni) nei rispettivi compiti, al fine di condividerne finalità, obiettivi e risultati.

Le scadenze

La piattaforma per la presentazione delle proposte progettuali resterà aperta dalle ore 10.00 del giorno 22 febbraio 2017 alle ore 15.00 del giorno 31 marzo 2017.

Susanna Granello

Le  pari  opportunità a  scuola  ovvero…

Cinzia MION

Una premessa giuridica

Il Trattato di Istanbul, approvato in Italia nel 2013, pone una serie di obblighi a carico degli Stati “parti” della Convenzione. In primo luogo devono adottare politiche coordinate contro la violenza sulle donne e predisporre la raccolta di dati allo scopo di monitorare il fenomeno. Si devono poi impegnare nella prevenzione di questi crimini odiosi, eliminando “pregiudizi, costumi e qualsiasi pratica basata sull’inferiorità della donna o su modelli stereotipati dei ruoli delle donne e degli uomini, in particolare sostenendo campagne di sensibilizzazione, programmi scolastici adeguati, incentivando l’informazione e i mass media ad elaborare norme di autoregolamentazione che prevengano la violenza di genere e rafforzino il rispetto della dignità delle donne”.

In seguito a questo impegno formale e sostanziale, le Ministre Carrozza e Giannini hanno caldeggiato l’inserimento della raccomandazione suddetta all’interno della legislazione scolastica.

La buona scuola dice che…

Attualmente il comma 16 della L. 107/2015, meglio nota come “buona scuola”, recita “Il piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei principi di pari opportunità, promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche indicate dall’art. 5 della legge 119/2013”. Il riferimento è alla legge contro il femminicidio.

L’identità di genere

Parafrasando Simone de Beauvoir possiamo affermare che maschi e femmine si nasce, ma uomini e donne si diventa. In altri termini l’identità sessuale è biologica, desunta alla nascita dalla lettura degli organi genitali. L’identità di genere invece è culturale. È un’identità che matura e consiste in un processo che va costruito ed accompagnato, al fine di raggiungere oggi delle identità il più possibile rinnovate e lontane dai vecchi stereotipi, di tipo sessista, ma anche critiche nei confronti dei modelli offerti dai media che rischiosamente vengono assorbiti a-criticamente dall’età più infantile. Possiamo citarne qualcuno dei più diffusi e deleteri: velina  per le femmine, calciatore o tronista per i maschi.

Gli stereotipi sono processi di “economia cognitiva”  che derivano dalla necessità di categorizzare il mondo, vengono assorbiti attraverso una cultura antropologica profonda, dalla propria comunità di appartenenza. Sono però generalizzazioni improprie. Quando contengono implicazioni emotive ed anche intenzionalità dispregiative diventano pregiudizi. L’antropologia culturale ci ha insegnato in che cosa consiste l’etnocentrismo culturale.

Gli stereotipi sessisti

Gli stereotipi sessisti sono ancorati profondamente dentro di noi e vengono assunti, possiamo dire, con il latte materno. Derivano già dai riti di accudimento, dai giochi infantili, dal tipo di emozioni che vengono legittimate o censurate a seconda del genere di appartenenza. Ancora oggi la paura per i maschietti e la rabbia per le femminucce, entrambe emozioni naturali appartenenti al genere umano, spesso vengono inibite a livello educativo familiare. E non solo.

Possiamo elencare qualche stereotipo un tempo molto radicato, oggi attenuatosi, spesso messo in discussione, non completamente scomparso.

Gli stereotipi sono duri a morire: a livello razionale e teorico fortemente criticati,  sopravvivono a livello profondo ed emotivo. Il maschilismo, sebbene contrastato, alligna ancora e permea di sé in modo più ambiguo relazioni affettive ed ambienti di lavoro.

L’uomo storicamente è sempre stato considerato il sesso forte, orgoglioso, impavido, razionale, pieno di iniziativa e in grado di assumere decisioni e responsabilità, ecc. La donna, invece, è il sesso fragile, arrendevole, emotiva, acquiescente, sottomessa, destinata solo al lavoro di cura e a fare la casalinga  ecc.

L’emancipazione delle donne

Sono state comunque le donne a contaminare questa dicotomia stereotipale per prime: uscendo di casa per sostituire gli uomini impegnati al fronte durante le guerre mondiali, si sono rese conto che sapevano fare le postine, le tranviere, le impiegate, e poi un po’ alla volta le professioniste, i giudici, ecc. ed insieme alle competenze lavorative sapevano prendere decisioni, assumere responsabilità ed essere razionali, ma soprattutto pensare con la propria testa.

Ora anche gli uomini, soprattutto attraverso l’esperienza della paternità, riescono a mettersi in contatto con la loro parte tenera, e spesso non rifuggono dal mostrarsi emozionati e perfino dolci.

Dall’uguaglianza al pensiero della differenza

All’inizio è stato il femminismo a rivendicare l’emancipazione della donna e gli stessi diritti degli uomini, puntando perciò sulla logica dell’uguaglianza. Successivamente è apparso però il pensiero della differenza, filosofia introdotta in Italia da Luce Irigaray, che ha provveduto a contestare il principio dell’uguaglianza, denunciandone pericolose derive assimilative, contemporaneamente facendosi paladina della differenza. Sia il femminismo che il movimento differenzialista si sono sviluppati però all’interno del paradigma culturale della linearità, che obbediva alla logica binaria (“o” questo, “o” quello). Abbiamo dovuto aspettare il paradigma della “complessità” per poter ideare il pensiero delle Pari Opportunità, che sposa la multi-logica e coniuga il valore freddo del diritto, che parla di uguaglianza, con il valore caldo dell’identità che parla di differenza: “e” questo “e” quello.

Oggi, a dire il vero, si parla di femminismo di quarta generazione: Kira Cochrane infatti afferma che soltanto con l’aiuto degli uomini potremo realizzare il sogno delle autentiche “pari opportunità”, superando il principio del separatismo.

Crescere le giovani generazioni verso le “pari opportunità” significa che sia i maschi che le femmine dovranno essere educati verso il doppio traguardo dell’autorealizzazione (un tempo garantito solo ai maschi) e della competenza relazionale (un tempo garantita solo alle femmine), che consiste nell’empatia e capacità di mettersi nei panni degli altri, molto funzionali al lavoro di cura di qualità, caratteristiche delle intelligenze personali investigate da Gardner. A questo proposito si parla di pari opportunità anche al maschile, perché i giovani uomini più sensibili oggi non vogliono giustamente perdersi l’opportunità di poter sviluppare le intelligenze multiple.

Per prevenire la violenza sulle donne fondamentale risulta poi l’alfabetizzazione emotiva precoce di bambini e bambine.

Cinzia Mion

Le parole chiave della Scuola che cambia

A come Alternanza, B come Buona Scuola, C come Certificazione, e così via.

Nel numero speciale di Scuola7 inviato a inizio anno, abbiamo voluto realizzare un abbecedario della scuola.

Abbiamo classificato i grandi temi per parole chiave, raccogliendo tutti i contributi firmati dai collaboratori che sono apparsi sui primi 24 numeri della newsletter.

L’intento è stato quello di ripercorrere gli eventi più significativi degli ultimi sei mesi, anticipando gli argomenti di sicuro interesse per il 2017.

L’Abbecedario si caratterizza come un vero e proprio “instant e-book” di agevole la consultazione, per avere sempre sotto mano i grandi temi della scuola di oggi: per ogni lettera è possibile richiamare l'articolo di interesse, citato sia all'interno di ogni voce principale sia nelle voci correlate in calce.

Ricordiamo che, attraverso la sezione “Archivio”, è sempre possibile accedere a tutti i contenuti di Scuola7. In particolare l’abbecedario è disponibile al seguente link: http://www.scuola7.it/2017/25/

Attività formative per DS e DSGA

Pubblicato da parte del Miur un bando per la realizzazione di attività formative rivolte a Dirigenti Scolastici e DSGA su tematiche amministrativo-contabili. Possono partecipare reti di scuole caratterizzate dalla presenza di almeno una scuola per ogni regione. Domande entro il 28 febbraio.

Il Miur - Dipartimento per la Programmazione, la Gestione delle Risorse Umane e Finanziarie e Strumentali, Direzione Generale per le Risorse Umane e Finanziarie - prosegue il progetto di aggiornamento professionale volto a consolidare ed aggiornare, tramite l’erogazione di formazione in aula, le competenze dei Dirigenti Scolastici (DS) e dei Direttori dei Servizi Generali e Amministrativi (DSGA) delle istituzioni scolastiche ed educative statali di ogni ordine e grado d’istruzione, su tematiche amministrativo-contabili, anche in funzione delle ultime novità normative e procedurali intervenute (D.Lgs. 50/2016, modifiche previste al D.I. 44/2001).

Il progetto è finalizzato inoltre all’ottimizzazione ed al miglioramento dei processi e dei sistemi informativi a supporto della gestione amministrativo contabile delle istituzioni scolastiche, valorizzando il ruolo attivo delle scuole per la rilevazione di specifici fabbisogni, la condivisione di esperienze operative e lo sviluppo di soluzioni organizzative, di processo e tecnologiche coerenti con le esigenze rilevate.

Il modello di erogazione della formazione sarà strutturato su due livelli:

  • il primo livello formativo, erogato centralmente, finalizzato ad implementare il bagaglio di conoscenze di un gruppo ristretto di partecipanti, selezionati sulla base dei curricula presentati, con l’obiettivo di prepararli al ruolo di "esperti";
  • il secondo livello formativo, in cui tali “esperti” provvederanno a formare i DS ed i DSGA su tutto il territorio nazionale.

Il bando pubblicato dal Miur è volto a selezionare una rete di scuole, costituita o costituenda, che supporti la Direzione Generale per le Risorse Umane e Finanziarie nelle attività di progettazione, coordinamento, realizzazione e monitoraggio del percorso formativo.

La suddetta rete deve essere caratterizzata dalla presenza di almeno una scuola per ogni regione (c.d. “scuole polo”). Tali “scuole polo”, coordinate dalla scuola capofila della rete, avranno la responsabilità di pianificare, organizzare e monitorare la realizzazione della formazione nei territori di competenza.

La rete di scuole dovrà realizzare le seguenti attività:

  • supporto alla progettazione formativa ed all’elaborazione del materiale didattico;
  • realizzazione della formazione agli “esperti”;
  • realizzazione della formazione sul territorio;
  • rilevazione del grado di soddisfazione dei discenti.

La rete, inoltre, provvederà all’organizzazione dei corsi, garantendo:

  • la disponibilità delle aule, che dovranno essere dotate di videoproiettore e schermo a parete idonea alla proiezione ovvero di lavagna interattiva multimediale;
  • la gestione della segreteria organizzativa.

Ciascuna istituzione scolastica capofila di rete può proporre la candidatura di un solo progetto, indicando i codici meccanografici (uno per regione) delle istituzioni scolastiche aderenti o che aderiranno alla rete.

Tutte le istituzioni scolastiche facenti parte della rete devono presentare bilanci consuntivi relativi agli ultimi tre anni (2015-2014-2013) approvati dai revisori dei conti senza alcun rilievo ricevuto.

Le candidature dovranno essere tramesse al Miur entro le ore 12.00 del 28 febbraio 2017, esclusivamente mediante pec all’indirizzo risorsefinanziarie@postacert.istruzione.it e dovranno riportare nell’oggetto la seguente dicitura: “Proposta progettuale per attività formative in favore di DS e DSGA”.

Le reti di scuole che intendono candidarsi dovranno trasmettere una proposta progettuale che non superi complessivamente le 20 pagine e che contenga:

  1. la presentazione dalla rete di scuole;
  2. la descrizione delle specifiche esperienze della rete di scuole e/o delle istituzioni scolastiche ad essa aderenti, nella realizzazione di progetti formativi a favore del personale scolastico precedentemente portati a valido compimento;
  3. la descrizione dell’organizzazione complessiva del progetto e del piano di lavoro proposto;
  4. la descrizione delle modalità di realizzazione degli interventi formativi, comprensiva dell’articolazione di massima dei percorsi e dei contenuti per la formazione in aula con riferimento ai due livelli formativi;
  5. le eventuali proposte migliorative.

Si richiede inoltre di allegare per ogni istituzione scolastica aderente alla rete, una dichiarazione di assenza di rilievi da parte dei revisori dei conti nell’approvazione dei bilanci consuntivi degli ultimi tre anni (2015-2014-2013).

A supporto di tutte le fasi del percorso formativo sarà realizzata una piattaforma web a cura di un’istituzione scolastica selezionata con apposito bando.


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Per gli aspiranti dirigenti scolastici una piattaforma completamente rinnovata

In previsione del prossimo concorso a dirigente scolastico, Tecnodid propone la Piattaforma DirCARD per la preparazione al concorso in una versione completamente rinnovata, alla luce del Regolamento e degli ultimi scenari normativi. Nello specifico, la piattaforma è stata:

- aggiornata ai sensi della legge 107/2015 e successive integrazioni;

- integrata con ulteriori contenuti formativi;

- arricchita con nuovi saggi di approfondimento;

- ampliata con servizi inediti per la prova preselettiva e per la prova scritta.

La nuova versione si sviluppa intorno a tre sezioni:

1) Simulazione prova preselettiva

2) Contenuti professionali delle prove

3) Indicazioni per la prova scritta

La prima sezione permette di esercitarsi su batterie di 50 item prese da un repository di circa 1500 item, e di valutare la propria preparazione secondo i parametri di calcolo del punteggio previsti dal Regolamento. Per ogni item viene fornita la correzione con il relativo feedback.

La seconda sezione dà accesso ad una ricca serie di contenuti, rivisti ed integrati sulla base delle più recenti disposizioni normative, con tutte le informazioni attinenti alle materie previste dal Regolamento.

La terza sezione aiuta a scrivere in maniera chiara per farsi apprezzare in sede di prova scritta. Contiene esempi di scritture e di rubriche valutative, 40 quesiti con risposte e circa 100 quesiti aperti.

A disposizione restano le batterie di item relative al concorso 2011.

La piattaforma DirCARD offre tutto quanto serve per orientare al meglio il proprio studio e affrontare con sicurezza le prove concorsuali.

www.notiziedellascuola.it/formazione

© Tecnodid editrice

Coordinamento redazionale a cura di Giancarlo Cerini

Direttore responsabile Gabriella Crusco

Autorizzazione Tribunale di Napoli n. 65 del 20/12/2016

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