Scuola7 16 aprile 2018, n. 85

Scuola7

la settimana scolastica

16 aprile 2018, n. 85


In questo numero parliamo di:

Gli organici per il 2018/19: le novità (B. Di Palma)

Calo demografico: fra dieci anni a rischio 55.000 cattedre? (A. Prontera)

Per un’idea di scuola… Educare, insegnare, apprendere (C. Cavallari)

Chi si RAVvede! Qualcosa si muove per la scuola dell’infanzia (L. Zauli)

Alunni con cittadinanza non italiana: il Rapporto annuale del Miur (L. Rondanini)

PON Per la scuola: indagine sulle attività avviate

Utilizzo risorse MOF per aree a rischio

Ammissione al corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria

Avvio sperimentazione nazionale RAV infanzia

Esami di Stato nelle scuole italiane all’estero: nomine commissari

Commissioni esami di Stato: precisazioni


Settimanale di informazione scolastica.
© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diGli organici per il 2018/19: le novità
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16 aprile 2018

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n. 85

Gli organici per il 2018/19: le novità

Bruno DI PALMA

Le dotazioni organiche del personale docente

Con la nota 29 marzo 2018, prot. n. 16041 il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha  fornito le istruzioni operative per la gestione  delle dotazioni organiche del personale docente per l’a.s. 2018/2019, nelle more della trasmissione dello schema di decreto interministeriale sugli organici.

Nella suddetta circolare sono indicati i passaggi fondamentali e le novità,  unitamente alle norme che presiedono alla costituzione degli organici, alla luce della legge n. 107/2015, ma soprattutto del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 61, attuativo della stessa.

I criteri per la ripartizione tra le regioni

Tra le principali novità che si rinvengono nella nota  ministeriale appare il caso di sottolineare anzitutto il fatto che la nuova ripartizione delle dotazioni organiche  tra le regioni  è stata effettuata, oltre che – come negli anni precedenti – tenendo conto del numero degli alunni risultanti dall'organico di fatto dell'anno scolastico pregresso e dell'entità della popolazione scolastica riferita al prossimo anno scolastico (rilevata sulla base dei dati forniti dal sistema informativo), anche prendendo  in considerazione altre variabili, tra le quali: lo scorrimento nell’anno di corso successivo degli alunni registrati in organico di fatto come frequentanti nell’a.s. 2017/18; l’applicazione, per anno di corso e grado di istruzione, di un tasso di correzione su base quinquennale che misura gli effetti, da una classe alla successiva, di abbandoni e ingressi e/o ripetenze in ogni anno di corso; il rapporto alunni/classi e classi/posti; la presenza di alunni con grave disabilità; la conformazione geomorfologica delle aree geografiche; le condizioni socio-economiche; l’offerta formativa delle varie regioni.

Gli effetti (positivi) della legge finanziaria

Quanto invece alle novità derivanti direttamente dai recenti provvedimenti normativi, occorre sottolineare in primo luogo che, in virtù di quanto previsto dalla legge di bilancio 2018 (legge 205/2017), vi sarà un consolidamento, e dunque un aumento in organico dell’autonomia di 3350 posti comuni. Conseguenza diretta di tale incremento dei posti nell’organico dell’autonomia sarà un maggior numero di posti disponibili per la mobilità dei docenti e per le  immissioni in ruolo (tanto da concorso quanto, nelle province ove sono ancora popolate, da graduatorie ad esaurimento), dato che –  come noto –  tali operazioni sono possibili solo su posti in organico dell’autonomia (ovvero ex organico di diritto + organico del potenziamento)  e non su posti in organico di fatto.

L’impatto della riforma dei professionali

Altra novità rilevante è l’avvio dell’attuazione della revisione dei percorsi di istruzione professionale di cui al D.Lgs. 13 aprile 2017, n. 61. Nello specifico è stato previsto un incremento di ulteriori 1161 posti nell’organico dell’autonomia, al fine di avviare la riforma degli istituti professionali. Con riguardo, invece, ai percorsi di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP), verrà emanato un decreto interministeriale ad hoc, la cui elaborazione è in corso, e sarà pertanto necessario attendere ulteriori istruzioni ministeriali, peraltro già preannunciate nella nota summenzionata.

Nasce il potenziamento nell’infanzia

Ulteriore elemento di innovazione è costituito dall’istituzione di 800 posti comuni dell’infanzia nell’organico del potenziamento. Tale variazione è conseguenza di un’altra norma attuativa della legge 107/2015, ovvero il decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65, che ha istituito il sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita sino a sei anni. Va rilevato, tuttavia, che i posti di scuola dell’infanzia – introdotti per la prima volta quest’anno nell’organico del potenziamento – sono ad invarianza di spesa. Ciò comporterà dunque un attento lavoro di cesello da parte degli Uffici scolastici regionali, che avranno il delicato compito di destinare alla scuola dell’infanzia i posti di potenziamento disponibili negli altri ordini e gradi di scuola. La rimodulazione dovrà avvenire, come da istruzioni ministeriali, andando ad attingere prioritariamente dai posti disponibili sul potenziamento nella scuola secondaria di secondo grado, successivamente da quelli della scuola primaria, e infine dai posti di scuola secondaria di primo grado, con un imperativo di non poco conto: non si potranno determinare esuberi nei ruoli regionali. In pratica, dunque, il totale dei posti del potenziamento previsti nella tabella allegata alla legge 107/2015 non subirà variazioni in aumento; vi sarà soltanto una rimodulazione dei posti,  con il coinvolgimento – per la prima volta – della scuola dell’infanzia.

La ripartizione tra province e gradi scolastici

 Il contingente nazionale, come peraltro avvenuto nel decorso anno scolastico, è stato ripartito tra le diverse regioni in modo unitario, senza suddivisione per grado di istruzione. Come noto, la legge n. 107/2015, all’art. 1 comma 68, prevede che il Direttore dell’Ufficio scolastico regionale ripartisca l’organico dell’autonomia tra gli ambiti territoriali della regione di competenza. Il Direttore Generale regionale  potrebbe comunque ritenere utile effettuare la ripartizione mantenendo la suddivisione per grado di scuola, fermo restando che gli Uffici periferici potranno poi, previa informativa alle OO.SS., operare le compensazioni tra le dotazioni organiche assegnate per i vari gradi di istruzione, ad esclusione dei posti assegnati per il potenziamento, comuni e di sostegno, che sono fissati nella tabella allegata alla legge 107/2015, con le modifiche già citate riguardo alla scuola dell’infanzia. Con particolare riferimento a tali posti di potenziamento si procederà come nei decorsi anni scolastici, fermo il contingente per grado di scuola e, con riferimento al I e II grado, per classe di concorso, alla ripartizione di detto contingente tra le istituzioni scolastiche autonome, sulla base delle richieste presentate dai Dirigenti Scolastici in coerenza con il Piano Triennale dell’Offerta Formativa.

I posti di sostegno

Per quanto attiene, infine, ai posti di sostegno, il contingente nazionale rimane invariato, anche con riferimento ai posti del potenziamento. Sarà tuttavia possibile, come nei precedenti anni scolastici, autorizzare posti di sostegno in deroga per i casi gravi, sulla base di quanto statuito dalla sentenza della Corte costituzionale n. 80 del 22 febbraio 2010. Con riguardo all’organico di sostegno è noto che, ai sensi dell’art. 15, comma 3 bis D.L. n. 104/2013, convertito in legge n. 128/2013, è stata prevista l’unificazione delle aree scientifica (AD01), umanistica (AD02), tecnica professionale artistica (AD03) e psicomotoria (AD04) di cui all’art. 13, comma 5 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ed all’ordinanza del Ministro della Pubblica Istruzione n. 78 del 23 marzo 1997. Tuttavia anche per quest’anno occorrerà tener conto di tale unificazione solo ai fini della mobilità del personale docente, secondo le regole contenute nel C.C.N.I. sulla mobilità. Gli organici dovranno invece ancora essere formulati tenendo conto delle 4 aree disciplinari, in funzione delle immissioni in ruolo da conferire con le graduatorie ad esaurimento.

Bruno Di Palma

Calo demografico: fra dieci anni a rischio 55.000 cattedre?

Angelo PRONTERA

La ricerca della Fondazione Agnelli

Sta facendo discutere, e soprattutto sta destando non poca preoccupazione, il rapporto della Fondazione Agnelli (FGA) pubblicato il 12 aprile scorso, dal titolo “Scuola. Orizzonte 2028. Evoluzione della popolazione scolastica in Italia e implicazioni per le politiche”[1].

Quello che emerge dalle proiezioni della fondazione, basate sui dati Istat sull’evoluzione demografica, è uno scenario quasi apocalittico non riscontrabile in nessun altro paese europeo: fra un decennio la popolazione studentesca dai 3 ai 18 anni potrebbe scendere dagli attuali 9 milioni a 8 milioni circa. Un milione di studenti in meno, che tradotto in cattedre significa la perdita di oltre 55.000 posti.

I primi e più consistenti effetti del calo delle nascite si riflettono, ovviamente, sulle scuole dell’infanzia e primarie, dove entro il 2028 si perderanno rispettivamente 6.300 sezioni e 18.000 classi, mentre i tagli nelle scuole secondarie di 1° e 2° grado saranno in  totale di 12.400 classi.

Il fenomeno, purtroppo, investirà progressivamente tutte le regioni, comprese quelle del Nord, e ciò provocherà, inevitabilmente e presumibilmente, un “raffreddamento della mobilità territoriale dei docenti, poiché diminuiranno le opportunità di trasferirsi dal Sud al Centro-Nord per entrare in ruolo”.

Uno sguardo al passato

Che in Italia ci fosse una contrazione della popolazione, soprattutto in età scolare, era cosa nota. Chi lavora nelle scuole ricorda che rispetto a un trentennio fa le sezioni della scuola primaria o della scuola media in tanti casi si sono dimezzate.

Se prendiamo i dati ISTAT[2] di quindici anni fa, ci accorgiamo, a consuntivo, che la situazione odierna non è meno catastrofica rispetto alle proiezioni del prossimo decennio. Rispetto all’a.s. 2003/2004 gli studenti passano da 11.496.868 a circa 9.000.000 (dei quali 740.000 con cittadinanza non italiana), mentre gli insegnanti passano da 953.000 a 729.668 (di cui 126.317 uomini e 603.351 donne), con una perdita di quasi 2 milioni e mezzo di allievi, di circa 70.000 classi, e con un calo di circa 230.000 posti di insegnante. Solo nell’ultimo triennio la popolazione scolastica è diminuita di quasi 100.000 unità.

Le ragioni di questa contrazione demografica vanno ricercate, secondo il rapporto della FGA, nella diminuzione del numero delle madri potenziali e del loro tasso di fecondità, in particolare delle donne straniere. Ma conta anche la riduzione dei flussi migratori internazionali, con un saldo migratorio con l’estero sceso dal 7,5 per mille nel 2007 al 3 per mille nel 2017.

Gli effetti sugli organici nel 2028

La variazione nel numero degli alunni e delle classi si traduce in variazione nel numero di posti, 55.000 in meno secondo le stime della Fondazione Agnelli, in un rallentamento del turn over, e “a soffrirne – afferma il Direttore Gavosto – sarà il rinnovamento del corpo docente e probabilmente anche la capacità di innovazione didattica dell’intero sistema d’istruzione”.

A regole vigenti – e prescindendo quindi da altri elementi, ad es. allievi con disabilità, scuole di montagna, ecc. – le previsioni per il prossimo decennio si traducono a livello nazionale indicativamente in:

Grado di scuolaVariazione nel numero
di posti/cattedre
Scuola dell'infanzia-12.600
Scuola primaria-22.100
Scuola secondaria di I grado-15.700
Scuola secondaria di II grado-5.200
TOTALE-55.600

Quali scelte di politica scolastica per i prossimi governi?

Una situazione del genere propone problemi e sfide nuove alle politiche scolastiche dei governi futuri, che dovranno saper tenere conto delle onde lunghe dei cambiamenti demografici.

Una prima alternativa, secondo il direttore della Fondazione, è prendere atto della riduzione degli organici determinata dal declino demografico, che comporterebbe un risparmio di quasi 2 miliardi di euro annui, ma con la conseguente minore capacità di rinnovamento del corpo docente.

E se fosse, invece, l’occasione per reinvestire i risparmi rivenienti dalla contrazione delle classi e degli insegnanti in una “buona scuola” e “di qualità”?

Il calo demografico potrebbe rappresentare l’opportunità di ridurre le classi pollaio, così come sta avvenendo in Francia con la “riforma Macron”, che ne prevede il dimezzamento nelle aree più problematiche. In questo modo, dopo dieci anni, il “famigerato” Piano programmatico del 2008 potrebbe essere un lontano ricordo, e la lotta alla dispersione scolastica, soprattutto nel sud d’Italia, un obiettivo più realizzabile.

Un'altra possibilità sarebbe quella di aumentare il numero medio di insegnanti per classe, come avvenne nel 1990 con l’introduzione del modulo didattico alle scuole elementari (L. 148/1990), favorendo lo sviluppo di forme di co-progettazione interdisciplinare anche ai gradi superiori.

Un’ultima ipotesi, che emerge dal rapporto della Fondazione Agnelli, sarebbe una maggiore diffusione della scuola nel pomeriggio, con più possibilità di scelta del tempo pieno/prolungato, attività integrative, supporto ai percorsi personalizzati e contrasto all’abbandono.

Insomma, di necessità virtù: sarebbe l’occasione per invertire quelle ormai ben note logiche relative a dimensionamenti, accorpamenti, razionalizzazioni, tagli e spending review, che hanno investito in questi anni la scuola.

Angelo Prontera

[1] http://www.fondazioneagnelli.it/2018/04/12/scuola-orizzonte-2028/

[2] http://dati.istat.it/Index.aspx?DataSetCode=DCIS_SCUOLESECOND2#

PON Per la scuola: indagine sulle attività avviate

I Dirigenti Scolastici e i docenti delle scuole che hanno partecipato alle attività del PON Per la scuola finora avviate sul territorio devono compilare specifici questionari, con l’obiettivo di conoscere ed analizzare le scelte, i bisogni e le difficoltà delle scuole e del personale scolastico.

Tutte le iniziative avviate nell’ambito del Programma Operativo Nazionale PON 2014-2020 Per la Scuola “competenze ed ambienti per l’apprendimento” sono accompagnate da specifiche indagini di approfondimento.

Con  nota 10 aprile 2018 prot. n. 9314 il Miur avvia nuove indagini attraverso specifici questionari che saranno disponibili nel Sistema Informativo GPU 2014-2020 e che dovranno essere compilati dalle istituzioni scolastiche che hanno partecipato alle attività del Programma finora avviate sul territorio. In particolare la nota descrive le tipologie di questionari e le modalità e i tempi di compilazione:

  • Indagine rivolta alle scuole che hanno avviato progetti sull’Educazione alla parità di genere
  • Scuole aderenti al Movimento di Avanguardie Educative
  • Indagine rivolta alle scuole che hanno concluso i progetti sugli Ambienti Digitali
  • Indagine rivolta alle Scuole aderenti al Movimento Piccole Scuole
  • Indagine rivolta ai destinatari del Programma per conoscere i loro fabbisogni formativi

I Dirigenti Scolastici e i docenti delle scuole interessate sono invitati a  procedere alla compilazione dei questionari sulla base delle indicazioni fornite nella presente, nonché delle istruzioni operative contenute nel sistema informativo.

I risultati delle rilevazioni saranno oggetto di una apposita documentazione predisposta da INDIRE e verranno resi pubblici sul sito dei Fondi Strutturali http://www.istruzione.it/pon/.

Per chiarimenti è possibile scrivere al seguente indirizzo: questionaripon@indire.it.


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Utilizzo risorse MOF per aree a rischio

Istruzioni operative per individuare criteri e parametri per l’attribuzione delle risorse MOF alle istituzioni scolastiche che presentano progetti relativi alle aree a rischio, a forte processo immigratorio e contro l’emarginazione scolastica. Il termine per la realizzazione dei progetti è prorogato al 30 settembre.

Con nota 5 aprile 2018, prot. n. 1490 il Miur sottolinea che le azioni progettuali devono realizzare percorsi a partire dai bisogni e dalle difficoltà manifestati dagli studenti, finalizzati a rimotivarli, accompagnarli e sostenerli in rinnovati percorsi di integrazione.

Le risorse finanziarie previste si riferiscono a due aree di intervento, aree a rischio e a forte processo immigratorio, che presentano il denominatore comune del contrasto agli abbandoni e alla dispersione scolastica.

Ogni U.S.R. metterà in atto accurate azioni di monitoraggio, finalizzate non solo a verificare i dettagli quantitativi delle risorse impiegate, quanto soprattutto la coerenza delle azioni con i profili dell'istituto contrattuale, nonché l'investimento professionale della scuola per il buon esito dei progetti, in termini sia di successo degli studenti coinvolti, sia di innovazione in relazione a metodi, flessibilità organizzativa, didattica, curricolare e relazionale, utilizzo di strumenti e nuove tecnologie.

Le azioni progettuali dovranno essere realizzate dalle istituzioni scolastiche selezionate entro il corrente anno scolastico, e la documentazione di selezione e monitoraggio dovrà essere inserita a cura degli Uffici Scolastici Regionali nell’apposito portale dedicato al sito www.areearischio.it.

Il termine per la realizzazione delle attività progettuali da parte delle istituzioni scolastiche è prorogato al 30 settembre 2018.


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Per gli aspiranti dirigenti scolastici

Una piattaforma completamente rinnovata

Per la preparazione al concorso a dirigente scolastico, Tecnodid propone la Piattaforma DirCARD in una versione completamente rinnovata, alla luce del Bando e degli ultimi scenari normativi.

Nello specifico, la piattaforma è stata:

  • aggiornata ai sensi della legge 107/2015 e successive integrazioni;
  • integrata con ulteriori contenuti formativi;
  • arricchita con nuovi saggi di approfondimento;
  • ampliata con servizi inediti per la prova preselettiva e per la prova scritta.

La nuova versione si sviluppa intorno a tre sezioni:

  1. Simulazione prova preselettiva
  2. Contenuti professionali delle prove
  3. Indicazioni per la prova scritta

La prima sezione permette di esercitarsi su batterie di 100 item prese da un repository di circa 1500 item, e di valutare la propria preparazione secondo i parametri di calcolo del punteggio previsti dal Bando. Per ogni item viene fornita la correzione con il relativo feedback.

La seconda sezione dà accesso ad una ricca serie di contenuti, rivisti ed integrati sulla base delle più recenti disposizioni normative, con tutte le informazioni attinenti alle materie previste dal Regolamento.

La terza sezione aiuta a scrivere in maniera chiara per farsi apprezzare in sede di prova scritta. Contiene esempi di scritture e di rubriche valutative, 40 quesiti con risposte e circa 100 quesiti aperti.

A disposizione restano le batterie di item relative al concorso 2011.

La piattaforma DirCARD offre tutto quanto serve per orientare al meglio il proprio studio e affrontare con sicurezza le prove concorsuali.

www.notiziedellascuola.it/formazione



Elementi di legislazione scolastica

di Salvatore Pace

NUOVA EDIZIONE aggiornata con i decreti applicativi della Buona Scuola

Un agile strumento di lavoro per tutto il personale della scuola, ma soprattutto per coloro che intendono sostenere le prove concorsuali per accedere alla carriera dirigenziale.

Si snoda su dieci capitoli tematici: ogni tema è presentato nei suoi aspetti essenziali ed inquadrato all’interno delle norme fondamentali. Le novità introdotte dalla Buona Scuola sono calate all’interno di un processo organico di evoluzione legislativa, e ne risultano chiari i contorni, gli elementi di continuità e di rottura rispetto alla legislazione preesistente.

Il testo fornisce una rassegna aggiornata del nostro sistema di istruzione e dello scenario europeo. Presenta in anteprima gli elementi essenziali del nuovo regolamento di contabilità, di imminente emanazione da parte del Governo.


per maggiori informazioni: notiziedellascuola.it/catalogo

16 aprile 2018

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n. 85

Per un’idea di scuola… Educare, insegnare, apprendere

Christine CAVALLARI

Un interessante convegno a Montesilvano (PE)

Promosso dal Centro Lisciani di Formazione e Ricerca diretto dal Prof. Carlo Petracca, ideatore dell’evento, il convegno di Montesilvano (23-25 marzo 2018) è stato articolato in tre sezioni caratterizzate da temi specifici, ma strettamente interconnessi, volti non a pensare al fare, ma a pensare sul fare: l’educare … l’insegnare … l’apprendere.

Quale idea di scuola è emersa dalle voci ascoltate? Quali spazi di pensiero si sono aperti?

Di seguito vengono indicati gli strumenti che dovrebbero essere suonati a scuola.

L’EDUCARE. Cittadinanza e Costituzione – Inclusione – Gestione della complessità

Lo strumento di Cittadinanza e Costituzione

Da ogni intervento sono emersi in filigrana gli elementi costitutivi dell’idea di Uomo: un uomo educato al pensiero, meno automa quindi, forse “condannato” a diventare più intelligente, come sostiene Michele Serres; un uomo più consapevole, preparato a difendere i diritti inviolabili di ognuno sempre e comunque, e proteggere sfere di libertà fondamentali, per svegliare l’aurora (Luciano Corradini).

Lo strumento dell’Inclusione

L’handicap non sta nella persona, ma negli spazi che non sanno accogliere; allora è l’intera scuola che deve essere pensata come inclusiva, in quanto comunità sensibile alle differenze: “tutti diversi come me”. Per realizzare un progetto di personalizzazione dell’insegnamento, a ciascuno va fornito il proprio abito, affinché ognuno possa diventare la miglior persona possibile. È tempo di una didattica inclusiva e orientativa, a contrasto del disagio e contro la dispersione scolastica, per sviluppare senso di appartenenza. Il concetto di inclusione è olistico, perché riguarda tutte le discipline, tutto il sapere: richiama l’idea di equità, piuttosto che di uguaglianza (Luigi Guerra).

Lo strumento di gestione della complessità e dei saperi

Il pensiero della complessità ci invita a superare le false dicotomie: natura vs cultura, formazione umanistica vs formazione scientifica, le due culture, teoria vs ricerca/pratica, conoscenze vs competenze, specializzazione vs interdisciplinarità, specializzazione vs complessità, hard skills vs soft skills. Per contrastare la società dell’irresponsabilità e la rischiosità del rischio. Siamo stati gettati nell’ipercomplessità (sociale, cognitiva, soggettiva, etica), ed ora dobbiamo fornire agli studenti gli strumenti per gestirla, nella consapevolezza che occorre pianificare, progettare azioni pensate: non intervenire sulle emergenze, ma educare al metodo scientifico. Necessario il passaggio da un apprendimento per accumulazione ad un apprendimento per cooperazione, finalizzato alla nascita di una nuova cultura della Comunicazione, perché comunicazione è complessità, responsabilità,  organizzazione, INCLUSIONE, cittadinanza (Piero Dominici).

L’INSEGNARE. La lingua – Il pensiero logico – Il coding

Lo strumento della conoscenza approfondita della lingua italiana

L’uomo è la parola, venire al mondo è chiedere la parola, una parola che libera e che unisce. È necessario distinguere tra acquisizione della lingua e apprendimento: quest’ultimo ha radici più profonde, investe anche le emozioni della lingua. Osserviamo invece un cattivo uso della nostra lingua a livello professionale. Siamo ancora in cammino rispetto alla nostra storia di apprendimento della lingua. Nel nostro cervello non vi è un’area deputata alla scrittura: l’apporto della mano è decisivo (Francesco Sabatini). La lettura è un atto di libertà in un’interdipendenza sociale che vuole abbattere la paura di non capire: negli anni ‘90, con l’avvento del game-book, il lettore diviene protagonista e orienta la lettura. Salta la linearità del racconto, ma la scuola non ha recepito le grandi potenzialità insite in questa rivoluzione (Livio Sossi).

Lo strumento del pensiero matematico e computazionale

La matematica è un’affascinante attività del pensiero umano: per imparare a comportarsi in modo razionale in un contesto di incertezza, padroneggiando i concetti logici e matematici di rapporto, proporzione, relazione (Michele Pellerey) legati al processo computazionale, cioè di trasformazione; per sviluppare la capacità di elaborare un ingresso per ottenere un’uscita, in un continuum che può anche ripetersi senza terminare mai. Si diventa capaci di immaginare una sequenza di rappresentazioni (Enrico Nardelli). Non si tratta di problem-solving, ma di costruzione di un algoritmo che viene eseguito da un automa. Si produce un cambiamento di paradigma: dal risolvere problemi a far risolvere problemi, in un processo mentale di definizione di scenari.

L’APPRENDERE. Il piacere e la fatica di apprendere – L’ambiente di apprendimento – Le tecnologie

Lo strumento del piacere e della fatica di apprendere

Alla base dell’apprendimento si trova la motivazione, che si nutre di attivazione, auto-percezione e auto-regolazione. Le emozioni sono il timone che regola l’apprendimento. Occorre far provare agli allievi le emozioni di riuscita (Pietro Boscolo). Un allievo non ha successo a scuola non perché non è motivato, ma non è motivato perché non ha mai vissuto un successo scolastico. L’insuccesso immobilizza. Diviene indispensabile mobilitare gli studenti, creare situazioni-problema, lavorare per progetti, adottare la pedagogia del capolavoro, contestualizzare le conoscenze. Dare spazio al tempo del desiderio, recuperando la dimensione antropologica dell’educazione (Philippe Meirieu).

Lo strumento dell’Ambiente di apprendimento

La scuola può diventare motore di sviluppo sociale e culturale nell’ecosistema dell’apprendimento, se progetta attività costruttive, situate, sociali. L’ambiente di apprendimento si apre al territorio per il pieno sviluppo umano e del suo potenziale, volto alla eradicazione della povertà, all’inclusione, all’alterità intesa come normalità, all’abbattimento delle disuguaglianze attraverso l’educazione, all’insegna di un esercizio di cittadinanza globale. Allora diventa un ambiente in grado di capacitare, cioè di offrire potere di dare e di essere (Piergiuseppe Ellerani).

Lo strumento della curiosità verso il sapere

Ciò che conta è la capacità di sostare nella domanda: so stare e sostare. Se le buone risposte sono le buone domande, allora il vero lavoro da fare non risiede nelle risposte. Oggi tre spazi rappresentano il potenziale cognitivo: quello fisico, quello mentale, quello virtuale. L’ultimo risiede tra quello fisico e quello mentale. Dunque non siamo di fronte ad un problema di tecnologie, ma all’adozione di diversi modelli di apprendimento: il big data rappresenta una rivoluzione cognitiva, non tecnologica. Un  approccio didattico  efficace deve insegnare a costruire il mondo, a promuovere il pensiero critico, a sviluppare l’arte trans-mediale. Siamo nell’era di Pinocchio 2.0 (Derrick De Kerckhove).

Lo strumento della formazione dei talenti come nuova frontiera

Talento richiama inclusione: la scuola inclusiva è la scuola dei talenti, tesa a far emergere e riconoscere le attitudini per poterle sviluppare, per combattere la crisi antropologica del nostro tempo. Vogliamo porre il lavoro o il reddito a fondamento della Cittadinanza? Il riferimento corre alla teoria dello sviluppo umano, all’interno di un processo di capacitazione, di capability, mix di capacità e azione, per promuovere sfere di libertà e opportunità. L’istruzione, l’educazione, la formazione sono strutturalmente declinabili al futuro, cioè come esperimenti mentali, scenari probabilistici per cambiare il mondo migliorandolo. Occorre far leva su carattere, conoscenza, abilità, in un contesto metacognitivo di base (Umberto Margiotta).

Lo strumento della Scuola come luogo, come belvedere, verso la realtà esterna ma anche verso se stessa

È urgente liberarsi delle cose futili dell’educazione, dire no alle categorie lineari per interpretare la realtà e assegnare significati. La scuola oggi è stupita, sbalordita per i continui disconoscimenti sociali. Quattro le tesi per riappropriarsi di un’identità forte come luogo vivo:

1) un nuovo umanesimo;

2) lo sguardo al futuro;

3) la promozione di un sapere generale;

4) una scuola aperta.

In un equilibrio tra eutopia ed utopia, per una scuola di pensiero e un pensiero di scuola (Beniamino Brocca).

Ecco composta la sinfonia: gli strumenti suonano insieme evocando l’immagine di una scuola per l’esistenza, dove costruire il nuovo, intorno alla fontana antica.

Christine Cavallari

Chi si RAVvede! Qualcosa si muove per la scuola dell’infanzia

Lorella ZAULI

Azioni e celebrazioni[1]

Rimasta inizialmente ai margini delle principali novità introdotte dalla Legge 107/2015, in questi mesi la scuola dell’infanzia sta fortunatamente acquistando maggior visibilità nel panorama del sistema educativo di istruzione e formazione, prima con alcuni provvedimenti attuativi del D.Lgs. 65/2017, quali ad esempio il decreto di riparto per la realizzazione dei poli per l’infanzia, il Piano di Azione pluriennale nazionale e la nota Miur n. 404 del 19 febbraio u.s.; poi, in queste ultime settimane, con le celebrazioni di un anniversario importante – i cinquant’anni dalla promulgazione della legge istitutiva della scuola dell’infanzia statale, la L. 18 marzo 1968, n. 444 – che ha visto gli Uffici Scolastici Regionali impegnati in momenti significativi di riflessione su passato, presente e futuro della grande scuola dei piccoli.

RAV infanzia: le tappe precedenti

In questi giorni si è rimesso in moto anche il trenino[2] del RAV infanzia, fermo in stazione dalla consultazione nazionale effettuata a settembre 2016, alla quale parteciparono migliaia di scuole (3378 questionari compilati, in rappresentanza di 7624 plessi) che, tramite la compilazione di un questionario online, espressero pareri e suggerimenti su una prima versione del RAV infanzia, inviata alle scuole a gennaio 2016.

Dalla consultazione emerse un generale gradimento del modello, che quindi avrebbe potuto essere sperimentato senza particolari stravolgimenti. L’analisi dei risultati della consultazione avrebbe poi portato a una seconda versione del RAV, che sarebbe stata oggetto di una successiva sperimentazione da parte di un gruppo di scuole, prima dell’utilizzo generalizzato da parte di tutte le scuole dell’infanzia (nota Miur n. 9644/2016).

Pronti per ripartire?

Il capostazione (leggi MIUR) ha quindi da poco riacceso i motori del trenino, e lo ha fatto con la nota n. 5837 del 4 aprile 2018. Inizialmente essa ripercorre le fasi precedenti (pubblicazione della prima versione del RAV, consultazione nazionale, esiti della consultazione…); di seguito informa che l’Invalsi nel corso del 2017 ha proceduto alla predisposizione dei questionari necessari per la costruzione degli indicatori, e a una loro prima verifica qualitativa. Vengono quindi indicate le tappe e le tempistiche del cronoprogramma; la sperimentazione verrà suddivisa in due fasi, entrambe condotte dall’Invalsi:

  • una prima fase, da svolgersi nel corrente anno scolastico, relativa alla validazione dei questionari per l’acquisizione dei dati;
  • una seconda fase, prevista per il 2018-19, che comprenderà la compilazione online del RAV.

Trattandosi di una sperimentazione, il coinvolgimento delle scuole non sarà generalizzato. Le scuole che vi parteciperanno saranno individuate attraverso due modalità: mediante campionamento statistico casuale e mediante auto-candidatura. Non vengono specificate né la consistenza numerica complessiva prevista (quante scuole in totale), né la percentuale attribuita a ciascuna delle due modalità (quante su campionatura e quante su base volontaria), tuttavia si anticipa che l’Invalsi definirà modalità e tempi di tutte le operazioni connesse con la sperimentazione, attraverso successive comunicazioni. Si attende pertanto il fischio del capostazione, affinché il trenino possa ripartire con i passeggeri a bordo.

Uno strumento strutturato per la scuola dell’infanzia: vincolo o opportunità?

L’utilizzo da parte delle scuole dell’infanzia di uno strumento di autovalutazione, all’interno del quale ora non ci addentriamo, richiede discrete dosi di prudenza e di cautela, non solo in virtù della non obbligatorietà di questo segmento di scuola, ma principalmente per le sue caratteristiche costitutive e connotative, difficilmente permeabili alle letture formali e quantitative. Tuttavia, se non ci si farà imbrigliare nelle maglie della struttura e della rigidità formale, tale sperimentazione potrà diventare una preziosa occasione di ricerca, di crescita, di miglioramento, e aprire scenari possibili e imprevisti. Rigore nella compilazione sarà necessario, ma è auspicabile anche una innocua, sana irriverenza, che sappia mostrare a tutti che la scuola dell’infanzia non è “figlia di un RAV minore”, bensì il primo e fondante gradino della scuola di base, luogo in cui si costruiscono le basi autentiche dei saperi e degli apprendimenti.

Lorella Zauli

[1] Le immagini sono tratte dalle attività e dalle esperienze svolte dalle scuole dell’infanzia di Forlì-Cesena per il 50° compleanno della scuola dell’infanzia.

[2] Riprendiamo la metafora di Guglielmo Rispoli, dal numero 79 di Scuola7.

Ammissione al corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria

Pubblicato da parte del Miur il decreto che illustra modalità di svolgimento e contenuti della prova di ammissione al corso di laurea magistrale a ciclo unico per l'insegnamento nella scuola dell'infanzia e nella scuola primaria per l’a.a. 2018-2019. La prova si svolgerà il 14 settembre.

Secondo le modalità illustrate con decreto 3 aprile 2018 n. 260, ciascuna università emana il relativo bando e predispone la prova d'accesso, che consiste nella soluzione, in 150 minuti, di 80 quesiti con 4 opzioni di risposta, tra le quali il candidato deve individuare quella corretta, sui seguenti argomenti:

  • competenza linguistica e ragionamento logico (40 quesiti);
  • cultura letteraria, storico-sociale e geografica (20 quesiti);
  • cultura matematico-scientifica (20 quesiti).

Per la valutazione della prova sono assegnati 1 punto per ogni risposta esatta, 0 punti per ogni risposta omessa o errata.

La votazione è integrata in caso di possesso di una Certificazione di competenza linguistica in lingua inglese, di almeno Livello B1 del "Quadro comune Europeo di riferimento per le lingue", rilasciata da Enti Certificatori riconosciuti dai Governi dei Paesi madrelingua, ricompresi nell'elenco progressivamente aggiornato a cura del Miur.

La graduatoria degli aspiranti all'ammissione al corso di laurea magistrale è costituita dai candidati che hanno conseguito un punteggio non inferiore a 55/80.

Le prove sono organizzate dagli atenei tenendo conto delle esigenze dei candidati con disabilità, che hanno diritto ad un tempo aggiuntivo non eccedente il 50% rispetto a quello previsto.

I candidati con disturbi specifici di apprendimento (DSA) devono presentare idonea certificazione rilasciata da non più di 3 anni da strutture del SSN o da strutture e specialisti accreditati dallo stesso. A tali candidati è concesso un tempo aggiuntivo pari al 30% rispetto a quello previsto.

La prova di ammissione si svolge presso ciascuna sede universitaria il giorno 14 settembre 2018 alle ore 11:00.


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Avvio sperimentazione nazionale RAV infanzia

Il Miur comunica le operazioni da porre in essere per il concreto avvio della sperimentazione nazionale del RAV per la scuola dell’infanzia. La compilazione online del RAV si svolgerà nel prossimo anno scolastico. Le scuole saranno individuate mediante campionamento statistico casuale o auto-candidatura.

Dopo aver riepilogato il percorso fin qui seguito, la nota 4 aprile 2018 prot. n. 5837 aggiorna gli USR, le scuole e gli altri soggetti interessati sulle attività in corso per l’avviamento della sperimentazione nazionale del RAV per la scuola dell’infanzia.

Si intende ora partire concretamente con l’avvio della sperimentazione, articolando la sua realizzazione in due fasi:

  • validazione dei questionari per l’acquisizione dei dati, che si svolgerà entro il termine del corrente anno scolastico;
  • compilazione online del RAV, che si svolgerà nel corso del prossimo anno scolastico.

Entrambe le fasi saranno condotte dall’INVALSI su apposita piattaforma, e le scuole avranno la possibilità di trasmettere osservazioni e richieste all’indirizzo infanzia@invalsi.it.

Le scuole che parteciperanno alla sperimentazione saranno individuate mediante campionamento statistico casuale, oppure mediante auto-candidatura.

Modalità e i tempi di tutte le operazioni verranno comunicati con successive note.


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Ricostruzione di Carriera


Per rispondere ai bisogni complessi degli operatori della scuola, che spesso non hanno vite lavorative lineari, Tecnodid presenta Carriera Scuola, un software per lo sviluppo e il controllo delle ricostruzioni di carriera, ad uso sia di persone singole che di enti e associazioni di categoria.

Per utilizzarlo basta la sola connessione a internet: nessun programma da installare e nessuna manutenzione, in quanto gestito direttamente da Tecnodid. Con l’inserimento di poche informazioni anagrafiche e relative al servizio pre-ruolo e di ruolo, il software sviluppa la carriera del personale del comparto scuola (compresi gli insegnanti di religione ed i passaggi di ruolo con relativa temporizzazione) e definisce gli inquadramenti retributivi.

Restituisce la riproduzione del decreto di ricostruzione come dovrebbe essere, in modo da poter controllare la correttezza del provvedimento ufficiale, e visualizza i possibili passaggi di gradone futuri. Saranno poi implementate funzioni previdenziali, come la determinazione della prima data teorica per il perfezionamento del diritto a pensione.


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16 aprile 2018

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n. 85

Alunni con cittadinanza non italiana: il Rapporto annuale del Miur

Luciano RONDANINI

Lo sguardo d'insieme

Il Miur ha presentato nelle scorse settimane il Rapporto riguardante le studentesse e gli studenti di origine migratorie relativo all'a.s. 2016-2017, nel quale si rilevano conferme rispetto ai dati degli ultimi anni, ma anche qualche rilevante novità.

Sotto il profilo statistico le/gli allieve/i con cittadinanza non italiana (CNI) ammontano nell'a.s. 2016-2017 a 826.091, con un aumento di oltre 11.000 frequentanti rispetto all'anno precedente (+ 1,4%). Si conferma anche per il 2016-2017 il rallentamento della crescita che, dal 2012, caratterizza il trend della presenza degli alunni stranieri nella scuola italiana. Tale flessione comunque continua a favorire un incremento della loro incidenza sul totale della popolazione scolastica, a causa del costante calo degli studenti italiani dovuto alla nostra crisi di natalità.

Pertanto, in percentuale, nell'a.s. 2016-2017 le/gli alunne/i CNI sono pari al 9,4% del totale, rispetto dal 9,2% dell'a.s. 2015/2016.

Una presenza diffusa

La distribuzione nei vari ordini scolastici degli studenti stranieri risulta la seguente:

a.s. 2016-2017

% sul totale generale

scuola infanzia

164.820

10.7

scuola primaria

302.122

10.8

secondaria di 1° grado

167.486

9.7

secondaria di 2° grado

191.663

7.1

Totale generale

826.091

9.4

Per quanto concerne le nazionalità di provenienza, nonostante nel nostro Paese si registrino oltre duecento appartenenze etniche, il dato più significativo si concentra in un gruppo molto ristretto; in ordine: Romania (157.806), Albania (111.029), Marocco (102.179), pari rispettivamente al 19,3%, 13,6% e 12,5% del totale degli alunni stranieri (si tratta complessivamente di 371.014 alunne/i su 826.091, pari al 45%). Seguono alunne/i di nazionalità cinese, filippina, indiana, moldava, ucraina,... notevolmente distanziate rispetto alle prime tre.

L’incidenza territoriale

Il dato nazionale del 9,4% di allievi con cittadinanza non italiana rispecchia però una realtà molto variegata sul piano territoriale.

Considerando la situazione a livello regionale, la Lombardia è l'area con il più alto numero di studentesse/studenti CNI (207.979), pari a quasi un quarto del totale. Seguono nell'ordine Emilia Romagna, Veneto, Lazio e Piemonte. La Campania, invece, risulta la regione con il minor numero di alunni stranieri.

Diverso il peso degli alunni CNI sui contesti scolastici regionali esaminati in percentuale. In questo caso la regione nella quale si registra la più elevata incidenza di studenti stranieri è l'Emilia Romagna, dove quasi il 16% degli alunni è privo della cittadinanza italiana. Seguono: Lombardia (14.7%), Umbria (13.8%), Toscana (13.1%), Veneto e Piemonte (13%), Liguria (12,3%). Questi dati confermano la divisione del Paese in "due Italie": da un lato il centro-nord, ad elevata presenza di alunne/i CNI, dall'altro il mezzogiorno-isole, dove l'incidenza del fenomeno è decisamente più contenuta.

La distribuzione nelle province

Nel Rapporto viene osservato anche un secondo livello di analisi, quello provinciale. Da questo secondo quadro emerge che le prime 10 province con il maggior numero di studenti stranieri assorbono da sole il 41,3% del totale, pari a 341.404 sul dato complessivo di 826.091.

Le realtà dove in assoluto si registra il maggior numero di alunne/i CNI sono in ordine decrescente: Milano (85.119), Roma (62.100), Torino (38.623), Brescia (32.807), Bergamo (25.152), Firenze (21.164), Bologna (21.145), Verona (19.441), Modena (17.953), Treviso (17.900).

Il quadro però si modifica quando si considera l'incidenza degli alunni stranieri in rapporto alla popolazione scolastica delle singole province. In questo caso al primo posto si colloca Prato con il 24,5%, seguita da Piacenza (21,6%), Mantova (18,4%), Brescia (17,7%) e Asti (17,4%).

La distribuzione nelle scuole e nelle classi

Un aspetto molto importante contenuto nel Rapporto riguarda la distribuzione degli alunni CNI nelle scuole e nelle classi, in quanto tale informazione evidenzia il livello delle aree dove tendono a concentrarsi elevate presenze di studenti stranieri.

Anche in questo caso la disomogeneità territoriale a livello nazionale è molto elevata. Infatti su 56.000 punti di erogazione del servizio scolastico (scuole statali e paritarie), nel Rapporto si sottolinea che: il 20% non ha alcuno studente straniero; il 59% ha una percentuale di alunni stranieri che arriva fino al 15% circa; nel 5,5% la quota di studenti stranieri supera il 30%.

L’analisi per ordine di scuola evidenzia che il grado di concentrazione è tendenzialmente maggiore nel primo ciclo d'istruzione. Infatti nella scuola dell'infanzia la percentuale di unità scolastiche con una presenza di alunni stranieri superiore al 30% è uguale al 6,7% (la più elevata in assoluto); nella scuola primaria la percentuale è pari al 5,3%.

A livello territoriale la distribuzione delle scuole con una percentuale di studenti stranieri superiore al 30% vede al primo posto la Lombardia, con 789 scuole, corrispondenti al 10,5% delle scuole totali. Segue, in valore assoluto, l’Emilia Romagna, con 434 scuole, pari al 12,6% del totale. Come prevedibile, in queste regioni si registra anche il numero più elevato di scuole dove la presenza degli studenti stranieri supera il 50%: 166 scuole in Lombardia, 86 in Emilia Romagna, 75 in Veneto.

Le macro-criticità: infanzia e secondaria superiore

La tendenza alla stabilizzazione del fenomeno migratorio coincide con alcune rilevanti criticità, che si collocano ai poli opposti del nostro sistema d'istruzione: scuola dell'infanzia da un lato, e istruzione di secondo grado dall'altro.

I tassi di scolarità degli alunni stranieri sono pressoché identici a quelli degli italiani nella fascia 6-13 anni (primo ciclo d'istruzione) e 14-16 anni (obbligo d'istruzione). Di fatto, il "vecchio" segmento obbligatorio (istruzione elementare e media) assicura la frequenza degli alunni CNI intorno al 100%.

Il primo dato negativo riguarda invece la scuola dell'infanzia, nella quale la scolarizzazione dei bambini con cittadinanza non italiana risulta del 20% inferiore a quella dei coetanei italiani, rispettivamente il 77% contro il 96%. Quindi "per il secondo anno consecutivo – si legge nel Rapporto – nella scuola dell'infanzia si registra una riduzione dei bambini con background migratorio, pari a circa 1.600 unità in meno ( - 0,97%)". Considerato però il calo demografico che interessa i nati italiani, l'incidenza dei bambini stranieri sul totale continua a crescere, anche se molto lentamente (da 10,4% dell'a.s. 2015-2016 a 10,7% dell'a.s. 2016-2017).

Le ragioni di questa limitata propensione dei genitori di origine migratoria ad iscrivere i loro figli alla scuola dell'infanzia possono essere ricondotte a: difficoltà di natura economica, scarso interesse per un segmento educativo non obbligatorio e, infine, motivi di ordine culturale (le madri preferiscono accudire direttamente i figli, privilegiando un lungo maternage).

La seconda criticità riguarda l'istruzione superiore, soprattutto il secondo biennio della secondaria di 2° grado (fascia d'età 17-18 anni). Nel suddetto biennio si registra uno scarto del 16% tra stranieri e italiani; infatti gli studenti CNI si attestano attorno al 65%, mentre gli alunni italiani arrivano all'81%. Si evidenzia dunque una brusca interruzione della frequenza scolastica dei ragazzi non italofoni, che impedisce al 35% di loro di realizzare una formazione completa, anche in vista dell'inserimento nel mondo del lavoro.

Questo indice di dispersione, successivo all'obbligo d'istruzione (D.M. 139/2007), va attentamente esaminato; ci riserviamo, pertanto, in un prossimo contributo, di analizzare il fenomeno nel più vasto contesto della formazione degli studenti stranieri nella secondaria di 2°grado.

Luciano Rondanini

Insegnare e dirigere nella scuola digitale

Come cambiano gli ambienti di apprendimento

Roberto Baldascino
pagg. 208, marzo 2018, euro 20,00


Il volume spiega, in maniera semplice ed efficace, cosa significa oggi insegnare e dirigere in un mondo digitale, e come si stanno modificando gli ambienti di apprendimento con le nuove tecnologie.

Contiene 30 voci che trattano questioni di grande attualità, tra le quali: Coding, Competenze digitali, Stampante 3D, Flipped classroom, Metodo BYOD. Si analizzano i framework europei sulle competenze digitali degli studenti e dei docenti. Non sono trascurati gli strumenti tecnologici più tradizionali, come PC, videoproiettori, TV e la LIM, e neanche i più recenti tablet e smartphone.

Una parte importante è riservata alla E-leadership del Dirigente Scolastico, sia a livello gestionale amministrativo sia a livello educativo e didattico. Il volume è pensato anche per coloro che si stanno preparando ad affrontare le prove concorsuali.

per informazioni



Esami di Stato nelle scuole italiane all’estero: nomine commissari

Il Ministero degli Affari Esteri ha fornito indicazioni in merito alle nomine per funzioni di commissario per gli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio nelle scuole italiane all’estero, conferibili a personale docente in servizio in Italia. Domande on line entro il 27 aprile.

È ammessa la presentazione delle domande per svolgere le funzioni di commissario negli esami di Stato all’estero esclusivamente da parte dei docenti titolari delle classi di concorso indicate nell’Allegato A all’avviso MAECI 06.04.2018, prot. n. 3615, che rientrino nelle seguenti categorie:

  • docenti a tempo indeterminato di istituti statali di istruzione secondaria superiore in servizio sul territorio nazionale;
  • docenti a tempo indeterminato di istituti statali di istruzione secondaria superiore, collocati fuori ruolo presso il M.A.E.C.I.;
  • docenti a tempo indeterminato di istituti statali di istruzione secondaria superiore collocati a riposo da non più di 3 anni.

Per le sedi del calendario Australe (Buenos Aires, Cordoba e Montevideo), essendo affidata a commissario esterno la disciplina di Lingua e cultura straniera - Portoghese AN24, è possibile inviare la messa a disposizione (Allegato E) da parte dei docenti a tempo indeterminato e determinato in possesso di abilitazione nella suddetta disciplina e di tutti i diplomati nel corso di laurea magistrale in ambito linguistico che abbiano conseguito almeno 24 crediti nella Lingua Portoghese.

Gli aspiranti in possesso dei requisiti prescritti, inviano la domanda esclusivamente per via telematica, compilando debitamente il modulo online all’indirizzo Internet: https://web.esteri.it/CommissariEsame/

La compilazione e l'invio on line della domanda potranno essere effettuati dalle ore 12.00 del 12 aprile alle ore 12.00 del 27 aprile 2018.

Alla domanda devono essere allegati, previa scansione, i seguenti documenti:

  • documento di identità valido  per  l’espatrio  nei  paesi  per  i quali si è chiesta la nomina;
  • Nulla Osta rilasciato dal Dirigente scolastico e redatto secondo il Modello Allegato B al suddetto avviso;
  • eventuali ‘Dichiarazioni di valore’, nei casi di titoli culturali o professionali conseguiti all'estero.

Le modalità operative di compilazione ed invio telematico della domanda e degli altri documenti sopra menzionati sono allegate al suddetto Avviso (Allegato D).

La nomina è conferita dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale – DGSP – Uff. V ed inviata via PEC all’istituzione scolastica di appartenenza. Nei casi di necessità di sostituzione urgente in seguito ad eventuali rinunce si procederà ad effettuare le nomine successive contattando direttamente l’aspirante mediante fonogramma.

L’accettazione, incondizionata, deve essere comunicata via PEC (dgsp.05@cert.esteri.it) entro e non oltre due giorni lavorativi (sabato incluso) dal ricevimento della nomina.


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Commissioni esami di Stato: precisazioni

Per il corrente anno scolastico anche i dirigenti scolastici delle scuole del primo ciclo possono presentare istanza di partecipazione come Presidente di Commissione per l’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione. Domande entro il 20 aprile.

Con nota 6 aprile 2018 prot. n. 6078 il Miur comunica che il dirigente scolastico preposto ad un istituto comprensivo o a una scuola secondaria di primo grado, provvisto di abilitazione all’insegnamento nella scuola secondaria di secondo grado, può presentare istanza cartacea per assolvere alla funzione di Presidente della Commissione per l’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione.

La domanda, allegata alla suddetta nota, va trasmessa all’indirizzo di posta certificata dell’Ufficio scolastico regionale di competenza ovvero presentata a mano, improrogabilmente dal 9 al 20 aprile 2018.

Nell’istanza il dirigente scolastico dovrà dichiarare che sarà comunque garantito il regolare svolgimento degli esami di Stato di primo ciclo nella scuola di titolarità e/o di reggenza, individuando un docente collaboratore che soddisfi tutte le seguenti condizioni:

  • essere docente di scuola secondaria;
  • non essere docente di classe terza di scuola secondaria di primo grado, perché già componente di diritto della commissione d’esame;
  • aver già svolto la funzione di Presidente di commissione per l’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione.

Possono, altresì, presentare istanza di partecipazione i dirigenti scolastici che dichiarino di poter concludere tutte le operazioni relative allo svolgimento dell’esame di Stato conclusivo del primo ciclo nella scuola di titolarità e/o di reggenza prima dell’avvio delle procedure relative all’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione.

È fatto divieto di presiedere contemporaneamente due commissioni d’esame, anche se di diverso grado scolastico.

La gestione delle configurazioni delle commissioni da parte degli Uffici scolastici regionali, per il tramite degli Ambiti territoriali provinciali potrà avvenire dal 10 al 26 aprile 2018, come previsto nel seguente calendario:

Attività

Periodo/Data

1

Gestione delle configurazioni delle commissioni da parte degli Uffici Scolastici Regionali, per il tramite degli Ambiti Territoriali Provinciali

10/4/2018 – 26/4/2018

2

Termine ultimo per il recapito, dai dirigenti scolastici agli Uffici Scolastici regionali degli elenchi riepilogativi:
- degli aspiranti che hanno presentato il Modello ES-1
- degli esonerati, dei docenti con ruolo di referente del plico telematico e dei docenti che abbiano omesso di presentare la scheda (con indicazione dei motivi)

19/4/2018

3

Verifica e convalida delle schede di partecipazione (Modelli ES-1) da parte degli Istituti Scolastici e degli Ambiti Territoriali Provinciali

10/4/2018 – 26/4/2018

4

Termine ultimo per la presentazione delle schede degli aspiranti ai Rettori e ai Direttori A.F.A.M. (Modello ES-2)

6/4/2018

5

Termine ultimo per il recapito delle schede Modello ES-2 dai Rettori delle università e dai Direttori delle istituzioni A.F.A.M. agli Uffici Scolastici Regionali competenti

13/4/2018

6

Gestione delle schede di partecipazione (Modelli ES-2) da parte degli Uffici Scolastici Regionali competenti

10/4/2018 – 26/4/2018


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Coordinamento redazionale a cura di Giancarlo Cerini

Direttore responsabile Gabriella Crusco

Autorizzazione Tribunale di Napoli n. 65 del 20/12/2016

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