Scuola7 10 dicembre 2018, n. 116

Scuola7

la settimana scolastica

10 dicembre 2018, n. 116


In questo numero parliamo di:

Bando da 35 milioni di euro per la scuola digitale (C. Brescianini)

Cittadinanza e Costituzione nel nuovo esame di Stato (M. Pietraforte)

Esame di Stato: i quadri di riferimento di matematica e fisica (A. Maffini)

Prevenzione: da dove ri-cominciare? (B. Sozzi)

Bando per ambienti di apprendimento innovativi

Rete scuole associate Unesco: nuova procedura

Concorso straordinario docenti: candidature per le commissioni

Piano nazionale per l’Educazione ambientale: siglata l’intesa

Affidamento del servizio di cassa: nuova documentazione di gara

Progetto “Io Conto”: aggiornamento su tematiche amministrativo-contabili


Settimanale di informazione scolastica.
© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diBando da 35 milioni di euro per la scuola digitale
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10 dicembre 2018

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n. 116

Bando da 35 milioni di euro per la scuola digitale

Chiara BRESCIANINI

Oltre la classe verso ambienti di apprendimento innovativi

Il Ministro Bussetti ha firmato un decreto che prevede 35 milioni di euro per la scuola digitale.

La prima attuazione del decreto è la definizione di un avviso da 22 milioni di euro per gli ambienti didattici innovativi, incentrato sul cambiamento degli spazi per il miglioramento della didattica. Il Ministro ha dichiarato che “avere ambienti didattici adeguati alle esigenze di studenti e docenti di oggi è una sfida fondamentale. Dobbiamo ripartire dal Piano Nazionale per la Scuola Digitale e migliorarlo. Mettendo la nostra scuola nelle condizioni di accogliere il cambiamento e governarlo, sfruttando e valorizzando il contributo delle nuove tecnologie. Un obiettivo che possiamo raggiungere al meglio solo ascoltando le proposte e le idee che arriveranno dalle singole comunità scolastiche, la base e l’anima del nostro sistema d’istruzione. Partiamo da questo pacchetto di risorse e da uno stanziamento importante, oltre 22 milioni, per gli ambienti didattici innovativi che sono fondamentali per incidere sulla didattica. Mettiamo in campo anche risorse per la formazione dei ragazzi e per diffondere le migliori pratiche didattiche”.

Le risorse disponibili

All'avviso, di cui si dirà a seguire, si aggiungono nel “pacchetto” stanziamenti per:

  • 7,5 milioni di euro per potenziare la formazione dei docenti e le competenze degli studenti sulle metodologie didattiche in rapporto al Piano Nazionale Scuola Digitale;
  • 1,5 milioni di euro per il Premio Nazionale Scuola Digitale;
  • 1,7 milioni di euro per la promozione dell'innovazione didattica e digitale sul territorio.

I tavoli di lavoro con gli esperti

Con comunicato stampa del 3 dicembre 2018, il Ministro ha inoltre annunciato di aver costituito 11 tavoli di lavoro, coordinati da esperti, volti a migliorare il funzionamento del sistema di istruzione italiano sui seguenti temi: percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento; inclusione scolastica; attività sportive scolastiche; valutazione del sistema scolastico; primo ciclo e zero/sei; cultura umanistica; Istituti tecnici e professionali; soft skills ed educazione civica; quadriennali e scuole innovative; équipe territoriali; bullismo e prevenzione.

Avviso per ambienti di apprendimento innovativi

Con avviso prot. 30562 del 27.11.2018 il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Direzione generale per interventi in materia di edilizia scolastica, per la gestione dei fondi strutturali per l’istruzione e per l’innovazione digitale,  ha  promosso la realizzazione di “Ambienti di apprendimento innovativi” attrezzati con risorse tecnologiche, che integrino l'uso degli strumenti nella didattica.

La sfida per la scuola infatti non si conclude nell'acquisto di strumentazioni tecnologiche all'avanguardia, ma nella declinazione e nell'utilizzo didattico intenzionale e pianificato, nella quotidianità del far scuola, di ciò che la tecnologia propone.

L'intero Piano Nazionale Scuola Digitale (di cui è possibile prendere visione completa sul sito dedicato) è infatti incentrato sul connubio scuola-tecnologia e ambienti di apprendimento.

La scuola come “laboratorio”

L'azione #7 “Piano Laboratori” del PNSD è dedicata all'implementazione e realizzazione di ambienti di apprendimento con l'allestimento e la trasformazione degli spazi interni alla scuola, debitamente accompagnati da azioni di formazione per i docenti, in riferimento a:

  • spazi fisici: “coprono una superficie disponibile e dedicata di almeno 50 mq, possiedono una buona acustica, illuminazione naturale e artificiale corrette e confortevoli, colori e forme che stimolino l’apprendimento, sono rispondenti alle norme in materia di sicurezza, hanno una ottima connessione a internet. Gli ambienti possono articolarsi, ad esempio, in spazi di investigazione per ricercare dati e informazioni, osservare e sperimentare, spazi di creazione per progettare, disegnare e produrre propri lavori, spazi di presentazione, di condivisione e di interazione”;
  • attrezzature digitali che “possono ricomprendere, a titolo esemplificativo, una o più delle seguenti tipologie: dispositivi hardware e software per la realtà virtuale e aumentata (visori, fotocamere 3d e relativi accessori, altri strumenti e contenuti per la didattica immersiva), dispositivi hardware e software per la didattica collaborativa e il cloud (monitor interattivi e accessori, software di condivisione e controllo, anche con l’utilizzo del BYOD, etc.), piccoli dispositivi e accessori per il making (stampanti 3d, penne e scanner 3d, kit e materiali per l’elettronica educativa, etc.), dispositivi per la robotica educativa e coding (robot educativi adatti al grado di scuola, kit completi e relativi accessori, controller e software di programmazione robotica, droni), dispositivi e materiali per le attività creative e STEAM (kit per tinkering, software per attività di didattica di gaming e gamification, vernici conduttive, attrezzature per fotografia e videomaking, etc.)”;
  • ambienti “e arredi sono flessibili e adattabili alle diverse esigenze e metodologie didattiche innovative, con banchi/tavoli componibili e configurabili in varie forme e sedie mobili, anche attrezzate con piani di lavoro, con altezze adatte alle diverse età degli studenti e posture funzionali, armadietti contenitori per le risorse didattiche e digitali, arene e tribunette per la presentazione e lo scambio delle idee, sedute morbide”.

Cos'è un “ambiente di apprendimento”?

Come noto, per definire un ambiente di apprendimento si considerano molteplici elementi, e le numerose rilevazioni internazionali, fra cui OCSE PISA, TIMSS, PIRLS, Raccomandazioni della Commissione Europea, richiamano un'attenzione costante non solo sulle competenze di base, ma anche sulle cosiddette soft skills che possono e devono innestarsi in un “ecosistema olistico” che consideri:

  • i docenti,
  • gli studenti,
  • il contenuto,
  • le risorse, intese sia come “spazi di apprendimento” che come “risorse digitali”.

Le combinazioni fra questi elementi costituiscono un “ambiente di apprendimento”, che realizza pratiche innovative con al centro gli studenti e che è da intendersi in modo blended, sia con aspetti reali di flessibilità sia con ambienti virtuali e aumentati.

Utili approfondimenti in tema di innovazione degli ambienti di apprendimento con una centratura operativa sono reperibili nel volume INDIRE “Spazi educativi e architetture scolastiche”, scaricabile freeware, con particolare riferimento al capitolo 2, e nella rivista “Studi e documenti” USRER, con riferimento al contributo monografico relativo al  Servizio Marconi TSI e ai concetti di classe digitale.

Per partecipare

Per presentare una proposta le istituzioni statali interessate devono inoltrare apposita candidatura dal 3 dicembre e fino alle ore 15 del 17 dicembre 2018, attraverso apposita istanza on line tramite l'applicativo “Protocolli in rete” disponibile su SIDI - Area Servizi Accessori.

L'art. 5 dell'avviso dettaglia le modalità di partecipazione e le procedure operative da seguire.

La valutazione delle istanze è realizzata da apposita Commissione  sulla base dei criteri indicati nell’articolo 6 dell'avviso. Alle scuole beneficiarie verrà corrisposto acconto del 50% e a saldo il restante 50%.

Come per l'intera ratio del PNSD, e come ormai le scuole hanno ben compreso, non è sufficiente dotarsi di strumenti e kit tecnologici, per quanto avveniristici, poiché il rischio è, fra l'altro, che lo strumento superi il docente e lo renda inane di fronte alle potenzialità di una tecnologia sempre più spinta. Quello che occorre realmente, e che le istituzioni scolastiche stesse chiedono con forza in ambito formativo, è la possibilità di coniugare acquisti di tecnologie all'avanguardia con la quotidianità didattica da innovare. L'avviso per l'innovazione degli ambienti di apprendimento costituisce un'occasione di sinergia fra téchne e conoscenza, mediata dalla competenza docente  e situata in contesti di vita degli studenti.

Chiara Brescianini

Cittadinanza e Costituzione nel nuovo esame di Stato

Mavina PIETRAFORTE

Le indicazioni per le prove scritte

Come è noto, in questi giorni le novità degli esami di Stato[1] hanno assunto una fisionomia ben definita, con la pubblicazione dei quadri di riferimento sia per la prima che per la seconda prova, entrambe a carattere nazionale, riferibili  per quest’ultima ad ogni ordine di scuola: licei, tecnici, professionali, tenuto conto dei rispettivi indirizzi ed articolazioni[2].

Dunque per le prove scritte siamo ad una prima cesellatura, che viene ad essere sottoposta al varo degli esami di maturità 2019, ma rimane aperta la definizione del colloquio d’esame.

Il colloquio come “dialogos”

Il colloquio ancora oggi mette a dura prova la gestione dell'ansia da parte degli studenti, e rimane ancorato a modalità di gestione molto spesso lontane da quell’interdisciplinarietà che fin dalla riforma del 1999[3] si sarebbe voluta. Eppure il colloquio può essere la grande occasione per mobilitare le conoscenze dello studente, che, coniugate con le abilità acquisite, possano addivenire ad una prova di competenza, in cui discutere e dissertare in un ragionamento coordinato e correlato, così da consentire un piacevole quanto sensato   διάλογος.

Sembrerebbe che per quest’anno una fiamma vivificatrice del colloquio possa riaccendersi non tanto e non solo per il resoconto delle attività formative di alternanza scuola-lavoro (ASL), quanto per i rimandi alle conoscenze  e  competenze maturate  dal  candidato  nell'ambito  delle  attività  relative a Cittadinanza e Costituzione[4].

L’inciso su educazione alla cittadinanza

Cittadinanza e Costituzione è una navicella atterrata nella galassia della legislazione scolastica nel lontano 2009[5], fortemente voluta dal suo mentore, il prof. L. Corradini, che l’ha pensata come trasversale in quanto “polvere d’oro” di ogni disciplina. Non si può immaginare di insegnare alcunché senza ispirarsi a determinati principi e valori che, se per i cattolici si identificano nelle virtù cristiane, in uno Stato laico non possono che identificarsi nella norma fondante la convivenza civile, la Costituzione della Repubblica, la nostra “Bibbia laica” come ebbe a definirla C.A. Ciampi[6]. È certo che la valorizzazione dei principi e dei valori costituzionali ne presuppone la conoscenza e la pratica, al pari del credo religioso.

Non può dirsi questo un patrimonio comune, non solo e non tanto perché non tutti i docenti laureati l’hanno studiata nel loro corso formale di studi, quanto perché la Costituzione è vitale e diventa Costituzione materiale, come scriveva il Mortati[7], solo quando permea gli usi e costumi, nella riflessione condivisa e praticata di ognuno di noi.

Chi insegna la Costituzione?

Per questo non è indispensabile che siano i docenti di diritto ad insegnare la Costituzione, perché non è il tecnicismo della norma che serve conoscere, né tantomeno occorre che siano solo i laureati in giurisprudenza ad avere il titolo per insegnarla[8], né è questione di trovare collocazione agli abbondanti soprannumerari della classe di concorso A019:

In Italia sono presenti e regolarmente pagati 15.847 insegnanti abilitati in Scienze giuridiche ed economiche (classe di concorso A046) che l’Amministrazione utilizza spesso in modo improprio o senza precisi compiti didattici. Soltanto 11.362 di loro risultano “titolari” di posto comune, taluni insegnano, altri molto spesso vengono distribuiti dai responsabili scolastici, in totale discrezionalità, a svolgere attività di “potenziamento dell’organico dell’autonomia delle scuole”, supplenze brevi in primis. Molti di loro invece, ormai in posizione di soprannumerarietà, sono stati indotti a studiare nuove discipline per essere utilizzati nelle attività di sostegno degli alunni con disabilità: più esattamente 4.485 docenti abilitati in Scienze giuridiche ed economiche, è oggi impiegato in attività di sostegno nelle scuole. In Italia dunque un insegnante di diritto su 3 non insegna la disciplina per cui è stato assunto”[9].

La sfida è quella di riuscire ad improntare la didattica su canali di coinvolgimento sociale e partecipativo degli studenti. Non tutti i docenti possono esercitare questa fascinazione: se si pensa a discipline tecnico-scientifiche certo risulta più difficile, ma in realtà nessuna disciplina dovrebbe essere insegnata solo per quel nucleo di conoscenze indispensabili, bensì anche e soprattutto perché si cerca sempre di individuare, all’interno di ciò che viene trasmesso, il senso ultimo degli insegnamenti/apprendimenti in vista della formazione di una persona responsabile e orientata alla comprensione degli accadimenti sociali ed economici in cui si troverà immerso come cittadino del mondo.

Cittadinanza come educazione tout court

Vista in questo modo, è del tutto inutile precisare se Cittadinanza e Costituzione debba essere un’educazione trasversale o disciplinare, in quanto è educazione tout court ad un pensiero che sia complesso e non banale. A questo dovrebbe concorrere la scuola nel suo insieme, perché questa è la sua funzione sociale. Gli apprendimenti si possono certo parcellizzare e misurare, persino curvare sulle competenze, ma i risultati a lungo termine sono solo nella coscienza di ognuno, chiamato a concorrere al benessere del nostro pianeta e quindi a comprendere e condividere le regole del vivere civile.

Mavina Pietraforte


[1] L’esame di Stato nasce con la Riforma Gentile (1923). Era il cosiddetto esame di maturità perché accertava la maturità complessiva del candidato, secondo una concezione un po’ astratta e neo-idealistica.

[2] A titolo di esempio: per i licei, basti citare il quadro di riferimento messo a punto per il liceo artistico, indirizzo architettura e ambiente (codice LI05); per i professionali, settore servizi, codice IP07, servizi per l’enogastronomia e  l’ospitalità alberghiera, articolazione accoglienza turistica; per i tecnici, settore tecnologico, codice  ITBS, indirizzo Chimica, materiali e biotecnologie, articolazione biotecnologie sanitarie.   

[3] Ministro Berlinguer, legge 425 del dicembre 1997: stabiliva che i commissari (da 4 a 8) fossero per metà interni e per metà esterni e che ci fosse un presidente esterno, che le prove scritte salissero a tre, di cui una riguardante la totalità delle discipline, mentre la prova orale era un colloquio su tutto l’insieme delle discipline.

[4] Secondo quanto prescritto dall’art. 17 del d.lgs.62/17, fonte formale di riforma  degli esami di Stato, ritoccata dal c.d. “decreto milleproroghe”.

[5] Art. 1 della L. 169/08, di conversione del D.L. 137/08.

[6] https://www.rivoluzione-liberale.it/32472/il-punto/la-costituzione-bibbia-laica-ciampi.html

[7] Cfr. C. Mortati, Istituzioni di diritto pubblico, Padova, Cedam, 1976;  La Costituzione in senso materiale, ed. Giuffrè, 1998. 

[8] https://www.orizzontescuola.it/apidge-di-educazione-di-genere-potrebbero-occuparsi-i-docenti-di-diritto/: “Chi, dunque, più di un docente laureato in giurisprudenza, può fornire ai nostri studenti solide basi sui concetti essenziali di diritto, che sono precondizione necessaria e imprescindibile per introdurre l’insegnamento dell’educazione di genere? (…)” .

[9] https://www.orizzontescuola.it/apidge-assicurare-un-insegnante-di-diritto-in-ogni-scuola-serve-ai-nostri-studenti/

Bando per ambienti di apprendimento innovativi

Nell’ambito del Piano nazionale Scuola Digitale, il Miur indice una selezione pubblica per la realizzazione di ambienti di apprendimento innovativi. Domande entro il 17 dicembre.

Con avviso pubblico 27 novembre 2018 n. 30562 il Miur indice una selezione pubblica per la realizzazione di ambienti di apprendimento innovativi, ossia capaci di integrare nella didattica risorse tecnologiche innovative.

Sono ammesse le istituzioni scolastiche ed educative statali del primo e del secondo ciclo di istruzione, che possono prevedere la collaborazione, non onerosa o in qualità di cofinanziatori, di enti pubblici, enti locali, associazioni, fondazioni e altri soggetti pubblici e privati.

Ogni istituzione scolastica può concorrere per un solo progetto. Le scuole partecipanti devono possedere spazi idonei e disponibili alla realizzazione degli ambienti di apprendimento innovativi, pari ad almeno 50 mq, specificamente dedicati.

La proposta progettuale deve riferirsi ad un unico ambiente didattico e laboratoriale digitale situato presso l’istituzione scolastica e deve essere collegato a un progetto di innovazione didattica, previsto nel Piano dell’offerta formativa.

Le proposte progettuali devono avere ad oggetto la realizzazione di ambienti di apprendimento con l’allestimento e la trasformazione di uno o più spazi interni alla scuola.

Le attrezzature digitali possono ricomprendere, a titolo esemplificativo, una o più delle seguenti tipologie: dispositivi hardware e software per la realtà virtuale e aumentata, dispositivi hardware e software per la didattica collaborativa e il cloud, piccoli dispositivi e accessori per il making, dispositivi per la robotica educativa e coding, dispositivi e materiali per le attività creative e STEAM.

Le istituzioni scolastiche proponenti devono impegnarsi a realizzare, al momento dell’avvio del progetto, con risorse proprie o nell’ambito di risorse assegnate per l’attuazione del Piano per la formazione dei docenti, percorsi formativi specifici per i docenti e per il personale scolastico coinvolto.

Nell’atto di candidatura devono essere altresì descritte le metodologie didattiche innovative che saranno applicate negli ambienti di apprendimento.

Il contributo massimo attribuibile dal Miur a ciascuna istituzione scolastica per la realizzazione degli ambienti di apprendimento innovativi è pari ad euro 20.000,00.  Le spese ammissibili sono relative a:

  • acquisti di beni, compresi gli arredi innovativi, e attrezzature digitali per gli ambienti di apprendimento: minimo 80% del contributo concesso;
  • piccoli lavori edilizi funzionali alla realizzazione degli spazi fisici degli ambienti di apprendimento e spese per l’allestimento di dispositivi di sicurezza o per l’assicurazione sulle strumentazioni nel primo anno dalla fornitura: nella misura massima del 15% del contributo concesso;
  • spese generali, tecniche e di progettazione: nella misura massima del 5% del contributo concesso.

Le istituzioni scolastiche devono assicurare che ogni soggetto, sia interno che esterno alla scuola, percettore di un compenso o qualsivoglia corrispettivo, sia selezionato attraverso una adeguata procedura pubblica sia nel caso di selezione interna, sia nel caso di selezione esterna.

Le scuole interessate devono, dalle ore 12.00 del 3 dicembre alle ore 15.00 del 17 dicembre 2018, compilare l’apposita istanza on line tramite l’applicativo “Protocolli in rete” disponibile su SIDI – Area Servizi Accessori.

La valutazione delle proposte progettuali è demandata ad apposita Commissione giudicatrice, nominata dopo la scadenza del termine per la presentazione delle istanze.

Gli importi dovuti alle istituzioni scolastiche beneficiarie sono corrisposti con le seguenti modalità:

  • 50% dell’importo dovuto, a titolo di acconto;
  • il restante 50% sarà erogato a saldo, previa rendicontazione delle spese sostenute e di una relazione dettagliata sulla base di un format che sarà successivamente fornito.

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Rete scuole associate Unesco: nuova procedura

Dall'a.s. 2019/20 cambieranno requisiti e procedure per l'adesione alla Rete delle scuole associate UNESCO, volta a integrare gli insegnamenti curriculari con attività orientate allo sviluppo sostenibile, tutela di diritti umani e diversità, valorizzazione del patrimonio culturale, educazione alla pace. Per l’a.s. 2018/19 resta la procedura ordinaria: domande entro il 30 dicembre.

Lo ha comunicato il Miur con nota 27 novembre 2018 prot. n. 19894, alla luce delle disposizioni pervenute da parte del Segretariato dell'UNESCO.

Infatti, d'intesa con la Commissione Nazionale Italiana per l'U.N.E.S.C.O. (C.N.I.U), dall'a.s. 2019/20 sono previsti nuovi requisiti e nuove procedure per l'adesione alla Rete ASPnet e per fregiarsi del logo di scuole associate UNESCO.

Le scuole dovranno presentare la manifestazione d'interesse e il "Piano di lavoro pluriennale" attraverso una piattaforma dedicata (https://aspnet.unesco.org), e saranno sottoposte ad un periodo preparatorio di un anno.

Per quanto concerne l'anno scolastico 2018/19, le Istituzioni scolastiche potranno trasmettere i propri progetti, laddove non avessero già proceduto, agli indirizzi e-mail carla.guetti@istruzione.it o dgosv.uffici07@istruzione.it entro il 30 dicembre 2018. I progetti, se approvati, saranno considerati ai fini dell'anno preparatorio previsto dalla nuova procedura.

Per l'anno scolastico in corso le istituzioni scolastiche non potranno comunque fregiarsi del logo appositamente previsto per le scuole associate alla Rete ASPnet UNESCO, che sarà attribuito nell'a.s. 2019/2020.

Con successiva circolare saranno fornite istruzioni più dettagliate.


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Concorso straordinario docenti: candidature per le commissioni

Dal 7 al 21 dicembre 2018 sarà disponibile l’istanza online di presentazione delle candidature per le commissioni di valutazione del concorso straordinario per il reclutamento a tempo indeterminato di docenti per la scuola dell’infanzia e primaria.

Lo ha comunicato il Miur con nota 5 dicembre 2018 prot. n. 53428. Gli aspiranti appartenenti ai ruoli di dirigenti scolastici, dirigenti tecnici e docenti del comparto scuola, anche collocati a riposo, utilizzeranno la procedura informatica POLIS.

Gli aspiranti appartenenti ai ruoli dei professori universitari, anche in quiescenza, utilizzeranno la procedura informatica del consorzio interuniversitario CINECA.

L’istanza potrà essere presentata, unicamente per la regione di servizio o, per gli aspiranti collocati a riposo, per la regione di residenza.

Questi i requisiti per far parte delle commissioni:

Nell’istanza di partecipazione gli aspiranti, oltre a dichiarare il possesso dei requisiti previsti e la mancanza di condizioni ostative all’incarico, dovranno allegare il curriculum vitae.


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Insegnare nella scuola dell'infanzia / Insegnare nella scuola primaria

di Antonia Carlini
edizione novembre 2018

Due volumi destinati rispettivamente agli insegnanti di scuola dell’infanzia e primaria, sia in servizio sia aspiranti e neoassunti, che necessitano di coordinate metodologiche e strumenti operativi utili per la progettazione didattica, l’organizzazione degli ambienti di apprendimento e la valutazione.

Ciascun volume è strutturato in quattro parti:

- i saperi generali e tecnico-professionali necessari per insegnare oggi;

- le coordinate metodologiche suggerite dalle Indicazioni nazionali;

- il modello-format per la didattica (progettazione, organizzazione, svolgimento e riflessione) e gli strumenti per la valutazione;

- gli esempi operativi di unità di apprendimento, corredati da rubriche valutative e compiti di realtà.

Le risorse e gli strumenti offerti trovano fondamento nei modelli della nostra migliore tradizione pedagogica e della ricerca educativa più recente, richiamati per linee essenziali nell’appendice.

maggiori informazioni Insegnare nella scuola dell'infanzia

maggiori informazioni Insegnare nella scuola primaria

10 dicembre 2018

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n. 116

Esame di Stato: i quadri di riferimento di matematica e fisica

Achillle MAFFINI

Il nuovo esame di Stato

Come preannunciato nella nota ministeriale del 4/10/2018 sono stati pubblicati con il D.M. del 26/11/2018 i quadri di riferimento (d’ora in poi QdR) per matematica, fisica e scienze, le materie cioè che caratterizzeranno la seconda prova dell’esame di Stato dei licei scientifici.

Com’è noto dal D.Lgs. 62 del 13/05/2017, il nuovo esame di Stato cambierà sia la sua struttura che la tipologia delle prove. In particolare per la seconda prova le novità sono essenzialmente due, entrambe non banali: la prova non verterà solo sui contenuti dell’ultimo anno e potrà avere carattere interdisciplinare.

Quali contenuti per la seconda prova?

Il DM n. 10 del 29/01/2015 indicava come “la seconda prova scritta degli esami  di  Stato  conclusivi  dei corsi di studio di istruzione secondaria di secondo grado,  che  può essere anche grafica o scrittografica, compositivo/esecutiva musicale e coreutica, ha lo scopo di accertare il possesso  delle  conoscenze, abilità e competenze specifiche acquisite dal candidato  nell'ultimo anno del corso di studio frequentato…”.

Seppure l’indicazione sembri chiara, non era definito, dalle stesse Indicazioni Nazionali (d’ora in poi IN), su quali argomenti o nuclei vertessero tali conoscenze, abilità e competenze. Per matematica, ad esempio, è scontato lo studio dell’analisi in quinta, mentre non è così definita la collocazione temporale di argomenti quali, ad esempio, il calcolo combinatorio, il calcolo delle probabilità o la geometria analitica dello spazio. Come successo in altri periodi storici, quindi, era la prova d’esame a fornire indicazioni su quali contenuti fossero da ritenere oggetto di valutazione (in tutte le prove dal 2015 in poi c’è stato almeno un quesito sugli argomenti sopra citati, oltre a quesiti relativi alla geometria solida o alla trigonometria). Per fisica l’unico riferimento erano le simulazioni ministeriali, che hanno posto come temi di riferimento l’elettromagnetismo, la teoria della relatività e alcuni argomenti di meccanica quantistica.

Ultimo anno o intero quinquennio?

Da questo punto di vista i QdR costituiscono un’interessante novità, in quanto permettono di superare questa ambiguità di fondo proponendo una sorta di ‘programma’ esplicito, cosa non dichiarata espressamente dalle IN. Se da una parte questo può costituire un indubbio vantaggio, dall’altra pone studenti ed insegnanti di fronte al problema della preparazione di una prova che copre sostanzialmente tutto il quinquennio, con forti richiami al programma del biennio (sia di algebra che di geometria), non più visto come propedeutico e strumentale al programma del quinto anno, ma come insieme di argomenti in sé, trattati non solo sul piano tecnico, ma anche su quello più strettamente concettuale ed epistemologico.

Quale interdisciplinarità?

Come accennato, l’altro tema nuovo è la possibile dimensione interdisciplinare della prova. Nel leggere i QdR di matematica e fisica la prima impressione è che lo studente debba sapere tutto e bene; ma accanto a questa c’è un’altra considerazione: prima della capacità di muoversi agevolmente tra le due discipline, lo studente deve avere soprattutto la capacità di farlo all’interno delle singole discipline, per cui dev’essere in grado di fare collegamenti sia concettuali che tecnici,  e di gestire con disinvoltura e secondo convenienza diversi registri o ambiti (ad esempio, in matematica, quelli analitico e sintetico per ciò che concerne la geometria o la capacità di modellizzazione di problemi, mentre per fisica è richiesta una visione unitaria dei fenomeni fisici rispetto ad alcune macrocategorie).

Dando per scontata la capacità di uno studente di utilizzare strumenti matematici nella trattazione di diversi concetti fisici, o vedere per contro alcuni fenomeni fisici come un’importante applicazione di concetti matematici, se si parla di interdisciplinarietà ci si deve necessariamente riferire ad altro. Cosa potrebbe essere questo ‘altro’? È qui che, al momento e senza prove di riferimento (come ad esempio delle simulazioni) che possano dare chiarimenti, si hanno le maggiori criticità. Perché se l’interdisciplinarietà è intesa come capacità di individuare gli strumenti più adatti per analizzare un fenomeno (in un’ottica di prova autentica), il percorso didattico dev’essere profondamento rivisto, con una programmazione a monte che non sia più legata alle singole discipline quanto ad assi culturali dinamici. Se così è, però, è difficile capire e condividere il fatto che la prova di matematica accerti “l’acquisizione dei principali concetti e metodi della matematica di base”: le richieste sembrano onestamente più alte di quelle previste da una matematica ‘di base’…

Elementi di positività

Ciò che si è cercato di evidenziare è che, come per tutti i cambiamenti, anche questa proposta alterna aspetti positivi ad alcune criticità non trascurabili. Tra le positività mi sembra opportuno evidenziare:

  • la possibilità di avere indicazioni più precise sui contenuti presenti nella prova;
  • la necessità, finalmente esplicitata a livello normativo, di una didattica più interdisciplinare, vista non come semplice collegamento di contenuti, ma come approccio metodologico unitario alle questioni;
  • la necessità di una revisione adeguata della didattica, che dia visibilità e valore alle tante proposte didattiche innovative per altri aspetti già in atto.

Elementi di criticità

Non meno rilevanti, però, sembrano essere le criticità:

  • la potenziale vastità delle richieste, col rischio di rincorrere un’ipotetica conoscenza ‘di base’ dei contenuti matematici e non una loro comprensione più solida;
  • la tempistica: la diversa impostazione didattica, che una prova di questo tipo (soprattutto se veramente interdisciplinare) richiede, necessita di una preparazione e di un percorso che va oltre i poco più di sei mesi che separano le attuali classi quinte dall’esame. Come spesso succede, quello che risulta discutibile è la proposta di una riforma così radicale a poco tempo dalla prova, come se la preparazione di un esame di Stato si riducesse solo a pochi mesi;
  • se la prova interdisciplinare sarà proposta, come sembra, come integrazione metodologico-operativa tra diverse discipline, si possono correre due rischi opposti: quello che le richieste si riducano a banali applicazioni o, per contro, che siano troppo ‘alte’ e difficilmente alla portata di uno studente liceale medio. Si tratta quindi di capire, attraverso indicazioni più operative, quali siano il punto di equilibrio e il livello di approfondimento richiesto;
  • seppure i QdR siano proposti come esplicitazione operativa delle IN, non è difficile riscontrare alcune incongruenze o ‘prese di distanza’, soprattutto dal punto di vista dei contenuti. Così ad esempio nei QdR di matematica non si fa cenno alla geometria analitica dello spazio e alle equazioni differenziali, argomenti sempre presenti nelle ultime prove dell’esame di Stato;
  • corollario al punto precedente è che i QdR possano essere percepiti come i programmi di matematica e fisica per il liceo scientifico, disattendendo in un certo senso lo spirito delle IN e configurando anzi un potenziale conflitto con le stesse. Ritengo quindi sia opportuno che questa relazione sia quanto prima chiarita.

Al termine di questa breve analisi, come insegnante ritengo che sarebbe stato opportuno fornire le indicazioni presenti nei QdR con il dovuto anticipo rispetto alla prova, per strutturarne didatticamente l’effettiva attuazione.

Achille Maffini

Prevenzione: da dove ri-cominciare?

Bruno SOZZI

La tragedia di Corinaldo rende di drammatica attualità i problemi della sicurezza e della prevenzione, che si presentano anche nelle nostre scuole e richiedono non solo la predisposizione di tutte le misure preventive e protettive previste dalle norme, ma anche un preciso impegno educativo.


Rispondiamo ad una richiesta di aiuto

Una stimata collega, dirigente scolastica in una scuola elementare, mi ha interpellato su una questione giunta alla soglia d’allarme nella scuola assegnatale in reggenza da alcune settimane: in una classe di prima media non si è trovato il modo di frenare il continuo ripetersi dello scherzo della sedia sottratta all’amica/o in procinto di sedersi; un gioco iniziato casualmente e trasformato quasi in una sfida agli adulti che ne stigmatizzavano la pericolosità.

Ho accettato di buon grado, condividendo da sempre le conclusioni di quegli studi di psicologia che sostengono: la forma mentis orientata alla prevenzione dev’essere acquisita tra i 10 e i 12 anni (vivendo bene e intensamente i primi anni della scuola media). Elevata era anche la curiosità di incontrare una prima media, memore della consuetudine, nell’istituto superiore da me diretto, di accogliere (*) i nuovi frequentanti la prima classe con l’illustrazione del “regolamento di istituto” e la stipula di una sorta di “patto di convivenza” in una comunità ben più numerosa e complessa (1200 studenti) del plesso scolastico in cui avevano trascorso gli anni della scuola media.

Tuttavia con l’avvicinarsi della data dell’incontro mi è sorto un dilemma: come equilibrare gli aspetti normativi con quelli tecnici, nel rivolgersi a ex bambini sino ad allora piuttosto sordi ai richiami degli adulti a smettere un gioco pericoloso?

Dopo la rottura del ghiaccio: la scuola è il mio lavoro

Deciso ad iniziare con una reciproca presentazione, è emerso che quattro papà avevano frequentato l’istituto da me diretto, e che insieme ad altri genitori lo indicavano ai figli come scelta dopo la scuola media. L’attenzione si è così concentrata sul lavoro dei genitori; è stato quindi facile argomentare sul personale impegno di studio dopo le elementari, giungendo ad un punto fermo: «la scuola è il luogo di lavoro di ogni ragazzo/a (non più bambino/a) e la scuola media può/deve aiutare a rispondere interiormente all’interrogativo: come mi vedo quando avrò il doppio della mia età? Devo anzitutto essere consapevole che lo studio è oggi il mio lavoro, da svolgere con metodo (primo compito della scuola è insegnarlo), serietà (non può essere quasi all’ultimo posto), serenità (possibilità di coltivare altri interessi)».

Il dialogo si è sviluppato con franchezza, grande interesse e partecipazione; ho potuto così inserire alcuni miei chiodi fissi: “ciascuno rimane l’artefice della sua riuscita e del suo fallimento” (enciclica Populorum Progressio) e “si ha due o tre volte nella vita l’occasione di essere bravi. Quasi tutti i giorni quella di non essere vigliacchi” (René Bazin).

Tre parole chiave: pericolo, rischio, prevenzione

Chiamiamo pericolosa una situazione o una sostanza capace di fare danno (es. una tanica di benzina); chiamiamo invece rischio la probabilità di raggiungere il danno di cui è capace la sostanza o la situazione. L’importante prevenzione è la capacità di conoscere il pericolo unita alla motivazione a starvi lontano: non devo mettermi in situazione rischiosa andando a fumare presso la tanica di benzina (oppure devo essere consapevole del rischio che corro pedalando su strada di notte senza luci).

Per approfondire l’argomento ho considerato un infortunio mortale purtroppo frequente: il seppellimento per franamento di uno scavo del terreno non messo in sicurezza. Recentemente la cronaca aveva registrato ben 3 decessi, ma ho narrato anche quella volta che un giovane operaio si era rifiutato di scendere nello scavo e per questo era stato immediatamente licenziato dal capo-cantiere; due colleghi, intimoriti dalla situazione, erano scesi, perdendo purtroppo la vita. Il rifiuto del primo nasceva proprio dalla consapevolezza del rischio, e quindi dalla capacità di prevedere l’accadimento, mancando la messa in sicurezza dello scavo.

A questo punto ho potuto facilmente testimoniare come il loro “gioco” avesse obbligato più di un ragazzo a passare il resto della vita in carrozzella.

Leonardo da Vinci: l’obbligo della punizione

Tra gli appunti del grande Leonardo da Vinci si legge: Chi non punisce il male, comanda che si faccia. Parte da qui l’obbligo della punizione per chi infrange le regole. Il preside, responsabile di quanto avviene nella scuola, di fronte ad un’infrazione delle regole di civile convivenza deve infliggere una sanzione proporzionata alla gravità del fatto. Spesso qualche genitore si rifiuta di condividere le sanzioni inflitte, ma il ragionamento non può che essere: «suo figlio è passato all’incrocio senza rispettare il rosso; superato il semaforo, fortunatamente illeso, il vigile lo deve fermare e sanzionare. Il genitore preferisce forse aspettare il ripetersi di tale comportamento, sino a quando il figlio incrocerà un automezzo?».

A questo punto agli attenti lettori di Scuola7 devo chiarire l’asterisco (*) posto sopra: il dirigente titolare nella scuola media, oggi assegnata in reggenza, da alcuni anni ha appaltato la gestione della sicurezza ad una società esterna, che ha consegnato un esemplare quanto formale Documento di Valutazione dei rischi, ma ha evitato ogni intervento formativo ai docenti e di attenzione educativa agli studenti; successivamente non ha preparato l’esercitazione di evacuazione, né vi ha presenziato.

Coinvolgere studenti e insegnanti sulla sicurezza

Non valorizzare la formazione ed il coinvolgimento del personale e degli studenti vanifica l’invito contenuto da 20 anni nella C.M. 119/1999:

È appena il caso di sottolineare che le norme sulla sicurezza sui luoghi di lavoro rappresentano, prima ancora che un obbligo di legge con la serie di adempimenti che ne conseguono, un’opportunità per promuovere all’interno delle istituzioni scolastiche una cultura della sicurezza sul lavoro, per valorizzarne i contenuti e per sollecitare il coinvolgimento e la convinta partecipazione di tutte le componenti scolastiche in un processo organico di crescita collettiva, con l’obiettivo della sicurezza sostanziale della scuola, nel presente, e della sensibilizzazione, per il futuro, ad un problema di fondamentale rilevanza. … È nella stessa ottica che vanno impostate l’informazione e la formazione rivolte ai lavoratori della scuola e, per quanto richiesto, agli stessi studenti. Infine, al di là delle prescrizioni normative, è indispensabile realizzare un generale coinvolgimento ed una comune presa di coscienza di operatori scolastici ed alunni sulla sostanziale valenza educativa delle tematiche sulla sicurezza e sui comportamenti che, coerentemente, vanno adottati.

Bruno Sozzi

Piano nazionale per l’Educazione ambientale: siglata l’intesa

Lo scorso 5 dicembre il Ministro dell’Istruzione Marco Bussetti e il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa hanno firmato un protocollo d’intesa che stanzia 1,3 milioni di euro per l’elaborazione di un Piano nazionale per l’Educazione ambientale nelle scuole per sensibilizzare su temi come la sostenibilità ambientale e la qualità dello sviluppo.

L’intesa punta, fra l’altro, a rendere strutturali i percorsi di educazione ambientale nelle scuole, in un’ottica di cittadinanza attiva. Queste le azioni previste:

  • percorsi di educazione ambientale per gli studenti;
  • progetti e attività a supporto delle iniziative autonome delle scuole;
  • programmi di formazione e aggiornamento per docenti e ATA;
  • interventi per la qualificazione degli spazi educativi e degli edifici scolastici, nel rispetto della sostenibilità ambientale e di una migliore efficienza energetica;
  • iniziative che favoriscano lo sviluppo di curricula e di esperienze scuola-lavoro nel settore della green economy;
  • esperienze didattiche sul campo e viaggi d’istruzione in contesti naturali, quali le aree protette italiane e le aree di interesse naturalistico.

L’attuazione del Protocollo e delle attività connesse sarà curata da un comitato paritetico. Tra le prime azioni in agenda c’è il lancio di un bando di concorso per le scuole di ogni ordine e grado. Ai ragazzi sarà proposto di realizzare lavori basati sull’approfondimento della conoscenza del patrimonio naturale del proprio territorio.

L’Accordo rafforzerà la collaborazione tra i due Ministeri e le Forze dell’ordine preposte alla tutela dell’ambiente, tramite nuovi accordi e valorizzando quelli esistenti.


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Affidamento del servizio di cassa: nuova documentazione di gara

Il Miur ha trasmesso la documentazione di gara per l’affidamento del servizio di cassa, aggiornata in funzione della disciplina contenuta nel nuovo Regolamento di contabilità.

Con nota 30 novembre 2018 prot. n. 24078 il Miur trasmette lo Schema di convenzione di cassa e gli Schemi di atti di gara per procedere all’affidamento del servizio di cassa, aggiornati in funzione della disciplina contenuta nel D.Lgs. n. 50/2016 (Codice dei contratti pubblici) e relative disposizioni attuative, nonché nel D.I. n. 129/2018 (nuovo Regolamento di contabilità).

In considerazione della necessità di valorizzare sempre gli acquisti in rete, gli Schemi di atti adottati presuppongono affidamenti posti in essere da reti di scuole, che agiscono tramite un Istituto Capofila, il quale espleta la procedura di affidamento anche in nome e per conto delle altre Istituzioni scolastiche appartenenti alla rete. Qualora si decida di espletare la procedura di gara autonomamente e non in rete, l’Istituzione Scolastica effettuerà una gara per l’affidamento di un ordinario contratto di appalto e non di un accordo quadro e, pertanto, dovrà apportare le conseguenti modifiche agli schemi di atti e non risulterà necessario utilizzare l’Allegato 1, recante lo schema di Accordo quadro.

Con particolare riferimento ai criteri di aggiudicazione del servizio, si configura la possibilità di espletare l’affidamento sulla base del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Tale previsione introduce importanti elementi di semplificazione per le scuole, in quanto, venendo a mancare valutazioni discrezionali, non vi è l'obbligo di costituzione della commissione di gara.

Per quanto concerne la tipologia di procedura di approvvigionamento, si ricorda che per importi inferiori a € 144.000,00, IVA esclusa, si potrà far ricorso alla procedura negoziata, per importi pari o superiori a € 144.000,00, IVA esclusa, si dovrà espletare la procedura aperta.

La nota fornisce la seguente documentazione di gara:

Procedura aperta

Procedura negoziata

Disciplinare di gara

Lettera di invito

Schema di Accordo Quadro (allegato 1)

Schema di Accordo Quadro (allegato 1)

Capitolato tecnico (allegato 2)

Capitolato tecnico (allegato 2)

Schema di Dichiarazione Sostitutiva del concorrente (allegato 3)

Schema di Dichiarazione Sostitutiva del concorrente (allegato 3)

Schema di Dichiarazione Sostitutiva del subappaltatore (allegato 4)

Schema di Dichiarazione Sostitutiva del subappaltatore (allegato 4)

Schema di Offerta Economica (allegato 5)

Schema di Offerta Economica (allegato 5)

Schema di convenzione di cassa (allegato 6)

Schema di convenzione di cassa (allegato 6)

Elenco delle Istituzioni Scolastiche aderenti alla Rete (allegato 7)

Elenco delle Istituzioni Scolastiche aderenti alla Rete (allegato 7)

Supporto per la compilazione

Lista servizi “base” e servizi “opzionali”

Schema punteggi proposti

Schema basi d’asta proposte

In deroga all’obbligo di utilizzare mezzi di comunicazione elettronici, divenuto efficace dal 18 ottobre 2018, nelle more dell’adozione di specifiche indicazioni o prassi operative da parte di Enti competenti, le Istituzioni scolastiche prive di una piattaforma di e-procurement possono continuare ad espletare procedure in forma cartacea, ma dovrebbero in ogni caso richiedere ai concorrenti di presentare la documentazione di offerta anche in formato elettronico.


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Progetto “Io Conto”: aggiornamento su tematiche amministrativo-contabili

Tra il 10 gennaio e il 15 aprile 2019 sarà erogato il percorso formativo promosso dal Miur e rivolto a tutti i Dirigenti Scolastici e Direttori dei Servizi Generali e Amministrativi delle istituzioni scolastiche statali, per l’aggiornamento professionale su tematiche amministrativo-contabili alla luce del nuovo regolamento di contabilità.

Il progetto di aggiornamento professionale “Io conto” si pone l’obiettivo di consolidare ed aggiornare, tramite l’erogazione di formazione in aula, le competenze dei Dirigenti Scolastici e dei Direttori dei Servizi Generali e Amministrativi su tematiche amministrativo contabili, anche in funzione delle ultime novità normative e procedurali intervenute, in particolare il nuovo Regolamento amministrativo contabile delle istituzioni scolastiche di cui al Decreto Interministeriale 28 agosto 2018, n. 129.

Il progetto, promosso dalla Direzione Generale per le Risorse Umane e Finanziarie e rivolto a tutti i Dirigenti Scolastici  e Direttori dei Servizi Generali e Amministrativi delle istituzioni scolastiche statali, sarà organizzato dalle scuole-polo e sarà erogato, nel lasso di tempo intercorrente tra il 10 gennaio 2019 e il 15 aprile 2019, da un gruppo di esperti appositamente formati.

Con nota 29 novembre 2018 prot. n. 23871 si invitano tutti i DS ed i DSGA a registrarsi sulla piattaforma dedicata (www.formazionemiur.it) e ad iscriversi, a decorrere dal 27 dicembre 2018, ad una edizione del corso organizzato dalla scuola-polo responsabile del territorio di competenza. I corsi si terranno presso Istituzioni Scolastiche individuate secondo criteri di prossimità geografica dei discenti iscritti.

La partecipazione al corso di formazione è gratuita. Le spese per trasferimenti, vitto e alloggio, saranno a carico dei partecipanti.

I discenti avranno a disposizione apposite funzionalità della piattaforma informatica dedicata al progetto (www.formazionemiur.it). È previsto un apposito servizio di supporto, accessibile dall’area “Assistenza” di tale piattaforma, che costituirà l’unico canale ufficiale tramite il quale sarà possibile richiedere informazioni.


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Ricostruzione di Carriera


Per rispondere ai bisogni complessi degli operatori della scuola, che spesso non hanno vite lavorative lineari, Tecnodid presenta Carriera Scuola, un software per lo sviluppo e il controllo delle ricostruzioni di carriera, ad uso sia di persone singole che di enti e associazioni di categoria.

Per utilizzarlo basta la sola connessione a internet: nessun programma da installare e nessuna manutenzione, in quanto gestito direttamente da Tecnodid. Con l’inserimento di poche informazioni anagrafiche e relative al servizio pre-ruolo e di ruolo, il software sviluppa la carriera del personale del comparto scuola (compresi gli insegnanti di religione ed i passaggi di ruolo con relativa temporizzazione) e definisce gli inquadramenti retributivi.

Restituisce la riproduzione del decreto di ricostruzione come dovrebbe essere, in modo da poter controllare la correttezza del provvedimento ufficiale, e visualizza i possibili passaggi di gradone futuri. Saranno poi implementate funzioni previdenziali, come la determinazione della prima data teorica per il perfezionamento del diritto a pensione.


per maggiori informazioni




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Coordinamento redazionale a cura di Giancarlo Cerini

Direttore responsabile Gabriella Crusco

Autorizzazione Tribunale di Napoli n. 65 del 20/12/2016

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