Scuola7 14 gennaio 2019, n. 120

Scuola7

la settimana scolastica

14 gennaio 2019, n. 120


In questo numero parliamo di:

Legge di bilancio, "il catalogo è questo" (R. Calienno)

E se fossero le scuole a chiedere più Invalsi? (P. Davoli)

Non buttiamo via la pasta con l’acqua di cottura (M. Nutini)

Per una gestione accorta e partecipata delle mense scolastiche (G. Faedi)

Assegnazione fondi per strutture sportive

Selezione di personale scolastico da destinare all'estero

Nuovo regolamento di contabilità: le istruzioni Miur

Iscrizioni a.s. 2019/20 al via

Concorso per DSGA: pubblicato il bando

Funzionamento CPIA a.s. 2018/19


Settimanale di informazione scolastica.
© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diLegge di bilancio, "il catalogo è questo"
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14 gennaio 2019

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n. 120

Legge di bilancio, "il catalogo è questo"

Roberto CALIENNO

Molti punti sull’istruzione nella legge finanziaria

La legge finanziaria per il 2019, L. 30.12.2018, n. 145 (Gazzetta Ufficiale 31.12.2018, n. 302 - S.O.), presenta, come i provvedimenti analoghi, alcune misure riguardanti il settore scuola.

Già il giorno precedente la sua approvazione il Ministro  Marco Bussetti dichiarava:  “Siamo riusciti a inserire nella manovra provvedimenti che erano per noi essenziali: il nuovo reclutamento nella scuola, l’incremento delle facoltà assunzionali negli atenei, in particolar modo in quelli virtuosi, la nascita della Scuola Superiore Meridionale. Portiamo avanti un percorso coerente per il buon funzionamento del sistema scolastico, dell’università, della ricerca, dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica”.

Come sempre il provvedimento soddisfa alcuni e scontenta altri, e non risolve l’eccesso normativo che caratterizza la scuola italiana. Di seguito riportiamo in sintesi i provvedimenti.

Flat tax lezioni private

All’art. 1 commi 13-16 si introduce, a decorrere dal 1° gennaio 2019, l’imposta sostitutiva sui compensi derivanti dall'attività di lezioni private e ripetizioni, svolta dai docenti titolari di cattedre nelle scuole di ogni ordine e grado. Si tratta di un'imposta unica del 15% calcolata sull’ammontare delle somme percepite.

Previsione assunzione educatori

Il comma 415 dell’art. 1 dispone che a partire dall’anno scolastico 2019/2020 il numero dei posti di educatore potrà essere aumentato di 290 unità, ma comunque sempre nell’ambito dei posti vacanti e disponibili. Ciò significa che per rendere efficace tale provvedimento i posti dovranno essere individuati con il decreto interministeriale relativo alle dotazioni organiche.

Stipendi personale docente ed ata e rinnovo dei contratti

L’art. 1 ai commi 436-444 stanzia i fondi necessari per consolidare gli stipendi dei pubblici dipendenti, ivi compreso il personale docente ed ata, come definiti nei contratti rinnovati lo scorso anno. Sono poi previste risorse aggiuntive, sicuramente insufficienti: 4.300 milioni nel triennio ovvero in media 1,4 miliardi all’anno, per avviare il rinnovo degli stessi contratti scaduti il 31 dicembre u.s.

Innovazione didattica e digitale

Le risorse sono quelle della legge 107/2015 e non è prevista alcuna forma aggiuntiva di finanziamento. I commi 725-727 dispongono che negli anni scolastici 2019/2020 e 2020/2021 potranno essere esonerati dall’esercizio delle attività didattiche al massimo 120 docenti individuati dal Miur, che andranno a costituire équipe territoriali formative per garantire la diffusione di azioni legate al Piano per la scuola digitale. Viene ribadito che le risorse saranno ripartite tra le istituzioni scolastiche sulla base di procedure selettive.

Tempo pieno nella scuola primaria

I commi 728 e 729 all’art. 1 riprendono ancora una volta la legge 107/2015, precisamente il comma 201, e prevedono 2.000 posti aggiuntivi nella scuola primaria per incrementare il tempo pieno. Le modalità per l’attuazione saranno individuate con decreto del Miur da emanarsi entro 60 giorni.

Incremento delle dotazioni organiche dei licei musicali

Con l'art. 1 comma 730 vengono stanziate le risorse per assumere 400 docenti necessari per la copertura di tutte le ore di strumento, così come l’ordinamento richiedeva.

Disposizioni in materia di rapporto di lavoro del personale ex co.co.co. presso le istituzioni scolastiche

L’art. 1 commi 738-740 definisce che dall’anno 2019/20 i contratti del personale ex co.co.co degli assistenti amministrativi e degli assistenti tecnici a tempo parziale saranno trasformati in contratti a tempo pieno, nei limiti di spesa complessiva autorizzata relativa ai finanziamenti già stabiliti per la loro assunzione. Viene incrementata la dotazione organica. La trasformazione a tempo pieno avviene scorrendo la graduatoria di merito delle procedure già effettuate. In caso di rinuncia si continua a scorrere la graduatoria. La graduatoria di merito rimane valida fino al completo scorrimento.

Fondo nazionale sistema integrato

Il comma 741 dell’art. 1 incrementa, a partire dall’anno 2019, la dotazione del fondo nazionale per il sistema integrato. Per l’anno 2019 si stanziano 10 milioni di euro.

Stabilizzazione del personale impiegato nelle pulizie (art. 1 comma 760)

I servizi di pulizia e ausiliari all’interno delle scuole, a decorrere dal 01/01/2020, saranno affidati esclusivamente al personale dipendente appartenente al profilo dei collaboratori scolastici. Il Miur, attraverso una procedura selettiva per titoli e colloquio, assumerà alle dipendenze dello Stato, a partire dal 1° gennaio 2020, il personale impegnato nelle scuole statali per almeno 10 anni (anche non continuativi, che comprendano comunque il 2018 e il 2019) per lo svolgimento dei servizi di pulizia ed ausiliari. Il tutto nel limite di spesa definito dai corrispondenti posti accantonati. Le assunzioni possono avvenire anche a tempo parziale.

Fondo di funzionamento delle istituzioni scolastiche (art. 1 comma 763)

Il Fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche viene aumentato di 174,31 milioni nel 2020 e di 79,81 milioni nel 2021.

Restituzione somme giacenti presso le istituzioni scolastiche (art. 1 comma 763)

Le istituzioni scolastiche dovranno restituire tutte le somme in giacenza, comprese quelle relative a spese di pulizia non utilizzate e non soggette a contestazioni.

Percorsi per le competenze trasversali: come cambia l’alternanza (art. 1 commi 784-787)

La Legge di bilancio modifica radicalmente l’alternanza scuola-lavoro, cambiandone persino il nome in “Percorsi per le competenze trasversali”.  Le nuove Linee guida, che ridisegneranno l’alternanza, dovranno essere emanate entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge di bilancio. Intanto vengono ridotti gli stanziamenti previsti dalla legge 107/2015, conservando solo le risorse necessarie a garantire il nuovo monte ore così ridefinito: da 400 a 210 nei professionali nel triennio; da 400 a 150 nei tecnici nel II biennio e V anno; da 200 a 90 nei licei nel II biennio e V anno. Gli istituti comunque, nella loro autonomia, potranno aumentare l’orario in coerenza con i loro obiettivi formativi.

Riforma del reclutamento dei docenti della scuola secondaria (art. 1 commi 792-795)

Le nuove regole per il reclutamento prevedono:

  • un concorso pubblico nazionale (indetto su base regionale o interregionale);
  • l’assunzione a tempo indeterminato e il contestuale percorso di formazione iniziale e prova della durata di un anno;
  • la conferma in ruolo a seguito del superamento del percorso annuale di formazione iniziale e prova;

Ai concorsi per l’accesso all’insegnamento potranno partecipare i laureati in possesso di 24 CFU/CFA nelle discipline antropo-psico-pedagogiche e metodologie e tecnologie didattiche. I concorsi saranno banditi con regolarità, nelle regioni e per le discipline in cui ci saranno posti vacanti. Chi vincerà il concorso avrà la garanzia del posto nella regione scelta, ma dovrà rimanerci per cinque anni, a tutela dell’interesse degli alunni alla continuità didattica. I candidati in possesso di un titolo di studio che dà accesso a più insegnamenti potranno concorrere per una sola classe di concorso per ciascun ordine di scuola, oltre (eventualmente) al sostegno, e sempre per una sola regione. I docenti in possesso di un’abilitazione per altra classe di concorso o per altro grado di istruzione sono esentati dal conseguimento dei CFU/CFA. Gli insegnanti tecnico-pratici dovranno possedere i nuovi requisiti culturali (laurea di primo livello e possesso contemporaneo dei 24 CFU) solo per partecipare ai concorsi banditi successivamente all’a.s. 2024/25. Fino ad allora sono validi gli attuali titoli di accesso.

Viene modificata anche la fase transitoria, che prevede una riserva di posti per i docenti in possesso di specifici requisiti. In particolare vengono introdotte norme di salvaguardia e semplificazione per determinate tipologie di docenti (abilitati e con almeno 36 mesi di servizio).

Viene eliminato il concorso riservato ai docenti non abilitati con almeno 36 mesi di servizio  e, in prima applicazione, in occasione del primo concorso bandito, si prevede  una riserva di posti (10%) per coloro che, nel corso degli otto anni scolastici precedenti ed entro il termine di presentazione delle domande, abbiano svolto almeno 3 annualità di servizio (valutabili ai sensi dell’art. 11 co. 14 legge 124/99), indifferentemente su posto comune o di sostegno, presso le istituzioni del servizio educativo di istruzione e formazione.

La riforma dell’insegnamento su posto di sostegno, prevista da un decreto attuativo della legge “Buona scuola” del 2015, è rinviata di un anno in attesa di ulteriori approfondimenti. Nel frattempo per i docenti della scuola secondaria sarà possibile partecipare ai percorsi di specializzazione per il sostegno, se in possesso di uno dei seguenti titoli:

  • abilitazione all’insegnamento su classe di concorso;
  • laurea di accesso per una classe o più di concorso e possesso dei 24 CFU nelle discipline antropo-psico-pedagogiche e nelle metodologie e tecnologie didattiche.

Eliminazione ambiti territoriali (art. 1 comma 796)

La Legge di bilancio abroga la chiamata diretta per i docenti di tutti gli ordini e gradi di istruzione, e ripristina la titolarità di scuola. Si pone termine ad un contenzioso oramai incontrollabile.

Fondo integrativo concessione borse di studio (art. 1 comma 981)

Per ampliare gli interventi per il diritto allo studio universitario a favore di studenti capaci e privi di mezzi, viene incrementato il fondo relativo, per l’anno 2019, di 10 milioni di euro.

Proroghe (art. 1 comma 1138)

  • Slitta al 31/12/2019 la revoca dei finanziamenti previsti al fine di attuare misure urgenti in materia di riqualificazione e di messa in sicurezza delle istituzioni scolastiche statali, con particolare riferimento a quelle in cui è stata censita la presenza di amianto.
  • Il decreto n. 66/2017 (attuativo della Buona Scuola) entrerà in vigore il 1° settembre 2019, e non il 1° gennaio appena trascorso. Il rinvio consentirà di apportare delle modifiche, prima fra tutte quella relativa alla quantificazione delle ore di sostegno, che dovrebbe ritornare nella competenza del GLHO.

Roberto Calienno

E se fossero le scuole a chiedere più Invalsi?

Paolo DAVOLI

Il rapporto tra scuole e Invalsi

Questa nota nasce dal confronto tra due convegni recentemente organizzati dal nostro Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Scolastico. Due convegni che mi hanno fatto nascere una domanda fulminante, in questi tempi in cui pare essere messo in discussione il ruolo dell’Istituto almeno come incarnato in questi anni (cfr. Cavadi, Scuola7.it, n. 117).

La domanda è: e se fossero le scuole che cercano i dati Invalsi e li usano, quando ne vedono l’utilità per la loro didattica quotidiana? Non la Commissione europea, non il Ministero, non la Banca d’Italia, non i ricercatori, ma le scuole, quelle vere, quelle in cui viviamo.

Due convegni sulla valutazione di sistema

Il primo convegno si è tenuto a Bari dal 26 al 28 ottobre 2018, con il titolo “I dati Invalsi: uno strumento per la ricerca”. Il secondo convegno si è tenuto a Roma il 14 dicembre 2018  su “OCSE PISA 2015 – Contributi di approfondimento”[1]. Ho avuto la fortuna di presenziare ad entrambi, peraltro molto differenti come numero di contributi: 79 contributi in 23 sessioni spesso in parallelo il primo convegno, una decina di contributi in tre sessioni (più qualche intervento invitato) il secondo convegno.  Già qui una prima differenza; eppure entrambi avevano lo stesso format di presentazione di brevi articoli a tema (15 minuti ciascuno), con lo stesso tipo di call for paper: qualche mese prima chi era interessato a presentare inviava un abstract che veniva valutato da una commissione e, se accettato, entro la data del convegno inviava slide ed articolo completo.

Perché tante adesioni al primo convegno e quasi un decimo al secondo? E mentre ascoltavo le relazioni del secondo convegno, qualcos’altro non mi tornava rispetto alla vitalità del primo: il secondo mi suonava interessante nei temi ma più freddo, come distante.

Rilevazioni di nicchia o rilevazioni censuarie?

Poi ho capito: nel secondo convegno PISA a presentare mancavano la scuole… cioè mancava la vita. Tutti i contributi erano presentati da ricercatori, cioè persone che parlano “delle” scuole. Nel primo convegno sui dati Invalsi, invece, ben 35 contributi, quasi la metà, erano presentati da scuole, o comunque da docenti in Uffici scolastici o associazioni, cioè persone che parlano “nelle” scuole. Con i soli contributi delle scuole presentati al convegno sui dati Invalsi si sarebbero organizzati tre o quattro convegni PISA…

E perché nel secondo convegno non c’erano le scuole? "Elementare, Watson", direbbe il mio amico Sherlock Holmes: perché le prove PISA sono campionarie e non censuarie come quelle Invalsi, e quindi sono una realtà di nicchia, che coinvolge in silenzio poche scuole campione, che tra l’altro non ne hanno nessun ritorno e nessuna utilità diretta. Invece nel primo convegno Invalsi le scuole c’erano perché hanno partecipato in massa ed prima persona alle rilevazioni nazionali, hanno ricevuto i feedback di Invalsi, ci hanno litigato e lavorato sopra, hanno progettato gli aggiustamenti della loro didattica, ne hanno visto i risultati: le scuole hanno arato il campo, e quindi hanno raccolto i frutti.

Quindi censuario versus campionario. È proprio qui la differenza. Ci sono da una parte circa due milioni e mezzo di studenti e duecentomila insegnanti coinvolti tutti gli anni nelle prove Invalsi, versus gli undicimila studenti del campione PISA ogni tre anni. Un evento di popolo e di democrazia il primo, un esperimento in vitro (se pure utile e necessario) il secondo. E le scuole non sono negli esperimenti, ma dove ci sono popolo e democrazia.

La valutazione retroagisce sulla didattica

Basta leggere i titoli di alcuni dei contributi presentati dalle scuole al convegno di Bari: “I dati Invalsi come strumento di ricerca per il miglioramento dell’offerta formativa”; “Dalle prove di istituto alle prove standardizzate: un viaggio di andata e ritorno per l’innovazione didattica”; “Prova Invalsi di italiano e sviluppo degli apprendimenti nell’asse geo-storico-artistico”; “Dalla matematica alla meta-cognizione attraverso i dati Invalsi”; “Cosa posso imparare dalle prove Invalsi sull’apprendimento e sulla mia didattica?”; “Le abilità numeriche dalla scuola di infanzia alla scuola primaria”; “Dalla lettura dei dati Invalsi alla costruzione di unità di apprendimento”. Non troviamo le temute classifiche tra scuole, o peggio ancora tra i docenti, ma didattica e decisioni per il miglioramento. Come dire: Non toccateci l’Invalsi, lo usiamo nella didattica.

A proposito di teaching to the test

Possiamo aggiungere una notizia “ghiotta” emersa nel primo convegno. C’è una certa complementarietà tra i risultati delle prove standardizzate di italiano (comprensione del testo) e i risultati di quelle “tradizionali” fatte dai docenti per la produzione del testo. Mi spiego meglio con una domanda retorica: quali sono gli studenti che vanno meglio alle prove Invalsi? Quelli i cui docenti fanno solo prove strutturate oppure quelli i cui docenti investono in prove “tradizionali” (come il classico tema) di produzione libera? Sorpresa (neanche tanto): sono i secondi. Insomma il teaching to the test, che consiste nell’allenare allo sfinimento i propri studenti a fare "prove simil-Invalsi", non è il modo migliore per prepararli alle prove standardizzate: il modo migliore è coinvolgerli su prove di produzione libera che stimolano la loro creatività. Se facciamo bene il nostro lavoro di insegnanti, i nostri studenti verranno premiati non solo da noi, ma anche nelle prove standardizzate Invalsi.

La valutazione può diventare una risorsa

Forse il confronto tra questi due convegni è un segnale che le prove Invalsi stanno diventando patrimonio delle scuole. Le scuole lavorano con chi lavora con loro, e con le sue prove standardizzate forse Invalsi sta riuscendo a parlare al cuore pulsante delle scuole, ai collegi docenti o almeno a loro sottogruppi attivi e significativi.

E se fossero le scuole a chiedere più Invalsi?

Paolo Davoli

[1] Se mi è consentita una battuta, bisognerebbe "tirare le orecchie" a chi inventa dei titoli così formali per questi convegni, o almeno ingaggiare in Invalsi un comunicatore per trovare qualcosa di più accattivante… In ogni caso il titolo del primo convegno, come vedremo, era fuorviante, rinviando solo alla ricerca, ed andrebbe almeno integrato con  “per la ricerca e la didattica”.

Assegnazione fondi per strutture sportive

Pubblicato l’elenco delle istituzioni scolastiche beneficiarie dell’assegnazione dei fondi per la costruzione di nuove palestre e la messa in sicurezza di quelle esistenti: 50 milioni di euro per un totale di 93 interventi finanziati nell’ambito della programmazione per l’edilizia 2018/20.

Nello specifico, 77 dei progetti finanziati riguardano la messa in sicurezza delle strutture esistenti, soprattutto dal punto di vista antisismico, mentre i restanti 16 prevedono la realizzazione di nuovi edifici.

La Lombardia si aggiudica i finanziamenti più cospicui (oltre 6,6 milioni di euro), insieme alla Campania (5 milioni), alla Sicilia (4,6 milioni), al Lazio (4,1 milioni) e al Veneto (3,8 milioni). Sardegna ed Emilia Romagna, rispettivamente con 16 e 12 progetti, sono le Regioni nelle quali si realizzeranno più interventi; seguite da Basilicata, Campania e Lazio, tutte con 7 interventi ciascuna.

In nove Regioni verranno realizzate le 16 nuove palestre, che in alcuni casi sostituiranno edifici ormai inutilizzabili: Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Lombardia, Marche, Piemonte, Toscana, Umbria.

L’individuazione dei progetti da finanziare è stata effettuata in base a criteri quali il tasso di dispersione scolastica, l’assenza di strutture sportive, le condizioni di deprivazione territoriale, il livello di progettazione.

L'elenco delle scuole destinatarie dei finanziamenti


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Selezione di personale scolastico da destinare all'estero

Pubblicati in Gazzetta Ufficiale i bandi di concorso per titoli e colloquio per la selezione dei dirigenti scolastici, del personale docente e ATA da destinare all’estero. Domande dal 12 al 28 gennaio.

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 2 dell'8 gennaio 2019 sono stati pubblicati:

Alla selezione sono ammessi a partecipare:

  • i dirigenti scolastici delle istituzioni scolastiche ed educative statali assunti con contratto a tempo indeterminato che all'atto della domanda abbiano maturato, dopo il periodo di prova, un servizio effettivo di almeno tre anni in territorio metropolitano nel ruolo di appartenenza.
  • il personale docente e il personale ATA, limitatamente ai direttori dei servizi generali e amministrativi e agli assistenti amministrativi della scuola, con contratto di lavoro a tempo indeterminato che all'atto della domanda abbiano maturato un servizio effettivo, dopo il periodo di prova, di almeno tre anni in territorio metropolitano, nel ruolo di appartenenza: classe di concorso/posto (infanzia-primaria) per i docenti e profilo per il personale ATA.

Non si valuta l'anno scolastico in corso.

Il candidato deve produrre apposita istanza esclusivamente per via telematica, attraverso il sistema POLIS «Istanze on line»  dalle ore 9,00 del 12 gennaio alle ore 23,59 del 28 gennaio 2019.

La procedura si articola in una selezione per titoli e in un colloquio.

I titoli valutabili sono quelli previsti in allegato ai rispettivi bandi e devono essere conseguiti, o laddove previsto riconosciuti, entro la data di scadenza del termine per la presentazione della domanda.

Hanno accesso alla successiva fase del colloquio i candidati che nella valutazione dei titoli abbiano un punteggio minimo di almeno 25 punti per il personale dirigente e docente, e 15 punti per il personale ATA.

Il colloquio accerterà l'idoneità relazionale richiesta per il servizio all'estero. Al colloquio la commissione attribuisce un punteggio massimo di 40 punti per ciascuna delle lingue indicate dal candidato nella domanda di partecipazione.

Le graduatorie, formate dalla commissione e distinte per aree linguistiche, sono approvate con decreto del direttore generale per il personale scolastico e sono pubblicate sul sito istituzionale del Miur. Hanno validità di sei anni e, in ogni caso, fino all'approvazione delle graduatorie successive.


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Nuovo regolamento di contabilità: le istruzioni Miur

Pubblicata da parte del Miur la circolare che illustra gli orientamenti interpretativi per l'applicazione del nuovo regolamento recante istruzioni generali sulla gestione amministrativo-contabile delle istituzioni scolastiche (D.I. 28 agosto 2018, n. 129).

La circolare Miur 5 gennaio 2019, prot. n. 74 esamina le principali novità rispetto al precedente D.I. 44/2001 ed espone orientamenti interpretativi concernenti le disposizioni contenute nel nuovo regolamento, che si compone di otto titoli:

  • Titolo I – Gestione finanziaria: disciplina la gestione finanziaria delle istituzioni scolastiche, dettando norme di recepimento e attuazione dei principi contenuti nella legge 107/2015, nonché di coordinamento rispetto alla normativa primaria;
  • Titolo II – Gestioni economiche separate: reca una puntuale disciplina delle gestioni economiche separate e armonizza i sistemi contabili e le modalità di controllo dei convitti e degli educandati;
  • Titolo III – Gestione patrimoniale – Beni e inventari: delinea una disciplina organica relativa alla gestione patrimoniale dei beni e degli inventari delle istituzioni scolastiche, onde assicurare uniformità di comportamento e di procedimento in materia, rendere omogenee le risultanze inventariali e, in ultima analisi, rendere efficaci ed efficienti le attività di vigilanza e di controllo sulle modalità di amministrazione dei beni stessi;
  • Titolo IV – Scritture contabili e contabilità informatizzata: semplifica la contabilità delle istituzioni scolastiche, anche mediante la standardizzazione della modulistica e l’utilizzo di tecnologie digitali;
  • Titolo V – Attività negoziale: reca previsioni in merito all’attività negoziale delle istituzioni scolastiche, recependo le novità legislative in materia di contratti pubblici, anche per ciò che concerne gli acquisti in forma aggregata;
  • Titolo VI – Controllo di regolarità amministrativa e contabile: disciplina i criteri generali per l’espletamento dei controlli di regolarità amministrativa e contabile svolti presso le istituzioni scolastiche, al fine di garantire la semplificazione delle procedure e l’efficacia delle verifiche;
  • Titolo VII – Consulenza contabile: attribuisce al Miur il compito di fornire assistenza e supporto tempestivo alle istituzioni scolastiche nella risoluzione di problemi connessi alla gestione amministrativa e contabile, attraverso un canale permanente di comunicazione e informazione;
  • Titolo VIII - Disposizione transitorie e finali.

La revisione integrale della materia è stata ritenuta imprescindibile sia in considerazione della necessità di coordinare e armonizzare il nuovo regolamento rispetto al quadro normativo attualmente vigente, sia dell’intervenuto mutamento delle caratteristiche organizzative, dimensionali e socio-culturali che informano il settore dell’istruzione scolastica e che caratterizzano la gestione delle singole istituzioni scolastiche.


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Insegnare nella scuola dell'infanzia / Insegnare nella scuola primaria

di Antonia Carlini
edizione novembre 2018

Due volumi destinati rispettivamente agli insegnanti di scuola dell’infanzia e primaria, sia in servizio sia aspiranti e neoassunti, che necessitano di coordinate metodologiche e strumenti operativi utili per la progettazione didattica, l’organizzazione degli ambienti di apprendimento e la valutazione.

Ciascun volume è strutturato in quattro parti:

- i saperi generali e tecnico-professionali necessari per insegnare oggi;

- le coordinate metodologiche suggerite dalle Indicazioni nazionali;

- il modello-format per la didattica (progettazione, organizzazione, svolgimento e riflessione) e gli strumenti per la valutazione;

- gli esempi operativi di unità di apprendimento, corredati da rubriche valutative e compiti di realtà.

Le risorse e gli strumenti offerti trovano fondamento nei modelli della nostra migliore tradizione pedagogica e della ricerca educativa più recente, richiamati per linee essenziali nell’appendice.

maggiori informazioni Insegnare nella scuola dell'infanzia

maggiori informazioni Insegnare nella scuola primaria

14 gennaio 2019

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n. 120

Non buttiamo via la pasta con l’acqua di cottura

Massimo NUTINI

Due anni difficili per il servizio di ristorazione scolastica

Se il 2017 era stato l’anno del pasto domestico e della protesta contro il caro-prezzi della mensa, il 2018 è stato l’anno delle gravi irregolarità che sono emerse nella condizione igienica di numerose sedi del servizio di ristorazione scolastica.

Su 224 strutture ispezionate, oltre un terzo è risultato fuori norma, e sette sono state chiuse all’istante, ritenendo consistente il rischio di contaminazione dei pasti prodotti.

Parole pesanti sono state utilizzate dai più alti livelli istituzionali: il ministro della Salute Giulia Grillo ha denunciato la presenza di “cibi scaduti, gravi carenze igieniche, topi e parassiti”, lasciandosi andare all’esclamazione: “un film dell’orrore!”, mentre il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti ha affermato che “chi ha messo a repentaglio la salute e la sicurezza dei nostri figli non rimarrà impunito”.

La situazione certamente non deve essere sottovalutata, e l’analisi di Giovanni Faedi, pubblicata su questo stesso numero di Scuola7, ci aiuta a capire come stanno le cose, quali possono essere le cause di un decadimento nella qualità del servizio e cosa è possibile fare per cambiare in meglio. Allo stesso tempo si deve evitare il rischio di demolire un servizio che può e deve essere di qualità, che può e deve supportare una scuola di qualità.

La storia della mensa scolastica è la storia del tempo pieno

Quando nel 1972 fu istituito il tempo pieno, già il 15% delle classi aveva attività pomeridiane variamente denominate e diversamente gestite. Quasi sempre era presente la mensa scolastica. Poi, con il DPR 616/1977, furono sciolti i “patronati”, e le funzioni di “assistenza scolastica” furono attribuite ai comuni, mentre nella scuola la percentuale delle classi a tempo pieno era già arrivata al 20%. Da un’indagine di quegli anni risultò che in quelle classi si svolgevano attività innovative, che non erano presenti nella scuola antimeridiana (“manuali e pratiche, fotografiche-cinematografiche; grafico-pittorico-plastiche, musicali,  tipografiche, osservazione e ricerca scientifica,  ricerca storico-ambientale, ludiche e di socializzazione, ginniche e sportive”).

Era in atto la sperimentazione di un nuovo modello di scuola, e i comuni erano parte attiva di questo processo. Da molti enti la fornitura dei “servizi di supporto” (mensa e trasporto) non era vissuta come una funzione “servente” ed esterna, come un peso (economico e gestionale), ma come la partecipazione a un processo di riforma che, finalmente, apriva la scuola al territorio e alla realtà sociale. In quest'ambito, oltre ai servizi obbligatori, i comuni fornivano esperti, materiali per i laboratori e qualche volta anche insegnanti aggiuntivi a proprio carico.

Nascono allora, tra le tante esperienze di partecipazione, le commissioni mensa, e si discute di educazione alimentare coinvolgendo tutte le componenti della scuola e del territorio.

Da un indagine ANCI dello scorso anno, le classi con cinque rientri pomeridiani rappresentano oggi quasi il 40% del totale; un altro 39% effettua uno o più rientri, mentre solo il rimanente 21%, in gran parte nel sud Italia, effettua un orario solo antimeridiano, senza cioè necessità del servizio di ristorazione scolastica.

Più qualità della scuola, più tempo, più mensa e minori costi a carico delle famiglie

Il caso vuole che, proprio negli stessi giorni in cui è salito all’onore delle cronache nazionali il tema della qualità nella ristorazione scolastica, si è fatto un gran parlare anche di generalizzazione del tempo pieno. Poco più di un mese fa il vice premier Luigi di Maio ha scritto su Facebook: “D’ora in poi, in tutte le scuole elementari italiane ci sarà il tempo pieno: i bambini potranno stare più tempo a scuola, potranno avere un percorso di istruzione più lungo, che gli consenta di stare più con gli insegnanti e di approfondire ancora di più le materie, e allo stesso tempo permetterà ai genitori che lavorano tutto il giorno di sapere che anche il pomeriggio il loro figlio o la loro figlia starà a scuola con gli insegnanti e avrà un percorso formativo ancora più ricco”.

Si tratta di ottimi condivisibili propositi, a condizione che, come ci ha ricordato Giancarlo Cerini, si tratti di un tempo ricco di strutture adeguate, di spazi verdi, di laboratori, di docenti preparati e motivati, etc. Non ultimo il servizio di refezione scolastica, la cui elevata qualità dev'essere garantita ed il cui prezzo per le famiglie dovrebbe essere “calmierato” con un intervento di risorse statali, che permettano di introdurre il principio di un'equa tariffa tra i livelli di erogazione delle prestazioni (LEP) che devono essere assicurati nell’ambito del servizio d’istruzione obbligataria, costituzionalmente garantito.

Linee di indirizzo per la qualità

Molte azioni sono già state intraprese per la qualità del servizio di refezione scolastica: in quest’ultimo anno abbiamo avuto il decreto sulle mense biologiche e le Linee di indirizzo rivolte agli  enti gestori di mense scolastiche, mentre altri provvedimenti sono prossimi all’adozione, come le Linee di indirizzo e i Criteri Ambientali Minimi (CAM) rivolti alla ristorazione scolastica. Tutti questi provvedimenti potranno avere, se congruamente finanziati, un rilevante impatto positivo, e dovranno essere correttamente recepiti dai comuni e dai soggetti gestori del servizio.

Una scommessa da giocare insieme con quella del tempo pieno (e già non sarebbe poco se, per iniziare, fossero stanziate le risorse per accogliere interamente la domanda non soddisfatta) e della qualità della scuola. E non è il caso di bluffare, perché si gioca sul futuro del Paese.

Massimo Nutini

Per una gestione accorta e partecipata delle mense scolastiche

Giovanni FAEDI

Sta peggiorando la qualità della ristorazione scolastica?

Anno dopo anno, immancabilmente, i controlli dei Nas ci confermano l’esistenza di mense scolastiche che incorrono in violazioni di tipo amministrativo, carenze igieniche e strutturali, irregolarità sull’etichettatura e sulla tracciabilità degli alimenti, che subiscono frodi da parte di aziende di catering e rischiano di utilizzare alimenti in cattivo stato di conservazione. E anno dopo anno si ravviva il dibattito su come si possano evitare disservizi e prevenire veri e propri reati a danno delle amministrazioni pubbliche e private responsabili della ristorazione a scuola. E ci si chiede con preoccupazione se la situazione delle mense scolastiche nel nostro Paese stia peggiorando.

Di certo, dall’inizio della crisi economico-sociale in corso, è diminuita la disponibilità di risorse da parte dei comuni per rispondere alla molteplicità dei bisogni e delle esigenze dei cittadini e delle comunità. Ed anche buona parte delle scuole non pubbliche fatica a far quadrare i conti.  Ma questo non può costituire un alibi di fronte ad inadeguate e persino pericolose gestioni del servizio.

Rispetto alla ristorazione scolastica non esistono dati attendibili, raccolti su aree estese e variegate del Paese, che ci diano il segno di un regresso negli impegni dei comuni e dei gestori delle scuole private nell’assicurare la qualità dei pasti a scuola.

Il prezzo (degli appalti) non è tutto

Quel che si può inferire dall’esame di un buon numero di capitolati di gara e di esperienze di ristorazione in corso è l’impegno continuativo di tante amministrazioni pubbliche e private nell’assicurare l’efficacia e l’efficienza dei servizi. Ma talora, per ragioni legate agli equilibri generali di bilancio, si procede ad una ricerca di mercato troppo centrata sull’efficienza, sul contenimento dei prezzi, che finisce per  disincentivare forniture di qualità. Il rischio diventa allora quello di mettersi nelle mani di organizzazioni che riducono le garanzie rispetto al lavoro dei loro addetti e alle modalità di produzione dei pasti. Non c’è dubbio che il prezzo debba restare una delle componenti della procedura per assicurarsi un buon servizio di ristorazione, ma una componente minoritaria rispetto agli aspetti organizzativi e gestionali, in cui le funzioni di controllo e di verifica delle qualità del servizio debbono mantenere una loro centralità. Va anche detto che, pur facendo le cose per bene, si può sempre incorrere in aziende e personaggi che ad un certo punto si rendono protagonisti di inadempienze e frodi. Il problema diventa allora la tempestività con cui gli inadempimenti vengono colti, denunciati e si procede speditamente per attivare azioni correttive e sanzionatorie.

Chi deve controllare la qualità del servizio di mensa?

In tutto questo non basta incentivare la presenza delle commissioni-mensa ed assicurare ai loro componenti una formazione che li renda più capaci di cogliere e verificare gli aspetti di qualità e le criticità del servizio. Le commissioni possono indubbiamente svolgere importanti funzioni consultive, propositive e di verifica per il miglioramento della qualità del servizio di ristorazione scolastica, ma ci devono essere innanzitutto responsabilità e competenze in capo alle istituzioni pubbliche, che vanno esercitate in modo ordinario e non quando si presentano delle criticità, a partire dalle Asl che dovrebbero essere sempre in campo, dalla progettazione del servizio al suo controllo, per la salvaguardia della sicurezza alimentare e la tutela della salute degli alunni. Ma questo purtroppo non avviene dappertutto in modo adeguato, e quanto di negativo viene periodicamente rilevato dai Nas ne è in parte una conseguenza.

Bisognerebbe poi che le regioni svolgessero con più decisione le loro prerogative, che spaziano dalle produzioni agroalimentari all’orientamento ai consumi alimentari, dalla tutela dell’ambiente alla salute delle popolazioni, sino ad arrivare alla promozione del diritto allo studio. Dalle regioni ci si aspettano supporti tecnico-operativi, soprattutto per quei comuni ed organizzazioni scolastiche che non dispongono delle necessarie risorse interne per ben progettare e sostenere la gestione della ristorazione a scuola. Già alcune regioni lo fanno, offrendo anche strutture per facilitare la realizzazione dell’intera procedura di approvvigionamento delle derrate alimentari. Ma questo purtroppo non avviene dappertutto, e il negativo rilevato dai Nas in parte è frutto di mancate collaborazioni a sostegno dei gestori delle mense scolastiche.

In primo piano ci sono poi i gestori stessi del pubblico e del privato, che, occupandosi della ristorazione a scuola in modo diretto o indiretto, hanno l’obbligo di attivarsi rispetto alla verifica e al controllo delle principali fasi di realizzazione del servizio. E se non dispongono di competenze interne, come succede soprattutto in comuni o in realtà scolastiche private di piccole dimensioni, corre loro il dovere di ricercare le opportune collaborazioni in organizzazioni e tecnici di provata affidabilità.

Le responsabilità (educative) della scuola

Non sono esenti, in un possibile e necessario gioco delle parti, le dirigenze degli istituti scolastici pubblici e privati, le quali dovrebbero sentirsi più coinvolte nelle funzioni di progettazione, gestione e controllo del servizio. Sì, anche rispetto alla gestione, in quanto, nella filiera che va dalla produzione alla consegna e al consumo dei pasti a scuola, il momento dell’andare a tavola degli alunni e del mangiare in sicurezza e in compagnia va organizzato in modo adeguato, e questo sovente non succede. La qualità non è fatta soltanto di refettori capienti e insonorizzati, ma pure di una buona organizzazione dei tempi e dei modi dell’offerta dei pasti e del loro consumo da parte degli alunni. E non dimentichiamo i compiti attribuiti agli istituti scolastici nel sostenere la formazione delle buone abitudini alimentari e di corretti stili di vita, in relazione anche con l’esperienza che si consuma a mensa.

Un gioco di squadra tra stato, regioni, comuni, istituti scolastici

Si dirà che lavorare in modo sinergico su più piani, col concorso di più soggetti, istituzionali o non, comporta maggiori costi, che finiscono per pesare, in quantità variabili, sulle tariffe pagate dall’utenza e sulla fiscalità pubblica. Una cosa che, di questi tempi, non è facile da far accettare a tutte le parti in causa. Da qui la necessità di riprendere in mano la questione della ristorazione scolastica nelle agende delle politiche pubbliche, coordinandole lungo l’asse stato-regioni-comuni-istituti scolastici e specificando in modo realistico gli obiettivi che ci si propone, le risorse necessarie e la loro ripartizione tra i diversi attori, in una prospettiva che valorizzi le funzioni di verifica, controllo e valutazione dei servizi, spesso disattese e pertanto incapaci di prevenire rischi e criticità.

Giovanni Faedi

Iscrizioni a.s. 2019/20 al via

Fino alle 20 del 31 gennaio sarà possibile effettuare le iscrizioni on line alle prime classi di scuola primaria e secondaria di I e II grado, nonché ai Centri di formazione professionale nelle Regioni che hanno aderito. Per le scuole dell’infanzia la procedura è cartacea. Per le scuole paritarie l’adesione al sistema on line è facoltativa.

È possibile accedere alla procedura on line previa registrazione al portale www.iscrizioni.istruzione.it. Chi ha un’identità digitale SPID potrà accedere con le relative credenziali.

Per individuare la scuola di interesse le famiglie  hanno anche quest’anno il portale ‘Scuola in Chiaro’, che raccoglie i profili di tutti gli istituti.

 

Scuola dell’infanzia

La domanda resta cartacea e va presentata all’istituto prescelto. Possono essere iscritti alle scuole dell’infanzia i bambini che compiono il terzo anno di età entro il 31 dicembre 2019. Hanno la precedenza rispetto agli altri. Possono poi essere iscritti i bambini che compiono il terzo anno di età entro il 30 aprile 2020. I genitori possono scegliere tra tempo normale (40 ore settimanali), ridotto (25 ore), oppure esteso fino a 50 ore.

 

Scuola primaria

Le iscrizioni si fanno on line. I genitori possono iscrivere alla prima classe i bambini che compiono sei anni di età entro il 31 dicembre 2019. Possono essere iscritti anche i bambini che compiono sei anni dopo il 31 dicembre 2019 e comunque entro il 30 aprile 2020. Queste le possibili articolazioni dell’orario settimanale: 24, 27, o fino a 30 ore, oppure 40 ore (tempo pieno). Si possono indicare, in subordine rispetto alla scuola che costituisce la loro scelta, fino a un massimo di altre due scuole.

 

Secondaria di I grado

All’atto dell’iscrizione on line, i genitori esprimono le proprie opzioni rispetto alle possibili articolazioni dell’orario settimanale: 30 oppure 36 ore, elevabili fino a 40 (tempo prolungato), in presenza di servizi e strutture idonee. In subordine alla scuola che costituisce la prima scelta, è possibile indicare fino a un massimo di altre due scuole. Per l’iscrizione alle prime classi a indirizzo musicale, i genitori devono barrare l’apposita casella del modulo di domanda on line. Le istituzioni scolastiche organizzeranno la prova orientativo-attitudinale in tempi utili per consentire ai genitori, nel caso di carenza di posti disponibili, di presentare una nuova istanza di iscrizione, eventualmente anche a un’altra scuola.

 

Secondaria di II grado

Nella domanda di iscrizione on line alla prima classe di una scuola secondaria di secondo grado statale, i genitori esprimono anche la scelta dell’indirizzo di studio, indicando anche l’eventuale opzione. Oltre alla scuola di prima scelta è possibile indicare fino a un massimo di altre due scuole.
L’iscrizione alle prime classi dei Licei musicali e coreutici è subordinata al superamento di una prova di verifica, organizzata in tempi utili per consentire ai genitori, nel caso di mancato superamento della prova o di carenza di posti disponibili, di presentare una nuova istanza di iscrizione, eventualmente anche a un’altra scuola.

 

Agli alunni con cittadinanza non italiana sprovvisti di codice fiscale è consentito effettuare la domanda di iscrizione on line, tramite la creazione di un codice provvisorio.

Per gli studenti residenti nei comuni delle zone terremotate del Centro Italia (Abruzzo, Lazio, Marche, Umbria) è consentito un tempo aggiuntivo per la scelta definitiva della scuola e, per le iscrizioni alla scuola dell’infanzia, è possibile anche indicare due istituzioni scolastiche anziché una.


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Concorso per DSGA: pubblicato il bando

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il bando di concorso per il reclutamento di 2.004 Direttori dei Servizi Generali e Amministrativi (DSGA) per le scuole statali di ogni ordine e grado. Domande di partecipazione fino al 28 gennaio.

La selezione per titoli ed esami è bandita su base regionale per la copertura dei posti che si prevede risulteranno vacanti e disponibili negli anni scolastici 2018/19, 2019/20 e 2020/21.

Per l'ammissione al concorso è richiesto il  possesso del diploma di laurea, laurea specialistica  o  laurea magistrale  di  cui  all'Allegato  A  del  decreto  n.  863  del  18 dicembre 2018 (Laurea in Giurisprudenza, Laurea in Scienze politiche, sociali o amministrative, Laurea in Economia e commercio, Diploma di Laurea specialistica o Laurea Magistrale (LM) corrispondente a quelle specialistiche), ovvero analoghi titoli conseguiti all'estero considerati equipollenti.

È fatta salva la possibilità per gli assistenti amministrativi che abbiano maturato, sulla base di incarichi annuali, almeno tre interi anni  di servizio, anche non continuativi, negli ultimi otto nelle mansioni di direttore dei servizi generali ed amministrativi, di partecipare alla procedura concorsuale di cui al presente bando anche in mancanza  dei predetti titoli di studio.

La domanda di partecipazione può essere presentata per una sola Regione ed esclusivamente online, attraverso l’applicazione POLIS, fino a tutto il 28 gennaio 2019.

Se il numero dei candidati a livello regionale sarà superiore a quattro volte il numero dei posti disponibili, verrà effettuata un prova preselettiva computer based, unica su tutto il territorio nazionale, della durata massima di 100 minuti, composta da 100 quesiti a risposta multipla (quattro opzioni di cui una esatta) relativi alle discipline previste nel bando. Sarà assegnato 1 punto a ciascuna risposta esatta, 0 punti alle risposte non date o errate. Accederà agli scritti un numero di candidati pari a tre volte il numero dei posti messi a concorso per ciascuna Regione.

Le prove scritte saranno due, ognuna di 180 minuti: una prova sarà costituita da sei domande a risposta aperta relative agli argomenti indicati nel bando; l’altra prova sarà teorico-pratica e consisterà nella risoluzione di un caso concreto attraverso la redazione di un atto su uno degli argomenti indicati nel bando. Ciascuno dei sei quesiti a risposta aperta riceverà un punteggio compreso tra 0 e 5. La prova teorico-pratica riceverà un punteggio compreso tra 0 e 30. Accederanno alla prova orale i candidati che avranno conseguito, in ciascuna delle prove, un punteggio di almeno 21/30.

Seguirà un colloquio per accertare la preparazione professionale del candidato e la sua capacità di risolvere un caso riguardante la funzione di DSGA, verificare la conoscenza degli strumenti informatici e delle tecnologie della comunicazione, nonché della lingua inglese. La prova sarà superata dai candidati che conseguiranno un punteggio non inferiore a 21 punti.

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Funzionamento CPIA a.s. 2018/19

Per garantire il regolare funzionamento dei CPIA nell'a.s. 2018/2019 nel rispetto dei nuovi assetti organizzativi e didattici, il Miur ha indicato alcuni accordi, disposizioni e adempimenti per i quali assumere le necessarie determinazioni di competenza.

Con nota 20 dicembre 2018 prot. n. 21313 il Miur invita a predisporre per tempo tutti i necessari atti utili al regolare funzionamento dei CPIA nell'a.s. 2018/2019. In particolare indica:

  • gli accordi per i quali si rende necessario predisporre quanto prima il perfezionamento, l'aggiornamento e/o il rinnovo:
  • alcune disposizioni, già impartite con precedenti note, che si intendono confermate anche per l'a.s. 2018/19 con precisazioni in merito a: Patto Formativo Individuale; Percorsi di istruzione degli adulti di primo livello primo periodo didattico: Esame di stato conclusivo; Percorsi di istruzione degli adulti di secondo livello: Valutazione periodica e finale, valutazione intermedia, ammissione agli esami di Stato e validità dell'anno scolastico
  • alcuni adempimenti previsti relativamente a: Percorsi di secondo livello di cui all'art. 4, co. 7 del dPR 263/12; Aule Agorà di cui al punto 5.3 delle Linee guida adottate con D.I. 12 marzo 2015; Specifici interventi utili al proseguimento degli studi nel relativo secondo periodo didattico; Raccordo tra il sistema di istruzione degli adulti e il sistema IeFP.

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Ricostruzione di Carriera


Per rispondere ai bisogni complessi degli operatori della scuola, che spesso non hanno vite lavorative lineari, Tecnodid presenta Carriera Scuola, un software per lo sviluppo e il controllo delle ricostruzioni di carriera, ad uso sia di persone singole che di enti e associazioni di categoria.

Per utilizzarlo basta la sola connessione a internet: nessun programma da installare e nessuna manutenzione, in quanto gestito direttamente da Tecnodid. Con l’inserimento di poche informazioni anagrafiche e relative al servizio pre-ruolo e di ruolo, il software sviluppa la carriera del personale del comparto scuola (compresi gli insegnanti di religione ed i passaggi di ruolo con relativa temporizzazione) e definisce gli inquadramenti retributivi.

Restituisce la riproduzione del decreto di ricostruzione come dovrebbe essere, in modo da poter controllare la correttezza del provvedimento ufficiale, e visualizza i possibili passaggi di gradone futuri. Saranno poi implementate funzioni previdenziali, come la determinazione della prima data teorica per il perfezionamento del diritto a pensione.


per maggiori informazioni




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Coordinamento redazionale a cura di Giancarlo Cerini

Direttore responsabile Gabriella Crusco

Autorizzazione Tribunale di Napoli n. 65 del 20/12/2016

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