Scuola7 19 novembre 2018, n. 113

Scuola7

la settimana scolastica

19 novembre 2018, n. 113


In questo numero parliamo di:

Alle prese con il PTOF (C. Brescianini)

Il “ritorno di fiamma” del tempo pieno (G. Cerini)

I docenti italiani tra i meno rispettati dagli studenti (B. Aimi)

Educazione al risparmio: i partner (M. Pietraforte)

Verso la rendicontazione sociale: i materiali

PTOF: come utilizzare la struttura SIDI

Nuove norme sulla privacy: i principali diritti

Sport a scuola: campionati studenteschi a.s. 2018/19


Settimanale di informazione scolastica.
© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diAlle prese con il PTOF
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19 novembre 2018

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n. 113

Alle prese con il PTOF

Chiara BRESCIANINI

Tempo di PTOF

Con nota prot. 17832 del 16 ottobre 2018 il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca ha fornito indicazioni in merito al Piano Triennale dell'Offerta Formativa e alla Rendicontazione Sociale.

La nota approfondisce l'adozione del Piano Triennale 2019-2022, fornendo indicazioni in merito alla tempistica di predisposizione, da far coincidere con la data di apertura delle iscrizioni per l'a.s. 2019/2020, ed indicando che le scuole definiranno successivamente le modalità per renderlo disponibile sul sito e pubblicarlo su “Scuola in Chiaro”.

A seguito dell’emanazione della circolare prot. 18902 del 7 novembre 2018 relativa alle iscrizioni alle scuole dell'infanzia e alle scuole di ogni ordine e grado per l'anno scolastico 2019/2020, la data è pertanto coincidente con l'avvio delle iscrizioni, previste dal 7 al 31 gennaio 2019.

Di seguito schema come da nota Miur:

Inoltre, sempre nell'ottica di sostenere e facilitare il lavoro delle scuole, viene proposta una struttura di riferimento per la predisposizione del PTOF, che le scuole potranno autonomamente decidere di utilizzare.

I due punti chiave, dunque, si riferiscono a rendicontazione sociale e struttura del PTOF.

Rendicontazione sociale... quando e come?

La nota fornisce, infatti, indicazioni in merito alla rendicontazione sociale come prevista dal D.P.R. 80/2013, e si propone di armonizzarne la tempistica con il ciclo triennale del Piano. Nello specifico viene indicato come possibile, per le scuole, avviare, al termine dell'a.s. 2018/2019, analisi dei risultati raggiunti con riferimento alle azioni realizzate per il miglioramento degli esiti, mentre l'effettivo procedimento di rendicontazione è da realizzare entro dicembre 2019. Il Miur indica che fornirà al riguardo indicazioni dedicate.

Si rammenta che la rendicontazione sociale, da DPR 80/2013 citato, è indicata al termine del processo di valutazione che consta in:

  • autovalutazione delle scuole;
  • valutazione esterna;
  • azioni di miglioramento;
  • rendicontazione sociale delle scuole (“pubblicazione, diffusione dei risultati raggiunti, attraverso indicatori e dati comparabili, sia in una dimensione di trasparenza sia in una dimensione di condivisione e promozione al miglioramento del servizio con la comunità di appartenenza”).

Grande cura andrà dedicata da parte delle scuole alla scelta delle modalità di rendicontazione sociale (che non coincidono con il “bilancio sociale”!), d'intesa con i propri stakeholder e calibrando energie e competenze in seno alla scuola.

Modello o non modello?

Il Miur, per sostenere la progettualità delle scuole, propone una struttura di riferimento on line, che è disponibile dal 17 ottobre 2018 su piattaforma SIDI al fine di sostenere, non in logica adempitiva ma di supporto, la pianificazione delle scuole, fornendo quindi strumenti comuni di riferimento (RAV – rapporto di autovalutazione – PDM – Piano di Miglioramento – ora PTOF – Piano triennale dell'offerta formativa– e a seguire RS – rendicontazione sociale).

In piattaforma sono previste 5 sezioni:

  • La scuola e il suo contesto;
  • Le scelte strategiche;
  • L'offerta formativa;
  • L'organizzazione;
  • Il monitoraggio, la verifica e la rendicontazione, e relative sezioni con aspetti precaricati ma sempre modificabili e senza onere di compilazione obbligatoria.

La nota Miur dettaglia le modalità di accesso alla piattaforma PTOF su SIDI, con la disponibilità di apposito video tutoriale e di FAQ, e preannuncia un piano di accompagnamento in collaborazione con gli Uffici Scolastici Regionali.

Istruzioni per l’uso

Con nota prot. 18799 del 6 novembre 2018 il Miur ha fornito materiali e indicazioni con particolare riferimento a:

  • messa a disposizione di un prototipo della piattaforma PTOF per le azioni di accompagnamento a vantaggio delle scuole;
  • accessibilità per le scuole paritarie interessate all'utilizzo alla piattaforma PTOF su SIDI;
  • riapertura dei RAV (da primavera 2019);
  • pubblicazione prime FAQ nella piattaforma PTOF.

Pur nella facoltatività della compilazione da parte delle scuole, pare evidente la necessità di una visione complessiva dei PTOF, che dalle prime compilazioni, a fine anni '90, hanno assunto modellizzazioni, consistenze e strutture diversificate.

Un template da “regolare”

Ad una prima lettura, seguente l'emanazione della nota, sono emerse posizioni e interpretazioni eterogenee: chi è d'accordo con una modellizzazione comune, chi è propenso a mantenere specificità locali, chi ancora ha evidenziato mancanze nella struttura. Certamente si tratta di un'operazione complessa, che punta al coinvolgimento di tutte le scuole italiane, giocandosi e appoggiandosi su azioni da realizzare nei territori, con gli Uffici Scolastici Regionali, per coinvolgere appieno le scuole e far loro comprendere il valore dell'operazione, certo non come omologazione ma come buona amministrazione, chiarezza e trasparenza verso l'utenza e semplificazione amministrativa. Si manifesta l'umiltà di apportare correttivi e migliorare il template verificandone l'utilizzo reale delle scuole e ascoltandole.

Una sfida realistica

Al di là dell'attenzione sulla forma, però, occorre considerare che la nota, che sfrutta il pre-testo del modello comune, costituisce un'occasione importante per ripensare il PTOF, realizzandone la finalità primaria, ossia l'essere davvero “la carta d'identità della scuola”, senza eccessi creativi, con attenzione a non creare illusioni rispetto all'offerta progettuale, bilanciando con cura le aspettative e i desiderata con le risorse disponibili, proiettandosi in una dimensione evolutiva della scuola, con cura ed attenzione alle disponibilità e alla fattibilità delle promesse. In un certo senso con il PTOF si vuole ricostruire un'alleanza rinnovata fra scuola, territorio e amministrazione, e al contempo vincere la sfida per alleggerire il lavoro, convergendo sul PTOF come cuore dell'azione delle istituzioni scolastiche.

Chiara Brescianini

Il “ritorno di fiamma” del tempo pieno

Giancarlo CERINI

L’età dell’oro del tempo pieno

È vero: nella scuola elementare c’è un ritorno di fiamma del tempo pieno, oggi ravvivato dalla proposta del Governo di tornare a investire su questo modello di scuola. L’interesse non era mai venuto meno, tanto è vero che nel corso degli ultimi 20 anni (pur avendo corso grandi rischi sul piano delle risorse e del possibile modello organizzativo) le classi a tempo pieno sono via via aumentate, fino a raggiungere la ragguardevole quota del 34,5% di tutte le classi funzionanti. Un terzo della scuola primaria italiana è a tempo pieno! Quanto sembrano lontani gli anni Settanta, la stagione d’oro del tempo pieno, spesso interpretata da grandi pedagogisti (Ciari, Neri, De Bartolomeis, Frabboni, Damiano) e soprattutto da uomini e donne di scuole, i veri costruttori del tempo pieno. Spesso anticipato da esperienze di doposcuola e attività integrative promosse dai Comuni e dal patronato scolastico, il tempo pieno usciva in quegli anni da una dimensione prettamente sociale e assistenziale, e si inoltrava sulle strade dell’innovazione (attraverso didattiche operative, rapporto con il territorio, valorizzazione dei diversi linguaggi, metodi innovativi, valutazione formativa) in grado di lasciare un segno positivo sull’intero sistema scolastico italiano[1]. Leggi innovative come la 517/1977, la 148/1990, i programmi del 1985, erano anche il frutto del “mito del tempo pieno”, un modello originale capace di suscitare il gradimento dei genitori e di offrire un laboratorio sperimentale a tanti insegnanti.

La diffusione ineguale del tempo pieno

Certo, non tutto era riconducibile a questa “agiografia del tempo pieno”. Spesso la scelta del tempo pieno si caricava di un valore ideologico: la scuola moderna contro la scuola tradizionale, la sinistra contro il moderatismo, i laici contro i cattolici… Ma a poco a poco le conflittualità si sono stemperate, ed il modello è stato riconosciuto senza rivendicare appartenenze[2]. È stato molto più forte il legame con le condizioni sociali delle famiglie, con il lavoro extradomestico delle madri, con famiglie nucleari assai “corte”. Tanto è vero che, se guardiamo la distribuzione delle classi a tempo pieno, ancora oggi possiamo cogliere in controluce un chiaro rapporto con i diversi contesti socio-economici: quasi tutte le scuole di Milano e Modena sono a tempo pieno, ma anche quelle delle grandi città del centro-nord (Torino, Firenze, Roma) e delle regioni con forti tradizioni educative, a partire dall’infanzia (come l’Emilia-Romagna e la Toscana). Colpisce in questa lettura geografica la quasi totale assenza del Sud, di grandi regioni come la Sicilia, la Campania, la Puglia, con qualche eccezione come la Sardegna e la Basilicata.

Tab. - La presenza del tempo pieno nella scuola primaria (a.s. 2016-17)
Regione Classi di scuola primaria Di cui a tempo pieno T.P. sul totale (%)
Abruzzo 2.936 450 15,3
Basilicata 1.308 580 44,3
Calabria 5.047 1.055 20,9
Campania 14.373 1.967 13,7
Emilia-Romagna 9.157 4.222 46,1
Friuli Venezia-Giulia 2.677 1.042 38,9
Lazio 12.115 6.296 52,0
Liguria 2.855 1.271 44,5
Lombardia 21.142 10.404 49,2
Marche 3.473 922 26,5
Molise 691 30 4,3
Piemonte 9.278 4.196 45,2
Puglia 9.011 1.505 16,7
Sardegna 3.542 1.148 32,4
Sicilia 12.203 1.006 8,2
Toscana 7.463 3.580 48,0
Umbria 2.064 524 25,4
Veneto 11.127 3.606 32,4
Totale 130.462 43.804 33,6

Fonte: Dati MIUR. Si ringraziano l’ispettrice Maria Rosa Silvestro ed il dott. Sergio Govi per aver collaborato alla fornitura dei dati aggiornati.

Domanda sociale, risposte educative

I dati mostrano il paradosso del tempo pieno, che dalla sua istituzione (Legge 820/1971) non è mai riuscito a diventare un modello nazionale. La presenza del tempo pieno “curricolare” viene meno proprio nelle realtà, come le grandi periferie del Sud, in cui ci sarebbe più bisogno di una scuola “aperta” con molte opportunità, servizi, possibilità di arricchimento culturale[3]. Magari sono le regioni che fanno fronte al “bisogno” di tempo integrato attraverso i fondi messi a disposizione dall’Unione Europea (progetti PON, POR, FSER, ecc.): iniziative spesso significative, che però lasciano l’amaro in bocca per la loro precarietà ed estemporaneità. Ben venga quindi il rafforzamento degli organici di tempo pieno, come nell’ipotesi governativa, che però va commisurata alle effettive necessità e alla possibile qualità di un buon tempo pieno. Servono strutture adeguate, a partire dai locali, spazi verdi, mense funzionanti (il tempo pieno non è il semplice raddoppio del tempo passato a scuola), dalle dotazioni strutturali (i laboratori non possono essere una photo opportunity), dal personale (docenti preparati e motivati, ma anche personale ausiliario). Inoltre, a distanza di 50 anni dalla sua istituzione, si impone anche un ripensamento della strutturazione, a partire dalla domanda che si poneva uno dei padri fondatori, Bruno Ciari: “Tempo pieno: pieno di che?”… Quindi a partire da un’idea di apprendimento, di metodi didattici, di rapporto tra tempo dell’impegno, tempo dello studio, tempo della relazione.

Facciamo una mano di conti

Ma potendo disporre di un organico “aggiuntivo” (se non abbiamo frainteso) di circa 2.000 posti, quali potrebbero essere le dimensioni di questo rilancio del tempo pieno? È del tutto evidente che non si può pensare alla “generalizzazione” di questo modello a tutte le classi italiane non a tempo pieno, che sono 86.658. Ogni classe funzionante a tempo pieno per 40 ore settimanali richiede, in base al regolamento vigente (DPR 89/2009), due posti di insegnante; sapendo che ogni docente ha un orario settimanale di insegnamento di 22 ore (cui si aggiungono 2 ore per la programmazione del lavoro), la classe a tempo pieno dispone di un gruzzolo di 44 ore rispetto ad un fabbisogno secco di 40 ore. C’è da dire che la riforma Gelmini (2008) farebbe divieto di utilizzare quelle 4 ore per attività di compresenza, che le scuole a tempo pieno difendono a denti stretti per consentirci un po’ di respiro per piccoli gruppi, individualizzazione, laboratori… Se 8 ore vi sembran poche!

A complicare i conteggi intervengono anche, ma qui la situazione è diversa da realtà a realtà, le ore di religione cattolica (o attività alternativa) che si aggiungono al monte-ore docenti (se l’insegnante è esterno, non sempre), e la residua presenza dei docenti elementari specialisti di inglese[4].

Comunque si può fare una stima approssimativa con il raddoppio dell’organico: 2 docenti per ogni classe a tempo pieno (1,82 se eliminiamo ogni forma di compresenza). Viceversa nelle classi a tempo normale (che funzionano almeno per 27 ore) il fabbisogno numerico è stimabile in 1,25 docenti per ogni classe, perché alle 22 ore del docente-base occorre aggiungere almeno altre 5 ore di docenza (sempre al netto delle varianti religione, inglese, ecc.). Il conto è presto fatto: per trasformare tutta la scuola italiana in scuola a tempo pieno servirebbero 49.295 docenti aggiuntivi[5].

Dunque occorre ricordare ai nostri decisori politici una dose di maggiore realismo: con 2.000 posti si potrebbe dare soddisfazione alla domanda di tempo pieno che oggi spesso non trova risposta, ma forse troveremmo queste esigenze più al Nord e al Centro che non al Sud. Occorre quindi far crescere una domanda che richiede consapevolezza delle comunità e degli enti locali, condivisione con i genitori, disponibilità dei docenti. Una lunga traversata del deserto che, comunque, vale la pena intraprendere. Basti pensare che il “mitico” tempo pieno a Bologna è databile al 1890, cioè alle prime amministrazioni socialiste della città: il pasto caldo si abbinava, fin da allora, alle aule didattiche decentrate ed ai laboratori. Oggi sentiamo ancora parlare di panini a scuola o di tramezzini di emergenza!

Cosa succede nella scuola dell’infanzia e alle medie?

Un’occhiata ai dati nella scuola dell’infanzia e nella scuola media è altrettanto emblematica, se non altro per un’esigenza di continuità dell’impostazione organizzativa, a partire magari dalla presenza ormai generalizzata degli istituti comprensivi (su 5.562 istituti del primo ciclo, 4.867 sono comprensivi, 420 direzioni didattiche, 175 scuole secondarie di I grado).

Ma le sorprese non finiscono qui, perché se guardiamo la distribuzione delle classi a tempo prolungato (36/40 ore settimanali) nella scuola media italiana (10.024 sul totale di 77.512), il dato nazionale si ferma al 12,9%, assai inferiore al tempo pieno nelle elementari, e le regioni che offrono più tempo prolungato sono anche e soprattutto al Sud (26,6% in Basilicata, 24,2% in Sardegna, 24,1% in Calabria, con la Sicilia che esce meglio rispetto alle elementari: 13,8%). Paradossalmente la regione con meno tempo prolungato è l’Emilia-Romagna (solo il 3,4%): stanchezza per il modello? Carenza di posti? Scarsa domanda dei genitori? Resistenze tra i docenti? Forse un po’ di tutto questo, ma si impone una riflessione sulla qualità del tempo, sull’esigenza di maggiore autonomia nelle scelte dei ragazzi, su un diverso rapporto tra attività obbligatorie e opzionali, sul ruolo di un tempo libero “organizzato”.

Anche la distribuzione dei tempi nella scuola dell’infanzia fa pensare. Mentre a livello nazionale si è consolidata, nell’88,9% dei casi, la scuola dell’infanzia a tempo pieno (40 ore settimanali), ci sono alcune regioni con una forte presenza di sezioni ad orario ridotto antimeridano (25 ore settimanali): Sicilia con il 38,8%, Lazio con il 23,6%, Puglia con il 20,8%.

Oroscopo per il futuro del tempo scuola

La variabile tempo è senza dubbio una delle voci che possono fare la differenza nella qualità della scuola[6]. Abbiamo visto come non bastino i posti di insegnante, ma occorra ripensare ai modi della didattica, all’organizzazione della giornata educativa, ad un corretto equilibrio tra tempi dell’apprendimento e tempo libero, alla conciliazione con i tempi di vita tra adulti e bambini, ecc.

Ancora una volta emergono “due Italie”, con offerte assai differenziate e con bisogni educativi non soddisfatti. Un monito per tutta la società civile, e non solo per la politica. Uno sguardo ai tempi scolastici europei ci rivelerebbe non tanto orari più lunghi, ma certamente più equilibrati, con l’idea di una giornata educativa “distesa” (mentre da noi si accatasta tutto nell’antimeridiano), con tempi di impegno, di relazione, di svago, e con una dotazione di strutture più adeguate. È tempo quindi di un ripensamento in profondità di tutti questi fattori, mettendo al centro il benessere, l’apprendimento e la crescita dei nostri ragazzi, a tutte le latitudini.

Giancarlo Cerini

[1] G. Cerini (a cura di), Idee di tempo idee di scuola, USR Emilia-Romagna, Tecnodid, Napoli, 2005.

[2] A. Alesina, F. Giavazzi, Più scuola ai ragazzi del sud, su corriere.it del 15 luglio 2018 (https://www.corriere.it/opinioni/18_luglio_16/piu-scuola-ragazzi-sud-05a31b80-885d-11e8-923a-1c26282fdcfe.shtml). I due noti economisti liberali propongono di dirottare le risorse aggiuntive del Bilancio dello Stato in investimenti in istruzione (edifici, insegnanti, attività...) a beneficio dei ragazzi del Sud.

[3] Save The Children, Atlante dell’infanzia a rischio. Lettera alla scuola, Istituto Enciclopedia Italiana, Roma, 2017. Il rapporto del 2018 è dedicato alle periferie.

[4] In un prossimo numero di Scuola7 si affronterà il tema dei posti in organico nella scuola primaria, con le ipotesi di introduzione di figure specialistiche (inglese, educazione fisica, musica).

[5] Si arriva a questa cifra calcolando il fabbisogno di 1,82 docenti per ogni classe a tempo pieno (157.717 posti), necessari per fare funzionare 86.658 classi non ancora a tempo pieno (che però già dispongono di 108.322 docenti). La differenza porta alla stima dei docenti necessaria per ampliare il tempo scuola in 49.395 (che diventerebbero di più se si volesse garantire il doppio organico).

[6] Il numero 1, gennaio-febbraio 2019, di “Rivista dell’istruzione”, diretto dallo scrivente, sarà dedicato alla questione del tempo scuola, con riflessioni pedagogiche, dati e indicatori, reportage dalle scuole a tempo pieno.

Nuovo esame di Stato: partecipa al sondaggio

Per testare il gradimento circa le nuove regole per l’esame di Stato del secondo ciclo, Tecnodid propone un sondaggio che permette di esprimere la propria opinione, in forma anonima, sui vari aspetti di innovazione, tra cui: abolizione della terza prova, non valutazione dell'alternanza scuola-lavoro, eliminazione della traccia di argomento storico, e altro ancora.

È presente infine anche un quesito facoltativo a risposta aperta, per raccogliere suggerimenti sugli aspetti ancora da modificare.

Partecipa al nostro sondaggio. La compilazione è aperta fino al 23 novembre. I risultati verranno diffusi su Scuola7.

Verso la rendicontazione sociale: i materiali

Una sintesi dei lavori del seminario tenutosi a Scanno dall’1 al 3 novembre, intitolato “Verso la rendicontazione sociale. La scuola del cambiamento: tra innovazione e continuità”. I relativi materiali sono disponibili per i soli partecipanti.

Attraverso relazioni, workshop e studi di caso, l’incontro di Scanno è stata una preziosa occasione di approfondimento e di confronto su temi importanti, quali: Trasparenza e privacy, Nuovi professionali, Esami di Stato, PTOF, Rendicontazione sociale, Prova orale concorso ds.

Pubblichiamo una sintesi dei lavori a cura di Guglielmo Rispoli, e i materiali, scaricabili dai partecipanti al seminario che abbiano effettuato la registrazione al sito.

 

 

Leggi la sintesi dei lavori

scarica i materiali dell'evento


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PTOF: come utilizzare la struttura SIDI

Diramata da parte del Miur una nota relativa alle Iniziative di supporto per l’utilizzo della struttura per la predisposizione del PTOF 2019-2022 attraverso la struttura disponibile in ambiente SIDI, per facilitare gli Uffici Scolastici Regionali nell’attività di supporto e consulenza alle scuole.

Con nota 6 novembre 2018, prot. n. 18799 il Miur fornisce un prototipo della piattaforma PTOF, che può essere reso disponibile a quanti svolgono funzioni di accompagnamento alle scuole. Per utilizzare il prototipo occorre:

  • entrare nella cartella zippata;
  • cliccare con il tasto destro del mouse sul file “Index”;
  • scegliere l’opzione “Apri con” ed impostare su Chrome o Firefox l’apertura del documento.

Si sconsiglia l’utilizzo di Internet Explorer, in modo da non avere problemi nell’utilizzo del prototipo.

Inoltre dallo scorso 5 novembre l’accesso alla piattaforma PTOF del SIDI è stato reso disponibile per le scuole paritarie che fossero interessate al suo utilizzo, con le seguenti modalità indicate nella suddetta nota.

Sarebbe opportuno che le scuole paritarie generassero un unico PTOF per tutte le sedi che le compongono, tuttavia per specifiche esigenze di differenziazione, su segnalazione, è possibile chiedere di associare più codici meccanografici alla stessa utenza.

La piattaforma RAV sul portale SNV sarà riaperta, come di consueto, nella prossima primavera, per predisporre il RAV 2019. Tuttavia le scuole che decidono di adottare la struttura del PTOF presente sul SIDI, attraverso la predisposizione della sottosezione “Priorità desunte dal RAV” possono anticipare l’individuazione delle Priorità e dei Traguardi del RAV 2019. Le Priorità ed i Traguardi così definiti saranno automaticamente riversati nella piattaforma RAV del SNV, per cui la scuola, quando il RAV 2019 sarà riaperto, vi troveranno precaricato quanto indicato ora nella piattaforma PTOF.


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UNA GUIDA PER IL PTOF

Dal piano triennale alla rendicontazione sociale: come orientarsi tra i documenti della scuola

di Maria Teresa Stancarone

(novembre 2018, pagine 224, euro 25,00)

Il volume nasce per sostenere il lavoro delle scuole nella predisposizione del PTOF, ma anche per fornire contenuti e approfondimenti utili per intraprendere la carriera dirigenziale o quella di docente.

La prima parte illustra l'introduzione del PTOF e delle principali teorie sui modelli organizzativi, e le connessioni tra il PTOF e gli altri documenti strategici (Atto di indirizzo, RAV, PdM, Rendicontazione sociale).

La seconda parte analizza la struttura messa a disposizione dal Miur, attraverso tutti gli aspetti dell'agire scolastico: organico dell'autonomia, funzionigramma, contenuti specifici del curricolo come ASL e PNSD, valutazione, inclusione, reti di scuole, formazione professionale.

Nella terza parte vengono proposti gli strumenti operativi necessari alla costruzione del PTOF, i riferimenti ministeriali ed un glossario dei principali termini tecnici.

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19 novembre 2018

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n. 113

I docenti italiani tra i meno rispettati dagli studenti

Beatrice AIMI

“Everyone deserves a great teacher”

“Ciascuno ha diritto ad un bravo insegnante”: questo il motto che accompagna il rapporto redatto dal National Institute of Economic and Social Research e dalla Varkey Foundation, intitolato Global Teacher Status Index 2018. Il rapporto, liberamente scaricabile da internet, ha analizzato l’opinione dei cittadini di 35 differenti Paesi su alcuni parametri, e in particolare su quale sia il senso del rispetto verso gli insegnanti da parte dei loro studenti. Il nostro Paese si colloca tristemente in pessima posizione, davanti solo a Brasile e Israele.

La credibilità dell’insegnante fattore di successo scolastico

Non che sia per noi una grande scoperta, ahimè. Il sentore di tale dato era già evidente da tempo, e l’indagine internazionale non ha fatto altro che confermarlo. Si pensi alle cronache, recenti e passate, in cui docenti vengono schiaffeggiati, aggrediti e umiliati da genitori e studenti. Ovviamente questi sono casi estremi, la cui ricerca di causa non lascia altro spazio se non quello di classificarli come reati. Riprendendo invece il dato dell’indagine, cosa dobbiamo fare? Se i docenti italiani vogliono essere rispettati devono forse trasferirsi in Cina o in Malesia (dove il livello di rispettabilità e massimo)? Evidentemente no. Ma occorre analizzare profondamente le cause del problema per ipotizzare possibili soluzioni, e occorre farlo in fretta, perché esiste una stretta correlazione tra il rispetto che gli studenti nutrono nei confronti dei propri insegnanti e i loro risultati di apprendimento. Il dato può sembrare superficiale, ma non lo è: uno dei fattori maggiormente influenti per determinare il successo formativo degli alunni è appunto la credibilità dell’insegnante (J. Hattie, 2009).

Riconoscimento sociale, bassi salari e professionalità

Quali possono essere dunque le cause che hanno portato ad una progressiva perdita di credibilità così rilevante? Come prima causa fra tutte riconoscerei lo scarso salario che viene assegnato oggi ai docenti, e che porta con sé alcune involontarie conseguenze. Viviamo infatti in una società sempre più orientata all’equazione: valore sociale = valore economico. Dunque un basso salario significa un basso riconoscimento sociale tout court. Tuttavia dobbiamo anche riflettere sul fatto che il basso salario sia stato spesso e genericamente usato dalla categoria docente stessa per “scusare” una mancata crescita professionale. Molti docenti recriminano infatti un aumento di salario a fronte di un maggior impegno in aggiornamento e formazione. E come dar loro torto? Il lavoro del docente sta diventando sempre più complesso e richiede tempi sempre più lunghi e distesi. Ma il CCNL non lascia loro spazio alcuno per sperimentare, ricercare, formarsi e auto-aggiornarsi.

L’insegnante, professionista dell’apprendimento

L’attività dell’insegnante è oggi particolarmente difficile e richiede competenze elevate, sia in termini disciplinari che trasversali e relazionali. Occorre che la funzione docente riacquisti dunque la propria professionalità, che è molto differente da quella di vent’anni fa. Un tempo bastava conoscere la materia, ora invece occorre sapere di psicologia, di pedagogia e di didattica, prima ancora che della materia. Dunque andrebbe ridato valore alla professione, costruendo un’idea di docente come professionista dell’apprendimento. Il docente deve diventare quell’esperto a cui il genitore si affida per la crescita del proprio figlio, e la rispettabilità di qualunque categoria professionale si guadagna con l’azione quotidiana. Se dunque i docenti italiani vogliono ritornare ad essere credibili, devono impegnarsi a chiedere, insieme ad un salario adeguato, anche formazione continua e tempo a disposizione per studio e ricerca. Insomma occorre trasformare la vecchia e stantia figura del docente del XX secolo in una nuova figura di esperto didattico, che, al pari di qualunque specialista, sia in grado di fornire ed elargire indicazioni credibili e scientificamente avvalorate.

The quality of an education system cannot exceed the quality of its teachers”.

Beatrice Aimi

Educazione al risparmio: i partner

Mavina PIETRAFORTE

Scendono in campo Poste Italiane e Cassa Depositi e Prestiti

Il risparmio che fa scuola è il titolo del progetto promosso dal Miur con due importanti partner, Poste italiane e Cassa depositi e prestiti, colossi dell'economia e della storia economica italiana, con il loro passaggio da enti pubblici economici a società per azioni negli anni '90, all'epoca delle privatizzazioni.

Poste italiane (PI) è pilastro nel settore delle comunicazioni, ma affianca sempre di più a questo la raccolta e gestione del risparmio (Bancoposta), con operazioni confinanti con l’attività bancaria quali la gestione dei conti correnti e dei piani finanziari di investimento. Attualmente Poste Italiane è una società con 145.000 dipendenti e 24 miliardi di euro all’anno di fatturato.

Cassa depositi e prestiti (CDP), “corpo bicefalo” metà pubblico e metà privato, ha anch’essa ormai la forma giuridica di una s.p.a. È la struttura più vecchia dell’Italia, nota con l’espressione “veneranda istituzione”, in quanto nata a Torino nel 1850, con lo scopo, per quasi un secolo e mezzo, di fare prestiti a medio termine agli enti locali per la costruzione di infrastrutture.

Il progetto di educazione al risparmio e le sue modalità trainanti

Il progetto di educazione finanziaria è illustrato nella piattaforma dedicata, e la sua idea fondante è espressa dall'economista Luigi Canova in appositi video, consultabili entrando in piattaforma come docente. Canova, docente di economia comportamentale, con pochi esempi accattivanti, da Aristotele a Zuckerberg passando per Darwin, è senz'altro in grado di caratterizzare questa proposta di educazione finanziaria differenziandola dalle altre, in quanto acutamente evidenzia gli aspetti multidimensionali e multidisciplinari del risparmio come scelta di vita, con effetti di esternalità sulla società riguardo all'uso oculato delle risorse, ma anche con effetti temporali, che seguendo la vita della persona hanno una dimensione dinamica.

L’arte di prendere decisioni

Quest’idea chiara e nitida è illustrata a partire dal dipinto di Raffaello Sanzio "La scuola di Atene", con il preciso riferimento culturale ad Aristotele e al suo concetto di felicità attraverso la virtù civile della cittadinanza, fondante della multidimensionalità di una scelta come quella del risparmio. Fare una scelta, prendere una decisione è nella pratica quotidiana, e Canova si richiama a Charles Darwin con la sua famosa lista di adv/disadv[1] rispetto alla scelta “marry/not marry”, ovvero a quella del matrimonio. Pur nella sua razionalità, questo modo di procedere non è esente da errori, e Canova cita il famoso caso di M. Zuckerberg che avrebbe potuto assumere J. Koum, l'ideatore di Whatsapp, ma non colse l'attimo e dovette poi acquistare i diritti del suo prodotto, sborsando molto più di quanto gli sarebbe costato l'ideatore come dipendente.

Se ne deduce che l'uomo, pur potendo procedere ad un'analisi comparativa delle proprie scelte, valutandone il costo-opportunità rispetto alle opzioni disponibili, non agisce in modo razionale. Ai docenti spetta il compito di far crescere gli alunni aiutandoli a compiere scelte razionali, nel quadro della complessità e multidimensionalità di una decisione economica.

Inside the platform

La piattaforma propone un kit completo di attività, sia per i docenti che per gli alunni, senza trascurare i genitori, e per ogni ordine di scuola. Si accede profilando la propria utenza; si consiglia ai docenti di provare ad entrare come alunni, anche per testare i giochi proposti agli alunni delle scuole primarie e secondarie del primo grado.

Il gioco invita alla costruzione di un orto in città: gli alunni possono scegliere se immedesimarsi in Dino o Dina, due ragazzi che devono costruire un “orto urbano sul tetto del loro palazzo”, e nel farlo confidano che l’“uso intelligente delle risorse sia fondamentale”.

Dopo aver superato un breve quiz (es. Dove si parla del risparmio: nella Divina Commedia, nei Promessi Sposi o nella Costituzione?) si prosegue nel gioco, non senza aver sciolto altri enigmi, come individuare il nome del codice segreto per carte di credito e bancomat.

Il gioco è strutturato in livelli, alla pari di un videogioco. Nel primo livello si devono ordinare gli attrezzi da giardinaggio in 3 file orizzontali e verticali, con un mescolamento continuo delle posizioni, per far capire che in economia si hanno risorse scarse e quindi le scelte sono limitate, come le mosse del gioco da rispettare.

Per gli alunni della scuola secondaria di secondo grado l'impostazione è più tradizionale, con dei video in cui un ragazzo con uno spiccato accento romano afferma con convinzione che, anche se il "risparmio non ha tanto appeal", è un scelta che ha conseguenze "non solo sul nostro portafoglio, ma anche per la società e il modo in cui viviamo".

Non si può che dargli ragione; basti pensare alle ricadute economiche con effetti di esternalità sull'ambiente: ad esempio, si risparmia nell'uso delle risorse naturali come acqua, luce, non solo per pagare di meno le bollette, ma per contribuire ad un risparmio globale a livello ambientale, ed ecco quindi la dimensione multidisciplinare e la dignità di virtù cittadina.

Finalità del progetto

Il progetto è in linea con quanto prevede l'art. 47 della Costituzione, che tutela il risparmio in tutte le sue forme, e - in virtù anche di discipline trasversali come Cittadinanza e Costituzione - quasi impone che si educhi al vivere civile contemplando questo aspetto.

Stimola altresì un’interazione positiva tra l'insegnamento e l'apprendimento, avvicinando entrambi all'uso del gioco, dal momento che la piattaforma mostra una spiccata propensione al learning by doing, attraverso la finestra accattivante dei videogiochi.

Non si vuole qui dare un giudizio, ma un augurio: che questo "giocattolo" possa essere un modo creativo per l'interazione didattica, che possa contribuire allo stimolo di idee positivamente orientate verso la sostenibilità delle risorse limitate del nostro pianeta, e la collaborazione multiculturale oltre che multidimensionale.

Mavina Pietraforte

[1] Advantage/disvantage (vantaggio/svantaggio).

Insegnare nella scuola dell'infanzia / Insegnare nella scuola primaria

di Antonia Carlini
edizione novembre 2018

Due volumi destinati rispettivamente agli insegnanti di scuola dell’infanzia e primaria, sia in servizio sia aspiranti e neoassunti, che necessitano di coordinate metodologiche e strumenti operativi utili per la progettazione didattica, l’organizzazione degli ambienti di apprendimento e la valutazione.

Ciascun volume è strutturato in quattro parti:

- i saperi generali e tecnico-professionali necessari per insegnare oggi;

- le coordinate metodologiche suggerite dalle Indicazioni nazionali;

- il modello-format per la didattica (progettazione, organizzazione, svolgimento e riflessione) e gli strumenti per la valutazione;

- gli esempi operativi di unità di apprendimento, corredati da rubriche valutative e compiti di realtà.

Le risorse e gli strumenti offerti trovano fondamento nei modelli della nostra migliore tradizione pedagogica e della ricerca educativa più recente, richiamati per linee essenziali nell’appendice.

maggiori informazioni Insegnare nella scuola dell'infanzia

maggiori informazioni Insegnare nella scuola primaria

Nuove norme sulla privacy: i principali diritti

Il Garante per la protezione dei dati personali ha pubblicato una scheda di sintesi, a scopo divulgativo, che riassume i principali diritti previsti dal nuovo Regolamento europeo in materia di privacy.

Il Regolamento (UE) 2016/679 prevede i seguenti diritti:

  • Accesso ai dati personali:  diritto di sapere se è in corso un trattamento dei propri dati personali e, in caso affermativo, ottenere una copia di tali dati ed essere informato su: origine, destinatari, finalità, esistenza di un processo decisionale automatizzato, compresa la profilazione; periodo di conservazione; diritti previsti.
  • Rettifica, cancellazione, limitazione del trattamento, portabilità dei dati personali: possibilità di chiedere, nei casi previsti, che i dati personali siano rettificati o cancellati, o che ne venga limitato il trattamento, o trasferiti ad altro titolare, nel caso in cui il trattamento si basi su consenso o contratto stipulato, e venga effettuato con mezzi automatizzati.
  • Opposizione al trattamento: possibilità di opporsi al trattamento dei dati personali per motivi connessi alla propria situazione particolare, da specificare nella richiesta, oppure senza necessità di motivare, quando i dati sono trattati per finalità di marketing diretto.

Per esercitare tali diritti è sufficiente presentare, gratuitamente e senza particolari formalità (per esempio, tramite posta elettronica, posta raccomandata, ecc.), una richiesta al titolare del trattamento (sul sito del Garante è disponibile un modulo facsimile).

Il titolare del trattamento è tenuto entro 1 mese a rispondere alla richiesta, o a comunicare un eventuale ritardo nella risposta (la proroga non può comunque superare i 2 mesi). Se la risposta non perviene nei tempi indicati o non si ritiene soddisfacente, è possibile rivolgersi al Garante mediante un reclamo, oppure all'autorità giudiziaria.

La scheda di sintesi

Maggiori informazioni


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Sport a scuola: campionati studenteschi a.s. 2018/19

Dal 12 novembre al 5 dicembre sul portale www.sportescuola.gov.it le scuole avranno la possibilità di inserire i dati dei progetti da svolgere nell'ambito delle attività di avviamento alla proatica sportiva, e di iscriversi ai Campionati studenteschi a.s. 2018/19.

In base all’Intesa 1 agosto 2018 tra MIUR e OO.SS., è previsto per le attività di avviamento alla pratica sportiva un finanziamento di € 18.100.000,00. Ciascuna istituzione scolastica pertanto, dovrà progettare l’attività nel limite della risorsa assegnata, calcolata moltiplicando il parametro di base per il numero delle classi in organico di diritto.

Con nota 8 novembre 2018 prot. n. 4614 il Miur comunica che i dirigenti scolastici, per garantire la regolare partecipazione ai Campionati Studenteschi, dovranno seguire le sotto elencate indicazioni:

  • inserimento dati relativi al numero di docenti e alunni coinvolti e al caricamento della delibera di costituzione del Centro Sportivo Scolastico – CSS (Step 1);
  • inserimento del progetto da svolgere (Campionati Studenteschi e/o altro progetto) (Step 2);
  • inserimento delle discipline sportive a cui partecipa l’istituto (Step 3);
  • caricamento massivo degli alunni partecipanti alle discipline sportive preventivamente  inserite, tramite file in formato CSV/XLS (Step 4);
  • associazione dei partecipanti alle discipline (step 5): va effettuata tassativamente entro 7 giorni prima della data di partecipazione alla manifestazione provinciale della disciplina interessata; da quest’anno scolastico la partecipazione alla fase provinciale è consentita esclusivamente agli studenti iscritti nell’elenco atleti che produrrà il portale (modello B).

Alla suddetta nota sono allegati il Progetto Tecnico contente le modalità di partecipazione ai Campionati Studenteschi e le relative indicazioni organizzative.

L’attività di avviamento alla pratica sportiva potrà essere svolta anche dalle istituzioni scolastiche che non partecipano ai Campionati Studenteschi, purché aderiscano (step.2) ad un progetto nazionale o a un progetto di attività motoria approvato dagli organi collegiali e caricato nel portale www.sportescuola.gov.it entro il 5 dicembre 2018.


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Ricostruzione di Carriera


Per rispondere ai bisogni complessi degli operatori della scuola, che spesso non hanno vite lavorative lineari, Tecnodid presenta Carriera Scuola, un software per lo sviluppo e il controllo delle ricostruzioni di carriera, ad uso sia di persone singole che di enti e associazioni di categoria.

Per utilizzarlo basta la sola connessione a internet: nessun programma da installare e nessuna manutenzione, in quanto gestito direttamente da Tecnodid. Con l’inserimento di poche informazioni anagrafiche e relative al servizio pre-ruolo e di ruolo, il software sviluppa la carriera del personale del comparto scuola (compresi gli insegnanti di religione ed i passaggi di ruolo con relativa temporizzazione) e definisce gli inquadramenti retributivi.

Restituisce la riproduzione del decreto di ricostruzione come dovrebbe essere, in modo da poter controllare la correttezza del provvedimento ufficiale, e visualizza i possibili passaggi di gradone futuri. Saranno poi implementate funzioni previdenziali, come la determinazione della prima data teorica per il perfezionamento del diritto a pensione.


per maggiori informazioni




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Autorizzazione Tribunale di Napoli n. 65 del 20/12/2016

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