Scuola7 20 marzo 2017, n. 35

Scuola7

la settimana scolastica

20 marzo 2017, n. 35


In questo numero parliamo di:

La strategia del MIUR per la scuola digitale (A. Prontera)

SNV, visite esterne alle scuole: si riparte? (P. Davoli)

La formazione: farla bene non è facile (M. Spinosi)

Sulle orme dei neoassunti (L. Zauli)

Orientamento: stanziati 40 milioni

Carta del docente: istruzioni per la rendicontazione

Educazione all’imprenditorialità: nuovo bando PON

Commissioni Esami di Stato nelle zone terremotate

Corsi di specializzazione per il sostegno


Settimanale di informazione scolastica.

© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diAgenda digitale?
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La strategia del MIUR per la scuola digitale

Angelo PRONTERA

… la lunga marcia

Correva l’anno 1985 quando fu avviato nel nostro Paese il Piano Nazionale dell’Informatica (PNI) che prevedeva l’istituzione di laboratori multimediali e l’alfabetizzazione dei docenti delle discipline scientifiche, seguito, a distanza di poco più di un decennio, dal Programma di Sviluppo Tecnologie Didattiche (PSTD 1997/2000) emanato dal ministro Berlinguer, che diede un nuovo impulso al digitale scolastico italiano attraverso il quale comincia ad affermarsi la convinzione di una alfabetizzazione digitale estesa ai tutti i docenti di tutte le discipline.

Al PSTD è seguito il Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD), la cui prima fase fu avviata nel 2008 e la seconda nel 2012. Ma è solo con la pubblicazione della L. 107/2015 che prende corpo quella che possiamo definire la terza fase del Piano Nazionale Scuola Digitale, a seguito della quale “le istituzioni scolastiche promuovono, all’interno dei piani triennali dell’offerta formativa e in collaborazione con il MIUR, azioni coerenti con le finalità, i princìpi e gli strumenti previsti nel Piano nazionale per la scuola digitale”.

Piano Nazionale Scuola Digitale e formazione

Il PNSD vero e proprio, previsto dal c. 56 dell’articolo unico della Legge 107/2015, è stato approvato dal Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca con decreto 851/2015. Un vero e proprio “terremoto digitale scuote la scuola italiana”, dirà il prof. Paolo Ferri[1]. Com’è noto, si tratta di un piano operativo quinquennale (2015-2020), articolato in 35 azioni, la cui idea forte, così come annunciato dallo stesso ministro Giannini durante la sua presentazione, è la tecnologia al servizio degli apprendimenti.

Insomma un massiccio investimento nella digitalizzazione della scuola italiana senza precedenti: 600 milioni sulle infrastrutture e 400 sulle nuove competenze, la formazione del personale, il monitoraggio e le misure di accompagnamento. Un piano fondato su una digitalizzazione leggera e su un grande investimento sulla formazione; si pensi agli oltre 8.000 animatori digitali (uno per ogni scuola), al team per l’innovazione, alle esperienze di formazione all’estero riservata a docenti “con forte propensione all’innovazione e alla cultura digitale”, sino alla formazione degli stessi dirigenti scolastici e DSGA. Successivamente, sarà il Piano per la formazione dei docenti (2016-2019), approvato con DM 797/2016, che costituirà lo strumento principale per attuare tutte le azioni del PNSD, soprattutto per ciò che concerne le competenze digitali del 21° secolo.

Investire sulle competenze digitali

A distanza di quasi un anno e mezzo da quando il PNSD era solo un documento programmatico, oggi è un piano di lavoro per l’innovazione digitale della scuola italiana che ha costituito un cambiamento di paradigma culturale, in quanto con il PNSD anche l’Italia si è dotata di una policy strutturale pluriennale per innovare la scuola dal punto di vista del digitale e con risorse finanziarie significative dedicate (Sabrina Bono, Capo Dipartimento Miur)[2].

Tuttavia un programma così complesso e ambizioso - secondo Nello Iacono, presidente di Stati Generali dell'Innovazione - ha necessità di basarsi su un quadro chiaro di bilanciamento tra coordinamento centrale e autonomia locale progettuale e attuativa, agevolata da strumenti e processi digitali che superino l’ingolfamento burocratico e mirino a semplificare le azioni specifiche in carico alle scuole.

Probabilmente è anche uno dei nodi sui quali è maggiormente importante intervenire, proprio per rendere esplicito che il binomio innovazione-semplificazione è la chiave per superare inefficienze e dispendio di energie. E in questo diventa utile rivedere la scelta delle azioni avviate attraverso bandi, che in ogni caso diventano impegno burocratico ed energivoro.

La strategia del MIUR

Nei giorni scorsi il Ministero, in occasione della pubblicazione dell’avviso PON “Cittadinanza e creatività digitale”[3], organizzato in due linee d’azione (“competenze di cittadinanza digitale” e “il pensiero computazionale e la creatività digitale”), ha reso nota, attraverso un intervento di Donatella Solda[4] e Damien Lanfrey[5], la strategia per rendere la scuola il motore del Paese attraverso l’attenzione sulle competenze digitali, sempre più riconosciute come requisito fondamentale per lo sviluppo sostenibile del nostro Paese e per l’esercizio di una piena cittadinanza nell’era dell’informazione.

La strategia di viale Trastevere è quella di innovare la scuola per spingere la domanda di innovazione del Paese, poiché quando si muove la scuola si muove il Paese. L’investimento nella scuola, attraverso l’attuazione delle 35 azioni del PNSD e gli Avvisi PON, pertanto, ha il potere di trascinare la domanda di innovazione del Paese. Queste le convinzioni dei due esperti del MIUR per superare quella carenza generalizzata di competenze digitali di base, figlia di quel divario strutturale che l’Italia si porta dietro da anni e che gli sforzi degli ultimi Governi non sono ancora riusciti a colmare.

Nonostante il massiccio intervento sul digitale l’Italia resta agli ultimi posti della classifica DESI

Mentre veniva approvato l’Avviso PON “Cittadinanza e creatività digitale”, nella stessa giornata (3 marzo 2017) la Commissione europea, con un comunicato stampa[6], pubblicava i risultati del DESI (Digital Economy and Society Index), l'indice di digitalizzazione dell'economia e della società del 2017, uno strumento che illustra la prestazione dei 28 Stati membri in una varietà di settori che vanno dalla connettività e le competenze digitali alla digitalizzazione delle imprese e dei servizi pubblici.

Dall'indice di digitalizzazione dell'economia e della società del 2017 si evince che l'UE registra dei progressi, ma il divario tra i paesi all'avanguardia nel digitale e i paesi che registrano le prestazioni meno soddisfacenti è ancora troppo ampio (il divario digitale tra il primo e l'ultimo classificato è 37 punti percentuali).

Danimarca, Finlandia, Svezia e Paesi Bassi rimangono in testa alla classifica del DESI di quest'anno, seguiti da Lussemburgo, Belgio, Regno Unito, Irlanda, Estonia e Austria. I 3 paesi più digitalizzati dell'UE sono anche in testa alla classifica mondiale, superando la Corea del Sud, il Giappone e gli Stati Uniti.

Nonostante alcuni miglioramenti, vari Stati membri, tra cui Polonia, Croazia, Italia, Grecia, Bulgaria e Romania, sono ancora in ritardo in termini di sviluppo digitale rispetto alla media dell'Unione.

L'Italia, attestandosi al 25° posto su 28 paesi (seguita solo da Grecia, Bulgaria e Romania), nel DESI 2017 è ancora in ritardo in termini di sviluppo digitale rispetto alla media dell'Unione, collocandosi, così, nel gruppo di paesi a bassa performance[7].

Angelo Prontera

[1] Paolo Ferri è professore associato di Teoria e tecniche dei nuovi media e Tecnologie didattiche presso l’università Bicocca di Milano, dove dirige il LISP (laboratorio informatico di sperimentazione pedagogica) e l’Osservatorio nuovi media NuMediaBios. https://www.agendadigitale.eu/cittadinanza-digitale/un-terremoto-digitale-scuote-la-scuola-italiana-che-cosa-ci-aspetta/

[2] “Piano scuola digitale, a che punto siamo. MIUR: “65% delle azioni avviate, 500 mln investiti”, di Sabrina Bono, Capo Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali del MIUR, in Annual Report 2016, pagg. 251-253, in FPA (Forum Pubblica Amministrazione). La consultazione degli articoli del forum è gratuita, ma è necessario essere iscritti alla community di FPA: https://profilo.forumpa.it/it/benvenuti-su-profilo-forumpa-it/

[3] http://www.istruzione.it/pon/avviso_cittadinanza-creativita.html

[4] Dirigente dell’Ufficio di gabinetto del MIUR, già membro della Segreteria Tecnica del Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca.

[5] Consulente MIUR e collaboratore del Consigliere del Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca.

[6] “Quanto è digitale il tuo paese? L'Europa ha fatto dei progressi ma non ha ancora colmato il divario digitale”, Bruxelles, 3 marzo 2017, http://europa.eu/rapid/press-release_IP-17-347_it.htm

[7] Italy – Digital Economy and Society Index 2017 in https://ec.europa.eu/digital-single-market/en/scoreboard/italy

SNV, visite esterne alle scuole: si riparte?

Paolo DAVOLI

I tam-tam hanno cominciato a battere da qualche tempo: la macchina Invalsi ha ancora il motore caldo per le visite esterne 2016 appena concluse, e già è cominciata la preparazione di quelle previste per la primavera 2017.

Come si svolge la visita esterna?

Di cosa parliamo? Il DPR 80/2013, nell’istituire il Sistema Nazionale di Valutazione (SNV), prevede che, accanto all’autovalutazione delle scuole, si collochi una valutazione “sul campo”, condotta da Nuclei di Valutazione Esterna (NEV). La valutazione esterna serve alle scuole per ri-definire i Piani di miglioramento in base agli esiti dell'analisi effettuata dai Nuclei. Si tratta di un antidoto alla possibile autoreferenzialità dell’autovalutazione, uno “specchio” per le scuole, che possono svolgere una “riflessione” (appunto, nello specchio) sulle priorità ed obiettivi di miglioramento scaturiti dalla propria autovalutazione. La scuola viene “letta” da uno sguardo esterno nel corso di una visita che dura tre giorni. Gli sguardi esterni in effetti sono tre, quello del dirigente tecnico (ispettore) coordinatore del nucleo, quello del “profilo A” (dirigente scolastico o docente esperto) e quello del “profilo B” (esterno alla scuola, ma esperto di ricerca sociale e organizzazioni formative).

Dopo avere esaminato la documentazione, durante i tre giorni il NEV incontra oltre 70 persone tra docenti, genitori, studenti, oltre naturalmente al dirigente e il suo staff, e si forma un’idea sui punti di forza e di debolezza della scuola, che sintetizza in un giudizio sulle quattro aree degli esiti e le sette aree dei processi del RAV, servendosi delle stesse rubriche. La scuola può quindi “riflettersi” in questo  sguardo, confrontando i propri giudizi con quelli del Nucleo esterno, che fornisce anche suggerimenti sulle priorità ed obiettivi di processo scelti dalla scuola per il proprio miglioramento (condiviso, parzialmente condiviso, da rivedere, suggerito ex novo dal NEV).

Le luci: un successo non scontato

Le visite esterne, è questa la percezione diffusa, sono andate bene, molto bene. Hanno convinto valutati e valutatori. Dopo le ansie iniziali per scuola e dirigente, il dialogo professionale diventa un momento di opportunità per la scuola, che si sente presa in considerazione. È quello che succede quando si incontrano persone, e non ruoli. Per questo motivo la visita è necessaria, e i soli documenti non bastano: “Mi sembra una scuola diversa da quella letta nei documenti”, ha commentato un “profilo A” al termine di una visita. Le scuole visitate, in genere, hanno capito questa logica, per il miglioramento e non per la classificazione. "Se avessi saputo che le visite esterne erano così, l’avrei chiesta io”, ha detto una dirigente. Qualche scuola non visitata: “Perché loro sì e noi no?”.Non tornate?” chiedevano diversi dirigenti e docenti, segno che questa pratica di miglioramento ha bisogno di forme di continuità successive. 

Ad esempio, in Emilia-Romagna sono state fatte alcune analisi preliminari sulle scuole visitate. Solo nel 5% dei casi il giudizio dei NEV in un’area è significativamente diverso dal RAV (di 2 o 3 livelli su sette); nel 95% dei casi il giudizio del NEV corregge in più o in meno di un livello quello della scuola o lo conferma. Nelle pratiche di inclusione, addirittura, i NEV danno tendenzialmente giudizi migliori di quelli di autovalutazione delle scuole, e spesso anche nell’area dei rapporti col territorio. Questo significa che, a giudizio dei valutatori esterni, le scuole in genere “ci hanno preso”, hanno fatto autovalutazioni equilibrate e mediamente centrate.

Ma attenzione: i NEV non hanno “largheggiato” nei giudizi, né hanno banalmente ricalcato i giudizi del RAV, ma sono entrati nel merito; ad esempio solo tre scuole si erano assegnate un giudizio di “eccellente” in un’area, giudizio che è stato per tutte e tre abbassato dal NEV, mentre altre tre scuole si sono viste assegnare il giudizio “eccellente” in un’area in cui si erano date un’autovalutazione inferiore. Le aree dove le correzioni di giudizio sono state maggiori sono Curricolo e Ambienti di apprendimento: questo deve farci riflettere, perché indica una minore capacità di autovalutazione delle scuole proprio nelle aree centrali dell’azione quotidiana in classe.

Dove i NEV sono intervenuti con correzioni più significative è nella condivisione o meno di priorità ed obiettivi di processo per il miglioramento: per il 40%, infatti, sono non confermati o suggeriti ex novo. Il giudizio dei NEV, quindi, è anche qui positivo per il 60%, ma non in modo così esteso come per le rubriche di autovalutazione. Questo suggerisce che le scuole fanno più fatica a passare dall’autoanalisi all’identificazione delle azioni necessarie in termini di priorità, traguardi, obiettivi di processo coerenti e ben strutturati. 

Le ombre: ci vediamo tra vent’anni?

Le scuole visitate in Italia nel 2016 sono state il 4% del totale: queste scuole - se il quadro delle risorse non cambia - riceveranno la prossima visita dopo il 2040. Ha senso? Non avrebbe senso condurre queste attività nell’ordinario? Come ordinaria deve diventare la valorizzazione dei docenti e la valutazione dei dirigenti scolastici. La domanda che tutti ci poniamo è: quando andremo a regime? La sfida sembra quella di creare una platea allargata di figure di scuola (ispettori, dirigenti e docenti) che valutano le scuole pur continuando a viverne la quotidianità.

Il sistema è oggettivamente sottodimensionato, e a questo non può supplire il grande sforzo organizzativo di Invalsi. In Francia il corpo ispettivo è composto di 3.700 unità, mentre in Italia l’organico degli ispettori è di 192 unità, e quelli effettivamente in servizio sono molti meno. Il bilancio a disposizione dell’Invalsi è un decimo di quello dell’Ispettorato olandese, e l’Olanda è più piccola della Lombardia.  Come dicevano i nostri nonni, non si possono fare le nozze coi fichi secchi.

Ispettori: nuovi compiti, vecchi organici

La realtà è che il legislatore, dal DPR 80/2013 alla legge 107/2015, ha giustamente immaginato nuovi compiti per il corpo ispettivo (oltre a quelli tradizionali di ricerca, supporto all’autonomia scolastica ed ispezioni vere e proprie), tarati sull’area strategica della valutazione: valutazione delle scuole, valutazione dei dirigenti scolastici, presenza nei comitati per la stesura dei criteri di valorizzazione dei docenti, visite ai docenti che non superano il primo anno di prova, ecc. Ma il legislatore si è dimenticato che non si recupera il gap con le altre nazioni europee se non si fanno investimenti importanti in risorse umane.

Non servono più soldi di quelli che già si spendono: bisogna solo spenderli per le cose giuste. Basti pensare che l’esame di maturità, che nella bozza di decreto attualmente in discussione diventa ancor più autoreferenziale, costa 150 milioni di euro, per produrre risultati sostanzialmente già noti prima del suo svolgimento. Ne basterebbero la metà per ridare fiato all’asfittico bilancio dell’Invalsi ed avvicinare il numero degli ispettori italiani alle dimensioni europee (aumentando, contestualmente con gli ispettori, il controllo esterno sugli esami). Esempi come questi se ne possono fare molti. Utopia?

Paolo Davoli

Orientamento: stanziati 40 milioni

Il quarto dei 10 bandi PON per una scuola più aperta, inclusiva e innovativa consentirà alle scuole secondarie di I e II grado di organizzare iniziative per far conoscere agli studenti l’offerta formativa di scuole e università, e orientare la scelta di chi sta per iscriversi. Presentazione dei progetti dal 27 marzo 2017 al 18 maggio.

L’orientamento scolastico è fondamentale per educare i ragazzi riconoscere le loro inclinazioni, e quindi a fare scelte consapevoli; è essenziale per prevenire e contrastare la dispersione e l’abbandono scolastico.

Il bando PON da 40 milioni dedicato all’orientamento prevede l’organizzazione di incontri tematici, ma anche momenti di confronto fra pari con i ragazzi della secondaria di secondo grado, che potranno fare da tutor ai più piccoli raccontando la loro esperienza, o con gli studenti universitari, che potranno raccontare ai maturandi la loro vita all’università e come hanno effettuato le loro scelte.

Sono inoltre previsti laboratori di sviluppo delle vocazioni, di educazione alla scelta e presa di coscienza del sé, laboratori di orientamento presso le università e gli Istituti Tecnici Superiori, in cui si potranno fare esperienze dirette per capire il funzionamento del mondo accademico e dell’istruzione superiore.

Infine si potranno attivare percorsi di conoscenza del mercato del lavoro e delle innovazioni dell’economia, nonché percorsi volti all’avvicinamento degli studenti alle discipline scientifiche, con approfondimenti dedicati e accesso ai laboratori delle università.

Le istituzioni scolastiche potranno presentare le proprie proposte progettuali dalle ore 10.00 del 27 marzo alle ore 15.00 del 18 maggio 2017. Ciascuna scuola potrà ricevere fino a un massimo di 18mila euro per la realizzazione di moduli di orientamento della durata di 30 ore.


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Carta del docente: istruzioni per la rendicontazione

Il Miur ha fornito ulteriori istruzioni operative sull’utilizzo e la rendicontazione della carta del docente, in particolare sulla possibilità di recedere dalla richiesta di rimborso delle spese effettuate nel periodo settembre - novembre 2016, e poter quindi disporre dell’intera somma di euro 500 prevista per l’a.s. 2016/17.

Attraverso l’applicazione web cartadeldocente.istruzione.it, all’atto della registrazione, i docenti hanno avuto la possibilità di ottenere il rimborso delle spese già sostenute tra settembre e novembre 2016 nell’ambito della somma complessivamente prevista (500 euro) per il corrente anno scolastico, con una corrispondente riduzione della somma ancora spendibile.

A tal fine l’applicazione consente di generare un’autodichiarazione delle somme già spese nel predetto periodo, con l’indicazione degli ambiti relativi ai beni e ai servizi acquistati. Con nota 10 marzo 2017 prot. n. 5314 il Miur comunica che è possibile generare la suddetta dichiarazione improrogabilmente fino al 28 aprile 2017. Dopo   tale data non sarà più possibile richiedere il rimborso di quanto già speso   e la relativa funzionalità non sarà più disponibile.

Tenuto conto delle numerose richieste pervenute dai docenti di poter recedere dalla richiesta di rimborso già presentata, e di poter quindi   disporre dell’intera  somma  di  euro  500 prevista per l’anno scolastico 2016-2017, con la suddetta nota il Miur ha trasmesso un apposito modulo da   utilizzare ai fini della richiesta.

Il docente che abbia manifestato la volontà di richiedere il rimborso dovrà recarsi, entro e non oltre il 20 maggio 2017, presso la segreteria della scuola di servizio o, per i docenti che prestino servizio in altri uffici, presso una qualsiasi istituzione scolastica, esibendo la stampa dell’autodichiarazione e gli scontrini e/o fatture relativi alle spese per le quali si chiede il rimborso.

Il docente che intende, invece, ritirare l’istanza di rimborso già presentata, deve recarsi presso la segreteria della scuola di servizio o, qualora prestino servizio in altri uffici, presso quella di un’istituzione scolastica, e consegnare il modulo allegato alla suddetta nota, debitamente compilato e sottoscritto. La volontà di ritirare l’istanza di rimborso può essere riferita unicamente all’intero importo e non può essere parziale.

A seguito della consegna del predetto modulo, la scuola provvede alla registrazione dell’informazione sull’applicazione SIDI “Carta del Docente” - “Gestione delle autodichiarazioni” e, al termine delle operazioni ivi previste, la disponibilità della somma prevista per l’anno scolastico 2016-2017, pari ad euro 500, è ripristinata per intero.

Tramite le apposite funzionalità presenti nell’applicativo, le istituzioni scolastiche possono gestire la rendicontazione delle somme spese nel periodo settembre - novembre 2016. In particolare: visualizzazione e presa in carico della pratica, gestione delle autodichiarazioni e validazione delle spese. Le su descritte operazioni devono essere effettuate entro il 15 giugno 2017. Scaduto tale termine, tutte le pratiche non lavorate sono chiuse d’ufficio e l’intero importo dell’istanza di rimborso è considerato quale “spesa non rendicontata”, e quindi non rimborsabile, e recuperata dalla disponibilità di 500 euro complessive per l’anno scolastico 2016/2017.

All’esito delle attività delle istituzioni scolastiche, la società di gestione SOGEI provvede all’aggiornamento del Portafoglio personale dei docenti ed all’invio delle informazioni necessarie alla società Consap per il rimborso delle spese. L’istituzione scolastica, dopo aver ricevuto il rimborso da parte di CONSAP, dovrà provvedere ad erogare le suddette somme ai docenti che hanno presentato la richiesta.


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Utilizza con noi la tua Carta del docente

La nuova piattaforma “Carta del docente”, predisposta dal Miur, permette agli insegnanti di spendere l'importo annuale di 500 euro generando buoni di spesa elettronici, che possono essere utilizzati, fra l’altro, per prodotti e servizi erogati da enti accreditati Miur.

Tecnodid editrice è Ente di formazione accreditato presso il Ministero dell’Istruzione (D.M. 26/07/2007, conforme ai requisiti previsti dalla Direttiva 170/2016) e regolarmente registrato sulla nuova piattaforma. Scopri cosa puoi acquistare con la tua Carta:

Come spendere con noi la tua Carta del docente:

  • collegati alla piattaforma cartadeldocente.istruzione.it;
  • effettua l’accesso con le credenziali SPID;
  • vai alla pagina "crea buono" accessibile dal menu;
  • scegli se acquistare di persona o online presso Tecnodid;
  • scegli il prodotto/servizio che desideri acquistare;
  • inserisci l'importo del buono corrispondente al prezzo del prodotto/servizio che vuoi acquistare;
  • il buono creato sarà accompagnato da un codice identificativo che potrai salvare sul tuo dispositivo o stampare per utilizzarlo online o presentarlo a noi per ottenere il prodotto/servizio desiderato.

La formazione: farla bene non è facile

Molte risorse, tanti stimoli culturali, buoni suggerimenti metodologici… ma poi?

Mariella SPINOSI

Nel recente passato, tra i punti di debolezza del nostro sistema di aggiornamento professionale, abbiamo sistematicamente evidenziato la scarsità di fondi dedicati e la mancanza di obbligatorietà.

La legge 107/2015 cerca di risolvere tali criticità. Il comma 124 “sancisce”, per gli insegnanti di ruolo, il principio della formazione in servizio come azione “obbligatoria, permanente e strutturale” ed impone, contestualmente, alle scuole di inserire nel PTOF proposte formative non solo per i docenti, ma per tutto il personale della scuola (comma 12).

Anche se l’obbligatorietà non si estende, con un preciso atto legislativo, ai dirigenti scolastici (DS) e al personale amministrativo (ATA), di fatto essi sono, allo stesso modo, sollecitati da articolate proposte e da importanti risorse economiche.

Le risorse destinate ai docenti

Per sostenere la formazione continua dei docenti e per valorizzare le loro competenze professionali vengono messi a disposizione 387 milioni di euro (comma 121). È la Carta elettronica che consente ad ogni docenti di fruire annualmente di 500 euro. A decorrere dall'anno 2016 vengono aumentati i finanziamenti anche alle scuole per permettere attività formative mirate. Il comma 125 fa riferimento a 40 milioni di euro annui, cui potranno anche aggiungersi fondi PON ad hoc.

Il Piano nazionale di formazione per i docenti (presentato il 3 ottobre 2016 e tradotto nel DM 19 ottobre 2016, n. 767) fornisce gli strumenti culturali ed operativi per facilitare le scuole ad organizzare percorsi che siano congruenti con le esigenze della comunità professionale e ad indicare strategie per il miglioramento degli esiti formativi degli studenti. Al punto 9 del documento uno schema analitico dà conto delle fonti di finanziamento e della ripartizione delle risorse nel triennio 2016-2019 distinguendo tra: azioni di sistema, la cui titolarità resta a carattere nazionale; azioni promosse dalle reti di ambito territoriale per la realizzazione dei progetti delle scuole autonome; azioni ad indirizzo nazionale sulle priorità, con ricaduta sulle scuole e sugli ambiti e in sinergia con la progettazione territoriale.

L’insieme delle proposte sembra voglia temperare lo spirito liberista della Card facendo emergere la necessità di una nuova governance territoriale che conferma la centralità della scuola, ma con l’occhio sempre attento alle responsabilità nazionali.

Le risorse destinate ai DS e al personale ATA

Una parte della formazione viene finanziata anche con la legge 440. Il 1° settembre 2016 il DM n. 663 dà conto dei fondi per i dirigenti scolastici e per il personale amministrativo. Ai primi sono riservati: un milione di euro per potenziare le competenze professionali (art. 24) sulle innovazioni introdotte dalla legge 107/2015; ulteriori 600 mila euro per progetti di formazione sulla valutazione (art. 27). Per i secondi l’art. 25 individua 2 milioni e 300 mila euro per iniziative volte a garantire una gestione efficace dei servizi.

Per orientare maggiormente le scelte dei dirigenti, di cui all’art. 24, un decreto direttoriale del 22 dicembre 2016 (n. 1441) ed una contestuale nota esplicativa (prot. n. 40586) dettano le condizioni, suggeriscono i modelli e selezionano alcuni contenuti. La stessa cosa avviene per orientare le scuole nell’utilizzo dei 2 milioni e 300 mila euro assegnati al personale amministrativo (decreto prot. n. 1443 e nota esplicativa n. 40587, anch’essi emanati il 22 dicembre 2016).

Contestualmente i DS e gli ATA sono anche destinatari di percorsi formativi compresi nelle azioni di sistema. Un esempio sono quelli in sinergia con il Piano Nazionale Scuola Digitale, per la cui realizzazione sono stati riservati, ogni anno, ben 10 milioni di euro.

Modelli efficaci, personalizzazione, condivisione e reti

Sembrerebbe quindi che i problemi segnalati ripetutamente negli ultimi decenni siano oramai superati: la formazione è ora obbligatoria per gli insegnanti, è comunque molto incoraggiata per i DS e per gli ATA, ci sono cospicue risorse a disposizione.

La formazione sembra essere, finalmente, nelle agende politiche ed amministrative, tanto che nelle note ministeriali vengono messe in evidenza anche le passate criticità, auspicando che possano essere superate attraverso un’attenta progettazione delle iniziative. Si dice, per esempio, che bisogna evitare le lezioni frontali e privilegiare workshop e modelli laboratoriali, se si vuole una formazione utile. Si suggerisce di non imporre attività uguali per tutti, ma di rispettare le diverse esigenze degli insegnanti (da qui anche la Carta elettronica). Si ricorda che l’efficacia dei percorsi dipende soprattutto dalla condivisione e dallo scambio, e che lavorare all’interno di reti, territoriali e di scopo, rappresenta una condizione ineludibile.

L’elenco potrebbe continuare. Basta, però, riflettere solo su questi tre principi (modello efficace, personalizzazione, condivisione/rete), collegarli con le pratiche usuali e con i problemi delle scuole, per capire come sia difficile trasformarli in comportamenti virtuosi e ancor più farli interagire in maniera proficua.

La difficile governance

Le indicazioni non mancano. Per esempio la nota 22 dicembre 2016 prot. n. 40586, relativa al piano di formazione DS, non si limita, come nel passato, ad individuare le risorse e a dare suggerimenti generici (un tempo tratti da direttive e contratti nazionali), ma si spinge fino a proporre un modello formativo e un repertorio di nuclei tematici da approfondire. Si punta sulla ricerca-azione a partire dalla definizione del compito all’interno di ogni gruppo di dirigenti, mediamente composto da 25 componenti, dalla messa a disposizione di esperienze, dall’elaborazione di materiali e dispositivi utili fino alla validazione degli stessi.

Le Linee guida sulle reti, a suo tempo emanate con la nota ministeriale 7 giugno 2016 prot. n. 2151, forniscono istruzioni accurate su come costruire le reti ambito e di scopo, ricordando anche che esse costituiscono l’espressione massima dell’autonomia scolastica.

Non si tratta, quindi, solo di suggerimenti metodologici di professionisti esperti, ma di precise indicazioni a carattere istituzionale che, in quanto tali, hanno una ricaduta maggiormente vincolante.

Le scuole, quindi, non possono ignorarle e continuare a reiterare le consuetudini e i modelli formativi del passato, e non possono neanche sottovalutare l’importanza della rete come strumento efficace per evitare il rischio di autorferenzialità e facilitare la comunicazione tra docenti. È una nuova stagione questa in cui si cerca di offrire garanzie istituzionali, nel rispetto dell’autonomia e delle esigenze formative degli insegnanti.

Si può tenere tutto insieme ed evitare gli insuccessi?

Parliamo quindi di interazione e di responsabilità: è un concetto teoricamente accettato da tutti, ma che, per diventare concretamente utile, forse ha bisogno di un tempo ulteriore di collaudo. Occorre avere consapevolezza di ciò che serve veramente, ma contestualmente poter disporre di soluzioni adeguate. Come sono le attuali offerte formative? Come vengono selezionate? Come vengono adattate ai diversi contesti di lavoro? Come vanno a collegarsi tra di loro?

Siamo dell’avviso che una indagine formale sull’analisi dei bisogni a livello di ambito territoriale non sia sufficiente per garantire risposte adatte a tutte le domande e a tutte le situazioni di scuola. Non lo è perché le richieste sono innumerevoli e differenti, e non tutte possono essere soddisfatte in poco tempo; ma anche perché non sempre si è consapevoli di quanto costi, in termini di tempo, impegno e sacrifici, mettersi alla prova su un cammino di lavoro partecipativo. Non lo è perché alla fine bisogna render conto non con il solito questionario di customer satisfaction, ma con il lavoro prodotto e validato attraverso pratiche efficaci (es. peer assessment). Ma anche perché ci sono difficoltà effettive a trovare (o a selezionare) le offerte giuste, e dopo tanti anni di latenza formativa anche la ricerca si è assopita, e con essa lo stesso mercato. Non lo è perché è difficile tenere insieme le priorità a carattere nazionale, quelle regionali, le iniziative delle istituzioni scolastiche e le scelte autonome dei diversi soggetti.

Mettiamo pure in conto che in questa prima fase non sarà possibile evitare ridondanze, giustapposizioni (di tempi e contenuti), inconcludenze, contraddizioni ed anche… insuccessi.

È pure una questione di “tempi”

L’obiettivo di tutti è quello di non disperdere le risorse destinate alla formazione ed impegnarsi a realizzare progetti che abbiano effetti reali. Su questo versante, come abbiamo prima accennato, c’è stato un grande impegno nazionale.

Ora, però, dobbiamo fare i conti con i tempi della scuola, che, come è noto, sono strutturalmente lenti. Non è semplice, per un una comunità di pratiche, accettare una idea nuova, e decidere di metterla alla prova. Si può sperare che funzioni solo se si rispettano passaggi precisi e procedure minuziose. L’accelerazione è garanzia di sicuro insuccesso, ancor più se aumentano le decisioni da prendere o i modelli da cambiare, o se le scelte sono difficili da gestire.

È qui che entra in gioco la discrasia, mai presa seriamente in considerazione, tra i tempi della scuola e i tempi dell’amministrazione.

Si danno risorse importanti, si raccomanda di innovare totalmente i modelli formativi, di rispettare le richieste degli insegnanti (vera leva strategica per il miglioramento della scuola), di promuovere la condivisione delle migliori pratiche attraverso reti di scuole, di valorizzare le risorse professionali. Contestualmente si chiede che tutto ciò sia portato a sintesi nell’arco di pochissimi mesi. Per esempio la nota Miur 13 gennaio 2017 prot. n. 1522, che riguarda le attività formative del piano nazionale per i docenti, indicava la data del 30 settembre 2017 come limite massimo per la rendicontazione delle attività svolte (data poi prorogata al 30 ottobre con la nota 6 marzo 2017 prot. n. 9684, che allega anche alcune utili indicazioni di carattere operativo e gestionale).

Nodi da sciogliere

Le azioni istituzionali indirizzate allo sviluppo del capitale professionale, a partire dalla legge 107/2015, costituiscono, al di fuori di ogni dubbio e giudizio, una svolta significativa. Ma tutti sanno che non basta l’impegno istituzionale a determinare automaticamente un’efficace ricaduta sulle scuole. Occorre capire bene le difficoltà reali, osservare i processi e controllarne la tenuta.

Questione di “tempi”

La prima difficoltà risiede nel rapporto tra le novità da mettere in atto e i tempi limitati per la rendicontazione. Avere maggiori risorse su cui contare non costituisce l’unica garanzia per fare una buona formazione. Le innovazioni culturali e metodologiche poste in essere dalle stesse disposizioni normative hanno bisogno di tempi distesi: per effettuare scelte pensate, per la piena comprensione dei processi, per la condivisione all’interno del gruppo di lavoro, per la realizzazione di prodotti significativi. Ora, “in prima applicazione” i corsi non partono (tendenzialmente) prima del mese di marzo. Se le scuole-polo devono predisporre tutti gli atti amministrativi per inviare la rendicontazione agli Uffici Scolastici Regionali entro il 30 ottobre, il tempo risulta assai compresso, e metterà inevitabilmente a rischio il senso stesso della formazione. Perché non immaginare di rivedere le regole contabili e amministrative, e biennalizzare l’iter dei percorsi formativi, facendolo ricadere su due o tre esercizi finanziari?

Svecchiamento dell’apparato amministrativo

Allo stato attuale sembra arduo conciliare gli aspetti gestionali e contabili (tra cui sono essenziali la rendicontazione e il saldo degli acconti) con le innovazioni proposte per rendere efficaci le attività svolte. C’è un distacco che appare incolmabile tra i diversi settori dell’amministrazione dello Stato. Mentre le norme sui sistemi nazionali e sugli ordinamenti si evolvono con una certa frequenza, e sono in sintonia, quindi, con le innovazioni scientifiche e culturali, i riferimenti amministrativi restano vecchi di almeno un ventennio. Per esempio i criteri di riferimento per le attività di docenza, di direzione, organizzazione, controllo delle singole iniziative, sono affidati al Decreto Interministeriale 12 ottobre 1995 n. 326 (sono passati 22 anni).

Avviso pubblico o chiamata diretta

Ma come vengono reclutati i formatori? Con avvisi pubblici seguendo le indicazioni del nuovo codice degli appalti (D.Lgs 18 aprile 2016, n. 50)? O per chiamata diretta ed affidamento ad hoc per acclarata competenza, connessa, ovviamente, con le esigenze espresse dalle scuole? Se si procede per “avviso” sarà possibile, per esempio, affidare ruoli interni a docenti esperti e/o a gruppi di ricerca? In caso negativo si incorrerebbe in una palese contraddizione. La mancanza di utilizzo di risorse interne limita l’efficacia dello scambio delle buone pratiche che, come è noto, costituisce uno degli aspetti più significativi per la crescita professionale, ben messo in evidenza dalle note ministeriali.

La difficoltà di fare rete

Abbiamo incominciato a parlare di rete quasi 20 anni fa (DPR 275/1999). La legge 107/2015 (commi 70, 71, 72) riassume e rilancia le diverse istanze che ne hanno connotato la storia: accordi, rappresentanze, innovazione, diffusione di buone pratiche ecc. Malgrado ciò sussistono ancora difficoltà reali a rendere proficui i lavori di rete. C’è una debolezza giuridica che alcuni sindacati evidenziano per rivendicare il diritto di ogni scuola ad avere proprie risorse per la formazione. C’è una certa confusione tra i compiti delle scuole-polo: alcune mescolano le azioni amministrative e di supporto con le azioni organizzative e di indirizzo, facendosi carico di entrambe. C’è inoltre una diffusa difficoltà a portare a sintesi, con offerte adeguate, le esigenze assai differenti tra scuola e scuola, e tra tipologie di insegnanti[1].

Tali difficoltà, endemiche in questa prima fase, se non vengono prese in carico, possono mettere a rischio tutte le migliori intenzioni volte a rendere la formazione il volano indispensabile dell’innovazione e del miglioramento della scuola.

Mariella Spinosi

[1] Si rimanda alla citata nota MIUR 6 marzo 2017 prot. n. 9684, che offre alcune indicazioni utili a dirimere le molte questioni operative che stanno sorgendo in fase di prima attuazione del Piano di Formazione.

Sulle orme dei neoassunti

Lorella ZAULI

Un format giovane, ma già consolidato

La formazione dei docenti neoassunti gode di un format giovane, ma già strutturato e consolidato, che ha superato brillantemente la prova del 2015/16, con 84.000 docenti in anno di prova e formazione, assunti a seguito del piano straordinario di immissioni in ruolo stabilito dalla legge 107/2015.

Il suo impianto complessivo è stato ridisegnato in maniera significativa sia dalla citata legge 107, sia dalle norme applicative di riferimento, in particolare il DM 850/2015, che hanno cercato di dare alla formazione in ingresso una curvatura maggiormente professionalizzante, operativa, aderente al contesto e alla comunità professionale nella quale i docenti neoassunti entrano a tempo indeterminato[1]. Il nuovo modello formativo è scandito da una serie di passaggi, spesso innovativi, che spaziano dall’osservazione reciproca a una formazione di taglio laboratoriale, fino alla costruzione di un portfolio digitale, su piattaforma dedicata di INDIRE.

Dati e informazioni in tempo reale

Proprio INDIRE, del cui contributo tecnico e di ricerca si avvale il MIUR (Direzione Generale per il personale scolastico) per quanto riguarda la parte online, ha aperto il 15 marzo un nuovo servizio informativo sul progress dell’anno di formazione 2016/17 (http://neoassunti.indire.it/2017/news_09.html), che aggiorna con cadenza quindicinale una serie di dati esplicativi sull'uso dell'ambiente online, in grado di rappresentare quello che in quel momento sta accadendo nell'ambiente digitale. Il cruscotto rappresenta in una forma grafica chiara e immediata una linea del tempo verticale, che descrive lo stato dell’arte dei documenti in lavorazione o già compilati: principalmente le esperienze del curriculum formativo, i bilanci delle competenze iniziali e finali, le attività didattiche caricate in piattaforma, che compongono la parte più corposa del documento con il quale il docente si presenterà poi davanti al comitato di valutazione. L’informazione potrebbe anche giocare un ruolo non secondario di rassicurazione nei confronti dei neoassunti più ansiosi, nel momento in cui essi verificano in corso d’opera di non essere gli unici a non avere ancora completato tutto il percorso.

I neoassunti: fonte di ispirazione per il Piano di formazione dei docenti 2016/19

Non saranno passate inosservate le varie analogie fra la formazione dei neoassunti e il Piano di formazione docenti 2016/19, che da questa ha tratto vigorosa e significativa ispirazione. Un sintetico parallelismo fra i due piani[2] può aiutarci anche a fare il punto sul primo, inquadrandolo nella cornice sistemica verso la quale si sta indirizzando la formazione permanente, strutturale e obbligatoria, di cui al comma 124 della Legge 107/2015. Vediamo le principali analogie:

 

Formazione neoassunti

Piano di formazione docenti

La rilevazione dei bisogni

Partendo dal bilancio delle competenze in ingresso e dal patto per lo sviluppo professionale siglato con il dirigente scolastico, il neoassunto individua e segnala all’Amministrazione il proprio bisogno formativo.

Non si parte dal nulla, ma da una rilevazione dei bisogni realizzata a livello di ambito e coerente con le nove priorità del Piano di formazione.

Una formazione laboratoriale

Non si tratta più, per i docenti, di frequentare una serie di incontri frontali di carattere generale, ma di essere co-costruttori del proprio percorso formativo. Gli incontri hanno un taglio laboratoriale e sono composti da un numero adeguato di corsisti (orientativamente non più di 30).

Si supera il carattere frontale della formazione, privilegiando una dimensione seminariale e operativa, anche per gruppi di formazione-ricerca-approfondimento differenziati.

Esperti con competenze operative e professionalizzanti

I laboratori formativi sono condotti da esperti provenienti dal mondo della scuola e comunque con competenze di tipo operativo e professionalizzante, reperiti tramite avvisi pubblici dalle scuole-polo.

Le attività formative sono gestite da esperti o da tutor appositamente individuati. Le scuole-polo capofila della formazione favoriscono la costituzione di elenchi territoriali di esperti e formatori, tramite avvisi pubblici, cui attingere per la gestione delle iniziative formative.

Il portfolio professionale

Il portfolio elaborato su piattaforma INDIRE raccoglie e documenta diversi aspetti del proprio passato e presente professionale, e funge da meta-riflessione e da volano per il prosieguo della carriera professionale del docente.

È previsto che ogni docente realizzi un proprio portfolio professionale, comprendente la propria storia formativa, l’anagrafe della professionalità, il bilancio di competenze e altri elementi di documentazione dell’attività.

L’unità formativa

Il neoassunto è tenuto a svolgere 50 ore di formazione, suddivise fra incontri in presenza, attività di peer to peer con il proprio tutor e attività online. Un confronto con una Unità Formativa standard (cioè simile al CFU universitario) mostra che le 50 ore possono essere ricondotte a un impegno complessivo di 2 unità formative.

L’obbligatorietà della formazione non si traduce in un numero di ore da svolgere ogni anno, ma piuttosto nel rispetto del contenuto del Piano; tuttavia l’unità formativa di cui al DM 797/2016 può ispirarsi ai CFU, che prevedono un riconoscimento di impegno complessivo pari a 25 ore, variamente modulate (si veda la pag. 67 del Piano per la formazione docenti 2016/19).

 

Il tutor: un ruolo importante, da valorizzare

Una figura fondamentale nel percorso degli insegnanti neoassunti è senza dubbio quella del tutor, al quale sono affidati compiti di accompagnamento, supporto, facilitazione, collaborazione, sostegno, condivisione, e al quale lo stesso DM 850/2015 stabilisce che sia riconosciuto un compenso economico, suggerendo, in caso di positivo svolgimento della funzione, che possa essere valorizzato nell’ambito dei criteri di cui all’art. 1, comma 127, della legge 107/2015. Questo collega esperto, non necessariamente più “anziano” (la ricca e diffusa varietà di esperienze professionali non sempre coincide con l’età o con gli anni di insegnamento), merita davvero di essere valorizzato: professionalmente, socialmente, economicamente, in virtù di un ruolo ampio, complesso, stratificato, non valutativo in senso stretto, in ideale continuità con l’antenato etimologico del termine tutor, da “tueri” = proteggere. Per rafforzarne la funzione strategica, alcune università italiane hanno programmato e organizzato, in questi mesi, corsi di formazione permanente sulla figura e i compiti del tutor. Ci auguriamo che possa divenire in un futuro prossimo una riconosciuta professionalità di sistema, di coordinamento e di supporto alla comunità professionale.

Lorella Zauli

[1] L’Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia Romagna ha dedicato a questo tema un numero monografico della Rivista online “Studi e documenti”, dal titolo “Il periodo di formazione e prova dei docenti neoassunti nell’a.s. 2015-16: un anno vissuto intensamente”, reperibile al link http://istruzioneer.it/studi-e-documenti-home/studi-e-documenti-152016-il-periodo-di-formazione-e-prova-dei-docenti-neoassunti-nella-s-2015-16-un-anno-vissuto-intensamente/

[2] Si veda la nota Miur n. 9684 del 6 marzo 2017, commentata, sul numero n. 34 di Scuola7, da Chiara Brescianini.

Educazione all’imprenditorialità: nuovo bando PON

Fornire agli studenti percorsi di educazione all’imprenditorialità, all’imprenditività e all’autoimpiego: questo l’obiettivo del bando PON da 50 milioni per progetti che propongano la conoscenza del “fare impresa” in tutte le sue forme, fondamentale per il percorso di crescita e le prospettive lavorative. Presentazione dei progetti entro dell’11 maggio.

Il bando è volto ad aiutare gli studenti a sviluppare il loro spirito d’iniziativa, e a promuovere la cultura di impresa intesa anche e soprattutto come educazione al fallimento e al successo, nonché allo sviluppo di competenze organizzative, dalla capacità di lavoro di squadra, alla capacità di pianificazione e comunicazione.

Le proposte dovranno essere caratterizzate da contenuti pratici e da approcci innovativi che superino la didattica frontale e che prevedano un coinvolgimento attivo del territorio d’appartenenza degli istituti.

Il bando potrà essere l’inizio di un percorso per la nascita di startup studentesche, in quanto costituisce il punto di partenza di un percorso più ampio che si articolerà in tre fasi:

  • la prima, quella specificatamente finanziata dal bando, sarà mirata al più ampio coinvolgimento  possibile della comunità studentesca all’interno della scuola, per percorsi di educazione all’imprenditorialità;
  • la seconda fase, denominata “apertura territoriale”, si realizzerà, in sinergia con gli attori produttivi o istituzionali e del mondo dell’innovazione, attraverso momenti di collaborazione, progettazione, co-progettazione e competizione (es. hackathon) tra studenti emersi dalla prima fase;
  • la terza fase, denominata “percorsi di accelerazione”, sarà rivolta a studenti emersi dalla seconda fase, che saranno coinvolti in percorsi di incubazione e accelerazione delle proprie idee all’interno di imprese o attraverso l’affiancamento da parte di professionisti.

I progetti si potranno presentare dalle 10.00 del 22 marzo 2017 alle 15.00 dell’11 maggio 2017. Ad ogni progetto vincitore verrà assegnato un massimo di 18.000 euro. Verranno finanziate le proposte di circa 3 mila scuole.


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Commissioni Esami di Stato nelle zone terremotate

Nelle scuole colpite da eventi sismici delle regioni Abruzzo, Lazio, Marche, Umbria, l’esame si svolgerà con commissioni tutte interne e presidente esterno. La formazione di dette commissioni sarà disciplinata con apposita ordinanza. Il Miur ritrasmette l’elenco delle istituzioni scolastiche interessate, alla luce delle segnalazioni pervenute da parte degli UU.SS.RR.

Con la circolare n. 2/2017 il Miur ha fornito, tra l’altro, disposizioni per la formazione delle commissioni di esame di Stato del secondo ciclo nelle scuole delle zone colpite dal terremoto, ovvero negli istituti di istruzione secondaria di secondo grado, statali e paritari, che hanno sede nei comuni delle regioni colpite dagli eventi sismici del 24 agosto 2016 e del 26 e 30 ottobre 2016.

La circolare reca in allegato un elenco (Allegato A) con indicazione delle scuole interessate, ed è stato chiesto ai competenti Direttori degli UU.SS.RR. di segnalare con urgenza, tramite PEC, eventuali discordanze rispetto all’Allegato A. Ora, esaminate le comunicazioni pervenute dai predetti Uffici, con nota 13 marzo 2017 prot. n. 2736 il Miur ha trasmesso un nuovo elenco riveduto e corretto, alla luce delle segnalazioni pervenute.

Ricordiamo che il Miur, con ordinanza di prossima emanazione, prevederà che le commissioni d'esame del secondo ciclo delle scuole presenti nel suddetto elenco siano composte solo da membri interni (in numero non superiore a sei), ferma restando la nomina del presidente esterno da parte del Direttore Generale dell'USR o dirigente preposto all'Ufficio Scolastico Regionale.

Pertanto, i docenti e i dirigenti scolastici in servizio nelle suddette scuole si asterranno dal produrre istanze di partecipazione on line come commissari esterni e/o presidenti, potendo, invece, formalizzare la richiesta in qualità di presidenti direttamente al Direttore Generale o al dirigente preposto all'USR.

I dirigenti scolastici, nel procedere alla formazione delle commissioni con membri tutti interni, cureranno che sia assicurata una equilibrata presenza di docenti del più ampio numero di discipline dell'ultimo anno.


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Corsi di specializzazione per il sostegno

Al via il terzo ciclo dei percorsi di formazione per il conseguimento della specializzazione per le attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità nella scuola dell'infanzia, primaria, secondaria di I e II grado.

Con decreto Miur 10 marzo 2017 n. 141 gli atenei sono autorizzati ad attivare, nel corrente anno accademico 2016/2017, i percorsi di formazione per il conseguimento della specializzazione per le attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità nella scuola dell'infanzia, primaria, secondaria di I e II grado, nei limiti dei posti fissati e per le sedi autorizzate di cui alla tabella A allegata al suddetto decreto.

L'iscrizione alle prove di accesso e la frequenza dei relativi percorsi sono subordinate al possesso del titolo di abilitazione per l'insegnamento.

Le prove di accesso, e saranno costituite da un test preliminare, da una o più prove scritte ovvero pratiche e da una prova orale, predisposte dagli atenei. Secondo il suddetto decreto n. 141/2017 i test preliminari si svolgeranno nei giorni 19 e  20  aprile. Tuttavia con successiva nota 17 marzo 2017 il Miur comunicato che le date dei test verranno spostate, e ha invitato gli atenei a sospendere l'emanazione dei bandi, in attesa della rettifica del decreto.

Per i soggetti che hanno già conseguito il titolo di specializzazione sul sostegno in un grado di istruzione e risultano utilmente collocati nella graduatoria di merito del presente III ciclo in un grado loro mancante, ovvero che, in occasione del II ciclo di specializzazione, erano risultati collocati in più di una graduatoria di merito e avevano esercitato il diritto di opzione, gli atenei predispongono percorsi abbreviati finalizzati all'acquisizione del titolo, fermo restando l'obbligo di acquisire i 9 crediti di laboratori e i 12 crediti di tirocinio previsti.


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Per gli aspiranti dirigenti scolastici una piattaforma completamente rinnovata

In previsione del prossimo concorso a dirigente scolastico, Tecnodid propone la Piattaforma DirCARD per la preparazione al concorso in una versione completamente rinnovata, alla luce del Regolamento e degli ultimi scenari normativi. Nello specifico, la piattaforma è stata:

- aggiornata ai sensi della legge 107/2015 e successive integrazioni;

- integrata con ulteriori contenuti formativi;

- arricchita con nuovi saggi di approfondimento;

- ampliata con servizi inediti per la prova preselettiva e per la prova scritta.

La nuova versione si sviluppa intorno a tre sezioni:

1) Simulazione prova preselettiva

2) Contenuti professionali delle prove

3) Indicazioni per la prova scritta

La prima sezione permette di esercitarsi su batterie di 50 item prese da un repository di circa 1500 item, e di valutare la propria preparazione secondo i parametri di calcolo del punteggio previsti dal Regolamento. Per ogni item viene fornita la correzione con il relativo feedback.

La seconda sezione dà accesso ad una ricca serie di contenuti, rivisti ed integrati sulla base delle più recenti disposizioni normative, con tutte le informazioni attinenti alle materie previste dal Regolamento.

La terza sezione aiuta a scrivere in maniera chiara per farsi apprezzare in sede di prova scritta. Contiene esempi di scritture e di rubriche valutative, 40 quesiti con risposte e circa 100 quesiti aperti.

A disposizione restano le batterie di item relative al concorso 2011.

La piattaforma DirCARD offre tutto quanto serve per orientare al meglio il proprio studio e affrontare con sicurezza le prove concorsuali.

www.notiziedellascuola.it/formazione

© Tecnodid editrice

Coordinamento redazionale a cura di Giancarlo Cerini

Direttore responsabile Gabriella Crusco

Autorizzazione Tribunale di Napoli n. 65 del 20/12/2016

Email: info@scuola7.it

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