Scuola7 18 giugno 2018, n. 94

Scuola7

la settimana scolastica

18 giugno 2018, n. 94


In questo numero parliamo di:

I dati degli alunni con DSA: più ombre che luci! (L. Rondanini)

Esame di Stato 2018: passaggio di testimone (N. Maloni)

Il Piano triennale delle arti: un'occasione da non perdere (C. Brescianini)

Tra Cittadinanza e Costituzione… le competenze chiave (G. Cerini)

Scrutini ed esami: rilevazione esiti finali

Miur: nominati i nuovi sottosegretari

Esame I ciclo: tutti i dati

Edifici scolastici: controlli sull’adeguamento alle norme antincendio

Graduatorie di istituto docenti: scelta delle sedi

Esami di Stato: comunicazione dati


Settimanale di informazione scolastica.
© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diEmergenza DSA
< Trascina
18 giugno 2018

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n. 94

I dati degli alunni con DSA: più ombre che luci!

Luciano RONDANINI

Aspetti quantitativi: un fenomeno in aumento

L'Ufficio Statistica e Studi del Miur ha diffuso nell'aprile 2018 i dati degli alunni con DSA relativi all'a.s. 2016-2017. Si tratta di un Rapporto prevalentemente quantitativo, che va ora inquadrato nelle riflessioni contenute nel Documento del Ministero, trasmesso con la nota del 17.5.2018, n. 1143 "L'autonomia scolastica quale fondamento per il successo formativo di ognuno", già commentata sulle pagine di questa rivista.

Il focus del Ministero offre informazioni di dettaglio sugli alunni con DSA per i vari ordini di scuola, statale e non statale, e uno spaccato sulla distribuzione territoriale di questa tipologia di studenti, fortemente differenziata da realtà a realtà.

Il quadro complessivo che emerge è riportato nella tabella che segue.

Tab. 1 – Presenza di alunni con DSA – A.s. 2016-2017

Ordine di scuola

Alunni con DSA

Totale alunni

% alunni con DSA

Infanzia

774*

1.518.843

0,05%

Primaria

53.832*

2.764.810

1,95%

Sec. I  grado

92.483

1.711.954

5,40%

Sec. II grado

107.525

2.664.967

4,03%

Totale

254.614

8.660.574

2,94%

* per la scuola dell'infanzia e per il I e II anno della scuola primaria si tratta di alunni a rischio di DSA, individuati a seguito di test specifici presso le competenti strutture sanitarie.
Fonte: Miur - DGCASIS - Ufficio Statistica e Studi - Rilevazioni sulle scuole:  a.s. 2016-2017

Il Rapporto analizza anche i dati disaggregati per scuole statali e non statali. In queste ultime la presenza di studenti con DSA è molto contenuta. Nelle paritarie non statali, che nel nostro Paese costituiscono la presenza più significativa rispetto alle istituzioni private, si registrano 17.150 alunni con DSA su un totale di 901.502 (1,9%).

Un dato di grande interesse è anche la serie storica delle diagnosi di DSA, dove si evidenzia un aumento esponenziale dal 2010 al 2017. Infatti, mettendo a confronto il numero di alunni con DSA nell'a.s. 2010-2011 con l'a.s. 2016-2017, siamo passati rispettivamente dallo 0,7% al 2,9%. 

La scuola "produttrice" di disturbi?

Come si evince dal riquadro, nella scuola secondaria di primo grado la percentuale degli alunni con DSA è molto elevata, quasi il 5,5% del totale, e si mantiene alta anche nella secondaria di II grado (4,03%).

Nel Rapporto si evidenzia che gli alunni con disturbi specifici di apprendimento sono maggiormente presenti nelle regioni del Nord-Ovest (4,5%) e del Nord-Est (3,5%). Colpisce, di contro, come nelle regioni meridionali tale incidenza sia nettamente più contenuta, pari in media all'1,4%.

Nello specifico i valori più elevati si registrano in Liguria (4,9%), Valle d'Aosta (4,8%), Piemonte e Lombardia (4,5%), Emilia Romagna (4,2%). Per contro, le percentuali più basse sono presenti in Calabria (0,7%), Campania (0,9%), Sicilia (1,1%), Puglia (1,4%).

Tra i quattro disturbi contemplati nella legge 170/2010 (dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia), i 254.614 alunni con DSA risultano così suddivisi:

 

Dislessia

Disgrafia

Disortografia

Discalculia

Tot. Gen.

Totale

139.620

57.259

68.877

62.877

254.614

In termini percentuali gli alunni con dislessia rappresentano l'1,6% del totale degli studenti che frequentano le scuole di ogni ordine e grado.

E la prevenzione?

Come già sottolineato, l'aspetto più eclatante del Rapporto è rappresentato dalla percentuale di studenti DSA che si registra nella scuola secondaria di 1° e 2° grado, rispettivamente il 5,4% e il 4,03%.

Paradossalmente ad una scolarizzazione "prolungata" corrisponde un tasso più elevato di alunne/i che vengono diagnosticati con disturbi specifici d'apprendimento. 

Si tratta di un dato contraddittorio che, nella sua complessità, richiede qualche ulteriore approfondimento.

Nelle scuole del Nord-Ovest e del Nord-Est del Paese si sono consolidate prassi didattiche, avviate prima della legge 170/2010, tese a prevenire, nei primi due anni della scuola primaria, fattori di rischio che possono interessare bambine/i con DSA.

Tali progetti dopo la legge 170 si sono estesi anche alle scuole dell'infanzia. Questa sistematica pratica "protettiva" consente di evidenziare con maggiore attendibilità l'entità di alunne/i che, dal terzo anno della scuola primaria, possono essere inviati ai servizi specialistici per un'eventuale diagnosi.

Pertanto la presenza di allieve/i con DSA dovrebbe interessare prevalentemente la scuola primaria, soprattutto negli ultimi tre anni.  I dati del Rapporto ci dicono che così non è.

Una presenza che interroga tutti

La percentuale di alunni con disturbi specifici d'apprendimento esplode invece nella scuola secondaria di primo e di secondo grado. Quali le ragioni di questo fenomeno?

Con ogni probabilità la crescente complessità legata all'acquisizione delle conoscenze basilari, che si riscontra nei gradi scolastici successivi alla primaria, determina il ricorso ad una diffusa "medicalizzazione" del   disturbo.

Spesso nel primo anno della scuola media vengono al pettine   ritardi che si sono cumulati nel quinquennio precedente, in misura tale da richiedere l'invio di ragazze/i alle strutture sanitarie, con conseguente aumento delle diagnosi di DSA o disabilità cognitive.

È probabile, pertanto, che non si tratti sempre di alunni con DSA in senso stretto, quanto di situazioni legate a svantaggi sociali, a forme di deprivazione culturale etc., che determinano condizioni particolarmente difficili sul piano del rendimento scolastico.

In ogni caso il numero degli alunni con DSA, sommato a quello dei ragazzi con disabilità, ammonta nell'a.s. 2016-2017 ad oltre 500.000. Questa presenza costituisce un dato che deve portare il sistema, nel suo complesso, a corresponsabilizzare concretamente tutti gli insegnanti, puntando sulla presenza di docenti altamente professionalizzati in ogni scuola (o rete di scuole), in grado di promuovere forme sistematiche di sostegno diffuso e di accompagnamento personale.

Luciano Rondanini

Esame di Stato 2018: passaggio di testimone

Nilde MALONI

La maturità: solo un rito di passaggio?

Questo articolo esce su Scuola7 lo stesso giorno in cui si insediano le 12.865 commissioni dell’Esame di Stato conclusivo dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore[1], per 509.307 studenti scrutinati e presumibilmente ammessi, distribuiti in 25.606 classi.

È questo l’ultimo anno della formula di esame di Stato introdotta nel lontano 1997 dal Ministro Berlinguer, che sarà sostituita da quella del decreto legislativo 13 aprile 2017 n. 62: “Revisione delle modalità di svolgimento degli esami di Stato relativi ai percorsi di studio della scuola secondaria di secondo grado in coerenza con quanto previsto dai Regolamenti di cui ai decreti del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, nn. 87, 88, 89”.

Riflettere sulle ragioni del cambiamento può:

  • aiutare gli insegnanti ad accompagnare i giovani diplomandi nello svolgimento di un esame congruente con la certificazione del profilo di uscita;
  • aiutare gli studenti a ricollocare l’esame nel loro progetto di vita, per un orientamento e una motivazione più saldi tra lavoro e università.

Il silenzio, o comunque la scarsa rilevanza riservata in questi giorni all’evento da parte dei media in generale, potrebbero essere interpretati come una imperdonabile sottovalutazione della risorsa culturale, sociale ed economica, rappresentata da mezzo milione di giovani neodiplomati.

Un punto fermo: il valore del diploma nei risultati di apprendimento

L’ottica dell’apprendimento permanente dei sistemi di istruzione e formazione fa sì che la riforma dell’esame di Stato tenga conto del valore assegnato ai diplomi all’interno delle qualifiche[2]: far dialogare i sistemi stessi, aumentarne la trasparenza, innalzare la qualità, favorire la mobilità, l’occupazione e l’orientamento all’istruzione terziaria.

Ben due Raccomandazioni nell’ultimo decennio intervengono in tal senso: la prima del Parlamento e del Consiglio Europeo del 23 aprile 2008, con la quale nasce il Quadro Europeo delle Qualifiche (EQF); la seconda, quella del Consiglio del 22 maggio 2017, in cui si rivisita l’EQF e si invitano e sollecitano gli Stati Membri a procedere alla costituzione di propri Quadri Nazionali. “Gli Stati membri hanno elaborato o stanno elaborando quadri nazionali delle qualifiche basati sui risultati dell’apprendimento e li rapportano all’EQF mediante un processo di referenziazione. I livelli dell’EQF e i descrittori dei risultati dell’apprendimento contribuiscono a migliorare la trasparenza e la comparabilità delle qualifiche di sistemi nazionali differenti. Essi contribuiscono inoltre a spostare l’orientamento generale dell’istruzione e della formazione verso i risultati dell’apprendimento”.[3]

Il Quadro Nazionale delle Qualifiche

L’Italia istituisce il suo Quadro Nazionale delle Qualifiche (QNQ) con Decreto Interministeriale MPLS e Miur l’8 gennaio 2018, adottando e ampliando i criteri europei.

Ogni qualifica del Quadro Nazionale, oltre ad esplicitare il livello EQF a cui fa riferimento, dev’essere contrassegnata dal codice statistico di riferimento delle attività economiche (ATECO) e della classificazione delle professioni (CP ISTAT) o, come nel caso dei diplomi liceali, essere inserita nel Repertorio nazionale dei titoli di istruzione e formazione e delle qualificazioni professionali con la dicitura «Qualificazioni di istruzione e formazione generale», e associata a più settori economico-professionali.

Anche in presenza di un esame non riformato, il diploma, Livello IV EQF, va a rappresentare e a dare conto della valutazione da parte della commissione dei risultati di apprendimento connessi al profilo di uscita in coerenza con quanto previsto dai Regolamenti di cui ai decreti del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, nn. 87, 88, 89.

La stessa Commissione d’esame, infatti, non potrà non tener conto del contributo, in assenza di prove standardizzate e di griglie di valutazione omogenee, dei Quadri di riferimento già varati per le competenze linguistiche (QCER) e per le competenze digitali (DigComp2 dell’Agenzia per l’Italia Digitale), ampiamente utilizzati nei processi di insegnamento-apprendimento in tutti gli indirizzi di studio.

Avvicinarsi all’obiettivo ET 2020: l’istruzione volano di sviluppo dei Paesi

Gli studenti che affrontano l’esame quest’anno devono sapere di essere determinanti per le tappe di avvicinamento all’obiettivo fissato nell’Agenda Europa 2020: assicurare che l’85% dei giovani tra i 20 e i 24 anni sia in possesso di diploma.

L’Italia, ferma al 76,3% contro la media europea del 78,6%, si accredita per un’ottima percentuale di diplomati sul totale degli studenti (99,5%), ma deve fare i conti con un tasso di abbandono ancora molto alto, e soprattutto con risultati a distanza poco soddisfacenti, se poco più del 21% degli studenti diplomati completa il percorso universitario, percorso ancora prevalente (2 su 3) nella scelta post diploma.

Se poi, dopo tre anni dal conseguimento del diploma, lavora solo il 47% dei nostri giovani, che vanno a collocarsi in occupazioni poco attinenti al curricolo scolastico, si comprende come il Paese Italia debba a maggior ragione riconsiderare come il corredo di competenze chiave necessarie per la realizzazione personale, la salute, l’occupabilità e l’inclusione sociale[4], possa essere costruito per non disperdere il capitale umano affidato ai sistemi di istruzione e formazione.

Verso il curriculum dello studente

La riforma dello svolgimento dell’esame di Stato evidenzia che, dando per scontata la senescenza rapida dei regolamenti di riforma della scuola secondaria di secondo grado, è indispensabile dotarsi di uno strumento condiviso e aggiornabile di validazione e certificazione dei risultati di apprendimento, che non isoli il percorso formale dagli altri percorsi, sia funzionale all’orientamento del discente, dialoghi con gli altri sistemi nazionali per la mobilità dello studente e/o del lavoratore. In questo senso diventa fondamentale far confluire le informazioni nel curriculum dello studente, associato alla sua identità digitale[5], con lo scopo di consentire una comunicazione agevole e trasparente delle competenze maturate agli interlocutori del mondo del lavoro e delle università.

Europass e Youthpass (riconoscimento dell’educazione non formale) diventano i supplementi organici per un passaporto sempre più articolato da mettere a disposizione dei nostri giovani.

Dentro il nuovo formato dell’esame

Per rendere più affidabili i risultati di apprendimento testati dall’esame, il decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 62 prevede:

  • l’introduzione di prove scritte standardizzate a carattere nazionale, non contestuali alle prove d’esame ma obbligatorie per l’ammissione allo stesso, predisposte dall’Invalsi sulle competenze di italiano, matematica e inglese, i cui risultati vengono riportati nel curricolo dello studente in allegato al diploma;
  • un progressivo affinamento delle prove scritte in congruenza con le competenze dei profili di uscita;
  • la scomparsa della terza prova scritta predisposta dalla commissione d’esame;
  • la messa a punto di griglie valutative nazionali delle due prove scritte;
  • la documentazione delle competenze acquisite nelle attività di alternanza scuola-lavoro;
  • l’aumento del peso del credito scolastico.

Documentarsi in tempo utile

Per comprendere il rinvio al prossimo anno dell’applicazione del nuovo formato, occorre leggere con attenzione due articoli del Capo III del decreto citato.

L’art. 17, Prove d’esame, al comma 5 rinvia ad un decreto attuativo del Miur in cui siano definiti i quadri di riferimento per la redazione e lo svolgimento delle prove in modo da privilegiare i nuclei tematici fondamentali per ciascuna disciplina; al comma 6 rinvia sempre ad un decreto Miur sulla definizione delle griglie di valutazione per l’attribuzione dei punteggi.

L’art. 21, Diploma finale e curriculum dello studente, al comma 3 rinvia ad un decreto attuativo del Miur per l’adozione dei modelli di diploma e di curriculum.

In attesa dei decreti attuativi del Miur, può essere interessante leggere e approfondire gli allegati alla Raccomandazione del Consiglio Europeo del 22 maggio 2017: l’Allegato IV “Principi di qualità per le qualifiche referenziate all’EQF”, e l’Allegato V “Principi per i sistemi dei crediti nei quadri referenziati all’EQF”.

Una lettura analitica delle novità introdotte dal decreto legislativo 13 aprile 2017 si trova in Nilde Maloni, “Esame di Stato secondo ciclo di istruzione”, in Un’ancora per la valutazione, a cura di G. Cerini - M. Spinosi, pag.45 e seguenti, Tecnodid, Napoli, 2018.

Per una conoscenza analitica delle diverse fasi in cui si articola l’esame di Stato per il secondo ciclo 2018, si suggerisce di consultare il fascicolo monografico di Notizie della Scuola, Esame di Stato 2018, n. 18-19, 1-30 giugno 2018, Tecnodid, Napoli.

Nilde Maloni

[1] Cfr. legge 10 dicembre 1997 n. 425.

[2] Le qualifiche sono il risultato formale di un processo di valutazione e convalida da parte di un’autorità competente, e di norma sono rilasciate sotto forma di documenti quali certificati o diplomi. Esse indicano che i risultati dell’apprendimento conseguiti corrispondono a standard definiti. Detti risultati possono essere conseguiti mediante una serie di percorsi in contesti formali, non formali o informali, in un ambito nazionale o internazionale. Le informazioni sui risultati dell’apprendimento dovrebbero essere facilmente accessibili e trasparenti. Cfr. Raccomandazione del Consiglio Europeo del 22 maggio 2017.

[3] Cfr. Premessa, Raccomandazione del Consiglio Europeo del 22 maggio 2017.

[4] Cfr. Raccomandazione del Consiglio Europeo 22 maggio 2018, relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente.

[5] Cfr. art. 1, comma 28, legge 13 luglio 2015, n. 107.

Scrutini ed esami: rilevazione esiti finali

Tempistica e istruzioni per la comunicazione in Anagrafe Nazionale degli Studenti degli esiti degli scrutini e degli esami di Stato di primo e secondo ciclo di istruzione, che le scuole devono effettuare a conclusione dell’anno scolastico.

Le attività di comunicazione dati possono essere svolte accedendo all’Anagrafe Nazionale degli Studenti sia direttamente sul SIDI, sia tramite l’invio di flussi da software locali certificati.

È necessario innanzitutto verificare la correttezza dei dati anagrafici degli alunni: nel caso in cui sia necessario apportare correzioni, è possibile operare direttamente nell’area “Gestione Alunni” del SIDI oppure tramite la funzione di sincronizzazione presente nei sistemi locali.

A partire da quest’anno scolastico vengono rilevate anche le informazioni relative alle assenze degli alunni.

Inoltre per il rilascio della Certificazione delle competenze al termine della scuola primaria e del primo ciclo di istruzione secondo i nuovi modelli nazionali, viene messa a disposizione delle scuole una apposita funzione per la personalizzazione e la stampa del documento.

La nota 12 giugno 2018, prot. n. 1229 riassume le attività da espletare per entrambi i cicli scolastici:

Funzione

Grado scuola

Operazione SIDI

Modalità di comunicazione

Periodo

Rilevazione scrutini analitici

Scuola primaria

Comunicazione dell’ammissione all’anno scolastico successivo e assenze

Inserimento diretto Sidi / Flussi pacchetti

dal 12 giugno al 20 luglio

Inserimento informazioni per la produzione della certificazione delle competenze

Inserimento diretto Sidi/ Flussi pacchetti

dal 12 giugno (la stampa dal 20 giugno)

Scuola secondaria di primo grado

Comunicazione delle votazioni per disciplina conseguite da ogni singolo studente allo scrutinio finale e assenze

Inserimento diretto Sidi / Flussi pacchetti

dal 12 giugno al 20 luglio

Scuola secondaria di secondo grado

I, II, III e IV anno

Comunicazione delle votazioni per disciplina conseguite da ogni singolo studente allo scrutinio finale e assenze

Inserimento diretto Sidi / Flussi pacchetti

dal 12 giugno al 20 luglio

I, II, III e IV anno

Comunicazione per singolo studente dei risultati relativi allo scrutinio integrativo per gli studenti con giudizio finale sospeso

Inserimento diretto Sidi / Flussi pacchetti

dal 27 agosto al 14 settembre

Esami di Stato

Scuola secondaria di primo grado

Comunicazione degli alunni ammessi e non ammessi all’esame e dei risultati delle prove d’Esame

Inserimento diretto Sidi / Servizi web

dal 12 giugno al 20 luglio

Produzione della certificazione delle competenze

Inserimento diretto Sidi/ Flussi pacchetti

dal 20 giugno

Scuola secondaria di secondo grado

Abbinamento dei candidati alla commissione, comunicazione del credito scolastico (III, IV e V) e degli studenti ammessi e non ammessi all’Esame

Inserimento diretto Sidi / Flussi pacchetti

dall’11 giugno all’insediamento della commissione

Comunicazione dei punteggi in ogni singola prova d’esame per ciascun candidato

Inserimento diretto Sidi / Commissione web / Flussi pacchetti

dal 2 luglio


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Miur: nominati i nuovi sottosegretari

Il 12 giugno il Consiglio dei ministri si è riunito per la nomina dei sottosegretari. All’istruzione l’economista e docente universitario Lorenzo Fioramonti e il dirigente scolastico Salvatore Giuliano, entrambi appartenenti al Movimento 5 Stelle.

Lorenzo Fioramonti (Roma, 29 aprile 1977) è professore ordinario di economia politica presso l'Università di Pretoria e direttore del Centro per lo studio dell'innovazione Governance (GovInn). È coautore e co-editore di dieci libri, tra cui il best seller Gross Domestic Problem: la politica dietro il numero più potente del mondo e il modo in cui i numeri governano il mondo: l'uso e l'abuso delle statistiche nella politica globale. A marzo 2018 è eletto alla Camera dei Deputati per il Movimento 5 Stelle nel collegio uninominale di Roma-Torre Angela.

Salvatore Giuliano, brindisino, classe 1967, è laureato in economia e dirige l'IISS Majorana di Brindisi. È tra i fondatori del gruppo Avanguardie educative dell'Indire, è stato membro dell'associazione nazionale dei presidi (Anp) e del cantiere 2 sulla Buona scuola. Nel 2016 è stato consulente del ministro Stefania Giannini, in qualità di esperto sui temi legati alla formazione dei dirigenti e all'attuazione del Piano nazionale della scuola digitale. Successivamente si è avvicinato al Movimento 5 stelle, tanto da essere indicato da Luigi Di Maio come Ministro dell’Istruzione in caso di vittoria.


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Esame I ciclo: tutti i dati

Pubblicato da parte del Miur il Focus sugli Esiti degli Esami di Stato e scrutini nella scuola secondaria di I grado, relativo all’anno scolastico 2016/2017. Cresce la percentuale di ammessi all’esame; voti più alti; le ragazze ottengono risultati migliori rispetto ai ragazzi.

La percentuale degli studenti ammessi all’esame si attesta al 98%, un dato in crescita dello 0,4% rispetto al precedente anno scolastico, il 2015/16. Resta stabile la percentuale dei promossi all’Esame: pari al 99,8%. A livello regionale, Basilicata e Calabria risultato le Regioni con il più elevato tasso di ammissione all’Esame, 98,7%. Segue il Trentino Alto Adige, 98,5%. I tassi di ammissione più bassi si registrano invece in Sicilia (97,2%) e in Sardegna (96,8%).

I promossi con voto pari o superiore a 8: sono stati il 50,6% nel 2016/17 contro il 48,8% del 2015/16. In aumento soprattutto i 10 e 10 e lode (+0,9%). Contemporaneamente scendono i voti sufficienti: -1,9% per i 6 e i 7. Le studentesse ottengono risultati migliori dei loro colleghi maschi: il 59,3% delle ragazze ha superato l’Esame con una votazione finale superiore al 7. Di queste, il 13,5% ha ottenuto un voto pari a 10 e 10 e lode. I ragazzi si concentrano invece nel 57,6% dei casi nelle fasce di voto tra il 6 e il 7; solo il 7% raggiunge il 10 e di questi solo il 2,6% ottiene la lode.

Al termine della scuola secondaria di I grado, il 94,7% sceglie una scuola secondaria di II grado. Il 5,3% sceglie invece un percorso di istruzione e formazione. Il voto finale influisce sulla tipologia di scuola che si sceglie per proseguire gli studi: il 94,2% dei promossi con 10 e lode, il 90,9% dei promossi con 10 e l’81% dei promossi con 9 sceglie il Liceo. Di contro, il 45% dei promossi con 6 e il 43,2% dei promossi con 7 sceglie un Istituto tecnico. In coda i professionali, scelti dal 32,8% dei licenziati con 6 e dal 16,3% di quanti hanno ottenuto 7 come voto finale.

Leggi il focus del Miur


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Raccolta Leggi Scuola e Pubblico Impiego 2018

a cura di Sergio Auriemma
pagg. 1920, giugno 2018, euro 68,00 euro 54,40


Una Raccolta Leggi pensata appositamente per i concorsi nel comparto istruzione, curata da Sergio Auriemma.

Contiene tutte norme di rango primario, prive di annotazioni, aggiornate a giugno 2018.

Gli atti normativi sono opportunamente selezionati per le prove scritte, raggruppati in aree tematiche e in sequenza cronologica.

Per trovare con facilità le norme di interesse sono disponibili tre indici: sistematico, cronologico e analitico.

Raccolta Leggi è lo strumento ideale per affrontare al meglio le prove concorsuali.


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18 giugno 2018

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n. 94

Il Piano triennale delle arti: un'occasione da non perdere

Chiara BRESCIANINI

L’attuazione del D.lgs. 60/2017 (Cultura umanistica)

Il Decreto Legislativo n. 60 del 13 aprile 2017, “Norme sulla promozione della cultura umanistica, sulla valorizzazione del patrimonio e delle produzioni culturali e sul sostegno della creatività”, a norma dell'articolo 1, commi 180 e 181, lettera g), della legge 13 luglio 2015, n. 107, in 5 capi per 17 articoli ha fornito indicazioni per la promozione della cultura umanistica, la conoscenza del patrimonio artistico e la creatività.

In particolare ha individuato 3 aree fondamentali (capo I, art. 3):

  1. musicale-coreutico, tramite la conoscenza storico-critica della musica, la pratica musicale (nella più ampia accezione della pratica dello strumento e del canto), la danza, e tramite la fruizione consapevole delle suddette arti;
  2. teatrale-performativo, tramite la conoscenza storico-critica e la pratica dell'arte teatrale o cinematografica, o di altre forme di spettacolo artistico-performativo, e tramite la fruizione consapevole delle suddette arti;
  3. artistico-visivo, tramite la conoscenza della storia dell'arte e la pratica della pittura, della scultura, della grafica, delle arti decorative, del design o di altre forme espressive, anche connesse con l'artigianato artistico e con le produzioni creative italiane di qualità, e tramite la fruizione consapevole delle espressioni artistiche e visive;
  4. linguistico-creativo, tramite il rafforzamento delle competenze logico-linguistiche e argomentative, e la conoscenza e la pratica della scrittura creativa, della poesia e di altre forme simili di espressione, della lingua italiana, delle sue radici classiche, delle lingue e dei dialetti parlati in Italia.

In particolare al capo II art. 5 è prevista, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, l'adozione del “Piano delle arti” a cadenza triennale.

Al capo V art. 17 si prevede, per l'attuazione del Piano, l'istituzione un apposito fondo, denominato «Fondo per la promozione della cultura umanistica, del patrimonio artistico, della pratica artistica e musicale e della creatività». Il Fondo ha una dotazione di 2 milioni di euro annui a decorrere dal 2017.

Adottato il Piano delle Arti (DPCM 30 dicembre 2017)

In data 30 dicembre 2017 con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, Adozione del Piano delle arti, ai sensi dell'articolo 5 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 60, è stato adottato il “Piano triennale delle arti”, come da allegato  A, parte integrante del decreto.

Il Piano triennale delle arti contiene misure idonee a garantire agli studenti lo studio, la conoscenza storico-critica e la pratica delle arti, quali requisiti fondamentali del curricolo, nonché la conoscenza del patrimonio culturale nelle sue diverse dimensioni.

Il Piano triennale delle arti è attuato in collaborazione con i soggetti del sistema coordinato per la promozione dei «temi della creatività» nel sistema nazionale di istruzione e formazione, e prevede azioni di monitoraggio sulla relativa attuazione.

Il Piano contiene:

  1. Quadro generale dei principi fondativi;
  2. Coinvolgimento interistituzionale dei seguenti soggetti:
    • il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca (MIUR);
    • il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (MiBACT);
    • l'Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa (INDIRE);
    • le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, organizzate nelle reti di cui all'art. 7 e nei poli di cui all'art. 11;
    • le istituzioni dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica;
    • le università;
    • gli istituti tecnici superiori;
    • gli istituti del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo;
    • gli istituti italiani di cultura;
    • altri soggetti pubblici e privati, in particolare quelli del terzo settore operanti in ambito artistico e musicale, specificatamente accreditati dal MIUR e dal MiBACT.
  3. Temi della creatività come novellati dall'art. 3 Decreto Legislativo 60/2017 e sopra citati.

Le priorità del Piano delle Arti

Priorità strategiche del Piano delle arti sono:

  • promuovere lo studio, la conoscenza storico-critica e la pratica delle arti quali requisiti fondamentali del curricolo, nonché in riferimento alle competenze sociali e civiche;
  • sviluppare le capacità analitiche, critiche e metodologiche relative alla conoscenza del patrimonio culturale nelle sue diverse dimensioni;
  • orientare e sostenere progetti di educazione, di pratica e di produzione artistica e musicale per tutti e pienamente inclusivi, sin dalla scuola dell'infanzia;
  • promuovere gli apprendimenti scolastici attraverso lo studio e l'uso di strumenti e linguaggi artistici, secondo un approccio inter e transdisciplinare, con l'obiettivo di favorire una promozione integrata territoriale del patrimonio culturale;
  • sviluppare la conoscenza della produzione artistica del passato, delle sue tecniche, e l'utilizzo delle tecnologie digitali nello studio;
  • valorizzazione e divulgazione del patrimonio storico-artistico e delle pratiche artistiche;
  • favorire la creazione e la promozione dell'immagine del territorio, mediante lo sviluppo di progetti di ricerca e innovazione, basati sulla sinergia tra i linguaggi artistici e le tecnologie digitali, ai fini della riqualificazione e valorizzazione del patrimonio culturale locale nelle sue diverse dimensioni;
  • sostenere l'orientamento in entrata e in uscita degli studenti e l'alternanza scuola-lavoro in collegamento con istituti, luoghi e siti della memoria e della cultura;
  • valorizzare nell'ambito dei temi della creatività approcci formativi «non formali» e metodologie fortemente laboratoriali in stretta connessione con la vocazione culturale locale;
  • garantire il pluralismo linguistico e l'attenzione   alle minoranze e alle tradizioni popolari locali;
  • valorizzare il patrimonio culturale materiale e immateriale nelle sue diverse dimensioni, facilitandone la conoscenza, la comprensione e la fruizione da parte di tutti i tipi di pubblico;
  • sviluppare e potenziare le opportunità di crescita ed apprendimento che la ricchezza culturale, storica ed artistica possono creare;
  • favorire la costituzione di partenariati strategici, con il coinvolgimento diretto di un ampio numero di istituzioni culturali locali di riferimento per le specifiche proposte progettuali, e prevedere forme di coordinamento delle reti previste nel Piano stesso e a livello interregionale, nazionale e internazionale, nonché la connessione con reti e programmi europei in ambito artistico e di promozione della cultura umanistica;
  • valorizzare, attraverso una fruizione consapevole e guidata per lo sviluppo di capacità analitiche e critiche, le risorse presenti a livello locale presso archivi (digitali e non), biblioteche, musei, università, istituti di ricerca, fondazioni, associazioni culturali, enti pubblici.

La presentazione dei progetti (nota 9446 del 6 giugno 2018 e DDG 921 del 6 giugno 2018)

Con Decreto della Direzione Generale Ordinamenti prot. 921 del 6.6.2018 sono definite le finalità, i requisiti e le specifiche caratteristiche richiesti per le proposte progettuali inerenti alle misure di cui al punto 6 dell’allegato A del d.P.C.M. 30 dicembre 2017, presentate da scuole del 1° e del 2°ciclo di istruzione, anche in rete, per attuare il Piano triennale delle arti per promuovere, sin dalla scuola dell’infanzia, lo studio, la conoscenza storico-critica e la pratica delle arti, quali requisiti fondamentali del curricolo nonché la conoscenza del patrimonio culturale nelle sue diverse dimensioni.

Lo stanziamento ripartito per ambiti regionali è di 2 milioni di euro suddivisi in due misure.

La conoscenza del patrimonio culturale (misura e)

La misura e) si riferisce alla promozione della partecipazione delle alunne e degli alunni, delle studentesse e degli studenti, a percorsi di conoscenza del patrimonio culturale e ambientale dell'Italia e delle opere di ingegno di qualità del Made in Italy (700.000 euro).

Il riparto per la misura e) prevede:

  • una quota fissa pari a € 3.000,00 (tremila) e una quota variabile in ragione del numero di bambine e bambini, alunne e alunni, delle scuole dell’infanzia e delle istituzioni scolastiche del primo ciclo di ciascun territorio regionale, con riferimento al finanziamento dei progetti delle istituzioni scolastiche del primo ciclo, organizzate anche in reti di scuole;
  • una quota fissa pari a € 2.000,00 (duemila) e una quota variabile in ragione del numero di studentesse e studenti delle istituzioni scolastiche del secondo ciclo, con riferimento al finanziamento dei progetti delle istituzioni scolastiche del secondo ciclo, organizzate anche in reti di scuole.

La pratica artistica e musicale (misura f)

La misura f) si riferisce al potenziamento delle competenze pratiche e storico-critiche, relative alla musica, alle arti, al patrimonio culturale, al cinema, alle tecniche e ai media di produzione e di diffusione delle immagini e dei suoni (1.300.000 euro).

Il riparto per la misura f) prevede:

  • una quota fissa pari a € 6.000,00 (seimila) e una quota variabile in ragione del numero di bambine e bambini, alunne e alunni, delle scuole dell’infanzia e delle istituzioni scolastiche del primo ciclo di ciascun territorio regionale, con riferimento al finanziamento dei progetti delle istituzioni scolastiche del primo ciclo, organizzate anche in reti di scuole;
  • una quota fissa pari a € 4.000,00 (quattromila) e una quota variabile in ragione del numero di studentesse e studenti delle istituzioni scolastiche del secondo ciclo, con riferimento al finanziamento dei progetti delle istituzioni scolastiche del secondo ciclo, organizzate anche in reti di scuole.

Le risorse a disposizione

Il decreto indica inoltre finalità, requisiti e caratteristiche degli avvisi da emanare a cura degli Uffici Scolastici Regionali, e da valutare a cura degli stessi attraverso apposite commissioni, con valutazioni ponderate riferite ai criteri e ai punteggi di cui all'art. 6 del decreto direttoriale.

Ogni Ufficio scolastico regionale, sulla base della valutazione delle commissioni di cui all’articolo 5 del decreto, assegna a ciascun progetto positivamente valutato una somma non inferiore a € 2.000,00 (duemila) e non superiore a € 10.000,00 (diecimila) entro il 20 luglio 2018, con trasmissione alla D.G. Ordinamenti dell'elenco dei progetti approvati e delle relative scuole beneficiarie.

Avvisi pubblici regionali per accedere ai fondi

Con nota prot. 9446 del 6 giugno 2018 il Miur ha emanato un avviso pubblico per le proposte progettuali da presentare a cura delle scuole del 1° e del 2°ciclo di istruzione per l'attuazione del “Piano triennale delle arti”.

Ogni Ufficio scolastico regionale è tenuto a diffondere apposito avviso per invitare le istituzioni scolastiche a presentare specifici progetti assegnando un congruo termine, tale da consentire successivamente allo stesso Ufficio scolastico regionale di costituire la commissione esaminatrice, di valutare i progetti, di individuare le scuole o le reti prescelte.

Gli UU.SS.RR. devono produrre al MIUR, in una cartella in formato .zip, entro il 20 luglio 2018:

  1. Allegato 2 (prospetto da compilarsi a cura degli UU.SS.RR.) in formato excel, debitamente compilato, relativo all’elenco delle istituzioni scolastiche destinatarie del finanziamento appartenenti al primo ciclo, suddiviso in due fogli, ciascuno corrispondente al finanziamento della specifica misura;
  2. Allegato 3 (prospetto da compilarsi a cura degli UU.SS.RR.) in formato excel, debitamente compilato, relativo all’elenco delle istituzioni scolastiche destinatarie del finanziamento appartenenti al secondo ciclo, suddiviso in due fogli, ciascuno corrispondente al finanziamento della specifica misura;
  3. Avviso regionale per la presentazione dei progetti;
  4. Decreto di individuazione dei beneficiari.

Tutta la documentazione deve essere inoltrata, indicando nell’oggetto dell’e-mail “Avviso Piano delle arti – Nome della regione (es. Abruzzo)”, all'indirizzo di posta elettronica certificata: dgosv@postacert.istruzione.it

Un'opportunità da non perdere

L'avviso relativo al “Piano triennale delle arti” costituisce una significativa opportunità per le scuole, sia dal punto di vista della consistenza delle risorse dedicate, sia sotto il profilo dell'ampliamento dell'offerta formativa e della possibilità di interconnessioni territoriali.

Infatti ciascuna scuola può coinvolgere stakeholder locali in un’ottica di valorizzazione del patrimonio (musei, esposizioni permanenti o temporanee, associazionismo, luoghi di interesse...), per sostenere le specificità locali e nel contempo il valore delle arti in senso generale.

I tempi di emanazione del bando sono tardivi rispetto alla vita della scuola, poiché la presentazione delle proposte progettuali è da realizzare dopo la chiusura dell'attività didattica, e in concomitanza con lo svolgimento degli esami di Stato del 2°ciclo di istruzione e conclusivi del 1° ciclo di istruzione. Ciononostante si auspica che lo sforzo ideativo delle scuole possa consentire una puntuale predisposizione di proposte progettuali da realizzare per l'a.s. 2018/2019 e la piena comprensione dell'opportunità che il Piano consente per lo sviluppo delle arti e la valorizzazione del know how locale specifico, e della progettualità anche in rete delle scuole.

Chiara Brescianini

Tra Cittadinanza e Costituzione… le competenze chiave

Giancarlo CERINI

Iniziative del Miur, opportunità per le scuole

Scade in questi giorni il termine per presentare la candidatura della propria scuola per partecipare al seminario nazionale di Firenze, il 27-28 settembre p.v., organizzato dal Comitato Scientifico Nazionale (CSN) per le indicazioni per il primo ciclo e dedicato al tema “Cittadinanza e Costituzione”. Le modalità e le scadenze per inoltrare la richiesta sono fissate da ogni USR (è opportuno consultare il sito di riferimento: si riporta a titolo di esempio l’avviso dell’USR Emilia-Romagna: http://istruzioneer.gov.it/2018/06/06/cittadinanza-e-costituzione-bando-e-seminario-nazionale/). Ogni regione ha a disposizione un numero limitato di posti, che saranno riservati ai rappresentanti delle scuole che hanno sviluppato esperienze significative nel campo dell’educazione alla cittadinanza (nota MIUR-DGOSV 8601 del 21-5-2018). Non si tratta del tradizionale concorso, perché gli insegnanti invitati si impegnano a portare al seminario nazionale le sintesi del loro lavoro (confrontandosi con altre scuole e con esperti di settore), ma soprattutto diventano un riferimento nel territorio per ulteriori azioni di formazione, di ricerca, di innovazione, che saranno organizzate da ogni USR, avvalendosi dei finanziamenti stanziati con il DM 851/2017 (fondi legge 440). L’iniziativa si rivolge alle scuole del primo ciclo di istruzione.

I contenuti dei laboratori e le candidature

Le esperienze “candidabili” in questa prima fase dovranno far riferimento ai seguenti nuclei tematici:

1

A SCUOLA DI COSTITUZIONE

Percorsi ed esperienze didattiche basate sulla conoscenza della Costituzione e la sua concretezza nella vita quotidiana.

2

CITTADINANZA E SOLIDARIETÀ SOCIALE

Percorsi di apprendimento contestualizzati in esperienze di servizio alla comunità (es. service learning, cura dell’ambiente, volontariato, supporto a persone, cura di animali, luoghi, beni artistici...).

3

LA SCUOLA E LE REGOLE

Percorsi di costruzione e riflessione sulle regole condivise a scuola, nella comunità di vita, nella società e sul loro rispetto a salvaguardia della convivenza e della legalità.

4

IL CONTRIBUTO DELLE DISCIPLINE PER LA COSTRUZIONE DELLA CITTADINANZA

Percorsi ed esperienze di studio delle discipline dal punto di vista degli strumenti che offrono per la costruzione della cittadinanza, l’apprendimento permanente, l’inclusione. Esempio: le competenze linguistiche e matematiche a sostegno del cittadino; le arti, la letteratura per lo sviluppo dell’identità personale, sociale, collettiva, ecc.

5

LA COSTRUZIONE DELLE COMPETENZE METODOLOGICHE E METACOGNITIVE

Percorsi ed esperienze di sviluppo e valorizzazione delle competenze relative all’imparare a imparare, allo spirito di iniziativa e intraprendenza: saper accedere alle informazioni e utilizzarle nella realtà, individuare e risolvere problemi, prendere decisioni, valutare priorità, rischi, opportunità, scegliere tra opzioni diverse, pianificare e progettare, agire in modo flessibile e creativo, assumere iniziative personali, portare a termine compiti...

6

LA CITTADINANZA E LE DIVERSITÀ

Percorsi per la conoscenza, il rispetto e la valorizzazione delle diversità nel loro contributo alla costruzione della convivenza a scuola e nella comunità.

Notiamo, en passant, che due aree coinvolgono i temi della convivenza civile, due i risvolti sociali e inclusivi, due infine il rapporto tra cittadinanza e apprendimento. Questo per dare conto della trasversalità e generatività dell’argomento “Cittadinanza e Costituzione”.

La cittadinanza è lo sfondo delle Indicazioni 2012

L’iniziativa del Miur si inserisce nel quadro delle azioni di accompagnamento delle Indicazioni 2012, che hanno visto alcuni mesi fa la pubblicazione di un documento di lavoro intitolato “Indicazioni nazionali e nuovi scenari”. Il testo non introduce revisioni o integrazioni alle Indicazioni vigenti, ma sottolinea alcune nuove esigenze formative rese necessarie dal mutato contesto sociale ed economico: scenari economici globali e flussi migratori, emergenze climatiche ed energetiche, prevalere della comunicazione digitale, crisi di valori e di rapporti tra le generazioni, incertezza delle prospettive future. Questi fattori si riverberano nella vita di tutti i giorni e rendono più complesso il compito della scuola, alla ricerca di un nuovo umanesimo, e richiedono certamente un aggiornamento della proposta educativa del 2012 (o meglio una sua attualizzazione, visto che questi temi erano già ampiamente presenti). Ogni disciplina viene messa in discussione per il “senso” che può dare alla formazione di competenze di giovani sempre più cittadini del mondo (anche per contrastare la spinta a rinchiudersi dentro i propri rassicuranti confini). Locale e globale si incrociano nelle nostre classi multiculturali (un quarto dei bambini che nascono in Italia ha almeno un genitore non italiano) e richiedono un impegno più consistente sui temi dell’educazione alla cittadinanza, che non può ridursi solo all’educazione civica.

L’attualità del tema “Cittadinanza e Costituzione”

È pur vero che nel nostro ordinamento scolastico dal 2008 è stato inserito l’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione” (Legge 169/2008), ma la scelta non ha trovato tutti concordi: gli elementi di trasversalità lo hanno reso più evanescente e non soggetto a valutazione (anche se il recente DM 741/2017 ne richiama la presenza all’interno dell’esame di Stato al termine del primo ciclo). Inoltre non sempre è stato chiarito il rapporto con il più ampio quadro delle competenze chiave europee, di cui una fa espresso riferimento ai comportamenti sociali e civici e nell’ultima versione del 22 maggio 2018 assume proprio la denominazione di educazione alla cittadinanza. In effetti il tema cittadinanza riguarda la formazione di corretti atteggiamenti civici e sociali, l’attenzione al “bene comune” e la “partecipazione attiva” alla convivenza democratica; nel nostro Paese questi valori sono iscritti pienamente nel testo della Costituzione del 1948, che richiede però di essere non solo “conosciuta”, ma praticata nella vita pubblica quotidiana. Una Costituzione, dunque, che si inizia a conoscere all’interno delle aule scolastiche: ma per quante ore? Insegnata da chi? Con quale valutazione in pagella? Con quale intreccio con il “comportamento”? Tutti temi che oggi rispecchiano le emergenze di una società in cui sembrano venir meno rispetto, regole, buona educazione, senso del limite, reciprocità di attenzione. Forse è per questo motivo che sono scesi in campo molti sindaci italiani (guidati dal primo cittadino di Firenze, Nardella), per farsi promotori di una proposta di legge di iniziativa popolare (che è stata depositata in questi giorni presso la Corte di Cassazione) sull’inserimento nella scuola di 33 ore annue di educazione civica. La raccolta delle firme necessarie, nei prossimi sei mesi, sarà certamente occasione per rilanciare nell’opinione pubblica questi temi: il recupero di un sano civismo, a tutti i livelli, non sopporta la chiusura in un atteggiamento securitario. La conoscenza della nostra Costituzione rappresenta certamente il presupposto di un discorso aperto sulla cittadinanza, rispettoso dei nostri valori identitari ma aperto agli orizzonti di una solidarietà più ampia.

Le competenze per la cittadinanza

La conquista della cittadinanza richiede di innervarsi nella conquista di strumenti di pensiero critico, di argomentazione, di comunicazione e rappresentazione delle conoscenze. Ha dunque bisogno di una scuola capace di promuovere competenze cognitive, sociali, personali; di “usare” le discipline non solo per accumulare conoscenze, ma per promuovere effettivi processi cognitivi, metodo di studio, competenze metacognitive. Ogni disciplina porta un contributo originale alla costruzione di queste competenze trasversali[1].

La padronanza della lingua italiana rappresenta certamente uno strumento fondamentale per una piena cittadinanza, per irrobustire quel “diritto di parola” di cui parla la Costituzione, ma analogamente la conoscenza delle lingue straniere apre ad altri imprescindibili orizzonti. Così l’incontro con il digitale diventa indispensabile, in forma intelligente, attrezzando gli allievi di un pensiero “computazionale” e una frequentazione più assidua con la statistica che si muove nella stessa direzione (quasi in una ottica anti fake news). L’educazione alla sostenibilità può rappresentare l’orizzonte per costruire un mondo dal volto più umano (da conoscere anche attraverso il rilancio di una materia solitamente negletta com’è la geografia), interpretando anche i dettami dell’Agenda 2030 dell’ONU, che il nostro Paese si è impegnato a rispettare nelle proprie politiche nazionali.

Le iniziative del prossimo anno scolastico

Il prossimo anno scolastico dovrebbe dunque vedere la scuola di base italiana impegnata in un’ampia riflessione interna sulla sua capacità di affrontare questi problemi. Il condizionale è d’obbligo, perché in materia di scelte di scenario certamente i nuovi vertici politici potrebbero indicare qualche nuova priorità. Tuttavia una buona alfabetizzazione strumentale e funzionale, il recupero del senso delle regole e di una convivenza ordinata, la modernizzazione dei saperi d’uso (le lingue, il digitale, le scienze applicate, i linguaggi della creatività) sono temi largamente “bipartisan”, e su questo versante non dovrebbero esserci scossoni. I seminari nazionali programmati (settembre: Toscana; febbraio: Lombardia; maggio: Calabria) sui nodi della cittadinanza, del curricolo digitale, dell’educazione alla sostenibilità, saranno accompagnati da iniziative di formazione, di ricerca-azione, di consulenza, che coinvolgeranno insegnanti, reti di scuole, territori. L’idea è quella di un cantiere aperto per la scuola di base, non per apportare rivolgimenti che nessuno auspica, ma per avvicinare di più quanto si fa nelle classi con le previsioni dei documenti ufficiali, in un rapporto di reciproca influenza.

Quale sarà il risultato finale di questa azione di rilettura critica delle Indicazioni? Non immaginiamo “nuove” Indicazioni, ma piuttosto una essenzializzazione di quelle vigenti, con qualche precisazione in più in materia di curricolo digitale e di educazione alla cittadinanza. Le Indicazioni 2012 rappresentano un punto di equilibrio tuttora valido, perché l’idea dei “traguardi di sviluppo delle competenze”, piuttosto che di ruvidi standard di apprendimento, chiede di coniugare la chiarezza sui traguardi comuni da raggiungere con l’attenzione ai singoli, rispettando la progressione personale di ciascun allievo verso i risultati attesi. Un obiettivo ineludibile per una scuola che si rivolge a tutti i futuri cittadini.

Giancarlo Cerini


[1] Il recente testo curato da: G. Cerini - S. Loiero - M. Spinosi, Competenze chiave per la cittadinanza, Tecnodid-Giunti, 2018, prova a suggerire questa chiave di lettura, anche con alcune esemplificazioni didattiche.

Edifici scolastici: controlli sull’adeguamento alle norme antincendio

Le misure che possono essere prescritte qualora, nell’attività di vigilanza ispettiva svolta sul territorio da parte dei Vigili del fuoco, emergano casi di inosservanza della normativa di prevenzione incendi negli edifici e dei locali adibiti a scuole e asili nido.

Con decreto 21 marzo 2018 del Ministero dell’Interno di concerto con il Miur, sono state fornite indicazioni programmatiche in merito all’adeguamento alla normativa antincendio degli edifici e dei locali adibiti a scuole e asili nido.

Il personale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, nell’attività di vigilanza ispettiva svolta sul territorio, potrebbe trovarsi in presenza di attività scolastiche e di asili nido in esercizio senza SCIA (segnalazione certificata di inizio attività) ovvero senza il completo adeguamento alle disposizioni normative.

Qualora fossero accertate violazioni, dovranno essere valutate le condizioni di rischio, la rilevanza dell’inosservanza alla normativa di prevenzione incendi ovvero dell’inadempimento di prescrizioni e obblighi a carico dei soggetti responsabili delle attività, al fine di adottare i provvedimenti di urgenza per la messa in sicurezza dell’ambiente di lavoro e di individuare le specifiche prescrizioni da imporre, fornendo termini per la regolarizzazione e prescrizioni congrui con la consistenza delle carenze riscontrate, correlati ai livelli di priorità indicati dal suddetto decreto.

A titolo esemplificativo con nota  18 aprile 2018, n. 5264 il Ministero dell’Interno fornisce alcune indicazioni di misure integrative che possono essere prescritte, alternativamente e congiuntamente:

a) il numero di lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure di prevenzione incendi, lotta antincendio e gestione del piano di emergenza deve essere potenziato coerentemente alla valutazione del rischio connessa al mancato adeguamento antincendio dell’attività;

b) il datore di lavoro deve provvedere all’attuazione dell’informazione di lavoratori sui rischi specifici derivanti dal mancato adeguamento antincendio dell’attività;

c) tutti i lavatori incaricati dell’attuazione delle misure di prevenzione incendi, lotta antincendio e gestione del piano di emergenza devono aver frequentato il corso e avere conseguito l’attestato di idoneità tecnica previsto;

d) devono essere svolte almeno due esercitazioni antincendio all’anno in linea con gli scenari individuati nel documento di valutazione dei rischi, in aggiunta alle prove di evacuazione previste;

e) deve essere pianificata ed attuata una costante attività di sorveglianza volta ad accertare, visivamente, la permanenza delle normali condizioni operative, della facile accessibilità e dell’assenza di danni materiali, con cadenza giornaliera sui dispositivi di apertura delle porte poste lungo le vie d’esodo e sul sistema di vie d’esodo, e con cadenza settimanale su estintori, apparecchi d’illuminazione e impianti diffusione sonora e/o impianti di allarme.

L’attuazione delle misure di cui alle lettere d) e e) deve essere riportata nel registro dei controlli.


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Graduatorie di istituto docenti: scelta delle sedi

Sono aperte fino alle ore 14,00 del 27 giugno le funzioni POLIS per la scelta delle sedi (modello B) per il conferimento delle supplenze dalle graduatorie di istituto personale docente ed educativo.

Lo ha comunicato il Miur con nota 7 giugno 2018 prot. n. 26997. Sono esprimibili le sedi relative all’a.s. 2017/18.

Gli aspiranti non precedentemente iscritti nelle graduatorie di istituto scelgono le istituzioni scolastiche della provincia in cui è ubicata la Scuola alla quale è stato inoltrato il modello di domanda A3.

I docenti che già figurano nelle graduatorie di qualsiasi fascia per insegnamenti diversi da quelli per i quali si chiede l’inserimento in II fascia aggiuntiva, possono inserire/cambiare una o più istituzioni scolastiche della Provincia di iscrizione, ai soli fini dell’inserimento nella II fascia aggiuntiva per la finestra temporale del 1 febbraio 2018. Le sedi già espresse ad inizio triennio possono essere cambiate esclusivamente con sedi nelle quali sono presenti gli insegnamenti per i quali si chiede l’inserimento.

In caso di sostituzione di sedi l’aspirante potrà figurare nella nuova istituzione scolastica prescelta, solo relativamente agli insegnamenti per i quali si chiede l’inserimento in II fascia aggiuntiva e per il quale ha presentato il modello A3.

La scuola capofila precedentemente scelta può essere sostituita tra le preferenze, ma rimarrà comunque, per tutta la durata del triennio, referente della trattazione della posizione dell’aspirante.

Non sono tenuti a presentare istanza di scelta delle sedi i docenti che intendano confermare tutte le istituzioni scolastiche espresse negli anni scolastici precedenti.


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Esami di Stato: comunicazione dati

Indicazioni alle scuole in merito alla comunicazione all’Anagrafe degli Studenti dei dati relativi agli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria di secondo grado, e per un corretto utilizzo dell’applicativo “Commissione Web”.

Nel mese di giugno si avviano le attività di rilevazione degli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria di secondo grado.

La procedura per la comunicazione dei dati ripropone quella  degli anni scolastici precedenti, che, a seguito dell’informatizzazione dei modelli ES0 e ES-C (proposte di configurazione delle commissioni e di designazione commissari interni), semplifica e snellisce le attività.

La nota 7 giugno 2018 prot. 1207 descrive le seguenti quattro fasi:

  1. presentazione dei candidati: a cura delle segreterie scolastiche, dall’11 giugno fino all’insediamento della Commissione;
  2. lavori della commissione: a cura delle Commissioni d’esame secondo quanto previsto dall’O.M. n. 350/2018;
  3. comunicazione degli esiti degli esami di Stato, a cura delle segreterie scolastiche, a partire dal 2 luglio;
  4. adempimenti finali: a cura delle segreterie scolastiche.

Si ricorda che nell’area Documenti e manuali del SIDI sono disponibili le guide esplicative per l’attività delle segreterie sul SIDI e per l’utilizzo di “Commissione Web” da parte delle Commissioni.

Le informazioni riguardanti “Commissione Web” sono disponibili nella sezione Esame di Stato secondo ciclo del portale www.miur.gov.it.

Per eventuali chiarimenti per le procedure sul Sidi può essere contattato l’ufficio Gestione patrimonio informativo e statistica; per problemi tecnici dell'applicazione è disponibile il numero verde curato dal gestore del sistema informativo 800903080.


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Summer School Ischia 2018

Summer School Ischia 2018

La scuola tra organizzazione e comunità

Idee e strumenti per un’autonomia efficace


In uno scenario di grandi incertezze politiche e istituzionali, la scuola ha comunque bisogno di ritrovare punti di riferimento sicuri, per ben operare e realizzare i compiti che la Costituzione e le Leggi le affidano, e che la società e i ragazzi si aspettano.

Il meeting di Ischia, attraverso incontri con esperti, workshop, confronti operativi, vuole offrire una visione ampia sulle novità che si presentano nell’ordinamento scolastico, ma al contempo fornire piste di lavoro e strumenti aggiornati per operare.


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