Scuola7 20 novembre 2017, n. 67

Scuola7

la settimana scolastica

20 novembre 2017, n. 67


In questo numero parliamo di:

Dispersione, va meglio. Però... (A. Prontera)

Le prove Invalsi e la certificazione delle competenze (P. Mazzoli)

Cyberbullismo nelle scuole: arrivano le Linee guida (C. Brescianini)

Le competenze di cittadinanza: indagine IEA (F. Da Re)

Iscrizioni scuole di ogni ordine e grado a.s. 2018/19

Uno sguardo plurale sulla Valutazione

Giornata nazionale per la sicurezza nelle scuole

PON Per la scuola: informazioni da fornire ai contraenti

Alternanza scuola-lavoro: piattaforma di gestione

Sistema ITS: risorse triennio 2018-2020


Settimanale di informazione scolastica.
© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diDispersione, va meglio. Però...
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Dispersione, va meglio. Però...

Angelo PRONTERA

Dispersione: dal 20,8% del 2006 al 13,8% del 2016

A cinquant’anni dalla scomparsa di Don Milani, e nonostante gli innegabili e importanti passi in avanti compiuti dal nostro sistema scolastico, il tasso di abbandono si mantiene su livelli allarmanti.

È a tal proposito che lo scorso 13 novembre è stato pubblicato, a cura dell’Ufficio Statistica e Studi del Miur[1], il Rapporto sulla dispersione scolastica, che registra nell’arco di un decennio un fenomeno in calo, ma con ancora troppi divari territoriali tra Nord e Sud del Paese, sia nella scuola secondaria di 1° e di 2° grado, sia nel passaggio tra i cicli, con i maschi più coinvolti delle femmine, così come percentuali più alte si registrano fra gli studenti di cittadinanza non italiana che non sono nati in Italia e fra gli studenti bocciati, per i quali la ripetenza può essere considerata un fattore che precede, e in certi casi preannuncia, l’abbandono.

Si tratta di un fenomeno, quello della dispersione scolastica, ormai conclamato e confortato da una mole di dati e numeri via via sempre più precisi e più ricchi, rilevati e analizzati da più soggetti, sia a livello nazionale sia a livello internazionale (Miur, Invalsi, Ocse-Pisa, Censis, Isfol, Istituto Toniolo-Università Cattolica, Svimez, Istat).

Un’ulteriore e ultima conferma, in ordine di tempo, è quella dell’VIII Atlante dell’infanzia a rischio “Lettera alla scuola” di Save the children e Treccani, il cui estratto è stato pubblicato nei giorni scorsi[2], e che vede tra i vari contributi quelli di Starnone, Lorenzoni, Cerini e Galimberti.

È proprio per la portata e le proporzioni di un fenomeno di non facile e immediata soluzione che a maggio scorso il Miur aveva istituito la cabina di regia sulla dispersione scolastica, guidata dallo stesso ministro e dall’ex sottosegretario Marco Rossi Doria, e che entro luglio avrebbe dovuto produrre un “documento operativo”[3].

In questi mesi, tuttavia, il lavoro della cabina di regia, facendo tesoro dei dati dettagliati del Miur, si è concentrato nella raccolta delle esperienze delle scuole, nell’esame di decine di buone prassi di ogni parte d'Italia e nel recepimento delle linee di indirizzo proposte da regioni, enti locali e dalle parti sociali. La relazione finale, così come preannunciato da Rossi Doria, sarà pronta entro dicembre.

La definizione di dispersione scolastica in Europa e l’indicatore ELET

In Europa l’indicatore largamente utilizzato per la quantificazione del fenomeno della dispersione scolastica, che fotografa una situazione riferita ad epoche pregresse, è quello degli early leaving from education and training (ELET, l’abbandono precoce dell’istruzione e della formazione), con cui si prende a riferimento la quota dei giovani tra i 18 e i 24 anni d’età con al massimo il titolo di scuola secondaria di 1° grado o una qualifica di durata non superiore ai 2 anni, e non più in formazione.

Per l’Italia tale indicatore mostra un miglioramento, attestandosi per l’anno 2016 al 13,8%, rispetto al 20,8% del 2006, ma classificandosi tra i primi cinque paesi dell’UE con più alto tasso di dispersione scolastica (fanno peggio solo Malta, Spagna, Romania e Portogallo). Un trend, tuttavia, che fa sperare di raggiungere l’obiettivo Europa 2020 del 10%. Agli ultimi posti della classifica europea, per minor tasso di dispersione scolastica, Grecia, Lussemburgo, Polonia, Slovenia, Lituania e Croazia.

Tab. 1 - ELET – Tassi di abbandono precoce nell’Unione Europea. Valori in percentuale

Fonte: Eurostat

L’Anagrafe Nazionale degli Studenti e la misura della dispersione scolastica

In Italia è possibile quantificare il fenomeno della dispersione scolastica a livello nazionale a partire dai dati dell’Anagrafe Nazionale degli Studenti (ANS), istituita dal d.lgs. 76/2005 e dal DM 74/2010 che ne ha dato completa attuazione.

L’ANS raccoglie le informazioni di tutti gli alunni che frequentano le scuole, statali e paritarie, rappresentando una banca dati riferita in ogni anno scolastico a circa 8 milioni di unità.

Principale scopo dell’Anagrafe è quello di costituire uno strumento di monitoraggio e, di conseguenza, fornire strumenti per il contrasto alla dispersione scolastica. È per questo che le istituzioni scolastiche statali e paritarie sono tenute ad aggiornare in tempo reale la frequenza scolastica, comunicando l’eventuale interruzione della frequenza di ogni singolo alunno o il trasferimento ad altra scuola.

Dispersione al Sud sopra la media nazionale: è questione meridionale?

Dai dati presentati dall’Ufficio statistica del Miur emerge con evidenza una maggiore propensione all’abbandono scolastico nelle aree più disagiate del Paese, con Sicilia, Campania, Sardegna, Puglia e Calabria sopra la media nazionale della dispersione, mentre la percentuale più bassa si evidenzia in Emilia Romagna e Marche.

Per la scuola secondaria di 1° grado mediamente il Mezzogiorno ha riportato una percentuale di abbandono complessivo dell’1% (con l’1,2% nelle isole e lo 0,9% al Sud), mentre il Nord Est registra in media una percentuale più contenuta, pari allo 0,6%.

Siamo di fronte, quindi, a un preoccupante bacino di povertà educative e di abbandoni scolastici che colpisce ancora una volta soprattutto il Sud del Paese, e nonostante le misure d’urgenza (D.L. 91/2017 di giugno, convertito in L. 123/2017: entro il 21 luglio dovevano essere individuate le “aree di esclusione sociale”!)[4] la “Repubblica” non riesce a rimuovere gli ostacoli che limitano l’uguaglianza, formale e sostanziale, dei cittadini di questo Paese; lo “Stato”, pur avendone la competenza esclusiva, non riesce a garantire “su tutto il territorio nazionale” quei “livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali” (e tra questi il diritto allo studio) previsti dall’art. 117 della Costituzione.

Esiste, a questo punto, anche per la scuola e l’istruzione una “questione meridionale”? Dai dati presentati dall’Ufficio statistica del Miur e da altre innumerevoli e autorevoli indagini sembra proprio di sì.

Intanto c’è chi già propone un Referendum anche al Sud!

Tab. 2 - Abbandono complessivo nella scuola secondaria di I grado (%) per regione

Fonte: MIUR - DGCASIS - Ufficio Statistica e Studi - Anagrafe Nazionale degli Studenti

Tab. 3 - Abbandono complessivo nella scuola secondaria di II grado (%) per regione

Fonte: MIUR - DGCASIS - Ufficio Statistica e Studi - Anagrafe Nazionale degli Studenti

Tassi di abbandono più preoccupanti nel 2° ciclo

L’abbandono nella scuola di 2° grado è del 4,3% (112.240 ragazzi), con uno “sbarramento” alla fine del primo anno di corso del 7%, con i maschi che abbandonano più delle femmine e il Mezzogiorno con una percentuale, ancora una volta, sempre più elevata della media nazionale (4,8%).

Tra le regioni con maggiore abbandono durante il 2° ciclo spiccano Sardegna, Campania e Sicilia, con punte rispettivamente del 5,5%, 5,1% e 5%. Mentre le percentuali più basse si evidenziano in Umbria con un valore del 2,9% e in Veneto e Molise con valori del 3,1%.

L’abbandono complessivo più contenuto si è registrato per i licei, che hanno presentato mediamente una percentuale del 2,1%, mentre per gli istituti tecnici la percentuale è stata del 4,8% e per gli istituti professionali dell’8,7%.

Tra i licei spicca il tasso di dispersione complessivo del liceo artistico, con il 4,8%. Per gli istituti tecnici la percentuale di dispersione si è attestata al 5,2% per i percorsi ad indirizzo economico e al 4,6% per quelli ad indirizzo tecnologico.

Tra i professionali gli istituti con indirizzo industria e artigianato hanno presentato una percentuale di abbandono complessivo più alta, con l’11%.

La percentuale di abbandono più elevata, tuttavia, è relativa ai percorsi IeFP (corsi di Istruzione e formazione professionale realizzati in regime di sussidiarietà presso le scuole), con un abbandono complessivo del 9,5%.

Tab. 4 - Abbandono complessivo per indirizzo - scuola secondaria di II grado (%)

Fonte: MIUR - DGCASIS - Ufficio Statistica e Studi - Anagrafe Nazionale degli Studenti

Dispersione e inosservanza dell'obbligo dell'istruzione: cosa prevede il codice penale?

L’art. 731 del codice penale (c.p.) contempla la condotta penalmente rilevante dell’“Inosservanza dell'obbligo dell'istruzione elementare dei minori”, introdotta con R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398, secondo la quale “chiunque, rivestito di autorità o incaricato della vigilanza sopra un minore, omette, senza giusto motivo, di impartirgli o di fargli impartire l’istruzione elementare, è punito con l’ammenda fino a euro 30”.

La previsione dell’art. 731 c.p., con l’attuazione dell’obbligo scolastico per “almeno otto anni”, così come previsto dall’art. 34 della Costituzione, ha subito una consistente espansione, soprattutto con l’entrata in vigore della legge n. 1859/1962 (“Istituzione e ordinamento della scuola media statale”) che rendeva obbligatorio il conseguimento del diploma di licenza della scuola media, stabilendo tra l’altro, all’art. 8 (Obbligo scolastico), che “in caso di inadempienza [all’obbligo scolastico] si applicano le sanzioni previste dalle vigenti disposizioni per gli inadempienti all'obbligo dell'istruzione elementare”, ovvero i termini sanzionatori previsti dall’art. 731 del c.p.

La Corte di Cassazione è intervenuta più volte sul tema della frequenza della scuola dell’obbligo e delle responsabilità che gravano sui genitori, ma anche sulla stessa istituzione scolastica, nel caso in cui tale obbligo non venga adempiuto.

Nel 1989 la Cassazione stabiliva che “l'inosservanza dell'obbligo di istruzione media dei minori è punibile ai sensi dell'art. 731 c.p. il cui precetto, limitato all'istruzione elementare, deve ritenersi integrato, per la scuola media, con le disposizioni di cui all'art. 8 della legge n. 1859 del 1962.”[5]

Ancora più chiara e illuminante la sentenza della Cassazione n. 358 dello stesso anno che, relativamente all’obbligo d’istruzione, merita di essere integralmente riportata: “L'art. 731 c.p. ha carattere meramente sanzionatorio ed è compreso tra le norme penali in bianco, e cioè quelle norme il cui precetto è integrato dalle leggi extra-penali che si susseguono nel tempo, fermo restando il bene giuridico tutelato che, nel caso di specie, è individuabile nell'adempimento dell'obbligo scolastico. Ne deriva che l'espressione «istruzione elementare», correlativo alla legislazione vigente all'epoca di entrata in vigore del codice, non ha significato tassativo. La norma quindi punisce l'inosservanza dell'obbligo scolastico, tanto elementare che post-elementare, poiché, in virtù dell'art. 8 della legge 31 dicembre 1962, n. 1859 («istituzione ed ordinamento della scuola media statale») l'obbligo stesso è stato esteso all'istruzione di scuola media”.

Diverso, invece, l’orientamento della suprema Corte nel 2010 (n. 22037) per quanto riguarda l'inosservanza dell'obbligo di frequentare la “scuola media superiore”, che “non configura la contravvenzione di cui all'art. 731 c.p., in quanto all'estensione dell'obbligo scolastico oltre la scuola media (art. 2, lett. c, L. 28 marzo 2003, n. 53) non è seguita l'introduzione di una sanzione penale in caso di sua violazione (in motivazione la Corte ha precisato che l'estensione della norma sanzionatoria dell'art. 731 c.p. a detta ipotesi si risolverebbe in un'inammissibile interpretazione analogica "in malam partem")”.

Angelo Prontera

[1] La pubblicazione Miur del 13 novembre 2017 costituisce, a distanza di quattro anni, l’aggiornamento del focus sulla dispersione scolastica pubblicato nel 2013 con dati relativi all’anno scolastico 2011/2012. L’analisi presentata rappresenta una fotografia dell’abbandono nell’a.s. 2015/2016 e nel passaggio all’a.s. 2016/2017.

[2] https://www.savethechildren.it/sites/default/files/files/uploads/pubblicazioni/viii-atlante-dellinfanzia-rischio-lettera-alla-scuola.pdf

[3] Scuola, al via la cabina di regia sulla dispersione scolastica (MIUR, 12 maggio 2017). http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/ministero/cs120517ter

[4] Cfr. a tal proposito “Il contrasto della povertà educativa minorile e della dispersione scolastica nel Mezzogiorno, in Scuola7, n. 62 del 16 ottobre 2017.

[5] Cfr. Brocardi.it per le sentenze della Cassazione riportate: http://www.brocardi.it/codice-penale/libro-terzo/titolo-ii/art731.html

Le prove Invalsi e la certificazione delle competenze

Paolo MAZZOLI

Il ruolo dell’Invalsi nella certificazione

Il recente decreto ministeriale n. 742, del 3 ottobre 2017, corredato da due allegati, accogliendo alcune specifiche richieste del Consiglio superiore della pubblica istruzione, dispone che “il modello (di certificazione delle competenze) è integrato da una sezione, predisposta e redatta a cura di Invalsi, che descrive i livelli conseguiti dall’alunna e dall’alunno nelle prove nazionali di italiano e matematica”, e che lo stesso modello “è altresì integrato da una ulteriore sezione, predisposta e redatta a cura di Invalsi, che certifica le abilità di comprensione e uso della lingua inglese”.

Lo stesso decreto chiarisce che “il repertorio dei descrittori relativi alle prove nazionali è predisposto da Invalsi e comunicato annualmente alle istituzioni scolastiche”.

Questo non vuol dire che la descrizione dei livelli verrà necessariamente modificata ogni anno, ma consente all’Invalsi di affinare nel tempo le formulazioni adottate, tenendo conto di quanto emergerà dai dati raccolti nonché dalle esigenze dalle stesse scuole.

Il nuovo modello di certificazione

Ci sono comunque alcuni elementi che sono già implicitamente stabiliti nell’allegato B del DM n. 742/2017, che è il modello di certificazione delle competenze al termine del primo ciclo di istruzione. Vediamoli uno per uno.

  1. Il modello nazionale è composto di due parti distinte:
    • la prima, a firma del dirigente scolastico, certifica le competenze conseguite da ciascun alunno con riferimento al Profilo dello studente al termine del primo ciclo di istruzione[1];
    • la seconda, su carta intestata dell’Invalsi e a firma del suo Direttore generale, certifica le competenze riferite alle due prove nazionali standardizzate di Italiano e Matematica, e le “abilità di comprensione e uso della lingua inglese” con riferimento al livello A2 del Quadro Comune Europeo di Riferimento (QCER) per le lingue del Consiglio d’Europa, come indicato dai traguardi di sviluppo delle competenze delle già citate Indicazioni nazionali.
  2. La descrizione delle competenze conseguite in Italiano e Matematica viene espressa su una scala progressiva a 5 livelli.
  3. La descrizione delle competenze in Inglese viene invece espressa su una scala progressiva a 4 livelli.

In questo modo ci possiamo aspettare che, per l’Italiano e la Matematica, ogni alunno verrà collocato in un livello compreso tra 1 (il più basso) e 5 (il più alto), mentre per l’Inglese il suo livello oscillerà tra 1 e 4.

E per le competenze in Inglese?

Diversamente dall’Italiano e dalla Matematica, le prove censuarie di Inglese in Italia sono una prima assoluta.

Va subito detto che, nella comunicazione pubblica, ed anche nella concitata trattativa politica che si è svolta a ridosso dell’approvazione definitiva del decreto 62/2017, la certificazione di Inglese ha giocato il ruolo del “contrappeso positivo” rispetto a misure che non tutti erano convinti di varare. In particolare, sullo spinosissimo problema della comunicazione dei risultati delle prove Invalsi, si è arrivati a dire: se siamo tutti d’accordo sul fatto che la certificazione del livello di competenza in Inglese sia un gradito servizio offerto alle famiglie, non si vede perché questo non debba valere per le competenze in Italiano e Matematica. Volendo spingersi più a fondo su questo argomento, potremmo anche dire che non sarebbe stato facile spiegare ai docenti di Inglese che l’apprendimento della loro disciplina richiede, o merita, una certificazione esterna che invece non è necessaria per l’apprendimento in Italiano e Matematica.

Ma se andiamo a leggere con attenzione l’articolo 9 del decreto 62/2017, ci accorgiamo che le tre certificazioni non sono trattate allo stesso modo. L’articolo è infatti rubricato “Certificazione delle competenze nel primo ciclo” e, nell’elencazione dei “principi” (forse sarebbe stato più corretto parlare di “criteri”) cui si deve attenere il modello nazionale, al punto f), troviamo scritto: “indicazione, in forma descrittiva, del livello raggiunto nelle prove a carattere nazionale di cui all'articolo 7, distintamente per ciascuna disciplina oggetto della rilevazione e certificazione sulle abilità di comprensione e uso della lingua inglese”.

Dunque abbiamo una certificazione… nel modello di certificazione. Il termine “certificazione” non viene ribadito a proposito degli esiti delle prove Invalsi in Italiano e Matematica, che pure si troveranno in un documento intitolato “certificazione delle competenze”, ed è invece specificato per l’Inglese. Proviamo allora a fare un po’ di chiarezza sulle modalità con cui si potrà realizzare la certificazione delle competenze in Inglese.

L’ancoraggio al Quadro comune europeo per le lingue (QCER)

Anzitutto va detto che, diversamente dall’Italiano e la Matematica, il livello di competenza in Inglese è codificato a livello internazionale dal Quadro Comune Europeo di Riferimento per le lingue (QCER), con una scala articolata in 6 livelli progressivi crescenti: A1, A2, B1, B2, C1 e C2. Questi stessi livelli sono indicati esplicitamente nelle Indicazioni nazionali del primo ciclo, nelle Indicazioni nazionali per i licei e nelle Linee guida per gli istituti tecnici e professionali.

Per la scuola primaria è previsto il livello A1 di inglese, mentre al termine del primo ciclo è prescritto il raggiungimento del livello A2 in Inglese e del livello A1 nella seconda lingua comunitaria.

Per i licei è previsto il livello B2 per una lingua comunitaria, e per gli istituti tecnici e professionali tale livello è richiesto specificamente per l’Inglese. Va detto che nella quasi totalità dei licei la prima lingua straniera è l’Inglese.

Il secondo elemento da considerare è che la certificazione riguarda le sole “abilità di comprensione”, denominate anche “competenze ricettive” (ascolto e lettura), e il cosiddetto “uso della lingua”[2]; quest’ultimo sarà oggetto di specifico accertamento dal prossimo anno scolastico 2018-2019, mentre nel primo anno sarà inserito all’interno delle competenze comunicative ricettive propriamente dette: listening (ascolto), reading (lettura).

È quindi escluso che la certificazione prevista per tutti gli studenti possa essere considerata totalmente equivalente a quella offerta dagli enti certificatori.

E se non si raggiunge il livello?

C’è poi un altro problema: quali esiti potranno essere certificati agli studenti del primo ciclo che non raggiungono il livello A2 o che, al contrario, hanno competenze superiori? La stessa questione si pone per gli studenti del secondo ciclo con riferimento al livello B2.

Il problema di gran lunga più rilevante è quello degli studenti cosiddetti “sotto-standard”. Si stima che, al termine del primo ciclo, gli studenti che posseggono una competenza pari o superiore al livello A2 siano circa il 30%, e la situazione al termine della scuola secondaria di secondo grado sia ancora peggiore (alcune ricerche stimano nel 15-20% la quota di studenti che hanno raggiunto pienamente il livello B2).

La soluzione più appropriata sarebbe quella di far fare agli studenti 2 o 3 prove successive per riuscire ad attribuire, alla maggior parte di loro, uno dei livelli previsti dal QCER. Potrebbero essere A1, A2 e B1 per il primo ciclo e A2, B1 e B2 per il secondo ciclo, ma questa ipotesi è, almeno per il momento, impossibile da realizzare, perché richiederebbe l’organizzazione di non una, ma tre diverse sessioni di prove solo per l’inglese, impegnando ogni studente per 5-6 ore di test.

Inoltre ogni scuola dovrebbe organizzare molte settimane di prove, con un notevole impatto sul regolare svolgimento delle lezioni.

Il posizionamento nella progressione delle competenze

Per il primo ciclo l’Invalsi sta lavorando alla costruzione di una prova “bi-level”, articolata in testi e domande relative al livello A2 e al livello A1.

In questo modo l’esito della prova, come già indicato nel modello di certificazione allegato al D.M n. 742/2017, potrebbe essere formulato facendo riferimento ai seguenti quattro livelli progressivi:

  1. Parziale conseguimento delle competenze relative al livello A1;
  2. Pieno possesso delle competenze relative al livello A1;
  3. Parziale possesso delle competenze relative al livello A2;
  4. Pieno possesso delle competenze relative al livello A2.

Si tratta di una graduazione analoga alla Cambridge English Scale, nella quale si distinguono ben tre progressive diverse “intensità” del possesso delle competenze relative al livello A2: un possesso “debole” (“pass”), un possesso pieno (“merit”) e, infine, un possesso “super” (“distinction”), con buone probabilità di conseguire la certificazione anche per il livello B1.

Analogamente, per la prima prova di inglese al termine della scuola secondaria di secondo grado, si potrebbe pensare ad una prova bi-level B1/B2.

Sia i risultati delle prove di Italiano e di Matematica che quelli della prova di Inglese saranno formalmente attestati dall’Invalsi, e non dal dirigente scolastico, in un documento a parte o in una sezione distinta dello stesso documento.

Paolo Mazzoli

[1] Il Profilo è descritto e prescritto nelle vigenti “Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione”, emanate con il D.M. n. 254/2012, a chiusura della sezione “Finalità generali” (pag. 16 della versione ufficiale inserita nel numero speciale degli Annali della Pubblica Istruzione che all’epoca fu inviato a tutti i docenti).

[2] Per “uso della lingua”, o “use of English”, si intende un insieme di domande finalizzate a dimostrare conoscenza e controllo della lingua, che includono riempimento di spazi (“cloze”), trasformazione di parole e frasi, e individuazione di errori.



L'intervento di Paolo Mazzoli, direttore generale dell'INVALSI, fa parte di un saggio più ampio in corso di pubblicazione nel volume curato da G. Cerini - M. Spinosi, Un'ancora per la valutazione, Tecnodid, Napoli, 2017, dedicato ad approfondire le innovazioni contenute nei recenti provvedimenti riferiti alla valutazione degli allievi, e in particolare al decreto legislativo 62/2017.



Iscrizioni scuole di ogni ordine e grado a.s. 2018/19

Rese note da parte del Miur le annuali istruzioni per le iscrizioni alle scuole di ogni ordine e grado per il prossimo a.s. 2018/19. Le funzioni on line saranno aperte dal 16 gennaio al 6 febbraio, con registrazione a partire dal 9 gennaio. Nelle scuole dell’infanzia l’iscrizione resta in modalità cartacea.

La nota Miur 13 novembre 2017, prot. n. 14659 conferma che le iscrizioni dovranno essere effettuate esclusivamente on line per tutte le classi iniziali dei corsi di studio (scuola primaria, secondaria di primo grado e secondaria di secondo grado) statali.

Sono escluse dalla modalità telematica le iscrizioni relative:

  • alle sezioni delle scuole dell'infanzia;
  • alle scuole della Valle d'Aosta e delle province di Trento e Bolzano;
  • alle classi terze dei licei artistici e degli istituti tecnici e professionali;
  • al percorso di specializzazione per "Enotecnico" degli istituti tecnici del settore tecnologico a indirizzo "Agraria, agroalimentare e agroindustria", articolazione "Viticoltura ed enologia";
  • ai percorsi di istruzione per gli adulti, ivi compresi quelli attivati presso gli istituti di prevenzione e pena;
  • agli alunni/studenti in fase di preadozione, per i quali l'iscrizione viene effettuata dalla famiglia affidataria direttamente presso l'istituzione scolastica prescelta.

Si effettuano on line anche le iscrizioni ai percorsi di istruzione e formazione professionale erogati in regime di sussidiarietà integrativa e complementare dagli istituti professionali nonché dai Centri di formazione professionale accreditati dalle Regioni le quali, su base volontaria, aderiscono al procedimento di iscrizione on line.

Le iscrizioni alle classi iniziali dei corsi di studio delle istituzioni scolastiche paritarie si effettuano on line per le scuole paritarie che aderiscono alla modalità telematica, in quanto la loro partecipazione al sistema “Iscrizioni on line” è facoltativa.

Le domande di iscrizione on line possono essere presentate dalle ore 8:00 del 16 gennaio alle ore 20:00 del 6 febbraio 2018. Dalle ore 9:00 del 9 gennaio è possibile avviare la fase della registrazione sul sito web www.iscrizioni.istruzione.it.

I genitori/esercenti la responsabilità genitoriale/affidatari/tutori accedono al servizio “Iscrizioni on line”, disponibile sul portale del Miur utilizzando le credenziali fornite tramite la registrazione.

Coloro che sono già in possesso di un’identità digitale (SPID) possono accedere al servizio utilizzando le credenziali del proprio gestore.

All’atto dell’iscrizione, i genitori rendono le informazioni essenziali relative all’alunno (codice fiscale, nome e cognome, data di nascita, residenza, etc.) ed esprimono le loro preferenze in merito all’offerta formativa proposta dalla scuola o dal Centro di formazione professionale prescelto.

Le istituzioni scolastiche destinatarie delle domande offrono un servizio di supporto alle famiglie prive di strumentazione informatica, in particolare nelle zone colpite dai recenti eventi sismici. In subordine, qualora necessario, anche le scuole di provenienza offrono il medesimo servizio di supporto.

Si ricorda che il servizio di iscrizioni on line permette di presentare una sola domanda di iscrizione per ciascun alunno consentendo, però, ai genitori di indicare anche una seconda o terza scuola/Centro di formazione professionale cui indirizzare la domanda nel caso in cui l’istituzione di prima scelta non avesse disponibilità di posti per l’anno scolastico 2018/2019.

L'iscrizione alle sezioni di scuola dell'infanzia, esclusa dal sistema "Iscrizioni on line", è effettuata con domanda da presentare all'istituzione scolastica prescelta, con la medesima tempistica, attraverso la compilazione della scheda che sarà allegata a successiva nota.


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Uno sguardo plurale sulla Valutazione

Scanno 2017

Per chi era a Scanno con noi e per chi non c’era, una sintesi dei lavori del seminario che Tecnodid ha dedicato al tema chiave della Valutazione dal 3 al 5 novembre scorsi. Per approfondire insieme le novità in tema di valutazione degli apprendimenti e i riflessi della valutazione delle professionalità sui processi e modelli organizzativi delle scuole.

Il 3-4-5 novembre 2017 si è svolto a Scanno (AQ) il Seminario nazionale di formazione "La nuova valutazione. Cosa cambia nella scuola e in classe con i nuovi decreti sulla valutazione", dedicato a dirigenti scolastici, aspiranti dirigenti, insegnanti e figure di staff.



Leggi la sintesi dei lavori a cura di Maria Teresa Stancarone

Giornata nazionale per la sicurezza nelle scuole

Il 22 e 23 novembre le scuole sono invitate a organizzare attività sui temi dell'edilizia scolastica e a darne comunicazione sulla pagina web dedicata. La Giornata nazionale per la sicurezza nelle scuole, introdotta dalla Buona Scuola, vedrà eventi e occasioni di sensibilizzazione sui temi della sicurezza, prevenzione dei rischi e sostenibilità.

La data del 22 novembre è stata scelta in memoria del tragico evento avvenuto nel 2008 nella città di Rivoli, presso il Liceo scientifico "Darwin", in cui perse la vita il giovane studente Vito Scafidi, per ricordare tutti gli studenti vittime della mancanza di sicurezza.

Anche quest'anno l'iniziativa viene promossa dal Miur, in collaborazione con la Struttura di missione per l'edilizia scolastica della Presidenza del Consiglio dei Ministri, con tutti gli enti aderenti e con INDIRE, INAIL, Cittadinanzattiva, Legambiente, Fondazione Benvenuti in Italia - Fondo Vito Scafidi, Associazione Vittime della scuola, ANMIL, Save the Children e Croce Rossa.

Gli istituti che aderiscono alla Giornata nazionale, segnalando il proprio evento, possono partecipare alla caccia al tesoro on line sui temi della sicurezza e al concorso #giornatadellasicurezza. Le tre migliori attività e i migliori eventi realizzati dalle scuole riceveranno un contributo in denaro da utilizzare per la riqualificazione di uno spazio all'interno del proprio istituto.

La Giornata nazionale per la sicurezza nelle scuole sarà anche l'occasione per premiare gli istituti che hanno ben rappresentato i temi della sicurezza partecipando al concorso dello scorso anno. A Roma si terrà un evento nazionale, alla presenza del Ministro Fedeli, in cui saranno messi in mostra i 51 progetti vincitori del concorso #ScuoleInnovative.

Tutte le scuole sono invitate a organizzare, in sinergia con il territorio, attività scolastiche o extra scolastiche, e a comunicare le proprie iniziative via web. Per sviluppare le attività, anche quest'anno viene fornito un kit con alcune indicazioni, proposte e spunti utili.

La pagina web Miur dedicata


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Ricostruzione di Carriera


Per rispondere ai bisogni complessi degli operatori della scuola, che spesso non hanno vite lavorative lineari, Tecnodid presenta Carriera Scuola, un software per lo sviluppo e il controllo delle ricostruzioni di carriera, ad uso sia di persone singole che di enti e associazioni di categoria.

Per utilizzarlo basta la sola connessione a internet: nessun programma da installare e nessuna manutenzione, in quanto gestito direttamente da Tecnodid. Con l’inserimento di poche informazioni anagrafiche e relative al servizio pre-ruolo e di ruolo, il software sviluppa la carriera del personale del comparto scuola (compresi gli insegnanti di religione ed i passaggi di ruolo con relativa temporizzazione) e definisce gli inquadramenti retributivi.

Restituisce la riproduzione del decreto di ricostruzione come dovrebbe essere, in modo da poter controllare la correttezza del provvedimento ufficiale, e visualizza i possibili passaggi di gradone futuri. Saranno poi implementate funzioni previdenziali, come la determinazione della prima data teorica per il perfezionamento del diritto a pensione.


per maggiori informazioni




Cyberbullismo nelle scuole: arrivano le Linee guida

Chiara BRESCIANINI

La legge per contrastare il cyberbullismo

La  Legge 71/2017 (G.U. 127 del 3.6.2017), relativa a "Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo" e approvata il 29 maggio 2017, prevede due assi portanti di riferimento: maggiore controllo sul web e lavoro di prevenzione attraverso la scuola.

Viene, per la prima volta a livello normativo, recepita la definizione legislativa sul cyberbullismo, identificato come qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione e furto d'identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica.

Si prevede inoltre la richiesta, da parte del minore sopra i 14 anni vittima di cyberbullismo (anche senza che il genitore lo sappia), dell'oscuramento, rimozione o blocco dei contenuti diffusi in rete, al gestore del sito internet o social media. Entro 48 ore, se non si è provveduto, il minore (con il genitore) può rivolgersi al Garante della privacy, che provvede direttamente nelle successive 48 ore.

È prevista la "procedura di ammonimento" da parte del Questore, che inviterà il minore con un genitore a non ripetere gli atti fino a quando non vi è querela o denuncia, così come accade per stalking, ingiuria, diffamazione, minaccia o trattamento illecito di dati personali in rete; l'ammonimento funge certamente anche come azione "educativa e di responsabilizzazione".

Presso la Presidenza del Consiglio è istituito un tavolo tecnico per la redazione del Piano di azione integrato per il contrasto e la prevenzione del cyberbullismo, con carattere interistituzionale.

I compiti della scuola

Il Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca deve predisporre Linee di orientamento e prevenzione centrate sulla formazione del personale e la formazione nei territori, con collaborazione interistituzionale  delle associazioni territoriali e della Polizia Postale.

Per quanto riguarda la scuola nello specifico, si chiede di individuare in ogni istituto un referente per le iniziative contro il cyberbullismo. Il Dirigente Scolastico è tenuto ad informare le famiglie dei minori coinvolti in atti di bullismo informatico, e ad attivarsi con azioni educative.

Il Miur, da tempo impegnato sul tema (Linee di orientamento per azioni di prevenzione e di contrasto al bullismo e al cyberbullismo, 2015), ha chiesto con  nota DG per lo studente, l'integrazione e la partecipazione prot.n. 964 del 24.2.2017 agli Uffici Scolastici Regionali sia  il referente regionale sia i referenti per ciascuna scuola.

Si evidenzia come ancora una volta il legislatore individui nella scuola il punto fisico di collezione delle complessità (referente handicap, referente adozioni, referente DSA, ... etc etc..).

L’educazione al rispetto

Con nota prot. 5515 del 27.10.2017 il Miur ha diffuso sul sito www.noisiamopari.it  il Piano  nazionale per l'educazione al rispetto, finalizzato a promuovere nelle scuole una serie di  azioni educative e formative tese alla promozione dei valori sanciti dall’art. 3 della Costituzione, con presentazione pubblica al Teatro Eliseo di Roma lo scorso 27 ottobre.

Attraverso l’approfondimento delle tematiche riportate nel Piano, le istituzioni scolastiche sono chiamate ad avviare azioni tese a coinvolgere studenti, docenti, genitori, al rispetto delle differenze e al superamento dei pregiudizi.

Fanno parte del Piano le Linee Guida Nazionali (art. 1 comma 16 L. 107/2015) e le Linee di orientamento per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo nelle scuole (art. 4 L. 71/2017).

Come noto, infatti, il comma 16 dell’art. 1 della L. 107/2015 prevede che il Piano triennale dell'offerta formativa elaborato dalle istituzioni scolastiche autonome “…assicura l'attuazione dei principi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l'educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche indicate dall'articolo 5, comma 2, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 11”.

Le Linee guida contro il cyberbullismo

Le Linee Guida sono state elaborate dal gruppo di lavoro istituito con Decreto Dipartimentale n. 1140 del 30 ottobre 2015, allo scopo di fornire indicazioni destinate alle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado in merito a quanto sancito dal comma 16 della legge 107 cit. Si risponde così alla necessità di fornire alle scuole indicazioni per coniugare formazione e informazione per l'educazione contro ogni forma di discriminazione e per la promozione del rispetto alle differenze, in connessione con le Indicazioni Nazionali per il 1° ciclo di istruzione (2012) e con il Documento di indirizzo su Cittadinanza e Costituzione (2009).

Come sopra ricordato, la Legge 71/2017 prevede la redazione di apposite Linee guida da parte del Miur. Le “Linee di orientamento per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo” danno continuità alle Linee guida emanate nell’aprile del 2015, apportando le integrazioni e le modifiche necessarie in linea con i recenti interventi normativi, e da intendersi come documento in fieri, flessibile e oggetto di periodici aggiornamenti, al fine di avere a disposizione uno strumento di lavoro in grado di rispondere alle sfide educative e pedagogiche introdotte dall’evolversi costante e veloce delle nuove tecnologie.

Tutti i materiali sono scaricabili dai siti www.noisiamopari.it e www.generazioniconnesse.it.

Le risorse finanziarie a disposizione

Per rendere attuativo il Piano saranno messe a disposizione delle scuole ingenti risorse, pari a 5,9 milioni di euro. Di questi, 5 milioni saranno risorse a valere sul PON “Per la Scuola” 2014-2020 per la promozione e la realizzazione di iniziative sull’educazione al rispetto, con il coinvolgimento di almeno 200 scuole che potranno rappresentare una rete permanente di riferimento su questi temi. Altri 900.000 euro saranno inseriti nel decreto per l’ampliamento dell’offerta formativa (ex legge 440) per azioni finalizzate al superamento delle disuguaglianze e dei pregiudizi. Le scuole saranno chiamate a programmare interventi innovativi per l’attuazione delle indicazioni fornite dal Piano nazionale per l’educazione al rispetto.

Il Piano prevede, inoltre, un’azione specifica per la formazione del personale docente sulle tematiche relative al superamento delle diseguaglianze e dei pregiudizi: vengono stanziati 3 milioni di euro per la formazione di almeno una docente o un docente per ciascuna scuola. Le risorse sono a valere sul PON “Per la Scuola” 2014-2020.

È auspicabile l'armonizzazione fra lo stanziamento delle risorse, l'avvio delle formazioni e delle azioni progettuali e lo svilupparsi dell'anno scolastico, al fine di rendere efficaci le azioni intraprese.

Per saperne di più

A chiusura contributo si segnalano link utili di approfondimento:

Chiara Brescianini

Le competenze di cittadinanza: indagine IEA

Franca DA RE

ICCS 2016  (International Civic and Citizenship Education Study) - Indagine Internazionale sull’educazione civica e la cittadinanza degli alunni all’ottavo anno di scolarità

Il giorno 7 novembre, a Roma, Invalsi ha presentato i primi risultati dell’indagine internazionale condotta dalla IEA nel 2016 sull’educazione civica e alla cittadinanza degli alunni all’ottavo anno di scolarità. La precedente indagine fu condotta nel 2009 e costituisce un riferimento comparativo per l’ultima.

Hanno partecipato all’indagine in Europa: Belgio fiammingo, Bulgaria, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Italia, Lettonia, Lituania, Malta, Norvegia, Paesi Bassi, Slovenia, Svezia, un Land tedesco; inoltre: Federazione Russa, Cile, Colombia, Messico, Perù, Repubblica Dominicana, Hong Kong, Corea del Sud, Taipei. La ricerca ha coinvolto oltre 94.000 studenti. In Italia hanno partecipato circa 3.500 studenti della classe terza secondaria di primo grado.

Agli studenti sono stati proposti un test di 44 domande sulle conoscenze civiche e un questionario di indagine su background socio-culturale, atteggiamenti e impegno nei riguardi di alcuni temi sensibili.

Le risposte relative alle conoscenze erano distribuite su quattro livelli di complessità crescente, dove A rappresenta il livello più alto, D il più basso.

La cittadinanza come oggetto di conoscenza

Relativamente alle conoscenze civiche, rispetto ad una media ICCS pari a 517, gli studenti italiani si collocano significativamente al di sopra, con un punteggio di 524. Tuttavia, mentre 11 Paesi su 18 migliorano significativamente rispetto al dato del 2009, e altri 5 conseguono comunque risultati migliori seppure non significativamente diversi, gli studenti italiani regrediscono leggermente, rispetto ai 531 punti della passata rilevazione. Il risultato conseguito dai nostri studenti, pur essendo significativamente superiore alla media internazionale, è al di sotto della media dei Paesi europei (537).

Rispetto alla distribuzione nelle fasce di livello, il 70% degli studenti italiani si colloca almeno al livello B, meno dell’1% è sotto il livello D.

In quasi tutti i Paesi le femmine ottengono punteggi più elevati dei maschi.

Impegno civico e fiducia nella democrazia

Gli alunni italiani si dichiarano intenzionati a votare in età adulta in misura sensibilmente maggiore rispetto ai colleghi europei e degli altri Paesi. Rispetto anche ad altre questioni relative all’impegno civico (es.: parlare con i genitori o gli amici di argomenti politici o sociali; guardare la televisione o leggere i giornali  per informarsi; mettere post riguardanti questioni politiche o sociali sui social, ecc.), ovunque hanno dato risposte più positive gli studenti con almeno un genitore laureato, che si dichiarano comunque interessati a questioni civiche, e hanno conoscenze civiche almeno pari o superiori al livello B.

Per quanto riguarda le convinzioni rispetto alla democrazia, sono state poste ai ragazzi domande riguardanti situazioni che essi dovevano giudicare positive o negative.

Sembra importante rilevare come gli studenti italiani considerino positive situazioni come il favorire i familiari nell’assunzione di impieghi pubblici, la concentrazione delle testate in un’unica proprietà, la detenzione senza processo, ancorché giustificata da ragioni di sicurezza, in misura nettamente superiore rispetto ai compagni europei.

Per quanto riguarda la fiducia verso le istituzioni democratiche, i giovani italiani attribuiscono fiducia per il 57% al Governo, per il 65% al Parlamento, per il 72% ai Tribunali. Rispetto al 2009 è molto calata la fiducia verso le istituzioni politiche, mentre è leggermente cresciuta quella verso la Giustizia. Negli altri Paesi europei, invece, la fiducia è aumentata per tutte le istituzioni.

Società multiculturale, diritti, immigrazione

Generalmente gli studenti italiani ed europei hanno un atteggiamento leggermente più negativo rispetto alla media generale dell’ICCS verso l’uguaglianza di tutti i gruppi etnici/razziali che vivono nei Paesi. Ovunque sono più favorevoli le femmine, coloro che hanno almeno un genitore laureato e che hanno conoscenze civiche almeno al livello B.

Le risposte date dagli studenti fanno ritenere che siano rilevanti e importanti, per la maturazione della coscienza democratica, le conoscenze e le abilità civiche e politiche, il senso di responsabilità e la partecipazione attiva.

Dalle risposte al questionario specifico per gli studenti europei si evince che il senso di appartenenza e di identità europea è cresciuto notevolmente dal 2009 in tutti i Paesi. È maggiore negli studenti maschi,  in quelli provenienti da famiglie non immigrate e in quelli che dichiarano maggiore fiducia nelle istituzioni nazionali. In Italia si sentono maggiormente europei gli studenti del Sud (56 punti) rispetto a quelli del Centro (54 p.) e del Nord (53 p., pari alla media europea).

Gli studenti sono favorevoli alla libera circolazione delle persone e contrari alle sue limitazioni; l’atteggiamento dei ragazzi italiani verso l’uguaglianza dei diritti degli immigrati è in linea con quello dei compagni europei. Sono più favorevoli all’uguaglianza e alla libera circolazione gli studenti con conoscenze civiche superiori e, per l’uguaglianza, anche quelli provenienti da famiglie di origine immigrata.

In Italia gli studenti del Sud sono più favorevoli, meno quelli del Nord e del Centro, comunque in linea con il dato europeo.

L’idea di Europa piace ancora ai giovani

Rispetto ad alcuni quesiti che indicavano i vantaggi di appartenere all’UE, gli studenti sia italiani che europei hanno dato risposte molto positive, ritenendo che l’UE permetta di condividere regole comuni, favorisca l’economia dei singoli Paesi, tuteli la sicurezza e il rispetto dei diritti umani, l’ambiente. Gli studenti italiani dimostrano maggiore preoccupazione rispetto all’economia e alla sicurezza.

Su ipotesi di scenari futuri positivi per l’Europa, i giovani europei, e in misura maggiore gli italiani, si dichiarano ottimisti, tranne che per la possibile riduzione dell’inquinamento.

Più ottimisti risultano gli studenti del Sud, un po’ meno il Nord.

Su ipotesi di scenari futuri negativi per l’Europa, gli studenti italiani ritengono, in misura maggiore rispetto agli europei, che sia molto probabile che tutti gli scenari negativi delle domande si verifichino nel futuro.

C’è da interrogarsi su quanto l’informazione, i media, lo scenario politico interno influenzino le opinioni dei giovani italiani rispetto all’appartenenza europea e alle preoccupazioni per gli scenari futuri.

Più la conosci (la cittadinanza), più la metti in pratica

Molto importante, infine, è  la costante correlazione tra alti livelli di conoscenza civica e atteggiamenti di generale apertura, di positività verso la convivenza democratica e di appartenenza europea.

Tutto ciò fornisce alla scuola importanti motivi di riflessione, e spinge ad aumentare gli sforzi per accrescere il patrimonio di conoscenze civiche degli allievi, ma soprattutto per impegnarli in attività che sviluppino la loro autonomia, il pensiero critico, la responsabilità, la cooperazione, la partecipazione alla vita della scuola e della comunità, lo spirito di servizio. È un impegno che coinvolge i docenti tutti e travalica i confini delle singole discipline, poiché richiede che si restituisca all’istruzione la dimensione educativa, senza la quale l’istruzione stessa rischia di restare inerte e, in circostanze avverse, di essere utilizzata anche contro la comunità.

Franca Da Re

PON Per la scuola: informazioni da fornire ai contraenti

Con apposita nota il Miur segnala alle istituzioni scolastiche beneficiarie dei progetti cofinanziati con i Fondi Strutturali Europei l’importanza di procedere alla comunicazione delle informazioni da fornire per obbligo di legge ai candidati e gli offerenti da realizzare nei confronti di tutti i partecipanti alla gara.

Dalle verifiche effettuate sulla documentazione allegata alle certificazioni di spesa delle Istituzioni scolastiche beneficiarie dei progetti cofinanziati con i Fondi Strutturali Europei, è emersa una frequente omissione in ordine alle informazioni da fornire ai candidati e gli offerenti da realizzare nei confronti di tutti i partecipanti alla gara (art. 79 del D.lgs 163/2006 e art. 76 del D.lgs 50/2016).

Pertanto si rende necessario richiamare le istituzioni scolastiche ad una più attenta e rigorosa gestione dei processi di affidamento pubblico. Nello specifico, è fatto obbligo alle stazioni appaltanti di comunicare d’ufficio, mediante posta elettronica certificata o strumento analogo ed entro un termine non superiore a cinque giorni:

  • l'aggiudicazione, all'aggiudicatario, al concorrente che segue nella graduatoria, a tutti i candidati che hanno presentato un'offerta ammessa in gara, a coloro la cui candidatura o offerta siano state escluse se hanno proposto impugnazione avverso l'esclusione o sono in termini per presentare impugnazione, nonché a coloro che hanno impugnato il bando o la lettera di invito, se tali impugnazioni non siano state respinte con pronuncia giurisdizionale definitiva;
  • l'esclusione ai candidati e agli offerenti esclusi;
  • la decisione di non aggiudicare un appalto ovvero di non concludere un accordo quadro, a tutti i candidati;
  • la data di avvenuta stipulazione del contratto con l'aggiudicatario, ai soggetti di cui alla lettera a) del presente comma.

Con nota 13 novembre 2017, prot. 37199 il Miur segnala l’importanza di procedere a tali comunicazioni per garantire la massima trasparenza in ordine alle modalità di scelta dei contraenti e quindi alle determinazioni della stazione appaltante in fase di aggiudicazione.


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Alternanza scuola-lavoro: piattaforma di gestione

Nel corrente anno scolastico l’alternanza scuola-lavoro entra a regime completo: il Miur rende disponibile come supporto alle scuole una Piattaforma di gestione, destinata all’utilizzo da parte di istituzioni scolastiche, strutture ospitanti, studenti e famiglie.

Per incrementare le opportunità di lavoro e le capacità di orientamento degli studenti, i percorsi di alternanza scuola-lavoro sono attuati, nel secondo biennio e nell’ultimo anno del percorso di studi, per una durata complessiva di almeno 400 ore negli istituti tecnici e professionali e di almeno 200 ore nei licei.

Con nota 15 novembre 2017, prot. n. 2691 il Miur illustra le caratteristiche della piattaforma di gestione:

  • contiene le informazioni sugli adempimenti per attivare i percorsi di alternanza;
  • presenta una serie di esperienze di alternanza presenti sul territorio nazionale;
  • è integrata con il Registro Nazionale dell’Alternanza Scuola Lavoro, realizzato da Unioncamere;
  • costituisce il punto di incontro tra l’offerta dei percorsi di alternanza da parte delle strutture ospitanti e la domanda delle scuole; queste ultime possono ricercare facilmente le strutture più idonee in base alla vicinanza geografica, all’interesse professionale, all’attività economica e alla disponibilità di accoglienza; analogamente le strutture ospitanti possono entrare in contatto con le scuole del territorio consultando  le relative informazioni su Scuola in Chiaro e, per ogni indirizzo di studio presente, le competenze in uscita degli studenti e il profilo del diplomato;
  • permette di monitorare lo status delle candidature e stipulare tempestivamente le convenzioni;
  • consente di co-progettare i percorsi di alternanza, produrre i patti formativi e gestire le presenze degli studenti;
  • rende disponibili delle “scrivanie” con operatività diversificate a seconda del ruolo rivestito dai soggetti che accedono;
  • dà agli studenti la possibilità di segnalare le criticità riscontrate durante l’esperienza di alternanza.

Inoltre in piattaforma gli studenti possono usufruire gratuitamente del percorso formativo obbligatorio sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro realizzato insieme all’INAIL, con rilascio dell’attestato finale previo superamento di un test.

La data di apertura della piattaforma verrà comunicata con successiva nota saranno, insieme a ulteriori informazioni di supporto alla procedura.


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Sistema ITS: risorse triennio 2018-2020

La Legge di Bilancio 2018 prevede un aumento di 50 milioni di euro per gli Istituti Tecnici Superiori (ITS), per il triennio 2018-2020. L’obiettivo è incrementare l’offerta formativa e il numero degli studenti con l’attivazione e lo sviluppo di nuovi corsi. Presentato il Documento della Cabina di regia per il coordinamento con le Lauree professionalizzanti.

Le novità relative al Sistema degli ITS sono state presentate lo scorso 9 novembre dal Sottosegretario Gabriele Toccafondi nel corso di una conferenza stampa tenutasi al Miur, alla presenza di Alessandro Mele, membro della Cabina di regia per il coordinamento del sistema di Istruzione Tecnica Superiore e delle lauree professionalizzanti, Vito Savino, Presidente ITS Agroalimentare Puglia, Giuseppe Cioffi, Presidente ITS Umbria, Massimiliano Guerrini, Presidente ITS Mita (Made in Italy Tuscany Academy) Firenze, e Angelo Candiani, Presidente ITS Mobilità Somma Lombardo (VA).

La Legge di Bilancio 2018 prevede un aumento di 50 milioni di euro per gli ITS, spalmati sul triennio 2018-2020 (5 milioni in più nel 2018, 15 milioni in più nel 2019 e 30 nel 2020), per incrementare l’offerta formativa e il numero degli studenti nei percorsi  con particolare riguardo per quelli che offrono competenze abilitanti all’utilizzo degli strumenti avanzati di innovazione tecnologica e legati all’industria 4.0.

Nel corso della conferenza stampa è stato presentato anche il documento predisposto dalla Cabina di Regia per il coordinamento del sistema di Istruzione Tecnica Superiore e delle lauree professionalizzanti. Tra gli obiettivi da perseguire: l’incremento del numero di diplomati negli ITS, il sostegno della formazione continua dei lavoratori, la promozione di percorsi di recupero degli abbandoni, il miglioramento del livello di formazione e del titolo di accesso alle professioni, l’accrescimento delle opportunità occupazionali.

Alle università che organizzano corsi di laurea professionalizzanti viene richiesto di predisporre percorsi di studio definiti a livello nazionale, di consentire agli studenti una rapida qualificazione e abilitazione professionale e di creare partenariati con i collegi e gli ordini professionali. Gli ITS dovranno, invece, costruire percorsi formativi co-progettati con le imprese, rispondendo al fabbisogno del mercato del lavoro e ai territori di riferimento, e percorsi di 3 anni progettati e realizzati con le università. Gli Atenei potranno organizzare percorsi formativi avvalendosi delle risorse umane, dei laboratori e delle altre dotazioni degli ITS. Gli studenti degli ITS che sceglieranno di iscriversi a un corso di laurea professionalizzante potranno ottenere Crediti Formativi Universitari (CFU) aggiuntivi.


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Per gli aspiranti dirigenti scolastici

Elementi di legislazione scolastica

di Salvatore Pace

NUOVA EDIZIONE aggiornata con i decreti applicativi della Buona Scuola

Un agile strumento di lavoro per tutto il personale della scuola, ma soprattutto per coloro che intendono sostenere le prove concorsuali per accedere alla carriera dirigenziale.

Si snoda su dieci capitoli tematici: ogni tema è presentato nei suoi aspetti essenziali ed inquadrato all’interno delle norme fondamentali. Le novità introdotte dalla Buona Scuola sono calate all’interno di un processo organico di evoluzione legislativa, e ne risultano chiari i contorni, gli elementi di continuità e di rottura rispetto alla legislazione preesistente.

Il testo fornisce una rassegna aggiornata del nostro sistema di istruzione e dello scenario europeo. Presenta in anteprima gli elementi essenziali del nuovo regolamento di contabilità, di imminente emanazione da parte del Governo.


per maggiori informazioni: notiziedellascuola.it/catalogo



Una piattaforma completamente rinnovata

In previsione del prossimo concorso a dirigente scolastico, Tecnodid propone la Piattaforma DirCARD per la preparazione al concorso in una versione completamente rinnovata, alla luce del Regolamento e degli ultimi scenari normativi. Nello specifico, la piattaforma è stata:

  • aggiornata ai sensi della legge 107/2015 e successive integrazioni;
  • integrata con ulteriori contenuti formativi;
  • arricchita con nuovi saggi di approfondimento;
  • ampliata con servizi inediti per la prova preselettiva e per la prova scritta.

La nuova versione si sviluppa intorno a tre sezioni:

  1. Simulazione prova preselettiva
  2. Contenuti professionali delle prove
  3. Indicazioni per la prova scritta

La prima sezione permette di esercitarsi su batterie di 50 item prese da un repository di circa 1500 item, e di valutare la propria preparazione secondo i parametri di calcolo del punteggio previsti dal Regolamento. Per ogni item viene fornita la correzione con il relativo feedback.

La seconda sezione dà accesso ad una ricca serie di contenuti, rivisti ed integrati sulla base delle più recenti disposizioni normative, con tutte le informazioni attinenti alle materie previste dal Regolamento.

La terza sezione aiuta a scrivere in maniera chiara per farsi apprezzare in sede di prova scritta. Contiene esempi di scritture e di rubriche valutative, 40 quesiti con risposte e circa 100 quesiti aperti.

A disposizione restano le batterie di item relative al concorso 2011.

La piattaforma DirCARD offre tutto quanto serve per orientare al meglio il proprio studio e affrontare con sicurezza le prove concorsuali.

www.notiziedellascuola.it/formazione

© Tecnodid editrice

Coordinamento redazionale a cura di Giancarlo Cerini

Direttore responsabile Gabriella Crusco

Autorizzazione Tribunale di Napoli n. 65 del 20/12/2016

Email: info@scuola7.it

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