Scuola7 23 novembre 2020, n. 212

Scuola7

la settimana scolastica

23 novembre 2020, n. 212


In questo numero parliamo di:



Le procedure per la domanda di pensione (Fulvio RUBINO)

Scuola e pandemia: un ruolo diverso per l’INVALSI? (Maria Teresa STANCARONE)

Una didattica (non) digitale e (poco) integrata (Gabriele BENASSI)

EDUSCOPIO: scuole sotto la lente (Fiorella FARINELLI)


Settimanale di informazione scolastica.
© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diPensando alla pensione
< Trascina
23 novembre 2020

__TESTATA__

n. 212

Le procedure per la domanda di pensione

Fulvio RUBINO

I pensionamenti dal settembre 2021

Il 13 novembre 2020 sono stati pubblicati il decreto 159 del 12/11/2020 e la circolare n.36103 del 13/11/2020, relativi al pensionamento del personale del comparto scuola dal 01 settembre 2021.

I lavoratori del comparto scuola che volessero andare in pensione dal 1 settembre prossimo devono presentare istanza di cessazione dal servizio entro il 07 dicembre 2020. Tale termine è previsto per la presentazione delle istanze per il trattenimento in servizio al fine di raggiungere il minimo pensionabile, le istanze di trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale, nonché le eventuali revoche di istanze già inoltrate.

Le istanze di dimissioni dal servizio devono essere presentate attraverso la piattaforma POLIS – Istanze OnLine (al personale in servizio all’estero è consentito presentare l’istanza anche con modalità cartacea; inoltre, il personale delle province di Trento, Bolzano ed Aosta, presenteranno le domande in formato cartaceo direttamente alla sede scolastica di servizio/titolarità, che provvederà ad inoltrarle ai competenti Uffici territoriali).

In modalità cartacea, sempre entro il 7 dicembre 2020, devono essere presentate le istanze di trattenimento in servizio al fine di raggiungere il minimo contributivo.

Le funzionalità di POLIS – ISTANZE OnLine

Su POLIS – ISTANZE OnLine sono presenti le seguenti opzioni:

A. Cessazioni On-Line - Personale Docente ed A.T.A.;

B. Cessazioni On-Line - Dirigenti Scolastici;

C. Cessazioni On-Line - Personale Docente ed A.T.A. quota 100;

D. Cessazioni On-Line - Dirigenti Scolastici quota 100;

Con le funzioni A. e B. si presentano le istanze di dimissione per:

- Domanda di cessazione con riconoscimento dei requisiti maturati entro il 31 dicembre 2019 (art.16 Decreto-Legge 28 gennaio 2019 n. 4 convertito con modificazioni dalla L. 28 marzo 2019, n. 26 - art. 1, comma 476, della legge 27 dicembre 2019, n. 160) (opzione donna);

- Domanda di cessazione con riconoscimento dei requisiti maturati entro il 31 dicembre 2021 (Art. 24, commi 6, 7 e 10 del D.L. 6 dicembre 2011, n.201, convertito in L. 22 dicembre 2011, n.214 - Art.15, D.L. 28 gennaio 2019, n.4 convertito con modificazioni dalla L. 28 marzo 2019, n.26 - Art.1 commi da 147 a 153 della L. 27 dicembre 2017 n. 205) (pensione di vecchiaia e pensione anticipata con i requisiti della Monti-Fornero)

- Domanda di cessazione dal servizio in assenza delle condizioni per la maturazione del diritto a pensione;

- Domanda di cessazione dal servizio del personale già trattenuto in servizio negli anni precedenti.

Con le funzioni C. e D. si presentano le istanze di dimissione per:

- Domanda di cessazione dal servizio per raggiungimento dei requisiti previsti dall'art. 14, D.L. 28 gennaio 2019, n. 4 convertito con modificazioni dalla L. 28 marzo 2019, n.26 (quota 100).

Coloro che intendono presentare le dimissioni per l’accesso alla “Pensione Anticipata” possono, contemporaneamente, presentare una seconda istanza per “quota 100”: tale seconda istanza verrà presa in considerazione in subordine all’accertamento negativo del diritto alla prima richiesta.

Rimane di fondamentale importanza, come negli anni precedenti, l’obbligo di esprimere l’opzione per la cessazione dal servizio, ovvero per la permanenza in servizio, in caso di non possesso dei requisiti necessari all’accoglimento dell’istanza presentata.

L’accertamento del diritto a pensione

L’accertamento dell’effettivo diritto a pensione sarà verificato dalle sedi competenti dell’INPS che daranno riscontro al MIUR al fine della successiva comunicazione al personale entro il termine del 24 maggio 2021.

Il rispetto di tale termine presuppone, però, la sistemazione preventiva delle posizioni assicurative dei dipendenti, anche con l’intervento del datore di lavoro (Ambiti Territoriali e/o Scuola). In merito a ciò, è necessario ricordare che le posizioni dei pensionandi dovranno essere sistemate entro il 5 febbraio 2021 attraverso l’applicativo dell’INPS, PassWeb. Solo nel caso in cui, le istituzioni scolastiche non siano ancora in grado di utilizzare PassWeb, al fine di salvaguardare il diritto dei pensionandi ad ottenere, nei termini previsti, la certificazione del diritto a pensione ed evitare ritardi nell’erogazione della prestazione, le Istituzioni scolastiche dovranno aggiornare entro il 5 febbraio 2021, i dati sul sistema SIDI in modo da consentire alle sedi INPS di consultare ed utilizzare le informazioni, anche per i periodi pre–ruolo precedenti al 1988 con ritenuta in Conto Entrate Tesoro: tali informazioni, disponibili su SIDI, potranno essere inviate dal MIUR all’INPS con flussi massivi periodici al fine di renderli disponibili agli operatori dell’INPS.

Infine, gli Ambiti Territoriali provinciali dovranno definire, urgentemente, i provvedimenti di valutazione, computo, riscatto e ricongiunzione ai fini della quiescenza, presentate dai lavoratori prima del 2001, cioè prima del subentro diretto dell’Istituto Previdenziale alla gestione di tali istanze. Anche tali pratiche devono essere inviate alle sedi Inps, in formato cartaceo o PEC, entro il termine il 5 febbraio 2021.

Modalità tecniche per l’inoltro della domanda di pensione

Dopo l’accertamento del diritto a pensione da parte dell’INPS, le cessazioni dovranno essere convalidate al SIDI, con l’apposita funzione.

Le domande di pensione devono essere inviate direttamente all’Ente Previdenziale, esclusivamente attraverso le seguenti modalità:

1) presentazione della domanda on-line accedendo al sito dell’Istituto, previa registrazione;

2) presentazione della domanda tramite Contact Center Integrato (n. 803164);

3) presentazione telematica della domanda attraverso l’assistenza gratuita del Patronato.

Tali modalità saranno le uniche ritenute valide ai fini dell’accesso alla pensione.

Coloro che sono interessati all’accesso all’APE sociale o alla pensione anticipata o per i lavoratori precoci, potranno, una volta ottenuto il riconoscimento dall’INPS, presentare la domanda di cessazione dal servizio con modalità cartacea sempre con effetto dal 1 settembre 2021.

L’accesso anticipato alla liquidazione

E’ arrivata in dirittura d’arrivo la sottoscrizione degli accordi (che definiscono i termini, le modalità di adesione e le condizioni economiche delle banche) per l’accesso, da parte dei lavoratori, pensionandi o pensionati per “quota 100” o in base all’art. 24 della legge 214/2011 (Monti-Fornero), viste le norme sul pagamento differito e dilazionato della liquidazione, ad un anticipo sulla liquidazione per un importo non superiore a 45.000€. In data 17/11/2020, l’INPS ha comunicato che a far data dal 18/11/2020 è possibile presentare (direttamente online ovvero tramite il patronato) la domanda di quantificazione del TFS/TFR: la specifica certificazione è necessaria, unitamente all’ulteriore documentazione prevista dal DPCM n.51/2020, al fine di poter accedere all’anticipo della liquidazione fino ad un massimo di 45.000 euro netti o, comunque, entro la capienza della prestazione spettante al pensionato. L’operazione di finanziamento avviene attraverso le banche che aderiscono all’iniziativa mediante iscrizione al portale www.lavoropubblico.gov.it/anticipo-tfs-tfr. Per le istruzioni di dettaglio bisogna consultare il sito istituzionale dell’Istituto.

Vista la complessità della materia, ancor di più per coloro che vantano accrediti contributivi in diverse casse/fondi previdenziali, prima di presentare istanze di cessazione e domande di pensione, sarebbe opportuno avvalersi di specifiche competenze professionali del patronato, per valutare la propria posizione assicurativa e le proprie opportunità previdenziali, anche perché, oltre ai requisiti ordinari, sotto riportati, è possibile accedere al pensionamento in base ad alcune particolari norme e deroghe.

Pensione di vecchiaia

Dal 1° gennaio 2021 il requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia rimane invariato, pertanto è necessario possedere i seguenti requisiti:

- per coloro che si trovano nel sistema retributivo, cioè per coloro che possono vantare accrediti contributivi (a qualsiasi titolo) precedenti al 01.01.1996:

-- almeno 20 anni di anzianità contributiva (perfezionata entra la data di cessazione ovvero entro il 31/08/2021);

-- almeno 67 anni di età anagrafica (perfezionati entro il 31/12/2021);

- per coloro che si trovano nel sistema contributivo, cioè per coloro che possono vantare solo accrediti contributivi a partire dal 01.01.1996 (ovvero non vantano alcun accredito contributivo, a qualsiasi titolo, prima del 01.01.1996):

-- almeno 5 anni di anzianità contributiva (perfezionata entra la data di cessazione ovvero entro il 31/08/2021);

-- almeno 71 anni di età anagrafica (perfezionati entro il 31/12/2021);

ovvero

-- almeno 20 anni di anzianità contributiva (perfezionata entra la data di cessazione ovvero entro il 31/08/2021);

-- almeno 67 anni di età anagrafica (perfezionati entro il 31/12/2021);

-- importo della pensione pari almeno a 1,5 volte l'importo dell’assegno sociale[1].

Per il raggiungimento dei requisiti contributivi, in base a quanto disposto dalla L. 228/2012 e successive modifiche, è possibile cumulare, senza oneri, i periodi assicurativi accreditati presso differenti gestioni[2].

Non bisogna dimenticare che il limite ordinamentale della “vecchiaia” nel pubblico impiego non è stato modificato dalla riforma Monti-Fornero ed è sempre fissato ai 65 anni di età. Ciò significa che se un lavoratore dovesse perfezionare un diritto a pensione prima dei 65 anni di età e dovesse continuare a rimanere in servizio, egli può essere licenziato d’ufficio al perfezionamento del 65° anno di età anagrafica.

Pensione anticipata

Anche per la Pensione Anticipata rimangono in vigore il requisito del 2019. Ricordiamo che i provvedimenti del Governo (D.L. 4/2019 convertito in L.26/2019) hanno annullato l’incremento dei requisiti di cui al co. 12 dell’art. 24 del D.L. 201/2011, convertito con modiche con L. 214/2011 (riforma Monti-Fornero), ma contemporaneamente hanno introdotto, a partire dal 01.01.2019, una finestra mobile di 3 mesi per l’accesso alla prestazione pensionistica.

Nel comparto scuola e nel comparto AFAM, la finestra non viene applicata, in virtù dell’unica possibile finestra di uscita coincidente con il 1° settembre ovvero 1° novembre.

Per accedere alla pensione anticipata è necessario possedere i seguenti requisiti:

- per coloro che si trovano nel sistema retributivo, cioè per coloro che possono vantare accrediti contributivi (a qualsiasi titolo) precedenti al 01.01.1996:

-- per i lavoratori di sesso maschile:

--- 42 anni e 10 mesi di anzianità contributiva;

-- per i lavoratori di sesso femminile:

--- 41 anni e 10 mesi di anzianità contributiva.

- per coloro che si trovano nel sistema contributivo, cioè per coloro che possono vantare solo accrediti contributivi a partire dal 01.01.1996 (ovvero non vantano alcun accredito contributivo, a qualsiasi titolo, prima del 01.01.1996):

-- per i lavoratori di sesso maschile:

--- 42 anni e 10 mesi di anzianità contributiva;

-- per i lavoratori di sesso femminile:

--- 41 anni e 10 mesi di anzianità contributiva;

ovvero

-- almeno 20 anni di contributi effettivi (perfezionata entra la data di cessazione ovvero entro il 31/08/2021);

-- almeno 64 anni di età anagrafica (perfezionati entro il 31/12/2021);

-- importo della pensione pari almeno a 2,8 volte l'importo dell’assegno sociale[3].

L’introduzione della finestra mobile implica che l’accesso alla prestazione pensionistica può avvenire solo tre mesi dopo il perfezionamento del requisito dell’anzianità contributiva. A tal proposito è necessario ricordare che il lavoratore deve essere tenuto in servizio fino al termine di decorrenza della prestazione pensionistica e non fino al perfezionamento dei requisiti: ciò implica che non può essere licenziato d’ufficio prima del termine della finestra mobile.

Per il raggiungimento dei requisiti contributivi, in base a quanto disposto dalla L. 228/2012 e successive modifiche, è possibile cumulare insieme, senza oneri, i periodi assicurativi accreditati presso differenti gestioni[4].

Pensione di anzianità con Quota 100

Il nuovo Governo non ha portato modifiche alla Pensione di Anzianità “Quota 100”, introdotta nel 2019 con il D.L. 4/2019 convertito con la L.26/2019 e valida fino al 31/12/2021.

I requisiti per accedere a tale prestazione pensionistica sono:

- almeno 38 anni di anzianità contributiva;

- almeno 62 anni di età anagrafica.

È fondamentale tener conto che, per l’accesso alla prestazione pensionistica, il Governo ha introdotto una finestra mobile di:

- 3 mesi per i lavoratori privati (con prima applicazione non prima del 01.04.2019);

- 6 mesi per i lavoratori del pubblico impiego (con prima applicazione non prima del 01.08.2019).

Nel comparto scuola e nel comparto AFAM, la finestra non viene applicata, in virtù dell’unica possibile finestra di uscita coincidente con il 1° settembre ovvero 1° novembre.

Come già detto per la pensione anticipata, il lavoratore dev'essere tenuto in servizio fino al termine di decorrenza della prestazione pensionistica e non fino al perfezionamento dei requisiti: ciò implica che non può essere licenziato d’ufficio prima del termine della finestra mobile.

Per il raggiungimento dei requisiti contributivi è possibile cumulare, senza oneri, i periodi assicurativi accreditati presso differenti gestioni, ma, a differenza della pensione di vecchiaia e della pensione anticipata, per Quota 100 non è possibile mettere insieme la contribuzione accreditata presso le casse libero-professionali.

Anche per la pensione Quota 100 si applica la regola generale che:

- per il perfezionamento del diritto a pensione si tiene conto anche del periodo dal 1° settembre al 31 dicembre per il comparto Scuola, ovvero dal 1° novembre al 31 dicembre per il comparto AFAM;

- la decorrenza della pensione è il 1° settembre per il comparto Scuola, ovvero il 1° novembre per il comparto AFAM, dell’anno in cui si perfeziona il diritto a pensione;

- la misura della prestazione pensionistica è determinata sulla base dell’anzianità contributiva maturata fino al giorno della cessazione dal servizio.

Opzione donna

Per le sole lavoratrici, è possibile accedere alla pensione in regime di opzione al contributivo.

Le lavoratrici che chiedono l’accesso alla pensione attraverso tale opzione scelgono, in modo implicito, il calcolo della misura pensionistica solo attraverso il sistema contributivo, che nel pubblico impiego spesso si traduce (in base all’anzianità retributiva, cioè all’anzianità precedente il 1996) in una forte riduzione dell’assegno pensionistico.

Per accedere alla pensione in opzione donna è necessario possedere, alla data del 31 dicembre 2019, i seguenti requisiti:

- per le lavoratrici dipendenti:

-- almeno 35 anni di anzianità contributiva;

-- almeno 58 anni di età anagrafica;

- per le lavoratrici autonome:

-- almeno 35 anni di anzianità contributiva;

-- almeno 59 anni di età anagrafica.

Per tale pensionamento è prevista una finestra mobile di:

- 12 mesi per le lavoratrici dipendenti;

- 18 mesi per le lavoratrici autonome.

In virtù della finestra unica, nei comparti Scuola ed AFAM si applicano le seguenti regole:

- per il perfezionamento del diritto a pensione si tiene conto anche del periodo dal 1° settembre al 31 dicembre per il comparto Scuola, ovvero dal 1° novembre al 31 dicembre per il comparto AFAM;

- la decorrenza della pensione è il 1° settembre per il comparto Scuola, ovvero il 1° novembre per il comparto AFAM, dell’anno successivo a quello in cui si perfeziona il diritto a pensione;

- la misura della prestazione pensionistica è determinata sulla base dell’anzianità contributiva maturata fino al giorno della cessazione dal servizio, in regime di opzione al sistema contributivo.

Pensione in regime di totalizzazione

I lavoratori con contribuzione accreditata in diverse gestioni pensionistiche, in alternativa alla ricongiunzione o al cumulo di cui alla L. 228/2012 possono conseguire, a domanda, il diritto a pensione totalizzando (sommando) tutte le contribuzioni presenti nelle varie gestioni.

Per accedere alla pensione di vecchiaia in regime di totalizzazione è necessario possedere i seguenti requisiti:

- 66 anni di età anagrafica;

- almeno 20 anni di anzianità contributiva (perfezionata entra la data di cessazione ovvero entro il 31/08/2021).

Per accedere alla pensione anticipata in regime di totalizzazione è necessario possedere i seguenti requisiti:

- 41 anni di anzianità contributiva.

Per tali pensionamenti sono previste le seguenti finestre mobili:

- 18 mesi per la pensione di vecchiaia;

- 21 mesi per la pensione anticipata.

In virtù della finestra unica, nei comparti Scuola ed AFAM si applicano le stesse regole enunciate per l’opzione donna, e cioè:

- per il perfezionamento del diritto a pensione si tiene conto anche del periodo dal 1° settembre al 31 dicembre per il comparto Scuola, ovvero dal 1° novembre al 31 dicembre per il comparto AFAM;

- la decorrenza della pensione è il 1° settembre per il comparto Scuola, ovvero il 1° novembre per il comparto AFAM, dell’anno successivo a quello in cui si perfeziona il diritto a pensione;

- la misura della prestazione pensionistica è data dalla somma delle quote maturate in ogni singola gestione pensionistica che partecipa alla totalizzazione.

Ciascuna gestione calcola la propria quota sulla base dell’anzianità contributiva maturata in quella gestione, fino al giorno della cessazione dal servizio, con le regole del sistema di calcolo contributivo.

Qualora in una singola gestione risulti perfezionato il diritto autonomo a pensione, il calcolo della relativa quota, retributivo o misto, segue le regole ordinarie. In ogni caso può essere chiesto, laddove più favorevole, il calcolo contributivo.

Pensione anticipata lavoratori «precoci» ed APE SOCIALE

I lavoratori che possono far vantare almeno 12 mesi di contribuzione per periodi di lavoro effettivo precedenti il compimento del diciannovesimo anno di età e che siano in possesso della prevista certificazione rilasciata dall’INPS, possono accedere alla pensione anticipata con il requisito di almeno 41 anni di contribuzione entro il 31.12.2021.

È possibile accedere all’APE sociale, dal 1° settembre 2021, ai lavoratori che, entro il 2020, abbiano perfezionato i requisiti richiesti di

- almeno 63 anni di età

- una anzianità contributiva minima di 30/36 anni (in base alle varie situazioni)

già in possesso della prevista certificazione rilasciata dall’ INPS.

Per le lavoratrici madri l’anzianità contributiva minima di 30/36 anni è ridotta di 12 mesi per ogni figlio, fino ad un massimo di 2 anni.

Data la particolare complessità della materia, per chi volesse accedere all’APE SOCIAL, sarebbe opportuno chiedere assistenza specializzata al patronato.

L’indennità di liquidazione dei dipendenti pubblici

A causa dei problemi di liquidità dello Stato i dipendenti pubblici hanno visto, nel corso dell’ultimo decennio, l’approvazione di leggi che non permettono la riscossione della liquidazione subito dopo essere andati in quiescenza.

Senza dover illustrare la storia della vessazione circa il TFS/TFR dei dipendenti pubblici, ricordiamo che attualmente:

- se la liquidazione è superiore a € 50.000 viene divisa in due o tre quote, di cui le prime due pari al massimo a € 50.000 lordi;

- il pagamento di tali quote avviene ad intervalli di 1 anno.

--ltre a tale frazionamento, per poter ricevere la prima quota bisogna attendere:

- per i pensionamenti di vecchiaia d’ufficio:

-- 12 mesi di blocco + 90 giorni tecnici entro i quali l’INPS deve provvedere ad espletare tutte le operazioni;

- per i pensionamenti di anzianità con dimissioni volontarie:

-- 24 mesi di blocco + 90 giorni tecnici entro i quali l’INPS deve provvedere ad espletare tutte le operazioni;

- per i pensionamenti di inabilità/decesso:

-- 15 giorni di blocco + 90 giorni tecnici entro i quali l’INPS deve provvedere ad espletare tutte le operazioni.

Per coloro che si avvarranno del pensionamento c.d. “Quota 100”, è stato definito che la liquidazione è corrisposta al momento in cui il soggetto avrebbe maturato il diritto alla corresponsione della stessa secondo le disposizioni di cui alla Riforma Monti-Fornero.

Per i lavoratori che accederanno alla "pensione in cumulo", la liquidazione avverrà alla data in cui sarebbe stata corrisposta in caso di maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia.

Come già detto in precedenza, il Governo, già con il D.L. 4/2019, convertito con L.26/2019, ha approvato la possibilità di chiedere alle banche, o agli intermediari finanziari, un anticipo della liquidazione fino alla soglia di € 45.000. Tale possibilità sembrerebbe essere un tentativo di ridurre gli svantaggi determinati dalla dilazione della liquidazione dei dipendenti pubblici: in realtà, in linea con l’operato dei governi precedenti, è solo un vero e proprio regalo alle banche e agli intermediari finanziari, perché i lavoratori pubblici dovranno pagare degli interessi per poter accedere ad una parte della loro liquidazione, mentre i dipendenti privati la percepiscono tutta subito dopo il pensionamento.

Come già detto in precedenza, il 17/11/2020, con messaggio 4315, l’INPS ha comunicato che a far data dal 18/11/2020 è possibile presentare (direttamente online ovvero tramite il patronato) la domanda di quantificazione del TFS/TFR: la specifica certificazione è necessaria, unitamente all’ulteriore documentazione prevista dal DPCM n.51/2020, al fine di poter accedere all’anticipo della liquidazione fino ad un massimo di 45.000 euro netti o, comunque, entro la capienza della prestazione spettante al pensionato. L’operazione di finanziamento avviene attraverso le banche che aderiscono all’iniziativa mediante iscrizione al portale www.lavoropubblico.gov.it/anticipo-tfs-tfr. Per le istruzioni di dettaglio bisogna consultare il sito istituzionale dell’Istituto.

Infine, bisogna ricordare che, per le liquidazioni fino a € 50.000, il Governo ha deliberato una defiscalizzazione, definita in base al tempo intercorso tra la cessazione del rapporto di lavoro e la corresponsione della liquidazione (in prima applicazione, per le cessazioni già avvenute, si decorre dal 1° gennaio 2019), e cioè:

- 1,5 punti percentuali decorsi 12 mesi;

- 3 punti percentuali decorsi 24 mesi;

- 4,5 punti percentuali decorsi 36 mesi;

- 6 punti percentuali decorsi 48 mesi;

- 7,5 punti percentuali decorsi 60 mesi o più.

Purtroppo, nonostante le norme approvate, i dipendenti pubblici sono fortemente penalizzati rispetto ai dipendenti privati in materia di indennità di liquidazione.

QUADRO SINOTTICO


Pensione Lavoratori nel sistema RETRIBUTIVO
(con anzianità contributiva al 31.12.1995)
Lavoratori nel sistema CONTRIBUTIVA
(solo con anzianità contributiva successiva al 31.12.1995)
Cumulo
L.228/2012
VECCHIAIA
(requisiti perfezionati entro il 31.12.2020)
- almeno 20 anni di anz.contributiva;
- almeno 67 anni di età anagrafica;
(Pensionamento d’ufficio: 67 anni al 31 agosto 2021)
  - 65 anni di età anagrafica in aggiunta al perfezionamento del diritto alla pensione anticipata
(Pensionamento d’ufficio: 65 anni al 31 agosto 2021)
- almeno 5 anni di anz.contributiva
- almeno 71 anni di età anagrafica;
(Pensionamento d’ufficio: 71 anni al 31 agosto 2021)
Ovvero
- almeno 20 anni di anz.contributiva
- almeno 67 anni di età anagrafica;
- importo pensione pari almeno a 1,5 volte l'importo dell’Assegno Sociale
SI
ANTICIPATA
(requisiti perfezionati entro il 31.12.2021)
per i lavoratori di sesso Maschile:

- 42 anni e 10 mesi di anz.contributiva;
per i lavoratori di sesso Femminile:
- 41 anni e 10 mesi di anz.contributiva;
  Pensionamento d’ufficio: con preavviso di 6 mesi, “Con decisione motivata con riferimento alle esigenze organizzative e ai criteri di scelta applicati e senza pregiudizio per la funzionale erogazione dei servizi,” requisiti perfezionati entro 31 Agosto 2021 (art.1, co 5, L.90/2014)
per i lavoratori di sesso Maschile:
- 42 anni e 10 mesi di anz.contributiva;
per i lavoratori di sesso Femminile:
- 41 anni e 10 mesi di anz.contributiva;
Ovvero
- almeno 20 anni di anz.contributiva
- almeno 64 anni di età anagrafica;
- importo pensione pari almeno a 2,8 volte l'importo dell’Assegno Sociale
SI
QUOTA 100
(requisiti perfezionati entro il 31.12.2021)
- almeno 38 anni di anz.contributiva;
- almeno 62 anni di età anagrafica.
SI
con esclusione della casse libero-professionali
OPZIONE DONNA
(ad oggi, in mancanza di proroga per l’anno 2020, requisiti perfezionati entro il 31.12.2019)
- almeno 35 anni di anz.contributiva;
- almeno 58 anni di età anagrafica;  
NO
TOTALIZZAZIONE 
(requisiti perfezionati entro il 31.12.2020)
------
VECCHIAIA - almeno 20 anni di anz.contributiva;
- almeno 66 anni di età anagrafica;
ANTICIPATA - 41 anni di anz.contributiva;
LAVORI GRAVOSI
(requisiti perfezionati entro il 31.12.2021)
- almeno 30 anni di anz.contributiva;
(devono essere perfezionati al 31 agosto 2020)
- almeno 66 anni e 7 mesi di età;
(Pensionamento d’ufficio: 66 anni 7 mesi al 31 agosto 2020)
- almeno 30 anni di anz.contributiva;
- almeno 66 anni e 7 mesi di età;
- importo pensione pari almeno a 1,5 volte l'importo dell’Assegno Sociale
Nei fatti non può esserci ancora nessun lavoratore con 30 anni di anzianità contributiva senza contributi precedenti al 1996.
NO

Rateizzazione del TFS e del TFR
Diritto a pensione perfezionato Entro il 31.12.2013 dal 01.01.2014
Prima rata Fino a 90.000€ lordi Fino a 50.000€ lordi
Seconda rata
12 mesi dalla 1/a liquidazione
Importo lordo compreso tra 90.000€ e 150.000€ Importo lordo compreso tra 50.000€ e 100.000€
Terza rata
12 mesi dalla 2/a liquidazione
Importo lordo oltre i 150.000€ Importo lordo oltre i 100.000€

Termini di liquidazione del TFS e del TFR
Diritto a pensione
perfezionato
Entro il 31.12.2011 Dal 01.01.2012 al 31.12.2013 Dal 01.01.2014
Inabilità o decesso 15 gg+ 90 gg 15 gg + 90 gg 15 gg + 90 gg
Limite di età 15 gg + 90 gg 6 mesi + 90 gg 12 mesi + 90 gg
Dimissioni volontarie 6 mesi + 90 gg 24 mesi + 90 gg 24 mesi + 90 gg
Scadenza contra.a termine 15 gg + 90 gg 6 mesi + 90 gg 12 mesi + 90 gg
Cessazioni d’ufficio 15 gg + 90 gg 6 mesi + 90 gg 12 mesi + 90 gg

Fulvio RUBINO

-----

[1] L'importo della pensione non deve risultare inferiore al valore più elevato tra: 1,5 volte l'assegno sociale dell'anno 2012, rivalutato in base a variazione del PIL del quinquennio precedente l'anno da rivalutare, e 1,5 volte l'importo dell'assegno sociale relativo all'anno 2021.

[2] La liquidazione della pensione avviene, pro-quota, secondo le regole di calcolo previste da ciascun fondo e sulla base delle rispettive retribuzioni di riferimento. Possono essere messi insieme: contribuzioni accreditate nelle gestioni A.G.O. (FPLD – COM – ART – CDCM), Fondi sostitutivi dell’A.G.O. (ex Telefonici, ex Elettrici, ex Poste, ...), Fondi Esclusivi dell’A.G.O. (CTPS, CPDEL), Gestione Separata e Casse Libero-Professionali (di cui al D.Lgs. 509/94 e D.Lgs. 103/96).

[3] L'importo della pensione non deve risultare inferiore al valore più elevato tra: 2,8 volte l'assegno sociale dell'anno 2012, rivalutato in base a variazione del PIL del quinquennio precedente l'anno da rivalutare, e 2,8 volte l'importo dell'assegno sociale relativo all'anno 2021.

[4] La liquidazione della pensione avviene, pro-quota, secondo le regole di calcolo previste da ciascun fondo e sulla base delle rispettive retribuzioni di riferimento. Possono essere messi insieme le contribuzioni accreditate nelle gestioni A.G.O. (FPLD – COM – ART – CDCM), Fondi sostitutivi dell’A.G.O. (ex Telefonici, ex Elettrici, ex Poste, ...), Fondi Esclusivi dell’A.G.O. (CTPS, CPDEL), Gestione Separata e Casse Libero-Professionali (di cui al D.Lgs. 509/94 e D.Lgs. 103/96).

Scuola e pandemia: un ruolo diverso per l’INVALSI?

Maria Teresa STANCARONE

Effetti della pandemia

La pandemia ci costringe ormai da mesi a mettere in discussione certezze e abitudini quotidiane e anima dibattiti su temi che mai fino ad ora avevano riscosso così tanta popolarità. Ci ripetiamo come un mantra che “ne usciremo migliori”, ma la realtà è che tutti avremmo fatto molto volentieri a meno di questo potenziale upgrade collettivo, delle analisi di complottisti e negazionisti, e vorremmo solo tornare al più presto alla normalità. Una normalità che è addirittura uscita dalle nostre aule scolastiche, quelle che molti hanno descritto eccessivamente refrattarie davanti ai mutamenti sociali e che hanno continuato negli anni ad essere rappresentate come un insieme di banchi con di fronte una cattedra e una lavagna, recentemente diventata multimediale. Una realtà da molti percepita come immutabile.

Un’altra conseguenza inaspettata di questa pandemia è che mai prima d’ora proprio il dibattito sulla scuola è stato più costante e partecipato, diviso tra sostenitori e oppositori della didattica a distanza, da alcuni ritenuta una soluzione di comodo per contenere il contagio senza investire in altri settori, da tutti apprezzata come modalità integrativa ma non sostitutiva della scuola in presenza. È innegabile, però, che il ricorso alla DAD (ormai meglio descritta come Didattica Digitale Integrata) sia stato una sfida innovativa che la scuola ha subito raccolto con impegno e dedizione, dimostrando che, forse, non era né immutabile né refrattaria. Eppure c’è ancora molto da fare per adeguare le strutture scolastiche in termini di strumentazioni e connettività e per sostenere lo sviluppo professionale del personale coinvolto in questa sfida.

Una cosa, però, è purtroppo certa: questa emergenza sanitaria che ci costringe distanti, in ambito scolastico acuisce i divari e rischia di lasciare indietro proprio i più deboli, nonostante le risorse investite e gli sforzi di intere comunità scolastiche.

I divari in istruzione al tempo del coronavirus

A maggio scorso Save the Children ha diffuso il rapporto Riscriviamo il Futuro. L’impatto del Coronavirus sulla povertà educativa, frutto di una indagine su un campione di oltre mille famiglie e minori che vivono in contesti deprivati. Dal rapporto si è evinto che circa 1 minore su 5 ha avuto più difficoltà rispetto al passato a svolgere i compiti e quasi 1 bambino su 10 tra gli 8 e gli 11 anni non ha seguito la DAD e se lo ha fatto è stato per meno di una volta a settimana. Dati che, tra le altre cose, hanno confermato quanto si temeva: la povertà educativa è aggravata dalla crisi economica che riduce ulteriormente le opportunità di crescita e sviluppo per i minori già a rischio. L’isolamento, infatti, determina ritardi negli apprendimenti e perdita di fiducia e motivazione, aumentando pericolosamente il rischio di abbandono scolastico che in Italia già riguarda il 13,7% dei ragazzi in età scolare.

In occasione della Giornata mondiale dell’infanzia e dell’adolescenza del 20 novembre è stato diffuso anche il rapporto dell’Unicef The future we want – Essere adolescenti ai tempi del Covid-19, un sondaggio condotto su circa 2.000 giovani tra i 15 e i 19 anni. Per quanto riguarda l’istruzione e la formazione, il rapporto evidenzia la necessità di garantire a tutti gli studenti un accesso equo e sicuro ai dispositivi digitali e alla connessione, facilitando l’integrazione tra la didattica in presenza e la didattica a distanza. In particolare si ritiene necessario individuare, raggiungere e coinvolgere gli adolescenti in situazione di marginalizzazione, inclusi i soggetti a rischio di dispersione scolastica e i NEET (Not in Education, Employment or Training: adolescenti e giovani che non sono né occupati né inseriti in percorsi di istruzione o formazione).

Le differenze di accesso alle connessioni digitali

Anche il Rapporto annuale 2020 dell’Istat, a cui il rapporto Unicef fa espresso riferimento, ha evidenziato l’impatto dell’emergenza sanitaria sul sistema di istruzione, arrivando a parlare di “rottura strutturale nei percorsi di sviluppo dei sistemi di apprendimento”, ma anche di evidente possibilità di cambiamento se si impara “a sfruttare su larga scala le tecnologie disponibili”. I dati Istat rivelano, però, che un terzo delle famiglie non ha computer o tablet in casa, situazione che peggiora nelle Regioni del Sud. Un divario digitale che in questi mesi si è tentato di colmare investendo in dispositivi a sostegno della didattica digitale e in connettività, oltre che nelle misure di sistema per garantire specifiche professionalità all’interno delle scuole.

Eppure i divari permangono e il ritorno alla didattica a distanza per molti studenti compromette il recupero degli apprendimenti mancati e allontana l’obiettivo che i Paesi membri dell’ONU hanno fissato nell’Agenda 2030 per l’istruzione: Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti.

Come misurare gli effetti dell’emergenza sanitaria sui livelli di istruzione

Per riuscire davvero a colmare i ritardi accumulati negli apprendimenti per colpa del coronavirus e progettare una vera ripartenza, probabilmente non basta l’impegno, diffuso e continuo, di quanti lavorano nelle scuole. In coerenza con quanto indicato dal Ministero a maggio scorso per il recupero degli apprendimenti, le scuole hanno progettato come integrare gli apprendimenti non sviluppati durante il forzato lockdown dello scorso anno scolastico e come fare recuperare individualmente gli obiettivi mancati (PIA e PAI).

Eppure continuiamo a dirci che gli effetti sugli apprendimenti di questa crisi sanitaria li vedremo con maggiore evidenza, purtroppo, tra qualche anno, nelle ricadute a lungo termine che si avranno nel Paese. E questo senza scomodare gli effetti psicologici della pandemia, ma limitandoci ad osservare se e quanto gli esiti negli apprendimenti ne risulteranno danneggiati. Come fare, allora, per pianificare un progetto di recupero mirato, che sappia orientare le attività messe in campo dalle scuole per colmare questo gap forzato tra i risultati attesi e quelli effettivamente raggiunti in questi anni horribiles?

I dati che ci servono per migliorare

Per farlo, potrebbe essere vincente affidarsi agli strumenti che ormai, da diversi anni, abbiamo imparato ad utilizzare per valutare i livelli di apprendimento dei nostri studenti, facendoli finalmente nostri in ottica strumentale e superando, così, le diffidenze che ancora permangono sul tema della valutazione. L’approccio che dovremmo privilegiare, infatti, è quello di una valutazione che aiuti le scuole a scegliere le azioni da portare avanti e orienti al meglio, a tutti i livelli, le decisioni di politica scolastica.

Ed è proprio con questo obiettivo che l’INVALSI ha messo a punto uno specifico progetto per utilizzare le prove standardizzate in ottica formativa, evidenziando la funzione di accompagnamento che la valutazione svolge nel processo di crescita, di sviluppo e di apprendimento dei nostri ragazzi, sostenendo le scelte curricolari in maniera da renderle sempre più efficaci.

Il progetto INVALSI per una valutazione formativa

Lunedì 23 novembre l’INVALSI presenta il progetto “Percorsi e strumenti INVALSI per una valutazione formativa”, un insieme di video formativi e informativi, materiali e link di approfondimento, esempi di buone pratiche ed un repertorio di Prove a cui le scuole possono attingere. Obiettivo del progetto è quello di fornire ai docenti gli strumenti per avere un quadro chiaro sulla distanza tra i traguardi attesi e quelli effettivamente raggiunti dagli studenti, rilevati nell’anno successivo a quello normalmente interessato dalle prove standardizzate, e sulle principali difficoltà incontrate dagli studenti e le buone pratiche in uso, affinché le scuole possano intervenire in maniera mirata per superare gli ostacoli nell’apprendimento.

Il progetto è rivolto alle classi terze di scuola primaria, prima di scuola secondaria di primo grado ed alle classi prima, terza e quinta della scuola superiore ed è relativo agli apprendimenti in italiano, matematica e inglese (lettura e ascolto). I materiali sono resi disponibili nel sito INVALSI Open. In maniera assolutamente facoltativa e secondo tempi e modi liberamente scelti dalle singole scuole interessate, sarà possibile somministrare prove corrispondenti ai livelli attesi al termine della classe dell’anno precedente, per consentire ai docenti di verificare i livelli effettivamente raggiunti dagli studenti e scegliere su quali aspetti intervenire per recuperare gli apprendimenti mancati.

Un feedback immediato per le scuole

Le scuole che decideranno di fare svolgere, anche da casa, queste prove formative, cosiddette perché non servono tout court a valutare gli apprendimenti, ma accompagnano la costruzione del curricolo, avranno a disposizione due tipologie di restituzione. Un Resoconto immediato e sintetico, accessibile direttamente anche dallo studente, sui risultati raggiunti nella prova formativa appena svolta, espresso o con una percentuale o con un livello, oppure un Rapporto dettagliato scaricabile dal sito INVALSI a distanza di 48 ore dallo svolgimento della prova. Per alcune materie e gradi, le scuole avranno a disposizione due prove parallele di livello equivalente che potranno decidere di utilizzare, se lo riterranno opportuno, proprio per verificare gli eventuali progressi raggiunti dagli studenti e calibrare sempre meglio le scelte didattiche. Tutto il restante materiale per l’attività di formazione del personale docente, curato da esperti dell’Istituto, è consultabile dal sito secondo tempi e modalità liberamente scelti dagli interessati.

Un nuovo paradigma per l’INVALSI?

Le prove formative proposte dall’INVALSI nell’ambito di questo progetto non sono sostitutive delle normali prove nazionali standardizzate annualmente proposte dall’INVALSI. Le prove INVALSI che le scuole svolgono, come attività ordinaria, in primavera, conservano la caratteristica finalità sommativa, poiché misurano i traguardi raggiunti al termine di alcuni anni del percorso scolastico e dei cicli di istruzione, restituendo la fotografia dell’efficacia del nostro sistema di istruzione.

Le prove formative, invece, vogliono costituire dei riferimenti da utilizzare nella didattica per intervenire sulle criticità negli apprendimenti che sono emerse negli anni e che l’INVALSI ha rilevato, analizzato e trasformato in risorse a vantaggio del lavoro dei docenti e delle scuole, da integrare con gli altri strumenti che ciascuna realtà scolastica deciderà, eventualmente, di adottare. Un approccio che, insieme a quello solito a cui siamo abituati, può sicuramente caratterizzare le attività e le finalità dell’Istituto nei prossimi anni, per supportare il lavoro delle scuole e fornire strumenti concreti per migliorare la qualità del nostro sistema di istruzione.

Una analisi ed una opportunità che, in questo momento di incertezza sulla qualità dei percorsi di istruzione a distanza, può essere d’aiuto per agire con maggiore consapevolezza e con una base di analisi scientifica a cui affidarsi, anche in considerazione dei ritardi negli apprendimenti determinati dalla crisi sanitaria e dalla diversa modalità di fare scuola a cui siamo ancora costretti.

Maria Teresa STANCARONE

Manuale per la scuola secondaria - Guida ai concorsi

a cura di Mariella Spinosi, con M. Giacomo Dutto e Leonilde Maloni


Nel nostro sistema nazionale, per diventare insegnanti bisogna superare regolari concorsi. Il DM 95/2016 ha previsto per gli aspiranti docenti non solo il possesso di competenze culturali e professionali, ma soprattutto il possesso di una buona mediazione didattica.

Partendo da questo presupposto, il Manuale si pone l'obbiettivo di indicare tutte le "avvertenze generali", con gli sviluppi legislativi, sociali e culturali.

Il Manuale, con un indice ampiamente dettagliato, si articola in quattro parti:

La prima parte fornisce informazioni essenziali per aiutare i futuri docenti ad orientarsi in maniera adeguata nel mondo dell'educazione, toccando aspetti culturali e sociali, oltre che di psicologia, sociologia e pedagogia.

Nella seconda parte si analizzano gli aspetti metodologici, didattici ed organizzativi, senza tralasciare i punti di vista di docente, Scuola e studenti.

La terza parte ha come focus la governance della scuola con le scelte di ogni indirizzo istituzionale.

Infine, la quarta parte, suddivisa in quattro percorsi tematici offre una riflessione semplice ed essenziale sulle leggi fondative a partire dalla costituzione.

maggiori informazioni






Manuale per la scuola secondaria - Guida ai concorsi - Supplemento

a cura di Leonilde Maloni e Mariella Spinosi


Il supplemento, fondamentale per completare la preparazione al concorso e diventare buoni insegnanti, integra due importanti ed attuali tematiche: la prima riguarda l'insegnamento dell’Educazione Civica, che impegna tutti gli insegnanti a costruire azioni didattiche su tre assi portanti: la Costituzione, sviluppo sostenibile e cittadinanza digitale.

La seconda tematica risponde all’esigenza prioritaria di tutti i candidati, cioè quella di “superare il concorso”. Il Manuale infatti, si presenta come uno strumento operativo, che supporti l’aspirante insegnante durante la fase della preparazione alla prova concorsuale e a seguire le giuste direttive, partendo dalle indicazioni del regolamento (DM 201/2020) e del bando (Decreto dipartimentale 499/2020).

maggiori informazioni







Manuale per la scuola primaria - Guida ai concorsi

a cura di M. Spinosi, con G. Cerini e S. Loiero


Il libro, articolato in quattro capitoli e un'appendice, costituisce uno strumento indispensabile per il futuro insegnante, lo aiuta a padroneggiare tutte le competenze necessarie per diventare un professionista di qualità. Serve anche ai docenti in servizio per la ricchezza dei suggerimenti e per gli esempi di percorsi didattici ivi contenuti.

Il primo capitolo contiene i fondamenti pedagogici, sociali e psicologici con riflessioni sulle principali questioni e con riferimenti alle teorie e alle scuole di pensiero su cui si sono fondate le nostre scelte istituzionali.

Il secondo capitolo affronta i temi basilari per diventare docenti, cioè tutti i presupposti per l'insegnamento apprendimento: curricolo, competenze, ambiente di apprendimento, documentazione, gestione della classe, valutazione, certificazione ed altro.

Il terzo capitolo è dedicato alla “didattica in azione”: ci sono nove percorsi disciplinari, alcuni esempi di prove di verifica e di compiti in situazione.

Il quarto capitolo riguarda gli aspetti di natura organizzativa e istituzionale con attente analisi delle Indicazioni per il curricolo, autonomia scolastica, offerta formativa, valutazione e rendicontazione e con una ricostruzione essenziale della storia della scuola primaria.

Infine il neo docente, per potersi muoversi nel mondo delle norme, può avvalersi di un'appendice in cui sono riassunte, in maniera semplice ed efficace, tutte le principali disposizioni che regolano la vita della scuola.

Una tabella di corrispondenza tra l'insieme dei temi richiesti nel programma di concorso e di quelli trattati nel manuale permette di non tralasciare nulla. Potrà essere un utile dispositivo di orientamento sia nella fase di prima lettura, sia in quella di consolidamento della preparazione

maggiori informazioni







23 novembre 2020

__TESTATA__

n. 212

Una didattica (non) digitale e (poco) integrata

Gabriele BENASSI

Tra presenza e distanza…

L'epidemia è uno stress test di cui avremmo fatto volentieri a meno, ma sta portando molti nodi al pettine nel sistema Paese. Paradossalmente anche la didattica non ne è esente, anzi, ne sta subendo l'urto.

Si parla di distanza e di presenza. Ovvio che la presenza è meglio della distanza, ma il problema è la didattica. Si continua a parlare di videolezioni come attività sincrona e di compiti per casa come attività asincrona. Ancora, di compiti in classe a distanza e di interrogazioni. Che differenza c'è allora fra presenza e distanza?

Se è tutto così uguale o così poco diverso? Non è una domanda retorica, è una domanda che dobbiamo porci con molta serietà. Credo che la risposta sia nella progettazione. Non siamo stati ancora capaci di una buona progettazione. Posso capire nel lockdown dello scorso anno, ma quest'anno tempi e modi ci sono. Uso il presente perché ci sono ancora.

E’ una questione di progettazione

La didattica digitale integrata non è una possibilità emergenziale ma una enorme opportunità per superare l'esclusività della lezione frontale. Sottolineo l'esclusività, non la lezione frontale in sè. È un'enorme opportunità per apparecchiare unità di apprendimento pensate su più azioni, fasi, strumenti. Calibrate per sviluppare ed esercitare più competenze. Finalizzate a dare contenuti ma non tutti direttamente dalla voce del docente che spiega. Stiamo perdendo questa opportunità e rischiamo di buttare a mare anni di lavoro sulle nuove metodologie e sulle didattiche innovative. Ci stiamo perdendo nel territorio che dovrebbe essere il più abituale e frequentato da noi docenti, quello della programmazione modulare, della costruzione di unità di apprendimento partendo dagli obiettivi, dalle fasi di lavoro e arrivando agli strumenti, alle modalitá di sviluppo, ai tempi, ai criteri di valutazione. Non ci sono scuse, colleghi. È il nostro lavoro, una volta tanto ci viene chiesto di fare il nostro lavoro e non altro.

Dall’ora di lezione all’unità di apprendimento

La didattica digitale integrata non può non partire da qui. La sua unità indivisibile non è l'ora di lezione ma l'unità di apprendimento, in tutta la sua articolazione. Se all'inizio dell'anno avessimo ripreso in mano le nostre programmazioni e le avessimo già pensate nell'ottica della didattica digitale integrata (che è poi quella delle classi 2.0 di ormai antica memoria ), oggi non avremmo da chiederci la differenza fra sincrono e asincrono, cosa fare e come fare, come valutare perché tutto sarebbe coerente e nella logica della nostra progettazione. Non staremmo a dare un voto agli alunni per quello che ci ridicono o ci riscrivono a distanza o in presenza, ma daremmo valore (valutare) per come hanno acquisito padronanza rispetto alle attività e ai contenuti che io, docente, ho proposto loro online e in classe, collettivamente, autonomamente, a piccoli gruppi.

Ecco l'imbuto nel quale siamo finiti e dal quale fatichiamo ad uscire, dovuto alla cultura didattica che nel nostro paese fatica a rinnovarsi e fa da tappo. In momenti di emergenza come questo si preferisce psicologicamente l'usato sicuro, la zona di conforto. Invece sarebbe il momento di tirare fuori la nostra professionalità e fare uno scatto in avanti.

Pensiamo a nuovi percorsi integrati che “attivino” gli studenti

Proviamo a pensare dei percorsi misti, multimediali, multicanale, che contemplino una parte di lezione frontale, una parte di video e attività online, una parte di lavoro personale, un diario di bordo da completare lungo il percorso con spunti e riflessioni personali e metacognitive, uno stimolo di creazione di un piccolo prodotto finale ed una eventuale verifica orale e scritta. Pianifichiamolo in forma scritta, formalizziamolo come programmazione annuale composta da unità di apprendimento pensate in modo integrato fra digitale e aula, illustriamolo alle famiglie e agli alunni e cerchiamo di svilupparlo. È così difficile?

È così difficile costruire delle minilesson, sviluppare una didattica breve, costruire percorsi di ricerca guidata lasciati all'autonomia del discente, predisporre materiali come in una flipped classroom? Meno sappiamo progettare più improvvisiamo e ci sediamo nelle modalità consuete di "fare lezione", ma lo scopo del nostro mestiere non è, appunto, fare lezione ma fare apprendere. È insegnare. Rischiamo di non finire il programma perché indugiamo troppo su alcuni argomenti trascurandone altri? Vero, ma i programmi non esistono più dal 1997 e, ad una attenta diagnosi, siamo noi docenti a non avere ancora elaborato questo lutto.

Una progettazione ben fatta

In un modello di scuola in cui il docente è un allenatore che dispone le attività per dare all'alunno sempre più padronanza e conoscenza, non è difficile pensare alle piattaforme e alle aule non come scatole di PDF o di appunti su cartaceo, ma come palestre di attività e sfide, contenuti offerti con uno stile comunicativo efficace, perché anche il medium condiziona il messaggio. Rimanere 5 ore di fronte ad uno schermo per partecipare da casa ad una lezione in cui un docente si limita a parlare siamo sicuri sia più utile di momenti sincroni più brevi e di attività programmate in modo asincrono in cui l'alunno debba "tirare fuori" e mettersi in gioco?

Crediamo forse che il lavoro del docente si giochi solo nel "fare lezione" e non nel puntuale e rigoroso accompagnamento degli alunni in un percorso pensato su misura per loro, in fasi immediate e mediate, sincrone e asincrone?

Non dobbiamo avere paura delle competenze digitali, stimolano e aiutano la concretezza e la creatività. Il digitale ci permette una maggiore finalizzazione delle nostre azioni, raggiungendo con strumenti e modalità differenti ogni alunno. Permette di allargare, dilatare lo spazio e il tempo scuola, ma senza un'idea didattica e una pianificazione ben fatta non funziona se non a livello motivazionale.

Una progettazione ben fatta può valorizzare il lavoro asincrono come spazio di autonomia dell'alunno, come attività strutturata e restituita in tempi più distribuiti, come stimolo alla creatività e al pensiero critico. Deve partire da uno studio di fattibilità e pensare a come il canale comunicativo condizioni il messaggio.

Le potenzialità del digitale per sincrono e asincrono

Se si deve integrare l'aula alla distanza, è utile partire dalle potenzialità che il digitale ci offre:

- La possibilità di condividere con estrema facilità e velocità

- La possibilità di creare prodotti digitali e non

- La possibilità di collaborare e cooperare anche a distanza

- La possibilità di costruire un vero e proprio portfolio per ogni alunno e/o per ogni unità di apprendimento

- La possibilità di costruire e condividere learning objects ben fatti propri, degli editori, o come open educational resource.

- La possibilità di offrire agli alunni spazi di attività autentiche, di compiti di realtà (produzione di podcast per la radio di classe, blog, siti, ebook di raccolta di testi prodotti in classe, file di disegno…)

- la possibilità di correggere in corsa, modificare, migliorare in modo fluido e continuo

- la possibilità di accompagnare con feedback e consigli l’alunno standogli di fianco e non al posto

- la possibilità di offrire agli alunni con bisogni educativi speciali strumenti altamente accessibili

- la possibilità di lavorare in modo trasversale e quotidiano su competenze disciplinari, digitali, relazionali e imprenditoriali.

Tutto questo è il digitale integrato alla didattica e non dovrebbe essere concepito come il salvagente per galleggiare in occasione della pandemia, ma come la vela per navigare al largo, come elemento strutturale della didattica.

Una unità di lavoro prevalentemente asincrona

Vediamo ora due modelli possibili sul testo descrittivo ipotizzabili per una prima secondaria di 1 grado.

Nel primo prevale l’attività asincrona su quella sincrona. Il docente sarà impegnato soprattutto nel monitorare il lavoro degli alunni, supportare quello degli alunni più in difficoltà dedicando loro maggiore attenzione, verificare la qualità delle consegne. Si lavora contemporaneamente sul leggere, scrivere, ascoltare e parlare in una modalità costruttivista.

Classroom diventa l’ambiente di condivisione e raccolta degli elaborati delle varie attività.

In questa unità la fase sincrona è pensata come momento ci raccolta e definizione, co-costruita assieme agli alunni. E’ pensata con un utilizzo vario di più tools, ma può essere ulteriormente semplificata.

E’ chiaro che, se gli alunni sono già abituati a costruire podcast e a scrivere in digitale, le difficoltà operative sono minime semplicemente perché i prerequisiti legati alle competenze digitali sono già soddisfatti.

Focus Tipologia testuale: Descrizione
Obiettivo di apprendimento: Riconoscere, sviluppare un testo di tipologia descrittiva
Attività: A. Lettura testi scelti ( Paesaggio, animale, persona, emozione/stato d’animo) e individuazione parti descrittive. Individuazione degli aggettivi qualificativi, delle similitudini e delle metafore.
B. Ascolto podcast descrizioni e interazione su modulo google
C. Scrittura Creativa ( da immagine data, da elenco di aggettivi e sostantivi, dall’osservazione personale dell’alunno, trasformazione chat in testo organico)
D. Podcast radiofonico: gara di descrizioni
E. Brain storming sulla definizione di Testo descrittivo e sulle caratteristiche. Argomentazione cooperativa per scegliere una definizione efficace.
F. Meta-riflessione sul testo espositivo ( definizione) e argomentativo ( argomentazioni cooperative)
Tempi 18 ore
Su Classroom e con vari tools A: 6 testi con Moduli Google di “guida all’analisi”
B: 6 podcast brevi da ascoltare con Moduli di verifica della comprensione
C: Lavoro su Drive a piccolo gruppo a distanza (Google documenti)
6 testi di scrittura creativa. Documento finale con link su classroom
D: Lavoro su Spreaker/Audacity/Soundtrap o registratore vocale (con esportazione in mp3): descrizione in un monologo radiofonico (improvvisazione)
E: interazione su Jamboard o foglio google, con Meet anche da casa.
F: Breve lezione frontale di sintesi e chiusura ( con eventuale video da inserire su Classroom)

Una attività prevalentemente sincrona, su tappeto digitale

Nel secondo esempio l’attività è pensata prima di tutto in presenza, ma già appoggiata sul “tappeto” digitale per renderla possibile, con le stesse modalità, anche a distanza. Come nel primo modello si richiede al discente di sviluppare più attività. A differenza del precedente, qui la parte sincrona è all’inizio. Una volta arrivati al testo “Pubblicabile” si raccoglie e si inserisce in un ebook da pubblicare (compito di realtà che agisce sia in termini motivazionali che di cura).

1. Obiettivo di appredimento
Descrivere le emozioni e i sentimenti

2. Modalità e fasi
1. Presentazione da parte del docente: esempi letterari, modelli. (Prima fase: 1 ora)
2. Stimolo e Brain Storming ( Seconda fase: 1 ora)
3. Dialogo-confronto: stesura di un testo collettivo ( Terza Fase: 1 ora)
4. Dibattito: revisione ed eventuali modifiche. Scelta di un testo “definitivo” ( Quarta fase: 1 ora)
5. “sfida”: produzione di un testo descrittivo su alcune emozioni ( Quinta fase: 2 ore)
6. Dialogo e Confronto. Revisione per piccoli gruppi e redazione dei testi ( 4 ore)
7. Autoproduzione e pubblicazione ebook sulle emozioni ( compito di realtà) ( 2 ore)
3 Azioni condotte in sincrono (tempo programmato: 4 ore) Dalla 1 alla 4 sono in modalità sincrona.
4 Azioni condotte in asincrono ( 8 ore) La 5, la 6 e la 7 in modalità asincrona.


5 Contenuti
- La tipologia descrittiva
- Aggettivi qualificativi
- Similitudini e metafore
- Lessico specifico

Gabriele BENASSI

EDUSCOPIO: scuole sotto la lente

Fiorella FARINELLI

L’appuntamento con la Fondazione Agnelli

Dal 12 novembre è on line Eduscopio, lo studio ricorrente della Fondazione Agnelli sulla qualità delle scuole secondarie di secondo grado misurata in due campi, entrambi esterni e successivi ai processi formativi. Il rendimento nell’università dei diplomati dei licei e dei tecnici (regolarità e voti ) e lo stato occupazionale di quelli dei tecnici e dei professionali (almeno 6 mesi di lavoro e coerenza con l’ indirizzo seguito). Analizzando i dati di 1.275.000 diplomati di tre anni scolastici (2014/15, 2015/16, 2016/17) in 7.400 indirizzi di scuole statali e paritarie, Eduscopio presenta una classifica degli istituti che, nelle diverse realtà locali, ottengono le migliori performances. Nel senso che preparano meglio agli studi universitari e all’inserimento professionale. Un’informazione che ha lo scopo di supportare con uno strumento di facile accesso e consultazione le famiglie e gli studenti (1.150.000) che tra qualche settimana sceglieranno il percorso successivo alla scuola media.

Equità può far rima con qualità?

Sono certamente informazioni utili a una scelta più circostanziata e consapevole ma non le uniche che servono, precisa correttamente la Fondazione. Che ci tiene a sottolineare anche altri risultati dello studio, tra cui che a differenza di quello che spesso si ritiene, le scuole migliori sono solitamente anche le più “inclusive”, quelle con meno bocciature. Equità e qualità, questo l’ ottimo mantra, possono dunque andare a braccetto. Ma è questo che succede davvero ? Ci sono altri studi, per esempio sulla polarizzazione sociale ed etnica negli istituti del primo ciclo, che danno conto di processi di tutt’altro segno.

I paradossi delle classifiche…

Anche se non ci sono vere novità – gli istituti in testa alle classifiche sono per lo più sempre gli stessi, e tanti sono i licei “storici” - i media non hanno concentrato l’attenzione sui tanti dati d’insieme e di dettaglio che emergono dallo studio (il 49% di “occupati” del comparto tecnico-professionale, ancorché in crescita dall’anno precedente, significa tanti o terribilmente pochi? come si spiega che anche una quota di diplomati liceali finisca nella buca dei Neet? perché la media dei voti dei liceali supera di molti punti quella dei tecnici ? eccetera ). Come se si trattasse di calcio, il massimo interesse è stato per gli istituti che hanno confermato o variato la posizione, comunque di eccellenza. Con qualche strascico polemico d’interesse locale, qualche flash acceso su alcuni dirigenti scolastici, qualche operazione di marketing scolastico del tipo perseguito anche negli Openday. Qua e là i buoni risultati di alcuni istituti paritari, anche questa non è una novità, sono stati tirati in ballo nelle solite guerrette di religione.

Effetti desiderabili…effetti collaterali

Ma non è questo il punto. Come è successo fin dalla prima edizione, anche questa volta su Eduscopio si sono rovesciate non poche critiche, talora appropriate ad approfondire o chiarire, più spesso eccessive o anche ideologiche. Se quest’anno non si sono ripresentati appunti di tipo metodologico (la Fondazione ha progressivamente affinato il trattamento dati e l’analisi statistica), restano invece numerose le prese di distanza, anche radicali, che mettono in discussione significati, finalità, possibili o immancabili effetti dell’operazione.

Il primo rimprovero è che la Fondazione veicoli un’idea di scuola di tipo “funzionalista”, appiattita sulle richieste delle università e su quelle del mercato del lavoro, svalorizzando con ciò il senso più autentico del lavoro educativo, la formazione della persona, il pensiero critico, la cultura come libertà e cittadinanza.

Il secondo è che in questa valutazione si confonda la qualità dell’offerta con le caratteristiche sociali degli studenti che la frequentano (le scuole migliori non bocciano perché sono inclusive o perché sono quelle in cui c’è stata una selezione socioculturale a monte? ), un rischio in verità presente in ogni valutazione che non misuri, come prova invece a fare Invalsi, i progressi lungo l’intero percorso formativo, e quindi il cosiddetto “valore aggiunto”.

Il terzo è che stilare classifiche è un’operazione che amplia la segregazione formativa e perpetua le diseguaglianze scolastiche perché le scuole considerate migliori attraggono i migliori, e le peggiori i peggiori.

Visioni elitarie del rapporto con il lavoro

In alcune prese di posizione si avverte in verità sopratutto l’insofferenza alla valutazione da parte di soggetti “esterni”, e alla valutazione tout court. Quel riflesso autoreferenziale che non fa differenze tra Eduscopio e Invalsi, e che è infastidito persino da OCSE-Pisa. In altre, quelle che insistono su un “funzionalismo” figlio del neoliberismo (ma anche, a piacere, del fordismo, dell’economicismo, del mercatismo ), colpisce la distanza elitaria con cui si guarda al rapporto tra scuola e lavoro, al valore e al significato di specifiche vocazioni o di propensioni a un più rapido inserimento professionale. Come se i tecnici e i professionali fossero un canale di serie B, destinato ai soli giovani con un potenziale cognitivo di livello più basso, e il lavoro un tradimento della cultura “disinteressata”. E come se nella scelta del canale liceale non pesassero anche il liceo come status symbol e come luogo di frequentazioni di buon livello sociale, nonché il privilegio di poter rinviare di molto la decisione su cosa essere e fare nella vita adulta.

Le fragilità dell’orientamento scolastico

E’ accertato da una quantità di studi scientifici, del resto, che l’orientamento esplicito e implicito che si fa nelle scuole medie è spesso condizionato, oltre che dall’interiorizzazione delle tradizionali gerarchie tra comparti e indirizzi scolastici, anche da pregiudizi sociali e culturali di vario tipo. Una classificazione anche questa, e ben più pesante di quelle stilate da Eduscopio. E’ di qualche settimana fa uno studio sulla scelta del liceo da cui emerge che, a parità di risultati eccellenti, il liceo viene consigliato più agli studenti italiani che a quelli con back ground migratorio[1].

Qualche autocelebrazione di troppo

Spiace registrare che a fare da catalizzatore di questo insieme di contrarietà si è candidata la FLC-Cgil. Offrendo una rappresentazione di Eduscopio come di uno strumento “classista” che “elimina il valore sociale educativo e culturale dell’azione delle istituzioni scolastiche rimpiazzandolo con indicazioni di Borsa e logiche di mercato”, con relativa intimazione al Ministero dell’istruzione di “bloccare un’operazione di mercato” nonché richiesta, già che c’è, di un confronto sulle attività di Invalsi.

Discussioni così allontanano da ciò che sarebbe urgente discutere. Pur condividendo il fastidio per l’eccitazione delle scuole che si sentono in gara, e per le autocelebrazioni di troppo, in un sistema non sottoposto a logiche di mercato il problema non è Eduscopio. Né, tanto meno, una valutazione “esterna” che purtroppo ancora non c’è. E’ quello dell’assenza di dispositivi e prassi affidabili di orientamento . E delle numerose cause, ordinamentali e professionali, di quest’assenza.

Fiorella FARINELLI

-----

[1] G. Argentin. Le scelte scolastiche al termine del primo ciclo di istruzione, in Fondazione ISMU, Alunni con back ground migratorio, 2020. www.ismu.org

Previdenza complementare e prospettive della qualità della vita futura

Fulvio Rubino
Pagine 112, Formato A4, euro 20,00
settembre 2020


Come è cambiato il mercato del lavoro in quest’ultimo trentennio?

A che età i giovani iniziano una storia contributiva e come pensano il loro futuro?

Quali sono le prospettive previdenziali e le convenienze dell’adesione alla Previdenza Complementare?

Un’analisi dettagliata ed argomentata sull’involuzione del welfare pubblico in Italia ma, anche, uno spiraglio di... speranza per un futuro che appare sempre più incerto. Con questi scritti l’autore vuol “narrare”, argomentando, la conoscenza di una grande opportunità che i giovani hanno, ma che i più ignorano: la previdenza complementare negoziale quale strumento compensativo e complementare alla pensione pubblica per “assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa” (art. 36 Costituzione) anche attraverso lo sviluppo e la diffusione di una cultura finanziaria necessaria ad affrontare con consapevolezza la complessità della società contemporanea.

per informazioni



© Tecnodid editrice

Coordinamento redazionale a cura di Giancarlo Cerini

Direttore responsabile Gabriella Crusco

Autorizzazione Tribunale di Napoli n. 65 del 20/12/2016

Email: info@scuola7.it

Privacy

Iscrizione alla newsletter di «Scuola7»

Per ricevere la newsletter di «Scuola7» inserire la propria e-mail nella pagina di iscrizione.

Si potrà annullare l'iscrizione a questa newsletter in qualsiasi momento.

Archivio numeri precedenti «Scuola7»

Per la consultazione dei numeri precedenti di «Scuola7» visitare http://www.scuola7.it/archivio.