Sta suscitando molto interesse, spesso scomposto, la vicenda della famiglia che viveva nel bosco di Palmoli (provincia di Chieti), dopo l’allontanamento dei tre figli, due gemelli di sei anni e una bambina di otto, disposto dal Tribunale per i minorenni del capoluogo regionale, L’Aquila.
Partiamo dal presupposto che gli operatori che lavorano nei servizi per minori ponderano attentamente le scelte che fanno e le conseguenze che le loro decisioni determinano. Per comprendere, quindi, con la maggiore obiettività possibile questo caso, occorre partire dall’esame delle ragioni contenute nell’ordinanza del giudice, che porta la data del 13 novembre 2025.
Le motivazioni del Tribunale per i minorenni
Nel provvedimento del Tribunale si richiamano le segnalazioni di negligenza genitoriale verificate, in più occasioni, dai Servizi sociali e dai Carabinieri, con particolare riferimento alla vita di relazione dei minori, alla sicurezza del casolare (assenza di agibilità e delle condizioni di salubrità) e all’istruzione dei figli.
- Relativamente al primo punto, il giudice ha evidenziato che l’isolamento può determinare effetti negativi sui processi di socializzazione dei bambini e sul loro sviluppo psico-sociale.
- Per quanto concerne il secondo aspetto, nell’ordinanza si legge che le condizioni dell’abitazione non garantivano adeguati standard di sicurezza e di tutela della salute.
- In ordine al terzo punto, vengono segnalate alcune carenze riguardanti la documentazione inerente all’istruzione parentale.
Inoltre, gli accertamenti sanitari obbligatori per una valutazione dello stato immunitario vaccinale non sono mai stati effettuati. Una perizia eseguita da un geometra, su richiesta dei genitori, attesta l’assenza di “lesioni strutturali pregiudizievoli per la statica dell’edificio”, ma anche la “mancanza dell’impianto elettrico, idrico, termico e sanitario”. Tale perizia, sottolineano i giudici, è del tutto insufficiente a dimostrare condizioni dell’immobile idonee alla tutela dell’integrità fisica dei minori.
Pertanto, si legge nel dispositivo dell’ordinanza, a causa delle “gravi e pregiudizievoli violazioni dei diritti dei figli all’integrità fisica e psichica, i genitori vanno sospesi dalla responsabilità genitoriale”.
L’istruzione parentale
Il caso di cui ci stiamo occupando è sicuramente molto complesso, come altre situazioni che riguardano l’istruzione parentale, fenomeno in continua espansione anche nel nostro Paese.
Nel Decreto ministeriale 8 febbraio 2021, n. 5, (Esami integrativi ed esami di idoneità nei percorsi del sistema nazionale di istruzione), essa è definita come “l’attività di istruzione svolta direttamente dai genitori ovvero dagli esercenti la responsabilità genitoriale o da persona a ciò delegata dagli stessi”.
Tale principio si iscrive nella libertà educativa delle famiglie, stabilito nell’articolo 30 della Costituzione in cui si afferma che “è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio”.
Questo fondamento però deve essere letto congiuntamente ai successivi due articoli: “la Repubblica protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù” (art. 31); “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo” (art. 32).
A quanto sancito dalla Costituzione si richiama l’articolo 111 del decreto legislativo del T.U. del 16 aprile 1994, n. 297 ma, in modo ancora più particolareggiato, l’articolo 23 del D.lgs. n. 62/2017 nel quale si afferma che “in caso di istruzione parentale, i genitori dell’alunna o dell’alunno, della studentessa o dello studente, ovvero coloro che esercitano la responsabilità genitoriale, sono tenuti a presentare annualmente la comunicazione preventiva al dirigente scolastico del territorio di residenza. Tali alunni o studenti sostengono annualmente l’esame di idoneità per il passaggio alla classe successiva in qualità di candidati esterni presso una scuola statale o paritaria, fino all’assolvimento dell’obbligo di istruzione”.
L’avvio della procedura connessa all’istruzione parentale prevede la comunicazione da parte dei genitori al dirigente scolastico dell’istituto del territorio, accompagnata, a sua volta, dalla dichiarazione del possesso delle capacità tecniche o economiche per attuare il percorso di apprendimento.
Pur riconoscendo alla famiglia piena libertà educativa, il legislatore ha ritenuto necessario prevedere strumenti di verifica annuale, garantendo così un “bilanciamento tra l’autonomia genitoriale e il diritto del minore a ricevere un’istruzione adeguata” (Serafin, 2025)[1].
Per gli alunni della scuola primaria, l’esame di idoneità, che attesta il passaggio alla classe successiva, consiste in due prove scritte (sulle competenze linguistiche, sulle competenze logico matematiche) e in un colloquio. Questo esame, fino ad ora, si è sempre svolto in presenza e di fronte ad una commissione nominata dal dirigente dell’istituzione scolastica, statale o paritaria.
Homeschooling e unschooling
L’istruzione parentale praticata in Italia coincide con l’espressione anglosassone di homeschooling, cioè la scelta da parte della famiglia di provvedere direttamente all’educazione dei propri figli, al di fuori delle strutture scolastiche pubbliche o private. Si tratta di genitori che insegnano direttamente ai propri figli o attraverso altre figure professionali avendo come riferimento, in linea generale, gli obiettivi perseguiti nella scuola statale.
L’unschooling, a cui si richiamano i genitori di Chieti, rientra sempre nell’ambito dell’istruzione parentale ma è meno strutturato e più libero, è una forma estrema di educazione familiare. Coloro che si rifanno a questo approccio lasciano i propri figli liberi di decidere come, dove, quando e che cosa imparare. È il bambino stesso, in linea di massima, a scegliere giorno per giorno il proprio percorso formativo, anche se i genitori sono parte attiva dell’istruzione dei figli offrendo loro strumenti di studio e sostenendoli nelle attività di apprendimento. A differenza dell’homeschooling che si basa su un progetto diretto dai genitori, nell’unschooling l’apprendimento è spontaneo: sono i bambini stessi che imparano seguendo i propri interessi, le curiosità personali e le esperienze della vita quotidiana. In ogni caso, l’unschooling rientra nelle modalità mediante cui si può realizzare l’istruzione parentale. Tuttavia, nel caso della famiglia in questione, non risulta in maniera chiara se il progetto sia stato presentato al dirigente scolastico. La documentazione di idoneità della minore alla classe terza è stata prodotta dalla scuola paritaria “Novalis Open School” di Brescia, territorio diverso da quello di residenza.
Nonostante queste difformità, nel provvedimento del Tribunale si afferma che “l’ordinanza cautelare non è fondata sul pericolo di lesione del diritto dei minori all’istruzione, ma sul pericolo di lesione del diritto alla vita di relazione (art. 2 della Costituzione) produttiva di gravi conseguenze psichiche ed educative a carico del minore”.
Lo stile di vita del Movimento dei Neorurali
La sospensione della potestà genitoriale è un atto che apre inevitabilmente ferite dolorose. Il rischio è che il tutto venga fagocitato dalla politica, che piega quasi sempre le ragioni addotte dai giudici ad altre convenienze. Sappiamo tutti che nessun tribunale adotta a cuor leggero una misura così drastica. Non a caso l’ordinanza è stata emessa dopo una serie di accertamenti e interventi da parte dei servizi sociali, dell’Arma dei Carabinieri, del Comune di Palmoli, dell’ASL e della stessa scuola del luogo. Da oltre un anno, dunque, le istituzioni competenti hanno cercato di trovare una soluzione a questo caso, soprattutto dopo un ricovero ospedaliero della famiglia Travallion Birmingham per intossicazione da funghi velenosi.
Ci troviamo di fronte a genitori che hanno fatto della natura la loro casa, abbracciando il rapporto uomo-ambiente in modo radicale e manifestando una sorta di misticismo naturalistico. Rifiutano i servizi igienici in casa (esiste un bagno a secco all’aperto) e la stessa energia elettrica viene prodotta da pannelli solari.
Il loro stile di vita si rifà ai principi del movimento dei Neorurali[2], i quali vivono off grid cioè in totale autonomia, senza alcun collegamento con reti di servizi essenziali. Nel caso in questione, il sindaco di Palmoli, Giuseppe Masciulli, il 23 novembre 2025 ha dichiarato che “quando la coppia ha acquistato quella casa, l’abitazione era provvista di tutte le utenze necessarie. Ma appena entrati, hanno staccato gli allacci della luce e dell’acqua e demolito il bagno”.
La complessità non deve essere banalizzata
Emerge, dunque, un quadro particolarmente intricato che non può essere liquidato con dichiarazioni sbrigative tendenti a giudicare o colpevolizzare i magistrati. Sul piano formale, l’ordinanza del Tribunale per i minorenni è senza ombra di dubbio ineccepibile. Dichiarare che ci troviamo di fronte ad una “sentenza vergognosa” e ad un “furto di bambini” è, a dir poco, irriverente nei confronti della magistratura minorile. Nella stessa ordinanza si sottolinea che, anche dopo l’allontanamento dei bambini, la frequentazione tra genitori e figli è finalizzata proprio a “prevenire il rischio di sottrazione”.
Ha ragione Matteo Lancini[3] quando afferma che “schierarsi da una parte o dall’altra nel caso della famiglia che viveva nei boschi della provincia di Chieti è l’ennesimo esercizio di semplificazione della realtà”.
Qualcuno ha evocato i fatti di Bibbiano di qualche anno fa. Anche in quella circostanza si gridò allo scandalo e si condannarono sulla piazza e davanti ai cartelli stradali giudici, assistenti sociali, amministratori, psicologi, psichiatri… un intero paese! Oggi tutti gli imputati di quel processo sono stati assolti!
Risvolti etici e psicologici
La domanda che più correttamente dobbiamo porci è se si sarebbero potute prendere decisioni alternative all’interruzione cautelare della potestà genitoriale che, ribadiamo, non è stata revocata ma sospesa. Infatti, i bambini vivono oggi con la madre in una comunità educativa a Vasto.
E ancora: “Siamo sicuri che l’orientamento dei genitori di Chieti sia il modo migliore per tutelare il superiore interesse del minore?”.
Insomma, quella dei genitori di Palmoli è una situazione che va attentamente vagliata, non strillata sui giornali, sui social o su alcuni talk show televisivi.
La comprensione di un caso come questo richiede ponderatezza e scrupolosa valutazione di tutte le alternative possibili. Sicuramente non scompostezza, istintività o, peggio, strumentalizzazioni di parte.
Qualche perplessità
L’ordinanza emessa dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila si focalizza su due aspetti principali: la salubrità dell’abitazione e la mancanza di una vita di relazione dei bambini.
Il primo punto non costituisce un grosso problema. Leggiamo che si ipotizzano progetti per ampliare la struttura e creare un bagno in casa e una camera per i bambini, che oggi dormono insieme ai genitori.
Più delicata la seconda questione. Sicuramente l’isolamento determina un impoverimento dei processi di socializzazione. Sappiamo bene quanto conti per una crescita armonica l’interazione con i coetanei, il dialogo e il confronto con compagni di pari età.
Nell’ordinanza vengono descritte alcune essenziali criticità che l’assenza della vita di relazione comporta, quali: difficoltà di apprendimento cooperativo e della gestione dei conflitti, mancanza di autostima, di abilità sociali e comunicative, incapacità di riconoscere l’altro, problemi di regolazione emotiva… Le problematiche segnalate sono condivisibili ma, a nostro parere, rientrano nei limiti che, più in generale, possono caratterizzare tante altre esperienze dell’istruzione parentale che, in quanto tale, tende a ridurre gli spazi di una socializzazione allargata.
Possibili soluzioni
Considerato che ci troviamo di fronte ad un provvedimento temporaneo, occorre fare di tutto per pervenire ad una positiva soluzione del caso. Infatti, nonostante i tanti problemi che questa famiglia sta sollevando, riteniamo che ci siano margini per riunire nuovamente l’intero nucleo nel casolare, una volta migliorato sotto il profilo abitativo.
In particolare, la dimensione relazionale, punto centrale dell’ordinanza dei giudici, può essere arricchita tramite la collaborazione della famiglia con la dirigenza e i docenti delle scuole di Palmoli, valorizzando le conoscenze e le competenze che i tre bambini hanno maturato in questi anni a contatto con i segreti del bosco.
Pensiamo, ad esempio, all’opportunità e all’utilità di un progetto di Service learning (Apprendimento servizio) tra gli alunni della scuola statale e i tre bambini. In questo caso, sarebbero proprio i figli della coppia ad essere investiti di una funzione di tutoring nei confronti degli allievi della scuola statale e, quindi, ad “insegnare” le bellezze della natura a coetanei privi di conoscenze così direttamente vissute. Insieme poi, oltre ad avviare forme di apprendimento reciproco, possono svolgere servizi importanti per la difesa e la salvaguardia dell’ecosistema in cui sono immersi. E questo è solo uno dei tanti altri percorsi che possono essere ipotizzati.
Le istituzioni di Palmoli, in particolare il sindaco, ma anche privati cittadini stanno facendo di tutto per andare incontro alle esigenze espresse dalla famiglia Travallion Birmingham.
Riteniamo, dunque, che ci siano tutte le condizioni per trovare, quanto prima, una soluzione che possa soddisfare i desideri dei genitori e, più in generale, assicurare un clima di serenità e coesione all’intera comunità finita in una urlata bolla mediatica.
[1] Serafin P. (2025), Istruzione parentale, Repertorio 2025, Tecnodid, Napoli.
[2] Il neoruralismo si configura come un movimento di persone che, dalla città e dalle aree urbanizzate, decidono di vivere in zone rurali. Si tratta però di un termine ombrello: all’interno di tale definizione sono racchiuse esperienze diverse tra loro. In ogni caso, il desiderio che li accomuna è quello di stare lontani dal caos urbano e vivere puntando all’autosufficienza. In Italia si stima che siano circa 5000 le persone appartenenti a questo gruppo.
[3] Matteo Lancini è uno psicologo e psicoterapeuta di formazione psicoanalitica. Presidente della Fondazione “Minotauro” di Milano e docente presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università Milano-Bicocca e presso la Facoltà di Scienze della formazione dell’Università Cattolica di Milano. Vedi articolo su “La Stampa” del 23 novembre 2025. Vedi anche di Saverio Occhiuto (giornalista), Figli cresciuti nel bosco. Il sindaco: “Aiutarli è impossibile, altre 30 famiglie come loro”.



