I fatti relativi alla nota vicenda della “famiglia nel bosco” e la recente pubblicazione delle classifiche Eduscopio 2025[1] riapre con forza il dibattito sul ruolo della scuola pubblica e sul suo stato di salute.
Se vediamo la scuola come un’organizzazione aperta, dobbiamo accettare che tutto ciò che succede fuori (nel mondo e nel territorio) finisce per influenzare ciò che accade dentro e i risultati che gli studenti ottengono. Per questo motivo, è fondamentale studiare bene il contesto in cui la scuola si trova, analizzando sia i grandi cambiamenti internazionali sia, soprattutto, la realtà locale della città o del quartiere.
Partendo da questi presupposti, per classificare l’ambiente esterno può essere utile, in primo luogo, differenziarne le variabili che lo compongono in due distinte categorie:
- fattori ambientali che hanno un impatto sui comportamenti e sulle performances dell’organizzazione e nei confronti dei quali l’organizzazione non può far altro che porre in atto comportamenti adattivi;
- fattori competitivi, che hanno un impatto sui comportamenti e sulle performances dell’organizzazione e nei confronti dei quali l’organizzazione può porre in essere comportamenti attivi.
Per ciascuna delle due categorie di fattori si possono utilizzare differenti strumenti di analisi. Per i primi fattori può essere utile una analisi con il “PEST”, uno strumento di pianificazione strategica che valuta i fattori esterni macro-ambientali (Politica, Economica, Sociale, Tecnologica) o attraverso analisi a più fattori che comprendono anche gli aspetti normativi, demografici e legati all’istruzione: analisi SLEPT, Social, Legal, Economical, Political, Technological, o analisi STEEPLE, Social, Technological, Economical, Environmental, Political, Legal, Ethical. Per i fattori competitivi uno dei modelli da preferire potrebbe essere quello della concorrenza allargata ideato da Michael Porter.
Analisi PEST
L’analisi PEST è una metodologia che si basa su fattori del macro-ambiente in cui opera l’organizzazione e che consentono di tratteggiarne lo scenario di riferimento. Lo scopo dell’analisi è quello di individuare i vincoli e le opportunità che possono essere rilevanti nel processo decisionale, nelle scelte strategiche ed operative dell’organizzazione. Ad esempio il contesto politico può condizionare significativamente uno specifico settore attraverso provvedimenti legislativi che ne disciplinano il funzionamento. Nel settore istruzione questo aspetto richiede un’attenzione particolare anche in virtù della notevole produzione normativa e regolamentare. Anche fattori economici e sociali possono avere un grande impatto sul modo in cui operano le organizzazioni e su come esse assumono le proprie decisioni. Gli stessi fattori tecnologici, generalmente considerati residuali o comunque fattori di cui tener conto solo in relazione all’istruzione e alla formazione tecnica e professionale, hanno assunto un ruolo determinante per tutte le scuole nel corso dell’emergenza pandemica durante la quale le tecnologie dell’informazione e della comunicazione hanno rappresentato barriere all’ingresso sia dal punto di vista dell’offerta che dal punto di vista della domanda di istruzione e che oggi riprendono nuovo vigore attraverso le discussioni sull’utilizzo nel campo dell’istruzione e della formazione dell’intelligenza artificiale.
Analisi Porter
Accanto ai fattori del macro-ambiente può essere interessante analizzare gli aspetti micro-ambientali che, di fatto, rappresentano per un’organizzazione l’arena in cui essa è chiamata a misurarsi. La struttura competitiva rappresenta il quadro all’interno del quale un’organizzazione deve riuscire a raggiungere i propri obiettivi di sviluppo. I punti di forza e di debolezza di un’organizzazione sono in stretta correlazione con le forze competitive e con la capacità di gestire la concorrenza. Secondo il modello delle cinque forze di Michael Porter l’arena competitiva in cui un’organizzazione si trova a svolgere la propria attività non è sufficientemente descritta se ci si riferisce esclusivamente ai concorrenti diretti, è necessario ampliare l’analisi ad altri soggetti quali: fornitori, clienti, potenziali entranti, produttori di prodotti sostitutivi. Ognuna di queste quattro categorie di soggetti, insieme ai concorrenti diretti, è orientata a drenare risorse all’organizzazione su cui si sta conducendo l’analisi.
Michael Porter afferma che l’intensità della concorrenza è influenzata dall’insieme di queste cinque forze competitive i cui soggetti, con i loro comportamenti e le loro azioni, influenzano la redditività di un settore specifico e quindi dell’impresa su cui si sta conducendo l’analisi.
Le analisi SWOT
Le analisi del macro-ambiente e del micro-ambiente possono confluire in una più esaustiva analisi SWOT, acronimo formato con le iniziali delle parole in lingua inglese Strengths, Weaknesses, Opportunities, Threats (Forze, Debolezze, Opportunità e Minacce o Vincoli).
L’analisi SWOT è uno strumento di pianificazione strategica che analizza il contesto micro-ambientale – punti di forza e di debolezza – e quello macro-ambientale – vincoli e opportunità – in situazioni in cui un soggetto è chiamato ad assumere decisioni per il raggiungimento di un obiettivo.
L’analisi SWOT ha caratterizzato in maniera significativa i processi decisionali assunti dalle istituzioni scolastiche soprattutto a seguito dell’introduzione dell’autonomia e, in particolare, con l’avvio delle procedure di valutazione sistemica ed ora della procedura di valutazione dei dirigenti scolastici. Le analisi condotte dalle istituzioni scolastiche evidenziano una cura particolare degli aspetti relativi ai vincoli ed alle opportunità derivanti dall’ambiente esterno. Molto spesso si è però limitata l’analisi del micro-ambiente concentratasi esclusivamente sull’analisi dell’ambiente interno, ovvero dei dati rilevabili dalle indagini Invalsi e da quelli strettamente demografici forniti dal sistema informativo del Ministero dell’Istruzione, dall’ISTAT o rilevabili a livello locale. Al più è stata ampliata l’analisi ai concorrenti diretti attraverso l’utilizzo dei risultati, con valore di benchmark, forniti da Invalsi e da altre agenzie – vedi Eduscopio – finalizzate a favorire il confronto con scuole dello stesso contesto territoriale – locale, regionale e nazionale – o con analogo contesto socio-culturale ed economico.
Le analisi condotte dalle scuole
Le analisi condotte dalle istituzioni scolastiche in buona parte sottovalutano taluni degli aspetti dell’ambiente competitivo a cui fa riferimento il modello della concorrenza allargata di Porter. In genere si tiene poco conto:
- delle istituzioni locali che sono chiamate alla gestione degli edifici scolastici, dei trasporti, del servizio mensa, del dimensionamento, delle autorizzazioni di nuovi indirizzi e/o di nuove classi a tempo pieno o prolungato e che possono fornire anche risorse economiche, così influenzando la distribuzione della rete scolastica (fornitori?);
- della tipologia e della varietà di contesti familiari presenti sul territorio di riferimento, delle istituzioni scolastiche del grado successivo, delle imprese e delle università (clienti?);
- della crescente attrattività dei nuovi media nel fornire occasioni di apprendimento non formale e/o informale attraverso canali di comunicazione diversi da quelli istituzionali e che possono dare origine a forme come l’unschooling (prodotti sostitutivi?);
- delle scuole private o comunali che offrono un’opportunità in termini di servizi alle famiglie e/o ai dispersi in cerca di un titolo di studio, dei soggetti del terzo settore che offrono spesso servizi educativi e formativi che rispondono ad esigenze specifiche, dell’istruzione parentale nelle forme dell’homeschooling, della cooperazione spontanea tra famiglie nonché dell’avvento dell’intelligenza artificiale come strumento alternativo per l’istruzione e la formazione (potenziali entranti).
Unschooling e homeschooling
Questi ultimi, in particolare, sono fenomeni che stanno evolvendo e che evidenziano numeri crescenti anche in Italia, laddove le statistiche ufficiali sono però alquanto deficitarie. Nel nostro paese si è passati da 5.126 studenti in istruzione parentale nell’anno scolastico 2018/2019 ad una stima di oltre 16.000 nell’anno scolastico 2024/2025, numeri ancora residuali ma in forte progressione. Negli Stati Uniti fonti non ufficiali valutano in oltre 3,7 milioni gli homeschooler, significativi sono anche i numeri di Australia, Canada, Francia, Nuova Zelanda e Regno Unito.
Quando si parla di homeschooling, si possono distinguere tre forme:
- l’educazione domiciliare da parte di genitori che impartiscono ai figli l’istruzione;
- le scuole parentali in cui le famiglie si costituiscono insieme, associandosi, per educare ed istruire senza dar vita a scuole paritarie;
- da ultimo, l’istruzione attraverso il web e attraverso sistemi di intelligenza artificiale.
Unschooling significa, invece, rinunciare a un approccio di tipo scolastico, strutturato e formale ovvero ad un percorso prestabilito a cui il bambino deve conformarsi. È un fenomeno al momento marginale e non considerato dalle statistiche ufficiali, è però anch’esso in rapida evoluzione alimentata dalla fine di un’epoca: quella in cui la scuola deteneva il monopolio delle informazioni. Se un tempo il docente era l’unico ponte tra lo studente e il concetto, oggi quel ponte è diventato una rete infinita di connessioni. Il sapere non è più una proprietà esclusiva di un’istituzione, ma una risorsa fluida a cui chiunque può attingere in totale autonomia.
È utile, a questo punto, ricordare un passaggio contenuto nelle indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione del 2012 (concetto ripreso in più passaggi anche nelle Indicazioni 2026) laddove si evidenzia che «Lo studente è posto al centro dell’azione educativa in tutti i suoi aspetti: cognitivi, affettivi, relazionali, corporei, estetici, etici, spirituali, religiosi. In questa prospettiva, i docenti dovranno pensare e realizzare i loro progetti educativi e didattici non per individui astratti, ma per persone che vivono qui e ora, che sollevano precise domande esistenziali, che vanno alla ricerca di orizzonti di significato»
Social engagement e bilancio sociale
Uno dei punti di forza dell’approccio organicista allo studio delle organizzazioni è rappresentato dal rilievo riconosciuto alle relazioni con l’ambiente di riferimento di ciascuna organizzazione. Relazioni destinate a perdurare nel tempo grazie all’apporto determinante degli esseri umani che ne fanno parte. Le organizzazioni e i suoi membri non dipendono esclusivamente dalle forze esterne che influenzano il loro ambiente ma sono essi stessi soggetti attivi che collaborano per determinare il proprio futuro. In quest’ottica «Le organizzazioni (…) possono scegliere se cooperare o se comportarsi in maniera reciprocamente concorrenziale»[2].
La scelta di un comportamento orientato alla concorrenza è in linea con l’approccio che inquadra la rendicontazione sociale «come fase terminale del ciclo di gestione della performance», che «assume significato all’interno di una concezione di governance del sistema educativo che mira a promuovere meccanismi tipici del “quasi mercato”» in cui «il ciclo di gestione della performance è atteso che inneschi cambiamenti nel sistema nella prospettiva di favorire la ‘competizione di confronto’ tra le scuole. L’idea basica, da cui deriva lo stesso concetto di mercato, è la competizione tra i potenziali offerenti del servizio nell’attrarre la domanda. A tale scopo vengono introdotti nel sistema meccanismi di mobilità (school choice) per fare in modo che la domanda di servizi educativi possa spostarsi, avendone conoscenza e convenienza, verso le istituzioni che meglio di altre rispondono alle attese»[3].
Le diverse forme di accountability
Da un’analisi dei sistemi di rendicontazione sociale e di valutazione esterna dei paesi occidentali si evince che nei sistemi educativi convivono modalità diverse di accountability della scuola. Harris e Herrington distinguono tra responsabilità basata sul governo e responsabilità basata sul mercato. Questa dicotomia pone a un estremo quei sistemi che devono rendere conto al mercato e all’altro estremo quei sistemi per i quali lo Stato, o l’autorità pubblica competente, è responsabile della qualità dell’istruzione e pertanto devono garantire che le scuole rispettino gli standard fissati.
La responsabilità basata sul mercato offre ai genitori una scelta più ampia di scuole da far frequentare ai figli, innescando dinamiche concorrenziali tipiche del mercato, o del quasi mercato, in cui le scuole competono per la qualità dell’offerta ma anche per la varietà dell’offerta. Obiettivi prioritari di questa impostazione sono due:
- fornire una valutazione delle esigenze degli studenti in rapporto ai programmi scolastici;
- assicurare la facoltà agli studenti di lasciare le scuole che presentano risultati non ritenuti adeguati. In tal caso determinano una pressione su di esse affinché avviino processi di miglioramento.
I sistemi di responsabilità basati sul mercato necessitano di un sistema informativo accessibile e trasparente nonché di un’assoluta libertà di scelta da parte di genitori e alunni.
La responsabilità basata sul governo prevede che la gestione degli strumenti che possono condizionare la qualità offerta dalle istituzioni scolastiche gravi sull’autorità competente, quest’ultima si impegna nella misurazione degli esiti delle studentesse e degli studenti e indirettamente delle stesse scuole attraverso test standardizzati. Il punteggio relativo al rendimento degli studenti fornisce una misura dei risultati che rende le scuole responsabili nei confronti del pubblico.
Con riguardo a questa dicotomia è utile evidenziare l’esistenza di una vasta letteratura che mostra come le prestazioni degli studenti sono determinate tanto dalle prestazioni e dalle caratteristiche dei rispettivi docenti quanto dalle caratteristiche degli altri studenti: in particolare, gli studenti migliorano quando i loro compagni di classe ottengono punteggi più alti (tra gli altri contributi si segnala quello di C. M. Hoxby). Nella misura in cui un sistema fa prevalere una logica di mercato (o quasi mercato), questa porta gli studenti con i migliori risultati a lasciare le scuole con scarsi risultati e la situazione di coloro che restano indietro tendenzialmente è destinata a peggiorare, vanificando gli sforzi di miglioramento pianificati dalle scuole e mettendo in discussione l’idea di favorire una crescita sistemica.
Nel contesto europeo alcuni sistemi educativi come Belgio (Comunità fiamminga), Irlanda, Lituania, Paesi Bassi e Regno Unito rientrano nella visione orientata al mercato. Al contrario, per paesi come Francia, Cipro, Slovenia e Turchia, l’accountability delle scuole è innanzitutto e soprattutto orientata al governo. L’Italia non sembra abbia fatto una scelta precisa in tal senso.
La prospettiva ecologica e demografica
Un approccio organizzativo basato sul quasi mercato fa confluire la specie organizzativa delle istituzioni scolastiche nell’ambito delle teorie ecologico-demografiche sulla base delle quali è l’ambiente a selezionare le organizzazioni destinate a sopravvivere. Esso tende ad esaminare l’organizzazione come un organismo caratterizzato da unitarietà ed armonia tra le parti che lo compongono e sottovaluta la capacità dell’organizzazione di apprendere, così come sottovaluta le situazioni conflittuali che possono verificarsi tra i membri dell’organizzazione, nonché l’attività politica normalmente finalizzata a tutelare gli interessi individuali o di gruppi di membri dell’organizzazione e, infine, sottovaluta i cambiamenti derivanti dal turnover delle risorse umane.
Un’analisi più ampia e alquanto sottovalutata nella discussione sul tema, tiene conto dell’ambiente competitivo nel suo complesso e analizza non solo la concorrenza diretta ma anche le organizzazioni e i soggetti che si configurano come “potenziali entranti” nonché i produttori di possibili prodotti sostitutivi. Essa apre spiragli di discussione che riguardano la stessa sopravvivenza di alcune specie organizzative e, nel nostro caso, della specie organizzativa Scuola Pubblica o, se si preferisce, Scuola dello Stato.
Se una nuova specie organizzativa dovesse trovare il modo per avere accesso alle risorse tradizionalmente utilizzate da una diversa specie, essa potrebbe determinare l’estinzione dell’intera specie organizzativa. Anche se alcuni membri della specie in via d’estinzione possono essere più forti degli altri, essi nel lungo periodo tendono a condividere lo stesso destino della specie a cui appartengono. Sul tema molti sono gli esempi che si potrebbero fare in tema di estinzione di specie organizzative in ambiente imprenditoriale. Del resto la stessa rappresentazione grafica del modello di Porter illustrata in precedenza include nel rettangolo posto al centro l’intera specie organizzativa che concorre nello specifico settore e non la singola organizzazione.
I limiti istituzionali
I principali autori che hanno trattato questo approccio (Aldrich, Freeman e Hannan) hanno evidenziato le tendenze inerziali che talvolta impediscono ad una specie organizzativa di rispondere alle sfide proposte dal contesto: la specializzazione del personale, la zavorra normativa, l’insufficienza delle informazioni, le resistenze al cambiamento del personale, la resistenza alle innovazioni tecnologiche. Anche alcune forme organizzative fortemente radicate nel contesto sociale, come quelle del settore pubblico e, in specie, del settore dell’istruzione e della formazione, possono vedere eroso il proprio vantaggio competitivo da forme che si caratterizzano per dinamicità ed orientamento al servizio.
L’approccio ecologico e demografico è stato criticato per non aver dato adeguata considerazione alle scelte strategiche che consentono l’evoluzione di una certa specie organizzativa quali, ad esempio, la scelta di perseguire forme di collaborazione tra i membri di una stessa specie. Le organizzazioni di una stessa specie collaborando possono contribuire ad influenzare il loro stesso ambiente di riferimento: l’etica della collaborazione può spesso prevalere sulla sopravvivenza del più forte. Utile sarebbe quindi approfondire quest’ultimo aspetto in relazione al sistema di istruzione italiano ed ai processi di internazionalizzazione. Non mancano buoni esempi di collaborazione attraverso la formazione di reti di scuole o la realizzazione di progetti di partenariato, si veda ad esempio il mondo della progettazione Erasmus.
Seguire questa strada potrebbe essere un modo per proseguire un’esperienza di successo per la scuola italiana inserita in un contesto di unione dell’Europa ponendo al centro lo studente nei suoi molteplici aspetti: cognitivo, affettivo, relazionale, corporeo, estetico, etico e religioso.
[1] L’ultima classifica Eduscopio è stata pubblicata il 3 dicembre 2025.
[2] Morgan G. (2009), Images. Le metafore dell’organizzazione, FrancoAngeli.
[3] Associazione nazionale per la ricerca scientifica sul Bilancio Sociale, (2016), La rendicontazione sociale degli istituti scolastici. Documenti di ricerca n. 13, Franco Angeli.




