Dai PCTO alla Formazione scuola-lavoro

È solo una questione terminologica?

Non siamo di fronte a una semplice metamorfosi terminologica, bensì a un’evoluzione strutturale che sposta ulteriormente il baricentro politico e pedagogico del rapporto tra istruzione e occupazione

Con il Decreto Scuola 2025 (Decreto-Legge 127/2025 convertito con modificazioni dalla L. 30 ottobre 2025, n. 164), i vecchi PCTO sono stati ufficialmente ridenominati “Formazione scuola-lavoro”, segnando un netto cambio di rotta rispetto alla precedente impostazione basata prevalentemente sull’orientamento e sulle soft skills. Si torna, quindi, a una dicitura che rivendica la centralità della formazione pratica e del legame diretto con il tessuto produttivo.

Non si tratta, però, di un semplice ritorno al passato (la vecchia “Alternanza”), ma di un’evoluzione che dovrebbe mirare a dare maggiore dignità istituzionale al tempo trascorso fuori dalle aule, configurandolo come un vero e proprio segmento del percorso educativo.

Il cambio di paradigma sottintende tre direttrici fondamentali:

  • il passaggio dal concetto di “competenza trasversale” a quello di “formazione”, suggerendo un apprendimento più tecnico e mirato;
  • una nuova definizione dei ruoli tra scuola e azienda;
  • una spinta decisa verso l’occupabilità immediata, in risposta alle sfide demografiche e professionali degli anni attuali.

L’evoluzione terminologica

I mutamenti terminologici, che storicamente avvengono, anche rispetto a temi di natura giuridica e normativa, tendono solitamente a correggere criticità pregresse, ma anche a spostare il fulcro del dibattito educativo.

  • L’Alternanza Scuola-Lavoro (ASL) evocava, già nel nome, due mondi distinti (il ‘qui’ della scuola, contro il ‘fuori’ del lavoro), che si avvicendavano nella gestione dello studente. Il limite principale risiedeva proprio in questa separazione: l’esperienza veniva spesso percepita come un’interruzione della didattica. Questa impostazione ha generato una deriva in cui l’esperienza professionale si confondeva, a volte, con una prestazione d’opera non retribuita, svuotando il rapporto tra scuola e territorio della sua originaria valenza educativa.
  • Con l’introduzione dei PCTO (Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento), istituiti tramite la Legge di Bilancio 2019 (Legge 30 dicembre 2018, n. 145), il legislatore ha operato un rebranding strategico volto a ‘riabilitare’ l’immagine della precedente Alternanza Scuola-Lavoro. Sul piano pedagogico, la Riforma del 2019 ha modificato la prospettiva dell’esperienza: l’enfasi non era più posta sulla prestazione lavorativa o sull’addestramento tecnico in sé, ma sulla dimensione riflessiva dell’apprendimento. L’obiettivo primario diventava l’acquisizione delle cosiddette soft skills e la funzione orientativa del percorso. In termini sintetici, il messaggio istituzionale era chiaro: l’azienda non doveva più essere intesa solo come un luogo di produzione, bensì come un laboratorio di scoperta del sé, dove lo studente non ‘andava a lavorare’, ma andava a decodificare le proprie attitudini e a costruire il proprio progetto di vita.
  • L’attuale denominazione “Formazione scuola-lavoro†segna l’intento di riappropriarsi di una terminologia più pragmatica e concreta spostando l’attenzione sulla parola chiave Formazione. L’esperienza extrascolastica non è più intesa come un semplice momento esplorativo, di ricerca del sé e di orientamento, ma come un asset formativo integrato. Questa nuova architettura pedagogica vorrebbe elevare il luogo di lavoro a ‘laboratorio permanente’ di apprendimento, dove il saper fare non è subordinato alla teoria, ma ne diventa il completamento necessario. Il lavoro non è il fine ultimo, come nella prima edizione dell’alternanza, ma il mezzo stesso attraverso cui la conoscenza viene prodotta, testata e validata, superando la storica dicotomia tra sapere accademico e abilità pratica.

Cosa cambia a livello sostanziale

Mentre il passaggio da ASL a PCTO aveva ridotto drasticamente il monte ore (portandolo a 90 ore per i licei, 150 per i tecnici e 210 per i professionali), l’attuale riforma mantiene queste soglie minime ma introduce cambiamenti strutturali e di sicurezza.

La Filiera Tecnologico-Professionale e il Modello 4+2 – La novità più importante riguarda gli istituti tecnici e professionali, i quali sono orientati verso la cosiddetta filiera tecnologico-professionale. Questo modello costituisce una riconfigurazione del percorso di istruzione secondaria che diventa di 4 anni, permettendo un accesso anticipato agli ITS (Istituti Tecnologici Superiori) di ulteriori 2 anni. In questo schema 4+2, la Formazione scuola-lavoro non è più un’attività accessoria, ma diventa il perno centrale. Le aziende entrano direttamente nella progettazione didattica, trasformando l’impresa in un “secondo luogo di apprendimento” dove lo studente trascorre una quota di tempo molto più significativa rispetto al passato.

Sicurezza e tutela – Dopo i tanti e tragici incidenti che hanno funestato il mondo del lavoro coinvolgendo anche gli studenti in attività formative fuori dalla scuola, il nuovo quadro normativo (Decreto legge 4 maggio 2023, n. 48 e successivi) ha introdotto l’obbligo di monitorare la sicurezza con criteri molto più stringenti, vietando attività in contesti ad alto rischio, a meno che non siano strettamente necessari al profilo professionale e sotto sorveglianza speciale, e potenziando l’assicurazione INAIL anche per i tragitti casa-lavoro (in itinere). La copertura INAIL è stata, infatti, estesa e garantita per tutti gli studenti, includendo esplicitamente l’infortunio in itinere, colmando così un vuoto normativo che in passato aveva penalizzato molte famiglie. Le aziende ospitanti devono integrare il proprio DVR con una sezione specifica per gli studenti in formazione, garantendo che le mansioni siano adeguate all’età e al livello di preparazione.

Certificazione e spendibilità dei debiti – c’è, poi, un tentativo di rendere i crediti acquisiti più “spendibili” sul mercato o sul percorso universitario successivo. Le scuole non devono solo attestare che lo studente ha partecipato, ma certificare quali competenze tecniche e trasversali ha acquisito perché attraverso standard nazionali queste competenze confluiranno nel Curriculum dello studente che accompagnerà l’esame di Stato. L’obiettivo è anche quello di permettere all’Università o al futuro datore di lavoro di leggere chiaramente non solo “cosa ha fatto” lo studente, ma “cosa sa fare” concretamente, dando così valore legale e professionale alle ore trascorse fuori dall’aula.

I nuovi strumenti formativi

Nel corso dell’anno scolastico 2025/2026, le scuole sono state sollecitate ad attivare un “riposizionamento strategico”, cercando di conciliare le nuove indicazioni sulla Formazione scuola-lavoro con la gestione quotidiana dei percorsi formativi a scuola, ma anche con la nuova filiera tecnologica.

La conduzione di percorsi di FSL richiede sicuramente molta flessibilità e un forte impegno educativo. A supporto di questo compito, le istituzioni possono contare su alcuni strumenti innovativi mirati a ottimizzare i risultati. Ci riferiamo, per esempio, alla Piattaforma UNICA che è diventata l’hub centrale non solo per l’orientamento, ma anche per la gestione documentale della FSL. Qui vengono caricati i Patti formativi aggiornati alle nuove norme sulla sicurezza. Un’attenzione particolare è rivolta alle discipline STEAM e al digitale. Molte iniziative nazionali (come i percorsi in collaborazione con l’ISPRA o le Università) sono state riformulate per includere moduli di Intelligenza Artificiale e sostenibilità, considerati ora “formazione tecnica” anche per i liceali. Non vanno trascurate le nuove figure chiave di tutor e orientatore che aiutano lo studente a muoversi proficuamente all’interno di realtà coerenti con il proprio piano di studi. Infine, la nascita dei Campus – che aggregano istituti tecnici, professionali, aziende e ITS Academy – consolida una filiera formativa integrata. L’obiettivo è superare la logica delle esperienze sporadiche per offrire un percorso di apprendimento continuo e fluido, perfettamente allineato alle esigenze del territorio

Come si stanno muovendo le scuole

Le scuole, nell’esercizio della loro autonomia, hanno adottato strategie diverse per “convertire” i vecchi percorsi. Molti istituti hanno abbandonato le brevi visite aziendali a favore di Project Work interni o presso enti esterni, dove gli studenti lavorano a un prodotto reale (un’App, un piano di marketing, una ricerca scientifica). In molti licei e tecnici è stato potenziato il Comitato Tecnico Scientifico (CTS), che ora include stabilmente rappresentanti delle aziende locali per co-progettare i moduli di FSL, assicurandosi che i contenuti siano aggiornati alle tecnologie attuali. Grazie ai fondi del PNRR, diverse scuole hanno creato campus integrati dove la Formazione scuola-lavoro avviene “in casa” ma con strumentazioni e formatori aziendali, riducendo i rischi di sicurezza legati agli spostamenti.

Come stanno reagendo le aziende

Dalle prime evidenze empiriche, sembra che il mondo produttivo stia recependo il cambio di rotta con sollievo, ma anche di prudenza. Sicuramente le imprese preferiscono la formula semantica “Formazione scuola-lavoro”. Per la cultura imprenditoriale, il termine “Competenze trasversali” poteva apparire sicuramente molto vago; “Formazione” richiama invece una responsabilità educativa chiara e un legame con l’attività svolta. Tuttavia, le nuove norme molto più stringenti e le responsabilità penali connesse hanno reso le aziende sicuramente più selettive. Si tende a preferire percorsi più lunghi per pochi studenti selezionati piuttosto che grandi gruppi, per garantire un monitoraggio costante e il rispetto rigoroso dei protocolli INAIL.

Inoltre non va sottovalutato l’“effetto Filieraâ€. Nelle zone a forte vocazione industriale, le aziende stanno investendo molto nella filiera formativa tecnologico-professionale 4+2 e vedono, quindi, nella FSL l’anticamera per formare i futuri tecnici specializzati che poi proseguiranno negli ITS Academy.