Scuola palestra di prevenzione

La sicurezza come esercizio di responsabilità collettiva

Quanto avvenuto la notte di Capodanno in un locale delle Alpi svizzere, con il drammatico coinvolgimento di numerosi adolescenti, richiama con urgenza la necessità che l’istituzione scolastica promuova una solida e pervasiva “cultura della prevenzioneâ€. C’è un legame tra la sicurezza negli spazi pubblici, la sicurezza in generale e quella scolastica: i protocolli che gli studenti apprendono a scuola, come l’analisi dei rischi, il riconoscimento delle uscite di emergenza o la gestione del panico, non sono procedure confinate solo nell’edificio scolastico, ma costituiscono un kit di sopravvivenza civica.

La cultura del rischio

È interessante la lettera pubblicata dal Corriere della Sera il 5 gennaio scorso: “Invitare i giovani a osservare i luoghi che frequentanoâ€. L’autore della lettera afferma: “La tragedia evitabile di Crans-montana che ha riguardato soprattutto giovanissime vite, mi ha fatto riflettere sul fatto che quando ci si reca in un locale pubblico, bar, ristorante, discoteca, la prima cosa da osservare dovrebbe essere dove sono, se ci sono, le uscite di sicurezza e gli estintori. Può sembrare maniacale, ma in realtà la nostra vita può dipendere dalle misure di sicurezza e di prevenzione che i gestori di queste attività mettono in atto. Penso che da ora in poi io stesso lo farò, a costo di evitare i luoghi non in regolaâ€.

Educare alla gestione del rischio significa fornire ai ragazzi gli strumenti critici per riconoscere tempestivamente le situazioni di emergenza in qualunque contesto (sociale, ricreativo o formativo) e sviluppare un’attenzione vigile che non sia timore, ma presidio consapevole del proprio e altrui benessere.

Purtroppo la nostra società è orientata alla cura delle conseguenze di avvenimenti spiacevoli e trascura spesso di investire sulla prevenzione. Il quadro normativo vigente, che conferisce coerenza e centralità all’educazione alla cittadinanza responsabile, deve essere perseguito con consapevole intenzionalità pedagogica integrando la sicurezza nel curricolo didattico come pilastro fondante del profilo dello studente-cittadino.

Un quadro normativo in evoluzione

Per rispondere alle sfide educative e sociali del nostro tempo è stato reintrodotto l’insegnamento dell’educazione civica come disciplina trasversale e puntuali Linee guida che prevedono anche percorsi di formazione per dirigenti e docenti e attività di monitoraggio per garantire uniformità e qualità.

NormeIndicazioni
Legge n. 20 agosto 2019, n. 92Introduzione dell’insegnamento scolastico dell’educazione civica (promuovendo la Costituzione, lo Sviluppo Sostenibile (Agenda 2030) e la Cittadinanza Digitale).
D.M 22 giugno 2020, n. 35 DM 7 settembre 2024, n. 183Linee guida operative e ampliamento dei temi trattati: bullismo, cyberbullismo, violenza di genere, dipendenze digitali, educazione alla salute e alla sicurezza stradale con i programmi previsti già dal DM 5 agosto 1994[1].
Legge 17 febbraio 2025, n. 21Inserimento obbligatorio delle conoscenze di base sulla sicurezza nei luoghi di lavoro all’interno dei programmi di educazione civica.
Art. 11 del D.lgs. 9 aprile 2008, n. 81Tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro (Prevede espressamente progetti scolastici in materia di salute e sicurezza[2]).

Il percorso evolutivo è ormai tracciato: la reintroduzione dell’Educazione civica ha dato il via a una trasformazione profonda, convertendo l’insegnamento tradizionale in una piattaforma integrata di competenze trasversali. In questa nuova ottica, la prevenzione emerge come un impegno etico che supera i confini delle mura scolastiche per farsi pratica di cittadinanza.

Il modello whole school/EU-OSHAl

La relazione dell’Agenzia Europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA)[3] resta ancora oggi un punto di riferimento fondamentale. Essa invita ad avviare la cultura della sicurezza già dall’infanzia, attraverso scuole sicure, partecipazione studentesca e trasversalità curricolare. Il documento “Start young stay saleâ€, pur risalente a vent’anni fa (2006), anticipava una visione che oggi appare ancora attuale e urgente. La scuola è il primo luogo in cui costruire una cultura della prevenzione, non solo attraverso lezioni frontali, ma vivendo quotidianamente la sicurezza come parte integrante dell’esperienza scolastica (ma anche della vita abituale). L’intera comunità scolastica – studenti, docenti, personale, famiglie e territorio – diventa protagonista di un percorso condiviso. Una scuola sicura non è solo un edificio a norma: è un ambiente coerente con ciò che si insegna. Ogni materia diventa un tassello di un mosaico più ampio, in cui la sicurezza non è solo un contenuto da apprendere, ma una chiave di lettura per comprendere la realtà e prepararsi per il futuro. Fondamentale, in questo modello, è la partecipazione attiva degli studenti. I ragazzi sperimentano in prima persona il senso di responsabilità collettiva. Non più spettatori passivi, ma osservatori, segnalatori e proponenti soluzioni attraverso audit didattici degli spazi scolastici, simulazioni di evacuazione, progetti di peer education e laboratori pratici. In questo modo la sicurezza smette di essere percepita come un obbligo esterno e diventa una competenza vissuta e interiorizzata. La forza del modello whole school sta nel trasformare la scuola da semplice luogo di trasmissione di regole a comunità che vive quotidianamente ciò che insegna. L’Agenzia EU-OSHA ricorda: “ciò che i bambini vivono a scuola diventa parte di ciò che porteranno nella societàâ€[4].

Un costante pericolo: la formalità

In classe, come in famiglia, i ragazzi e le ragazze sono giudici inflessibili che, a volte inconsapevolmente, assimilano quotidianamente la coerenza o l’incoerenza del messaggio trasmesso verbalmente. Tre esempi possono chiarire il concetto.

Prove di evacuazione

Le prove obbligatorie di abbandono rapido dei locali scolastici servono per assimilare al meglio e misurare la personale capacità di controllare il panico, unitamente a sperimentare il percorso da seguire che dovrebbe essere sgombro e noto al pari di un’uscita di emergenza alternativa. Implicano:

  1. un significativo lavoro preparatorio senza il quale si inciampa in una imperdonabile incoerenza: occorre segnalare la pericolosità di ogni luogo densamente frequentato e la necessaria abitudine di individuare le prescritte uscite di emergenza; questo è il motivo per cui alcune prove devono essere annunciate anticipatamente previa conoscenza del piano di sicurezza della scuola;
  2. la conoscenza dei comportamenti adeguati: allontanamento rapido immediato (in caso d’incendio) o dopo il “via libera†da sotto il banco o dall’appoggio al muro portante in caso di terremoto;
  3. il rapido raggiungimento del luogo di raduno in silenziosa riflessione personale: so dominare il panico in caso di vera emergenza?
  4. la verifica della presenza di tutti o, in alternativa, le modalità per segnalare eventuali persone irreperibili.

Troppo spesso le due prove annuali obbligatorie vengono vissute con leggerezza e formalismo[5], talvolta anche dal personale incaricato di vigilare sull’efficacia del piano di emergenza. Si dimentica che queste simulazioni sono, in realtà, l’unica palestra per acquisire riflessi vitali. Considerando il percorso scolastico, un giovane che frequenta la terza superiore dovrebbe aver partecipato ad almeno 20 prove di evacuazione. Un bagaglio di esperienza idoneo a renderlo consapevole e capace di analizzare istintivamente i luoghi che frequenta, specialmente quelli affollati. Prevenzione non è un concetto astratto, ma una serie di azioni concrete per identificare immediatamente le uscite di sicurezza e la posizione degli estintori non appena si entra in un locale pubblico, per maturare la capacità di dominare il panico e comprendere i rischi legati alla calca, per evitare di essere travolti o di calpestare altri nel tentativo di mettersi in salvo, per trasformare il timore in un “presidio consapevole” del proprio e altrui benessere.

La formazione

Troppo spesso la sicurezza sul lavoro viene ridotta a un ruolo ancillare, trattata in collegamento con altre priorità come la Formazione scuola-lavoro. In molti casi, la formazione è delegata a soggetti esterni, non di rado alla fruizione solitaria di moduli su piattaforme informatiche. Così facendo si rischia di trasmettere l’idea che il tema non sia così vitale.

L’articolo citato nella nota 4 presenta esperienze interessanti e suggerimenti volti ad avviare concrete attività per introdurre la materia sicurezza in un modo coinvolgente e motivante. L’articolista sottolinea: “Insegnare la sicurezza significa educare alla responsabilità e alla cittadinanza attiva, trasmettendo la percezione che prendersi cura del proprio benessere e di quello altrui sia parte integrante della vita civile e lavorativa. Questo approccio, già sostenuto dal documento EU-OSHA del 2006 – ancora oggi attuale – integra Prevenzione, partecipazione e salute come dimensioni inscindibili della formazione scolasticaâ€.

Il RSPP esterno

Persiste nelle Istituzioni scolastiche la prassi di affidare l’incarico di Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) a professionisti esterni. Questa scelta si fonda spesso sull’illusione che l’esternalizzazione esaurisca gli obblighi del Dirigente scolastico in qualità di Datore di lavoro, secondo quanto previsto dall’art. 17, comma 2, lett. b del D.lgs. 81/2008.

Tuttavia, le integrazioni introdotte dalla Legge 215/2021 hanno chiarito inequivocabilmente che la responsabilità dell’organizzazione e della gestione dell’ambiente di apprendimento resta in capo al Dirigente. In questo scenario, la figura del RSPP non può più essere interpretata come quella di un consulente occasionale, ma dovrebbe evolvere in una figura interna e strutturale. Siamo convinti che solo un RSPP che vive quotidianamente la realtà della scuola possa agire come promotore e garante di una prevenzione autentica.

Affinché la sicurezza non sia un corpo estraneo, ma parte integrante dell’ordinaria vita scolastica e del curricolo di cittadinanza, occorre che le figure responsabili della gestione ne condividano anche l’intenzionalità pedagogica. Il RSPP interno potrebbe diventare più facilmente il ponte per trasformare la norma in cultura, assicurando che la formazione non sia un evento sporadico, ma un processo continuo di cura del benessere collettivo.


[1] Cfr. Chiara Naressi in Scuola7, n. 446, 21/09/2925.

[2] Cfr. Bruno Sozzi, Prevenzione: da dove ri-cominciare? Scuola7, n. 116, 10/12/2018.

[3] Eu-OSHA (Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro) è un organo decentrato dell’Unione Europea, istituito nel 1994 e con sede a Bilbao, incaricato di promuovere luoghi di lavoro più sani, sicuri e produttivi. Il documento Eu-OSHA, “Start young stay saleâ€, 2006 (Inizia presto per restare al sicuro) non è un semplice manuale, ma il pilastro di una strategia europea lanciata dall’EU-OSHA per integrare la cultura della sicurezza in ogni fase dell’istruzione.

[4] Sulla Rivista specialistica Igiene e sicurezza del lavoro, n. 10/2025, Fabio Piretti e Alessandro Vitozzi, tecnici della prevenzione dell’Azienda ASL di Bologna,si sono posti la domanda: Educazione civica e sicurezza sul lavoro: opportunità o confusione? La risposta è lasciata alle singole istituzioni scolastiche chiamate a dare applicazione pratica alla materia decidendo il peso relativo dei numerosi obiettivi indicati nelle Linee guida e pianificare concretamente un programma educativo.

[5] Già la circolare MPI 29 aprile 1999, aveva segnalato il rischio di un’applicazione solo formale dell’innovativa normativa del 1994: “È appena il caso di sottolineare che le norme sulla sicurezza sui luoghi di lavoro rappresentano prima ancora di un obbligo di legge (…) un’opportunità per promuovere all’interno delle istituzioni scolastiche una cultura della sicurezza sul lavoro (…) con la convinta partecipazione di tutte le componenti scolastiche in un processo organico di crescita collettiva con l’obiettivo della sicurezza sostanziale della scuola nel presente e della sensibilizzazione per il futuro ad un problema sociale di fondamentale rilevanzaâ€.