Educazione ecologica per terre e per mari

Dal convegno di Catania alle nuove rotte della didattica

Nei giorni 15 e 16 gennaio 2026, il Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Catania ha ospitato il Convegno Internazionale “Educazione ecologica per terre e per mari. Diritti, soggettività, ecosistemi”, un evento di straordinaria rilevanza scientifica e pedagogica che ha visto la partecipazione di studiosi, ricercatori, docenti e dirigenti scolastici provenienti da contesti nazionali e internazionali[1]. Questa partecipazione corale sottolinea come la sfida ecologica non sia più un tema settoriale, ma il nuovo baricentro attorno a cui ruota l’intera responsabilità formativa contemporanea.

L’iniziativa, promossa nell’ambito del progetto di ricerca interdipartimentale “Insostenibili disuguaglianze. Volti e profili delle povertà Educative tra giustizia, Sistema scolastico e Politiche Inclusive”, ha avuto il patrocinio della SIPED (Società italiana di Pedagogia) e della Commissione Oceanografica Italiana e dell’UNESCO[2]. Il legame tra povertà educative e crisi ambientale rivela che la giustizia sociale non può sussistere senza una parallela giustizia ecologica.

Il quadro teorico: educazione ecologica e Agenda 2030

Il Convegno si colloca in un quadro di azioni coerenti con gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, con particolare attenzione alle relazioni tra modelli pedagogici, pratiche educative, diritti, giustizia ambientale e tutela degli ecosistemi terrestri e marini. Come sottolineato dalle coordinatrici scientifiche Raffaella C. Strongoli e Maria Tomarchio, l’iniziativa ha voluto promuvere fecondi confronti inter e trans-disciplinari tra pedagogia, didattica, geografia e diritto, avanzando istanze di pluralismo metodologico intese quali “rotte” per far luce sulle responsabilità umane legate a condizioni di “in-sostenibili” disuguaglianze[3]. Superare la frammentazione dei saperi è l’unico modo per leggere la complessità di un pianeta che non conosce confini tra terra e acqua.

Nella prospettiva di un’educazione ecologica “mai de-finita”, il Convegno si è proposto di individuare itinerari che guardino all’interdipendenza tra umano e non umano, in cui viaggino insieme forme di attraversamento e di cura per le terre e per i mari. L’incrocio tra sguardi plurali, multi e interdisciplinari, modelli e pratiche connesse con educazione all’aperto, ecodidattica, studi insulari e Ocean Literacy è stato inteso come un metaforico invito ad “andare a largo”, in mare aperto, per indagare i profili delle sfide ecologiche contemporanee. Abbandonare la terraferma delle certezze didattiche tradizionali permette di esplorare nuove soggettività in dialogo simbiotico con l’ambiente.

Esperienze dal mondo

La prima giornata di lavori, inaugurata dai saluti istituzionali del Magnifico Rettore Enrico Foti, si è aperta con la relazione introduttiva “In-sostenibili disuguaglianze per terre e per mari tra pedagogia e didattica” a cura di Raffaella C. Strongoli e Maria Tomarchio. Di grande impatto si è rivelata la Lectio Magistralis di Franca Pinto Minerva, Professoressa emerita dell’Università di Foggia, che ha fornito un quadro epistemologico fondativo per le riflessioni successive[4]. Ripartire dall’epistemologia significa, infatti, rifondare il pensiero pedagogico su basi biologiche e sistemiche, oltre l’antropocentrismo classico.

La sessione “Diritti per terre e per mari. Processi formativi e cittadinanza democratica”, coordinata da Maria Grazia Riva (Università di Milano Bicocca), ha affrontato temi cruciali quali le prossimità ecologiche, la cittadinanza mediterranea e l’intercultura, con particolare attenzione all’Ocean Literacy come elemento fondamentale per la sostenibilità degli oceani. Piergiuseppe Ellerani (Università di Bologna) ha esplorato nuovi sensi di prossimità ecologiche attraverso il concetto di “AT-TERRA-RE”, mentre Rosario Sapienza (Università di Catania) e Massimo Baldacci (Università di Urbino “Carlo Bo”) hanno approfondito rispettivamente i temi della cittadinanza mediterranea e delle sponde dell’intercultura[5]. Il Mediterraneo smette, dunque, di essere solo un confine geografico per diventare un laboratorio di cittadinanza liquida e solidale.

Particolarmente significativo l’intervento di Francesca Santoro, Coordinatrice Ocean Literacy IOC-UNESCO, e Alessia Tombolini (Università di Roma “La Sapienza”) sul tema “Ocean Literacy e Diritti dell’Oceano”. L’Ocean Literacy, definita come la comprensione dell’influenza umana sull’oceano e dell’influenza dell’oceano sugli esseri umani, rappresenta un elemento fondamentale per consentire lo sviluppo di capacità nel settore delle scienze marine e per promuovere la sostenibilità degli oceani[6]. Riconoscere i diritti dell’oceano significa ammettere che la nostra sopravvivenza dipende anche dalla salute di un “corpo” idrico globale.

Enrico Squarcina ed Erica Neri (Università di Milano Bicocca) hanno presentato “Il mare come luogo e ambiente educativo”, mentre Pedro Reis e Caroline Schio (Università di Lisbona) hanno illustrato il modello pedagogico “Cultivating Ocean Guardians” per promuovere la cittadinanza oceanica nell’educazione di base. Trasformare gli studenti in “custodi” sposta l’asse educativo dal semplice sapere al “sentire” e all’agire responsabile.

Soggettività ecologiche e curricolo blu

La seconda giornata si è aperta con la sessione “Soggettività per terre e per mari. Itinerari per un’educazione ecologica”, coordinata da Marinella Muscarà (Università di Enna “Kore”). Monica Guerra (Università di Milano Bicocca) ha presentato le “Categorie di un’educazione world-based e biodiversa”, mentre Michela Schenetti (Università di Bologna) ha approfondito il tema “Ocean Literacy e Outdoor Learning nei servizi 0-6: pratiche trasformative per soggettività ecologiche”[7]. Oggi, siamo tutti convinti che l’educazione 0-6 sia il terreno fertile dove seminare lo stupore necessario per una coscienza ecologica duratura.

L’Outdoor Education, come evidenziato dalla letteratura scientifica, rappresenta un approccio pedagogico che promuove l’apprendimento attraverso esperienze dirette in ambienti naturali, valorizzando il territorio come contesto di apprendimento e favorendo lo sviluppo di competenze sociali, pensiero critico e consapevolezza ambientale[8]. L’aula scolastica perde le sue pareti: la natura non è più lo sfondo della lezione, ma l’insegnante stessa. In questo spazio aperto, l’ambiente smette di essere un semplice contenitore per diventare un soggetto attivo e co-educatore, capace di sollecitare i sensi, stimolare l’imprevisto e trasformare ogni scoperta in un’esperienza viva e incarnata.

Rosa Gallelli (Università di Bari Aldo Moro) ha trattato l'”Educazione alle differenze nella rete della vita”, mentre Maria Volpicelli (Università di Catania) ha illustrato le “Esperienze di didattica all’aperto in Italia da Giuseppe Lombardo Radice agli anni Cinquanta”, offrendo una prospettiva storico-pedagogica di grande interesse. Recuperare la nostra storia pedagogica ci ricorda che l’attenzione all’ambiente ha radici profonde nella migliore tradizione educativa italiana.

Di particolare rilevanza l’intervento di Emanuele Golino (Università di Catania) su “Maretorio. Pedagogia e didattica per un curricolo blu”, che ha introdotto il concetto di curricolo blu come integrazione dell’Ocean Literacy nella progettazione didattica[9]. Il “Maretorio” suggerisce che lo spazio vissuto non finisce sulla battigia, ma prosegue nelle profondità marine che dobbiamo imparare a narrare.

La tavola rotonda “Ecosistemi per terre e per mari. Attraversamenti interdisciplinari”, coordinata da Gabriella D’Aprile (Università di Catania), ha visto la partecipazione di esperti provenienti da diverse discipline, evidenziando la necessità di un approccio sistemico alle questioni ecologiche. La complessità degli ecosistemi richiede un’alleanza tra scienziati e umanisti per generare un nuovo umanesimo planetario.

Prospettive internazionali: esperienze dal mondo

La sessione pomeridiana “Prospettive dal mondo: ricerche e buone pratiche”, coordinata da Emanuele Golino, ha offerto uno sguardo globale sulle pratiche di educazione oceanica. Ronaldo Christofoletti (Universidade Federal de São Paulo) ha presentato “The Brazilian path for a Blue Curriculum”, mentre Raquel Costa, fondatrice del concetto Blue School, ha illustrato come “Making the Ocean Matter in Education”. La globalizzazione delle buone pratiche educative è la risposta necessaria a una crisi climatica che non ha passaporto.

Diz Glithero, direttore esecutivo del Center for Ocean Literacy Collaboration, ha raccontato “Building a Coalition and National Strategy to Advance Ocean Literacy in Canada: The Story of COLC”, e Jacqueline Uku, Chair of the Africa Ocean Decade Taskforce, ha presentato “A case study on the influence of seagrass research on Ocean Literacy in Kenya”[10]. Dalle foreste canadesi alle praterie marine del Kenya, l’educazione diventa il linguaggio universale della resilienza.

La voce delle scuole siciliane: il curricolo ecologico in azione

Un momento di straordinaria rilevanza è stata la presentazione delle esperienze scolastiche siciliane, articolata in tre sessioni parallele coordinate rispettivamente da Raffaella C. Strongoli, Emanuele Liotta e Giuseppe C. Pillera. Hanno partecipato numerose scuole della Sicilia che hanno sperimentato il curricolo ecologico in modo sistematico.

Le scuole hanno dato voce a percorsi di curricolo ecologico che rappresentano un’interpretazione originale dell’educazione civica e un approccio metodologico interdisciplinare, superando i limiti della didattica trasmissiva attraverso l’apprendimento in situazione. La Sicilia, al centro del Mediterraneo, si candida a diventare avamposto pedagogico per una nuova cultura del mare.

Il curricolo ecologico, come emerge dalle esperienze presentate, si configura come una risposta concreta alle finalità dell’educazione civica delineate dalla Legge n. 92 del 2019, in particolare per quanto riguarda lo “Sviluppo sostenibile, educazione ambientale, conoscenza e tutela del patrimonio e del territorio”. Tale approccio promuove la comprensione della necessità di uno sviluppo equo e sostenibile, rispettoso dell’ecosistema e di un utilizzo consapevole delle risorse ambientali, stimolando il rispetto verso gli altri, l’ambiente e la natura. L’educazione civica trova la sua massima espressione nell’esercizio della cura per il bene comune più grande: la biosfera.

Esperienze internazionali: Stati Uniti e Brasile

Il convegno si conclude con la presentazione di esperienze scolastiche internazionali provenienti dal New Jersey e dal Brasile, introdotte e coordinate da Christopher H. Tienken (Seton Hall University) sul tema “How to Create a Curriculum for a Blue Future”: modelli educativi che integrano l’Ocean Literacy nei curricoli scolastici con approcci innovativi e replicabili. Progettare un “futuro blu” significa dotare le nuove generazioni degli strumenti per navigare nell’incertezza climatica con competenza e speranza.

Oltre la didattica trasmissiva

Il Convegno ha rappresentato un’occasione unica per riflettere sull’importanza del curricolo ecologico come interpretazione originale dell’educazione civica e come approccio metodologico interdisciplinare. L’apprendimento esperienziale, come evidenziato dalla letteratura scientifica, permette di mettere in pratica concetti astratti, trasformandoli in conoscenze applicabili alla vita quotidiana e favorendo una comprensione più profonda dei fenomeni ecologici. L’esperienza è un “sentirsi parte” che trasforma la conoscenza in impegno etico.

L’incontro ha permesso di superare i limiti della didattica trasmissiva, valorizzando l’apprendimento in situazione e il contatto diretto con gli ecosistemi terrestri e marini. Come sottolineato da Roberto Farné e Alessandro Bortolotti, l’esperienza diretta favorisce una conoscenza più concreta e radicata nella realtà, stimolando lo sviluppo di capacità cognitive complesse come l’osservazione, il pensiero critico e la risoluzione di problemi in situazioni reali. La ricerca accademica esce così dalla torre d’avorio per incontrare il fango delle terre e il sale dei mari, rigenerando sé stessa. Va riconosciuto, infatti, il merito agli organizzatori per aver creato uno spazio di confronto autentico tra ricerca accademica, pratiche scolastiche e prospettive internazionali.

Il Convegno ha dimostrato che l’educazione ecologica non è un contenuto da aggiungere ai programmi, ma una prospettiva trasformativa capace di ripensare radicalmente il rapporto tra scuola, territorio e comunità, ponendo al centro la cura per le terre e per i mari come orizzonte etico e pedagogico irrinunciabile per le nuove generazioni. In ultima analisi, educare all’ecologia significa educare all’umanità, riscoprendo la nostra identità di abitanti responsabili di un’unica, fragile casa comune.


[1] Università degli Studi di Catania, Dipartimento di Scienze della Formazione. (2026). Convegno Internazionale “Educazione ecologica per terre e per mari. Diritti, soggettività, ecosistemi”. Locandina ufficiale dell’evento, 15-16 gennaio 2026.

[2] UNESCO. (2024). Il Decennio ONU delle Scienze del mare per lo sviluppo sostenibile 2021-2030.

[3] Strongoli, R. C., & Tomarchio, M. (2026). In-sostenibili disuguaglianze per terre e per mari tra pedagogia e didattica. Relazione introduttiva al Convegno Internazionale “Educazione ecologica per terre e per mari”, Università di Catania.

[4] Pinto Minerva, F. (2026). Lectio Magistralis. Convegno Internazionale “Educazione ecologica per terre e per mari”, Università di Catania.

[5] Baldacci, M. (2026). Le sponde dell’intercultura. Intervento al Convegno Internazionale “Educazione ecologica per terre e per mari”, Università di Catania.

[6] UNESCO (2024). L’alfabetizzazione oceanica e l’educazione all’oceano per tutti.

[7] Schenetti M. (2026), Ocean Literacy e Outdoor Learning nei servizi 0-6: pratiche trasformative per soggettività ecologiche, Intervento al Convegno Internazionale “Educazione ecologica per terre e per mari”, Università di Catania.

[8] Farné R., & Bortolotti A. (2018). Outdoor Education: Prospettive Teoriche e Buone Pratiche. Carocci Editore.

[9] Golino E. (2026), Maretorio. Pedagogia e didattica per un curricolo blu, Intervento al Convegno Internazionale “Educazione ecologica per terre e per mari”, Università di Catania.

[10] Golino E. (2026), Maretorio. Pedagogia e didattica per un curricolo blu. Intervento al Convegno Internazionale “Educazione ecologica per terre e per mari”, Università di Catania.