I dati definitivi sulle iscrizioni per l’anno scolastico 2026/2027[1] delineano un sistema d’istruzione in profonda trasformazione, dove la capacità di innovazione dell’offerta formativa inizia a scalfire le logiche tradizionali e, pur confermando radicati orientamenti regionali, assume un modello nel quale il sistema educativo di istruzione e formazione invoca la necessità di un’offerta formativa partecipata e co-progettata.
Il sistema scolastico appare ora meno monolitico e autocentrato. Se da un lato resistono i “fortini” liceali (Lazio) e tecnici (Veneto), il raddoppio della filiera 4+2 agisce come un catalizzatore di cambiamento, specialmente dove c’è maggiore necessità di allineare i talenti degli studenti alle sfide del futuro mercato del lavoro.
Il consolidamento della filiera 4+2: una sfida vinta
Il dato più rilevante, dunque, per gli analisti ed esperti del settore, è il successo della filiera tecnologico-professionale (4+2): sono infatti 10.532 gli studenti che hanno scelto questo percorso entro i termini delle iscrizioni fissati dal MIM. Il numero di iscritti, che è sicuramente passibile di qualche aggiustamento al rialzo, risulta quasi raddoppiato rispetto ai 5.449 dell’anno precedente, portando a oltre 20.000 gli studenti complessivamente coinvolti in questi percorsi quadriennali.
Il successo registrato non è un semplice dato numerico, ma assume i contorni di una svolta strutturale. Da un lato, infatti, i percorsi 4+2 della filiera tecnologica-professionale sono diventati ordinamentali grazie al DL 127/2025, dall’altro, la sperimentazione coinvolge ormai il 40% delle scuole secondarie di II grado che ospitano almeno un indirizzo tecnico o professionale.
L’offerta è cresciuta esponenzialmente, superando le 700 istituzioni scolastiche. L’autorizzazione di 532 nuovi percorsi si è aggiunta allo sparuto gruppo pioniero dell’anno scolastico 2024/2025, segnando un netto cambio di passo: la direzione di marcia della filiera 4+2 vira ora verso una diffusione capillare e decisa su tutto il territorio.
Per i dirigenti e i docenti, questo significa gestire un modello che non è più “sperimentale” ma una realtà integrata con il sistema degli ITS Academy, le Università e il mondo produttivo, che allinea l’Italia alle migliori pratiche europee. Significa anche credere in un nuovo modello di scuola e formazione destinato a nativi digitali che (e non soltanto per questo dato generazionale) rappresentano un’utenza esigente, ma nello stesso tempo ricca di opportunità per l’area STEM, la più richiesta dalle aziende e dal mercato del lavoro in genere.
Distribuzione regionale delle iscrizioni alla secondaria di II grado
La distribuzione delle scelte per le classi prime della secondaria di II grado riflette fedelmente le diverse vocazioni economiche e i contesti sociali dei territori.
- Si conferma senza eccezioni l’egemonia dei percorsi liceali nel Centro-Sud Italia (Lazio e Campania). Il Lazio risulta ancora la regione a più alta densità liceale con il 69,72% delle preferenze. Anche la Campania mostra una forte propensione per i Licei (61,17%). Questo dato suggerisce una persistente preferenza per percorsi di stampo accademico e umanistico in contesti dove il settore terziario e amministrativo (specialmente nell’area della Capitale) rimane il principale punto di riferimento occupazionale.
- Resiste e si rafforza la vocazione tecnica e professionale del Nord-Est (Veneto e Friuli). Il Veneto guida la classifica nazionale per gli Istituti tecnici con il 39,17%, seguito dal Friuli Venezia Giulia con il 36,74%. Questa polarizzazione riflette il dinamismo del tessuto industriale e manifatturiero del Nord-Est, dove il legame tra scuola e distretti produttivi è storicamente solido ma soprattutto perché garantisce elevati tassi di occupabilità , stabilità economica e redditi da lavoro senz’altro interessanti.
- Vince il modello di sviluppo degli Istituti professionali nell’Emilia-Romagna che si distingue per la quota più alta di iscritti (17,80%). In questo territorio, la formazione professionale non è percepita come una scelta di serie B, ma come un canale di alta specializzazione integrato in una filiera produttiva (meccanica, agroalimentare) che richiede competenze tecniche non solo immediate e certificate ma pronte all’innovazione, all’affinamento, al consolidamento ed alla trasmissibilità .
Il Mezzogiorno? Aggiungi un posto a tavola (per il 4+2)
Un elemento di novità assoluta è il “boom” di adesioni alla filiera 4+2 nel Mezzogiorno. Mentre i dati generali mostrano ancora una forte tenuta dei licei in regioni come Sicilia (61,79%) e Calabria (58,00%), la massiccia adesione ai percorsi quadriennali tecnologici indica una volontà di riscatto socio-economico ed una possibile riconversione socio-produttiva delle zone economicamente depresse del Paese. A fronte della difficoltà di andare a vivere e lavorare in zone più ricche di opportunità occupazionali, i giovani iniziano a costruire vere e proprie comunità di tecnici specializzati che possono attrarre i settori economico-finanziari verso territori finora trascurati per gli insediamenti produttivi. Sono fenomeni già verificatisi in Italia tra gli anni ’70 e 90 del secolo scorso legati alla disponibilità di maestranze specializzate in loco che, con un’attività lavorativa adeguata, hanno potuto contribuire alla crescita sociale direttamente nel luogo di vita dove, spesso, avevano a disposizione anche la casa di proprietà oltre ai propri affetti.
Si può ipotizzare che le famiglie del Sud stiano vedendo nella filiera 4+2 una “corsia preferenziale” verso il lavoro e l’alta formazione tecnica (ITS), capace di offrire sbocchi occupazionali concreti in territori con tassi di disoccupazione giovanile storicamente critici.
Un nuovo legame che promette grandi risultati
Il legame che si manifesta nei percorsi di filiera tecnologico-professionale 4+2 è certamente quello tra gli Istituti tecnici e professionale e gli ITS Academy, vero pilastro portante della riforma, capace di preordinare un itinerario preferenziale verso l’alta specializzazione terziaria.
La sinergia non è casuale e non dipende dall’addizione di due percorsi distinti ma di due periodi appositamente progettati per interagire e supportarsi. Il primo percorso di istruzione secondaria di quattro anni, infatti, è ideato per raccordarsi direttamente con il biennio di specializzazione degli ITS Academy e deve costituire un elemento di innovazione diffusa che, con questa architettura, permette agli studenti di raggiungere un titolo di alta formazione tecnica in soli sei anni complessivi, allineando il sistema italiano alle migliori pratiche europee. Il modello non si limita a un semplice passaggio di grado, ma si fonda su partenariati che coinvolgono anche il mondo delle imprese, le Università , gli Enti di ricerca e la formazione professionale regionale.
Il dialogo costante con il mondo del lavoro mira a far emergere i talenti individuali e a offrire validi sbocchi occupazionali. Gli ITS Academy fungono da connettore finale, trasformando le competenze tecniche acquisite nel quadriennio in profili professionali ad alta richiesta nel mercato del lavoro. Tuttavia, il canale verso gli ITS come naturale proseguimento della filiera, non impedisce allo studente la possibilità di scegliere sbocchi alternativi, come l’accesso diretto all’Università o l’ingresso immediato nel mondo del lavoro.
In sintesi
La dicotomia tra la solida tenuta dei Licei e l’incoraggiante ‘boom’ della filiera 4+2 delinea un sistema scolastico in profonda transizione. Se da un lato l’indirizzo liceale conferma il suo ruolo di pilastro formativo per le famiglie italiane, l’adesione massiccia ai nuovi percorsi tecnici quadriennali rivela una consapevolezza inedita: una domanda crescente di specializzazione e di itinerari professionalizzanti capaci di rispondere con pragmatismo alle urgenze del mercato.
Il Ministero dell’istruzione e del merito legge in questi dati non solo il successo di una riforma, ma la validazione di un modello che allinea finalmente l’Italia alle migliori pratiche europee. Questo risultato ci dice forse che la scuola sta imparando a offrire risposte all’altezza delle sfide future, specialmente in quei contesti territoriali dove il potenziamento del legame tra istruzione e sbocchi occupazionali non è più solo un obiettivo teorico, ma una necessità vitale per la crescita del Paese.
[1] I dati regionali e le percentuali riportati nell’articolo sono tratti direttamente dagli Allegati ministeriali e dai comunicati ufficiali forniti dal MIM.



