Il Decreto ministeriale 29/2026[1] disciplina la revisione dell’assetto ordinamentale dei percorsi degli istituti tecnici. Un dettaglio terminologico non trascurabile emerge già dall’epigrafe: non siamo di fronte a una ‘riforma’ strutturale, bensì a una ‘revisione ordinamentale’. Questa distinzione formale suggerisce l’intento di limitare l’impatto organizzativo sugli istituti, specialmente in considerazione di una tempistica di pubblicazione che, a iscrizioni ormai concluse, crea inevitabili affanni alle segreterie e, verosimilmente, allo stesso apparato del MIM e alla neonata DGVET (Direzione Generale per l’istruzione tecnica e professionale e per la formazione tecnica superiore).
Scuola7 ne ha già affrontato recentemente i tratti salienti partendo dal parere del CSPI[2]. In questa sede ci concentreremo su alcuni aspetti legati alla revisione dei quadri orari e ai conseguenti aumentati spazi di autonomia delle scuole. Rinviamo ad interventi successivi temi altrettanto centrali come la didattica per competenze, i raccordi con l’istruzione terziaria (ITS Academy), la formazione dei docenti, i patti educativi 4.0, i CPIA, le conseguenze sugli Esami di maturità.
Resta fuori da questa analisi anche il tema sensibile delle classi di concorso, che sarà oggetto di un successivo decreto ministeriale. Appare scontato, comunque, che l’attenzione del MIM sarà quella di limitare (meglio ancora evitare) gli esuberi di personale lasciando ampi margini alle scuole attraverso il ricorso alle atipicità.
Le puntate precedenti
Il nuovo DM trova il suo fondamento nelle riforme previste dal PNRR, nate con l’obiettivo di aggiornare i curricoli degli istituti tecnici in linea con la transizione tecnologica e ambientale e in sintonia con le competenze richieste dal mercato del lavoro. In particolare il provvedimento attua quanto previsto dagli articoli 26 e 26-bis del D.L. 144/2022, recentemente integrati dal D.L. 7 aprile 2025, n. 45.
Ricordiamo che il DL 144/2022 (tramite l’Allegato 2-ter introdotto nel 2025) aveva già organizzato il curricolo in due parti:
- Area di istruzione generale nazionale che comprende le discipline di base, comuni a tutti gli indirizzi;
- Area di indirizzo flessibile, differenziata tra i settori economico e tecnologico.
Quest’ultima prevede specifiche macro aggregazioni disciplinari:
- Scienze sperimentali e tecnologie di base al biennio;
- Elementi di base dell’indirizzo al biennio e gli Elementi caratterizzanti l’indirizzo al triennio.
Ma, forse, la novità più dirompente dal punto di vista didattico è la Quota del curricolo a disposizione della scuola, di cui parliamo.
Inoltre, lo stesso quadro normativo del 2022 aveva anche ridefinito il PECUP (Profilo educativo culturale e professionale) generale per gli studenti dell’istruzione tecnica (Allegato 2bis, introdotto nell’aprile 2025). Molti aspetti contenuti nel recente DM 29/2026 trovano qui il loro fondamento.
Chi si stupisce ora, ad esempio, del calo di un’ora di Italiano in quinta, lo trovava già deciso nelle modifiche normative apportate ad aprile 2025: se le ore dell’area linguistica previste in quinta dal DL (?) sono 198, questo si traduce in tre ore settimanali di Italiano e tre di Inglese (meno uno Italiano) oppure in alternativa di quattro ore di Italiano e due di Inglese (meno uno inglese). Così come qui si ritrovano le 30 ore settimanali del quinto anno, compensato negli indirizzi tecnologici da un aumento delle compresenze al biennio.
Questo scenario dimostra quanto sia importante la consapevolezza partecipativa e la capacità di leggere le conseguenze amministrative contenute nelle disposizioni normative.
L’architettura dei nuovi profili: PECUP e qudri orari
In attuazione del decreto-legge 144/2022, il DM 29/2026 identifica i “nuovi” indirizzi e le articolazioni, per ciascuno indirizzo definisce due pilastri: il PECUP specifico (che si aggiunge al PECUP generale definito dal DL 144/2022) e i corrispondenti quadri orari disciplinari.
L’elaborazione di tali documenti è stata affidata a un gruppo di lavoro istituito presso la DGVET, composto da un nucleo di coordinamento centrale e da quindici esperti coordinatori per i diversi indirizzi, i quali hanno operato intensamente tra novembre e dicembre. Il lavoro è stato orientato da linee guida comuni per la stesura dei PECUP, pur mantenendo una significativa autonomia operativa nella definizione dei quadri orari specifici per ogni percorso.
I nuovi profili si articolano in una descrizione del diplomato sotto l’aspetto operativo, sociale e cognitivo, declinandosi poi in precisi risultati di apprendimento. Questi ultimi sono espressi in termini di competenze: solitamente otto o dieci competenze comuni all’intero indirizzo, integrate da tre o quattro competenze specifiche per ciascuna articolazione, laddove prevista.
Revisione e continuità
Come anticipato, si tratta di una “revisione”, non di una riforma radicale. Restano infatti confermati i due settori esistenti dell’istruzione tecnica e gli undici indirizzi attuali: 2 nell’area economica e 9 nell’area tecnologica-ambientale.
Quasi tutti gli indirizzi ed articolazioni mantengono invariate le denominazioni (es. “Elettronica ed elettrotecnica”, “Sistemi informativi aziendali”) fatta eccezione per il settore “Turismo” diventa “Turismo, beni culturali e ambientali”).
Le “opzioni” vengono eliminate e quelle più significative vengono innalzate al rango di articolazioni (ad es. “Tecnologie del legno nelle costruzioni” diventa una articolazione in “Costruzioni Ambiente e Territorio”). Una novità strutturale riguarda l’eliminazione delle ‘opzioni’: quelle più significative sono state promosse al rango di articolazioni (come nel caso di ‘Tecnologie del legno nelle costruzioni’, che diventa ora un’articolazione dell’indirizzo ‘Costruzioni, Ambiente e Territorio’).
Particolarmente rilevante è l’integrazione della denominazione del settore “tecnologico” in “tecnologico-ambientale”. Non si tratta di un aggiustamento puramente nominalistico, ma di un cambiamento che permea i PECUP di tutti gli indirizzi. Troviamo così, ad esempio, nella Meccanica l’obiettivo di condurre i processi rispettando la transizione ecologica, nell’Informatica l’adozione di soluzioni sostenibili per un ridotto impatto ambientale e in Amministrazione, Finanza e Marketing la valutazione degli impatti economico-ambientali delle strategie aziendali.
Siamo dunque di fronte a un aggiornamento dei profili e dell’organizzazione didattica all’interno di un quadro di continuità, piuttosto che a un cambio di paradigma. Per citare il Direttore Generale Ettore Acerra, si tratta di una ‘manutenzione straordinaria’ necessaria per razionalizzare il sistema e allineare l’impianto curricolare di sedici anni fa (DPR 88/2010) alle sfide odierne.
Sarà stimolante, in futuro, studiare l’evoluzione dei PECUP dal 2010 a oggi, osservando come temi trasversali quali la sostenibilità green e l’Intelligenza Artificiale siano entrati prepotentemente non solo nell’Informatica, ma anche in percorsi come Meccanica o Relazioni Internazionali.
Autonomia: la grande scommessa
L’analisi dei nuovi quadri orari offre numerosi spunti di riflessione che ci si auspica possano alimentare un proficuo dibattito pubblico. Tuttavia, la vera scommessa di questa ‘revisione’ risiede nello spazio di autonomia ‘necessaria’ delegato alle istituzioni scolastiche.
Sia chiaro: anche nell’ordinamento vigente le scuole hanno la facoltà di esercitare ampi margini di autonomia, variando il monte ore delle discipline per potenziarne alcune o introdurne di nuove. Si tratta però di una prerogativa finora poco utilizzata, poiché la sua attuazione tende a scontrarsi con la resistenza a modificare gli equilibri tra le diverse aree disciplinari e richiede, al contempo, uno sforzo progettuale particolarmente oneroso.
Il tesoretto orario
Al contrario, nei quadri orari del DM 29/2026 le scuole sono chiamate ad intervenire in modo prescrittivo. La Quota del curricolo a disposizione della scuola prevede infatti un pacchetto di 2+2+3+3+7 ore settimanali (rispettivamente dalla prima alla quinta classe) che il ministero non assegna ad alcuna disciplina specifica ma che le istituzioni scolastiche devono obbligatoriamente destinare ad insegnamenti dell’area di indirizzo da loro identificati. Si tratta di una novità assoluta per l’istruzione tecnica che comporta due conseguenze immediate:
- la rimodulazione delle discipline ‘ordinarie. I quadri orari sono stati decurtati in misura corrispondente per alimentare questo nuovo monte ore. Prendendo come esempio il terzo anno dell’articolazione Informatica, dove le denominazioni delle materie restano invariate, la disciplina ‘Informatica’ mantiene il minutaggio attuale, mentre ‘Sistemi e reti’, ‘Tecnologie e progettazione’ e ‘Telecomunicazioni’ subiscono la riduzione di un’ora ciascuna. Queste ore confluiscono nel ‘tesoretto’ delle tre ore settimanali a gestione autonoma;
- l’obbligo di scelta progettuale. Le scuole non potranno più limitarsi a recepire passivamente i quadri orari nazionali, ma dovranno necessariamente deliberare, all’interno del PTOF, quali attività o insegnamenti attivare con questa quota, garantendo sempre la coerenza con i risultati di apprendimento definiti nei PECUP.
L’auspicio è che su questi temi si sviluppi nelle scuole, nelle reti e nelle comunità professionali un dibattito adeguato.
Scenari applicativi: tra conservazione e innovazione
In una prima fase di analisi, e in attesa che il dibattito si articoli nelle comunità professionali, si possono ipotizzare due direzioni principali lungo le quali le istituzioni scolastiche potranno orientare l’esercizio della propria autonomia:
- una modalità conservativa. Alcune scuole potrebbero scegliere di ripristinare, di fatto, l’assetto precedente alla revisione. Riprendendo l’esempio dell’articolazione Informatica, il ‘tesoretto’ di tre ore verrebbe utilizzato per ‘restituire’ la quota oraria sottratta a ‘Sistemi’, ‘Tecnologie’ e ‘Telecomunicazioni’, integrandone opportunamente i contenuti in coerenza con il nuovo PECUP di indirizzo;
- una modalità innovativa. Altri istituti potrebbero optare per l’inserimento di nuovi insegnamenti legati alle specificità del territorio o alle frontiere tecnologiche. Sempre nel caso dell’Informatica, disponendo di competenze interne o ricorrendo a esperti esterni, si potrebbe attivare già in terza classe un corso di ‘Machine Learning e Big Data’ da tre ore settimanali.
A queste definizioni non va attribuita una valenza valoriale preconcetta: non è scontato, infatti, che l’opzione innovativa sia aprioristicamente preferibile, specie se non supportata da scelte pienamente ponderate che ricadano poi su studenti e famiglie. Appare anzi ragionevole che, in una prima fase di applicazione, le scuole adottino un atteggiamento prudenziale. Un approccio più conservativo può permettere di maturare, attraverso la riflessione collegiale, una maggiore consapevolezza su come esercitare l’autonomia al servizio della collettività territoriale, bilanciando con rigore i vincoli normativi e le opportunità emergenti.
Sono scelte da fare con calma per gli anni a venire. Tuttavia, per l’implementazione del primo anno di corso nel 2026/27 le scuole dovranno in tempi brevi scegliere come utilizzare le prime due ore settimanali (66 ore annuali) a propria disposizione per le classi prime.
Specializzazione precoce: il rischio per gli indirizzi di nicchia
Nell’immediato, il DM 29/2026 introduce cambiamenti significativi nel primo biennio del settore tecnologico-ambientale: questo percorso cessa di essere sostanzialmente unitario e si specializza sin dal primo anno attraverso l’inserimento di insegnamenti caratterizzanti.
La revisione rimodula profondamente il peso delle discipline: ad esempio, “Tecnologie e tecniche di rappresentazione grafica” viene mantenuta in entrambi gli anni solo in alcuni indirizzi, mentre in altri subisce una riduzione. Parallelamente, entrano in gioco materie d’indirizzo già in prima classe, come “Chimica applicata”, “Fondamenti di meccanica”, “Fondamenti di progettazione edilizia” o “Laboratorio di tecniche creative per il tessile”.
Il superamento del biennio indifferenziato comporta, tuttavia, il rischio di penalizzare le articolazioni di nicchia o meno immediatamente attrattive. I dati del 2025 mostrano un divario netto: a fronte di circa 23.000 diplomandi in Informatica, il settore Logistica ne ha registrati poco più di un migliaio. Tradizionalmente, questi indirizzi meno ‘popolari’ raccoglievano un numero inferiore di adesioni al primo anno, per poi consolidarsi in terza classe grazie a scelte più consapevoli maturate dagli studenti durante il biennio comune. Con il nuovo assetto, diventerà prioritario l’impegno di Dirigenti e scuole nell’attivare strategie di orientamento e percorsi di ri-orientamento interno sempre più efficaci, per garantire la sostenibilità di tutta la filiera formativa.
Dalle scienze integrate alla disciplina unica sperimentale
Un’altra novità di rilievo riguarda l’area delle Scienze integrate, che storicamente prevedeva le discipline distinte di Scienze della Terra, Biologia, Fisica e Chimica. Il DM 29/2026 chiarisce la nuova impostazione attraverso una nota specifica ai quadri orari, che merita di essere riportata integralmente per la sua valenza pedagogica: “L’ambito delle Scienze sperimentali comprende più insegnamenti (Scienze della Terra, Biologia, Chimica, Fisica) ed è da considerarsi disciplina unica. L’obiettivo primario è promuovere la padronanza del metodo scientifico, favorendo la consapevolezza ambientale degli studenti attraverso lo studio di temi legati alla vita quotidiana e al mondo del lavoro. L’approccio, pertanto, si basa su una didattica che collega i diversi insegnamenti attraverso un linguaggio comune e propone, sul piano metodologico, attività interdisciplinari”.
Coerente con tale approccio, le istituzioni scolastiche godono di un’importante flessibilità programmatoria. Tenendo conto delle specificità dei diversi indirizzi e degli altri insegnamenti scientifici già presenti nel quadro orario, le scuole potranno calibrare le attività privilegiando i contenuti e le aree più coerenti con i profili di uscita. Si passa dunque da una rigida separazione disciplinare a una progettazione per competenze scientifiche trasversali, dove la scelta dei temi è funzionale al percorso di specializzazione scelto dallo studente.
Le prossime tappe
Oltre all’atteso decreto sulle classi di concorso, l’agenda ministeriale prevede a breve la pubblicazione delle Linee Guida per il primo biennio. Questi documenti dovranno definire nel dettaglio le competenze, le conoscenze e le abilità per le singole discipline, fornendo auspicabilmente modelli per lo sviluppo di Unità di apprendimento pluridisciplinari.
Per quanto riguarda il triennio, dove si concentreranno le scelte didattiche più caratterizzanti, la definizione delle Linee Guida appare meno impellente. L’auspicio condiviso è che la loro elaborazione (ipotizzabile entro la primavera del 2027) possa avvenire con tempi più distesi. Una tempistica più ampia permetterebbe un reale coinvolgimento delle scuole e delle loro reti, valorizzando la progettualità e la capacità innovativa maturate sul campo da chi, quotidianamente, opera nel sistema dell’istruzione tecnica.
[1] Decreto concernente l’attuazione degli articoli 26 e 26 bis del decreto-legge 23 settembre 2022, n. 144, recante la revisione dell’assetto ordinamentale degli istituti tecnici e la definizione degli indirizzi, delle articolazioni, dei corrispondenti quadri orari e dei risultati di apprendimento in esito ai relativi percorsi, registrato alla Corte dei Conti il 06/03/2026 al n. 372.
[2] D. Ciccone, Nuova istruzione tecnica, tra desideri e limiti. Il parere dal CSPI. Scuola 7, 19/02/2026, n. 466.



