La ricostituzione della Commissione nazionale per il sistema integrato 0-6, avvenuta nel luglio 2025, segna un momento cruciale per l’evoluzione del modello educativo italiano. Dopo dieci anni dalla sua istituzione, il sistema che accompagna i bambini dalla nascita ai sei anni si trova davanti a una nuova fase: consolidare i risultati raggiunti e affrontare le criticità ancora presenti, con l’ambizione di costruire un percorso educativo universale e inclusivo.
La Commissione è formata da esperti di educazione nella prima infanzia, designati dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, dalle Regioni e dagli Enti locali. La ricostituzione della Commissione segna un passaggio chiave: non si tratta solo di un rinnovo formale, ma di un’occasione per ridefinire alcuni aspetti del sistema integrato, aggiornando le linee pedagogiche e rafforzando la governance nazionale. In questo modo si punta a garantire un percorso educativo più inclusivo e coerente per tutti i bambini dalla nascita ai sei anni.
La nascita del sistema integrato
Il sistema integrato nasce con la Legge 107/2015, la cosiddetta “Buona Scuola”, e viene reso operativo dal Decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65. L’intento era chiaro: garantire pari opportunità di crescita e apprendimento a tutti i bambini, riducendo le disuguaglianze territoriali e sociali. la riforma nasce in un momento in cui l’Italia presentava forti squilibri territoriali nell’offerta di servizi per la prima infanzia. L’intento era colmare il divario tra Nord e Sud, tra aree urbane e rurali, e garantire un percorso educativo continuo e inclusivo. Nel 2021, con l’approvazione delle Linee pedagogiche per il sistema integrato zerosei, si è definito un quadro di riferimento condiviso che ha valorizzato la centralità del bambino, la continuità educativa tra nido e scuola dell’infanzia, l’inclusione e la partecipazione delle famiglie. Il documento ha dato una cornice chiara e condivisa alle pratiche educative, diventando il punto di riferimento per Comuni, Regioni e istituzioni scolastiche.
Principi fondamentali
I principi fondamentali che caratterizzano le Linee pedagogiche per il sistema integrato 0-6 possono essere così sintetizzate:
- Centralità del bambino. Ogni percorso educativo deve riconoscere il bambino come soggetto attivo, portatore di diritti e potenzialità;
- Continuità educativa. Favorire il passaggio armonico tra nido (0-3 anni) e scuola dell’infanzia (3-6 anni);
- Inclusione. Accogliere e valorizzare la diversità culturale, sociale e linguistica;
- Partecipazione delle famiglie: riconoscere il ruolo educativo dei genitori e promuovere la collaborazione scuola-famiglia;
- Qualità professionale. Investire nella formazione continua di educatori e insegnanti.
Gli obiettivi delle Linee guida sono stati quelli di definire un quadro pedagogico unitario per tutto il sistema 0-6, riducendo le disuguaglianze territoriali e sociali. Inoltre si è cercato di promuovere un approccio educativo basato su cura, relazione e apprendimento, sostenendo la costruzione di una cultura dell’infanzia che riconosca i bambini come cittadini a pieno titolo.
Il bilancio dei primi dieci anni
Il bilancio dei primi dieci anni è fatto di luci e ombre. Da un lato, l’Italia ha compiuto passi avanti importanti: l’avvio di un sistema unitario, l’elaborazione di linee pedagogiche chiare, gli investimenti del PNRR che hanno ampliato l’offerta di posti nei nidi e migliorato le strutture.
Secondo i dati ministeriali, grazie ai fondi europei e nazionali sono stati creati circa 100.000 nuovi posti nei servizi 0-3 tra il 2021 e il 2025.
Dall’altro, permangono criticità significative: la copertura dei servizi 0-3 rimane insufficiente rispetto agli obiettivi europei di Barcellona (33% di copertura entro il 2010, oggi superato da Paesi come Francia e Spagna, ma ancora lontano in molte regioni italiane, soprattutto nel Sud). Il divario territoriale è evidente: mentre in Emilia-Romagna e Toscana la copertura dei nidi supera il 40%, in Calabria e Sicilia si ferma sotto il 15%. Anche la formazione degli educatori necessita di maggiore uniformità: la laurea in Scienze dell’educazione per la prima infanzia è stata un passo avanti, ma resta da consolidare un sistema di aggiornamento continuo e di valorizzazione professionale.
È proprio su questi nodi che la nuova Commissione nazionale dovrà intervenire. Il suo compito sarà aggiornare le Linee pedagogiche alla luce delle rinnovate esigenze sociali e culturali, definire standard nazionali di qualità per strutture e personale, monitorare costantemente i dati sull’accesso ai servizi e promuovere innovazione educativa. Non meno importante sarà il rafforzamento della continuità educativa, la valorizzazione della professionalità degli educatori e il sostegno alle famiglie, affinché possano vivere la genitorialità con maggiore serenità.
Nei prossimi dieci anni, il sistema integrato 0-6 dovrà diventare non solo un servizio, ma una vera e propria cultura dell’infanzia, che riconosca i bambini come cittadini a pieno titolo, con diritti, bisogni e potenzialità da valorizzare.
Titoli di accesso e formazione: una sfida aperta
Uno degli aspetti più delicati del sistema integrato 0-6 riguarda i requisiti professionali per lavorare nei servizi educativi e la qualità della formazione. Il Decreto legislativo 65/2017 ha introdotto una distinzione chiara:
- per gli educatori dei servizi 0-3 anni è richiesto il titolo di laurea in Scienze dell’educazione e della formazione, indirizzo specifico per la prima infanzia;
- per gli insegnanti della scuola dell’infanzia (3-6 anni) resta invece il titolo di laurea in Scienze della formazione primaria.
Questa scelta ha segnato un passo avanti verso la professionalizzazione del settore, ma ha anche aperto nuove sfide. In molte realtà, infatti, persistono situazioni di personale con titoli diversi o percorsi formativi non omogenei, frutto di transizioni normative e di deroghe locali. La Commissione nazionale 0-6 dovrà affrontare con decisione questi nodi:
- uniformare i requisiti di accesso, evitando disparità tra territori e servizi;
- rafforzare la formazione universitaria, garantendo percorsi specifici e di qualità per chi lavora con i bambini nei primi anni di vita;
- investire nella formazione continua, perché educatori e insegnanti possano aggiornarsi costantemente su nuove metodologie, inclusione, intercultura e innovazione digitale;
- valorizzare la professionalità, riconoscendo il ruolo educativo e sociale di chi opera nei servizi 0-6, anche attraverso migliori condizioni contrattuali.
Un’alleanza contro la frammentazione
Uno dei nodi più critici individuati è, dunque, la frammentazione contrattuale e professionale. Non può esserci un sistema realmente “integrato” se chi vi lavora percepisce distanze abissali in termini di riconoscimento e tutele. Investire nel personale significa, prima di tutto, garantire opportunità regolari di aggiornamento che siano comuni a tutto il comparto 0-6. Questo “fare scuola insieme” tra personale comunale, statale e del privato sociale è l’unica via per costruire un linguaggio condiviso, capace di accompagnare il bambino in modo fluido, senza strappi, dai primi mesi di vita fino all’ingresso alla scuola primaria.
È necessario, quindi, dare valore sociale e istituzionale al lavoro degli educatori e degli insegnanti attraverso uno Status professionale chiaro, percorsi di carriera ben definiti, retribuzioni adeguate e riconoscimento delle competenze acquisite. Infine, occorre evitare le frammentazioni contrattuali. Oggi esistono contratti diversi: educatori del nido (spesso dipendenti comunali o cooperative) e insegnanti della scuola dell’infanzia (dipendenti statali). Questa frammentazione porta a disparità di stipendi, diritti e percorsi di carriera, pur svolgendo funzioni educative complementari. In prospettiva, il futuro del sistema integrato dipenderà molto dalla capacità di costruire una comunità professionale solida e qualificata, capace di garantire qualità educativa e continuità pedagogica. Senza un investimento serio sui titoli e sulla formazione, il rischio è che il sistema resti frammentato e diseguale.
Armonizzare il sistema integrato 0-6 con le nuove Indicazioni nazionali
La ricostituzione della Commissione nazionale coincide con un altro passaggio fondamentale per la scuola italiana: l’entrata in vigore delle nuove Indicazioni nazionali per il curricolo 2025, che ridisegnano il percorso educativo dalla scuola dell’infanzia al primo ciclo. Due strumenti diversi, ma complementari, che pongono al centro la continuità educativa, l’inclusione e la qualità della formazione.
Le Linee pedagogiche del 2021 hanno definito i principi cardine del sistema integrato 0-6, le nuove Indicazioni nazionali 2025, invece, aggiornano il curricolo complessivo, introducendo un rafforzamento delle competenze digitali e STEM, una maggiore attenzione all’educazione musicale e culturale, e un approccio più integrato alla cittadinanza attiva. In questo quadro, la Commissione nazionale 0-6 si trova a svolgere un ruolo strategico: armonizzare le Linee pedagogiche della prima infanzia con le nuove richieste curricolari, evitando fratture tra i diversi segmenti del percorso educativo.
Una nuova identità professionale tra Nido e Infanzia
La possibile armonizzazione si gioca su alcuni punti chiave. Innanzitutto, la continuità educativa: il passaggio dal nido alla scuola dell’infanzia e da questa alla primaria deve essere fluido, senza brusche interruzioni metodologiche. In secondo luogo, l’inclusione: entrambi i sistemi pongono grande attenzione alla valorizzazione delle diversità culturali e linguistiche, e la Commissione dovrà garantire che questo principio sia declinato in modo coerente. Terzo punto, la formazione del personale: educatori e insegnanti devono condividere una visione comune, con percorsi universitari e di aggiornamento che dialoghino tra loro. Infine, l’innovazione educativa: le nuove Indicazioni spingono verso competenze digitali e scientifiche già dalla scuola dell’infanzia, e il sistema 0-6 dovrà integrare queste dimensioni senza perdere la centralità della relazione e della cura.
Se l’innovazione e l’inclusione sono le ali del Sistema integrato 0-6, la formazione e la professionalità del personale ne costituiscono il motore immobile. Non esiste cambiamento reale senza un investimento profondo su chi, ogni giorno, abita le sezioni e le classi. La sfida per la Commissione Nazionale è alquanto ambiziosa: superare la storica separazione tra il “mondo del sociale” (i nidi) e il “mondo dell’istruzione” (la scuola dell’infanzia) per approdare a un’unica, solida cultura pedagogica.
Oltre la teoria: la formazione come “officina”
L’urgenza della formazione non è solo formare, ma significa farlo in modo nuovo. Dobbiamo dire addio alla stagione dei corsi teorici calati dall’alto, spesso vissuti come un adempimento burocratico. La nuova frontiera è la formazione continua e laboratoriale. Si punta su comunità di pratiche e gruppi di riflessività, dove educatori e insegnanti possano confrontarsi sui casi reali, analizzare i processi di apprendimento dei bambini e sperimentare sul campo nuovi approcci. È una formazione che si fa “officina”, dove il mentoring e il confronto tra pari diventano gli strumenti principali per affinare competenze relazionali e pedagogiche sempre più complesse.
Competenze per il futuro: la “postura” educativa
Le competenze richieste oggi vanno ben oltre la cura o la didattica tradizionale. All’educatore e all’insegnante si chiede una “postura” nuova: la capacità di restare in ascolto, di gestire l’intercultura come risorsa quotidiana e di mediare l’uso delle tecnologie con consapevolezza critica. Valorizzare queste professionalità significa riconoscere che il loro lavoro non è solo un servizio alle famiglie, ma una funzione sociale essenziale per il contrasto alla povertà educativa e per la costruzione di una società più equa.
In definitiva, la sfida che il Sistema Integrato 0-6 ha davanti non è solo organizzativa, ma profondamente culturale. Innovare con il digitale, abbattere le barriere dell’esclusione e nutrire la pedagogia dell’incontro non sono obiettivi raggiungibili a compartimenti stagni. Il vero collante di questa trasformazione è la professionalità docente ed educativa, intesa come una risorsa viva che cresce attraverso il confronto costante e la formazione continua.
Non esiste innovazione senza una comunità di pratiche che la sostenga; non esiste inclusione senza un personale formato a leggere le fragilità come opportunità di crescita; non esiste intercultura senza la capacità relazionale di accogliere ogni storia familiare. Investire in questo sistema significa scommettere sulla qualità dei primi passi dei nostri bambini, garantendo loro non solo un posto in aula, ma un percorso di senso, equo e all’avanguardia. È un impegno che richiede coraggio istituzionale e una visione lungimirante: la scuola del futuro inizia qui, nei primi mille giorni di vita, e ha bisogno di radici solide per permettere a ogni bambino di spiegare le proprie ali. La Commissione nazionale ha ora il compito di trasformare questa responsabilità in un progetto concreto, capace di dare ai bambini di oggi – e agli adulti di domani – un futuro educativo più giusto, ricco e inclusivo.



