Il 1° aprile scorso è stato per la città di Ascoli Piceno un giorno importante: è diventata ufficialmente la “Città Italiana dei Giovani 2026”. Questo titolo, assegnato dal Consiglio Nazionale dei Giovani insieme al Dipartimento per le Politiche Giovanili e all’Agenzia Italiana per la Gioventù, non è solo una targa da appendere in Comune. È l’impegno concreto a trasformare la città in un luogo dove i ragazzi possano davvero contare. L’obiettivo è passare dalle parole ai fatti, creando nuovi spazi e opportunità per permettere alle nuove generazioni di cambiare il modo di vivere e far crescere il territorio.
Trattandosi di un’iniziativa volta a premiare il Comune che si è distinto per l’implementazione di strategie d’avanguardia a beneficio delle nuove generazioni, la “Città delle Cento Torri” è stata premiata per la sua visione sistemica e lungimirante. La proposta ascolana ha prevalso su competitor di rilievo quali Roma e Cosenza, grazie alla capacità di aver saputo declinare il concetto di partecipazione attiva non come una semplice enunciazione di principio, ma come prassi amministrativa. Il fulcro della vittoria risiede, infatti, nel progetto “Next Gen Lab: dalla ricerca all’azione” che, coinvolgendo orizzontalmente la cittadinanza giovanile nei processi di pianificazione urbana e sociale, oltre ad offrire spazi di autonomia, attiva soprattutto politiche di coesione generazionale.
La nuova architettura delle politiche pubbliche
Mentre il dibattito sulle nuove generazioni resta spesso confinato alle parole, Ascoli Piceno sceglie una strada diversa, diventando un campo di prova per un nuovo modo di gestire la cosa pubblica. Qui, i giovani smettono di essere una promessa per il domani e iniziano a incidere concretamente sulle decisioni di oggi. La città si apre alla loro creatività, permettendo a chi la vive di partecipare attivamente alla sua trasformazione e di dare forma a un presente finalmente condiviso.
Il cuore di questa svolta sta tutto nel modo in cui si decide di agire. Il progetto vincitore non si limita a usare i giovani come spettatori, ma ribalta completamente la prospettiva. Non siamo più davanti a scelte calate dall’alto, basate su intuizioni o vecchi schemi burocratici che spesso ignorano la realtà dei fatti. Al contrario, la città sceglie di farsi guidare dai dati e dalla concretezza. Ogni intervento amministrativo nasce ora da uno studio rigoroso e scientifico delle necessità di chi vive il territorio. Non si decide più “per sentito dire” o per comando superiore, ma si risponde a bisogni reali, misurati e analizzati, per costruire risposte che siano finalmente su misura per le nuove generazioni.
A differenza dei modelli tradizionali che vedono il Comune erogare servizi ‘a pioggia’, il modello 2026 prevede che i giovani stessi assumano il ruolo di consulenti strategici nei processi di mappatura e analisi delle istanze territoriali. Attraverso l’istituzione di una piattaforma permanente – l’Osservatorio della Gioventù – in grado di monitorare i bisogni e coinvolgere studenti e associazioni, la città marchigiana crea un ponte diretto tra il mondo scolastico e accademico, il tessuto associazionistico e i centri del potere locale favorendo una governance condivisa e intersettoriale.
Il modello di rigenerazione di “Next gen lab:”
Se la strategia “Next Gen Lab: dalla ricerca all’azione” rappresenta l’architettura concettuale e metodologica, Stazione Futuro ne costituisce l’estrinsecazione fisica e funzionale, il luogo dove questo disegno si traduce in pratica. Situata all’interno del polo ferroviario cittadino – area oggetto di un profondo intervento di rigenerazione urbana –Stazione Futuro non si limita ad essere un semplice centro di ritrovo, ma si spinge oltre: è un’officina di sogni e un vivaio di talenti, un posto dove le persone imparano a costruire il proprio domani. Questo spazio, secondo la definizione del sociologo urbano statunitense Ray Oldenburg[1], agisce come “Third Place” (Terzo luogo), dove la prossimità fisica agevola la contaminazione di idee, trasformando la stazione da un “non-lieu”, per dirla con l’antropologo francese Marc Augé[2], ad uno spazio di aggregazione capace di generare capitale sociale e tradurre la visione progettuale in prassi quotidiana. Trasformandosi nella vitalità di uno spazio vissuto, Stazione Futuro diviene l’epicentro della resilienza comunitaria, il fulcro in cui si sprigiona la sinergia tra coesione sociale e rigenerazione urbana. Al suo interno, i servizi previsti da “Next Gen Lab” si articolano lungo tre direttrici strategiche, pensate per convertire il potenziale dei giovani in impatto territoriale.
- Empowerment e responsabilizzazione segna l’evoluzione dal concetto di ‘spazio concesso’ a quello di ‘responsabilità affidata’ e che, mediante strumenti idonei per trasformare un’idea in startup, eleva il ruolo dei giovani da passivi fruitori di servizi a co-autori consapevoli delle trasformazioni cittadine.
- Transizione digitale ed ecologica configura percorsi di alta formazione e laboratori d’avanguardia in ambito green e digital operanti come veri e propri incubatori di competenze, necessarie per governare le sfide della doppia transizione;
- Libera creatività,qui l’espressione artistico-culturale diventa vettore di rigenerazione urbana e il talento creativo, strumento per restituire agli spazi un nuovo significato sociale.
Per una città senza margini
Il protagonismo è indissolubilmente legato alla riappropriazione e al possesso dello spazio pubblico. Infatti, nell’intento di strutturare una partecipazione inclusiva e capillare, l’amministrazione di Ascoli Piceno ha pensato bene di implementare politiche attive volte a neutralizzare i fenomeni di atrofia socioculturale ed estendere l’architettura del progetto anche nelle aree suburbane. Questa strategia di decentralizzazione delle opportunità mira a trasformare la geografia urbana in un ecosistema omogeneo, dove il coinvolgimento generazionale non sia un privilegio riservato alle zone centrali, ma un diritto diffuso anche nei quartieri più marginali. Tant’è che nell’intento di non lasciare indietro nessuno, un’unità mobile itinerante – il Pullman del futuro – raggiungerà i giovani nelle frazioni e nelle aree più periferiche, in modo da contrastare l’isolamento e stimolare la partecipazione attiva anche di chi, per ragioni geografiche o sociali, si senta spesso escluso dai processi di innovazione. Attraverso la rifunzionalizzazione di aree dismesse e la creazione di presidi di innovazione sociale nei quartieri meno centrali, la sfida di questo esercizio di cittadinanza attiva risiede nel superamento del dualismo tra centro e margine, promuovendo un modello di empowerment diffuso che riconosca a ogni giovane il ruolo di attore co-protagonista della rinascita cittadina. Per essere cittadini protagonisti non basta ricevere simbolicamente “le chiavi della città”, ma occorre assumere un ruolo attivo contribuendo alla progettazione delle sue funzioni: la Next Gen non vuole limitarsi ad abitare lo spazio civico, ma intende diventarne architetto delle nuove logiche di senso.
Cantieri di rigenerazione
Il conferimento di questo titolo ad Ascoli Piceno non rappresenta un traguardo statico, ma l’avvio di un cantiere a cielo aperto che coinvolge l’intero territorio. La rinascita parte dal superamento delle distanze geografiche: proseguono i lavori nei borghi montani (Uscerno, Migliarelli, Piano e Abetito) colpiti dal sisma del 2016. Qui, la creazione di nuove piazze, il potenziamento dell’illuminazione pubblica e l’installazione di colonnine per la ricarica elettrica restituiscono dignità e connessione alle aree più fragili. Parallelamente, nel ‘salotto’ cittadino di Piazza Arringo, la rigenerazione passa attraverso l’economia circolare: per rafforzare l’identità urbana e migliorare l’accessibilità pedonale, è stata progettata la sostituzione dei vecchi sampietrini – verranno recuperati e riutilizzati in altre vie meno centrali – con una nuova pavimentazione in travertino locale. Tuttavia, l’intervento più ambizioso del 2026 riguarda la metamorfosi dei 17 ettari della dismessa area “SGL Carbon” nel nuovo polmone verde della città: un parco urbano e fluviale segnato da 20.000 mq di piste ciclabili, dove la storica ciminiera, stagliandosi tra nuovi spazi da destinare all’arte e allo sport, resterà custode della memoria produttiva. L’area diventerà così il simbolo di una comunità capace di riconfigurare il proprio retaggio manifatturiero in chiave ecologica e sociale, contribuendo a ridefinire, insieme alle nuove generazioni, le logiche stesse del vivere comune.
Oltre il riconoscimento
Il senso profondo di questo riconoscimento è stato sintetizzato con chiarezza dalla Presidente del CNG, Maria Cristina Pisani, che ha sottolineato come il premio stimoli a “promuovere progetti che rendano i giovani parte integrante della crescita dei territori, non solo come beneficiari di politiche, ma come attori del cambiamento”.
Sulla stessa scia, il Ministro per lo Sport Andrea Abodi ha sottolineato come questo premio serva a “ricucire il rapporto tra istituzioni e ragazzi“. E il Sindaco di Ascoli, Marco Fioravanti, ha parlato di una “visione che diventa realtà” e di una città che ora si pone come modello di riferimento nazionale per la sperimentazione di politiche pubbliche ‘giovanicentriche’.
Il vero successo dell’iniziativa dipenderà dalla capacità di trasformare queste novità in qualcosa di permanente. La sfida è fare in modo che l’entusiasmo di un anno diventi un metodo di lavoro solido e duraturo. Se i giovani diventeranno davvero il motore della rinascita sociale e culturale, la vittoria non sarà solo di Ascoli, ma dell’intero Paese.
La città ha l’occasione di dimostrare come anche i centri medi possano guidare il cambiamento. È la prova che si può proteggere la bellezza della storia guardando al futuro, unendo la cura per il patrimonio con la voglia di modernità e partecipazione che definisce il nostro secolo.
[1] Scomparso nel 2022, l’americano Ray Oldenburg ha svolto gran parte della sua carriera come professore presso il Dipartimento di Sociologia e Antropologia della University of West Florida a Pensacola. Il suo lavoro più influente, intitolato The Great Good Place (1989), è il saggio in cui esplora come i caffè, le librerie e altri luoghi di ritrovo (i suoi famosi “Terzi luoghi”) siano fondamentali per la democrazia e la vitalità civica degli Stati Uniti e delle società occidentali in generale.
[2] M. Augè,Non-luoghi. Introduzione a un’antropologia della surmodernità, 1992.La fama di Marc Augé, scomparso nel 2023, è legata in particolare alla creazione di un neologismo che è diventato un pilastro della sociologia urbana: il non-luogo. I non-luoghi – aeroporti, stazioni ferroviarie, autogrill, centri commerciali – sono spazi di transito prodotti dalla sur-modernità (la modernità eccessiva e accelerata). Non avendo la peculiarità di essere identitari, relazionali o storici, nei non-luoghi le persone non interagiscono come individui appartenenti a una comunità, ma come utenti anonimi.



