Dirigere una scuola nel terzo millennio è sicuramente una missione complessa che richiede impegno e sacrificio; tuttavia, è proprio in questa complessità che risiede la possibilità di generare una gratificazione autentica, nel momento in cui la visione educativa si trasforma in azioni che migliorano il futuro delle nuove generazioni.
È un viaggio arricchente durante il quale, come direbbe Marcel Proust, la vera scoperta non risiede “nel vedere luoghi inesplorati, ma nel cambiare la propria prospettiva interiore e il modo in cui si osserva la realtà percependo il mondo con occhi nuoviâ€.
È proprio questa la sensazione vissuta durante la permanenza in Cina, nell’esperienza di gemellaggio “In viaggio con Marco Polo†con le scuole di Suzhou e Zhangjiagang[1].
La filosofia di base delle scuole cinesi: il valore dell’impegno
Il viaggio nelle province della Cina orientale non è stato solo un’esplorazione geografica, ma una vera immersione in una grammatica educativa radicalmente diversa dalla nostra. In un tempo in cui l’Occidente interroga i propri modelli di fronte all’avanzata tecnologica, osservare le dinamiche delle scuole partner di Suzhou e Zhangjiagang permette di riflettere su come l’identità di un popolo si rispecchi nell’organizzazione del tempo, dello spazio e dello sforzo dei suoi giovani. Da questo incontro emergono alcune dimensioni fondamentali che definiscono il successo e la complessità del modello asiatico.
Tra Confucio e umanesimo
Nel panorama educativo contemporaneo, l’internazionalizzazione non rappresenta più una semplice opzione, ma una esigenza pedagogica dall’alto valore educativo e formativo che apre frontiere rigogliose per la costruzione di una cittadinanza globale, capace di integrare la millenaria sapienza confuciana con l’umanesimo europeo.
Per comprendere il sistema scolastico delle scuole partner di Suzhou e Zhangjiagang, ubicate nella provincia del Jiangsu, nella Cina orientale, vicino a Shanghai è stato fondamentale immergersi nei loro assiomi culturali e pedagogici. Infatti, le scuole visitate riflettono il sistema educativo, noto per essere estremamente rigoroso, competitivo e focalizzato su alte prestazioni. Le giornate scolastiche sono lunghe (circa 9 ore), spesso prolungate da studi serali e corsi extrascolastici, con un forte accento sulla memorizzazione e sulla preparazione all’esame di maturità .
Ambiente: il silenzio dei numeri
L’impatto con l’aula cinese spiazza l’osservatore occidentale: classi numerose formate da oltre 40-50 alunni sono immerse in un silenzio e in un’attenzione estrema che appaiono quasi irreali rispetto alla nostra esperienza quotidiana.
L’integrazione tecnologica non è un accessorio, ma un pilastro strutturale. Il supporto dell’IA nelle lezioni lascia molto stupiti, così come sorprendono i sistemi di apprendimento adattivi che monitorano i progressi di ciascuno studente, fornendo percorsi personalizzati per colmare le lacune in tempo reale. Questa efficienza tecnologica è al servizio di una pedagogia che esalta l’appartenenza al gruppo: il successo del singolo non è un traguardo individuale, ma una vittoria che appartiene alla classe, alla famiglia e alla nazione intera.
L’etica del kÇ”gÅng
Il cuore di questo sistema risiede nel concetto di kÇ”gÅng; la convinzione che il successo formativo sia il frutto esclusivo della perseveranza e del duro lavoro. Chiunque può raggiungerlo se dedica abbastanza tempo e impegno allo studio. All’interno di questa visione, l’errore non è interpretato come un fallimento identitario, ma come un segnale tecnico che avverte dove il processo di apprendimento necessita di essere rafforzato. L’istruzione, in linea con la tradizione confuciana, resta il mezzo primario di elevazione morale e sociale. Tale architettura educativa è sostenuta dalla figura del docente che gode di un elevato prestigio sociale ed è caratterizzato da autorità morale indiscussa, elementi considerati indispensabili per garantire quel clima di disciplina e di dedizione totale necessario alla crescita collettiva.
Il valore sociale dell’istruzione
In un sistema dove il confine tra successo e marginalità è tracciato dai risultati accademici, l’istituzione scolastica diventa l’architetto principale del destino delle giovani generazioni.
La scuola di base
Il sistema scolastico, benché strutturato per garantire una scolarizzazione di massa, diventa estremamente selettivo nei passaggi cruciali; la scuola dell’infanzia, come in Italia, abbraccia la fascia d’età 3-6 e pone le basi per la socializzazione e, soprattutto, per il rispetto delle regole, inteso come primo passo per l’integrazione del singolo nell’armonia collettiva.
L’istruzione obbligatoria dura 9 anni ed è articolata nella scuola primaria di 6 anni e nella scuola secondaria di I grado di 3 anni. Questo percorso è vissuto come una progressiva emersione delle attitudini individuali, come un monitoraggio costante che prepara lo studente a orientarsi con consapevolezza in una competizione globale sempre più serrata.
Accesso alla scuola secondaria e all’UniversitÃ
L’accesso alla scuola secondaria di II grado dipende dallo Zhongkao, cioè dai risultati dell’esame di ammissione che condiziona la scelta tra percorsi tecnico-professionali o accademici. l’Università costituisce l’apice del sistema scolastico ed è accessibile solo tramite il superamento del Gaokao: esso rappresenta un importante evento sociologico che coinvolge l’intera nazione. Infatti, l’esame di maturità realizza il più importante strumento democratico per la mobilità sociale: un punteggio elevato assicura l’accesso alle università d’élite, scardinando le barriere del ceto di provenienza e trasformando radicalmente il futuro economico dello studente e della sua famiglia.
La scuola come officina civile
Le scuole cinesi eccellono nell’apprendimento mnemonico e logico, nell’integrazione pervasiva della tecnologia nella didattica quotidiana e, soprattutto, nelle metodologie avanzate nell’insegnamento della matematica e delle scienze. È predominante l’Outdoor Education. Non a caso gli edifici sono immersi in parchi con fiumi e piccoli laghi e hanno minute fattorie che favoriscono la metodologia dell’esperienza diretta e dell’osservazione scientifica reale. La scuola diventa così un microcosmo sociale ed etico: le strutture ospitano cani e gatti salvati dal randagismo e accuditi da persone anziane o disoccupate, anche durante i periodi di chiusura scolastica, che in cambio ricevono un sussidio statale per sopravvivere. Questo modello di welfare integrato trasforma l’istituto scolastico in un centro di rigenerazione urbana e umana; non a caso nelle strade monumentali di Suzhou e Zhangjiagang, la cura degli spazi riflette una gestione sociale dove il degrado e l’emarginazione sono di fatto inesistenti.
L’incontro tra intelligenze diverse
L’incontro con il modello cinese ha aperto un ponte di accesso al dialogo tra cultura orientale e occidentale e ha offerto alla scuola italiana l’opportunità di riflettere su aspetti spesso trascurati: il valore dell’impegno costante e una gestione della fatica che, in quel contesto, appare paradossalmente priva delle derive di ansia da prestazione tipiche dei nostri sistemi. Questa immersione nel rigore asiatico non è stata una lezione passiva, ma uno specchio in cui rileggere le nostre priorità educative suggerendo stimoli preziosi per colmare il divario nelle competenze STEM che emerge regolarmente nelle rilevazioni internazionali.
Il gemellaggio non è stato vissuto come una competizione tra modelli nazionali, ma come un sunto pedagogico a scambio bidirezionale. Infatti, la scuola italiana ha portato in dote un patrimonio che è stato accolto con un interesse quasi reverenziale: se l’apprendimento degli alunni cinesi è apparso imbattibile nell’esecuzione, le performance dei nostri studenti italiani hanno eccelso nel problem solving creativo. Abbiamo mostrato come l’intelligenza non risieda solo nella replica perfetta del dato, ma nella capacità di metterlo in discussione e di generare collegamenti interdisciplinari inaspettati. Le riproduzioni del nostro patrimonio artistico hanno disseminato un modello di “intelligenza estetica” che gli istituti orientali hanno riconosciuto come il complemento necessario alla loro altissima formazione tecnica. Allo stesso tempo, la narrazione di una scuola italiana che è guida mondiale nell’integrazione degli alunni con disabilità e nella cura della sfera emotiva ha suscitato stupore e una profonda riflessione sulla centralità della relazione umana.
Questo dialogo ci ha trasformati in delegati di una nuova sintesi culturale: non siamo più semplici osservatori, ma costruttori di un mondo dove la diversità è la più preziosa delle risorse educative.
Identità : radici europee e sguardo globale
L’esperienza di scambio con la Cina invita a rileggere con attenzione la strategia di internazionalizzazione delle Nuove Indicazioni Nazionali 2025. Il documento sceglie, però, di ancorarsi con decisione a una matrice eurocentrica, una scelta che non appare casuale ma dettata dalla volontà di consolidare un’identità comune. Rimanere nel perimetro dello Spazio Europeo dell’Istruzione risponde sicuramente all’esigenza di facilitare la mobilità e il riconoscimento dei percorsi, costruendo una cittadinanza europea attiva che sia il primo, naturale approdo oltre i confini nazionali. In questa prospettiva, la consapevolezza delle proprie radici non è un limite, ma il presupposto necessario per dialogare con l’Altro in modo autentico e strutturato.
Tuttavia, la sfida pedagogica oggi consiste nel garantire che questo forte richiamo alla tradizione europea rimanga una porta aperta e non si trasformi in una chiusura verso le altre epistemologie globali. Proprio l’incontro con realtà distanti ci insegna che abitare la propria cultura con fierezza è il modo migliore per accoglierne altre, evitando il rischio di un relativismo che indebolisce la trasmissione dei saperi. In un momento storico complesso, la scuola è chiamata a testimoniare che la pace e la convivenza nascono dalla capacità di riconoscersi parte di un’unica comunità umana. Il compito educativo, dunque, è quello di coltivare radici profonde affinché i rami possano estendersi ovunque ci sia bisogno di dialogo: nelle nostre famiglie, nelle nostre classi, in Europa e nel mondo intero.
[1] L’esperienza di gemellaggio internazionale descritta in queste pagine, svoltasi nell’autunno del 2025, ha visto come protagonista per il territorio di Civitanova Marche l’Istituto Comprensivo “Via Regina Elena”. L’iniziativa, che ha coinvolto in una rete virtuosa anche gli Istituti Comprensivi “Marco Polo†di Morrovalle, “Vincenzo Monti†di Pollenza e l’Istituto Omnicomprensivo di San Ginesio, ha permesso una profonda immersione nel sistema educativo della provincia del Jiangsu, con focus specifici sulle realtà scolastiche di Suzhou e Zhangjiagang. Questo ponte pedagogico con la Cina orientale ha rappresentato un’occasione di confronto sui temi dell’innovazione tecnologica e dell’intelligenza artificiale, permettendo di esportare il modello italiano di inclusione e creatività in un contesto ad altissima specializzazione tecnica.
