Correva l’anno 1975 quando videro la luce, dopo due anni di gestazione, le Dieci Tesi per l’Educazione Linguistica Democratica: presupposti teorici e linee di intervento da far circolare non soltanto nel circuito degli studiosi, ma soprattutto fra gli insegnanti[1].
Fu il linguista Tullio De Mauro, il primo redattore del documento, che lo condivise fin dall’inizio con un piccolo gruppo di ricercatori e insegnanti, animati da una spiccata volontà riformatrice. Le dieci tesi divennero l’atto fondativo del GISCEL, Gruppo di Intervento e Studio nel Campo dell’Educazione Linguistica attivo ancora oggi[2].
L’attualità delle “Dieci tesi”: l’istanza democratica della lingua
Il nucleo problematico che ancora oggi interroga la pedagogia linguistica contemporanea risiede, anzitutto, in una persistente tentazione settoriale: l’illusione di poter circoscrivere lo sviluppo delle competenze verbali entro il perimetro esclusivo dell’ora di italiano. In questo modo si ignora la portata trasversale dei processi di maturazione espressiva, i quali esigono la responsabilità condivisa di ogni ambito disciplinare e la piena coralità del corpo docente.
A questa frammentazione si è storicamente affiancato l’impianto della pedagogia tradizionale, a lungo arroccato sulla convinzione che l’apprendimento di una lingua coincidesse con l’addestramento formale all’analisi grammaticale e logica, riducendo l’intera riflessione sui fatti linguistici a una sterile catalogazione di regole e paradigmi sintattici.
Di fronte a a queste visioni parziali, si avverte oggi l’urgenza di ricondurre la didattica del linguaggio alla complessità delle sue coordinate storiche e sociali.
Ciò impone non solo il riconoscimento della pluralità dei repertori linguistici di partenza degli studenti – affinché le diversità di contesto non si traducano in fattori di discriminazione e svantaggio – ma anche un’apertura verso la ricchezza dei linguaggi non verbali, troppo spesso penalizzati da un modello didattico esclusivamente testuale.
Per insegnare la “grammatica” il docente non deve controllare soltanto il grado di conoscenza di certe norme e regole cristallizzate, ma possedere per primo una consapevolezza critica e interpretativa, capace di ancorare gli strumenti della lingua alle concrete esigenze comunicative che la vita relazionale e sociale propone. Abbracciare la prospettiva dell’educazione linguistica democratica comporta un salto di qualità, compiere, cioè, un’evoluzione che investe i fondamenti teorici, sociologici e psicologici della professione, superando le resistenze dell’abitudine per situare l’agire didattico nell’alveo della ricerca e della continua innovazione metodologica.
Le due linee guida di Vera Gheno: democrazia e inclusione
Allieva del maestro Tullio De Mauro, la sociolinguista Vera Gheno ha collaborato per vent’anni con l’Accademia della Crusca, lavorando a fianco del gotha di quella storica istituzione[3]. Sono due le linee guida che ispirano la sua attività di autrice e protagonista di primo piano del dibattito sulla lingua italiana e sulla sua evoluzione.
- La prima è proprio quella ancora attuale dell’educazione linguistica democratica, un principio che salda la lingua ai valori democratici, correlando il possesso degli strumenti linguistici e la tenuta stessa della democrazia.
- L’altro filone consiste nell’attenzione alla varietà delle caratteristiche umane e dei contesti di vita presenti oggi nelle aule di tutte le scuole di ogni ordine e grado in Italia.
Non basta la grammatica formale, che i custodi dell’ortodossia linguistica difendono barricandosi dietro granitiche certezze. È necessario, invece, seguire l’evoluzione del linguaggio e essere consapevoli di promuoverne l’uso attento e rispettoso nei confronti delle diversità, cioè di tutte quelle caratteristiche umane – non solo diversità di genere, ma anche di etnia, orientamento sessuale, estetica del corpo e disabilità – che potrebbero portare alla discriminazione.
Una grammatica viva al servizio della convivenza
Alcuni studiosi lo definiscono linguaggio inclusivo, mentre la Gheno e i suoi coautori, riprendendo gli studi di Fabrizio Acanfora[4], preferiscono chiamarlo linguaggio ampio, esteso, epiceno e rappresentativo di ogni caratteristica umana. Cosa c’è di più bello, più sfidante, del cercare la combinazione di parole che possa funzionare in ogni circostanza nel migliore dei modi e che salvaguardi, soprattutto, il diritto al benessere psicofisico di tutti e di ciascuno[5]?
Ispirandosi al titolo di un libro della nota sociolinguista, sono definiti grammamanti coloro che sono aperti alla possibilità di una relazione amorosa con le parole fondata sulla reciprocità e sul benessere. L’assunto di fondo è che una lingua non vada difesa opponendo reistenze a neologismi e giovanilismi, provenienti dal mondo dei social, dalla musica trap, dai forestierismi o da ibridismo linguistico. Bisogna nutrire curiosità di fronte alle parole e ai fenomeni comunicativi; una lingua non va difesa, va amata[6].
Come ha affermato la Gheno in un seminario di studio abbastanza recente[7], bisogna abitare comodamente la lingua e aiutare la convivenza delle differenze di genere tramite le parole, attraverso una grammatica viva che indaghi l’equilibrio tra regole e pratiche linguistiche, arricchita da una serie di strumenti per approfondire, appartenenti un po’ a tutte le arti e a tutte le scienze.
“La grammatica che serve”[8] è corredata da un podcast in 17 puntate, che esplorano con una modalità molto vicina al linguaggio degli studenti le sfide e le trasformazioni più attuali della lingua italiana.
La grammatica delle emozioni
Questa medesima visione di una grammatica viva, capace di camminare al passo con i mutamenti del tempo e di accostarsi con autentica curiosità alla pluralità dei fenomeni linguistici, trova una sponda concreta nel panorama editoriale. È l’approccio che pervade e struttura il volume “Unica – La grammatica delle emozioni”[9], in cui lo studio si fa percorso sensibile, teso a coniugare la precisione dei meccanismi espressivi con l’universo emotivo e relazionale di chi quella lingua la parla ogni giorno.
Uo strumento per la scuola secondaria di primo grado
Si tratta di un manuale per la scuola secondaria di primo grado, il quale già dal sottotitolo dichiara la sua vocazione di grammatica calata nella realtà, che parla direttamente alle ragazze e ai ragazzi mettendo in scena il loro mondo. Le emozioni sono un filo conduttore che percorre tutta l’opera e la ‘scalda’ inserendovi una vena narrativa. Ogni unità infatti si apre con una storia scritta ad hoc di ragazzine e ragazzini, che ruota attorno a un’emozione o a una sfera emotiva: dall’amicizia all’inclusione, dall’ansia al batticuore, dalla gioia alla paura del bullo. Definire le emozioni per riconoscerle, trovare le parole giuste per esprimerle ed evitare quelle che possono ferire l’altro: può essere un’occasione preziosa per parlare di affettività e porre le basi per una consapevolezza linguistica più fine a riguardo.
La storia di apertura ha la funzione di introdurre l’argomento grammaticale, ma non si esaurisce lì: si sviluppa, nel corso dell’unità, come una sorta di racconto a puntate, con nuovi episodi in forma di esercizi. Sono pause narrative che introducono i generi letterari e le diverse tipologie testuali: fiabe, racconti horror, volantini, diari, chat, perfino un meme per andare incontro a ragazzi e ragazze sul loro terreno di comunicazione. L’adozione dei loro codici espressivi permette di trasmettere un’idea centrale: la riflessione sulla lingua non si esaurisce nello studio manualistico, ma permea la quotidianità delle loro relazioni, investendo l’uso parlato e persino la dimensione del pensiero. È la prospettiva già indicata da Tullio De Mauro e ampiamente richiamata dalle Nuove Indicazioni ministeriali, laddove sollecitano a valorizzare la grammatica naturale[10].
Lingua e cittadinanza
La lingua è anche una ‘spia’ che rivela qualcosa del mondo che ci circonda, e ‘mezzo’ che abbiamo a disposizione per prendere una posizione. Per questa ragione, il manuale accoglie specifiche schede di approfondimento dedicate all’Educazione civica indagata attraverso la lente del linguaggio. All’interno di questi spazi, la riflessione si focalizza sui neologismi sorti per descrivere i fenomeni meteorologici estremi e, in modo particolare, sulle tematiche sociali e di genere[11], esaminando criticamente l’uso del maschile sovraesteso e le strategie attuali volte al suo superamento.
Un percorso induttivo
Unica fa il suo lavoro da manuale grammaticale, porgendo la teoria ai ragazzi in modo fruibile. Per aiutare la comprensione, la parte teorica vive di un rapporto strettissimo con la grafica da una parte e la ricorsività dall’altra. In apertura di ogni lezione si ripete la stessa struttura: esempio illustrato, Metto a fuoco e La definizione. Con un discorso ragionato e attivo, cioè da completare, la studentessa o lo studente arriva dall’esempio alla definizione. In questo contesto le nozioni non vengono incamerate passivamente, ma costruite in prima persona. Un metodo, a volerlo definire e incasellare, induttivo e visuale. Un metodo che presuppone una riflessione consapevole, quindi una comprensione vera.
Strumenti e rubriche
Inutile sottolineare quello che deve essere presente in un manuale di grammatica, e non manca: esercizi in itinere, esercizi di fine unità, verifiche, lessico, Percorsi guidati per tutti. Da segnalare Il mio latino, rubrica su curiosità etimologiche e basi della lingua latina; Parole d’autore, per faregrammatica senza rinunciare al piacere del testo; Grammatica e fantasia, esercizi di scrittura creativa a partire dalle regole grammaticali e, per finire, la sezione La grammatica delle emozioni, che chiude il cerchio: uno scrigno di frasi d’autore da analizzare e poi discutere in classe. Per un’idea di grammatica che non ne vuole sapere di stare rinchiusa nei libri.
[1] Dieci Tesi per l’Educazione Linguistica Democratica
[2] GISCEL, Gruppo di Intervento e Studio nel Campo dell’Educazione Linguistica (SLI – Società di Linguistica Italiana)
[4] F. Acanfora, Eccentrico. L’autismo in un saggio autobiografico, effequ, 2018; In altre parole, dizionario minimo di diversità, effequ, 2021; Di pari passo. Il lavoro oltre l’idea di inclusione, Louis University Press, 2022.
[5]V. Gheno, L. Alessandri, F. Faloppa, F. Acanfora, La grammatica che serve, Feltrinelli Scuola, 2025.
[6] V. Gheno, I grammamanti. Immaginare futuri con le parole, Einaudi, 2024.
[7] Università degli Studi di Milano, 5 settembre 2025.
[8] Vera Gheno, La grammatica che serve. Gli strumenti essenziali. Per le Scuole superiori. Con e-book. Con espansione online
[9] A. Camaldo, G. Conversi, I. Rigoli, Unica – La grammatica delle emozioni, Trama editore, 2026, 720 pagine.
[10] Indicazioni Nazionali per il Curricolo della Scuola dell’Infanzia e del Primo ciclo d’Istruzione
[11] Per questa parte si veda il lavoro di Vera Gheno.




