Ripartire con i PCTO

Sperimentare sul campo e consolidare i saperi

Se un immaginario barometro potesse misurare anziché la pressione atmosferica il peso dell’emergenza COVID-19 sulle nostre esistenze, probabilmente la colonnina di mercurio in lenta ma costante risalita ci avvertirebbe di un probabile ritorno del sereno dopo la burrasca: la curva dei contagi è in calo, il numero dei decessi quotidiani è in contrazione, così come quello dei ricoverati in terapia intensiva, il piano nazionale di somministrazione dei vaccini tocca ogni giorno nuovi record.

Torna il sereno: verso il risarcimento delle perdite

Nonostante siano ancora impegnate nelle attività di tracciamento dei contatti di quanti all’interno del proprio personale e tra i propri studenti risultino positivi, le istituzioni scolastiche, in un clima di pur sempre cauto e sorvegliato ottimismo, possono lentamente ritornare a pensarsi come agenzie formative ed educative, che mirano al pieno sviluppo sostanziale della persona, e non come a presìdi decentrati del servizio sanitario nazionale.

Anche il Decreto-Legge n. 52 del 22 aprile 2021 spinge del resto le scuole, nell’esercizio della propria autonomia didattica e organizzativa e in relazione al rischio sanitario definito per il territorio, a consentire il ritorno in presenza di un numero crescente di studenti, che nelle zone gialle ed arancioni può giungere a ricoprire anche nelle scuole secondarie di secondo grado la totalità della platea.

Il momento sembra allora opportuno per avviare la conta dei danni arrecati al sistema istruzione dalla pandemia da Covid-19: primo ineludibile momento di una progettazione che miri a risarcire gli studenti di parte di quanto da loro irrimediabilmente perso in questi ultimi due anni scolastici.

La necessità di contesti esperienziali e situati per i PCTO

Uno dei settori di attività che maggiormente hanno risentito in negativo dell’emergenza è sicuramente quello dei percorsi per lo sviluppo dai percorsi per le competenze trasversali da attuare in una dimensione orientativa (PCTO), eredi diretti dei percorsi di alternanza scuola lavoro (ASL), introdotti dal decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 77 e resi obbligatori per tutte le scuole secondarie di secondo grado dall’art. 1, commi 33-43 della Legge 13 luglio 2015, n. 107.

Benché profondamente ripensati nella fisionomia e negli obiettivi in seguito alle importanti modifiche apportate alla materia dalla Legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di Bilancio 2019), i PCTO hanno conservato dell’ASL la peculiare caratteristica di essere una modalità didattica innovativa, che, attraverso l’esperienza pratica e l’apprendimento situato, vuole portare gli studenti a consolidare e a sperimentare sul campo le conoscenze acquisite sui banchi, e ad arricchire la propria formazione di competenze operative e trasversali anche in chiave orientante per il futuro percorso di studi o di lavoro.

Connettere gli apprendimenti: learning-by-doing

Le Linee Guida dei PCTO, adottate dal DM 744 del 4 settembre 2019 ai sensi dell’art. 1 comma 785 della legge 145/2018, ponendosi nel solco della Raccomandazione del Consiglio europeo del 22 maggio 2018 (2018/C – 189/01) relativa alle “competenze chiave per l’apprendimento permanente”, additano alle istituzioni scolastiche il compito di sviluppare «un’azione didattica integrata, mirata a favorire e potenziare le connessioni tra gli apprendimenti in contesti formali, informali e non formali, valorizzando l’aspetto emotivo e relazionale come parte sostanziale del processo di formazione, nel quale apprendere, partecipare, comunicare, socializzare, condividere, sperimentare e scoprire costituiscono elementi essenziali del processo educativo, garantendo lo sviluppo delle competenze chiave per l’apprendimento permanente».

Per quanto in base al contesto, all’indirizzo e all’utenza le singole istituzioni scolastiche possano decidere di rinviare ad altra successiva tappa formativa il contatto diretto con il mondo del lavoro, i PCTO non possono prescindere dai contesti esperienziali e situati e dalle metodologie del learning-by-doing.

La partecipazione attiva, autonoma e responsabile da parte degli studenti costituisce un requisito indispensabile per lo sviluppo delle competenze trasversali, cioè: la competenza personale, sociale e la capacità di imparare a imparare; la competenza di cittadinanza; la competenza imprenditoriale; la competenza in materia di consapevolezza ed espressione culturali. Queste sono necessarie per l’occupabilità, la realizzazione personale, la cittadinanza attiva e l’inclusione sociale. L’attività didattica, integrata con l’esperienza presso strutture ospitanti, non può prescindere dalla realizzazione di un compito reale di cui lo studente deve essere non semplice spettatore, ma attore protagonista.

Gli effetti dannosi della pandemia

Nel passato anno scolastico, a partire dal 5 marzo e fino al termine delle lezioni, tutte le attività didattiche in presenza, e tra queste i PCTO, furono sospese senza alcuna eccezione. In maniera consequenziale il decreto-legge 8 aprile 2020, n. 22, all’art. 1, comma 4, e la successiva OM 16 maggio 2020, n. 10, art. 3, comma 1, ammetteva a sostenere l’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione anche i candidati privi dei requisiti di accesso fissati dall’art. 13, comma 2 del D.lgs. 13 aprile 2017, n. 62, tra cui l’obbligo di svolgimento di almeno tre quarti del monte di attività di ASL/PCTO previste dal proprio percorso di studi.

Nel corrente anno scolastico i divieti emergenziali sono stati più mirati e hanno cercato di salvaguardare quanto più possibile i PCTO, nella consapevolezza dell’enorme importanza da loro rivestita all’interno dei processi di formazione.

I PCTO si nutrono però delle attività che caratterizzano il territorio in cui sorge l’istituzione scolastica e non possono non risentire dei problemi che le attività produttive ed economiche hanno vissuto e stanno ancora drammaticamente vivendo. Chiusi i musei, ferma la filiera turistica, culturale e creativa, in difficoltà il commercio, bloccate le attività ristorative, sospesi gli scambi con l’estero, le poche realtà imprenditoriali e del terzo settore ancora aperte al pubblico si sono trovate a fare i conti con l’enorme difficoltà di offrire un ambiente sicuro e protetto dal contagio alla partecipazione in presenza di studenti in buona parte minorenni.

Le soluzioni proposte

Le scuole hanno cercato allora di trasferire i PCTO, al pari delle altre attività didattiche, sulle piattaforme digitali.

I soggetti interessati hanno proposto agli studenti percorsi di orientamento o di sviluppo delle competenze trasversali da fruire in forma virtuale o online: incontri e sportelli telematici sono stati offerti da università ed altri enti pubblici e privati, associazioni imprenditoriali, di categoria e ordini professionali, nell’intento di fornire agli studenti informazioni di dettaglio e testimonianze privilegiate in chiave di scelte post diploma.

Alcuni ordini professionali e alcune realtà associative hanno organizzato cicli di incontri di formazione a distanza sui contenuti delle loro attività, ma gli incontri hanno finito con il riproporre per lo più un modello dichiarativo di trasmissione del sapere, più vicino alle pratiche accademiche che alla concretezza del mondo del lavoro.

Iniziative di tutoraggio e volontariato

Qualche interessante iniziativa è stata costruita con il mondo del volontariato che offriva assistenza telefonica e piccoli servizi di supporto in presenza ad anziani costretti dalla pandemia ad un isolamento forzato in casa: si è trattato però di iniziative isolate che riuscivano a mobilitare solo le coscienze degli studenti più attenti al sociale.

Più diffusa è stata l’attività di tutoraggio, anche disciplinare, che gli studenti delle superiori hanno offerto on line agli studenti del primo ciclo in occasione delle iniziative di orientamento in entrata e nell’ambito di specifici protocolli di intesa esistenti tra le scuole dei due gradi.

Aziende e piattaforme digitali

Alcune aziende hanno proposto percorsi strutturati da fruire su piattaforme digitali, in modalità in parte sincrona e in parte asincrona, e articolati in interventi formativi e consegne operative, da svolgere individualmente o in gruppo. Per quanto sia apprezzabile l’impegno progettuale che ha portato alla produzione del programma, la scarsa incidenza della simulazione nello sviluppo delle competenze di problem posing e problem solving imposte dai ritmi del lavoro di gruppo in presenza è immediatamente evidente.

PCTO e smat working

In alcune realtà territoriali e per alcuni settori (in primis, gli studi professionali e le aziende impegnate in servizi di digitalizzazione) è stato possibile far sperimentare agli studenti le modalità operative dello smart working con cui studi e uffici stavano facendo fronte ai problemi imposti dal distanziamento sociale. Nonostante qualche buona pratica, questo modello di PCTO non solo non poteva essere esteso a quegli indirizzi di scuole secondarie che per proprio statuto ontologico sono più orientati verso saperi manuali (si pensi, ad esempio, ai Servizi per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera), ma presupponeva un elevato know how tecnologico sia da parte della struttura ospitante che da parte dello studente.

La nuova deroga “con limitazioni” ai requisiti di accesso all’esame di Stato

Il Ministero dell’Istruzione, perfettamente consapevole delle difficoltà che le scuole stavano incontrando, ha saggiamente deciso, con l’OM 3 marzo 2021, n. 53, che anche quest’anno l’ammissione dei candidati all’esame di Stato dovrà prescindere dall’avvenuto svolgimento delle attività di ASL/PCTO.

Tuttavia, la stessa OM 53/2021, pur nella consapevolezza dei limiti imposti dall’emergenza pandemica, mette in risalto l’importanza dei PCTO, lasciando espressamente che la relativa documentazione costituisca un allegato del documento di classe (art. 10, comma 2); prevedendo che nel colloquio (unica prova d’esame) il candidato debba dimostrare «di saper analizzare criticamente e correlare al percorso di studi seguito e al profilo educativo culturale e professionale del percorso frequentato le esperienze svolte nell’ambito dei PCTO, con riferimento al complesso del percorso effettuato» (art. 17, comma 2, lett. b); e che pertanto l’elaborato oggetto della discussione con cui si avvia il colloquio sia «integrato (…) dagli apporti (…)dell’esperienza di PCTO svolta durante il percorso di studi» (art. 18, comma 1, lett. a)) o, nel caso ciò non fosse possibile, una parte del colloquio sia obbligatoriamente dedicata all’«esposizione da parte del candidato, eventualmente mediante una breve relazione ovvero un elaborato multimediale, dell’esperienza di PCTO svolta durante il percorso di studi» (art. 18, comma 1, lett. d).

I PCTO e le nuove “povertà educative”

Il passaggio dall’ASL ai PCTO avrebbe avuto bisogno di un’azione di accompagnamento da parte del Ministero dell’Istruzione che, forse anche complice l’emergenza pandemica, non si è mai pienamente dispiegata. Prova evidente ne è la mancata implementazione della piattaforma ministeriale dedicata ai percorsi di alternanza (https://www.istruzione.it/alternanza/) non aggiornata neppure nella denominazione.

Eppure l’opportuna sottolineatura della rilevanza dell’apporto dei PCTO al percorso quinquennale di apprendimento dello studente contenuta nell’OM 53/2021, insieme con l’attenzione introdotta nei nuovi modelli di PEI allegati al DI 29 dicembre 2020, n. 182 alla partecipazione degli studenti con disabilità a questi progetti formativi, rappresenta un segnale incoraggiante di una sempre vigile attenzione sulla questione.

Gli istituti tecnici e professionali hanno un’imprescindibile urgenza di tornare a vivere percorsi che avvicinino gli studenti ai luoghi e alle modalità in cui si potrebbe svolgere il loro domani lavorativo. Così come il mondo delle professioni e delle aziende ha bisogno di dialogare in maniera concreta e fattiva, pur nella differenza – o forse proprio a causa della differenza – dei ruoli e dei punti di vista, con il mondo dell’istruzione.

Per non lasciare indietro nessuno

Più in generale, però, le intelligenze, le sensibilità e gli stili di apprendimento dei nostri studenti hanno bisogno di modalità didattica nuove e coinvolgenti.

Se, come ha ricordato il capo dipartimento Stefano Versari, nella sua nota del 27 aprile 2021, prot. n. 643, la scuola nell’assolvimento, del suo dovere di “non lasciare indietro nessuno” «ha necessità di modalità scolari innovative, di “sguardi plurimi”, di apporti differenziati»; se a tal fine «occorre una scuola aperta, dischiusa al mondo esterno» ed “aprire la scuola” significa «aprirsi all’incontro con “altri mondi” del lavoro, delle professioni, del volontariato; come pure aprirsi all’ambiente; radicarsi nel territorio; realizzare esperienze innovative, attività laboratoriali», moltiplicando «gli spazi, i luoghi, i tempi, le circostanze di apprendimento, dentro e fuori lascuola», i PCTO rappresentano uno strumento già presente nelle scuole e pronto all’uso.