Istituti tecnologici superiori: è già futuro?

Un fondo spendibile per incrementare gli ITS

Ai sensi della legge 99 del 15 luglio 2022, gli ITS acquisiscono il nome di Istituti tecnologici superiori (ITS Academy) ed entrano a fare parte integrante del sistema terziario di Istruzione tecnologica superiore. Ai nuovi ITS è consegnato il compito di rafforzare e accrescere le opportunità di formazione professionalizzante dei profili tecnici superiori, dotati di competenze tecnologiche e tecnico-professionali notevoli, per supportare lo sviluppo economico e la competitività del sistema produttivo del Paese.

Un apposito e cospicuo fondo già operativo

Naturalmente il raggiungimento di questi obiettivi comporta implicitamente un maggiore sostegno e una migliore percezione e diffusione della cultura scientifica e tecnologica.

La legge di riforma ha previsto di sostenere il sistema terziario di Istruzione tecnologica superiore con un apposito Fondo, presso il Ministero dell’Istruzione, la cui dotazione è di 48.355.436 euro annui.  A decorrere dal 2022 la dotazione finanziaria è effettiva ed il Ministro dell’istruzione, puntuale come nella migliore tradizione agostana, ha provveduto a stanziare l’assegnazione prevista firmando il decreto di riparto delle risorse agli Istituti Tecnologici Superiori (ITS) per l’anno formativo 2022/2023. I cospicui finanziamenti provengono dall’apposito Fondo e verranno assegnati alle Regioni che li ripartiranno tra i singoli Istituti.

Gli ITS e l’economia del Paese

Una cospicua quota del 5%, pari a circa 2 mln e mezzo di Euro, sarà destinata alla realizzazione delle misure nazionali di sistema previste dalla norma di riforma. Tali misure consistono principalmente nelle attività di monitoraggio e di valutazione.

Il Fondo erogherà lo stesso importo ogni anno, per sostenere effettivamente un progetto nel quale l’attuale Ministro crede fermamente sulla base della sua convinzione più volte dichiarata: una diversificazione professionalizzante dell’istruzione terziaria può contribuire, in misura non secondaria, allo sviluppo dell’economia ed all’aumento dei cittadini che, completando un percorso di studio post secondario, possono allineare i risultati del sistema formativo italiano a quello dei paesi avanzati.

Gli ITS potranno approfittare delle cospicue risorse per potenziare la propria offerta di competenze tecnologiche e tecnico-professionali, e per rafforzare il proprio contributo allo sviluppo economico e produttivo, in una logica di sistema tesa ad offrire alle studentesse e agli studenti una preparazione in linea con le richieste del mondo del lavoro.

Queste richieste, nella congiuntura economica e politica attuale, riguardano, in particolare, i campi della transizione ecologica e digitale rispetto. Sono previsti, pertanto, arricchimenti e ulteriori declinazioni degli indirizzi ITS già esistenti mediante decreto ministeriale.

Una nuova governance per una maggiore attrattività

Il sistema ITS già vanta un altissimo indice di occupabilità dei diplomati che, però, deve essere ulteriormente accresciuto mediante più efficaci attività di orientamento e un ulteriore coinvolgimento delle imprese e dei territori nei percorsi di istruzione terziaria non accademici.

C’è stata molta determinazione da parte del Ministero nell’approvare la riforma degli ITS e realizzare uno dei punti più importanti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. È necessario che ci sia la stessa determinazione nel portare avanti i decreti attuativi della riforma, tra i quali l’implementazione degli indirizzi e la loro adesione puntuale ai bisogni di specializzazione del mercato del lavoro. La riforma degli ITS, è bene ricordarlo, costituisce no dei punti qualificanti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) nella direzione dettata dal governo rispetto alla formazione terziaria professionalizzante che, qualora resa più attrattiva per i giovani, può costituire uno dei motori del cambiamento della società e del lavoro in un contesto in continua trasformazione.  Ricordiamo che possono iscriversi agli ITS giovani e adulti in possesso di un diploma di scuola secondaria di secondo grado o di un diploma quadriennale di istruzione e formazione professionale, unitamente a un certificato di specializzazione dei corsi di istruzione e formazione tecnica superiore di almeno 800 ore.  Quindi il target di interessati è praticamente illimitato se consideriamo che circa mezzo milione di giovani ogni anno conclude uno dei percorsi sopra indicati.

Gli ITS e l’occupabilità dei giovani: alcuni dati

I dati del monitoraggio nazionale 2022 dell’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa (INDIRE), peraltro, confermano i promettenti risultati occupazionali del sistema ITS. Sul dato di 5.280 diplomati nel 2020, l’80% (4.218) ha trovato un’occupazione nel corso dell’anno 2021, nonostante le restrizioni e le difficoltà causate dalla pandemia. Dei 4.218 diplomati ITS che hanno trovato lavoro a un anno dal diploma, 3.836 (il 90,9% degli occupati) risultano essere in un’area coerente con il proprio percorso di studi.

Il Ministero precisa che l’area della Mobilità sostenibile e il Sistema meccanica a registrano le le performance migliori (85,7% e 84,7%) proprio in ragione della forte spinta occupazionale legata allo sviluppo dei rispettivi settori produttivi.

ITS Academy per ridurre i divari?

Ci sono però alcune considerazioni che è necessario fare.

  • In Italia solo il 20,1% della popolazione (di 25-64 anni) possiede una laurea contro il 32,8% nell’Ue.
  • Le quote di laureati sono più alte al Nord (21,3%) e al Centro (24,2%) rispetto al Mezzogiorno (16,2%) ma comunque lontane dai valori europei.
  • Persiste un’ampia distanza dagli altri paesi europei anche nella quota di popolazione con almeno un diploma (62,9% contro 79,0% nell’Ue 27).
  • La partecipazione degli adulti alla formazione è inferiore alla media europea, con differenze più forti per la popolazione disoccupata o con bassi livelli di istruzione[1].

L’idea di utilizzare il sistema ITS Academy per contribuire a ridurre i divari sopra evidenziati, non è tanto infondata. Il modello potrebbe dare una svolta decisiva ribaltando i dati attuali in un periodo di tempo medio-breve. Occorre ricordare, infatti, che la durata dei percorsi è biennale e, solo in alcuni casi, triennale. Questo significa che laddove la scommessa del Ministro Patrizio Bianchi dovesse essere vinta il sistema Italia ne risentirebbe in maniera considerevolmente positiva. E forse anche qualche grafico dell’Unione Europea con l’Italia, solito fanalino di coda, potrà cambiare disposizione. 


[1] ISTAT Istituto italiano di statistica – Comunicato stampa del 8 ottobre 2021 – dati 2020.