Ridurre i divari territoriali, di genere e generazionali

Le sfide per il welfare

“Ce lo chiede l’Europa”. È un’espressione che ricorre spesso quando si affrontano i temi più importanti delle politiche pubbliche nel nostro Paese, ma altrettanto spesso non conosciamo i dati e le evidenze che hanno reso indifferibile una scelta o una decisione.

Proviamo, perciò, a leggere (e condividere) nei dati resi disponibili dalle diverse Agenzie che lavorano per la Commissione europea le priorità strategiche delle politiche scolastiche, comprese quelle italiane.

I numeri e le percentuali

I dati di monitoraggio a disposizione della Commissione Europea (CE), quando stava per chiudersi il decennio di ET 2020, evidenziavano il permanere di alcune criticità su cui i singoli Paesi dovranno intervenire con apposite riforme. Ed è proprio l’Agenzia statistica della CE, Eurostat, a pubblicare nel 2019 un’infografica efficace sullo stato dell’arte[1], relativa a ciascuno degli indicatori chiave scelti per valutare la qualità dei sistemi educativi.

All’interno della fotografia complessiva, ciascuno Stato può ritrovare il proprio posizionamento[2].

Uno sguardo alle percentuali dell’Italia

  • Giovani che hanno abbandonato prematuramente l’istruzione e la formazione = 14,5% in lieve aumento rispetto al 2016 dopo aver registrato una diminuzione consistente della dispersione nel periodo 2009-2013.
  • Tasso di istruzione terziaria = 27,8 % in aumento di circa un punto e mezzo, ma ancora distante dalla media UE.
  • Educazione della prima infanzia = 95,1% in calo ulteriore rispetto al 2016. La situazione dell’ECEC merita un’attenzione particolare perché strettamente connessa all’equità sociale, le pari opportunità e lo sviluppo delle competenze chiave di cittadinanza.

Non va dimenticato che questo settore rappresentava e rappresenta un’eccellenza del sistema educativo italiano e che nel 2009 la percentuale di bambini di 4 anni frequentanti le scuole dell’infanzia rappresentava il 99,2% del totale.

  • Percentuale di quindicenni con risultati insufficienti = 21%in lettura; 23,3%in matematica; 23,2%in scienze, dato che conferma un calo dei risultati positivi in lettura e scienze e la tenuta in ripresa per le competenze matematiche.
  • Tasso di occupazione dei diplomati in relazione al livello di istruzione raggiunto = 56,8%, in aumento di circa 4 punti rispetto al 2016, ma ancora lontano dalla media europea.
  • Partecipazione degli adulti all’apprendimento permanente = 8,1 % in lieve calo.
  • Mobilità ai fini dell’apprendimento (voce non rilevata in precedenza) = 4,4% diplomati in Italia con titoli ISCED 5-8 conseguiti all’estero; 9,1% laureati che hanno ottenuto crediti all’estero.

Interessante è anche il rapporto PIL/spese per l’istruzione che si attesta al 3,8% a fronte del 4,6% come media UE. Secondo le previsioni del governo, la quota del PIL destinata all’istruzione dovrebbe diminuire nei prossimi 15 anni. Il Ministero dell’Economia e delle finanze (MEF) stima infatti che la quota di PIL spesa per l’istruzione scenderà dal 3,5 % nel 2019 al 3,1 % nel 2035, riflettendo il calo demografico (MEF, 2019). La sfida consisterebbe nel mantenere fermo il rapporto PIL/spese per l’istruzione nonostante il calo demografico. Non è, però, solo il nostro Paese a non aver raggiunto i target di ET 2020.

Gli obiettivi per la cooperazione europea nell’istruzione e formazione

La necessità di riproporre obiettivi ambiziosi è ribadita già nei primi documenti licenziati in piena crisi pandemica da COVID-19. I nuovi target per la strategia Europa 2030, contenuti nella Risoluzione del Consiglio su un quadro strategico per la cooperazione europea nel settore della istruzione e formazione verso uno spazio europeo e oltre (2021-2030)[3] del 26 febbraio 2021, ne sono la riprova.

In base alle priorità indicate dalla Risoluzione, EUROSTAT inserisce un nuovo indicatore: percentuale di studenti in uscita dalla secondaria di primo grado con risultati insufficienti nelle competenze digitali, che va ad aggiungersi a quelli già sperimentati. L’esperienza di periodi prolungati di insegnamento/apprendimento a distanza, infatti, ha reso evidente la trasversalità di questa competenza, richiamata nei processi istruttivi e di apprendimento oltre che nella vita quotidiana. Il problema dell’occupazione giovanile, poi, viene analizzato in rapporto all’utilizzo del sistema duale o meglio all’apprendimento basato sul lavoro: è la Germania, infatti, a far registrare il dato più basso di disoccupazione in Europa.

Indagini internazionali e indicatori strutturali

Nel prospetto seguente, tratto dal Policy context di Eurostat[4], agli indicatori strutturali vengono affiancate le indagini internazionali che continueranno a fornire i dati necessari ai decisori politici (leggi in particolare Commissione Europea).

n.Indicatore strutturaleObiettivo entro il 2030Indagine internazionale
1Percentuale di studenti quindicenni che non raggiungono competenze di basemeno del 15%OCSE PISA
2Percentuale di studenti in uscita dalla secondaria di primo grado con risultati insufficienti nelle competenze digitalimeno del 15%IEA ICILS
3Percentuale di bambini iscritti all’ECEC (da 3 anni e non da 4)Almeno il 96%EUROSTAT
4Percentuale di abbandono precoce dei percorsi di istruzione e formazioneMeno del 9%EUROSTAT
5Percentuale di giovani dai 25 ai 34 anni che completano l’istruzione terziariaAlmeno il 45%EUROSTAT
6Esposizione al sistema duale dei diplomati dell’IFP ovvero percentuale di studenti che fruiscono di un training lavorativo mentre studianoAlmeno il 60% entro il 2025EUROSTAT EU LFS (Labour Force Survey)
7Percentuale di adulti (25-64 anni) che partecipano all’apprendimento permanenteAlmeno il 47% entro il 2025EUROSTAT

È bene notare come gli ultimi due abbiano una scadenza temporale più ravvicinata ad indicare che sono vigilati speciali per la buona riuscita del quadro strategico di Europa 2030, suddiviso in due cicli di lavoro: il primo dal 2021 al 2025, destinato alla realizzazione dello Spazio Europeo dell’Istruzione, e il secondo fino a 2030. A stabilire il calendario è stata la CE con la Comunicazione al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato Economico e Sociale Europeo e al Comitato delle Regioni sulla realizzazione dello Spazio Europeo dell’Istruzione entro il 2025 del 30 settembre 2020.

Lo Spazio Europeo dell’Istruzione entro il 2025 e le dimensioni

La Comunicazione della CE del 30 settembre 2020 è la pietra miliare su cui si fonda il quadro strategico dell’intero decennio, offrendo ai Paesi membri i punti di riferimento, le dimensioni principali su cui dovranno convergere maggiormente le politiche nazionali (e i finanziamenti UE), rivolte al potenziamento della qualità dei sistemi educativi soprattutto in vista delle transizioni verde e digitale.  Focalizzare le azioni e gestire la cooperazione sono due punti indispensabili per la resilienza dell’intero continente, ulteriormente provato nel suo assetto sociale ed economico dalla pandemia (ormai endemia) da COVID-19.

Prenderemo in esame solo le prime tre delle sei dimensioni con cui viene rappresentato lo “Spazio dell’Istruzione”.

page7image63103728

La qualità

La prima dimensione definisce un sistema educativo di qualità se garantisce alcuni parametri.

  1. Padronanza delle competenze di base comprese quelle digitali come prerequisito per crescere nella vita, trovare posti di lavoro soddisfacenti e diventare cittadini attivi.
  2. Padronanza delle competenze trasversali quali il pensiero critico, l’imprenditorialità, la creatività e l’impegno civico mediante approcci transdisciplinari.
  3. Promozione della duplice libertà dei discenti e degli insegnanti di essere mobili e delle istituzioni di associarsi liberamente in Europa e nel resto del mondo. La mobilità ai fini dell’apprendimento e la cooperazione transfrontaliera sono fattori importanti per migliorare la qualità degli istituti di istruzione e formazione.
  4. Promozione dell’apprendimento delle lingue e del multilinguismo. Essere in grado di parlare lingue diverse è una condizione per studiare e lavorare all’estero e scoprire pienamente la diversità culturale dell’Europa.
  5. Sostegno agli insegnanti nella gestione della diversità linguistica e culturale nella scuola: è un elemento chiave per promuovere la qualità dell’istruzione e colmare le persistenti carenze nelle capacità di lettura. Tale approccio sostiene anche il miglioramento dei risultati scolastici degli alunni e dei giovani provenienti da un contesto migratorio.
  6. L’introduzione di una prospettiva europea nell’istruzione fornisce ai discenti una visione di ciò che l’Europa in generale e l’Unione in particolare significano nella loro vita quotidiana. Questa prospettiva europea è complementare alle prospettive nazionali e regionali e dovrebbe essere affrontata in modo dinamico e pluralistico, incoraggiando lo sviluppo del pensiero critico (vd. Insegnamento educazione civica).
  7. Mantenimento degli istituti di istruzione e formazione come ambienti sicuri, privi di violenza, bullismo, retorica nociva, disinformazione e qualsiasi forma di discriminazione.

Inclusione e parità di genere

La seconda dimensione si fa carico del fatto che l’istruzione non riesce a ridurre le disuguaglianze legate allo status socioeconomico, nonostante i sistemi di istruzione più efficienti siano quelli che privilegiano l’equità.

  1. Il livello di istruzione e il conseguimento di risultati dovrebbero essere dissociati dallo status sociale, economico e culturale, al fine di garantire che i sistemi di istruzione e formazione migliorino le capacità di ogni individuo e consentano la mobilità sociale ascendente. L’educazione e la cura della prima infanzia svolgono un ruolo cruciale al riguardo. È inoltre importante rispondere in modo inclusivo alle esigenze educative degli alunni con un elevato potenziale di apprendimento.
  2. I sistemi di istruzione a tutti i livelli dovrebbero essere conformi alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità.
  3. I sistemi di IFP, che possono aiutare i giovani a gestire l’ingresso in un mercato del lavoro in evoluzione e garantire che gli adulti partecipino a programmi adattati alla duplice transizione verde e digitale, dovrebbero essere più agili, resilienti e adeguati alle esigenze.
  4. Strategie di apprendimento permanente solide e inclusive per consentire a coloro che hanno abbandonato precocemente l’istruzione di riprenderla e per consentire a coloro che hanno bisogno di accedere all’istruzione superiore e ai programmi di IFP di acquisire o aggiornare le competenze richieste dai lavori di domani, anche per l’età più avanzata.

Per la parità di genere si parte dalla considerazione che In media nell’UE le donne hanno livelli di istruzione più elevati rispetto agli uomini e tassi di abbandono scolastico più bassi. Vi è tuttavia un persistente divario di genere in alcuni ambiti scientifici di studio, in particolare quelli che portano a posti di lavoro meglio retribuiti. Nonostante il conseguimento di una maggiore alfabetizzazione digitale secondo le indagini sull’istruzione, nel 2018 le donne rappresentavano il 26 % degli studenti nei settori dell’ingegneria, dell’industria manifatturiera e delle costruzioni e solo il 18 % negli studi sulle TIC. I campi di azione:

  1. I ragazzi e le ragazze hanno pari accesso all’istruzione, ma la nuova frontiera della parità di genere nell’istruzione consiste nel dotare tutti i ragazzi e le ragazze di pari rispetto e di condizioni adeguate per diventare adulti soddisfatti nelle scuole e nelle università. I comportamenti sessisti e le molestie sessuali colpiscono principalmente le ragazze e le giovani donne e ostacolano la loro esperienza educativa.
  2. Sfidare ed eliminare gli stereotipi di genere, in particolare quelli che limitano la scelta dell’ambito di studio da parte di ragazzi e ragazze, ma anche quelli che possono essere trasmessi nelle pratiche di istruzione e formazione e nel materiale didattico. Le professioni tradizionalmente dominate da uomini o donne devono essere ulteriormente aperte alle persone del sesso sottorappresentato.

Transizioni verde e digitale

La terza dimensione poggia su considerazioni importanti evidenziate in tre passaggi del Documento:

  • “Le politiche e gli investimenti in materia di istruzione e formazione orientati alle transizioni verde e digitale inclusive sono la chiave per la futura resilienza e prosperità dell’Europa…”
  • “La transizione verso un’economia circolare, climaticamente neutra e sostenibile dal punto di vista ambientale ha un impatto sociale e occupazionale significativo…”.
  • “È solo con le giuste competenze e l’istruzione che l’Europa può avere una ripresa economica sostenuta e orientata alle transizioni verde e digitale, dando prova di leadership globale attraverso l’esempio, rafforzando la sua posizione nella concorrenza mondiale e mantenendosi fedele al suo impegno a favore di una transizione giusta”.
  • Le transizioni devono dunque disegnare un’Europa più forte, ma anche più giusta. Quali azioni sono suggerite?

Il Documento del 30 settembre 2020 ne elenca alcune, che nella tabella vengono distinte tra azioni “in fieri o completate” e “azioni non perfezionate” a tutt’oggi.

AZIONI IN FIERI O COMPLETATEAZIONI ANCORA NON PERFEZIONATE
Ecologizzazione delle infrastrutture («ondata di ristrutturazioni» e di costruzioni di nuovi edifici sostenibili dal punto di vista energetico)  Integrazione e aggiornamento del DigComp (attualmente DigComp 2.2) per includere l’intelligenza artificiale e le competenze connesse all’utilizzo dei dati
Creazione della coalizione «Istruzione per il clima» in sinergia con il Patto per il clima  Elaborazione di orientamenti comuni per gli insegnanti e il personale didattico, per promuovere l’alfabetizzazione digitale e contrastare la disinformazione attraverso l’istruzione e la formazione
Raccomandazione del Consiglio relativa all’apprendimento per la sostenibilità ambientale (emanata il 14 gennaio 2022)Sviluppo di un certificato europeo delle competenze digitali (EDSC) che possa essere riconosciuto e accettato dai governi, dai datori di lavoro e da altre parti interessate in tutta Europa
Aggiornamento del Quadro di Competenze con la creazione del GreenComp, The European sustainability competence framework (14 gennaio 2022, contestuale alla RaccomandazioneMiglioramento del monitoraggio e raccolta transnazionale di dati sulle competenze digitali degli studenti attraverso la partecipazione allo studio ICILS dell’IEA di tutti i Paesi UE (attualmente 7 su 27)
Piano d’azione per l’Istruzione digitale 2021-2027 (predisposto in contemporanea alla Comunicazione il 30 settembre 2020) 
Garanzia di un’esperienza digitale pratica per tutti in ambito di istruzione e formazione perché tutti i cittadini possano essere attivi in una società iperconnessa 

Le criticità emerse nell’istruzione digitale durante l’emergenza Covid 19 suggeriscono inoltre la necessità di una Raccomandazione specifica entro il 2022 che tenga conto dell’esigenza di canalizzare risorse importanti in questo settore per:

  • colmare le lacune a livello di connettività e le lacune in termini di attrezzature 
  • sostenere gli istituti di istruzione e formazione offrendo competenze e conoscenze sulle modalità per adattarsi e digitalizzarsi in modo inclusivo
  • affrontare la questione dell’accessibilità e della disponibilità delle tecnologie assistive
  • incoraggiare gli Stati membri a promuovere un dialogo rafforzato sull’istruzione digitale tra scuola e imprese
  • incoraggiare gli Stati membri a elaborare orientamenti per la pedagogia digitale, tratti dalle migliori pratiche ed esperienze, e migliorare le competenze dei propri insegnanti.

La strategia europea, la Missione 4 del PNRR, la ripartenza

Non è difficile individuare le stesse priorità strategiche nelle azioni della Missione 4 “Istruzione e Ricerca” del PNRR in vigore. È, e sarà, interessante invece verificare se e come queste azioni, nella loro attuazione, otterranno gli effetti desiderati ai fini delle tre dimensioni trasversali a tutte le missioni del Piano: riduzione dei divari territoriali; riduzione dei divari di genere, riduzione dei divari generazionali.

La scuola ha responsabilità importanti in tutti e tre i campi e ha in mano la costruzione delle competenze necessarie affinché i risultati si consolidino in una piena cittadinanza.


[1] L’infografica è ripresa dalla “Comunicazione della Commissione al Parlamento, al Consiglio, al Comitato Economico e Sociale Europeo, al Comitato delle Regioni sulla realizzazione di uno Spazio Europeo dell’Istruzione”. https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:52020DC0625&from=IT

[2] https://education.ec.europa.eu/sites/default/files/document-library-docs/et-monitor-report-2019-italy_it.pdf

[3] https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32021G0226(01)&from=EN 

[4] https://ec.europa.eu/eurostat/web/education-and-training/policy-context